“La Notte Veste Senise” VI edizione, l’Alta Moda Italiana sfila sull’acqua

August 18, 2017 Leave a comment

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L’Alta Moda Italiana sfila sull’acqua a “La Notte Veste Senise” VI edizione.

Il Mito delle Origini della Magna Grecia ispirano “La Notte Veste Senise” VI edizione – Senise (PZ) 22 agosto 2017 alle ore 20.30

Martedì, 22 agosto 2017 alle ore 20.30 nell’ Arena Sinni – Grande Attrattore di Senise (PZ) si svolgerà la VI edizione de “La Notte Veste Senise”. La Località si trova nel cuore della più estesa area protetta italiana, il Parco Nazionale del Pollino, nella valle del fiume Sinni. Nel suo territorio insiste il borgo antico, di origini normanne, si sviluppa ai piedi del castello medioevale ed è un inestricabile labirinto di viuzze, case antiche, e vicoli decorati da preziose e croccanti collane purpuree lasciate essiccare al sole sui balconi: i Peperoni “Cruschi”, prelibatezza lucana ormai nota in tutto il mondo e la diga di Monte Cutugno, invaso artificiale più grande d’Europa ed in una delle insenature di questo specchio d’acqua che sorge l’Arena Sinni, uno spazio scenico di 4000 metri quadri realizzato in legno e tufo con una platea affacciate sulle acque del lago che può ospitare fino a 2500 spettatori.

In questo luogo l’Arena Sinni, lontano da tutto, silenzioso e selvaggio, così carico di emozioni da diventare esso stesso parte della storia raccontata dagli attori, che fino al 9 settembre va in scena lo spettacolo “Magna Grecia. Il mito delle origini” la cui direzione artistica è affidata al celebre regista Emir Kusturica. Quello che si vede a Senise per il secondo anno è uno spettacolo che racconta in modo coinvolgente e con un linguaggio semplice una delle storie più importanti della Basilicata: quelle legata alle sue origini che affondano le radici nella cultura greca.

In questa atmosfera magica, tra tradizione e innovazione arricchita di prorompenti effetti speciali: danza, cinema, suoni, luci, giochi d’acqua, proiezioni su acqua  e LEDWall che andrà in scena la VI edizione de “La Notte veste Senise”  manifestazione presentata dalla giornalista Francesca Rodolfo, dall’attore Alessio di Clemente e dal modello, attore Marco Vernile.

La manifestazione prodotta da Cool Events di Pasquale Guidi, il quale ha ormai consolidato la sua fama di  organizzatore di grandi eventi  di alta moda, non ultime, quella svoltasi a Roma, nella splendida cornice di Piazza Navona oltre a vantare una esperienza ventennale per l’ideazione e organizzazione di Eventi ad Convention Aziendali e Politiche, Congressi, Meeting, vede il patrocinio del Comune di Senise, dell’APT Basilicata e del GAL “La Cittadella del Sapere”.

L’evento sarà seguito dalla rivista internazionale Book Moda, dal magazine on line UFashOn, dalla TV nazionale LA7, da Telenorba, da TV e organi di stampa locali (La Siritide.it e Radio Senise Centrale, BasilicataNotizie.net).

La passerella di plexiglass trasparente a filo d’acqua renderà possibile la magia di vedere le modelle attraversare il lago camminando sull’acqua, con lo sfondo lo spettacolo sulla Magna Grecia, che sfileranno gli abiti degli stilisti internazionali Gianni Calignano, Franco Ciambella, Giada Curti, Michele Miglionico, Koscanyo e della maison lucana Pansardi Sposa.

Ospiti della suggestiva manifestazione il noto cantautore Pierdavide Carone partecipe ad Amici di Maria De Filippi, il cantante di The Voice of Italy Timothy Cavicchini, le performance del Circo Bianco in un connubio circense e danza, inoltre sarà presente Tommaso Filieri con i suoi stupendi abiti di composizioni floreali naturali di stile botticelliano.

La scenografia è affidata a Mario Carlo Garrambone, la coreografia e regia a Matteo Giua, make up e hair styling sono a cura della Scuola Europea Accademia di Policoro e Matera, creata e gestita da Mirella D’Alessandro, le fotografie di Gigi Samueli.

Particolare attenzione sarà data  allo scopo sociale dell’evento: la campagna di sensibilizzazione sull’autismo che vede il coinvolgimento dell’ “ALA Associazione Lucana Autismo”. 

