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Ahnenerbe, spedizione nazista sull’Himalaya in cerca della razza ariana

October 5, 2021 Leave a comment

Nel 1938 cinque scienziati delle SS partirono per il Tibet credendo alla stramba leggenda di Atlantide e a una presunta migrazione dei popoli nordici

Nel 1935 il capo delle SS naziste Heinrich Himmler creò l’Ahnenerbe, un’unità che aveva il preciso scopo di propagandare e confermare scientificamente le teorie razziste del regime nazista. In particolare, gli accademici arruolati avevano il compito di scovare le tracce della civiltà superiore che aveva vissuto nella leggendaria città di Atlantide, da cui secondo i nazisti discendeva la razza ariana. Secondo una teoria molto in voga allora, Atlantide – che si sarebbe trovata in un punto imprecisato in mezzo all’Oceano Atlantico – sarebbe affondata dopo essere stata colpita da un fulmine, e in seguito alcuni suoi abitanti avrebbero trovato riparo sulle montagne dell’Himalaya.

Questa convinzione era così radicata che tre anni dopo la creazione dell’Ahnenerbe, Himmler mandò cinque uomini in Tibet per scoprire esattamente quali tracce rimanessero degli abitanti ariani di Atlantide, e in che modo si fossero mescolati con le popolazioni locali. La spedizione, che doveva rimanere segreta, durò circa un anno e vi parteciparono tra gli altri uno zoologo con la passione per la caccia e un antropologo.

Come ha raccontato il giornalista indiano Vaibhav Purandare, autore del libro Hitler and India, Hitler odiava la popolazione indiana. Era convinto che intorno al 400 d.C. gli ariani fossero migrati da nord, dal Tibet appunto, e gli indiani si fossero mescolati a loro corrompendone la purezza. Per Hitler, questa vicenda – che peraltro non era sostenuta da nessuna prova – costituiva un vero e proprio crimine, e perciò insultava frequentemente l’India e gli indiani nei suoi scritti e nei suoi discorsi pubblici.

Nonostante questo, per l’Ahnenerbe valeva la pena andare a cercare le tracce della razza ariana da quelle parti. Nel 1938 organizzò la spedizione, a cui parteciparono cinque uomini tedeschi. Purandare scrive che tra loro se ne distinsero soprattutto due. Uno era Ernst Schaefer, zoologo di 28 anni, che era stato due volte nella zona di confine tra India, Cina e Tibet. Era un grande appassionato di caccia, anche se questa sua passione lo aveva portato a uccidere la moglie accidentalmente, scivolando mentre stava per sparare a un’anatra e sbagliando mira (il fatto avvenne circa due mesi prima che la spedizione partisse, ma Schaefer non ritenne che fosse un buon motivo per non farne parte).

L’altro era Bruno Beger, membro delle SS dal 1935 e antropologo. Il suo compito era quello di raccogliere dati anatomici delle persone che avrebbero incontrato per rilevare le «proporzioni, le origini, l’importanza e lo sviluppo della razza nordica» in Tibet. Completavano la spedizione il fisico Karl Wienert, il tassidermista Edmund Geer e il fotografo Ernst Krause, il più vecchio del gruppo.

Anche se non era ancora iniziata la Seconda guerra mondiale, i rapporti tra i paesi europei non erano propriamente distesi. In particolare il Regno Unito – che all’epoca controllava l’India – guardava con sospetto l’arrivo di questi scienziati tedeschi, temendo che fossero spie, ipotesi avanzata anche dal giornale Times of India, che scrisse più volte della spedizione.

A maggio del 1938 i cinque sbarcarono nello Sri Lanka, e poi entrarono in India attraverso l’odierna città di Chennai (allora Madras), proseguendo verso Calcutta e poi verso nordovest, nello stato indiano del Sikkim. Lungo il percorso incontrarono qualche difficoltà con i funzionari politici britannici, ma alla fine dell’anno riuscirono a raggiungere il Tibet, anche perché i britannici stavano portando avanti la politica nota come appeasement, cioè il tentativo – poi rivelatosi clamorosamente fallimentare – di mantenere un atteggiamento conciliante con la Germania nazista al fine di evitare conflitti militari. Da Londra, quindi, arrivò l’ordine diretto di non ostacolare la spedizione, nonostante le preoccupazioni.

