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Archive for the ‘Carta’ Category

“Il tempo del raccolto” di Francesco Paolo Del Re, SECOP Edizioni

January 24, 2016 Leave a comment

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Il racconto del tempo e delle stagioni, la vertigine del viaggio, la ricerca di un’identità, le lacerazioni del passaggio verso l’età adulta, i chiaroscuri della casa, la monumentalità di Roma, città d’elezione, e le suggestioni della Puglia, terra d’origine e riferimento imprescindibile a cui incessantemente tornare. Questo è Il tempo del raccolto.

Pugliese di nascita e trapiantato a Roma, Francesco Paolo Del Re conserva nei suoi versi l’austera fierezza degli ulivi e delle cattedrali romaniche della terra di Bari, facendola incontrare con gli echi dei passi che, nel corso dei millenni, hanno calcato le strade della Città Eterna.

Il tempo del raccolto abbraccia una selezione delle liriche composte negli ultimi quattro anni. I settantuno testi che compongono la raccolta sono organizzati in quattro sezioni dedicate alle quattro stagioni, a partire dall’autunno per finire con l’estate, con due piccole appendici a fare da sipario, in apertura e in chiusura, e un saluto finale al lettore. Ciascuna stagione viene raccontata affiancando scritti di anni diversi e inventando, in questa somma, la dimensione esistenziale di una stagione al di sopra dei calendari. Il libro è accompagnato da una prefazione di Stefano Coletta, Vice Direttore di Rai Tre. In copertina, un’opera del 2011 del pittore spagnolo Gonzalo Orquìn, Cesto con mollette.

Le stagioni dell’anno – scrive Stefano Coletta nella sua Prefazione – restano un pretesto per fissare sensazioni, percezioni, ossimori significanti e spietati. Un’eco montaliana aleggia sullo spartito compositivo di Francesco, restituendo al lettore una scansione tragica del giorno e della notte, della luce e del buio, dell’habitat metropolitano contrapposto a quello marino… Un percorso reclamante nitore, trasparenza, dove non hanno significato il dato anagrafico, storico e culturale ma a prevalere è il coraggio di guardarsi dentro e a mettersi in gioco, attraverso un ‘fuori’ da sé, valido per ogni creatura”.

Fondamentale la parola per il poeta: conoscerla, penetrarla per scavare l’intimo humus che la rende piena di senso e significato, colma di tutte le cose del mondo e di ciascuna in maniera particolare. La parola, unica cosa vera in tutto il possibile disordine. Perché tutto si faccia ordine e comprensione nella sua nominazione”, nota Angela Del Leo a conclusione del volume. “Nelle poesie di Francesco Paolo Del Re – aggiunge la De Leo – c’è sempre, alla fine, un movimento ascensionale, uno sguardo verso l’infinito: azzurra finestra della sua anima assetata di sogno e di luce, pur rimanendo ancorata alla quotidianità delle certezze quotidiane, dei gesti e degli oggetti cari, ritrovati ad ogni nuova alba, degli incontri consueti e immediati del giorno, che vince ogni indugio per farsi tramonto o sera. L’infinito, ansia di tutte le sue ambizioni; promessa mai mantenuta; sogno irrealizzato e forse irrealizzabile. Perciò così tanto desiderato”.

Francesco Paolo Del Re ha trascorso metà della sua vita in Puglia, a Bitonto (Ba) dove è nato nel 1980, e l’altra metà a Roma, dove vive e lavora per il programma “Chi l’ha visto?” di Rai Tre. Alcune sue poesie sono state pubblicate sulle riviste La Vallisa e Poeti e Poesia e nelle antologie La poesia in generale (SECOP Edizioni, 1999), L’anemone e la luna (Besa Editrice, 2001), Il segreto della tenerezza (Besa Editrice, 2002), La luna storta (WLM Edizioni, 2013), I semi di Poesia in Azione. Pace (SECOP Edizioni, 2015). Ha curato numerose mostre di arte contemporanea ed è autore di testi di critica d’arte, editi in cataloghi di mostre personali e collettive, e di due saggi di critica teatrale, pubblicati in volumi collettanei. Ha collaborato, inoltre, con le pagine culturali di diversi quotidiani e periodici (tra gli altri Liberazione, Il Fatto Quotidiano, Aut, Arte e Critica).

