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Antarctic Sabbatical, 5 Volontari Per Una Missione In Antartide

October 1, 2019 Leave a comment

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Per questa Missione in Antartide Non sono richieste qualifiche formali, ma piuttosto uno spirito d’avventura

Antarctic Sabbatical, un’opportunità senza precedenti per 5 appassionati di volare nel continente più remoto della Terra e unirsi, nel mese di dicembre, alla scienziata Kirstie Jones-Williams in una missione di ricerca scientifica unica nel suo genere.

I 5 scienziati volontari raccoglieranno campioni di neve e studieranno il grado di penetrazione delle microplastiche nel suolo dell’Antartide. L’obiettivo dell’Antarctic Sabbatical è quello di accrescere la consapevolezza dell’impatto dell’uomo sul clima in uno degli ecosistemi meno conosciuti e più isolati al mondo. Comprendendo l’impatto dell’inquinamento da plastica generato in altre parti del mondo, gli scienziati volontari saranno in grado di condividere dati approfonditi su come la comunità globale può contribuire a proteggere l’Antartide e l’intero pianeta.

“La maggior parte delle persone pensa all’Antartide come a un continente incontaminato e isolato, ma recenti prove dimostrano che anche le località più remote sono colpite dall’inquinamento da plastica.

Questa spedizione ci aiuterà a comprendere i percorsi delle microplastiche verso regioni remote come questa e giunge in un momento critico per evidenziare la nostra responsabilità di proteggere l’ambiente naturale in cui viviamo”, ha dichiarato la scienziata. “Sarà un duro lavoro, che richiederà rigore scientifico durante le inclementi condizioni invernali. Siamo alla ricerca di individui appassionati, con un forte senso di cittadinanza globale, entusiasti di far parte del team e di tornare a casa per condividere le nostre scoperte con il mondo.”

La spedizione degli scienziati volontari durerà un mese e prevederà:

Corso immersivo a Punta Arenas, in Cile, durante il quale i volontari verranno preparati alla missione con lezioni di glaciologia e campionatura sul campo, nonché laboratori ed esercitazioni pratiche con l’attrezzatura.

Volo per l’Antartide, dove avrà inizio la missione scientifica, con atterraggio su una pista di ghiaccio blu formatasi naturalmente.

Raccolta di campioni di neve e studio delle microfibre estranee per determinare il percorso compiuto nel pianeta dai rifiuti e dall’inquinamento.

Visita del Polo Sud, dove con pochi passi è possibile andare da una parte all’altra del globo.

Possibilità di esplorare la bellezza di siti antartici (come Drake Icefall, Charles Peak Windscoop e Elephant’s Head) e scoprire la geografia del continente.

Ritorno in Cile, dove i volontari continueranno a studiare le loro scoperte e collaboreranno con Ocean Conservancy per diventare ambasciatori per la protezione degli oceani. In questo ruolo, forniranno informazioni su come la community di Airbnb e tutti gli altri individui possono contribuire a ridurre al minimo la propria impronta ecologica relativa alla plastica e supportare così la missione di Ocean Conservancy.

Fonte: Universo7P

Antartide, iceberg gigante fotografato dalla Nasa

October 31, 2018 Leave a comment

Antartide un iceberg rettangolare

E’ un fenomeno naturale, fotografato dalla Nasa

Con la sua forma perfettamente rettangolare, sembrerebbe tagliato dall’uomo, e invece è stata la natura a modellare l’iceberg gigante che in Antartide  si è staccato dalla piattaforma di ghiaccio Larsen C, fotografato dalla Nasa nell’ambito di Icebridge, la più vasta missione di ricognizione aerea dei poli mai fatta.

Gli angoli appuntiti e la superficie completamente livellata di questo iceberg indicano che probabilmente è stato ‘partorito’ dalla calotta stessa. Solo il 10% della sua grandezza esce dall’acqua, e la massa sott’acqua sembra avere una forma simile a quella che si vede in superficie. Con la missione IceBridge la Nasa vuole raccogliere immagini tridimensionali dall’Artico e Antartide come mai fatto prima.

