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Archive for the ‘Arte’ Category

“Domenico Ventura. Le Malelingue”, personale dell’artista a Casa Vuota a Roma

June 8, 2019 Leave a comment

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Domenico Ventura. Le Malelingue

Una mostra cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo

Roma, Casa Vuota (via Maia 12, int. 4A)

12 giugno – 21 luglio 2019

Inaugurazione: mercoledì 12 giugno 2019, ore 18:30

In mezzo a un gruppo di signore intente a mangiare un gelato, una con gli occhiali spessi guarda dritto verso di noi. È, il suo, uno sguardo corale e inquisitorio, lo sguardo delle malelingue. Sembra di poter ascoltare i pensieri che stanno dietro a questo sguardo, che presto prenderanno aria in forma di chiacchiera e pettegolezzo, tra una cucchiaiata e l’altra di gelato. S’intitola “Le Malelingue” la personale di Domenico Ventura che Casa Vuota a Roma ospita dal 12 giugno al 21 luglio 2019. A cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo, la mostra s’inaugura mercoledì 12 giugno alle ore 18:30 in via Maia 12 ed è visitabile su appuntamento. 

È un’occasione imperdibile per immergersi nell’universo figurativo bizzarro, assurdo e surreale di Ventura, un artista schivo, appartato e forse proprio per questo sorprendente, sapiente artefice di una pittura riconoscibile e personalissima, formalmente composta e raffinata che tuttavia disorienta lo spettatore con soggetti ambigui e situazioni destabilizzanti e paradossali, dietro un’apparente verosimiglianza. Le stanze dell’appartamento del Quadraro trasformato in spazio espositivo, ancora rivestite di vecchie carte da parati sdrucite e strappate, sono l’ambientazione ideale per i racconti a volte iperbolici e a volte boccacceschi che Domenico Ventura dispiega nelle scene della sua pittura e sembrano riempirsi degli echi di un vociare di paese. La voce di Altamura, sulle Murge pugliesi, terra d’origine dell’artista, ma anche la voce di Roma, dei suoi quartieri e delle sue borgate. Che siano ambientate tra i mobili di una casa oppure che siano scorci di esterni, vedute di piazza, feste di popolo, scenari campestri, le narrazioni vernacolari di Ventura sono caratterizzate da una dovizia di particolari e da un gusto della deformazione, dell’iperbole, dell’esasperazione. Si reggono non solo su una perizia tecnica davvero notevole ma anche su una profonda capacità di scavo psicologico che ha radici antiche e nobili, a partire dai ritratti grotteschi e caricaturali di Leonardo da Vinci. Uno sguardo corale e appassionato, umanissimo e molesto, abbraccia tutti i personaggi della pittura di Domenico Ventura nel vortice di una contagiosa maldicenza che dice tutto e tutto tace, per quieto vivere e senso del pudore.

Domenico Ventura (1942) è nato e vive ad Altamura. Si forma all’Accademia di Belle Arti di Napoli con Giovanni Brancaccio. Esordisce giovanissimo con una peculiare e corente ricerca nel campo della figurazione, facendo numerose personali in Puglia e ponendosi in controtendenza rispetto agli orientamenti artistici del tempo. Alla fine degli anni Settanta varca i confini della regione con – tra le altre mostre – una personale alla Galleria Eros di Milano. Tra le ultime personali si ricordano nel 2017 “Scherzetto” al Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Palazzo Lanfranchi a Matera curata da Marta Ragozzino, nel 2014 “Domenico Ventura da Altamura” presso lo Studio Abate di Roma a cura di Takeawaygallery, nel 2012 “Spazio Privato” alla Majazzin House Gallery di Altamura e nel 1999 “Cosa avrà in mente Domenico Ventura per Piazza Sedile?” a Matera a cura di Elvio Porcelli. Nel 1999 inoltre Massimo Guastella cura il suo catalogo monografico intitolato “Cattivi pensieri”.

