Widmann e Hagen Quartet, quintetto in prima nella Sala Teatro del LAC di Lugano

January 17, 2018 Leave a comment

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WIDMANN E HAGEN QUARTET: UN QUINTETTO IN PRIMA ESECUZIONE SVIZZERA
Giovedì 25 gennaio 2018

LuganoMusica propone giovedì 25 gennaio, alle ore 20.30, nella Sala Teatro del LAC di Lugano, un nuovo appuntamento con la musica contemporanea e con una delle sue personalità attualmente più interessanti: il compositore e clarinettista tedesco Jörg Widmann.

A lui LuganoMusica ha commissionato – insieme ad altre prestigiose istituzioni musicali, come il Centro Nacional de Diffusion Musical di Madrid, la Wigmore Hall di Londra, la Philharmonie di Essen, la Carnegie Hall di New York, la Strijkkwartet Biennale di Amsterdam, la Cité de la Musique di Paris e la Mozartwoche di Salisburgo – un quintetto per clarinetto ed archi che verrà eseguito per la prima volta in Svizzera proprio al LAC.

Per questa prima esecuzione svizzera, l’altro grande protagonista della serata insieme a Widmann sarà il celebre quartetto Hagen, composto dai fratelli Hagen, Lukas e Clemens, che suonano due Stradivari, Veronika, che suona una viola Maggini, e da Rainer Schmidt.

Il mio quintetto è un singolo adagio di circa 40 minuti – commenta Widmann -. Il primo tempo Lento potrebbe funzionare per l’intero pezzo. Ad eccezione di alcune esplosioni, l’intero lavoro si posiziona nell’affascinante e pericolosa area intermedia di statica e flusso, la musica scompare quasi completamente e poi torna a suonare in sfere più alte o più basse, a galleggiare. O almeno è quello che spero. Suonare, galleggiare, amare: in quasi nessun altro pezzo mi sono dedicato a questi topoi in modo così libero come in questo mio quintetto per clarinetto”.

Oltre al quintetto composto da Widmann, il concerto prevede l’esecuzione del capolavoro di Mozart, il Quintetto per clarinetto e archi in la maggiore, KV581.

Alle ore 19.00 si terrà un incontro pre-concerto nella Sala Refettorio del LAC (ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria).

Modalità di ingresso 

Biglietti: Fr. 77.- / 13.20

Per informazioni: http://www.luganomusica.chinfo@luganomusica.ch – Tel. +41 ( 0) 58 866 42 85

Prevendita biglietti presso la biglietteria del LAC, online su http://www.luganomusica.ch, presso tutti i punti vendita Ticket Corner (uffici postali, Manor, stazioni FFS) e online su http://www.ticketcorner.com

Orari biglietteria LAC: martedì-domenica: 10.00–18.00.

Info biglietteria Tel. +41 (0)58 866 42 22 (ma-do 12.00-18.00)

 

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Dolores O’Riordan, muore la celebre cantante irlandese dei The Cranberries

January 16, 2018 Leave a comment

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È morta Dolores O’Riordan, la cantante dei Cranberries: aveva 46 anni

La notizia resa nota dall’agente: Dolores stava registrando a Londra. «I familiari sono devastati», si legge nel comunicato. L’estate scorsa la band aveva sospeso il tour europeo a causa dei problemi di salute della cantante

È morta improvvisamente a 46 anni Dolores O’Riordan, la cantante dei Cranberries. La notizia resa nota dalla manager. «La cantante della band irlandese The Cranberries era a Londra per una breve sessione di registrazione. Non sono disponibili al momento ulteriori dettagli – ha spiegato la sua agente – I familiari sono distrutti dall’aver appreso la notizia e hanno chiesto di rispettare la loro privacy in questo momento molto difficile» . La cantante è stata trovata morta nella sua stanza nell’hotel Hilton a Londra.

