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Museo del Prado, esposizione Gioconda gemella a Madrid


La copia viene attribuita a uno degli allievi di Leonardo, creata parallelamente, come confermano anche le stesse correzioni apportate sul dipinto.
Da ieri è esposta al pubblico nella Sala 49 del Museo del Prado a Madrid la ormai celebre Gioconda «gemella« riscoperta nelle ultime settimane dopo un sorprendente lavoro di restauro che ha rivelato come sia stata dipinta da un discepolo sotto gli occhi dello stesso Leonardo mentre il maestro nella bottega di Milano creava l’opera originale, oggi icona mondiale e «regina» del Louvre.
La «gemella» spagnola, attribuita dagli esperti del Prado a uno dei due allievi preferiti di Leonardo, Andrea Salaino, che poi divenne l’amante del maestro, o Francesco Melzi, ha subito attirato una folla non minore di quella che circonda la gemella «francese». Decine di persone hanno stretto d’assedio la tela, al centro della Sala 49 del museo madrileno, spinte dalla fortissima curiosità suscitata dalla notizia della spettacolare riscoperta, che in pochi minuti il primo febbraio ha fatto il giro del mondo.
La «copia» del Prado è nota da secoli. Ma tutto lo sfondo della tela, attorno alla figura della Monna Lisa, era coperto da una vernice scura, probabilmente aggiunta verso il XVIII secolo. E’ stato effettuando uno studio su richiesta del Louvre, che la chiedeva in prestito per la mostra leonardiana dedicata all’ultima opera del maestro, La «Santa Anna» prevista dal 29 marzo prossimo, che gli esperti del Prado hanno scoperto, grazie agli infrarossi, che sotto la brutta vernice c’era esattamente lo stesso sfondo di montagne e laghi dell’originale. Rivelata l’opera nella versione originale, esami chimici, stilistici e riflettografici hanno permesso di determinare che è stata creata con ogni probabilità nella bottega di Leonardo, in contemporanea con il capolavoro del maestro. «Non e’ una copia posteriore» spiega il vicedirettore del Prado Gabriele Finaldi, » è un quadro dipinto mentre Leonardo dipingeva il suo, con le stesse correzioni in opera. E’ una esecuzione parallela, sincronica, probabilmente realizzata sul cavalletto a fianco di quello del maestro».
Alcuni esperti italiani non hanno escluso che l’autore della «copia in opera» sia stato un allievo spagnolo di Leonardo, forse Fernando Yanez de la Almedina, che pure si trovava a Milano al momento della creazione della Gioconda verso il 1503-1505. Molti dettagli, letti agli infrarossi, secondo la restauratrice Ana Gonzalez Mozo confermano la creazione parallela delle due opere. Gli stessi tratti di matita in nero o in rosso per la bozza, le stesse correzioni in opera, la testa ‘abbassata’ prima da Leonardo poi dall’allievo, il seno e la scollatura «corretti» nello stesso modo. Il restauro della Gioconda del Prado mostra, pensano al Prado, come sarebbe l’originale del Louvre se fosse restaurato. Una decisione che pero’ nessuno al momento prevede di prendere. Finaldi ha citato l’esempio della treccia, apparsa ora sul lato destro del volto della Monna Lisa spagnola dopo il restauro. ‘«Su quella del Louvre non si vede, non perche’ non c’e’, ma perche’ e’ coperta da strati di vernice ossidata’». Insomma, perche’ la ‘vera’ Gioconda, dopo mezzo millennio di viaggi e peripezie forse e’ ‘sporca’. Fra un mese le due gemelle saranno di nuovo riunite, a pochi metri una dall’altra al Louvre.

