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Archive for February 27, 2012

Sex Pistols, nuova edizione per “Never mind the bollocks”

February 27, 2012 Leave a comment

I Sex Pistols tornano sulla scena: o meglio, ritorna un’edizione ampliata di “Never mind the bollocks”, frutto di un nuovo contratto discografico firmato con la Universal.
Come riporta il sito della Bbc l’uscita dell’album – l’unico della discografia – coinciderà con il 35esimo anniversario delle registrazioni. I Sex Pistols, guidati da Johnny Rotten, sono stati uno dei principali protagonisti del punk: nati nel 1975 e scioltisi dopo tre anni, vantano come maggiori successi “Anarchy in the Uk” e “God save the Queen”.

Fonte: TMNews

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“La bohème” e “Rigoletto”, grande repertorio italiano in scena al Teatro Regio di Torino

February 27, 2012 Leave a comment

Il grande repertorio italiano in scena al Regio
Teatro Regio, 6 – 20 marzo 2012
Il Teatro Regio propone a marzo due capolavori del grande melodramma italiano che si preannunciano da tutto esaurito: La bohème di Giacomo Puccini dal 6 al 17 marzo e Rigoletto di Giuseppe Verdi dal 14 al 20 marzo. Due allestimenti made in Regio che tornano sul palcoscenico del Teatro, con nuovi direttori e nuovi interpreti, per dar vita a una fitta e appassionante “Stagione nella Stagione”.
La bohème, opera in quattro atti di Giacomo Puccini, in scena da martedì 6 a sabato 17 marzo viene presentata nella storica produzione di Giuseppe Patroni Griffi, con scene e costumi di Aldo Terlizzi Patroni Griffi. L’allestimento – che ha riscosso un meritatissimo successo a Tokyo e Yokohama nella tournée in Giappone del 2010 – è quello realizzato nel 1996 dal Regio per il centenario dell’opera, che proprio al Regio vide la sua prima rappresentazione assoluta il 1° febbraio 1896. La regia è ripresa da Vittorio Borrelli e le luci sono di Andrea Anfossi.
Sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro Regio sale Massimo Zanetti, che torna al Regio dopo aver diretto Tosca nel 2003. A proposito del suo ritorno, il maestro afferma: «sono molto contento di tornare al Regio. L’Orchestra era già meravigliosa allora e so che Noseda sta facendo un lavoro eccezionale. Avrò a che fare con uno strumento di grande valore». Protagonisti dell’opera sono: il soprano Maria Agresta (Mimì), che torna al Regio dopo il grande successo nei Vespri siciliani diretti da Noseda, il tenoreMassimiliano Pisapia (Rodolfo) applauditissimo Pinkerton nella recenteMadama Butterfly, il soprano francese Norah Amsellem (Musetta) e il baritonoClaudio Sgura (Marcello), entrambi al loro debutto al Teatro Regio. Completano il cast: Fabio Previati (Schaunard), Nicola Ulivieri (Colline) eMatteo Peirone (Benoît e Alcindoro). Maestro del Coro e del Coro di voci bianche del Teatro Regio e del Conservatorio “G. Verdi” è Claudio Fenoglio.
La bohème sarà in scena: martedì 6 marzo, ore 20 – giovedì 8 marzo, ore 20 – domenica 11 marzo, ore 15 – martedì 13 marzo, ore 20, giovedì 15 marzo, ore 20 – sabato 17 marzo, ore 20.
Per le recite dell’8, del 13 e del 15 marzo – esaurite in prevendita – saranno garantiti 30 ingressi last minute a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.
