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Mystic, personale di Riccardo Paternò Castello  presso la Galleria SACCA di Pozzallo

Domani alle ore 18 appuntamento con l’arte contemporanea alla Galleria SACCA di Pozzallo (Ragusa) per l’inaugurazione di MYSTIC, la personale di Riccardo Paternò Castello (Catania 1980, vive e lavora a Milano).

La mostra, a cura e con un testo critico di Giovanni Scucces, focalizza l’attenzione sulle opere più recenti, realizzate fra il 2020 e il 2022, in particolare quelle tratte dalle serie “Pitture nere” e “Tabula rasa”

Due corpus molto diversi fra di loro, sia esteticamente che tecnicamente. Infatti, il primo è il risultato di operazioni eseguite con solventi su supporti in tessuto nero, sbiancati in modo da plasmare diffondendo luce e intervenendo, poi, con dei pigmenti di colore. Egli agisce su una superficie monocroma, decolorandola con bagni e colpi di pennello. E come fosse uno scalpellino, ciò che viene rimosso non può più essere aggiunto, corretto.

Le opere dell’altra serie, invece, sono frutto di un lavoro basato su un disegno che fuoriesce in maniera delicata e appena percettibile dal fondo bianco della tela. Con l’uso di grafite e/o carboncino traccia un disegno labile concentrandosi sugli aspetti principali dell’opera originaria. Poi, come a negare il suo operato, interviene con la gomma e l’acrilico bianco a sfumare, purificare, dissolvere, dando un’aurea di misticità, una sensazione di trasognato che ben si adatta alle rappresentazioni a carattere sacrale qui presentate.

Il fil rouge fra i vari lavori è dato dal legame che l’autore intrattiene con alcune opere e artisti del passato; non un confronto su base tecnica, che risulterebbe poco utile e sterile, ma sulla costruzione formale della composizione.

Le opere di riferimento da cui scaturiscono i suoi lavori sono tratte principalmente dal repertorio rinascimentale e barocco. Le scene vengono distillate di tutti gli “orpelli”, dei significati reconditi e portati all’essenza della rappresentazione. I personaggi, talvolta, perdono le loro caratteristiche fisionomiche pur mantenendo una propria riconoscibilità data dalla posizione o dalla postura assunta. 

I suoi lavori sembrano avere anche un legame recondito con gli affreschi. Le Pitture nere ricordano infatti delle pitture murali erose dallo scorrere dei secoli, seppur prive della stratificazione di stucchi e colori; mentre le Tabula rasa hanno il sapore di uno spolvero intaccato dal tempo su un intonaco bianco. Anche in questo caso, lo spolvero aveva un legame diretto con l’affresco, dato che veniva utilizzato come disegno preparatorio per la sua realizzazione.

Pertanto, attraverso un modus operandi sperimentale, antitetico e contemporaneo, si respirano secoli di storia. Sta a noi riconoscerli e immergerci nei loro meandri, alla scoperta di nuove possibili e più attuali letture.

La mostra potrà essere visitata fino al 30 giugno, dal martedì al sabato, secondo i consueti orari d’apertura o su appuntamento.

Informazioni

SACCA gallery – Contenitore di sicilianità – Via Mazzini, 56 – Pozzallo (RG)

Titolo della mostra: MYSTIC – Riccardo Paternò Castello.

Inaugurazione: 8 maggio 2022 ore 18

Periodo: 8 maggio – 30 giugno 2022

A cura di Giovanni Scucces

Apertura al pubblico: dal mar. al sab. ore 16.30-19.30 / mar. e gio. anche di mattina ore 10-13. Domenica, lunedì e fuori orario su appuntamento.

Contatti: 

web www.sacca.online
social (FacebookInstagramLinkedIn) sacca.online
e-mail info@sacca.online
phone +39 338 1841981 (Giovanni Scucces)Link Evento Facebook (confermaci la tua presenza)

“The Red Hot”, mostra giapponese a Carrara

April 8, 2022 Leave a comment

The Red Dot una grande mostra di arte giapponese a Carrara presso Vôtre Spazi Contemporanei – dal 9 aprile al 26 giugno

Dal 9 aprile al 26 giugno 2022, le sale di Vôtre Spazi Contemporanei presso Palazzo del Medico a Carrara ospitano la mostra The Red Dot, a cura di Nicola Ricci e Federico Giannini, con testo critico di Federico Giannini e patrocinio dell’ambasciata del Giappone in Italia. The Red Dot è una mostra che raduna circa quaranta opere di quindici artisti giapponesi contemporanei. La selezione include opere di scultura e pittura di artisti storicizzati, mid-career ed emergenti, con l’obiettivo di fornire al pubblico una panoramica sulle attuali tendenze dell’arte giapponese. Gli artisti in mostra sono Takako Hirai, Misaki Kawai, Ayumi Kudo, Fumitaka Kudo, Kazumasa Mizokami, Tomoko Nagao, Hidetoshi Nagasawa, Maki Nakamura, Yoshin Ogata, Akiko Saheki, Yuji Sugimoto, Isao Sugiyama, Sisyu, Kenji Takahashi, Kan Yasuda. 

