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Archive for the ‘Arte’ Category

“Robert Indiana”, mostra del celebre artista presso la Pinacoteca Comunale Casa Rusca, Locarno

July 18, 2017 Leave a comment
Robert Indiana
Fino al 13 agosto 2017

Riconosciuto a livello internazionale per le sue opere, Robert Indiana è il protagonista di un’ampia esposizione attualmente visitabile alla Pinacoteca Casa Rusca. Si tratta della prima personale del celebre artista statunitense in un museo svizzero.

La mostra fa seguito alle ampie retrospettive promosse al MoMA, al Whitney Museum di New York e in altri grandi musei americani ed europei, ultimo dei quali, in ordine di tempo, il Museo di Stato russo di San Pietroburgo, dove una personale dell’artista è stata organizzata lo scorso anno. Numerose tra le più significative opere di Indiana di quest’ultima rassegna sono presentate in questa occasione, unitamente ad altri dipinti e sculture raramente visibili.

Il percorso espositivo, che vede susseguirsi una sessantina di opere, si snoda a partire da significativi esempi di dipinti su legno della fine degli anni ’50, dove si nota la predilezione di Indiana per i motivi geometrici, scaturita soprattutto dal confronto diretto con esponenti del movimento minimalista come Ellsworth Kelly, Agnes Martin e Jack Youngerman.
Si affronta successivamente la sua evoluzione artistica dei decenni seguenti, in particolare l’importanza assunta dalle parole, dai numeri e dai segni elaborati a partire dall’osservazione del panorama americano e sempre più protagonisti assoluti delle sue opere. Infatti così dichiarava l’artista in un’intervista al New York Times: “Ci sono più segni che alberi in America. Ci sono più segni che foglie. Per questo penso a me stesso come a un pittore del paesaggio americano“.

Robert Indiana, al secolo Robert Earl Clark, nato a New Castle nel 1928, è riconosciuto come una delle voci leader della Pop Art, insieme a Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg, Tom Wesselmann e James Rosenquist. Tuttavia si distingue dai colleghi per la peculiarità della sua arte, con riferimenti alle proprie radici culturali e pittoriche, in cui fonde idea, parola e immagine. Il suo pensiero artistico è al tempo stesso visivo e verbale: consapevole del fatto che il linguaggio gioca un ruolo nel processo del pensiero e questo include la sua identificazione con qualcosa di visivo, nei suoi lavori fa emergere le immagini dalle parole e, viceversa, le parole dalle immagini.

Tra i fenomeni più straordinari dell’arte degli ultimi 50 anni, Indiana dimostra una costante vitalità e ricchezza d’ispirazione, unitamente alla capacità di avere esplorato i grandi temi dell’esistenza attraverso gli occhi della memoria, di avere espresso la propria comprensione personale delle aspirazioni e dei fallimenti associati al “sogno americano” e di essere stato un precursore nell’uso dei segni e del linguaggio ampiamente adoperato dagli artisti contemporanei.

In mostra non manca la famosissima LOVE, opera che ha segnato il culmine della fama dell’artista. Nata come cartolina natalizia del MoMA a metà degli anni ’60, è stata in breve tempo assurta a simbolo del movimento pacifista, per poi affermarsi come marchio della Hippie Generation. Oggi è un’icona mondiale assoluta dell’arte contemporanea, fra le immagini più replicate al mondo.

Pinacoteca Casa Rusca
Piazza S. Antonio
CH-6600 Locarno
Svizzera
+41 (0)91 756 31 85
servizi.culturali@locarno.ch
www.museocasarusca.ch

“Addendi”, sculture di Riccardo Monachesi al Museo della Ceramica della Tuscia

June 27, 2017 Leave a comment

ceramiche Monachesi

ADDENDI

sculture di riccardo monachesi

Una mostra promossa dalla Società Cooperativa “Girolamo Fabrizio”,

a cura di Francesco Paolo Del Re 

Viterbo, Museo della Ceramica della Tuscia

17 giugno – 10 settembre 2017

Inaugurazione: 17 giugno 2017, ore 18.30

Civita Castellana (VT), Museo della Ceramica “Casimiro Marcantoni”

