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“Così non parlò Zarathustra” di Ettore Gotti Tedeschi, Edizioni Cantagalli

December 20, 2022 Leave a comment

Descrizione

La profezia di Nietzsche si sta avverando, l’insegnamento del suo vicario Zarathustra ha attecchito nella nostra cultura occidentale. A poco più di un secolo dalla morte del filosofo tedesco, la civiltà cristiana sta scomparendo. L’uomo rinnega il suo Creatore e si sostituisce a Dio in un delirio di onnipotenza che lo porterà in breve tempo a compiere azioni incontrollate e incontrollabili in tutti i settori della vita: sociale, genetico, medico ed etico. La trascendenza e ogni ordine provvidenziale vengono spazzati via, si tenta di oscurare la Chiesa e il suo insegnamento, di estirpare le radici da cui sono nate la cultura europea e occidentale. Siamo agli albori di una nuova umanità.

Autore: Ettore Gotti Tedeschi con Giovanni Castellini Rinaldi 

Pagine: 160 

Formato: 13,5×21 

ISBN: 9788868799380

Qatargate, lacrime di coccodrillo nello scandalo UE

December 15, 2022 Leave a comment

In queste ore, con lo scandalo del cosiddetto “Qatargate”, c’è chi a Bruxelles, come la Presidente maltese dell’Europarlamento, Roberta Metsola, manifesta il proprio disappunto su quanto accaduto affermando che: “la democrazia europea è sotto attacco”, come se la favola dell’Unione Europea, raccontataci per anni nelle scuole e dalla quasi totalità degli organi d’informazione, non si fosse trasformata nell’incubo che ormai tutti i cittadini ben conoscono e della quale hanno contezza anche i bambini più innocenti.

C’è chi, poi, è fuori di sé, come il francese e deputato dei verdi, David Cormand: ”perché”, come ha affermato egli stesso: “quando si fa correttamente il proprio lavoro al parlamento europeo, vedere queste attitudini che portano discredito a tutti, fa male.”

A questo punto, quasi, quasi, ci verrebbe da dirgli … “povera stellina!

Ma davvero costui è in buona fede? Non sa forse che la democrazia europea, fino a prova contraria, non è mai esistita e, in merito, poi, al cosiddetto corretto lavoro dell’europarlamento, in che cosa mai sarebbe consistito e cosa c’è mai stato di corretto?

È infatti notorio all’universo mondo che quasi tutte le grandi multinazionali, le organizzazioni, e anche le Ong, hanno almeno un ufficio nella capitale europea, e tra i corridoi e i bar dei “Palazzi”, non è difficile notare i rappresentanti di queste organizzazioni, sono infatti più di 15 mila, registrati presso il Parlamento Europeo, riconoscibili dai loro badge color marrone portati al collo, intenti nel loro lavoro di lobbista: influenzare, cioè, le decisioni delle istituzioni europee, e che, come da regolamento comunitario, non possono essere respinti dagli eurodeputati.

Ed è proprio questo il peccato originale dell’UE, croce e delizia di tutti i burocrati comunitari, essere cioè parte, non di un Super Stato come forse anelava Altiero Spinelli o di una qualsivoglia Istituzione Politica, ma, di un aggregato di mercanti, di faccendieri, di apolidi, di voltagabbana. Roba, insomma, che, la Compagnia Olandese delle Indie Occidentali, a confronto, oggi risulterebbe essere “La Città del Sole” di Tommaso Campanella.

Questi politici comunitari, in altre parole, si venderebbero anche la madre per una valigia carica di soldi, altro che ideali e diritti inalienabili dell’umanità.

Nello specifico, infatti, non è per me scandaloso che taluni deputati abbiano potuto sposare o promuovere, la visione del mondo proposta dalla monarchia qatarina se questa visione avesse un’impostazione di tipo  ideologica e quindi sincera.

Personalmente io non sono un estimatore del Regno del Qatar, non ne condivido le politiche, ma non per questo non rispetto chi, invece, ha un’opinione diametralmente opposta alla mia.

Altra cosa, invece, è sposare la visione di un Paese non perché si è estimatori dello stesso ma molto più semplicemente perché si è attratti dai denari che, personalmente, ci si potrebbe ritrovare elargiti da quest’ultimo qualora se ne decanti le lodi.

Ad esempio, se questo giornale è apertamente filorusso, come lo è, non lo è certo perché si è mai ricevuto il ben che minimo piacere da parte del Cremlino, ma molto più semplicemente perché la Russia di Putin rappresenta, per noi, l’ultimo baluardo di un mondo tradizionale e sovranista.

D’altronde se non fosse così non si capirebbe il perché – benché nessuno Stato occidentale, a parole, non abbia mai condiviso le politiche sessiste, omofobe, religiose e lavorative, di Doha – la FIFA abbia assegnato nel 2010 i mondiali di calcio, attualmente in corso, proprio al Qatar.

Allo stesso modo, se la Russia è stata sanzionata, per l’invasione dell’Ucraina, anche con l’esclusione da ogni competizione calcistica internazionale sia dalla FIFA che dalla UEFA, non si capisce perché un simile trattamento non sia stato riservato a Paesi come il Qatar, piuttosto che l’Iran o la Cina.

Semplice! 

