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Ramadan, countdown del mese di digiuno e di preghiera per avvicinarsi a Dio

July 9, 2013 Leave a comment

preghiera

Il countdown sta per iniziare… fatto salvo stravolgimenti del ciclo lunare il Ramadan quest’anno in Marocco prenderà il via domani 10 luglio. Il Ramadan è uno dei 5 pilastri dell’Islam, il quarto nei sunniti e il terzo per gli sciiti duodecimani (maggioritari rispetto agli sciiti). La sua durata è di un mese lunare (29/30 giorni). In Turchia è chiamato Ramazan. Il Ramadan è un mese di digiuno e di preghiera per avvicinarsi a Dioper tornare a Dio. E’ anche il mese che, nel 610 D.C.Maometto vide l’arcangelo Gabriele che gli annunciò la sua investitura come messaggero di Dio. Questo momento preciso è  la Notte del DestinoLailat al Qadar, verso la fine del Ramadan (27° giorno), notte che celebra la rivelazione del Corano al Profeta con preghiere e pentimenti. Il Ramadan termina con la festa dell‘Aïd al Seghir (piccola festa in arabo) che è  anche chiamata Aid el Fitr (festa della rottura del digiuno) e segna la fine del mese sacro. Ovviamente è una festa che racchiude una gioia profonda dopo un mese di patimenti,ma ve ne parlerò durante questo mese. La storia ci dice che il primo digiuno imposto da Maometto ai suoi discepoli durò una sola giornata prima dellla festività ebrea del Yom Kippour. Questo digiuno riproponeva quello degli ebrei e il Profeta, ovviamente in disaccordo, decise che sarebbe durato più a lungo, anche di quellocristiano della Quaresima, e stabilì’ un mese intero. L’obbligo essenziale del Ramadan è il digiuno (Siam): durante tutta la giornata, dall’alba al tramontoè assolutamente proibito nutrirsibere ed avere rapporti sessuali. Con la stagione estiva tutto diventa più difficile tenendo presente che qui siamo nell’ordine dei 45/50 gradi e bere è necessario. Il Ramadan è il tempo della parola di Dio (lettura del Corano) e di incontrarsi a Lui con la preghiera. Sovente durante questo mese un profondo fervore religioso si impadronisce dei credenti che negli oratori e nelle moschee pregano tutta la notte in veglia. In questo mese i musulmani devono anche compiere lo zakat, un altro pilastro dell’Islam, l’elemosina. E’ una tassa obbligatoria che si dona alla fine del digiuno, al termine del Ramadan. Questa “tassa” è calcolata intorno al 25% degli introiti annuali del credente e, il mondo va avanti, alcuni siti islamici accettano i versamenti con carte di credito. I costumi di questo mese sono differenti secondo i Paesi. L’Egitto e il Maghreb vivono il Ramadancome un mese di convivialità e di festa (dopo la rottura del digiuno quotidiano). Le famiglie si riuniscono per mangiare insieme e nelle strade una certa animazione è visibile sino a notte fonda. La tradizione vuole che si acquisti degli abiti nuovi ai bambini e durante la festa della fine del Ramadan verranno indossati per andare alla moschea. Il digiuno del Ramadan in Marocco, contrariamente ad altri Paesi musulmani, è scrupolosamente rispettato. L’Islam è religione di Stato e i marocchini si “sorvegliano” mutualmente (se un marocchino viene sorpreso a mangiare è immediatamente arrestato). Al contrario in Turchia, per esempio, i membri della setta Alèvis digiunano solamente qualche giorno durante tutto il mese sacro.  Il Ramadan è un momento sacro(anche se sono evidenti molte incrongruenze in questo periodo) e come tale va rispettato. Poi è festa! Alla sera è fantastico lasciarsi coinvolgere, nelle strade e nelle piazze, dall’esplosione di felicità che attraversa tutti quanti. Una scarica di adrenalina pura che rimette in moto i pensieri e le azioni, sopite e stordite durante tutta la giornata. E tra le pieghe di questi momenti si incontrano personaggi incredibili, storie di vita vissuta senza protagonismi, come il misterioso e leggendario Sidi (signore) che durante tutto il Ramadan offre un pasto a centinaia di poveri diseredati, nascosto nella penombra della Place Jemaa el Fna per non essere riconosciuto e non dover essere ringraziato. Questo è anche il Ramadan!

