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Awkward Keystrokes, spartito musicale per captare il suono delle stelle

November 13, 2015 Leave a comment

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Anche le stelle possono suonare. Lo dimostra il brano intitolato Awkward Keystrokes of Y Cam nato dall’insieme delle note prodotte dalla stella Y Cam A e da un pianoforte

Una musica stellare è quella composta dallo studioso Burak Ulas dell’Izmir Turk College Planetarium turco attraverso l’utilizzo delle pulsazioni di una stella chiamata Y Cam A. Come specificato nello studio intitolato “The Multiperiodic Pulsating Star Y Cam A as a Musical Instrument”, Ulas fa sapere di aver generato degli accordi musicali dalle frequenze delle oscillazioni emesse da una stella, la Y Cam A appunto, in via di eclissi.

Partendo dal presupposto che un accordo è dato dal suono simultaneo di tre o più note distanziate da un determinato intervallo, lo studioso ha notato che Y Cam A era in grado di vibrare all’interno di un’ampia gamma di frequenze che quindi potevano essere messe in armonia con il suono, ad esempio, di un pianoforte. Per farlo, prima di tutto è stato necessario estrapolare alcuni toni, 4 in particolare, ognuno per ogni frequenza di oscillazione, che potevano essere ‘suonati’ insieme in modo da generare un accordo, all’interno di una scala diminuita-esatonale.

Successivamente, grazie all’utilizzo di un software di produzione e manipolazione di audio, GoldWave, Ulas è riuscito a realizzare un vero e proprio brano composto da un lato da una base di pianoforte e dall’altro dagli accordi formati dal suono della stella.

Per rendere il tutto ancor più realistico, i ricercatori hanno utilizzato il software MuseScore5 per dare vita al primo spartito musicale composto da pianoforte e stella Y Cam A.

Il risultato non è forse il prossimo tormentone estivo, ma è comunque suggestivo e perfetto per accompagnare l’osservazione delle stelle cadenti della prossima Notte di San Lorenzo.