Sponsor Ufficiali: Azienda Campofiorito, Auxilium, Itaca Ristorazioni, Hotel Villa Del Lago e Centro Sud Infissi.

Altre info:

Cool Events Moda di Pasquale Guidi

Mobile: + 39 3890652831

Email: 360eventimoda@gmail.com

Niccolò Ciatti, morte incredula nel mezzo di una catena vitale…

August 15, 2017 Leave a comment
Niccolò Ciatti, morte incredula nel mezzo di una catena vitale
“Nella vita sorridi sempre perché nessuno é così importante da toglierti il sorriso!”… Niccolò Ciatti…  morte incredula nel mezzo di una catena vitale il cui fulcro diventa nodo scorsoio tra la vita e la morte

Il degrado morale e sociale sfocia in massacro di gruppo nel quale pochi efferati uccidono liberamente sotto gli occhi di una piccola moltitudine incredula, come se il surrealismo blasfemo della violenza tridimenzionale subentri nel “fottuto” mondo reale colmo di noia consuetidaria, materializzandosi in un episodio truculento che si concretizza nell’osservare come sia possibile sopprimere un uomo a pochi passi dalla vita.

Quale pena sia la più plausibile per la perdita di una giovane vita stroncata dalla mera dabbenaggine deflagrante di una mediocre generazione contaminata se non quella più giustificata della morte stessa per castigare non il gesto irreparabile, bensì l’idillio della brutalità animosa che alberga sempre più frequentemente nelle giovani e meno giovani menti deviate di una colonia di massacratori urbani che credono di dover esprimere la propria personalità a suon di pugni e calci, quali sinonimi paradigmatici di rappresentativi epitaffi mortuari. In una civiltà globale cosmopolita dove l’ergastolo a vita ormai per molti non trasuda neppure un barlume d’ansia, la pena corporale diviene gioco mortale che si concretizzata in un’arena consociata piuttosto che penitenza espiabile per un reato commesso e la tracotanza arma il pugno protervo del sussiegoso bullismo di massa a discapito della benevolenza della brava gente.

Ed intanto si assiste increduli all’ennesimo atto di viltà attraverso cui l’ennesima vittima perisce sotto gli sguardi indiscreti e le recriminazioni generali dell’opinione pubblica, ma in realtà cosa cambia realmente dinanzi al millesimo scempio del degrado sociale. PENA DI MORTE esemplare per i tre assassini che, empi di virulenza virale, hanno plasmato la solidarietà in cinismo, lo svago in spregio e pietrificata l’esistenza in materia cinerea? Pura nefandezza d’animo… la possibilità di vederli fuori dal carcere tra dieci o quindici anni per buona condotta!!!

Ed intanto si assiste, incapaci di ribellione culturale, alla dipartita di un giovane “gigante buono”, poco più di un fanciullo erto alle prime luci della giovinezza, il cui reato é stato semplicemente quello di amare una vita semplice e spensierata. Perché i buoni di cuore devono soccombere dinnanzi alla torbida viltà della spavalderia degenerata?

In memoria del milionesimo martire del ludibrio del nostro tempo

(mi stringo dolcemente ai cuori dei familiari e quanti coinvolti)

Marius Creati

“La Notte Veste Villa d’Agri”, l’Alta Moda Italiana veste la valle magica dell’Agri

July 23, 2017 Leave a comment

Locandina La Notte Veste Villa D'Agri

L’Alta Moda Italiana a “La Notte Veste Villa d’Agri”

Le bellezze naturali e paesaggistiche ispirano “La Notte Veste Villa d’Agri”

Villa d’Agri – Marsicovetere (PZ) 30 luglio 2017 alle ore 20.30

Domenica, 30 luglio 2017 alle ore 20.30 nella piazza Zecchettin Villa D’Agri – Marsicovetere (PZ) si svolgerà l’evento “La Notte Veste Villa D’Agri”. La località si trova nell’angolo nord ovest della Basilicata in una valle dall’atmosfera magica in cui i colori della terra, variopinti e suggestivi, si impastano e si fondono per creare il piacere di emozioni senza tempo. E’ la Valle dell’Agri, un’ampia e verdeggiante pianura attraversata dal fiume Agri, l’antico Akiris, nel cuore del giovane Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese. Una terra immersa in una serena tranquillità che si offre al visitatore nella bellezza della sua natura, delle rigogliose aree boschive e dei pascoli verdi; in cui l’acqua, protagonista indiscussa, sgorga copiosa da antichissime sorgenti tra rivoli e torrenti. E’ la terra della luce e del silenzio, dov’è ancora possibile ascoltare il suono del vento.