23 settembre – 7 gennaio 2018

Inaugurazione: 23 settembre 2017, ore 18.30

Due sedi museali e due appuntamenti espositivi – uno a Viterbo e uno a Civita Castellana (VT) – per la nuova mostra personale di sculture di Riccardo Monachesi, organizzata nell’anno in cui ricorre il quarantennale di attività dell’artista romano. L’esposizione, a cura di Francesco Paolo Del Re, si intitola Riccardo Monachesi. Addendi ed è promossa e allestita dalla Società Cooperativa “Girolamo Fabrizio”, gestore dei servizi culturali e didattici del Museo della Ceramica della Tuscia e del Museo della Ceramica “Casimiro Marcantoni”, con il patrocinio della CNA Associazione di Viterbo e Civitavecchia, in collaborazione con la Fondazione Carivit.

Il primo dei due appuntamenti inaugura sabato 17 giugno alle ore 18:30 ed è visitabile fino al 10 settembre 2017 negli spazi di Palazzo Brugiotti, prestigiosa sede del Museo della Ceramica della Tuscia, nel cuore del centro storico di Viterbo (via Cavour 67). Il secondo evento espositivo, invece, inaugura sabato 23 settembre alle ore 18:30 e resta aperto al pubblico fino al 7 gennaio 2018 nel Museo della Ceramica “Casimiro Marcantoni”, all’interno della Chiesa di San Giorgio a Civita Castellana (VT) (viale Gramsci 1).

Riccardo Monachesi. Addendi” raccoglie un’antologia delle sculture in ceramica realizzate dall’artista, con particolare attenzione alla produzione degli ultimi anni e con alcune significative incursioni nella produzione precedente, a partire dagli anni Ottanta del Novecento. A raccontare e accompagnare il percorso artistico di Riccardo Monachesi, un testo critico di Enrico Parlato.

ARTE COME PROCESSO DI CONTINUA ADDIZIONE – Una nuova personale, un nuovo addendo, a distanza di quattro anni dalla grande mostra organizzata all’interno del Museo delle Mura di Porta San Sebastiano a Roma. “Nel disegno più ampio del percorso della ricerca di un artista – scrive il curatore Francesco Paolo Del Re – ogni nuova tappa espositiva si inserisce come una tessera di mosaico, ponendosi in dialogo con il passato e il futuro della sua sperimentazione e con il contesto culturale all’interno del quale è inserito. In questo senso, la riflessione che ispira il titolo della mostra immagina il lavoro artistico come un fare processuale inserito in un universo di relazioni. Nelle due sedi di Viterbo e di Civita Castellana si presenta dunque una mostra-addendo, per valorizzare le peculiarità della scultura di Riccardo Monachesi, artista che fa dell’addizione di elementi modulari e della variazione all’interno di un principio seriale uno dei suoi punti di forza, con l’intento di trasformare il lavoro plastico in più ampie installazioni che si confrontano attivamente con lo spazio espositivo”.

SCULTURA E CERAMICA – Il lavoro di Riccardo Monachesi si incardina su due principi fondamentali: da una parte il primato della scultura, cioè l’affermazione di un modus operandi che precede la scelta del medium ceramico, dall’altra il rispetto assoluto della ceramica, che deriva da una vera e propria passione per la materia.

Monachesi scolpisce la ceramica da ben quarant’anni. La manipola. La osserva con le mani prima che con lo sguardo. Ne coltiva l’autenticità espressiva. Tenta di imbrigliarla con il giogo dei calchi lavorando sulla serialità e sulla modularità. La impreziosisce, liberandola dal manierismo attraverso l’esaltazione dell’incidente, dell’imprevisto, dell’indeterminato. Ma allo stesso tempo, in altri tipi di lavori, ne educa le potenzialità emotive ed espressive in virtù della sapiente duttilità nell’uso della tecnica del colombino, che asseconda plasticità sentimentali e traccia, come un vecchio giradischi, il solco di una melodia senza suoni.

