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Archive for the ‘Arte’ Category

“HIROSHIGE, visioni dal Giappone”, personale alle Scuderie del Quirinale di Roma

May 13, 2018 Leave a comment
hiroshige, visioni della pioggia e della neve
Fino al 29 luglio 2018 alle Scuderie del Quirinale

Utagawa Hiroshige, tra i più celebri artisti del Mondo Fluttuante (ukiyoe), fu un maestro capace di portare il paesaggio e la natura al centro della sua produzione, facendone i veri protagonisti. Deve la sua fama allo sguardo del tutto peculiare che lo contraddistingue, definibile “fotografico” perché in grado di restituire dinamismo grazie all’alternanza sapiente di pieni e vuoti e attraverso la costruzione di piani sovrapposti. Un senso di armonia e serenità pervadono le opere dell’artista, tanto da avere stregato i più grandi impressionisti e post-impressionisti europei, primo tra tutti Vincent Van Gogh che copiò ad olio il famoso Ponte di Ohashi sotto l’acquazzone del maestro giapponese.


La mostra, con una selezione di circa 230 opere appartenenti a prestigiose collezioni che provengono da Italia, Giappone e Stati Uniti, permette di ammirare il tema della natura declinato dallo stile affascinante e raffinato di Hiroshige: dalle più note serie di vedute quali Cento vedute della Capitale di Edo e Cinquantatre Stazioni di posta del Tokaido, alle silografie policrome di fiori insetti e animali tra le più ammirate, fino ai disegni originali ancora intatti.

Il progetto, curato da Rossella Menegazzo con Sarah E. Thompson, è una produzione di Ales S.p.A. Arte Lavoro e Servizi e MondoMostre Skira, con la collaborazione del Museum of Fine Arts di Boston e il Patrocinio dell’Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone e dell’Ambasciata del Giappone in Italia.

Come ideale prosecuzione delle iniziative avviate proprio alle Scuderie del Quirinale nel 2016 per il 150° anniversario dei rapporti bilaterali Italia-Giappone, dal 1 marzo è aperta al pubblico nella sede espositiva la mostra Hiroshige. Visioni dal Giappone, rassegna monografica dedicata a Utagawa Hiroshige (1797 – 1858), uno dei più influenti artisti giapponesi di metà Ottocento.
La mostra, visitabile fino al 29 luglio, espone una selezione di circa 230 opere, silografie policrome e dipinti su rotolo, divise in 7 percorsi tematici.
La bellezza delle località e la vivacità delle attività umane sono esaltate dalla visione alternativa offerta dal maestro giapponese che, con le sue costruzioni innovative, segna un cambio epocale all’interno del filone classico del paesaggio. La tecnica usata da Hiroshige sfrutta l’asimmetria della composizione, ponendo in primissimo piano elementi di grandi dimensioni, come in una sorta di esagerato close-up fotografico, lasciando tutto il resto, in piccolo, sullo sfondo.
Le campiture piatte di colore e il gioco di linee curve e spezzate, la serenità oltre che lo sguardo fotografico presente nelle sue opere hanno influenzato molti artisti europei dell’Ottocento – tra cui Van Gogh, Monet, Degas, Toulouse Lautrec – superando in questo forse anche Hokusai, genio fuori dalle righe e dalla personalità tormentata di più difficile controllo.
Durante tutto il periodo di mostra saranno tantissime le occasioni per approfondire attraverso una serie di eventi collaterali organizzati in collaborazione con l’Istituto Giapponese di Cultura a Roma – dimostrazioni, laboratori, corsi tematici e conferenze aperti al pubblico di tutte le età – quelle tradizioni culturali e artistiche del Giappone che fanno da sfondo alle immagini del Mondo Fluttuante, fino ad arrivare alle più attuali forme di grafica e illustrazione contemporanea che nell’ukiyoe trovano le loro radici. Visioni appunto, come cita il titolo della mostra, che faranno immergere il pubblico nella bellezza del Sol Levante.
* A partire dal 21 settembre 2018 fino al 3 febbraio 2019, in collaborazione con Comune di Bologna | Istituzione Bologna Musei, la mostra sarà nelle sale espositive del Museo Civico Archeologico del capoluogo emiliano.
MondoMostre Skira, mondomostreskira.it
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“StraVolti”, personale di Marion Peck presso Dorothy Circus Gallery di Roma