La manifestazione voluta fortemente da ModArte e dal Comune di Marsicovetere è prodotta da Cool Events di Pasquale Guidi, il quale ha ormai consolidato la sua fama di  organizzatore di grandi eventi  di alta moda, non ultime, quella svoltasi a Roma, nella splendida cornice di Piazza Navona, vede il patrocinio del Comune di Marsicovetere, dell’APT Basilicata e del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese.

La serata sarà presentata dalla showgirl e conduttrice Sofia Bruscoli e dall’attore Luca Capuano, mentre la giornalista di Telenorba Francesca Rodolfo intervisterà i personaggi intervenuti e riceverà un riconoscimento per la sua sensibilità, passione, dedizione profuso per la bellezza e il suo contributo allo sviluppo della cultura e alla tutela e salvaguardia del patrimonio artistico e culturale della Basilicata e del Mezzogiorno

L’evento sarà seguito dalla rivista internazionale Book Moda, dal magazine on line UFashOn, dalla TV nazionale LA7, da Telenorba, da TV e organi di stampa locali (La Siritide.it e Radio Senise Centrale).

In passerella sfileranno stilisti internazionali del calibro di Gianni Calignano, Michele Miglionico, Koscanyo e la maison lucana Pansardi Sposa.

Ospiti delle suggestive manifestazioni il noto cantautore Davide De Marinis e direttamente da Zelig il duo comico i Senso D’Oppio, il violinista Francesco Greco, inoltre saranno presenti Antonio Extempore, affermato stilista talentino,  con il suo “Instant Fashion” realizzerà dal vivo, con il solo ausilio di stoffe e spilli, abiti unici direttamente in palcoscenico con le top model le quali indosseranno gli originali outfits e Tommaso Filiericon i suoi stupendi abiti di composizioni floreali naturali di stile botticelliano.

La scenografia è affidata a Mario Carlo Garrambone, la coreografia e regia a Matteo Giua, make up e hair styling sono a cura della Scuola Europea Accademia di Policoro e Matera, creata e gestita da Mirella D’Alessandro, le fotografie di Gigi Samueli.

Particolare attenzione sarà data  allo scopo sociale dell’evento: la campagna di sensibilizzazione sull’autismo che vede il coinvolgimento dell’ “ALAAssociazione Lucana Autismo”.

Sponsor Ufficiali: Sigma Lauria – Senise, Azienda Campofiorito – Roma, Hotel Villa Del Lago e Centro Sud Infissi – Senise.

Si ringrazia il partner sponsor Masino Gioielli – Villa d’Agri per la sua gentile collaborazione.

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Amerindiani, breve excursus sulla civiltà dei nativi americani

July 23, 2017 Leave a comment

Grandi laghi, foreste, praterie, deserti, aspre catene montuose, coste favorevoli alla pesca… è in questi ambienti, generosi o estremi, che ha inizio la storia degli Indiani o Pellerossa, i primi colonizzatori del Nord America. L’appellativo “Indiani” venne loro attribuito da Cristoforo Colombo, erroneamente convinto di essere approdato nelle Indie asiatiche. Amerindi, Amerindiani, abbreviazioni di “American Indians” oppure Nativi americani o “Indios”, se si utilizza la forma spagnola, sono altri nomi con cui i celebri Indiani d’America vengono designati.

Si tratta, in realtà, di un gran numero di gruppi etnici che, pur condividendo alcuni tratti culturali, non sono un insieme omogeneo come si tende erroneamente a pensare, differenziandosi per struttura sociale, lingua, religione, origine geografica all’interno degli attuali Stati Uniti, per usi, costumi e valori. Si calcola che prima della colonizzazione europea le popolazioni indigene del continente americano ammontassero a circa 90 milioni di individui, per la maggior parte concentrati nel Messico e nella regione delle Ande. Durante il Pleistocene, a seguito di periodici abbassamenti delle temperature che causarono il congelamento di gran parte delle acque del globo terrestre, in particolare alle alte latitudini, lo stretto di Bering divenne un ponte naturale di collegamento tra 2 continenti: Asia e America settentrionale. L’ipotesi accolta quasi all’umanità ritiene che gli Indiani discendano da popolazioni asiatiche giunte in Alaska dalla Siberia nord-orientale nel periodo glaciale: gruppi numerosi avrebbero attraversato lo stretto di Bering, allora coperto di ghiacci, in successive ondate migratorie. Alcuni studiosi fanno risalire le migrazioni a 30.000 anni fa, sulla base di studi comparati tra diversi linguaggi ed analisi delle caratteristiche genetich, mentre prove più dirette, basate su ritrovamenti archeologici, si riferiscono ad epoche posteriori, in particolare al 22.000 a.C. per il Canada, al 21.000 a.C. per il Messico e al 18.000 a.C. per il Perù. Il Sud del continente americano è stato raggiunto nel 10.000 a.C.

