“Il pane del diavolo” di Valeria Montaldi, Edizione Piemme

September 24, 2018 Leave a comment

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1416, Castello di Fénis. Marion è una cuoca straordinaria. Le sue origini saracene ne hanno forgiato il gusto: le spezie, gli aromi, i condimenti insoliti con cui arricchisce i piatti entusiasmano il palato dei nobili commensali riuniti a banchetto. Talento e inventiva, tuttavia, non bastano a farle ottenere rispetto e considerazione: vessata da Amizon Chiquart, il celebrato maestro di cucina del duca Amedeo di Savoia, è costretta a subire umiliazioni continue, accettate sotto l’amara maschera della deferenza. Sì, perché lei è solo una donna e non potrà mai ambire a un ruolo superiore a quello di sguattera. O almeno così crede Chiquart, sottovalutando la tenacia, il coraggio e la rabbia che animano Marion. E soprattutto ignorando che un’ inutile saracena sappia leggere e scrivere. L’ultima scelta di una donna coraggiosa, la sua vendetta. 2016, Fénis. Il cadavere ritrovato nel bosco è quello di Alice Rey: la gola squarciata, il sangue che intride ancora la neve. L’indagine sul delitto è affidata al maresciallo Randisi del Comando dei carabinieri di Aosta. Da subito, gli indizi convergono sul marito della vittima, Jacques Piccot, chef stellato del ristorante di proprietà della moglie e appassionato collezionista di antichi ricettari. Le indagini sembrano confermare i primi sospetti, ma un secondo omicidio scoperchia un calderone pieno di segreti, rancori e ricatti che coinvolge l’intero ristorante. E a Randisi non resta che scavare a fondo fra presente e passato per scoprire di quanti veleni sia fatto un pane che ha il sapore del diavolo.

Sono passati quasi vent’anni dalla pubblicazione del mio primo romanzo, ma l’entusiasmo che mi animava allora non si è mai spento. La voglia di raccontare e di costruire personaggi è rimasta intatta e ha sempre governato la mia scrittura. Come è accaduto per Il pane del diavolo. La curiosità verso il variegato mondo della cucina mi ha spinto ad approfondirne alcuni aspetti, che si sono rivelati intriganti e, a mio avviso, degni di essere raccontati.

L’arte culinaria del passato, straordinariamente simile alla nostra odierna, e la deferenza tributata agli antichi chef, affine al plauso ottenuto da quelli contemporanei, mi hanno fornito lo spunto per questo nuovo romanzo che, come il precedente, si snoda fra epoche diverse: fumose cucine medievali e asettici ambienti moderni, misteriosi intrighi del passato ed efferati omicidi perpetrati appena ieri. E poi, come d’abitudine, la condizione femminile, argomento che mi è molto caro. Che siano protagoniste o comprimarie, le donne hanno sempre un posto di rilievo nelle mie storie: le vessazioni e la sopraffazione a cui sono sottoposte da secoli, la loro indomita forza di carattere, la volontà di diventare padrone della propria vita percorrono, e continueranno a percorrere, tutte le mie pagine.

  • GenereThriller e gialli
  • Listino:€ 18,90
  • Editore:Piemme
  • Collana:Storica
  • Data uscita:18/09/2018
  • Pagine:336
  • Formato:rilegato
  • Lingua:Italiano
  • EAN:9788856666434

HD 26965b alias Vulcano, esiste il pianeta del signor Spock di Star Trek

September 19, 2018 Leave a comment

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Esiste davvero il pianeta Vulcano, del signor Spock il vulcaniano, nel cui cielo brillano tre stelle ed è proprio dove la saga di Star Trek lo aveva immaginato: ruota intorno alla stella 40 Eridani A, che è distante 16 anni luce dalla Terra. Ha una massa otto volte superiore a quella della Terra e potrebbe sostenere forme di vita, perché si trova nella zona abitabile del sistema, dove le temperature consentono la presenza dell’acqua liquida. Descritto sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, è stato scoperto dai ricercatori coordinati dall’astronomo Jian Ge, dell’università della Florida, nell’ambito del programma Dharma Planet Survey.

