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Thierry Mugler, muore lo stilista visionario della moda francese

January 24, 2022 Leave a comment

Esploratore dei diversi ambiti artistici, dalla fotografia, al teatro, aveva 73 anni. La notizia della sua scomparsa è stata annunciata sui social, con un post completamente nero. Attivo dagli anni ’70, Mugler ha vestito con i suoi abiti star come Diana Ross, Lady Gaga, George Michael e Madonna

Thierry Mugler, lo scandaloso stilista che ha dominato le passerelle europee tra la fine degli anni‘80 e l’inizio degli anni ‘90, è morto domenica. Aveva 73 anni: la sua scomparsa (“per cause naturali”) è stata diffusa in modo social, pubblicata sul profilo Instagram ufficiale del suo marchio. “#RIP – recita il testo  – Siamo devastati nell’annunciare la morte del signor Manfred Thierry Mugler domenica 23 gennaio 2022. Possa la sua anima riposare in pace”.

Thierry Mugler, lo scandaloso stilista che ha dominato le passerelle europee tra la fine degli anni‘80 e l’inizio degli anni ‘90, è morto domenica. Aveva 73 anni

Arrivati domenica sera, due dei suoi amici più cari hanno confermato la sua morte ma hanno rifiutato di essere intervistati, dicendo che erano troppo sconvolti.

Il brand

Dal 1975 ad oggi, il brand Mugler è sempre stato sinonimo di moda alternativa: il capolavoro dell’eccesso. Lo stilista è stato uno dei principali artefici di un’estetica della fine degli anni‘80, il creativo che ha coniugato sadomasochismo e haute couture.

La sua silhouette era una specie di triangolo rovesciato con spalle giganti e una vita stretta. Amava il lattice, la pelle e le curve. Le sue prime muse includevano Grace Jones e Joey Arias. Ha avuto una lunga collaborazione creativa con David Bowie e lo ha persino vestito per il suo matrimonio con Iman. La sua spiccata sensibilità lo ha portato dall’haute couture alla messa in scena di uno spettacolo di grande successo delCirque Du Soleil a Las Vegas. Molto tempo dopo essere entrata in uno stato di semi-pensionamento la sua creatività, all’inizio degli anni 2000 è arrivato il suo profumo “Angel”, diventato un enorme successo.

L’elegante sensibilità punk di Alexander McQueen deve molto al lavoro di Mugler. Proprio come il look iniziale di “Bad Romance” di Lady Gaga. Mugler è anche noto per aver vestito alcuni dei più grandi nomi di Hollywood e non solo, tornando nel 2019 vestendo Kim Kardashian per il Met Gala. Il meraviglioso abito a sirena che Mugler ha disegnato per la Kardashian per il Met Gala del 2019, l’ha fatto conoscere a milioni di nuovi fan.

Il cordoglio

“Manfred, sono così onorato di averti incontrato e di lavorare nel tuo meraviglioso mondo – il saluto del suo attuale direttore creativo, Casey Cadwallader – . Hai cambiato la nostra percezione di bellezza, fiducia, rappresentazione e auto-potenziamento. La tua eredità è qualcosa che porto con me in tutto ciò che faccio. Grazie“.

La morte dello stilista francese è stata annunciata anche su Facebook dal suo agente, Jean-Baptiste Rougeot. “Siamo devastati nell’annunciare la morte del signor Manfred Thierry Mugler domenica 23 gennaio 2022”. Il post, condiviso sulla pagina ufficiale dello stilista, è stato un colpo al cuore per tutte le amanti della moda, ma non solo. Perché nella sua carriera, Mugler di successi ne ha raggiunti.

Le sue origini

Nato a Strasburgo il 21 dicembre del 1948, Mugler ha vissuto l’arte e la creatività sin da bambino. Oltre alla danza, da giovane ha subito il fascino del design d’interni. La sua vita, tuttavia, è cambiata quando si è trasferito a Parigi: nel 1970, ha iniziato a lavorare come vetrinista nella boutique Gudule. E, nel suo tempo libero, come chiunque rincorra un sogno, disegnava abiti, seguiva corsi di arte, ricercava il suo stile

La grande mostra a Parigi

“Ma la sua non era ‘una donna oggetto’, bensì un ‘soggetto donna’, che esaltava il corpo cosciente”, sottolinea Thierry-Maxime Loriot, curatore della mostra retrospettiva in corso al Muséee des Arts Décoratifs di Parigi, inaugurata a settembre con una festa, dal titolo “Thierry Mugler: Couturissime”, la prima rassegna dedicata allo stilista: raccoglie circa 150 capi realizzati tra il 1977 e il 2014. “Sono molto felice che una selezione così armoniosa del mio lavoro venga mostrata all’Arts Decoratifs, perché il mio lavoro è strettamente legato alla scultura, alla pittura e a tutte le altre arti decorative”, aveva detto lui stesso della retrospettiva.

“Sono sempre stato affascinato dall’animale più bello della terra: l’essere umano diceva un entusiasta Thierry Mugler – . Ho usato tutti gli strumenti a mia disposizione per sublimarlo: non sono un uomo che guarda al passato, a Parigi ho voluto mettere in scena le mie creazioni e immaginare una visione artistica globale, libera e reinventata. Così mi sono immerso in questa avventura creativa! Oggi si apre un capitolo molto bello per noi, questa è la città che mi ha aperto le braccia, e al Musée des Arts Décoratifs, che per me è il più bello degli scenari”.

Già presentata a Montreal, Rotterdam e Monaco – la mostra è stata inaugurata il 30 settembre dello scorso anno ad apertura della fashion week parigina. Esposte le creazioni di Mugler dal ’73, anno della prima sfilata, al 2003, quando il multiforme genio francese ha deciso di abbandonare il mondo della moda.

Le mostra “Thierry Mugler hierry Mugler: Couturissime“, inaugurata il 30 settembre 2021 al 24 resyterà a perta fino al 24 aprile al  Musée des Arts Décoratifs de Paris, 107 rue de Rivoli, 75001 Parigi

“La danza mi ha insegnato molto rispetto al linguaggio del corpo, l’importanza delle spalle, come tenere la testa, camminare e posizionare le gambe”, spiegava il designer parlando del suo modo di interpretare il movimento.