LE OPERE IN MOSTRA – Il cuore della mostra è costituito da alcune nuove sculture, come per esempio la serie “TerraeMota”, quasi completamente inedita. “Ho iniziato a lavorare a questo progetto nel 2015 durante una residenza in Cile, su invito dell’Istituto Italiano di Cultura di Santiago del Cile. Nel corso del mio soggiorno cileno si è verificato un terribile terremoto e, a partire dall’osservazione della devastazione prodotta da questo cataclisma, ho iniziato a riflettere sul tema della casa franata e squassata. Un lavoro che ho deciso di proseguire anche al mio ritorno in Italia: i terribili terremoti dell’Umbria e delle Marche del 2016 mi hanno infatti convinto della necessità di riflettere con gli strumenti della mia arte sul tema della fragilità della costruzione umana”. Accanto a queste sculture di impegno civile, tra le opere recenti si annoverano anche lavori di respiro più intimo e privato, come “Persino le briciole”, una grande installazione a parete del 2015 che scandisce accenti e pause del verso di una poesia. Ma non è tutto. In un ideale abbraccio che supera il tempo, dagli archivi dell’artista riemergono poi alcuni lavori degli anni Ottanta, come la serie “Tangram” del 1985, composta di sette pezzi, le “Lune” del 1988 e le variazioni sul tema del circolo, oltre ad alcuni grandi vasi del decennio successivo: queste opere, preziose testimonianze di un percorso di ricerca tenace, coerente e di grande rigore formale, vengono esposte al pubblico per la prima volta dopo moltissimo tempo, per raccontare otto lustri di impegno di Riccardo Monachesi al servizio della scultura. Dentro la forma e oltre la materia.

“Imperfetta Bellezza”, personale di Pasquale Marinelli presso ART G.A.P. Gallery di Roma

May 23, 2017 Leave a comment
IMPERFETTA BELLEZZA
PASQUALE MARINELLI
a cura di Valentina Spinoso
ART G.A.P. Gallery
Via di San Francesco a Ripa 105/A
Roma
19/05/2017 – 28/05/2017
ATTRAVERSO IL MEDIUM DELLA FOTOGRAFIA IN COMUNIONE CON L’OGGETTO LIBRO, L’ARTISTA CI PROPONE UNA RIFLESSIONE A TUTTO TONDO SUL CONCETTO DEI CONFINI DELLA PERFEZIONE ARTICOLATA SU TRE LIVELLI: L’IMPERFEZIONE DELL’OGGETTO ANALOGICO, ORMAI DIVENUTO OBSOLETO; L’IMPERFEZIONE DEL PAESAGGIO ITALIANO; L’IMPERFEZIONE DEL CORPO UMANO.
IN UNA LOGICA DI ASSOLUTISMO MASSMEDIALE, IL CONCETTO DELLA BELLEZZA VIENE SEGMENTATO ATTRAVERSO L’ATTENZIONE AL DETTAGLIO, SMANTELLANDO, IN MODO IRONICO E DIRETTO, I CANONI SOCIALMENTE RICONOSCIUTI, MUOVENDOSI COSÌ DA UNA DIMENSIONE UNIVERSALE A UNA DI CARATTERE PERSONALE, INDIVIDUALE E INTIMO.

“Higher Learning e The NY Scene”, mostra fotografica di Patti Smith al Palazzo del Governatore di Parma

April 18, 2017 Leave a comment

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Inaugurate sabato 8 aprile, al Palazzo del Governatore, le due mostre di opere fotografiche con cui Parma apre il suo tributo a Patti Smith.
Fino al 16 luglio, 120 scatti di Patti Smith e 150 immagini d’autore sulla New York degli anni Settanta e Ottanta

Saranno aperte al pubblico fino al 16 luglio, al Palazzo del Governatore di Parma, Higher Learning e The NY Scene – arte, cultura e nuove avanguardie anni ’70-’80, le due grandi mostre di opere fotografiche con cui Parma dà avvio al suo omaggio di primavera all’icona del rock Patti Smith. 

naugurate al Palazzo del Governatore le due mostre di opere fotografiche con cui Parma apre il suo tributo a Patti Smith.
Fino al 16 luglio, 120 scatti di Patti Smith e 150 immagini d’autore sulla New York degli anni Settanta e Otta