“Questa stella è visibile a occhio nudo. Chiunque può vederla e indicare la casa di Spock”, rileva Bo Ma, dell’università della Florida. Nella saga di Star Trek il pianeta dei Vulcaniani è stato immaginato proprio intorno alla stella 40 Eridani A, nella costellazione meridionale dell’Eridano, che è coetanea del Sole: ha infatti circa 4 miliardi di anni, e “un suo pianeta avrebbe avuto il tempo di evolvere un essere come Spock” scrisse nel 1991 l’inventore della serie, Gene Roddenberry, in una lettera alla rivista Sky and Telescope.

Nel frattempo, una scoperta del 2016 aveva cominciato a confermare l’intuizione: 40 Eridani A fa parte di un sistema di tre stelle, proprio come il sistema stellare del pianeta dei Vulcaniani. Ora, è stato scoperto che la stella più grande del sistema ha davvero un pianeta. Inizialmente indicato con la sigla HD 26965b, il pianeta non ha potuto che essere chiamato Vulcano.

Fonte: Ansa

“Marina Abramović. The Cleaner”, personale dell’artista presso Palazzo Strozzi di Firenze

September 14, 2018 Leave a comment
Marina Abramović. The Cleaner
ORGANIZZATA DA: Fondazione Palazzo Strozzi
A CURA DI: Arturo Galansino, Fondazione Palazzo Strozzi, Lena Essling, Moderna Museet, con Tine Colstrup, Louisiana Museum of Modern Art, e Susanne Kleine, Bundeskunsthalle Bonn

Dal 21 settembre 2018 al 20 gennaio 2019 Palazzo Strozzi ospita una grande mostra dedicata a Marina Abramović, una delle personalità più celebri e controverse dell’arte contemporanea, che con le sue opere ha rivoluzionato l’idea di performance mettendo alla prova il proprio corpo, i suoi limiti e le sue potenzialità di espressione.

L’evento si pone come una straordinaria retrospettiva che riunirà oltre 100 opere offrendo una panoramica sui lavori più famosi della sua carriera, dagli anni Settanta agli anni Duemila, attraverso video, fotografie, dipinti, oggetti, installazioni e la riesecuzione dal vivo di sue celebri performance attraverso un gruppo di performer specificatamente formati e selezionati in occasione della mostra.

L’esposizione nasce dalla collaborazione diretta con l’artista nella volontà di proseguire – dopo Ai Weiwei e Bill Viola – la serie di mostre che hanno portato a esporre a Palazzo Strozzi i maggiori rappresentanti dell’arte contemporanea. Il palazzo verrà nuovamente utilizzato come luogo espositivo unitario, permettendo a Marina Abramović di confrontarsi per la prima volta con un’architettura rinascimentale e in cui verrà sottolineato lo stretto rapporto che ha avuto e continua ad avere con l’Italia.

Sabato 22 settembre alle ore 15.30 l’artista sarà protagonista dello speciale appuntamento già SOLD OUT organizzato dalla Fondazione Palazzo Strozzi presso il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. In conversazione con Arturo Galansino, curatore della mostra e direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi, l’artista affronterà alcuni temi del suo percorso esistenziale e creativo, ripercorrendo le tappe della sua carriera dagli esordi in Serbia alle ultime grandi performance in tutto il mondo.

La mostra è organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi, prodotta da Moderna Museet, Stoccolma in collaborazione con Louisiana Museum of Modern Art, Humlebæk e Bundeskunsthalle, Bonn.
A cura di Arturo Galansino, Fondazione Palazzo Strozzi, Lena Essling, Moderna Museet, con Tine Colstrup, Louisiana Museum of Modern Art, e Susanne Kleine, Bundeskunsthalle Bonn.

“Sarah Moon. Time at Work”, personale presso la Galleria Carla Sozzani di Milano

September 13, 2018 Leave a comment

Sarah Moon. Time at Work audrey_1998

Sarah Moon Time at Work

Sarah Moon sarà presente all’inaugurazione della mostra

Inaugurazione

Martedì18 settembre 2018 Ore 18.00 – 21.00

In mostra

19 settembre – 6 gennaio 2019 Tutti i giorni, 10.30 – 19.30 Mercoledì e giovedì, 10.30 – 21.00

Sabato, domenica e festivi Ingresso 5 € Ridotto 3 € (6-26 anni) Ingresso libero da lunedì a venerdì

 

Milano rende omaggio a Sarah Moon, artista e fotografa che abita i territori dell’arte e dellafotografia, con due mostre che avranno luogo presso la Fondazione Sozzani e Armani/Silos.

