“Higher Learning e The NY Scene”, mostra fotografica di Patti Smith al Palazzo del Governatore di Parma

April 18, 2017 Leave a comment

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Inaugurate sabato 8 aprile, al Palazzo del Governatore, le due mostre di opere fotografiche con cui Parma apre il suo tributo a Patti Smith.
Fino al 16 luglio, 120 scatti di Patti Smith e 150 immagini d’autore sulla New York degli anni Settanta e Ottanta

Saranno aperte al pubblico fino al 16 luglio, al Palazzo del Governatore di Parma, Higher Learning e The NY Scene – arte, cultura e nuove avanguardie anni ’70-’80, le due grandi mostre di opere fotografiche con cui Parma dà avvio al suo omaggio di primavera all’icona del rock Patti Smith. 

naugurate al Palazzo del Governatore le due mostre di opere fotografiche con cui Parma apre il suo tributo a Patti Smith.
Fino al 16 luglio, 120 scatti di Patti Smith e 150 immagini d’autore sulla New York degli anni Settanta e Otta

Nella cornice del Palazzo del Governatore, Higher Learning, la mostra di opere fotografiche dell’icona del rock Patti Smith, offre ai visitatori circa 120 opere scattate in bianco e nero durante i viaggi dell’artista per il mondo. Il titolo è lo stesso di una canzone presente nell’album Land, uscito nel 2002. La mostra, organizzata da Università di Parma e Comune di Parma, è stata pensata appositamente in occasione del conferimento della laurea ad honorem che l’Ateneo assegnerà a Patti Smith. L’iniziativa si inserisce infatti all’interno del grande tributo che l’Università di Parma e la città dedicheranno, la prossima primavera, all’artista americana. Il 3 maggio Patti Smith riceverà la laurea magistrale ad honorem in Lettere classiche e moderne dall’Università e il 4 terrà un concerto sul palco del Teatro Regio. Venerdì 5 maggio l’artista sarà alla mostra per presentare di persona i suoi lavori.

Higher Learning è un’evoluzione di Eighteen Stations, presentata a New York ed esposta recentemente a Stoccolma. Il progetto originale è stato realizzato in collaborazione con la Robert Miller Gallery di New York e il Kulturhuset Stadsteatern di Stoccolma.

Nata nel 1946, Patti Smith, nota al grande pubblico per essere una delle cantanti più importanti della storia del rock, è un’artista poliedrica: fotografa, pittrice, scultrice, scrittrice, poeta e performer che ha lasciato, e continua a lasciare, un segno indelebile nel panorama culturale americano e internazionale attraverso una carriera che dura da più di quarant’anni. Durante le sue prime esplorazioni nel campo delle arti visive ha lavorato a stretto contatto con Robert Mapplethorpe, uno dei più grandi fotografi e ritrattisti tra gli anni Sessanta e Ottanta del secolo scorso. I due artisti si sono incontrati per la prima volta a New York City nel 1967 e sono rimasti amici fino alla morte di Mapplethorpe nel 1989.

Dopo più di dieci anni dalla sua ultima mostra di opere fotografiche in Italia, con Higher Learning Patti Smith torna a esporre con un’esibizione che ruota intorno al mondo del libro M Train, uscito nel 2015. Nel volume l’artista, come ha scritto la prestigiosa rivista “Rolling Stone”, “affronta un percorso attraverso i ricordi più cari, viaggia tra vita vissuta e universo onirico, suo fedele compagno di sempre”. Smith descrive quella che è, a tutti gli effetti, una sua autobiografia, “una tabella di marcia per la mia vita”, raccontando dai caffè alle abitazioni in cui ha lavorato in giro per il mondo. Riflettendo sui temi e sulle sensibilità del libro, Higher Learning è una sorta di meditazione sull’atto della creazione artistica e sul passare del tempo. Le fotografie illustrative che accompagnano le pagine del libro si soffermano, insieme con gli scritti, sul potenziale che l’arte e la letteratura possono offrire alla speranza e alla consolazione. Le foto ritraggono i letti, le statue, gli strumenti artistici e le lapidi, che sono appartenuti a personaggi che hanno contribuito a formare e sviluppare la cultura dell’umanità, creando una sorta di diario visivo. Le stampelle di Frida Kahlo, il letto di Gabriele D’Annunzio, l’accappatoio di Johnny Depp, l’appartamento di Carlo Mollino, il bastone di Virginia Woolf, le tombe di Pier Paolo Pasolini e Jean Genet e la sedia di Roberto Bolaño resuscitano la loro anima attraverso le immagini dei loro beni o dei loro luoghi di riposo. A Parma, l’unica tappa italiana, l’artista esporrà anche alcuni scatti non presenti nella mostra di New York e Stoccolma.

