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Kris Ruhs

April 3, 2017 Leave a comment

Kris Ruhs

Kris Ruhs

1952 – Nasce a New York (USA) da genitori di origine tedesca

1972 -1975 Frequenta la School of Visual Arts, New York.

1972 -1996. Lavora a New York.

1996- ad oggi. Lavora tra Milano e Parigi.

Kris Ruhs frequenta la School of Visual Arts a New York e inizia le sue esplorazioni artistiche negli anni Settanta, quando nelle arti visive si tendeva a tornare alle basi creative nelle diverse tecniche espressive dando la stessa attenzione tanto al processo creativo in azione quanto alle opere finite.

In questi anni supera velocemente carta e pittura come mezzo espressivo e realizza una prima serie di sculture ispirate da legname scartato nelle vie vicino al suo studio a sud di Broadway. Scarti materici dalle forme e misure sempre diverse diventano i suoi materiali preferiti. Il legno vecchio viene segato, piallato, dipinto e bruciato per dare una nuova superficie e una nuova forma che implicano una profondità e un peso metaforici.

Anche se ancora riconoscibile come legno, queste prime “scatole” riflettono i nuovi processi a cui sono sottoposte. Le scatole degli anni Ottanta prefigurano il modello germinale delle opere successive e della relazione dell’artista con nuovi materiali: dalla corda, al ferro, dalle ceramiche al vetro, dall’acciaio corten alla luce.

Mentre vive a New York alla fine degli anni Settanta, l’amicizia di Ruhs con il leggendario designer di gioielli Robert Lee Morris di Art Wear lo porta ad esplorare un suo personale concetto di arte da indossare.

Negli anni Ruhs ha costituito un consistente corpus di gioielli dove ogni lavoro viene martellato, modellato e assemblato in un modo che rievoca le sue grandi sculture.

La sua forte capacità di estrapolare il potenziale espressivo da una struttura, dai materiali  e dai colori gli permette di superare i consueti confini tridimensionali della scultura e bidimensionali della pittura: dalla superficie di una carta, di un legno e di una tela,  al sottile confine che oscilla tra l’astrazione e la rappresentazione.

Questa continua ricerca del processo e della sua espressione lo porta a soluzioni estetiche differenti, con cui Ruhs continua a confrontarsi. La luce in movimento – in processo – e la luce ferma sulla superficie inerte di un’opera rivelano un nuovo livello del processo creativo nel tempo. Materia e luce si possono muovere o rimanere in stato di riposo. Il loro processo di crescita e dissoluzione viene fermato o guidato dall’artista come un compagno che rivela il loro processo interno, non il proprio.

Il dialogo serrato tra l’artista e i suoi materiali permette a Ruhs di utilizzare qualunque cosa come materia e di adattare ogni genere di tecnica al proprio processo creativo.

Il risultato del suo fare arte fa si che la disciplina formale e la padronanza tecnica si riflettano in quel misterioso processo spazio-temporale che agisce sulle cose e che Kris Ruhs rivela in ogni elemento della sua opera.

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Pierre Cardin

April 3, 2017 Leave a comment

Pierre Cardin

Pierre Cardin

(1922, Italia/Francia)

