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Samhain, la vera storia di Halloween

October 17, 2020 Leave a comment

Scopriamo insieme le origini celtiche della festa di Halloween, meglio conosciuta con il nome di Samhain dalle origini antichissime rintracciabili proprio in Irlanda.

Forse non tutti sanno che la festa di Halloween non nasce in America ma ha origini antichissime rintracciabili in Irlanda, quando la verde Erin era dominata dai Celti. Halloween corrisponde infatti a Samhain, il capodanno celtico. Dall’Irlanda, la tradizione è stata poi esportata negli Stati Uniti dagli emigranti, che, spinti dalla terribile carestia dell’800, si diressero numerosi nella nuova terra. Ma affrontiamo insieme nel dettaglio il viaggio dall’Irlanda dei Celti fino ai giorni nostri, osservando cosa è successo e come, attraverso i secoli, sono cambiate le cose.

Halloween: etimologia del nome

Il nome Halloween (in irlandese Hallow E’en), deriva dalla forma contratta di All Hallows’ Eve, dove Hallow è la parola arcaica inglese che significa Santo: la vigilia di tutti i Santi, quindi. Ognissanti, invece, in inglese è All Hallows’ Day. L’importanza che, tuttavia, viene data alla vigilia si deduce dal valore della cosmologia celtica: questa concezione del tempo, seppur soltanto formalmente e linguisticamente parlando, è molto presente nei paesi anglofoni, in cui diverse feste sono accompagnate dalla parole “Eve”, tra cui la stessa notte di Capodanno, “New Year’s Eve”, o la notte di Natale “Christmas Eve”.

I Celti e i festeggiamenti di Samhain

I Celti erano prevalentemente un popolo di pastori, a differenza di altre culture europee, come quelle del bacino del Mediterraneo. I ritmi della loro vita erano, dunque, scanditi dai tempi che l’allevamento del bestiame imponeva, tempi diversi da quelli dei campi.

Alla fine della stagione estiva, i pastori riportavano a valle le loro greggi, per prepararsi all’arrivo dell’inverno e all’inizio del nuovo anno. Per i Celti, infatti, l’anno nuovo non cominciava il 1° gennaio come per noi oggi, bensì il 1° novembre, quando terminava ufficialmente la stagione calda ed iniziava la stagione delle tenebre e del freddo, il tempo in cui ci si chiudeva in casa per molti mesi, riparandosi dal freddo, costruendo utensili e trascorrendo le serate a raccontare storie e leggende.

Il passaggio dall’estate all’inverno e dal vecchio al nuovo anno veniva celebrato con lunghi festeggiamenti, lo Samhain (pronunciato sow-in, dove sow fa rima con cow), che deriverebbe dal gaelico samhuinn e significa “summer’s end”, fine dell’estate. In Irlanda la festa era nota come Samhein, o La Samon, la festa del Sole, ma il concetto è lo stesso.

In quel periodo dell’anno i frutti dei campi (che pur non essendo la principale attività dei celti, venivano comunque coltivati) erano assicurati, il bestiame era stato ben nutrito dell’aria fresca e dei pascoli dei monti e le scorte per l’inverno erano state preparate. La comunità, quindi, poteva riposarsi e ringraziare gli Dei per la loro generosità. Ciò avveniva tramite lo Samhain, che, inoltre, serviva ad esorcizzare l’arrivo dell’inverno e dei suoi pericoli, unendo e rafforzando la comunità grazie ad un rito di passaggio che propiziasse la benevolenza delle divinità.

L’importanza che la popolazione celta attribuiva a Samhain risiede nella loro concezione del tempo, visto come un cerchio suddiviso in cicli: il termine di ogni ciclo era considerato molto importante e carico di magia. Insieme a Samhain (31 ottobre, appunto) si festeggiavano Lughnasadh (1 agosto), Beltane (30 aprile o 1 maggio), Imbolc (1-2 febbraio), Yule (21 dicembre), Ostara (21 marzo), Litha (21 giugno) e Mabon (21 settembre).

L’avvento del Cristianesimo non ha del tutto cancellato queste festività, ma in molti casi si è sovrapposto ad esse conferendo loro contenuti e significati diversi da quelli originari.

La morte era il tema principale della festa, in sintonia con ciò che stava avvenendo in natura: durante la stagione invernale la vita sembra tacere, mentre in realtà si rinnova sottoterra, dove tradizionalmente, tra l’altro, riposano i morti. Da qui è comprensibile l’accostamento dello Samhain al culto dei morti.

I Celti credevano che alla vigilia di ogni nuovo anno, cioè il 31 ottobre, Samhain chiamasse a sé tutti gli spiriti dei morti, che vivevano in una landa di eterna giovinezza e felicità chiamata Tir nan Oge, e che le forze degli spiriti potessero unirsi al mondo dei viventi, provocando in questo modo il dissolvimento temporaneo delle leggi del tempo e dello spazio e facendo sì che l’aldilà si fondesse con il mondo dei vivi e permettendo agli spiriti erranti di vagare indisturbati sulla Terra.

Samhain era, dunque, una celebrazione che univa la paura della morte e degli spiriti all’allegria dei festeggiamenti per la fine del vecchio anno. Durante la notte del 31 ottobre si tenevano dei raduni nei boschi e sulle colline per la cerimonia dell’accensione del Fuoco Sacro e venivano effettuati sacrifici animali. Vestiti con maschere grottesche, i Celti tornavano al villaggio, facendosi luce con lanterne costituite da cipolle intagliate al cui interno erano poste le braci del Fuoco Sacro. Dopo questi riti i Celti festeggiavano per 3 giorni, mascherandosi con le pelli degli animali uccisi per spaventare gli spiriti.

In Irlanda si diffuse l’usanza di accendere torce e fiaccole fuori dagli usci e di lasciare cibo e latte per le anime dei defunti che avrebbero reso visita ai propri familiari, affinché potessero rifocillarsi e decidessero di non fare scherzi ai viventi.

L’avvento del Cristianesimo

Attraverso le conquiste romane, Cristiani e Celti vennero a contatto. L’evangelizzazione delle Isole Britanniche portò con sé un nuovo concetto della vita, molto distante da quello celtico e durante tale periodo la Chiesa tentò di sradicare i culti pagani, ma non sempre vi riuscì. Halloween non fu completamente cancellata, ma fu in qualche modo cristianizzata, tramite l’istituzione del giorno di Ognissanti il 1° Novembre e, in seguito, della commemorazione dei defunti il 2 Novembre.

Fu Odilone di Cluny, nel 998 d.C., a dare l’avvio a quella che sarebbe stata una nuova e longeva tradizione delle società occidentali. Allora egli diede disposizione affinché i monasteri dipendenti dall’abbazia celebrassero il rito dei defunti a partire dal vespro del 1° Novembre. Il giorno seguente era invece disposto che fosse commemorato con un’Eucarestia offerta al Signore, pro requie omnium defunctorum. Un’usanza che si diffuse ben presto in tutta l’Europa cristiana, per giungere a Roma più tardi.

La Festa di Ognissanti, infatti, fu celebrata per la prima volta a Roma il 13 Maggio del 609 d.C., in occasione della consacrazione del Pantheon alla Vergine Maria. Successivamente, Papa Gregorio III stabilì che la Festa di Ognissanti fosse celebrata non più il 13 Maggio, bensì il 1° Novembre, come avveniva già da tempo in Francia. Fu circa nel IX secolo d.C. che la Festa di Ognissanti venne ufficialmente istituzionalizzata e quindi estesa a tutta la Chiesa, per opera di Papa Gregorio IV.

Fanno eccezione i cristiani Ortodossi, che coerentemente con le prime celebrazioni, ancora oggi festeggiano Ognissanti in primavera, la Domenica successiva alla Pentecoste.

L’influenza del culto di Samhain non fu, tuttavia, sradicata e per questo motivo la Chiesa aggiunse, nel X secolo, una nuova festa: il 2 Novembre, Giorno dei Morti, dedicato alla memoria delle anime degli scomparsi.

Dall’Irlanda agli Stati Uniti

Verso la metà del XIX secolo, l’Irlanda fu investita da una terribile carestia, ancor oggi ricordata con grande partecipazione dagli irlandesi. In quel periodo per sfuggire alla povertà, molte persone decisero di abbandonare l’isola e di tentar fortuna negli Stati Uniti, dove crearono, come molte altre nazionalità, una forte comunità. All’interno di essa venivano mantenute vive le tradizioni ed i costumi della loro patria, e tra di essi il 31 Ottobre veniva celebrato Halloween.

Ben presto, questa usanza si diffuse in tutto il popolo americano, diventando quasi una festa nazionale.

Più recentemente, gli Stati Uniti grazie al cinema ed alla televisione hanno esportato in tutto il mondo i festeggiamenti di Halloween, contagiando anche quella parte dell’Europa che ne era rimasta estranea. In moltissimi film e telefilm spesso appaiono la famosa zucca ed i bambini mascherati che bussano alle porte. E molti, infine, sono i libri ed i racconti horror che prendono Halloween come sfondo o come spunto delle loro trame.

Negli Stati Uniti Halloween ha perso i suoi significati religiosi e rituali, ed è diventata un’occasione per divertirsi e organizzare costosi e allegri festeggiamenti. Pare che ogni anno gli Americani spendano due milioni e mezzo di dollari in costumi, addobbi e feste per il 31 ottobre!

