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“Masahisa Fukase, Private Scenes”, mostra retrospettiva presso Fondazione Sozzani a Milano

January 17, 2019 Leave a comment

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Masahisa Fukase Private Scenes

a cura di Foam Fotografiemuseum Amsterdam
in collaborazione con Tomio Kosuga, direttore di Masahisa Fukase Archives

Inaugurazione

Sabato 19 gennaio 2019 Ore 15.00 – 20.00

In mostra

20 gennaio – 31 marzo 2019
Tutti i giorni, 10.30 – 19.30 Mercoledì e giovedì, 10.30 – 21.00

Sabato, domenica e festivi Ingresso 5 € Ridotto 3 € (6-26 anni) Ingresso libero da lunedì a venerdì

La Fondazione Sozzani presenta “Masahisa Fukase, Private Scenes” la prima mostra retrospettiva italiana dedicata al grande fotografo giapponese, a cura di Foam Fotografiemuseum di Amsterdam in collaborazione con Tomio Kosuga, direttore di Masahisa Fukase Archives.

L’opera del fotografo giapponese Masahisa Fukase (Hokkaido, 1934-2012) è rimasta in gran parte inaccessibile per oltre vent’anni, in seguito a una tragica caduta che lo aveva lasciato con gravi danni cerebrali permanenti. Dopo la sua morte, gli archivi furono gradualmente aperti, rivelando un ampio materiale che non era mai stato mostrato prima. In questa ampia retrospettiva presentata in autunno al Foam di Amsterdam sono esposte stampe originali dagli archivi di Masahisa Fukase a Tokyo, oltre al suo corpus di lavori “Ravens” (corvi), importanti serie fotografiche, pubblicazioni e documenti che risalgono dagli anni ’60 al 1992.

Fukase ha incorporato la sua lotta personale contro il senso della perdita e la depressione nel suo lavoro in modo sorprendentemente giocoso. I suoi soggetti sono personali e molto intimi: nel corso degli anni, la moglie Yoko, il padre morente e l’amato gatto Sasuke comparivano regolarmente in narrazioni visive talvolta comiche, talvolta sinistre. Verso la fine della sua vita, rivolgeva la macchina fotografica sempre più verso di sé. L’enorme numero di autoritratti – quasi dei proto- selfie – testimonia il modo singolare, quasi ossessivo in cui l’artista si metteva in relazione con ciò che lo circondava e con sé stesso.

Fukase ha lavorato quasi esclusivamente con delle serie fotografiche, alcune nate nel corso di diversi decenni. Divenne celebre per i suoi “Ravens” (i corvi) (1975-1985), un racconto visivo atmosferico e associativo concepito durante un viaggio nella sua nativa Hokkaido.
Il libro Ravens è stato pubblicato nel 1986 e considerato come il miglior libro fotografico degli ultimi 25 anni dal British Journal of Photography nel 2010. Gli stormi dei corvi, quasi un presagio del destino, erano una sorta di metafora del suo stato d’animo di Fukase per il suo matrimonio con Yoko che stava finendo. Meno noto è il fatto che Fukase ha fotografato i corvi anche a colori.

Le rare polaroid della serie “Raven Scenes” (1985) sono esposte in Italia per la prima volta.

La sopravvivenza e il dolore personale sono diventati temi ricorrenti in Fukase per lunghi anni. Nella mostra Kill the Pig (1961), Fukase aveva presentato studi sperimentali sulla moglie incinta e sul bambino nato insieme a fotografie scattate in un macello: una riflessione insieme giocosa e macabra sull’amore, la vita e la morte. In Memories of Father (1971-1987) Fukase mostrava la vita, la decadenza e infine la morte di suo padre in un tenero omaggio e un commovente “memento mori”. I ritratti familiari di famiglia (1971-1989), a volte divertenti e talvolta seri, per i quali l’artista ha ritratto la sua famiglia nello studio fotografico dei suoi genitori, anno dopo anno, formano un’eccezionale cronaca familiare.

L’ esasperata idiosincrasia, la sua non accettazione verso sé stesso, e la continua sperimentazione, culminano negli autoritratti e nelle scene di “Private Scenes” (1990-1991), “Hibi” (1990-1992) e “Berobero” (1991) che documentano il vagabondaggio di Fukase per le strade e la vita notturna di Tokyo. Tre mesi prima della sua fatale caduta, le opere vennero esposte nella mostra “Private Scenes” (1992), insieme a Bukubuku (1991): una serie di autoritratti dell’artista nella vasca da bagno. Le stampe sono datate con il timbro digitale che Fukase aveva iniziato ad utilizzare negli ultimi anni della sua attività. Insieme queste opere costituiscono un diario che scandisce i giorni, i mesi e gli anni in cui Fukase ha vissuto, lavorato e giocato in totale isolamento.

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ITALIA, ultimo volo del dirigibile italiano alla conquista del Polo Nord

November 24, 2018 Leave a comment

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Il secolo dei dirigibili è stato breve. La costruzione in serie di questi oggetti a forma di sigaro che galleggiavano fieri nel cielo è cominciata alla fine del XIX secolo e già nel 1937, dopo la catastrofe dell’Hindenburg, i voli civili su dirigibile vennero interrotti. 