Iconico, eccentrico e indipendente

A soli 25 anni, il primo negozio, Cafè de Paris, trampolino di lancio verso quella che un anno dopo sarebbe diventata l’azienda Thierry Mugler. Alla fine degli anni ‘90, il lancio del suo profumo, “Angel“, in una bottiglia a forma di stella, diventato uno dei profumi più venduti della storia, capace di rivaleggiare persino con il leggendario “Chanel N 5“.

Eccentrico e con enorme senso di indipendenza, Mugler aveva rifiutato la proposta di Bernard Arnault di dirigere Dior, proprio come aveva rifiutato qualche anno prima di lavorare al guardaroba di un film di Francis Ford Coppola.

Body-building e chirurgia plastica

L’uso della corsetteria e il suo esagerato approccio al corpo femminile gli aveva attirato critiche, ma lui stesso nel 2019, posando per un photoshot con Interview Magazine, aveva spiegato la sua passione per il body-building, lo yoga e la chirurgia plastica. “Penso che sia importante per le persone arrivare a una completa realizzazione di se stessi: sono sempre stato affascinato dal corpo umano e ho volute rendere omaggio a cosa puo’ fare”. Iconico il tributo pubblicato sulla sua pagina Instagram: “Un visionario la cui immaginazione ha consentito alle persone in tutto il mondo di essere più audaci e sognare in grande ogni giorno”.

Fonte: Luce La Nazione

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Gaspard Ulliel, la tragica morte del giovane attore francese

January 21, 2022 Leave a comment

Tragico incidente: perde la vita l’attore Gaspard Ulliel

Il giovane interprete di Hannibal Lecter ha tragicamente perso la vita mentre sciava, in un violento incidente. Una notizia spaventosa che ha colpito il mondo del cinema. Conosciuto in Italia per la sua interpretazione di Hannibal Lecter nel film Hannibal Begins, è morto a seguito di un tragico incidente avvenuto  martedì 18 gennaio 2022, nel primo pomeriggio. Secondo le ultime ricostruzioni, Gaspard Ulliel si sarebbe scontrato con un altro sciatore e così ha perso la vita, tra due piste a La Rosiere, in Savoia. Su quanto accaduto è stata avviata un’indagine.

Il primo ministro francese Jean Castex ha commentato la prematura scomparsa di Ulliel in un post su Twitter: “È cresciuto con il cinema e il cinema è cresciuto con lui”. La notizia è stata riportata dalla famiglia del giovane attore attraverso l’agenzia France Press. Gaspard non è morto subito: quando è avvenuto l’impatto, è stato portato in elicottero al Policlinico universitario di Grenoble. Le sue condizioni si sono rivelate subito molto gravi ed è morto in ospedale.

Gaspard Ulliel, chi era: carriera, figlio e fidanzata: Questa è sicuramente una notizia che nessuno vorrebbe mai leggere, e il mondo del cinema francese ora piange. Gaspard Ulliel è stato scoperto all’età di 19 anni con Anime erranti di André Techiné, insieme a Emmanuelle Beart. Nel 2005 ha vinto il César per il suo ruolo di soldato in Una lunga domenica di passione. Nove anni dopo, ha interpretato il ruolo del famoso stilista Yves Saint-Laurent in una biografia di Bertrand Bonello.

La madre di Gaspard è una stilista e suo padre è un designer. Pertanto, è certamente molto importante per lui vestire questi panni. Tre anni dopo, ha vinto un secondo Premio César per il suo ruolo di scrittore in È solo la fine del mondo, che ha vinto il Grand Prix de la Jury a Cannes. In Francia è noto non solo per le sue interpretazioni nel mondo del cinema.

Infatti, negli anni l’abbiamo visto sfoggiare la sua bellezza come protagonista di vari spot pubblicitari,  come quello di Chanel. È difficile per gli spettatori dimenticare il complicato personaggio di Hannibal Lecter, che ha interpretato nel 2007.

Infine ha partecipato anche alla serie Moon Knight. Gaspard Ulliel era il padre di un bambino di cinque anni con la sua attuale compagna, la modella Gaëlle Pietri.

Fonte: Primo Articolo

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David Sassoli, muore il presidente del Parlamento europeo

January 12, 2022 Leave a comment

Aveva 65 anni. Lascia la moglie e due figli. A settembre aveva contratto una polmonite da legionella. Ieri la grave crisi che lo ha portato nel centro oncologico di Aviano

Non ce l’ha fatta, David Sassoli. Il presidente del Parlamento europeo, ricoverato dal 26 dicembre per una grave forma di disfunzione del sistema immunitario, è morto all’1.15 della notte, a 65 anni. Si trovava nel centro oncologico di Aviano, in provincia di Pordenone. A dare la notizia il suo portavoce da anni, Roberto Cuillo. Il funerale verrà celebrato dal cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, venerdì 14 gennaio alle ore 12 presso la chiesa Santa Maria degli Angeli, in piazza della Repubblica a Roma, mentre la camera ardente si terrà giovedì 13 in Campidoglio nella sala Protomoteca dalle ore 10 alle 18.

Ieri sempre Cuillo aveva annunciato la cancellazione di ogni impegno ufficiale del presidente. E subito erano arrivati messaggi di solidarietà da ogni forza politica e dalle istituzioni dell’Unione. Ancora ieri, dall’account Twitter di Sassoli, partiva un messaggio per ricordare Silvia Tortora, figlia di Enzo.

Sassoli – sposato e con due figli – aveva già dovuto annullare gli impegni istituzionali da settembre a inizio novembre dello scorso anno, a causa di una “brutta” polmonite dovuta al batterio della legionella, come lui stesso aveva spiegato in un video pubblicato su Twitter dopo la guarigione.

Una malattia che gli aveva impedito di presiedere la seduta plenaria nella quale la presidente della Commissione von der Leyen aveva pronunciato il discorso sullo stato dell’Unione. A dicembre Sassoli aveva detto che non si sarebbe ricandidato alla guida dell’Europarlamento. E giovedì prossimo era prevista l’elezione del suo successore, per la seconda metà della legislatura.