Fonte: My Amazighen

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Khamsa, divina provvidenza della mano di Fatima

December 27, 2012 Leave a comment

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La mano di Fatima o Khamsa (per estensione la cifra 5, khamsa) é una sorta di muro invisibile tra chi osserva e chi é osservato. E’ il simbolo della Provvidenza per i musulmani ed é in sintesi la legge del Profeta Maometto (5sono i pilastri dell’Islam). In effeti contiene icinque dogmi che corrispondono alle 5 dita. A loro volta le 5 dita formano 14 falange, 28 per le due mani, sulle quali sono ripartite le 28 lettere dell’alfabeto. Le 14 poste sulla manodestra sono dette “luminose” e sono rivolte aSud, e le 14 oscure sulla mano sinistra volgono al Nord. Nello stesso modo che le dita sottosottomesse all’unità della mano che le serve da base, i cinque precetti fondamentali sono legati alla Khamsa prendendo la loro forza nell’unità di Dio. Detentrice del potere, la mano di Fatima resta per i musulmani una protezione infallibile contro il malocchio. Secondo l’idea che un oscura legge della natura é messa in atto, nell’ordine delle cose, per riequilibrare certi fenomeni positivi della natura stessa, come la  bellezza, salute, fortuna ecc.., cosi’ é permesso un genere di correzioni negative che si concretizzano con l’intervento di una persona malvagia che con un gesto, una parola o più precisamente uno sguardo geloso puo’ avere una azionenegativa sul nostro stato di benessere psico-fisico. A questo puntointerviene la mano di Fatima che, secondo le credenze popolari, ferma letteralmente  gli influssi negativi. E’ appunto la simbologia della mano destra levata, di fronte,  che trasmette la potenza, la protezione, l’offerta o la benedizione. Simbolo antico é una delle rappresentazioni mitologiche più conosciute nel mondo arabo che gioca ancora oggi un ruolo di protezione contro la malasorte. Gli sciitila assimilano ai simboli dei 5 personaggi sacri del Libro: Mohammed, Ali’, Fatima, Hassen eHussein.  Esisteva, nell’antica Babilonia, una torre sormontata da una mano destra consacrata ad Anù, la torre Zida, che simboleggiava il “giro della mano destra”. In Marocco tutti credono e indossano la mano di Fatima, una credenza popolare molto radicata e carica di simboli precisi che toccano il profano, trascendendo dal lato puramente religioso dell’immagine. Sulle porte dellecase, tatuta sulle mani, appesa come ciondolo al collo, disegnata sui muri, é un simbolo che segue quotidianamente le persone che confidano in una protezione sincera e leale della figlia del Profeta Maometto, Fatima appunto.

Fonte: My Amazighen

Aïd El Kebir in pillole…

November 7, 2011 1 comment

L’Aïd El Kebir, chiamata anche Aïd al-kebir o Iad al-Adha, significa letteralmente « La Grande Festa » ed è considerata la più importante festa religiosa del mondo musulmano. In diversi paesi dell’Africa come il Mali, il Niger, il Senegal e il Benin la festa dell’Aïd El Kebir è chiamata Tabaski, mentre per una parte degli Amazighs (berberi) dell’Africa del nord è chiamata Tafaska. Secondo la storia questa festività religiosa  commemora la fedeltà verso Dio di Abramo (Ibrahim, considerato il primo musulmano) che non esitò a voler sacrificare il figlio Ismaele (Ismaël) e dimostrare così la sua sottomissione. La Grande Festa sancisce la fine del pellegrinaggio alla Mecca, chiamato Al Hajj, che ha luogo ogni anno il 10 del mese del Dhou Al Hjjja, ultimo mese del calendario musulmano. Il giorno della celebrazione di questa importante festa religiosa chiamata popolarmente ”la festa del montone”, per via del sacrificio di milioni di montoni in tutti i paesi di fede musulmana, varia geograficamente secondo la fase lunare quindi è possibile stabilire con precisione la data solo qualche giorno prima.  In Marocco è prevista per lunedi’ 7 novembre 2010. In seguito posterò su questa festa che coinvolge tutto il Reame e che dura generalmente dai 2 ai 4 giorni, con consigli di viaggio per chi ha in programma una visita. Lo sconsiglio già sin da ora agli animalisti in genere e ai deboli di stomaco.

