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Archive for the ‘Arte’ Category

“I want to be an artist too”, personale di Irene Fiestas presso Tricheco Osteria di Bologna

January 31, 2019 Leave a comment

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Sei fotografie in piccolo formato, 4 in bianco e nero e due a colori: è I want to be an artist too, una piccola e suggestiva personale di Irene Fiestas (www.irenefiestas.com) che inaugura domani venerdì 1 febbraio alle ore 19.00 presso Tricheco Osteria (via Rialto, 23/a). Originaria di Madrid e adottata da Bologna, dove si è laureata nel 2013 in pittura, Fiestas ha poi viaggiato in Europa vivendo in diverse capitali come Berlino, spostamenti che hanno avuto grande influenza sul suo vissuto personale e sulle sue opere.

Una sorta di sguardo impedito, o di visione ostacolata, qualcosa che, nell’offuscare il mondo, in verità lo rende più limpido e profondo, si pone a segno linguistico costante: attraverso queste immagini apparentemente senza un luogo, senza una localizzazione concreta, l’artista riproduce nell’immagine fotografica una dimensione visiva fantastica o interiore.
“Sono immagini che ci aprono gli occhi e ce li squarciano perfino, dinnanzi all’incredibile e, in verità, così ovvia bellezza della terra in cui viviamo e della nostra presenza (fosse pure di esseri di passaggio) nelle contrade che l’attraversano” dice Fiestas.
La mostra sarà visibile fino al 1 marzo 2019.

”Con Pura Forma”, personale di Daniele Bongiovanni presso Raffaella De Chirico Arte Contemporanea di Torino

January 28, 2019 Leave a comment
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DANIELE BONGIOVANNI / CON PURA FORMA

a cura di Francesco Poli Raffaella De Chirico Arte Contemporanea

Torino, dal 30 Gennaio al 9 Marzo 2019

 Il concept della mostra è un’accurata selezione di dipinti legati al ciclo ”Aesthetica”, oggi meglio riconosciuto come il ciclo dei cieli bianchi

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Il 30 gennaio inaugura alla Raffaella De Chirico Arte Contemporanea ”Con Pura Forma”, personale di Daniele Bongiovanni a cura di Francesco Poli.

Il concept della mostra è un’accurata selezione di dipinti legati al ciclo ”Aesthetica”, oggi meglio riconosciuto come il ciclo dei cieli bianchi; ovvero un percorso che in questi anni ha permesso all’artista di perseguire, anche con nuove sperimentazioni cromatiche e stilistiche, uno studio sulla forma ”classica” del paesaggio, un’indagine che ha come costante l’esigenza di rendere rappresentato in forma onirica e a tratti imponderabile ciò che più può risultarci concreto e troppo previsto: lo spazio naturale. Tra le tante opere inedite e quelle più o meno recenti, realizzate tra il 2015 e il 2017, in questa mostra sarà presente uno dei lavori di Bongiovanni esposto alla 57.maBiennale d’Arte di Venezia, ”Natura con Deus”, una composizione di trenta tavole di legno (15×15 cm ognuna) in cui si ritrova una natura vissuta e pensata dall’uomo, ma esente da corpi artificiali ed estranei.

Il curatore Francesco Poli, sulla pittura di Bongiovanni, scrive – In questa serie di opere, che fanno parte del ciclo intitolato “Aesthetica”, iniziato nel 2015, Daniele Bongiovanni è arrivato alla nitida e rarefatta purezza di una materia pittorica costituita quasi soltanto da bianche suggestioni spaziali e luminose, appena animate da delicate tracce cromatiche indeterminate.

È il risultato di una notevole evoluzione della sua ricerca in direzione di una radicale volontà di essenzializzazione, o se si vuole di sublimazione, del linguaggio figurativo. E cioè di una progressiva presa di coscienza dell’importanza di elaborare le sue composizioni non solo come rappresentazioni ispirate dalla realtà esterna ma anche, soprattutto, come espressione che emerge direttamente dagli elementi costitutivi della pittura, vale a dire dalla delicata e complessa interrelazione primaria fra lo spazio fisico bidimensionale del supporto e le modalità della stesura dei colori.

