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Tombe musulmane, legittima aspirazione delle fedi religiose alla sepoltura nei cimiteri italiani

October 22, 2012 1 comment

Tutti, indistintamente tutti hanno diritto ad una sepoltura. Si tratta di un diritto da difendere ma che è garantito dalla stessa Nostra Costituzione che all’articolo 3 nello stabilire l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge tutela la dignità umana e quindi il rispetto di tutti anche al termine della propria esistenza, credenti e non credenti e appartenenti ad ogni confessione, mentre in Italia permane un vuoto normativo che urge essere colmato alla luce del livello di multiculturalità che ha raggiunto il Paese.
Quello delle sepolture è, infatti, un problema che per gli stranieri ed in particolare per i parenti che si trovano ad affrontare la perdita di un caro è all’ordine del giorno, specie se si pensa che la crescita tumultuosa del numero degli immigrati e delle seconde o terze generazioni nate e cresciute in Italia ha contribuito ad aumentare il numero dei cittadini di diverse confessioni a partire da quelli di fede islamica con la conseguente richiesta di forme di sepoltura rispettose delle tradizioni musulmane, anche se analogo discorso, vale, per esempio, per quelli di fede buddista.
Se sino a qualche tempo or sono le stime delle associazioni musulmane accreditavano una percentuale pari ad oltre il 90% dei feretri dei musulmani deceduti in Italia e rimpatriati nel paese d’origine, il radicamento in Italia di cittadini provenienti da paesi islamici ha subito un rafforzamento con la conseguenza che già tra una generazione ossia tra meno di 25 anni, questo trend invertirà la rotta ed il numero di cittadini di fede musulmana che verrà inumato in Italia sarà destinato senza dubbio ad essere maggioritario.
La conseguenza diretta, sarà quella di prendere atto che i cimiteri nostrani, palesemente inadeguati ai giorni nostri, dovranno avere una zona dedicata che permetta ai fedeli di religione musulmana di poter celebrare i propri morti secondo il rituale stabilito dal proprio credo che, come è noto, obbliga, fra l’altro, la sepoltura della salma in modo che la testa del defunto sia rivolta in direzione della Mecca ed avvolta in un lenzuolo, senza bara.
Purtroppo, però ad oggi l’Italia si è rivelata un paese “in – civile” perché ad oggi, nonostante in alcune aree la presenza di islamisti sia elevata, non si è ancora preso atto di tale tendenza e soprattutto di tale necessità. Sono pochissimi, infatti, i cimiteri musulmani che si concentrano soprattutto a nord, in particolare nelle grandi città: Torino, Milano, Bologna, Reggio Emilia e Genova.
Risultano pressoché inesistenti al Sud: il campo del Verano a Roma, e in Molise, vicino a Isernia. Mentre una bella esperienza è costituita da Favara, in Sicilia una paese di 32 mila anime che guarda caso deriva dalla parola araba Fawarah ossia «sorgente d’acqua», dove è stato aperto il primo cimitero musulmano. L’esigenza, è scaturita a seguito di uno dei tragici viaggi della speranza finiti male.
A questo punto, per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti” non si può più soprassedere e bisogna obbligare i comuni che hanno in gestione i servizi cimiteriali, per legge, a procedere ad individuare delle apposite aree per consentire una degna sepoltura a tutte le persone indipendentemente dall’appartenenza o meno ad un credo religioso, perché si tratta di una scelta di civiltà improrogabile.
Giovanni D’AGATA

Fonte: MondoMistery

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Benedetto XVI, cristiani e musulmani insieme per porre fine alle violenze

September 17, 2012 Leave a comment

Benedetto XVI in visita a Beirut: è tempo che le due religioni convivano per costruire una società libera e umana, senza odio.
“E’ tempo che musulmani e cristiani si uniscano per mettere fine alla violenza e alle guerre”. Lo ha detto il Papa rivolgendosi ad una folla di migliaia di ragazzi libanesi e di altri paesi del Medio Oriente radunati nel piazzale di fronte al patriarcato maronita a Bkerké.
A conclusione del suo discorso il Papa ha rivolto un saluto specifico ai “giovani musulmani che sono con noi stasera. Vi ringrazio per la vostra presenza che è così importante. Voi siete con i giovani cristiani il futuro di questo meraviglioso Paese e dell’insieme del Medio Oriente. Cercate di costruirlo insieme! E quando sarete adulti, continuate a vivere la concordia nell’unità con i cristiani. Poiché la bellezza del Libano si trova in questa bella simbiosi. Bisogna che l’intero Medio Oriente, guardando voi, comprenda che i musulmani e i cristiani, l’Islam e il Cristianesimo, possono vivere insieme senza odio, nel rispetto del credo di ciascuno, per costruire insieme una società libera e umana”. Poi, dopo aver parlato della Siria, ha sottolineato che il Papa “non dimentica i mediorientali che soffrono. E’ tempo che musulmani e cristiani si uniscano per mettere fine alla violenza e alle guerre”.