Fonte: Corriere Fiorentino

  1. March 29, 2012 at 7:45 pm

    LE 2 GIOCONDE SONO AFFACCIATE SUL LARIO
    Vorrei qui smentire la versione data dal Dott. Gabriele Finardi del Museo del Prado sulla copia della Gioconda che sarà esposta al Louvre da oggi nella mostra sul restauro della Sant’Anna.
    In particolare vorrei smentire che l’opera è stata realizzata parallelamente all’originale nello studio fiorentino di Leonardo e che possa essere stata realizzata con certezza da Francesco Melzi con un paesaggio tipicamente toscano.
    L’osservazione del paesaggio emerso dal restauro ha reso possibile, grazie alla messa in luce di caratteristiche simili a quelle dell’originale leonardesco, ma in modo ancor più preciso e amplificato rispetto allo stesso originale, ci porta ad individuare, nello sdoppiamento della linea d’acqua sul lato sinistro, in perfetta linea col lato destro, quella prova, fino ad oggi sconosciuta, che ci può far affermare con una certa sicurezza che la Gioconda si affaccia su un paesaggio non certamente toscano ma lombardo e precisamente si tratterebbe del Lago di Como e dei suoi due rami.
    In primo piano è infatti possibile riconoscere il ramo lecchese con la caratterista vetta seghettata del Resegone e in secondo piano, sulla sinistra, la presenza di un bacino d’acqua che nell’originale non è più visibile probabilmente a causa dell’alterazione dei pigmenti e di gran parte della superficie pittorica del dipinto; la posizione dello stesso collocata orizzontalmente rispetto alla diagonalità di quello in primo piano portano ad accostarlo col ramo comasco del Lario.
    Una pulizia dell’originale del Louvre porterebbe certamente ad una conferma di questa constatazione ma i forti rischi di un simile intervento hanno sempre impedito di vedere in modo più chiaro i colori reali e il paesaggio retrostante la Gioconda.
    E’ pertanto giusto ora considerare cosa tale ipotesi possa apportare di nuovo alla lettura critica e storica della Gioconda ed alla attribuzione di identità della stessa.
    Potrebbe rappresentare questa tesi una conferma all’ipotesi già avanzata dal sottoscritto nel 2005 sull’identificazione della Gioconda con una donna della corte sforzesca: Bianca o Caterina? E che la sua ambientazione logica e naturale sia il territorio del Ducato milanese di cui il lago di Como faceva parte.
    Per quanto riguarda la paternità della Gioconda del Prado, a mio avviso la questione è ancora aperta. Si può rintracciare il suo autore nella scuola Milanese proprio fra Melzi, Salaì e Luini; e, secondo quanto affermava già nel 1700 Padre Luigi Lanzi, in particolare nella mano del Luini, considerato da Lanzi allievo diretto del Vinci e suo più celebre imitatore; il Luini (1481-1532) avrebbe potuto eseguirlo prima di Melzi (1491-1568) e Salaino (1480-1524), quando Leonardo era appena tornato, nel 1506, a Milano da Firenze . Infatti si ha notizia dell’attività del Luini già dal 1507 e considerando che Leonardo rimase a Milano fino alla fine del 1515 (secondo la recente lettera trovata dal Pedretti), vi sono molte probabilità che l’incontro fra i due sia realmente avvenuto prima della partenza di Leonardo per la Francia e che questa copia della Gioconda sia proprio una delle prime effettuate dal giovane allievo. Sono molti i particolari che lo possono rivelare: i drappeggi, le loro trasparenze, le espressioni, i riccioli dei capelli, le sopracciglia, la posa delle mani, gli incarnati, ecc…. I drappeggi confrontati con alcune Madonne del Luini presentano le stesse caratteristiche e la medesima morbidezza nel rapporto fra pieni e vuoti, fra chiari e scuri; così come la ricerca della trasparenza nella sovrapposizione dei veli della spalla la possiamo ritrovare nella Salomè di Boston o nella Holy Family del Museo del Prado. Particolarmente interessante è il confronto fisionomico con la Santa Caterina del Museo di Budapest dove è presente un lieve strabismo della Santa che richiama quello della copia del Prado.
    Naturalmente le opere del Luini citate per questo confronto sono più tarde, più mature; in esse si può apprezzare l’insegnamento del maestro che si rivela attraverso la morbidezza che è propria di Leonardo e che Luini apprese come nessun altro fra gli allievi. Il fatto che nella Gioconda del Prado siano presenti tali caratteristiche plastiche, anche se appena accennate, è la dimostrazione che la copia venne effettuata poco tempo dopo la frequentazione, da parte di Bernardino, dello studio milanese di Leonardo.
    Prof. Ernesto Solari

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