Carlo Vanzina, muore un grande regista della commedia cinematografica italiana

July 8, 2018 Leave a comment

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Aveva 67 anni e nella sua carriera ha diretto moltissime commedie, tra cui “Eccezzziunale… veramente” e “Vacanze di Natale”, che uscì nel 1983 e inventò un genere

È morto a 67 anni il regista italiano Carlo Vanzina. Non si conoscono ancora le cause della morte, ma sembra che da qualche tempo fosse gravemente malato. Vanzina aveva cominciato a lavorare nel cinema da giovane, ed era diventato molto noto tra gli anni Ottanta e Novanta per le commedie, tra le altre, Eccezzziunale… veramente, Io no spik inglish, Sapore di mare, Vacanze di Natale. Fu molto prolifico: fece 60 film come regista, l’ultimo dei quali – Caccia al tesoro con Vincenzo Salemme e Serena Rossi – è uscito nel 2017.

Vanzina era nato il 13 marzo 1951 e, come ha scritto Repubblica, da ragazzo voleva fare il critico cinematografico. Anni dopo ha raccontato: «Da ragazzino tenevo degli album che riempivo con tutti i film che vedevo e ne vedevo tantissimi. Scrivevo le mie mini-critiche, mettevo già le stellette anche se non si usava, scrivevo tutto il cast dagli attori al direttore della fotografia. Ero un vero malato di cinema». Da ragazzo iniziò a lavorare come assistente di Mario Monicelli. «Mio padre mi portò da Monicelli, che era un suo grande amico e col quale avevano lavorato tanto insieme all’inizio mi trattò malissimo, non voleva certo che mi sentissi privilegiato in quanto figlio di». Vanzina lavorò insieme a Monicelli per i film Brancaleone alle crociate La mortadella, e in seguito collaborò con Alberto Sordi a Polvere di stelle.

Nel 1976 diresse Luna di miele in tre, il suo primo film da regista. La sceneggiatura era stata scritta dal fratello Enrico e i tre sono Renato Pozzetto, Cochi Ponzoni e Stefania Casini: Pozzetto è un cameriere di Stresa che vince una vacanza in Giamaica con una modella di riviste erotiche, di cui è grande seguace.

In seguito Vanzina diresse un musical con Alan Sorrenti e il film Arrivano i gatti, con i Gatti di Vicolo Miracoli. Lavorò poi a una sorta di versione invernale di Luna di miele in tre: Vacanze di Natale. Divenne il film che aprì la strada al genere poi diventato noto come “cinepanettoni”, una definizione che a Vanzina però non piacque mai.

Negli anni Ottanta i film più di successo di Vanzina furono quelli con Jerry Calà o Diego Abatantuono, e in certi casi con loro due insieme. Sapore di mare, uno dei suoi film più famosi, uscì nel 1983: era ambientato negli anni Sessanta e c’erano Virna Lisi, Marina Suma, Karina Huff, Alba Parietti, Isabella Ferrari e Jerry Calà. Il film non si intitolò “Sapore di sale”, perché i diritti per un film con quel titolo erano già presi.

Negli anni successivi Vanzina ha diretto anche film di altro genere: film polizieschi e produzioni straniere, per esempio La partita, ambientato nella Venezia del Diciottesimo secolo, con Matthew Modine e Faye Dunaway.

In anni più recenti Vanzina ha diretto, tra gli altri: Ex: Amici come prima!, Mai stati uniti, Sapore di te, Un’estate ai Caraibi, Il ritorno del Monnezza e Eccezzziunale veramente – Capitolo secondo… me.

Fonte: Il Post

 

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“Statuae Vivae”, mostra fotografica di Sergio Visciano nel Castello di Baia a Bacoli

July 4, 2018 Leave a comment
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Museo Archeologico dei Campi Flegrei
nel Castello di Baia
1 Luglio – 30 ottobre 2018
Via Castello 39, Bacoli (NA)

Il progetto fotografico Statuae Vivae, di Sergio Visciano, nasce dall’esigenza di attualizzare la bellezza classica proposta da capolavori della scultura antica esposti in vari musei italiani. L’interesse principale che muove l’autore è creare una connessione tra opera d’arte, fotografo e spettatore, al fine di valorizzare ciò che sta all’interno della statua, la sua essenza.