Fonte: Irlandando

Aïd el Kébir 2015, festa del sacrificio in Marocco

September 17, 2015 Leave a comment

preghiera Aïd el Kébir

L’Aïd el Kébir (festa del sacrificio) si svolgerà in Marocco entro il 23 e il 24 settembre 2015 (fasi lunari permettendo). Questa festa ha la durata di alcuni giorni ed è la più importante in assoluto per l’Islam, simbolo di sottomissione totale di Abramo e, per estensione, di tutti i credenti in Dio (Allah). Ha luogo il 10° giorno del Dhou al Hijja, ultimo mese del calendario musulmano e segna la fine del pellegrinaggio alla Mecca. Secondo il CoranoAbramo, inviato di Dio, obbedendo ad un comandamento divino, si apprestò a sacrificare il suo unico figlio, Ismaele, nato dalla sua unione co Hajar, una ex serva della sua prima moglie Sarah, quando l’Arcangelo Gabriele sostituì, nel momento dell’uccisione, un montone a Ismaele. Questo avvenimento è situato in prossimità della Mecca e, per sottomissione a Dio, Abramo è considerato come il migliore dei musulmani (secondo la Bibbia invece, Abramo è un discendente di Noè). Obbedendo a Dio si apprestò a sacrificare il figlio Isacco, nato dalla sua prima moglie Sarah, e tre erano gli angeli presenti.  L’intervento di Dio salvò poi Isacco e l’avvenimento è situato a Gerusalemme. L’animale da sacrificare (il montone) non deve essere ucciso all’istante ma dissanguato. Secondo la legge islamica, questa operazione spetta al capofamiglia, che può delegare un sacrificatore riconosciuto, e deve essere compiuta dopo la preghiera dell’Aïd, venti minuti circa prima dell’alba, annunciata da un Imam. Il montone deve essere poi diviso in tre parti uguali; una per la famiglia, una per i vicini e amici e l’ultima, composta dai pezzi più prelibati, deve essere donata i poveri. Nel Maghreb e in Egitto si utilizza il nome Aïd el Kébir (grande festa) per distinguerla dall’Aïd el Seghir (piccola festa), che segna la fine del Ramadan. In diversi paesi dell’Africa come il Mali, il Niger, il Senegal e il Benin la festa dell’Aïd El Kebir è chiamata Tabaski, mentre  per una parte degli Amazighs (berberi) dell’Africa del nord è chiamata Tafaska. In Arabia Saudita e negli altri Paesi musulmani è chiamata Aïd el AdhaPosterò in seguito sugli aspetti socialiculturali e folcloristici di questa festività, importante e spettacolare, che può  essere poco tollerata dai turisti occidentali in quanto sono  momenti abbastanza forti e violenti; si calcola che oltre 5 milioni di montoni vengono sgozzati nella mattina del Aïd in Marocco. Quindi a tutti gli animalisti e alle persone estremamente sensibili,  consiglio di non raggiungere il Marocco ( e comunque i Paesi musulmani) in quei giorni.

Fonte: My Amazighen

Musicisti Gnaoua, tra spiritualità e paganesimo

May 20, 2013 Leave a comment

gnawa

Alla più parte delle persone non è dato comprendere il reale significato di questa particolare musica che, di anno in anno, recluta nuovi appassionati e adepti. L’immagine che il Festival di Essaouira rimanda al mondo intero è quella di una “Woodstock” musulmana. Pace, danze e canti condivisi, gioia di vivere e convivialità contagiosa (con un tocco spirituale in più) sono oramai i marchi di fabbrica di questo, che gli iniziati chiamano semplicemente, “Festival“. Vero è che in questi tempi di terrorismo e di confronto ideologico mondializzato è  bene ricordarsi che l’Islam, nella sua versione più pop, non promette niente altro che la pace e la fraternità. Ed è bello pensare che tutto questo arriva dal Marocco, da Essaouira e da nessuna altra parte. Gli Gnaoua furono deportati dall’impero della Guinea (attualmente il SenegalGuinea e Mali) nel XVI° secoloe divennero gli schiavi che in seguito si unirono alle tribù berbere e ai cittadini diMarrakech o Fés. Anche se vissero sotto lo stesso sole marocchino ci vollero secoli prima che vennero accettati dalla popolazione locale. La ragione? In primis la loro musicaStrana e enigmatica, ambigua e provocante, è alla volte l’espressione di una volontà di libertàma anche volontà di esorcizzare i loro dolori ancestrali nati dalla schiavitù. Secondo: i loro riti, che molti considerano come pagani. Ma chi sono veramente gliGnaoua? Loro si considerano gli intermediari tra i Mlouk (chi possiede) e i Mamloukines (i posseduti). Durante una Lila (notte rituale) gli Gnaoua invocano Dio, il suo profetaMaometto, i grandi santi dell’Islam (in particolare Moulay Abdelkader Jilali e Moulay Brahim). Il loro scopo? Riuscire a stabilire un dialogo tra una persona posseduta e lo spirito di chi la possiede. Con l’incessante suono del guembri suonato da un maâlem, la persona in questione entra in uno stato di trance e non può più fermarsi. Ho assistito personalmente ad una Lila vera, non per turisti, unico occidentale tra un centinaio di persone presenti. Totalmente affascinato e a tratti intimorito, ho passato una serata e una nottata a cercare di capire, con ragionevoli dubbi e buoni propositi, ma questo rituale tocca le frontiere dell’irreale quindi è inutile porsi delle domande; basta cercare di viverlo senza barriere e analisi sociali, al meglio. Il rito Gnaoua si identifica, per certi aspetti, ad altri movimenti creati dagli schiavi africani deportati verso altri continenti.È il caso per esempio del rito Woodo adHaiti o al Candoblé in Brasile. In effetti i cugini degli Gnaoua sono riusciti a salvaguardare una parte del loro patrimonio africano attraverso questi riti particolari. Sull’isola di Haiti, il woodo è un movimento piuttosto violento, che comporta dei rituali invocanti la morte sul fondo di percussioni pesanti. I canti Woodo (come quelli Gnaoua) sono pregni di una grande emozione e di un soffio di rivolta mai sopito. Questi canti furono al centro della rivolta di Haiti nel 1791 che pose fine alo stato di schiavitù dei suoi abitanti qualche anno più tardi. Ma la musica Gnaoua ( o tagnaouite) è anche un percorso musicale che accomuna per esempio, ilblues. Se si ascolta e si paragona i due ritmi si possono incontrare molte similitudini. In effetti i loro autori principali sono di origini africane e tutti discendono dagli schiavi deportati a suo tempo. Anche se gli Gnaoua non hanno lasciato il loro Paese e il continente africano, la loro musica è pregna della situazione di schiavi, come i bluesmen. Sola differenza: gli strumenti utilizzati; se i bluesmen hanno accettato, a partire da un certo periodo, di suonare diversi strumenti come le chitarre o il pianoforte, gli Gnaoua sono stati costretti a costruirsi i loro strumenti partendo da materiali rudimentali. È il caso delGuembri, costruito in un solo pezzo con legno intagliato. Dopo il debutto, il Festival Gnaoua di Essaouria ha favorito l’incontro, naturale, tra gli Gnaoua e i musicisti blues per il grande piacere della platea in ascolto. Inconvertibile il fatto che la nuova scena musicalemarocchina è largamente influenzata dalla musica Gnaoua e tutti i gruppi attuali di Fusionrivolgono con attenzione i loro sguardi a questi musicisti d’eccezione. DargaHoba HobaSpirit o ancora i Ganga Fusion integrano dei tocchi più o meno importanti di musica Gnaoua nei loro pezzi. Sono sopratutto i krakebs ad essere più presenti nei gruppi alternativi attuali, in totale armonia con chitarre elettriche, batterie e strumenti moderni. Basta fare un salto a Casablanca durante il Festival L’Boulevard per vedere che la maggioranza dei gruppi in competizione nella categoria Fusion si rifanno, sovente, al patrimonio musicale marocchino e alla tagnaouite; prova provata che attualmente la musica Gnaoua è molto popolare tra i giovani marocchini. Ci sono voluti secoli ma alla fine gli Gnaoua sono riusciti a far accettare la loro musica all’unanimità ma, quello che è sicuro, è  che oggi gli Gnaoua sono considerati come i veri portabandiera della musica tradizionale marocchina. Il Festival di Essaouira, Musica dal mondo, si svolgerà quest’anno dal 20 al 23 giugno 2013.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