Fonte: Fanpage

ISON, novità dalla vagabonda cosmica dell’anno

October 10, 2013 Leave a comment

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Lo scorso 1 Ottobre la cometa ISON ha varcato l’orbita di Marte, dirigendosi a grande velocità verso la nostra stella. Questa vagabonda cosmica, attesa da circa un anno da astronomi e appassionati, sta cominciando a fornire una serie di indicazioni che potrebbero delinearne il futuro. Ma quali sono le possibilità più plausibili? ISON transiterà il prossimo 28 Novembre, data del perielio, a 1,2 milioni di Km dal Sole. Non è ancora chiaro se l’astro chiomato riuscirà a passarne indenne, ma le ultime indicazioni dopo il passaggio lungo la cosiddetta linea di gelo, dicono che C/2012 S1 non sarà sicuramente la cometa del secolo. Ciò non vuol dire che essa sarà un autentico flop, ancora non è dato saperlo, ma le previsioni ottimistiche di qualche mese fa sembrano ormai archiviate. ISON non brillerà come la Luna piena e non sarà visibile in pieno giorno. Gli astronomi sperano, tuttavia, che il suo passaggio indenne possa generare un avvenimento celeste ugualmente interessante. “Uno show spettacolare è certamente possibile, ma non sarà ciò che aspettavamo“, spiegano gli esperti. “E’ molto più probabile che ISON rappresenti una delle comete più brillanti degli ultimi anni, e grazie alla comunità astronomica mondiale, una delle più osservate nella storia“, dicono i ricercatori della campagna di monitoraggio CIOC.  Un altro punto a sfavore della cometa, sono le sue dimensioni. Nonostante alcune stime sostengano che il suo diametro sia di 5 Km, le ultime immagini suggeriscono un nucleo compreso tra 0,2 e 2 Km. Dimensioni che metterebbero a dura prova la sua esistenza al passaggio radente.  Ciò che è certo, e che si tratta di un corpo ben lontano dalle vagabonde giganti che in passato hanno interessato il sistema solare interno. Un esempio tra questi fu la cometa Hale Bopp, che con i suoi 30 Km di diametro illuminò i cieli notturni della Terra nel 1997.
UNA GRANDE OPPORTUNITA’ PER LA SCIENZA – ISON rappresenterà, a prescindere, una grande opportunità per la ricerca scientifica. La maggior parte delle comete radenti si rende visibile ai radar soltanto poche ore prima di tuffarsi nella calda atmosfera esterna solare, mentre C/2012 S1 permetterà di monitorarne l’evoluzione e conoscere la composizione di questi avanzi ghiacciati del sistema solare. Inoltre, ISON è al suo primo viaggio dalla nube di Oort, rappresentando una cometa radente dinamicamente nuova. Per usufruire di questa opportunità, il CIOC sta coordinando una campagna di osservazione globale che si avvale di una serie di attività sia terrestre che spaziale.
NESSUN PERICOLO PER LA TERRA – La cometa non rappresenta un pericolo per la Terra. La sia distanza dal nostro pianeta sarà di ben 64 milioni di chilometri, e se anche dovesse frammentarsi, i suoi resti continuerebbero il viaggio lungo la linea dell’orbita. “Durante una rottura, i frammenti di una cometa non volano in direzioni diverse, come accade sui set cinematografici“, spiega il video rilasciato dagli operatori del telescopio spaziale Hubble. “Essi si staccano, ma continuano a viaggiare lungo il percorso della cometa madre. Quindi tutti i frammenti rimarrebbero lontano da noi, a milioni di chilometri di distanza“.
In definitiva, ISON potrebbe rendersi visibile già a fine Ottobre attraverso l’ausilio di un binocolo. Un evento comunque interessante, in attesa di conoscerne le sorti al passaggio radente con il Sole. Non è ancora possibile stabilire se l’astro sarà poi visibile anche ad occhio nudo nel mese di Dicembre, ma se riuscisse ad esserlo, sarà visibile nel cielo occidentale subito dopo il tramonto. Gli osservatori dell’emisfero settentrionale avrebbero una visione nettamente migliore di quello australe. Ed è anche per questo che attenderemo con grande trepidazione i prossimi aggiornamenti.

Fonte: MeteoWeb

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Gliese 667, esopianeti ospitali nella costellazione dello Scorpione

June 27, 2013 Leave a comment

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Gliese 667 è un sistema stellare multiplo situato nella costellazione dello Scorpione, ad una distanza di circa 23 anni luce dal nostro Sistema solare. Da tempo è sotto i riflettori per la possibilità che qualcuno dei suoi pianeti possa ospitare la vita. Le nuove osservazioni di Gliese 667C con dati preesistenti di HARPS, il cacciatore di esopianeti montato sul telescopio da 3,6 metri dell’ESO in Cile, hanno rivelato la presenza di almeno 6 pianeti, tre di questi si troverebbero nella zona abitabile, quella in cui l’acqua allo stato liquido e le temperature non estreme, li renderebbe candidati potenziali per un’evoluzione di forme di vita potenziale. Vediamo i dettagli di questa nuova scoperta e le sue possibili ripercussioni sulla vita aliena.
Alcuni studi precedenti su Gliese 667C avevano confermato che la stella ospitasse tre pianeti giganti, di cui uno nella zona abitabile. Ora un’equipe di astronomi guidata da Guillem Anglada-Escudé dell’Università di Göttingen, Germania, e da Mikko Tuomi dell’Università di Hertfordshire, Regno Unito, ha riesaminato il sistema, con delle novità importanti. Le nuove osservazioni con HARPS e i dati dall’Osservatorio W.M. Keck, dal telescopio Magellano e dal VLT (Very Large Telescope) dell’ESO hanno portato all’individuazione di altri vari pianeti intorno alla stella fino a un massimo di sette.
Tre nuovi pianeti sono tecnicamente delle Super Terre. In generale, la definizione di super Terra si basa esclusivamente sulla massa, (tra 1,9 e 10 Masse terrestri) e non comprende altre caratteristiche, come temperatura, composizione, parametri orbitali o ambiente, affini a quelle della Terra. Ma questi pianeti oltre che come massa sono interessanti per la loro posizione, infatti riempiono completamente la zona abitabile di Gliese 667C, poiché non ci sono altre orbite stabili in cui un pianeta possa restare alla giusta distanza dalla stella.
Questa ultima scoperta non fa che confermare l’enorme bacino potenziale di esopianeti presenti sulla nostra galassia e in generale nell’universo profondo. La missione Kepler ha aperto una prospettiva nuova agli scienziati, dando conto di un’infinità di pianeti che potrebbero essere luoghi ospitali per la vita aliena. Purtroppo le distanze impediscono una vera esplorazione concreta, e le rilevazioni per quanto importanti forniscono solo informazioni di massima, e stime che dovrebbero avere dei riscontri al momento impossibili.