La Fondazione Sozzani con la mostra “Sarah Moon. Time at Work” mette in evidenza il percorsoartistico dell’artista, dal 1995 al 2018. Circa novanta opere, accompagnate da uno storico film documentario di Sarah Moon su Lillian Bassman (“There is something about Lillian”, 2001) e dal cortometraggio “Contacts” (1995), saranno esposte negli spazi della Galleria Carla Sozzani.

In parallelo, Armani/Silos espone “From one season to another”, una raccolta di oltre 170 opere –a colori e in bianco e nero – che offre uno sguardo trasversale sul lavoro di Sarah Moon, accostando opere inedite e meno conosciute alle sue evocative immagini di moda.

Artista francese tra le maggiori fotografe contemporanee, Sarah Moon da molti anni indaga la bellezza e lo scorrere del tempo con un linguaggio proprio e inconfondibile, con cui ha saputo leggere un mondo onirico, in equilibrio tra fiaba e fantasia.

Scrive Sarah Moon: “Time at Work. Questa è la storia del tempo che passa e cancella. Qui e ora, la storia che racconto non è completamente mia, è la storia di queste fotografie prima che scompaiano. È il tempo al lavoro. Per caso ho ritrovato queste immagini in positivo da polaroid che non ho terminato; alcune erano inaspettate, altre solo rovinate, molte sbiadite poco a poco. Le ho raccolte e unite con alcuni lavori recenti.”

Con le sue visioni, in una forma volutamente evanescente, l’artista evoca momenti, sensazioni e coincidenze provenienti da una realtà immaginaria, filtrata dal ricordo e dall’inconscio.

Le sue fotografie sono così misteriose, così cariche di tensione drammatica e tuttavia riservate, rappresentano un intero mondo visto attraverso uno spiraglio luminoso.

Fondazione Sozzani
Sarah Moon. Time at Work.
Dal 19 settembre 2018 al 6 gennaio 2019

Sarah Moon ha iniziato la sua carriera come fotografa di moda nel 1970 e dal 1985 ha continuato a sviluppare un percorso artistico più intimo e personale. Le sue foto sono apparse su molte riviste e sono state oggetto di numerosi libri fotografici, tra cui “Now and then”, “Coïncidences”, “Circuss”, “L’Effraie”,“Le Fil Rouge”, “La Sirène d’Auderville” e “Le petit Chaperon Noir”.

Nel 2008 il libro “1.2.3.4.5” ha ricevuto il Prix Nadar.

Nel 2015 una sua ampia retrospettiva “Now and Then” è stata presentata alla Deichtorhallen Hamburg.
Nel 2003 una grande mostra personale è stata alla Maison Européenne de la Photographie, in tour a Mosca, Shanghai e Pechino, al Kyoto Museum of Contemporary Art (2002) e al Royal College of Art di Londra (2008).

A partire dal 1982, l’opera di Sarah Moon è stata presentata in numerose istituzioni pubbliche e private, come: Galerie Delpire (Parigi), Centre National de la Photographie (Parigi), Galerie Camera Obscura (Parigi),Maison Européenne de la Photographie (Parigi), Rencontres Internationales de la Photographie d’Arles, Muséum National d’Histoires Naturelles (Parigi), Festival International de la Mode et de la Photographie(Hyères), Hôtel des Arts de Toulon, L’Isle sur la Sorgue, Le Botanique (Bruxelles), Michael Hoppen Gallery(Londra), Royal College of Art (Londra), Fotografia Europea (Reggio Emilia), Galleria Carla Sozzani (Milano), Palazzo Fortuny (Venezia), Palazzetto Eucherio Sanvitale, Parma, Deichtorhallen (Amburgo), Fotografie Forum (Francoforte), Camera Work (Berlino), Maison de la Photographie (Mosca), Foto Art Festival (Bieslsko-Biala, Polonia), Fotografiska (Stockholm, Suède), ICP, The International Center of Photography (New York), Howard Greenberg Gallery (New York), Koch Gallery (San Francisco), Weinstein Gallery (Minneapolis), Fotogaleria del Teatro San Martin (Buenos Aires), Navio Museum of Art (Osaka), Kahitsukan Museum (Kyoto), Akio Nagasawa Gallerie (Tokyo), Musée des Beaux Arts de Shanghaï, Musée National de Pekin (Beijing), Seoul Arts Center (Seoul).