TITOLO: IL TEMPO DEL RACCOLTO

AUTORE: Francesco Paolo Del Re

EDITORE: SECOP Edizioni

COLLANA: I girasoli

PREFAZIONE: Stefano Coletta

POSTFAZIONE: Angela De Leo

PAGINE: 112

PREZZO: 11 euro

 

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“Ciclo Corsini”, estratto di poesie di Marius Creati, MondoRaro & La Promenade

March 19, 2013 Leave a comment

Copertina Ciclo Corsini Marius Creati fronte1-w600-h600

– Nel 2013, in seguito alla morte di mio padre, inizia a scrutare all’indietro nel tempo per fare un bilancio della sua vita, ricordando drammi e gioie della giovinezza cresciuto in seno a una famiglia complessa, e scopre nuovamente quella parte sopita in me vissuta negli anni della poesia, affidata sapientemente alle pagine di un quaderno logorato dal decorso delle stagioni e dimenticato a lungo in un cassetto polveroso di una camera rimasta chiusa a lungo. Costretto ad una vita solitaria per scelta, ma amalgamata tra intrepidi fasti mondani, intrighi amorosi, isolamento intenzionale e conflitti familiari riscopre un’identità sopita, mai abbandonata del tutto, ma semplicemente accantonata per un lungo periodo di tempo. Il Ciclo Corsini rappresenta un tratto particolare di questo percorso vissuto in età giovanile attraverso il manifestarsi di una vena poetica accattivante e allo stesso tempo struggente, nonostante lo stile possa definirsi scostato da ciò che potrebbe definirsi convenzionale con la realtà di oggigiorno.

– Marius Creati, operatore di moda e costume, non che appassionato di letteratura e arte, è da sempre molto vicino al mondo silenzioso e sensibile della poesia.

Disponibile su Amazon.it in formato Kindle – Disponibile anche su Amazon stranieri

Disponibile su Lulu –

“Voci Sospese” di Gianni Leone, MondoRaro

March 7, 2013 Leave a comment

VITE-SOSPESE-COPERTINA

Per viaggiare si ha bisogno di un mezzo, che sia esso reale o puramente onirico come l’immaginazione; ma ciò che si deve ad ogni costo proteggere, custodire, curare, amare e respirare non è il mezzo, ma la strada che si è scelta di percorrere. . . Voci Sospese: affinché si possa sempre ricordare da dove si è partiti, lasciando alla vita e alle scelte il compito di capire dove arrivare. Viaggiatori, non potrebbe essere diversamente. Guai a conoscere un sentiero prima di percorrerlo. Guai a perdere la memoria. Siamo alchemiche molecole di memoria e senza di esse siamo nulla. . .

Brossura: 72 pagine
Editore: MondoRaro BlogZine – Lulu.com
Lingua: Italiano
ISBN-10: 1291286004
ISBN-13: 978-1291286007

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“Sintesi di segni” di Maurizio Clicech, Rupe Mutevole Edizioni

October 11, 2011 Leave a comment

MAURIZIO CLICECH

SINTESI DI SEGNI

Isbn 978 88 6591 073 3

Euro 8,00

Maurizio Clicech ha tra le dita una tastiera di luce, d’inquietudine meravigliosa e forte, come la luna che fa capolino mensilmente e si lascia scoprire. è questo ciò che mi viene da dire leggendo queste piccole perle di saggezza d’un libro che a mio avviso non sarà per tutti, ma per pochi attenti, capaci di comprendere, dotati di acutezza e di cultura, una raccolta con solo ventidue poesie che aprono però gusci durissimi e difficili da scovare, come scrigni contenenti rarità. Eccolo qui uno dei miei primi autori inquieti, capostipite di una corrente letteraria che sta accogliendo sempre più seguaci, ma il Nostro rimane un padre, un esempio, un folle sano. Sano nella forza e nei concetti, nelle corde speciali che qui si percepiscono in una maturità piena, sia estetica che umana. Non manca l’ironia dura, la tragica comprensione dei fallimenti umani, delle facciate da esibire di cui l’uomo si nutre per nascondere la propria miserabile essenza. E Clicech lo grida, non si fa scalfire da timori né da titubanze, lui corre dritto verso la conoscenza poiché sa, ha capito che la vita vola, è il soffio lungo al massimo cent’anni a cui tutti soccomberemo.

