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Archive for the ‘Festival de Cannes’ Category

Sky 3D Village, la storia del 3D nel formato originale al Italian Pavilion di Luce Cinecittà a Cannes

May 17, 2016 Leave a comment

 

 

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AL 69° FESTIVAL DI CANNES SKY 3D IN COLLABORAZIONE CON SKY CINEMA PRESENTA IL  PROGETTO EDITORIALE:

SKY 3D VINTAGE CON I FILM CHE NEGLI ULTIMI 100 ANNI HANNO FATTO LA STORIA DEL 3D E UN DOCUMENTARIO CHE LI RACCONTA NARRATO DA SERGIO CASTELLITTO

Mercoledì 18 maggio all’Italian Pavilion di Luce Cinecittà

nel panel “Cinema, arte, storia con la meraviglia del 3D: Produzioni originali made in Sky 3D” 

Una cornice prestigiosa per un progetto mai tentato primaSky 3D in collaborazione con Istituto Luce-Cinecittà e Fondazione Ente dello Spettacolo, ha scelto il Festival di Cannes per presentare al mercato il progetto Sky 3D Vintage, realizzato in collaborazione con Sky Cinema, in onda prossimamente su Sky, all’interno del panel dal titolo “Cinema, arte, storia con la meraviglia del 3D: produzioni originali made in Sky 3D”, mercoledì 18 maggio, alle 11.30, presso l’Italian Pavilion di Luce Cinecittà ospitato nell’ HOTEL LE MAJESTIC – SALON Marta – 10, BOULEVARD DE LA CROISETTE – CANNES.

Si tratta di un progetto editoriale senza precedenti, un viaggio indietro nel tempo alle origini dell’idea stessa di cinema, che per la prima volta al mondo, propone un’inestimabile serie di film che hanno fatto la storia del 3D nel formato originale in cui erano nati e mai visti in TV, attuando un lavoro di ricerca, riscoperta, rivalutazione e divulgazione di un patrimonio cinematografico dimenticato e sconosciuto ai più. A raccontare i momenti salienti di questo cinema ‘visionario’ e a ripercorrerne le tappe con interviste e contributi esclusivi, è stato inoltre prodotto il documentario ‘Viaggio nel cinema in 3D – una storia vintage’– realizzato da Stand by me, ‘produttore creativo Simona Ercolani – narrato da  Sergio Castellitto, che racconta la magica corsa dell’uomo verso la materia di cui sono fatti i sogni… 

Oltre che del nuovo progetto, si ripercorreranno le tappe delle ultime produzioni evento realizzate da Sky 3D che hanno riscosso un grande successo di critica e pubblico nei cinema italiani e all’esordio su Sky e sono ora disponibili per il mercato internazionale per tutti gli sfruttamenti: cinema, tv, homevideo etc. Firenze e gli Uffizi 3D (in collaborazione con Sky Arte HD, Nexo Digital e Magnitudo Film): un connubio tra approfondimento artistico, scene di fiction e tecniche visive innovative, che ha portato al cinema in Italia 91 mila spettatori, e quasi 500 mila spettatori in tv su Sky, e che ha ricevuto il patrocinio del MiBACT e del Comune di Firenze.

San Pietro e le Basiliche Papali di Roma 3D, realizzato con il Centro Televisivo Vaticano (in collaborazione con Nexo Digital, Magnitudo Film e Sky Arte HD) in occasione del Giubileo Straordinario, il primo racconto cinematografico delle quattro basiliche romane con la guida di quattro grandi esperti e la voce narrante di Adriano Giannini. Ha esordito a marzo nei cinema italiani raccogliendo nei 3 giorni di uscita 30 mila spettatori, superando i risultati d’esordio di Musei Vaticani. Il film, prima produzione di Sky ad essere  riconosciuta d’interesse culturale dal MiBACT – DG Cinema, andrà in onda a giugno su Sky 3D, Sky Arte HD e Sky Cinema HD.