Se, come sosteneva Kant, non è possibile insegnare la geografia senza la storia o se ancora la geografia può essere definita come storia nello spazio, è giusto ripercorrere le tappe storiche salienti dei Nativi d’America. Era il 12 ottobre 1492 del calendario giuliano (corrispondente al 21 ottobre del nostro calendario gregoriano) quando, sull’isola ribattezzata San Salvador, ebbe luogo l’incontro tra Cristoforo Colombo ed i suoi compagni di viaggio, da una parte, e gli Indiani Taino dall’altra. Colombo sbarcò con i Pinzón, gli inviati reali e alcuni marinai, rendendo possesso dell’isola a nome dei Re di Spagna. A poco a poco gli indigeni, timorosi, incominciarono ad apparire tra la vegetazione. Erano completamente nudi e non conoscevano le armi. Si trattava dei ‘Taínos, della famiglia degli Araucos. Colombo e i suoi cominciarono a chiamarli ‘Indios’, credendo che fossero abitanti dell’India. Se l’incontro tra gli spagnoli e gli indigeni causò la meraviglia dei primi, già abituati alle esplorazioni africane e delle isole oceaniche vicine al vecchio continente, nei secondi dev’esser stato qualcosa di eccezionale e meraviglioso (meraviglioso per poco tempo, dato che poi si convertì in una maledizione mortale!). Gli indios osservarono con stupore le tre enormi “case” che galleggiavano e i loro abitanti bianchi, barbuti, armati e ricoperti di panni e di metalli. Non sapendo scrivere e possedendo una cultura primitiva non potettero trasmettere le loro impressioni su quegli ‘dei’ che venivano dal cielo. Le culture realmente sviluppate si trovavano molto distanti, in Messico e in Perù.

Facciamo un balzo in avanti nel tempo. Nel 1755 Inglesi e Francesi iniziarono una guerra per possedere la valle dell’Ohio, cui presero parte anche gli Indiani: gli Irochesi, alleati agli Inglesi, gli Algonchini, dalla parte dei Francesi. La guerra, chiamata “guerra dei sette anni” terminò nel 1763 con la vittoria degli Inglesi, siglata nel Trattato di Parigi. Nel 1763 il Parlamento concesse ai Nativi il diritto di rimanere sulle terre non ancora cedute, garantendo la tranquillità alle loro popolazioni ma, intorno al 1770, gli Irochesi furono costretti a firmare il Trattato di Stanwick che li obbligava a spostarsi più a ovest e ad abbandonare le terre dove avevano sempre vissuto. I coloni europei si espansero sui territori dei Nativi e, infrangendo il trattato del 1763, scacciarono i Delaware e gli Shawnee, ponendosi contro gli Inglesi che erano favorevoli ad una alleanza con i Nativi. Negli anni successivi, proseguironole guerre fra Inglesi e Americani, alle quali i Nativi presero parte, ma quando nel 1787 nacquero gli Stati Uniti, per tutte le tribù indiane fu l’inizio della fine. Il primo presidente Washington, intraprese una guerra contro gli Indiani che portò alla battaglia di Fallen Timbers, dove gli Indiani subirono una forte sconfitta ad opera dell’esercito americano guidato dal generale Waine, complice il tradimento degli Inglesi che, in un primo tempo, avevano promesso loro aiuto. Nell’agosto del 1795, invece, le tribù Shawnee e Miami furono costrette a firmare il trattato di Greenville con il quale persero circa 60.000 chilometri quadrati del loro territorio. Fu proprio alla luce di questi avvenimenti che Tecumseh, divenuto da giovane capo della tribù Shawnee, iniziò un lungo viaggio in tutto il Nord America, con l’intento di convincere gli altri capi a creare uno stato indiano nel quale riunire tutte le tribù.

