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Archive for the ‘Teatro Eventi’ Category

“I duellanti”, opera di Joseph Conrad al Festival di Spoleto edizione 2015

July 9, 2015 Leave a comment
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I DUELLANTI
di Joseph Conrad 
traduzione e adattamento Francesco Niccolini 
drammaturgia di Alessio Boni, Roberto Aldorasi, Marcello Prayer, Francesco Niccolini
con
Alessio Boni
Marcello Prayer
e con
Francesco Meoni
violoncello Federica Vecchio
maestro d’armi Renzo Musumeci Greco
musiche Luca D’Alberto
scene Massimo Troncanetti
costumi Francesco Esposito
luci Giuseppe Filipponio
regia Alessio Boni, Roberto Aldorasi
produzione Goldenart
il testo dello spettacolo è nato da un laboratorio tenutosi presso il Teatro della Pergola di Firenze
regolazione luci E.T.C. Italia http://www.etcconnect.com
Un romanzo esemplare, scritto da uno dei più grandi autori europei di primo Novecento: Józef Teodor Konrad Korzeniowski, meglio noto come Joseph Conrad, un polacco che, in inglese, racconta una sorprendente storia francese. Di più: napoleonica. L’affresco di un mondo, quello della cavalleria e degli eserciti ottocenteschi, che da lì a breve sarebbe stato spazzato via dalle nuovi armi e dalle nuove logiche militari del Novecento: l’introduzione di armi da fuoco a ripetizione e il super potere degli industriali nella gestione dei profitti di guerra avrebbero buttato all’aria antiche regole, l’etica militare e reso smisurati gli eccidi sui campi di battaglia.
L’idea geniale su cui Conrad costruisce The Duel è che i due avversari non si fronteggiano sugli opposti versanti del campo di battaglia: sono ufficiali dello stesso esercito, la Grande Armée di Napoleone Bonaparte. Ussari, per l’esattezza.
Per motivi a tutti ignoti – e in realtà banalissimi, al punto da rasentare il ridicolo – inanellano sfide a duello che li accompagnano lungo le rispettive carriere, senza che nessuno sappia il perché di questo odio così profondo. E, proprio per il mistero che riescono a conservare, i due diventano famosissimi in tutto l’esercito napoleonico: non tanto e non solo per i meriti sui campi di battaglia di tutta Europa, quanto per la loro eroica fedeltà alla loro sfida reciproca, che li accompagnerà per vent’anni, fino al duello decisivo.
Un’opera su di un mondo in rapida estinzione, e al tempo stesso un capolavoro dell’assurdo, su come i fili della vita e del destino sfuggano di mano e sopravanzino ogni buon senso e prevedibilità.
Gabriel Florian Feraud, guascone iroso e scontento, e Armand D’Hubert, posato e affascinante uomo del nord, non sono semplicemente due giovani promettenti, e sconcertanti ufficiali del più grande esercito dell’Ottocento, ma a modo loro incarnano incubi e ossessioni che – da Melville a Faulkner, da Kafka fino ad Albert Camus – accompagnano la cultura occidentale fino allo sfacelo della seconda guerra mondiale.
Questo è un lavoro sull’avversario e sul diventare adulti.
Per me nei Duellanti esiste una questione semplice per quanto contorta: l’avversario più feroce lo hai dentro di te e non riesci a liberartene per il semplice fatto che sei tu che non vuoi liberartene. È il richiamo della foresta, la voglia di libertà, il piacere del rischio e della conquista. E non sta altrove, sta dentro e si nutre di te e tu di lui. Amo quelle storie in cui io posso leggere una trama, e contemporaneamente un’altra completamente diversa, e le due convivono perfettamente. Questo è uno di quei casi: Feraud esiste ed è un avversario reale, in carne e ossa, spietato, feroce, pure stupido per certi versi ma molto determinato. Non mollerà mai. Eppure, al tempo stesso, Feraud è la metà oscura di D’Hubert: è quella parte di te che riemerge ogni volta che abbassi la guardia, ogni qualvolta che – guardandoti intorno – scopri un desiderio vietato che non ti vuoi negare, come ad esempio un duello in piena regola, anche se le regole dei duelli sono stata abolite da Napoleone, che i duelli odiava. Eraldo Affinati, nel commentare Il compagno segreto, un racconto di Conrad degli stessi anni di The Duel, scrive: «Il compagno segreto spiega come si fa a diventare adulti: bisogna scegliere, ma ciò significa rinunciare a qualcosa di se stessi, non soltanto ai rami secchi, il che non costerebbe nulla; anche a quelli fioriti, persino ai più belli. E questo è molto meno facile. Si tratta di una vera e propria amputazione spirituale: chi non l’accetta, non cresce». Mi sembra una fotografia perfetta anche per i nostri Duellanti e fa di questa storia un Fight Club ante litteram: uno scontro violento e inevitabile, desiderato, dove – in realtà – il tuo vero avversario non esiste. Anzi, molto peggio: sei tu. Come se, nel momento di iniziare il duello, quando sei spalla a spalla, e fai i tuoi passi per allontanarti, nel voltarti verso il tuo Feraud, vedessi te stesso. E di quel duello ne hai più bisogno dell’aria che respiri. Senza, sei morto. 