Fonte: TMNews

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Lefebvriani, alcune precisazioni sul movimento

June 26, 2012 Leave a comment

Alcune precisazioni sul movimento lefebvriano
1. Chi sono i lefebvriani. Sono comunemente detti lefebvriani gli appartenenti alle comunità di fedeli e agli istituti religiosi che si riconoscono nelle idee propugnate dall’arcivescovo Marcel Lefebvre. Il movimento gravita attorno alla Fraternità sacerdotale San Pio X, sorta di istituto religioso che, nonostante un iniziale riconoscimento, fu giuridicamente soppresso dall’Autorità ecclesiastica dopo pochi anni di esistenza. Incurante dei provvedimenti in cui era incorsa, la Fraternità ha continuato nella sua opera di formazione di nuovi sacerdoti in violazione delle norme di diritto canonico e contro l’aperta proibizione della Santa Sede: i sacerdoti in essa formati ricevono illegittimamente l’ordine sacro. Il carattere scismatico del movimento è divenuto palese nel 1988, allorché mons. Lefebvre, in contrasto con la volontà del Pontefice, ha conferito l’ordinazione episcopale a quattro sacerdoti della Fraternità: tale atto, previsto come delitto dall’ordinamento giuridico della Chiesa, ha comportato di diritto la scomunica tanto per i vescovi consacranti quanto per i vescovi appena consacrati.
2. Motivi dello scisma. La ragion d’essere del movimento si sostanzia nella convinzione che non sia possibile mantenere integra la fede cattolica adeguandosi all’evoluzione ecclesiale originata dal Concilio Vaticano II: da qui il rigoroso rifiuto delle espressioni del Magistero e delle forme liturgiche delineate dal Concilio. L’atteggiamento di mons. Lefebvre nel Concilio si collocò entro l’ala “conservatrice” del collegio episcopale che, legittimamente e nei limiti di una corretta dialettica, manifestò il proprio sfavore circa alcuni orientamenti che poi furono approvati1. Negli anni successivi, il presule espresse opinioni fortemente critiche in ordine alle repentine innovazioni e agli abusi manifestatisi nella prassi ecclesiale. Tuttavia, se in un primo momento si limitò a denunciare la cattiva ricezione delle disposizioni conciliari, in seguito assunse toni sempre più aspri, giungendo a sconfessare il Concilio in quanto tale. In estrema sintesi, attraverso il Concilio la Chiesa sarebbe stata contaminata dalle ideologie rovinose che fino ad allora aveva avversato. In particolare, le statuizioni del Concilio Vaticano II – che pure, secondo Lefebvre, sarebbero privi di contenuti strettamente dogmatici – avrebbero enunciato dottrine in contrasto con la perenne Tradizione della Chiesa serbata dal Magistero preconciliare2. Parimenti, comporterebbero un’insanabile rottura con l’ortodossia della Tradizione le profonde modifiche della liturgia, introdotte nel Novus Ordo Missae in attuazione delle disposizioni del Concilio: da ciò deriverebbe la necessità di attenersi alla liturgia “di sempre”, riconosciuta come unica vera liturgia3.
Sulla base di queste convinzioni, Lefebvre perseguì l’intento di conservare l’ortodossia anche a costo di disubbidire alla “Chiesa di Roma”, in attesa che questa… si ravveda e sconfessi l’operato del Concilio. Le affermazioni di Lefebvre, inasprendo sempre più, si spinsero fino all’estremo oltraggio nei confronti del Collegio episcopale e del Pontefice, accusati di aver attuato un vero complotto satanico contro la Chiesa.

  • 1 È stato accertato che Lefebvre, sebbene abbia espresso voto contrario in sede di approvazione di alcuni dei documenti conciliari, appose la propria firma a ciascuno di essi, dimostrando così di uniformarsi alla volontà espressa dalla suprema autorità della Chiesa.
  • 2 In particolare, le maggiori contestazioni vertono sugli insegnamenti in materia di Collegio episcopale, di libertà religiosa, di ecumenismo, di dialogo con i non credenti.
  • 3 Si veda la Dichiarazione pubblica, stilata a Econe il 21 novembre 1974.