Perché, in realtà, l’Occidente non ha più il boccino tra le mani per decidere, in modo unilaterale, chi fa chi e chi fa cosa, e, ancor più francamente, perché la nostra supremazia culturale, o meglio gli sviluppi di essa, non è più tale rispetto a quella del cosiddetto mondo emergente.

Vige, in altri termini, in questo particolare momento storico, il più fervido relativismo culturale per il quale ciò che è giusto per noi non è detto che lo sia altrettanto per gli altri. 

Siamo quindi in presenza di un pensiero debole e quando il pensiero è debole l’argent può tutto.

Capita così che una bella donna come la greca Eva Kaili, vicepresidente del Parlamento Europeo, venga arrestata, nonostante l’immunità parlamentare, perché colta in flagranza di reato. Infatti nella sua abitazione sono stati ritrovati letteralmente “sacchi di banconote”.

Questa è l’icona di una degenerazione politica che coinvolge principalmente la sinistra europea perché essa è fondamentalmente permeata, più di altre forze, dalla setta di Davos, e quindi da George Soros & Co., che sono notoriamente interessati a orientare le istituzioni internazionali ed i governi.

Non a caso sono coinvolte anche delle Ong quali, ad esempio “No Peace Without Justice”, fondata da Emma Bonino, e che tradotto in italiano significa “Non c’è pace senza giustizia”, così come la “Fight impunity” che tradotto significa “Combatti l’impunità” e il cui Presidente è l’ex eurodeputato del Pd e di Articolo 1, Antonio Panzeri. 

Nomi di organizzazioni, quindi, coscientemente altisonanti e nobilitanti, ma che, nella realtà, stando all’inchiesta belga, sarebbero solo servite a nascondere operazioni di riciclaggio in favore di una penetrazione qatarina nel vecchio continente, e, a questo punto, la situazione si fa più delicata.

Infatti dietro questa monarchia del Golfo ci sarebbe la Cina che, attraverso Doha, cercherebbe di aggirare lo stop americano alla Via della seta in Europa.

Ora gli interessi sino-qatarini, negli ultimi, anni sono cresciuti a dismisura e la Guerra in Ucraina non ha fatto altro che rafforzarli.

D’altronde lo scopo di Pechino, in questo frangente, è proprio quello di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento energetico ed essere meno vulnerabile alle turbolenze della guerra in corso che, si badi bene, non si sta combattendo apertamente solo in Ucraina ma, in maniera sotterranea, anche nel Pacifico e Taiwan, in questo caso, altro non è che la punta dell’iceberg.

Per Pechino l’internazionalizzazione dello yuan è un chiodo fisso e nel 2015 a Doha è stato aperto il primo centro di compensazione delle transazioni in valuta cinese per potenziare la presenza economica della Repubblica Popolare nei Paesi del Golfo”; ma non solo, la Terra del Celeste Impero è il Paese che importa la maggiore quantità di GNL a livello mondiale e i suoi principali fornitori sono l’Australia, il Qatar e gli Stati Uniti. 

Ora però, i rapporti con l’Australia sono divenuti difficili e con gli Usa sono pessimi, pertanto la fonte qatarina è diventa strategicamente essenziale per Pechino, ed è in quest’ottica che va inquadrato l’accordo tra Pechino e Doha che prevede una fornitura di gas naturale liquefatto (GNL) di 4 milioni di tonnellate l’anno per i prossimi 27 anni, a partire dal 2026.

Dunque, non è un caso che le aziende cinesi abbiano sponsorizzato il Mondiale per quasi 1,4 miliardi di dollari, superando quelle degli Stati Uniti, che hanno investito 1,1 miliardi. Inoltre, è stata la China Railway construction corp international, a costruire, per un costo totale di 770 milioni di dollari, Lusail, il più grande stadio del Qatar.

Ma prima che accadesse ciò il Qatar faceva comodo agli Stati Uniti.

Infatti la monarchia qatarina da sempre accoglie e protegge la diaspora della Fratellanza Musulmana, un movimento integralista giudicato sovversivo e pericoloso da molti paesi arabi e islamici, ma che, si badi bene, è stata protagonista delle primavere arabe e, conseguentemente, assai interessante per gli occidentali nell’ottica del dividi ed impera in Magreb.

Tuttavia, anche in quest’ultimo caso, non è detto che le ciambelle escano sempre con il buco. Testimonianza ne è che tra le fila della Fratellanza sono cresciuti i leader di Hamas prima e di Al Qaida poi.

A Doha, invece, è vissuto in esilio, fino alla morte sopraggiunta, lo scorso settembre, Yusouf Al Qaradawi, il predicatore simbolo della Fratellanza Musulmana autore di una fatwa in cui pronosticava la riconquista di Roma “attraverso la predicazione e le idee”.

Ma tutto questo la bella Alessandra Moretti, così impegnata a spalare letame sul Cremlino e la Russia, non lo sa, ed è forse  per questo che in un post su Facebook nel febbraio del 2020 scrisse: << Sono di rientro da Doha dove sono stata relatrice al convegno “Social Media, challenges and ways to promote freedom”. Ho parlato di hate speech e fake news. Ho incontrato tante giovani che si battono per la parità di genere. Qui in Qatar >>, ecco, << stanno facendo passi in avanti nella tutela dei diritti anche delle donne e dei lavoratori. Siamo andati a visitare uno degli 8 stadi che stanno costruendo in vista dei Mondiali di calcio 2022 e abbiamo verificato le condizioni di vita di chi sta offrendo manodopera per la realizzazione degli impianti (…) >>.