Sono ventisette le opere in mostra, di cui sedici dedicate al museo flegreo: accanto alle opere del Museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia sono rappresentate opere del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, del Museo Archeologico Nazionale Romano e dei Musei Capitolini.

“Una mostra che arricchisce il percorso di visita del Museo Archeologico dei Campi Flegrei” afferma il Direttore Paolo Giulierini “dove lo straordinario repertorio scultoreo flegreo diventa ispirazione e reinterpretazione in una dimensione di incontro tra mondo antico e creatività contemporanea, che è uno dei tanti dialoghi che il museo si propone di promuovere e favorire”.

Note biografiche
Sergio Visciano, geologo e fotografo, partecipa in gioventù a numerose ricerche archeologiche organizzate dalle Università di Padova, Londra e Lancaster.
Di particolare interesse il progetto La Divina Commedia per Immagini, presentato alla Società Dante Alighieri di Roma e presso il Castello Sforzesco di Milano nel 2015, nell’ambito degli eventi per il 750° anniversario della nascita del Sommo Poeta.

Main sponsor: Di Mauro flexible packaging SpA

1 Luglio-30 ottobre 2018

Inaugurazione 30 giugno 2018 ore 11,30

Museo Archeologico dei Campi Flegrei
nel Castello di Baia
t 081 5233797
via Castello 39, Bacoli (NA)
pa-fleg@beniculturali.it
orari
Tutti i giorni, tranne il Lunedì,
dalle 9.00 alle 14.20
Ultimo ingresso ore 13.00

Rome Art Week

June 22, 2018 Leave a comment

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Rome Art Week è una manifestazione a cadenza annuale dedicata all’arte nella Capitale con lobiettivo di costruire una rete tra strutture espositive, artisti, critici, curatori, studiosi, collezionisti e appassionati ed offrire al pubblico una panoramica della proposta di arte contemporanea della città di Roma, attraverso eventi in spazi espositivi, open studio di artisti e progetti culturali completamente gratuiti organizzati appositamente per la manifestazione.

Gallerie, Fondazioni, Istituzioni, Associazioni culturali, Accademie e Istituti italiani e stranieri apriranno le loro porte alle inaugurazioni, ai finissages, ai talk con artisti, alla promozione di artisti creando uno o più eventi.

Durante i sei giorni della manifestazione, mediante gli open studio sarà possibile scoprire la genesi dell’opere d’arte con l’ausilio dell’artista che aprirà le porte dello studio privavo al pubblico istaurando un dialogo capace di far comprendere al pieno l’essenza dell’opera.

Nel corso della settimana, inoltre, si potranno visitare progetti espositivi ideati da curatori, artisti e operatori del settore esposti non solo in strutture canoniche ma anche in spazi atipici del territorio.

Verranno organizzate numerose visite guidate, dei concreti viaggi nel cuore dell’arte contemporanea romana grazie ai numerosi eventi programmati durante la settimana.

Per guidare il pubblico nella moltitudine di eventi fruibili, noti critici, curatori e operatori del settore forniranno il loro punto di vista sui partecipanti e sugli eventi delineando percorsi omogenei ed evidenziando le eccellenze della manifestazione.

L’iscrizione a RAW è completamente gratuita

Chi si può iscrivere?

Strutture espositive (Gallerie, Fondazioni, Istituzioni, Associazioni culturali, Accademie e Istituti italiani e stranieri), con sede a Roma, che operino con continuità nel settore dell’arte contemporanea. Le strutture iscritte alla piattaforma Romeartweek.com possono presentare al pubblico la propria attività e promuovere gli artisti creando uno o più eventi per l’occasione. Al termine della manifestazione le strutture avranno la possibilità di inserire, fino all’edizione successiva di RAW, gli eventi che promuovono nelle loro strutture, mediante un’apposita sezione del sito RAW.Le strutture possono aggregarsi in liberi consorzi, per dare un’immagine unitaria e di condivisione di uno o più eventi.