3. Cronologia minima.
1970: mons. Lefebvre, vescovo emerito di Tulle, già arcivescovo di Dakar, trasforma la casa di spiritualità di Econe, in Svizzera, in un vero e proprio seminario, autorizzato dal vescovo di Sion. Il 1° novembre con decreto del vescovo di Friburgo viene eretta come pia unione di diritto diocesano la Fraternità sacerdotale internazionale San Pio X, «società di vita comune senza voti sull’esempio delle Società delle Missioni Estere».
1971: Lefebvre esprime il proprio rifiuto nei confronti della liturgia rinnovata.
1974: il 21 novembre, a seguito di un confronto con alcuni prelati inviati dalla Santa Sede, Lefebvre rende una dichiarazione in cui prende le distanze dalla Chiesa di Roma, accusata di essersi orientata su posizioni ereticali.
1975: su autorizzazione della Santa Sede, l’Ordinario di Friburgo sopprime la Fraternità
1975: la Santa Sede vieta ai vescovi di incardinare nelle proprie diocesi i sacerdoti di Lefebvre.
1976: La Santa Sede vieta a Lefebvre di procedere a nuove ordinazioni. Alla violazione del divieto consegue la sospensione a divinis per Lefebvre e per i sacerdoti appena ordinati. Lettera ufficiale di Paolo VI a Lefebvre (11 ottobre).
1984: la Congregazione per la Dottrina della Fede detta norme che consentono ai Vescovi di autorizzare, in casi particolari, la celebrazione della Messa secondo il rituale preconciliare (ossia secondo il messale di Giovanni XXIII del 1962), per l’utilità dei fedeli che si sentano legati alla liturgia tradizionale (c.d. indulto)4.
1988: Dopo un periodo di caute trattative e di relativo riavvicinamento, Lefebvre decide di consacrare alcuni vescovi autonomamente, senza mandato pontificio. Incurante dell’avvertimento formale e dei ripetuti interventi della Santa Sede di desistere dall’intento, il 30 giugno Lefebvre, con la partecipazione di mons. De Castro Mayer, vescovo emerito di Campos, conferisce l’ordine dell’episcopato ai presbiteri Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Gallareta. È lo scisma: gli sforzi compiuti per conciliare le posizioni del movimento con il magistero pontificio sono vanificati. Alla consacrazione consegue la scomunica per tutti i sei vescovi, dichiarata con il motu proprio di Giovanni Paolo II «Ecclesia Dei» del 1° luglio e ribadita dal decreto della Congregazione per i vescovi dello stesso giorno. Il motu proprio contiene il solenne avvertimento ai fedeli cattolici che «l’adesione formale allo scisma costituisce una grave offesa a Dio e comporta la scomunica stabilita dal diritto della Chiesa». È inoltre confermata l’intenzione della Chiesa di venire incontro alle giuste istanze di quelle comunità che «si sentono vincolate ad alcune forme liturgiche e disciplinari tradizionali»: in particolare si ribadisce la possibilità dell’indulto per l’uso del rituale tridentino.
1991: Marcel Lefebvre muore.
2007: Benedetto XVI con il motu proprio «Summorum pontificum» chiarisce che l’introduzione del Novus Ordo Missae non ha comportato abrogazione del Vetus Ordo, poiché nessuna autorità umana ne avrebbe avuto il potere. La riforma liturgica non ha comportato l’introduzione di un nuovo rito, ma piuttosto l’introduzione di una nuova forma di celebrazione, che assurge a espressione ordinaria del perenne rito latino. Rimanendo immutata l’unica lex orandi del rito latino, non può sussistere alcuna rottura della tradizionale lex credendi5. La forma anteriore di celebrazione, mai soppressa, rimane come forma straordinaria della liturgia. Il motu proprio amplia notevolmente le possibilità di ricorrere alle forme preconciliari di celebrazione dei sacramenti e della liturgia delle ore.
2009: Per i poteri concessi dal Sommo Pontefice, con decreto del 21 gennaio la Congregazione dei Vescovi rimette la scomunica ai vescovi Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Gallareta.

  • 4 Lettera circolare “Quattuor abhinc annos”, 3 ottobre 1984. 3
  • 5 Sono così confutate le tesi di Lefebvre espresse nella citata dichiarazione del 21 novembre 1974.

