“Come leggere i geroglifici egizi” di Mark Collier e Bill Manley, Giunti Editore

May 22, 2018 Leave a comment
Come leggere i geroglifici egizi
Manuale per imparare da soli

La scrittura geroglifica dell’antico Egitto è la vostra passione e avete sempre desiderato poterla leggere da soli? Ora è possibile, con l’aiuto di Come leggere i geroglifici egizi, un manuale pratico rivolto ai principianti e a tutti coloro che desiderano approfondire la propria conoscenza della lingua e della cultura egizia.

Gli autori, Mark Collier e Bill Manley, hanno un’esperienza pluriennale nell’insegnamento in corsi per non specialisti svolti in tutta la Gran Bretagna e il loro metodo è provato e sperimentato. Sin dall’inizio sarete introdotti alla lettura di testi autentici tratti dagli antichi monumenti, riprodotti in modo chiaro apposta per questo libro. Ogni capitolo presenta un nuovo aspetto della scrittura geroglifica o dell’antica lingua egizia e vi porta a sviluppare una capacità di lettura sempre crescente per mezzo di esercizi pratici.

Gli autori si concentrano su un nucleo significativo e affascinante di monumenti – iscrizioni funerarie, sarcofagi e scene di tombe. I testi e le note esplicative offrono uno sguardo di prima mano su temi come l’amministrazione dello Stato, la vita familiare, la concezione della morte nell’antico Egitto.

  • Editore: Giunti
  • Collana: Varia Giunti
  • Illustratore: Parkinson,Richard
  • Traduttore: Einaudi,Silvia
  • Copertina: Brossura con bandelle
  • Dimensione: 15.5×22.5cm
  • Lingua: Italiano
  • ISBN – EAN: 9788809834767
  • Data di pubblicazione: 2018
  • Prima edizione: maggio 2003, 2016
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Categories: Leisure Book

Netta Barzilai, vincitrice dell’edizione Eurovision Song Contest 2018

May 13, 2018 Leave a comment

Netta Barzilai eurocontest 2018

È Netta Barzilai con Toy la vincitrice dell’edizione 2018 dell’Eurovision Song Contest. L’artista, in gara per Israele, ha avuto la meglio sugli altri 25 paesi/artisti concorrenti che hanno animato l’edizione di quest’anno del contest internazionale. Anche questa volta l’Eurovision non ha deluso chi si aspettava il maxishow, fatto soprattutto di effetti speciali, look stravaganti e performance al limite del trash – in certi casi anche oltre il limite. L’Italia ne esce con dignità: Ermal Meta e Fabrizio Moro, che dopo aver vinto il Festival di Sanremo hanno portato il tricolore – e la loro Non mi avete fatto niente – all’Altice Arena di Lisbona, si sono piazzati al quinto posto.

“È un palco che crea dipendenza perché in Italia siamo abituati a conquistarci le persone centimetro per centimetro il pubblico è esigente, qui invece è molto aperto, non ce lo aspettavamo”, ha commentato Fabrizio Moro, che ha lamentato l’assenza della tifoserie italiana: “Pochissime bandiere, pochi italiani, dovete partecipare di più”, ha detto l’artista romano. “Però i ragazzi sotto al palco cantavano con noi – ha aggiunto Ermal Meta – è stato emozionante”.

Nel corso della finale si sono esibiti 26 paesi-concorrenti, vale a dire i dieci che si sono qualificati nella prima semifinale, i dieci che si sono qualificati nella seconda semifinale e i 6 finalisti di diritto (il Portogallo, che è il paese che ospita l’edizione 2018 dopo la vittoria di Salvador Sobral dello scorso anno, e i cosiddetti “big five”, ossia i paesi che per primi hanno sostenuto economicamente l’Unione Europea di Radiodiffusione: l’Italia, il Regno Unito, la Germania, la Spagna e la Francia).

Grande tifo nell’Arena, bandiere sventolanti e cori da stadio delle varie “delegazioni” dei paesi concorrenti. Fra le punte di diamante della serata, la concorrente dell’Estonia, Elina Netšajeva, con un abito la cui base si allargava quasi a coprire tutto il centro del palco e sulla quale venivano proiettate immagini di grande effetto; Netta Barzilai, che poi sbaraglierà i concorrenti, con una bizzarra coreografia corredata da pupazzi cinesi che fanno ciao-ciao con la manina; Melovin, in gara per l’Ucraina, che si è esibito al piano mentre intorno a lui si accendevano alte fiamme.

