Muore Luciano De Crescenzo, scrittore, regista attore e conduttore televisivo italiano

July 18, 2019 Leave a comment

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Luciano De Crescenzo è morto oggi a Roma, all’età di 90 anni. Lo scrittore, regista, attore e conduttore televisivo era nato a Napoli il 18 agosto 1928. Da alcuni giorni era ricoverato in ospedale. La conferma arriva dalla casa editrice Mondadori che ha pubblicato tutti i suoi libri. Da tempo le sue condizioni di salute – lui che da anni soffriva di una malattia neurologica – non erano delle migliori. A portarlo via, le conseguenze di una polmonite. Nonostante un lieve miglioramento nella giornata di ieri, oggi la più triste delle notizie.

Domani, venerdì 19 luglio, sarà allestita nella Sala della Protomoteca in Campidoglio la camera ardente di De Crescenzo. L’apertura al pubblico è dalle 10 alle 20. È quanto fa sapere una nota del Campidoglio.

Lo scrittore, che aveva abbandonato la professione di ingegnere per la cultura, è morto al Policlinico Gemelli dove era stato ricoverato. Debuttò come scrittore nel 1977 con Così parlò Bellavista, che vendette oltre 600 mila copie. Renzo Arbore e Marisa Laurito, amici stretti dello scrittore Luciano De Crescenzo, erano con lui in ospedale – secondo quanto si apprende – accompagnandolo fino alla fine. De Crescenzo è morto oggi, intorno alle ore 16.00, presso il Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS per le conseguenze di una grave malattia.

Raccontò Napoli. ​Dietro l’aria sorniona e un personaggio minuziosamente costruito negli anni, è stato prima di tutto un umanista, che ha fatto dell’ironia e della divulgazione le sue bandiere espressive, intingendo il tutto in un umorismo sapido e colto e traducendo la filosofia greca nel buonsenso comune. Luciano De Crescenzo avrebbe compiuto 91 anni il 18 agosto.

Nato a Napoli nel 1928, quartiere San Ferdinando, zona Santa Lucia, esemplare tipico dell’intellettuale partenopeo, Luciano De Crescenzo, figlio di un fabbricante e negoziante di pellami, ha svelato negli anni e a modo suo, ogni dettaglio della sua biografia: dai genitori che si conoscono «in fotografia» grazie a una popolare sensale del tempo fino alle marachelle col compagno di scuola Carlo Pedersoli in arte Bud Spencer; dall’apprendistato nella ditta del padre ai brillanti studi in ingegneria idraulica passando per i giorni di guerra a Cassino. Con una scelta anticonformista, dopo aver fatto carriera da informatico alla Ibm, lascia il lavoro e si dedica alla scrittura usando le armi del surreale e del paradosso in «Così parlo Bellavista» (1977). Lo scopre Maurizio Costanzo che lo trasforma in opinionista nel suo programma di successo «Bontà loro». La simpatia bonaria del personaggio, la complicità con il conduttore e l’oggettivo successo delle qualità narrative di De Crescenzo portano il libro a vendere oltre 600.000 copie e l’autore a ripetere il suo «doppio» letterario in nuove storie mentre la passione per il cinema e la frequentazione della tv lo incitano a passare dietro la macchina da presa.

Avverrà proprio con «Bellavista» nel 1984 ma prima, con la complicità dell’amico Roberto Benigni e poi con la guida di Renzo Arbore, mette a fuoco le sue doti di attore e improvvisatore ne «Il Pap’Occhio» (1980) per poi ritrovare gli stessi amici tre anni dopo in «FF.SS» sempre con la regia di Arbore. Nel 1984, Luciano si mette in proprio adattando per lo schermo «Così parlò Bellavista» seguito nell’85 da «Il mistero di Bellavista». Sono commedie di buon successo ma in fondo non soddisfano la passione del divulgatore culturale che è in lui e che si sfoga invece in una lunga serie di best seller tra la narrativa, la barzelletta e la saggistica, attingendo sempre più spesso agli umori della cultura partenopea e al mito della Magna Grecia. Proverà a coniugare le sue passioni più sofisticate nel surreale «32 dicembre» del 1988 che è un trattatello a episodi sulla relatività del tempo ispirato a un’altra delle sue prove letterarie: «I dialoghi di Bellavista».