Chissà, invece, cosa sapevano o pensavano personaggi come il segretario generale della Confederazione internazionale dei sindacati (Ituc), Luca Visentini, ex Segretario Generale dell’Unione Regionale UIL del Friuli Venezia Giulia e membro del consiglio generale del comitato esecutivo della UIL, nonché Segretario Generale della Camera Confederale del Lavoro di Trieste, Nicolò Figà -Talamanca, segretario generale della Ong fondata da Emma Bonino “No Peace Without Justice” e il compagno della vicepresidente del Parlamento Europeo Francesco Giorgi, già assistente di Antonio Panzeri e ora assitente di Andrea Cozzolino, deputato europeo del Pd, quest’ultimo, come la Moretti, non coinvolto nell’inchiesta?

Vedendo tutti questi nomi ci si rende conto di come l’Italia sia nell’occhio del ciclone e di come, siamo franchi, chi oggi vuole rovesciare il tavolo, cioè gli Stati Uniti, abbiano acconsentito affinché il nostro Paese si impelagasse con i qatarini, giacché, sempre per correttezza, è inutile ricordare che in Italia non c’è foglia che si muova che l’Amerika non voglia.

Così, nel “Bel Paese” sono arrivati, dopo il 2013, circa 25 milioni di euro della «Qatar Charity» con cui l’Unione delle Comunità Islamiche in Italia (Ucoii) conta di realizzare ben 45 progetti per la costruzione di moschee, luoghi di preghiera e centri culturali islamici. Il tutto mentre Al Qaradawi suggerisce di destinare qualche spicciolo anche al Caim, il Coordinamento Associazioni Islamiche di Milano, Monza e Brianza. 

Un’intuizione a dir poco geniale visto che, subito dopo, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, fece eleggere nelle liste Pd e accogliere in Consiglio Comunale, la militante islamica Sumaya Abdel Qader. 

Una militante orgogliosamente velata formatasi, guarda caso, tra le fila del Forum Europeo delle Donne Musulmane, braccio operativo della Fratellanza Musulmana a Bruxelles. 

Una mossa che alla luce delle attuali cronache la dice lunga sui rapporti intessuti dal Pd con l’Ucoii e i suoi referenti internazionali. 

Legami confermati dalle scelte dell’ex-ministro della giustizia Andrea Orlando firmatario, nel 2016, della convenzione che affida proprio agli imam dell’Ucoii il compito di prevenire la penetrazione nelle carceri dell’Islam radicale. 

Una mossa che equivale a mettere la volpe nel pollaio.

Mah, all’epoca, a Washington ciò andava bene perché il Qatar era funzionale alla lotta contro l’Iran e la Siria degli Assad.

Ecco perché, l’azione attuale di un altro spregiudicato come Massimo D’Alema, intento ad accompagnare i qatarini in Sicilia per l’acquisto degli stabilimenti della Russa Lukoil viene vista dagli Stati Uniti con grande sospetto, perché potrebbe aprire le porte non tanto a Doha, quanto a Pechino.

Insomma, l’Italia e l’Europa, si confermano, anche in questo frangente, terra di conquista e di guerre per procura dove gli Usa, ad esempio, con lo scoppio della guerra in Ucraina, hanno messo economicamente in ginocchio la Germania (la Nazione più coinvolta con il “Dragone”) e hanno riallineato Paesi come il nostro alle logiche stringenti della Nato, mentre dovremmo essere noi, e solo noi italiani, a scegliere liberamente, secondo un impianto mentale ideologico, strategico ed economico con chi rapportarci, siano essi qatarini, cinesi, piuttosto che americani o russi … e non certo per la vile convenienza del singolo individuo quanto per il benessere della Nazione!

Lorenzo Valloreja

Fonte: L’Ortis

Categories: LAMERIKANO, Politick Tags:

“Amabili Resti” di Peter Jackson [2009]

November 4, 2022 Leave a comment

Passabili gesti

Tratto dall’omonimo romanzo di Alice Sebold, Amabili Resti costituisce un caso particolare nella filmografia contemporanea.
Non è un unicum assoluto, ma rappresenta un modo sufficientemente singolare per la rappresentazione di una storia che, altrove, si sarebbe potuta inscenare in maniera decisamente più lineare.
La storia è quella di una ragazzina quattordicenne che viene sequestrata e uccisa da un pazzo psicopatico. Tutta la storia è raccontata dalla stessa adolescente, in prima persona, essendo la sua anima in una sorta di purgatorio pre-paradisiaco a causa dei suoi ancora troppo forti legami terreni.
Ciò che affossa tremendamente questo film è la banalità data dalla stereotipizzazione dei personaggi e dalle azioni vaghe e fuori fuoco che compiono.
Manca qualsivoglia carattere dei personaggi e l’attenzione psicologico-emotiva è sbandierata ma mai rappresentata.
Ciò che, per contro, salva questo film, è il carattere dichiaratamente fiabesco dell’intera opera. L’onirismo è efficacemente rappresentato tramite l’ausilio di notevoli effetti speciali che trovano nella loro infantilità il motivo di esistere.
In costante bilico fra autentica sincerità e ruffiana banalità, Amabili Resti è in grado di suscitare qualche altra osservazione.
Sin dalle prime battute infatti ci troviamo di fronte ad analogie con altri film anch’essi particolari, realizzati negli ultimi vent’anni.