Marrakech, i sette santi della Dekka Marrakchia

March 26, 2013 Leave a comment

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La “Dekka Marrakchia“ è apprezzata da tutti i marocchini, che non dimenticano mai di invocare i santi di Marrakech. Sapete che pronunciare “vado al sebaätou rijal” significa che quella persona si recherà a Marrakech? Questo perchè la leggenda dei sette santi è talmente radicata in Marocco che è sinonimo della Ville Rouge. Infatti, da secoli, lo status di Marrakech come capitale, attirò  migliaia di persone che provenivano da diversi orizzonti ed era necessario un simbolo di unità che, i sette santi, hanno contribuito ad assicurare. Ma perchè solamente sette fanno parte di questo cerchio stretto di santi patroni della città? La tradizione dei sette santi di Marrakech nacque in seguito ad una decisione politica presa dal sultano Moulay Ismâil (1672-1727) per controbilanciare l’influenza, sempre più importante, dei sette santi di Regraga, nei dintorni di Essaouira. L’istituzione venne creata da Hassan El Youssi, grande sapiente e fine conoscitore del Marocco di quell’epoca. Costui scelse i sette santi, dove il solo punto in comune era quello di essere sepolti nei diversi quartieri della città. Due di loro erano nativi di Marrakech: Sidi Youssef Ben Ali e Sidi Abdelaziz Tebbaä. Cady Ayyad e Sidi Bel Abbès erano originari di Sebta, Sidi Ben Slimane di Souss, Sidi Abdellah El Ghazouani di Jbala, nel nord, e l’imam Souheili era andaluso. Un pellegrinaggio sulle tombe dei sette protettori della città venne istituito per indorare il blasone di Marrakech che soffriva, sul piano religioso, della concorrenza del pellegrinaggio ai sette santi di Regraga. Questa manifestazione annuale ebbe molto successo. A partire dal XVIII° secolo venne vivamente contestata dai musulmani ortodossi. Questi ultimi misero in causa il fatto che i credenti NON potevano indirizzare le loro preghiere che ad Allah solo (come scrive il Corano). Tutti questi santi furono dei grandi sapienti in teologia islamica o dei grandi mistici sufi. Da ricordare che il termine santo non è riferito esclusivamente ad una persona di fede che ha compiuto dei miracoli, ma anche a persone molto pie che durante la loro vita hanno fatto del bene agli altri, insegnando la morale e la religione. Il più importante di queste santi è sicuramente Sidi Bel Abbès, considerato dagli abitanti di Marrakech come il vero e unico patrono della città. Sidi Souheil, l’imam, nacque a Malaga ed era conosciuto per la sua poesia sufista e la sua grande apertura di spirito in un momento storico di forte censura religiosa. Questo vecchio erudito venne invitato da Yacoub El Mansour. Scrisse due capolavori: uno sui nomi propri del Profeta citati nel Corano, l’altro sulla biografia di Sidna Mohammed. Questo sant’uomo ebbe una vita semplice e mesta morendo a Marrakech nel 1186. È sepolto nelle vicinanze di Bab Robb e gli studenti con problemi di memoria si affidano a lui pregando sulla sua tomba. Sidi Ben Abdalah El Ghazouani, detto Moul El Ksour, era originario della tribù berbera dei Ghomara. Consolidò il rinnovamento sufista iniziato da Sidi Ben Slimane. Dopo aver studiato a Fès ed in seguito a Granada, si installò a Marrakech per completare la sua formazione con Sidi Abdelaziz Teabaâ. La sua reputazione riuscì a gettare un ombra sul sultano Sidi Mohammed Cheikh (dinastia merinide), che lo fece incarcerare nelle prigioni di Marrakech. Il successivo sultano (dinastia watasside) lo fece liberare (grazie al malcontento della popolazione), e creò a suo nome una Zaouia a Fés, alfine di isolarlo da Marrakech. Molto velocemente però, il santo torno’ a Marrakech e fondò una Zaouia nel quartiere di El Ksour. Morì nel 1528 e venne sepolto non lontano dalla moschea di Mouassine. Si pensa che i suoi dissapori con il sultano merinide erano dovuti al fatto che avesse predetto la fine della dinastia, che avvenne puntualmente. Sidi Abdelaziz Tebbaâ, mercante di seta a Fés, si interessò tardivamente alla vita spirituale. Principale discepolo di Sidi Ben Slimane ed erede spirituale di Sidi Ben Soulayman Al Jazouli, propagò l’etica sufista nelle migliaia di corporazioni di artigiani presenti in quell’epoca. A Marrakech visse presso la moschea di Sidi Ben Youssef, dove morì nel 1508. Sidi Mohammed Ben Souayman Al Jazouli si iscrisse alla Medersa  di Fés dove eccelse negli hadith e nell’esegesi. Nel XV° secolo fondò il sufismo in Marocco, in vista di una mobilitazione contro l’invasione iberica. Fervido promotore della guerra santa contro i portoghesi e uomo politico influente, attirò a se migliaia di fedeli. Morì nel 1466 (870 dell’hegira) a Jazoula (Essaouira). Il suo corpo venne trasferito poi a Marrakech. Scrisse la celebre raccolta di preghiere Dala’il al-Khayrat (il cammino dei benefattori). Questo libro storico è la referenza incontestabile di tutti gli invocatori di grazie al Profeta, delle confraternite sufiste nel mondo. Il mausoleo è datato nell’epoca saadita e venne restaurato verso la fine del XVIII° secolo. La zaouia Jazaouila si trova a nord della medina, in prossimità della strada Dar el Glaoui. Sidi BelAbbès è incontestabilmente il più venerato della città. Nacque a Sebta nel 1145 ed arrivò  a Marrakech all’età di 20 anni. Si installò sulla collina di Gueliz (ora centro europeo della città), in una grotta, nelle vicinanze di una sorgente d’acqua. Visse da eremita per 40 anni senza mai entrare nella medina. La celebrità di questo predicatore libero era talmente forte che Yacoub El Mansour lo invito’ ad insegnare, un dovere che accettò rinunciando al suo eremitismo. Discepolo di Cadi Ayyad, spese la sua vita ad aiutare gli ultimi e i non vedenti. Il califfo Abdelmoumen andò in visita al santo e si udì dire: “Tutto quello che vuoi che io faccia per te sarà fatto“. Morì nel 1205 ma è soltanto nel 1606 che il sultano saadita Abou Faris fece costruire il suo mausoleo, nella speranza di guarire da una epilessia. Dopo  questo, non cessò mai di essere venerato da tutti i sovrani, sino ad Hassan II che fece ristrutturare il santuario nel 1998. Sidi Bel Abbès fu uno degli interlocutori di Ibn Arabi ed ebbe una grande amicizia con Averroès. Patrono della città lo è anche dei commercianti, degli oculisti, dei passamantieri, degli artigiani del sapone e degli operai delle presse.
È  sepolto nel cimitero di Sidi Marouk, nel santuario di Bab Tarzoud, unico aperto ai non musulmani (è possibile entrare nella grande corte centrale e, con un po’ di fortuna avvicinarsi alle grate del mausoleo da cui si intravede il catafalco) . Il santuario fa parte del pellegrinaggio dei Regraga di Essaouira, istituito da Moulay Ismaîl. Questo santo dei santi è il più invocato negli atti essenziali della vita e la sua invocazione precede il rito dell’halqa. Tutti i cantori della Place Jemaa el Fna lo ricordano con queste parole: “Nel nome del Santo patrono di Marrakech, colui che veglia sulla città immutabile, un piede sull’altro, che trova la sua quietudine solo se il mondo è in pace, bambini di paese o visitatori stranieri“. Cadi Ayya Ben Moussa, grande imam di Sebta, anche chiamato Cadi di Granada è  il più celebre dei dottori della corrente religiosa malekite nel Occidente musulmano. Nell’ascesa al regno degli almoravidi, conobbe l’esilio a Tadla e poi a Marrakech dove vivrà sino alla sua morte nel 1149. Il suo amore verso il profeta lo portò a scrivere la sua opera più importante, Al – Chiifaa, ed il suo rigore ortodosso gli valse il titolo di santo. E’ sepolto nell’antico Marabout di Bab Aîlen. Sidi Youssef ben Ali, di origini yemenite, fu un brillante allievo dello sceicco Ben Asfour, a Marrakech. Lebbroso, passò  tutta la sua vita nel lebbrosario situato a Bab Aghmat. Pur essendo molto malato portò  avanti la sua fede incrollabile sino alla morte nel 1196. Si volle edificare un edificio solo per lui: la moschea Ben Youssef. Di origine almoravide questa moschea restò per quattro secoli il santuario centrale della medina, sino alla costruzione della moschea Mouassine. Venne restaurata e modificata nel XVI° secolo, poi ancora agli inizi del XIX° secolo e, ad oggi, poco rimane dell’edificio iniziale. Sidi Youssef ben Ali morì nel 1196 (593 dell’hagira). Il mausoleo venne eretto dal sultano saadita Moulay Abdallah e la zaouia è situata a Bab Aghmat; è  comunemente chiamato dagli abitanti di Marrakech “Sidi Youssef il lebbroso“, in ragione delle enormi sofferenze subite durante la malattia. I sette santi di Marrakech occupano uno spazio essenziale nella storia, nella vita, nella cultura e nell’immaginario collettivo della città. Le sette torri furono costruite nel 2005, a Bab Doukkala, e sono un monumento che illustra l’amore e la fedeltà della Ville Rouge per i suoi santi. Il pellegrinaggio annuale raccoglie migliaia di fedeli e riproduce il percorso circolare attorno alla Kaaba, durante il pellegrinaggio alla Mecca. Il circuito devozionale ha un percorso immutabile attraverso la Medina, da sud-est a sud-ovest, passando per il nord. Inizia sempre di martedì per teminare il lunedì  successivo, ed ogni giorno si fa visita ad un santo. La “ziara” si effettua in questo ordine: Sidi Youssef Ben Ali il martedì, Cadi Ayyad Benmoussa, entrando per la porta di Bab Aghmat il mercoledì, Sidi Bel Abbès il giovedì, entrando per Bab Khemis, il venerdì passando da Bab Tarzoud si accede al mausoleo di Sidi Ben Slimane, il sabato Sidi Abdelziz Tebbaâ, la domenica tocca a Sidi Abdellah El Ghazouani e il lunedì, passando da Bab Robb, il pellegrinaggio termina sulla tomba di Sidi Souheili.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

Khamsa, divina provvidenza della mano di Fatima

December 27, 2012 Leave a comment

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La mano di Fatima o Khamsa (per estensione la cifra 5, khamsa) é una sorta di muro invisibile tra chi osserva e chi é osservato. E’ il simbolo della Provvidenza per i musulmani ed é in sintesi la legge del Profeta Maometto (5sono i pilastri dell’Islam). In effeti contiene icinque dogmi che corrispondono alle 5 dita. A loro volta le 5 dita formano 14 falange, 28 per le due mani, sulle quali sono ripartite le 28 lettere dell’alfabeto. Le 14 poste sulla manodestra sono dette “luminose” e sono rivolte aSud, e le 14 oscure sulla mano sinistra volgono al Nord. Nello stesso modo che le dita sottosottomesse all’unità della mano che le serve da base, i cinque precetti fondamentali sono legati alla Khamsa prendendo la loro forza nell’unità di Dio. Detentrice del potere, la mano di Fatima resta per i musulmani una protezione infallibile contro il malocchio. Secondo l’idea che un oscura legge della natura é messa in atto, nell’ordine delle cose, per riequilibrare certi fenomeni positivi della natura stessa, come la  bellezza, salute, fortuna ecc.., cosi’ é permesso un genere di correzioni negative che si concretizzano con l’intervento di una persona malvagia che con un gesto, una parola o più precisamente uno sguardo geloso puo’ avere una azionenegativa sul nostro stato di benessere psico-fisico. A questo puntointerviene la mano di Fatima che, secondo le credenze popolari, ferma letteralmente  gli influssi negativi. E’ appunto la simbologia della mano destra levata, di fronte,  che trasmette la potenza, la protezione, l’offerta o la benedizione. Simbolo antico é una delle rappresentazioni mitologiche più conosciute nel mondo arabo che gioca ancora oggi un ruolo di protezione contro la malasorte. Gli sciitila assimilano ai simboli dei 5 personaggi sacri del Libro: Mohammed, Ali’, Fatima, Hassen eHussein.  Esisteva, nell’antica Babilonia, una torre sormontata da una mano destra consacrata ad Anù, la torre Zida, che simboleggiava il “giro della mano destra”. In Marocco tutti credono e indossano la mano di Fatima, una credenza popolare molto radicata e carica di simboli precisi che toccano il profano, trascendendo dal lato puramente religioso dell’immagine. Sulle porte dellecase, tatuta sulle mani, appesa come ciondolo al collo, disegnata sui muri, é un simbolo che segue quotidianamente le persone che confidano in una protezione sincera e leale della figlia del Profeta Maometto, Fatima appunto.