Nella cornice del Palazzo del Governatore, Higher Learning, la mostra di opere fotografiche dell’icona del rock Patti Smith, offre ai visitatori circa 120 opere scattate in bianco e nero durante i viaggi dell’artista per il mondo. Il titolo è lo stesso di una canzone presente nell’album Land, uscito nel 2002. La mostra, organizzata da Università di Parma e Comune di Parma, è stata pensata appositamente in occasione del conferimento della laurea ad honorem che l’Ateneo assegnerà a Patti Smith. L’iniziativa si inserisce infatti all’interno del grande tributo che l’Università di Parma e la città dedicheranno, la prossima primavera, all’artista americana. Il 3 maggio Patti Smith riceverà la laurea magistrale ad honorem in Lettere classiche e moderne dall’Università e il 4 terrà un concerto sul palco del Teatro Regio. Venerdì 5 maggio l’artista sarà alla mostra per presentare di persona i suoi lavori.

Higher Learning è un’evoluzione di Eighteen Stations, presentata a New York ed esposta recentemente a Stoccolma. Il progetto originale è stato realizzato in collaborazione con la Robert Miller Gallery di New York e il Kulturhuset Stadsteatern di Stoccolma.

Nata nel 1946, Patti Smith, nota al grande pubblico per essere una delle cantanti più importanti della storia del rock, è un’artista poliedrica: fotografa, pittrice, scultrice, scrittrice, poeta e performer che ha lasciato, e continua a lasciare, un segno indelebile nel panorama culturale americano e internazionale attraverso una carriera che dura da più di quarant’anni. Durante le sue prime esplorazioni nel campo delle arti visive ha lavorato a stretto contatto con Robert Mapplethorpe, uno dei più grandi fotografi e ritrattisti tra gli anni Sessanta e Ottanta del secolo scorso. I due artisti si sono incontrati per la prima volta a New York City nel 1967 e sono rimasti amici fino alla morte di Mapplethorpe nel 1989.

Dopo più di dieci anni dalla sua ultima mostra di opere fotografiche in Italia, con Higher Learning Patti Smith torna a esporre con un’esibizione che ruota intorno al mondo del libro M Train, uscito nel 2015. Nel volume l’artista, come ha scritto la prestigiosa rivista “Rolling Stone”, “affronta un percorso attraverso i ricordi più cari, viaggia tra vita vissuta e universo onirico, suo fedele compagno di sempre”. Smith descrive quella che è, a tutti gli effetti, una sua autobiografia, “una tabella di marcia per la mia vita”, raccontando dai caffè alle abitazioni in cui ha lavorato in giro per il mondo. Riflettendo sui temi e sulle sensibilità del libro, Higher Learning è una sorta di meditazione sull’atto della creazione artistica e sul passare del tempo. Le fotografie illustrative che accompagnano le pagine del libro si soffermano, insieme con gli scritti, sul potenziale che l’arte e la letteratura possono offrire alla speranza e alla consolazione. Le foto ritraggono i letti, le statue, gli strumenti artistici e le lapidi, che sono appartenuti a personaggi che hanno contribuito a formare e sviluppare la cultura dell’umanità, creando una sorta di diario visivo. Le stampelle di Frida Kahlo, il letto di Gabriele D’Annunzio, l’accappatoio di Johnny Depp, l’appartamento di Carlo Mollino, il bastone di Virginia Woolf, le tombe di Pier Paolo Pasolini e Jean Genet e la sedia di Roberto Bolaño resuscitano la loro anima attraverso le immagini dei loro beni o dei loro luoghi di riposo. A Parma, l’unica tappa italiana, l’artista esporrà anche alcuni scatti non presenti nella mostra di New York e Stoccolma.

“Da giovane – spiega Patti Smith sognavo di frequentare una grande università. È un onore ricevere la Laurea honoris causa dall’Università di Parma, una delle più antiche e prestigiose Università d’Europa.

Ho sempre creduto nell’importanza dell’istruzione, e ottenere un riconoscimento da parte di questa eminente istituzione di istruzione superiore è sia motivo di imbarazzo che di stimolo.

Il senso della mostra è un omaggio a un altro genere di istruzione. L’università della vita, dei viaggi, dei libri, artisti, poeti e insegnanti.