April 22, 2018 Leave a comment

Stravolti di Marion Peck

StraVolti

Marion Peck Solo Exhibition

21st April 2018 – 28th May 2018

Via dei Pettinari 76 – 00186 Rome, Italy

Private Preview: Friday 20th April 2018 || 5pm – 8pm

Public Opening: Saturday 21st April 2018 || 5pm – 8pm

ENG / ITA

“You can really understand the creative process only through the whole series of its variations.”

(Pablo Picasso)

Dorothy Circus Gallery is proud to present “StraVolti”, a new and exclusive solo exhibition by Marion Peck, one of the most recognized and sought for artists among pop surrealism worldwide. After more than ten years, Marion Peck returns to Rome to exhibit a series of 11 highly original oil paintings on canvas, deeply inspired by the European art and cultural tradition. In this occasion, DCG will also feature the work The Actors, a masterpiece that celebrates the classical Greco-Roman culture, investigating both the symbolic and the psychological aspects of the historical and metaphorical figure of the actor. Following the success of Pages From Mind Travellers Diaries at DCG in London, which included three masterpieces of the Marion Peck’s oeuvre, the artist, who continuously researches new inspiration, opens new doors of her mind with this unique exhibition, marking an unprecedented stage of her artistic career.

Influenced by the art of Picasso, the Cubist experimentation and the interpretation of perspective plans through modern art, Marion Peck produces a selection of surreal portraits where an excellent classical pictorial technique is combined with modernity.

Characters of different ages, belonging to multiple periods, are represented on a neutral background, without any indication of their social identities and their past. In fact, the painted subjects seem to emerge from the paintings from a timeless, mysterious and fascinating space.

The figures reside at the border between past, present and future in a philosophical denial of time, which dissolves a typically Hegelian conception of history as progress to replace it with a conception of non-linear time and culture.

Each portrait is executed to perfection in a Renaissance manner and the clothing of the protagonists themselves makes direct reference to past eras that, in some way, revive in Peck’s works. But these paintings are not relegated to the past; on the contrary, they are deeply related to relevant contemporary themes and fundamental psychological theories. As it can be seen from the references to the art of Picasso, as well as to the distorted portraits of Francis Bacon, Marion Peck soberly analyses the psychology of her characters, thus inducing viewers to do the same. The pictorial approach of Marion Peck is in fact strongly psychological. The strange faces of Peck open onto a perception-less dimension bringing to light the fragility and insecurity that arises from an induced perceptual alteration. Gently holding our subconscious, the artist breaks down and recomposes her characters, distorting their beauty to give life to a new reading of the same faces.

Through the use of a sublime pictorial technique that adorns the strangest and most contorted forms, Peck manages to highlight the elegance and perfection of her exaggerated faces, which we learn to observe from many points of view. Another “Ego” emerges from this strange beauty, freed from the fears of self-acceptance, capable of self-irony in strong contrast with the etiquette of a social system that tends to the homologation of the personality.

The artist’s important statement on re-defying beauty rises upon this analysis, which takes into account a historical contemporary time in which physical appearance reigns.

While we live the disturbing phenomenon of showcasing our portrait every day, following the standards of the mask that forces us to imposed aesthetic canons, in an exaggerated tendency to embellishment (either surgically or virtually), the portraits of Marion Peck demonstrate how strangeness and the particularity may manifest themselves among the purest forms of beauty. In this way, Peck points her finger to criticize a remarkably contemporary collective malaise and fear of weirdos as a dangerous denial of uniqueness.