Pochi anni prima era morto il tredicesimo Dalai Lama – la massima autorità religiosa e politica del buddismo tibetano – perciò il regno tibetano, che in quegli anni era di fatto indipendente anche se costantemente minacciato dalla Cina, era guidato da un nuovo Dalai Lama di 3 anni e da un reggente. Purandare racconta che le autorità tibetane, forse per via della transizione politica in atto, trattarono «eccezionalmente bene» i tedeschi in visita. Questi peraltro si imbatterono di frequente nella svastica, un simbolo molto usato nei paesi buddisti e induisti e diffusissimo in Tibet, con connotazioni ovviamente diverse da quelle naziste.

Nel corso della sua permanenza, per esempio, Beger ebbe rapporti molto pacifici con i tibetani, e in qualche caso svolse anche le funzioni di medico. Nel frattempo, però, misurò i crani e le caratteristiche fisiche di centinaia di persone, rilevando i calchi delle teste, dei volti, delle mani e delle orecchie, raccogliendo impronte digitali e manuali e scattando circa 2.000 fotografie. Un altro membro della spedizione girò 18.000 metri di pellicola e scattò 40.000 fotografie. Per quello che se ne sa, è improbabile che i tibetani fossero a conoscenza dello scopo di quelle misurazioni.

Nel 1939 iniziò la guerra e la spedizione dei cinque fu bruscamente interrotta. Furono fatti rimpatriare, e quando il loro aereo atterrò a Berlino li accolse Himmler in persona. Tutto il materiale raccolto venne studiato negli anni successivi, e Schaefer fece anche in tempo a pubblicare alcuni libri sulle ricerche effettuate. Tuttavia, nel 1945 la Germania si arrese e, durante l’invasione degli Alleati americani, inglesi e russi, la maggior parte del materiale che conteneva i risultati delle ricerche andò distrutto. Negli anni successivi l’oblio che subirono certi aspetti vergognosi del nazismo ha fatto sì che nessuno cercasse di ricostruire a quali conclusioni fossero arrivati i cinque scienziati nazisti.