 

Ma nel loro secolo d’oro i dirigibili divennero protagonisti delle storie più disparate. Una delle più interessanti riguarda le spedizioni artiche.

La comparsa di dirigibili e aeroplani permise agli esploratori polari di sfruttare nuove opportunità. L’esplorazione dell’Artide a piedi o in nave comportava chiaramente diversi rischi e difficoltà, mentre il trasporto aereo poteva coprire in un’ora la distanza che a piedi si percorre in intere giornate.

Fra gli esploratori interessati a queste nuove possibilità della tecnica vi era l’italiano Umberto Nobile. Fu uno dei pionieri dell’aviazione nazionale. Non partecipò alla Prima guerra mondiale per problemi di salute, sebbene desiderasse ardentemente andare al fronte. Si dedicò dunque alla costruzione di dirigibili e aerei. Nel 1924 Nobile si interessò alle spedizioni polari e, in particolare, all’idea di conquistare il Polo Nord. Non era il solo: all’epoca a rincorrere questo obiettivo c’era anche il celebre Roald Amundsen.

Nobile non fu il primo a cui venne l’idea di utilizzare i dirigibili per la conquista dell’Artide. Una spedizione simile l’aveva considerata anche il conte von Zeppelin, pioniere dei dirigibili pesanti. Ma l’inventore tedesco non realizzò la sua idea a causa dell’avvento della Prima guerra mondiale. Nel 1925 Amundsen e il suo piccolo gruppo completarono il viaggio al Polo su due idroplani. Questa spedizione, però, fu un fallimento: uno dei velivoli si bloccò nel Mar Glaciale Artico a causa di problemi tecnici e l’equipaggio riuscì a sopravvivere a fatica. Proprio allora decisero di provare per un futuro volo il dirigibile, mezzo teoricamente più sicuro in una zona come l’Artide.

Il progetto di Amundsen consisteva nel trovare una grande distesa di terraferma intorno al Polo Nord oppure dimostrarne l’assenza. Per questo, decise di partire dalle Isole Svalbard per raggiungere il Polo e da lì arrivare fino allo Stretto di Bering. Per l’impresa, il norvegese chiese l’aiuto di Nobile che aveva costruito il dirigibile.

Questa spedizione fu un successo: il dirigibile costruito da Nobile, il Norge, volò fino al Polo, sui ghiacci del Polo Nord vennero collocate le bandiere di Norvegia e Italia, ma sulla via del ritorno cominciarono le liti. Nobile era il costruttore del dirigibile e lo pilotava anche, ma a guidare l’intera spedizione era Amundsen. A complicare la situazione intervenne Benito Mussolini: il dittatore italiano tesseva le lodi del proprio connazionale. In seguito, Nobile scrisse con un certo rancore che non incontrò mai più Amundsen. Ma l’italiano, dopo aver ottenuto il grado di generale come ricompensa per il successo in Artide, si preparò a una nuova spedizione.

Il successo del Norge fu, in sostanza, un traguardo sportivo. Gli sforzi maggiori furono profusi per il buon successo del volo. Il Norge non si era posto alcun obiettivo scientifico. Allora Nobile decise di colmare questa lacuna.

La nuova spedizione, prevista per il 1928, aveva alcuni compiti. In primo luogo, Nobile sperava di scoprire una qualche grande isola fra i ghiacci. In secondo luogo, la nuova spedizione avrebbe portato con sé apparecchiature per osservazioni oceanografiche, per lo studio dell’elettricità atmosferica e del magnetismo. Dunque, era previsto l’atterraggio sui ghiacci per ricerche più dettagliate. A bordo del dirigibile si trovavano anche scienziati da diverse parti del mondo. Ad esempio, František Běhounek si occupò delle questioni di elettricità atmosferica, Finn Malmgren dell’Università di Uppsala di quelle di oceanografia. Per il volo Nobile era intenzionato ad utilizzare un dirigibile chiamato Italia.

Nobile e gli altri membri del suo gruppo non erano dei novellini: Běhounek, ad esempio, aveva lavorato sulle Isole Svalbard durante la spedizione di Amundsen. Anche Fridtjof Nansen decise di offrire generosamente la propria esperienza.

Partirono in tutto solamente 18 persone: 13 membri dell’equipaggio guidato da Nobile, tre scienziati e due giornalisti. Di questo equipaggio 7 persone avevano volato con Amundsen sul Norge. Ma al volo conclusivo partito dalle Svalbard presero parte 16 persone.

Sin dall’inizio sulla spedizione si concentrarono varie “nuvole”. Mussolini tolse tutti i fondi a Nobile e perse interesse per lui come scienziato. Inoltre, si sollevarono altre questioni: non nutrendo simpatia per la Cecoslovacchia, i leader italiani si opposero alla partecipazione del ceco Běhounek alla spedizione.