4. Situazione giuridica della Fraternità. Agli aderenti alla Fraternità non pare possibile muovere accuse di eresia, in quanto Lefebvre non è mai spinto ad affermare precise tesi contrarie a dogmi di fede, ma piuttosto ha ricusato il Concilio nella sua interezza e i successivi sviluppi ecclesiali. È invece indubbio il carattere scismatico del movimento: il motu proprio «Ecclesia Dei» ha espressamente affermato che con le illecite ordinazioni episcopali, in contrasto con la volontà della Santa Sede, gli aderenti hanno dimostrato di abbandonare la comunione gerarchica con il Sommo Pontefice e con le altre membra della Chiesa. Ciò posto, è necessario distinguere nettamente l’esistenza del movimento scismatico dalla commissione del delitto di scisma da parte dei singoli fedeli, questione che non può risolversi in via generale. Ai sensi del can. 1364 del codice di diritto canonico, sono rei di scisma solo coloro che allo scisma hanno aderito formalmente: ossia coloro che, oltre ad aver commesso il peccato di scisma, condividendone liberamente e coscientemente la sostanza (l’anteporre le idee di Lefebvre all’obbedienza verso il Pontefice), hanno manifestato esternamente tale adesione6. Il delitto di scisma, caratterizzato dai due elementi appena indicati, comporta di diritto la scomunica, ossia il «divieto:
1° di prendere parte in alcun modo come ministro alla celebrazione del Sacrificio dell’Eucaristia o di qualunque altra cerimonia di culto pubblico;
2° di celebrare sacramenti o sacramentali e di ricevere i sacramenti;
3° di esercitare funzioni in uffici o ministeri o incarichi ecclesiastici qualsiasi, o di porre atti di governo» (can. 1331 § 1). La scomunica è una pena “medicinale”, volta a indurre colui che ha commesso il delitto a recedere dalla c.d. contumacia, cioè a pentirsi sinceramente e offrire congrua riparazione dei danni e dello scandalo procurati, o almeno promettere seriamente di farlo. Essa permane fino a quando il colpevole receda dalla contumacia; una volta che ciò avvenga, la censura deve essere rimossa (cann. 1347 e 1358). Per questo delitto la pena è latae sententiae: vale a dire che il colpevole vi incorre automaticamente, in virtù della legge stessa, senza la necessità che l’autorità ecclesiastica adotti uno specifico provvedimento di condanna: quando l’autorità interviene, non fa altro che accertare che il reo soggiace alla pena in forza del diritto stesso. In relazione al delitto di scisma, l’unico pronunciamento della Santa Sede ha colpito i vescovi che hanno compiuto le illecite ordinazioni del 30 giugno 1988 e quelli che in tale occasione hanno ricevuto l’ordine dell’episcopato: sono incorsi nominalmente nella dichiarazione di scomunica per i delitti di scisma e di consacrazione episcopale senza mandato pontificio (can. 1382). Nessun altro fedele aderente al movimento è incorso da una espressa dichiarazione di scomunica, fermo restando che, come detto, la scomunica per il delitto di scisma opera automaticamente per coloro che abbiano aderito volontariamente e liberamente allo scisma lefebvriano. Sul punto, la citata Nota del Pontificio Consiglio per i testi legislativi ha osservato che, in linea di massima, può ascriversi il delitto di scisma ai sacerdoti e ai diaconi lefebvriani, in quanto l’attività ministeriale da essi svolta nell’ambito del movimento risulta palese sintomo dell’adesione formale allo scisma. Per quanto riguarda invece gli altri fedeli, tale adesione formale non può desumersi dalla semplice partecipazione occasionale ad atti liturgici o ad attività del movimento lefebvriano; l’esistenza del delitto dipende, di volta in volta, dall’atteggiamento interiore del fedele e dal suo comportamento esterno. Inoltre, tenuto conto del consolidarsi dello scisma presso alcune comunità di fedeli, deve ricordarsi che lo scisma non può essere rimproverato a coloro che nascono e sono istruiti nella fede nell’ambito di comunità cristiane separate dalla Chiesa cattolica7. Di conseguenza, la recente rimessione della scomunica dichiarata nel 1988 si è limitata a rimuovere la pena nei confronti dei quattro vescovi consacrati da Lefebvre. Il Pontefice, «paternamente sensibile al disagio spirituale manifestato dagli interessati a causa della sanzione di scomunica e fiducioso nell’impegno da loro espresso […] di non risparmiare alcuno sforzo per approfondire nei necessari colloqui con le Autorità della Santa Sede le questioni ancora aperte […] ha deciso di riconsiderare la situazione canonica dei Vescovi [… ] sorta con la loro consacrazione episcopale»8. L’atto della Santa Sede costituisce un gesto di misericordia nei confronti dei quattro vescovi, volto a consolidare la reciproca fiducia nelle relazioni tra la Fraternità San Pio X e la Sede Apostolica e utile a promuovere il cammino necessario per superare le divergenze che ostano alla piena comunione della Fraternità con la Chiesa cattolica. È appena il caso di osservare che, in relazione a questo gesto di ampio respiro ecclesiale, nessun rilievo hanno i giudizi personali in materia storica espressi da uno dei presuli interessati. Restano comunque invariati i rapporti tra la Chiesa cattolica e il movimento lefebvriano, il quale, si ribadisce, tuttora non è in piena comunione con la Chiesa. Parimenti invariata resta la situazione dei fedeli legati al movimento. In particolare, tutti i presbiteri e i diaconi ordinati nell’ambito della Fraternità, nonché i quattro vescovi riammessi nella comunione ecclesiale, rimangono soggetti alla pena della sospensione a divinis, nella quale sono incorsi per aver ricevuto illegittimamente l’ordine sacro (can. 1383). La Fraternità, infatti, non gode di alcun riconoscimento nella Chiesa cattolica e i chierici ad essa aderenti, non esclusi i quattro vescovi sciolti dalla scomunica, non esercitano lecitamente nessun ministero nella Chiesa9. Sul punto, merita ricordare che nemmeno la suprema autorità della Chiesa può privare di efficacia l’ordine sacro conferito con piena intenzione: ne consegue che i sacramenti celebrati con retta intenzione dal ministro sacro validamente ordinato, anche quando sia incorso nel divieto di esercitare la funzione di santificare, rimangono validi, sebbene siano gravemente illeciti. Conseguentemente, i sacramenti celebrati dai sacerdoti lefebvriani sono validi ma illeciti; pertanto è sconsigliato ai fedeli cattolici di prendere parte alle loro celebrazioni, a meno che si trovino nell’impossibilità di adempiere altrimenti ai precetti della Chiesa.
In conclusione, la rimozione della scomunica ai quattro vescovi della Fraternità è un gesto di grande significato ecclesiale, ma rappresenta solo la rimozione di un ostacolo al dialogo con il movimento lefebvriano: la riconciliazione con la Chiesa cattolica non può passare che attraverso il «pieno riconoscimento del Concilio Vaticano II e del Magistero dei Papi Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e dello stesso Benedetto XVI»10.