Francesco Niccolini
SINOSSI
Quanto è lungo un duello? 
La nostra versione teatrale de I Duellanti mostra quanto sia impossibile dare una risposta univoca alla domanda. Perché un duello può durare poco più del tempo necessario a estrarre le sciabole e procurare all’avversario una ferita troppo profonda per continuare. Oppure, all’opposto, può durare vent’anni. O ancora, giusto il tempo perché – fuori da un bosco – i due padrini di uno dei duellanti, mentre attendono gli sviluppi di quello che sta accadendo tra gli alberi – possano provare a ricostruire la misteriosa vicenda che lega due ufficiali dell’esercito napoleonico, Armand D’Hubert e Gabriel Florian Feraud. Sono proprio loro due che, nel bosco, e lungo vent’anni, non smettono mai di duellare. E sono sempre loro due che a cavallo o su un prato, si infilzano con sciabole e fioretti. Hanno iniziato quando erano tenenti, dopo un banale battibecco, e non hanno più smesso. D’Hubert, ben visto dai suoi superiori, elegante uomo del nord, e Feraud, il guascone che odia i damerini ruffiani e cicisbei, come il suo avversario: il primo sempre più disincantato dalle imprese e dalle disfatte napoleoniche, il secondo fedele oltre ogni ragionevole dubbio all’imperatore, nella buona e nella cattiva sorte. Di duello in duello, D’Hubert e Feraud partecipano alla conquista dell’Europa e all’ascesa di Napoleone, poi vivono sulla loro pelle la disfatta di Russia, senza mai smettere di trovare occasioni per duelli che, di volta in volta, si fanno sempre più epici per tutta l’Armata, soprattutto perché nessuno conosce i motivi profondi della contesa: una donna? Napoleone? Un’offesa inconfessabile? Qualcosa che viene ancora da più lontano nel tempo e nelle loro vite? Quale segreto così feroce e vergognoso li lega? Impossibile dare una risposta, dato che i due protagonisti non ne parlano con nessuno. Le poche cose chiare di questa vicenda sono che Feraud non intende in nessun modo fare sconti a D’Hubert, che D’Hubert non vuole sottrarsi a Feraud, e che – probabilmente – uno non può fare a meno dell’altro. I due militari (che intanto hanno fatto carriera e sono arrivati a essere capitani, poi colonnelli e infine generali) sono così abituati a combattere e a rischiare la vita, che quei duelli diventano volenti o nolenti parte fondamentale delle loro vite, una ossessione che i due vivono in modi opposti: con astio furente Feraud contro il damerino e traditore, con rassegnata incapacità a sottrarsi D’Hubert. Tutto questo fino al giorno che la caduta e l’esilio di Napoleone fa precipitare le cose: D’Hubert si trova tra i fedeli della restaurata monarchia e viene salvato, mentre Feraud precipita con Napoleone e rischia l’esecuzione capitale. Solo l’intervento (segreto) del suo nemico D’Hubert lo salva: e mentre il “damerino” si prepara al matrimonio con una giovane e bellissima nipote di un aristocratico del sud della Francia, Feraud viene costretto a una sorta di domicilio coatto e a una pensione anticipata e forzata, sotto minaccia di arresto in caso di cattivo comportamento.
Tutto questo non impedisce a Feraud di organizzare un nuovo duello, definitivo, alla pistola. Sottraendosi agli ordini della Monarchia, e insieme a due surreali e invecchiati padrini, il guascone raggiunge D’Hubert in Provenza e si prepara allo scontro finale: alla pistola e in un bosco, praticamente alla cieca. D’Hubert – in attesa del duello – passa la notte più difficile della sua vita: lui che è abituato a combattere sul campo di battaglia e a vedere la morte in faccia, per la prima volta, dubita non solo di Napoleone, ma anche di quella vita, e se è veramente arrivato il momento di smettere di vivere spada in pugno e pensare alla sua nuova famiglia. Forse per la prima volta ha paura.Ma tutto scompare quando i due si trovano davanti e, pistole alla mano, penetrano dentro il bosco, lasciando i due padrini di Feraud (D’Hubert ha deciso di non averne) ad attendere gli sviluppi. Questo è il tempo del racconto e del duello: venti anni, oppure poco più di un’ora. Fino alla sorprendente scoperta finale.
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“Everyone Gets Lighter | All!”, opera performativa dal collettivo Kinkaleri al Cortile di Palazzo Strozzi di Firenze