Un paragone possibile è quello con il successivo The Tree Of Life di Terrence Malick. L’ambientazione simile, una narrazione sincopata in perpetuo rimbalzo tra due tempi e due spazi differenti, e una rappresentazione del “regno dei morti” con più di un punto in comune permettono l’accostamento tra le due opere. Esiste la possibilità che Malik sia rimasto così folgorato da Amabili Resti, tanto da ricalcarne parte dello stile? Effettivamente può essere che qualche influenza possa sussistere. Sicuramente Malick si è lasciato maggiormente influenzare dalla parte di banalità del film. Quella di una ricerca dell’altrove tramite la messinscena di comunissimi stereotipi che possono entusiasmare soltanto un’adolescente. E’ comunque da notare che Amabili Resti offre una narrazione ben più solida e si guarda bene dal cercare di fornire allo spettatore delle emozioni viscerali tramite normalissime immagini della natura.

Un altro film per molti aspetti associabile a quello di Peter Jackson è Al Di Là Dei Sogni di Vincent Ward del ’98, dove un affascinato Robin Williams viaggia alla scoperta dei segreti della vita e dell’oltre-vita. Principalmente è la visionarietà data dagli effetti speciali a ricordarci le somiglianze fra le due opere, e malgrado quelli di Peter Jackson siano tecnicamente più validi, il film di Ward sa offrirci più spunti di riflessione, già solo per le molte citazioni dalla letteratura e dalla pittura.

Infine c’è Creature Dal Cielo, film del ’94 basato su un’agghiacciante storia vera e diretto dallo stesso Peter Jackson, prima che s’immischiasse nell’infinite vicende tolkeniane. Anche qui è la parte onirico-fiabesca a costituire l’elemento di contatto fra i due film che, altrimenti, registicamente lasciano alquanto a desiderare.
In Amabili Resti latita comunque quell’attenzione sulla percezione distorta della realtà da parte di alcuni personaggi, come invece è possibile osservare in Creature Dal Cielo. L’unico personaggio interessante dell’ultima fatica del regista neozelandese è il maniaco psicopatico interpretato da Stanley Tucci, finalmente distante anni luce dai tempi del rivoltante Il Diavolo Veste Prada, parossismo perbenista di un buonismo assolutamente ingiustificato e, anzi, dannoso e deprecabile. Tucci sa come rivelare la sua parte insana dietro alla patina di normalità sorretta quotidianamente dall’abitudinaria monotonìa dell’azione. Ciò che passa inosservato non per questo è meno pericoloso. Ciò di cui ci fidiamo non per questo è meno infido.

Amabili Resti è dunque un film sul lutto e sulla sua elaborazione, ma è troppo inconsistente per avvicinarsi anche solo lontanamente a come sapevano trattare l’argomento un Bergman piuttosto che un più recente Ozon. Amen, il film di Jackson si fa comunque seguire per il thriller e perché una messinscena a tratti molto particolare stimola la nostra curiosità.

Danilo Cardone

Fonte: Cinefobie

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“La cavalletta” di Jules Renard

November 4, 2022 Leave a comment

La cavalletta

Che sia il carabiniere degli insetti?

Tutto il santo giorno, salta e si accanisce alle calcagna di invisibili bracconieri, ma non riesce mai ad acchiapparli.  Neppure le erbe più alte la fermano.

Nulla la intimidisce, ché porta gli stivali delle sette leghe, collo di toro, una fronte geniale, un ventre a carena, ali di celluloide, due corna diaboliche e uno sciabolone di dietro.

Poiché non è possibile aver tutte le virtù d’un carabiniere senza averne anche i vizi, la cavalletta, bisogna pur dirlo, cicca!

Se credi che io dica una bugia, inseguila con le dita, gioca con lei ai quattro cantoni, e quando tra un salto e l’altro sarai riuscito a prenderla su una foglia d’erba medica, guardale la bocca: dalle tremende mandibole secerne una schiuma nera che pare sugo di tabacco.

Ma già non puoi più tenerla. La frenesia del salto la riprende.
Con una mossa brusca, il mostro verde ti scappa e, fragile, smontabile, ti lascia una zampetta tra le dita.

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Franco Gatti, muore uno dei quattro componenti del gruppo musicale Ricchi e Poveri

October 20, 2022 Leave a comment

Il gruppo: “Con Franco va via un pezzo della nostra vita”. Amadeus: “Mi piace ricordarlo sul palco dell’Ariston. Rividi la gioia nei suoi occhi” 

Lutto nel mondo della musica: è morto all’ospedale San Martino di Genova Franco Gatti dei Ricchi e Poveri.

Lo hanno annunciato all’ANSA i Ricchi e Poveri insieme alla famiglia: “È andato via un pezzo della nostra vita. Ciao Franco”. Franco lascia la moglie e una figlia. I funerali si terranno giovedì alle 11.30 nella chiesa di San Siro nel quartiere Nervi di Genova.

