“Donate4Culture: Amores Santos”, documentario promosso da Milano Art Affairs

March 13, 2017 Leave a comment
amores santos
Donate4Culture: Milano Art Affairs Fundraising Campaign

Quest’anno, si è deciso di portare avanti la campagna iniziata “Donate4Culture”. Fare Cultura e’ donare e “Donare” è un gesto semplice, ma che fa davvero la differenza! A tale scopo, la nostra Associazione Culturale Milano Art Affairs si è impegnata nel tempo in diverse iniziative, tra cui giornate ed eventi di sensibilizzazione culturale. Inoltre,
grazie alla collaborazione con La Regione Lombardia, Il Comune di Milano, Funarte, L’Ambasciata del Brasile a Roma, Gli Istituti di Cultura Italiana di Rio de Janeiro e San
Paolo, abbiamo promosso progetti di grande importanza a livello regionale e internazionale.

L’associazione culturale milano art affairs ha il piacere di annunciare che ha acquisito i diritti di proiettare in Italia( la versione integrale) in due sessioni private a Milano (maggio) Roma (giugno)il documentario che sta suscitando un enorme interesse in tutto il mondo, Amores Santos.

Amores Santos parla dell’ipocrisia della religione verso l’omosessualità , il dolore, la sofferenza che migliaia di persone subiscono dovuto a questa dittatura di principi.
Abbiamo deciso di lanciare una campagna di raccolta fondi per portare a Milano e Roma il regista e l’attore protagonista del documentario che parleranno dopo ogni proiezione italiana, la loro impressione riguardo a questo tema estremamente delicato .
L’intensione di questa campagna di crowdfunding e’ dovuta alla difficoltà” che abbiamo trovato per avere partnership.
 Un documentario che merita di essere visto e discusso per il pubblico italiano
Potete aiutarci facendo una semplice donazione attraverso il sito http://milanoartaffairs.altervista.org/ selezionando il tasto DONATE (con carta di credito e circuito Paypal) e tramite bonifico bancario.
Ogni mattone è fondamentale per costruire una cattedrale. Insieme – con l’aiuto di ciascuno – ce la possiamo fare!
Ringraziamo tantissimo chi ha già donato e chiediamo a tutti di donare e diffondere la voce!
Team Milano Art Affairs
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Happy Valentine’s Day 2017 by Marius Creati

February 14, 2017 Leave a comment

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Happy Valentine’s Day 2017

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Kontainer, nuovo EP della band/collettivo The Grooming

February 13, 2017 Leave a comment

the-grooming-kontainerKontainer, nuovo EP dei milanesi The Grooming.
“Un container è un’attrezzatura specifica per i trasporti. Può contenere delle merci, può essere abitazione oppure, se accuratamente trattato, può diventare un rifugio d’emergenza. Il nostro kontainer è a un tempo rifugio e contenitore di idee, ci ha portato da Milano a Berlino e ritorno per produrre 5 brani che fondono melodie e armonie basate su una ricerca timbrica e sonora realizzata da elettronica e strumenti tradizionali. Alla voce, Omer Lichtenstein, in arte Felidae Trick.”
The GrOOming, la band/collettivo “dai mille volti“che in passato per ogni proprio disco ha sempre coinvolto diversi artisti del panorama nostrano (da Chiara Canzian per The Candle, brano scelto per la rotazione di MTV Italia e lanciato da La Repubblica Spettacoli, a Jack Jaselli per il brano Totally Integrated, lanciato da TgCom24) oggi punta lo sguardo verso l’estero. La collaborazione, unica dell’EP, è questa volta con Omer Lichtenstein, leader dei berlinesi Felidae Trick.
The GrOOming si reputano attenti e curiosi ascoltatori in continua ricerca di sonorità che aggiungano nuovi sentieri espressivi alla forma d’arte chiamata “musica”. Eternamente grati e rivolti al Bristol Sound (Massive Attack – Tricky – Portishead) e alle sue evoluzioni, affiancano artisti come Alt J e Woodkid e Moderat (Apparat e Modeselektor) alle loro influenze.
Ancora una volta, la parte strumentale, l’ideazione e la composizione dei brani è nelle mani dei fondatori Giacomo Vanelli (synth) e Paolo Girelli (basso), accompagnati alla batteria da Emanuele Alosi e alla chitarra da Daniele Falletta.