Il 15 aprile, quando l’equipaggio partì da Milano, giunse un comunicato dai meteorologi di Leningrado: le previsioni non erano favorevoli. Tuttavia, il dirigibile Italia arrivò alle Svalbard e cominciò il proprio lavoro. L’equipaggio dell’Italia riuscì a cartografare una delle ultime macchie bianche del pianeta e migliorarono sensibilmente le nostre conoscenze delle isole del Mar Glaciale Artico. Ma allora gli rimaneva ancora la parte più difficile: il volo sul Polo.

Nella notte tra il 23 e il 24 maggio l’Italia passò sopra il Polo. Il dirigibile non riuscì ad atterrare a causa del forte vento, scese a un km di quota mantenendo una velocità di circa 50 km/h. Fino a quel punto tutto era andato più o meno bene e l’Italia cominciò il viaggio di ritorno. Ma qui cominciarono i veri problemi. Inizialmente il dirigibile si ritrovò al centro di un denso banco di nebbia. Dovette scendere fino a quota 150 m. L’Italia cominciò a coprirsi di ghiaccio e fu colpita da un forte vento meridionale.

Inoltre, i propulsori dei motori scagliavano pezzi di ghiaccio contro il rivestimento del dirigibile e a causa dell’elevata velocità creavano in esso dei buchi. I meccanici instancabilmente li riparavano. Ma il dirigibile veniva sballottato come se mosso dalle onde. A causa della temperatura sempre più bassa si perse il controllo del timone. E per poco l’Italia non si scontrò con gli strati di ghiaccio. I motori vennero spenti, il dirigibile riuscì a risalire da solo ed il timone venne riparato, ma, chiaramente, non si respirava un grande ottimismo tra l’equipaggio.

Verso le 10:30 del 25 maggio del 1928 l’Italia ormai completamente ghiacciato cominciò a precipitare incontrollato. Fatali furono molto probabilmente due fattori: la quantità di ghiaccio accumulatosi e una perdita di idrogeno in corrispondenza di una falla nel rivestimento. Nobile fece calare la zavorra, ma era ormai tardi. Dunque, l’Italia si avvicinò alla massa fredda di ghiaccio artico e con un terribile rumore si scontrò con la banchisa.

La navicella del motore si ruppe e il motorista al suo interno morì nello scontro. Come se non bastasse, dopo l’accaduto il dirigibile ormai più leggero si rialzò verso il cielo portando via con sé 6 persone che non erano in grado di pilotarlo. Nessuno li rivide più.

Due passeggeri, Nobile e il meccanico, si ritrovarono con fratture alle gambe (Nobile si slogò anche il polso e ricevette una ferita alla testa), mentre il meteorologo Malmgren si fratturò la mano. Gli altri ebbero traumi meno seri, ma in quel momento il cane del capitano e 9 persone, di cui 3 con fratture importanti, si trovavano sulla banchisa. Buona parte dell’equipaggiamento era volato via insieme all’Italia.

E si sbagliano coloro che pensano che i ghiacci artici siano una superficie uniforme. Tutto intorno a loro c’era la banchisa e i loro movimenti erano limitati dalle spaccature nel ghiaccio. Malmgren, nonostante la sua seria frattura, cominciò per primo a cercare una soluzione. Salito su una piccola altura, iniziò a guardarsi intorno col binocolo. Vide ad est del fumo. La speranza però morì subito: erano i resti dell’Italia che stavano bruciando in lontananza e forse il resto del gruppo stava cercando di dare segnali. Tuttavia, non si scoprì mai cosa bruciasse. Nel frattempo tra i resti si riuscì a trovare qualcosa di utile. Durante il disastro dal dirigibile erano caduti stivali di pelliccia, pistole, carne in scatola, fiammiferi e cioccolato. Riuscirono a raccogliere 125 kg di provviste, anche del formaggio. Però, per 9 persone non è molto. Per questo, Malmgren decise di ridurre subito a 300 grammi la razione giornaliera.

Venne trovata anche della benzina da usare per la stufa artigianale creata a partire dai resti del dirigibile. Uno dei ritrovamenti più preziosi fu una tenda, all’interno della quale furono messi i feriti. Nel frattempo i radiotelegrafisti italiani e lo scienziato Běhounek lavoravano alla stazione radio. Per aggiustarla dovettero raccogliere i vari componenti finiti nel ghiaccio. Con grande fortuna trovarono gli accumulatori e il radiotelegrafista Biaggi disse che il trasmettitore avrebbe funzionato per ben 60 ore.

I radiotelegrafisti issarono un pilone ricavato dai resti del dirigibile e Biaggi riuscì ad inviare il primo segnale: “SOS, Italia, Nobile”. Questi segnali non furono ascoltati da nessuno, ma gli esploratori polari speravano che sarebbero venuti a prenderli il giorno dopo.

I sestanti e i cronometri ritrovati permisero loro di determinare le loro coordinate. Dunque, non rimaneva loro altro che aspettare che arrivassero gli aiuti.

Il mattino del giorno seguente non fu più facile. Malmgren riuscì a trovare una fonte di acqua dolce, ma il problema restava stabilire un collegamento con l’esterno. Il radiotelegrafista, alternando preghiere a bestemmie, ogni due ore inviava un segnale nel vuoto. Intanto riuscirono a calcolare che la terraferma più vicina si trovava a circa 50 miglia.