Le immagini sono rappresentazioni visive del pellegrinaggio e della gratitudine, e un continuo amore e rispetto per le nostre voci culturali, per le loro grandi opere e per l’umiltà dei loro strumenti. Un pennello, una macchina da scrivere e i letti in cui hanno sognato. I luoghi della loro pace eterna”.

Smith utilizza una macchina fotografica vintage Land 250 Polaroid, prodotta alla fine degli anni ’60 con un telemetro Zeiss Ikon. La fotocamera si serve di una speciale pellicola che produce una stampa a sviluppo istantaneo. Le fotografie Polaroid di Patti Smith sono stampate su gelatina d’argento in edizioni limitate da dieci. Nell’epoca degli scatti digitali e della manipolazione delle immagini, le sue opere combattono per l’uso della fotografia nella sua forma più classica, come strumento per documentare e fissare per sempre un istante, un momento ritrovato.

All’interno della mostra sarà allestita anche la Patti Smith Library, contenente un centinaio di opere letterarie e cinematografiche che hanno ispirato e guidato il lavoro dell’artista nel corso della sua vita. I libri e i DVD saranno a disposizione del pubblico, che potrà consultarli sul posto. Alcune opere saranno anche in vendita nel bookshop.

La mostra Higher Learning è resa possibile grazie al supporto di BDC, Bertinelli Cibus&Fun, Conad Centro Nord, Fondazione Monte Parma, Fondazione Cariparma, Banca Mediolanum.

MOSTRA THE NY SCENE – ARTE, CULTURA E NUOVE AVANGUARDIE ANNI ’70-’80

Insieme a Higher Learning è stata inaugurata sempre a Palazzo del Governatore un’altra mostra di opere fotografiche, The NY Scene – arte, cultura e nuove avanguardie anni ’70-’80, prodotta da Photology in collaborazione con il Comune di Parma e “dedicata – come ha ricordato l’Assessore alla Cultura del Comune di Parma Laura Maria Ferraris – alla scena newyorkese proprio di quegli anni che tanto hanno inciso sulla creatività e su una cultura poi diventata globale e sulla stessa esperienza di Patti Smith”.

Durante tutti gli anni ’70 New York diventa la capitale mondiale dell’arte contemporanea e la grande affermazione commerciale della Pop Art fa sì che la cultura delle avanguardie cresca nei salotti borghesi della città. La mostra vuole ricordarci quei momenti che New York ha vissuto tra sesso, arte, droga, cultura pop e avanguardie letterarie.

I fotoartisti in mostra sono stati scelti tra tanti che hanno operato in quegli anni in una New York fatta a immagine fotografica. Gli scatti e i video su grandi personaggi pop, cittadini comuni e luoghi creativi e alla moda rappresentano frammenti di memoria di un genere di esperienza che grandi fotografi e artisti come Galella, Ginsberg, Goldin, Gorgoni, Makos, Mapplethorpe e Warhol hanno voluto o saputo affrontare con coraggio e abnegazione.

Alcuni di questi erano profondamente legati a Patti Smith, che ha vegliato Ginsberg sul letto di morte e ha vissuto gli anni più formativi della sua giovinezza assieme a Mapplethorpe.

Negli anni ’70 la fotografia artistica attraversa cambiamenti radicali. La nascita della performance e delle installazioni, nonché dei vari tipi di landart e bodyart, rende la documentazione fotografica indispensabile. La grande rivoluzione che questi artisti hanno saputo cogliere nella “Big Apple” di quegli anni è il primo sintomo di un mondo in cambiamento, quello della “cultura totale”, dello “snobismo di massa”, di una società senza più “middle class”. È la nuova America edonista di Ronald Reagan quella che sta per nascere, una società che in pochi anni corrisponderà al “sistema mercato”.

New York è l’avamposto di questa nuova cultura, in un continuo slittamento downtown – uptown dove la borghesia si innamora della cultura delle avanguardie e le avanguardie vivono grazie ai finanziamenti dei salotti borghesi. Si crea un sistema culturale trasversale fatto di nuove esperienze di una e dell’altra parte: come le visioni poetiche e letterarie della Beat Generation entrano nella musica pop, così la nuova disinibita cultura gay pervade l’arte delle gallerie più rinomate della città.