Giornalista, conduttore televisivo, vicedirettore del Tg1, Sassoli era entrato in politica come europarlamentare del Partito democratico nel 2009. Una vita con due grandi passioni: il giornalismo e la politica, declinata soprattutto in chiave europea. Un’esperienza, quella nelle istituzioni dell’Unione, culminata con l’elezione alla guida dell’assemblea di Strasburgo il 3 luglio del 2019 (già nel 2014 era stato vicepresidente). Nel 2013, invece, aveva provato a cimentarsi con la politica nazionale candidandosi alle primarie per il sindaco di Roma: arrivò prima di Paolo Gentiloni ma dopo il vincitore, Ignazio Marino.

Nato a Firenze, David Sassoli si era trasferito fin da piccolo a Roma seguendo il padre, giornalista (ma era rimasto tifoso della Fiorentina). Il liceo classico Virgilio, poi l’iscrizione a Scienze politiche, Sassoli passò però subito alla pratica professionale: Il Tempo, l’agenzia Asca, la redazione romana del Giorno e poi la Rai, dove venne assunto nel 1992. E in Rai divenne uno dei volti più familiari per il grande pubblico, come conduttore del Tg1, fino alla vicedirezione nell’era di Gianni Riotta.

Tra le sue ultime battaglie, l’impegno per il voto a distanza nell’era Covid all’Europarlamento e quello per i diritti in Russia e il caso Navalny, per cui era finito nella lista nera di Mosca.

Fonte: La Repubblica

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Merry Christmas & Happy New Year 2021

December 22, 2021 Leave a comment
Categories: Moda Eventi

Lina Wertmuller, muore la regista iconica della commedia italiana

December 10, 2021 Leave a comment

E’ morta Lina Wertmuller, aveva 93 anni

Addio alla regista, si è spenta nella sua casa romana. Prima donna nella storia ad essere candidata all’Oscar. Il lungo applauso della Camera.

E’ morta Lina Wertmuller. La regista, che aveva 93 anni, si è spenta nella sua casa romana la regista. Al secolo Arcangela Felice Assunta Wertmuller von Elgg Spanol von Braueich, era nata nella capitale il 14 agosto 1928. Origine aristocratiche e svizzere, sposata allo scenografo Enrico Job, è stata la prima donna nella storia ad essere candidata all’Oscar, nel 1977, come migliore regista (ma anche per il miglior film straniero e migliore sceneggiatura) per ‘Pasqualino Settebellezze’. Solo nel 2020 le è stato assegnato il Premio Oscar alla Carriera.

Una vita ricca di incontri e amicizie, quella di Lina Wertmuller, incontri che si riveleranno indispensabili e fondamentali per la sua carriera. Sui banchi di scuola conosce Flora Carabella che, qualche anno più tardi diventerà la moglie di Marcello Mastroianni (con lui e Sophia Loren girerà nel 1978 ‘Fatto di sangue fra due uomini per causa di una vedova. Si sospettano moventi politici’, pellicola che vanta il guinness dei primati come titolo più lungo nella storia del cinema), tra i suoi attori-icona accanto a Giancarlo Giannini. 

Ancora adolescente la giovane Lina frequenta il mondo del cinema e del teatro, si iscrive all’Accademia Teatrale diretta da Pietro Sharoff, anima un teatro di burattini, collabora all’inizio con Guido Salvini, Giorgio De Lullo, Garinei e Giovannini, lavora in radio e televisione, firma la prima Canzonissima e il ‘Giornalino di Gian Burrasca’ con Rita Pavone protagonista in abiti maschili. La sua prima apparizione sul grande schermo è del 1953 nel ruolo di segreteria di edizione con ‘… e Napoli canta!’ di Armando Grottini, seguirà poi ‘La dolce vita’ felliniana come aiuto regista. Il vero esordio è targato 1963 con ‘I basilischi’, girato tra la Basilicata e la Puglia, Vela d’argento al Festival di Locarno, mentre nel ’68 sotto un ‘nom de plume’ (Nathan Witch) dirige un western all’italiana ‘Il mio corpo per un poker’ con un’affascinante Elsa Martinelli.

Nella seconda metà degli anni ’60 l’incontro con Giancarlo Giannini. Un matrimonio artistico perfetto, un sodalizio irripetibile foriero di trionfi, ovunque nel mondo (‘Mimi metallurgico ferito nell’onore’, ‘Film d’amore e d’anarchia’, ‘Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto, ‘Pasqualino Settebellezze’, ‘La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia’). Al suo attivo oltre 30 film anche come sceneggiatrice accanto a Sergio Sollima (‘Città violenta’), Pasquale Festa Campanile (‘Quando le donne avevano la coda’, ‘Quando le donne persero la coda’), Franco Zeffirelli (‘Fratello Sole, sorella Luna’), Enrico Maria Salerno (‘Nessuno deve sapere’) e serie, corti e film tv, tra i quali ‘Il decimo clandestino’, ‘Francesca e Nunziata’, ‘Roma, Napoli, Venezia… in un crescendo rossiniano’. Nel suo lungo carnet anche la Radio, prosa e varietà, (‘Prova generale’, ‘Un Olimpo poco tranquillo’, ‘La dolce vitaccia’)

Il cinema si trasforma in una palcoscenico dove denunciare e affrontare con coraggio temi politici, come quello del terrorismo (‘Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante da strada’), ma anche per ‘dipingere’ affreschi storici (‘Fernando e Carolina’). E intanto Lina Wertmuller riscopre un’altra grande passione, la lirica. Incursioni rare, ma non passate inosservate. ‘Carmen’ al San Carlo di Napoli per l’inaugurazione della stagione 1986-87, ‘Bohème’ all’Opera di Atene nel 1997 accanto a diverse sceneggiature e regie teatrali che portano la sua firma.

Tra i riconoscimenti, oltre all’Oscar alla Carriera, il Premio Flaiano alla carriera (2008), il Globo d’oro alla carriera (2009), il David di Donatello alla carriera (2010), il cavalierato di gran croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. E’ stata insignita, inoltre, di due cittadinanze onorarie, dai comuni di Napoli e Minori. Lina Wertmuller lascia un’eredità non solo artistica, ma di pensiero e di vita. In una intervista aveva dichiarato: “Più di quello che è stato, mi piace pensare a quello che farò. Forse un altro film, ho tanti progetti in cantiere, e magari un’altra autobiografia. Lavoro e scrivo sempre, ogni giorno, perché la chiave di tutto è sempre lì, nella storie”. Un testamento anche per le nuove generazioni.