La carriera

Nel 2017 la cantante aveva avuto dei problemi di salute a seguito dei quali la band aveva annullato l’intero tour europeo. All’epoca si era parlato di «problemi alla schiena». Nata in Irlanda nel 1971, era entrata a far parte dei Cranberries nel 1990 in sostituzione di Niall Quinn, che aveva detto addio al gruppo da lui stesso fondato nel 1989. Tre gli album pubblicati dalla band: «Everybody Else Is Doing It, So Why Can’t We?», «No Need to Argue», che contiene la canzone «Zombie», premiata come miglior canzone del 1995 agli Mtv Awards, e «To the Faithful Departed» del 1996. La band si scioglie nel 2003, e Dolores intraprende la carriera da solita. Per sei anni, fino al 2009, quando i Cranberries si riuniscono. Da solita ha pubblicato su album, «Are You Listening?» del 2007, e «No Baggage» del 2009. Dal 2013 è anche giudice dell’edizione irlandese del talent «The Voice». In carriera anche un duetto con Luciano Pavarotti, nel settembre del 1995, e nel 2007 con Giuliano Sangiorgi dei «Negramaro».

L’anoressia

Lontano dal palcoscenico, nel 1994 Dolores aveva sposato il manager dei Duran Duran Don Burton: i due avevano avuto tre figli. Il divorzio nel 2014 dopo due decenni insieme. Nel novembre 2014 la cantante, che pare soffrisse di un disturbo bipolare della personalità, era stata arrestata all’aeroporto di Shannon, in Irlanda, per aver aggredito una hostess e un poliziotto. In passato, negli anni Novanta, la cantante aveva sofferto di anoressia, e anche all’epoca la band si era fermata. Lei aveva rivelato: «Avevo semplicemente smesso di mangiare, la mia dieta si basava su sigarette e caffé». Secondo quanto riporta «Tmz» nel 2013 aveva tentato di togliersi la vita: soffriva di depressione. In alcune interviste aveva raccontato di aver subito degli abusi quando era bambina.

L’ultima foto social

Sui social l’ultima foto Dolores l’aveva postata il 4 gennaio scorso: una foto con il suo gatto e la scritta «Bye bye Gio. We’re off to Ireland». A dicembre sulla pagina Facebook del gruppo aveva scritto: «Mi sento bene, ho fatto il mio primo giro di concerti in questo fine settimana, ho suonato alcune canzoni a New York, ci è piaciuto davvero».

«Siamo devastati»

«Siamo devastati dalla notizia della sua morta. I nostri pensieri vanno alla famiglia» hanno twittato di Duran Duran. «Sono assolutamente scioccato – ha scritto invece Ronan Keating che l’ha definita – un incredibile talento e una bella anima». Il cantautore e musicista irlandese Hozier ha twittato: «La prima volta che ho sentito la sua voce è stata indimenticabile. Sono scioccato e rattristato dalla notizia della sua morte». Michael Higgins, presidente della Repubblica d’Irlanda, ha detto: «É con grande tristezza che ho appreso della morte di Dolores O’Riordan. Lei e i Cranberries hanno avuto un’immensa influenza nel rock e nella musica pop in Irlanda e nel mondo».

I funerali in Irlanda

I funerali si svolgeranno in Irlanda, la cantante sarà cremata. «È con grande dispiacere che confermo che un’ospite del nostro hotel è morta nella sua camera lunedì» ha confermato un portavoce dell’hotel Hilton di Londra. «I nostri dipendenti hanno allertato velocemente la polizia e stiamo collaborando con le autorità» ha aggiunto.

Fonte: Corriere Della Sera

Marina Ripa di Meana, icona italiana oltre le convenzioni

January 5, 2018 Leave a comment

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Aveva 76 anni. Forte, imprevedibile, eccentrica, aveva detto agli amici “questo sarà il mio ultimo Natale”. La figlia: “Una guerriera, un grande esempio per me e per le mie figlie”

ROMA – L’ultima apparizione in tv il 18 dicembre a La vita in diretta, bella e fiera, una cappa grigia e bordeaux, il rossetto in tinta, come sempre a raccontare la sua lunga battaglia contro il tumore come se la stesse combattendo un’altra. “Perché il male non deve impadronirsi di te, tu non sei la malattia” ripeteva Marina Ripa di Meana, spiegando che la malattia l’aveva resa migliore “perché quando stiamo bene noi diamo per scontata la vita, invece quando le forze diminuiscono piano piano godi dei privilegi della giornata delle cose belle che ti succedono”.