Fonte: My Amazighen

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L’Hajj, percorso di fede

November 4, 2011 Leave a comment

L’Hajj è per i musulmani il pellegrinaggio alla Mecca, strettamente correlato con l’Aïd El Kebir, in quanto ne determina la fine.  Il pellegrinaggio è svolto nei luoghi santi della Mecca, in Arabia Saudita. Si svolge questa settimana ed è il quinto pilastro fondamentale dell’Islam. Il termine hâj o hâjjî designa anche tutte le persone che hanno svolto il pellegrinaggio ed è usato  come marchio onorifico, quando ci rivolge a loro.  Il grande pellegrinaggio alla Mecca trova le sue origini musulmane in alcuni versetti coranici dell’epoca medinese ma non costituisce un istituzione originale: esisteva già un simile pellegrinaggio tra gli arabi pre-islamici, pagani e cristiani. A quell’epoca si svolgevano dei riti similari al Hajj, essenzialmente intorno alla Ka’ba che contiene la Pietra Nera, un tipo di pietra meteorite, il cui culto si espanse dal Medio ‘Oriente sino all’Atlantico. Alla Mecca, i pellegrini pre-musulmani si vestivano con abiti rituali e si rasavano il capo per avvicinarsi ad uno stato di sacralità, proprio come oggi. Altri riti similari si svolgevano nell’epoca pre-islamica sulla piana di Arafat senza che si conosca i dettagli delle cerimonie ne le loro funzioni precise: gli arabi pagani onoravano divinità multiple al fine di ottenere dei favori e dei responsi di tipo divinatorio, inducendoli con sacrifici animali. La comunità musulmana, ai suoi albori, adottò dei riti ebraici, pregando in direzione di Gerusalemme. Ma nel 624, diversi precetti furono stabiliti, constituendo di fatto una vera “dichiarazione di indipendenza” della nuova religione islamica, separandosi nettamente dall’ebraismo e dal cristianesimo. In quel tempo venne istituito il mese del Ramadan e la preghiera dei fedeli doveva essere orientata verso la Mecca, inserendo l’ingiunzione di svolgere un pellegrinaggio nella città santa, ancorando cosi’ l’Islam sul suolo arabico. I musulmani presero il controllo della Mecca nel 630: i pagani vennero esclusi dal pellegrinaggio e gli idoli vennero distrutti. La tradizione musulmana racconta che Maometto svolse un pellegrinaggio completo, un pellegrinaggio d’addio, poco prima di morire e, cosi’ facendo, fissò definitivamente lo svolgimento dei riti. L’attaccamento della Mecca all’Islam e strettamente correlato all’unione del santuario con la tradizione abramica: fu Ismaele, figlio di Abramo, che raggiunto suo padre, costruì’ la Ka’ba e Abramo compì’ il primo pellegrinaggio “musulmano”, secondo il rito attuale. Il Corano suggerisce che il santuario della Mecca preesisteva a tutti gli altri luoghi di culto e deve considerarsi come uno dei cinque pilastri dell’Islam, rendendolo obbligatorio per tutte le persone responsabili e che hanno la capacità finanziaria e fisica per svolgerlo. Stesso discorso per l’Umrah, il “piccolo pellegrinaggio”, che si può svolgere in qualsiasi periodo dell’anno, contrariamente al “grande pellegrinaggio” che ha delle date precise. Tre sono i tipi di Hajj;  il Tamattu, che si svolge durante il mese del “grande” pellegrinaggio”, ma ha una durata breve (piccolo pellegrinaggio) e termina con il sacrificio di una animale. Il secondo è chiamato Qirân e i pellegrini dichiarano la loro intenzione di effettuare il grande pellegrinaggio e il piccolo nello stesso momento; non si raseranno i capelli dopo la lapidazione del Jamarat alla Mina e lasceranno a quel punto il loro stato di sacralità senza sacrificare nessun animale. Il terzo è detto Ifrâd e i pellegrini dichiarano di non voler svolgere il grande pellegrinaggio e resteranno in uno stato di sacralità sino al giorno del sacrificio, ma non offriranno animali in sacrificio. Il grande pellegrinaggio è oggetto di una grande prestigio per chi lo svolge e determina un fattore molto importante in termini di scambio tra i musulmani del mondo intero, che sono testimoni di un profondo fervore. Per i mistici, il tragitto verso i luoghi santi costituisce simbolicamente il viaggio verso l’unità divina, in modo particolare per i sufi. L’Hajj raccoglie annualmente più di due milioni di pellegrini ed è il luogo più visitato dal mondo musulmano. Un numero fisso è imposto dal governo saudita ad ogni Nazione, per fare in modo che tutto si svolga con dei parametri di sicurezza controllabili. I riti del pellegrinaggio non sono molto indicati nel Corano, questo dunque lascia supporre che i gesti pre-islamici siano largamente ripresi (sacralità, circumdeambulazione, tragitto tra Safâ e Marwa), ma in questo caso con un ottica abramica. I riti sono leggermente differenti secondo le regioni della Mecca, in particolare i riti di sacralità (Ihrâm) che sono svolti durante l’ingresso nel territorio sacro, per le persone esterne, e variano leggermente secondo le scuole giuridiche islamiche (madhhab). Per la tradizione musulmana il pellegrinaggio permette l‘espiazione di tutti i peccati: “chiunque farà il pellegrinaggio senza avere dei rapporti sessuali e senza commettere dei grandi peccati è perdonato dei suoi peccati e ritorna come il giorno che venne alla luce da sua madre“. Sei sono i pilastri del pellegrinaggio che sono richiesti  tra cui il rasarsi a zero i capelli negli uomini e accorciarli per le donne, lo stazionamento a Arafah nel momento che il sole declina allo zenith nel nono giorno del Dhoul l-Hijjal, all’apparizione dell’alba del decimo giorno, e ancora il tragitto tra il monte di As-Safa e Al-Marwah.