Dalla prefazione di Silvia Denti

Fonte: Rupe Mutevole Edizioni

“Anomalie d’autore” di Alessandro Erato, Sabina Nuzzo, Sonny Raciti e Francesca Zaccaro, Rupe Mutevole Edizioni

October 10, 2011 Leave a comment

ANOMALIE D’AUTORE

Collana Trasfigurazioni

ALESSANDRO ERATO – SABINA NUZZO – SONNY RACITI – FRANCESCA ZACCARO

Euro 10,00

Isbn 978 88 6591 109 9

Pagg. 124

In copertina “Abbandoned” ©Fabio Costantino Macis
fabiocostantinomacis.carbonmade.com

L’essere presenti in absentia, modificare la conoscenza dell’attimo per renderlo anomalo e nello stesso momento costante, un turbinio di lessemi incastrati dal getto liquido ed autoritario dell’inchiostro.
Quattro autori, Alessandro Erato, Sabina Nuzzo, Sonny Raciti e Francesca Zàccaro, che evadono il silenzio giornaliero per imbandire la tavolata di Apollo di versi pregevoli e di idee rivelate che si rispecchiano nell’universale stupore della ricercatezza incline alla linearità dell’espressione.
Le quattro sillogi presenti all’interno della raccolta “Anomalie d’autore”, “In principio: emozioni”, “Il leggero soffio”, “Racconti di Caronte” e “D’acqua e d’amore”, rientrano in un progetto di espansione della prospettiva di semantica poetica che vuole instaurare un rapporto bilaterale tra autore e lettore, così da rendere atipico il concetto stesso di intimismo per accogliere l’interno come esterno attraverso le sensazioni dell’altro e la percezione dell’Io.

Alessia Mocci

Fonte: Rupe Mutevole Edizioni


“Versi Anatomici” di Silvia Pascal, Edizioni Damocle

September 3, 2011 Leave a comment

Versi Anatomici

di Silvia Pascal

Edizioni Damocle

ISBN 978-88-96590-34-8

« I versi di Silvia sono versi colti e laddove c’è cultura e giovinezza, là, c’è quasi sempre disperazione. Quello di Silvia non è il verso del flagellato e se ha patito e si è punita, ora sulla carta ha dichiarato al mondo e soprattutto a se stessa, il suo riscatto. Perché, se c’è da soffrire, che almeno sia per scrivere. » dalla prefazione di Barbara Codogno

Silvia Pascal (1981) è di origini veneziane ma bolognese d’adozione. Si dedica allo studio del teatro come interazione fra corporeità e suono; è appassionata di antropologia e simbolismo della scienza sacra. Ama l’anatomia, il punk e distilla bile dal 1995. Laureata in scienze della comunicazione, frequenta i workshop di recitazione di John Strasberg. Sucessivamente studia presso l’Istituto della Commedia dell’Arte Internazionale discipline come mimo, danza (classica, indiana e contemporanea) e ha modo di confrontarsi con maestri quali Allegri, Fo, Yutaka Takei e Carolyn Carlson. Si approccia al canto formalmente -studiando il metodo Voice Craft EVTS presso il conservatorio Pollini di Padova- e non, cantando in alcuni gruppi punk-rock. Ha lavorato con Sergio Stivaletti (regista ed esperto di special effect di Dario Argento) alla realizzazione di un corto horror, nell’ambito del corso di effetti visivi della Regione Veneto. Versi anatomici (Damocle, 2011) è la sua opera prima. http://www.silviapascal.it

Recensione di Marzia Carocci:

Un canto senza retorica, né false ideologie, una voce priva di banalità .
Emozioni fuori del corpo, vomitate, calpestate, generate con la netta sensazione e con la certezza di trovarsi in un mondo che spesso non comprende, nell’egoismo che vige come dittatura nell’esistenza umana.
Silvia Pascal, si esprime in contestazioni e denunce nelle quali lei stessa n’è vittima, riconosce il senso del vuoto esistenziale, ma non si fustiga, anzi, si sfoga e si ribella di quel cammino obbligato, e non amato, nella consapevolezza che tutto è potere, dominio, e non vi è possibilità di scelta se non  a ribellarsi con una scrittura che taglia e che graffia le coscienze amorfe e inerti.
L’autrice usa indubbiamente una forma nuova di espressione con la quale si esprime, ella infatti incanta con le sue verità che lasciano il lettore in un’attenta riflessione che coinvolge e al tempo stesso annienta.
Silvia Pascal tramite una semantica particolarmente descrittiva ci prospetta uno scenario in monocromia, ma in continuo movimento, come se il nero e il bianco riuscissero a dare forma e corpo alle sue parole.
Lei ci trascina nella consapevolezza e nella riprova di un cammino complicato, un terreno irto di ostacoli e oscurato da  nebbie, dove la speranza spesso abortisce sé stessa e si rinnega, dove la difficoltà della comunicabilità diventa ossessione e isolamento al canone comune del vivere stesso.
L’autrice non finge a sé stessa anzi, si convince di una realtà che la rende mortificata, sola, disorientata. Certamente conscia del suo stato, si lascia scagliare in balia degli eventi  sfogando la sua indignazione in queste pagine che vibrano , respirano e ci fanno sentire la sua voce.

Pag 64

E anch’io
ho pur bevuto
il sangue di Cristo.

Ogni volta per niente.

Parole forti, che rilevano un tentativo di salvezza, ma che immediatamente Silvia Pascal , rifugge di nuova delusa.
Il lettore non può in ogni caso esimersi dal notare che la nostra autrice scrive “Cristo” con la lettera maiuscola, e questo ci lascia ad intendere che nonostante la rabbia, l’amarezza, l’accettazione del proprio abisso, l’autrice mantiene quella luce accesa, una fiaccola tenue in mezzo alle ombre, le stesse che regolarmente il cammino terreno ci impone, ledendo ogni sentimento, ogni emozione e spesso soffocando la nostra sensibilità trasformandoci poi come anime vuote, senza più voli o sogni da inventare

Una giovane autrice che sa gridare, a piena voce, la propria rifrazione interiore, la propria delusione, ella ha capito che anche attraverso la scrittura, si può arrivare a scuotere quelle coscienze vuote e egoiste, un’autrice che con determinazione riscatta il suo tempo di vivere.

Marzia Carocci

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“Diecidita” di Jacopo Ninni, Edizioni Smasher

September 1, 2011 Leave a comment

Titolo: Diecidita
Autore: Jacopo Ninni
Pagine: 66
Edizioni Smasher
Prezzo: 10,00 euro
1a edizione maggio 2011
ISBN 978-88-6300-027-6

Jacopo Ninni nasce a Milano nel 1964.

Cresce dove i libri sono sacri tanto quanto le pipe del nonno. Trascorre una faticosa adolescenza in campagna: in un tema descrive tristi giardini milanesi dove razzolano i cani, viene deriso perché razzolare è tipico delle galline; se ne frega e scopre che gli è più facile scrivere poesie piuttosto che impararle a memoria. Dopo diversi fallimenti abbandona il liceo classico e incontra chi riesce a risanargli la frattura tra scrittura e lettura. Trascorre l’anno di servizio civile con il poeta A. Inglese che tra sbronze e una fuga a Parigi gli consiglia la lettura di Andare a piedi in Cina di G. Giudici. La distanza lo scoraggia; si laurea in architettura e si ferma per dedicarsi ad altre arti come musica e architettura dei giardini. Anni dopo segue il fratello nell’Anonima scrittori e riprende il cammino grazie ai consigli di Antonio Pennacchi, con cui collaborerà in seguito nella stesura di un romanzo collettivo. Dopo l’eclissi del ‘99 arriva a Firenze. Oggi vive a Vicchio dove è padre, scrive per il settimanale locale, suona, e collabora con la biblioteca. Ha pubblicato diversi racconti in antologie della casa editrice Perrone e in riviste come Toilet e Prospektiva. Alcune sue poesie sono state selezionate per alcune antologie e segnalate o premiate in concorsi. Da qualche anno viene invitato a reading collettivi, contemporaneamente porta avanti il progetto CSP. Collabora con l’attrice Agnese Leo, fa parte della redazione del Blog Poetarum Silva.

Prefazione di Natàlia Castaldi

Di tutte le impronte possibili su diecidita.