Nel frattempo la nave Città di Milano, con cui il dirigibile Italia manteneva i contatti, cominciò a preoccuparsi. Il dirigibile era caduto, nessun collegamento pervenuto. Il capitano Romagna tentò di andare in soccorso dell’Italia là dove pensava che si potesse trovare, ma la nave non poteva farsi largo tra i ghiacci. Alle ricerche si unirono anche altre navi e altri aerei, ma non riuscirono a trovarli.

Inaspettatamente gli esploratori polari scoprirono che la banchisa di ghiaccio sotto di loro si muoveva e che in due giorni era andata alla deriva per una distanza di 29 miglia. Ma li trascinava senza avvicinarsi alla terraferma.

Ad un certo punto vicino al campo degli esploratori comparve un orso polare. Malmgren, non perdendo il proprio sangue freddo, gli sparò con l’ultimo colpo rimasto nella pistola. Uno dei viaggiatori era stato cacciatore e fu in grado di macellare l’animale. La carne fresca e la zuppa tirarono su il loro umore.

Intanto a Malmgren e ad altri due esploratori venne l’idea di arrivare fino alla fine della banchisa da soli. L’intento era di arrivare fino al punto in cui potevano avvistare una qualche imbarcazione. La carne d’orso garantì il cibo che serviva per la lunga marcia. A Nobile questa idea non piacque, ma i membri del gruppo lo convinsero a permettere che si facesse un tentativo. Partirono in tre, incluso l’energico Malmgren.

I 6 rimasti al campo si trovavano in situazioni critiche. Rimanere nella tenda senza cibo a sufficienza per giorni fu una grande sfida anche se non avevano paura di morire di fame. La cosa peggiore era non avere notizie: Biaggi inviava segnali che nessuno riceveva.

Furono salvati da chi non si sarebbero mai aspettati. L’URSS reagì alla sparizione dell’Italia persino più rapidamente di quanto fece la stessa Italia. I russi avevano una grande esperienza nelle attività nell’Artide. Per questo, capirono subito con cosa avevano a che fare. A Mosca decisero di usare delle navi rompighiaccio. Venne creato un comitato straordinario per il salvataggio dell’equipaggio dell’Italia.

Il 3 giugno il ventiduenne Nikolay Schmidt appassionato di radio del villaggio di Vokhma captò il segnale inviato dai membri dell’Italia. Schmidt trasferì il segnale a Mosca da dove questo fu inviato a Roma. Poco dopo fu possibile contattare la nave Città di Milano. Dalla banchisa furono inviate le coordinate. Venne svelato il mistero attorno al luogo in cui si trovava l’Italia e si cominciò a parlare di un’operazione di salvataggio.

Lungo i bordi della banchisa furono posizionate delle baleniere per il salvataggio dell’Italia, ma chiaramente queste non potevano penetrare più in profondità nei ghiacci. Le ricerche vennero condotte contemporaneamente sui tre gruppi: quello principale con a capo Nobile, quelli dei tre uomini partiti a piedi e quello dei 6 volati via con il dirigibile.

Sul ghiaccio provarono a liberare delle mute di cani e dall’alto scandagliarono il territorio degli aerei. Il 17 giugno dalla tenda sul luogo dell’incidente del dirigibile furono avvistati i primi aeroplani. Fra l’equipaggio di salvataggio vi era anche l’avversario di Nobile, Amundsen. Di fronte al rischio di morire tutte le vecchie asce di guerra furono sepolte. Sfortunatamente, però, per uno dei più grandi esploratori polari della storia l’operazione di salvataggio fu l’ultima cosa che fece in vita. Infatti, il 18 giugno durante le ricerche a bordo dell’idroplano Amundsen perse la vita insieme al suo equipaggio.

Nel frattempo le ricerche continuarono. Alla spedizione di salvataggio presero parte anche dei mezzi importanti come le navi rompighiaccio Malygin e Krasin.

Il 20 giugno arrivarono gli idroplani italiani sulla tenda rossa. Uno di loro si avvicinò molto alla banchisa e il pilota gridò “A presto!”, mentre risalivano. Finalmente avevano capito dove si trovavano i dispersi.

Il primo a dirigersi verso il luogo in questione fu la Malygin. Questa rompighiaccio fu costruita nel 1912 in Gran Bretagna su commissione della Russia e fu sempre utilizzata nei viaggi settentrionali. Alle ricerche si unirono anche gli esperti aviatori Mikhail Babushkin e Boris Chunovsky. Ognuno partecipò dalla propria nave: il primo dalla Malygin e il secondo dalla Krasin.

Mentre i marinai e gli aviatori sovietici si dirigevano sul luogo, nei pressi degli esploratori dispersi giunse un aereo svedese. Einar Lundborg si rivelò non solo un aviatore esperto, ma anche un pilota audace. Riuscì ad effettuare l’atterraggio direttamente sulla banchisa. L’aereo, dotato di sci invece che di un carrello di atterraggio, atterrò sul ghiaccio ed arrivò proprio di fronte all’accampamento.