“Da giovane – spiega Patti Smith sognavo di frequentare una grande università. È un onore ricevere la Laurea honoris causa dall’Università di Parma, una delle più antiche e prestigiose Università d’Europa.

Ho sempre creduto nell’importanza dell’istruzione, e ottenere un riconoscimento da parte di questa eminente istituzione di istruzione superiore è sia motivo di imbarazzo che di stimolo.

Il senso della mostra è un omaggio a un altro genere di istruzione. L’università della vita, dei viaggi, dei libri, artisti, poeti e insegnanti.

Le immagini sono rappresentazioni visive del pellegrinaggio e della gratitudine, e un continuo amore e rispetto per le nostre voci culturali, per le loro grandi opere e per l’umiltà dei loro strumenti. Un pennello, una macchina da scrivere e i letti in cui hanno sognato. I luoghi della loro pace eterna”.

Smith utilizza una macchina fotografica vintage Land 250 Polaroid, prodotta alla fine degli anni ’60 con un telemetro Zeiss Ikon. La fotocamera si serve di una speciale pellicola che produce una stampa a sviluppo istantaneo. Le fotografie Polaroid di Patti Smith sono stampate su gelatina d’argento in edizioni limitate da dieci. Nell’epoca degli scatti digitali e della manipolazione delle immagini, le sue opere combattono per l’uso della fotografia nella sua forma più classica, come strumento per documentare e fissare per sempre un istante, un momento ritrovato.

All’interno della mostra sarà allestita anche la Patti Smith Library, contenente un centinaio di opere letterarie e cinematografiche che hanno ispirato e guidato il lavoro dell’artista nel corso della sua vita. I libri e i DVD saranno a disposizione del pubblico, che potrà consultarli sul posto. Alcune opere saranno anche in vendita nel bookshop.

La mostra Higher Learning è resa possibile grazie al supporto di BDC, Bertinelli Cibus&Fun, Conad Centro Nord, Fondazione Monte Parma, Fondazione Cariparma, Banca Mediolanum.

MOSTRA THE NY SCENE – ARTE, CULTURA E NUOVE AVANGUARDIE ANNI ’70-’80

Insieme a Higher Learning è stata inaugurata sempre a Palazzo del Governatore un’altra mostra di opere fotografiche, The NY Scene – arte, cultura e nuove avanguardie anni ’70-’80, prodotta da Photology in collaborazione con il Comune di Parma e “dedicata – come ha ricordato l’Assessore alla Cultura del Comune di Parma Laura Maria Ferraris – alla scena newyorkese proprio di quegli anni che tanto hanno inciso sulla creatività e su una cultura poi diventata globale e sulla stessa esperienza di Patti Smith”.

Durante tutti gli anni ’70 New York diventa la capitale mondiale dell’arte contemporanea e la grande affermazione commerciale della Pop Art fa sì che la cultura delle avanguardie cresca nei salotti borghesi della città. La mostra vuole ricordarci quei momenti che New York ha vissuto tra sesso, arte, droga, cultura pop e avanguardie letterarie.

I fotoartisti in mostra sono stati scelti tra tanti che hanno operato in quegli anni in una New York fatta a immagine fotografica. Gli scatti e i video su grandi personaggi pop, cittadini comuni e luoghi creativi e alla moda rappresentano frammenti di memoria di un genere di esperienza che grandi fotografi e artisti come Galella, Ginsberg, Goldin, Gorgoni, Makos, Mapplethorpe e Warhol hanno voluto o saputo affrontare con coraggio e abnegazione.

Alcuni di questi erano profondamente legati a Patti Smith, che ha vegliato Ginsberg sul letto di morte e ha vissuto gli anni più formativi della sua giovinezza assieme a Mapplethorpe.