  • 6 In questi termini si è espresso il Pontificio Consiglio per i testi legislativi in una Nota esplicativa del 24 agosto 1996.
  • 7 Come insegna il decreto del Concilio Vaticano II Unitatis redintegratio (par. 3).
  • 8 Decreto della Congregazione per i vescovi del 21 gennaio 2009.
  • 9 Cfr. la Nota ufficiale della Segreteria di Stato vaticana del 4 febbraio 2009.
  • 10 Così la medesima Nota ufficiale.

Carlo Montalenti

Fonte: Unione Giuristi Cattolici Pavia

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Fraternità San Pio X, appare sempre più spaccata

June 23, 2012 Leave a comment

Il vescovo Fellay deve rispondere sul testo ricevuto. Il Vaticano non ipotizza nuove discussioni. E la Fraternità appare sempre più spaccata

Nel comunicato della Sala Stampa vaticana seguito all’incontro del 13 giugno tra il cardinale William Levada e il superiore lefebvriano, il vescovo Bernard Fellay, si leggeva che quest’ultimo «ha rappresentato la situazione della Fraternità San Pio X». Anche in questo caso, le fonti vaticane invitano a soppesare bene quelle parole. Il cuore del problema, in questi giorni cruciali per il futuro del gruppo tradizionalista fondato da monsignor Lefebvre, non è rappresentato soltanto dal contenuto della dichiarazione dottrinale che il Papa chiede a Fellay di sottoscrivere. È rappresentato anche dalla complicata situazione interna alla Fraternità.
Alcuni dei sacerdoti più legati agli altri tre vescovi, Tissier de Mallerays, de Gallareta e Williamson, vanno ripetendo infatti in questi giorni che nel caso di accordo, a seguire monsignor Fellay nella piena comunione con Roma sarebbero soltanto pochi preti della Fraternità. Dunque quelle righe del comunicato vaticano sulla «situazione» interna ai lefebvriani sono particolarmente significative. Fino a questo momento si era sempre pensato che le suddivisioni interne fossero rappresentabili all’incirca così: un 25 per cento di favorevoli all’accordo, un cinquanta per cento di indecisi, un 25 per cento di contrari (tra questi gli altri tre vescovi, come è emerso chiaramente dalla lettera che hanno inviato nei mesi scorsi a Fellay prendendo le distanze da ogni possibile accordo con «Roma»).
Nessuno è però in grado di affermare che le proporzioni siano rimaste tali. Dalle dichiarazioni di esponenti lefebvriani, e degli stessi vescovi contrari all’accordo, è evidente che c’è una parte della Fraternità disposta a rientrare in comunione con Roma soltanto se il Papa decide di rinnegare di fatto il Concilio Vaticano II, attribuendo allo stesso Concilio e alla riforma liturgica post-conciliare ogni colpa per la crisi della fede che ha segnato gli ultimi decenni. È da notare poi che la nostalgia per la sofferenza per la situazione di separazione attuale, viene avvertita soprattutto da coloro che avevano conosciuto Lefebvre, che avevano vissuto da vicino le sue battaglie, e che avevano vissuto nella comunione con il Papa prima della rottura del 1988. Mentre questa sensibilità sembra albergare in misura inferiore nelle nuove generazioni di sacerdoti.
La dichiarazione dottrinale che il cardinale Levada ha messo nelle mani di Fellay il 13 giugno non lascia spazio a nuovi margini di manovra. E appare piuttosto difficile anche ipotizzare una nuova fase di discussioni, dopo che per due anni la Fraternità ha potuto discutere con i teologi della Santa Sede proprio dell’interpretazione autentica del Concilio. Benedetto XVI ha voluto esaminare attentamente il testo finale, e ha tenuto conto delle considerazioni dei cardinali e vescovi della Feria Quarta della Congregazione per la dottrina della fede: durante quella riunione, avvenuta lo scorso 15 maggio, i cardinali hanno sollevato dubbi su diverse modifiche proposte da Fellay alpreambolo dottrinale e hanno ritenuto di correggere l’interpretazione di citazioni (in particolare del Concilio Vaticano I), che consideravano inaccettabili.
Il Papa ha accolto e condiviso diverse preoccupazioni dei suoi collaboratori. Il testo sul quale è ora chiesto l’assenso in «tempi ragionevoli» al superiore della Fraternità San Pio X rappresenta dunque una proposta sulla quale non sono più possibili emendamenti di sostanza. Che fosse invece possibile una nuova fase di discussione emergeva invece dal comunicato della Fraternità pubblicato dopo l’incontro del 13 giugno, indizio del fatto che il preambolo dottrinale sottoposto a Fellay dalle autorità vaticane presentava ancora delle difficoltà per il superiore lefebvriano il quale, in un’intervista rilasciata al bollettino ufficiale della Fraternità lo scorso 7 giugno aveva affermato: «Roma non fa più di una piena accettazione del Concilio Vaticano II una condizione per la soluzione canonica».