Artisti che vorranno proporre almeno un open studio durante i giorni della manifestazione. La partecipazione è riservata esclusivamente ad artisti che esercitano in maniera professionale l’attività nell’ambito dell’arte contemporanea e che siano comprovata dal curriculum. Gli artisti iscritti a RAW si impegnano a proporre almeno un open studio o ad essere coinvolti nei progetti espositivi presentati a Rome Art Week.-

Curatori che vorranno organizzare e proporre almeno un progetto espositivo per tutta la durata della manifestazione;

Il termine ultimo per presentare le proprie proposte è il 15 Settembre 2018, ma consigliamo vivamente di iscriversi quanto prima per ottenere maggiore visibilità all’interno dei nostri canali social, per avere la possibilità di essere visionati e segnalati dai Punti di vista e per poter inserire gli eventi delle strutture in now.romeartweek.com

La piattaforma online romeartweek.com è lo strumento principale dell’iniziativa, durante e dopo la manifestazione.
Il sito fornirà la mappa di tutti gli eventi della settimana; il calendario della manifestazione; le schededi tutti gli eventi con i dettagli e le informazioni utili; le mappe e le schede dei partecipanti divise per sezione (strutture – artisti – curatori); le selezioni dei Punti di vista; gli strumenti per prenotare una visita guidata.
Noti critici, curatori e operatori nel settore dell’arte contemporanea romana saranno invitati a consigliare dei percorsi di visita scelti tra i vari eventi organizzati durante i sei giorni. Saranno inoltre, invitati a registrare delle video interviste in cui si parlerà della Roma contemporanea, arricchendo i contenuti della manifestazione. I percorsi consigliati insieme alle video interviste saranno messi in evidenza in una sezione del sito loro dedicata.

Ogni sezione rimarrà visibile e consultabile per tutto lanno, anche dopo la conclusione dell’art week, fornendo al pubblico interessato un importante mezzo di contatto con chi crea e promuove arte contemporanea a Roma, sia tramite il sito web che con la pubblicazione di una ‘Directory’, stampata ad hoc per ogni edizione, che verrà pubblicata e distribuita nei principali bookstore.

Non vi resta che cliccare sul link https://romeartweek.com/it/iscrizione/ per partecipare alla terza edizione di RAW!

Fonte: Exibart

“Turner”, mostra dell’artista inglese Joseph Mallord William Turner al Chiostro del Bramante di Roma

June 18, 2018 Leave a comment

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Opere della Tate

A cura di David Blayney Brown

Per la prima volta in mostra a Roma una raccolta di opere esclusive dell’artista inglese Joseph Mallord William Turner dal 22 marzo al 26 agosto 2018 al Chiostro del Bramante.

Una collezione unica, espressione del lato intimo e riservato di J.M.W. TURNER (23 aprile 1775 – 19 dicembre 1851), donata interamente all’ Inghilterra e conservate presso la Tate Britain di Londra, e che con questa mostra segna l’inizio di una importante collaborazione con il Chiostro del Bramante.

Conosciute oggi come ‘Turner Bequest’, molte delle opere esposte provengono dallo studio personale dell’artista e sono state realizzate nel corso degli anni per il suo ‘proprio diletto’ secondo la bella espressione del critico John Ruskin. Un piacere estetico e visivo che conserva ricordi di viaggi, emozioni e frammenti di paesaggi visti durante i suoi soggiorni all’estero. Era infatti abitudine dell’artista lavorare sei mesi all’aria aperta durante la bella stagione e solo in inverno chiudersi nel suo studio per riportare su tela i ricordi di ciò che aveva visto dal vivo.