Nel 1945 si trasferisce a Parigi dove lavora prima per Paquin poi per Schiaparelli. Conosce Jean Cocteau e Christian Berard, con i quali realizza diversi costumi e maschere per film come “La Bella e la Bestia”. Nel 1946  lavora per Christian Dior che ha appena aperto il suo atelier e nel 1950 fonda il proprio atelier dove crea principalmente  costumi e maschere per il teatro. Tre anni dopo presenta la sua prima collezione. Nel 1954 i suoi vestiti “bulles” trionfano in tutto il mondo. Inaugura la prima boutique “Eve” a Parigi. Nel 1957 inaugura la seconda boutique “Adam” dedicata all’abbigliamento maschile. È nominato Professore Ordinario alla scuola di stilismo di Bunka  Fukusou, Giappone. Nel 1958 riceve a Boston il premio dei “giovani stilisti”. Presenta nel 1959 la prima collezione di prêt-à-porter femminile nel grande magazzino parigino “Au Printemps” e, l’anno seguente, la prima collezione maschile. Nel 1970 apre a Parigi l’ “Espace Pierre Cardin” che comprende un teatro, un ristorante, una galleria d’arte e uno studio di creazione di arredamento. Nel 1977, riceve il premio “d’or” dell’Alta Moda francese destinato alla collezione più creativa della stagione. Presenta la prima linea di mobili: sculture Utilitaires. Apre la Boutique Maxim a Parigi. Nel 1979 Pierre Cardin riceve per la seconda volta il premio dell’Alta Moda francese “Dé D’or”. Presenta le collezioni uomo e donna a Pechino e Shanghai. A New York nel 1980 celebra i suoi trent’anni di attività al Metropolitan Museum e inaugura la sua sede nella 57ma Strada. Nel 1981 rileva il famoso ristorante Maxim’s in rue Royal a Parigi. Al Grand Palais presenta la retrospettiva sui 30 anni di carriera e, l’anno seguente, in Giappone. Riceve il suo terzo “Dé d’or” dell’Alta Moda Francese. Nel 1983 riceve la Légion d’Honneur. Inaugura un ristorante Maxim’s a Pechino e a Rio de Janeiro. È nominato “Commandeur de l’ordre du Mérite” dal Presidente della Repubblica francese nel 1985. Riceve l’Oscar della Moda all’Opéra di Parigi. Nel 1986 firma di un contratto con l’Urss per la fabbricazione in loco del prêt-à-porter uomo, donna e bambino e per l’apertura di uno show room di 10.000 m². Nel 1988 è nominato Grande Ufficiale del merito della Repubblica italiana. Nel 1990 al Victoria & Albert Museum di Londra espone la retrospettiva sui quarant’anni di moda femminile e trent’anni di moda maschile. È promosso al grado di “Officier” della Légion d’Honneur nel 1991. Riceve il premio dell’Ordine del Sacro Tesoro e la Stella d’oro e d’argento, la maggiore onorificenza del governo giapponese. Nel 1992 è eletto membro dell’Accademia delle Belle Arti. Nel 1994 è organizzata una sua retrospettiva a San Paolo, Brasile. Nel 1995 inaugura la prima boutique Pierre Cardin a San Pietroburgo. Due anni dopo è elevato al grado di Commendatore della Légion d’Honneur. All’Espace Pierre Cardin viene inaugurata una retrospettiva sui cinquant’anni di carriera. Presenta nel 2000 di una retrospettiva a Shangai e Pechino e nel 2002, a Los Angeles e Tokio, nel 2003, a Firenze. Nel 2009 viene nominato Goodwill Ambassador of the Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO).

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Agostino Arrivabene

January 17, 2017 Leave a comment

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Agostino Arrivabene nasce a Rivolta d’Adda, in provincia di Cremona nel 1967. si è diplomato all’accademia di Belle Arti di Milano, ma la sua vera formazione l’acquisisce attraverso la presa diretta dei dipinti dei grandi maestri del passato osservandone dal vero le loro opere fra i vari musei d’Europa e del mondo, in cerca sempre di un unico filo conduttore che potesse ricongiungere la poetica del passato e la ricerca della “ bellezza”, ma nella contraddittoria realtà del suo tempo presente.

La sua ricerca artistica si sviluppa sotto il segno e la guida degli antichi maestri, in particolare Leonardo, Durer, Van Eych e tutti i primitivi fiamminghi e Rembrandt.

In un personalissimo percorso anti-moderno, l’artista scopre da autodidatta negli anni della formazione le tecniche pittoriche tradizionali fino alla preparazione artigianale dei colori, fino alla ricerca continua degli antichi medium utilizzati nella pittura del passato .

Fra i vari generi dipinti, non possono mancare soggetti bizzarri da naturalia, mirabilia, e artificialia discipline barocche e rinascimentali dell’ antica ed acerba catalogazione museale della realtà e quindi anche manufatti del mondo naturale ancora attuali nella nostra storia moderna fatta ancora di ricercatezze, deformità, bizzarrie del nostro quotidiano , altre tematiche amate da Arrivabene sono le nature morte, o le vanitates e i ritratti realizzati dando sfogo alla sua più mirabolante ( e perversa) fantasia e al suo amore verso tutte le manifestazioni più rare ed insolite della natura.