Al convegno a Cannes interverranno per l’occasione Cosetta Lagani (Direttore Sky 3D), Stefano D’Agostini (Direttore Centro Televisivo Vaticano), Gianni Canova (Storico cinematografico), Enrico Bufalini (Direttore  Archivio Storico Istituto Luce-Cinecittà) Antonio Urrata (Direttore Generale Fondazione Ente dello Spettacolo). A moderare i lavori della tavola rotonda sarà Laura Delli Colli (Presidente del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani).

 

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65° Festival di Cannes, tappeto rosso per l’Africa

May 18, 2012 Leave a comment

Egitto, Marocco, Senegal: questi paesi saranno  i rappresentanti del continente attraverso un film nella selezione ufficiale del 65° Festival di Cannes, che partirà oggi sino al 27 maggio prossimo. Nel 2010, Mahamat – Saleh Haroun, del Chad, ricevette il premio della giuria con “Un uomo che grida”, spezzando un vuoto che perdurava da oltre 15 anni. Il solo regista africano presente in questa edizione per la competizione suprema, la Palma d’Oro, con altri 22 concorrenti, è un discepolo di Youssef Chanine, l’egiziano Yousry Nasrallah: il suo film, “Dopo la battaglia”, è un ritratto di uno degli uomini che attaccarono gli  insorti della piazza Al-Tahir, cavalcando un cammello, all’indomani di una rivoluzione che non potè  e non volle tornare sui suoi passi.  Nabil Ayouch, il più conosciuto tra i registi marocchini e il senegale Moussa Touré, autori di documentari, figureranno nella selezione “Un certain regard” con due film che non passeranno inosservati. Il primo, “Il cavallo di Dio”, ritorna sugli attentati terroristici che funestarono Casablanca nel 2003, attraverso l’itinerario dei loro autori, manipolati dagli islamisti. Il secondo, “La piroga”, racconta l’odissea di una trentina di migrantes che da Dakar cercano di raggiungere le isole Canarie.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

Festival di Cannes, apertura ufficiale della manifestazione con “Moonrise Kingdom” di Wes Anderson

March 9, 2012 Leave a comment

Sarà “Moonrise Kingdom” di Wes Anderson, uno dei registi più amati dai cinefili, ad aprire il 65esimo Festival di Cannes.
Gli organizzatori – riferisce Imdb – hanno annunciato oggi che l’ultima prova del regista de “I Tenenbaum” (2001) verrà proiettata il 16 maggio al Grand Theatre Lumiere del “Palais”, aprendo così la kermesse.
“Kingdom” porterà un cast impressionante sul red carpet, tra cui Edward Norton, Bruce Willis, Bill Murray, Frances McDormand, Tilda Swinton e Jason Schwartzman.

Fonte: TMNews

“Kitchen Stories – Racconti di cucina”, un film di Bent Hamer, 2003

Racconti di cucina (in norvegese Salmer fra Kjøkkenet, in svedese Psalmer från köket) è un film del 2003 diretto da Bent Hamer, presentato nella Quinzaine des Réalisateurs al 56º Festival di Cannes.

Un soggetto assurdo per un film insolito che non decolla mai del tutto

Studiosi svedesi del campo dell’efficienza e dello studio del movimento intraprendono una ricerca sugli uomini norvegesi non sposati e di mezza età, cercando di ottimizzare la progettazione e l’utilizzo delle cucine. Folke Nilsson viene assegnato a Isak Bjornsson, a studiarne le abitudini di uomo solo e solitario: il protocollo della ricerca lo obbliga a sedere in un angolo della stanza, su un seggiolone simile a quello utilizzato dagli arbitri di tennis e a non interferire con i movimenti del ricercato. Isak è però un uomo burbero che preferisce tentare di preservare la propria solitudine intatta, e smette quindi di usare la cucina, spiando il ricercatore attraverso un foro praticato nel soffitto della stanza stessa. Ad ogni modo, i due uomini un po’ alla volta si avvicinano e creano un rapporto d’amicizia molto forte anche se mai confessato, simile a quello che si comincia a creare nel secondo dopoguerra tra le loro nazioni di origine, la Norvegia e la Svezia appunto. Il regista Bent Hamer prende ispirazione da alcune ricerche originali dei primi anni cinquanta sull’efficienza delle casalinghe svedesi, sviluppando poi una parallela e fittizia ricerca sugli uomini. Molti riferimenti si possono ravvisare anche nel metodo di ricerca di una delle aziende svedesi più conosciute nel campo dell’arredamento, la Ikea.