Nobile ordinò di prendere il membro più esausto della spedizione. Lundborg voleva portare via a turno tutti, ma cominciò proprio da Nobile che stava soffrendo più di tutti. In seguito, Nobile fu molto criticato per aver acconsentito di volare per primo. Ma proprio lui, sebbene fosse il capo della spedizione, era il peso maggiore per i suoi compagni a causa delle fratture e delle ferite che aveva riportato. Dal punto di vista etico, è vero che la sua scelta può essere interpretata come una manifestazione di vigliaccheria. Comunque sia andata, il capo della spedizione fu il primo a volare.

Lundborg era intenzionato a mantenere la sua promessa. Ma, mentre tornava per il secondo viaggio, commise un errore durante l’atterraggio. Lundborg sopravvisse ma l’aereo non era più in condizioni di volare. Inoltre, il tempo non era più favorevole. Per qualche tempo dovettero abbandonare l’idea di andarsene. Ma altri velivoli arrivarono e calarono degli oggetti incluso un quotidiano svedese dal quale Lundborg scoprì di essere stato avanzato di grado. Infine, arrivò un altro biplano che portò via l’aviatore svedese.

Intanto la rompighiaccio sovietica Krasin capitanata da Karl Jogi si spingeva rapidamente verso nord. Raggiunte le Svalbard, sembrava che restasse ancora poco. Ma ben presto la rompighiaccio incontrò una banchisa formata da ghiacci antichi difficili da rompere. A causa di questi ghiacci, poi, si ruppe una delle eliche. Dunque, un’altra interruzione. L’aviatore Chuknovsky, stanco di questa lenta andatura, decise di ripetere il tentativo di Lundborg.

La Krasin cercò a lungo la banchisa adatta per il decollo. Una volta decollato, Chukhnovsky non riuscì a trovare l’accampamento nello stesso posto della prima volta perché la banchisa si era spostata. Però, incappò comunque nel gruppo di Malmgren! Chukhnovsky inviò un segnale con cui diceva che era atterrato, rompendo però così il carrello di atterraggio, forniva le coordinate proprie e degli esploratori dispersi.

La rompighiaccio fece marcia indietro. Sul ponte di coperta vi erano gruppi di marinai non in servizio con il binocolo in mano. Alle 6:40 del 12 luglio sul ghiaccio vengono trovati due uomini: Malmgren era morto. Esausto per la traversata, con le gambe congelate, alcuni giorni prima aveva chiesto ai compagni di proseguire senza di lui. Ad ogni modo, questa è la versione di Tsappi, uno dei superstiti. Le sue indicazioni erano sconfusionate e non ispiravano grande fiducia. Si diffusero voci di possibili episodi di cannibalismo. Ormai non sarebbe più stato possibile stabilire la verità. Comunque andò, i due esploratori dispersi vennero portati a bordo. Chukhnovsky e il suo gruppo furono salvati solo 5 giorni dopo. L’aviatore rinunciò agli aiuti finché non venne salvata la spedizione Italia.

La Krasin si avvicinò ostinatamente al suo obiettivo. E poco dopo dalla banchisa risuonò una sirena e poi si vide del fumo. Biaggi stava trasmettendo un segnale di benvenuto. La sera del 12 luglio la Krasin raggiunse i dispersi.

Poi fu solo una questione tecnica. Il gruppo di Chukhnovsky venne recuperato sull’isola dove era rimasto bloccato. Lì gli aviatori spararono a due cervi e si fecero una bella mangiata. Insieme alla Krasin si era avvicinato, infatti, un gruppo di cervi norvegesi. L’11 agosto i superstiti vennero accolti trionfalmente a Stavanger. L’epopea del salvataggio dell’Italia si era conclusa.

Delle 16 persone partite con l’ultimo volo dell’Italia ne erano morte e sparite senza lasciare traccia 8. Altre 6 persone, fra cui Amundsen, morirono durante la spedizione di salvataggio.

Umberto Nobile tornò in patria celebrato come eroe nazionale. Ma la stampa lo criticò per aver lasciato per primo la banchisa e il governo era infuriato per il fallimento dell’operazione. Nel 1931 andò a lavorare in URSS: visse per 5 anni vicino Mosca, nel villaggio di Dolgoprudniy.

Tornò definitivamente in Italia solamente dopo il crollo del regime fascista. L’aviatore svedese Lundborg morì tre anni dopo il volo di prova. L’amante della radio Schmidt, il primo ad aver intercettato il segnale di emergenza, fu arrestato negli anni delle repressioni staliniane e fucilato del 1942. Il comandante della Krasin, Jogi, visse una vita piuttosto agiata e morì negli anni ’50.

L’odissea dell’Italia passò alla storia come voleva il suo creatore, il generale Nobile. Questa spedizione non fu solamente un traguardo scientifico, ma un esempio dei sacrifici fatti da persone che mettendo a repentaglio la propria vita hanno salvato un gruppo in difficoltà.