Più di 90 opere d’arte, tra schizzi, studi, acquerelli, disegni e una selezione di olii mai giunti insieme in Italia, caratterizzano il percorso espositivo della grande mostra “TURNER. Opere della Tate” dedicata al celebre e rinomato maestro dell’acquerello che con la sua pittura ha influenzato più di una generazione di artisti, quali Claude Monet, Caspar David Friedrich, Vincent Van Gogh, Edgar Degas, Paul Klee, Franz Marc, Wassily Kandinsky, Gustav Klimt, Mark Rothko, James Turrell e Olafur Eliasson.

Natura e romanticismo si fondono nella raffigurazione perfetta del sublime e nella contemplazione di una forza inarrestabile, quasi misteriosa, che andava rievocata per rispondere al bisogno dell’artista di ricercare un linguaggio in constante evoluzione che anticipasse i tempi e le mode artistiche. Ed è proprio nella capitale inglese, città con più aspettative, grazie a mostre d’arte, spettacoli teatrali e iniziative nel campo delle scienze e della letteratura, che TURNER produce immagini emotivamente intense che divengono il mezzo attraverso il quale l’uomo si sente finalmente libero di sognare.

Divisa in sei sezioni, la mostra invita il visitatore a scoprire cronologicamente l’evoluzione del linguaggio artistico del più grande pittore romantico.

Mostra prodotta e organizzata da: DART Chiostro del Bramante
In associazione con: Tate
Con il patrocinio di:  Regione Lazio, Roma – Assessorato alla crescita culturale, Ambasciata Britannica, British Council
Partner tecnico: Trenitalia, Ticketone
Media Coverage: ARTE.it, Wanted in Rome
Catalogo: Skira Editore

“Wolfram Ullrich. Puro Colore, pura forma”, mostra monografica presso Galleria Dep Art di Milano

June 18, 2018 Leave a comment

Wolfram Ullrich. Puro Colore, pura forma, mostra monografica presso Galleria Dep Art

WOLFRAM ULLRICH. PURO COLORE, PURA FORMA

a cura di Matteo Galbiati

Milano, Galleria Dep Art

21 giugno – 29 settembre 2018 Inaugura mercoledì 20 giugno 2018, ore 19.00

Con una mostra monografica dedicata a Wolfram Ullrich (Würzburg, Germania, 1961) – la prima in Italiadell’artista tedesco – la galleria Dep Art di Milano conclude la stagione espositiva in vista della pausa estiva. Attraverso un’ampia selezione di opere che illustrano i caratteristici modi espressivi dell’artista, “Wolfram Ullrich. Puro colore, pura forma”, dal 21 giugno al 29 settembre 2018, anticipa la rassegna pubblica che vedrà Ullrich protagonista al Museo MARCA di Catanzaro in novembre.

In mostra è possibile ammirare circa venti lavori in acrilico su acciaio, tutti realizzati appositamente per la mostra milanese, di grandi, medie e piccole dimensioni.
Le astrazioni geometriche tridimensionali di Ullrich sono il frutto di un assemblaggio di segmenti in acciaio preparati in modo che l’acrilico, applicato per velature successive, vi si possa fissare.

Altro elemento fondante del lavoro dell’artista tedesco è la ricerca e l’uso piatto del colore.
Tra bidimensionalità e tridimensionalità il segno cromatico di Ullrich anima la superficie della parete marcandola con presenze vive e interattive: a partire dall’artificio della pittura, il colore diventa forma concreta e tridimensionale, determinando i lavori in estensioni spaziali, al limite con l’installazione. L’intervento di Ullrich si disloca infatti nello spazio secondo la misura rigorosa eppur libera delle sue sequenze che danno vita nel loro insieme a un’unica installazione in cui ciascun elemento è legato e rimanda al successivo.

“Questa esposizione – afferma il curatore Matteo Galbiati – costituisce una preziosa occasione per approfondire e scoprire la complessa semplicità del linguaggio dell’artista tedesco che, con un costante variare di pochi elementi, rinnova ogni volta la dinamica di una bellezza che tende ai limiti di nuove e imprevedibili prospettive”.

