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“VINTAGE! La moda che vive due volte”, rassegna dedicata allo stile e alla cultura del Novecento

May 11, 2018 Leave a comment

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DALL’1 AL 3 GIUGNO NELLA CULLA DEL RINASCIMENTO TORNA “VINTAGE! LA MODA CHE VIVE DUE VOLTE”

Per il secondo anno consecutivo Romagna Fiere, la società forlivese che da oltre 20 anni è specializzata nell’organizzazione di eventi fieristici, torna protagonista a Urbino grazie a “VINTAGE! La moda che vive due volte”. L’evento, dedicato allo stile e alla cultura del Novecento, da venerdì 1 a domenica 3 giugno si svolgerà nella prestigiosa e affascinante cornice del Collegio Raffaello in piazza della Repubblica e permetterà ai visitatori (per i quali l’ingresso sarà gratuito) di dare libero sfogo alla propria curiosità acquistando capi, accessori moda, complementi d’arredo e prodotti che sapranno evidenziare e riaffermare la specifica personalità di ognuno di loro.

Un fine settimana di solennità e celebrazioni, dal Patrono San Crescentino alla Festa della Repubblica, nel quale la manifestazione che si avvale del patrocinio del Comune di Urbino si inserisce con una proposta molto articolata tra stand dedicati all’abbigliamento, al remake, al design, al modernariato e al collezionismo, mostre, spettacoli, tanta musica e divertimento anche per i bambini. Molto più di una mostra-mercato, ma una manifestazione che rilegge e interpreta il passato, dando uno spaccato completo sul “come eravamo”. 

“VINTAGE! La moda che vive due volte” ha difatti saputo imporsi negli anni come punto di riferimento nazionale nella ricerca e nella proposta a un pubblico attento appassionato di collezionisti, addetti al settore moda, stilisti, e di semplici appassionati, degli articoli senza tempo che hanno caratterizzato diverse epoche storiche mantenendo intatto ancora oggi il proprio fascino. 

La rassegna si articola in 4 aree tematiche e propone 40 espositori selezionati e qualificati provenienti da tutto il territorio nazionale. A “VINTAGE! La moda che vive due volte” si potrà trovare:

VINTAGE
L’area principale dedicata all’abbigliamento e agli accessori appartenuti al secolo scorso. Questi cimeli, definiti Vintage, sono oggetti di culto ancora attualissimi, che hanno segnato un’epoca e sono rimasti nella memoria collettiva anche grazie alla qualità superiore con cui sono stati prodotti e la possibilità che oggi offrono di reinventare uno stile personale, ricercato e vivace.

FASHION REMAKE
Vintage non è solo sinonimo di passato o malinconia del tempo che fu, ma un nuovo modo per guardare al futuro: le sartorie creative, piccole aziende artigiane e designer, mettono in vendita in quest’area le loro creazioni frutto di rielaborazione di materiali datati o dismessi, siano essi tessuti, lane, legno, carte da parati o pvc. Tutto può avere una nuova vita e creare nuove forme d’arte.

MODERNARIATO & DESIGN
Area dedicata agli oggetti della memoria e alle curiosità del passato: piccoli antiquari e collezionisti espongono vinili, latte d’epoca, giocattoli antichi, profumi da collezione, radio, tv, fumetti, libri, per compiere un salto indietro nel tempo in un’atmosfera da marchè-aux-puces.

VINTAGE FOOD

A deliziare il palato dei visitatori tre Vintage Dinner proporranno una ristorazione tipica dal sapore di altri tempi.

MOSTRA EVENTO “VALENTINO: STILE ITALIANO”

All’interno del Collegio Raffaello e in collaborazione con “A.N.G.E.L.O. Vintage Palace” di Lugo di Romagna, per tre giorni sarà possibile ammirare una mostra tematica di capi d’abbigliamento e accessori che raccontano il percorso evolutivo di Valentino, lo stilista di fama internazionale simbolo della femminilità di cui saranno esposti abiti da mille e una notte.

“Ho sempre desiderato rendere belle le donne” ed in 45 anni di carriera ci è riuscito in maniera esemplare. La quintessenza dell’italianità, un romano affascinato dal glamour della Dolce Vita che s’inserisce nel mondo della moda con classe ed eleganza infondendo femminilità e bellezza. Maestria del taglio, perfezione della fattura e amore per la bellezza, la donna una creatura da venerare, ammirare e valorizzare. Passione per il dettaglio, per l’equilibrio tra ricami preziosi e semplicità del drappeggio, colori tenui bilanciati dall’uso del rosso che porta il suo nome. Valentino Garavani rappresenta tutto questo, Valentino è lo stile italiano.

Una mostra ricca di fascino, un percorso stilistico dagli anni ‘70 agli anni ‘90 che attraverso un’attenta selezione, dal prezioso archivio A.N.G.E.L.O dei capi più rappresentativi del designer, racconta la storia di uno stile unico. Saranno 15 gli abiti esposti in tutto il loro splendore. Una particolare tecnica di alta sartoria in tutte le fasi di lavorazione e senza mai scendere a compromessi acquisita con le scuole unita all’esperienza del couturier che contraddistingue tutti i suoi capi. Il gusto fortemente riconoscibile grazie ad un mix di femminilità, ricerca, scenografia e ricchezza, ispirato spesso agli anni d’oro del cinema hollywoodiano e ai forti riferimenti alla storia dell’arte, Valentino è sempre stato il preferito tra capi di Stato e loro consorti, famiglie Reali ed attrici celebri per le serate di red carpet. 