Era uno dei quattro componenti del gruppo musicale Ricchi e poveri, nato nel 1967 e ribattezzato così da Franco Califano perchè, diceva, erano “ricchi di idee, ma poveri di soldi”. Nati come un quartetto polifonico, formato da due voci maschili, ‘il baffo’ Franco Gatti e ‘il biondo’ Angelo Sotgiu, e due voci femminili, ‘la brunetta’ Angela Brambati e ‘la bionda’ Marina Occhiena, i Ricchi e Poveri persero la stessa Occhiena, che lasciò il gruppo nel 1981, e continuarono il viaggio come trio.

Dopo una carriera costellata da grandi successi internazionali come Sarà perchè ti amo, Che sarà, Se m’innamoro, La prima cosa bella, Mamma Maria e Voulez vous danser, nel 2016 fu Franco Gatti a lasciare i Ricchi e Poveri per dedicarsi di più alla sua famiglia, dopo aver perso tragicamente il figlio. “Una semplice scelta di vita”, disse, augurando ai suoi compagni ancora tanti successi. Un anno dopo il suo abbandono, Angela e Angelo decisero di tentare l’avventura in duo. La grande reunion, sul palco di Sanremo, con il rientro trionfale di Franco e di Marina fu un colpo messo a segno dal manager Danilo Mancuso e consacrato sul palco del teatro Ariston da Amadeus, nel 2020, in occasione dei 50 anni del brano ‘La prima cosa bella’ e della prima partecipazione al Festival del 1970una carrellata di hit e una divertente gag con Fiorello, un picco di ascolti di quel primo festival di Sanremo targato Amadeus. Per Franco tornare a cantare all’Ariston fu una sorta di risarcimento artistico e morale visto che proprio a Sanremo, pochi anni prima, nel 2013, era stato raggiunto dalla tragica notizia della morte improvvisa del figlio Alessio, a soli 23 anni, trovato senza vita nella sua abitazione di Nervi, a Genova. In quella circostanza Franco era stato costretto ad abbandonare Sanremo dove avrebbe dovuto esibirsi con i Ricchi e Poveri e ritirare un premio alla carriera.

Fonte: Ansa

Angela Lansbury, muore la “signora in giallo” della TV

October 12, 2022 Leave a comment

L’attrice inglese è morta nella sua casa di Los Angeles. Aveva 96 anni. Nella sua carriera ha vinto cinque Tony Award per gli spettacoli a Broadway e ha avuto dodici nomination agli Emmy per il personaggio di Jessica Fletcher

Angela Lansbury, l’attrice inglese conosciuta per la serie tv La signora in giallo ma sulle scene di Hollywood fin dalla giovinezza, e poi star dei musical a Broadway, è morta nella sua casa di Los Angeles a 96 anni. La sua morte è stata annunciata in una dichiarazione dalla sua famiglia: “I figli di Angela Lansbury sono tristi nell’annunciare che la loro madre è morta nel sonno nella sua casa a Los Angeles, a soli cinque giorni dal suo 97esimo compleanno”, si legge in un comunicato della famiglia.

Nella sua carriera Angela Lansbury ha vinto cinque Tony Award per le performance da protagonista sui palcoscenici di New York, da Mame nel 1966 a Blithe Spirit nel 2009, interpretato quando aveva 83 anni, a testimonianza anche della sua straordinaria resistenza.

Nata a Londra il 16 ottobre del 1925, era figlia dell’attrice irlandese Moyna MacGill e di Edgar Lansbury, un commerciante di legname e politico, figlio di un leader del Partito Laburista, George Lansbury. A 14 anni, allo scoppio della guerra, Angela Lansbury lasciò l’Inghilterra per gli Stati Uniti.

Debutto a Hollywood

Aveva solo 18 anni quando, dopo aver ottenuto un diploma alla Feagin School of Dramatic Art di New York, ottenne il suo primo ruolo cinematografico, la temibile domestica che tormenta Ingrid Bergman nel thriller Angoscia diretto da George Cukor nel 1944, un debutto precoce che la portò a un contratto con la Mgm e a una nomination agli Oscar come migliore attrice non protagonista. Ricevette una seconda nomination nel 1946, per la sua performance in Il ritratto di Dorian Gray diretta da Albert Lewin. Un inizio vertiginoso ma, come dichiarò in un’intervista al New York Times nel 2009, non si sentiva “a suo agio nel salire quella scala: non ero tagliata per le tipiche foto da pin-up, insomma per quel genere di cose”. 

Negli anni la Mgm la sceglierà regolarmente per i ruoli di donna anziana o cattiva. Degli 11 film cui ha partecipato dopo Dorian Gray, forse il suo ruolo più notevole è stato in Lo stato dell’Unione diretto nel 1948 da Frank Capra, al fianco di Katharine Hepburn Spencer Tracy, in cui interpretava Kay Thorndyke, una cinica e spietata magnate dei giornali che cerca di far eleggere presidente il suo amante fedifrago.