Fonte: Sputnik Italia

Klimt e Schiele. Eros e Psiche, 22-23-24 ottobre 2018 al cinema

October 22, 2018 Leave a comment

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In occasione delle celebrazioni dedicate agli artisti simbolo della Secessione viennese
ARRIVA IN ANTEPRIMA NEI CINEMA ITALIANI KLIMT & SCHIELE. EROS E PSICHE IL FILM EVENTO SU SCANDALI, SOGNI E OSSESSIONI DELLA VIENNA DELL’EPOCA D’ORO

Con la partecipazione straordinaria di Lorenzo Richelmy
Solo il 22, 23 e 24 ottobre (elenco sale su nexodigital.it)

In anteprima nelle sale italiane solo il 22, 23 e 24 ottobre (elenco sale su nexodigital.it), un viaggio nella Vienna di Klimt e Schiele attraverso le opere dell’Albertina, del Belvedere, del Kunsthistorisches, del Leopold, del Freud e del Wien Museum.

1918. Mentre i boati della prima guerra mondiale si vanno spegnendo, a Vienna, nel cuore della Mitteleuropa, un’epoca dorata è ormai al tramonto. L’impero austro-ungarico comincia a disgregarsi. È il 31 ottobre. Quella notte, nel letto della sua casa, muore Egon Schiele, una delle 20 milioni di vittime causate dall’influenza spagnola. Se ne va guardando in faccia il male invisibile, come solo lui sa fare: dipingendolo. Ha 28 anni. Solo pochi mesi prima, il salone principale del palazzo della Secessione si era aperto alle sue opere: 19 oli e 29 disegni. La sua unica mostra di successo, celebrazione di una pittura che rappresenta le inquietudini e i desideri dell’uomo. Qualche mese prima era morto il suo maestro e amico Gustav Klimt, che dall’inizio del secolo aveva rivoluzionato il sentimento dell’arte, fondando un nuovo gruppo: la Secessione viennese. Oggi i suoi capolavori attirano visitatori da tutto il mondo o diventano star al cinema in film come Woman in Gold, ma sono anche immagini pop che accompagnano la nostra vita quotidiana su poster, cartoline e calendari. Ora, cent’anni dopo, le opere di questi artisti visionari – tra Jugendstil ed espressionismo- tornano protagoniste assolute nella capitale austriaca, insieme a quelle del designer e pittore Koloman Moser e dell’architetto Otto Wagner, morti in quello stesso 1918 nella stessa Vienna.

Caravaggio, Lectio Magistralis itinerante di Mimmo Centonze a Milano

October 18, 2018 Leave a comment
Caravaggio, Lectio Magistralis itinerante di Mimmo Centonze
Venerdì 19 ottobre 2018 ore 19:30
ASTRID – Associazione Studi e Ricerca Demetra
Via Alzaia Naviglio Grande, 150 | Milano
(Ingresso libero – Aperitivo)

Dopo il successo di pubblico e il grande entusiasmo raccolto finora nelle precedenti tappe, la Lectio Magistralis itinerante di Mimmo Centonze su Caravaggio arriva anche a Milano, venerdì 19 ottobre 2018 alle ore 19:30 negli spazi di ASTRID, l’Associazione Studi e Ricerca Demetra, all’interno della Cascina San Cristoforo, in via Alzaia Naviglio Grande 150.

La conferenza di venerdì 19 ottobre a Milano segue di qualche giorno l’incontro organizzato dal Vaticano ieri a Roma per cercare di ritrovare, dopo quasi 50 anni dal suo furto, la “Natività” di Caravaggio trafugata dalla Mafia nell’oratorio di San Lorenzo a Palermo nella notte tra il 17 e il 18 ottobre del 1969, considerato “il quadro più ricercato al mondo”. Rimasto un mistero irrisolto, il quadro è stato inserito nella lista dei 10 capolavori d’arte più ricercati dalle polizie di tutto il mondo, indagano perfino FBI e Scotland Yard.

“Abbiamo deciso senza esitazione di sostenere questo importante appuntamento su Caravaggio a Milano – racconta l’imprenditore di Matera Aldo De Paloperché conosciamo da anni la maniera avvincente con la quale Mimmo Centonze promuove l’arte e la cultura. Siamo convinti che conquisterà anche il pubblico di Milano e aspettiamo con ansia i prossimi progetti artistici che ha già in serbo per la nostra città, nel pieno di Matera Capitale Europea della Cultura 2019“.

A circa 60 anni dalla riscoperta avvenuta proprio a Milano ad opera dello storico dell’arte Roberto Longhi, dopo un interminabile oblio durato più di 300 anni, Caravaggio è diventato l’artista più importante e attuale, alla stregua di Giotto, anche più di Michelangelo.

Ma a causa della sua condotta turbolenta, delle sue opere oltraggiose, non in linea con gli ideali ed il gusto del suo tempo, lo storico dell’arte del ‘600 Bellori prima e la Chiesa poi, lo condannarono ad una lunga damnatio memoriae.

La conseguenza fu che per tre secoli Caravaggio fu eliminato dalla storia dell’arte.

“Spesso nei guai con la legge e varie volte incarcerato per i continui litigi e risse, sempre pronto a scattare a qualsiasi provocazione – afferma Mimmo Centonze – assomiglia più a Tommy DeVito, il personaggio interpretato da Joe Pesci nel film “Quei Bravi ragazzi” di Martin Scorsese“.