November 15, 2014 Leave a comment

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All’interno del progetto Palazzo Strozzi Contemporaneo
Fondazione Palazzo Strozzi presenta 
Within the programme Palazzo Strozzi Contemporaneo
Fondazione Palazzo Strozzi presents 
Kinkaleri
EVERYONE GETS LIGHTER | ALL! 
Giovedì 20 novembre, ore 19:00 
Cortile di Palazzo Strozzi
Palazzo Strozzi, Firenze 
Un progetto del/A project of the Centro di Cultura Contemporanea Strozzina
A cura di/Curated by Alessio Bertini 
Luogo di transizione, ma anche di riflessione e di relazioni, il cortile di Palazzo Strozzi diviene un campo di contaminazione di diversi linguaggi artistici. Il collettivo Kinkaleri, interpreta questo luogo come un nuovo e originale palcoscenico per l’opera performativa Everyone Gets Lighter | All! (Cortile di Palazzo Strozzi, Firenze 20.11-30.11.2014).
Durante la performance il danzatore utilizza una serie di movimenti corporei codificati che corrispondono ognuno a una lettera dell’alfabeto. I diversi movimenti danno vita a una coreografia che diventa una forma di scrittura in cui l’espressività della parola si unisce a quella del corpo e il testo poetico si fa danza. Nei periodi che intercorrono tra le varie repliche un’installazione di luci e suoni evoca l’azione performativa invitando i visitatori che attraversano il cortile a sentirsi parte della scena e a loro volta potenziali performer in grado di adottare il linguaggio gestuale inventato da Kinkaleri. 
The courtyard of Palazzo Strozzi, a transitional space which opens itself equally to moments of reflection and interaction, has become a locus of cross-contamination between different artistic languages. The artistic collective Kinkaleri transforms the space into a new and original stage with their performance piece Everyone Gets Lighter | All!
In the performance the dancer uses a codified set of body movements, each corresponding to a letter of the alphabet. Placed in sequence, the movements become a choreographed poem, in which the expressiveness of the word merges with that of the body, and poetry becomes dance. Between performances, a sound and light installation conjures the action of the performance, involving visitors who pass through the courtyard in the piece and inviting them to consider themselves potential performers, capable of adopting the gestural language invented by Kinkaleri. 
Prima performance/First performance:
Giovedì 20 novembre, ore 19:00
Thursday 20 November, 19:00 
La performance sarà ripetuta secondo il seguente calendario:
Sabato 22 novembre, ore 17:00
Domenica 23 novembre, ore 16:00
Martedì 25 novembre, ore 14:00
Giovedì 27 novembre, ore 19:00
Sabato 29 novembre, ore 17:00
Domenica 30 novembre, ore 16:00 
Repeat performances:
Saturday 22 November, 17:00
Sunday 23 November, 16:00
Tuesday 25 November, 14:00
Thursday 27 November, 19:00
Saturday 29 November, 17:00
Sunday 30 November, 16:00
INFO: www.strozzina.org/exhibitions/palazzo-strozzi-contemporaneo/ 