Sempre ruoli da cattiva: nel 1961 sarà la madre possessiva di Elvis Presley in Blue Hawaii e l’anno successivo l’inquietante madre di Laurence Harvey in Va’ e uccidi, con la regia di John Frankenheimer, un ruolo che le valse una terza nomination agli Oscar come attrice non protagonista: aveva solo tre anni più di Harvey, ma era del tutto convincente quando pronunciava la battuta: “Devi sparare in testa alla candidata alla presidenza”. Ha quindi interpretato una donna che uccide il marito in Mi dovrai uccidere!, e una madre prepotente in Come sposare una figlia di Vincente Minnelli

A Broadway

Fece il suo debutto a Broadway nel 1957 in Hotel Paradiso che ricevette buone recensioni che la convinsero a impegnarsi di più a teatro e nel 1960 interpretò una madre single alcolizzata di un’adolescente incinta in A Taste of Honey. Nel 1964 venne scelta per interpretare un sindaco corrotto nel musical di Arthur Laurents Stephen Sondheim Anyone Can Whistle in cui, nonostante il flop di pubblico, dimostrò di poter cantare con una buona voce da soprano. Ma è con Mame, l’adattamento musicale di Jerry Herman del romanzo di Patrick Dennis Zia Mame, che la rese una vera star. Lo spettacolo aprì a New York il 24 maggio 1966 e una recensione sul Times parlò di lei, dopo anni di ruoli non centrati a Hollywood, come “un bruco felice che si trasforma in una splendida farfalla”. Fu quello il primo Tony come miglior attrice, doppiato nel 1969 per il ruolo della contessa 75enne Aurelia in Dear World, un adattamento musicale della commedia di Jean Giraudoux, La Folle de Chaillot del 1943.   

A sorpresa il successo in tv

Ma nonostante tutto il suo successo a teatro, Angela Lansbury avrebbe catturato il pubblico più numeroso della sua carriera con la tv nel 1984, quando venne scelta per il ruolo della scrittrice di gialli Jessica Fletcher nella serie Cbs Murder, She Wrote, nota in Italia con il titolo di La signora in giallo, che le è valsa 12 nomination consecutive agli Emmy ma mai una vittoria.

E sebbene non abbia mai vinto un Oscar o un Emmy, ha ricevuto un premio onorario dall’Academy of Motion Picture Arts and Sciences nel 2013 per aver creato “alcuni dei personaggi più memorabili del cinema” e per essere stata “una fonte di ispirazione per generazioni di attori”. Un anno dopo fu nominata dama dalla regina Elisabetta II.

Novantadue anni. Angela Lansbury, La signora in giallo, festeggia il suo compleanno senza proclami, con lo stile riservato che da sempre la contraddistingue, lontano dagli atteggiamenti da diva. Indimenticata interprete di un film per ragazzi come Pomi d’ottone e manici di scopa, premio Oscar alla carriera nel 2014, 5 Tony Award, 6 Golden Globe, Angela Lansbury è una delle attrici più amate del pianeta e un anno fa ha smentito la voce secondo la quale avrebbe partecipato alla serie Game of Thrones. “Voglio interpretare donne reali”, ha spiegato in un’intervista, “non stereotipi. Donne che sappiano ciò che dicono, siano attive e partecipino alla società in modo consapevole e al cento per cento. Intelligenti, brillanti anche se incidentalmente hanno compiuto 80 o 90 anni. Il fatto è che nessuno scrive ruoli così, c’è un pregiudizio nei confronti degli anziani che invece spesso, nei loro ambiti, sanno fare la differenza”.

Fonte: La Repubblica

Categories: Obituario Tags:

Gianluigi Paragone, “Mario Draghi premiato per aver svenduto l’economia italiana”

September 24, 2022 Leave a comment

Mario Draghi che va negli Stati Uniti nel tripudio dei nostri media di regime è una didascalia perfetta. Gli americani lo hanno voluto a capo del nostro governo e ora lo hanno ricompensato per l’ottimo lavoro svolto: l’Uomo di Goldman Sachs in poco tempo ha svenduto l’economia italiana ai suoi amici delle multinazionali e ha distrutto il nostro tessuto imprenditoriale“, afferma Gianluigi Paragone, leader di ItalExit che proseguendo dice: “Draghi non riesce a risolvere il problema delle bollette, non ha dato un soldo all’economia reale piegata dall’emergenza Covid, in nome della concorrenza vuole portare via le concessioni balneari ai piccoli imprenditori e ha costretto le categorie a scendere in piazza per difendersi dalle privatizzazioni. E mentre il Premier si rifiuta di effettuare uno scostamento di bilancio indispensabile a evitare il tracollo del Paese, in Francia e in Germania ri-nazionalizzano l’energia, con una soluzione che ItalExit ha già proposto anche per l’Italia nell’indifferenza generale. Mentre Draghi scodinzola al padrone americano, di fronte all’inesistenza dell’Ue i principali governi continentali hanno deciso di agire ognuno per sé per salvare i cittadini. Tutti, tranne il nostro, perché Draghi è stato mandato per distruggerci”. 

Lorenzo Valloreja

Fonte: L’Ortis

Aleksandr Dugin… in questo frangente fa caldo nel mondo

September 21, 2022 Leave a comment

Siamo entrati nel terzo periodo della storia moderna della Russia: una guerra con l’Occidente, che è riuscita a imporci.

Questo periodo è il più difficile e decisivo, ma non potevamo impedirlo o evitarlo. 

Il prezzo era la resa.