Fonte: Il Post

Green Pass, limitazione elettronica in formato digitale

É difficile trovare le parole opportune per iniziare questo breve monologo scritto… che la guerra dei vaccini fosse già in atto da molto tempo lo si avvertiva nell’aria; per alcuni il presentimento di essere assoggettati involontariamente da una forza superiore vibrava sugli strati estremi dell’epidermide. Non vorrei soffermarmi sulle capacità effimere di taluni poteri di voler creare a tutti i costi una serie di virus letali per l’essere umano. In definitiva tutti sanno che il coronavirus, specificatamente il virus che ha colpito l’umanità tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, sia in realtà un progetto occulto programmato e realizzato in gran segreto per fini tutt’altro che benefici. Non si tratta di voler infondere ideali cospirativi, non è ciò in cui credo, non si tratta di voler indire alla cospirazione, ragion per cui lascerò correre l’ideologia del vaccini legati ai virus e del giuoco strutturale ascoso alle sue spalle, ma vorrei soffermare la mia attenzione sulla promulgazione del nuovo decreto, ordito forzatamente senza esclusione di forma e di rispetto, che dal 6 agosto 2021 entrerà a far parte senza una reale utilità nel menage quotidiano di chiunque abbia modo di vivere a stretto contatto con la società. Mi riferisco ovviamente al Green Pass, questo lasciapassare digitale strategico apparentemente innocuo ideato, secondo come vogliono far credere, per facilitare la fruizione dei servizi sociali, il ritorno al benessere e la ripresa economica generale. In linea di massima si tratterebbe di presentare un insignificante certificato elettronico, o perlomeno cartaceo, almeno spero per coloro che optino per un tampone e non sappiano usare un’applicazione specifica, ovunque si vada nei luoghi prestabiliti dall’emendamento. Fin qui potrei dissertare sull’opportunità utilità, o quanto meno, di numerose applicazioni che sono divenute oggigiorno di uso comune, per le quali si spendono ore interminabili su smartphones divenuti improvvisamente i migliori amici a portata di clic, ma vorrei dissentire sulle capacità comunicative di questo servizio socialmente inopportuno, come inopportuni sono state anche le applicazioni Immuni e Io, nonché sulle reali capacità limitative che si nasconderebbero al di là del suo quadrante verde. Il green pass, o meglio “passaggio verde” la di cui verdezza risulta incomprensibile, non sarà lo strumento che ci consentirà di vivere liberi dai contagi. La sua rilevanza comunicativa ha un valore irrisorio poiché, eticamente parlando, verrà meno una fruizione libera e rilassata dei movimenti tra la gente, piuttosto sembrerà indurre la collettività verso un controllo sistematico individuale sempre più assoggettato, con il passare delle stagioni e degli anni in cui si sarà esposti alle contaminazioni da coronavirus, a restrizioni psicologiche più specifiche. In realtà la vera natura del passaggio verde non sarà un trasbordo verso salubri lidi verdeggianti circondati da benessere e ricreazioni cultuali, e quindi quella di consentire un libero movimento esenti dalla possibilità di poter vivere incontaminati, non che esenti dai contagi profusi da altri soggetti potenzialmente virali… nessun lasciapassare, presente o futuro, non permetterebbe al virus di poter attecchire, vaccinati o non vaccinati, ragion per cui la sua natura di estrema vigilante sarebbe assolutamente insignificante e ribadisco inutile… piuttosto avrà lo scopo preciso, sistematico e psicologicamente indotto di creare un vuoto ecumenico tra coloro che sceglieranno di viverne senza, un obbligo occulto e paradossalmente forzato, celato da una proforma incisa nei limiti della legalità, per fare in modo che più persone possibili possano indursi volontariamente… ovviamente trattasi di una forzatura volontaria… alla vaccinazione, di cui si conosce la vera sostanza economica, paradossalmente ancora inaffidabile e alquanto pericolosa per l’inefficienza strutturale nei tempi di ricerca, ordita da quelle strutture di cui usufruiscono un lauto guadagno. Vorrei dire che sia tutto già prestabilito! 

Per dirla tout court l’idea del Green Pass come vigile sentinella dell’umanità sarebbe più idonea a voler esporre la negatività dei tamponati piuttosto che esplicare la positività negativa dei vaccinati… senza tralasciare il rapido aumento dei costi per i tamponi che dovrebbero essere assolutamente gratuiti, o per lo meno avere un costo assolutamente irrisorio… tutto questo risulta paradossalmente inconcepibile! 

Detto ciò non vorrei offendere nessuno in particolare, ma semplicemente esprimere in maniera diplomatica la mia visione globale di quel che accade intorno. Negli anni ho avuto modo di scorgere molti scempi, molte atrocità, molteplici forme di corruzione e sfruttamento… la tecnologia, la robotica, la bio-genetica e il progresso dell’evoluzione devasteranno in maniera positiva e negativa le vite degli uomini, ma si può scegliere di coesistere in maniera più trascendentale con l’umanità e pacifica senza dover ricorrere a stratagemmi orditi per fini obnubilati da falsi presupposti contraddittori. 

Marius Creati

Categories: Civiltade, Politick, Warning Tags:

Bibliotheca Philosophica Hermetica, la casa delle teste sede de L’Ambasciata Del Libero Pensiero

April 2, 2021 Leave a comment

La casa delle Teste venne eretta come residenza per il ricco mercante e collezionista Nicolas Sohier. Il progetto venne commissionato nel 1621 al grande architetto Hendrick de Keyser il Vecchio  e venne ultimato nel 1622. E’ classificata come monumento nazionale.