Fonte: My Amazighen

Sufismo, dottrina in Marocco

September 1, 2012 Leave a comment

Molti marocchini, giovani e meno giovani, praticano il sufismo sotto diversi aspetti e forme. Elemento forte dell’identità marocchina, il sufismo assorbe tutti i membri della società, non importa quale sia l’età, sesso, status sociale o orientamento politico. Il sufismo attira sempre di più i giovani a causa della sua tolleranza, della sua interpretazione facilitata del Corano, del rifuto al fanatismo e per la sua modernità. I giovani trovano nei principi di “bellezza” e “umanità” del sufismo, uno stile di vita equilibrato che permette loro di amare le arti, la musica e l’amore senza essere obbligati ad abbandonare i loro obblighi spirituali e religiosi. Le confraternite sufiste esistono in tutto il Marocco. Organizzano regolarmente incontri di preghiera, per salmodiare e discutere di  sociale o di politica, del rispetto per l’ambiente o della solidarietà,  sino ad arrivare alla lotta contro le droghe o alla minaccia del terrorismo. Inoltre, i seminari sufi, pongono l’accento sui valori universali che l’Islam condivide con il cristianesimo e il giudaismo (come la ricerca della felicità, l’amore dei sensi, la tolleranza delle differenze razziali e religiose, la promozione della pace) e incitano i giovani a confrontarsi nel dialogo interreligioso. Nell’insieme, i seminari sufi, con i loro salmi e i loro raccoglimenti spirituali, offrono un veicolo sociale a milioni di marocchini, dove la fusione del sacro e del profano, dell’anima e del corpo, del singolo e dell’universo è a volte possibile e gratificante. I sufisti prendono le distanze dai fondamentalisti (che vedono l’Islam l’emulazione serrata e utopistica del profeta Maometto e dei suoi compagni) e insistono in particolare sull’adattamento della comunità alle problematiche e alle priorità dei tempi moderni. I sufi non condannano le donne senza velo cosi’ come non censurano le distrazioni della nostra epoca. Per gli adepti, la differenza tra vizio e virtù e strettamente correlata all’intenzione e non alla apparenza. Il sufismo è dilagato nella cultura marocchina al punto che il suo ruolo non può essere appreso se si riduce a capire una setta o un luogo sacro: la sua dottrina ha impregnato dei generi musicali detti “moderni” o “occidentali” come il raî, versione hip hop e rap marocchino, che ovviamente possono apparire troppo terresti o troppo sensuali per essere associati al sufismo. Questa musica si ispira alla poesia sufi per cantare l’essenza prima dell’essere umano, le virtù della semplicità e i doni curativi dei santi sufi come Sidi Abderrahman Majud, Sidi Ahmed Tijani e Sidi Boumediene, capi spirituali venerati dai loro discepoli per aver cercato, e trovato, l’unione spirituale con Dio nel corso della loro esistenza terrena. L’impatto del sufismo sulla cultura giovanile è esplicità nelle parole del gruppo urbano Nass Al Ghiwan e dei Sahara Gnawa. Questi due gruppi sono stati profondamente influenzati dalla musica pop marocchina dagli anni ’70 e le canzoni dei Ghiwan sono impregnate della filosofia hippie di gruppi come i Rolling Stones e i Pink Floid, spingendo un gran numero di loro ascoltatori verso una risposta psichica chiamata Shata, un termine arabo marocchino usato per parlare di danza moderna. I musicisti Gnawa, discendenti degli schiavi africani deportati in Marocco tra il XII° e XVII° secolo, produssero un effetto molto simile. Le loro musiche, mixate con parole religiose,  profondamente radicate nella tradizione dell’Africa subsahariana, e melodie melanconiche, ricordano il jazz e il blues americano. L’esecuzione Gnawa si concentra sul corpo che danza girando su se stesso, su di una voce spasmodica, ritmi poetici che rimandano ai salmi sufi in arabo come “Non esiste altro Dio che Dio e Maometto è il suo messaggero“. Queste parole, terribili se pronunciate da un terrorista, elevano l’anima quando sono cantate dai musulmani pii, dagli Gnawa e da altri musicisti ispirati dal sufismo.Anche il gruppo Fnaire, nuovo complesso  hip hop di Marrakech, si definisce come un mélange di tradizioni sufi e di rap americano. È opportuno segnalare che migliaia di giovani europei, americani e africani, affluiscono ogni anno ai Festivals di musiche sacre organizzati dai movimenti sufisti attraverso tutto il Marocco, per cantare e celebrare i loro entusiasmo per la vita e il loro attaccamento ai valori universali della Pace. La scena di questi Festivals rifiuta totalmente il tipo di immagine che i fondamentalisti cercano di trasmettere ai giovani marocchini. Questa fusione di sufismo e modernità produce un esperienza estetica unica, che attira i giovani che rifiutano la violenza, sostenendo i valori di una umanità condivisa.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

Laylatoul-Al Qadr, la notte del destino

August 15, 2012 Leave a comment

Letteralmente è  la notte della “Potenza” o del “Destino“; in arabo è chiamata Laylatoul – Qadr. In Marocco si è celebrata ieri notte, 14 agosto 2012. È  la notte che il Corano scese sulla Terra nella sua totalità. Il Libro Sacro dei musulmani venne rivelato durante il mese del Ramadan, per la prima volta, in una notte dell’anno 610 D.C.. Questo momento è considerato particolarmente sacro perché fù in quel preciso momento che l’Arcangelo Gabriele (Gibril) si mostrò al Profeta Maometto. Venticinquesima nell’ordine cronologico, la Soura 97 è composta da cinque versetti che descrivono questa notte come “un valore di più di mille mesi (di preghiera)..la pace accompagna questa notte sino all’aurora“. Questo significa che in questa notte la preghiera, la recita del Corano e il Dhkir (ricordo di Allah) sono migliori di quelle eseguite in mille mesi dopo la notte del Al-Qadr. È preferibile cercare la Notte del Destino negli ultimi dieci giorni impari del Ramadan perché il Profeta si applicò ad adorare Dio in questi giorni per determinare la notte esatta. Pregò tutte le notti svegliando la sua famiglia, per pregare con lui, e si astenne da tutti i rapporti sessuali. La data esatta di questa notte sacra è ancora oggetto di divergenze tra gli Oulema ma la maggiorparte di loro giudica questa notte quella del 27° giorno di Ramadan (la notte tra il 26° giorno e il 27°). Nel corso della 27a notte Dio decreterà tutto quello che accadrà nell’anno seguente e durante tutta la notte, sino all’alba, Dio esaudirà tutte le implorazioni dei suoi servitori. La Notte del Destino oltre ad un valore di sacralità totale è soggetta anche ad alcune forme di rituali pagani. Essendo considerata la notte più negativa dell’anno dove gli spiriti (Djin) ridiscendono sulla Terra a infastidire e molestare gli esseri umani, alcuni riti vengono compiuti invocando la Baraka (benedizione). In tutte le case vengono messi ad ardere incensi con varie potenzialità tra cui l’Oud, un legno pregiatissimo, che in Marocco viene usato per particolari ricorrenze come la nascita di un bambino, la morte e appunto il 27° giorno di Ramadan. E’ una notte che porta con se atmosfere magiche e tutti, ma proprio tutti, si preparano a celebrarla, per vedere il loro futuro pregno di positività e di richieste esaudite. La saggezza che si deduce da tutte le tradizioni e che la Notte del Destino è stata dissimulata da Dio durante le ultime dieci notti del mese di Ramadan affinché i suoi sinceri servitori siano testimonianza di un grande fervore e si apprestino, con foga e determinazione, alla ricerca del “divino“. Dimostrazione questa della costanza nella ricerca del suo amore, regolato dalla fedeltà e ben radicato nella spiritualità dell’essere, in vista della preparazione a ricevere le grazie che Allah vorrà loro offrire.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

Ramadan, conto alla rovescia…

July 16, 2012 Leave a comment

Il countdown sta per iniziare..fatto salvo stravolgimenti del ciclo lunare il Ramadan quest’anno in Marocco inizierà tra il 20 e il 21 luglio 2012. Il Ramadan è uno dei 5 pilastri dell’Islam, il quarto nei sunniti e il terzo per gli sciiti duodecimani (maggioritari rispetto agli sciiti). La sua durata è di un mese lunare (29/30 giorni). In Turchia è chiamato Ramazan. Il Ramadan è un mese di digiuno e di preghiera per avvicinarsi a Dio, per tornare a Dio. E’ anche il mese che, nel 610 D.C., Maometto vide l’arcangelo Gabriele che gli annunciò la sua investitura come messaggero di Dio. Questo momento preciso è  la Notte del Destino, Lailat al Qadar, verso la fine del Ramadan (27° giorno), notte che celebra la rivelazione del Corano al Profeta con preghiere e pentimenti. Il Ramadan termina con la festa dell‘Aid al Seghir (piccola festa in arabo) che è  anche chiamata Aid el Fitr (festa della rottura del digiuno) e segna la fine del mese sacro. Ovviamente è una festa che racchiude una gioia profonda dopo un mese di patimenti,ma ve ne parlerò durante questo mese. La storia ci dice che il primo digiuno imposto da Maometto ai suoi discepoli durò una sola giornata prima dellla festività ebrea del Yom Kippour. Questo digiuno riproponeva quello degli ebrei e il Profeta, ovviamente in disaccordo, decise che sarebbe durato più a lungo, anche di quello cristiano della Quaresima, e stabilì’ un mese intero. L’obbligo essenziale del Ramadan è il digiuno (Siam): durante tutta la giornata, dall’alba al tramonto è assolutamente proibito nutrirsi, bere ed avere rapporti sessuali. Con la stagione estiva tutto diventa più difficile tenendo presente che qui siamo nell’ordine dei 38/45 gradi e bere è necessario. Il Ramadan è il tempo della parola di Dio (lettura del Corano) e di incontrarsi a Lui con la preghiera. Sovente durante questo mese un profondo fervore religioso si impadronisce dei credenti che negli oratori e nelle moschee pregano tutta la notte in veglia. In questo mese i musulmani devono anche compiere lo zakat, un altro pilastro dell’Islam, l’elemosina. E’ una tassa obbligatoria che si dona alla fine del digiuno, al termine del Ramadan. Questa “tassa” è calcolata intorno al 25% degli introiti annuali del credente e, il mondo va avanti, alcuni siti islamici accettano i versamenti con carte di credito. I costumi di questo mese sono differenti secondo i Paesi. L’Egitto e il Maghreb vivono il Ramadan come un mese di convivialità e di festa (dopo la rottura del digiuno quotidiano). Le famiglie si riuniscono per mangiare insieme e nelle strade una certa animazione è visibile sino a notte fonda. La tradizione vuole che si acquisti degli abiti nuovi ai bambini e durante la festa della fine del Ramadan verranno indossati per andare alla moschea. Il digiuno del Ramadan in Marocco, contrariamente ad altri Paesi musulmani, è scrupolosamente rispettato. L’Islam è religione di Stato e i marocchini si “sorvegliano” mutualmente (se un marocchino viene sorpreso a mangiare è immediatamente arrestato). Al contrario in Turchia, per esempio, i membri della setta Alèvis digiunano solamente qualche giorno durante tutto il mese sacro. In Marocco, essendo strettamente praticato, molti occidentali che qui vivono e lavorano, abbassano le serrande e se ne vanno in vacanza per evitare disagi e problemi legati naturalmente a questo avvenimento. Vero è che molti locali, bar, caffé e ristoranti, gestiti da marocchini, durante tutta la giornata sono chiusi e, i pochi aperti, aumentano i prezzi a dismisura approfittando della mancanza di servizi. È un mese che, per esperienza personale, è meglio uscire il meno possibile durante il giorno, quando sovente si è spettatori di risse e quant’altro dovute al nervosismo che un digiuno puo’ provocare. Purtroppo ho avuto anche modo di verificare con alcuni ospiti del Riad un po’ ingenui, una certa aggressività verbale verso i turisti che passeggiano con la bottiglia dell’acqua in primo piano o peggio ancora fumano disinvoltamente per la strada. Attenzione dunque ai comportamenti!. Il mese del Ramadan posso consigliarlo a viaggiatori che cercano di capire e carpire usi e costumi del Paese che gli ospita, ma lo sconsiglio ai turisti da Club Vacanze; il Ramadan è un momento sacro (anche se sono evidenti molte incrongruenze in questo periodo) e come tale va rispettato, con una buona dose di pazienza e di buona creanza. Poi è festa! Alla sera è fantastico lasciarsi coinvolgere, nelle strade e nelle piazze, dall’esplosione di felicità che attraversa tutti quanti. Una scarica di adrenalina pura che rimette in moto i pensieri e le azioni, sopite e stordite durante tutta la giornata. E tra le pieghe di questi momenti si incontrano personaggi incredibili, storie di vita vissuta senza protagonismi, come il misterioso e leggendario Sidi (signore) che durante tutto il Ramadan offre un pasto a centinaia di poveri diseredati, nascosto nella penombra della Place Jemaa el Fna per non essere riconosciuto e non dover essere ringraziato. Questo è anche il Ramadan!.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