The Red Dot: il rosso richiama il colore dell’Hinomaru, il “disco solare” che campeggia al centro della bandiera del Giappone, mentre dot, letteralmente “punto” in inglese, vuol essere, oltre a un ulteriore richiamo alla forma dell’Hinomaru, anche una sorta di dichiarazione d’intenti. Stabilire dunque un punto fermo, senza pretesa di esaustività, per operare una prima ricognizione, una panoramica a volo d’uccello sull’arte giapponese dei giorni nostri, in un momento storico in cui le produzioni nipponiche cominciano a riaffacciarsi con decisione sul mercato, grazie anche a una nuova generazione di artisti che, lavorando sulla lezione dei grandi maestri (alcuni dei quali presenti in mostra: Kazumasa Mizokami, Maki Nakamura, Hidetoshi Nagasawa, Yoshin Ogata, Kan Yasuda) e assorbendo l’estetica tipica del paese, dànno luogo a risultati oltremodo interessanti.

La mostra di Vôtre vuole gettare uno sguardo sulle produzioni di alcuni importanti artisti giapponesi dei giorni nostri, orientando l’indagine su tre linee: la scultura contemporanea giapponese (in particolare quella in marmo), l’arte legata alla cultura pop del Giappone, e le produzioni di illustratori e artisti più legati alla tradizione. L’obiettivo è quello di far emergere la ricchezza di un panorama che, dagli anni Sessanta-Settanta a oggi, non ha smesso di rinnovarsi, guardando alle produzioni occidentali ma senza mai perdere il legame con la tradizione e giungendo pertanto a risultati di assoluta originalità. 

“In un momento in cui l’arte contemporanea asiatica viene comunemente associata alle produzioni cinesi e coreane, anche nel nostro paese, la scena giapponese rimane in realtà molto vitale”, dichiarano i curatori Ricci e Giannini. “La mostra The Red Dot intende pertanto fornire al pubblico alcuni spunti per cogliere questa vivacità, senza naturalmente porsi l’obiettivo di restituire ai visitatori una veduta completa su ciò che il Giappone delle arti oggi riesce a offrire, dal momento che il panorama è ben più vasto. È stata comunque operata una selezione rappresentativa di alcune delle principali tendenze che, emerse alcuni decenni fa, continuano a informare gli attuali sviluppi dell’arte in Giappone. Da molto tempo non si teneva una mostra sull’arte giapponese con questi obiettivi e di questa portata. Inoltre, un particolare focus, dal momento che la mostra si tiene a Carrara, è stato dedicato alla scultura in marmo, materiale molto apprezzato dagli scultori giapponesi attivi in Italia, che hanno ampliato le possibilità di espressione che il marmo offre”.

The Red Dot è visitabile presso le sale di Vôtre Spazi Contemporanei (Palazzo del Medico, piazza Alberica 5, Carrara) dal lunedì al sabato dalle 15:30 alle 19:30, dal 9 aprile al 26 giugno. Inaugurazione aperta a tutti sabato 9 aprile dalle 18 alle 21. La mostra è a ingresso gratuito. Per informazioni telefonare al numero +39 3384417145, inviare una mail all’indirizzo associazionevotre@gmail.com oppure visitare il sito https://www.votrespazicontemporanei.it.

Categories: Vernissages e Mostre

“Venere. Natura, ombra e bellezza”, mostra a Palazzo Te di Mantova

September 9, 2021 Leave a comment

Con la mostra Venere. Natura, ombra e bellezza, allestita nelle sale di Palazzo Te da 12 settembre al 12 dicembre 2021, si conclude il programma espositivo Venere divina. Armonia sulla terra prodotto da Fondazione Palazzo Te.
La mostra, curata da Claudia Cieri Via, attraverso prestiti internazionali e opere di grande significato, esplora i diversi volti della dea che hanno popolato l’iconografia europea e italiana del Cinquecento, mostrandone le luci e le ombre, il fulgore e il furore.

Chi è Venere?
L’immagine della dea, che ha attraversato secoli mantenendo intatta la sua fama e intuitivi i suoi poteri, dalla bellezza alla capacità di scatenare e proteggere la passione amorosa, ha avuto una enorme diffusione nell’arte figurativa, nella doppia valenza di una Venere celeste, nuda e intangibile, divinità astrologica simbolo della perfetta bellezza e dell’amore virtuoso e di una Venere terrestre che presiede alla generazione e ai piaceri amorosi. La mostra illustra gli aspetti diversi della dea, concentrandosi sulla Venus genetrix e sulla sua armonia con la natura dei giardini, un aspetto cruciale per la costruzione e la decorazione della villa del Rinascimento.
Venere è una figura prismatica: nasce dalle acque come Venere Celeste, presiede alla rigenerazione della natura come Venere primavera; sposa di Vulcano, è amante di Marte e innamorata di Adone, ma soprattutto madre del pericoloso Cupido e con lui testimone di amori infelici.
Le sfumature fanno parte di ogni sua rappresentazione: del nudo di Venere Celeste gli uomini, come nei racconti di Plinio e Valerio Massimo, a proposito della Venere di Cnido, scolpita da Prassitele, potevano innamorarsi fino a impazzire.
La raffigurazione di Venere, nuda e perfetta, pone inoltre il problema del modello, che per gli antichi scultori era stato, secondo la testimonianza delle fonti, una scelta fra gli esempi viventi. L’idea che si potesse prendere a modello una bellezza contemporanea affiora all’inizio del Cinquecento, quando si teorizza anche l’esistenza delle Veneri viventi, muse ispiratrici degli artisti.  Si arriva a pensare che una modella potesse prestare a Venere non solo il volto, ma anche il corpo. È così che il re di Francia, Francesco I, ricevendo in dono dal marchese di Mantova una Venere di Lorenzo Costa, poteva chiedere se per caso una dama della corte avesse posato per il quadro.
Se la mostra dichiara all’inizio la natura complessa e inafferrabile della dea e delle sue raffigurazioni, procede poi a evocarne il ruolo all’interno degli assetti decorativi del Cinquecento e del Seicento. Venere, al di là del simulacro, è protagonista di “favole”, di leggende e miti che hanno a che fare con la natura, luogo in cui si materializzano i suoi poteri e le sue vicende.I mortali omaggiano Venere in giardini rigogliosi e qualche volta il riposo o il bagno della dea sono minacciati da esseri dall’apparenza ferina, espressione di una natura primordiale. A forze magiche e irrazionali attingono gli esseri umani quando si tratta di conquistare un amante riluttante; pozioni e incantesimi sono strumenti di Venere, ma di una Venere rovesciata e pericolosa.
Il percorso della mostra prosegue nelle stanze aristocratiche, come nella dimora della cortigiana, luoghi dove Venere è costantemente raffigurata. Con lei si misurano le donne contemporanee, che il paragone letterario spinge verso il modello mitologico: la bellezza sublime della dea è la caratteristica che definisce le donne meritevoli del ritratto. Le loro immagini vengono presto raggruppate, come quelle della dea e di eroine antiche, in camerini tematici, come le stanze delle Belle.