Il film è stato premiato o candidato a svariati premi, tra cui l’Amanda Award, un premio cinematografico norvegese, come miglior film. Alle giornate cinematografiche di Lubecca ha ottenuto il premio per il film baltico: oltre a alcune altre nomination nel mondo, la più importante è da considerarsi quella all’Oscar come miglior film in lingua straniera.

All’inizio del film il protagonista, in arrivo dalla Svezia verso la Norvegia, attraversa la frontiera tra le due nazioni e si ritrova in un cambio di carreggiata. In effetti le due nazioni, fino al 1967, utilizzavano due sensi di marcia diversi; solo da quell’anno la Svezia si è adeguata alla circolazione a destra, sembra anche per aiutare l’economia nazionale automobilistica: i costi di costruzione delle autovetture Saab e Volvo per i due tipi di circolazione diversi erano troppo onerosi.

Da notare anche che i confini tra le due nazioni non sono mai stati particolarmente controllati e l’introduzione di ostacoli sulla strada era fatto principalmente proprio per avvertire i guidatori del cambio di tipo di guida onde evitare incidenti stradali.

Fonte: Wikipedia

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“The Tree Of Life” di Terrence Malick [2011]

May 25, 2011 Leave a comment

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La terribile dispersione della coscienza

Presentato tre giorni fa al 64° Festival di Cannes, ha ricevuto una quantità elevatissima di fischi e critiche ancor prima che i titoli di coda comparissero sullo schermo.

E non sono stati abbastanza!

Questo film è un insulto allo spettatore che si trova di fronte agli occhi un’opera che si pone su un livello altissimo, come fosse un capolavoro, ma che garantisce solo noia e rabbia.

I paragoni che qualcuno ha proposto citando 2001: Odissea Nello Spazio del maestro Stanley Kubrick sono utili soltanto ad affossare tremendamente la [non] espressione di Malick.

E’ vero, i 7 o 8 minuti più validi di tutto il film sono proprio quelli che citano Kubrick. Le immagini sono quelle di un cosmo rappresentazione di un dio primordiale, che non sono altro che l’inutilissima riproposizione aggiornata delle straordinarie scene che Kubrick inserì verso la fine del suo capolavoro del ’68, dove viene rappresentato il “trip” spazio-temporale-esistenziale del protagonista.

In The Tree Of Life non c’è contestualizzazione, né innovazione, né coinvolgimento. E, ripeto, sono le scene migliori del film!

I 138 minuti sono stati interminabili per me, come per tutti quelli che erano in sala con me. Alcuni dei quali non si sono trattenuti dallo sbadigliare, altri dall’alzarsi e andarsene abbandonando la proiezione anzitempo e, addirittura, dal rispondere al cellulare in sala…

Brad Pitt non recita, così come l’altrove bravo Sean Penn nelle poche scene a lui riservate.

La fotografia è apprezzabile a sprazzi, ma l’allibente banalità dell’intera opera è disarmante…

La sceneggiatura vanta frasi del tipo: “Bisogna amare… per vivere felici…” e sono pronunciate con una intonazione degna di qualche telefilm per ragazzine di 7 anni.

Il montaggio è interessante ma totalmente fuori luogo. Vorrebbe essere evocativo, ma non evoca un bel niente.

La macchina da presa si muove come in un b-movie, cercando di portare lo spettatore all’interno del contesto familiare dei personaggi ma in realtà non riesce a far prendere le parti né di un personaggio né dell’altro. E nemmeno ci lascia fuori dalla questione, perché vorrebbe essere un punto di vista soggettivo, ma non lo è, quindi non è nemmeno oggettivo. E nemmeno esperienziale come aspirerebbe.

È semplicemente banale e fallimentare.

E persino quando viene utilizzata la steady-cam per darci un senso di eterea sovrannaturalità non funziona. Kubrick la utilizzò al meglio in Shining. Stop. Non c’è nulla di sovrannaturale qui, se non nella mente del regista.