Andrea Tornielli

Fonte: Vatican Insider – La Stampa

Gerard Condon, come possono i cristiani interpretare i sogni

June 23, 2012 Leave a comment
Esiste un modo cristiano di interpretare i sogni? E perché la teologia spirituale tace su questo argomento, che invece riscuote una grande attenzione in fenomeni come la New Age e in una quantità di pratiche religiose non istituzionali? La risposta alla prima domanda è positiva; la da’ Gerard Condon, per anni direttore spirituale del Pontificio Collegio irlandese a Roma, che ha conseguito il dottorato sull’opera di Jung alla Pontificia Università Gregoriana  ed è attualmente consigliere diocesano per l’educazione religiosa e docente di spiritualità al St. Patrick College di Thurles.
Condon ha scritto per i tipi del Edizioni Messaggero di Padova una guida cristiana per interpretare i sogni, intitolata “Il potere dei sogni”, in cui sostiene che nella vita cristiana e nella direzione spirituale faccia il suo ingresso l’interpretazione dei sogni. E avanza un’ipotesi molto interessante: “Ilmetodo junghiano dell’immaginazione attiva ha un significativo precedente nella tradizione cristiana: ricorda infatti latecnica di meditazione proposta da Sant’Ignazio di Loyola nei suoi Esercizi Spirituali”. Un accostamento certamente audace, ma molto interessante. Secondo Condon è opportuno portare il risultato della meditazione sui sogni all’attenzione del direttore spirituale: “In questo modo il processo va oltre la meditazione personale e si affrontano anche le implicazioni pubbliche e comunitarie dell’immagine onirica”. Un intervento esterno è necessario perché “un caposaldo della direzione spirituale cristiana è che nessuno è buon giudice dei propri casi”.
Ma l’interpretazione dei sogni, per capire quale possa essere il segnale che Dio ci manda, “deve essere saggiamente contenuta. L’analisi dei sogni non dovrà dominare gli incontri”. Condon cita anche la pratica dell’incubazione, che rivive nel rituale ebraico del she’eilat chalom: “In questo caso si scrive una domanda su un biglietto, lo si pone sotto il cuscino , e si decide di essere ricettivi al sogno che Dio invierà quella notte”. E’ una pratica che dal punto di vista giudaico-cristiano può apparire un tentativo umano di controllare l’ambito del divino; ma “consapevoli di queste riserve possiamo adattare a nostro uso alcuni principi dell’incubazione onirica”. Prima di addormentarsi raccogliersi in preghiera, affidando a Dio il problema. “Collocare in camera da letto un simbolo religioso rafforzerà la dimensione spirituale dell’esercizio”. Bisogna parlarne comunque al proprio direttore spirituale; e chi vuol può anche “adottare la pratica ebraica di scrivere il problema a cui cercate risposta su un foglietto e metterlo sotto il cuscino”.
Un’ultima notazione riguarda la simbologia, e la croce in particolare, che simboleggia la dolorosa interazione di opposti come bene e male, innocenza e peccato, vita e morte, paradiso e inferno. “Secondo Jung, nella sua forma quaternaria la croce in qualche modo riconcilia quelle tensioni e genera infine una rinascita o risurrezione”.
Marco Tosatti

“Sua Santità, le carte segrete di Benedetto XVI “, timori e incertezze con il libro di Gianluigi Nuzzi

May 23, 2012 Leave a comment