La mostra è accompagnata da un volume bilingue (italiano-inglese) realizzato da Dep Art, a cura di Matteo Galbiati e Antonio Addamiano, contenente il testo critico del curatore, la riproduzione di tutte le opere esposte, le vedute dell’allestimento in galleria, una selezione di immagini di repertorio e apparati bio-bibliografici aggiornati.

Scheda della mostra

Nel tentativo di comprendere analiticamente le opere di Ullrich, da una visione complessiva al particolare dei segmenti, si incontrano incoerenze prospettiche che l’artista accentua con precisione millimetrica. Se al contrario si decide di adottare un approccio sintetico, partendo dai segmenti per arrivare alla forma totale, i rilievi iniziano a girare su se stessi: a seconda della posizione dell’osservatore le opere si inclinano, diventano morbide, si piegano in strette fessure d’ombra. Il lavoro di Ullrich entra quindi in relazione non solo con l’occhio dello spettatore, ma anche con lo spazio e con il movimento del visitatore all’interno di tale spazio, trattando entrambi come variabili dinamiche.

Titolo
A cura di
Sede
Date Inaugurazione Orari
Ingresso
Info al pubblico Catalogo

Wolfram Ullrich. Puro colore, pura forma

Matteo Galbiati
Galleria Dep Art, Via Comelico 40, 20135 Milano
21 giugno – 29 settembre 2018
mercoledì 20 giugno 2018, ore 19
da martedì a sabato ore 10.30 – 19; chiuso domenica e lunedì. Chiusura estiva dal 6 agosto al 4 settembre libero
Galleria Dep Art | tel. 0236535620 | art@depart.it | http://www.depart.it
a cura di Matteo Galbiati e Antonio Addamiano, con testo di Matteo Galbiati

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Cristoforo Colombo, condotta spregevole del grande esploratore italiano

June 17, 2018 Leave a comment

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Un elenco di atrocità commesse da Cristoforo Colombo

Cristoforo Colombo: la verità tenuta nascosta. Ogni anno, il secondo lunedì di ottobre, gli americani festeggiano il Columbus Day. Questa “festa” è in realtà celebrata in parecchi paesi in tutto il mondo, e viene osservata come un evento positivo.

Vincent Schilling, l’autore dell’Indian Country Today Media Network, ha deciso di documentare le contraddizioni dell’eredità “nobile” di Colombo. Il fatto è che se Colombo oggi fosse stato ancora vivo, sarebbe stato processato per crimini contro l’umanità.

Cristoforo Colombo era uno spilorcio

Colombo ha rubato la ricompensa di un marinaio sulla strada verso il Nuovo Mondo. Dopo aver ricevutofinanziamenti per il suo viaggio da Re Ferdinando e dalla Regina Isabella, Colombo ha offerto una ricompensa di 10.000 maravedi (uno stipendio di un anno per un marinaio, circa 540 dollari) alla prima persona che avesse scoperto la nuova terra.

Anche se fu un marinaio di nome Rodrigo de Triana a scoprire la nuova terra nell’ottobre del 1492, Cristoforo Colombo ritirò l’affare dicendo che era stato lui a notare per primo la terra perché era abbastanza sicuro di aver visto una luce scura la notte prima (sebbene anche per sua propria ammissione, non poteva affermare che fosse terra).

Queste informazioni provengono dal libro di Colombo del 11-12 ottobre 1492 riprodotto da Robert Fuson nel libro The Log of Christopher Columbus, pp. 73-74.

Colombo non è mai effettivamente sbarcato sul suolo americano

Mentre Colombo tornò in America altre tre volte, non ha mai inizialmente messo piede su qualsiasi parte dell’America e sappiamo ora che altri viaggiatori molto probabilmente lo hanno fatto prima di lui.