Rammentando la caducità delle cose umane, in un ciclo che diviene un vero e proprio memento mori, l’artista ha saputo creare sulla tela anche oggi delle moderne e virtuali Wunderkammer , le stanze delle meraviglie dove un tempo i collezionisti conservavano insieme opere d’arte, oggetti insoliti e stravaganti e frammenti del mondo naturale per creare un personalissimo museo del mondo .

Le sue opere sono caratterizzate da una forte carica visionaria con una predilezione al linguaggio simbolista, e sono realizzate con preziosi materiali oggi caduti in disuso, tutti preparati artigianalmente.

Il tema del male, della morte e del dolore, è una costante della sua produzione, in cui figure dolenti vagano in sconfinati paesaggi visionari .
Ma anche paradisi opposti in cui luci accecanti invadono figure in estasi, attendono la risposta a quesiti cosmici, in cui la condizione di “ soglia “ rende l’uomo vago in continuo squilibrio .

Altro genere pittorico scelto oramai da alcuni anni è quello degli animali che ha gia dato prova in passato di costruzioni iconografiche di caleidoscopica fantasia carica di artifici e assurdità animali e che in questa sua ultima personale alla galleria Forni riappaiono dopo tempo in più esempi dell’evoluzione verso il soggetto d’animaliers ma trasmutato attraverso l’aberrazione dell’albinismo e identificandolo nella sua rarità come uno degli elementi di manifestazione della divinità.

L’altro genere pittorico che Arrivabene segue oramai da tempo è il paesaggio che si apre verso sconfinati orizzonti in cui l’ipotesi geografica si confonde con una geografia immaginaria, proveniente dal mondo delle idee e cosi quasi edenica .

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Mehdi Sefrioui

January 13, 2017 Leave a comment

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Mehdi Sefrioui è nato a Tangeri,  di professione fotografo,  e vive tra Parigi e Casablanca realizzando i suoi scatti che definisce “di strada” dal 2010.  Nelle sue immagini, Medhi cattura i momenti effimeri della vita, espressioni di varia umanità conditi da puro senso estetico e bellezza. Ultima sua creazione con Another Africa, debuttando nella fotografia di moda, celebrando il black body; un omaggio all’Africa nera dove uguaglianza, bellezza e moda possono convivere e coesistere creando bellezza, economia e benessere.

Fonte: My Amazighen

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Marrakech, leggenda dei sette santi

November 9, 2016 Leave a comment

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La cifra sette ha una simbologia cosmica molto forte in diverse culture e religioni. Rappresenta la perfezione del Creato, i sette giorni della settimana, i sette anni dell’Età della Ragione. Nei libri sacri delle tre religioni monoteiste, Dio ha creato il mondo in sette giorni. A Marrakech la leggenda dei sette santi  sembra riscoprire una moltitudine di credenze profondamente radicate nelle popolazioni berbere (i Berberi erano animisti, in seguito vennero islamizzati). A Rissani, nel Tafilalet, il santuario di Sbaâ Rsan, i sette sposi, è dedicato a sette fratelli che si uccisero perché la famiglia proibì loro di sposare le ragazze che avevano scelto, di cui erano innamorati. Più vicino a Marrakech il pellegrinaggio dei Regraga che perpetua il Daour, la visita alle tombe dei sette santi fondatori della Confraternita dei Chiadma, situata nell’entroterra di Essaouira. Secondo la tradizione musulmana, i sette dormienti di Efeso sono chiamati Ahl al Kahf o Ashâb al Kahf: le persone della caverna o della grotta che si parla nella 18a sura del Corano (sura della caverna) è a loro consacrata. Secondo la leggenda intorno al 127 D.C., piuttosto di sacrificarsi agli idoli pagani, i sette giovani cristiani di Efeso(Turchia)  furono chiamati davanti ad un tribunale a causa della loro fede e vennero condannati ma momentaneamente rilasciati.