Un colpo di rock con gli ungheresi AWS, molti tuffi negli anni Ottanta (vedi lo svedese Benjamin Ingrosso), qualche clone (un simil-Sheeran per la Germania, una simil-Shakira per l’Australia, arriverà ultima con 9 punti), gran dispendio di romanticismo come nel caso di Ieva Zasimauskaité, sul palco per l’Ucraina, che ha cantato seduta in terra con un lieve abito rosa e poiché la canzone si intitolava When we’re old intorno apparivano mesti ologrammi di anziane coppie danzanti, fino all’abbraccio finale con il marito, salito sul palco a fine esibizione.

Prima della proclamazione, la performance di Salvador Sobral, Portogallo, vincitore della passata edizione. Grandi applausi per il giovane artista che lo scorso dicembre è stato sottoposto a un intervento di trapianto di cuore e che con coraggio, dopo un lungo periodo di recupero, è tornato sul palco. Raggiunto poi da Caetano Veloso, leggenda della musica, con il quale ha eseguito Amar pelos dois, il brano con cui ha vinto Eurvision 2017.

Fonte: La Repubblica

Project Trumpmore, scultura di ghiaccio in Artide

May 13, 2018 Leave a comment

trump mania

Una sfida per Trump: scultura di ghiaccio in Artide, resistera’ la sua faccia?

Il riscaldamento globale è una balla? Allora la sua faccia dovrebbe resistere per centinaia di anni…

Quattro settimane di tempo per un costo complessivo stimato in 400.000 dollari per un colosso di ghiaccio alto 35 metri dal profilo piuttosto riconoscibile potrebbe un giorno svettare sulle acque dell’Artico. Un’idea piuttosto provocatoria quella di un gruppo ambientalista finlandese, Melting Ice, che si dice pronto a intagliare il volto di Donald Trump in un iceberg nei ghiacci dell’artico.

Se il presidente USA ha ragione in fatto di clima, il suo profilo dovrebbe infatti attraversare indenne il prossimo millennio, nel caso contrario la telecamera che verrebbe installata davanti al colosso di ghiaccio potrebbe filmare il deterioramento della struttura a causa del riscaldamento climatico, evento molto piu’ probabile.

Il Project Trumpmore prende spunto dalle posizioni perseguite dalla Casa Bianca e in particolare dal desiderio di Trump di vedere un giorno il suo volto scolpito sul Monte Rushmore, accanto a quelli di George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln.

di Andrea Raggini

“HIROSHIGE, visioni dal Giappone”, personale alle Scuderie del Quirinale di Roma

May 13, 2018 Leave a comment
hiroshige, visioni della pioggia e della neve
Fino al 29 luglio 2018 alle Scuderie del Quirinale

Utagawa Hiroshige, tra i più celebri artisti del Mondo Fluttuante (ukiyoe), fu un maestro capace di portare il paesaggio e la natura al centro della sua produzione, facendone i veri protagonisti. Deve la sua fama allo sguardo del tutto peculiare che lo contraddistingue, definibile “fotografico” perché in grado di restituire dinamismo grazie all’alternanza sapiente di pieni e vuoti e attraverso la costruzione di piani sovrapposti. Un senso di armonia e serenità pervadono le opere dell’artista, tanto da avere stregato i più grandi impressionisti e post-impressionisti europei, primo tra tutti Vincent Van Gogh che copiò ad olio il famoso Ponte di Ohashi sotto l’acquazzone del maestro giapponese.


La mostra, con una selezione di circa 230 opere appartenenti a prestigiose collezioni che provengono da Italia, Giappone e Stati Uniti, permette di ammirare il tema della natura declinato dallo stile affascinante e raffinato di Hiroshige: dalle più note serie di vedute quali Cento vedute della Capitale di Edo e Cinquantatre Stazioni di posta del Tokaido, alle silografie policrome di fiori insetti e animali tra le più ammirate, fino ai disegni originali ancora intatti.

