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Archive for the ‘LAMERIKANO’ Category

NATO, ex militari accusano menzogne per la guerra contro Iraq e Afghanistan

June 4, 2012 Leave a comment

Durante il vertice NATO a Chicago, sotto lo sguardo della polizia antisommossa, diverse dozzine di ex combattenti della guerra di Iraq e Afghanistan hanno gettato le loro medaglie e presentato le loro scuse.
“Non c’è nessun onore in queste guerre – ha commentato tra gli altri Alejandro Villatoro, ex sergente dell’esercito americano – c’è solo vergogna”.
« Non ho parole per qualificare questa guerra globale al terrorismo, una vergogna. »
“Quando mi sono arruolato ero convinto di farlo perché stavamo dalla parte del giusto – racconta ad esempio Graham Clumpner, 27 anni, dallo stato di Washington – Ora non ci credo più, ne ho viste troppe: vite violate, soldi buttati, abusi inutili. Tutto per far guadagnare le aziende che incassano profitti con la guerra, mentre a noi davano 1.500 dollari al mese per farci sparare addosso”.
« Avrei dovuto liberare delle persone, ma ho liberato solo campi di petrolio. »
« Nessuna medaglia, nessun nastro, nessuna bandiera possono nascondere la somma della sofferenza umana causata da questa guerra. »
« Sono soprattutto dispiaciuto. Sono dispiaciuto per voi, mi dispiace… »
« L’esercito è in crisi, i soldati soffrono di traumatismi sessuali, di stress post traumatici, di traumatismi celebrali, e non ricevono nemmeno i trattamenti che meritano e di cui hanno bisogno. »
I manifestanti affermano che la guerra in Iraq e in Afghanistan sono basate su menzogne e su delle politiche destinate a fallire. Queste guerre hanno un costo di centinaia di migliaia di vite e di miliardi di dollari che sarebbero potuti, secondo gli ex militari, essere consacrati al finanziamento di scuole, di cliniche e di programmi sociali negli Stati Uniti.

Dioni – Fonte: Voltairenet

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Shell, trivelle pronte in prossimità dell’Alaska

May 22, 2012 Leave a comment

L’amministrazione Obama ha dato via libera alla Shell per impiantare trivelle vicino al Mar Glaciale Artico, in prossimità dell’Alaska. Ma il colosso petrolifero anglo-olandese prima di poter iniziare i lavori in 4 pozzi al largo dell’Alaska dovrà ottenere l’autorizzazione anche da parte dell’Agenzia per la protezione ambientale, l’Agenzia per la preservazione della fauna e quella per la gestione delle risorse marine. In definitiva però il maggiore scoglio, quello dell’approvazione da parte del Congresso degli Stati Uniti è stato superato grazie alla volontà del presidente Obama. Secondo una ricerca effettuata e pubblicata sul New York Times, l’Alaska potrebbe avere risorse petrolifera pari a circa 27 miliardi di barili di petrolio, una stima che coprirebbe il fabbisogno di 25 milioni di automobili per un periodo di 35 anni.

Carla Liberatore

Fonte: MondoRaro

Anita Garibaldi, eroina nazionale brasiliana

Il nome di Anita Garibaldi è definitivamente entrato nel libro degli eroi brasiliani, infatti una legge federale la include nel ‘Libro degli eroi della patria’ per effetto di un testo a firma della presidente Dilma Rousseff, custodito gelosamente presso il Pantheon delle libertà e della democrazia a Brasilia. Nel libro degli eroi sono annoverati tutti coloro che si batterono con eroismo per dare vita allo stato del Brasile.

Fonte: AGS Cosmo

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Argentina, petrolio nazionalizzato dalla presidentessa Cristina Kirchner