È documentata la sua frequentazione sia di diverse prostitute, alcune ritratte anche nelle sue opere, sia di ragazzi con cui pare intrattenesse rapporti sentimentali, modelli anch’essi di alcuni dei suoi dipinti più noti.

Fin dalle sue prime opere Caravaggio dipinse la realtà come nessun’altro prima di lui, preferendo rappresentare temi negativi e mai addolciti o idealizzati come: la malattia (il pallido “Bacchino malato” 1593-1594), foglie rinsecchite e mele bacate (“Fanciullo con canestro di frutta” 1593-1594 e “Canestro di frutta” 1596), situazioni illegali e da furfanti (i due personaggi che imbrogliano a carte ne “I bari” 1594).

Poi con il “Ragazzo morso da un ramarro” (1595-1596) inventa la fotografia moderna, quando dipinge lo scatto del movimento della mano, la smorfia di dolore su tutto il viso e la spalla contorta, anticipando la poetica che ha caratterizzato il fotografo dei primi del ‘900 Cartier Bresson.

In questa fase la realtà vista dagli occhi di Caravaggio supera i limiti della finzione, della posa, con una forza travolgente mai vista prima di lui.

Poi arriva una nuova visione, il cogliere l’ attimo decisivo di una situazione come nella “Vocazione di San Matteo” (1599-1600) o nella “Conversione di Saulo” (1600-1601).

Nel 1604 la Chiesa gli commissiona la “Morte della vergine”, ma lui prende come modella una prostituta appena morta nel Tevere, con il viso e la pancia gonfi per l’annegamento. L’opera viene rifiutata.

Poco prima dell’uccisione di Ranuccio Tomassoni, avvenimento che segnerà definitivamente gli ultimi anni dell’artista passati come fuggitivo, termina la “Madonna di Loreto” (1604-1606) rendendo la figura di Maria finalmente – ma anche troppo – accessibile, non celeste ed eterea ma presa dalla strada, proprio come i giovani rappresentati nelle opere giovanili.

Dipinge poi un Cristo preso dagli uomini, rendendolo imperfetto, nel “Cristo alla colonna” (1606-1607) mostrandolo in un attimo di paura in cui cerca quasi disperato, allontanandosi e torcendosi sulla colonna, di sfuggire a due uomini animaleschi e spietati, come anche nella “Flagellazione di Cristo” di Capodimonte (1607-1608).

Dopo l’omicidio di Tomassoni fu condannato alla decapitazione, che poteva essere eseguita da chiunque lo avesse riconosciuto per strada.

Non gli resta che scappare e, in questa continua ansia di essere afferrato, gli tocca dipingere, su commissione o per scelta, teste mozzate: “Decollazione di San Giovanni Battista” (1608), “Davide con la testa di Golia” del 1610, anno della sua morte a Porto Ercole dove arrivò provato, affaticato e malato di febbre alta, quindi inutilmente curato in un sanatorio.

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Festa del Cinema di Roma, tredicesima edizione del festival

October 11, 2018 Leave a comment

Festa del cinema di roma 2018_La Promenade

La tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma si terrà dal 18 al 28 ottobre 2018 presso l’Auditorium Parco della Musica e in altri luoghi della Capitale. La struttura firmata da Renzo Piano sarà il fulcro della manifestazione e ospiterà proiezioni, incontri, eventi, mostre, installazioni, convegni e dibattiti. I 1300 mq del viale che conduce alla Cavea saranno trasformati in uno dei più grandi red carpet al mondo.
Un ruolo importante sarà anche quest’anno svolto dagli Incontri Ravvicinati con autori, attori e protagonisti della cultura italiana e internazionale, dalla Retrospettiva, dai Restauri e dagli Omaggi.

Accanto alla Festa, come sezione autonoma e parallela, Alice nella città organizzerà, secondo un proprio regolamento, una rassegna di film per ragazzi.
Rivivi la storia della Festa, i film, gli eventi e i personaggi che l’hanno resa una delle manifestazioni di cinema più importanti a livello internazionale.

LA STRUTTURA

La manifestazione è organizzata dalla Fondazione Cinema per Roma con il supporto dei Soci Fondatori e del Main Partner, BNL Gruppo BNP Paribas.

Direttore artistico della Festa del Cinema di Roma è Antonio Monda, scrittore, docente universitario e curatore di celebri retrospettive presso le più prestigiose istituzioni culturali americane.

Nel suo lavoro, Antonio Monda è affiancato da un Comitato di Selezione coordinato da Mario Sesti e composto da Richard Peña, Giovanna Fulvi, Alberto Crespi, Francesco Zippel, Valerio Carocci.