Il suo primo sbarco fu su un’isola nelle Bahamas dove incontrò gli Arawaks, i Tainos e i Lucayan, una popolazione molto pacifica e amichevole con Cristoforo Colombo e i suoi uomini. Impressionato della loro cordialità, ha fatto quello che ogni europeo avrebbe fatto: prese alcuni dei nativi contro la loro volontà. Nel suo diario scrisse:

“non appena sono arrivato nelle Indie [Colombo erroneamente credette di aver raggiunto l’Asia], sulla prima isola che ho trovato, ho preso alcuni dei nativi con la forza in modo che potessero apprendere e fornirmi informazioni di ciò che c’è in queste parti.”

Cristoforo Colombo ha detto un sacco di stronzate

Quando Colombo incontrò per la prima volta i nativi Arawaks, scrisse nel suo diario:

“Essi… ci hanno portato pappagalli e palline di cotone, lance e molte altre cose… Hanno scambiato tutto quello che possedevano… Erano ben messi, con corpi dalle caratteristiche buone e belle… Non portano e non conoscono armi, perché ho mostrato loro una spada, l’hanno presa per il bordo e si sono tagliati fuori dall’ignoranza. Non hanno ferro. Le loro lance sono fatte di canna… Sarebbero degli ottimi servitori… Con 50 uomini potremmo soggiogarli tutti e fargli fare quello che vogliamo. “

Dopo diversi mesi nei Caraibi, Colombo ebbe un cambiamento di tono. Dopo che due nativi erano stati assassinati durante una negoziazione, egli scrisse:

” .. Sono cattivi e credo che siano dell’ isola dei Caraibi e che mangino gli uomini.” Egli continua scrivendo che sono ” cannibali selvaggi, come piccoli cani che bevono il sangue delle loro vittime. ”

Grazie a Colombo, la “storia cannibale” è ancora insegnata in alcune scuole di oggi.

Gli uomini di Colombo erano un branco di stupratori e omicidi.

Dopo il primo viaggio di Colombo nel nuovo mondo, tornato in Spagna, lasciò 39 uomini alle sue spalle. Gli uomini decisero che avrebbero aiutato le donne indigene locali, e dopo il ritorno di Colombo, trovò tutti i suoi uomini morti. Ne seguì la violenza, e con altri 1.200 soldati a sua disposizione, il nuovo esercito di Colombo violentò, saccheggiò e torturò senza alcuna discrezione.

Ecco il racconto inquietante di Michele de Cuneo amico di Colombo:

“Mentre ero in barca ho preso una donna molto bella dei Caraibi, con il permesso che ha dato a me l’ammiraglio e con i quali, dopo averla portata nella mia cabina, essendo nuda secondo la loro usanza, sono stato sopraffatto dal desiderio del piacere.

Volevo mettere in atto il mio desiderio ma lei si rifiutava graffiandomi con le unghie delle dita in modo tale che io smettessi. Ma vedendo che (per dirvi la fine di tutto), ho preso una corda e lo frustata per bene, per il quale ha sollevato tale inaudite urla che non avreste creduto alle vostre orecchie.

Finalmente siamo arrivati a un accordo in modo tale che posso dirvi che sembrava essere stata portata in una scuola di prostitute “.

Gli spagnoli commisero molti altri atti efferati nei confronti degli indigeni, come ad esempio “testare la nitidezza delle lame sulle persone native, tagliandole a metà, decapitandole e gettandole in vasche di sapone bollente.

Ci sono anche scritti in cui i neonati venivano strappati dal seno della loro mamma da parte degli spagnoli, solo per essere lanciati a capofitto sulle grandi rocce” (Schilling, 2013).

Secondo Bartolome De Las Casas, ex proprietario di schiavi che è diventato vescovo scrive:
” Quelle disumanità e barbarie sono state commesse come non ho mai visto in tutti i mie anni “. “I miei occhi

hanno visto questi atti così estranei alla natura umana che ora tremo mentre scrivo. ”

Cristoforo Colombo era avaro

“L’oro è il più prezioso di tutte le materie prime; l’oro costituisce il tesoro e colui che lo possiede, ha tutto ciò di cui ha bisogno nel mondo, come anche il mezzo per salvare le anime dal Purgatorio e riportarle al godimento del paradiso. -“Cristoforo Colombo”

Colombo riferì alla regina Isabella e al re Ferdinando che nel Nuovo Mondo c’erano “fiumi d’oro”, così come un’abbondanza di schiavi nativi e in cambio gli furono date altre 17 navi e 1.200 uomini. Inutile dire che era disperato nel fare ciò che aveva promesso.