La guerra geopolitica dell’Occidente contro la Russia è in corso, cambiano solo gli stadi: freddo o caldo. In questo momento fa caldo, non c’è posto più caldo.

L’Occidente non ammette la possibilità stessa dell’esistenza di una Russia sovrana, indipendente e autonoma.

Lo stesso vale per la Cina e per altri Paesi che prendono sul serio la propria sovranità.

Dal punto di vista dei globalisti, hanno diritto di esistere solo quegli Stati che sono d’accordo con l’ideologia del liberalismo, con la linea generale degli Stati Uniti e della NATO, con il movimento verso il governo mondiale. Tutti coloro che si oppongono devono essere sconfitti.

Si tratta di un approccio puramente razzista. 

Chiunque la pensi diversamente da noi dovrebbe essere cancellato dalla faccia della terra. Non è una novità per l’Occidente.

La novità è la sua fusione con il liberalismo, con l’agenda LGBT, con il desiderio radicale dell’Occidente moderno e delle sue élite di distruggere tutte le strutture della società tradizionale – la religione, lo Stato, la famiglia, l’etica, l’uomo stesso – fondendolo con una macchina e mettendolo sotto totale sorveglianza, sotto totale controllo. 

Benvenuti in Matrix, nel “nuovo mondo coraggioso”.

La Russia – e soprattutto la Russia sovrana – non rientra affatto in questo contesto. 

Ecco perché l’Occidente sostiene apertamente tutte le organizzazioni terroristiche ed estremiste e gli atti terroristici diretti se sono diretti contro la Russia, contro i russi, contro la stessa civiltà russa e i suoi portatori.

È già impossibile evitarlo e fin dall’inizio non è mai stato evitabile, perché questa è la logica di fondo della storia delle cose: mentre alcune potenze vogliono mantenere il mondo unipolare e la loro egemonia planetaria ad ogni costo, altre si ribellano ad esso e proclamano apertamente un ordine mondiale multipolare. 

Chi vincerà questa guerra determinerà il futuro, se esiste un futuro.

La Russia è già entrata in guerra. 

La Cina, altro potente polo sovrano, sta per entrare.

Non deve quindi sorprendere che la Russia si trovi in un cerchio di fuoco. L’escalation delle ostilità tra gli alleati russi Azerbaigian e Armenia, il conflitto tra altri alleati, Tagikistan e Kirghizistan, la promessa di alcune forze politiche in Georgia di aprire un secondo fronte contro la Russia, l’artificioso riaccendersi del conflitto transnistriano in Moldavia, le crescenti minacce alla Bielorussia e alla politica del suo leader sovrano Alexander Lukashenko e, infine, i tentativi di isolare la regione di Kaliningrad e gli attacchi diretti alle regioni russe – Crimea, oblast’ di Belgorod, Voronezh, Kursk, oblast’ di Rostov, Krasnodar Krai – sono tutti elementi della strategia dell’Anaconda occidentale, consueta per gli Stati Uniti, per strangolare la Russia.

Legittimamente, stiamo cercando una risposta e questo spiega il vero significato dell’ultimo vertice SCO. Abbiamo bisogno di alleati in un mondo multipolare. 

E abbiamo la possibilità di trovarli, ma questa volta fuori dall’Occidente.

In sostanza, siamo nella terza guerra mondiale.

Il dado è tratto e non si può tornare indietro. Chi sta dalla nostra parte viene condannato da quella parte.

Chi cerca di passare dalla parte di un nemico intenzionato a distruggerci, firma la propria condanna.

Sì, non siamo su un piano di parità. L’Occidente collettivo lotta per la sua supremazia planetaria, mentre noi lottiamo solo per essere, solo per la vita, solo per il diritto di essere ciò che siamo. Possono ritirarsi, purché abbiano un posto dove andare. Non possiamo. Siamo con le spalle al muro.

L’Occidente ci sta attaccando sul nostro stesso suolo russo.  E nessuno può contare sul perdono del nemico.

A tutti verrà ricordato tutto.

Non resta che la vittoria. 

Nel nome dei caduti. 

Nel nome dei vivi. 

In nome di coloro che devono ancora vivere e che potrebbero non avere la possibilità di nascere. 

Tutto dipende da noi.

di Aleksandr Dugin 

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Elizabeth Alexandra Mary di Windsor, muore Sua Altezza Reale la grande Regina Elisabetta II del Regno Unito

September 14, 2022 Leave a comment

La regina Elisabetta II del Regno Unito è morta giovedì pomeriggio a 96 anni, «serenamente». Lo ha annunciato Buckingham Palace, dopo che stamattina si erano diffuse le prime notizie su un aggravamento delle sue condizioni di salute, che erano state seguite da estese apprensioni. Elisabetta II, che era regina da 70 anni, era nella sua residenza estiva del Castello di Balmoral, in Scozia, ed era stata raggiunta nelle ultime ore dalla famiglia reale. Carlo, primo nella linea di successione, è ora re e assumerà il nome di Carlo III.

I dettagli sui funerali e sull’incoronazione di Carlo non sono ancora stati diffusi, e non ci sono precedenti recenti su cui basarsi, ma il Regno Unito si preparava da tempo a questo evento, per il quale aveva predisposto un complesso e minuzioso protocollo: la cosiddetta “Operazione London Bridge”.