INFORMAZIONI TECNICHE:

TITOLO DELLA MOSTRA: LE MALELINGUE

AUTORE: Domenico Ventura

A CURA DI: Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo

LUOGO: Casa Vuota – Roma, via Maia 12, int. 4A

QUANDO: dal 12 giugno al 21 luglio 2019

ORARI: visitabile su appuntamento

VERNISSAGE: mercoledì 12 giugno 2019, ore 18:30

INFORMAZIONI: cell. 392.8918793 | email vuotacasa@gmail.com | INGRESSO GRATUITO

“Parole d’oro. Spiritualità, Arte e Musica”, mostra di libri miniati della Cattedrale di Bergamo

June 6, 2019 Leave a comment
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PAROLE D’ORO. SPIRITUALITA’, ARTE E MUSICA
dal 07 giugno al 07 settembre 
Mostra di libri miniati della Cattedrale di Bergamo
Per la prima volta l’insieme dei libri miniati della Cattedrale e della Basilica di Santa Maria Maggiore viene raccolto in una presentazione congiunta, favorita anche dalla vicinanza tra le due sedi espositive, il Museo e Tesoro della Cattedrale e la Biblioteca civica, affacciate l’una di fronte all’altra tra piazza del Duomo e piazza Vecchia, luoghi simbolici dell’amministrazione civile e religiosa, della storia e della cultura di Bergamo. L’esposizione riporta ad un tempo in cui la liturgia, attraverso la preghiera cantata, scandiva il ritmo delle giornate, in cui i preparativi e la ritualità per le cerimonie segnavano i giorni di solennità, in cui la fruizione del testo sacro incantava gli occhi e faceva vibrare l’anima.

La mostra sarà accessibile secondo gli orari di apertura delle sedi espositive.

L’ingresso è gratuito per la Biblioteca mentre per il Museo della Cattedrale il biglietto è pari 5 euro (ridotto 3 euro).

L’inaugurazione della mostra sarà giovedì 06 giugno alle ore 20.30 a partire dalla Biblioteca civica.
Seguirà rinfresco.

“Monologo di doratura – infinito”, mostra del maestro PAHSI LI presso Villa Reale di Monza

June 6, 2019 Leave a comment

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La mostra di Pahsi Lin

Dall’8 al 23 giugno 2019

A un anno dalla retrospettiva HO KAN. Beyond Colors and Shapes, la Villa Reale di Monza ospita, dall’8 al 23 giugno 2018la mostra Monologo di doratura – infinitodedicata a un altro grande rappresentante dell’arte taiwanese, il maestro PAHSI LI.

Organizzata sempre da Big Eyes International Vision con l’intento di far conoscere l’arte e la cultura di questo Paese al pubblico italiano, la rassegna si avvale dei prestigiosi patrocini della Regione Lombardia, del Comune di Monza e dell’Accademia di Belle Arti di Brera,ed è realizzata in collaborazione con Bai Yu Art Foundation di Taiwan, Casa Museo Alfredo Pizzo Greco e la Galleria Scoglio di Quarto di Milano.

Circa 50 opere, dipinti e alcune sculture realizzate negli ultimi anni, sarannoallestite nelle bellissime sale del primo Piano Nobile della Villa, secondo una percorso pensato appositamente da Stefano Soddu, scrittore e artista lui stesso.

Pahsi Lin (Kaohsung Pingtung-Taiwan, 1960) è pittore e scultore di grande qualità la cui opera getta un ponte tra lo spirito orientale e occidentale.    I suoi quadri presentano una conoscenza approfondita dell’astrattismo occidentale, appreso anche grazie ai lavori di maestri appartenenti a generazioni precedenti, come Ho Kan, e nello stesso tempo riconducono alla cultura di quel mondo a cui l’artista appartiene.   La sua pittura astratta infatti è spesso arricchita da ricercate citazioni di manufatti tradizionali, come le preziose e famose porcellane, e da continui rimandi all’arte cinese antica e contemporanea.

Pahsi Lin riprende l’arte dei ‘letterati’,caratterizzata da un’unione di pittura e calligrafiala cui peculiarità fu quella di trascurare volutamente la tecnica, per trasmettere le proprie emozioni sulla base delle pennellate. Nata in epoca Song (960-1179), questo tipo di pittura si affermò sotto l’imperatore Yuan (1271-1368) dando vita auna forma d’arte raffinata, sublimata dalle emozioni e dalla loro conoscenza,  spesso caratterizzata dall’uso sapiente dell’inchiostro.

Allo stesso modo degli antichi pittori, egli rappresenta la propria percezione della natura e dell’umanità e per farlo si serve di pennellate ritmate e di un uso audace del colore, creando una composizione solo in apparenza casuale.  In esse traspare il conflitto, il contrasto tra idealismo e realismo, tra il profondo ed il superficiale, tra la volgarità e l’eleganza. E tutto ciò coesiste in maniera armoniosa e ordinata.