I nativi erano costretti a lavorare in miniere d’oro fino all’esaurimento e, se si rifiutavano, erano o decapitati o gli venivano tagliate le orecchie. Coloro che non fornivano almeno un dado di polvere d’oro ogni tre mesi, gli venivano tagliate le mani. Le mani poi venivano legate intorno al collo e lasciati a sanguinare fino alla morte.

Circa 10.000 nativi sono morti in questo modo.

Schiavi del sesso per tutti!

Oltre a utilizzare i nativi per il lavoro schiavizzato, Cristoforo Colombo vendette femmine giovani di 9 anni ai suoi uomini come schiave sessuali . Nel 1500 Colombo scrive:

” Centinaia di Castellanos sono facilmente raggiungibili per una donna come per una fattoria, e ci sono molti commercianti che vanno in cerca di ragazze; Quelli da nove a dieci sono ora richieste. ”

Colombo ha usato i nativi come cibo per cani

A quanto pare, Colombo ha permesso ai suoi uomini di usare i nativi come cibo per cani. È stato riferito che c’erano macellerie nei Caraibi che vendevano la carne indiana e, periodicamente, è stata condotta una pratica conosciuta come la Montería Infernal (inseguimento infernale) in cui gli indiani furono cacciati, uccisi e mangiati dai cani da guerra Spagnoli.

In un atto ancora più terrificante, i bambini vivi sono stati strappati dalle braccia della loro madre e dati ai cani come sport.

Colombo è stato arrestato per i suoi crimini e poi perdonato

Numerose denunce furono presentate contro Cristoforo Colombo per quanto riguarda la sua cattiva gestione e, nel 1500, fu arrestato da un commissario reale che lo riportò in Spagna in catene. Egli fu spogliato del suo titolo di governatore. Tuttavia il re Ferdinando lo perdonò e gli fu sovvenzionato un altro viaggio.

Grazie agli scritti di Bartolome De Las Casas, il trattamento degli indigeni in Sud America ha esposto le barbarie spagnole, contribuendo alla leggenda nera — la reputazione della Spagna come un “colonizzatore unicamente brutale e sfruttatore“.

Potremmo voler riconsiderare anche di riconoscere questa cosiddetta “festa” e, con la falsa reputazione di Colombo raccontata ai nostri figli a scuola, il minimo che possiamo fare è raccontare loro la verità.

Fonte: Ufoalieni

de Bry, Balboa wirft Indianer den Hunden - de Bry / Balboa throws Indians to hounds -

“Ritrovarsi”, romanzo di Raffaele Messina, Guida Editori

June 6, 2018 Leave a comment

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Un romanzo ambientato tra Capri e Napoli durante i dolorosi anni della Seconda guerra mondiale. Il racconto dell’iniziazione del giovane Francesco alla vita, ai suoi piaceri e ai suoi affanni, in un’epoca e in una società difficili, in cui non era possibile manifestare il proprio credo e i propri valori. È anche la storia di un amore che vince il tempo e lo spazio, e del sogno di un’esistenza vissuta nella pace e nel rispetto degli esseri umani. Ritrovarsi è un inno alla libertà e al coraggio di agire e di amare nonostante le difficoltà che purtroppo fanno parte del cammino dell’uomo. Un romanzo duro, che racconta senza ingentilirli gli aspetti più cruenti dell’occupazione tedesca nel napoletano, riservando un posto particolare alle “Quattro giornate di Napoli” e alle disastrose conseguenze sulla città e sul destino del protagonista.