E ancora, le musiche classiche che accompagnano lo spettatore tanto nelle scene di vita reale quanto nell’allineamento di fantomatici pianeti richiamano un Kubrick che, qui più che mai è scimmiottato, svilito.

Debbo ammetterlo, è un peccato. E non perché l’idea sia buona o meno, bensì perché lo spazio vacuo della trama vorrebbe e dovrebbe essere riempito da immagini pronte a essere fruite come sola percezione. Purtroppo, ripeto, il coinvolgimento nella storia dei personaggi in causa ci lascia totalmente indifferenti. E’ come se stessimo forzatamente leggendo le pagine di un libro che non ci piace e nemmeno ci interessa. La buona volontà ci lascia seduti sulla poltrona, ma non è sufficiente a farci apprezzare le infantili scene proposte. E non infantili nel senso di “pure” come invece qualcuno ha già interpretato, bensì nel senso di stereotipate, già viste, che entusiasmano solo un bambino perché ha visto troppi pochi film nella sua vita.

Vorrei precisare che le idee che propongo in questo spazio non vogliono essere sentenze inequivocabilmente vere, bensì semplice risultato soggettivo di percezioni personali. E in quanto tali possono tranquillamente essere talmente chiuse da non essere in grado, per incompetenza o restrizione mentale, di riconoscere quello che alcuni definiscono come “il cinema del futuro” richiamando a sostegno di ciò i fischi che maestri del passato si sono presi da più parti, e un esempio su tutti potrebbe proprio essere quello del già citato Kubrick.

A questi pensieri però, ne aggiungo altri che sono quelli del mio amore per un cinema non estremamente convenzionale, fatto in primis di sperimentalismi tecnici ed espressivi. Cito Electroma nel contemporaneo. E ancora Sokurov. Ma in passato ci sono stati Kenneth Anger, Jodorowski e ancora più indietro Duchamp, Richter, Eggeling… insomma, la lista sarebbe lunga e assortita.

Però malgrado ciò in questo lungometraggio di Malick mi risulta davvero impossibile trovare sia qualcosa di interessante a livello di comunicazione visuale oltrepassante la comprensione mentale dell’opera, sia diventa arduo identificare spunti di intelligenza registica. Una regia monotòna, ripetitiva, già vista in alcuni punti e mal assortita a quelli che non avremmo voluto vedere. Una regia pregna di banalità perbenista che non ci racconta alcuna storia della vita ma che inscena una inutilissima parata del disinteresse suscitato nello spettatore.

La visionarietà del regista è presente tramite un montaggio a tratti sincopato e disorientante, ma le immagini vivono in accostamenti non solo incomprensibili [cosa che non è di per sé affatto negativa] ma, purtroppo, inconsistenti e impalpabili.

L’unico punto a favore del film è dato dall’alta qualità dell’immagine che, purtroppo, perde ogni possibilità comunicativa ed evocativa a causa delle onnipresenti dannose e banali voci fuori campo che continuano a domandar[c][s]i perché dio non si opponga ai cattivi e perché sulla terra non regni l’amore cosmico.

Spiace dirlo, ma è sicuramente una delle peggiori esperienze cinematografiche della mia vita.

Danilo Cardone

Fonte: Cinefobie

Vincitori della 64° edizione del Festival del Cinema di Cannes 2011

Domenica 22 maggio – si conclude la 64° edizione del Festival di Cannes 2011.

La giuria: presidente Roberto De Niro e giurati Uma Thurman, Olivier Assayas, Johnnie To, Jude Law. Per “Un certain renard” il presidente della giuria: Emir Kusturica.

Note: Lars Von Trier, non per il suo film che ha vinto la Palma come Miglior Attrice, ma bensì su alcune sue affermazioni riguardanti il nazismo e la figura di Hitler nella storia, tali da attribuirne l’immediato allontanamento dalla manifestazione.