Il progetto, curato da Rossella Menegazzo con Sarah E. Thompson, è una produzione di Ales S.p.A. Arte Lavoro e Servizi e MondoMostre Skira, con la collaborazione del Museum of Fine Arts di Boston e il Patrocinio dell’Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone e dell’Ambasciata del Giappone in Italia.

Come ideale prosecuzione delle iniziative avviate proprio alle Scuderie del Quirinale nel 2016 per il 150° anniversario dei rapporti bilaterali Italia-Giappone, dal 1 marzo è aperta al pubblico nella sede espositiva la mostra Hiroshige. Visioni dal Giappone, rassegna monografica dedicata a Utagawa Hiroshige (1797 – 1858), uno dei più influenti artisti giapponesi di metà Ottocento.
La mostra, visitabile fino al 29 luglio, espone una selezione di circa 230 opere, silografie policrome e dipinti su rotolo, divise in 7 percorsi tematici.
La bellezza delle località e la vivacità delle attività umane sono esaltate dalla visione alternativa offerta dal maestro giapponese che, con le sue costruzioni innovative, segna un cambio epocale all’interno del filone classico del paesaggio. La tecnica usata da Hiroshige sfrutta l’asimmetria della composizione, ponendo in primissimo piano elementi di grandi dimensioni, come in una sorta di esagerato close-up fotografico, lasciando tutto il resto, in piccolo, sullo sfondo.
Le campiture piatte di colore e il gioco di linee curve e spezzate, la serenità oltre che lo sguardo fotografico presente nelle sue opere hanno influenzato molti artisti europei dell’Ottocento – tra cui Van Gogh, Monet, Degas, Toulouse Lautrec – superando in questo forse anche Hokusai, genio fuori dalle righe e dalla personalità tormentata di più difficile controllo.
Durante tutto il periodo di mostra saranno tantissime le occasioni per approfondire attraverso una serie di eventi collaterali organizzati in collaborazione con l’Istituto Giapponese di Cultura a Roma – dimostrazioni, laboratori, corsi tematici e conferenze aperti al pubblico di tutte le età – quelle tradizioni culturali e artistiche del Giappone che fanno da sfondo alle immagini del Mondo Fluttuante, fino ad arrivare alle più attuali forme di grafica e illustrazione contemporanea che nell’ukiyoe trovano le loro radici. Visioni appunto, come cita il titolo della mostra, che faranno immergere il pubblico nella bellezza del Sol Levante.
* A partire dal 21 settembre 2018 fino al 3 febbraio 2019, in collaborazione con Comune di Bologna | Istituzione Bologna Musei, la mostra sarà nelle sale espositive del Museo Civico Archeologico del capoluogo emiliano.
MondoMostre Skira, mondomostreskira.it

Madonna, insieme ad un progetto segreto con Nicki Minaj

May 12, 2018 Leave a comment

Madonna Nicki Minaj

Madonna e Nicki Minaj stanno lavorando insieme ad un progetto top secret!
E’ quanto ha rivelato Nicki Minaj al Met Gala di New York dove si trovava in compagnia della Regina del Pop.
Nicki Minaj ha parlato apertamente davanti ai giornalisti di un misterioso progetto che sta portando avanti con Madonna, ma del quale non ha rivelato altro: “Io e Madonna abbiamo in serbo un segreto che presto sveleremo“.
Che si tratti di una esposiva collaborazione musicale? Oppure stanno preparando qualcos’altro?
Non sarebbe comunque la prima collaborazione tra Madonna e Nicki Minaj: le due hanno infatti già lavorato insieme in “Bitch I’m Madonna” e “Give me all your lovin’“.

Fonte: TGcom24

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“VINTAGE! La moda che vive due volte”, rassegna dedicata allo stile e alla cultura del Novecento

May 11, 2018 Leave a comment

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DALL’1 AL 3 GIUGNO NELLA CULLA DEL RINASCIMENTO TORNA “VINTAGE! LA MODA CHE VIVE DUE VOLTE”

Per il secondo anno consecutivo Romagna Fiere, la società forlivese che da oltre 20 anni è specializzata nell’organizzazione di eventi fieristici, torna protagonista a Urbino grazie a “VINTAGE! La moda che vive due volte”. L’evento, dedicato allo stile e alla cultura del Novecento, da venerdì 1 a domenica 3 giugno si svolgerà nella prestigiosa e affascinante cornice del Collegio Raffaello in piazza della Repubblica e permetterà ai visitatori (per i quali l’ingresso sarà gratuito) di dare libero sfogo alla propria curiosità acquistando capi, accessori moda, complementi d’arredo e prodotti che sapranno evidenziare e riaffermare la specifica personalità di ognuno di loro.