FRANCESCHINI: “CLASSE E STILE INCONFONDIBILE”

“L’Italia piange la scomparsa di Lina Wertmüller, una regista che con la sua classe e il suo stile inconfondibile ha lasciato un segno perenne nella nostra cinematografia e in quella mondiale. Prima regista donna a essere candidata all’Oscar per ‘Pasqualino settebellezze’ nel 1977, premio Oscar alla carriera nel 2020, ha avuto una carriera lunga e intesa, consegnandoci opere alle quale ognuno di noi resterà per sempre legato. Grazie, Lina”. Così il ministro della Cultura, Dario Franceschini, nell’apprendere della scomparsa della regista.

LUNGO APPLAUSO DELLA CAMERA

L’aula della Camera con un lungo applauso ha reso l’ultimo omaggio a Lina Wertmuller. E’ stato il deputato di Iv, Luciano Nobili, a dare la notizia che la regista romana era morta all’età di 93 anni. “Nel 1977 è stata la prima donna a essere candidata al premio Oscar per la regia con il film ‘Pasqualino settebellezze’, ben prima di Jane Campion, Kathryn Bigelow o Sofia Coppola che in seguito hanno riconosciuto come l’esempio e il lavoro di Lina Wertmuller fosse stato così importante. “Nel 2020 ebbe l’Oscar alla carriera, un riconoscimento importantissimo che ha onorato il suo cinema, il suo lavoro e il nostro Paese. Credo che tutti gli italiani la ricorderanno per i suoi film, la sua intelligenza e il carattere e la sua grande capacità di coniugare impegno politico, ironia e grande successo popolare”, ha concluso Nobili.

CAMERA ARDENTE IN CAMPIDOGLIO

”Con Lina Wertmüller se ne va una leggenda del cinema italiano, una grande regista che ha realizzato film densi di ironia e intelligenza, la prima donna candidata all’Oscar per la miglior regia. Roma le darà l’ultimo saluto allestendo la camera ardente in Campidoglio”. Così in un tweet il sindaco di Roma Roberto Gualtieri.

Fonte: Adnkronos

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Cavallo di Troia, tra mito leggenda e origini

November 28, 2021 Leave a comment

Il mito del cavallo di Troia 

Il mito del Cavallo di Troia, che narra l’astuto stratagemma degli Achei per conquistare la città situata nell’attuale Turchia, presente per la prima volta nel poema omerico dell’Odissea e non nell’Iliade che si chiude con la morte di Patroclo, è sicuramente uno dei più conosciuti dell’antichità. La sua fama è giunta integra fino ai nostri giorni, tanto è vero che l’espressione “utilizzare un cavallo di Troia” è diventata, nel linguaggio comune, equivalente a compiere uno spregevole inganno.  Ma si trattò davvero di un “cavallo di legno”, o vi sono fondati elementi per ritenere che si trattasse di qualcosa di diverso. Cercheremo, in questa breve trattazione, di fare chiarezza in merito. Innanzitutto è opportuno ripercorrere i punti salienti del racconto, così come proposto dalla versione tradizionale.

L’episodio, come è noto, è descritto da Omero nell’Odissea, solo in maniera incidentale e, successivamente, ampliato e modificato nell’Eneide di Virgilio, con scopi di carattere celebrativo per sottolineare la grandezza del “princeps” Cesare Ottaviano Augusto. Enea, principe ed esule troiano, avrebbe raccontato l’episodio alla regina di Cartagine, Didone, perdutamente innamorata di lui, prima di fuggire per raggiungere le coste del Lazio, dove sarebbe divenuto il capostipite della genealogia fondatrice di Roma.  Lo stratagemma sarebbe stato ideato da Ulisse e ispirato dalla stessa dea Atena (Minerva per i Romani), allo scopo di mettere fine al lungo e sanguinoso conflitto con la città di Troia (Ilion) che, con la sua opulenza ed ampia sfera di influenza politica, ostacolava l’espansione commerciale dei Greci dell’età arcaica, al di là dell’espediente letterario del rapimento di Elena da parte di Paride. Seguendo il piano concepito da Ulisse, i Greci finsero di abbandonare la guerra e di tornare verso la loro patria, lasciando sulla spiaggia un imponente cavallo di legno, in apparenza vuoto, ma che in realtà nascondeva al proprio interno i più coraggiosi militari achei, tra cui lo stesso sovrano dell’isola di Itaca. Lo stratagemma era ben congegnato e nulla era stato lasciato al caso. Per convincere i Troiani sulla veridicità dell’evento ed accettare il dono, il giovane Sinone si finse disertore e spiegò a Priamo, il re di Troia, che il cavallo era stato lasciato per placare le reazioni iraconde della dea Atena, a causa della profanazione del suo tempio perpetrata da Ulisse. A ciò, il giovane Sinone, per rendere ancora più credibile il suo racconto, aggiunse che il dono avrebbe protetto i Greci nel ritorno verso casa e che il cavallo era stato costruito in dimensioni così considerevoli da non poter essere condotto attraverso le porte della città. A questo punto, i Troiani provocano grandi brecce nelle mura della città, per consentire al cavallo di essere introdotto all’interno, nonostante gli accorati avvertimenti del sacerdote Lacoonte, divorato immediatamente dai serpenti marini. Anche la profetessa Cassandra, che aveva su di sè la maledizione di prevedere con esattezza il futuro, ma di non essere creduta, pregò suo padre Priamo, affinchè non credesse alle parole di Sinone. Le invocazioni di Lacoonte e di Cassandra rimasero inascoltate ed il sovrano si convinse della sincerità dello spergiuro Sinone che, per rincarare la dose, riferì a Priamo che la dea Atena avrebbe perseguitato la città di Troia, se i suoi abitanti avesse distrutto il dono, voto religioso degli Achei. Con l’ingresso del cavallo tra le mura della città, fino ad allora considerata inespugnabile, i Troiani andarono in maniera inesorabile incontro alla loro rovina.