“Cronaca di un amore rubato”, spettacolo di Federica Di Martino al Teatro Goldoni di Firenze

November 11, 2014 Leave a comment

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In occasione della “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” arriva sul palco del Teatro Goldoni Cronaca di un amore rubato, vibrante monologo civile che Federica Di Martino ha tratto da un racconto di Dacia Maraini, Cronaca di una violenza di gruppo, presente nella raccolta L’Amore Rubato. In scena c’è una donna sola, una “anima morta” che racconta le ferite sul corpo e nella mente riportate dopo uno stupro di gruppo. Stupro mai condannato: i colpevoli sono stati tutti assolti, malgrado i testimoni, malgrado lei abbia trovato il coraggio di denunciare i suoi aguzzini. La trama la vorremmo inventata, irreale, mai accaduta e invece i fatti ci rammentano la sua schiacciante verità e autenticità. La storia Quattro liceali hanno sequestrato una ragazzina di tredici anni dai capelli rossi e hanno abusato di lei, per ore, lasciandola stordita e sanguinante. Sulla strada provinciale la soccorre un prete che passava di lì per caso in automobile e che la porterà al pronto soccorso. Si presentano in proscenio i balordi autori dello stupro. Sono al commissariato, anche loro vittime inconsapevoli e amorfe di una società tribale, perversa, che li protegge. Note di regia “Dacia Maraini ci racconta la Cronaca di una violenza di gruppo facendo parlare tutti i protagonisti. […] Ma la bambina no… la bambina vive nella storia solo attraverso le parole degli altri. Questo mi ha colpito e mi ha spinto a desiderare di mettere in scena il racconto. Che vita può avere una ragazzina dopo aver subito uno stupro a 13 anni? Forse nessuna. Forse la sua anima si ferma in quel momento e in quel momento muore per sempre. […] Una ragazzina che ha perso quel giorno il suo posto nel mondo …
un mondo fatto di “persone per bene”, un mondo dove i colpevoli hanno voce. 
Dove i colpevoli possono vivere, liberi.” Federica Di Martino

Federica Di Martino
di  Dacia Maraini
uno spettacolo di e con  Federica Di Martino

Giovedì 20 novembre, ore 18.00 – Teatro Goldoni

Federica Di Martino e la scrittrice Dacia Maraini incontrano il pubblico alla presenza di Cristina Giachi. Ingresso libero

Info: www.teatrodellapergola.com

“La leggenda del grande inquisitore”, teatro di Umberto Orsini al Teatro della Pergola di Firenze