Nel pellegrinaggio infine è assolutamente proibito per gli uomini di coprirsi il capo e indossare un abito che abbia delle cuciture, per questo motivo la maggiorparte degli uomini indossa un lungo telo bianco che viene avvolto completamente intorno al corpo (Imrah). Per le donne è proibito coprirsi il volto e mettere dei guanti. Per entrambi i sessi   non è possibile profumarsi, di ungersi i capelli o la barba con unguenti e tagliarsi le unghie e ancora di fare un atto di matrimonio e di cacciare un animale terrestre selvatico autorizzato al consumo, come la gazzella. Personalmente sono molto affascinato da questa prova di fede, ancestrale e unica nei suoi rituali, avvolta da una forte sacralità e con una componente di fisicità notevole. Non vedo nessi o collegamenti con la fede cristiana in quanto nessun rituale cristiano prevede un così lungo tempo nel adempiere ai riti, alcuni dei quali necessitano anche di prestanza fisica, di sacrificio estremo unito al dolore. Ma credo che la cosa più emozionante sia il vedere iriuniti  milioni di persone nello stesso momento, che insieme affrontano un percorso di fede radicato, alla ricerca di una pace interiore e di un Dio che  è sopra ogni cosa. Cerco anche di immaginare l’energia che scaturisce in quei giorni dalle persone presenti, un energia prorompente, dinamica, che avvolge in un tutt’uno i fedeli, creando sicuramenteun aura mistica impressionante, oggettiva e tangibile. Per il 2011 ( 1432 per il calendario islamico) il pellegrinaggio alla Mecca si svolgerà questa settimana,  in concomitanza dell’Aïd El Kebir (Aïd El Hada -la Grande Festa), che in Marocco verrà celebrata  lunedi’ 9 novembre.

Fonte: My Amazighen

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Kadosh, interpretazione del sabato ebraico e della domenica cristiana

October 6, 2011 1 comment

Nella Bibbia il tempo non è tutto uguale, ma a volte ci sono “tempi santi” (in ebraico “kadosh“, cioè “diverso“, distinto dalle cose ordinarie). Inoltre anche uno dei dieci comandamenti, ricorda al credente di “santificare la festa”, in modo che l’eterno di Dio entri nel tempo dell’uomo. La festa è così una sospensione del tempo ordinario, un momento in cui si ricorda il passato nel rito e ci si riposa dalle fatiche quotidiane. A differenza del pensiero greco, per l’ebraismo il tempo non è “l’immagine mobile dell’eternità, ma l’eternità in movimento“. In questo quadro si capisce perché per l’ebreo il “giorno del Signore è più importante della casa del Signore“.
Per l’Ebraismo, la festa nasce dalla creazione, è il giorno in cui Dio si riposa dalla fatica della creazione, è il giorno che va dedicato alla contemplazione della bellezza del creato senza compiere alcuna azione, perché essa rischierebbe di alterare l’armonia voluta da Dio.
La festività del sabato nasce già dalla sera precedente, perché l’atto creativo di Dio inizia con le tenebre. Inoltre il riposo e l’inattività hanno anche il senso di anticipare già oggi la pace e la beatitudine eterna.
La domenica cristiana riprende molti motivi dal sabato ebraico, anche se il suo significato teologico è quello legato alla Pasqua, alla risurrezione di Gesù, che avvenne il “primo giorno dopo il sabato”.
Per il cristiano la domenica, dal latino “diesis Domini” (giorno del Signore), è l’oggi della vita nuova, è l’anticipazione del mondo redento da Gesù Cristo.
La domenica diventa così il “kadosh“, il renderla diversa da tutti gli altri giorni, è l’interruzione del ciclo produttivo della nostra vita quotidiana, con al centro il memoriale dell’Eucaristia che viene celebrato e attualizzato nella Messa.

