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Archive for the ‘Moda e Costume’ Category

Solofra Storica – il fascino estemporaneo del lusso tra il casual e lo chic – Marius Creati

il fascino estemporaneo del lusso tra il casual e lo chic

Il tema di presentazione consiste nel aver individuato un contatto tangibile con la storia attraverso la sintesi della storiografia solofrana, rivalutata secondo una concezione moderna della moda e identificata in un contesto bizzarro e irremovibile. “Solofra Storica”, vuole rappresentare un giusto equilibrio tra passato e futuro, tra tradizione e innovazione, poiché ogni traguardo futuribile lascia un segno irreversibile nel tempo che non trova alcun fondamento senza la considerazione del costume.

L’idea, da cui nasce l’elaborato, è semplice e articolata allo stesso tempo: il bisogno irrefrenabile di esprimersi attraverso l’intima e libera manifestazione delle idee. La mia personale esperienza professionale nel campo della moda, nutrita da una profonda passione intrinseca, ha contribuito a far sorgere il desiderio di riscontro, quale occasione di una rilevante forma d’espressione non competitiva, ma bensì di scambio interculturale.

Durante la breve fase di ricerca iniziale ho intuito l’importanza di identificare la realtà di un intero conglomerato sociale con l’immagine della sua identità. Effettuando ricerche sulle origini della città di Solofra, appunto http://www.solofrastorica.it, ho avvertito l’interesse per una dimensione storico culturale, per la quale si professa portavoce silenziosa, e ne ho almanaccato un racconto da poter rappresentare su di una ipotetica passerella percepita nella mente. Quindi ho fantasticato sulla padronanza della duchessa Beatrice Ferrella Orsini e sulla maestosa presenza della principessa Dorotea Orsini e di come avrebbero arzigogolato le loro giornate in tempi moderni, sulle pitture di Francesco Guarini e sui temi rappresentati nei suoi dipinti, anche per esempio sdrammatizzando l’iconografia sacra di S.Agata o di Santa Cecilia attraverso una rappresentazione mediatica a sfondo ludico di una stampa visage su T-shirt decorata con profilature di ruches monocromo in pelle.

 Le basi e i princìpi essenziali che danno fondamento e considerazione al tema rappresentato sono i seguenti:

– concepire ed esprimere il concetto di moda e costume come forma d’arte, concettualità di design e espressione artigianale che influisca e venga contaminata dall’iterazione dei processi stagionali del mercato della moda;

– garantire spazio evolutivo e collaborazione di idee e di imprenditoria al fine di oggettivare la metamorfosi di un sistema aziendale;

– proporre eventi che, grazie all’iterazione di vari processi espressivi, conferiscano un’immagine basilare adeguata per allestimenti esponitivi e installazioni divulgative in showroom.

 Il mio impegno in questa fase iniziale di progettazione è stato quello di:

– proporre la realizzazione di una collezione divulgativa partendo da un total look prettamente casual street  per poi giungere alla visualizzazione di un’icona prettamente couture;

– ideare un tema pertinente con un significato ideologico;

– costruire un’immagine sul medesimo;

– sviluppare il contenuto per attribuirne un’iconografia artistico commerciale;

– identificare l’impronta di stile desiderata.

Non sono riportati tessuti e definizione dei dettagli…

a cura di Marius Creati

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Yohji Yamamoto a Londra, retrospettiva londinese dedicata al talento del radical fashion

Il tocco audace di Yohji Yamamoto raggiunge la favolosa città di Londra, dove si apre, presso il Victoria and Albert Museum, la grande retrospettiva dedicata a uno dei geni più talentosi del radical fashion.