April 16, 2012 Leave a comment

L’Argentina nazionalizza il petrolio espropriando la quota di controllo di una società, YPF, che rappresenta un quarto dell’utile operativo del gruppo spagnolo Repsol. L’annuncio ha lasciato a bocca aperta Madrid e Buenos Aires ha subito rassicurato i gruppi stranieri presenti nel Paese: non dovete temere per il vostro futuro. Una rassicurazione che è suonata però come una minaccia. Ora tra gli investitori stranieri in Argentina regna la paura.
La presidentessa argentina Cristina Kirchner ha annunciato questo pomeriggio che prenderà il controllo della compagnia del petrolio YPF, filiale del gruppo spagnolo Repsol. In un intervento nella Casa Rosada il capo dell’esecutivo argentino ha annunciato “l’esproprio” del 51% delle azioni della compagnia che passeranno nelle mani del governo: il 49% di questa fetta sarà distribuito tra le province produttrici di petrolio, il 51% resterà allo Stato centrale. I dettagli dell’iniziativa, annunciati da una voce registrata in mezzo ai cori da stadio peronisti nella sede del governo, lascia a bocca aperta la Spagna in cui è in corso un vertice di crisi per studiare una risposta.
Il governo argentino, la cui decisione è stata preceduta da mesi di voci e inchieste giornalistiche, non ha giustificato la misura come «una questione di interesse nazionale»: nel 2010 il paese si è visto obbligato a importare combustibili per un totale di 10 miliardi di dollari. La decisione è stata presentata sotto il titolo altisonante di «Sovranità degli idrocarburi della Repubblica Argentina» ed è stata giustificata con il fine del «raggiungimento dell’autosufficienza». Secondo Kirchner, «l’Argentina è l’unico paese d’America che non gestisce le proprie risorse naturali». L’annuncio arriva dopo mesi di pressioni del governo argentino su Repsol: La Kirchner punta il dito sulla mancanza di investimenti della compagnia sul territorio che sarebbe la causa della caduta della produzione.
L’esproprio riguarda il 51% della totalità di YPF che corrisponde esattamente alla quota di Repsol. La restante proprietà rimarrà in mano della famiglia Eskenazi e di altri piccoli investitori.
Ma per capire a fondo questa storia è necessario ricordare l’acquisizione: nel 1999 Repsol decise di scommettere sulla internazionalizzazione e comprò il gruppo YPF per 13 miliardi 437 milioni di euro, un prezzo nemmeno pronunciabile se tradotto nelle antiche pesetas. Eppure anche il Financial Times allora premiò il presidente del gruppo, Alfonso Cortina, per aver condotto la fusione dell’anno. Come è facile da immaginare l’acquisizione fu un duro colpo per l’opinione pubblica , tanto che il successore di Cortina, Antonio Brufau, dovette compiere enormi sforzi per mantenere gli equilibri all’altro lato dell’oceano. Il gruppo Petrersen (della famiglia Eskenazi) fu scelto nel 2008, con il consenso del governo che mantenne diritto di veto, per argentinizzare la gestione, ed estese la sua quota al 26%. L’inizio della fine è stato un lento deterioramento delle relazioni del governo Kirchner con la famiglia proprietaria di Petersen.
I tentativi di salvare il salvabile da parte spagnola sono stati numerosi, tanto da fare intervenire in un’occasione il capo dello Stato (il re Juan Carlos) per contenere i danni. YPF rappresenta un quarto dell’utile operativo di Repsol, che non può attualmente reggere il colpo dell’esproprio. Nell’intervento alla Casa Rosada, Kirchner ha fatto riferimento a un articolo apparso negli ultimi giorni sulle pagine del quotidiano spagnolo El País in cui si riportavano questi dati e si accusava «la politica economica del governo con aumenti dei salari superiori al 20% e congelamento delle tariffe e dei prezzi dei prodotti» di essere la causa dei problemi di approvvigionamento energetico argentino. In relazione al testo ha dichiarato che «la presidentessa argentina non risponde a nessuna minaccia». Ha poi rassicurato dicendo che nessun gruppo straniero, che investe in Argentina, deve temere per il proprio futuro. Una rassicurazione che suona più che altro come una minaccia.
Tra gli investitori stranieri in Argentina regna il timore. Il congelamento delle tariffe che non segue l’andamento della crescita dei costi già soffoca il mercato. Ogni gruppo straniero, secondo quanto conferma un insider, ha nel proprio Cda almeno un uomo del governo. In concomitanza di questa azione contro Repsol l’uomo del governo avrebbe insistito affinché i dividendi venissero reinvestiti nel 100% sul territorio. Questo significa che la mano della Kirchner non ha bisogno degli espropri, i metodi di pressione sono variegati. Per quanto riguarda l’Italia, due gruppi del nostro paese gestiscono le reti del gas, sono Camuzzi e Techint, anche se la loro posizione non è nemmeno paragonabile a quella di Repsol.
In Spagna, il quotidiano El País informa questa sera che il presidente del Governo Mariano Rajoy, la vicepresidente dell’Esecutivo Soraya Sáenz de Santamaría e il ministro dell’Industria, José Manuel Soría si sono riuniti in un incontro di emergenza per studiare per reagire all’esproprio. Nel frattempo le azioni di YPF sono cadute del 19% alla borsa di New York.