Sarah Moon ha diretto numerosi video e film, tra cui il lungometraggio “Le montreur d’images”, “Mississippi One”, e film storici su fotografia e fotografi su “Henri Cartier-Bresson” e “Lillian Bassman”. Ha lavorato a cinque cortometraggi ispirati ai racconti di Hans Christian Andersen e Charles Perrault, tra cui: “Circuss”,“L’Effraie”, “Le Fil Rouge”, “La Sirène d’Auderville” e “Le petit Chaperon Noir”.

Tra i numerosi premi e i riconoscimenti, il premio DADA a New York nel 1972; il leone d’argento per i filmpubblicitari nel 1989 a Cannes; il premio libri per l’infanzia a Bologna con “Le petit Chaperon rouge” nel1986; il Leone d’oro per i film pubblicitari a Cannes con Cacharel; il Grand Prix de la Société allemande de photographie, GMBPH, Berlino e il Prix Nadar a Parigi nel 2008; Grand Prix de la Photographie, Parigi nel 2005.

Fondazione Sozzani

La Fondazione Sozzani è un’istituzione culturale costituita a Milano da Carla Sozzani nel 2016
per la promozione della fotografia, della cultura, della moda e delle arti. La Fondazione ha assunto il patronato della Galleria Carla Sozzani e intende proseguire il percorso dell’importante funzione pubblicache la galleria svolge da 28 anni.

Valeria Montaldi

September 3, 2018 Leave a comment

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È nata a Milano, dove ha seguito gli studi classici e si è laureata in Storia della Critica d’Arte. Dopo una ventina d’anni di giornalismo dedicato a luoghi e personaggi dell’arte e del costume milanese, nel 2001 ha esordito nella narrativa con Il mercante di lana (Premio Città di Cuneo, Premio Frignano, Premio Roma), a cui sono seguiti Il signore del falco, Il monaco inglese (finalisti Premio Bancarella), Il manoscritto dell’imperatore (Premio Rhegium Julii), La ribelle (Premio Città di Penne, Premio Lamerica, Prix Fulbert de Chartres), La prigioniera del silenzio.
I suoi romanzi sono pubblicati in Francia, Spagna, Portogallo, Germania, Grecia, Serbia, Ungheria, Brasile.

 

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Lindsay Kemp, muore il ballerino coreografo delle grandi star

August 26, 2018 Leave a comment

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Ha dato vita a una delle correnti più fantasiose del teatro-danza europeo. Diresse lo Ziggy Stardust show di David Bowie

E’ morto a Livorno nella notte il coreografo, attore, ballerino, mimo e regista britannico Lindsay Kemp. Aveva 80 anni. Precursore di un genere di danza ricco di contenuti e ispirazione, al limite dell’acrobatico e forte di effetti spettacolari, Kemp è stato l’artefice di una delle correnti più fantasiose del teatro-danza europeo. Ha reinventato l’arte del mimo e ha influenzato molte compagnie soprattutto a partire dalla seconda metà degli anni settanta.

Gli ultimi anni – Lindasay Kemp viveva a Livorno da molti anni: nella città toscana dirigeva un corso di danza al Teatro Goldoni. Negli ultimi mesi stava lavorando a un progetto di teatro sociale che avrebbe dovuto allestire a Como il prossimo settembre.Oltre alla coreografia rivoluzionò profondamente l’arte del mimo: celebre la sua interpretazione della maschera Pierrot.

Attivo dagli anni Sessanta, ha lavorato anche al cinema, in tv e nell’ambito dell’opera, soprattutto in Italia. Kemp compare anche in alcuni video del Duca Bianco, David Bowie, e della cantante Kate Bush e in alcuni film, come The Wicker man e Velvet Goldmine.