È l’interesse per la quotidianità che genera arte, poesia, letteratura e addirittura cinema in quella New York caposaldo della nuova cultura americana. Ed è interessante osservare che, con modalità diverse, fu proprio il Neorealismo italiano ad essere antesignano di questo sistema culturale trasversale che ha regalato al mondo intero uno dei più acclamati periodi artistico – culturali del Novecento. Il cambiamento che New York ha prodotto tra il 1970 e 1980 è quanto di più radicale avvenuto nella società occidentale di fine secolo.

Le mostre Higher Learning e The NY Scene – arte, cultura e nuove avanguardie anni ’70-’80 chiuderanno il 16 luglio.

World Press Photo 2017

April 13, 2017 Leave a comment

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FOTOGRAFIA E GIORNALISMO: LE IMMAGINI PREMIATE NEL 2017

La mostra del World Press Photo 2017 si terrà a Roma in prima mondiale insieme a Siviglia e Lisbona presso il Palazzo delle Esposizioni dal 28 aprile al 28 maggio 2017. Il Premio World Press Photo è uno dei più importanti riconoscimenti nell’ambito del fotogiornalismo.
Ogni anno, da più di 60 anni, una giuria indipendente, formata da esperti internazionali, è chiamata ad esprimersi su migliaia di domande di partecipazione inviate alla Fondazione World Press Photo di Amsterdam da fotogiornalisti provenienti da tutto il mondo.

Per l’edizione 2017 le immagini sottoposte alla giuria del concorso World Press Photo sono state 80,408, inviate da 5,034 fotografi di 125nazionalità. La giuria, che ha suddiviso i lavori in otto categorie, ha premiato 45 fotografi provenienti da 25 paesi: Australia, Brasile, Canada, Cile, Cina, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, India, Iran, Italia, Pakistan, Filippine, Romania, Russia, Sud Africa, Spagna, Svezia, Siria, Nuova Zelanda, Turchia, UK, USA.

La foto dell’anno, scelta nella categoria Spot News Stories, è del fotografo Burhan Ozbilici, realizzata ad Ankara, in Turchia, il 19 dicembre del 2016. L’immagine, che si intitola An Assassination in Turkey, mostra l’uccisione dell’ambasciatore russo in Turchia, Andrei Karlov, da parte del poliziotto turco ventiduenne Mevlut Mert Altintas durante l’inaugurazione di una mostra d’arte. Atlintas ha ferito altri tre uomini prima di essere ucciso dai poliziotti in una sparatoria. Ozbilici è un fotografo dell’ agenzia The Associated Press, con sede a Istanbul. Mary F. Calvert, membro della giuria, ha così commentato la fotografia vincitrice: “E’ stata una decisione molto difficile, ma alla fine abbiamo ritenuto che la foto dell’anno doveva essere un’immagine esplosiva che parla dell’odio dei nostri tempi. Ogni volta che quella immagine appariva sullo schermo dovevamo fermarci, era talmente forte che abbiamo davvero sentito che poteva incarnare la definizione di ciò che il World Press Photo of the Year rappresenta”.

L’esposizione del World Press Photo 2017, presentata con la collaborazione dell’Associazione Culturale 10b Photography, non è soltanto una galleria di immagini sensazionali, ma è un documento storico che permette di rivivere gli eventi cruciali del nostro tempo. Il suo carattere internazionale, le centinaia di migliaia di persone che ogni anno nel mondo visitano la mostra, sono la dimostrazione della capacità che le immagini hanno di trascendere differenze culturali e linguistiche per raggiungere livelli altissimi e immediati di comunicazione.