“Are you lost in the world like me? If the systems have failed? are you free? “(Moby)

“Si può capire davvero l’atto creativo solo attraverso una serie di tutte le sue variazioni” 

(Pablo Picasso)

La Dorothy Circus Gallery è orgogliosa di presentare “StraVolti”, una nuova ed esclusiva mostra personale di Marion Peck, tra le artiste più riconosciute e seguite del pop surrealismo a livello mondiale. Dopo più di dieci anni, Marion Peck torna a Roma per esporre una serie di 11 originalissimi ritratti ad olio su tavola, profondamente ispirati alla tradizione artistica e culturale europea. Per l’occasione verrà anche esposta eccezionalmente l’opera The Actors, capolavoro dell’artista che celebra la cultura classica greco-romana, investigando sia gli aspetti simbolici che quelli psicologici della figura storica e metaforica dell’attore.

Facendo seguito al successo di “Pages From Mind Travellers Diaries” presso la DCG di Londra, che includeva tre capolavori dell’oeuvre di Marion Peck, l’artista, che ama rinnovare la propria ricerca, apre con questa inedita mostra nuove stanze della sua mente, segnando un’inedita tappa della sua carriera artistica.

Influenzata dall’arte di Picasso, dalla sperimentazione cubista e dall’interpretazione dei piani prospettici attraverso l’arte moderna, Marion Peck elabora una sequenza di surreal portraits in cui è protagonista una squisita tecnica pittorica classica affiancata dalla modernità e dal contemporaneo. Personaggi di diverse età, provenienti da epoche diverse, vengono rappresentati su uno sfondo neutrale, senza alcuna indicazione delle loro identità sociali e del loro passato. I soggetti dipinti sembrano infatti emergere dai quadri in uno spazio a-temporale, misterioso e affascinante.

Le figure risiedono al confine tra passato, presente e futuro in una filosofica negazione del Tempo che dissolve una concezione tipicamente hegeliana di storia come progresso, per rimpiazzarla con una concezione del Tempo e della cultura non lineare. Ogni ritratto è eseguito alla perfezione in maniera rinascimentale e l’abbigliamento dei protagonisti stessi fa diretto riferimento ad epoche passate che, in qualche modo, rivivono nei lavori di Peck. Ma questi dipinti non sono relegati nel passato. Al contrario, sono profondamente pervasi da importanti temi contemporanei e teorie psicologiche fondamentali. Come si può già notare dai riferimenti all’arte di Picasso, così come ai ritratti distorti di Francis Bacon, Marion Peck analizza sobriamente la psicologia dei suoi personaggi, inducendo quindi gli spettatori a fare lo stesso. L’approccio pittorico di Marion Peck è infatti fortemente psicologico.

Gli Strani Volti di Peck si aprono così su un piano dispercettivo per portare alla luce la fragilità e l’insicurezza che nasce da un indotta alterazione percettiva.

Tenendo teneramente per mano il nostro subconscio, l’Artista scompone e ricompone i suoi personaggi, stravolgendone la bellezza per dare vita ad una nuova lettura della stessa.

Attraverso l’uso di una sublime tecnica pittorica che adorna le forme più strane e distorte, Peck riesce a mettere in luce l’eleganza e la perfezione dei suoi volti stravolti, che impariamo ad osservare da molteplici punti di vista.

Da questa Strana bellezza emerge un altro “io”, liberato dalle paure di accettazione di se, capace di un autoironia in forte contrasto con l’etiquette di un sistema sociale che tende all’omologazione della personalità.

Da questa analisi emerge l’importante commento che l’artista suggerisce, sulla re definizione di bellezza, che tiene conto di un presente storico in cui regna l’apparenza fisica.

Mentre viviamo l’inquietante fenomeno del mettere in mostra il proprio ritratto ogni giorno, seguendo gli standard della maschera che ci costringe a canoni estetici forzati, in una esasperata tendenza al embellishment, chirurgico e virtuale, i ritratti di Marion Peck dimostrano quanto la stranezza e la particolarità possano in realtà manifestarsi tra le forme più pure di bellezza.

Puntando il dito su un malessere collettivo estremamente contemporaneo e sulla paura del weirdo come pericolosa negazione dell’unicità.