Una vita un po’ sopra le righe – Kemp è nato a Cheshire il 3 maggio del 1938 e cresciuto nel nord dell’Inghilterra. Si fece credere pazzo pur di ottenere l’esenzione dal servizio militare e inseguire il suo sogno di diventare un artista.

Padre e maestro di una danza onirica quasi acrobatica che ha influenzato il Cirque nouveau. Fu amico di Federico Fellini, di Mick Jagger, di Peter Gabriel, e di David Bowie per cui diresse lo Ziggy Stardust show. Dopo gli studi al Bradford College of Arts, si trasferì a Londra per frequentare la scuola del Ballet Rambert e perfezionarsi poi con Sigurd Leeder, Charles Wiedman, Marcel Marceau.

Nel 1962 formò la sua prima compagnia: la The Lindsay Kemp Dance Mime Company. Ma furono gli anni ’70 a consacrarlo come mostro sacro dello spettacolo, la sua collezione di successi lo portò in ogni angolo del mondo. Di questi anni è Flowers: “Lo produssi con 500 sterline ricevute in eredità da una zia e da lì per 25 anni ho girato tutto il mondo, sempre attaccato per oscenità“, raccontava a Milano nel suo discorso di ringraziamento per il riconoscimento dell’Accademia di Belle Arti di Brera che gli conferiva un diploma honoris causa.

Iconiche le sue personali interpretazioni di Sogno di una notte di mezza estate e di Salomè. Sempre degli anni ’70 la sua Big Parade (omaggio al cinema muto), e l’Alice tratta da Lewis Carroll. Nel 1975 creò il balletto The Parades Gone By per il Ballet Rambert, e nel 1977 per la stessa compagnia Cruel Garden ispirato a Garcia Lorca.

Fonte: TGcom24

Aretha Louise Franklin, muore la grande regina del soul

August 17, 2018 Leave a comment

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Aretha Franklin, come sta? La famiglia tranquillizza sulle sue condizioni che però restano gravi. Annunciato per novembre un concerto tributo in suo onore a New York.

Continua il lutto nel mondo della musica: Aretha Frenklin è morta ieri, all’età di 76 anni, e i messaggi di cordoglio continuano ad arrivare da tutto il mondo. Tanti i volti noti, dello spettacolo ma soprattutto della musica, ad aver espresso il proprio dolore per la morte della regina del soul. Tra questi c’è anche la cantante Adele, che su Instagram ha postato una foto di Aretha Franklin, dedicandole delle bellissime parole. Eccole: “Non riesco a ricordare un giorno della mia vita senza la voce e la musica di Aretha Franklin che mi riempiono il cuore di tanta gioia e tristezza. Assolutamente affranta che se ne sia andata, che donna. Grazie per tutto, le melodie e i movimenti”. Un addio sentito, un dolore molto forte anche per la cantante inglese. (Aggiornamento di Anna Montesano)

IL RITIRO DALLE SCENE

La diagnosi di tumore era arrivata nel 2010. Nel 2017, Aretha Franklin aveva annunciato il ritiro dalle scene. Fu lei stessa a precisare che avrebbe continuato a incidere. La sua voce era “una risorsa naturale”, un dono, e lei non poteva che farlo fruttare. È proprio lo scorso anno che le sue condizioni sono peggiorate, costringendola a cancellare una serie di concerti e ad annunciare il suo addio alle scene. La sua voce commosse persino Barack Obama: “Ci ha dato un’idea del divino ogni volta che cantava”, commenta oggi l’ex Potus, “Aretha Franklin ha definito l’America”. L’ultima esibizione della Regina del Soul risale allo scorso novembre a New York. Fu Elton John a invitarla, in occasione del gala della fondazione per la lotta all’Aids. L’ultimo concerto assolo, invece, è datato giugno 2017. “Pregate per me”, implorò Aretha in quell’occasione. [agg. di Rossella Pastore]

IL MESSAGGIO DEI ROLLING STONES

Si moltiplicano i messaggi di cordoglio delle più grandi star della musica per la morte di Aretha Franklin. “E’ così triste sentire questa notizia su Aretha. Era una così grande fonte di ispirazione, e dovunque tu fossi lei ti ha sempre portato in chiesa” è il messaggio di cordoglio dei Rolling Stones sul loro profilo ufficiale Twitter, con la band che ha manifestato grande dolore per la scomparsa di un vero punto di riferimento musicale. In diverse interviste in passato Mick Jagger e Keith Richards hanno espresso la loro ammirazione per una figura come la Franklin, che ha rappresentato un punto di contatto non indifferente tra la scena soul e la scena rock negli anni Sessanta e Settanta. (agg. di Fabio Belli)