Una lezione che la figlia, Lucrezia Lante della Rovere, ha dimostrato di aver imparato dalle parole con cui ricorda la madre: “Ha combattuto la malattia come una guerriera e sarà un grande esempio per me, per le mie figlie e per tutti noi”.

La signora che animato i salotti romani, forte, imprevedibile, innamorata della vita, se n’è andata a 76 anni, la foto del suo ultimo Natale è con la figlia Lucrezia, l’ex genero Giovanni Malagò, le nipoti gemelle. Tavola con le candele rosse accese, lei al centro, un cerchietto in testa. “Larger than life” dicono gli americani per indicare personalità travolgenti; che una vita sola non può contenere.

Marina Punturieri, gambe lunghissime, battuta pronta, la vita l’ha vissuta fino in fondo. Nelle sue interviste non risparmiava particolari e dettagli. Al Giornale: “Una volta mi sono dovuta prostituire per procurare la droga a Franco Angeli, il mio compagno dell’epoca. Ho vissuto bene perché sono sempre andata incontro alle mie necessità, alle mie debolezze e ai miei desideri”. Su Agnelli raccontava: “Arrivò a casa mia sull’Appia Antica, si affacciò alla porta della mia camera da letto e trovandomi a letto con Eliseo Mattiacci e Gino De Dominicis disse: ‘Siamo già in troppi’, e se ne andò via”.

Nata e cresciuta a Reggio Calabria, comincia a lavorare come stilista aprendo un atelier di alta moda in Piazza di Spagna, a Roma, insieme con l’amica Paola Ruffo di Calabria, che sarebbe diventata regina del Belgio. Nel 1964 sposa Alessandro Lante della Rovere, grande famiglia aristocratica romana, da cui ha la figlia Lucrezia. Curiosa e inquieta, conosce Moravia e Pasolini, è vicina agli artisti della Scuola di Piazza del Popolo, amica di Mario Schifano e Tano Festa, è una delle animatrici della Dolce vita, negli anni Settanta ha una tormentata relazione extraconiugale con il pittore Franco Angeli, sulla quale scriverà un libro, Cocaina a colazione.

Divorzia da Lante della Rovere e intraprende una serie di relazioni: quella con il giornalista Lino Jannuzzi è raccontata nel suo best seller I miei primi quarant’anni. Nel 1982 sposa in seconde nozze il marchese Carlo Ripa di Meana. Dal cinema alla tv (valletta per Maurizio Costanzo al quale tirerà una torta in faccia durante una puntata della trasmissione Grand’Italia) partecipa come opinionista a centinaia di trasmissioni. Sempre con una causa da difendere: quella per gli animali (poserà nuda contro le pellicce e la scritta L’unica pelliccia che non mi vergogno di indossare) o per la natura.

Grande amica di Bettino Craxi, vicina alle battaglie dei radicali (stimava Emma Bonino), Ripa di Meana con la sua vita da film attira i registi. Nel 1987 dalla sua biografia viene tratto il film I miei primi 40 anni diretto da Carlo Vanzina con la bellissima Carol Alt (“Solo lei aveva le caviglie giuste” spiegava Marina). Nel 1989 anche il suo secondo best seller La più bella del reame arriva sul grande schermo con la regia di Cesare Ferrario ed è ancora Carol Alt a interpretarla.