Palma d’Oro
The tree of life, regia di Terrence Malick

Palma d’Oro per il miglior cortometraggio
Cross-Country, regia di Maryna Vroda

Palma d’oro onoraria
Bernardo Bertolucci

Palma d’oro alla carriera
Jean Paul Belmondo

Grand Prix (ex-aequo)
Once upon a time in Anatolia, regia di Jacques Audiard
Nuri Bilge Ceylan, regia di Luc e Jean-Pierre Dardenne

Miglior attore
Jean Dujardin – The artist

Miglior attrice
Kirsten Dunst – Melancholia

Miglior regia
Nicolas Winding Refn – Drive

Miglior sceneggiatura
Joseph Cedar – Footnote

Camera d’Oro per la migliore opera prima
Las Acacias, regia di Pablo Giorgelli

Premio della giuria 
Polisse, regia di Maïwenn Le Besco

Premio della Giuria per la sezione cortometraggi
Swimsuit 46, regia di Wannes Destoo

Premio “Un certain regard” (ex-aequo)
Arirang, regia di Kim Ki-duk
Halt auf freier Strecke, regia di Andreas Dresen

Premio della giuria “Un certain regard”
Elena, regia di Andrey Zvyagintsev

Premio per il miglior regista “Un certain regard”
Mohammad Rasoulof – Bé Omid é Didar

Queer Palm, premio per il miglior film a tematiche LGBT
Skoonheid, diretto da Oliver Hermanus

Elenco film in gara per la 64° edizione del Festival di Cannes 2011

Fonte: Oubliettemagazine

“La source des femmes” di Radu Mihaileanu, donne del Maghreb in cerca di uguaglianza

May 22, 2011 Leave a comment

Il regista franco-romeno Radu Mihaileanu, in lizza per la Palma d’Oro al 64° Festival Internazionale del Cinema di Cannes, si è detto fiero di concorrere, sotto la bandiera marocchina, con il suo film ”La source des femmes“, interamente girato in Marocco. “Sono fiero di presentare il film sotto la bandiera marocchina, è il minimo di ringraziamento che ho potuto fare per il Marocco, che ci ha offerto l’opportunità di realizzare il film, sotto il piano della produzione oltre che in termini di facilitazioni delle riprese”, ha dichiarato il regista in occasione della presentazione del film ieri a Cannes. Questo film è una co-produzione con la quale il Marocco ha partecipato con il 10%, tramite la società Agora Films, insieme alla Francia (63%), Belgio e Italia. Mihaileanu considera che l’identità artistica profonda di questo film è marocchina e araba in generale. Il film tratta la storia di alcune donne marocchine che si ribellano, in un villaggio nel sud di Marrakech, per non dover più subire il duro lavoro del trasporto dell’acqua che è imposto loro dagli uomini, recitato in darija (dialetto locale) con un casting composto di attori dalle diverse nazionalità, di cui una maggioranza marocchina. “Ho avuto la fortuna di avere delle grandi stars come Mohamed Majed, un immenso attore che ha interpretato con brio il ruolo di Houcine, il nonno di Leila, personaggio centrale del film incarnato dall’attrice francese d’origine algerina Leila Bekhti”, ha sottolineato il regista. “E’ un attore che ammiro da molto tempo. Sognavo di girare con lui e quando l’ho incontrato ho ritrovato la semplicità e l’umanità di una grande star. Crea e propone delle cose indimenticabili al livello di improvvisazione e gioco, è stato un grande piacere lavorarci insieme”, ha sottolineato ancora  Radu Mihaileanu. Il regista ha poi parlato del suo grande stupore davanti alla prestazione dell’attrice marocchina Amal Atrach, nel ruolo di Hasna, che ha portato una ventata di umorismo al film. “E’ una attrice decisamente pazza. Quando l’ho incontrata, è stata tutta una storia di amicizia e di due artisti sulla stessa lunghezza d’onda”, ha precisato il regista. Sotto l’egida di Leila, Hasna e le altre donne del villaggio, esasperate dal comportamento degli uomini che infliggono loro nel quotidiano la corvée dell’acqua, decidono di organizzare una rivolta audace (sciopero del sesso a oltranza) contro le tradizioni per far valere il loro diritto ad una vita dignitosa, reclamando una soluzione più globale sulla questione dell’approvvigionamento dell’acqua per il villaggio.

Fonte: My Amazighen