“Termoclino Guidarello”, personale di Adriano Annino presso Casa Vuota di Roma

April 6, 2018 Leave a comment

Adriano Annino, “Termoclino Otto Dix. Lot e le sue figlie”, 2017-w900-h900

TERMOCLINO GUIDARELLO

PERSONALE DI ADRIANO ANNINO

A cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo

Roma, Casa Vuota (via Maia 12, int. 4A)

14 aprile – 3 giugno 2018

Casa Vuota vibra e si riempie di musica. E un dispositivo di teletrasporto nel tempo e nello spazio apre finestre e passaggi nei muri, evocando la campagna romana e i suoni festosi di un tempo che non c’è più. Ad attivarlo è Adriano Annino con la mostra “Termoclino Guidarello”, ospitata da Casa Vuota a Roma (via Maia 12 int. 4A) dal 14 aprile al 3 giugno 2018, a cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo. La prima personale dell’artista nella Città Eterna inaugura sabato 14 aprile alle ore 18:30 e si può visitare su appuntamento.

Adriano Annino presenta una selezione di dipinti, disegni, un video e un’installazione sonora che sintetizzano la ricerca da lui condotta nell’ultimo anno, a partire da una personale elaborazione – con un linguaggio stratificato e vibrante – di suggestioni campestri, visioni bucoliche di pastori che suonano seduti accanto al gregge, accenti e gesti di tempi perduti e ritrovati attraverso citazioni della storia dell’arte.

Nell’appartamento del Quadraro trasformato in contenitore espositivo, si reinventa un orizzonte agreste e pastorale, immaginando quello che la zona era prima della costruzione di Cinecittà negli anni Trenta. “Dà il titolo alla mostra – spiega Francesco Paolo Del Re – l’attributo ‘guidarello’, dato al castrato che il pecoraro anticamente sceglieva come guida del branco nelle pratiche della transumanza: al suo collo veniva appeso un campano che rappresentava una proiezione sonora del pastore stesso. Questa traccia uditiva del campanaccio guida l’artista nel tentativo di allargare lo sguardo a un vasto repertorio di altre forme e di sintonizzare l’orecchio sulla memoria di altre musiche di una convivialità perduta, suggestioni di cui il suo immaginario si nutre, affastellate e riscritte con attitudine iconoclasta”.

Adriano Annino prosegue il percorso di riflessione iniziato nel 2016 sulla metafora del termoclino, termine scientifico che indica lo strato di transizione che in mare divide l’acqua di superficie, esposta alla luce del sole e quindi soggetta alle variazioni climatiche, da quella profonda più fredda e di temperatura stabile. Metafora, per l’artista, del confine dialettico tra spinte opposte di autoconservazione e cambiamento compresenti nella psiche umana. “In un cortocircuito tra dati biografici e memorie culturali – aggiunge Sabino de Nichilo – Annino si interroga sulle dinamiche psicologiche e sociali dell’affermazione dell’identità individuale rispetto alle logiche del gruppo, cercando di cogliere in profondità istinti rimossi che albergano in noi con la forza di un’eco che non si lascia sopire dalle convenzioni”.

ADRIANO ANNINO, NOTA BIOGRAFICA

Adriano Annino (Napoli, 1983) vive e lavora a Milano. Dopo una laurea in filosofia della musica e un diploma al conservatorio, sviluppa una ricerca artistica in ambito pittorico sperimentando la contaminazione con linguaggi eterogenei che spaziano dalla musica all’immagine in movimento, indagando la contemporaneità nelle dinamiche relazionali all’interno della comunicazione post-digitale. Tra le mostre personali, nel 2017 “Centers Thermocline” presso Ateliermultimedia Galerie di Vienna in Austria curata da Domenico Russo e “Termoclino Marinella” presso Nuvole Arte Contemporanea di Montesarchio (BN) curata da Domenico Maria Papa, nel 2015 “Walls have mouths to tell” a Villa Rusconi a Milano curata da Fabio Carnaghi, nel 2014 “A day in the life” presso Lem a Sassari curata da Ivan Quaroni. Tra le principali mostre collettive, nel 2018 “Condizione” presso Eléphant Paname di Parigi in Francia a cura di Roberto Baciocchi e “Angry Boys” al Det Ny Kastet Museum di Thisted in Danimarca a cura di Claudia Cosmo, nel 2017 “Linea Inquieta, dall’Espressionismo alla Nuova Oggettività” a Palazzo Ceschi di Valsugana (TN) a cura di Paolo Dolzan, nel 2015 “Some Velvet Drawings” ad ArtVerona a cura di Eva Comuzzi e Andrea Bruciati, nel 2014 “Third” alla Robert Kananaj Gallery di Toronto, nel 2012 “Dall’alto e dal basso” a Palazzo Chianini-Vincenzi di Arezzo a cura di Matilde Puleo. Finalista nel 2017 per la città di Torino al T.I.N.A Prize, ha vinto nel 2014 il premio ArteCa di Arte Rugabella.