Per evitare nuovamente l’arresto voluto dall’imperatore Decio, si nascosero in una caverna sul monte Celion, dalla quale uno di essi, Malco, vestito da mendicante, andava e veniva per procurare il cibo. Scoperti, vennero murati vivi nella grotta, che venne sigillata da un masso. I sette giovani si addormentarono nell’attesa della morte. Verso la metà del V° secolo vennero miracolosamente svegliati dai rumori di alcuni pastori che stavano costruendo un recinto per il loro gregge. Malco, tornato ad Efeso, scoprì con stupore che il cristianesimo eran diventata la religione dell’Impero. Vissero un giorno soltanto, per dimostrare il miracolo voluto da Dio per onorare il loro credo, e l’imperatore Teodosio II fece costruire una tomba ricoperta di pietre d’oro. Il culto dei sette dormienti si sviluppò velocemente in Oriente e nell’Occidente cristiano. Se sono il simbolo, nell’Islam, della fiducia in Dio, lo sono anche come testimoni della resurrezione per la quale sono venerati. Ad Efeso, si continua ad onorare i loro santuario e ogni anno migliaia di pellegrini, musulmani e cristiani, si raccolgono a pregare alla casa di Maria e alla caverna. Il culto è celebrato in altri paesi musulmani come a Damasco e in  in Algeria (presso Sétif). Il culto si spande dall’Inghilterra all‘Afghanistan, dalla Finlandia allo Yemen. Un cane accompagnava questi giovani cristiani, Qitmir, che si accuccio ai piedi del grande masso per vegliare i suoi compagni, ed è l’unico cane presente nel Corano ad avere l’accesso al Paradiso: “E li avresti creduti svegli, mentre invece dormivano, e li voltavamo sul lato destro e sul sinistro, mentre il loro cane era accucciato con le zampe distese, sulla soglia (…) rimasero dunque nella loro caverna trecento anni, ai quali ne aggiunsero nove“. Nell’Islam il sette è ugualmente un numero che simboleggia la perfezione: sette sono i cieli e i mari, sette le divisioni dell‘Inferno, sette sono le porte di ingresso al Paradiso. Sono sette i versetti dellaFatiha (la sura che apre il Corano), sette sono le lettere non utilizzatedall’alfabeto arabo “che sono cadute sotto la tavola“, sette sono le parole che compongono la professione di fede musulmana, la Sahâda. Durante il pellegrinaggio alla Mecca, i musulmani devono effettuare sette giri intorno alla Ka’ba e sette percorsi tra i monti CafâMarnia. Le sette porte del Paradiso si aprono davanti alla madre dei sette figli. Si legge, sul letto di una donna incinta minacciata di aborto, sette versi della sourate. In Iran al momento del parto, si accende una lampada e si orna con sette tipi di frutta e sette spezie aromatiche. I bambini, nell’Islam ricevono il nome il 7° giorno dalla nascita. Alla vigilia de matrimonio, la ragazza si reca al fiume e riempie e vuota per sette volte la sua brocca, poi getta nell’acqua sette manciate di grano, simbolo magico di fecondità. In Marocco, le donne sterili avvolgono la loro cintura sette volte intorno ad un tronco di un particolare albero, dove sono state fissate sette corde. Sette sono gli elementi essenziali nella parure delle donne. Per assicurare ad un defunto il perdono dei suoi peccati si tracciano sette linee sulla sua tomba; una volta interrato ci si allontana di sette passi e si ritorna davanti alla tomba, sempre di sette passi. Si pensa che l’anima dei morti resti nella tomba per sette giorni. Quando si chiede la grazia ad un santo la regola fondamentale è recarsi al santuario (Zaouia) per sette giorni consecutivi o quattro volte ogni sette giorni. Gli esempi sono innumerevoli e il  numero sette, generalmente benevolo, a volte diventa malefico. Uno scritto sacro dichiara che “il sette è difficile“. La celebre opera di Nizami, ” Le sette principesse”, unisce il simbolismo dei colori all’astrologia: “sette palazzi ognuno di un colore dei sette pianeti; in ognuno di loro si trova una principessa di uno dei sette pianeti“. I mistici musulmani dichiarano che il Corano comporta sette sensi (a volte si parla di 70 sensi); una tradizione del Profeta (hadith) afferma che il Corano ha un senso extra-esoterico e un senso esoterico; questo senso esoterico è composto, a sua volta, da sette sensi esoterici che a loro volta, posseggono cadauno sette sensi esoterici. La fisiologia mistica si caratterizza nel sufismo iraniano che si fonda sul numero sette. Autori comeSemnâni distingue sette organi (o involucri) sottili, “dove cadauno è la matrice di un profeta nel microcosmo umano“.  Il primo dei sette “involucri” è designato come “organo corporale sottile“; risponde al nome di Adamo del tuo essere”, il sesto è il “Gesù del tuo essere”. Questi involucri sottili sono associati a dei colori: nero per Adamo, blu per Noérosso per Abramo, bianco per Mosè, il giallo corrisponde a Davide, il nero luminoso a Gesù, verde per Maometto. I sette differenti stadi sulla via mistica sono simboleggiati da Attar, nel suo celebre poema intitolato “Il linguaggio degli uccelli“, da sette valli: la prima è quella della ricerca (talab), la seconda quella dell’amore (eshq), la terza della conoscenza (ma’rifat), la quarta valle è quella dell’indipendenza (istignâ), la quinta è quella dell’unità (tawhîd), la sesta quella della meraviglia (hayrat) e la settima valle corrisponde al denudamento e della morte mistica (fenâ).