Fonte: Ufoonline

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NASA, grande buco coronale sul Sole

June 20, 2013 Leave a comment

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Un grande buco coronale si è reso visibile nella giornata di oggi sopra l’emisfero settentrionale del Sole, vomitando vento solare nello spazio. A riprenderlo il Solar Dynamics Observatory della NASA, che ha scattato questa immagine nell’ultravioletto. I buchi coronali sono luoghi in cui il campo magnetico si apre, permettendo al vento solare di fuggire. Un ampio flusso di plasma è diretto verso il campo magnetico della Terra, che raggiungerà tra il 23 ed il 24 Giugno. Alle alte latitudini potrebbero quindi verificarsi eventuali disturbi geomagnetici.

Fonte: MeteoWeb

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Nasa, immagini colorare del pianeta Mercurio

February 17, 2013 Leave a comment

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La NASA ha rivelato ieri le immagini di Mercurio, il più piccolo pianeta nel nostro sistema solare. Gli scienziati che lavorano sulla sonda Messenger della Nasa hanno mostrato una cartina di un nuovo splendido colore del pianeta. Essa comprende migliaia di immagini acquisite dalla sonda durante il suo primo anno in orbita.
Questo pianeta, che è anche il più vicino al Sole, non era mai stato fotografato con una elevata precisione. Le foto hanno permesso agli scienziati di vedere i colori di Mercurio e, quindi, dedurre i tipi di rocce e metalli della sua composizione.
Lo scienziato Blewett ei suoi colleghi sono in procinto di chiedere una proroga della missione. ” Le aree che si vedono e  che sono di colore arancione sono pianure vulcaniche. Ci sono alcune aree che sono di un blu profondo e  che sono più ricche di un minerale opaco, che è misterioso e in realtà non si sa bene cosa sia” – afferma il dr Blewett. ” E poi si vedono  belle striature azzurre sulla superficie di Mercurio. Questi sono i raggi dei crateri formati  e  sparsi su tutta la superficie del pianeta.

Fonte: Meteo Portale Italia

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HARPS, scoperto nuovo pianeta potenzialmente abitabile

September 27, 2012 Leave a comment

Gli astronomi hanno scoperto una nuova ‘Super Terra‘ nella zona abitabile intorno alla stella nana rossa Gliese 163. L’esopianeta Gliese 163c ha una massa 6.9 volte quella della Terra e un periodo orbitale di 26 giorni. Gli astronomi, utilizzando il telescopio HARPS (High Accuracy Radial Velocity Planet Searcher) dell’European Southern Observatory, lo hanno trovato in orbita attorno a una stella nana rossa , a 49 anni luce della costellazione del Dorado. “Gliese 163c potrebbe avere una dimensione compresa tra 1.8 a 2.4 raggi terrestri, a secondo se è composto per lo più di roccia e di acqua“, hanno detto i ricercatori. Una super Terra è un pianeta extrasolare con una massa superiore a quella della Terra, ma molto al di sotto della massa dei piccoli giganti gassosi del Sistema Solare, come Urano e Nettuno. Il termine super Terra si riferisce solo alla massa del pianeta, e non implica nulla circa le condizioni di superficie o di abitabilità.“Non conosciamo le proprietà dell’atmosfera di Gliese 163c ma, se si assume che si tratti di una versione in scala dell’atmosfera della Terra, allora la sua temperatura di superficie potrebbe essere intorno ai 60°C“, hanno riferito i ricercatori. Gliese 163c riceve in media il 40 per cento in più di luce dalla sua stella di quanto la Terra dal Sole, il che lo rende più caldo. Le forme di vita più complesse presenti sulla Terra – come le piante, animali e anche gli esseri umani – non sono in grado di sopravvivere a temperature superiori ai 50°C. La scoperta è stata fatta dal team dell’European HARPS guidato da Xavier Bonfils proveniente dal UJF-Grenoble/CNRS-INSU, Istituto di Planetologia e di Astrofisica di Grenoble, Francia.Assieme alla loro ultima scoperta, il team ha anche trovato un pianeta più grande, Gliese 163b, in orbita intorno alla sua stella più vicina, con un periodo orbitale di 9 giorni, afferma il rapporto. Hanno anche annunciato che un nuovo terzo, ma non confermato, pianeta potrebbe essere in orbita molto più lontano intorno alla stella.