Sorge sul Keizersgracht e rappresenta un notevole esempio dell’architettura rinascimentale olandese.

Il Keizersgracht (“Canale dell’Imperatore”) è – insieme al Prinsengracht e allo Herengracht – uno dei tre canali (in olandese, al singolare: gracht) principali del centro storico di Amsterdam: iniziato nel 1612intitolato all’imperatore Massimiliano d’Austria è il largo canale del centro cittadino e il più centrale dei tre canali principali.

Nel 2006, la casa fu ceduta all’uomo d’affari e collezionista d’arte Joost Ritman, che vi trasferì alcuni volumi sull’alchimia e il misticismo provenienti dalla Biblioteca Philosophica Hermetica, di cui è proprietario.

Un antico palazzo nel cuore di Amsterdam ospita “L’Ambasciata del libero pensiero”, con i suoi 25mila testi ermetici e gnostici. Che ora vengono digitalizzati grazie al suo frequentatore più celebre: l’autore del ” Codice da Vinci”

È Dan Brown uno dei più assidui frequentatori della Bibliotheca Philosophica Hermetica, ribattezzata “Ambasciata del libero pensiero” da quando, due anni fa, i suoi venticinquemila volumi sono stati trasferiti nel seicentesco Palazzo delle Teste del Keizersgracht, uno dei canali più eleganti di Amsterdam.Grato per avervi forse scoperto un’oscura setta satanica o qualche formula esoterica da inserire nei suoi romanzi, l’autore di Inferno e del Codice da Vinci ha donato alla biblioteca 300mila euro, subito impiegati per digitalizzare la sua straordinaria collezione di testi ermetici, mistici, cabalistici, rosacrociani, massonici, gnostici e alchemici. «Grazie a quei soldi sono già online quasi cinquemila opere e trecento manoscritti, tutti pubblicati prima del Novecento», mi spiega la direttrice Esther Ritman, una gigantessa bionda con gli occhi azzurro ghiaccio e il sorriso gentile. «Conserviamo soprattutto trattati di filosofia ermetica, che sono anche la parte predominante del nostro programma di acquisizioni».

L’ufficio della Ritman è al primo piano di questo palazzo ultimato nel 1622, dieci anni dopo che ad Amsterdam si cominciarono a scavare i canali.

Salvo poche modifiche è rimasto uguale ad allora, con pavimenti di legno lucidato, porte in noce e ampi camini in ogni stanza. È qui che la direttrice mostra a Repubblica alcune gemme della sua collezione, cominciando con un’opera del XVII secolo nella cui epigrafe si rende omaggio alla famiglia dei ricchi e illuminati mercanti De Geer, primi proprietari del palazzo.

Oltre a importare spezie e sete dalle Indie Orientali, i De Geer ospitavano artisti e letterati, offrivano rifugio a chi era perseguitato e custodivano in casa oltre cinquemila libri, che per l’epoca era una cifra da primato. «Un po’ come mio padre Joost, brillante uomo d’affari e insieme appassionato di spiritualismo, che colleziona testi ermetici dall’età di 23 anni, e cioè da quando mia nonna gli regalò Aurora del filosofo e teologo tedesco Jacob Böhme, uno dei principali esponenti del misticismo cristiano moderno.

Nel 1984, mio padre decise di aprire al pubblico la sua biblioteca privata per condividere con il resto del mondo i tesori di saggezza che vi aveva accumulato.

L’Ambasciata del libero pensiero è frutto della sua passione per chi si è dedicato alla ricerca del significato dell’esistenza, in particolare per chi considera l’uomo un miracolo, “una vera meraviglia, alla quale si deve onore e venerazione” come scrissero gli ermetici, perché specchio sia della natura sia della sfera divina».