«Bohème è la storia della vita, il ciclo della vita – afferma il maestro Zanetti – non c’è nessuno al mondo che possa dire di non ritrovarsi all’interno di questa visione dell’esistenza. In due ore si chiude un cerchio, in modo essenziale, ma con una luminosità, un ritmo fulminante e una consequenzialità che non lasciano scampo. Non a caso, in ogni teatro, con qualunque pubblico e con qualsiasi compagnia, rilevo sempre un enorme entusiasmo: qualcosa di inebriante, proprio come è inebriante l’idea che Puccini descrive».
In alternanza alla Bohème, andrà in scena dal 14 al 20 marzo, Rigoletto di Giuseppe Verdi nell’allestimento, che ha debuttato nel 2011 sul palcoscenico del Regio, firmato dal team che vinse il concorso La Creatività all’Operaformato dal regista Fabio Banfo, dallo scenografo Luca Ghirardosi e dalla costumista Valentina Caspani, coadiuvati da Claudia Brambilla, Chiara Marchetti ed Elena Rossi.
Da poco terminato l’impegno con Madama Butterfly, torna sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro Regio Daniele Rustioni, che a soli 28 anni è già una consolidata realtà nel panorama internazionale. Dopo il debutto nel settembre 2010 al Teatro alla Scala, nel marzo 2011 ha diretto per la prima volta al Covent Garden di Londra, dove aveva già lavorato come assistente di Pappano, suo principale mentore insieme a Gianandrea Noseda che, infatti, lo chiamò nel 2007 a dirigere alcuni concerti a Torino. The Timesha detto di lui: «Chiaramente un altro talento in ascesa destinato a grandi cose».
Protagonisti di questa edizione di Rigoletto saranno il soprano Désirée Rancatore nelle vesti di Gilda, il baritono Giovanni Meoni nel ruolo di Rigoletto e il tenore Piero Pretti in quello del duca di Mantova. Accanto a loro, Irini Karaianni (Maddalena), Ziyan Afteh (il conte di Monterone),Armando Gabba (Marullo) e Matthew Pena (Matteo Borsa). Maestro del Coro è Claudio Fenoglio.
Rigoletto sarà in scena: mercoledì 14 marzo, ore 20 – venerdì 16 marzo, ore 20 – domenica 18 marzo, ore 15 – martedì 20 marzo, ore 20.
Le produzioni di Bohème e Rigoletto si avvalgono del fondamentale sostegno di Italgas, Partner Sostenitore del Teatro Regio. Dal 6 al 20 marzo sarà possibile ammirare nella Galleria Tamagno un’installazione sospesa, realizzata appositamente da Italgas che, attraverso sculture tubolari (dove al giallo si contrappone l’azzurro, simbolo dell’energia del gas) “narra” la complessità e l’articolazione di una rete di distribuzione del gas. 
La bohème e Rigoletto saranno presentati al pubblico nei consueti Incontri con l’Opera al Piccolo Regio Puccini, rispettivamente per l’opera di Puccini daAlberto Mattioli mercoledì 29 febbraio e per il melodramma di Verdi daEnrico Girardi mercoledì 7 marzo alle ore 17.30.
Tutte e due le opere saranno trasmesse in diretta da Rai-Radio3: La bohèmegiovedì 8 marzo alle ore 20; Rigoletto mercoledì 14 marzo alle ore 20.
Biglietteria del Teatro Regio, piazza Castello 215 – Tel. 011.8815.241/242 – e-mail: biglietteria@teatroregio.torino.it – www.teatroregio.torino.it.
UFFICIO STAMPA
Teatro Regio, Direzione Comunicazione e Pubbliche Relazioni
Paola Giunti (Direttore), Sara Zago (Relazioni con la Stampa)
Telefono: +39 011 8815233 – 8815239
E-mail:ufficiostampa@teatroregio.torino.it – giunti@teatroregio.torino.it –zago@teatroregio.torino.it
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“La legge del crimine” di Laurent Tuel (2009)