E’ la sua prima volta nella città della monarchia britannica, fulcro del galateo prettamente anglosassone; la mostra ne esplora il suo lavoro idiosincratico e innovativo. “Il tessuto é tutto'”, afferma in una dichiarazione il celebre artista, stilista e designer giapponese. Yohji Yamamoto ama seguire tutte le fasi del lavorazione del materiale, ama studiare i modelli e portare a termine l’intera collezione. Questo profondo interesse nel settore del tessile si pone al centro del suo approccio cono il mondo del design. Questa retrospettiva viene vissuta attraverso una serie di installazioni specifiche per tutto il V&A (Victoria and Albert Museum) e non solo, includendo l’abbigliamento maschile per la prima volta, creando un effetto antitetico tra il classicismo degli ambienti e le ardite sperimentazioni, le quali già molti anni prima, circa trent’anni fa, crearono stupore e ammirazione  al suo debutto parigino infrangendo gli schemi prefissati del prêt-à-porter e dell’alta moda francese.

Yamamoto diventa un fashion designer di fama internazionale nei primi anni Ottanta, contestando i tradizionali concetti della moda mentre disegna abiti che sembrano di grandi dimensioni, spesso incompiuti, giocando con le idee di ogni genere o tessuti mai adoperati nell’abbigliamento, come il feltro o il neoprene, realizzando modelli concettuali dal taglio insolito, pur conservando un dote di grande conoscenza della storia della moda e un effervescente senso dell’umorismo. Il suo lavoro è caratterizzato dall’uso frequente e sapiente del nero, un colore che egli descrive come ‘modesto e arrogante allo tempo stesso’, ma alla fine non mancano esplosioni di colore evidenziati come raggi di luce nella penombra… e quindi é possibile essere catturati da una lunga veste dal taglio ad anfora di color giallo forte corredato da un grande cappello a tesa extra-large ton sur ton, da una vistosa mise zelantemente plissettata di un color rosso cremisi accentuata da esuberanti sculture tessili sul décolleté o da una deliziosa robe jupon di color bianco latte con strascico a mantello e tiara in maglia sul capo a forma di grande corona.

Lo spazio espositivo ospita nella sala principale oltre sessanta creazioni e un tempestivo intervento multi-media nel quale si rivela il suo ampio lavoro creativo. Ottanta manichini indossano i preziosi abiti senza alcun ordine cronologico, né didascalie o annotazioni, in modo assolutamente informale, tra di essi sono messi in risalto le collezioni maschili, e lasciati lì per essere ammirati come abiti scultura di un’arte intramontabile, desiderati nella fluida consistenza avvolgente dei favolosi drappeggi, esaminati con la stessa peculiare attenzione di come li studierebbe il grande maestro nipponico.

Abiti, creazioni sartoriali senza tempo, realizzati per essere indossati per anni e per sempre, senza alcuna restrizione voluta dalle tendenze di mercato o dai cambiamenti di stile.

Nella grande retrospettiva non possono mancare, accanto ai manichini adibiti dal creatore della “moda post-atomica”, schizzi, disegni, bozzetti, fotografie e video esaltanti l’immenso percorso artistico intrapreso durante la sua strabiliante esperienza, anche menzionando le jam-session con grandi artisti di varia estrazione, suggellanti il grande successo imprenditoriale corredato da ampie collaborazioni con grandi gruppi del settore.

Ma dalla sala si può attingere anche agli altri spazi dell’imponente museo, scivolando via verso altri saloni dove trovano dimora indumenti più consistenti, tra i quali cappotti dalle varie tonalità,  fantasiosi tailleur e sontuosi abiti da sera, amalgamati con cura fra le preziose ceramiche, gli antichi arazzi e i prestigiosi strumenti musicali ospitati al suo interno.

Durante l’inaugurazione il celebre Yohji Yamamoto ringrazia la madre ultranovantenne presente in sala, sua meritevole fonte d’ispirazione, oltre alle figure di Christian Dior e di Cristobal Balenciaga.

Nell’ambito della retrospettiva, il lavoro di Yohji Yamamoto si allunga ulteriormente in tutta Londra con impianti satellitari presso i siti Wapping Project.

a cura di Marius Creati

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