Luciano De Crescenzo firmerà il suo ultimo film, e il più personale, nel 1995 con una delle amiche più care, Isabella Rossellini, e Teo Teocoli: «Croce e delizia». In compenso da allora ha trovato in Lina Wertmuller una nuova complice che per due volte lo ha convinto ad apparire nei suoi film, «Sabato, domenica e lunedì» e poi «Francesca e Nunziata». Sempre attivo sul fronte editoriale con un totale di 50 libri pubblicati, De Crescenzo ha invece drasticamente ridotto e poi annullato le sue presenze in tv fin dal 2007. L’autunno del patriarca non è dei più felici: una noiosa e persistente malattia neurologica ne ha limitato quella socialità immediatamente intima che tante soddisfazioni gli ha regalato, consacrandolo come sofisticato e popolarissimo intellettuale partenopeo, erede dei Caccioppoli, dei Croce, Rea, La Capria e di una cultura che ha le sue radici nella culla del Mediterraneo.

Fonte: Il Messaggero

Muore Andrea Camilleri, scrittore regista e drammaturgo della letteratura italiana del Novecento

July 17, 2019 Leave a comment

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LO SCRITTORE E REGISTA SICILIANO MUORE A 93 ANNI. TRA GLI AUTORI PIÙ AMATI E LETTI DELLA SCENA LETTERARIA ITALIANA CONTEMPORANEA, CAMILLERI HA DATO VITA AL COMMISSARIO MONTALBANO, PERSONAGGIO LETTERARIO DIVENTATO CELEBRE IN TUTTO IN MONDO ANCHE GRAZIE ALLA SERIE TELEVISIVA MANDATA IN ONDA DALLA RAI

È morto a Roma, all’età di 93 anni, Andrea Camilleri, scrittore, regista e drammaturgo tra i più noti, letti e amati della scena letteraria italiana del Novecento, inventore del celebre Commissario Montalbano, protagonista della serie di romanzi pubblicati da Sellerio, poi diventata un cult televisivo mandato in onda da Rai 1. Camilleri, colpito da un arresto cardiaco lo scorso 17 giugno, era stato ricoverato all’ospedale Santo Spirito della Capitale. Il 15 luglio avrebbe dovuto essere di scena alle Terme di Caracalla a Roma, con lo spettacolo Autodifesa di Caino, in cui avrebbe raccontato in prima persona la storia di Caino, e le ragioni che lo hanno spinto ad uccidere il fratello Abele. Camilleri lo scorso anno era stato già in scena nella doppia veste di autore e attore al Teatro Greco di Siracusa con Conversazione su Tiresia, una narrazione – anche in questo caso – in prima persona che ricostruisce la storia del celebre indovino tra mitologia, fonti letterarie e teatro. “Se potessi vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza a raccontare storie e alla fine del mio ‘cunto’, passare tra il pubblico con la coppola in mano”, diceva spesso Camilleri.

ANDREA CAMILLERI. LA VITA, LA SICILIA, LA LETTERATURA

Nato a Porto Empedocle (AG) nel 1925, Andrea Camilleri studia al Liceo Classico “Empedocle” di Agrigento, dove nel 1943 consegue la maturità. In quegli anni vive il dramma della guerra, e inizia a girare per la Sicilia, “una sorta di mezzo periplo della Sicilia a piedi o su camion tedeschi e italiani sotto un continuo mitragliamento per cui bisognava gettarsi a terra, sporcarsi di polvere, di sangue, di paure”, come raccontava lo stesso scrittore. Tra il 1946 e il 1947 vive a Enna, momento che si rivela cruciale per la sua formazione letteraria: in questi anni scopre gli autori Nino Savarese, Francesco Lanza e Franco Enna, e nel 1947 vince anche il Premio Firenze come poeta. Nel frattempo si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Palermo, ma non consegue la laurea. La passione per il teatro e la drammaturgia lo porta a frequentare nel 1949 l’Accademia di Arte Drammatica Silvio d’Amico, come allievo regista. Termina gli studi nel 1952, e da quel momento dirige più di cento opere, soprattutto drammi di Pirandello. È il primo in Italia a portare sulla scena Beckett con Finale di partita (Teatro dei Satiri di Roma, 1958), oltre a dirigere spettacoli di Ionesco, Adamov e T.S. Eliot. Nel frattempo continua la sua attività di scrittore di poesie e racconti: questi ultimi vengono pubblicati su riviste e quotidiani come L’Italia Socialista e L’Ora di Palermo. Nel 1957 vince un concorso alla RAI, dove dal 1958 al 1965 e dal 1968 al 1970 insegna al Centro Sperimentale di Cinematografia. Negli anni Sessanta inoltre è delegato alla produzione di diversi sceneggiati mandati in onda dall’emittente.