February 27, 2012 Leave a comment

La legge del crimine (Le premier cercle) è un film a colori di genere poliziesco, thriller della durata di 95 min. diretto da Laurent Tuel e interpretato da Jean Reno, Gaspard Ulliel, Vahina Giocante, Sami Bouajila, Isaac Sharry, Alberto Gimignani, Eric Challier, Julian Negulesco, Franco Trevisi, Albert Goldberg. Prodotto nel 2009 in Francia e distribuito in Italia da Medusa il giorno 31 luglio 2009.
Le macchine di lusso, la Riviera, il sole…è solo una scenografia. Per Milo Malakian, ciò che conta davvero è il clan, la famiglia , le radici, la cosiddetta “Prima Cerchia”. Quella che non si tradisce e che ti dà sicurezza perché ne conosci le regole. Quella in cui ci si può fidare di tutti. Così, si può lavorare tranquilli, senza troppi rischi e pensare soprattutto a organizzare i colpi. Uno in particolare. Spettacolare. Grandioso, forse l’ultimo. Dopo quest’ultimo colpo Milo ha deciso dismettere e passare le redini del potere al suo erede diretto, l’unico figlio che gli è rimasto: Anton. Anton, però, aspira a una vita diversa. La relazione segreta che ha con Elodie, un’infermiera, gli ha aperto gli occhi sul mondo violento e senza via di scampo di suo padre. E lui vuole assolutamente uscire da questa “cerchia”…