Valentino Clemente Ludovico Garavani nasce l’11 maggio del 1933 a Voghera (Pavia). Fin dalla più tenera età dimostra interesse verso il bello e la grazia, la danza e la sartoria. Giovanissimo, dopo gli studi a Milano, si trasferisce a Parigi. Nel 1957 torna in Italia e fonda l’atelier Valentino, in via Condotti. Nel 2007 Valentino dice addio alla moda, rimanendo un punto di riferimento nel mondo.

TRE GIORNATE DI MUSICA DAL VIVO

Come da tradizione anche la musica è grande protagonista a “VINTAGE! La moda che vive due volte” e sotto il cielo delle notti di giugno saremo tutti “Figli delle Stelle”, oggi come 40 anni fa. Il piazzale del Collegio Raffaello sarà l’ideale palcoscenico sul quale rivivrà il ritmo della disco music degli anni ’70, ’80 e ’90: l’epoca del funky, dei pantaloni a zampa d’elefante, delle piste da ballo e delle pettinature “afro”. Una miscela esplosiva che non è solo revival, ma che è capace ancora oggi di scatenare la gente, di influenzare gli stili musicali, di “fare costume”.

Ad animare le tre serate, a partire dalle 17.00, sarà Giuseppe Moratti, dj molto apprezzato sulla scena della movida dei locali della Riviera Romagnola che lo hanno visto protagonista in consolle: dal Cocoricò al Peter Pan, dal Kinki all’Altromondo Studio. Con lui venerdì sera si ballerà al ritmo della musica dei mitici anni ’70, sabato “Disco Ringo e gli intramontabili anni ‘80” e domenica gran finale con “The Fabolous 90’s”.

  • I MITICI ANNI 70 – Nasceva nella grande mela il fenomeno Disco, una musica dal sound commerciale che prendeva origine dal soul e dal funky la quale avrebbe conquistato le classifiche e fatto ballare intere generazioni in tutto il mondo. Ascolterete dalle storiche hit dello Studio 54 a Donna Summer , dagli Abba ai Village People, tra pantaloni a zampa d’elefante, acconciature afro style e glitterball.
  • GLI INTRAMONTABILI ANNI 80 – Unici e intramontabili gli anni Ottanta sono stati contemporaneamente l’età d’oro delle superstar Pop come Michael Jackson, Madonna, i Duran Duran e i Queen così come anche il decennio di alternative musicali bellissime come Cure,  Run DMC e Depeche Mode. In Italia lo stile spaziava dal Moncler dei paninari al chiodo dei punk. Continuano a condizionare le generazioni a venire sia musicalmente che esteticamente e resteranno per sempre nei nostri cuori.
  • I FAVOLOSI ANNI 90 – Gli anni novanta sono stati davvero favolosi,  nella nostra Riviera e in tutta Italia il fenomeno delle discoteche ha toccato il suo apice. La diffusione della musica house ed elettronica arrivata dagli Stati Uniti e da Londra ha rivoluzionato le abitudini e il divertimento dei giovani e non solo.  Look dai colori sgargianti e dalle forme trasgressive hanno rivoluzionato il costume: dalla gonna da uomo di Jean Paul Gaultier agli stili più eccentrici proposti dai nuovi stilisti come Thierry Mugler, Alexander McQueen, Martin Margiela e Yohji Yamamoto.  La musica è stata protagonista di questa decade, dalla Love Parade di Berlino ai grandi locali di Ibiza,  ascolterete i classici e le hit che hanno caratterizzato quelle notti magiche.

L’ARTE DEL BURLESQUE

Anche la 2ª edizione di “VINTAGE!” a Urbino proporrà spettacoli affascinanti e sensuali. Parliamo del Burlesque, un’arte ironica, teatrale, capace di coinvolgere con il suo erotismo raffinato sin dalla seconda metà dell’Ottocento quando nacque nell’Inghilterra Vittoriana.

Sabato 2 e domenica 3 giugno verrà portata sul palco da due dive internazionali: Wonderful Ginger e Giuditta Sin. Due gli spettacoli che le vedranno protagoniste: sabato alle 21.30 e alle 22.00 e domenica alle 21.00 e alle 21.30.

Wonderful Ginger

Wonderful Ginger è una performer italiana di fama internazionale,  vincitrice  del Vertigo Burlesque Festival 2015 di Roma si esibita svariate volte in Uk, Germania, Francia, Amsterdam e Stoccolma , Un sogno a occhi aperti fatto di melodie indimenticabili e lustrini con cui vi farà  tornare indietro nel tempo e rivivere la bellezza degli anni d’oro del cinema Hollywoodiano Ginger produce routine creative e spiritose e costumi strabilianti che, uniti al suo fascino italiano, vi faranno innamorare in pochissimo tempo!.