Intraprendere la lettura di una raccolta poetica necessita sempre un passo doppio, che nello scarto letterale rintracci tutte le possibili connessioni che fanno di quest’arte la voce più intima ed immediata dell’universalmente meravigliosa e colorata, dolorosa e cruda parabola spazio-temporale, che convenzionalmente chiamiamo vita e di cui, invano e consapevolmente, tentiamo di decifrare le aporie.

La raccontano in molti la verità
Il dovere di non trasecolare.
Il bisogno di non trascendere
I colori delle tue abitudini


Correre alla festa di tua figlia
Contarne gli anni sulla punta dei capelli
Aspettando che ti dica il nome giusto
Prima di riprendere il respiro

Provare poi a filtrare l’orologio
Privare le lancette di ogni punta
Scolorire il tempo di ogni goccia
O stringere i riflessi al suo rintocco

[…]

Ma, in modo direi quasi prepotente, prescindere l’esperienza vita da quella poetica, nel caso di Diecidita, apparrebbe un’operazione forzata, innaturale, quasi priva di fondamento, giacché pensiero e parola appaiono cesellati e “musicati” per essere espressione l’uno dell’altra, senza mai perdere di tono, senza cadute né abbandoni, ma con un alta e spontanea delicatezza, che si fa ricerca nella scelta di ogni nota, di ogni singolo suono.

Ho

parole

Divise da colpe

scavate nel fango,

Parole uniformi

Alle voci

Che sento aldilà

Parole di fame

E silenzi

Spezzati a metà

[…]

La scelta del verso libero affida al ritmo intrinseco al verbo, alla sua naturale espressione fonetica, il compito di “cantare” e “tra-durre” ogni sfumatura emotiva che pensiero e immagine esprimono, lasciando al lettore il compito di sussurrarne la verità senza dover ricorrere ad artifici declamatori, ma abbandonandosi ad una semplice lettura piana, che in sé rivela tutti i colori e le possibili intersezioni di luci ed ombre, consoni ad una vera sinfonia.

Confesso che ho cambiato casa stamattina

Bruciato il letto e ogni spora estranea al tuo respiro

Gli occhi rimasti ad indicare sulla porta

Le stelle che mi hai chiesto di lasciare.

Ecco è così che il cuore si separa

Dal silenzio tuo addormito in quella cassa

E io appeso al singhiozzo di ogni passo

Conto il battere dei giorni, ritmo al tuo saluto

Oggi è di qua che si va e ci si conserva

Deviato è Il passo e poco oltre il cancello

sei tu leggera sulla testa del corteo

che guidi ogni lacrima ad attecchire ai muri

[…]

In questi versi a pulsare è la vita, intesa come percorso gravido di colori, speranze, sogni, umori, aspirazioni; dunque imprescindibile dagli schianti, dai dolori, dalle inevitabili mancanze.

[…]

Pietra d’angolo la saliva

Luce schiva, tu di paura

Nel silenzio diluito e vaginale

Ov’io m’addormo, tiepido

Indole segreta il tuo sudarmi

indomita tu e la tua ferita acerba

Cantami la ruggine del sangue

Ricamo e fonte del tuo respiro

[…]

La morte stessa acquista movenze sinuose e nitide, ed il dolore trova dignità nuova, lucida e sensibile che non può lasciare indifferenti dinanzi alla sua tensione mai melensa, mai languida ed abbandonata, ma – paradossalmente – vivida, vera, intensa, che sembra gridare la necessità del ricordo, la volontà di memoria, nonostante tutto, nonostante la speranza, che rigenerata dei sogni e delle movenze di dieci piccole dita, sussurra che c’è ancora percorso, che c’è ancora vita.

[…]

Ho Briciole per terra per perderci nei sogni

Dita fragili per conservarci appesi ad ogni attesa

Una ferita gelida per ricordarci ad ogni fine

Un bicchiere rotto, per annegarci ad ogni nuovo inizio.

[…]

Dunque perché Diecidita?

Dieci sono le dita bambine che tattilmente scoprono come giocare col mondo, dieci sono le dita che ancorano Jacopo alle stelle di una creatura da crescere, e dieci sono le dita di due mani che si intrecciano insieme, tenendosi per mano.

Ti sembreranno poche 10 dita

A contare nelle sere quelle stelle e

al meriggio, ogni fiore del tuo bosco.