World Press Photo 2017, promossa da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è ospitata dal Palazzo delle Esposizioni e organizzata in collaborazione con 10b photography, Azienda Speciale Palaexpo e la World Press Photo Foundation di Amsterdam.
La World Press Photo Foundation, nata nel 1955, è un’istituzione internazionale indipendente per il fotogiornalismo senza fini di lucro. Il World Press Photo gode del sostegno della Lotteria olandese dei Codici postali ed è sponsorizzato in tutto il mondo da Canon e Lottery.
Il 10b photography, partner della fondazione World Press Photo, è un centro polifunzionale interamente dedicato alla fotografia professionale. Si propone di mettere a disposizione del territorio l’esperienza e le relazioni costruite nel tempo, con l’obiettivo di portare a Roma e in altre città italiane il più grande e più prestigioso concorso di fotogiornalismo mondiale.

“Ai tempi di Degas”, mostra dedicata al grande maestro a Palazzo delle Esposizioni di Roma

April 13, 2017 Leave a comment

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“Dal finestrino del tram in viaggio, i volti dei passanti apparivano sfocati.

Degas si rendeva conto che la vita moderna era vita in movimento”

Il Palazzo delle Esposizioni ospita, dal 18 marzo al 27 agosto 2017, nello Spazio Fontana la mostra su Ai tempi di Degas, il nuovo albo illustrato di Samantha Friedman e Cristina Pieropan sull’artista francese Edgar Degas realizzato in occasione della mostra Edgar Degas: A Strange New Beauty e pubblicato quest’anno da MoMA – FATATRAC dopo i successi di Il giardino di Matisse e La piccola Charlotte filmmaker.

Il Laboratorio d’arte del Palazzo delle Esposizioni, grazie alla collezione dello Scaffale d’arte, biblioteca specializzata in editoria internazionale d’arte per ragazzi, diviene luogo ideale di approdo per la mostra delle opere di Cristina Pieropan, illustratrice del libro. Oltre alle tavole originali che compongono il libro, sono esposte veline e schizzi, lastre di zinco e una serie di acqueforti con prove di stampa che ci accompagnano alla scoperta della tecnica dell’incisione e dell’acquaforte. L’allestimento immersivo ci riporta nell’atmosfera della Parigi di fine Ottocento mostrando come l’idea del libro abbia preso corpo poco a poco dalle sapienti mani dell’illustratrice.
Nel libro, l’opera di Degas viene interpretata con sensibilità dal testo di Samantha Friedman, curatrice del MoMA, e dalle eleganti incisioni di Pieropan, raccontando pagina dopo pagina il passaggio del maestro dalla fase iniziale, improntata di forte classicismo, a quella che ha lo reso poi indiscutibilmente famoso grazie allo sguardo attento con cui osservava le persone: dalle stiratrici al pubblico delle gare dei cavalli, fino alle ballerine dell’Opera.

Arricchisce la mostra un ricco calendario di laboratori che conducono scuole e famiglie nelle strade e negli interni della Parigi del tempo. Visite in mostra e laboratori per approfondire le tecniche dell’incisione, scoprire il funzionamento degli strumenti calcografici, dal torchio al bulino e alle sgorbie presenti in mostra.

info
Spazio Fontana – Palazzo delle Esposizioni

via Milano 13 – Roma

domenica, martedì, mercoledì e giovedì dalle 10.00 alle 20.00

venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30 – lunedì chiuso


Edgar Degas (1834-1917) pittore, disegnatore, stampatore e scultore. Considerato uno dei massimi esponenti dell’Impressionismo preferiva però autodefinirsi realista, perché basava la propria opera sull’osservazione diretta della quotidianità. Negli anni Settanta dell’Ottocento cominciò a dipingere scene di vita della città moderna. Questi nuovi soggetti richiesero nuove tecniche, come il monotipo e la fotografia.

Samantha Friedman lavora come assistente curatrice presso il MoMA di New York. Recentemente ha curato le mostre Henri Matisse: The Cut-Outs, Van Gogh, Dalí and Beyond: The World Reimagined e molte altre prestigiose esposizioni. Oltre a essere l’autrice degli albi Il giardino di Matisse e Ai tempi di Degas, ha scritto diversi saggi per i cataloghi del MoMA.