Ramadan, sacro digiuno nella storia

July 16, 2012 Leave a comment

Da quando i musulmani del mondo intero sono entrati nella avventura del mese sacro del Ramadan, non è inutile ricordare che il digiuno, cuore pulsante di questa trenta giorni, si iscrive in una lunga storia. Molto tempo fa l’osservanza del digiuno era nel nono mese dell’anno lunare, e i primi musulmani rispettavano il digiuno della Ashoura, vera eredità del giudaismo, che corrisponde alle celebrazioni del Yom Kippour, il “Giorno della Espiazione” o “Giorno del Grande Perdono“. La seconda sura del Corano che stabilisce il digiuno nel mese del Ramadan, non dimentica di chiamare in causa gli antecedenti: “E’ stato prescritto a as-Syam come è stato prescritto a quelli davanti a voi” (versetto183). Secondo i sapienti religiosi questa prescrizione del digiuno è strettamente collegata ad Abramo, vedi Noè. Ma è stato stabilito da parecchi hadiths e dalla Sura che la prima comunità riunita intorno al Profeta Maometto digiunava il giorno della Ashoura (il decimo giorno del settimo mese del calendario ebreo: decimo si dice “asor” in ebreo e”asara” in arabo). Secondo l’hadith, guardando gli ebrei darsi al giorno di digiuno, il Profeta chiese spiegazioni. Gli ebrei risposero che ricordavano la fuga dall’Egitto ordinata da Mosè. A quel punto, reclamando tutti i profeti biblici che lo avevano preceduto, Maometto disse che aveva più diritto lui e i musulmani di compiere il digiuno in quel giorno. Per evitare di confondere il digiuno musulmano con quello ebreo decise che si sarebbe svolto il nono giorno del settimo mese. Presso i musulmani il digiuno dell’Ashoura venne fissato poi in due giorni. Questa appropriazione del digiuno ebraico trova riscontro nel senso dato a questa pratica presso i musulmani; in effetti, come per gli ebrei che celebrano lo Yom Kippour, il digiuno ha per virtù la totale purificazione dai peccati e questo accade anche per il digiuno dell’Ashoura musulmano. Nel Levitico si legge: “Perchè è in questo giorno che avverrà l’espiazione per voi, al fine di purificarvi: voi sarete purificati di tutti i vostri peccati davanti all’Eterno” (Levitico 16-30). Nell’hadith di Mouslim si legge queste parole del Profeta: “ Io conto su Allah perchè il digiuno osservato nel giorno di Arafat possa farvi espiare i peccati commessi l’anno precedente e quello successivo, e che il digiuno del giorno dell’Ashoura possa farvi espiare i peccati dell’anno precedente“. Certo, prendendo in esame diversi hadiths il digiuno dell’Ashoura commemora diversi avvenimenti; Adamo che lascia il Paradiso terrestre, lo sbarco dell’arca di Noè, Abramo nel fuoco o e ancora la fuga dall’Egitto di Mosè….Ma è la continuità con il digiuno ebreo la più certa e chiara. Oggi, per meglio conoscere la storia del digiuno nel mese sacro del Ramadan, si può rilevare che, quando venne inserito il nuovo ordine per cui il digiuno doveva essere di un mese pieno, i musulmani potevano dispensarsi da questo obbligo, offrendo un mese di pasti ad un povero, per ogni giorno di digiuno non espletato, questo è quello che indica il versetto 183-184 della surate 2a, ma i giuristi hanno preferito privilegiare l’obbligo del digiuno.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