Fonte: Movieplayer.it

Quentin Tarantino, impegnato assiduamente nelle riprese di Quentin Tarantino

February 27, 2012 Leave a comment

“Sergio Corbucci è uno dei più grandi cineasti dello spaghetti western assieme a Sergio Leone e Sergio Sollima”. Parola di Quentin Tarantino. Il director americano è impegnato in questi mesi in California nelle riprese del suo ultimo film, “Django Scatenato” (Django Unchained), in uscita nei cinema americani il prossimo Natale. Il titolo è un esplicito omaggio al “Django” di Corbucci, pellicola del 1966 con Franco Nero, diventato un cult.
“I legali si stanno occupando della cosa ma intanto io sono onoratissima – ha dichiarato la vedova del regista romano, scomparso nel 1990 -, non vedo cosa pretendere di più”. Tarantino ha scritturato un cast da urlo: Leonardo DiCaprio, Samuel L. Jackson, Christoph Waltz, Jamie Foxx, Kurt Russell, Kerry Washington, solo per citarne alcuni. Il film, ambientato nel profondo sud americano durante il 1850, racconta le vicende di uno schiavo-cacciatore di taglie che si propone di salvare sua moglie dal brutale Calvin Candie, proprietario di una piantagione del Mississippi.
Sono già on line le foto del set, un villaggio western che Tarantino ha ricostruito a regola d’arte. “Mi piacerebbe fare un Western – aveva dichiarato tempo fa il regista originario del Tennessee -. Ma invece che ambientarlo in Texas, vorrei farlo ai tempi della schiavitù. Esplorare quel tema che tutti gli altri hanno paura di trattare”. Pare arrivato finalmente il momento.

Fonte: TMNews

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Gerusalemme, ritrovamento di antica pipa degli amanti in ceramica

February 27, 2012 Leave a comment

Uno scavo archeologico in corso nel quartiere ebraico di Gerusalemme ha portato al ritrovamento di una curiosa pipa in ceramica. Reca incisa la scritta in arabo: “Il cuore è la lingua per gli amanti”, che sta a significare “l’amore è la lingua degli amanti”.
Secondo Shahar Puni, dell’Autorità Israeliana per le Antichità, “Spesso durante gli scavi archeologici [scopriamo] iscrizioni monumentali (istituzionali), alcune di valore religioso, alcune che commemorano un donatore, ecc. Insieme a queste talvolta troviamo iscrizioni che sono di natura personale: versi di una poesia, complimenti e altre citazioni da cui possiamo imparare qualcosa sulla vita quotidiana e anche sulle questioni emotive tra un uomo e una donna”.
“Pipe di argilla di questo tipo erano molto comuni in epoca ottomana (16′-19′ secolo), erano usate soprattutto per fumare tabacco e persino hashish. Le autorità ottomane avevano cercato di contrastare questa pratica, ma fallirono quando divenne chiaro che il fumo era saldamente radicato a tutti i livelli della società. Le pipe erano inoltre utilizzate come “gioielli” da indossare su un abito, e il fumare in sé era popolare tra uomini e donne. Questa pipa era probabilmente un regalo dato a un partner”.
Autorità Israeliana delle Antichità

Fonte: Fatto Storico

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Gran Bretagna, scoperta antico vasto complesso rituale dell’Età della Pietra