Un fine settimana di solennità e celebrazioni, dal Patrono San Crescentino alla Festa della Repubblica, nel quale la manifestazione che si avvale del patrocinio del Comune di Urbino si inserisce con una proposta molto articolata tra stand dedicati all’abbigliamento, al remake, al design, al modernariato e al collezionismo, mostre, spettacoli, tanta musica e divertimento anche per i bambini. Molto più di una mostra-mercato, ma una manifestazione che rilegge e interpreta il passato, dando uno spaccato completo sul “come eravamo”. 

“VINTAGE! La moda che vive due volte” ha difatti saputo imporsi negli anni come punto di riferimento nazionale nella ricerca e nella proposta a un pubblico attento appassionato di collezionisti, addetti al settore moda, stilisti, e di semplici appassionati, degli articoli senza tempo che hanno caratterizzato diverse epoche storiche mantenendo intatto ancora oggi il proprio fascino. 

La rassegna si articola in 4 aree tematiche e propone 40 espositori selezionati e qualificati provenienti da tutto il territorio nazionale. A “VINTAGE! La moda che vive due volte” si potrà trovare:

VINTAGE
L’area principale dedicata all’abbigliamento e agli accessori appartenuti al secolo scorso. Questi cimeli, definiti Vintage, sono oggetti di culto ancora attualissimi, che hanno segnato un’epoca e sono rimasti nella memoria collettiva anche grazie alla qualità superiore con cui sono stati prodotti e la possibilità che oggi offrono di reinventare uno stile personale, ricercato e vivace.

FASHION REMAKE
Vintage non è solo sinonimo di passato o malinconia del tempo che fu, ma un nuovo modo per guardare al futuro: le sartorie creative, piccole aziende artigiane e designer, mettono in vendita in quest’area le loro creazioni frutto di rielaborazione di materiali datati o dismessi, siano essi tessuti, lane, legno, carte da parati o pvc. Tutto può avere una nuova vita e creare nuove forme d’arte.

MODERNARIATO & DESIGN
Area dedicata agli oggetti della memoria e alle curiosità del passato: piccoli antiquari e collezionisti espongono vinili, latte d’epoca, giocattoli antichi, profumi da collezione, radio, tv, fumetti, libri, per compiere un salto indietro nel tempo in un’atmosfera da marchè-aux-puces.

VINTAGE FOOD

A deliziare il palato dei visitatori tre Vintage Dinner proporranno una ristorazione tipica dal sapore di altri tempi.

MOSTRA EVENTO “VALENTINO: STILE ITALIANO”

All’interno del Collegio Raffaello e in collaborazione con “A.N.G.E.L.O. Vintage Palace” di Lugo di Romagna, per tre giorni sarà possibile ammirare una mostra tematica di capi d’abbigliamento e accessori che raccontano il percorso evolutivo di Valentino, lo stilista di fama internazionale simbolo della femminilità di cui saranno esposti abiti da mille e una notte.

“Ho sempre desiderato rendere belle le donne” ed in 45 anni di carriera ci è riuscito in maniera esemplare. La quintessenza dell’italianità, un romano affascinato dal glamour della Dolce Vita che s’inserisce nel mondo della moda con classe ed eleganza infondendo femminilità e bellezza. Maestria del taglio, perfezione della fattura e amore per la bellezza, la donna una creatura da venerare, ammirare e valorizzare. Passione per il dettaglio, per l’equilibrio tra ricami preziosi e semplicità del drappeggio, colori tenui bilanciati dall’uso del rosso che porta il suo nome. Valentino Garavani rappresenta tutto questo, Valentino è lo stile italiano.