A cura di Claudia Cieri Via

La mostra conclusiva del progetto Venere divina. Armonia sulla terra con prestiti internazionali e capolavori dei maggiori maestri europei. Da Lucas Cranach a Peter Paul Rubens, dalle monete romane ai Libri d’ore, da Dosso Dossi a Guercino, da Paris Bordon al VeroneseVenere. Natura, ombra e bellezza restituisce la mutevolezza dell’immagine della dea lungo un arco temporale che va dal II secolo a. C. al Seicento.

Venere è una figura prismatica: nasce dalle acque come Venere celeste, presiede alla rigenerazione della natura come Venere primavera; sposa di Vulcano, è amante di Marte e innamorata di Adone, ma soprattutto madre del pericoloso Cupido e con lui testimone di amori infelici, molteplici valenze che è possibile ripercorrere nelle sale di Palazzo Te.

La mostra si avvale di un comitato scientifico composto da Stefano Baia Curioni, Francesca Cappelletti, Claudia Cieri Via Stefano L’Occaso, e che è un’occasione unica per esplorare i diversi volti della dea che hanno popolato l’arte europea e italiana del Cinquecento, mostrandone le luci e le ombre, il fulgore e il furore, e ripercorrendo immaginari e rappresentazioni capaci di esercitare il loro fascino fino ai giorni nostri.

Con Venere. Natura, ombra e bellezza Fondazione Palazzo Te ribadisce un approccio culturale basato sulla cura della relazione con il patrimonio storico come atto di cultura contemporanea: metodologia che ha preso forma già nel 2019 con Tiziano/Gerhard Richter. Il cielo sulla terra e in seguito con Giulio Romano. Arte e Desiderio (2020), di cui il programma Venere Divina. Armonia sulla terra è l’ultimo capitolo.

Il programma Venere divina. Armonia sulla terra è inaugurato a marzo con Il mito di Venere a Palazzo Te, proseguito in estate con Tiziano. Venere che benda amore e proseguirà a dicembre con l’esposizione, in appendice, del dipinto Venere con cupido di Moretto proveniente da una collezione privata mantovana. Il progetto è organizzato e prodotto da Fondazione Palazzo TeMuseo Civico di Palazzo Te, promosso dal Comune di Mantova con il patrocinio del MiC, il contributo di Regione Lombardia e Fondazione Banca Agricola Mantovana, il sostegno di Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani e il supporto tecnico di Glas Italia, Pilkington, iGuzzini.
Il progetto espositivo è a cura di Lissoni Associati, il progetto grafico è sviluppato da Lissoni Graphx.

“Teatri dell’Io”, esposizione di arte contemporanea al Museo delle Genti d’Abruzzo di Pescara

July 9, 2021 Leave a comment

Il colore declinato secondo due sensibilità diverse: le figure di Claudia Alessi e le forme di Ignazio Cusimano Schifano.

Si inaugura sabato prossimo, 10 luglio, alle ore 18, nelle sale del Museo delle Genti d’Abruzzo, in via delle Caserme a Pescara.

Una rassegna preziosa, curata da Anthony Molino, che affianca due artisti di grande forza espressiva, con salde radici nell’arte tradizionale e un occhio attento alla sperimentazione.  “Teatri dell’Io” raccoglie esperienze diverse con una matrice comune, quello della ricerca profonda nella tecnica del colore, dell’attenzione al movimento, al particolare, anche se apparentemente sfumato.

“Siamo in presenza di energie vitali, a volte soppresse, di persone che cercano una propria sostanza – si legge nella nota di Anthony Molino –  una propria mente, un proprio sé (Alessi); come di pensieri folgoranti, spesso incontenibili, che cercano un io da abitare, dove essere contenuti oltre i limiti imposti dalla tela e, di conseguenza, meglio compresi (Schifano). Ambedue che cercano, infine, nuovi palcoscenici, nuovi io. Che forse, in ultima analisi, cercano noi”.