Una tale stimolante ambivalenza è particolarmente efficace dato che si tratta di dipinti che, a prima vista, sembrano legittimamente rientrare nel tradizionale genere del paesaggio. Ma sono paesaggi sui generis perché ci troviamo davanti non tanto a pitture di paesaggio quanto piuttosto a vibranti e evanescenti “paesaggi” della pittura.

Mentre Marzia Ratti, presente anche lei con un testo a catalogo, definisce le opere presentate da Daniele Bongiovanni in questa mostra come un’evoluzione naturale della sua ipotesi pittorica che parte dalla figurazione, intesa e filtrata da sue esigenze di progressiva destrutturazione che in parte coincidono anche con i suoi interessi di studio, per approdare a un operare minimo che raggiunge la dimensione del silenzio e del mistero per vie di sola luce colorata.

I bianchi, la rarefazione, le atmosfere luminose, il trattamento nebbioso della materia racchiudono le riflessioni che con continuità Bongiovanni conduce sul senso della ricerca pittorica che, pur ricordando analoghi risultati di tanti autori contemporanei sui versanti della pittura analitica e del concettuale, attingono con sottigliezza alla tradizione storico-artistica, dando vita a un’astrazione che pare un frammento ripensato del ‘donatore in abisso’ di medievale memoria.

Daniele Bongiovanni, laureato in Arti visive presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo, nel corso della sua carriera ha esposto in numerose mostre personali e collettive. Tra gli spazi e i musei che hanno ospitato le sue opere si ricordano: MACIA – Museo d’Arte Contemporanea Italiana in America, Università Ca’ Foscari Venezia (nell’ambito della 53.ma Biennale d’Arte di Venezia), Fondazione Whitaker di Palermo, Palazzo Bollani a Venezia, Caroline Spring Gallery a Melbourne, MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma, CD Arts Gallery di Lugano, Centro Svizzero di Milano, Palazzo della Luce a Torino, 57.ma Biennale d’Arte di Venezia, Ambasciata d’Italia a Londra, RISO – Museo d’Arte Contemporanea della Sicilia, Palazzo Sant’Elia di Palermo, Palazzo Broletto di Pavia.

Daniele Bongiovanni “Con Pura Forma”

a cura di Francesco Poli

Opening 30 gennaio 2019

18.30 – 21.00

Dal 30 gennaio al 9 marzo 2019

Raffaella De Chirico Arte Contemporanea

Via Della Rocca, 19 10123 Torino

Catalogo con testi di Francesco Poli, Marzia Ratti, Francesca Panseri, disponibile in galleria

http://www.dechiricogalleriadarte.com

info@dechiricogalleriadarte.it

su appuntamento al +39 3928972581

“Riccardo Mannelli. Ammazzami”, mostra evento preso Casa Vuota di Roma

January 24, 2019 Leave a comment

RICCARDO MANNELLI. AMMAZZAMI

TRE DONNE, TRE STANZE, IN UNA CASA VUOTA

A cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo

Roma, Casa Vuota (via Maia 12, int. 4A)

25 gennaio – 9 febbraio 2019

Inaugurazione: venerdì 25 gennaio 2019, ore 18:30

Tre ritratti di donne. Tre corpi in tre stanze disabitate. Riccardo Mannelli presenta in anteprima a Casa Vuota, in via Maia a Roma, il suo nuovo progetto pittorico “Ammazzami”, un atto di denuncia della violenza nei confronti delle donne, con una mostra-evento curata da Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo che inaugura venerdì 25 gennaio alle ore 18:30 e si può visitare fino al 9 febbraio. Nelle tre stanze di Casa Vuota si ambienta “una sorta di presidio sentimentale – spiega Mannelli – fatto di stati d’animo esposti, sguardi fisici, carne disarmata e disarmante. La naturalità che può addomesticare la bestia che incombe. E sospendere il crimine”. Non sono modelle, ma donne comuni quelle che la matita di Mannelli coglie nella loro nudità fatta di bellezza e asperità. Sono protagonisti della mostra “corpi che ti osservano e ti chiedono di essere osservati, non solo guardati maleducatamente. Corpi di donne che chiedono attenzione estrema”.