Negli anni ’70 la fotografia artistica attraversa cambiamenti radicali. La nascita della performance e delle installazioni, nonché dei vari tipi di landart e bodyart, rende la documentazione fotografica indispensabile. La grande rivoluzione che questi artisti hanno saputo cogliere nella “Big Apple” di quegli anni è il primo sintomo di un mondo in cambiamento, quello della “cultura totale”, dello “snobismo di massa”, di una società senza più “middle class”. È la nuova America edonista di Ronald Reagan quella che sta per nascere, una società che in pochi anni corrisponderà al “sistema mercato”.

New York è l’avamposto di questa nuova cultura, in un continuo slittamento downtown – uptown dove la borghesia si innamora della cultura delle avanguardie e le avanguardie vivono grazie ai finanziamenti dei salotti borghesi. Si crea un sistema culturale trasversale fatto di nuove esperienze di una e dell’altra parte: come le visioni poetiche e letterarie della Beat Generation entrano nella musica pop, così la nuova disinibita cultura gay pervade l’arte delle gallerie più rinomate della città.

È l’interesse per la quotidianità che genera arte, poesia, letteratura e addirittura cinema in quella New York caposaldo della nuova cultura americana. Ed è interessante osservare che, con modalità diverse, fu proprio il Neorealismo italiano ad essere antesignano di questo sistema culturale trasversale che ha regalato al mondo intero uno dei più acclamati periodi artistico – culturali del Novecento. Il cambiamento che New York ha prodotto tra il 1970 e 1980 è quanto di più radicale avvenuto nella società occidentale di fine secolo.

Le mostre Higher Learning e The NY Scene – arte, cultura e nuove avanguardie anni ’70-’80 chiuderanno il 16 luglio.

Gianni Boncompagni, muore l’innovatore della tv italiana

April 18, 2017 Leave a comment

Gianni Boncompagni

Il conduttore radiofonico, paroliere, autore televisivo e regista aveva 84 anni. In una carriera di oltre mezzo secolo, con i suoi programmi ha cambiato la faccia del piccolo schermo

È morto a Roma Gianni Boncompagni. Aveva 84 anni. Conduttore e autore radiofonico e televisivo, regista, nel corso di una carriera lunga circa mezzo secolo è stato l’ideatore di numerosi programmi che hanno segnato la storia della televisione italiana. Tra i grandi innovatori dello spettacolo insieme a Renzo Arbore, ha dato vita a show rivoluzionari come Alto gradimento, Bandiera gialla, Pronto, Raffaella?, Domenica In, Non è la Rai, Carramba. Boncompagni era nato ad Arezzo il 13 maggio del 1932. A dare la notizia della morte sono state le figlie Claudia, Paola e Barbara: “Dopo una lunga vita fortunata, circondato dalla famiglia e dagli amici se n’è andato papà, uomo dai molti talenti e padre indimenticabile”. La camera ardente sarà allestita martedì 18 aprile a Roma, alle 12, nella sede Rai di via Asiago 10.

“A tutti i maggiori degli anni 18, a tutti i maggiori degli anni 18, questo programma è rigorosamente riservato ai giovanissimi”. Poi la sigla con la voce di Rocky Roberts. Boncompagni e Renzo Arbore aprono così Bandiera Gialla, è il 1965, la Rai è quella di Ettore Bernabei che solo quattro anni prima aveva fatto indossare i collant neri coprenti alle gemelle Kessler. Bandiera Gialla per primo, nella storia della radio italiana, porta una ventata beat, apre le porte a Patty Pravo, Lucio Battisti e alla swingin’ London, all’umorismo e alla goliardia. La liturgia radiofonica va a gambe all’aria, i giovani scoprono di essere giovani e soprattutto scoprono che c’è spazio anche per loro, per divertirsi. Un trend che la coppia svilupperà e amplificherà con Alto gradimento (1970), fucina dell’improvvisazione e del sommo cazzeggio nonsense.