I voli offriranno, ogni anno, uno sguardo sui rapidi cambiamenti dei ghiacci di Groenlandia e Antartide, aiutando a completare i dati raccolti con il satellite della Nasa IceSat nel 2003 e 2010, e ICESat-2, programmato per il 2018. I voli di IceBridge si faranno da marzo a maggio in Groenlandia e da ottobre a novembre in Antartide.

Fonte: Ansa

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Nature Communications, numerosi laghi sepolti sotto i ghiacci dell’Antartide

June 8, 2017 Leave a comment

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I laghi sepolti sotto i ghiacci dell’Antartide sono molto più numerosi del previsto: lo rivela la ricerca coordinata dall’Istituto tedesco Alfred Wegener e pubblicata sulla rivista Nature Communications. I ricercatori hanno analizzato “i sedimenti prelevati sotto le piattaforme di ghiaccio costiere dell’Antartide e i dati indicano che i laghi, oltre a essere numerosi, sono anche molti antichi. Risalgono infatti all’ultima era glaciale, quando il ghiaccio antartico era molto più spesso e si estendeva molto più al largo rispetto ad oggi”.

“Abbiamo tutte le ragioni per credere che ci siano più laghi di quanto si pensasse sotto i ghiacci dell’Antartide“, hanno osservato i ricercatori, guidati da Gerhard Kuhn. Durante le spedizioni fatte tra il 2006 e il 2010 a bordo della nave rompighiaccio Polarstern, i ricercatori hanno prelevato campioni dal fondo dell’Oceano Antartico, estraendoli da sotto uno strato di sedimenti marini spesso circa quattro metri. “I campioni analizzati costituiscono un archivio dei cambiamenti climatici dell’Antartide, coprendo un periodo che risale indietro nel tempo fino a circa 21.000 anni fa, il momento dell’Ultimo Massimo Glaciale, quando il livello del mare era di circa 130 metri più basso di oggi.”

I laghi sono scomparsi circa 11.000 anni fa, quando il continente antartico – spiegano gli studiosi – è stato inondato dal mare in risalita a causa dello scioglimento dei ghiacci. Lo studio ha evidenziato che, durante l’ultimo periodo glaciale, i laghi subglaciali hanno accelerato la ritirata dei ghiacci e probabilmente lo stanno facendo anche adesso. Infatti, il movimento dell’acqua da un lago all’altro rende più rapida la corsa verso il mare dei ghiacciai soprastanti ed è un aspetto da tenere in considerazione nei modelli che predicono il futuro innalzamento marino. Le sfide da superare per poter raccogliere campioni da questi laghi, rimasti sigillati per migliaia di anni, sono enormi: tra le altre i ricercatori devono attenersi a restrizioni ambientali molto severe, per evitare di inquinarli.

Fonte: MeteoWeb

Krill, catena alimentare a rischio

November 13, 2016 Leave a comment

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Oggi questo ecosistema è minacciato dalla pesca commerciale. Il tesoro più ambito è il krill, piccolissimi crostacei pescati per nutrire i salmoni d’allevamento e per produrre olio per le formulazioni di cosmetici e per integratori alimentari: ne viene pescato troppo e troppo in fretta. Sul krill si regge buona parte della catena alimentare antartica: è infatti nutrimento per balene, foche, pinguini e uccelli di mare. Con l’enorme e indiscriminato prelievo di krill si mettono in pericolo molte specie. La riserva non fermerà la pesca nell’Antartico, ma terrà le navi lontane dai luoghi ecologicamente più sensibili.

Fonte: Focus

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Antartide, nasce l’area marina protetta più grande al mondo

November 13, 2016 Leave a comment
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A 175 anni dalla scoperta, il Mare di Ross diventa area marina protetta: è la più vasta sul pianeta e la prima in acque internazionali.

1,55 milioni di chilometri quadrati, più grande di Italia, Francia e Spagna messe assieme: è l’area marina protetta più estesa del mondo, nata dall’accordo di 24 Paesi più l’Europa. L’ambiente è quello del Mare di Ross, in Antartide, definito dagli scienziati “l’ecosistema marino meno contaminato dall’uomo sul pianeta” (vedi abstract in inglese). Ci sono voluti cinque anni e parecchie negoziazioni fallite, ma alla fine la Commission for the Conservation of Antarctic Marine Living Resources (CCAMLR) garantirà la protezione del Mare di Ross per i prossimi 35 anni. E non sarà solo il più grande, ma anche il primo parco marino istituito in acque internazionali.