Una scelta non casuale quella di abitare lo spazio espositivo domestico del Quadraro con tre ritratti femminili composti di dipinti, disegni e appunti di lavoro. Insieme alle tre donne, è la casa a essere protagonista, dentro il racconto pittorico e fuori di esso: Casa Vuota con la sua atmosfera sospesa, di attesa, gravida di presagi che incombono sui corpi nudi offerti allo sguardo. Per il visitatore è l’occasione unica per sbirciare gli appunti di un lavoro pittorico in divenire che a Casa Vuota trova una prima formalizzazione e che Riccardo Mannelli presenterà in forma compiuta in una più ampia mostra nel prossimo futuro.

Nato a Pistoia nel 1955, Riccardo Mannelli vive a Roma dal 1977 Dal ‘75 collabora con la stampa nazionale e internazionale e dal 1980 realizza reportages disegnati in giro per il mondo. Protagonista delle maggiori testate satiriche europee (L’Echo des Savanes, Humour. Cuore, Satyricon, ecc.) alcune delle quali dirige, o partecipa alla fondazione (Il Male, Boxer, Il Cuore). Lavora per La Repubblica e Il Fatto Quotidiano e con altre testate, anche estere. Pubblica diversi libri, l’ultimo dei quali nel 2013 “Fine penna mai”. Parallelamente sviluppa una personale ricerca pittorica, documentata in svariate mostre e cataloghi, tra i cui esiti: il ciclo pittorico di sessanta opera Commedia in Z.E.R.O.; il fregio virtuale proiettato sull’Ara Pacis Apoteosi dei corrotti, da cui è nato l’omonimo libro; con Jan Saudek Teneri Barbari. Nel 2011 è invitato alla 54 Biennale di Venezia, nel Padiglione Italia. Sempre nel 2011 espone Commedia IN Z.E.R.O. al Festival di Spoleto. Nel 2012 pubblica per Tricromia il libro d’arte “A.” e tiene la personale “Appunti per la ricostruzione della bellezza” alla Galleria Gagliardi di San Gimignano. Nel 2015 tiene una bi-personale “ROPS + MANNELLI” prima alla Philobiblon Gallery di Roma e poi al Palazzo Ducale di Urbino, a cura di Vittorio Sgarbi. È del 2016 la personale alla Building Bridges Art Exchange di Los Angeles. Insegna all’Istituto Europeo di Design (IED) di Roma dove coordina il dipartimento di Illustrazione e Animazione.

INFORMAZIONI TECNICHE:

TITOLO DELLA MOSTRA: AMMAZZAMI

AUTORE: Riccardo Mannelli

A CURA DI: Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo

LUOGO: Casa Vuota – Roma, via Maia 12, int. 4A

QUANDO: dal 25 gennaio al 9 febbraio 2019

ORARI: visitabile su appuntamento

VERNISSAGE: venerdì 25 gennaio 2019, ore 18:30

INFORMAZIONI: cell. 392.8918793 | email vuotacasa@gmail.com

INGRESSO GRATUITO

“Natural Traces”, mostra di Andreas Senoner e Zachari Logan presso Isolo17 Gallery di Verona

January 18, 2019 Leave a comment

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by Zachari Logan e Andreas Senoner
a cura di Jessica Bianchera e Sotirios Papadopoulos