Terra, effemeride dell’apocalisse nei secoli

June 6, 2012 1 comment

– 992: fine del mondo secondo l’eremita Bernardo di Turingia, che terrorizzò l’intera Europa col pretesto che quell’anno il giorno del concepimento di Gesù (25 marzo) fosse coincideva con la ricorrenza della sua morte (il Venerdì santo), ed il tutto era pure rafforzato da una eclissi di Sole. Molti credettero a questa profezia al punto che scapparono verso le montagne.
– 31 dicembre 999: “mille anni dopo la nascita di Cristo”, è la data della fine del mondo secondo i vangeli apocrifi – 31 dicembre 999: “mille anni dopo la nascita di Cristo”, è la data della fine del mondo secondo i vangeli apocrifi.
– 1000: il libro biblico della rivelazione prediceva l’avvento di un periodo di 1000 anni entro cui, con il ritorno di Cristo, avrebbe trionfato la giustizia. Molti fedeli credettero che questo si sarebbe verificato intorno all’anno 1000 e poiché non si sentivano degni di entrare nel regno dei cieli, pensarono che fatalmente il secondo avvento avrebbe coinciso con la fine del mondo. La profezia fu confermata da una serie di eventi straordinari quali: un’eclissi di sole, la peste, un inverno rigidissimo, una terribile eruzione del Vesuvio, un’invasione barbarica.
– 1033: fine del mondo secondo il monaco francese Raoul Glaber, che per l’appunto sottolineava come non sia arrivata la fine del mondo per l’anno 1000 perché i 1000 anni andavano calcolati dalla data di morte di Gesù.
– 23 settembre 1186: fine del mondo secondo il cardinale ed astrologo Giovanni da Toledo, che aveva calcolato una congiunzione di pianeti senza precedenti per quel periodo.
– 1284: fine del mondo secondo papa Innocenzo III, sulla base di calcoli matematici riguardanti il numero 666 e l’inizio della religione mussulmana.
– febbraio 1420: secondo le parole del profeta Martinek Hasua, il mondo sarebbe finito tra l’1 e il 14 Febbraio 1420.- febbraio 1420: secondo le parole del profeta Martinek Hasua, il mondo sarebbe finito tra l’1 e il 14 Febbraio 1420.
– Nel 1499, in Germania, Johannes Stoeffer, astrologo del conte von Iggleheim, previde un nuovo Diluvio Universale per il 20 febbraio del 1524, perché alcuni pianeti si allineavano e c’era una importante congiunzione planetaria. Sull’evento vennero pubblicati più di cento libri e molti altri astrologi confermarono l’evento e l’interpretazione come segno di arrivo di una catastrofe. Von Iggleheim. La mattina del 20 febbraio, i suoi contadini, inferociti di non poter salire sull’arca e di essere lasciati in balia del diluvio, lapidarono il povero conte. Stoeffler riuscì a fuggire ma altre centinaia di persone morirono nel tumulto che ne seguì. Anche altre persone facoltose si costruirono un’arca per salvarsi, Voltaire racconta che lo fece anche Aurial, un medico di Tolosa. A Londra ci fu molto panico, al punto che oltre 20 mila persone abbandonarono le loro case. Il Priore di San Bartolomeo costruì una fortezza in cui custodire cibo e acqua in modo da poter sopravvivere almeno due mesi.
– 20 febbraio 1524: un anno colmo di predizioni di disastri, diluvi e catastrofi culminanti nella fine del mondo, secondo gli astronomi Johann Stöffler e Jakob Pflaumen; secondo un gruppo di astrologi inglesi, l’1 Febbraio 1524 la Terra sarebbe stata sommersa da un secondo diluvio universale. Il priore si St. Bartholomew, a Londra, fece sigillare la propria chiesa dopo averla riempita di scorte sufficienti sopravvivere al diluvio per alcuni mesi. Quel giorno, a Londra non cade una goccia. Gli astrologi si accorsero allora che si erano sbagliati: era il 1624, non il 1524. Quando fu chiaro che si erano sbagliati una seconda volta, naturalmente non erano più di questo mondo.
– 1532: fine del mondo secondo il vescovo e teologo viennese Frederick Nausea. Egli redasse anche un lungo elenco di segni che farebbero presagire l’imminente fine del mondo.
– 18 ottobre 1532: secondo i calcoli del sacerdote luterano e matematico Michael Stifelius, il libro dell’apocalisse indicava il 18 Ottobre del 1532, alle 8 del mattino, il momento della fine del mondo. Molti dei suoi concittadini gli credettero, preoccupandosi di vendere la casa e di svuotare le proprie dispense entro tale data. Stifelius attese la fine del mondo insieme ai suoi cittadini ma quando ciò non avvenne, fu fatto incarcerare. Egli rifece i suoi calcoli matematici e fissò la nuova data della fine del mondo per il 3 ottobre 1533 alle 10 del mattino.
– 1533: un enorme incendio avrebbe distrutto la Terra ma, secondo l’anabattista Melchior Hoffmann, la città di Strasburgo si sarebbe salvata.
– 1537: fine del mondo secondo l’astrologo Pierre Turrel (che predisse la fine del mondo anche per il 1544, il 1801 e il 1814).
– 1584: fine del mondo secondo l’astrologo Cipriano Leowitz.
– 1588: fine del mondo secondo il saggio Regiomontanus (Johann Müller).
– 1648: fine del mondo secondo il rabbino Sabbati Zevi, di Smirne.
– 1654: fine del mondo secondo il medico alsaziano Helisaeus Roeslin.
– 1665: fine del mondo secondo il quacchero Solomon Eccles.
– 1666: fine del mondo annunciata da Sabbatai Zevi, sfruttando anche il grande incendio di Londra.
– 1704: fine del mondo secondo il cardinale Nicolò Cusano.
– 19 maggio 1719: fine del mondo secondo il matematico Jacques Bernoulli (il primo di una stirpe di otto celebri matematici). Il grande matematico svizzero Jacob Bernouilli previde per il 19 maggio del 1719 il ritorno di una cometa già avvistata nel 1680, che avrebbe portato alla fine del mondo. La cometa non tornò e il mondo non finì.
– 1732: fine del mondo secondo Nostradamus.
– 1757: fine del mondo secondo il mistico svedese Emanuel Swedenborg, che tra l’altro affermava di essere in contatto con esseri alieni.
– 1774: fine del mondo secondo Joanna Southcott, leader di una setta religiosa inglese.
– 5 aprile 1761: fine del mondo secondo il fanatico religioso William Bell.
– 14 ottobre 1820: fine del mondo secondo il profeta John Turner, nuovo leader della setta di Joanna Southcott.
– 3 aprile 1843: fine del mondo secondo William Miller, fondatore della setta dei Milleriti (in seguito divenuta la Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno). Inoltre, in base ai suoi studi sulle Sacre Scritture, WIlliam Miller sostenne che Gesù avrebbe richiamato in Cielo i fedeli.. Quando la fine del mondo non arrivò la nuova data fu fissata per il 7 luglio 1843, poi per il 21 marzo 1844 e, infine, per il 22 ottobre 1844, quando William Miller si fece fatto aiutare nei suoi calcoli da un certo Samuel S. Snow.
– 1761: fine del mondo secondo William Bell, poiché si era prodotto un terremoto l’8 febbraio del 1761 e un’altro l’8 marzo dello stesso anno, ventotto giorni dopo, e cioè il 5 aprile, se ne sarebbe prodotto un terzo, tanto violento da provocare la fine del mondo. Il terremoto non si produsse e William Bell fu rinchiuso in manicomio.
– 1881: analizzando le dimensioni della piramide di Cheope a Giza, Charles Piazzi Smyth fece calcoli matematici che indicavano la fine del mondo nel 1881.
– 1914: fine del mondo secondo C.T Russell, fondatore dei testimoni di Geova, anno che tra l’altro era la fine di un periodo caratterizzato dalla seconda venuta di Cristo che sarebbe avvenuta nel 1874 secondo i Testimoni di Geova. Il 1914 aveva davvero una importanza fondamentale per loro, dato che davano per certo che sarebbe avvenuta la fine del mondo grazie ad elaborati studi sulla Bibbia. Ecco che cosa, in sintesi, si attendevano Russell ed i Testimoni di Geova per il 1° ottobre 1914: il completo rovesciamento di tutti i regni o governi umani; la presa di potere totale e assoluta da parte di Dio mediante Cristo; la restaurazione del popolo d’Israele in Palestina; l’assunzione in cielo dei Testimoni di Geova.
– 1918: i testimoni di Geova ci riprovano con la fine del mondo visto che nel 1914 non era accaduta.
– 1919: fine del mondo secondo il sismologo e meteorologo italiano Alberto Porta, residente a S. Francisco. Previde che il 17 dicembre la congiunzione di sei pianeti avrebbe provocato una corrente magnetica che avrebbe trafitto il Sole, provocando un’immane esplosione che avrebbe distrutto la terra. Il terrore si diffuse e si registrarono scene di suicidi in varie parti del mondo.
– 13 febbraio 1925: l’arcangelo Gabriele avrebbe annunciato a una ragazza californiana, Margaret Rowna, la fine del mondo per la Mezzanotte di venerdì 13 Febbraio 1925.
– 1925: fine del mondo secondo Rutherford, secondo presidente della Watch Tower Society (Testimoni di Geova). Ci riprovò anche con il 1934.
– 6 settembre 1936: George R. Riffert studiando le dimensioni della Grande Piramide calcolò la fine del mondo per il 15 settembre 1936. accortosi che il mondo non era finito il 6 settembre 1936 stabili la data del 20 agosto 1954 per la seconda venuta del messia, con altrettanta fortuna.- 1941/42: fine del mondo sempre secondo i Testimoni di Geova.
– 1945: fine del mondo secondo il reverendo Charles Long di Pasadena. Annunciò nel 1943 che il 21 settembre 1945 la terra si sarebbe vaporizzata e l’umanità si sarebbe trasformata in ectoplasma. I suoi seguaci smisero di mangiare, bere bere e dormire una settimana prima della presunta catastrofe.
– 1947: fine del mondo secondo John Ballou Newbrough, il “più grande profeta d’America”.
– 1954: il 18 maggio comparvero delle crepe sul Colosseo. Secondo un antico adagio, Roma e il mondo sarebbero stati al sicuro “finché il Colosseo fosse rimasto in piedi”. Viste le crepe sul Colosseo, qualcuno calcolò che il mondo sarebbe finito il 24 maggio e migliaia di pellegrini si riversarono in Piazza San Pietro per chiedere al Papa l’assoluzione dai peccati.
– 1954: secondo Charles Laughead, il 20 dicembre del 1954 una flotta di astronavi extraterrestri avrebbe avrebbe salvato l’umanità da un nuovo Diluvio Universale. Quando ciò non si verificò, Laughead, per nulla scoraggiato, ringraziò Iddio per la sua infinita misericordia.
– 1955: Dorothy Martin, una casalinga americana nel 1954 fece scalpore per le sue incredibili dichiarazioni riguardo messaggi a lei diretti dallo spazio, che mettevano in guardia l’umanità dall’imminente fine del mondo per l’anno successivo.- 1955: Dorothy Martin, una casalinga americana nel 1954 fece scalpore per le sue incredibili dichiarazioni riguardo messaggi a lei diretti dallo spazio, che mettevano in guardia l’umanità dall’imminente fine del mondo per l’anno successivo.
– 1959: fine del mondo secondo i Davidiani, una setta lontanamente imparentata con gli Avvenisti del Settimo Giorno, il 22 aprile del 1959 i fedeli sarebbero stati gloriosamente massacrati da forze celesti, dopo di che risorti e ascesi al cielo. Poiché si diedero anche da fare per pubblicizzare questa loro credenza, alla fatale serata assistettero migliaia di curiosi e la televisione.
– 1960: fine del mondo secondo il pediatra Elio Bianco. Costui affermò che il mondo sarebbe finito il 14 luglio, distrutto da un’arma segreta americana. Per questo, con l’aiuto di 45 aiutanti, aveva costruito un’arca da 15 stanze direttamente sul Monte Bianco.
– 1967: fine del mondo secondo Sun Myung Moon, capo della Chiesa dell’Unificazione.