Titolo: Ritrovarsi
Autore: Raffaele Messina
Genere: Romanzo di formazione
Casa Editrice: Guida Editori
Pagine: 176
Codice ISBN: 978-88-6866-390-2

«[…] Era come un sovrapporsi di più presenze, misteriosamente esalate, scomparse, trasformate tutte in assenze. Ne restavano tracce evidenti, ma non c’erano più l’imperatore Tiberio e la sua corte, i suoi servi; non c’erano più gli archeologi e i loro operai. Non c’era neanche un custode. C’era lui, Francesco. Intruso, furtivo, e, come tale, anch’egli una presenza-assenza, partecipe dello stesso mistero».

Ritrovarsi di Raffaele Messina è un romanzo che accoglie in sé tanti temi importanti, dalla guerra e le sue terribili conseguenze alla difficoltà della crescita e degli anni dell’adolescenza. Attraverso il racconto della vita del protagonista Francesco Nastasi, si ripercorre un pezzo della storia di Napoli durante l’occupazione tedesca nella Seconda guerra mondiale, e della guerriglia urbana portata avanti da coraggiosi cittadini stanchi di essere asserviti a un padrone straniero e violento. Si parla delle dure leggi razziali, dell’illogica persecuzione degli ebrei, della falsità della propaganda fascista e del duro risveglio del popolo italiano dall’illusione di una guerra “giusta”. Nel racconto dei bombardamenti su Napoli si ha una delle immagini più intense del romanzo: quando Francesco e sua madre raggiungono il rifugio antiaereo, una discesa all’inferno per salvarsi la vita, vedono sul muro un graffito in cui è rappresentata una casa circondata da alberi e sotto di essa tanti fili d’erba, che si scoprono poi essere il metodo per contare i giorni di chiusura forzata nel bunker. Un’immagine che contiene in sé la critica a una guerra che ha distrutto vite e identità, e che ha privato gli uomini della sicurezza della casa e quindi della famiglia. Ritrovarsi pone l’accento sulla forza che ognuno trova dentro di sé quando si deve lottare per ciò che è davvero importante. Nel racconto delle “Quattro giornate di Napoli” si assiste alla fedele ricostruzione storica della resistenza dei napoletani, gente normale che ha deciso di non arrendersi e di sfidare un nemico più grande e potente, in nome della libertà. Parallelamente alle vicende storiche, Messina segue da vicino la storia del protagonista Francesco nei suoi tormentati anni dell’adolescenza, raccontandone la maturazione affettiva, sociale, sessuale e politica. Il ragazzo vive il difficile periodo storico che sta distruggendo ogni certezza con un unico, grande punto fermo nel cuore: l’amore per Patrizia. Un rapporto osteggiato dal destino, un amore vissuto a distanza, senza la sicurezza che l’altra stia ancora pensando a lui, senza la sicurezza che ella, di famiglia ebrea, sia ancora viva. Un altro rapporto è ben indagato dallo scrittore: quello pieno di incomprensioni di Francesco con il padre Salvatore. Due caratteri che sembrano opposti e che troveranno un punto di incontro solo quando riusciranno ad andare al di là delle apparenze. È qui che risiede il significato del titolo del romanzo, quel ritrovarsi di due anime, siano esse legate dall’amore tra un uomo e una donna, o dall’amore tra un padre e suo figlio.

TRAMA. Ritrovarsi è ambientato tra il 1938 e il 1946 sull’isola di Capri e successivamente a Napoli, intrecciandosi con le dinamiche della città nei primi anni della Seconda guerra mondiale e durante la rivolta popolare delle “Quattro Giornate”. Protagonista del romanzo è Francesco Nastasi, adolescente irrequieto preda di un amore incrollabile per una ragazzina ebrea, Patrizia, che scompare con la famiglia per sfuggire alle vessazioni del Podestà di Capri. Messina segue il protagonista negli anni della maturazione, nel contrasto con la figura paterna, maresciallo dei Reali Carabinieri, costretto per servizio a trasferirsi a Napoli, nelle difficoltà d’inserimento in una nuova realtà inasprita dalla guerra, nella stima ritrovata per il padre perduto sulle barricate e nella tenacia del primo amore che non muore mai.

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