Dal 05 gennaio al 28 febbraio 2019
Opening: 05 gennaio ore 18

Isolo 17 Gallery presenta Natural Traces, bi-personale degli artisti Zachari Logan e Andreas Senoner, entrambi impegnati in una ricerca che intreccia corpo e natura seppur con media differenti: rispettivamente il disegno e la scultura.
La ricerca di Logan veicola attraverso il disegno una particolare attenzione per le tematiche del corpo, del rapporto uomo-natura e della metamorfosi, prospettandoci una singolare fase dell’evoluzionismo umano in piena controtendenza rispetto alla totale sopraffazione che la nostra specie sta perpetuando nei confronti della natura. Assistiamo così a una singolare metamorfosi in cui i corpi – umano e vegetale – si fondono e si confondono, mutano l’uno nell’altro, recano le tracce di una vita simbiotica. Nella serie di pastelli blu, tra i petali di fiori scopriamo occhi che ci osservano e ai boccioli si sostituiscono piedi, dalle radici di forme erbacee si evolvono braccia e dalle loro foglie emergono bocche. I lavori di Logan sembrano fogli di un erbario fantascientifico, il frutto di lunghi e minuziosi studi su nuove specie mutanti; un racconto, una narrazione estremamente sottile e poetica.
Il lavoro di Senoner si legge, invece, nella terza dimensione: le sue figure, caratterizzate da una forte tensione emotiva, raccontano un’umanità smarrita nel mondo contemporaneo eppure intrisa di una ieraticità che le carica di un senso antico ed eterno. Le opere di Senoner veicolano una misurata metamorfosi delle forme, che nella scultura trova un mezzo privilegiato, e indagano una memoria biologica e neurologica che trascende la finitezza del corpo facendo propri gli studi del biologo e neurologo Richard Semon sulle tracce che ogni evento esterno lascia nella memoria cellulare di ogni individuo e sulla possibilità che queste si possano trasmettere di generazione in generazione. Non a caso il materiale prediletto dall’artista per le sue realizzazioni è il legno. Il legno è infatti l’elemento di natura, il luogo in cui si accumula la memoria, in cui è possibile leggere le tracce del tempo, prima, durante e dopo il processo artistico. (J.B.)
Affinché l’arte non diventi un paravento dietro cui rifugiarsi, affinché le verità si rivelino attraverso i segni che l’artista devoto alla sua Arte lascia nel nostro subconscio, esiste la speranza di un domani carico di conoscenza e ottimismo. Natural Traces è il risultato dell’instancabile ricerca interiore di due artisti che, ognuno a suo modo, hanno respinto le strade dell’errore e del caso per dedicarsi pienamente al proprio pensiero. Un pensiero insieme lucido e appassionato che investiga temi universali: la natura, la personalità, la passione, la metamorfosi. Sono queste le tracce che Zachari Logan e Andreas Senoner lasciano, elaborando i propri sentimenti attraverso l’unicità irripetibile dell’esperienza individuale sotto il segno indelebile dell’eleganza e della bellezza senza tempo. (S.P.)

ISOLO 17 Gallery
Via XX Settembre 31/b
37129 Verona
http://www.isolo17.gallery

“Masahisa Fukase, Private Scenes”, mostra retrospettiva presso Fondazione Sozzani a Milano

January 17, 2019 Leave a comment

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Masahisa Fukase Private Scenes

a cura di Foam Fotografiemuseum Amsterdam
in collaborazione con Tomio Kosuga, direttore di Masahisa Fukase Archives

Inaugurazione

Sabato 19 gennaio 2019 Ore 15.00 – 20.00

In mostra

20 gennaio – 31 marzo 2019
Tutti i giorni, 10.30 – 19.30 Mercoledì e giovedì, 10.30 – 21.00

Sabato, domenica e festivi Ingresso 5 € Ridotto 3 € (6-26 anni) Ingresso libero da lunedì a venerdì

La Fondazione Sozzani presenta “Masahisa Fukase, Private Scenes” la prima mostra retrospettiva italiana dedicata al grande fotografo giapponese, a cura di Foam Fotografiemuseum di Amsterdam in collaborazione con Tomio Kosuga, direttore di Masahisa Fukase Archives.

L’opera del fotografo giapponese Masahisa Fukase (Hokkaido, 1934-2012) è rimasta in gran parte inaccessibile per oltre vent’anni, in seguito a una tragica caduta che lo aveva lasciato con gravi danni cerebrali permanenti. Dopo la sua morte, gli archivi furono gradualmente aperti, rivelando un ampio materiale che non era mai stato mostrato prima. In questa ampia retrospettiva presentata in autunno al Foam di Amsterdam sono esposte stampe originali dagli archivi di Masahisa Fukase a Tokyo, oltre al suo corpus di lavori “Ravens” (corvi), importanti serie fotografiche, pubblicazioni e documenti che risalgono dagli anni ’60 al 1992.

Fukase ha incorporato la sua lotta personale contro il senso della perdita e la depressione nel suo lavoro in modo sorprendentemente giocoso. I suoi soggetti sono personali e molto intimi: nel corso degli anni, la moglie Yoko, il padre morente e l’amato gatto Sasuke comparivano regolarmente in narrazioni visive talvolta comiche, talvolta sinistre. Verso la fine della sua vita, rivolgeva la macchina fotografica sempre più verso di sé. L’enorme numero di autoritratti – quasi dei proto- selfie – testimonia il modo singolare, quasi ossessivo in cui l’artista si metteva in relazione con ciò che lo circondava e con sé stesso.