Una mostra ricca di fascino, un percorso stilistico dagli anni ‘70 agli anni ‘90 che attraverso un’attenta selezione, dal prezioso archivio A.N.G.E.L.O dei capi più rappresentativi del designer, racconta la storia di uno stile unico. Saranno 15 gli abiti esposti in tutto il loro splendore. Una particolare tecnica di alta sartoria in tutte le fasi di lavorazione e senza mai scendere a compromessi acquisita con le scuole unita all’esperienza del couturier che contraddistingue tutti i suoi capi. Il gusto fortemente riconoscibile grazie ad un mix di femminilità, ricerca, scenografia e ricchezza, ispirato spesso agli anni d’oro del cinema hollywoodiano e ai forti riferimenti alla storia dell’arte, Valentino è sempre stato il preferito tra capi di Stato e loro consorti, famiglie Reali ed attrici celebri per le serate di red carpet. 

Valentino Clemente Ludovico Garavani nasce l’11 maggio del 1933 a Voghera (Pavia). Fin dalla più tenera età dimostra interesse verso il bello e la grazia, la danza e la sartoria. Giovanissimo, dopo gli studi a Milano, si trasferisce a Parigi. Nel 1957 torna in Italia e fonda l’atelier Valentino, in via Condotti. Nel 2007 Valentino dice addio alla moda, rimanendo un punto di riferimento nel mondo.

TRE GIORNATE DI MUSICA DAL VIVO

Come da tradizione anche la musica è grande protagonista a “VINTAGE! La moda che vive due volte” e sotto il cielo delle notti di giugno saremo tutti “Figli delle Stelle”, oggi come 40 anni fa. Il piazzale del Collegio Raffaello sarà l’ideale palcoscenico sul quale rivivrà il ritmo della disco music degli anni ’70, ’80 e ’90: l’epoca del funky, dei pantaloni a zampa d’elefante, delle piste da ballo e delle pettinature “afro”. Una miscela esplosiva che non è solo revival, ma che è capace ancora oggi di scatenare la gente, di influenzare gli stili musicali, di “fare costume”.

Ad animare le tre serate, a partire dalle 17.00, sarà Giuseppe Moratti, dj molto apprezzato sulla scena della movida dei locali della Riviera Romagnola che lo hanno visto protagonista in consolle: dal Cocoricò al Peter Pan, dal Kinki all’Altromondo Studio. Con lui venerdì sera si ballerà al ritmo della musica dei mitici anni ’70, sabato “Disco Ringo e gli intramontabili anni ‘80” e domenica gran finale con “The Fabolous 90’s”.

  • I MITICI ANNI 70 – Nasceva nella grande mela il fenomeno Disco, una musica dal sound commerciale che prendeva origine dal soul e dal funky la quale avrebbe conquistato le classifiche e fatto ballare intere generazioni in tutto il mondo. Ascolterete dalle storiche hit dello Studio 54 a Donna Summer , dagli Abba ai Village People, tra pantaloni a zampa d’elefante, acconciature afro style e glitterball.
  • GLI INTRAMONTABILI ANNI 80 – Unici e intramontabili gli anni Ottanta sono stati contemporaneamente l’età d’oro delle superstar Pop come Michael Jackson, Madonna, i Duran Duran e i Queen così come anche il decennio di alternative musicali bellissime come Cure,  Run DMC e Depeche Mode. In Italia lo stile spaziava dal Moncler dei paninari al chiodo dei punk. Continuano a condizionare le generazioni a venire sia musicalmente che esteticamente e resteranno per sempre nei nostri cuori.
  • I FAVOLOSI ANNI 90 – Gli anni novanta sono stati davvero favolosi,  nella nostra Riviera e in tutta Italia il fenomeno delle discoteche ha toccato il suo apice. La diffusione della musica house ed elettronica arrivata dagli Stati Uniti e da Londra ha rivoluzionato le abitudini e il divertimento dei giovani e non solo.  Look dai colori sgargianti e dalle forme trasgressive hanno rivoluzionato il costume: dalla gonna da uomo di Jean Paul Gaultier agli stili più eccentrici proposti dai nuovi stilisti come Thierry Mugler, Alexander McQueen, Martin Margiela e Yohji Yamamoto.  La musica è stata protagonista di questa decade, dalla Love Parade di Berlino ai grandi locali di Ibiza,  ascolterete i classici e le hit che hanno caratterizzato quelle notti magiche.