ANDREA CAMILLERI SCRITTORE. IL COMMISSARIO MONTALBANO

Risale al 1978 la pubblicazione del romanzo Il corso delle cose, da cui poi è stato tratto lo sceneggiato televisivo La mano sugli occhi. Vigata, il piccolo centro siciliano inventato da Camilleri in cui è ambientato il Commissario Montalbano (si tratta in realtà della trasposizione letteraria della nativa Porto Empedocle), appare per la prima volta nel 1980 in Un filo di fumo, romanzo edito da Garzanti. La collaborazione con Sellerio inizia negli anni Ottanta, ma è nel decennio successivo che il rapporto tra lo scrittore e l’editore si intensifica: è del 1994 La forma dell’acqua, il primo romanzo poliziesco con protagonista il Commissario Montalbano, il primo di una lunga serie, fino ad arrivare ai nostri giorni. La concessione del telefono, La mossa del cavallo, La pazienza del ragno, La luna di carta, La vampa d’agosto, Il campo del vasaio, La caccia al tesoro, il sorriso di Angelica sono solo alcuni tra i titoli più celebri delle indagini del Commissario Montalbano, interpretato nell’omonima serie televisiva dall’attore Luca Zingaretti. Scrive anche per altre case editrici, come Il colore del Sole (un racconto sulla vita di Caravaggio), Vucciria (dedicato a Guttuso) e Il cielo rubato. Il caso Renoir, romanzi pubblicati da Mondadori e Skira e dedicati ai grandi pittori; nel 2009 è la volta di La tripla vita di Michele Sparacino, edito da Rizzoli. Risale allo scorso anno invece I tacchini non ringraziano, una raccolta di racconti pubblicata da Salani dedicata agli animali, con illustrazioni realizzate dall’artista Paolo Canevari. L’ultimo romanzo scritto da Camilleri, uscito in queste settimane, è Il cuoco dell’Alcyon, attualmente al primo posto della classifica dei libri più venduti in Italia.

– Desirée Maida

Fonte: Artribute

“Domenico Ventura. Le Malelingue”, personale dell’artista a Casa Vuota a Roma

June 8, 2019 Leave a comment

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Domenico Ventura. Le Malelingue

Una mostra cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo

Roma, Casa Vuota (via Maia 12, int. 4A)

12 giugno – 21 luglio 2019

Inaugurazione: mercoledì 12 giugno 2019, ore 18:30

In mezzo a un gruppo di signore intente a mangiare un gelato, una con gli occhiali spessi guarda dritto verso di noi. È, il suo, uno sguardo corale e inquisitorio, lo sguardo delle malelingue. Sembra di poter ascoltare i pensieri che stanno dietro a questo sguardo, che presto prenderanno aria in forma di chiacchiera e pettegolezzo, tra una cucchiaiata e l’altra di gelato. S’intitola “Le Malelingue” la personale di Domenico Ventura che Casa Vuota a Roma ospita dal 12 giugno al 21 luglio 2019. A cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo, la mostra s’inaugura mercoledì 12 giugno alle ore 18:30 in via Maia 12 ed è visitabile su appuntamento. 

È un’occasione imperdibile per immergersi nell’universo figurativo bizzarro, assurdo e surreale di Ventura, un artista schivo, appartato e forse proprio per questo sorprendente, sapiente artefice di una pittura riconoscibile e personalissima, formalmente composta e raffinata che tuttavia disorienta lo spettatore con soggetti ambigui e situazioni destabilizzanti e paradossali, dietro un’apparente verosimiglianza. Le stanze dell’appartamento del Quadraro trasformato in spazio espositivo, ancora rivestite di vecchie carte da parati sdrucite e strappate, sono l’ambientazione ideale per i racconti a volte iperbolici e a volte boccacceschi che Domenico Ventura dispiega nelle scene della sua pittura e sembrano riempirsi degli echi di un vociare di paese. La voce di Altamura, sulle Murge pugliesi, terra d’origine dell’artista, ma anche la voce di Roma, dei suoi quartieri e delle sue borgate. Che siano ambientate tra i mobili di una casa oppure che siano scorci di esterni, vedute di piazza, feste di popolo, scenari campestri, le narrazioni vernacolari di Ventura sono caratterizzate da una dovizia di particolari e da un gusto della deformazione, dell’iperbole, dell’esasperazione. Si reggono non solo su una perizia tecnica davvero notevole ma anche su una profonda capacità di scavo psicologico che ha radici antiche e nobili, a partire dai ritratti grotteschi e caricaturali di Leonardo da Vinci. Uno sguardo corale e appassionato, umanissimo e molesto, abbraccia tutti i personaggi della pittura di Domenico Ventura nel vortice di una contagiosa maldicenza che dice tutto e tutto tace, per quieto vivere e senso del pudore.