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Deuteronomio, decalogo originale secondo l’Antico Testamento

October 5, 2011 Leave a comment

Il Decalogo originale secondo l’Antico Testamento (Deuteronomio 5: 7-21):

1. Non avere altri dèi di fronte a me.

2. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, né di ciò che è quaggiù sulla Terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a quelle cose e non le servirai. Perché io, il Signore tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione per quanti mi odiano, ma usa misericordia fino a mille generazioni verso coloro che mi amano e osservano i miei comandamenti

3. Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio perché il Signore non ritiene innocente chi pronuncia il suo nome invano.

4. Osserva il giorno di sabato per santificarlo, come il Signore Dio tuo ti ha comandato. Sei giorni faticherai e farai ogni lavoro, ma il settimo giorno è il sabato per il Signore tuo Dio: non fare lavoro alcuno né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bue, né il tuo asino, né alcuna delle tue bestie, né il forestiero, che sta entro le tue porte, perché il tuo schiavo e la tua schiava si riposino come te. Ricordati che sei stato schiavo nel paese d’Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato.

5. Onora tuo padre e tua madre, come il Signore Dio tuo ti ha comandato, perché la tua vita sia lunga e tu sii felice nel paese che il Signore tuo Dio ti dà.

6. Non uccidere.

7. Non commettere adulterio.

8. Non rubare.

9. Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.

10. Non desiderare la moglie del tuo prossimo. Non desiderare la casa del tuo prossimo, né il suo campo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna delle cose che sono del tuo prossimo.

I veri dieci comandamenti, ben diversi da quelli conosciuti, sono presenti nella Bibbia nei libri dell’Esodo 20: 2-17 e nel Deuteronomio 5: 6-21; riportati di seguito nella tabella (a sinistra) e comparati con i comandamenti rielaborati della versione ufficiale del catechismo cattolico (a destra):

Il Decalogo originale secondo l’Antico Testamento (Deuteronomio 5: 7-21): Il Decalogo secondo la Chiesa Cattolica:
1. Non avere altri dèi di fronte a me. 1. Non avrai altro dio fuori di me.
2. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, né di ciò che è quaggiù sulla Terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a quelle cose e non le servirai. Perché io, il Signore tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione per quanti mi odiano, ma usa misericordia fino a mille generazioni verso coloro che mi amano e osservano i miei comandamenti !?
3. Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio perché il Signore non ritiene innocente chi pronuncia il suo nome invano. 2. Non nominare il nome di Dio invano.
4. Osserva il giorno di sabato per santificarlo, come il Signore Dio tuo ti ha comandato. Sei giorni faticherai e farai ogni lavoro, ma il settimo giorno è il sabato per il Signore tuo Dio: non fare lavoro alcuno né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bue, né il tuo asino, né alcuna delle tue bestie, né il forestiero, che sta entro le tue porte, perché il tuo schiavo e la tua schiava si riposino come te. Ricordati che sei stato schiavo nel paese d’Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato. 3. Ricordati di santificare le feste.
5. Onora tuo padre e tua madre, come il Signore Dio tuo ti ha comandato, perché la tua vita sia lunga e tu sii felice nel paese che il Signore tuo Dio ti dà. 4. Onora tuo padre e tua madre.
6. Non uccidere. 5. Non uccidere.
7. Non commettere adulterio. 6. Non commettere atti impuri.
8. Non rubare. 7. Non rubare.
9. Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo. 8. Non dire falsa testimonianza.
!? 9. Non desiderare la donna d’altri.
10. Non desiderare la moglie del tuo prossimo. Non desiderare la casa del tuo prossimo, né il suo campo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna delle cose che sono del tuo prossimo. 10. Non desiderare la roba d’altri.