“La nostra amicizia è nata quando avevamo all’incirca 25 anni – ricorda Arbore – un’amicizia non conclusa ora che eravamo più vicini agli Ottanta che ai Settanta, come diceva sempre lui con il suo straordinario spirito toscano. Per me è stata un’amicizia provvidenziale, spero lo sia stato anche per lui. Ci conoscemmo ai tempi di quando frequentavamo il corso di maestro programmatore, eravamo compagni di banco. Aveva una visione moderna della vita, un senso d’umorismo all’avanguardia. Una visione che lo ha portato a rivoluzionare la radio e la tv. Spero di essergli stato utile con il mio atteggiamento più riflessivo e romantico, ma altrettanto teso a rivoluzionare la radio e la tv”.

Nel 1977 Boncompagni debutta in tv con Discoring. Poi arriva Pronto, Raffaella?(1984), condotto da Raffaella Carrà, di cui è stato pigmalione e con la quale ha avuto una lunga relazione sentimentale. Tocca poi a Pronto, chi gioca? (1985) condotto da Enrica Bonaccorti e a tre edizioni di Domenica in. Nel 1991 il passaggio a Mediaset, con Primadonna condotto da Eva Robin’s e soprattutto Non è la Rai, il programma che ha per protagoniste decine di ragazze adolescenti, alcune destinate ad continuare la carriera nella tv e nel cinema, come Claudia Gerini, Alessia Merz, Antonella Elia, Laura Freddi, Lucia Ocone, Romina Mondello, Sabrina Impacciatore e soprattutto la “primadonna” Ambra Angiolini che diventa l’idolo dei teenager. E che oggi lo ricorda con questo messaggio: “Se n’è andato il giorno di Pasqua ….è stato un genio anche nel salutarci. Grazie da una ragazzina normale che tu hai fatto in modo che crescesse con il coraggio di essere diversa da tutto, nel bene e nel male . Sei ovunque”.

Torna alla Rai, nel 1996-97 firma due edizioni di Macao (la prima con Alba Parietti, poi esclusa), la cui seconda edizione chiude per bassi ascolti. Ugualmente sfortunata l’esperienza di Crociera. Nel 2002 il rilancio con il Chiambretti c’è di Piero Chiambretti, tra informazione e varietà, poi tra il 2007 e il 2008 dirige e conduce Bombay su La7.

Padre della tv leggera e imprevedibile, Boncompagni firma anche delle hit musicali: Ragazzo triste, portata in classifica da Patty Pravo e Il mondo, successo mondiale lanciato nel 1965 da Jimmy Fontana, nonché tutte le hit di Raffaella Carrà, da Tuca tuca a Tanti auguri e ancora A far l’amore comincia tu. “Bandiera gialla”, ricordava, ” segnò un cambiamento culturale. Abbiamo lanciato i Beatles contro i Rolling Stones, i complessi li abbiamo battezzati tutti. Approfittando della scarsa conoscenza dell’inglese mettevamo anche canzoni con doppi sensi, allora inconcepibili per la radio, tipo Got My Mojo Working di Jimmy Smith, che voleva dire ‘porto il mio cosino a lavorare'”. Ma poi, con un po’ di malinconia, aggiungeva: “Oggi non s’inventa più niente. Gli stadi si riempiono con nomi orrendi, non ci sono mica i Beatles e loro, i giovani del cavolo, cantano canzoni senza senso. Quelli degli anni Sessanta erano spaventosi ma l’Italia era molto indietro. Quando dico che per certi cantanti ci vogliono gli arresti domiciliari così non fanno danni non deve ridere. Deve darmi retta”.

Interrogato, pochi anni fa, su quale fosse lo stato della tv, aveva detto: “Oggi guardo molto Sky, Maurizio Crozza su La7, History Channel o i film. Sulla Rai solo L’eredità, forse perché mi sento molto bravo nel dare le risposte. Ma la tv in generale verrà vista sempre meno, anzi nei prossimi dieci anni scadrà. A guardarla ormai sono solo donne anziane semianalfabete, quelle che votano Berlusconi. I ragazzi non sanno neanche cosa sia. La tv di oggi è Internet, con tutto quello che comporta. Sopravviverà per lo sport, che ci sarà sempre”.