“Si tratta di una esposizione di arte contemporanea molto interessante – sottolinea la direttrice della Fondazione Genti d’Abruzzo, Letizia Lizza – la terza che ospitiamo dopo quella di Pep Marchegiani e quella di Michele Montanaro. Stiamo cercando di recuperare tutte le opportunità rimaste sospese durante il periodo di chiusura al quale siamo stati obbligati a causa dell’emergenza sanitaria. ‘Teatri dell’Io’ è una mostra che porta a Pescara due artisti importanti della nuova generazione, in una composizione espositiva estremamente accurata”.

La mostra resterà aperta fino al 31 luglio con il seguente orario: martedì e venerdì dalle 10 alle 14, giovedì e sabato dalle 18 alle 21.

Banksy l’arte della ribellione, film documentaristico di Elio España

October 23, 2020 Leave a comment

BANKSY – L’ARTE DELLA RIBELLIONE rivela finalmente la storia di Banksy, dalle origini in una sottocultura criminale fino alla sua ascesa come leader di un movimento artistico rivoluzionario.

Banksy nasce come artista nella scena underground di Bristol, in Inghilterra, e le sue prime opere di graffiti e street art risalgono al 1990. La sua arte politicizzata, i suoi epigrammi sovversivi e le sue audaci incursioni hanno oltraggiato l’establishment e creato un nuovo movimento rivoluzionario. I suoi lavori sono divenuti vere e proprie icone del contemporaneo e Banksy è ad oggi lo street artist più famoso e controverso al mondo. Il potere abusato, la povertà, i fondamentalismi politici e religiosi, l’alienazione, la guerra, la violenza e il capitalismo sono al centro delle sue opere.

Per la prima volta viene raccontata la storia completa della carriera di Banksy: dai primi lavori come giovane artista underground fino a diventare l’artista più famoso del ventunesimo secolo, nonostante la sua identità sia ancora avvolta nel mistero. Ispirato dai graffiti della New York degli anni ’70, Banksy trasforma il movimento della Street Art in forma d’arte mainstream mettendo insieme un impero multimilionario e modificando la concezione stessa dell’arte.

BANKSY – L’ARTE DELLA RIBELLIONE è il primo film a far luce sull’intera storia di Banksy”, ha dichiarato Lise Romanoff, CEO e Managing Director di Vision Films. “Ci sono libri e documentari che hanno toccato diversi aspetti del suo lavoro e della sua vita, ma nulla che abbia mai ripercorso tutta la sua storia. Una storia avvincente e rivelatrice”.

“Penso che esistano molte idee sbagliate su Banksy, e il suo anonimato ha molto a che fare con questo”, ha dichiarato lo scrittore e regista Elio España (Prince: Slave TradeDown In The Flood: Bob DylanThe Band & The Basement Tapes, Robert Plant’s Blue Notes, The Smiths- The Queen is dead). “Le persone non pensano a Banksy come a un artista di graffiti, non lo è più, ma le sue origini provengono assolutamente da quel mondo. La sua arte non si estranea dal contesto, lui è il frutto del suo background a Bristol e della cultura e della politica di questo tempo – un periodo particolarmente tumultuoso, ma anche elettrizzante. Ha fatto parte del mondo dei graffiti, è stato un pioniere della Street Art insieme a un certo numero di altre figure importanti, ma Banksy ha completamente cambiato il modo in cui l’opera d’arte viene esposta e venduta. Credo che comprendendo la sua storia, si otterrà anche una comprensione molto più profonda del suo lavoro”.

In BANKSY – L’ARTE DELLA RIBELLIONE viene presentato un raro archivio proveniente da collezioni private e interviste inedite. Intervengono il promotore d’arte Steve Lazarides, ex braccio destro di Banksy; l’artista di fama mondiale Ben Eine, uno dei collaboratori più stretti di Banksy; John Nation, che ha gestito il progetto di graffiti in cui è iniziata la storia di Banksy; i famosi street artist Risk, Felix “Flx” Braun, KET & Scape, oltre a diversi esperti  e critici d’arte.

BANKSY – L’ARTE DELLA RIBELLIONE è prodotto dal team di Tom O’Dell e Elio España (Manson: Music From An Unsound Mind, How the Beatles Changed the World, Rise of the Superheroes, Wartime Crime) ed è prodotto da Spiritlevel.

SPIRITLEVEL è uno studio indipendente specializzato in documentari e serie televisive. Fondato nel 2002 da Elio España e Tom O’Dell, le numerose produzioni artistiche, storiche e di intrattenimento di Spiritlevel includono la serie storica in sei episodi Wartime Crime (Discovery Networks/UKTV/Viasat), How The Beatles Changed the World (Netflix), Manson: Music From An Unsound Mind (ARTE/Sky Arte), e il recente Days of Rage: The Rolling Stones’ Road to Altamont.
http://spiritlevelcinema.co.uk/

“Mi chiamo Altan e faccio vignette”, film documentaristico di Stefano Consiglio

October 14, 2020 Leave a comment

“MI CHIAMO ALTAN E FACCIO VIGNETTE”

Il docufilm di Stefano Consiglio su Francesco Tullio Altan è un ritratto originale e profondo sul narratore “silenzioso” di Aquilea.