November 11, 2014 Leave a comment

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Umberto Orsini e la sua nuova Compagnia producono in questa stagione  La Leggenda del Grande Inquisitore da I Fratelli Karamàzov di Dostoevskij. L’incontro di Orsini con Ivan Karamazov nel 1969, con lo sceneggiato prodotto dalla Rai diretto da Sandro Bolchi e adattato da Diego Fabbri, ha da sempre lasciato nel pubblico una grande ammirazione e il desiderio di poterlo reincontrare. Oggi insieme a Leonardo Capuano, Orsini scrive una nuova drammaturgia per lo spettacolo tratto dal celebre romanzo che affida alla regia di Pietro Babina. Umberto Orsini in questa edizione è di nuovo un immaginario Ivàn Karamàzov maturo che si misura, attraverso uno specchio, con il se stesso giovane. In scena, accanto al doppio personaggio, Leonardo Capuano, un Mefistofele di eco faustiana con il quale l’Inquisitore si industria a classificare temi ossessivi quali fede, mistero, autorità, peccato e libertà. La storia Ivàn Karamàzov espone al fratello Aleksej la propria idea per un racconto allegorico ambientato in Spagna, ai tempi della Santa Inquisizione. Dopo quindici secoli dalla morte, Cristo fa ritorno sulla Terra: pur apparendo sotto mentite spoglie viene riconosciuto e incarcerato dal Grande Inquisitore. Condannato a morte, riceve nelle segrete dove è rinchiuso la visita del suo giudice, il Grande Inquisitore, che gli illustra una sconcertante visione del mondo e del rapporto con Dio. Note di regia “Credo che uno spettacolo non debba essere un tentativo di risposta, piuttosto il tentativo di condividere una domanda. […] Non si è dunque trattato di attualizzare attraverso la messa in scena un testo che viene da un’altra epoca, né si è dato per scontato che le sue parole siano ancora valide, pronunciabili. Ma si è partiti dal presupposto che lo spettacolo stesso interrogasse il testo, lo mettesse alla prova, al confronto con un “essere” mutato, trasformato. Da questo, nasce l’idea di un Ivàn che si interroga, fa i conti con i suoi contenuti e compie questa sua auto-interrogazione sul punto limite tra vita e morte, tra morte e resurrezione, che non sono la morte e la resurrezione di un uomo, ma quelle di un personaggio e del suo racconto.” Pietro Babina

Umberto Orsini
da  I fratelli Karamazov di Fedor Dostoevskij
con  Leonardo Capuano
scene  Federico Babina, Pietro Babina
costumi  Gianluca Sbicca
musiche  Alberto Fiori
soundesign  Alessandro Saviozzi
video effects  Miguel D’Errico
regia  Pietro Babina
produzione  Compagnia Orsini
Durata dello spettacolo  75 minuti atto unico
Orari da martedì a sabato: 20.45; domenica: 15.45
11 nov 2014 – 16 nov 2014

“Ubu and the truth commission”, teatro animazione di William Kentridge e Handspring Puppet Company al Teatro della Pergola di Firenze

November 11, 2014 Leave a comment

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TEATRO D’ ARTISTA: WILLIAM KENTRIDGE, UBU AND THE TRUTH COMMISSION

Teatro della Pergola ● 20/22 novembre 2014

Fondazione Teatro della Pergola in collaborazione con Romaeuropa Festival 2014
UBU AND THE TRUTH COMMISSION
di William Kentridge e Handspring Puppet Company
diretto da William Kentridge
regista associato Janni Younge
scritto da Jane Taylor
pupazzi di Adrian Kohler
animazioni William Kentridge
luci Wesley France
coreografia Robyn Orlin
musiche Warrick Sony e Brendan Jury
con Dawid Minnaar, Busi Zokufa, Gabriel Marchand, Mandiseli Maseti, Mongi Mthombeni
produzione: Handspring Puppet Company
produttore associato e distribuzione mondiale Quaternaire / Sarah Ford
in coproduzione con Edinburgh International Festival, The Taipei Arts Festival and Taipei Culture Foundation, Festival de Marseille _ danse et arts multiples, Onassis Cultural Centre Athens, Cal Performances Berkeley and BOZAR Brussels.
spettacolo in inglese con sovratitoli in italiano

A quasi un anno dalla morte di Nelson Mandela arriva al Teatro della Pergola di Firenze, il capolavoro anti-apartheid di William Kentridge Ubu and the Truth Commission,riallestito per celebrare il 20° anniversario della democrazia in Sudafrica.