Domenico Ventura (1942) è nato e vive ad Altamura. Si forma all’Accademia di Belle Arti di Napoli con Giovanni Brancaccio. Esordisce giovanissimo con una peculiare e corente ricerca nel campo della figurazione, facendo numerose personali in Puglia e ponendosi in controtendenza rispetto agli orientamenti artistici del tempo. Alla fine degli anni Settanta varca i confini della regione con – tra le altre mostre – una personale alla Galleria Eros di Milano. Tra le ultime personali si ricordano nel 2017 “Scherzetto” al Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Palazzo Lanfranchi a Matera curata da Marta Ragozzino, nel 2014 “Domenico Ventura da Altamura” presso lo Studio Abate di Roma a cura di Takeawaygallery, nel 2012 “Spazio Privato” alla Majazzin House Gallery di Altamura e nel 1999 “Cosa avrà in mente Domenico Ventura per Piazza Sedile?” a Matera a cura di Elvio Porcelli. Nel 1999 inoltre Massimo Guastella cura il suo catalogo monografico intitolato “Cattivi pensieri”.

INFORMAZIONI TECNICHE:

TITOLO DELLA MOSTRA: LE MALELINGUE

AUTORE: Domenico Ventura

A CURA DI: Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo

LUOGO: Casa Vuota – Roma, via Maia 12, int. 4A

QUANDO: dal 12 giugno al 21 luglio 2019

ORARI: visitabile su appuntamento

VERNISSAGE: mercoledì 12 giugno 2019, ore 18:30

INFORMAZIONI: cell. 392.8918793 | email vuotacasa@gmail.com | INGRESSO GRATUITO

“Parole d’oro. Spiritualità, Arte e Musica”, mostra di libri miniati della Cattedrale di Bergamo

June 6, 2019 Leave a comment
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PAROLE D’ORO. SPIRITUALITA’, ARTE E MUSICA
dal 07 giugno al 07 settembre 
Mostra di libri miniati della Cattedrale di Bergamo
Per la prima volta l’insieme dei libri miniati della Cattedrale e della Basilica di Santa Maria Maggiore viene raccolto in una presentazione congiunta, favorita anche dalla vicinanza tra le due sedi espositive, il Museo e Tesoro della Cattedrale e la Biblioteca civica, affacciate l’una di fronte all’altra tra piazza del Duomo e piazza Vecchia, luoghi simbolici dell’amministrazione civile e religiosa, della storia e della cultura di Bergamo. L’esposizione riporta ad un tempo in cui la liturgia, attraverso la preghiera cantata, scandiva il ritmo delle giornate, in cui i preparativi e la ritualità per le cerimonie segnavano i giorni di solennità, in cui la fruizione del testo sacro incantava gli occhi e faceva vibrare l’anima.

La mostra sarà accessibile secondo gli orari di apertura delle sedi espositive.

L’ingresso è gratuito per la Biblioteca mentre per il Museo della Cattedrale il biglietto è pari 5 euro (ridotto 3 euro).

L’inaugurazione della mostra sarà giovedì 06 giugno alle ore 20.30 a partire dalla Biblioteca civica.
Seguirà rinfresco.

“Monologo di doratura – infinito”, mostra del maestro PAHSI LI presso Villa Reale di Monza

June 6, 2019 Leave a comment

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La mostra di Pahsi Lin

Dall’8 al 23 giugno 2019

A un anno dalla retrospettiva HO KAN. Beyond Colors and Shapes, la Villa Reale di Monza ospita, dall’8 al 23 giugno 2018la mostra Monologo di doratura – infinitodedicata a un altro grande rappresentante dell’arte taiwanese, il maestro PAHSI LI.

Organizzata sempre da Big Eyes International Vision con l’intento di far conoscere l’arte e la cultura di questo Paese al pubblico italiano, la rassegna si avvale dei prestigiosi patrocini della Regione Lombardia, del Comune di Monza e dell’Accademia di Belle Arti di Brera,ed è realizzata in collaborazione con Bai Yu Art Foundation di Taiwan, Casa Museo Alfredo Pizzo Greco e la Galleria Scoglio di Quarto di Milano.