Gli storici si sono chiesti se effettivamente la grande opera di legno si possa considerare un cavallo stilizzato oppure se avesse un’origine diversa. I primi dubbi furono avanzati già in tempi remoti, come scrive Pausania nel II secolo d.C.: “che quello realizzato fosse un marchingegno per abbattere le mura e non un cavallo, lo sa bene chiunque non voglia attribuire ai Frigi una assoluta stupidità. Tuttavia la leggenda sostiene che si tratti di un cavallo”. Recenti ipotesi ritengono che il famoso stratagemma di legno non fosse altro che un ottimo esemplare di un particolare tipo di imbarcazione e che l’equivoco millenario sul “cavallo” derivasse da un errore di traduzione del poema omerico, ripreso secoli dopo anche da Virgilio. Il termine “hippos” non indicherebbe l’intelligente quadrupede, ma una nave di fattura fenicia, abbastanza diffusa in quell’epoca nelle acque del Mar Mediterraneo.                                 Riferimenti a questo tipo di imbarcazione li ritroviamo negli scritti di Plinio il Vecchio che attribuisce l’invenzione della stessa ad un capace maestro d’ascia fenicio, chiamato appunto Hippos. A memoria di questo personaggio, le navi sarebbero state dotate di un speciale polena: la testa equina. A quelle già esposte, bisogna aggiungere un’ulteriore considerazione, sottolineando, come il leggendario Omero o il vero autore dei suoi poemi, fosse a conoscenza delle specifiche attività militaresche achee e di come fossero particolareggiate nei suoi scritti le descrizioni delle tecniche di costruzione delle imbarcazioni. E’ probabile che proprio la disinvoltura con la quale Omero nominasse l’hippos, senza specificare che si trattasse di una nave, dando per scontato che i lettori ne comprendessero il significato, abbia ingenerato l’equivoco che ha portato a credere nel vero e proprio cavallo di legno. Lo stesso Virgilio, quando nell’Eneide si occupa dell’imponente animale, fornisce nozioni su alcune tecniche di costruzione navale dell’epoca della guerra di Troia. Il poeta riferisce di come il cavallo fosse stato costruito partendo dal guscio esterno e di come le “murate”, sostantivo del gergo marinaresco per indicare le fiancate della nave, fossero formate da materiale ricavato dall’abete, mentre la costolatura interna di rovere. Si tratta di una tecnica di costruzione perfettamente corrispondente a quella che si usava per confezionare le navi dell’epoca, soprattutto in ambito fenicio. L’identificazione dello straordinario marchingegno con una nave renderebbe la vicenda più credibile, alla luce anche del fatto che le navi fenicie di questo tipo godevano di un ottimo prestigio, in quanto erano usate, in primo luogo, per trasportare materiale prezioso e di valore, nonchè per riscuotere tributi, potendo risultare ancora più appetibile agli occhi degli ingenui Troiani. Il gruppo di guerrieri greci, inoltre, avrebbe potuto nascondersi meglio nella doppia stiva di un’imbarcazione, piuttosto che nella pancia cava di un cavallo. Da non trascurare la descrizione data da Omero sulle modalità di trasporto dell’oggetto nella città di Troia: questo sarebbe avvenuto mediante “allaggio”, un noto sistema di rotolamento su rulli che anticamente si adoperava per il rimessaggio delle navi, al termine del periodo di navigazione.

Del reale significato da attribuire al “cavallo di troia” sono state date, tuttavia, anche altre interpretazioni. Alcuni esponenti della storiografia moderna hanno fatto leva sulla simbologia tradizionale del “cavallo”, oppure della stessa trasfigurata su un piano metaforico, per implicare magari un cataclisma naturale, come un devastante terremoto che avrebbe distrutto le mura della città di Troia, consentendo agli Achei di accedervi facilmente. Seguendo questo schema teorico, il cavallo starebbe ad indicare un voto a Poseidone, il dio del mare, ma anche la divinità preposta alla protezione dei cavalli ed a favorire maremoti e terremoti.  A sostegno di tale ipotesi vi sarebbero i ritrovamenti, durante gli scavi condotti nel sito dell’antica Troia, di chiari resti di un forte sisma. Nel corso dei secoli, su quel territorio, si sarebbero stratificate ben dieci città ed i segni di un’intensa attività tellurica sono stati individuati un pò ovunque. Gli stessi Achei avrebbero potuto dare una spiegazione soprannaturale all’evento, ringraziando Poseidone per aver risolto un conflitto che ormai si trascinava da anni e lasciando sulla spiaggia un segno tangibile di ringraziamento, un gigantesco cavallo, animale peraltro sacro al dio. Altri storici hanno ipotizzato che il cavallo di Troia si potesse identificare con un ariete da assedio a forma di cavallo, il cui mito si sarebbe trasformato nel corso dei processi di tradizione orale che ne avrebbero consolidato la posteriore memoria.

Sul numero effettivo degli uomini appostati nel cosiddetto “cavallo”, le fonti tradizionali sono molto discordanti. Dando credito alla “Piccola Iliade”, un poema poi andato perduto, essi erano soltanto 13, un numero abbastanza esiguo ed improbabile per impadronirsi della città, mentre per Apollodoro ve ne erano 50; Quinto Smirneo elenca il nome di ben 30 condottieri, affermando che questi erano affiancati da molti altri uomini. Nella tradizione classica fu stabilita una serie di 35 uomini, ovviamente capeggiati da Odisseo (Ulisse). L’unica certezza è che non sarà mai possibile stabilire la verità sul numero esatto dei componenti alla mitica spedizione.

In sintesi, la storia del cavallo di Troia si basa su una serie di paradossi. In primo luogo è un paradosso che gli Achei scelgano proprio quel metodo per espugnare la città, come rappresenta un paradosso il fatto che i Troiani si siano fidati così ciecamente delle affermazioni di Sinone, senza sospettare alcun inganno; è altrettanto un paradosso che i principali condottieri dell’impresa siano tre uomini di grandissimo valore, ciascuno insignito da meriti diversi: Ulisse, come mente del tranello, Epeo come artefice effettivo e Neottolemo per la sua capacità guerriera. Il racconto sintetizza in maniera magistrale il comune sentire religioso degli uomini della Grecia preclassica, con il loro indomito coraggio e con le loro superstizioni che non offuscavano, però, lo spirito pratico ed un elevato ingegno, ricorrendo anche a metodi non ortodossi.

Al di là del mito, si collocano i fatti storici, sui quali l’archeologia moderna sta facendo chiarezza, riuscendo a trovare testimonianze significative del conflitto cantato da Omero, nel territorio dell’antica Troia, risalenti al tredicesimo secolo a.C., presumibilmente il periodo a cui si riferiscono Omero e Virgilio nei loro poemi, scritti alcuni secolo dopo ed aventi come fonti una tradizione che si tramandava oralmente.