“Meta-Morphosis”, personale di Zhang Dali al Palazzo Fava di Bologna

March 20, 2018 Leave a comment

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“Tutte le mie opere hanno una stretta relazione con la realtà che mi circonda”.
Si racconta così Zhang Dali, uno dei più noti artisti cinesi contemporanei, a cui Fondazione Carisbo e Genus Bononiae – Musei nella Città dedicano questa mostra a Palazzo Fava.

Pittore, scultore, performer, fotografo, Zhang Dali è definito street artist per l’irriducibile volontà di cercare un dialogo con tutti gli elementi che permeano lo spazio urbano.
A Bologna, dove ha vissuto dall’89 al ’95 dopo la protesta di piazza Tienanmen, scoprì la graffiti art, forma artistica che portò poi in Cina diventatone il precursore.  La sua arte racconta, attraverso un dialogo con la città e con i suoi abitanti, la trasformazione storica, sociale ed economica della Cina degli ultimi trent’anni. I suoi lavori, esposti nelle più importanti gallerie e musei del mondo, sono frutto di uno sguardo profondamente umano.
Nove le sezioni in cui sono raggruppate le 220 opere tra sculture, dipinti, fotografie e installazioni, che spaziano nella sua imponente produzione artistica.

Meta-Morphosis – Zhang Dali a Palazzo Fava dal 23 marzo

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“HITLER contro PICASSO e gli altri”, anteprima mondiale nei cinema italiani

March 13, 2018 Leave a comment

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HITLER contro PICASSO
e gli altri L’ossessione nazista per l’arte

Solo il 13-14 marzo 2018 al cinema

Con la partecipazione straordinaria di Toni Servillo

In due modi il nazismo mise le mani sull’arte: tentando di distruggere ogni traccia delle opere classificate come ‘degenerate’ e attuando in tutta Europa un sistematico saccheggio di arte antica e moderna.
In anteprima mondiale nei cinema italiani solo il 13 e 14 marzo e a seguire sugli schermi di altri 50 paesi del mondo il documentario che ci guida per la prima volta alla scoperta del Dossier Gurlitt, di rari materiali d’archivio, dei tesori segreti del Führer e di Goering.
Con la colonna sonora originale di Remo Anzovino.

Com’è possibile essere indifferenti agli altri uomini?  La pittura non è fatta per decorare appartamenti. È uno strumento di guerra offensivo e difensivo contro il nemico” _Pablo Picasso

Chagall, Monet, Picasso, Matisse, Klee, Kokoschka, Otto Dix, El Lissitzky. Artisti messi al bando, disprezzati, condannati eppure anche trafugati, sottratti, scomparsi.

Sono trascorsi 80 anni da quando il regime nazista bandì la cosiddetta “arte degenerata”, organizzando, nel 1937 a Monaco, un’esposizione pubblica per condannarla e deriderla e, contemporaneamente, una mostra per esaltare la “pura arte ariana”, con “La Grande Esposizione di Arte Germanica”. Proprio in quegli stessi giorni cominciò la razzia, nei musei dei territori occupati e nelle case di collezionisti e ebrei, di capolavori destinati a occupare gli spazi di quello che Hitler immaginava come il Louvre di Linz (rimasto poi solo sulla carta) e di