Giuditta Sin 

Surreale, distratta, svagata e poetica e appassionata del movimento culturale “Fin de siècle” e dall’estetica dell’art nouveau, trae ispirazione dalle opere simboliste, decadenti e surrealiste, dalle controverse opere di Colette e da danzatrici rivoluzionarie come Loie Fuller, Isadora Duncan e Ruth St. Denis. Da sempre affascinata dalla figura della vamp e dalla sensualità delicata ed impertinente delle dive degli inizi del ‘900, dalle atmosfere fiabesche, decadenti e a tratti oscure e malinconiche, Giuditta crea performance che rifiutano ogni possibile etichetta ma sono puri atti di bellezza.

Resident performer del Velvet Cabaret del Micca Club ed insegnante al l’Accademia del burlesque dello stesso, è producer insieme alla performer Vampfire del “Burlesque Riot Alternative Burlesque Revue” a Roma. Si è esibita con successo ai Burlesque Festival e Burlesque Awards di Milano, Roma ,New York, Londra, Berlino, Stoccolma e New Orleans.

SPAZIO BIMBI

La rassegna porrà attenzione anche ai più piccoli con uno spazio pensato per i bambini e dedicato al loro divertimento. Ovviamente in stile e a tema vintage. Venerdì pomeriggio servizio di trucca-bimbi e area con i giochi di una volta da riscoprire assieme a genitori e nonni; nel pomeriggio di sabato tanti spettacoli di danza a tema vintage e domenica pomeriggio, la sempre affascinante arte del teatro dei burattini.

INFO, ORARI E PREZZI

www.romagnafiere.it nella sezione EVENTI EXTRA

Dove trovarci: Collegio Raffaello – piazza della Repubblica, Urbino-

Orari al pubblico: venerdì 1 dalle 14.00 alle 24.00 – sabato 2 e domenica 3 dalle 10.00 alle 24.00.

Ingresso gratuito

Parcheggi visitatori: Borgo Mercatale e Santa Lucia

 

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“StraVolti”, personale di Marion Peck presso Dorothy Circus Gallery di Roma

April 22, 2018 Leave a comment

Stravolti di Marion Peck

StraVolti

Marion Peck Solo Exhibition

21st April 2018 – 28th May 2018

Via dei Pettinari 76 – 00186 Rome, Italy

Private Preview: Friday 20th April 2018 || 5pm – 8pm

Public Opening: Saturday 21st April 2018 || 5pm – 8pm

ENG / ITA

“You can really understand the creative process only through the whole series of its variations.”

(Pablo Picasso)

Dorothy Circus Gallery is proud to present “StraVolti”, a new and exclusive solo exhibition by Marion Peck, one of the most recognized and sought for artists among pop surrealism worldwide. After more than ten years, Marion Peck returns to Rome to exhibit a series of 11 highly original oil paintings on canvas, deeply inspired by the European art and cultural tradition. In this occasion, DCG will also feature the work The Actors, a masterpiece that celebrates the classical Greco-Roman culture, investigating both the symbolic and the psychological aspects of the historical and metaphorical figure of the actor. Following the success of Pages From Mind Travellers Diaries at DCG in London, which included three masterpieces of the Marion Peck’s oeuvre, the artist, who continuously researches new inspiration, opens new doors of her mind with this unique exhibition, marking an unprecedented stage of her artistic career.

Influenced by the art of Picasso, the Cubist experimentation and the interpretation of perspective plans through modern art, Marion Peck produces a selection of surreal portraits where an excellent classical pictorial technique is combined with modernity.

Characters of different ages, belonging to multiple periods, are represented on a neutral background, without any indication of their social identities and their past. In fact, the painted subjects seem to emerge from the paintings from a timeless, mysterious and fascinating space.

The figures reside at the border between past, present and future in a philosophical denial of time, which dissolves a typically Hegelian conception of history as progress to replace it with a conception of non-linear time and culture.

Each portrait is executed to perfection in a Renaissance manner and the clothing of the protagonists themselves makes direct reference to past eras that, in some way, revive in Peck’s works. But these paintings are not relegated to the past; on the contrary, they are deeply related to relevant contemporary themes and fundamental psychological theories. As it can be seen from the references to the art of Picasso, as well as to the distorted portraits of Francis Bacon, Marion Peck soberly analyses the psychology of her characters, thus inducing viewers to do the same. The pictorial approach of Marion Peck is in fact strongly psychological. The strange faces of Peck open onto a perception-less dimension bringing to light the fragility and insecurity that arises from an induced perceptual alteration. Gently holding our subconscious, the artist breaks down and recomposes her characters, distorting their beauty to give life to a new reading of the same faces.

Through the use of a sublime pictorial technique that adorns the strangest and most contorted forms, Peck manages to highlight the elegance and perfection of her exaggerated faces, which we learn to observe from many points of view. Another “Ego” emerges from this strange beauty, freed from the fears of self-acceptance, capable of self-irony in strong contrast with the etiquette of a social system that tends to the homologation of the personality.

The artist’s important statement on re-defying beauty rises upon this analysis, which takes into account a historical contemporary time in which physical appearance reigns.

While we live the disturbing phenomenon of showcasing our portrait every day, following the standards of the mask that forces us to imposed aesthetic canons, in an exaggerated tendency to embellishment (either surgically or virtually), the portraits of Marion Peck demonstrate how strangeness and the particularity may manifest themselves among the purest forms of beauty. In this way, Peck points her finger to criticize a remarkably contemporary collective malaise and fear of weirdos as a dangerous denial of uniqueness.