Torna il grande teatro internazionale a Firenze anche grazie alla stretta e intensa collaborazione con Romaeuropa Festival. Dal 20 al 22 novembre l’artista sudafricano William Kentridge presenta un riallestimento di Ubu and the Truth Commission, spettacolo del 1997 che contamina il capolavoro di Alfred Jarry Ubu re con il dramma dell’apartheid e la magia dei pupazzi ideati dalla Handspring Puppet Company. Spirito oscuro e sardonico, animazione spettacolare e inquietante, teatro di figura struggente e finemente dettagliato: questa è la quintessenza della collaborazione tra William Kentridge e la Handspring Puppet Company. Ubu and the Truth Commission unisce pupazzi, performance di attori, musica e documentari di repertorio. Lo spettacolo si basa sia sull’archivio storico delle audizioni davanti alla “Commissione per la verità e la riconciliazione” del Sudafrica (istituita nel 1996 per riconciliare realmente vittime e carnefici, oppressori e oppressi) che sulla figura di Ubu Re, il buffone licenzioso creato da Jarry. In questa produzione Pa Ubu rappresenta i numerosi strumenti di violenza dell’apartheid (poliziotti, assassini, spie e politici) per i quali la tortura, l’omicidio, il sesso e il cibo sono tutti elementi di un lordo appetito individuale. L’azione drammatica ruota attorno al racconto metaforico di un tradimento coniugale, la tragicomica interpretazione di Ma Ubu ci introduce nella devastante complessità dell’apartheid: i pupazzi della Handspring Puppet Company portano in scena le commoventi testimonianze rilasciate alla “Commissione per la verità e la riconciliazione”. L’ideazione e la regia sono di William Kentridge, mentre Busi Zokufa e Dawid Minnaar interpretano Ma e Pa Ubu. Ubu and the Truth Commission ha debuttato a Johannesburg il 26 maggio 1997 e la successiva tournée internazionale ha toccato, oltre all’Italia, la Repubblica Ceca, la Danimarca, la Francia, la Germania, i Paesi Bassi, la Norvegia, la Svezia, la Svizzera, il Regno Unito e gli Stati Uniti.

Info: www.teatrodellapergola.com

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“Servo per due (One Man, Two Guvnors)”, spettacolo di Pierfrancesco Favino al Teatro della Pergola di Firenze

November 1, 2014 Leave a comment

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Nuove repliche per lo spettacolo di maggior successo della scorsa stagione: Pierfrancesco Favino torna con Servo per due  (One Man, Two Guvnors), una riflessione “diversa” su un classico come Il servitore di due padroni di Carlo Goldoni, nella versione inglese di Richard Bean. Oltre ventuno attori, per due cast che si alternano nella tournée, vincono la  scommessa della creazione di una nuova compagnia di repertorio che realizza uno spettacolo esilarante amalgamando virtuosismi e straordinarie interpretazioni e non manca di coinvolgere direttamente anche il pubblico. Servo per due procede di battuta in battuta e colpi di scena accompagnato dall’esecuzione dal vivo di celebri brani d’epoca dell’orchestra Musica da Ripostiglio. Nella Rimini felliniana che fa da sfondo agli equilibrismi del protagonista e della sua compagnia risuonano e si fanno spettacolo Maramao, Il Pinguino innamorato, Un sassolino nella scarpa… La storia Rimini, anni Trenta: Pippo, moderno Arlecchino, ha appena perso il lavoro e si ritrova depresso, senza soldi e senza la possibilità di poter mangiare. Disperato, comincia a cercare un nuovo mestiere e dopo vari tentativi accetta di lavorare contemporaneamente alle dipendenze di due diversi padroni, trovando così non solo il modo di raddoppiare il suo salario e i suoi pasti, ma anche di passare da una sorpresa all’altra… Note di regia “Tre anni fa Richard Bean aveva pensato a un primo adattamento dal testo di Goldoni Il servitore di due padroni e noi abbiamo riadattato la storia negli anni ’30, a Rimini trasportando la tipica comicità inglese nel nostro mondo e trovando nuova linfa dall’adattamento … Pierfrancesco Favino ed io eravamo consapevoli che sarebbe stata una vera sfida coinvolgere il maggior numero di attori e attrici del nostro gruppo, ma quando il pubblico afferma con convinzione “…la cosa bella di questo spettacolo è vedere una meravigliosa collaborazione tra gli attori così rara da trovare…” ci conferma che abbiamo raggiunto lo scopo.” Paolo Sassanelli