Carinhall, la residenza privata di Goering, l’altro grande protagonista del saccheggio dell’Europa. Si calcola che le opere sequestrate nei Musei tedeschi siano state oltre 16.000 e oltre 5 milioni in tutta Europa. Tra gli artisti all’indice Max Beckmann, Paul Klee, Oskar Kokoschka, Otto Dix, Marc Chagall, El Lissitzky. Sui muri le frasi di commento: “Incompetenti e ciarlatani”, “Un insulto agli eroi tedeschi della Grande Guerra”, “Decadenza sfruttata per scopi letterari e commerciali”. La mostra sull’”arte degenerata” fu portata in tour come esempio in 12 città tra Austria e Germania e la visitarono circa 2 milioni di persone.

Proprio per raccontare alcune delle infinite storie che presero il via in quei giorni, a distanza di 80 anni arriva oggi sul grande schermo un documentario-evento con la partecipazione straordinaria di Toni Servillo e la colonna sonora originale firmata da Remo Anzovino.

Hitler contro Picasso e gli altri. L’ossessione nazista per l’arte,diretto da Claudio Poli e prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital con la partecipazione di Sky Arte HD, arriva nelle sale italiane in anteprima mondiale solo il 13 e 14 marzo e ci guida tra Parigi, New York, l’Olanda e la Germania raccogliendo testimonianze dirette sulle storie che prendono il via da quattro grandi esposizioni che in questi ultimi mesi hanno fatto il punto sull’arte trafugata, tra protagonisti di quegli anni, ultime restituzioni e preziosi materiali d’archivio.

Si parte da  “21 rue La Boétie”, la mostra parigina nata dalla volontà di esporre parte di un prezioso patrimonio recuperato, la collezione di Paul Rosenberg, uno dei più grandi collezionisti e mercanti d’arte di inizio ‘900, con quadri da Picasso a Matisse; e si passa  a “Looted Art”, alla mostra di Deventer, in Olanda, che espone i quadri provenienti dai depositi statali olandesi e dalle collezioni razziate dai nazisti; si esplora poi “Dossier Gurlitt”, la doppia esposizione di Berna e Bonn che per la prima volta espone la collezione segreta di Cornelius Gurlitt, figlio di uno dei collezionisti e mercanti d’arte che collaborarono coi nazisti, fermato per caso dalla polizia doganale su un treno per Monaco nel 2010. Tra le tele della collezione trafugata capolavori di Chagall, Monet, Picasso e Matisse. 

Tra i protagonisti del film anche Simon Goodman (che in scatoloni pieni di vecchie carte e documenti ha scoperto la storia della sua famiglia e della sua magnifica collezione d’arte, che comprendeva opere di Degas, Renoir, Botticelli, nonché il cinquecentesco “Orologio di Orfeo”. Larga parte della collezione era finita nelle mani di Hitler e Goering), Edgar Feuchtwanger (che nel 1929 fu il vicino di casa di Adolph Hitler, qualche anno prima che suo padre fosse deportato a Dachau, mentre dalla loro casa venivano sottratti mobili e libri preziosi) e Tom Selldorff (che è riuscito a recuperare quattordici opere appartenute alla sua famiglia cui furono sottratte negli anni ’30).