“Are you lost in the world like me? If the systems have failed? are you free? “(Moby)

“Si può capire davvero l’atto creativo solo attraverso una serie di tutte le sue variazioni” 

(Pablo Picasso)

La Dorothy Circus Gallery è orgogliosa di presentare “StraVolti”, una nuova ed esclusiva mostra personale di Marion Peck, tra le artiste più riconosciute e seguite del pop surrealismo a livello mondiale. Dopo più di dieci anni, Marion Peck torna a Roma per esporre una serie di 11 originalissimi ritratti ad olio su tavola, profondamente ispirati alla tradizione artistica e culturale europea. Per l’occasione verrà anche esposta eccezionalmente l’opera The Actors, capolavoro dell’artista che celebra la cultura classica greco-romana, investigando sia gli aspetti simbolici che quelli psicologici della figura storica e metaforica dell’attore.

Facendo seguito al successo di “Pages From Mind Travellers Diaries” presso la DCG di Londra, che includeva tre capolavori dell’oeuvre di Marion Peck, l’artista, che ama rinnovare la propria ricerca, apre con questa inedita mostra nuove stanze della sua mente, segnando un’inedita tappa della sua carriera artistica.

Influenzata dall’arte di Picasso, dalla sperimentazione cubista e dall’interpretazione dei piani prospettici attraverso l’arte moderna, Marion Peck elabora una sequenza di surreal portraits in cui è protagonista una squisita tecnica pittorica classica affiancata dalla modernità e dal contemporaneo. Personaggi di diverse età, provenienti da epoche diverse, vengono rappresentati su uno sfondo neutrale, senza alcuna indicazione delle loro identità sociali e del loro passato. I soggetti dipinti sembrano infatti emergere dai quadri in uno spazio a-temporale, misterioso e affascinante.

Le figure risiedono al confine tra passato, presente e futuro in una filosofica negazione del Tempo che dissolve una concezione tipicamente hegeliana di storia come progresso, per rimpiazzarla con una concezione del Tempo e della cultura non lineare. Ogni ritratto è eseguito alla perfezione in maniera rinascimentale e l’abbigliamento dei protagonisti stessi fa diretto riferimento ad epoche passate che, in qualche modo, rivivono nei lavori di Peck. Ma questi dipinti non sono relegati nel passato. Al contrario, sono profondamente pervasi da importanti temi contemporanei e teorie psicologiche fondamentali. Come si può già notare dai riferimenti all’arte di Picasso, così come ai ritratti distorti di Francis Bacon, Marion Peck analizza sobriamente la psicologia dei suoi personaggi, inducendo quindi gli spettatori a fare lo stesso. L’approccio pittorico di Marion Peck è infatti fortemente psicologico.

Gli Strani Volti di Peck si aprono così su un piano dispercettivo per portare alla luce la fragilità e l’insicurezza che nasce da un indotta alterazione percettiva.

Tenendo teneramente per mano il nostro subconscio, l’Artista scompone e ricompone i suoi personaggi, stravolgendone la bellezza per dare vita ad una nuova lettura della stessa.

Attraverso l’uso di una sublime tecnica pittorica che adorna le forme più strane e distorte, Peck riesce a mettere in luce l’eleganza e la perfezione dei suoi volti stravolti, che impariamo ad osservare da molteplici punti di vista.

Da questa Strana bellezza emerge un altro “io”, liberato dalle paure di accettazione di se, capace di un autoironia in forte contrasto con l’etiquette di un sistema sociale che tende all’omologazione della personalità.

Da questa analisi emerge l’importante commento che l’artista suggerisce, sulla re definizione di bellezza, che tiene conto di un presente storico in cui regna l’apparenza fisica.

Mentre viviamo l’inquietante fenomeno del mettere in mostra il proprio ritratto ogni giorno, seguendo gli standard della maschera che ci costringe a canoni estetici forzati, in una esasperata tendenza al embellishment, chirurgico e virtuale, i ritratti di Marion Peck dimostrano quanto la stranezza e la particolarità possano in realtà manifestarsi tra le forme più pure di bellezza.

Puntando il dito su un malessere collettivo estremamente contemporaneo e sulla paura del weirdo come pericolosa negazione dell’unicità.