Di Altan conosciamo le sue folgoranti vignette, il mitico Cipputi, le sue graphic novel, la cagnolina più amata dai bambini da quarant’anni a questa parte: Pimpa. Un artista universale, che si esprime con tanti stili diversi, ma tutti con un comun denominatore, la capacità di emozionare, di spingerci verso delle riflessioni a volte amare ma sempre con il sorriso e un pizzico di speranza che ce la si possa fare.

Ma dell’uomo Altan conosciamo ben poco. Proverbiale e leggendaria è la sua ritrosia nel raccontarsi pubblicamente. Allora il docufilm realizzato da Stefano Consiglio “Mi chiamo Altan e faccio vignette”, è certamente uno strumento importante per capire chi sia realmente Francesco Tullio Altan.

Altan parla per la prima volta di sé, delle sue indimenticabili vacanze da bambino, del rapporto con un padre importante quale è stato Carlo Tullio Altan, antropologo di “chiara fama”, come si suol dire. Della sua formazione artistica, dell’amore della sua vita: la moglie Mara Chaves. Di politica e di costume, di sport, di libri, di film, di disegnatori, vignettisti e pittori, di amicizia… Il film cerca di rendere più esplicito il suo sguardo sul mondo, uno sguardo lucido su quel che siamo in fondo tutti noi, gli italiani di ieri e quelli di oggi. Uno modo di raccontare senza indulgenza, ma pieno di umana comprensione.

Il film è arricchito dalle testimonianze di Paolo Rumiz, Michele Serra, Ezio Mauro, da un monologo di Stefano Benni su “Che cos’è un Altan” e da alcune storiche vignette girate da attori in carne e ossa. Stefania Sandrelli, Angela Finocchiaro e Paolo Rossi hanno dato infatti il loro volto e la loro voce alle donne sensuali disegnate dal maestro, a “Luisa e Ugo” che nel tinello di casa si interrogano giorno dopo giorno su se stessi.

Il film è prodotto da Verdiana con Indigo Film, in collaborazione con la Cineteca di Bologna.

Sinossi

Il viaggio alla scoperta dell’universo Altan è iniziato con una conversazione filmata realizzata nel suo studio, durata diversi giorni.

Altan mi ha raccontato del suo lavoro: delle oltre 7.000 vignette, delle non so esattamente quante centinaia di strisce e cartoni animati della Pimpa, delle graphic novel…

E poi abbiamo parlato di politica, di costume, di sport, di libri, di film, di disegnatori, vignettisti e pittori. (A proposito di pittura apro una piccola parentesi: Altan mi ha detto che il suo quadro preferito è “La flagellazione di Cristo” di Piero della Francesca, che però non aveva mai visto dal vero… E così qualche tempo dopo siamo andati a vederlo insieme al Galleria Nazionale delle Marche a Urbino, dove ho cercato di filmare l’emozione di quel momento.)

Dopo quel primo “incontro ravvicinato” ce ne sono stati degli altri, e questo materiale è diventato l’ossatura del docufilm. Sulla quale e intorno alla quale ho innestato il monologo di Stefano Benni “Che cos’è un Altan”; le testimonianze di Paolo Rumiz, Michele Serra, Ezio Mauro; una confidenziale e amichevole conversazione con Mara Chaves, moglie di Altan; e una chiacchierata intorno a una tavola imbandita nel giardino della casa di Giorgio Poppi -amico di Altan sin dalla prima giovinezza- e di sua moglie Pimpa. (Pimpa è il soprannome di Giovanna Madonia, che col tempo però è diventato il suo “vero nome”…

E’ a lei che lo ha “rubato” Altan per darlo al cagnolino più famoso d’Italia!)

A corollario di tutto ciò non potevano mancare le leggendarie vignette (sono certo che ad Altan non piacerà questo aggettivo, ma non ne saprei trovare uno migliore) che milioni di italiani – sì non esagero: milioni di italiani! – tengono attaccate in bella mostra in casa o in ufficio.

A proposito delle sue vignette… A un certo punto mi si è affacciata l’idea (temeraria?) di girarne alcune con degli attori in carne ed ossa. Escludendo quelle su Cipputi (la cui maschera, essendo più vera del vero, mi sembra irriproducibile dal vero), ho pensato alle sue donne così sensuali, morbidamente appoggiate a dei cuscini, che ci regalano agrodolci perle di saggezza. E le ho immaginate con le sembianze di Stefania Sandrelli. Pensando poi alla coppia un po’ consumata dal tempo formata da Ugo e Luisa (l’unica coppia tra le tante disegnate da Altan che ha un nome) l’ho immaginata con le sembianze di Paolo Rossi e Angela Finocchiaro. Per finire coi vecchietti seduti sulla panchina, e di nuovo mi è apparso Paolo Rossi. Mi sono buttato (temerariamente, ripeto) e ho girato con loro. Quanto mi sono divertito, ma anche quanto timore di sbagliare, vista la perfezione degli originali… (Confortato però dal viatico dello stesso Altan e dalla totale disponibilità degli attori che ho fortissimamente voluto non soltanto per la loro bravura, ma anche per il loro physique du rôle che mi sembra particolarmente adeguato ai personaggi di Altan.)

DICHIARAZIONE DEL REGISTA

Quando ho pensato a un film su Altan la prima cosa che mi è venuta in mente è stato un possibile titolo: “MI CHIAMO ALTAN E FACCIO VIGNETTE”.