LA PRIMA DONNA NELLA ROCK AND ROLL HALL OF FAME

La regina del Soul, Aretha Franklin, oggi è morta all’età di 76 anni a Detroit in Michigan. Le condizioni di salute della cantante, vincitrice di 18 Grammy Awards e prima donna ad essere entrata della Rock and Roll Hall of Fame, hanno iniziato a vacillare nel 2010 quando le era stato diagnosticato un cancro. La malattia non era mai stata resa nota, ma lo scorso anno aveva deciso di ritirarsi dalle scene, il suo ultimo concerto risale a giugno del 2017 durante il quale aveva chiesto al suo pubblico di tenerla viva nelle preghiere. Su Twitter sono centinaia i post dedicati alla cantante e in tanti la ricordano nel film dei Blues Brothers del 1980 dove cantò la celebre Think. Tra questi anche Rudy Zerbi che scrive: “in questo momento mi piace pensarti accanto a John a cantare Think…”. (Agg. Camilla Catalano)

LO SCONFORTO DELLA FAMIGLIA

“È con profonda tristezza che annunciamo la morte di Aretha Louise Franklin, la regina del soul. In uno dei momenti più bui delle nostre vite, non riusciamo a trovare parole appropriate per esprimere il dolore del nostro cuore”. Recita così il comunicato diffuso da Gwendolyn Quinn, amico e agente di Aretha Franklin che si unisce all’immenso dolore della famiglia. “Abbiamo perso la nostra matriarca, la nostra roccia. L’amore che aveva per i suoi figli, nipoti e cugini non aveva confini”. I familiari si dicono “toccati dall’incredibile amore e sostegno” manifestato dai fan della Franklin. Le condizioni della cantante sono rapidamente peggiorate a seguito della diagnosi di un cancro al pancreas. Questa la causa ufficiale del decesso, confermata dall’oncologo dott. Phillips del Karmanos Cancer Institute di Detroit. La scomparsa, si legge nel comunicato, risale alle 15.50 ora italiana. [agg. di Rossella Pastore]

L’ULTIMA ESIBIZIONE

Il mondo della musica è in lutto per la morte di Aretha Franklin. La Regina del Soul si è spenta a 76 anni, dopo mesi e mesi di lotta contro il cancro. Da tempo, ormai, aveva lasciato le scene. Era il 2010 quando le è stato diagnosticato un cancro al pancreas; l’anno successivo comunica di essere perfettamente guarita, rifiutandosi sempre di fornire dettagli. Tuttavia le sue condizioni peggiorano e la costringono a cancellare una serie di concerti nel 2017. Sempre nel 2017 aveva annunciato il suo ritiro dalle scene, sottolineando che avrebbe continuato ad incidere musica. La sua ultima esibizione risale a novembre a New York al gala della fondazione di Elton John per la lotta all’Aids. Il suo ultimo concerto, invece, risale al giugno 2017: salutò il pubblico dicendo “per favore tenetemi presente nelle vostre preghiere”. (Aggiornamento di Anna Montesano)

ADDIO AD ARETHA FRANKLIN

È un giorno davvero molto triste per il mondo della musica. Stando a quanto rivela proprio negli ultimi minuti TMZ, Aretha Franklin è deceduta a casa nella sua nativa Detroit all’età di 76 anni dopo aver combattuto una lunga battaglia con il cancro. La grandissima voce soul ha lasciato il segno come icona musicale dopo aver vinto un totale di 18 Grammy Awards per tutta la sua attività, ed essere stata scelta come prima musicista femminile ad essere inserita nella Rock and Roll Hall of Fame nel 1987. La regina del soul era una delle più celebri personalità della cultura popolare del Novecento, una di quelle talmente famose da essere chiamate soltanto per nome. Proprio lo scorso anno, a causa della malattia, è stata costretta ad annunciare il ritiro dalle scene e e all’inizio di quest’anno aveva dovuto cancellare alcuni concerti – tra cui uno a Newark per il suo 76esimo compleanno – su suggerimento dei medici. (Aggiornamento di Anna Montesano)