Vittorio Taviani, muore un grande artefice del cinema italiano

April 17, 2018 Leave a comment
Vittorio Taviani
Scherzando, si potrebbe dire che di uomini come Vittorio Taviani non se ne fanno più. Ma Vittorio Taviani ieri è scomparso a Roma, a 88 anni, e probabilmente non ci sarà più una parte di cinema come lo abbiamo conosciuto finora.
Dagli anni ’60 i fratelli Paolo e Vittorio hanno raccontato l’Italia, e la sua società, collaborando con Cesare Zavattini o Gian Maria Volonté, firmando una serie di pellicole dure e rimaste nella storia di chi ha voluto guardare la realtà del nostro Paese: Un uomo da bruciare, Padre Padrone, che nel 1977 conquista la Palma d’Oro e il Premio della Critica al Festival di Cannes, e La notte di San Lorenzo (1982), la storia drammatica di un gruppo di uomini e donne che fuggono dai tedeschi nel tentativo di raggiungere una zona occupata dagli alleati, con la musica di Nicola Piovani (Gran Premio della Giuria a Cannes, David e Nastri d’Argento per la regia e la sceneggiatura)
“Ho perso un amico, una persona generosa, appassionata, affettuosa, colta – ha dichiarato Gavino Ledda, il protagonista di Padre Padrone, appunto – Con Vittorio era un piacere chiacchierare di qualsiasi argomento, dal cinema alla musica, lo ricordo sempre prodigo di consigli e incoraggiamenti. E ricordo che poco tempo dopo l’uscita del film, a Roma, ebbi una volta un malore: mi venne spontaneo chiamarlo. Lui, insieme a Paolo, si precipitò in albergo, portandosi dietro il suo medico e mi rimase vicino fino a quando non ripresi le forze. Ecco, in questo dettaglio apparentemente insignificante, ritrovo tutta l’umanità e l’altruismo di Vittorio”.
Nel 2012 insieme al fratello Paolo vince l’Orso d’Oro al Festival di Berlino con Cesare deve morire e nel 2014 Maraviglioso Boccaccio adatta cinque novelle del Decamerone alle esigenze del XXI secolo, cercando un confronto con le paure dei giovani contemporanei.
Una vita per la pellicola, la cui ultima produzione risale allo scorso anno, con Una questione privata, che ritorna sui passi dei primi film dedicati alle stragi naziste e all’incubo del Fascismo, la nemesi di un grande personaggio come Vittorio Taviani.
Fonte: Exibart
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​Cromorama, incontro con l’autore del libro presso Auditorium Petruzzi di Pescara

March 20, 2018 Leave a comment

Locandina Cromorama

Venerdì 23 marzo, ore 10.30, presso l’Auditorium Petruzzi del Museo delle Genti d’Abruzzo di Pescara, si terrà l’incontro tra l’autore del libro Cromorama Riccardo Falcinelli e il Maestro d’Arte Contemporanea Franco Summa.

Perché le matite gialle vendono di piú delle altre? Perché Flaubert veste di blu Emma Bovary? Perché nei dipinti di Mondrian il verde non c’è mai? E perché invece Hitchcock lo usa in abbondanza?

Riccardo Falcinelli (1973) è uno dei più apprezzati visual designer della scena della grafica italiana, che ha contribuito a innovare progettando libri e collane per diversi editori. Insegna Psicologia della percezione presso la facoltà di Design ISIA di Roma. Insieme a Marta Poggi, è autore dei graphic novel Cardiaferrania (minimum fax 2000), Grafogrifo (Einaudi Stile Libero 2004) e L’allegra fattoria (minimum fax 2007). Nel 2011 ha pubblicato con Stampa Alternativa & Graffiti Grardare. Pensare. Progettare. Neuroscienze per il design. Per Einaudi Stile Libero ha pubblicato Critica portatile al visual design (2014) e Cromorama (2017). Suo è l’attuale progetto grafico di Einaudi Stile Libero.

Franco Summa, nato a Pescara e conseguita la Maturità Classica, si laurea all’Università di Lettere Moderne con indirizzo in Storia dell’Arte con una tesi in Estetica. Ha insegnato discipline pittoriche al Liceo artistico di Pescara e tenuto corsi e lezioni presso le facoltà di Architettura a Pescara e Roma e nella Scuola di Specializzazione in Storia dell’Arte Contemporanea di Siena. Dalla metà degli anni sessanta sviluppa una ricerca artistica incentrata sul rapporto uomo-ambiente, che ha trovato negli spazi urbani uno specifico campo d’intervento. A partire dal 1968 ha realizzato, in varie città, numerose opere ambientali sia temporanee che stabili. Dal 1964 è presente sulla scena artistica delle più significative manifestazioni italiane e internazionali.

Evento promosso dall’Assessorato alla Cultura di Pescara, realizzato dall’associazione PEPE Collettivo.

Contatti:
http://www.pepecollettivo.it
info@pepecollettivo.it
328 0359274​

“HITLER contro PICASSO e gli altri”, anteprima mondiale nei cinema italiani

March 13, 2018 Leave a comment

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HITLER contro PICASSO
e gli altri L’ossessione nazista per l’arte

Solo il 13-14 marzo 2018 al cinema

Con la partecipazione straordinaria di Toni Servillo

In due modi il nazismo mise le mani sull’arte: tentando di distruggere ogni traccia delle opere classificate come ‘degenerate’ e attuando in tutta Europa un sistematico saccheggio di arte antica e moderna.
In anteprima mondiale nei cinema italiani solo il 13 e 14 marzo e a seguire sugli schermi di altri 50 paesi del mondo il documentario che ci guida per la prima volta alla scoperta del Dossier Gurlitt, di rari materiali d’archivio, dei tesori segreti del Führer e di Goering.
Con la colonna sonora originale di Remo Anzovino.

Com’è possibile essere indifferenti agli altri uomini?  La pittura non è fatta per decorare appartamenti. È uno strumento di guerra offensivo e difensivo contro il nemico” _Pablo Picasso

Chagall, Monet, Picasso, Matisse, Klee, Kokoschka, Otto Dix, El Lissitzky. Artisti messi al bando, disprezzati, condannati eppure anche trafugati, sottratti, scomparsi.