La fama espansionistica dell’uomo bianco crebbe sino al 1830, anno in cui il Congresso Americano votò l’ “Indian Removal Act”, col quale numerosissime tribù del sud-est furono costrette a lasciare le loro terre, trasferendosi ad ovest del grande fiume Mississippi. Tra il 1862 e il 1868, nonostante fosse in corso la Guerra di Secessione, il generale Carleton e Kit Carson attaccarono i Navajo che rifiutarono di trasferirsi in una riserva ad est del New Mexico. Dopo anni di lotte, stremata dalla fame e dalla malattia, la tribù accettò il trasferimento. Lo stesso trattamento venne riservato agli Apache, capeggiati da Mangas Coloradas e Cochise. – Nel 1864 i Cheyenne presero d’assalto un treno merci. Il colonnello Chivington, in risposta, attaccò il villaggio di Sand Creek, nonostante gli Indiani esposero la bandiera bianca in segno di resa, senza risparmiare donne e bambini I Sioux, invece, guidati da Nuvola Rossa e da Cavallo Pazzo, per vendicare Sand Creek, attirarono in un’ imboscata un reggimento dell’esercito, uccidendo tutti gli uomini. Nel 1872 furono i Modoc a fuggire da una riserva in cui erano stati confinati assieme ai Klamath con i quali non erano in buoni rapporti. Guidati da Kintpuash (Capitan Jack), raggiunsero le loro terre sui Lava Beds, resistendo a lungo all’inseguimento degli Americani grazie all’astuzia del loro capo e al territorio impervio, fino a che Kintpuash non venne catturato e impiccato.

Il 1876 fu un anno importantissimo nella storia dei Nativi poiché i Sioux di Toro Seduto e Cavallo Pazzo si unirono ai Cheyenne di Due Lune, tenendo una grande cerimonia chiamata “Danza del Sole” sulle rive del fiume Rosebud. Dopo qualche giorno vennero attaccati dalle truppe del generale Crook, ma dopo uno scontro durissimo Cavallo Pazzo e i suoi uomini resistettero e ne uscirono vincenti. Al generale Custer venne successivamente ordinato di andare in avanscoperta, ma egli, senza aspettare i rinforzi, decise di attaccare. Toro Seduto, avvisato dell’arrivo dei soldati, riuscì ad organizzare insieme agli altri capi una difesa che si trasformò in poco tempo in attacco. I soldati di Custer vennero travolti nella famosa battaglia del Little Big Horn, che rappresenta la vittoria più importante nella storia dei Nativi. Nel 1878, dopo la battaglia di Little Big Horn, i Cheyenne e gli Arapaho accettarono di andare a vivere nelle riserve, con la promessa del governo americano di poter fare ritorno alle loro terre qualora la riserva non fosse stata di loro gradimento. Non appena la riserva si rivelò arida e priva di selvaggina da cacciare, i Nativi, guidati da Coltello Spuntato e Piccolo Lupo, iniziarono una fuga per poter tornare nelle loro terre, ottenendo, dopo anni di scontri e numerose perdite di uomini, una riserva nei loro territori. Fra il 1891 e il 1898 tutti i Nativi vennero relegati per sempre nelle riserve, ad eccezione dei Chippewa che diedero origine ad una rivolta, terminata in un bagno di sangue. Dal 1900 in poi nacquero associazioni sensibili ai problemi degli Indiani, volte a salvaguardare la cultura e la vita dei popoli nelle riserve e nel 1934 , con l’Indian Reorganization Act, gli Indiani riuscirono ad ottenere qualche diritto in più e la restituzione di piccola parte dei territori loro sottratti nel corso di decenni di guerre.

Fonte: MeteoWeb

San Michele Arcangelo, sette santuari dedicati all’arcangelo

July 18, 2017 Leave a comment

 

Sapete cosa abbiano in comune le due isole tidali di St Michael’s Mount in Cornovaglia e Mount Saint-Michel in Normandia, l’isolotto di Skellig Michael in Irlanda, la Sacra di San Michele in Val di Susa, il santuario di San Michele Arcangelo presso Foggia, il Monastero dell’isola di Symi, in Grecia, ed il Monastero del Monte Carmelo in Israele?

La risposta è che sono tutti santuari dedicati all’arcangelo San Michele, il cui culto, di origine orientale, risale all’imperatore Costantino, che fece per primo erigere un maestoso santuario a Costantinopoli, il Micheleion.