Fonte: Il Sapere

Luna, regolite e ossigeno per sostenere la vita

November 20, 2021 Leave a comment

La Luna Ha Ossigeno Per 8 Miliardi Di Persone Sufficiente Per 100.000 Anni

Lo strato superiore della superficie lunare potrebbe fornire abbastanza ossigeno per sostenere la vitadi persone per 100.000 anni. Un progetto belga sta lavorando per migliorare il processo di produzione di ossigeno per elettrolisi sulla Luna

Il regolite , che costituisce lo strato di roccia e di polvere fine di cui copre la superficie della Luna contiene una grande quantità di ossigeno. Se fosse possibile estrarlo, fornirebbe ossigeno a 8 miliardi di persone nel corso di 100.000 anni. Una startup con sede in Belgio ha sviluppato una nuova tecnologia che potrebbe ottimizzare la produzione di ossigeno per elettrolisi sul nostro satellite. Tale tecnologia Sarebbe pronta per il 2025.

Di solito pensiamo alla Luna come a un luogo dove l’ossigeno scarseggia: a causa della sua sottile atmosfera di idrogeno, neon e argon, sarebbe impossibile per gli esseri umani dipendenti dall’ossigeno sopravvivere lì. Comunque, c’è molto ossigeno sulla luna, il problema è di riuscire ad estrarlo.

L’ossigeno lunare è intrappolato nelle sue rocce: i materiali presenti sulla superficie lunare sono fondamentalmente regoliti nella loro forma originale intatta, contenenti il 45% di ossigeno. 

La realtà è che l’ossigeno si trova in molti dei minerali del suolo su cui camminiamo sulla Terra: la Luna è composta principalmente dalle stesse rocce che si trovano sul nostro pianeta, quindi minerali come silice, alluminio, ossido di ferro e magnesio dominano il paesaggio lunare. Tutti questi minerali contengono ossigeno, ma è “intrappolato” al loro interno.

Per un futuro interplanetario

Secondo la NASA, se gli esseri umani hanno bisogno di respirare circa 800 grammi di ossigeno al giorno per sopravvivere, 630 chilogrammi di ossigeno potrebbero tenere in vita una persona per circa due anni. Possiamo calcolare facilmente l’importanza di sfruttare questa risorsa.

Nei prossimi decenni, l’umanità sembra determinata a realizzare il suo sogno a lungo coltivato di popolare altri pianeti e stelle. La Luna è un punto focale di molti progetti delle principali agenzie spaziali, quindi l’ossigeno sarà essenziale per il successo di queste missioni. Sembra che la Luna ci lasci in eredità un elemento vitale per la nostra vita dalle profondità delle sue rocce silenziose.

Fonte: Universo7p

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Limulus polyphemus, artropode chelicerato preistorico brutalizzato dall’uomo

November 16, 2021 Leave a comment

Il Limulo: Un Animale Che Ha Vissuto Con I Dinosauri Ed Ora Viene Brutalizzato Dall’Uomo

Pochi sanno cosa sia, pochi sanno che esiste e ancora meno sanno che questo animale ha praticamente vissuto con i dinosauri, forse anche prima di loro, si stima possa avere circa 550 milioni di anni, ed è arrivato fino a noi attraverso le ere per essere poi brutalizzato dall’uomo.

Il limulo, Limulus polyphemus conosciuto anche come granchio reale, è un artropode chelicerato, unico rappresentante del genere Limulus  diffuso prevalentemente sulla costa est del nord America, dal Maine fino al sud della Florida, e nel golfo del Messicofino alla penisola dello Yucatan annoverabile fra le vittime della moderna medicina. In realtà ha molto poco in comune con i granchi, si può dire che sia più un aracnide, corazzato e in grado di vivere sott’acqua. Un animale strano, non particolarmente affascinante, ma di sicuro curioso, assomiglia molto ad uno strano fossile e la sua particolarità è avere il sangue trasparente che a contatto con l’aria diviene blu.

Ed è proprio questo sangue così particolare che fa di lui una preda così ambita e così vulnerabile.

Nonostante l’aspetto preistorico, è un’animale a tutti gli effetti, e come tale soffre, ha paura e muore.

Un’altra sorprendente caratteristica di questo animale sono gli occhi, infatti il suo apparato visivo è costituito da due occhi laterali composti situati in cima al carapace e 5 occhi semplici sensibili alla luce, di cui due mediani, uno endoparietale e due laterali rudimentali.

Ma perché interessa così tanto alle case farmaceutiche? Perché il suo sangue, ricco di rame, reagisce ai batteri gram-negativi formando coaguli, per questo viene impiegato nel cosiddetto LAL TEST, una test utilizzato per garantire la sterilità e la apirogenicità dei farmaci. Sostanzialmente serve per vedere se un farmaco è contaminato da batteri o meno.

Fu lo scienziato statunitense Frederick B. Bang, in una ricerca scientifica pubblicata nel 1956, a mettere in evidenza questa caratteristica del sangue dei limuli e per le case farmaceutiche si profilò immediatamente un grosso risparmio economico, rispetto alla stabulazione di cavie o conigli utilizzati poi per i vari test.

Questi animali vengono prelevati dal loro habitat nel periodo della riproduzione, quando raggiungono le acque meno profonde della costa, vengono lavati, disinfettati e immobilizzati su una linea di prelievo dove gli viene infilato un ago nel dorso per accedere al loro vaso sanguigno maggiore e prelevare loro il 30% del sangue.

Molti di loro muoiono traumatizzati da queste procedure poco gentili, per usare un’eufemismo, altri muoiono quando vengono ributtati in mare per la troppa debolezza, ma nessuno se ne occupa perché li stanno solo sfruttando non li massacrano. Eppure il National Geographic afferma che su migliaia di animali catturati ne muoiano il 20%… e sono tanti.

Ci sono addirittura campagne per salvare il limulo, ma per quale motivo? Empatia? Amore per la natura? Purtroppo no, è un mero interesse, il limulo serve all’industria farmaceutica e nascono addirittura vasche per l’allevamento e la fecondazione assistita, più limuli uguale più sangue, più sangue uguale più soldi.