Fukase ha lavorato quasi esclusivamente con delle serie fotografiche, alcune nate nel corso di diversi decenni. Divenne celebre per i suoi “Ravens” (i corvi) (1975-1985), un racconto visivo atmosferico e associativo concepito durante un viaggio nella sua nativa Hokkaido.
Il libro Ravens è stato pubblicato nel 1986 e considerato come il miglior libro fotografico degli ultimi 25 anni dal British Journal of Photography nel 2010. Gli stormi dei corvi, quasi un presagio del destino, erano una sorta di metafora del suo stato d’animo di Fukase per il suo matrimonio con Yoko che stava finendo. Meno noto è il fatto che Fukase ha fotografato i corvi anche a colori.

Le rare polaroid della serie “Raven Scenes” (1985) sono esposte in Italia per la prima volta.

La sopravvivenza e il dolore personale sono diventati temi ricorrenti in Fukase per lunghi anni. Nella mostra Kill the Pig (1961), Fukase aveva presentato studi sperimentali sulla moglie incinta e sul bambino nato insieme a fotografie scattate in un macello: una riflessione insieme giocosa e macabra sull’amore, la vita e la morte. In Memories of Father (1971-1987) Fukase mostrava la vita, la decadenza e infine la morte di suo padre in un tenero omaggio e un commovente “memento mori”. I ritratti familiari di famiglia (1971-1989), a volte divertenti e talvolta seri, per i quali l’artista ha ritratto la sua famiglia nello studio fotografico dei suoi genitori, anno dopo anno, formano un’eccezionale cronaca familiare.

L’ esasperata idiosincrasia, la sua non accettazione verso sé stesso, e la continua sperimentazione, culminano negli autoritratti e nelle scene di “Private Scenes” (1990-1991), “Hibi” (1990-1992) e “Berobero” (1991) che documentano il vagabondaggio di Fukase per le strade e la vita notturna di Tokyo. Tre mesi prima della sua fatale caduta, le opere vennero esposte nella mostra “Private Scenes” (1992), insieme a Bukubuku (1991): una serie di autoritratti dell’artista nella vasca da bagno. Le stampe sono datate con il timbro digitale che Fukase aveva iniziato ad utilizzare negli ultimi anni della sua attività. Insieme queste opere costituiscono un diario che scandisce i giorni, i mesi e gli anni in cui Fukase ha vissuto, lavorato e giocato in totale isolamento.

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” The left hand in the space oddity”, personale di Mattia Sinigaglia presso Isolo17 Gallery di Verona

December 14, 2018 Leave a comment

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Sabato 15 dicembre, alle ore 18, inaugura presso Isolo17 Gallery la mostra personale di Mattia Sinigaglia The left hand in the space oddity. Il progetto, a cura di Eva Comuzzi e nato in collaborazione con Myhomegallery, che ha selezionato l’artista nel corso del Premio Ora (https://www.premio-ora.it/2017/ ), vedrà l’allestimento di una ventina di lavori fra dipinti e disegni, che riflettono attorno al tema della tensione e dualità. Il titolo fa infatti riferimento alla sindrome della mano aliena, una patologia rara che può insorgere in seguito a danni del lobo frontale, incapace di mettere in dialogo gli emisferi cerebrali. Ci si ritrova così con una delle due mani (solitamente la sinistra), che agisce in maniera autonoma e, nella maggior parte dei casi, violenta o autolesionista. Questa situazione diviene pertanto metafora per l’artista per rappresentare i forti conflitti inconsci generati dalle lesioni che continua a subire – e che ci infligge – la società in cui viviamo. “Così come esiste una sindrome della mano aliena per l’individuo”, afferma Sinigaglia, “anche la collettività sembra poter soffrire di questa duplice realtà”. Una condizione che provoca un forte senso di ambiguità, spaesamento, sospensione, incomprensioni, presente nelle opere in mostra.