Non è difficile leggerci la citazione di una celeberrima presentazione che John Ford fece di se stesso a un’assemblea della Directors Guild (l’associazione dei registi americani): “Mi chiamo John Ford e faccio western”.

(Lui, John Ford – che ha vinto quattro premi Oscar, e che Orson Welles annovera tra i grandi classici del cinema americano – si presenta come un semplice artigiano di film western!)

La grande forza comunicativa, e direi anche poetica, del lavoro di Altan sta esattamente nella sua capacità di interpretare, senza necessariamente assecondarli, gli umori, i sentimenti (e talvolta i risentimenti) delle persone comuni, che guardano (al)la vita in modo autentico, talvolta disincantato ma mai cinico. Uno sguardo sempre al passo coi tempi, ma senza concedere nulla alle mode del tempo.

C’è una sua vignetta, una delle mie preferite, con una delle sue donne belle e opulente (ma sempre “pensanti”, sottolinea Altan) e una didascalia che recita: “Si deve vivere intensamente, sennò ci si accorge di esistere”… Si può descrivere meglio di così l’air du temps?

L’ambizione di questo film su Altan, è tentare di scoprire (di carpire?) il grande segreto di questo sesto senso (quello dei poeti?) che gli permette di intuire, prima ancora di capire, come vanno le cose del mondo.

“Docudì 2020”, ottava edizione concorso di cinema documentario a Pescara

January 21, 2020 2 comments

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#Docudì2020   #DocudìConcorsoCinemaDocumentario
OTTAVA EDIZIONE
Pescara: da giovedì 23 gennaio a sabato 16 maggio 2020 presso il Museo Vittoria Colonna
(ingresso libero)

evento bit.ly/3a00AXP     logo_web INFO Sinossi, trailer, schede bit.ly/39ZtY0m

La precedente edizione: INFO, elenco proiezioni, sinossi, schede, trailer, articoli… goo.gl/k35vUa

#AssociazioneACMA   #DocudìConcorsoCinemaDocumentario   #AbruzzoDocFestival


Docudì – concorso di cinema documentario
L’A.C.M.A. (Associazione Cinematografica Multimediale Abruzzese) è un’associazione culturale senza scopo di lucro nata nel dicembre 2000, costituita da volontari con la finalità di promuovere la cultura cinematografica e multimediale attraverso la sua fruizione a vantaggio dei propri associati e dell’intera collettività.
Si occupa di coordinare, organizzare e pianificare attività culturali in generale soprattutto attraverso l’organizzazione di festival, rassegne, cineforum o singole proiezioni.

L’A.C.M.A., come già nei precedenti anni, organizza Docudì, concorso di cinema documentario che si svolgerà nel periodo gennaio – maggio 2020.
Undici gli appuntamenti: con film in concorso, fuori concorso e film d’Arte.

Quest’anno due i Premi che saranno assegnati: “Docudì 2020” con il voto del pubblico e “Docudì sociale” che l’ACMA darà al film che avrà meglio trattato una tematica di natura sociale.

Tutti i film in concorso sono stati prodotti nel 2019 e dopo le proiezioni sono previsti incontri con gli autori e momenti di approfondimento e di dialogo con il pubblico in sala.

Fuori concorso, tre appuntamenti (23 gennaio – 26 marzo e 14 maggio) con documentari d’arte contemporanea che raccontano le opere di artisti internazionali. Rassegna a cura di Anthony Molino.

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Gennaio giovedì 23 ore 17.00 DOCUDÌ d’Arte (fuori concorso)

due documentari di Andrés Arce Maldonado sul lavoro dell’artista Giuliano Giuliani.
Pietranima” e “Il respiro della Pietra

Alla proiezione interverrà l’artista, che dialogherà con il curatore e il pubblico convenuto.

seguiranno
gennaio ore 17.00
– giovedì 30

febbraio
ore 17.00
– giovedì 13 ”Vado verso dove vengo” di Nicola Ragone sarà presente il regista
– giovedì 27 “Avevo un sogno” di Claudia Tosi

marzo
ore 17.00
– giovedì 12 “Vulnerabile bellezza” di Manuele Mandolesi  
– giovedì 26 DOCUDI Arte “Emilio Vedova. Dalla Parte del Naufragiodi Tomaso Pessina sul lavoro dell’artista Emilio Vedova.

aprile
ore 17.00
– giovedì 16 “Wrestlove – L’amore combattuto” di Cristiano di Felice
– giovedì 30 “Normal” di Adele Tulli

maggio
ore 17.00
– giovedì 07
– giovedì 14 DOCUDI Arte “Ettore Spalletti: ritratto” e “Capo Dio monte” di Pappi Corsicato sul lavoro degli artisti Ettore Spalletti e Luigi Ontani.

Sabato 16 maggio 2020 le Premiazioni e al termine proiezione (fuori concorso)

 

“Domenico Ventura. Le Malelingue”, personale dell’artista a Casa Vuota a Roma

June 8, 2019 Leave a comment

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Domenico Ventura. Le Malelingue

Una mostra cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo

Roma, Casa Vuota (via Maia 12, int. 4A)

12 giugno – 21 luglio 2019

Inaugurazione: mercoledì 12 giugno 2019, ore 18:30

In mezzo a un gruppo di signore intente a mangiare un gelato, una con gli occhiali spessi guarda dritto verso di noi. È, il suo, uno sguardo corale e inquisitorio, lo sguardo delle malelingue. Sembra di poter ascoltare i pensieri che stanno dietro a questo sguardo, che presto prenderanno aria in forma di chiacchiera e pettegolezzo, tra una cucchiaiata e l’altra di gelato. S’intitola “Le Malelingue” la personale di Domenico Ventura che Casa Vuota a Roma ospita dal 12 giugno al 21 luglio 2019. A cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo, la mostra s’inaugura mercoledì 12 giugno alle ore 18:30 in via Maia 12 ed è visitabile su appuntamento. 