February 27, 2012 Leave a comment

Su un’isola al largo della punta settentrionale della Gran Bretagna gli archeologi stanno riportando alla luce un vasto complesso rituale risalente all’Età della Pietra, ma più antico di Stonehenge.
La novità non sta solo nell’età del sito: secondo gli studiosi, quello appena scoperto sarebbe stato il modello originale sia di Stonehenge che di altri, più noti complessi rituali del sud del paese.
Individuato nel 2002, il sito, ribattezzato Ness of Brodgar (“promontorio di Brodgar”) sorge sulle sponde di Mainland (detta anche Pomona in italiano), l’isola più grande dell’arcipelago scozzese delle Orcadi.
Secondo le analisi al radiocarbonio effettuate su alcuni resti di frammenti di legno bruciato, il Ness sarebbe stato occupato attorno al 3200 a.C. e avrebbe finito per comprendere fino a un centinaio di edifici all’interno della sua monumentale cinta muraria.
A Stonehenge invece si sarebbe iniziato a lavorare attorno al 3000 a.C., e ci sarebbero voluti altri 500 anni prima che le famose pietre venissero portate sulla Piana di Salisbury. Inoltre, nel sito di Ness of Brodgar si sarebbero tenuti dei raduni celebrativi che avrebbero preceduto i banchetti di Stonehenge e di altri siti simili, come ad esempio Avebury.
“Le Orcadi sono una delle chiavi per comprendere lo sviluppo della religione durante il Neolitico”, dice il direttore degli scavi Nick Card, dell’Orkney Research Centre for Archaeology.
Banchetto finale
Non è la prima volta che si parla delle Orcadi come di una delle fonti della cultura dell’Età della Pietra. Ad esempio, è stato ipotizzato che la cosiddetta cultura del vasellame inciso, che divenne dominante nella Gran Bretagna neolitica, abbia avuto origine nelle Orcadi e si sia poi diffusa verso sud. Secondo Card, ora sembra che questo modo di lavorare la ceramica possa aver innescato un’ondata culturale che comprendeva i primi circoli di pietre e recinti, zone rituali circondate da basse “mura” di terra.
Nonostante l’influenza che sembra aver avuto su siti successivi, il Ness non sarebbe durato a lungo. La datazione delle ossa di animali trovate attorno al tempio indica che attorno al 2300 a.C. si sarebbe tenuto un enorme banchetto con il quale si sarebbe salutata la fine del tempio stesso, dice Card. “Ci troviamo di fronte ai resti di circa 600 animali, che sarebbe un banchetto di proporzioni gigantesche in qualsiasi epoca”.
Lo splendore decorativo dell’Età della Pietra
La nuova datazione del sito si basa sugli scavi effettuati a Ness of Brodgar nel 2011, quando i ricercatori hanno iniziato a mettere assieme tutta una serie di scoperte all’interno del complesso templare, riportato alla luce nel 2008.
L’edificio, lungo 25 metri e con mura interne spesse cinque, contiene una sorta di “sanctum” interno dove gli archeologi hanno trovato delle scaffalature in pietra, o credenze, poste contro ogni muro. “Ne abbiamo rinvenute quattro, situate quasi ai punti cardinali”, racconta Card. “Forse fungevano da altare”.
Realizzata in arenaria gialla e rossa, la mobilia dell’Età della Pietra era “lavorata finemente” e rappresentava “la più alta fascia di mercato” per l’epoca, sottolineano gli archeologi.
Gli scavi del 2011 hanno permesso di rinvenire ulteriori esempi delle misteriose incisioni geometriche su pietra che decoravano il complesso, così come altre testimonianze di produzione di pitture; tracce di colore arancio, rosso e giallo erano state già individuate sulle mura nel 2010. “C’è una stanza dove vi sono tracce di vari colori ocra e piccole pietre cave in cui veniva macinato il pigmento”, spiega Card. “Abbiamo sempre pensato che durante il Neolitico l’uomo usasse i colori, sia per dipingersi il corpo o magari per tingere i vestiti, ma questa è la più antica testimonianza nell’Europa settentrionale di un utilizzo dei colori sulle mura di un edificio”, dice lo studioso.
Fra le altre scoperte effettuate nel 2011 vi è una rara figurina umana neolitica realizzata in argilla (vedi la foto a destra). “Ha una testa con due occhi e un corpo; l’abbiamo chiamata ‘il ragazzo di Brodgar’”, spiega Card. “È stata trovata fra i resti di una delle strutture più piccole”.
Patrimonio dell’Umanità
Il Ness of Brodgar si trova fra due altri importanti monumenti, il Cerchio di Brodgar e le Pietre Erette di Stenness, che fanno parte del cosiddetto Cuore delle Orcadi Neolitiche, il nome adottato dall’UNESCO quando, nel 1999, l’area venne dichiarata Patrimonio dell’Umanità.
Secondo l’archeologo Mark Edmonds della University of York, migliaia di anni fa il Ness era uno dei luoghi dove le comunità agricole neolitiche delle Orcadi si riunivano in massa per celebrare le stagioni e commemorare i defunti — un comportamento che probabilmente venne mutuato nei siti sorti successivamente più a sud, come appunto Stonehenge e Avebury. “Quello che inizia a verificarsi in questi siti verso la fine del Neolitico sembra in effetti riflettere l’influenza di costumi che emergono precedentemente nelle Orcadi”, afferma Edmonds, che non ha preso parte agli scavi del 2011.
I complessi templari, inoltre, sembrano avere in comune una struttura e un concezione di base. “Abbiamo l’impressione che non fossero solo luoghi dove riunire i defunti e tenere cerimonie, ma dove aggregare i vivi”, dice l’archeologo. Il Ness of Brodgar “potrebbe rivoluzionare ciò che sappiamo sul Neolitico in Gran Bretagna”, aggiunge. “Ritengo possa aiutarci a comprendere la natura del sistema di credenze dell’epoca. Potrà fornirci nuovi elementi per capire il contesto sociale e politico in cui avevano luogo queste cerimonie”.
Card, il direttore degli scavi, è d’accordo: finora è stato riportato alla luce solo il 10 per cento del complesso, sottolinea l’archeologo: “Abbiamo appena iniziato a scalfirne la superficie”.
National Geographic
Una cattedrale neolitica/1