Fonte: Eticamente

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Ahnenerbe, spedizione nazista sull’Himalaya in cerca della razza ariana

October 5, 2021 Leave a comment

Nel 1938 cinque scienziati delle SS partirono per il Tibet credendo alla stramba leggenda di Atlantide e a una presunta migrazione dei popoli nordici

Nel 1935 il capo delle SS naziste Heinrich Himmler creò l’Ahnenerbe, un’unità che aveva il preciso scopo di propagandare e confermare scientificamente le teorie razziste del regime nazista. In particolare, gli accademici arruolati avevano il compito di scovare le tracce della civiltà superiore che aveva vissuto nella leggendaria città di Atlantide, da cui secondo i nazisti discendeva la razza ariana. Secondo una teoria molto in voga allora, Atlantide – che si sarebbe trovata in un punto imprecisato in mezzo all’Oceano Atlantico – sarebbe affondata dopo essere stata colpita da un fulmine, e in seguito alcuni suoi abitanti avrebbero trovato riparo sulle montagne dell’Himalaya.

Questa convinzione era così radicata che tre anni dopo la creazione dell’Ahnenerbe, Himmler mandò cinque uomini in Tibet per scoprire esattamente quali tracce rimanessero degli abitanti ariani di Atlantide, e in che modo si fossero mescolati con le popolazioni locali. La spedizione, che doveva rimanere segreta, durò circa un anno e vi parteciparono tra gli altri uno zoologo con la passione per la caccia e un antropologo.

Come ha raccontato il giornalista indiano Vaibhav Purandare, autore del libro Hitler and India, Hitler odiava la popolazione indiana. Era convinto che intorno al 400 d.C. gli ariani fossero migrati da nord, dal Tibet appunto, e gli indiani si fossero mescolati a loro corrompendone la purezza. Per Hitler, questa vicenda – che peraltro non era sostenuta da nessuna prova – costituiva un vero e proprio crimine, e perciò insultava frequentemente l’India e gli indiani nei suoi scritti e nei suoi discorsi pubblici.

Nonostante questo, per l’Ahnenerbe valeva la pena andare a cercare le tracce della razza ariana da quelle parti. Nel 1938 organizzò la spedizione, a cui parteciparono cinque uomini tedeschi. Purandare scrive che tra loro se ne distinsero soprattutto due. Uno era Ernst Schaefer, zoologo di 28 anni, che era stato due volte nella zona di confine tra India, Cina e Tibet. Era un grande appassionato di caccia, anche se questa sua passione lo aveva portato a uccidere la moglie accidentalmente, scivolando mentre stava per sparare a un’anatra e sbagliando mira (il fatto avvenne circa due mesi prima che la spedizione partisse, ma Schaefer non ritenne che fosse un buon motivo per non farne parte).

L’altro era Bruno Beger, membro delle SS dal 1935 e antropologo. Il suo compito era quello di raccogliere dati anatomici delle persone che avrebbero incontrato per rilevare le «proporzioni, le origini, l’importanza e lo sviluppo della razza nordica» in Tibet. Completavano la spedizione il fisico Karl Wienert, il tassidermista Edmund Geer e il fotografo Ernst Krause, il più vecchio del gruppo.

Anche se non era ancora iniziata la Seconda guerra mondiale, i rapporti tra i paesi europei non erano propriamente distesi. In particolare il Regno Unito – che all’epoca controllava l’India – guardava con sospetto l’arrivo di questi scienziati tedeschi, temendo che fossero spie, ipotesi avanzata anche dal giornale Times of India, che scrisse più volte della spedizione.

A maggio del 1938 i cinque sbarcarono nello Sri Lanka, e poi entrarono in India attraverso l’odierna città di Chennai (allora Madras), proseguendo verso Calcutta e poi verso nordovest, nello stato indiano del Sikkim. Lungo il percorso incontrarono qualche difficoltà con i funzionari politici britannici, ma alla fine dell’anno riuscirono a raggiungere il Tibet, anche perché i britannici stavano portando avanti la politica nota come appeasement, cioè il tentativo – poi rivelatosi clamorosamente fallimentare – di mantenere un atteggiamento conciliante con la Germania nazista al fine di evitare conflitti militari. Da Londra, quindi, arrivò l’ordine diretto di non ostacolare la spedizione, nonostante le preoccupazioni.

Pochi anni prima era morto il tredicesimo Dalai Lama – la massima autorità religiosa e politica del buddismo tibetano – perciò il regno tibetano, che in quegli anni era di fatto indipendente anche se costantemente minacciato dalla Cina, era guidato da un nuovo Dalai Lama di 3 anni e da un reggente. Purandare racconta che le autorità tibetane, forse per via della transizione politica in atto, trattarono «eccezionalmente bene» i tedeschi in visita. Questi peraltro si imbatterono di frequente nella svastica, un simbolo molto usato nei paesi buddisti e induisti e diffusissimo in Tibet, con connotazioni ovviamente diverse da quelle naziste.

Nel corso della sua permanenza, per esempio, Beger ebbe rapporti molto pacifici con i tibetani, e in qualche caso svolse anche le funzioni di medico. Nel frattempo, però, misurò i crani e le caratteristiche fisiche di centinaia di persone, rilevando i calchi delle teste, dei volti, delle mani e delle orecchie, raccogliendo impronte digitali e manuali e scattando circa 2.000 fotografie. Un altro membro della spedizione girò 18.000 metri di pellicola e scattò 40.000 fotografie. Per quello che se ne sa, è improbabile che i tibetani fossero a conoscenza dello scopo di quelle misurazioni.

Nel 1939 iniziò la guerra e la spedizione dei cinque fu bruscamente interrotta. Furono fatti rimpatriare, e quando il loro aereo atterrò a Berlino li accolse Himmler in persona. Tutto il materiale raccolto venne studiato negli anni successivi, e Schaefer fece anche in tempo a pubblicare alcuni libri sulle ricerche effettuate. Tuttavia, nel 1945 la Germania si arrese e, durante l’invasione degli Alleati americani, inglesi e russi, la maggior parte del materiale che conteneva i risultati delle ricerche andò distrutto. Negli anni successivi l’oblio che subirono certi aspetti vergognosi del nazismo ha fatto sì che nessuno cercasse di ricostruire a quali conclusioni fossero arrivati i cinque scienziati nazisti.