Il Mare di Ross occupa una porzione dell’Antartide, a sud-est della Nuova Zelanda, da Cape Adare alla Edward VII Peninsula. Diventerà ufficialmente area protetta dal 1 dicembre 2017, data a partire dalla quale diventerà quasi interamente una no-take zone, cioè una zona da cui non sarà possibile prelevare nessuna risorsa. Sarà perciò anche categoricamente bandita ogni attività di pesca.

Solo poche aree del parco faranno eccezione, ma la pesca sarà ammessa esclusivamente a scopo di ricerca: in quelle zone gli scienziati potranno monitorare la salute dell’ecosistema e confrontarlo con altre al di fuori della riserva, dove la pesca è invece consentita. La riserva sarà dunque un vero e proprio laboratorio a cielo aperto per studiare anche l’effetto dei cambiamenti climatici.

I NUMERI DELLA BIODIVERSITÀ. Anche se in un luogo tanto remoto, il Mare di Ross ha un ruolo ecologico cruciale per l’equilibrio del pianeta. Tre quarti dei nutrienti che sostengono la vita negli oceani provengono infatti proprio da qui.

Da sola, poi, questa regione ospita più di 16.000 specie. Qui abita il 30% della popolazione mondiale di uccelli procellariformi (ordine a cui appartengono uccelli delle tempeste e albatri) e il 50% delle orche assassine. Si contano 32.000 esemplari di foche di Weddell, 155.000 pinguini imperatore e più di 2,5 milioni di pinguini di Adelia, il 38% della popolazione mondiale. E naturalmente le balene: il Mare di Ross è uno degli habitat del berardio australe e della balenottera minore.

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UN TUFFO PER GLI OCEANI. La fondazione del parco è un esempio senza precedenti di cooperazione internazionale per la protezione del mare. La pensa così anche Lewis Gordon Pugh, sponsor delle Nazioni Unite per gli Oceani e intrepido nuotatore, che per sensibilizzare alla protezione del Mare di Ross nelle sue acque glaciali si era tuffato più e più volte. Buone notizie per gli oceani, quindi. Ora il raggiungimento del target fissato dall’IUCN (International Union for Conservation of Nature) che prevede di rendere area marina protetta il 30% di tutti gli oceani sul pianeta appare più vicino.

Fonte: Focus

Categories: Antartide

NASA, addestramento primo sbarco su Marte in Antartide

November 12, 2016 Leave a comment
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In vista di un futuro primo sbarco dell’uomo su Marte, la NASA addestra gli astronauti a una vita isolata in un ambiente estremo. E sceglie l’Antartide per studiare gli effetti psicologici sull’uomo

Il lungo viaggio che porterà i primi esseri umani a calpestare la superficie rossa di Marte passa dai ghiacci dell’Antartide. Il programma della NASA “Journey to Mars” comprende anche uno specifico addestramento degli astronauti, per prepararli ad affrontare diversi mesi di completo isolamento in condizioni ambientali estreme e ostili. Per questo, la scelta è caduta sul Continente bianco.

La NASA e la National Science Foundation (NSF), che gestisce l’United States Antarctic Program, hanno firmato un accordo di collaborazione per studiare gli effetti della vita prolungata in ambiente polare. Un ambiente estremo, sferzato da forti venti, dove le temperature precipitano a decine di gradi sotto lo zero e il Sole sparisce per mesi. È la notte polare, un periodo di completo isolamento, durante il quale anche per un aereo è rischioso volare. E si rimane, quindi, bloccati per un’intera stagione.

“Significa stare mesi senza vedere il Sole, con lo stesso equipaggio e senza rifornimenti di cibo – spiega Christina Hammock Koch, astronauta NASA che ha trascorso diversi mesi in stazioni scientifiche artiche e antartiche -. L’isolamento, l’assenza di familiari e amici, la mancanza di nuovi stimoli sono tutte condizioni con le quali devi imparare a fare i conti, cercando una strategia per affrontarle”.