LA DEDICA DI BEYONCÈ

Aretha Franklin sta lottando tra la vita e la morte. La regina del soul internazionale è gravemente malata e sarebbe assistita dai familiari presso la sua casa di Detroit, visitata dagli amici più cari tra cui anche Stevie Wonder. Così come ha avuto modo di confidare la sua addetta stampa Gwendolyn Quinn: “Aretha Franklin è la matriarca della famiglia Franklin dalla scomparsa di tutti i suoi fratelli. È gravemente malata e circondata dai famigliari che apprezzano il grande amore e sostegno che hanno ricevuto”. La notizia è incominciata a circolare qualche giorno fa ma poi, con il passare delle ore la famiglia aveva diffuso qualche tiepida speranza sulle ultime condizioni di salute. Nel 2010 le era stato diagnosticato un cancro e per questo motivo, aveva perso circa 40 chili di peso. Tantissime le star che le hanno dedicato un pensiero tra cui: Mariah Carey, Bill Clinton e Missy Elliott. Beyoncé e Jay Z le hanno dedicato anche il concerto di Detroit dello scorso 13 agosto, esibendosi tra le note di “Respect”: “Ti amiamo. Grazie per aver cambiato tutte le nostre vite con la tua musica meravigliosa”. (Aggiornamento di Valentina Gambino)

LE CONDIZIONI DI SALUTE

Le condizioni di salute di Aretha Franklin, regina incontrastata della musica soul, continuano a destare grande preoccupazione, soprattutto dopo le notizie trapelate nei giorni scorsi dalla stampa americana e secondo le quali la grande artista sarebbe “gravemente malata”. Aretha sarebbe assistita nella sua città natale, Detroit, circondata dal calore dei suoi cari e dei tanti amici e colleghi che proprio in questi giorni hanno manifestato tutta la loro grande vicinanza. Stando alle parole della sua addetta stampa, Gwendolyn Quinn, le sue condizioni sono preoccupanti ma nonostante ciò starebbe ricevendo tutte le cure e l’affetto possibile: “Aretha Franklin è la matriarca della famiglia Franklin dalla scomparsa di tutti i suoi fratelli. È gravemente malata e circondata dai famigliari che apprezzano il grande amore e sostegno che hanno ricevuto”. Mentre fino a qualche giorno fa la cantante era stata data “in punto di morte”, secondo gli ultimi aggiornamenti relativi alle dichiarazioni degli stessi familiari sembrano emergere buone speranze. Lo stesso nipote ha rassicurato smentendo la voce di “morte imminente”. Non è un caso se già da ora si parla di un concerto tributo autorizzato dall’artista 76enne e che si terrà il prossimo novembre, in occasione dei suoi 60 anni di carriera.

ARETHA FRANKLIN, CONCERTO TRIBUTO IN SUO ONORE

E’ stato programmato per il prossimo 14 novembre a New York, il concerto tributo in onore di Aretha Franklin. Come riporta Fanpage.it, la notizia è stata data dal sito Showbiz 411, lo stesso che nei giorni scorsi ha svelato le gravi condizioni di salute della grande leggenda della musica internazionale. In realtà, pare che l’idea sia stata ampliamente studiata già nei mesi scorsi, precisamente a giugno, quando la proposta alla Franklin sarebbe stata avanzata da Clive Davis di Sony Music. Il concerto in programma fra tre mesi si intitolerà “Clive Davis Presents: A Tribute to Aretha Franklin” e andrà in scena al Madison Square Garden di New York. Nel corso dell’importante manifestazione è già stata confermata la presenza di nomi celebri tra cui quello di Jennifer Hudson che dovrebbe indossare i panni della cantante in una pellicola autobiografica. Ancora ignoti gli altri protagonisti dell’evento che andranno a comporre il grande cast, ma dalle prime notizie pare che si tratterà di una maratona di tre ore durante la quale saranno interpretati i brani più celebri dell’artista del Michigan, da “Respect” a “Think”, “I Say a Little Prayer” e “Natural Woman”.

Fonte: Il Sussidiario.net