L’ARTE DEL BURLESQUE

Anche la 2ª edizione di “VINTAGE!” a Urbino proporrà spettacoli affascinanti e sensuali. Parliamo del Burlesque, un’arte ironica, teatrale, capace di coinvolgere con il suo erotismo raffinato sin dalla seconda metà dell’Ottocento quando nacque nell’Inghilterra Vittoriana.

Sabato 2 e domenica 3 giugno verrà portata sul palco da due dive internazionali: Wonderful Ginger e Giuditta Sin. Due gli spettacoli che le vedranno protagoniste: sabato alle 21.30 e alle 22.00 e domenica alle 21.00 e alle 21.30.

Wonderful Ginger

Wonderful Ginger è una performer italiana di fama internazionale,  vincitrice  del Vertigo Burlesque Festival 2015 di Roma si esibita svariate volte in Uk, Germania, Francia, Amsterdam e Stoccolma , Un sogno a occhi aperti fatto di melodie indimenticabili e lustrini con cui vi farà  tornare indietro nel tempo e rivivere la bellezza degli anni d’oro del cinema Hollywoodiano Ginger produce routine creative e spiritose e costumi strabilianti che, uniti al suo fascino italiano, vi faranno innamorare in pochissimo tempo!.

Giuditta Sin 

Surreale, distratta, svagata e poetica e appassionata del movimento culturale “Fin de siècle” e dall’estetica dell’art nouveau, trae ispirazione dalle opere simboliste, decadenti e surrealiste, dalle controverse opere di Colette e da danzatrici rivoluzionarie come Loie Fuller, Isadora Duncan e Ruth St. Denis. Da sempre affascinata dalla figura della vamp e dalla sensualità delicata ed impertinente delle dive degli inizi del ‘900, dalle atmosfere fiabesche, decadenti e a tratti oscure e malinconiche, Giuditta crea performance che rifiutano ogni possibile etichetta ma sono puri atti di bellezza.

Resident performer del Velvet Cabaret del Micca Club ed insegnante al l’Accademia del burlesque dello stesso, è producer insieme alla performer Vampfire del “Burlesque Riot Alternative Burlesque Revue” a Roma. Si è esibita con successo ai Burlesque Festival e Burlesque Awards di Milano, Roma ,New York, Londra, Berlino, Stoccolma e New Orleans.

SPAZIO BIMBI

La rassegna porrà attenzione anche ai più piccoli con uno spazio pensato per i bambini e dedicato al loro divertimento. Ovviamente in stile e a tema vintage. Venerdì pomeriggio servizio di trucca-bimbi e area con i giochi di una volta da riscoprire assieme a genitori e nonni; nel pomeriggio di sabato tanti spettacoli di danza a tema vintage e domenica pomeriggio, la sempre affascinante arte del teatro dei burattini.

INFO, ORARI E PREZZI

www.romagnafiere.it nella sezione EVENTI EXTRA

Dove trovarci: Collegio Raffaello – piazza della Repubblica, Urbino-

Orari al pubblico: venerdì 1 dalle 14.00 alle 24.00 – sabato 2 e domenica 3 dalle 10.00 alle 24.00.

Ingresso gratuito

Parcheggi visitatori: Borgo Mercatale e Santa Lucia

 

Ermanno Olmi , muore il grande regista visionario del cinema italiano

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L’autore aveva 86 anni, da alcuni giorni era ricoverato ad Asiago, in provincia di Vicenza. Il suo capolavoro rimane ‘L’albero degli zoccoli’. Una lunga carriera segnata da titoli dolenti e toccanti come ‘Il mestiere delle armi’ e ‘Torneranno i prati’

Se dovessimo sintetizzare in un solo aggettivo il grande cinema di Ermanno Olmi sceglieremmo ‘imprevedibile’. All’inizio della sua fama (erano gli anni Sessanta), per film come Il tempo si è fermato, Il posto, I fidanzati gli fu applicata l’etichetta di cantore della gente comune, delle piccole cose: definizione non immotivata e anche apprezzabile, in un panorama cinematografico omogeneo e poco permeabile, dopo la fine del neorealismo, alla rappresentazione del quotidiano.