Il suo modo di dipingere oggi, dimostra un uso attento della tecnica pittorica occidentale, ma anche una vicinanza con le opere di famosi artisti cinesi contemporanei, quali Zhang Daqian(1899-1983) eZao Wou-ki (1921-2013), per il ruolo cruciale che il colore ebbe nella loro arte.

Zhang Daqian (1899-1983), uno dei maggiori artisti cinesi del Ventesimo secolo, nel 1940, in seguito a una visita alle antiche Grotte di Mogao, rimase affascinato dalla pittura di epoca Tang raffigurata sulle pareti da meravigliosi affreschi buddisti.  Quella della Dinastia Tang (618-907)fu un’epoca di libertà e di apertura di stampo buddista, in cui gli artisti venivano incoraggiati a dipingere con colori e dettagli esuberanti.  La pittura di  Zhang Daqian, e di Pahsi Lin, si ispira al loro particolare uso dei materiali naturali per realizzare colori più ricchi e sgargianti e nello stesso tempo sofisticati.

Pahsi Lin è un artista dalla personalità sfrenata e appassionata. La sua pittura appartiene alla parte massimalista del mondo dell’arte contemporanea. Come Pablo Picasso, Henri Matisse, Walasse Ting e Hsiao Chin, dalle sue opere traspare il desiderio e la passione per la vita.

Un ultimo, ma non meno importante, elemento che caratterizza le opere di Pahsi Lin è l’utilizzo sapiente e raffinato dell’oro, anch’esso testimone di un’arte antica che riaffiora e non è mai dimenticata.  Questo pigmento metallico non è visto come simbolo di ricchezza o testimone di ciò che l’umano desidera, ma è solo ‘sé’. Benché il suo utilizzo possa sembrare decorativo e mondano, unito alla capacità penetrativa dell’artista, crea inaspettate ‘reazioni alla bellezza’ – come le definisce Lin stesso – rivelandone numerose e inaspettate varietà.

INFORMAZIONI
PAHSI LIN. Monologo di doratura – infinito

Villa Reale di Monza ǀ Sale di rappresentanza  Primo Piano Nobile
Viale Brianza 1, Monza
Tel. +39 0392240024, www.villarealedimonza.it

8 giugno – 23 giugno 2019

Mostra a cura di Stefano Soddu
Organizzazione BIG Eyes international Vision, Milano; Villa Reale, Monza
Con il Patrocinio di  Regione Lombardia, Comune di Monza, Accademia di Belle Arti di Brera
In collaborazione conBai Yu Art Foundation di Taiwan, Casa Museo Pizzo Greco e Galleria Scoglio di Quartodi Milano

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May You Live In Interesting Times, Biennale di Venezia 58. Esposizione Internazionale d’Arte

May 11, 2019 Leave a comment

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Si è aperta al pubblico sabato 11 maggio 2019 la 58. Esposizione Internazionale d’Arte dal titolo May You Live In Interesting Times, a cura di Ralph Rugoff. La pre-apertura per la stampa e gli addetti ai lavori si è svolta l’8, 9 e 10 maggio; la Cerimonia di premiazione e inaugurazione ha avuto luogo a Ca’ Giustinian, sede della Biennale, sabato 11 maggio.
“Ci siamo spesso interrogati” – ha dichiarato il Presidente Paolo Baratta – “sul ruolo della Biennale e sulle sfide che deve affrontare, consapevoli delle molteplici ambivalenti possibili letture del nostro lavoro (della nostra missione), che si distingue da tanti altri non per quello che si fa (Exhibitions) ma forse per lo spirito con cui lo si fa e per le modalità con cui si opera, modalità che a loro volta devono essere coerenti con quello spirito.
In tempi di grandi cambiamenti è parso a tutti necessario essere attenti all’evoluzione del mondo e del mondo dell’arte. Devo riconoscere che alla guida della Biennale di Venezia siamo agevolati in questo esercizio dall’essere attivi in diversi settori artistici – dal Teatro alla Musica alla Danza al Cinema all’Architettura – non cessano mai gli stimoli, le sfide e le sollecitazioni”.