Fonte: My Amazighen

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Tom Dixon

October 7, 2016 Leave a comment

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Tom Dixon (1959, Tunisia) – Dall’età di quattro anni vive in Gran Bretagna dove si è diplomato alla Chelsea School of Art di Londra nel 1978. Nel 1987, crea la “Kitchen Chair”, realizzata con padelle e mestoli. Nello stesso anno, fonda la propria fabbrica, la Dixon PID, in seguito denominata Space. Dagli anni Novanta, i primi manufatti vengono modificati per la produzione di massa. La “Kitchen Chair”, la “S Chair”, le sedie a sdraio “Bird” e  “Bird 2” sono state prodotte da Cappellini dal 1992. Nel 1989, la “Pylon Chair” formata da sottili bastoncini d’acciaio saldati insieme, fu prodotta da Cappellini completamente a mano. Nel 1997, disegna le lampade, e produce “Star”, “Octo” e “Jack”. Nel 2002, fonda la “Tom Dixon. The Company”. Nello stesso anno, disegna la linea “Fresh Fat”, sedie e tavoli in corda di plastica, annodata ed intrecciata da sembrare vetro. Nel 2003, sperimenta le stoviglie da tavola “Eco Ware” con materiale biodegradabile con 85% di fibra di bambù. Nel 2005, lancia la serie di lampade  “Copper Shade” e “Mirror Ball”, realizzate in plastica. Collabora come disegnatore di prodotti e decoratore d’interni con Asplund, Cappellini, De Vecchi, Driade, Inflate, Moroso, Salviati, Swarovski, Terence Conran, e con gli stilisti Jean Paul Gaultier, Romeo Gigli, Ralph Lauren, e Vivienne Westwood.

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Sarah Moon

September 17, 2016 Leave a comment

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Sarah Moon (1941, Francia) – Negli anni Sessanta è modella professionista. Nel 1967 comincia a dedicarsi alla fotografia di moda per Cacharel e, quindi, gira spot pubblicitari per la stessa azienda. Nel 1979 vince, per uno spot Cacharel, il LION d’OR, Films Publicitaires a Cannes. Collabora con le riviste Marie-Claire, Vogue, Nova, Harper’s Bazaar, Elle, Stern. Negli anni Settanta e Ottanta realizza campagne pubblicitarie internazionali per Biba, L’Oreal, Patou e firma oltre 150 fra clip e cortometraggi. Nel 1972 realizza il calendario Pirelli. Nel 1990 gira il film Mississipi One, e alcune pellicole dedicate alla vita di grandi fotografi quali Henri Cartier-Bresson e Lillian Bassman. Nel 1984 rivisita “Cappuccetto rosso” di Charles Perrault in un’edizione per bambini che vince il premio della Fiera del libro per ragazzi di Bologna. Dal 2003 pubblica Circuss, da “La piccola fiammiferaia” e L’effraie, da “Il soldatino di piombo” di Hans Christian Andersen; Le fil rouge, da “Barbablu” di Charles Perrault sono stati pubblicati sotto forma di libri – DVD, in edizione limitata, da Kahitsukan, Museum of Contemporary Art di Kyoto. Nel 2006 esce La sirène d’Auderville, tratto da “La Sirenetta” di Andersen.

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