Sono trascorsi 80 anni da quando il regime nazista bandì la cosiddetta “arte degenerata”, organizzando, nel 1937 a Monaco, un’esposizione pubblica per condannarla e deriderla e, contemporaneamente, una mostra per esaltare la “pura arte ariana”, con “La Grande Esposizione di Arte Germanica”. Proprio in quegli stessi giorni cominciò la razzia, nei musei dei territori occupati e nelle case di collezionisti e ebrei, di capolavori destinati a occupare gli spazi di quello che Hitler immaginava come il Louvre di Linz (rimasto poi solo sulla carta) e di

Carinhall, la residenza privata di Goering, l’altro grande protagonista del saccheggio dell’Europa. Si calcola che le opere sequestrate nei Musei tedeschi siano state oltre 16.000 e oltre 5 milioni in tutta Europa. Tra gli artisti all’indice Max Beckmann, Paul Klee, Oskar Kokoschka, Otto Dix, Marc Chagall, El Lissitzky. Sui muri le frasi di commento: “Incompetenti e ciarlatani”, “Un insulto agli eroi tedeschi della Grande Guerra”, “Decadenza sfruttata per scopi letterari e commerciali”. La mostra sull’”arte degenerata” fu portata in tour come esempio in 12 città tra Austria e Germania e la visitarono circa 2 milioni di persone.

Proprio per raccontare alcune delle infinite storie che presero il via in quei giorni, a distanza di 80 anni arriva oggi sul grande schermo un documentario-evento con la partecipazione straordinaria di Toni Servillo e la colonna sonora originale firmata da Remo Anzovino.

Hitler contro Picasso e gli altri. L’ossessione nazista per l’arte,diretto da Claudio Poli e prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital con la partecipazione di Sky Arte HD, arriva nelle sale italiane in anteprima mondiale solo il 13 e 14 marzo e ci guida tra Parigi, New York, l’Olanda e la Germania raccogliendo testimonianze dirette sulle storie che prendono il via da quattro grandi esposizioni che in questi ultimi mesi hanno fatto il punto sull’arte trafugata, tra protagonisti di quegli anni, ultime restituzioni e preziosi materiali d’archivio.

Si parte da  “21 rue La Boétie”, la mostra parigina nata dalla volontà di esporre parte di un prezioso patrimonio recuperato, la collezione di Paul Rosenberg, uno dei più grandi collezionisti e mercanti d’arte di inizio ‘900, con quadri da Picasso a Matisse; e si passa  a “Looted Art”, alla mostra di Deventer, in Olanda, che espone i quadri provenienti dai depositi statali olandesi e dalle collezioni razziate dai nazisti; si esplora poi “Dossier Gurlitt”, la doppia esposizione di Berna e Bonn che per la prima volta espone la collezione segreta di Cornelius Gurlitt, figlio di uno dei collezionisti e mercanti d’arte che collaborarono coi nazisti, fermato per caso dalla polizia doganale su un treno per Monaco nel 2010. Tra le tele della collezione trafugata capolavori di Chagall, Monet, Picasso e Matisse. 

Tra i protagonisti del film anche Simon Goodman (che in scatoloni pieni di vecchie carte e documenti ha scoperto la storia della sua famiglia e della sua magnifica collezione d’arte, che comprendeva opere di Degas, Renoir, Botticelli, nonché il cinquecentesco “Orologio di Orfeo”. Larga parte della collezione era finita nelle mani di Hitler e Goering), Edgar Feuchtwanger (che nel 1929 fu il vicino di casa di Adolph Hitler, qualche anno prima che suo padre fosse deportato a Dachau, mentre dalla loro casa venivano sottratti mobili e libri preziosi) e Tom Selldorff (che è riuscito a recuperare quattordici opere appartenute alla sua famiglia cui furono sottratte negli anni ’30).

All’interno di Hitler contro Picasso e gli altri. L’ossessione nazista per l’arte  troveranno inoltre spazio gli autorevoli interventi di Pierre Assouline, giornalista e scrittore, Jean-Marc Dreyfus, storico e autore del libro Il Catalogo di Goering, , Timothy Garton Ash, storico, Berthold Hinz, storico dell’arte,  Meike Hoffmann, esperta di arte degenerata e della vicenda Gurlitt, autrice principale della biografia di Hildebrand Gurlitt Il mercante d’arte di Hitler, Eva Kleeman e Daaf Ledeboer, storici dell’arte e ideatori della mostra Looted Art di Deventer, Markus Krischer, giornalista di Focus che ha seguito l’inchiesta su Cornelius Gurlitt,  Agnieszka Lulińska, storica dell’arte e co-curatrice della mostra su Gurlitt a Bonn, Bernhard Maaz, direttore generale delle Bayerische Gemäldesammlungen, Christopher A. Marinello, mediatore nel recupero di opere d’arte, Art Recovery International, Inge Reist, direttrice del Frick Collection’s Center for the History of Collecting presso la Frick Art Reference Library, New York, Elizabeth Royer, gallerista parigina, esperta di restituzioni, Marei e Charlene von Saher, eredi del gallerista Jacques Goudstikker, Cynthia Saltzmann, storica dell’arte e autrice del libro Ritratto del dottor Gachet. Storia e avventure del capolavoro di Van Gogh,Tom Selldorff, erede, Christina Thomson, storica dell’arte e co-curatrice della mostra su Rudolph Belling, Anne Webber, cofondatrice e condirettrice Commition for Looted Art in Europe, Rein Wolfs, a guida della Bundeskunsthalle di Bonn e co-curatore della mostra su Gurlitt a Bonn, Nina Zimmer, direttrice del Kunstmuseum Bern – Zentrum Paul Klee e co-curatrice della mostra su Gurlitt a Berna.