All’interno di Hitler contro Picasso e gli altri. L’ossessione nazista per l’arte  troveranno inoltre spazio gli autorevoli interventi di Pierre Assouline, giornalista e scrittore, Jean-Marc Dreyfus, storico e autore del libro Il Catalogo di Goering, , Timothy Garton Ash, storico, Berthold Hinz, storico dell’arte,  Meike Hoffmann, esperta di arte degenerata e della vicenda Gurlitt, autrice principale della biografia di Hildebrand Gurlitt Il mercante d’arte di Hitler, Eva Kleeman e Daaf Ledeboer, storici dell’arte e ideatori della mostra Looted Art di Deventer, Markus Krischer, giornalista di Focus che ha seguito l’inchiesta su Cornelius Gurlitt,  Agnieszka Lulińska, storica dell’arte e co-curatrice della mostra su Gurlitt a Bonn, Bernhard Maaz, direttore generale delle Bayerische Gemäldesammlungen, Christopher A. Marinello, mediatore nel recupero di opere d’arte, Art Recovery International, Inge Reist, direttrice del Frick Collection’s Center for the History of Collecting presso la Frick Art Reference Library, New York, Elizabeth Royer, gallerista parigina, esperta di restituzioni, Marei e Charlene von Saher, eredi del gallerista Jacques Goudstikker, Cynthia Saltzmann, storica dell’arte e autrice del libro Ritratto del dottor Gachet. Storia e avventure del capolavoro di Van Gogh,Tom Selldorff, erede, Christina Thomson, storica dell’arte e co-curatrice della mostra su Rudolph Belling, Anne Webber, cofondatrice e condirettrice Commition for Looted Art in Europe, Rein Wolfs, a guida della Bundeskunsthalle di Bonn e co-curatore della mostra su Gurlitt a Bonn, Nina Zimmer, direttrice del Kunstmuseum Bern – Zentrum Paul Klee e co-curatrice della mostra su Gurlitt a Berna.

Diretto da Claudio Poli su soggetto di Didi Gnocchi e sceneggiatura di Sabina Fedeli e Arianna Marelli, con musiche di Remo Anzovino, Hitler contro Picasso e gli altri. L’ossessione nazista per l’arte è prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital con la partecipazione di Sky Arte HD ed è distribuito nell’ambito del progetto della Grande Arte al Cinema con i media partner Radio DEEJAY, MYmovies.it e ARTE.IT. L’evento al cinema è patrocinato dalla Comunità Ebraica di Milano.

“Dove le vie si incontrano – Le Cinque Vie”, personale di Maria Micozzi presso Alson Gallery di Milano

March 13, 2018 Leave a comment

 

MARIA MICOZZI “Dove le vie si incontrano” – Le Cinque vie”

La Alson Gallery inaugura l’esposizione “Dove le vie si incontrano – Le Cinque Vie” con opere di Maria Micozzi con un Vernissage giovedì 15 febbraio alle ore 18.00, nei suoi spazi in via S. Maurilio 11. La mostra, con il Patrocinio del Comune di Milano, a cura e con presentazione a catalogo del critico Floriano De Santi, chiuderà l’8 aprile 2018.

La mostra si articola inoltre con la presentazione, in programma nei giorni 22 febbraio, 22 e 29 marzo alle ore 18.00, della pièce “In cammino” con l’attrice Margò Volo e la performace pittorica dell’artista Micozzi, autrice del testo. Il tema della pièce è l’incontro della razionalità con la corporeità: un incontro tra diversità che si relazionano necessariamente così come l’incontro tra persone.

Il tema prende spunto dall’angolo della vecchia Milano, dove si trova la galleria, vicino a Piazza Duomo, detto de ‘Le Cinque vie’, che parla di un passato di senso. Per quelle strade strette, medievali, si respirano ancora le forme di una comunità raccolta, si ritrova il racconto di una comunanza dove i gesti e i comportamenti creavano le condivisioni che generalmente abbiamo perso.

“Oggi il diffuso disagio che connota il nostro tempo ci viene da una progressiva frantumazione, dallo sfilacciarsi dell’appart- enenza. Viene a mancare il contesto che, parlandoci dell’umano, confermi il nostro senso di identità.
La struttura lineare e competitiva della nostra cultura ha di fatto frantumato la visione di comune orizzonte, ha cancellato le vie che avremmo dovuto prendere per ritrovare il senso dell’interezza, il luogo dove i percorsi si incontrano, dove nasce il linguaggio per riconoscersi.”

(Maria Micozzi)

Il tema della mostra tenta queste considerazioni, cercando il linguaggio che nasce là dove le vie si incontrano, dove le diversità trovano le parole per dirsi reciprocamente. Le cinque vie, nel farsi luogo d’arte, nella forma delle sue case come nell’incontro delle sue strade si fa metafora di un reciproco trovarsi.
L’allestimento prevede opere di misure molto diverse tra loro, la compresenza di piccoli e grandi formati è funzionale a giochi di paradosso, all’espressione di vitalità e di dinamismo delle vie che si affiancano e si intersecano piene di gente. Tele e installazioni dipinte (bianco e nero, senza preparazione di fondo e non incorniciate) che avvolgono piccoli o medi dipinti, su tavola, dove domina il colore rosso. Tavole policrome a parete o assemblate in strutture in ferro. Nelle vetrine opere su rete, trasparenti, e sculture in ferro.