La collezione del Palazzo delle Teste è anche un tributo ad Amsterdam, che secondo la Ritman è la capitale mondiale dell’ermetismo assieme a Firenze e Venezia, città dove ha recentemente partecipato all’allestimento di due mostre: una su Giordano Bruno, l’altra su un personaggio leggendario di età preclassica, Ermete Trismegisto, ritenuto l’autore del Corpus hermeticum.

Ora, nella sua biblioteca sono conservate anche molte opere sulla libertà d’opinione, pubblicate proprio nella prima città d’Olanda. «Già, perché se il Seicento è stato in Europa un secolo funestato dalle guerre di religione, ad Amsterdam si stampavano i libri messi all’indice altrove, ognuno poteva credere in ciò che voleva e i governanti dell’epoca già cercavano di accontentare il filosofo Baruch Spinoza quando chiedeva loro di garantire la libertà ai cittadini senza mai opprimerli», dice ancora Esther Ritman. «È del resto lo stesso Spinoza che nel suoTrattato teologico- politico del 1670 asserisce che i miracoli non sono segnali divini bensì fenomeni naturali, perché uno come lui che voleva liberare il popolo dalla superstizione tollerava soltanto la religione del raziocinio».

Grazie ai tesori della biblioteca che si affaccia sull’esclusivo Keizersgracht è stata anche creata la cattedra di Ermetica all’Università di Amsterdam, con studenti e professori che possono gratuitamente consultare tutte le opere in catalogo. Ma questa raccolta di libri antichi è importante anche per un altro motivo. Infatti, sostiene la direttrice, se siamo abituati a credere che la filosofia occidentale dipenda solo da alcuni grandi pensatori quali Platone, Cartesio o Kant, non va dimenticato che il pensiero moderno s’è forgiato anche grazie all’influenza della corrente ermetica, immaginata quasi duemila anni fa da pensatori sconosciuti.

«All’inizio del Rinascimento, questa filosofia riapparve. E fu anch’essa strettamente legata al processo di modernizzazione della società occidentale, con la riscoperta di opere dell’antichità e trovando divenute così fonte l’ispirazione per un progetto di rinnovamento culturale. Nel 1471, l’umanista Marsilio Ficino tradusse dal greco la summa dell’ermetica di Trismegisto e la consegnò nelle mani di Cosimo de’ Medici. Ebbene, quel testo divenne una sorta di bestseller dei suoi tempi influenzando radicalmente tutto il secolo successivo», aggiunge la direttrice.

A lungo gli storici hanno trattato l’ermetica come una curiosità di poca importanza. Così come l’astrologia e la magia, essa non combaciava con la loro immagine del Rinascimento, fondamento del mondo razionale e moderno, sebbene lo stesso Isaac Newton scrivesse più di alchimia che di qualsiasi altro argomento.Dice ancora la Ritman: «Negli ultimi decenni s’è finalmente capito l’errore. E sappiamo oggi che il pensiero ermetico costituisce un elemento essenziale nell’evoluzione del nostro pensiero, poiché indissolubilmente legato alla modernità della cultura occidentale».

L’Ambasciata del libero pensiero contiene anche un museo di tele e sculture che raffigurano temi sacri e filosofici, allestito in un palazzo che è un luogo incantato.

Quest’imponente edificio con sei teste romane che ne ornano la facciata fu costruito secondo i criteri armonici del Rinascimento olandese. E anche secondo i canoni estetici di una certa “saggezza mercantile”, tipica della città che da quattrocento anni esalta la tolleranza.