1 – Il viaggio inizia da Skelling Island in Irlanda:

Verso la fine del V secolo, il culto si diffuse rapidamente in tutta Europa a seguito della presunta apparizione dell’arcangelo Michele a San Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto, l’8 maggio del 490, ed alla conseguente edificazione del già citato santuario di San Michele in Puglia in suo onore, tempio che divenne meta, nel Medioevo, di un ininterrotto flusso di pellegrinaggio in partenza verso la Terrasanta.

2 – Sotto, Saint Michael’s Mount in Cornovaglia:

Verso la fine del V secolo, il culto si diffuse rapidamente in tutta Europa a seguito della presunta apparizione dell’arcangelo Michele a San Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto, l’8 maggio del 490, ed alla conseguente edificazione del già citato santuario di San Michele in Puglia in suo onore, tempio che divenne meta, nel Medioevo, di un ininterrotto flusso di pellegrinaggio in partenza verso la Terrasanta.

2 – Sotto, Saint Michael’s Mount in Cornovaglia:

Giungo a Marazion, un pittoresco borgo marinaro a sud-ovest della Cornovaglia, adagiato su di una baia, la Mount’s Bay, e la vista di St Michael’s Mount mi toglie il respiro: l’isolotto, meta del mio viaggio, è vicinissimo e si staglia, verdeggiante, contro un cielo insolitamente limpido, in una giornata di sole accecante, come di tanto in tanto accade a queste latitudini.

Giungo a Marazion, un pittoresco borgo marinaro a sud-ovest della Cornovaglia, adagiato su di una baia, la Mount’s Bay, e la vista di St Michael’s Mount mi toglie il respiro: l’isolotto, meta del mio viaggio, è vicinissimo e si staglia, verdeggiante, contro un cielo insolitamente limpido, in una giornata di sole accecante, come di tanto in tanto accade a queste latitudini.

3 – Sotto, Mont Saint Michel in Francia:

La baia che circonda l’isola si rivela calma e rassicurante solo per brevi istanti, ai miei occhi di turista innamorata della Cornovaglia, perché mi viene subito spiegato che dall’Ottocento in poi si sono registrati più di 150 naufragi in queste acque, che possono diventare inaspettatamente infide per i naviganti.

St Michael’s Mount, che nel dialetto locale è chiamato « Karrek Loos Yn Koos», che tradotto suona come «la grigia roccia nel bosco», era forse l’antica Ictis, il luogo in cui nell’antichità i mercanti convergevano per acquistare lo stagno estratto in Cornovaglia.

4 – Sacra San Michele in Val di Susa:

Secondo la leggenda San Michele sarebbe apparso nel 495 a un gruppo di benedettini provenienti da Mont Saint-Michel in Normandia e così, quando Edoardo il Confessore fece dono dell’isola all’abate Bernard Le Bec nell’XI secolo, apparve naturale consacrare l’abbazia al miracoloso arcangelo. D’altronde, con l’omonima isola francese, St Michael’s Mount condivideva la natura tidale, la forma conica e l’essere l’ambita meta di pellegrinaggio per più di tre secoli, finendo per diventare uno dei più importanti centri religiosi e culturali del Medioevo inglese.

5 – Basilica di San Michele in Monte Sant’Angelo:

trasformata in un avamposto militare, a difesa di eventuali attacchi spagnoli o francesi. Quando nel 1588 l’Invincibile Armada spagnola (che gli inglesi, con un certo disprezzo chiamano semplicemente «Spanish Armada», «Armata spagnola»), ovvero la flotta di Filippo II che mirava a punire l’avversaria inglese, fu avvistata sull’isola di St Michael’s Mount, fu acceso subito un faro per segnalare a Londra l’imminente arrivo delle navi nemiche, atto che fu replicato ovunque sulle coste meridionali del paese.

Nel 1650 St Michael’s Mount fu acquistata da Sir John St Aubyn per divenire una sontuosa dimora gentilizia, destinata a trasformarsi in un vero e proprio castello in epoca vittoriana, grazie all’opera dell’architetto Piers St Aubyn, appartenente alla medesima famiglia nobiliare che da secoli detiene il possesso dell’isola.