– 1968: l’entomologo ed ambientalista Paul R. Ehrlich, che è sempre stato considerato un’autorità dagli ambientalisti, disse che entro 10 anni, in tutto il mondo (Stati Uniti compresi), centinaia di milioni di persone sarebbero morte di fame perché il cibo non sarebbe bastato a sfamarli. Nel 1969 dichiarò che nel 1973 lo smog avrebbe ucciso 200.000 persone in New York e Los angeles, disse anche che avrebbe scommesso qualsiasi cifra sul fatto che nel 2000 l’Inghilterra non sarebbe più esistita. Sempre nel 1969 dichiarò che entro il 1985 saranno morti così tante centinaia di milioni di persone che la popolazione globale si sarebbe ridotta a 1 miliardo e mezzo, entro il 1980 negli Stati Uniti la vita media sarebbe scesa a 42 anni per colpa dei pesticidi, ed entro il 1999 la sua popolazione sarebbe scesa a 22,6 milioni di persone. Molte persone gli credettero.
– 1970: sempre Paul R. Ehrlich dichiarò che entro i 10 anni successivi il mondo tutte le principali specie del mare si sarebbero estinte, larghe aree costiere sarebbero state evacuate per la grande quantità di pesce morto che vi si sarebbero riversate, le riserve di cibo sarebbero scarseggiate al punto tale che ogni anno sarebbero morti 100-200 milioni di persone, nella visione più ottimistica il cibo non sarebbe più bastato a partire dalla fine degli anni’80. E nel 1976 dichiarò che entro il 1985 sarebbero stati esauriti tutti i minerali più importanti.
– 1972: Donella Meadows profetizzava la catastrofe planetaria entro un secolo nel suo famoso trattato «The limits to Growth», pubblicato dal Club di Roma e poi riproposto, aggiornato, nel 1992 e con un nuovo, significativo titolo: «Beyond the limits», oltre i limiti. Fu proprio la fondazione nel 1968 del Club di Roma da parte di Aurelio Peccei, insieme agli studi del Worldwatch Institute di Lester Brown, del Wuppertal Institut di Peter Hennicke e del Factor 10 Club di Friedrich Schmidt-Bleek, che furono il grimaldello che aprì le cateratte del catastrofismo contemporaneo, ancora oggi in piena. Nel suo rapporto per il Club di Roma, Donella Meadows, ricercatrice al Mit di Boston e poi docente al Dartmouth College, ha previsto l’esaurimento di petrolio e altre risorse naturali. Ha sostenuto che le riserve mondiali di petrolio si sarebbero esaurite attorno all’inizio del terzo millennio. In effetti, si è verificato il contrario: oggi le riserve conosciute di petrolio sono molto più abbondanti di allora e lo stesso vale per le altre risorse: il prezzo medio, al netto dell’ inflazione, di alluminio, ferro, rame, oro, zinco, azoto e cemento (cioè tre quarti del fabbisogno globale di materie prime) è calato moltissimo e le riserve conosciute sono aumentate.
– 1973: Eugenio Siragusa che afferma di essere in contatto con gli alieni afferma che la fine del mondo è imminente, con tanto di giudizio divino. Predicava che a causa dei comportamenti negativi della sua generazione, sarebbe avvenuta la sua fine. Coglieva l’occasione anche per definire il suo ruolo: << ecco perché noi siamo sulla Terra, per avvertirvi che il processo è prossimo a terminare, e che la sentenza potrebbe avvenire da un giorno all’altro, o meglio, nel momento stabilito dall’Alto. Il preludio del giudizio non deve potervi sfuggire, perché evidenti e chiari sono gli ammonimenti, e indiscutibili le accuse. Non potete dire: “Io non sapevo”, non potete essere giustifica. Preparatevi piuttosto a pregare se volete salve le anime. >> Ovviamente non avvenne nulla.
– 1975: fine del mondo secondo i Testimoni di Geova e Herbert W. Armstrong, capo della Chiesa Universale di Dio. I Testimoni che volevano fare lavori di manutenzione nelle loro case, venivano criticati e considerati poco spirituali: ‘Come si può pensare a riparare cose materiali in un tempo come questo!’. Lo stesso accadeva alle giovani coppie che avevano figli: ‘Questo non è il tempo di fare figli, ma di predicare’. Si può immaginare la delusione provata quando passarono settimane, mesi, anni, e la fine non venne! Come non ricordare anche che, successivamente, fino all’ultimo moltissimi testimoni di Geova furono più che certi che il mondo non sarebbe arrivato al 2000.
– 1977: fine del mondo secondo John Wroe, successore di John Turner alla guida della setta di Joanna Southcott, che fece la sua previsione nel 1823.
– 10 aprile 1977: secondo Bob Wasdworth e Dan Millar, studiosi di profezie bibliche, il passaggio delle comete Hale-Bopp e Hyakutake nella costellazione di Perseo avrebbe chiaramente indicato l’apparizione dell’Anticristo in Terra il 10 aprile del 1977.
– 1980: fine del mondo secondo un antico presagio astrologico arabo.
– 1980: fine del mondo secondo Leland Jensen e Charles Gaines, leaders di una piccola setta religiosa. Annunciarono che la terza guerra mondiale sarebbe scoppiata il 29 aprile. I loro calcoli si basavano sul libro dell’Apocalisse e sulle dimensioni della Grande Piramide d’Egitto. La data fu poi posticipata a 7 maggio e i fedeli attesero la fine nei bunker che si erano costruiti appositamente.
– Anni ’80: secondo l’astrologa Jeane Dixon la fine del mondo sarebbe arrivata in seguito all’impatto di un’enorme cometa.- 1982: l’apoteosi degli annunci sulla fine del mondo e catastrofi vari, molti credettero davvero ai libri ed agli articoli che annunciavano tutto questo. Tra i libri, da ricordare il best-seller catastrofista dai toni scientifici chiamato “Sopravviveremo al 1982?” e scritto da Caterina Kolosimo, nel quale si analizzava, tra varie catastrofi che sarebbero dovute avvenire come il raffreddamento della Terra, quali potessero essere gli effetti della sommatoria degli effetti di marea dovuta appunto alla congiunzione dei pianeti del sistema solare, concludendo che gli effetti di marea si sarebbero sommati, causando terremoti intensi e altri particolari fenomeni distruttivi. Il testo, per la sua aria apparentemente scientifica e seria, terrorizzò molte persone…..ed ovviamente nel 1982 non accadde ciò che era stato profetizzato nel libro. Alle stessa data puntava anche il libro “Il grande squilibrio planetario 1982-83″ di Barbault Andrè, con predizioni di disastri in seguito ad un allineamento planetario.
– Ottobre-novembre 1982: Pat Robertson, famosissimo telepredicatore americano molto influente alla corte di Ronald Reagan, nel 1976 predisse con assoluta certezza la fine del mondo tra l’ottobre e il novembre 1982 (non contento, anni dopo profetizzò con altrettanto insuccesso uno tsunami sulle coste americane nel 2006 e un attentato terroristico spaventoso sul territorio statunitense nel 2007).
– 1983: sullo strascico del catastrofismo sull’anno precedente, abbiamo le ennesime predizioni apocalittiche dettagliate nel libro “La Grande Catastrophe de 1983″ di Boris Christoff.
– 1984: secondo William Kann, il 15 agosto del 1984 la città di Perth sarebbe stata inghiottita a causa dei peccati dei sodomiti, la città di Sydney sarebbe stata distrutta da terremoti e dalla bomba atomica, mentre la costa orientale dell’Australia sarebbe stata sommersa. Predizioni di apocalisse erano descritte minuziosamente anche nel libro “1984 L’Apocalypse?” di Pierre-Jean Moatti.
– 16-17 maggio 1987: fine del mondo convenzionale ed entrata nella nuova era (New Age), secondo José Argüelles, il quale si basò sul calendario Maya e su un evento astrologico chiamato “convergenza armonica”. Entro 25 anni (ovvero, prima del 2012) sarebbero scomparsi tutti i mali del mondo moderno.
– 11-13 settembre 1988: secondo l’ex ingegnere della NASA Edgar Whisenant, Gesù sarebbe tornato sulla Terra tra l’11 e il 13 settembre del 1988. Disse: << Solo se la Bibbia mente, posso sbagliarmi, è inequivocabile>>.
– 13 settembre 1988: secondo il Trinity Broadcasting Network, una televisione americana, il mondo sarebbe finito tra l’11 e il 12 settembre. Per l’occasione, interruppero la normale programmazione per sostituirla con video di preparazione alla fine del mondo per non credenti.
– 20 settembre 1988: secondo Roger K.Blake, poiché Noè è morto nel 1988 a.C., nel 1988 d.C. il mondo sarebbe finito. Il 20 settembre, per la precisione.
– 1990: Elizabeth Clare Prophet, scrittrice New Age di grande successo e spiritualista, convinta di essere la reincarnazione di diversi personaggi storici tra cui Nefertiti, Ginevra e Maria Antonietta, è stata autrice di una profezia che fissava l’apocalisse nel 1990.
– 1991: secondo un oscuro culto australiano, Gesù sarebbe dovuto arrivare in barca nel pomeriggio di Sidney il 31 marzo del 1991 alle ore 9 del mattino.
– 1992: fine del mondo secondo il reverendo Lee Jang Lim, della Chiesa Missionaria di Tami, nella Corea del Sud. Cristo avrebbe chiamato a raccolta 144.000 fedeli alla mezzanotte del 28 ottobre per salvarli da Armaghedon. Oltre 100.000 persone si lasciarono coinvolgere dall’isteria e si precipitarono in circa 200 chiese fondamentaliste. In molti lasciarono lavoro e famiglie e donarono tutti i loro beni al reverendo Lim. Un mese prima della data prevista, Lim fu arrestato per aver investito i quattro milioni di dollari raccolti con le donazioni dei fedeli: tra l’altro, aveva acquistato fondi di investimento per 230.000 dollari che sarebbero maturati nel 1995.
– 1993: fine del mondo secondo David Berg, alias Mosè David, fondatore dei Bambini di Dio (Famiglia dell’amore).
– 1993: fine del mondo secondo una setta nata in Ucraina, la Grande Fratellanza Bianca.
– 11 novembre 1993: secondo la rivista americana Weekly World News, la NASA sarebbe stata in possesso di un dossier segreto che annunciava l’impatto dell’asteroide m-167 con il nostro pianeta, e susseguente distruzione di quest’ultimo, l’11 novembre del 1993.
– 25 luglio 1994: gli astronomi di tutto il mondo annunciarono che il 25 luglio 1994 la cometa Shoemaker-Levi 9 sarebbe caduta su Giove. Due mesi dopo la sedicente astronoma polacca Sofia, alias sorella Marie Gabriel, acquistò pagine sui maggiori quotidiani inglesi per annunciare che una cometa sarebbe caduta su Giove. La differenza è che secondo lei, questa sarebbe stata la più grande esplosione cosmica nella storia dell’umanità e che, onde evitarla, i potenti del mondo avrebbero dovuto impegnarsi a curarlo (il mondo) di tutti i suoi mali, in primis crimine e pornografia.
– 25 luglio 1994: il pastore John Hinkle avrebbe avuto la notizia da Dio stesso di una sua discesa in Terra per il 25 luglio del 1994, con lo scopo di estirpare ogni male.
– Settembre 1994: fine del mondo secondo Harold Camping, un evangelizzatore radiofonico statunitense.
– 8 marzo 1997: fine del mondo secondo una setta religiosa del QUebec, chiamata ‘Il vortice della Stella di Davide’ il mondo sarebbe finito l’8 marzo del 1997.
– 1998: fine del mondo secondo Hon-Ming Chen, un taiwanese di 42 anni. Costui trasferì il suo gruppo di fedeli, noto come “La Chiesa della Salvezza di Cristo” o “Fondazione Disco Volante Dio salva la Terra”, a Garland, nel Texas, perché “Garland” suonava come “Godland”, cioè terra di Dio. Da qui annunciò che Dio si sarebbe incarnato nel suo corpo il 31 marzo 1998 e si sarebbe in seguito moltiplicato 100.000 volte, per poter stringere la mano a più persone possibile. Chen affermò anche che il 25 marzo Dio avrebbe annunciato dal canale 18 il suo ritorno. Tutto questo sarebbe successo perché nell’agosto del 1999 sarebbe scoppiata una guerra nucleare tra Asia, Africa ed Europa. Solo un gruppo di prescelti sarebbe stato salvato da un disco volante inviato da Dio. Quando i giorni passarono, Dio non comparve in TV né si incarnò in Chen.