Condizioni analoghe a quelle con le quali si dovrà confrontare l’equipaggio della prima spedizione umana sul Pianeta Rosso. “L’Antartide è perfetto per i nostri studi – aggiunge Lisa Spence, dello Human Research Program NASA -, perché non puoi andare da nessun’altra parte all’infuori dei ghiacci. E questa condizione è molto simile ai voli spaziali. Modifica, infatti, il tuo stato mentale”. Gli esperti della NASA sono, infatti, soliti definire l’Antartide “Marte bianco”.

Nell’ambito dell’accordo tra la NASA e la NSF, uno dei primi studi sarà quello coordinato da Candice Alfano, psicologa clinica presso l’University of Houston. Partirà nel febbraio del 2017, per concludersi nell’inverno dello stesso anno. E comprenderà 110 volontari dell’U.S. Antarctic Program, che saranno ospitati nelle stazioni McMurdo e South Pole.

Lo studio della vita quotidiana dei volontari nelle due stazioni, attraverso questionari on line, monitoraggio dei cicli sonno-veglia, campioni di saliva, permetterà ai ricercatori d’individuare e comprendere meglio le principali fonti di stress.

“Questa ricerca ci permetterà di monitorare in tempo reale ogni cambiamento nella salute psicologica dei volontari. Uno degli obiettivi – conclude Lauren Leveton, del NASA Behavioral Performance team – è mettere a punto una checklist, che sarà molto utile in vista di futuri viaggi spaziali”.

Fonte: Asi

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Antartide, fungo in grado di sopravvivere su Marte

February 9, 2016 Leave a comment
Fungo_che_potrà_vivere_su_Marte

Fungo_che_potrà_vivere_su_Marte

Lo dimostra un esperimento sulla Stazione Spaziale

Potrebbe sopravvivere su Marte il fungo antartico Cryomyces antarcticus, studiato in uno degli esperimenti condotti sulla Stazione Spaziale Internationale (Iss): gli astronauti sono riusciti a coltivarlo, per un anno e mezzo, in condizioni molto simili a quelle caratteristiche del pianeta rosso. I risultati dell’esperimento Life (Lichens and Fungi Experiment), coordinato dall’italiano Silvano Onofri, botanico dell’università della Tuscia, sono pubblicati sulla rivista Astrobiology.

L’esperimento è partito nel 2008, quando i ricercatori hanno raccolto in Antartide campioni di minuscoli funghi che vivono all’interno delle cavità della roccia (criptoendolitici) in una zona particolarmente interessante per la presenza di forme di vita estreme, le Dry Valleys, che si trovano nella Terra Vittoria e che sono uno degli ambienti più aridi e ostili del pianeta, molto simile all’ambiente marziano. In Europa, nella Sierra de Gredos in Spagna e nelle Alpi austriache, sono state raccolte anche due specie di licheni in grado di sopportare ambienti estremi, come quelli di alta montagna. Tutti i campioni sono stati poi spediti a bordo della Stazione Spaziale, per poi rientrare sulla Terra nel 2010.

”Microfunghi e licheni sono stati esposti a due tipi di condizioni – spiega Onofri – Metà a condizioni di tipo spaziale, cioè con radiazioni totali e condizioni di vuoto non riproducibili sulla Terra, e l’altra metà a condizioni simili a quelle di Marte”. Tutti sono stati posti all’esterno del modulo-laboratorio Columbus sulla piattaforma dell’Esa Expose-E (Exposing Specimens of Organic and Biological Materials to Open Space), in piccole celle di coltura.

”Il risultato più importante – prosegue l’esperto – è che nei microfunghi. Il 10% delle loro cellule è sopravvissuto e si è mostrato in grado di riprodursi, crescendo come se non avessero subito alcuna mutazione, mentre il 60% delle cellule è rimasto vivo ma non in grado di riprodursi. E’ un risultato molto importante perchè ci dice che le cellule possono sopravvivere su Marte”. Il dato, conclude Onofre, induce inoltre a stare attenti in vista di future esplorazioni su Marte ”perchè potrebbero esserci dei microrganismi portati sul pianeta dalla missione spaziale, che potrebbero dare dei falsi positivi sulla presenza di forme di vita”.

Fonte: Ansa