Circa 50 opere, dipinti e alcune sculture realizzate negli ultimi anni, sarannoallestite nelle bellissime sale del primo Piano Nobile della Villa, secondo una percorso pensato appositamente da Stefano Soddu, scrittore e artista lui stesso.

Pahsi Lin (Kaohsung Pingtung-Taiwan, 1960) è pittore e scultore di grande qualità la cui opera getta un ponte tra lo spirito orientale e occidentale.    I suoi quadri presentano una conoscenza approfondita dell’astrattismo occidentale, appreso anche grazie ai lavori di maestri appartenenti a generazioni precedenti, come Ho Kan, e nello stesso tempo riconducono alla cultura di quel mondo a cui l’artista appartiene.   La sua pittura astratta infatti è spesso arricchita da ricercate citazioni di manufatti tradizionali, come le preziose e famose porcellane, e da continui rimandi all’arte cinese antica e contemporanea.

Pahsi Lin riprende l’arte dei ‘letterati’,caratterizzata da un’unione di pittura e calligrafiala cui peculiarità fu quella di trascurare volutamente la tecnica, per trasmettere le proprie emozioni sulla base delle pennellate. Nata in epoca Song (960-1179), questo tipo di pittura si affermò sotto l’imperatore Yuan (1271-1368) dando vita auna forma d’arte raffinata, sublimata dalle emozioni e dalla loro conoscenza,  spesso caratterizzata dall’uso sapiente dell’inchiostro.

Allo stesso modo degli antichi pittori, egli rappresenta la propria percezione della natura e dell’umanità e per farlo si serve di pennellate ritmate e di un uso audace del colore, creando una composizione solo in apparenza casuale.  In esse traspare il conflitto, il contrasto tra idealismo e realismo, tra il profondo ed il superficiale, tra la volgarità e l’eleganza. E tutto ciò coesiste in maniera armoniosa e ordinata.

Il suo modo di dipingere oggi, dimostra un uso attento della tecnica pittorica occidentale, ma anche una vicinanza con le opere di famosi artisti cinesi contemporanei, quali Zhang Daqian(1899-1983) eZao Wou-ki (1921-2013), per il ruolo cruciale che il colore ebbe nella loro arte.

Zhang Daqian (1899-1983), uno dei maggiori artisti cinesi del Ventesimo secolo, nel 1940, in seguito a una visita alle antiche Grotte di Mogao, rimase affascinato dalla pittura di epoca Tang raffigurata sulle pareti da meravigliosi affreschi buddisti.  Quella della Dinastia Tang (618-907)fu un’epoca di libertà e di apertura di stampo buddista, in cui gli artisti venivano incoraggiati a dipingere con colori e dettagli esuberanti.  La pittura di  Zhang Daqian, e di Pahsi Lin, si ispira al loro particolare uso dei materiali naturali per realizzare colori più ricchi e sgargianti e nello stesso tempo sofisticati.

Pahsi Lin è un artista dalla personalità sfrenata e appassionata. La sua pittura appartiene alla parte massimalista del mondo dell’arte contemporanea. Come Pablo Picasso, Henri Matisse, Walasse Ting e Hsiao Chin, dalle sue opere traspare il desiderio e la passione per la vita.

Un ultimo, ma non meno importante, elemento che caratterizza le opere di Pahsi Lin è l’utilizzo sapiente e raffinato dell’oro, anch’esso testimone di un’arte antica che riaffiora e non è mai dimenticata.  Questo pigmento metallico non è visto come simbolo di ricchezza o testimone di ciò che l’umano desidera, ma è solo ‘sé’. Benché il suo utilizzo possa sembrare decorativo e mondano, unito alla capacità penetrativa dell’artista, crea inaspettate ‘reazioni alla bellezza’ – come le definisce Lin stesso – rivelandone numerose e inaspettate varietà.