Tracklist
01_ Alpha Dog ; 02_Paris (Eternal Life); 03_No Fly Zone; 04_Kontainer; 05_B.R.O.

CREDITI
Stefania Loschi – artwork
Chiara Mirelli – pics
Giovanni D’Avanzo: lyrics B.R.O.
Mix – Noise Factory
Master – Giovanni Ferliga (Aucan)
Omer Lichtenstein – vocals on all tracks
Mattia Boschi – cello on B.R.O.

Fonte: Mondoraro

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Insight, nuova alchimia musicale di Lino Cannavacciuolo

February 13, 2017 Leave a comment
insight_copertina
Lino Cannavacciuolo è un Musicista eclettico e travolgente, dalla tecnica personalissima, in grado di accostare alla sua estrazione classica, e alle sue indiscusse doti compositive, una sperimentazione dei suoni sempre raffinata e discreta, frutto di una continua ricerca di nuovi linguaggi musicali e di contaminazioni. La sua musica è un’esplosione di suoni e colori del Mediterraneo che passano attraverso vibranti virtuosismi, note ipnotiche e potenti, e una presenza scenica capace di travolgere il pubblico lasciandolo senza fiato fin dalle prime note.

Lino Cannavacciuolo è l’unico artista al mondo ad aver pubblicato un album per la prestigiosa collana Buddha Bar e, grazie anche alla sua storica collaborazione con Peppe Barra, è diventato uno degli autori di brani “iconici” che hanno raggiunto questo status in disparati ambienti musicali. Arrangiatore, produttore e compositore di numerose Colonne Sonore per il Cinema e la TV.
Ha iniziato la sua carriera al fianco di Roberto De Simone e collaborato con i più grandi artisti contemporanei come Pino Daniele, Claudio Baglioni, Adriano Celentano e Edoardo Bennato, ma anche con Tony Levin, Tullio De Piscopo, Gigi De Rienzo, James Senese, Eugenio Bennato, Alfio Antico, Solis String Quartet, Antonio Infantino, Daniele Sepe, Don Moye, Joe Amoruso, Enzo Avitabile, Fratelli Mancuso, Lina Sastri, Toni Esposito, Alan Wurzburger, John Giblin, Jenny Sorrenti, Gabin Debir, Patrizio Trampetti, Dennis Bovell.
LA BAND CHE HA SUONATO IN “INSIGHT” 
Gilda Buttà al pianoforte; Federica Vignoni al Violino I; Massimiliano Canneto al Violino II; Riccardo Savinelli alla Viola; Giuseppe Scaglione al Cello; Salvio Vassallo Electronics music. 

TRACKLIST
01 Beat – 02 Vision – 03 Regrets – 04 Light – 05 Mystorm – 06 Insight – 07 Deep blue sea – 08 The search – 09 Relationships 
Fonte: Mondoraro

 

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Lemuria, ritrovato il Continente Perduto

February 8, 2017 Leave a comment

lemuria

La scoperta di un antico pezzo di crosta terrestre nella zona dell’isola Mauritius riporta d’attualità le antiche teorie sulle terre sommerse

È stato ritrovato il Continente Perduto di Lemuria. Una specie di Atlantide: solo che sta nel posto di Mu, lo vogliono chiamare Mauritia, ed è un avanzo di Gondwana. È un tema in cui sguazzano fantascienza e fanta-archeologia, ma le antiche terre sommerse esistono davvero. Di una di queste ha parlato Nature Communications raccontando la scoperta di un’equipe di scienziati composta dal geologo Lewis Ashwal della sudafricana università del Witwatersrand, da Michael Wiedenbeck del entro di ricerca tedesco di Geoscienze e da Trond Torsvik, dell’università di Oslo.