La mostra si articola tra l’Arsenale (Proposta A) e il Padiglione Centrale (Proposta B) ai Giardini e include 79 partecipanti da tutto il mondo, ciascuno dei quali è presente in entrambe le sedi espositive, con opere diverse che mostrano aspetti diversi della pratica di ciascun artista.
«Molte delle opere esposte affrontano le tematiche contemporanee più preoccupanti – spiega Ralph Rugoff – dall’accelerazione dei cambiamenti climatici alla rinascita dei programmi nazionalisti in tutto il mondo, dall’impatto pervasivo dei social media alla crescente disuguaglianza economica. Tuttavia, dobbiamo partire dal presupposto per cui l’arte è più di una mera documentazione del periodo storico in cui viene realizzata».
«May You Live In Interesting Times mette in evidenza opere la cui forma attira l’attenzione su ciò che la forma stessa nasconde e sui molteplici scopi perseguiti dalle opere. Forse, indirettamente, queste opere possono diventare una sorta di guida per vivere e pensare in ‘tempi interessanti’. Possiamo senza dubbio imparare qualcosa dal modo in cui gli artisti di questa Biennale sfidano le consuetudini del pensiero e ampliano l’interpretazione che diamo a oggetti e immagini, scenari e situazioni decisamente eterogenei».

La mostra è affiancata da 89 Partecipazioni nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia. Sono 4 i paesi presenti per la prima volta alla Biennale Arte: Ghana, Madagascar, Malesia e Pakistan. Il Padiglione Italia alle Tese delle Vergini in Arsenale, sostenuto e promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, è a cura di Milovan Farronato.
Completano il panorama espositivo della Biennale Arte 2019 i 21 Eventi collaterali ammessi dal Curatore e promossi da enti e istituzioni nazionali e internazionali, organizzati in numerose sedi della città di Venezia.
• La mostra sarà aperta fino a domenica 24 novembre 2019.

“I want to be an artist too”, personale di Irene Fiestas presso Tricheco Osteria di Bologna

January 31, 2019 Leave a comment

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Sei fotografie in piccolo formato, 4 in bianco e nero e due a colori: è I want to be an artist too, una piccola e suggestiva personale di Irene Fiestas (www.irenefiestas.com) che inaugura domani venerdì 1 febbraio alle ore 19.00 presso Tricheco Osteria (via Rialto, 23/a). Originaria di Madrid e adottata da Bologna, dove si è laureata nel 2013 in pittura, Fiestas ha poi viaggiato in Europa vivendo in diverse capitali come Berlino, spostamenti che hanno avuto grande influenza sul suo vissuto personale e sulle sue opere.

Una sorta di sguardo impedito, o di visione ostacolata, qualcosa che, nell’offuscare il mondo, in verità lo rende più limpido e profondo, si pone a segno linguistico costante: attraverso queste immagini apparentemente senza un luogo, senza una localizzazione concreta, l’artista riproduce nell’immagine fotografica una dimensione visiva fantastica o interiore.
“Sono immagini che ci aprono gli occhi e ce li squarciano perfino, dinnanzi all’incredibile e, in verità, così ovvia bellezza della terra in cui viviamo e della nostra presenza (fosse pure di esseri di passaggio) nelle contrade che l’attraversano” dice Fiestas.
La mostra sarà visibile fino al 1 marzo 2019.

”Con Pura Forma”, personale di Daniele Bongiovanni presso Raffaella De Chirico Arte Contemporanea di Torino

January 28, 2019 Leave a comment
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DANIELE BONGIOVANNI / CON PURA FORMA

a cura di Francesco Poli Raffaella De Chirico Arte Contemporanea

Torino, dal 30 Gennaio al 9 Marzo 2019

 Il concept della mostra è un’accurata selezione di dipinti legati al ciclo ”Aesthetica”, oggi meglio riconosciuto come il ciclo dei cieli bianchi

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Il 30 gennaio inaugura alla Raffaella De Chirico Arte Contemporanea ”Con Pura Forma”, personale di Daniele Bongiovanni a cura di Francesco Poli.