Pierfrancesco Favino
di  Richard Bean
Liberamente tratto da  Il Servitore di due padroni di Carlo Goldoni
Tradotto e adattato da  Pierfrancesco Favino, Paolo Sassanelli, Marit Nissen, Simonetta Solder
Con gli attori del gruppo Danny Rose  Bruno Armando, Gianluca Bazzoli, Ugo Dighero, Anna Ferzetti, Giampiero Judica, Marit Nissen, Diego Ribon, Eleonora Russo, Fabrizia Sacchi, Luciano Scarpa, Pietro Ragusa, Roberto Zibetti
Elaborazioni musicali a cura di  Orchestra Musica da Ripostiglio
Musicisti  Luca Pirozzi, Luca Giacomelli, Raffaele Toninelli, Emanuele Pellegrini
Scene  Luigi Ferrigno
Costumi  Alessandro Lai
Luci  Cesare Accetta
Coreografie  Fabrizio Angelini
Regia  Pierfrancesco Favino, Paolo Sassanelli
Produzione  Gli Ipocriti / Associazione R.E.P. la Compagnia di Repertorio con la partecipazione della Fondazione Teatro della Pergola
Durata dello spettacolo  2 ore e 45 minuti con intervallo
Orari da martedì a sabato: 20.45; domenica: 15.45

4 nov 2014 – 9 nov 2014

Info: www.teatrodellapergola.com

“Sei personaggi in cerca d’autore”, spettacolo di Gabriele Lavia al Teatro della Pergola di Firenze

October 11, 2014 Leave a comment

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PRIMA NAZIONALE

Nel 1948, dopo che il secondo conflitto mondiale aveva danneggiato il palcoscenico, la Pergola fu inaugurata nuovamente con i Sei personaggi in cerca d’autore. La regia era di Orazio Costa, con Tino Buazzelli nel ruolo del Padre e Rossella Falk in quello della Figliastra. Con un gesto dal forte significato simbolico, Gabriele Lavia, allievo di Costa, sceglie i Sei personaggi per la sua prima regia interamente prodotta dalla Fondazione Teatro della Pergola e per il suo debutto da consulente artistico del massimo teatro fiorentino.

La storia
Sul palcoscenico vuoto un macchinista inchioda assi per la scenografia del Giuoco delle parti di Luigi Pirandello. Viene interrotto dal Direttore di scena: stanno per giungere il Capocomico e la compagnia. Iniziano le prove, e il capocomico litiga un po’ col Primo Attore, un po’ col suggeritore. D’improvviso in sala entra l’usciere seguito da sei personaggi. Alla domanda del capocomico “Chi sono lorsignori, che cosa vogliono? rispondono: siamo qua in cerca d’un autore.

Note di regia
“Sei personaggi in cerca d’autore è probabilmente il testo di teatro più importante di tutti i tempi. Esso interroga il fondamento stesso del teatro: la contraddizione e la discordanza tra l’attore e il personaggio e l’impossibilità a fare dei due una sola unità. Ma dice Eraclito: “Da ciò che è più discorde, lo splendido accordo.”
Gabriele Lavia

Scarica la Locandina 

Leggi il foglio di sala

Leggi le Note di regia e l’intervista a Gabriele Lavia

Gabriele Lavia
di  Luigi Pirandello
con  Massimiliano Aceti, Ludovica Apollonj Ghetti, Alessandro Baldinotti, Daniele Biagini, Rosy Bonfiglio, Maria Laura Caselli, Michele Demaria, Giulia Gallone, Giovanna Guida, Lucia Lavia, Andrea Macaluso, Luca Mascolo, Mario Pietramala, Marta Pizzigallo, Matteo Ramundo, Malvina Ruggiano, Alessio Sardelli, Carlo Sciaccaluga, Anna Scola.
scene  Alessandro Camera
costumi  Andrea Viotti
musiche  Giordano Corapi
regia  Gabriele Lavia
produzione  Fondazione Teatro della Pergola
Orari da lunedì a sabato: 20.45; domenica:15:45; mercoledì 29 riposo

24 ott 2014 – 2 nov 2014

Info: www.teatrodellapergola.com