La prima parola chiave è ovviamente Mauritia: da Mauritius, nell’Oceano Indiano. Li è stato trovato un antico pezzo di crosta terrestre coperto di lava con cristalli di zircone antichi tre miliardi di anni. Possibile, su un’isola vulcanica non più antica di nove milioni di anni? No: a meno, di non ammettere che quel minerale stava là da prima dell’isola. E siccome si tratta di un qualcosa che non si può formare in mare ma solo su un Continente, vuol dire che si tratta appunto di un avanzo di un Continente scomparso.

Qui arriva la seconda parola chiave: Atlantide. Idea platonica del continente scomparso sotto le onde da quando 2500 anni fa Platone ne raccontò la storia nei dialoghi “Timeo” e “Crizia”. Come indica appunto il nome, però, Atlantide stava nell’Atlantico, tra Europa e America. Da quando nel 1912 Alfred Wegener formulò la teoria della Deriva dei Continenti, però, si sa che l’Europa è stata attaccata al Nord America, e l’Africa al Sud America, come suggerisce anche l’impressionante combaciare delle coste di Golfo di Guinea e Brasile. Per l’Atlantide platonica non c’era dunque fisicamente posto, e infatti negli ultimi decenni chi ha provato a dimostrare la veridicità della sua storia ha cercato collocazioni alternative. Tra le più popolari, la Creta minoica.

La Deriva dei Continenti ha messo in mora anche Lemuria: terza parola chiave. L’esistenza di questo ponte di terra poi sommerso dall’Oceano Indiano era una serissima ipotesi scientifica formulata nel 1864 dal  geologo Philip Sclater per spiegare un qualcosa che all’epoca sarebbe stato se no inesplicabile: come mai l’arco di Asia tra gli attuali Pakistan e Malaysia è pieno di fossili di lemuri quando oggi quelle bestiole vivono solo tra Madagascar e isole vicine? Nel frattempo, però, nel 1920 l’esoterista James Churchward tirò fuori la teoria di Mu (quarta parola chiave). Un po’ identificato con Lemuria, un po’ indicato come un terzo continente perduto nell’attuale Oceano Pacifico.

Teorie fantascientifiche a parte, la geologia ci spiega comunque che 570 milioni di anni fa tutte le attuali terre erano raggruppate in due supercontinenti: Laurasia e Gondwana. Gondwana prende il nome da un’altra “Atlantide” descritta da un mito indù, ma esistette dunque davvero, anche se in epoca precedente a qualunque tipo di umanità. 245 milioni di anni fa si riunì a Laurasia in un supercontinente unico chiamato Pangea, ma a partire da 205 milioni di anni si frammentò di nuovo. Da Gondwana derivano le attuali Sudamerica, Africa, India, Antartide e Australia: ma anche, come si è appunto scoperto ora, la sommersa Mauritia.

Fonte: Il Foglio

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Aquaman, Nicole Kidman nuova regina di Atlantide?

February 8, 2017 Leave a comment

nicole-kidman-aquaman

A pochi mesi dall’inizio delle riprese del film su AquamanJames Wan si appresta a definire gli ultimi dettagli del cast che vedono in prima linea Nicole Kidman e Yahya Abdul Mateen II.

Dopo aver confermato l’affascinante Jason Momoa nel ruolo di Arthur Curry, il regista pare sia molto interessato a portare sul set anche l’incantevole attrice australiana, la quale potrebbe interpretare Atlanna, la madre di Orin/Arthur Curry/Aquaman.

Per quanto riguarda Yahya Abdul Mateen II, conosciuto per la serie The Get Down, sembrerebbe sia in trattativa per il ruolo di Black Manta, uno dei più grandi rivali del supereroe. Inoltre è ancora da definire se l’antagonista principale sarà Black Manta oppure il temibile Orm/Ocean Master, interpretato da Patrick Wilson. 

Il film raggiungerà le sale italiane il 27 luglio 2018. Attualmente gli unici nomi confermati sono: Jason Momoa e Amber Heard che sarà Mera.