Diretto da Claudio Poli su soggetto di Didi Gnocchi e sceneggiatura di Sabina Fedeli e Arianna Marelli, con musiche di Remo Anzovino, Hitler contro Picasso e gli altri. L’ossessione nazista per l’arte è prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital con la partecipazione di Sky Arte HD ed è distribuito nell’ambito del progetto della Grande Arte al Cinema con i media partner Radio DEEJAY, MYmovies.it e ARTE.IT. L’evento al cinema è patrocinato dalla Comunità Ebraica di Milano.

“L’illusione del mio tempo”, personale di Quirino Gnutti presso “ll Vittoriale degli Italiani” – MAS a Gardone Riviera

March 13, 2018 Leave a comment

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AL VITTORIALE DEGLI ITALIANI LE OPERE DI QUIRINO GNUTTI: ILLUSIONI E PASSIONI CHE BRILLANO SUL VELLUTO

Un dialogo tra il passato, il presente e il futuro dell’arte contemporanea, nel segno di un’espressione libera e piena di passione. Questo rappresenta la mostra delle opere di Quirino Gnutti, L’illusione del mio tempo, che si terrà in uno degli spazi più suggestivi de “ll Vittoriale degli Italiani”, il MAS, dal 17 marzo al 1 dicembre 2018.

Nella suggestiva e famosa sala dedicata al motoscafo anti sommergibile, che Gabriele D’Annunzio utilizzò per una delle sue imprese più famose, la “Beffa di Buccari” del 1918, saranno esposte trenta opere in grande formato, tutte dipinte in acrilico su velluto, che rappresentano alcuni dei temi portanti dell’opera di questo artista al suo debutto. Tra questi, gli elementi della natura, le stagioni, lo spazio e le galassie.

Predestinato a seguire le orme del padre, imprenditore di successo e figlio di una dinastia d’industriali bresciani, Quirino, oggi trentunenne, dopo aver lavorato e vissuto negli Stati Uniti e in Spagna, inizia la sua rivoluzione di vita, che rappresenta e contiene anche il suo percorso artistico. E decide di dedicarsi a tempo pieno alla sua grande e assoluta passione, l’arte, affittando un grande garage che trasforma in atelier e camera delle meraviglie, nella periferia di Brescia. Nelle sue opere, forti e prepotenti, si nota la voglia di andare contro le tradizioni, uscire dall’orbita predefinita per generare nuovi universi di emozioni e suggestioni.

Così descrive il primo impatto con l’opera di Quirino, Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani e curatore della mostra, nella sua prefazione al catalogo edito da Contemplazioni: «… mi incanta qualcosa che non ho mia visto prima: delle grandi tele, che non sono più tele, perché coperte di velluto chiazzato di colori, a loro volta percorsi da ghirigori, ghirigori, ghirigori. Come la vita… Ma piacerebbe a D’Annunzio? È la domanda che mi faccio sempre, prima di accogliere un artista dentro la Triplice Cerchia di Mura. Sì, questa opalescenza brillante, questo caos ordinato, questi percorsi senza fine, questo tessuto prezioso gli piacerebbero».

Gli fa eco, descrivendo L’Universo Q, Sara Pallavicini, che firma la direzione artistica del progetto, assieme a Giovanni C. Lettini e Stefano Morelli: «Q esce dall’orbita di un sistema solare predefinito per dirigersi verso nuove galassie – le

sue galassie – in una delle quali scatena, a un certo punto, un nuovo Big Bang. E genera gli elementi, le stagioni, le arti. Tutte opere del suo creato e tutte compiute in una eterna condizione di caos, perché nell’universo Q – è bene saperlo – avviene tutto in ordine sparso e tutto rigorosamente esente dalla causa-effetto. Il fattore conseguenza in Q non è contemplato, al massimo, interpretato. Forse, tra qualche anno luce, sarà proprio questa peculiarità a rivelare il suo lavoro e la sua ricerca».

BREVE BIOGRAFIA DELL’ARTISTA

Quirino Gnutti nasce a Desenzano del Garda l’11 Ottobre 1986. Figlio di una delle più grandi dinastie industriali del bresciano, da sempre manifesta un forte interesse per il mondo dell’arte, non solo nell’ambito del collezionismo, ma anche per un’innata capacità di riprodurre ciò che è insito nella sua mente con una colorita e spiccata vena artistica.

Dopo il diploma in ragioneria, decide di intraprendere lo studio delle lingue andando a Boston, negli Stati Uniti e, successivamente, a Madrid, in Spagna. Qui la vocazione per la pittura continua ad essere alimentata dalle esperienze di vita, e prendono forma le prime opere che lo porteranno, nonostante lui non lo sappia ancora, a lasciare definitivamente la carriera nell’azienda di famiglia. Nell’aprile 2017 arriva la tanto sofferta decisione di lasciare alle spalle la sua vita manageriale per dedicarsi finalmente alla sua arte e apre a Brescia il suo studio creativo.