Fonte: Repubblica.it

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“Hippy Revolution Storie e avventure della Summer of Love”, presentazione del libro presso Galleria Carla Sozzani di Milano

April 13, 2017 Leave a comment

Cover Hippy Revolution

presentazione del volume
Hippy Revolution
Storie e avventure della Summer of Love 1967-2017 di Matteo Guarnaccia

Mercoledì 19 aprile 2017, Matteo Guarnaccia e Michela Gattermayer, vicedirettore moda
di Gioia! presentano il libro Hippy Revolution – Storie e avventure della Summer of Love 1967- 2017 pubblicato da 24 ORE Cultura, alla Galleria Carla Sozzani alle ore 18.30.
Il maestro Riccardo Sinigaglia stende un tappeto sonoro di stratificazioni melodiche minimali avvolgenti ancestrali, con “flautesi” per flauto a becco barocco soprano e tenore con eco looper.

Nell’estate del 1967 a San Francisco, i media scoprono la filosofia hippy, un mix di creatività e ottimismo che conquista subito i cuori dei giovani che aspirano a cambiare il mondo e, a seguire, le hit parade, la moda, il cinema e il design. Dopo gli esordi eversivi, questo curioso movimento antisistema diventerà uno dei più amati generi della storia contemporanea, e si ritroverà a giocare un ruolo costante nella comunicazione. Pace e amore, gioia e fiori nei capelli, arcobaleni e pop festival, non violenza e ritorno alla natura, magia e rivoluzione sessuale, sono le coordinate di una felice utopia che non smette di incantare ancora oggi.

In occasione del cinquantesimo anniversario della leggendaria Summer of Love, un libro da collezione interamente dedicato al look, ai luoghi e ai simboli dell’intramontabile sogno hippy. Questo libro-oggetto ne traccia la storia con testi e illustrazioni inedite, alcune delle quali da colorare, ritagliare e montare. I luoghi (Woodstock, Kathmandu…), i protagonisti (Jimi Hendrix, Jefferson Airplane…), i costumi (kaftani, gilet ricamati, jeans sfrangiati…), il look (capelli lunghi e piedi scalzi) e gli oggetti di scena (incensi, sacchi a pelo, cupole geodesiche) sono gli ingredienti per permettere agli appassionati di rappresentare la propria versione della rivoluzione psichedelica, restando comodamente seduti a casa.

Matteo Guarnaccia artista e storico del costume, è attivo nel campo dell’arte, della moda, del design, della musica e della curatela di mostre. Autore di numerosi saggi dedicati alle avanguardie del Novecento, scrive sulle pagine culturali di riviste italiane e straniere, ed è docente presso il dipartimento di Fashion Design NABA di Milano. Per 24 ORE Cultura ha pubblicato “Pirati”, “Fiorucci”, “Fashion Sabotage” e curato la collana di play-book dedicati a Bob Dylan, David Bowie e al mondo del punk.

Hippy Revolution
Storie e avventure della Summer of Love 1967-2017 a cura di Matteo Guarnaccia
Cartonato,19 x 25 cm, 160 pagine interamente illustrate Pubblicato da 24 ORE Cultura €19,90

Galleria Carla Sozzani

Corso Como 10 – 20154 Milano, Italia tel +39 02 653531 fax +39 02 29004080

 

“Margiela, the Hermès years”, incontro con Kaat Debo in 10 Corso Como di Milano

April 13, 2017 Leave a comment

Margiela, the Hermès years

Margiela, the Hermès years Incontro con Kaat Debo

L’idea era di avere i due mondi di Martin – Maison Martin Margiela e Hermès – uno accanto all’altro. Si vede letteralmente il mondo in arancio e quello in bianco. Kaat Debo

Margiela ha cambiato il corso della moda – ma in modo sottile, sovversivo. Suzy Menkes

Mercoledì 26 aprile 2017 alle 18.30 in 10 Corso Como, Kaat Debo, direttore e curatore capo del MoMu, Museo della Moda di Anversa, presenterà Margiela, the Hermès years il libro che accompagna la mostra in corso al Museo della Moda di Anversa fino all’agosto 2017.

Fluido è una parola che amo, qualcosa di sospeso, fuori dal corpo, ha detto Martin Margiela. Designer di culto, noto per le sue idee d’avanguardia sin dalla sua prima collezione nel 1988, negli anni della collaborazione con Hermès, dal 1997 al 2003, è diventato l’arbiter dello chic francese contemporaneo. Martin è invisibile – ma è come l’ossigeno, invisibile e vitale. Lui ha portato una visione nuova a ciò che noi siamo, disse Jean-Louis Dumas.