Sono evidenti alcune sottili differenze tra i due decaloghi che, per alcuni versi, assumono nell’insieme un contesto alquanto curioso sotto determinati punti di vista, ma la divulgazione non desidera affrontare il tema della censura né l’idea della rielaborazione dei testi, probabilmente eseguita a suo tempo in previsione degli eventi, quanto piuttosto diffondere un reale ideale umanistico spirituale che ponga il pensiero del Signore nostro Dio quale unico vero fondamento di vita per tutte le generazioni presenti e future, indipendentemente dai vari culti spirituali conosciuti, in modo da assurgere intimamente alla verità della propria fede senza lasciarsi decomporre dai falsi audaci proselitismi di cui la contemporaneità si cinge per trasformarli in abili strumenti di fuga. Lascio trasparire ciò che di più interessante emerge dal decalogo dell’Antico Testamento in modo da indurre ad una tacita riflessione.

Questi comandamenti vengono ripresi, oltre che in parte dal codice di Hammurabi del 1750 a.C. (periodo in cui gli Hyksos conquistarono il Basso Egitto), nel quale si fa uso della Legge del taglione, ben nota nel mondo giudaico-cristiano per essere anche alla base della legge del profeta biblico Mosè, soprattutto dal “Libro dei Morti” egizio.

Aïd el Fitr, la rottura del digiuno

August 29, 2011 Leave a comment

Mancano una manciata di giorni e il Ramadan terminerà. Aïd significa “festa” e Fitr “la rottura”. E’ una delle più importanti feste musulmane insieme all’ Aïd el Kebir. Questa giornata importante segna la fine del Ramadan, mese sacro di digiuno e di preghiere per i fedeli. E’ celebrata il primo giorno del mese Shawwal ed è chiamata anche Aid es – Seghir (la piccola festa) per opposizione all’Aïd el Kebir (la grande festa o festa del sacrificio). Tutti gli anni le date del Aid el – Fitr sono in decrescita di circa 10/12 giorni in rapporto al calendario gregoriano perché il calendario musulmano è lunare. La data del Aid el – Fitr è il giorno seguente l’ultimo giorno del mese sacro del Ramadan: arriva quindi il 30° o il 31° giorno dal debutto del Ramadan, che è composto da 28/29/30 giorni secondo gli anni. I fedeli mettono fine al digiuno e la preghiera (salat ul aid), ha luogo all’alba ed è effettuata generalmente nelle moschee, dove possono raccogliersi. La tradizione musulmana o “sunna” vuole che i fedeli consumino la colazione prima della preghiera (è illecito non consumarla). Uomini e donne dovranno assistere alle preghiere comportandosi con pietà eccetto le donne mestruate, che devono ricordare l’annuncio di Allah nell’evitare i luoghi sacri come le moschee, per le altre è necessario indossare il Hijab. Dopo le preghiere, a seconda dei Paesi, i fedeli visitano i loro parenti e amici per presentare i loro auguri per l’Aïd. Quest’anno l’Aïd el – Fitr è previsto, in Marocco, per il 31  agosto 2011. Inshalla! Aïd Moubarak!

Fonte: My Amazighen

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Laylatoul – Al Qadr, la notte del destino

August 27, 2011 Leave a comment

Letteralmente è  la notte della “Potenza” o del “Destino“; in arabo è chiamata Laylatoul – Qadr. In Marocco si è celebrata ieri notte, 27 agosto 2011. È  la notte che il Corano scese sulla Terra nella sua totalità. Il Libro Sacro dei musulmani venne rivelato durante il mese del Ramadan, per la prima volta, in una notte dell’anno 610 D.C.. Questo momento è considerato particolarmente sacro perché fù in quel preciso momento che l’Arcangelo Gabriele (Gibril) si mostrò al Profeta Maometto. Venticinquesima nell’ordine cronologico, la Soura 97 è composta da cinque versetti che descrivono questa notte come “un valore di più di mille mesi (di preghiera)..la pace accompagna questa notte sino all’aurora“. Questo significa che in questa notte la preghiera, la recita del Corano e il Dhkir (ricordo di Allah) sono migliori di quelle eseguite in mille mesi dopo la notte del Al-Qadr. È preferibile cercare la Notte del Destino negli ultimi dieci giorni impari del Ramadan perché il Profeta si applicò ad adorare Dio in questi giorni per determinare la notte esatta. Pregò tutte le notti svegliando la sua famiglia, per pregare con lui, e si astenne da tutti i rapporti sessuali. La data esatta di questa notte sacra è ancora oggetto di divergenze tra gli Oulema ma la maggiorparte di loro giudica questa notte quella del 27° giorno di Ramadan (la notte tra il 26° giorno e il 27°). Nel corso della 27a notte Dio decreterà tutto quello che accadrà nell’anno seguente e durante tutta la notte, sino all’alba, Dio esaudirà tutte le implorazioni dei suoi servitori. La Notte del Destino oltre ad un valore di sacralità totale è soggetta anche ad alcune forme di rituali pagani. Essendo considerata la notte più negativa dell’anno dove gli spiriti (Djin) ridiscendono sulla Terra a infastidire e molestare gli esseri umani, alcuni riti vengono compiuti invocando la Baraka (benedizione). In tutte le case vengono messi ad ardere incensi con varie potenzialità tra cui l’Oud, un legno pregiatissimo, che in Marocco viene usato per particolari ricorrenze come la nascita di un bambino, la morte e appunto il 27° giorno di Ramadan. E’ una notte che porta con se atmosfere magiche e tutti, ma proprio tutti, si preparano a celebrarla, per vedere il loro futuro pregno di positività e di richieste esaudite. La saggezza che si deduce da tutte le tradizioni e che la Notte del Destino è stata dissimulata da Dio durante le ultime dieci notti del mese di Ramadan affinché i suoi sinceri servitori siano testimonianza di un grande fervore e si apprestino, con foga e determinazione, alla ricerca del “divino“. Dimostrazione questa della costanza nella ricerca del suo amore, regolato dalla fedeltà e ben radicato nella spiritualità dell’essere, in vista della preparazione a ricevere le grazie che Allah vorrà loro offrire.