Fonte: Zon

Mauritia, scovato il piccolo continente perduto dell’Oceano Indiano

February 8, 2017 Leave a comment

mauritia

Non c’è oceano di cui si favoleggi almeno un continente inabissato, che sia Atlantide, Lemuria oppure Mu. Tuttavia, solo quello dell’Oceano Indiano è esistito davvero, come afferma un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” dai geologi di alcuni istituti di ricerca europei e sudafricani. I ricercatori l’hanno battezzato Mauritia, in omaggio all’isola tropicale che rappresenta buona parte di ciò che oggi ne rimane. Un nome nuovo, per distinguerla appunto dall’immaginaria Lemuria, il continente che secondo alcuni zoologi dell’ottocento avrebbe collegato in tempi remoti India e Madagascar, spiegando la presenza dei lemuri nelle due regioni. E pure dalle numerose leggende come quella del Kumari Kandam, una fertile mesopotamia presente nella cosmologia dei Tamil, oppure della Jambudvipa, il più importante dei continenti della mitologia Indù poiché vi sorge il monte Meru, sede di ogni tipo di godimento.

I primi indizi dell’esistenza di Mauritia risalgono a quattro anni fa quando il gruppo coordinato da Trond Torsvik, professore di Geofisica all’Università di Oslo e coautore del presente studio, trovò sulla spiaggia di Mauritius alcuni piccoli zirconi, tipicamente presenti nei graniti. Nell’articolo pubblicato su “Nature Geoscience” i ricercatori stabilirono che i cristalli si fossero formati durante processi geologici della croste molto più antichi dei basalti dell’isola. Mauritius nasce tra gli otto e i nove milioni di anni fa in seguito all’eruzione di alcuni vulcani sottomarini mentre gli zirconi risalivano a un’epoca compresa tra 660 e 1.970 milioni di anni fa. Il loro ritrovamento era quindi da attribuire all’attività vulcanica che avrebbe portato in superficie alcuni frammenti di una placca continentale sconosciuta e intrappolata sotto gli strati di lava dell’isola. Per quanto plausibile, l’esistenza di Mauritia rimaneva però un’ipotesi: i ricercatori non potevano garantire l’origine locale dei cristalli che avrebbero potuto giungere sulla spiaggia trasportati, per esempio, dal vento. Per fugare ogni dubbio, il gruppo di Lewis Ashwal, professore di Geochimica presso l’Università del Witwatersrand a Johannesburg, ha esaminato la composizione di alcune rocce estratte dalle profondità dell’isola. Il ritrovamento di altri zirconi, di età superiore a quelli trovati da Torsvik, ha rappresentato la prova definitiva dell’esistenza di un piccolo continente perduto. L’analisi degli isotopi di alcuni elementi chimici contenuti ha inoltre escluso la loro provenienza dalle vicine Madagascar, Seychelles e perfino dall’India.

Come Africa, Antartide, Australia e India, Mauritia era in origine parte del grande supercontinente meridionale noto come Gondwana. Circa 84 milioni di anni fa, nell’epoca del Cretacico superiore, India e Madagascar iniziarono ad allontanarsi in direzioni opposte. Trovandosi tra le due, Mauritia subì un progressivo stiramento che assottigliò e sfilacciò la sua crosta, riducendola in numerosi piccoli frammenti presto sommersi dal neonato Oceano Indiano. Secondo gli autori i resti del continente perduto comprenderebbero infatti una serie di isole e isolotti tra i quali l’arcipelago delle Laccadive, le isole Chagos e buona parte delle Mascarene. La presenza in profondità di porzioni di crosta continentale, più spessa di quella oceanica, spiegherebbe inoltre le anomalie gravimetriche misurate in alcune regioni dell’Oceano Indiano. Insomma, nessun cataclisma o punizione divina: Mauritia si inabissò in risposta a dinamiche geologiche naturali, milioni di anni prima che potesse svilupparsi alcuna civiltà umana. I sognatori possono dichiararsi comunque soddisfatti: Atlantide è esistita davvero anche se circondata dalle acque di un altro oceano.

Fonte: National Geographic Italia

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