Pubblicato da Lannoo, questo libro è nato in stretta collaborazione con Martin Margiela stesso, e include fotografie, documenti inediti e diverse testimonianze. Prefazioni di Suzy Menkes e Kaat Debo, saggi di Rebecca Arnold, Sarah Mower e Vincent Wierink, il volume include numerose interviste tra cui quelle con Sandrine e Pierre-Alexis Dumas, Jenny Meirens e Patrick Scallon.

English speaking

Margiela, the Hermès Years

Prefazione di Kaat Debo and Suzy Menkes
Saggi di Rebecca Arnold, Kaat Debo, Sarah Mower, Vincent Wierink. 256 pagine, 240 illustrazioni a colori, copertina rigida – Edizione Inglese Lannoo Publishers, 2017 € 45.00

10 Corso Como

Corso Como 10 20154 Milano +39 02 2900267  www.10corsocomo.com

World Press Photo 2017

April 13, 2017 Leave a comment

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FOTOGRAFIA E GIORNALISMO: LE IMMAGINI PREMIATE NEL 2017

La mostra del World Press Photo 2017 si terrà a Roma in prima mondiale insieme a Siviglia e Lisbona presso il Palazzo delle Esposizioni dal 28 aprile al 28 maggio 2017. Il Premio World Press Photo è uno dei più importanti riconoscimenti nell’ambito del fotogiornalismo.
Ogni anno, da più di 60 anni, una giuria indipendente, formata da esperti internazionali, è chiamata ad esprimersi su migliaia di domande di partecipazione inviate alla Fondazione World Press Photo di Amsterdam da fotogiornalisti provenienti da tutto il mondo.

Per l’edizione 2017 le immagini sottoposte alla giuria del concorso World Press Photo sono state 80,408, inviate da 5,034 fotografi di 125nazionalità. La giuria, che ha suddiviso i lavori in otto categorie, ha premiato 45 fotografi provenienti da 25 paesi: Australia, Brasile, Canada, Cile, Cina, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, India, Iran, Italia, Pakistan, Filippine, Romania, Russia, Sud Africa, Spagna, Svezia, Siria, Nuova Zelanda, Turchia, UK, USA.

La foto dell’anno, scelta nella categoria Spot News Stories, è del fotografo Burhan Ozbilici, realizzata ad Ankara, in Turchia, il 19 dicembre del 2016. L’immagine, che si intitola An Assassination in Turkey, mostra l’uccisione dell’ambasciatore russo in Turchia, Andrei Karlov, da parte del poliziotto turco ventiduenne Mevlut Mert Altintas durante l’inaugurazione di una mostra d’arte. Atlintas ha ferito altri tre uomini prima di essere ucciso dai poliziotti in una sparatoria. Ozbilici è un fotografo dell’ agenzia The Associated Press, con sede a Istanbul. Mary F. Calvert, membro della giuria, ha così commentato la fotografia vincitrice: “E’ stata una decisione molto difficile, ma alla fine abbiamo ritenuto che la foto dell’anno doveva essere un’immagine esplosiva che parla dell’odio dei nostri tempi. Ogni volta che quella immagine appariva sullo schermo dovevamo fermarci, era talmente forte che abbiamo davvero sentito che poteva incarnare la definizione di ciò che il World Press Photo of the Year rappresenta”.

L’esposizione del World Press Photo 2017, presentata con la collaborazione dell’Associazione Culturale 10b Photography, non è soltanto una galleria di immagini sensazionali, ma è un documento storico che permette di rivivere gli eventi cruciali del nostro tempo. Il suo carattere internazionale, le centinaia di migliaia di persone che ogni anno nel mondo visitano la mostra, sono la dimostrazione della capacità che le immagini hanno di trascendere differenze culturali e linguistiche per raggiungere livelli altissimi e immediati di comunicazione.