Il concept della mostra è un’accurata selezione di dipinti legati al ciclo ”Aesthetica”, oggi meglio riconosciuto come il ciclo dei cieli bianchi; ovvero un percorso che in questi anni ha permesso all’artista di perseguire, anche con nuove sperimentazioni cromatiche e stilistiche, uno studio sulla forma ”classica” del paesaggio, un’indagine che ha come costante l’esigenza di rendere rappresentato in forma onirica e a tratti imponderabile ciò che più può risultarci concreto e troppo previsto: lo spazio naturale. Tra le tante opere inedite e quelle più o meno recenti, realizzate tra il 2015 e il 2017, in questa mostra sarà presente uno dei lavori di Bongiovanni esposto alla 57.maBiennale d’Arte di Venezia, ”Natura con Deus”, una composizione di trenta tavole di legno (15×15 cm ognuna) in cui si ritrova una natura vissuta e pensata dall’uomo, ma esente da corpi artificiali ed estranei.

Il curatore Francesco Poli, sulla pittura di Bongiovanni, scrive – In questa serie di opere, che fanno parte del ciclo intitolato “Aesthetica”, iniziato nel 2015, Daniele Bongiovanni è arrivato alla nitida e rarefatta purezza di una materia pittorica costituita quasi soltanto da bianche suggestioni spaziali e luminose, appena animate da delicate tracce cromatiche indeterminate.

È il risultato di una notevole evoluzione della sua ricerca in direzione di una radicale volontà di essenzializzazione, o se si vuole di sublimazione, del linguaggio figurativo. E cioè di una progressiva presa di coscienza dell’importanza di elaborare le sue composizioni non solo come rappresentazioni ispirate dalla realtà esterna ma anche, soprattutto, come espressione che emerge direttamente dagli elementi costitutivi della pittura, vale a dire dalla delicata e complessa interrelazione primaria fra lo spazio fisico bidimensionale del supporto e le modalità della stesura dei colori.

Una tale stimolante ambivalenza è particolarmente efficace dato che si tratta di dipinti che, a prima vista, sembrano legittimamente rientrare nel tradizionale genere del paesaggio. Ma sono paesaggi sui generis perché ci troviamo davanti non tanto a pitture di paesaggio quanto piuttosto a vibranti e evanescenti “paesaggi” della pittura.

Mentre Marzia Ratti, presente anche lei con un testo a catalogo, definisce le opere presentate da Daniele Bongiovanni in questa mostra come un’evoluzione naturale della sua ipotesi pittorica che parte dalla figurazione, intesa e filtrata da sue esigenze di progressiva destrutturazione che in parte coincidono anche con i suoi interessi di studio, per approdare a un operare minimo che raggiunge la dimensione del silenzio e del mistero per vie di sola luce colorata.

I bianchi, la rarefazione, le atmosfere luminose, il trattamento nebbioso della materia racchiudono le riflessioni che con continuità Bongiovanni conduce sul senso della ricerca pittorica che, pur ricordando analoghi risultati di tanti autori contemporanei sui versanti della pittura analitica e del concettuale, attingono con sottigliezza alla tradizione storico-artistica, dando vita a un’astrazione che pare un frammento ripensato del ‘donatore in abisso’ di medievale memoria.

Daniele Bongiovanni, laureato in Arti visive presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo, nel corso della sua carriera ha esposto in numerose mostre personali e collettive. Tra gli spazi e i musei che hanno ospitato le sue opere si ricordano: MACIA – Museo d’Arte Contemporanea Italiana in America, Università Ca’ Foscari Venezia (nell’ambito della 53.ma Biennale d’Arte di Venezia), Fondazione Whitaker di Palermo, Palazzo Bollani a Venezia, Caroline Spring Gallery a Melbourne, MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma, CD Arts Gallery di Lugano, Centro Svizzero di Milano, Palazzo della Luce a Torino, 57.ma Biennale d’Arte di Venezia, Ambasciata d’Italia a Londra, RISO – Museo d’Arte Contemporanea della Sicilia, Palazzo Sant’Elia di Palermo, Palazzo Broletto di Pavia.

Daniele Bongiovanni “Con Pura Forma”

a cura di Francesco Poli

Opening 30 gennaio 2019

18.30 – 21.00

Dal 30 gennaio al 9 marzo 2019

Raffaella De Chirico Arte Contemporanea

Via Della Rocca, 19 10123 Torino

Catalogo con testi di Francesco Poli, Marzia Ratti, Francesca Panseri, disponibile in galleria

http://www.dechiricogalleriadarte.com

info@dechiricogalleriadarte.it

su appuntamento al +39 3928972581

“Riccardo Mannelli. Ammazzami”, mostra evento preso Casa Vuota di Roma

January 24, 2019 Leave a comment

RICCARDO MANNELLI. AMMAZZAMI

TRE DONNE, TRE STANZE, IN UNA CASA VUOTA

A cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo

Roma, Casa Vuota (via Maia 12, int. 4A)