Si è sempre vantata di non essere snob: “Posso frequentare tutti – spiegava – l’importante è che siano persone intelligenti”. La tv la attira, le dà la grande popolarità; inarrivabile con i suoi cappellini folli (gabbiette di uccelli, fulmini e saette), non si negava mai per una foto. Nel 2009 partecipa come concorrente al reality show La fattoria condotto da Paola Perego ma si ritira poco dopo l’inizio per motivi di salute; nello stesso anno prende parte anche a una puntata della terza stagione della fiction I Cesaroni, nel ruolo di sé stessa.

Ha scritto quattordici libri, e non bastano a contenere una vita da vera conquistatrice che spiegava con naturalezza come Franco Angeli avrebbe voluto strozzarla, “ma per davvero. Rimasi senza voce per alcuni giorni”, o di quando ebbe il flirt con Roman Polanski, o la poca simpatia per Agnelli che la corteggiava (“Troppo cinico per me”).

I capelli rossi fiammanti, gli amati carlini – Mango, Riso, Risotto, Moka, Cotoletta – sempre al suo fianco, l’indomabile Marina non ha mai voluto dare lezioni a nessuno: “Mai giudicare – spiegava – l’importante è non farsi addomesticare, io sono sempre stata me stessa”.

Forse chissà, a volte deve essere stato faticoso anche per lei essere Marina Ripa di Meana, ma ha vissuto come ha voluto. Libera. Dei benpensanti non si è mai curata: “Mi hanno sempre giudicato come qualcosa di orripilante. O forse peggio: come qualcosa che non si giudica perché non esiste. I benpensanti ti scaraventano nel cono d’ombra, ma tra me e loro non c’è mai stato feeling”.

Il rapporto con Lucrezia, confidava, l’aveva recuperato quando la figlia era adulta. “Mai avuto un grande istinto materno e non sono capace di essere una nonna tradizionale. Ma adesso siamo unite, sa capirmi. Ora capisce le delusioni degli uomini, la fatica che si fa. L’ho cresciuta da sola”. Delle bellissime nipoti, Ludovica e Vittoria, era fierissima. E l’idea di diventare bisnonna le metteva allegria. Una bisnonna specialissima.

Fonte: Repubblica

 

“Manolo: The Boy Who Made Shoes for Lizards”, première del film in 10 Corso Como Milano

December 18, 2017 Leave a comment

Manolo- The Boy Who Made Shoes for Lizards

première del film
“Manolo: The Boy Who Made Shoes for Lizards” diretto da Michael Roberts, 2017
Sottotitoli in inglese.

“Spero che chiunque veda il film ne sia piacevolmente intrattenuto e senta il collegamento con l’immaginario visivo e con le molte persone che vi hanno preso parte. Il pubblico avrà un piccolo quadro della mia vita e un’occasione per apprezzare la visione e l’inimitabile umorismo di Michael Roberts.” Manolo Blahnik

“Manolo: The Boy Who Made Shoes for Lizards” film su Manolo Blahnik diretto da Michael Roberts, verrà presentato in 10 Corso Como Milano, mercoledì 20 dicembre 2017 in due proiezioni alle ore 17.00 e alle ore 19.00.

Il film è un ritratto di Manolo Blahnik, leggendario designer della calzatura, che con il suo straordinario impegno professionale ha dettato lo stile per celebrità, stilisti e professionisti della moda. Con un quadro intimo della sua vita e del suo lavoro, questo video-documentario ricostruisce anche alcuni episodi emblematici della sua infanzia.

Michael Roberts, regista e giornalista di moda, ha realizzato con uno sguardo originale un documentario (il cui titolo rimanda alla passione che Manolo ha avuto sin da bambino, di disegnare scarpe … per le lucertole!), in cui “sbircia” dietro le quinte del mondo geniale, intellettuale e romantico che ha dato origine alle amatissime scarpe “Manolo”.

Una carriera lunga 45 anni scorre attraverso i racconti e gli aneddoti di Anna Wintour, André Leon Talley, Paloma Picasso, Charlotte Olympia, Iman, Rihanna, Naomi Campbell, John Galliano, Sofia Coppola, David Bailey, Isaac Mizrahi, Joan Burstein, Mary Beard, Colin McDowell, André Leon Talley, Penelope Tree, Gioacchino Lanza Tomasi, Rupert Everett, Karlie Kloss e naturalmente Manolo Blahnik stesso.