World Press Photo 2017, promossa da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è ospitata dal Palazzo delle Esposizioni e organizzata in collaborazione con 10b photography, Azienda Speciale Palaexpo e la World Press Photo Foundation di Amsterdam.
La World Press Photo Foundation, nata nel 1955, è un’istituzione internazionale indipendente per il fotogiornalismo senza fini di lucro. Il World Press Photo gode del sostegno della Lotteria olandese dei Codici postali ed è sponsorizzato in tutto il mondo da Canon e Lottery.
Il 10b photography, partner della fondazione World Press Photo, è un centro polifunzionale interamente dedicato alla fotografia professionale. Si propone di mettere a disposizione del territorio l’esperienza e le relazioni costruite nel tempo, con l’obiettivo di portare a Roma e in altre città italiane il più grande e più prestigioso concorso di fotogiornalismo mondiale.

“Ai tempi di Degas”, mostra dedicata al grande maestro a Palazzo delle Esposizioni di Roma

April 13, 2017 Leave a comment

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“Dal finestrino del tram in viaggio, i volti dei passanti apparivano sfocati.

Degas si rendeva conto che la vita moderna era vita in movimento”

Il Palazzo delle Esposizioni ospita, dal 18 marzo al 27 agosto 2017, nello Spazio Fontana la mostra su Ai tempi di Degas, il nuovo albo illustrato di Samantha Friedman e Cristina Pieropan sull’artista francese Edgar Degas realizzato in occasione della mostra Edgar Degas: A Strange New Beauty e pubblicato quest’anno da MoMA – FATATRAC dopo i successi di Il giardino di Matisse e La piccola Charlotte filmmaker.

Il Laboratorio d’arte del Palazzo delle Esposizioni, grazie alla collezione dello Scaffale d’arte, biblioteca specializzata in editoria internazionale d’arte per ragazzi, diviene luogo ideale di approdo per la mostra delle opere di Cristina Pieropan, illustratrice del libro. Oltre alle tavole originali che compongono il libro, sono esposte veline e schizzi, lastre di zinco e una serie di acqueforti con prove di stampa che ci accompagnano alla scoperta della tecnica dell’incisione e dell’acquaforte. L’allestimento immersivo ci riporta nell’atmosfera della Parigi di fine Ottocento mostrando come l’idea del libro abbia preso corpo poco a poco dalle sapienti mani dell’illustratrice.
Nel libro, l’opera di Degas viene interpretata con sensibilità dal testo di Samantha Friedman, curatrice del MoMA, e dalle eleganti incisioni di Pieropan, raccontando pagina dopo pagina il passaggio del maestro dalla fase iniziale, improntata di forte classicismo, a quella che ha lo reso poi indiscutibilmente famoso grazie allo sguardo attento con cui osservava le persone: dalle stiratrici al pubblico delle gare dei cavalli, fino alle ballerine dell’Opera.

Arricchisce la mostra un ricco calendario di laboratori che conducono scuole e famiglie nelle strade e negli interni della Parigi del tempo. Visite in mostra e laboratori per approfondire le tecniche dell’incisione, scoprire il funzionamento degli strumenti calcografici, dal torchio al bulino e alle sgorbie presenti in mostra.

info
Spazio Fontana – Palazzo delle Esposizioni

via Milano 13 – Roma

domenica, martedì, mercoledì e giovedì dalle 10.00 alle 20.00

venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30 – lunedì chiuso


Edgar Degas (1834-1917) pittore, disegnatore, stampatore e scultore. Considerato uno dei massimi esponenti dell’Impressionismo preferiva però autodefinirsi realista, perché basava la propria opera sull’osservazione diretta della quotidianità. Negli anni Settanta dell’Ottocento cominciò a dipingere scene di vita della città moderna. Questi nuovi soggetti richiesero nuove tecniche, come il monotipo e la fotografia.

Samantha Friedman lavora come assistente curatrice presso il MoMA di New York. Recentemente ha curato le mostre Henri Matisse: The Cut-Outs, Van Gogh, Dalí and Beyond: The World Reimagined e molte altre prestigiose esposizioni. Oltre a essere l’autrice degli albi Il giardino di Matisse e Ai tempi di Degas, ha scritto diversi saggi per i cataloghi del MoMA.