Nel 2010 gli archeologi avevano trovato tracce di pitture su delle pietre

Fonte: Fatto Storico

“La vera storia dei cantucci e dei biscotti di Prato” di Marco Ferri, Le Lettere

February 27, 2012 Leave a comment

La vera storia dei cantucci e dei biscotti di Prato
Marco Ferri
Edizione Le Lettere
ISBN: 8860871794
Anno: 2008
Pagine :128, con fotografie a colori
PREZZO: € 14,00
Presentazione del marchese Piero Antinori
Ci sono degli equivoci da risolvere anche nel panorama dei cosiddetti “mangiari toscani” e riguardano una specialità che troviamo spesso sulle nostre tavole: i “biscotti di Prato” non sono nati a Prato. In riva al Bisenzio hanno trovato dignità, successo e un nuovo nome, ma non vi sono nati. Così come non esiste “la” ricetta dei “biscotti di Prato” , ma tante variazioni sul tema, a seconda della fantasia, dei gusti e delle mode del momento. E tanto meno i “biscotti di Prato possono essere scambiati con i “cantucci”, i quali vantano una storia ben più antica e solo negli ultimi 150 anni hanno vissuto un’esistenza “parallela” a quella dei dolcetti con le mandorle. Marco Ferri, l’autore di questa ricerca storicamente rigorosa e gastronomicamente seducente, spulciando documenti d’epoca racconta una storia che parte da lontano, dall’invenzione del pane, e giunge sino ai nostri giorni, fino alle nostre abitudini, come quella di “sposare” questo prod ott o così tipico a del vino liquoroso.
Diciamolo subito: quelli che sono conosciuti come “biscotti di Prato” – con le mandorle e l’uovo, tagliati in tralice – non sono nati a Prato. In riva al Bisenzio hanno trovato nuova dignità e successo, ma non vi sono nati. Così come non esiste “la” ricetta dei “biscotti di Prato”, ma tante variazioni sul tema, a seconda della fantasia, dei gusti e delle mode del momento.
E tanto meno i “biscotti di Prato” possono essere scambiati con i “cantucci”, i quali vantano una storia ben più antica e solo negli ultimi 150 anni hanno vissuto un’esistenza “parallela” a quella dei dolcetti con le mandorle.
Quasi si fosse trattato di una sapiente operazione di “globalizzazione”, oggi “cantucci” e “biscotti di Prato” sono termini spesso usati per indicare la stessa cosa, cioè sono diventati sinonimi. “A sproposito”, ha scritto più volte Umberto Mannucci, grande esperto di tradizioni e di storia gastronomica pratese.
A conti fatti, oggi possiamo affermare che i “cantucci” in passato non solo erano dei prodotti ben identificati – impasto simile al pane, con aggiunta di anice o finocchio, cotti in forno, tagliati in maniera obliqua e rimessi in forno a biscottare, perché destinati a durare più a lungo – ma soprattutto  costituivano un metodo di preparazione, una procedura. Solo più tardi si è dato lo stesso nome – “cantucci” appunto – a prodotti che invece erano diversi.
L’evoluzione del linguaggio e del significato delle parole – come si accorgerà chi avrà la pazienza di leggere le pagine di questo libro – ha avuto il suo peso nell’identificare due prodotti ben diversi, proprio come il sapore che queste due tipologie di biscotti genera. Con in più due aggravanti, che rendono tutto più difficile: i “cantucci” oggi sono quasi scomparsi nella versione antica (potremmo considerare loro discendenti le attuali fette biscottate), mentre i “biscotti di Prato” non solo si trovano ovunque – realizzati sia a livello artigianale sia disponibili nella grande distribuzione – ma spesso compaiono ribattezzati con nomi di fantasia (cantuccini, ghiottini, tozzetti, etc…) e con ingredienti che rincorrono le mode attuali. Con buona pace di chi vorrebbe far rispettare le tradizioni culinarie toscane.
Dispute di questo genere, nel mondo delle ricette di cucina (soprattutto quelle legate ai dolci), non sono nuove.
Ad esempio basta ricordare quella sorta intorno alla “pasta Genoise”, uno dei tanti dolci dalla contrastata paternità che in Italia chiamiamo “pan di Spagna”, ma che alcuni vorrebbero riconoscere al pasticcere genovese Giovan Battista Cabona e altri al parigino Chiboust (padre della torta “Sant’Honoré”), mentre Giovanni Vialardi, pasticcere di re Vittorio Emanuele II, intitola questa ricetta come la “genovese ghiacciata”.
Per capire l’origine dell’equivoco che anima la storia dei “cantucci” e dei “biscotti di Prato” compiremo un lungo viaggio temporale cercando di spiegare come e quando sia potuto accadere. Con il supporto di storici testimoni – alcuni dei quali inattesi – proveremo a mettere un po’ di ordine nelle date: questo ci confermerà alcuni dati e ci farà fare inaspettate scoperte.
Attraverso la corretta lettura di documenti d’epoca faremo pulizia dei tanti luoghi comuni che anche sui siti internet, nonostante l’utilità della rete, hanno trovato un terreno fertilissimo. Per cui, se qualcuno scrive una novità così come delle notizie false o commette degli errori grossolani, li ritroviamo replicati all’infinito su innumerevoli altre pagine del web.
Trattandosi poi di prodotti tipici della nostra tavola, ci è sembrata corretta e utile la pubblicazione di ricette – alcune datate, altre più moderne – che ci possono aiutare a capire meglio quanta storia ci sia alle spalle di ognuna, che non è una semplice lista di ingredienti bensì una ricerca per la migliore soddisfazione del palato.
Accanto a ciò, abbiamo svolto anche una ricerca iconografica grazie a cui riusciamo a proporre le immagini di alcuni dipinti in cui compaiono i “cantucci”, talvolta come “comparse” di nature morte di mano fiamminga, tal altra come settecentesco “contorno” della cioccolata “squisita e gentile”.
Infine l’ultima parte del volume è una “finestra” sugli aspetti più moderni e consumistici della vicenda, dove i “biscotti di Prato” – il cui storico produttore, Antonio Mattei, venne premiato soprattutto per i “cantucci” all’Esposizione Internazionale di Parigi del 1867 – oggi costituiscono una vera e propria “delizia d’Italia” e un tesoro non solo per Prato ma anche per la “Vallata”, dove antiche botteghe sfornano uno dei tipi di pane più celebrati della Penisola e hanno ormai ingaggiato una sfida a colpi di biscotti.
Sommario
Presentazione di Piero Antinori
Introduzione
Gli esordi: storia di un lungo viaggio
Bischotelli e biscotti duchali
Anche il cantuccio è un bis-cotto
Potere e piacere
Francesco Redi, non solo cioccolata
Cibo da Quaresima
Iconografia dei cantucci
I “misteri” di Amadio Baldanzi
Il “capitolo” Mattei
Grandi numeri
I tesori della Vallata
Biscotto da vip
Ringraziamenti e bibliografia

Fonte: Le Lettere

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Arcilesbica Lilith Pescara, quarto soggetto politico LGBTQ in Abruzzo