“Il lavoro di Mattia Sinigaglia ci ha colpito per l’immediatezza del messaggio e la forte impronta personale che ritroviamo nelle sue opere. Mattia utilizza un linguaggio che racchiude in sé la classicità ma la riscrive in modo imprevedibile, con effetti che per certi versi possono sembrare ‘psichedelici’. Ci ha affascinato molto la profondità con cui un artista così giovane riesce ad affrontare e raccontare temi di grande spessore e ci piaceva l’idea di coinvolgere un artista che si è formato a Venezia, per portarlo nella nostra città, Verona.” (Myhomegallery)

Mattia Sinigaglia è nato a Sirmione nel 1989, vive e lavora a Venezia.
Ha studiato Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia laureandosi nel 2018, sotto la guida del Prof. Carlo Di Raco. Fa parte del collettivo FONDAZIONE MALUTTA.
Una parte fondamentale che caratterizza il suo lavoro più recente consiste nel rielaborare alcuni aspetti di grandi opere del passato a lui più affini. Dipinti che lo affascinano per la loro visione introspettiva ma al contempo statuaria e solenne e che rispecchiano in maniera semplice e profonda una situazione umana al di là di epoche e costumi, e quindi sempre attuali. Le figure, decontestualizzate e sospese in nuovi scenari metafisici, trasmettono quel senso del mistero e dell’ambiguità propri delle antiche conoscenze ermetiche. Gli occhi, soggetto costante degli ultimi lavori, simbolo per molte culture del Sole e della Luna, vengono rievocati, anche metaforicamente, nelle figure di Adamo ed Eva e nei volti enigmatici ed androgini che rimandano alla figura del rebis e alla sua doppia natura che ha saputo mettere in dialogo attraverso un processo di trasformazione.

Mattia Sinigaglia – The left hand in the space oddity
16.12.2018_03.01.2019

ISOLO17 GALLERY
Via XX Settembre, 31B
37129 Verona

 

“Sturmtruppen.50 anni”, mostra a Palazzo Fava di Bologna

December 3, 2018 1 comment

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Sturmtruppen.50 anni

Palazzo Fava, dal 07/12/2018 al 07/04/2019

La mostra Sturmtruppen. 50 anni, organizzata da Fondazione Carisbo e Genus Bononiae – Musei nella città in collaborazione con Eredi Bonvicini, è un omaggio all’esercito di fumetti più famoso al mondo, le Sturmtruppen che quest’anno compiono appunto 50 anni di vita. Era il 1968 quando Bonvi, al secolo Franco Bonvicini, presentò la prima striscia delle sue Sturmtruppen a Lucca vincendo il premio di Paese Sera come miglior esordiente. Il materiale esposto a Palazzo Fava, oltre 250 opere originali, tutte messe a disposizione dall’ Archivio Bonvicini e in gran parte inedite, illustra i meccanismi creativi della striscia italiana più famosa al mondo, mostrandone lo spirito caustico sempre attuale. Se il cuore della mostra è dedicato alle Sturmtruppen, non mancano gli excursus nella vastissima produzione artistica dell’autore, da quella seriale, con Cattivik e Nick Carter, a quella autoriale, per arrivare ad alcune opere pittoriche mai esposte e a quelle VM18 con Play Gulp, parodia erotica di tutto il mondo del fumetto. Dalla ricostruzione dello studio, con materiali e strumenti che mostrano il processo creativo, un percorso non cronologico che evidenzia quanto ancora sia attuale il pensiero di un artista che ha profondamente influenzato la cultura pop italiana novecentesca: non solo un cartoonist, ma un artista completo, capace di suscitare l’entusiasmo del grande pubblico così come degli intellettuali, da Umberto Eco a Oreste del Buono.
Fumetto corale abitato da una ridda di personaggi, i militari delle Sturmtruppendi Bonvi, dal soldaten semplice ai vari Sergenten, Capitanen, Generalen e Cuoken, fino al fiero alleaten Galeazzo Musolesi, unico personaggio dotato di identità, le Sturmtruppen diventano presto il fumetto antimilitarista per antonomasia, denunciando la stupida bestialità della guerra. Ma nonostante l’ambientazione circoscritta nel tempo – la Seconda Guerra Mondiale – e nello spazio – le trincee germaniche in cui tutti si esprimono in un inconfondibile slang “tedeschese”, le Sturmtruppen diventano un affresco di umanità di ogni tempo, trasformandosi in archetipi nelle loro manie e solitudini, nelle loro paure e vizi. Chiusi in un universo claustrofobico, i personaggi di Bonvi si muovono sul confine delle macerie e della morte, con un nemico invisibile agli occhi ma echeggiante di fragorosi spari e cannonate, non perdendo mai l’occasione per ridicolizzare la meschinità del potere e per prendersi gioco, ora con un tono pungente, ora con tenerezza, delle debolezze umane.