In definitiva l’ambientazione si mantiene sul bianco di fondo, rotto da frammenti cromatici dapprima sparsi e infine raccolti sull’opera più grande.

“Dove le vie si incontrano – Le Cinque Vie”, esposizione di opere dell’artista Maria Micozzi Vernissage15 febbraio ore 18.00 – Finissage 8 aprile 2018

Pièce “In cammino” con l’attrice Margò Volo e performance pittorica di Maria Micozzi. 22 febbraio, 22 e 29 Marzo ore 18.00

Alson Gallery – Via S. Maurilio, 11 – Milano lun–dom 9,30/19,30
02 72080187 –338 6532226 alsongallery@gmail.com

“Luce dipinta / Gemaltes Licht”, personale di Raffaele Cioffi al Frankfurter Westend Galerie di Francoforte sul Meno

March 13, 2018 Leave a comment

Raffaele Cioffi

Luce dipinta / Gemaltes Licht

Il pittore Raffaele Cioffi presenta un nuovo ciclo di opere sul tema della luce nella sua prima mostra personale tedesca alla Frankfurt Westend Galerie. La mostra sarà inaugurata il 17 marzo alle ore 11 e sarà visitabile in occasione di Luminale, la Biennale della luce, che avrà luogo dal 18 al 23 marzo a Francoforte e Offenbach.

Nel 2015, in occasione dell’anno internazionale della luce (UNESCO) Raffaele Cioffi ha già esposto presso la Frankfurter Westend Galerie, nella mostra “Lux Lucis”, insieme con Claudio Olivieri, grande maestro della pittura analitica e con Marco Brianza, light artist. Anche in quell’occasione il suo intento era rendere l’energia suggestiva e immateriale della luce con la pittura ad olio su tela. Mentre le fonti di luce immaginarie delle opere precedenti erano collocate al di fuori della tela, esse diventano direttamente visibili nei nuovi quadri del ciclo “Luce dipinta”. Le fasce colorate sono disposte verticalmente o orizzontalmente sulla tela – come tubi al neon che illuminano un ambiente. Nel catalogo che accompagna la mostra si legge: “Così non solo si materializzano, nella pittura di Cioffi, gli effimeri spazi cromatici di Dan Flavin o di James Turrell. Le linee verticali di colore riprendono anche i tagli nelle tele di Lucio Fontana. Cioffi le circonda con bordi monocromatici più o meno ampi che si estendono all’occhio dello spettatore anche oltre i margini del telaio. In tal modo si sviluppa un effetto cromatico sconfinato ed elementare.” (Dr. Martin Engler, Iris Hasler, Städel Museum).

La mostra sarà aperta fino al 9 maggio 2018 al seguente orario: dal martedì al giovedì dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 19:00, durante Luminale (18 – 23 marzo) anche la domenica ed il lunedì dalle 15:00 alle 19:00.

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Raffaele Cioffi Luce dipinta / Gemaltes Licht

Vernissage: Sabato, 17 marzo 2018, ore 11.00

Durata della mostra: fino al 9 maggio

Orari di apertura:
Martedì – giovedì, ore 9 – 13 e 15 – 19, venerdì ore 9 – 13 e 15 – 17 e su appuntamento
Vacanze di Pasqua: dal 3 al 6 aprile

Sarà pubblicato un catalogo con introduzione di Martin Engler e Iris Hasler

Frankfurter Westend Galerie, Arndtstraße 12, 60325 Frankfurt am Main,

Tel. 069-74 67 52, Fax 069-741 14 53, http://www.div-web.de, galerie@div-web.de.

Informationen: Barbara Thurau.

http://www.facebook.com/Deutsch.Italienische.Vereinigung.eV