25 gennaio – 9 febbraio 2019

Inaugurazione: venerdì 25 gennaio 2019, ore 18:30

Tre ritratti di donne. Tre corpi in tre stanze disabitate. Riccardo Mannelli presenta in anteprima a Casa Vuota, in via Maia a Roma, il suo nuovo progetto pittorico “Ammazzami”, un atto di denuncia della violenza nei confronti delle donne, con una mostra-evento curata da Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo che inaugura venerdì 25 gennaio alle ore 18:30 e si può visitare fino al 9 febbraio. Nelle tre stanze di Casa Vuota si ambienta “una sorta di presidio sentimentale – spiega Mannelli – fatto di stati d’animo esposti, sguardi fisici, carne disarmata e disarmante. La naturalità che può addomesticare la bestia che incombe. E sospendere il crimine”. Non sono modelle, ma donne comuni quelle che la matita di Mannelli coglie nella loro nudità fatta di bellezza e asperità. Sono protagonisti della mostra “corpi che ti osservano e ti chiedono di essere osservati, non solo guardati maleducatamente. Corpi di donne che chiedono attenzione estrema”.

Una scelta non casuale quella di abitare lo spazio espositivo domestico del Quadraro con tre ritratti femminili composti di dipinti, disegni e appunti di lavoro. Insieme alle tre donne, è la casa a essere protagonista, dentro il racconto pittorico e fuori di esso: Casa Vuota con la sua atmosfera sospesa, di attesa, gravida di presagi che incombono sui corpi nudi offerti allo sguardo. Per il visitatore è l’occasione unica per sbirciare gli appunti di un lavoro pittorico in divenire che a Casa Vuota trova una prima formalizzazione e che Riccardo Mannelli presenterà in forma compiuta in una più ampia mostra nel prossimo futuro.

Nato a Pistoia nel 1955, Riccardo Mannelli vive a Roma dal 1977 Dal ‘75 collabora con la stampa nazionale e internazionale e dal 1980 realizza reportages disegnati in giro per il mondo. Protagonista delle maggiori testate satiriche europee (L’Echo des Savanes, Humour. Cuore, Satyricon, ecc.) alcune delle quali dirige, o partecipa alla fondazione (Il Male, Boxer, Il Cuore). Lavora per La Repubblica e Il Fatto Quotidiano e con altre testate, anche estere. Pubblica diversi libri, l’ultimo dei quali nel 2013 “Fine penna mai”. Parallelamente sviluppa una personale ricerca pittorica, documentata in svariate mostre e cataloghi, tra i cui esiti: il ciclo pittorico di sessanta opera Commedia in Z.E.R.O.; il fregio virtuale proiettato sull’Ara Pacis Apoteosi dei corrotti, da cui è nato l’omonimo libro; con Jan Saudek Teneri Barbari. Nel 2011 è invitato alla 54 Biennale di Venezia, nel Padiglione Italia. Sempre nel 2011 espone Commedia IN Z.E.R.O. al Festival di Spoleto. Nel 2012 pubblica per Tricromia il libro d’arte “A.” e tiene la personale “Appunti per la ricostruzione della bellezza” alla Galleria Gagliardi di San Gimignano. Nel 2015 tiene una bi-personale “ROPS + MANNELLI” prima alla Philobiblon Gallery di Roma e poi al Palazzo Ducale di Urbino, a cura di Vittorio Sgarbi. È del 2016 la personale alla Building Bridges Art Exchange di Los Angeles. Insegna all’Istituto Europeo di Design (IED) di Roma dove coordina il dipartimento di Illustrazione e Animazione.

INFORMAZIONI TECNICHE:

TITOLO DELLA MOSTRA: AMMAZZAMI

AUTORE: Riccardo Mannelli

A CURA DI: Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo

LUOGO: Casa Vuota – Roma, via Maia 12, int. 4A

QUANDO: dal 25 gennaio al 9 febbraio 2019

ORARI: visitabile su appuntamento

VERNISSAGE: venerdì 25 gennaio 2019, ore 18:30

INFORMAZIONI: cell. 392.8918793 | email vuotacasa@gmail.com

INGRESSO GRATUITO