Fonte: My Amazighen

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Aït Ameur, Moussem dei fidanzamenti a Imilchil

August 19, 2011 Leave a comment

Se esiste qualcosa di comparabile ad un Moussem potremo immaginare una nostra sagra in onore di un Patrono; una festa sicuramente religiosa per onorare un Santo ma altresì una grande festa paesana, una fiera, commerciale e di scambi, un modo per ritrovarsi dopo un anno di lavoro, magari isolati in qualche villaggio sperduto. Piccoli, limitati a delle piazze nei villaggi o molto grandi, ormai reputatati a livello internazionale come il Moussem dei fidanzamenti a Imilchil o come quello delle rose a Kealaa T’Mgouna, i Moussem si succedono durante tutto l’arco dell’anno specialmente nel sud del Marocco, zone famose per queste tradizioni, ricche di Zaouie (Santuari) che hanno avuto e hanno ancora una grande influenza nell’insieme del mondo arabo. La zaouia è un centro spirituale Soufi dove vengono effettuate le pratiche spirituali e dove sono sepolti i Santi fondatori della Confraternita che occupa il centro. Fondata da un uomo religioso, rispettato e saggio, un Sidi, che viene celebrato durante il Moussem. Questo Sidi (Signore) può anche essere sovente un Marabout, ma non è obbligatorio. Un marabout è un uomo di fede a cui  Dio ha donato dei poteri  manifestati attraverso dei miracoli come la  guarigione dei malati ecc…Sepolto in un monumento che viene chiamato per estensione Marabout, continua dopo la sua morte a proteggere la sua comunità e a compiere dei miracoli. Un altra ragione per proclamare un Moussem è semplicemente per fare delle feste. Queste ultime sono sovente luoghi di circoli agricoli, feste della mietitura o dei raccolti, che trova il suo culmine nella festa dei datteri a Erfoud o nella festa delle rose a Kela T’Mgouna. I Moussem per tutte le popolazioni anticamente nomadi sono l’occasione, a volte unica nel corso dell’anno, per ritrovarsi, per scambiarsi informazioni, per ricostituire i circoli familiari, per trovare una moglie, sentirsi parte di una comunità. E per gli stanziali è l’occasione di incontrare tutti gli abitanti lontani che vedono raramente. Di fianco a queste celebrazioni tradizionali molti Moussem piu’ moderni, senza storicità alcuna, sono nati come semplici manifestazioni culturali come le Sinfonie nel Deserto a Ouarzazate, il Festival della Fantasia di Meknes o il Festival di musica Gnawa a Essaouira. Queste manifestazioni sono ovviamente di grande qualità e offrono il meglio in termini di cultura marocchina.