Scoprirai così, nella quiete di un sorriso

la sorgente più profonda dei tuoi occhi

per contenere il cielo e ogni suo orizzonte

[…]

Diecidita perché attraverso dieci dita attuiamo la nostra prima ed infinita missione alla scoperta dello spazio che ci ospita e ci “dà luogo”, tastando e definendo le distanze tra tutto ciò che oggettivamente ci circonda e ciò che soggettivamente sentiamo di essere: materia di sogno,materia di sentimentomateria d’istinto e bisognomateria di curioso esploraremateria di conoscenza.

[…]

Ho spazi e mani

per contendere emozioni,

contrasti alla tua bocca

carezze ai tuoi silenzi.

[…]

Una nota a parte credo meriti la poesia – o sarebbe meglio dire le poesie (?) – “È bene che tu sappia”, in cui la fine di un amore è narrata con disincanto e crudezza “scenica”, cinematografica, in cui colorigraffiodori, esperienze, ricordi, angoli di casa ed azioni, confluiscono in un narrato denso, tagliente, duro, che non giudica, non infierisce, eppure si mostra determinato a voler cacciare per ricostruire, consapevole della sua esperienza, dell’importanza che comunque ogni passo ha inciso, sia pure dolorosamente.

[…]

Che ho cancellato l’unica poesia

non perché incompiuta o scritta male

Ma sterile, bugiarda, inutile, blasfema.

Parlava di una donna che non c’era

Di sensazioni provate con chiunque

fragili e scontate, come le tue scuse

davanti a un mondo offerto in poche righe

[…]

La caparbia volontà di sopravvivenza in Ninni supera ogni acredine attraverso la delicatezza d’animo sua propria, che traspare nella ponderatezza di ogni termine, che si rivela soppesato, calibrato ad esprimere i colori di ogni singola esperienza.

[…]

Che questa casa ha già cambiato odori

(La luce stessa vi traspira più leggera).

E come i suoi colori, cambia il giardino.

Non più il tuo arancio di calendule e tageti

Ma un semplice, bianco profumato gelsomino

E dell’orto che vantavi come impresa

Resta un solco che non si lascia fecondare.

[…]

Ed il colore, difatti, è protagonista indiscusso di tutta la raccolta, dacché in essa si può perfettamente distinguere un piccola sillogeChromethica, attraverso la quale Ninni sembra rispondere alla fatidica domanda “qual è il tuo colore preferito?”, con una paradossale risposta:“il suo calore”.

Ma cosa significa, “il suo calore”?

È semplice: il colore, lo studio pittorico del colore che Ninni effettua attraverso la parola, tende ad affermare l’imprescindibile tra percezione visiva e affezione emotiva, che lega ogni esperienza sensibile alla sua interiorizzazione. Dunque il rosso, sarà calore nella dimensione del fuoco, della passione, del desiderio, della rabbia;

[…]

Ovunque tu

Passi

Calore, rosso

di fuoco

Di Terra su capelli

Rossi

Come tracce su lenzuola

Raccolte

Su rossi morbidi corpi

In Calore

di Silenziosi morbidi Colpi

Come mattutini flebili

Passi

E ovunque tu vada

[…]

ed il bianco espressione percettiva della neve e dei silenzi, ma anche assenza di inchiostro, di suono, ed ancora luce, trascendenza ed inspiegabile memoria; poi ancora i blu e le svariate gradazioni dal cupo al trasparente azzurro che legano indissolubilmente elementi vitali quali acqua ed aria, alla materia di terra e cielo, reale ed ideale, tangibile ed “in-spirabile” nel calore dell’irrimediabilmente infinito, etereo, inafferrabile.

A quest’ora che si orienta

al gelido risveglio

Ho una luna riflessa nel vetro

Di un treno che infecondo

sprofonda

Nella liquida sonnambula aria

Per plasmarsi in case

E poi città.

[…]

Un lavoro complesso Diecidita, su cui scrivere è intraprendere lo stesso naturale percorso dell’autore, col rischio di perdersi, senza saper mettere un punto finché ci sia inchiostro per poter dire. Un lavoro del quale mi preme sottolineare il messaggio ultimo e complessivo di una speranza tutta terrena e vitale, ancorata al senso semplice di tutte le piccole impronte di un cammino, che ci sia concesso trattenere sudiecidita.

Fonte: Edizioni Smasher

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