Fonte: Il Post

“Venere. Natura, ombra e bellezza”, mostra a Palazzo Te di Mantova

September 9, 2021 Leave a comment

Con la mostra Venere. Natura, ombra e bellezza, allestita nelle sale di Palazzo Te da 12 settembre al 12 dicembre 2021, si conclude il programma espositivo Venere divina. Armonia sulla terra prodotto da Fondazione Palazzo Te.
La mostra, curata da Claudia Cieri Via, attraverso prestiti internazionali e opere di grande significato, esplora i diversi volti della dea che hanno popolato l’iconografia europea e italiana del Cinquecento, mostrandone le luci e le ombre, il fulgore e il furore.

Chi è Venere?
L’immagine della dea, che ha attraversato secoli mantenendo intatta la sua fama e intuitivi i suoi poteri, dalla bellezza alla capacità di scatenare e proteggere la passione amorosa, ha avuto una enorme diffusione nell’arte figurativa, nella doppia valenza di una Venere celeste, nuda e intangibile, divinità astrologica simbolo della perfetta bellezza e dell’amore virtuoso e di una Venere terrestre che presiede alla generazione e ai piaceri amorosi. La mostra illustra gli aspetti diversi della dea, concentrandosi sulla Venus genetrix e sulla sua armonia con la natura dei giardini, un aspetto cruciale per la costruzione e la decorazione della villa del Rinascimento.
Venere è una figura prismatica: nasce dalle acque come Venere Celeste, presiede alla rigenerazione della natura come Venere primavera; sposa di Vulcano, è amante di Marte e innamorata di Adone, ma soprattutto madre del pericoloso Cupido e con lui testimone di amori infelici.
Le sfumature fanno parte di ogni sua rappresentazione: del nudo di Venere Celeste gli uomini, come nei racconti di Plinio e Valerio Massimo, a proposito della Venere di Cnido, scolpita da Prassitele, potevano innamorarsi fino a impazzire.
La raffigurazione di Venere, nuda e perfetta, pone inoltre il problema del modello, che per gli antichi scultori era stato, secondo la testimonianza delle fonti, una scelta fra gli esempi viventi. L’idea che si potesse prendere a modello una bellezza contemporanea affiora all’inizio del Cinquecento, quando si teorizza anche l’esistenza delle Veneri viventi, muse ispiratrici degli artisti.  Si arriva a pensare che una modella potesse prestare a Venere non solo il volto, ma anche il corpo. È così che il re di Francia, Francesco I, ricevendo in dono dal marchese di Mantova una Venere di Lorenzo Costa, poteva chiedere se per caso una dama della corte avesse posato per il quadro.
Se la mostra dichiara all’inizio la natura complessa e inafferrabile della dea e delle sue raffigurazioni, procede poi a evocarne il ruolo all’interno degli assetti decorativi del Cinquecento e del Seicento. Venere, al di là del simulacro, è protagonista di “favole”, di leggende e miti che hanno a che fare con la natura, luogo in cui si materializzano i suoi poteri e le sue vicende.I mortali omaggiano Venere in giardini rigogliosi e qualche volta il riposo o il bagno della dea sono minacciati da esseri dall’apparenza ferina, espressione di una natura primordiale. A forze magiche e irrazionali attingono gli esseri umani quando si tratta di conquistare un amante riluttante; pozioni e incantesimi sono strumenti di Venere, ma di una Venere rovesciata e pericolosa.
Il percorso della mostra prosegue nelle stanze aristocratiche, come nella dimora della cortigiana, luoghi dove Venere è costantemente raffigurata. Con lei si misurano le donne contemporanee, che il paragone letterario spinge verso il modello mitologico: la bellezza sublime della dea è la caratteristica che definisce le donne meritevoli del ritratto. Le loro immagini vengono presto raggruppate, come quelle della dea e di eroine antiche, in camerini tematici, come le stanze delle Belle.

A cura di Claudia Cieri Via

La mostra conclusiva del progetto Venere divina. Armonia sulla terra con prestiti internazionali e capolavori dei maggiori maestri europei. Da Lucas Cranach a Peter Paul Rubens, dalle monete romane ai Libri d’ore, da Dosso Dossi a Guercino, da Paris Bordon al VeroneseVenere. Natura, ombra e bellezza restituisce la mutevolezza dell’immagine della dea lungo un arco temporale che va dal II secolo a. C. al Seicento.

Venere è una figura prismatica: nasce dalle acque come Venere celeste, presiede alla rigenerazione della natura come Venere primavera; sposa di Vulcano, è amante di Marte e innamorata di Adone, ma soprattutto madre del pericoloso Cupido e con lui testimone di amori infelici, molteplici valenze che è possibile ripercorrere nelle sale di Palazzo Te.

La mostra si avvale di un comitato scientifico composto da Stefano Baia Curioni, Francesca Cappelletti, Claudia Cieri Via Stefano L’Occaso, e che è un’occasione unica per esplorare i diversi volti della dea che hanno popolato l’arte europea e italiana del Cinquecento, mostrandone le luci e le ombre, il fulgore e il furore, e ripercorrendo immaginari e rappresentazioni capaci di esercitare il loro fascino fino ai giorni nostri.

Con Venere. Natura, ombra e bellezza Fondazione Palazzo Te ribadisce un approccio culturale basato sulla cura della relazione con il patrimonio storico come atto di cultura contemporanea: metodologia che ha preso forma già nel 2019 con Tiziano/Gerhard Richter. Il cielo sulla terra e in seguito con Giulio Romano. Arte e Desiderio (2020), di cui il programma Venere Divina. Armonia sulla terra è l’ultimo capitolo.

Il programma Venere divina. Armonia sulla terra è inaugurato a marzo con Il mito di Venere a Palazzo Te, proseguito in estate con Tiziano. Venere che benda amore e proseguirà a dicembre con l’esposizione, in appendice, del dipinto Venere con cupido di Moretto proveniente da una collezione privata mantovana. Il progetto è organizzato e prodotto da Fondazione Palazzo TeMuseo Civico di Palazzo Te, promosso dal Comune di Mantova con il patrocinio del MiC, il contributo di Regione Lombardia e Fondazione Banca Agricola Mantovana, il sostegno di Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani e il supporto tecnico di Glas Italia, Pilkington, iGuzzini.
Il progetto espositivo è a cura di Lissoni Associati, il progetto grafico è sviluppato da Lissoni Graphx.