Da qualche giorno in alcuni media si parla della fuoruscita di documenti autentici dal tavolo di Benedetto XVI e pubblicati in un libro già in vendita in libreria “Sua Santità, le carte segrete di Benedetto XVI “. Nel merito, il Vaticano ha già diffuso una nota per dire che la pubblicazione di questi documenti segreti è un “atto criminale che viola la privacy e la dignità” del Papa. Inaspettatamente ieri sera all’Infedele, in presenza dell’autore, si è parlato del libro in TV ed è stata diffusa anche un intervista a Dino Boffo. L’ex direttore di “Avvenire” che nelle sue lettere private al Papa e al cardinale Bagnasco, ha indicato i nomi che stanno dietro all’operazione di accuse di omosessualità e molestie sessuali che era stata attribuita ai giornali di centrodestra e che lo costrinsero alle dimissioni nell’estate del 2009, dice che quelle lettere sono state pubblicate nel libro a sua insaputa.
Lo stesso Boffo, nel fax a Ganswein, indica come mandante dell’attacco alla sua persona il direttore dell’Osservatore Romano, quotidiano della Santa Sede, il professor Giovanni Maria Vian, e fa capire che il segretario di Stato, Tarcisio Bertone, non era affatto all’oscuro della questione. Il servizio è andato in onda nella parte finale della trasmissione, quando la maggior parte dei telespettatori era ormai esausta dalle interminabili quanto inutili discussioni, se ci fosse o meno la mafia dietro all’attentato di Brindisi, nonché dall’ennesima intervista del nuovo sindaco a 5 stelle di Parma, con la speranza, ovviamente, di raggiungere il minor numero di telespettatori possibili. Nonostante l’intervento logorroico e inarrestabile del direttore di “Tempi”, Luigi Amicone, che nemmeno lasciava il diritto di replica all’autore nei suoi tentativi di difendersi dall’accusa di aver pubblicato documenti privati ottenuti tramite una fonte segreta e interna al Vaticano denominata “Maria”, si è riusciti a capire che: i documenti riguardano i consigli della segreteria di Stato del Vaticano sul caso di Emanuela Orlandi e le ‘note riservate‘ sul Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per l’incontro con il Papa. Non solo, ma anche i rapporti segreti tra Vaticano e Stato Italiano e le trattative altrettanto segrete con il governo Berlusconi sull’Ici. Ma più in generale, si parla di tutti gli episodi più scabrosi della Chiesa, degli scandali sessuali e della pedofilia dei preti, dei conflitti e delle congiure tra le gerarchie vaticane e la Curia, dei rapporti del Vaticano con altri Stati e di tutti gli interessi e i compromessi che ne derivano. Soltanto il teologo Vito Mancuso ha tentato una difesa dell’autore, facendo notare che è bene che gli scandali vengano alla luce se questo poi costringe il Papa a prendere i dovuti provvedimenti come nel caso della pedofilia (Certo, ma soltanto dopo aver misurato l’entità del fenomeno e aver verificato che non era più possibile tenerlo nascosto!) . Il Vaticano, che aveva già annunciato di querelare La7 per la trasmissione “Gli Intoccabili” condotta dallo stesso Nuzzi sulla gestione degli appalti nello Stato pontificio, ora assicura che perseguirà in giustizia tutti gli attori “ del furto, della ricettazione e della divulgazione di notizie segrete” coinvolti nella pubblicazione dei documenti riservati e raccolti nel libro “Sua santità”. Non so come andrà a finire questa vicenda, certo è che la Chiesa Cattolica da diverso tempo è sottoposta a tutta una serie di attacchi che stanno facendo scricchiolare e agitare un potere che sembrava fino a poco tempo fa al riparo di qualsiasi tempesta. Staremo a vedere…