INFORMAZIONI
PAHSI LIN. Monologo di doratura – infinito

Villa Reale di Monza ǀ Sale di rappresentanza  Primo Piano Nobile
Viale Brianza 1, Monza
Tel. +39 0392240024, www.villarealedimonza.it

8 giugno – 23 giugno 2019

Mostra a cura di Stefano Soddu
Organizzazione BIG Eyes international Vision, Milano; Villa Reale, Monza
Con il Patrocinio di  Regione Lombardia, Comune di Monza, Accademia di Belle Arti di Brera
In collaborazione conBai Yu Art Foundation di Taiwan, Casa Museo Pizzo Greco e Galleria Scoglio di Quartodi Milano

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Simone Menegoi

May 30, 2019 Leave a comment

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Simone Menegoi (1970, vive a Bologna e Milano). Critico, curatore e docente d’arte contemporanea, dal luglio del 2018 è Direttore artistico di Arte Fiera (Bologna). è stato redattore di Tema Celeste e del Giornale dell’Arte e ha collaborato con numerose riviste d’arte e di design, tra cui Mousse magazine, Kaleidoscope e Artforum, testata su cui scrive con continuità dal 2011.
Dal 2005 cura regolarmente mostre in spazi privati e pubblici, in Italia e all’estero. Uno dei suoi interessi principali è il dialogo fra la scultura e altri media (fotografia, performance, video, suono), cui ha dedicato diverse esposizioni. Ha curato mostre in spazi espositivi in Italia e all’estero, tra cui: Nouveau Musée National de Monaco; Museo Marino Marini, Firenze; Triennale di Milano; David Roberts Art Foundation, Londra.
è autore di numerosi testi su aspetti dell’arte contemporanea e di scritti monografici su vari artisti, fra i quali Caroline Achaintre, Mirosław Bałka, Becky Beasley, Manon de Boer, Ulla von Brandenburg, Peter Buggenhout, Hubert Duprat, Attila Csörgő, John Duncan, Flavio Favelli, Francesco Gennari, Wolfgang Laib, Mark Lewis, Roman Ondák, Giulio Paolini, Joachim Schmid. I suoi scritti sono comparsi nelle pubblicazioni di varie istituzioni internazionali, fra le quali Tel Aviv Art Museum; Ludwig Museum, Budapest; Villa Romana, Firenze; Kunstforum Aachen; Fondazione Prada (Milano e Venezia); Camden Arts Centre, Londra; GAM – Galleria d’Arte Moderna, Torino; S.M.A.K., Ghent; Palazzo Fortuny, Venezia; Museion, Bolzano; MUDEC – Museo della Culture, Milano; Hangar Bicocca, Milano; MASI – Museo d’Arte della Svizzera Italiana, Lugano.
Nel 2008 è stato guest curator presso La Galerie (Noisy–Le–Sec, Parigi), dove ha realizzato la mostra Fables du Doute. Nel 2013 e 2014 è stato curatore dello CSAV – Artists’ Research Laboratory della Fondazione Ratti, Como. Nel 2016 è stato guest curator presso la XXIer Haus, Vienna. Dal 2009 al 2016 ha collaborato più volte, e in varie vesti, con Artissima – Fiera internazionale d’arte contemporanea, Torino. Dal 2012 al 2014, insieme a Cecilia Canziani, ha ideato e curato ZegnArt Public, un programma di commissioni di opere pubbliche in Paesi emergenti e residenze per artisti in Italia, sostenuto dal gruppo Ermenegildo Zegna.

 

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Jared Leto, interpretare un vampiro è sempre stato uno dei suoi interessi

May 25, 2019 Leave a comment

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Il protagonista di Morbius, Jared Leto, ha rivelato perché interpretare un vampiro è sempre stato uno dei suoi interessi

In seguito all’enorme successo del primo adattamento Spider-Verse della Sony, VenomJared Leto interpreterà l’anti-eroe Morbius nell’omonimo film. Proprio nel bel mezzo delle riprese della pellicola, attualmente in corso a Londra, l’attore ha rivelato il motivo per cui, da sempre, ha desiderato calarsi nei panni di un vampiro:

Quando ero un ragazzino, mi ricordo di quando ero a casa di mia nonna in Louisiana  e pensavo che il Dracula originale stesse per arrivare. Ero stato particolarmente colpito da quel film, così come la maggior parte delle persone quando l’hanno visto. Inoltre, insieme a mio fratello, eravamo grandi appassionati di Anne Rice. Non facevamo altro che scambiarci quei libri.

Durante la sua infanzia, Jared Leto amava vedere film classici di vampiri, incluso forse Dracula  del 1931, con Bela Lugosi. Era anche un avido lettore della serie di romanzi di Anne Rice, Cronache dei vampiri, che sono stati adattati per il grande schermo tramite Intervista col vampiro del 1994 e La regina dei dannati del 2002.

L’attore ha anche menzionato la performance di Gary Oldman in Dracula di Bram Stoker di Francis Ford Coppola, del 1992, come una delle sue preferite.

Fonte: Cinematographe.it

 

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