Aït Ibrahim e Aït Yaaza erano due fazioni della tribù degli Aït Hadiddou, in guerra uno contro gli altri. Ma, dice la leggenda, una giovane ragazza della fazione Aït Yaaza, si innamorò follemente, ricambiata, di un bellissimo ragazzo della fazione Aït Ibrahim. Romeo e Giulietta dell’Alto Atlas che conobbero il medesimo destino tragico di morire senza vedere coronato il loro sogno di amore. Morirono d’inedia e piansero tutte le loro lacrime che diedero vita a due laghi gemelli, Isli (l’innamorata) e Tislit (l’innamorato). Alla loro morte i parenti si pentirono amaramente del loro stolto comportamento e decisero che, una volta all’anno, i ragazzi e le ragazze avrebbero potuto scegliere liberamente durante il Moussem la loro metà, senza alcuna ostruzione alla loro unione. Fu così che da allora, ogni anno si tiene il Moussem dei fidanzamenti, a Imilchil, piu’ precisamente a Aït Ameur, a fine agosto. E’ la grande festa della tribù degli Aït Hadiddou che comprende ancora numerosi nomadi e, nei tre giorni del Moussem tutti gli avvenimenti familiari come la circonsione dei bambini, fidanzamenti e matrimoni, vengono eseguiti in pubblico. Il Moussem di Imlchil è situato in un paesaggio straordinario e vale la pena esserci. Quest’anno si svolgerà dal 15 al 17 settembre.

Fonte: My Amazighen

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Ramadan, Consumismo e Morale

August 8, 2011 Leave a comment

La nozione del digiuno è senza alcun dubbio cambiata nel corso di questi ultimi decenni nella vita dei musulmani. Dopo essere stata un occasione solenne per adorare Dio e approcciarsi a Lui con le buone azioni, il Ramadan è diventato oggi un momento di celebrazione consumista: cibo, bevande e i più svariati mezzi di divertimento. Tutte queste cose possono far perdere di significato la sua essenza religiosa, che incita alla armonia e all’amore nei cuori dei musulmani, alfine di rafforzare la loro unità e la loro solidarietà sociale. Questi cambiamenti, ovviamente, sono dovuti e motivati dal benessere instauratosi negli ultimi anni, con la disponibilità del cibo e delle bevande, e dagli innumerevoli mezzi di divertimento che le nuove tecnologie hanno reso popolari; playstation, televisione satellitare, internet. Tutto questo rende il popolo islamico un puro esempio di stupidità che genera lassismo, pigrizia e negatività, durante tutto il mese del Ramadan. Vero è che il contributo dei popoli islamici in tutti i settori della produzione e dell’innovazione sono a un punto morto da decine di anni e pare che il digiuno diminuisca ancor più i loro sforzi, al di sotto dello zero, durante il Ramadan. Questo è il risultato di una cattiva interpretazione dei musulmani su come devono comportarsi durante questo mese, come se si trattasse di un occasione per ridurre la loro produttività in favore delle pratiche religiose vissute con ripetizione quotidiana; il Tahauid, il digiuno, le preghiere notturne e la lettura del Corano durante la giornata, per donarsi poi agli eccessi del cibo, del bere, restando tutta la notte a guardare la televisione. Il mese del Ramadan nei paesi islamici, oggi, stravolge la realtà dei musulmani e mette in evidenza i loro difetti e la cultura malata, attraverso gli aspetti immorali che sono comuni a buona parte della società musulmana. Questi aspetti si possono riassumere cosi’:

  • -Sottostimare il valore del tempo durante il Ramadan, spendendo le ore della giornata in acquisti, dormire, guardare la televisione ed infine frequentare le moschee durante la notte per compiere le preghiere e continuare ancora con la televisione e i divertimenti ramadaneschi sino all’alba.
  • – Darsi ad una consumazione eccessiva di alimenti e bevande, anche se questo significa chiedere prestiti a causa dei costi elevati, quindi il risultato è una consumo sempre più insensato.
  • – Passare le serate del Ramadan nell’immoralità (alcool), depravazione (sesso) e nei differenti giochi d’azzardo.
  • – Testimoniare la diminuzione della capacità produttiva dei paesi islamici, al suo livello più basso, in ragione della tendenza dei lavoratori all’inerzia durante tutto il Ramadan.

In conclusione, i musulmani potrebbero assicurarsi un equilibrio tra la loro salute e le celebrazioni ramadanesche adottando una politica di “non negligenza” che esige da parte degli uomini della religione e le parti sociali, compresi medici, lavoratori sociali e educatori, il posare l’accento sul messaggio corretto che deve essere quello di cambiare la percezione del digiuno e del Ramadan tra i musulmani.

Fonts: Jemal Mohammed Oumar – scrittore e giornalista musulmano praticante/Magharebia

Fonte: My Amazighen

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