Fonte: Ufo e dintorni

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ISON, recente scoperta di una nuova cometa possibilmente visibile a occhio nudo

September 27, 2012 Leave a comment

Sembra che il 2013 sarà un anno molto promettente per vedere delle comete ad occhio nudo, vista la recente scoperta di una nuova cometa che passerà molto vicino al Sole e potrebbe mettere in mostra una gigantesca coda di gas, polvere e ghiaccio, ben visibile anche senza telescopi. La cometa si chiama C/2012 S1 (ISON), dato che è stata scoperta dal team Russo del ISON (International Scientific Optical Network). Attualmente si trova circa alla distanza dell’orbita di Giove. Ma secondo le proiezioni dovrebbe arrivare a meno di 2 milioni di km dal Sole al suo perielio, il 28 Novembre 2013. Ernesto Guido e Giovanni Sostero, dell’Osservatorio Remanzacco, insieme al loro collega Nick Howes, dell’UK, hanno scattato immagini della cometa usando il telescopio RAS nel Nuovo Messico e hanno dichiarato che “Secondo la sua orbita, la cometa potrebbe diventare visibile ad occhio nudo nel periodo tra Novembre 2013 e Gennaio 2014. E potrebbe raggiungere un magnitudo negativo alla fine del Novembre 2013.”
Questa nuova cometa si aggiunge alla cometa C/2011 L4 PanSTARRS, che dovrebbe arrivare entro 45 milioni di km dal Sole il 9 Marzo 2013, e teoreticamente dovrebbe bastare per creare una chioma molto brillante. Questa cometa sarà visibile durante il passaggio a perielio,ma nell’emisfero sud del pianeta, mentre la cometa ISON dovrebbe essere visibile a quelli che si trovano nelle latitudini medie dell’emisfero nord.
In questo momento, la cometa ISON ha un magnitudo +18 e soltanto i telescopi molto grandi riescono a vederla. La grande domanda è ovviamente quando diventerà grande nel cielo e quando sarà visibile durante il giorno. Per queste domande bisognerà aspettare ancora. 2 milioni di km dal Sole però sono incredibilmente poco e se la cometa rimane intatta potrebbe raggiungere magnitudini negativi da -11 a -16. Per fare un paragone, il magnitudo massimo della Luna è -12.7!
Ma questo succederà soltanto se la cometa non andrà in frantumi. Le comete possono essere molto imprevedibili e altre che si sono avvicinate tanto al Sole, come la famosa Cometa Elenin nel 2011 o la Cometa LINEAR nel 1999, o la Cometa Kohoutek nel 1973, non sono riuscite ad arrivare neanche vicino alla luminosità e visibilità previste.
Dall’altro canto, abbiamo visto tutti come la Cometa Lovejoy, quest’anno, è riuscita a a sopravvivere ad un incontro due volte più ravvicinato con il Sole. Nel 2007 la Cometa McNaught diventò visibile ad occhio nudo anche di giorno (raggiunse il magnitudo -5.5) Ed era a ben 24 milioni di km dal Sole.
La scoperta della cometa C/2012 S1 (ISON) è stata fatta da Vitali Nevski, dalla Bielorussia e da Artyom Novichonok, di Kondopoga, Russia. Hanno usato un telescopio riflettore da 0.4 metri posizionato vicino a Kislovodsk, in Russia.

Fonte: Link 2 Universe

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