È un’occasione imperdibile per immergersi nell’universo figurativo bizzarro, assurdo e surreale di Ventura, un artista schivo, appartato e forse proprio per questo sorprendente, sapiente artefice di una pittura riconoscibile e personalissima, formalmente composta e raffinata che tuttavia disorienta lo spettatore con soggetti ambigui e situazioni destabilizzanti e paradossali, dietro un’apparente verosimiglianza. Le stanze dell’appartamento del Quadraro trasformato in spazio espositivo, ancora rivestite di vecchie carte da parati sdrucite e strappate, sono l’ambientazione ideale per i racconti a volte iperbolici e a volte boccacceschi che Domenico Ventura dispiega nelle scene della sua pittura e sembrano riempirsi degli echi di un vociare di paese. La voce di Altamura, sulle Murge pugliesi, terra d’origine dell’artista, ma anche la voce di Roma, dei suoi quartieri e delle sue borgate. Che siano ambientate tra i mobili di una casa oppure che siano scorci di esterni, vedute di piazza, feste di popolo, scenari campestri, le narrazioni vernacolari di Ventura sono caratterizzate da una dovizia di particolari e da un gusto della deformazione, dell’iperbole, dell’esasperazione. Si reggono non solo su una perizia tecnica davvero notevole ma anche su una profonda capacità di scavo psicologico che ha radici antiche e nobili, a partire dai ritratti grotteschi e caricaturali di Leonardo da Vinci. Uno sguardo corale e appassionato, umanissimo e molesto, abbraccia tutti i personaggi della pittura di Domenico Ventura nel vortice di una contagiosa maldicenza che dice tutto e tutto tace, per quieto vivere e senso del pudore.

Domenico Ventura (1942) è nato e vive ad Altamura. Si forma all’Accademia di Belle Arti di Napoli con Giovanni Brancaccio. Esordisce giovanissimo con una peculiare e corente ricerca nel campo della figurazione, facendo numerose personali in Puglia e ponendosi in controtendenza rispetto agli orientamenti artistici del tempo. Alla fine degli anni Settanta varca i confini della regione con – tra le altre mostre – una personale alla Galleria Eros di Milano. Tra le ultime personali si ricordano nel 2017 “Scherzetto” al Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Palazzo Lanfranchi a Matera curata da Marta Ragozzino, nel 2014 “Domenico Ventura da Altamura” presso lo Studio Abate di Roma a cura di Takeawaygallery, nel 2012 “Spazio Privato” alla Majazzin House Gallery di Altamura e nel 1999 “Cosa avrà in mente Domenico Ventura per Piazza Sedile?” a Matera a cura di Elvio Porcelli. Nel 1999 inoltre Massimo Guastella cura il suo catalogo monografico intitolato “Cattivi pensieri”.

INFORMAZIONI TECNICHE:

TITOLO DELLA MOSTRA: LE MALELINGUE

AUTORE: Domenico Ventura

A CURA DI: Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo

LUOGO: Casa Vuota – Roma, via Maia 12, int. 4A

QUANDO: dal 12 giugno al 21 luglio 2019

ORARI: visitabile su appuntamento

VERNISSAGE: mercoledì 12 giugno 2019, ore 18:30

INFORMAZIONI: cell. 392.8918793 | email vuotacasa@gmail.com | INGRESSO GRATUITO

“Parole d’oro. Spiritualità, Arte e Musica”, mostra di libri miniati della Cattedrale di Bergamo

June 6, 2019 Leave a comment
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PAROLE D’ORO. SPIRITUALITA’, ARTE E MUSICA
dal 07 giugno al 07 settembre 
Mostra di libri miniati della Cattedrale di Bergamo
Per la prima volta l’insieme dei libri miniati della Cattedrale e della Basilica di Santa Maria Maggiore viene raccolto in una presentazione congiunta, favorita anche dalla vicinanza tra le due sedi espositive, il Museo e Tesoro della Cattedrale e la Biblioteca civica, affacciate l’una di fronte all’altra tra piazza del Duomo e piazza Vecchia, luoghi simbolici dell’amministrazione civile e religiosa, della storia e della cultura di Bergamo. L’esposizione riporta ad un tempo in cui la liturgia, attraverso la preghiera cantata, scandiva il ritmo delle giornate, in cui i preparativi e la ritualità per le cerimonie segnavano i giorni di solennità, in cui la fruizione del testo sacro incantava gli occhi e faceva vibrare l’anima.

La mostra sarà accessibile secondo gli orari di apertura delle sedi espositive.

L’ingresso è gratuito per la Biblioteca mentre per il Museo della Cattedrale il biglietto è pari 5 euro (ridotto 3 euro).

L’inaugurazione della mostra sarà giovedì 06 giugno alle ore 20.30 a partire dalla Biblioteca civica.
Seguirà rinfresco.