Quirino Gnutti
“L’illlusione del mio tempo”
MAS 96 – Il Vittoriale degli Italiani, Gardone Riviera
17 marzo – 1 dicembre 2018 – ore 15,30
Ingresso gratuito per tutti i visitatori de “Il Vittoriale degli Italiani” Orari: 9-17

Mostra a cura di Giordano Bruno Guerri
Direzione artistica Giovanni C. Lettini, Stefano Morelli, Sara Pallavicini Un progetto di: Contemplazioni, l’impresa della cultura

Ufficio stampa della mostra:

Capitale Cultura Group

press@capitalecultura.com Elena Puliti +39 3396979453

LINK MEDIA KIT

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Nicolò Galeazzi Fotografo Stefano Di Corato Video Maker

“Hemelliggaam or The attempt to be here now (Chapter One)”, mostra fotografica all’Iziko South African Museum di Città del Capo

March 10, 2018 Leave a comment
hemekkiggaam
Ha inaugurato ieri, all’Iziko South African Museum di Città del Capo, “Hemelliggaam or The attempt to be here now (Chapter One)”, la prima mostra dedicata all’inedito e articolato progetto di Tommaso Fiscaletti e Nic Grobler che può essere definito – spiegano gli artisti – come “un archivio visuale in espansione che esplora gli aspetti esistenziali della relazione tra uomo-ambiente-astronomia, utilizzando come punto di partenza le peculiarità del Sudafrica”. La mostra, a cura di Filippo Maggia – tra i curatori più rilevanti per la fotografia contemporanea -, presenta una ricchissima selezione di lavori tratti dall’imponente produzione nata in quasi due anni di progetto. Il percorso espositivo si articola in due parti, una nelle sale del museo con fotografie, video e installazioni e l’altra, di sole fotografie, nello storico giardino vicino all’edificio, The Company´s Garden, arrivando a comprendere una cinquantina di lavori. Un primo saggio, come evidenzia il sottotitolo della mostra – Chapter One –, di una ricerca artistica che proseguirà fino al 2019.
Nel progetto in costante divenire Hemelliggaam or The attempt to be here now, Tommaso Fiscaletti – in Sud Africa dal 2013 – e Nic Grobler – di origini sudafricane – indagano il singolare rapporto tra l’uomo e il cielo viaggiando nelle vaste zone del Western e Norther Cape, in particolare tra il deserto del Karoo e le montagne del Cederberg. Per la sua conformazione e posizione geografica questo territorio è, infatti, un luogo privilegiato per l’osservazione della volta celeste. Nell’ultimo secolo è stato il centro di numerose ricerche in campo astronomico e sede di importanti osservatori e progetti internazionali, tra cui l’ immenso SKA, il radio telescopio più grande del pianeta, progetto attualmente in corso tra Sudafrica e Australia.
A partire dal 2016 Fiscaletti e Grobler hanno percorso vaste porzioni di questo territorio incontrando scienziati e persone comuni, indagando l’intreccio tra ricerca scientifica e dimensione quotidiana di chi vive oggi in queste terre, senza dimenticare il profondo legame con il passato e l’immaginario collettivo, nutrito, in queste aree, da una lunga tradizione letteraria fantascientifica (fiorita soprattutto tra gli anni Venti e Ottanta) che ha dato origine a una subcultura attiva e rilevante. La natura, inoltre, assume, nel lavoro di Fiascaletti e Grobler, un ruolo centrale come scenario e presenza costante nello spazio e nel tempo, insieme scrigno e spettatrice della storia e dei tentativi umani di trovare, nei secoli, risposte alle domande esistenziali.
“Hemelliggaam or The attempt to be here now – scrive Filippo Maggia nel testo introduttivo della mostra – esplora da moltepici punti di osservazione la relazione quasi mistica che lega l’essere umano al cielo, da quando, alzando lo sguardo oltre l’orizzonte, il cielo ha inizio sopra il mondo conosciuto, sino a dove l’occhio indagatore dell’uomo, supportato dalla scienza, lo porta. E, quando la scienza non basta, la fantasia prova a trasportarlo oltre lo scibile”.
Il lavoro di Fiscaletti e Grobler si muove tra fotografia e video, ma si discosta dalla prassi documentaristica per dare vita ad un racconto polifonico animato dalla voce di persone con posizioni, idee, stili di vita, aspettative differenti: “Il gesto più interessante – raccontano gli artisti – è creare connessioni tra elementi diversi, catturando una dimensione inafferrabile se non attraverso la varietà delle sue forme”.
Sono queste caratteristiche di trasversalità e il continuo sconfinamento tra arte e scienza che innervano il progetto a essergli valsi l’interesse e il supporto da parte dell’NRF – National Research Foundation – ente sudafricano che finanzia progetti di interesse scientifico e che ha scelto Hemelliggaam per veicolare una serie di eventi tra il 2018 e il 2020 nell’ambito dell’iniziativa “Road Map for the history of Astronomy in Siuth Africa”, del dipartimento di fisica e astronomia dell’University of the Western Cape Town e del Consolato d’Italia a Cape Town e Farnesina (Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale). (Silvia Conta)

Fonte: Exibart