6 – il Monastero di San Michele a Symi:

La bassa marea è il momento in cui questo piccolo gioiello, altrimenti raggiungibile in barca, si riunisce alla terraferma, il momento ideale per respirare i profumi delle piante esotiche che prosperano nell’isola dal XVIII secolo. Questo delizioso lembo di terra dal nome poetico ha anche una posizione non casuale: fa parte, infatti, dei sette luoghi sacri dedicati all’arcangelo San Michele. Curiosamente, tutti i luoghi, dall’isola di Skellig Michael, che è quella che è situata più a nord, al Monastero del Monte Carmelo, appaiono allineati su di una retta che, prolungata in linea d’aria, conduce idealmente a Gerusalemme.

Questa misteriosa linea immaginaria secondo alcuni non rappresenterebbe altro che il colpo di spada con cui l’arcangelo San Michele respinse il demonio, relegandolo per sempre all’inferno.

7 – Sotto, il Monastero del Monte Carmelo ad Haifa, punto terminale della linea dell’Arcangelo:

La misteriosa linea sacra dei luoghi di culto di San Michele, principe della milizia celeste, invocato contro Lucifero e gli spiriti maligni, sorge su una delle cosiddette «lay lines», ossia una delle linee rette che toccano dei punti particolari nel mondo, considerati emanatori di forti energie, di alto valore simbolico e di spiritualità sin da epoche molto antiche.

L’allineamento dei santuari, situati ad una distanza simile tra loro tra loro, in perfetto allineamento con il tramonto del sole nel giorno del Solstizio d’estate, rimandano forse all’invito al viandante a seguire la strada della rettitudine morale e del rispetto delle regole divine.

Giovanna Potenza

 

“Robert Indiana”, mostra del celebre artista presso la Pinacoteca Comunale Casa Rusca, Locarno

July 18, 2017 Leave a comment
Robert Indiana
Fino al 13 agosto 2017

Riconosciuto a livello internazionale per le sue opere, Robert Indiana è il protagonista di un’ampia esposizione attualmente visitabile alla Pinacoteca Casa Rusca. Si tratta della prima personale del celebre artista statunitense in un museo svizzero.

La mostra fa seguito alle ampie retrospettive promosse al MoMA, al Whitney Museum di New York e in altri grandi musei americani ed europei, ultimo dei quali, in ordine di tempo, il Museo di Stato russo di San Pietroburgo, dove una personale dell’artista è stata organizzata lo scorso anno. Numerose tra le più significative opere di Indiana di quest’ultima rassegna sono presentate in questa occasione, unitamente ad altri dipinti e sculture raramente visibili.

Il percorso espositivo, che vede susseguirsi una sessantina di opere, si snoda a partire da significativi esempi di dipinti su legno della fine degli anni ’50, dove si nota la predilezione di Indiana per i motivi geometrici, scaturita soprattutto dal confronto diretto con esponenti del movimento minimalista come Ellsworth Kelly, Agnes Martin e Jack Youngerman.
Si affronta successivamente la sua evoluzione artistica dei decenni seguenti, in particolare l’importanza assunta dalle parole, dai numeri e dai segni elaborati a partire dall’osservazione del panorama americano e sempre più protagonisti assoluti delle sue opere. Infatti così dichiarava l’artista in un’intervista al New York Times: “Ci sono più segni che alberi in America. Ci sono più segni che foglie. Per questo penso a me stesso come a un pittore del paesaggio americano“.

Robert Indiana, al secolo Robert Earl Clark, nato a New Castle nel 1928, è riconosciuto come una delle voci leader della Pop Art, insieme a Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg, Tom Wesselmann e James Rosenquist. Tuttavia si distingue dai colleghi per la peculiarità della sua arte, con riferimenti alle proprie radici culturali e pittoriche, in cui fonde idea, parola e immagine. Il suo pensiero artistico è al tempo stesso visivo e verbale: consapevole del fatto che il linguaggio gioca un ruolo nel processo del pensiero e questo include la sua identificazione con qualcosa di visivo, nei suoi lavori fa emergere le immagini dalle parole e, viceversa, le parole dalle immagini.

Tra i fenomeni più straordinari dell’arte degli ultimi 50 anni, Indiana dimostra una costante vitalità e ricchezza d’ispirazione, unitamente alla capacità di avere esplorato i grandi temi dell’esistenza attraverso gli occhi della memoria, di avere espresso la propria comprensione personale delle aspirazioni e dei fallimenti associati al “sogno americano” e di essere stato un precursore nell’uso dei segni e del linguaggio ampiamente adoperato dagli artisti contemporanei.