Fonte: Linkiesta

Kofi Annan, incontro con Bashar Assad in Siria

March 10, 2012 Leave a comment

L’inviato speciale delle Nazioni Unite Kofi Annan è arrivato in Siria per cercare di aiutare a mettere fine al conflitto che da un anno sta insanguinando il Paese. Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa statale Sana, Anna è già a colloqui con il presidente Bashar Assad. La visita, aveva spiegato lo stesso ex segretario generale dell’Onu, si concentrerà su la possibilità di trovare una via d’uscita pacifica alla crisi che ha già provocato la morte di oltre 7.500 persone. Ma la missione internazionale di alto profilo si è dovuta imbattere ancora prima di iniziare con il secco no da parte dell’opposizione agli appelli di Annan al dialogo con il regime.
La missione segna un importante passo della comunità internazionale in direzione della pace a quasi un anno dall’inizio delle proteste dell’opposizione contro Assad, nate sull’onda delle rivoluzioni scattate in Tunisia ed Egitto. Secondo quanto riferito ieri ai giornalisti dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, la priorità di Annan è il raggiungimento immediato della fine delle violenze da parte di soldati governativi e combattenti dell’opposizione. Un cessate il fuoco, ha aggiunto Ban, dovrà comunque essere immediatamente seguito da colloqui politici che includano tutte le parti.
Un compito tutt’altro che semplice, visto che solo ieri il leader del Consiglio nazionale siriano, Burhan Ghalioun, ha respinto gli inviti da parte di Annan al dialogo. “Ogni soluzione politica – ha detto parlando da Parigi – non avrà successo se non accompagnata dalla pressione militare sul regime. Nel suo incarico di inviato internazionale, speriamo che (Annan, ndr) abbia modo di mettere fine alle violenze”.

Fonte: La Presse

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Caracas, invio di petrolio alla Siria

March 1, 2012 Leave a comment

Il governo venezuelano sta consegnando petrolio alla Siria e non ha intenzione di fermarsi. Lo ha dichiarato il ministro dell’Energia, Rafael Ramirez, spiegando che l’eventualità di affrontare sanzioni internazionali non dissuaderà Caracas dall’inviare carburante diesel via mare al regime di Damasco. “La Siria – ha spiegato il ministro – è un Paese colpito da un blocco navale e se ha bisogno di diesel e noi possiamo fornirlo, non c’è ragione per non farlo”. Finora, ha aggiunto Ramirez, la compagnia petrolifera di Stato Petroleos de Venezuela ha inviato a Damasco due consegne di 300mila barili ciascuna.
Il presidente venezuelano Hugo Chavez è uno stretto alleato dell’omologo siriano Bashar Assad e si è spesso scagliato contro le sanzioni internazionali imposte al regime a causa della repressione del dissenso, giunta all’undicesimo mese consecutivo, che secondo le Nazioni unite ha provocato molti più di 7.500 morti. Gli attivisti riferiscono invece che le vittime sono oltre 8mila, di cui oltre la metà civili. La Siria non è sottoposta a un blocco navale come sostenuto dal governo venezuelano, ma le sanzioni dell’Ue hanno congelato i beni di alcuni funzionari e della Banca centrale, tentando di colpire l’accesso a equipaggiamenti per i settori di petrolio e gas. Finora, però, le misure punitive hanno avuto pochi effetti sul regime di Assad.

Fonte: La Presse

Vladimir Putin, annuncio riarmamento epocale in Russia

February 20, 2012 Leave a comment

I rapporti internazionali non potrebbero essere piu’ tesi tra Cina, Russia, Iran e Siria da una parte e Usa, Europa e Lega Araba dall’altra.
Vladimir Putin, il primo ministro russo, candidato a ridiventare presidente alle prossime elezioni nazionali, ha promesso un riarmamento senza precedenti di Mosca.
L’annuncio giunge in vista del dispiegamento di una base anti missile in Europa da parte di Stati Uniti e Nato. In un articolo scritto nel giornale ufficiale della Gazzetta Russa (Rossiïskaïa Gazeta) e interamente dedicato alla questione militare, Putin mette in primo piano la necessita’ di rispondere con i fatti prima ancora che percorrendo la via diplomatica.
“L’epoca in cui ci troviamo esige una politica determinata al rafforzamento del sistema di difesa aereo e spaziale del paese. E’ la politica di Stati Uniti e Nato in materia di difesa antimissile che ci spinge a farlo”, scrive Putin.
“Ventitre mila miliardi di rubli (590 miliardi di euro) saranno consacrati totalmente a questi obiettivi (di riarmamento) nei prossimi dieci anni”, precisa Putin, sottolineando che “non il patriottismo non e’ mai troppo in questa materia”.
“Dobbiamo imbastire una nuova armata. Moderna, in grado di essere mobilitata in qualsiasi momento”. La storia insegna che in tempi di crisi, la probabilita’ di uno scoppio di una guerra e’ piu’ alta. E in quel caso Mosca non ha alcuna intenzione di farsi trovare impreparata.
Nel frattempo e’ salita la tensione tra le due Coree, dopo che Seul ha cominciato manovre militari con l’impiego di armi da fuoco nelle vicinanze della frontiera con Pyongyang nel Mar Giallo.

Fonte: Wall Street Italia