Fonte: Pianeta Nibirupost

Chiesa, pagamento IMU per i luoghi non di culto

March 16, 2012 Leave a comment

I cittadini italiani faranno meno sacrifici
“Se vuoi esser perfetto, va’, vendi ciò che hai e dallo ai poveri”
Anche la Chiesa pagherà l’Imu (Imposta Municipale Unica).
Quando il governo Berlusconi era impegnato nella discussione di una nuova manovra finanziaria nel tentativo di rimettere a posto i conti, diversi parlamentari segnalarono il fatto che si elencassero le numerose proprietà immobiliari della Chiesa e i suoi privilegi economici. La spinosa questione che la Chiesa possa godere di favori che costano molti soldi agli italiani, si potrebbe risolvere disciplinando la loro abrogazione chiedendo così meno sacrifici ai cittadini.
Tutti gli stabili di proprietà della Chiesa, fatto salvo quelli a fine di culto, dovranno pagare la tassa. Così si applica ai bar degli oratori, ai negozi di souvenir all’interno dei santuari, agli ospedali, alle numerose cliniche private, convenzionate o no e a tutte le scuole e asili privati religiosi.
Ma non è finito. Il patrimonio immobiliare che possiede la Chiesa, è estremamente esteso. Comprende infatti svariati appartamenti, palazzi storici e moderni, attività commerciali come librerie o alberghi.
Ma non è ancora finito. La manovra del governo Monti, come scrive Il Sole 24 Ore, comprende fra i suoi parlamentari numerosi ministri, già dirigenti cattolici, e questi hanno fatto in modo di non far rivalutare la rendita catastale degli immobili di proprietà della Chiesa. Il mancato introito per le casse pubbliche derivante dalla decisione ammonterebbe, sostiene sempre il quotidiano economico/finanziario, a circa quattrocento milioni di euro.
Quando vengono sollevate gravi questioni di sopravvivenza delle proprie attività come quelle scolastiche per arrivare ad affermazioni come “l’Imu ci obbliga alla chiusura” ci si chiede se l’asserzione è di certo realistica.
Se consideriamo ad esempio l’ordine dei Salesiani con le loro strutture d’istruzione privata risulta, per l’anno scolastico 2010 – 2011, con i loro 25.173 iscritti con rette per le medie di € 3.363,00 e di € 3.495 per i licei, ad un incasso annuale medio di € 86.318.217,00 senza contare le rette per gli asili, le scuole primarie e le mense. L’affermazione può solo far sorridere per un’impresa, di per se stessa sana e con le spalle coperte dallo I.O.R. (Istituto per le Opere di Religione) e comunemente conosciuto come Banca Vaticana.
La Chiesa, rappresentante di Dio sulla terra, dovrebbe forse ricordare meglio alcuni passi dei Vangeli:

  • Non vi fate tesori sulla terra, ove la tignola e la ruggine consumano, e dove i ladri sconficcano e rubano; ma fatevi tesori in cielo…(Mat.6:19,20)
  • Io vi dico in verità: “è più facile ad un cammello passare per la cruna d’un ago, che ad un ricco entrare nel regno di Dio” (Mat.19:23,24; Mar.10:23-25; Luca 18:24,25)
  • Se vuoi esser perfetto, va’, vendi ciò che hai e dallo ai poveri, ed avrai un tesoro nei cieli: poi, vieni e seguimi (Mat.19:21; Mar.10:21; Luca 18:22)

Alex Ricci

Fonte: MondoRaro

 

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