Categories: Cinema Eventi

“Il Mistero dei Tarocchi” di Gian Piero Alloisio, Tonino Conte, Beppe Giacobbe, La Grande Illusion

October 10, 2018 Leave a comment

mistero dei tarocchi

Il mistero dei Tarocchi non è un libro come gli altri, e tuttavia può essere letto, senza timore, aprendolo e sfogliandolo dalla prima all’ultima pagina, come un qualsiasi altro libro. Il testo che racchiude è quello di uno spettacolo teatrale di Gian Piero Alloisio e Tonino Conte, rappresentato per la prima volta nel luglio del 1990 dal Teatro della Tosse, a Forte Sperone, sulle alture circostanti Genova, con una particolare messinscena “a labirinto”, che prevedeva, e prevede, che ciascuna delle ventuno e una figura – che del mazzo dei Tarocchi costituiscono il nucleo degli Arcani Maggiori – sia interpretata, lungo un percorso, da un differente attore su un differente palcoscenico.

Tolte le carte del Bagatto e del Matto, che rispettivamente aprono e chiudono lo spettacolo, accogliendo e congedando il pubblico, durante la rappresentazione le restanti venti ripetono ognuna la propria parte venti volte: così permettendo che ciascuno degli spettatori diventi il soggetto di un differente e personalissimo cammino narrativo e iniziatico le cui tappe sono decise casualmente ricevendo lungo la via una nuova carta dal mazzo. Quale che sia l’ordine toccato in sorte, la storia non ne risulterà comunque mai “sparigliata”.

Con l’intento di offrire al lettore del libro la stessa esperienza del testo teatrale data allo spettatore, si è perciò deciso di accompagnare al volume impaginato da Erika Pittis un mazzo di Arcani, disegnati e interpretati per l’occasione da Beppe Giacobbe. L’invito è quello di alzarli, da soli o in compagnia, con la mano sinistra, come si fa dalla cartomante, per poi man mano procedere nella lettura, meglio se ad alta voce e sopra un tavolo, esagerando, se del caso, mimica e gestualità. Uno spettacolo teatrale, un libro, XXII Arcani, 243.290.200.817.664 possibilità di lettura, forse anche un gioco di società.

Questo volume, il primo della collana “Carta canta la carta che suona”, è stato stampato in offset, il 21 marzo 2017, dalla Fantigrafica di Cremona con caratteri Domaine su carta Fedrigoni Freelife Vellum White 140 g in una tiratura commerciale di mille e una copia. Il mazzo di Arcani che lo accompagna è stato realizzato con cartoncino Invercote. La confezione in brossura filo refe con alette e il cofanetto sono stati realizzati rispettivamente con cartoncino Fedrigoni Constellation Snow Intreccio 240 g e 350 g dalla Legatoria Venturini di Cremona.

Gian Piero Alloisio, nato a Ovada nel 1956, è cresciuto nella periferia di Genova. Debutta nel 1975 come autore e frontman dell’Assemblea Musicale Teatrale, per cui scrive quattro album. Nel 1978 scrive Venezia, resa celebre da Francesco Guccini. Nel 1981 comincia l’attività di drammaturgo, con la commedia musicale Ultimi viaggi di Gulliver, per la regia di Giorgio Gaber. Fino al 1994 continua la sua collaborazione con l’artista milanese con cui scrive commedie musicali (fra cui Una donna tutta sbagliata, Aiuto! Sono una donna di successo e Donne in amore), canzoni e sceneggiature di film. Dal 1990 fa parte del Teatro della Tosse come autore e interprete di prosa e di canzoni. Nel 2006 scrive il dramma storico I Templari, ultimo atto. Nel 2008, con Maurizio Maggiani, pubblica il libro+cd Storia della meraviglia. Da dodici anni produce il Festival Pop della Resistenza, dal 2013 è direttore artistico e produttore di Genova per voi, talent che ha scoperto e lanciato giovani autori di canzoni, e dal 2017 di Professione Autore, concorso artistico per autori televisivi. Fra gli interpreti delle sue canzoni: Francesco Guccini, Gaber-Jannacci, Eugenio Finardi, Gianni Morandi.

Con La Grande Illusion ha pubblicato, insieme a Tonino Conte e Beppe Giacobbe, Il mistero dei Tarocchi.

 

105 x 195 mm

108 pagine + XXII Tarocchi

brossura con alette e cofanetto

finito di stampare il 21 marzo 2017

ISBN 978-88-941348-4-1

prezzo 34,50 €

“La Notte Rossa”, eclisse totale di Luna a Forte dell’Annunziata Ventimiglia

July 26, 2018 Leave a comment

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Venerdì 27 Luglio 2018
Ventimiglia – Forte dell’Annunziata
La Notte Rossa – Eclissi Totale di Luna e Opposizione di Marte, dalle ore 21:30 alle 24.
I due eventi astronomici più attesi del 2018 avverranno nella stessa notte!
Una magnifica eclisse totale di Luna tingerà la Luna di rosso e Marte raggiungerà le migliori condizioni di visibilità, non lo potevamo osservare così grande e luminoso dal 2003!
Seguiremo le fasi dell’eclisse e osserveremo Marte dalla splendida terrazza del Forte dell’Annunziata dove allo splendore del panorama si aggiungerà la suggestione di questi incredibili eventi celesti.
Partecipazione libera
L’evento fa parte del progetto “Al Confine… del Cielo 2018″ realizzato con il patrocinio del comune di Ventimiglia.

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