MANOLO: The Boy Who Made Shoes for Lizards Premiere italiana in 10 Corso Como
Film diretto da Michael Roberts, 2017
89 minuti, sottotitoli in inglese

Il film è prodotto da Nevision UK.
Neil Zeiger, Gillian Mosely and Bronwyn Cosgrave, producers Line Producer, Zoe Loizou Executive Producers James Cabourne, Tiggy Maconochie, Ralph Shandilya e Anne Morrison. È distribuito in Italia da DNC Entertainment.

Mercoledì 20 dicembre 2017 in 10 Corso Como due proiezioni alle ore:
17.00
19.00

Manolo Blahnik

December 18, 2017 Leave a comment

Manolo Blahnik

Nato nelle Isole Canarie, Blahnik si trasferisce a Londra e inizia a lavorare nella calzatura negli anni Settanta. Blanhik ancora oggi si reca ogni stagione nei laboratori italiani vicino a Milano per alcune settimane l’anno per creare le nuove collezioni. Ogni scarpa viene sviluppata a partire dai suoi bozzetti che sono poi tradotti in prototipi nei laboratori artigianali. Le forme finite e i tacchi che ne derivano sono tutt’oggi perfezionati da lui stesso.

Negli anni Manolo ha ricevuto molti premi come il Couture Council of America.
Nel 2007 il designer ha ricevuto dalla regina Elisabetta II, l’Honorary Commander of the Most Excellent Order of British Empire (CBE). Ha vinto il premio Year Award by Footwear News, per la collezione SS17 VetementsxManoloBlahnik. Numerose le pubblicazioni sul suo lavoro, tra cui “Fleeting Gestures and Obsessions”, pubblicato da Rizzoli International, nel 2015. Le sue calzature sono nelle più importanti collezioni museali del mondo, tra le mostre, Manolo Blahnik al Design Museum di Londra nel 2003, The art and craft of shoes al Victoria and Albert Museum nel 2015 e The art of shoes a Palazzo Morando a Milano nel 2016.
manoloblahnik.com

 

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Polo Museale della Calabria, adesione al Museo Navigante

December 15, 2017 Leave a comment

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Polo Museale della Calabria Museo Navigante

Anche il Polo Museale della Calabria, diretto da Angela Acordon, ha aderito al Museo Navigante che ha la finalità di valorizzare il patrimonio culturale marittimo italiano e che da gennaio 2018, con l’inizio dell’Anno del patrimonio culturale Europeo, salperà, a bordo della goletta Oloferne, e farà rotta dall’Adriatico al Tirreno, con tappe in tutte le regioni costiere, per arrivare infine a Sète (Francia) in occasione della manifestazione Escale à Sète in rappresentanza dei musei italiani.

Il Polo Museale della Calabria è rappresentato dal Museo  Archeologico dell’antica Kaulon, diretto da Rossella Agostino e dal Museo Archeologico Nazionale di Capo Colonna – Crotone, diretto da Gregorio Aversa.

Museo  archeologico dell’antica Kaulon – Monasterace (Reggio Calabria)

Il percorso espositivo – come specifica la dottoressa Agostino –  illustra  la storia della colonia magno-greca di Kaulonia dall’età di fondazione, ad opera dei crotoniati, fino ad età ellenistico-romana ed ospita anche reperti subacquei tra cui, ancore e resti di colonne lavorate da aree limitrofe all’odierno Museo situato a poca distanza dalla costa nei pressi di Punta Stilo caratterizzata  dalla presenza del Faro. L’esposizione presenta per alcuni settori parziali ricostruzioni di edifici abitativi e  sacri finalizzate ad una migliore lettura da parte del pubblico. Le Collezioni più importanti sono – come precisa il direttore del Museo -: rocchi di colonne in marmo anche lavorate rinvenute nelle acque antistanti il sito dell’antica città di Kaulonia;  Tetto tempio del Colle della Passoliera di età greca caratterizzato da una ricca policromia; Collezione numismatica e fra i “pezzi” più significativi l’attenta studiosa indica: manufatti bronzei, tra cui specchi, elementi di armature ed una interessante iscrizione votiva in lingua achea dall’area del tempio dorico; Mosaico pavimentale policromo con la raffigurazione di drago di età ellenistica dall’abitato.