Cristina Pieropan lavora come illustratrice e creativa free-lance. Ha pubblicato oltre una ventina di album illustrati, la sua tecnica di lavoro privilegiata è la calcografia (acquaforte, acquatinta, ceramolle, linoleumgrafia) che infine colora ad acquerello.
Ha esposto in Italia e all’estero. Collabora con musei, gallerie d’arte, biblioteche, librerie proponendo corsi e work-shop creativi. Una sua incisione fa parte della Royal Collection di Buckingham Palace, Londra. Il libro Tu grimpes drôlement bien aux arbres! di Edition Notari è stato segnalato fra i migliori 200 al mondo da IYL, White Ravens, Francoforte 2016. Ad aprile 2017 ritirerà un premio negli Emirati Arabi per il libro La bambina che ascoltava gli alberi pubblicato da Edizioni Corsare. Ha pubblicato per MoMA-Museum of Modern Art, New York; Royal Collection Trust, Buckingham Palace, Londra; Editions Notari, Genève; Rizzoli; Salani e molte altre case editrici in Italia e all’estero.

“Georg Baselitz. Gli Eroi”, mostra del grande artista a Palazzo delle Esposizioni di Roma

April 13, 2017 Leave a comment

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4 marzo – 18 giugno 2017

a cura di Max Hollein con Daniela Lancioni

Il progetto è una co-produzione Azienda Speciale Palaexpo con Städel Museum di Francoforte, Moderna Museet di Stoccolma e Guggenheim Museum di Bilbao.

Soldati, Pastori, Ribelli, Partigiani, Pittori, Pittori moderni, Rossi, Bianchi sono gli Eroi e i Nuovi tipi dipinti da Georg Baselitz tra il 1965 e il 1966 in completa solitudine e immerso in un vero e proprio furore espressivo. Per la prima volta una grande mostra monografica riunisce un cospicuo numero di questi dipinti considerati una sorta di manifesto della pittura di Baselitz e una pietra miliare della storia dell’arte contemporanea.

Cresciuto nella Germania Democratica e trasferitosi nella Germania Federale prima della costruzione del Muro di Berlino, l’artista lavorò a questo ciclo appena ventisettenne di ritorno dal soggiorno a Firenze, dove aveva trascorso sei mesi grazie a una borsa di studio. Condotti con una pittura vigorosa, in cui il colore, il segno e la figura raggiungono una forte intensità, quasi sfidandosi a vicenda, i dipinti offrono una figura del tutto inedita di eroe. In contrasto con l’immagine positiva legata alla retorica e alla propaganda bellica e postbellica, gli Eroi di Baselitz mostrano fragilità, precarietà, contraddittorietà.

Colossi in uniformi lacere, si stagliano, frontali, su uno sfondo di macerie, feriti e vulnerabili. Questo sentimento di disperazione, tuttavia, è attenuato dall’immagine di un medicamento, dalla presenza di un utensile, la tavolozza del pittore ad esempio, o dal gesto di raccogliere nella mano un piccolo carro o un lembo di paesaggio come a proteggere i semi di futura coltura. Un tragico fallimento o un segno di speranza: un’ambiguità preziosa, espressa da un giovane nato in Germania prima della caduta del nazionalsocialismo, che ha visto il suo paese diviso in due metà, in contrasto tra loro, senza riuscire a riconoscere in alcuna delle due un valido modello sociale.

Oltre a buona parte dei dipinti del ciclo degli Eroi o Nuovi tipi, la mostra raccoglie una selezione di disegni e di xilografie dello stesso soggetto e i primi esemplari dei quadri cosiddetti “fratturati” del 1966 dove l’artista sperimenta una riorganizzazione dell’immagine che precede la stagione dei dipinti capovolti.

Infine, con l’idea di tracciare un’ideale continuità tra il passato e il presente, la mostra si conclude con una selezione dei dipinti del ciclo Remix, ai quali Georg Baselitz ha iniziato a lavorare nel 2005, riferibili alla serie degli Eroi e dei Nuovi tipi datati 2007 e 2008.

La mostra è stata ideata dallo Städel Museum di Francoforte e realizzata in collaborazione con il Palazzo delle Esposizioni di Roma, il Moderna Museet di Stoccolma, il Museo Guggenheim Bilbao. È accompagnata da un catalogo corredato da un ricco apparato iconografico e da nuove e aggiornate interpretazioni, disponibile nella versione italiana, inglese e tedesca.