February 27, 2012 Leave a comment

Prende il via il quarto soggetto politico LGBTQ in Abruzzo in meno di due anni. La comunità queer abruzzese dimostra così una grande e mai eguagliata vitalità in tal senso a riprova che questa regione è particolarmente predisposta alle tematiche per i diritti civili ed umani. Nasce dunque Arcilesbica Lilith Pescara, un vero e proprio movimento di donne del luogo impegnate politicamente e socialmente da anni, le quali si ripropongono di contribuire al consolidamento della già nutrita e folta comunità abruzzese. Fondatrici e promotrici di questo nuovo soggetto politico sono le già note attiviste: Ilenia Colanero e Stefania Rea, appoggiate del sempre presente capo gruppo dei Verdi alla Regione Abruzzo, Walter Caporale. La nascita del movimento politico abrussese arriva da molto lontano nel tempo, nato quasi 12 anni fa a L’Aquila con i primi timidi tentativi di aggregazione per poi approdare a Pescara con la nascita circa 11 anni fa del gruppo Jonathan e della discoteca Phoenix per poi esplodere in un continuo far parlare di sé con l’ausilio del primo gruppo di giornalisti organizzato: Gaya Cronisti senza Frontiere. Ciò a riprova che nel movimento abruzzese non c’è mai stato e mai ci sarà, nulla d’improvvisato, ma che si tratta di una autentica aggregazione di persone e forze politiche e sociali messe in campo. Dunque l’Abruzzo è pronto per il pride nazionale? Pare proprio di sì e di sicuro nei prossimi mesi ed anni si darà riprova di questo. La comunità LGBTQ abruzzese va dunque avanti incurante delle critiche interne ed esterne e dei presumibili quanto discutibili pareri altrui e cresce a vista d’occhio con persone che sanno cosa fare, quando farlo e come farlo capaci di aver dato vita ad un così importante movimento per i diritti civili ed umani, in una regione in cui poco più di 10 anni or sono tali tematiche erano ancora un tabù ad ogni livello della società.

Fonte: AGS Cosmo

Paolo Villaggio, scatenato commenta monologo Celentano a “L’Arena” di Massimo Giletti

February 27, 2012 Leave a comment

Paolo Villaggio scatenato. Ospite a “L’Arena” di Massimo Giletti, programma della domenica pomeriggio di RaiUno, il comico genovese ha dato vita ad un vero e proprio show, affrontando con disinvoltura e cinismo una serie di argomenti. Alla prevedibile domanda su Adriano Celentano, ad esempio, Villaggio ha risposto senza mezzi termini: “Mi aspettavo esattamente tutto quello che ha fatto. È un personaggio di una vanità ripugnante”.
L’attore 79enne ha poi raccontato alcuni aneddoti su Silvio Berlusconi e Fabrizio De Andrè, personaggi con cui da giovane condivise il lavoro sulle navi: “Facevo l’animatore sulle crociere, ero il più antipatico. Con me c’erano Berlusconi, che faceva il pianista, relegato in fondo, vicino alle eliche e Fabrizio De Andrè. Sono sempre stato invidioso di Fabrizio, era troppo vanitoso – ha scherzato Villaggio -. Sono stato invidioso di lui anche da morto, al suo funerale, era diventato troppo famoso”.
L’ironia di Villaggio si è trasformata rapidamente in cinismo, o forse realismo. “Il mio Fantozzi? Lui un posto fisso almeno ce l’aveva – ha sottolineato l’attore ligure -. Oggi gli impiegati si vestono da giovani e sono infelici”. Una visione disincantata del mondo e del futuro: “Se credo in Dio? Sono dell’avviso che oggi credere in Dio sia molto difficile”.

Fonte: TMNews

Mosca, catena umana chilometrica ultima protesta contro Vladimir Putin

February 27, 2012 Leave a comment

Migliaia di cittadini russi hanno formato una catena umana lunga 16 chilometri intorno al centro di Mosca, ultima protesta contro il primo ministro russo Vladimir Putin. Presidente dal 2000 al 2008, l’attuale premier sarà nuovamente candidato per ottenere un terzo mandato al Cremlino nelle elezioni del 4 marzo. Nonostante sia favorito, in Russia negli ultimi mesi molte sono state le proteste che hanno danneggiato la sua immagine di leader forte che governa con un ampio sostegno pubblico. Gli attivisti dell’opposizione avevano detto che sarebbero servite 34mila persone per coprire tutto l’Anello dei giardini, arteria che circonda la capitale, e secondo quanto da loro riferito sembra che l’iniziativa sia andata a buon fine.

Fonte: La Presse

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