– 31 maggio 1998: in seguito a calcoli troppo complicati per essere riportati qui), che includono l’età del mondo, la fondazione dello Stato d’Israele, la Guerra dei sei giorni, il fatto che la pentecoste cade di Domenica e altro, la numerologa Marilyn Agee aveva fissato per il 31 maggio del 1998 la seconda venuta di Cristo. La numerologa Marilyn Agee si è accorta che Gesù non è disceso in Terra il 31 maggio del 1998. Ma poiché nella lettera di Giacomo 5: 8, 9 sta scritto << anche voi dovete essere pazienti… il giudice sta alla porta >> la signora Agee ha pensato che potesse stare alla porta per qualche settimana. Quando si rassegnò al fatto che Gesù non sembrava proprio intenzionato a venire, la signora Agee ricorse al calendario ortodosso per dire che non era così sicura che la Pentecoste dovesse essere quella del 1998. Forse era quella del 1999. Gli ultimi aggiornamenti, tuttavia, sembravano indicare piuttosto il 2007.
– 1998-1999: Edgar Cayce (1877-1945), considerato profeta “infallibile”, aveva previsto tutta una serie di disastri naturali per la fine del millennio quali l’eruzione dell’Etna, eruzioni vulcaniche nelle Filippine, distruzione di S.Francisco, Los Angeles, Manhattan. Nella visione del profeta il mondo subirà una inversione dei poli magnetici, con conseguenze apocalittiche: ondate enormi e terremoti immani distruggeranno la terra. In particolare, per l’anno 1998 dichiarò specificamente: << Per il 1998, vedrà grandi cambiamenti di natura geologica e sociale e la Terra verrà totalmente sconvolta. Molti vulcani ritorneranno ad essere attivi e causeranno grandi catastrofi. Chi vive in montagna si ritroverà di colpo sulla costa e viceversa. La Terra si aprirà nella zona occidentale dell’America. La maggior parte delle isole del Giappone sprofonderà nel mare. L’Europa del Nord verrà cambiata in un attimo. Una terra nuova comparirà al largo della costa orientale dell’America. Ciò comporterà sconvolgimenti nelle zone artiche e antartiche e causerà alla fine uno spostamento dei poli terrestri. Allora le zone fredde e subtropicali della Terra diventeranno le più calde e vi cresceranno muschi e felci. Tutto ciò succederà tra il 1958 e il 1998. >> Secondo molti studiosi, queste ipotesi erano suffragate dall’apocalisse secondo Giovanni che dice “…si produsse un gran terremoto … le stelle del cielo caddero sulla terra … e ogni montagna e isola fu spostata da dove si trovava”. Sempre secondo Cayce con l’avvento del 2000 Cristo tornerà sulla terra annunciando una nuova era di pace. E meno male che era infallibile.
– 1999: il profeta Michel de Notredame, noto con il nome latino di Nostradamus, scrisse che nel 1999 “dominerà un grande re di terrore”, che “sangue e pestilenza arrosseranno due fiumi”; “pestilenza, guerra e carestia piomberanno sulla terra”; “il millennio farà finire tutto”. Tutto ciò, secondo Nostradamus, dovrebbe avvenire nel 2000, l’anno del ritorno di Cristo. Sempre per l’anno 1999, vi è un passo particolarmente ostico da cui si sono ottenute due versioni: si scatenerà una guerra con una nuova potenza araba che invaderà l’Europa portando morte e distruzione, oppure: una nuova religione si svilupperà a Fez in Marocco e porterà al crollo del Cristianesimo in Europa.
– 4 luglio 1999: fine del mondo ancora secondo Nostradamus; secondo una delle tante interpretazioni delle profezie di Nostradamus, Russi e Iran avrebbero dato il via alla Terza guerra mondiale il 4 luglio 1999.
– Agosto 1999 (gli astrologi hanno rifatto i calcoli): fine del mondo sempre secondo Nostradamus.Settembre 1999: fine del mondo di nuovo secondo Nostradamus, (il “settimo” mese, per alcuni poteva essere settembre).
– 1999: lo scienziato Hideo Itakawa ha scoperto con una ricostruzione al computer che nel 1999, subito dopo un’eclissi solare, il sistema solare si disporrà in modo da formare una croce. Gli astrologi credono che questa disposizione corrisponda ai quattro cavalieri dell’apocalisse (come descritta nel Nuovo Testamento). In base a fantomatici studi della NASA il disporsi di tre pianeti allineati secondo un angolo di 90° o 180° avrebbe creato forti interferenze e disturbi nelle onde radio, proporzionalmente al numero di pianeti allineati. Studiosi dissero anche che la grande croce sarebbe stata causa di immani terremoti. Come se non bastasse, sempre secondo fantomatici studi NASA, il solo allineamento di Giove e Saturno avrebbe portato ad un aumento del 20% dell’attività solare che sarebbe una delle cause scatenanti di sconvolgimenti della crosta terrestre. Non avvenne nulla, neanche le interferenze nelle onde radio.
– 31 dicembre 1999: Credonia Mwerinde, fondatrice e alta sacerdotessa della setta ugandese per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti, predisse la fine del mondo per tale data. La profezia ebbe però un tragico epilogo: la sua mancata realizzazione provocò forti malumori tra i fedeli della setta, e oltre 500 di loro vennero uccisi nel rogo doloso della chiesa principale del culto. Da allora, la latitante Mwerinde è ricercata da un mandato di cattura internazionale.
– 2000: la lista delle persone e delle sette secondo le quali nel 2000 il mondo sarebbe dovuto essere finito è troppo lunga per questo elenco…. ricordiamo fra i tanti Cayce e la veggente Jeanne Dixon che prevedevano terremoti ed inondazioni. Le profezie di Malachia e di Garabandal annunciavano la fine del mondo. Cayce e gli astrologi Mann e Hone prevedevano l’inizio di una nuova era. Non mancavano previsioni di fine del mondo e catastrofi per l’anno 2000 con tanto di fantomatici studi scientifici a supporto. In proposito a disastri apocalittici per l’anno 2000 si affermava: “con tante testimonianze di studiosi, scienziati e profeti anche al più scettico verrebbe da chiedersi se non ci siano fondamenti di verità!”. Per la serie è proprio vero che la gente ha la memoria corta…
– 5 maggio 2000: Allineamento planetario tra Marte, Saturno, Giove, Mercurio,Venere che avrebbe causato la fine del mondo. Molti “studiosi” dicevano che stavolta la fine del mondo sarebbe venuta per davvero, il 5 maggio 2000: con l’allineamento di Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno, Sole e Luna sull’asse della terra, il nostro pianeta avrebbe subito uno stress astronomico mai visto prima. Risultato? Slittamento della crosta terrestre, spostamenti della calotta polare, aumento del livello delle acque oltre 100 metri, maremoti, venti che possono arrivare a velocità straordinarie, terremoti dal tredicesimo grado della scala Richter in su, coste Usa sommerse dalle maree, tempeste magnetiche su tutto il globo. (Richard Noone “5/5/2000 Ice: The Ultimate Disaster”; John Gribbin e Stephen Plackmann, “The Jupiter effect”, 1998) Nessuna catastrofe e nessun disastro conseguente l’allineamento dei pianeti, fu una giornata ed un anno tranquillissimo.
– 2000 e 2001: previste catastrofi dovute a tempeste solari violentissime. Il Centro per lo studio dell’ambiente spaziale del Colorado aveva previsto due violentissime tempeste solari nel 2000 e 2001, alcuni dicevano che questo avrebbe provocato l’inversione magnetica dei poli in base ad una fantomatica teoria di scienziati dell’Istituto di Geofisica di Parigi. Per completare il quadro Joseph Krishvink, dell’Istituto di Tecnologia in California, riteneva che a causa di queste tempeste il 90% della vita sulla terra si sarebbe estinto nel giro di un paio d’anni.
– 2002: Nostradamus predice una terribile guerra al termine della quale dominerà un nuovo re.
– 2003: varie fonti, tra cui un documento PDF chiamato Il Decimo Pianeta con il relativo sito Ildecimopianeta.com, annunciavano uno scontro cosmico con questo fantomatico pianeta. Si citavano perfino “conferme scientifiche su questo evento”. Come avrete intuito, nel 2003 non è arrivato nessun pianeta X o Y o Z né ci sono state collisioni devastanti. Ma non solo, le stesse “conferme scientifiche” dicevano che la Terra “ha iniziato a rallentare il proprio moto di rotazione in vista dell’incontro con il Planet X nel 2003, quando addirittura si fermerà per 3 giorni”. A parte il fatto che il 2003 è ormai passato da un pezzo e la fermata non s’è vista, la cosa era fisicamente impossibile. Sempre in merito al 2003, si annunziavano “grandi cambiamenti a livello climatico, la temperatura degli oceani si innalzerà notevolmente… molti prodotti agricoli inizieranno a scarseggiare… maremoti e terremoti saranno all’ordine del giorno, enormi quantità di energia verranno liberate con eruzioni vulcaniche… gran parte della superficie terrestre diverrà inabitabile nel giro di qualche settimana… alcune zone oceaniche diverranno immensi continenti e molte zone terrestri sprofonderanno”. Non potevano mancare anche gli annunci su complotti in merito: “i vertici militari e governativi di tutti gli stati della Nato sono già al corrente della situazione… Le istituzioni, per non diffondere panico… faranno di tutto perché non trapelino informazioni”. E meno male, pensate se si mettevano anche loro a sparare deliranti cavolate….nulla è accaduto nel 2003. Tra l’altro, nel 1995 Nancy Lieder dichiarò che un alieno del sistema stellare di Zeta Reticuli gli aveva rivelato che Nibiru avrebbe colpito la Terra nel maggio 2003.
– 2004: John Titor, uno che si spaccia per viaggiatore del tempo, nel 2000 prevede una tremenda guerra civile americana che inizierà nel 2004 e finirà nel 2015. A ciò si uniscono previsioni piuttosto catastrofiche, come si conviene al buon profeta: la Terza Guerra Mondiale fa 3 miliardi di morti nel 2015, la Russia bombarda le città americane, europee e cinesi, e la Microsoft non esiste più.
– 10 settembre 2008: fine del mondo a causa un profetizzato letale buco nero che si sarebbe generato dall’accensione del più grande acceleratore del mondo, il large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra.Per il 2011 molti siti internet si danno da fare per diffondere incredibili bufale catastrofistiche allo scopo di attirare facilmente l’attenzione della gente, e quindi lettori. Qualsiasi storia incontrollata viene propagandata al massimo, qualsiasi evento viene studiato per vedere di trasformarlo in catastrofista e se non c’è nulla allora si inventa di sana pianta, non importa quanto possa essere assurdo il risultato. Tra le bufale catastrofiste più propagandate in quest’anno, ricordiamo: terremoto a Roma l’11 maggio in base a profezie inventate, fine del mondo in seguito a catastrofi naturali il 21 maggio e devastazione dell’Italia in seguito all’eruzione del vulcano sottomarino Marsili, terremoti devastanti profetizzati per il 10 giugno, fine del mondo provocata da governi mondiali occulti, terremoti devastanti provocati dall’uomo tramite HAARP o esplosioni nucleari, devastazioni apocalittiche causate dall’impatto di asteroidi con la Terra, catastrofi planetarie portate dal passaggio della cometa Elenin, fine del mondo secondo alcune sette religiose.
– 21 ottobre 2011: secondo la setta religiosa estremista guidata dal predicatore evangelista americano Harold Camping, il giorno del giudizio universale sarà il 21 maggio 2011, seguito da quella della fine del mondo il 21 ottobre 2011.
– 2036/2048/2060: ine del mondo a causa della caduta di asteroidi.

Fonte: Ceitan