Nei decenni successivi, però, la tavolozza di Olmi si è ampliata fino a includere i toni e i generi più differenti: dal racconto storico all’allegoria, a varie declinazioni della fiaba. In origine il regista bergamasco, classe 1931, fece le sue esperienze nel documentario, curando il servizio cinematografico della Edisonvolta per la quale realizzò decine di titoli: tra i più noti La diga sul ghiacciaio, Tre fili fino a Milano, Un metro è lungo cinque. Si tratta sì di testimonianze dell’attività della società elettrica, come negli auspici dell’azienda committente, però già piene di attenzione per gli sforzi e l’operosità della gente che vi lavora.

Degli anni Cinquanta sono anche alcuni ‘corti’ a soggetto, come Manon finestra 2 e Grigio (col testo di Pier Paolo Pasolini). Il 1959 è l’anno del primo lungometraggio, Il tempo si è fermato, destinato in origine a essere un documentario e che viene presentato alla Mostra di Venezia. Ancora a Venezia, due anni dopo, Olmi porta Il posto, delicata storia di due giovani al primo impiego in un’azienda milanese ai tempi del cosiddetto boom economico. Segue I fidanzati, ambientato nel milieu operario ma dove si affacciano già preoccupazioni per la crisi dei sentimenti.

Con E venne un uomo (1965), biografia di papa Giovanni XXIII, il regista dà spazio al proprio sentire religioso, però in forma sempre terrena ed eminentemente umana. Dopo alcuni film variamente risolti, già più tinti di metafora (Un certo giorno, Durante l’estate, La circostanza), realizza quello che resta con ogni probabilità il suo capolavoro: L’albero degli zoccoli, fiaba contadina che a Cannes vince una Palma d’Oro di straordinario significato per un film parlato in dialetto bergamasco, recitato da attori non professionisti, tutto affidato all’espressività di gesti atavici.

Circondato da una fama internazionale, Olmi si trasferisce ad Asiago, in provincia di Vicenza, e nel 1982, a Bassano del Grappa, dà vita a Ipotesi Cinema, “bottega del cinema” che collaborerà con la Rai di Paolo Valmarana e sfornerà nuovi registi. Tra questi Roberta Torre che ricorda il Maestro, grande incantatore.

Colpito da una malattia invalidante, e da conseguente depressione, il regista resta lontano dal set per un lungo periodo. Vi torna nella seconda metà degli anni Ottanta con la parabola Lunga vita alla signora! (Leone d’Argento) e con La leggenda del Santo bevitore, Leone d’Oro a Venezia, tratto dal romanzo di Joseph Roth che il critico e amico Tullio Kezich (poi suo co-sceneggiatore nel film) gli ha fatto conoscere. Per questo film Olmi si avvale di attori professionisti come Rutger Hauer e Anthony Quayle; replicherà l’esperienza cinque anni dopo, dirigendo Paolo Villaggio nel Segreto del bosco vecchio, dal romanzo di Dino Buzzati.

Dal 2000 in avanti la filmografia olmiana inanella titoli di assoluta originalità. Intanto l’eccezionale Il mestiere delle armi, opera di respiro rosselliniano sugli ultimi giorni della vita di Giovanni dalle Bande Nere; poi Cantando dietro i paraventi, fiaba pacifista in costume interpretata da Bud Spencer assieme a un cast di attori orientali. Del 2007 è la parabola cristologica Centochiodi, che Olmi dichiara essere il suo ultimo film narrativo prima di dedicarsi esclusivamente al documentario. In realtà dirigerà ancora storie di fiction, col Villaggio di cartone e col dolente, bellissimo Torneranno i prati (2014), ambientato nelle trincee dell’altopiano di Asiago durante la prima guerra mondiale.

Titolare di Leone d’Oro alla carriera e di una quantità di altri premi italiani e internazionali, Olmi è anche l’autore di alcuni libri: il più noto è Ragazzo della Bovisa, ma il titolo più bello resta L’Apocalisse è un lieto fine. Storia della mia vita e del nostro futuro (Rizzoli).

Fonte: Repubblica

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