Museo Archeologico Nazionale di Capo Colonna – Crotone

Il museo è suddiviso in tre sezioni principali dedicate la prima (“Terra”) ai resti dell’insediamento sorto sul promontorio in età romana, la seconda (“Sacro”) al santuario di età greca sviluppatosi sullo stesso luogo e, infine, una terza (“Mare”) destinata ad illustrare le problematiche dell’archeologia subacquea, espone una parte del carico di marmi trasportati dalla nave naufragata presso Punta Scifo e databile al III sec.d.C., oltre ad altre suppellettili rinvenute durante lo scavo del relitto e oggetti prelevati da altri contesti sottomarini. Terrecotte architettoniche, vasi a figure nere, vasetti miniaturistici, bronzetti figurati attestanti la frequentazione del santuario greco e appartenenti al cd. Tesoro di Hera, formano – come afferma il direttore Aversa – le collezioni più importanti. Fra i pezzi di maggior pregio il dott. Aversa indica frammenti in marmo pario appartenenti alla decorazione del grande tempio di ordine dorico di cui, all’interno dell’attiguo Parco Archeologico, si conserva parte del basamento ed una colonna in blocchi tufacei.

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Gornaya Shoria, sito megalitico di possibile natura artificiale in Siberia

December 9, 2017 Leave a comment

Gornaya Shoria

La partita si gioca tutta in Siberia: se dovesse essere confermata la natura artificiale del sito megalitico di Gornaya Shoria verrebbe automaticamente riscritta tutta la storia umana.

Nel cuore delle gelide montagne siberiane è stato riportato alla luce un antichissimo e sorprendente sito megalitico le cui origini sono tuttora oggetto di accesi e animosi dibattiti da parte dei ricercatori di tutto il mondo. Queste eccezionali strutture sono situate sulla cima del “Monte Shoria” a Gornaya Shoria, ad est delle fitte montagne meridionali di Altai, e sono stati trovati e fotografati per la prima volta nel 2013 dal ricercatore indipendente Georgy Sidorov, durante una spedizione organizzata proprio sui freddi luoghi siberiani.

Sembrerebbe esclusa l’ipotesi che si tratti di formazioni geologiche naturali, malgrado gli accademici e i geologi stessi si siano affrettati a precisare fin da subito il contrario, rifugiandosi come spesso accade in questi casi nella più sfrenata ortodossia.
Appare evidente invece attraverso le immagini, le riprese e i tanti dati raccolti sul campo dai ricercatori che hanno studiato personalmente il sito che siamo difronte a delle strutture artificiali, poiché i mastodontici blocchi presentano evidenti tagli simmetrici, superfici appiattite e sagomate, tagli operati in maniera orizzontale e verticale con angoli e spigoli a 90°.

Mura mastodontiche, non costruibili neanche con la tecnologia moderna

Questi sensazionali blocchi sia singoli che incastrati gli uni sugli altri sembrano rassomigliare in maniera sorprendente alle famose “mura ciclopiche” presenti in Europa, e più in generale sul suolo di ogni continente, come anche alle maestose piattaforme conosciute comunemente come “Trilithon”.

Ad oggi, si crede che la “Pietra di Janeen”, ovvero l’impressionante monolite rinvenuto nel 2014 in Libano presso il sito archeologico di Baalbek sia il blocco di pietra lavorato più pesante nella storia della terra, con il suo impressionante peso di 1660 tonnellate.