Cristina Pieropan lavora come illustratrice e creativa free-lance. Ha pubblicato oltre una ventina di album illustrati, la sua tecnica di lavoro privilegiata è la calcografia (acquaforte, acquatinta, ceramolle, linoleumgrafia) che infine colora ad acquerello.
Ha esposto in Italia e all’estero. Collabora con musei, gallerie d’arte, biblioteche, librerie proponendo corsi e work-shop creativi. Una sua incisione fa parte della Royal Collection di Buckingham Palace, Londra. Il libro Tu grimpes drôlement bien aux arbres! di Edition Notari è stato segnalato fra i migliori 200 al mondo da IYL, White Ravens, Francoforte 2016. Ad aprile 2017 ritirerà un premio negli Emirati Arabi per il libro La bambina che ascoltava gli alberi pubblicato da Edizioni Corsare. Ha pubblicato per MoMA-Museum of Modern Art, New York; Royal Collection Trust, Buckingham Palace, Londra; Editions Notari, Genève; Rizzoli; Salani e molte altre case editrici in Italia e all’estero.

“Georg Baselitz. Gli Eroi”, mostra del grande artista a Palazzo delle Esposizioni di Roma

April 13, 2017 Leave a comment

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4 marzo – 18 giugno 2017

a cura di Max Hollein con Daniela Lancioni

Il progetto è una co-produzione Azienda Speciale Palaexpo con Städel Museum di Francoforte, Moderna Museet di Stoccolma e Guggenheim Museum di Bilbao.

Soldati, Pastori, Ribelli, Partigiani, Pittori, Pittori moderni, Rossi, Bianchi sono gli Eroi e i Nuovi tipi dipinti da Georg Baselitz tra il 1965 e il 1966 in completa solitudine e immerso in un vero e proprio furore espressivo. Per la prima volta una grande mostra monografica riunisce un cospicuo numero di questi dipinti considerati una sorta di manifesto della pittura di Baselitz e una pietra miliare della storia dell’arte contemporanea.

Cresciuto nella Germania Democratica e trasferitosi nella Germania Federale prima della costruzione del Muro di Berlino, l’artista lavorò a questo ciclo appena ventisettenne di ritorno dal soggiorno a Firenze, dove aveva trascorso sei mesi grazie a una borsa di studio. Condotti con una pittura vigorosa, in cui il colore, il segno e la figura raggiungono una forte intensità, quasi sfidandosi a vicenda, i dipinti offrono una figura del tutto inedita di eroe. In contrasto con l’immagine positiva legata alla retorica e alla propaganda bellica e postbellica, gli Eroi di Baselitz mostrano fragilità, precarietà, contraddittorietà.

Colossi in uniformi lacere, si stagliano, frontali, su uno sfondo di macerie, feriti e vulnerabili. Questo sentimento di disperazione, tuttavia, è attenuato dall’immagine di un medicamento, dalla presenza di un utensile, la tavolozza del pittore ad esempio, o dal gesto di raccogliere nella mano un piccolo carro o un lembo di paesaggio come a proteggere i semi di futura coltura. Un tragico fallimento o un segno di speranza: un’ambiguità preziosa, espressa da un giovane nato in Germania prima della caduta del nazionalsocialismo, che ha visto il suo paese diviso in due metà, in contrasto tra loro, senza riuscire a riconoscere in alcuna delle due un valido modello sociale.

Oltre a buona parte dei dipinti del ciclo degli Eroi o Nuovi tipi, la mostra raccoglie una selezione di disegni e di xilografie dello stesso soggetto e i primi esemplari dei quadri cosiddetti “fratturati” del 1966 dove l’artista sperimenta una riorganizzazione dell’immagine che precede la stagione dei dipinti capovolti.

Infine, con l’idea di tracciare un’ideale continuità tra il passato e il presente, la mostra si conclude con una selezione dei dipinti del ciclo Remix, ai quali Georg Baselitz ha iniziato a lavorare nel 2005, riferibili alla serie degli Eroi e dei Nuovi tipi datati 2007 e 2008.

La mostra è stata ideata dallo Städel Museum di Francoforte e realizzata in collaborazione con il Palazzo delle Esposizioni di Roma, il Moderna Museet di Stoccolma, il Museo Guggenheim Bilbao. È accompagnata da un catalogo corredato da un ricco apparato iconografico e da nuove e aggiornate interpretazioni, disponibile nella versione italiana, inglese e tedesca.