In mostra non manca la famosissima LOVE, opera che ha segnato il culmine della fama dell’artista. Nata come cartolina natalizia del MoMA a metà degli anni ’60, è stata in breve tempo assurta a simbolo del movimento pacifista, per poi affermarsi come marchio della Hippie Generation. Oggi è un’icona mondiale assoluta dell’arte contemporanea, fra le immagini più replicate al mondo.

Pinacoteca Casa Rusca
Piazza S. Antonio
CH-6600 Locarno
Svizzera
+41 (0)91 756 31 85
servizi.culturali@locarno.ch
www.museocasarusca.ch

Koh Tao, i decessi enigmatici dell'”isola della morte”

July 12, 2017 Leave a comment

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In Thailandia, mistero su sorte sette turisti occidentali da 2014

Sabbia dorata e acque cristalline, fondali da sogno per le immersioni, visitatori giovani e spensierati: Koh Tao avrebbe tutto per far parlare di sé solo in termini positivi. Ma la piccola isola nel Golfo di Thailandia è ora famosa per ben altro: dal 2014 sette turisti occidentali, tutti meno che trentenni, sono morti qui in circostanze misteriose. Troppi, per un paradiso tropicale. Tanto che i tabloid inglesi – cinque delle sette vittime erano britanniche – hanno soprannominato Koh Tao “death island”: l’isola della morte.

L’ultimo caso sospetto è quello della trentenne belga Elise Dallemagne, morta a fine aprile e ritrovata impiccata nella foresta con il corpo sfigurato dai varani. La polizia ha prima puntato il dito contro il guru di un ashram indiano di cui la giovane faceva parte, ma ora propende per il suicidio: un’ipotesi che la madre però esclude. Se se ne parla a due mesi di distanza, è perché il caso è stato riaperto solo dopo la tardiva rivelazione di un quotidiano locale. Il mistero e il muro di gomma delle autorità locali hanno rilanciato la nomea che da anni rincorre l’isola, 21 kmq con duemila residenti e centinaia di migliaia di turisti – in particolare backpacker – l’anno. E’ noto che potenti clan locali protetti da influenti politici vicini all’attuale giunta militare controllano l’isola, con la connivenza della polizia.

Il doppio omicidio del settembre 2014, quando gli inglesi Hannah Witheridge e David Miller furono massacrati di notte sul bagnasciuga, è l’unico delitto “ufficiale”. La “maledizione di Koh Tao” non si è però esaurita lì. Nel gennaio 2014, il corpo dell’inglese Nick Pearson fu recuperato in mare. Un anno dopo, il francese Dimitri Povse venne ritrovato impiccato, e la giovane inglese Christina Annesley morì per un mix di alcol e antibiotici. Nel 2016, il britannico Luke Miller annegò in piscina. E dallo scorso febbraio si sono perse le tracce di una turista russa.

Con oltre 32 milioni di visitatori stranieri l’anno, è normale che dei turisti muoiano nel “Paese dei sorrisi”: l’alto tasso di incidenti stradali, le scarse misure di sicurezza e l’alto uso di droghe e alcol specie da parte di giovani occidentali sono un fattore. Ma nel caso di Koh Tao, ognuna di queste morti è tuttora circondata dai sospetti di omicidio, con versioni della polizia altamente dubbie. L’annegato Pearson? Caduto dagli scogli, anche se il cadavere non aveva fratture. L’impiccato Povse? Suicidio, nonostante avesse le mani legate. I genitori della Annesley e di Miller non credono alla versione ufficiale.
Quanto alla polizia, il suo primo istinto pare sempre essere quello di dichiarare il caso risolto il prima possibile.

Tra le autorità thailandesi, da quelle provinciali ai ministeri, è evidente l’interesse primario nel proteggere la gallina d’oro del turismo, che contribuisce a oltre il 10 per cento del Pil.
Così si spiegano i tentativi di mettere a tacere le versioni non gradite: per l’uso del termine “isola della morte”, la provincia di Surat Thani – di cui Koh Tao fa parte – ha denunciato per diffamazione il quotidiano locale che ha fatto lo scoop sul caso Dallemagne. Il silenzio ha un prezzo: per il doppio delitto del 2014, al termine di indagini farsesche, sono stati condannati a morte due birmani largamente considerati capri espiatori. Ma i turisti dimenticano in fretta. E a Koh Tao, chi ha svariati segreti da nascondere è pronto ad accoglierli con un sorriso.

Fonte: Ansa

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