Qualora venisse ufficialmente confermata dai ricercatori la natura artificiale delle mura megalitiche di Gornaya Shoria verrebbe automaticamente riscritta la storia, poiché molte di queste gigantesche pietre di granito si stima possano arrivare a pesare addirittura oltre le 3.000 tonnellate, un peso assolutamente sconcertante, superiore addirittura di ben 2-3 volte ai più pesanti megaliti presenti a Baalbek, e più in generale di tutte le antiche rovine megalitiche rinvenute fino ad oggi sul vasto suolo terrestre.

Gli altri siti megalitici nel mondo

È ampiamente risaputo che i territori russi presentano un alto numero di antiche costruzioni megalitiche, che però sono state inspiegabilmente trascurate dagli storici e dagli studiosi nel corso degli ultimi secoli.
Solamente negli ultimi decenni, grazie anche all’interesse di tanti ricercatori indipendenti, molte di queste strutture sono state esplorate, fotografate e portate finalmente alla ribalta dell’opinione pubblica mondiale.

Un esempio sono i numerosi “Dolmen”, particolari strutture megalitiche preistoriche a camera singola, anch’essi presenti in ogni luogo terrestre.
Oppure le mirabili piramidi bosniache scoperte nel 2013 nella città di Visoko dall’archeologo freelance Semir Osmanovic e che, stando ad alcuni approfonditi studi, sarebbero addirittura da datare a 30.000 anni fa, ovvero decine migliaia di anni prima della nascita delle prime culture organizzate.

Certo, rimane il dilemma, il grande dilemma, di come blocchi di questa portata siano stati posizionati da normali esseri umani con una precisione maggiore di quella ottenuta nelle cave moderne, considerando anche che ad oggi (2017) il peso massimo attualmente issato dalla gru (fissa) più potente al mondo si aggira intorno alle 1000/1200 tonnellate.

Questi megaliti sono stati trasportati sulla cima del monte Shoria, come anche nel caso dei siti megalitici peruviani di Ollantaytambo e Machu Picchu, per poi venire assemblati in maniera così precisa da non lasciare spazi fra un masso e l’altro, e al punto tale che la lama di un coltello non riesce a penetrare negli interstizi.

Nessuna civiltà poteva secondo la storia produrre Gornaya Shoria

Stando alla storiografia ufficiale, sarebbe assolutamente impossibile che degli esseri umani che abitavano queste terre svariati millenni prima della nascita delle prime culture organizzate, in possesso nel migliori dei casi soltanto di vetusti utensili in pietra, siano stati capaci di realizzare delle architetture così sopraffine da apparire illogiche e misteriose persino agli occhi di uomini appartenenti ad un’epoca dal così alto livello tecnologico come quella attuale.

Appare quindi abbastanza evidente l’impossibilità di realizzare queste opere da parte delle genti dell’epoca, e ciò può significare solo una cosa, ovvero che in piena preistoria una grande civiltà globale con i suoi simboli e una potente capacità in campo edilizio, si stanziò sulla Terra e costruì maestose opere architettoniche nel bel mezzo del continente europeo e più in generale in ogni luogo del vasto spazio terraqueo.

Questa civiltà mostra anche una certa unità culturale, e la sua storia ha molto a che vedere con quanto riportato in tutte le antiche leggende e mitologie tramandate dagli uomini.
Certo, un’evoluzione fatta di piccoli e tortuosi passi, una stratificazione di montagne senza diluvi, una lenta e faticosa acquisizione di capacità cognitive, linguistiche, tecniche, artistiche, scientifiche, a partire dal tempo in cui ci siamo innalzati da terra diventando da quadrupedi bipedi, ogni giorno di più ha il sapore di una spiegazione buona solo per i tanti fratelli Grimm del Settecento, ma che oggi come oggi, alla luce delle evidenze archeologiche e paleontologiche non convince per nulla chi appena un po’ abbia il coraggio di mettersi semplicemente a pensare.

a cura di Giuseppe Di Re

Fonte: Nibiru 2012

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