Carlo ha diffuso un comunicato:

«La morte della mia amata madre, sua maestà la regina, è un momento di grande tristezza per me e i membri della mia famiglia. Piangiamo profondamente la dipartita di una sovrana adorata e di una madre molto amata. So che la sua perdita sarà molto sentita nel paese, nel regno e nel Commonwealth, e da tantissime persone nel mondo. In questo periodo di lutto e di cambiamento, la mia famiglia ed io saremo rincuorati e sostenuti dalla consapevolezza del rispetto e del profondo affetto di cui godeva la regina»

La prima ministra Liz Truss ha fatto un discorso di omaggio alla regina, descrivendola come «la roccia su cui è stata costruita la Gran Bretagna moderna», la cui morte è un «enorme shock» per il Paese e il mondo.

Diventata regina nel 1952, Elisabetta II è stata la sovrana più longeva del Regno Unito: aveva fatto in tempo a vedere come primo ministro Winston Churchill, e soltanto martedì aveva incontrato Truss dopo la sua recentissima nomina. In mezzo, di primi ministri ce ne sono stati quattordici. Elisabetta II era probabilmente il capo di stato più riconoscibile al mondo, e la maggior parte delle persone che vive nel Regno Unito e nei paesi del Commonwealth non ha mai conosciuto un tempo in cui non era a capo della monarchia.

Per ore, nel pomeriggio, nel Regno Unito e all’estero si era estesa l’apprensione ed erano arrivati messaggi di vicinanza. Annunci come quello arrivato giovedì erano piuttosto rari, perché intorno alla salute della regina veniva mantenuto solitamente un gran riserbo; l’arrivo di tutti i famigliari più stretti di Elisabetta II aveva poi confermato la gravità della situazione. I conduttori della BBC, che aveva trasmesso una copertura speciale, si erano vestiti di nero, come prevede il protocollo in caso di morte della regina.

La regina era nata col nome di Elizabeth Alexandra Mary della casa reale di Windsor il 21 aprile del 1926 a Londra. Suo padre era diventato re del Regno Unito con il nome Giorgio VI dieci anni dopo: gli era succeduta alla sua morte, venendo incoronata il 6 febbraio del 1952, pochi anni dopo essersi sposata con Philip Mountbatten, poi principe Filippo, morto l’anno scorso. Carlo, il loro primogenito ed erede al trono, era nato nel 1948.

Durante il suo lungo regno ebbe a che fare con gli avvenimenti più importanti del Novecento, vide passare sedici primi ministri e nonostante diverse crisi si guadagnò una grande popolarità nel Regno Unito e all’estero, alimentata di recente dal fatto che, ultranovantenne, continuò a presenziare alle cerimonie e agli eventi più importanti, pur riducendo le apparizioni in pubblico, specialmente dopo la pandemia. Pochi mesi fa aveva festeggiato il cosiddetto Platinum Jubilee (il giubileo di platino), ovvero i 70 anni di regno.

In un messaggio di cordoglio pubblicato sul sito della presidenza del Consiglio dei ministri italiana, Mario Draghi ha definito Elisabetta II «protagonista assoluta della storia mondiale degli ultimi settant’anni» e una sovrana che «ha raccolto rispetto, affetto, simpatia ovunque nel mondo». Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha inviato al nuovo re del Regno Unito «le più sentite condoglianze della Repubblica Italiana e mie personali» e ha detto che di Elisabetta verranno ricordate «l’autorevole saggezza e l’altissimo senso di responsabilità, espresso soprattutto nella generosità di spirito con la quale la Sovrana ha consacrato la sua lunga vita al servizio dei cittadini britannici e della più ampia famiglia del Commonwealth».

Fonte: Il Post

“Due Maestri Incisori”, mostra al Museo delle Arti – Castello De Sterlich-Aliprandi di Nocciano

August 31, 2022 Leave a comment

Se il ”Vate” Gabriele d’ Annunzio aveva percorso con i versi ” Pastori d’Abruzzo” gli antichi tratturi degli usi e della cultura della transumanza fino al mare, Vittorio Manno e Antonio Rizzelli, artisti di lunga esperienza che hanno contribuito a portare la Grafica di via Sette Dolori nel mondo, ne hanno riattivato un altro dalla Murgia agli ” Abruzzi” , come ripete un toponimo in disuso del passato. Il punto d’incontro è il castello museo delle Arti di Nocciano ( Pescara) dove i due artisti salentini, ma da mezzo secolo buono nella Città dei Sassi, esporranno dal 4 al 30 settembre. Il tema della mostra ”Due maestri incisori” è incentrato sulla loro storia artistica, fatta di creatività, pazienza, dedizione, ricerca e tanta voglia di confrontarsi nel laboratorio di via Sette Dolori, dove la scuola ospita periodicamente giovani e artisti da mezzo mondo. Grafica in movimento, transumante, e con tanti segni in comune tra territori che dalla dorsale adriatica, toccano e si soffermano su tre ”M” dai monti alla Murgia al mare…

a cura di Anthony Molino

dal 4 al 3 0 Settembre 2022 | Castello De Sterlich / Museo delle Arti di Nocciano (Pe) 

Istituzione Castello e Museo delle Arti di Nocciano -Nocciano (Pe) www.castellonocciano.it/