“Monologo di doratura – infinito”, mostra del maestro PAHSI LI presso Villa Reale di Monza

June 6, 2019 Leave a comment

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La mostra di Pahsi Lin

Dall’8 al 23 giugno 2019

A un anno dalla retrospettiva HO KAN. Beyond Colors and Shapes, la Villa Reale di Monza ospita, dall’8 al 23 giugno 2018la mostra Monologo di doratura – infinitodedicata a un altro grande rappresentante dell’arte taiwanese, il maestro PAHSI LI.

Organizzata sempre da Big Eyes International Vision con l’intento di far conoscere l’arte e la cultura di questo Paese al pubblico italiano, la rassegna si avvale dei prestigiosi patrocini della Regione Lombardia, del Comune di Monza e dell’Accademia di Belle Arti di Brera,ed è realizzata in collaborazione con Bai Yu Art Foundation di Taiwan, Casa Museo Alfredo Pizzo Greco e la Galleria Scoglio di Quarto di Milano.

Circa 50 opere, dipinti e alcune sculture realizzate negli ultimi anni, sarannoallestite nelle bellissime sale del primo Piano Nobile della Villa, secondo una percorso pensato appositamente da Stefano Soddu, scrittore e artista lui stesso.

Pahsi Lin (Kaohsung Pingtung-Taiwan, 1960) è pittore e scultore di grande qualità la cui opera getta un ponte tra lo spirito orientale e occidentale.    I suoi quadri presentano una conoscenza approfondita dell’astrattismo occidentale, appreso anche grazie ai lavori di maestri appartenenti a generazioni precedenti, come Ho Kan, e nello stesso tempo riconducono alla cultura di quel mondo a cui l’artista appartiene.   La sua pittura astratta infatti è spesso arricchita da ricercate citazioni di manufatti tradizionali, come le preziose e famose porcellane, e da continui rimandi all’arte cinese antica e contemporanea.

Pahsi Lin riprende l’arte dei ‘letterati’,caratterizzata da un’unione di pittura e calligrafiala cui peculiarità fu quella di trascurare volutamente la tecnica, per trasmettere le proprie emozioni sulla base delle pennellate. Nata in epoca Song (960-1179), questo tipo di pittura si affermò sotto l’imperatore Yuan (1271-1368) dando vita auna forma d’arte raffinata, sublimata dalle emozioni e dalla loro conoscenza,  spesso caratterizzata dall’uso sapiente dell’inchiostro.

Allo stesso modo degli antichi pittori, egli rappresenta la propria percezione della natura e dell’umanità e per farlo si serve di pennellate ritmate e di un uso audace del colore, creando una composizione solo in apparenza casuale.  In esse traspare il conflitto, il contrasto tra idealismo e realismo, tra il profondo ed il superficiale, tra la volgarità e l’eleganza. E tutto ciò coesiste in maniera armoniosa e ordinata.

Il suo modo di dipingere oggi, dimostra un uso attento della tecnica pittorica occidentale, ma anche una vicinanza con le opere di famosi artisti cinesi contemporanei, quali Zhang Daqian(1899-1983) eZao Wou-ki (1921-2013), per il ruolo cruciale che il colore ebbe nella loro arte.

Zhang Daqian (1899-1983), uno dei maggiori artisti cinesi del Ventesimo secolo, nel 1940, in seguito a una visita alle antiche Grotte di Mogao, rimase affascinato dalla pittura di epoca Tang raffigurata sulle pareti da meravigliosi affreschi buddisti.  Quella della Dinastia Tang (618-907)fu un’epoca di libertà e di apertura di stampo buddista, in cui gli artisti venivano incoraggiati a dipingere con colori e dettagli esuberanti.  La pittura di  Zhang Daqian, e di Pahsi Lin, si ispira al loro particolare uso dei materiali naturali per realizzare colori più ricchi e sgargianti e nello stesso tempo sofisticati.

Pahsi Lin è un artista dalla personalità sfrenata e appassionata. La sua pittura appartiene alla parte massimalista del mondo dell’arte contemporanea. Come Pablo Picasso, Henri Matisse, Walasse Ting e Hsiao Chin, dalle sue opere traspare il desiderio e la passione per la vita.

Un ultimo, ma non meno importante, elemento che caratterizza le opere di Pahsi Lin è l’utilizzo sapiente e raffinato dell’oro, anch’esso testimone di un’arte antica che riaffiora e non è mai dimenticata.  Questo pigmento metallico non è visto come simbolo di ricchezza o testimone di ciò che l’umano desidera, ma è solo ‘sé’. Benché il suo utilizzo possa sembrare decorativo e mondano, unito alla capacità penetrativa dell’artista, crea inaspettate ‘reazioni alla bellezza’ – come le definisce Lin stesso – rivelandone numerose e inaspettate varietà.

INFORMAZIONI
PAHSI LIN. Monologo di doratura – infinito

Villa Reale di Monza ǀ Sale di rappresentanza  Primo Piano Nobile
Viale Brianza 1, Monza
Tel. +39 0392240024, www.villarealedimonza.it

8 giugno – 23 giugno 2019

Mostra a cura di Stefano Soddu
Organizzazione BIG Eyes international Vision, Milano; Villa Reale, Monza
Con il Patrocinio di  Regione Lombardia, Comune di Monza, Accademia di Belle Arti di Brera
In collaborazione conBai Yu Art Foundation di Taiwan, Casa Museo Pizzo Greco e Galleria Scoglio di Quartodi Milano

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