La direttrice Esther Ritman: “Con il nostro patrimonio vogliamo tenere alta la bandiera della tolleranza e dell’incrocio tra saperi, nello spirito che fu di Spinoza”

Fonte: Nel Delirio Non Ero Mai Sola

Presidente Giuseppe Conte, ossequio per l’uomo che lotta per l’incolumità del paese

lacrime Giuseppe Conte

Nel contesto in cui stiamo vivendo non esistono colori differenti, né forme distinte di credo… Siamo un’unica forza social-culturale che, nel bene o nel male, deve andare avanti anche sbagliando alcune decisioni… e guidare un paese conformato in tutte le sue sfaccettature assume un ruolo fondamentale… Il Presidente Giuseppe Conte merita un doveroso ossequio e un ringraziamento per gli sforzi che, anche lui a suo modo, cerca di perpetrare per la nostra incolumità, in un mondo in cui non possiamo ritenerci assolutamente incolumi dinanzi all’evidente pandemia. Dopotutto rimane pur sempre un uomo! Grazie Presidente Giuseppe Conte.

MES, fondi accessibili non accessibili contro COVID-19

MES

Signori miei voi pensate davvero che il MES possa risolvere il problema del finanziamento economico dell’Italia e di tutti i paesi europei coinvolti nel COVID-19 mediante emissione di un fondi monetari facilmente – “si fa per dire” – accessibili… la cui somma implicita, può far semplicemente sognare l’ideale di una ripresa economica. Credo che accettare la proposta infine possa incorrere nel rischio di far collassare l’intera stabilità nazionale, già seriamente compromessa dalla profonda crisi strutturale che stiamo affrontando al momento, senza considerare i vari elementi di crisi già pre-esistenti, a cui seguirà una seconda che dovremo ancora affrontare nell’imminente prossimo futuro, subito dopo aver superato questa tragica pandemia. Mi limito nel dire che un’Italia attuale, già fortemente compromessa da situazioni di stallo che perdurano da troppi anni senza rimedi effettivi di crescita e di cambiamento radicale per il paese, oggi fortemente compromessa da disagi strutturali causa coronavirus che, da quel che evince, perdurerà non poco tempo nei territori delle singole regioni – e qui sottolineo il disagio sanitario, il disagio economico imprenditoriale, il disagio demografico a cui stiamo assistendo, giorno dopo giorno, che sicuramente avrà una ripercussione negativa sul reddito pro capite degli Italiani, specie di medio/basso ceto, il che vuol significare la prospettiva di un serio impoverimento, non che disagio, per molte famiglie, “e chi vuole intendere, intenda” – la nostra Nazione, non sia in grado di affrontare un impegno gravoso come quello proposto dal MES sotto forma di trattato salva stato/i, nonostante la cifra e la condizione possano sembrare allettanti, poiché una volta presi i fondi destinati e giustamente spesi qui e là… e magari da qualche altra parte come sovente in uno stato di potere abilmente corrotto… potrebbe non essere in grado di pareggiare i conti, salvo dover incombere in eventuali compromessi, una situazione paradossale che potrebbe indurre il paese al tracollo. Sinceramente in questo primo ventennio di “Unione Europea”, non ho mai assistito a manovre realmente solidali tra stati membri, quanto piuttosto una miriade di espedienti mirati, progettati al fine di generare forme di prevaricazione tra stati di potere, il cui gioco effimero scaturisce la tacita sottomissione. Credo che per essere definita unita una confederazione di stati debba operare all’unisono in qualunque circostanza, come in una grande famiglia, ma non credo che l’Europa sia arrivata ancora a siffatto livello di coesa condivisione. Questa é la mia mera opinione.

Marius Creati

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Virus contro l’uomo, salto di specie in soli 16 anni

March 16, 2020 Leave a comment

Coronavirus

Ilaria Capua, tre i coronavirus simili a quello diffuso in Cina

Sono 5, in 16 anni, i virus che hanno fatto il ‘salto di specie’, ossia che dagli animali che li ospitavano sono diventati capaci di trasmettersi da uomo a uomo.

Di questi, 3 appartengono alla famiglia dei coronavirus, la stessa cui appartiene il virus 2019-nCoV che ha cominciato a diffondersi dalla città cinese di Whuan.

   “Tre coronavirus in meno di 20 anni un forte campanello di allarme. Sono fenomeni legati anche a cambiamenti dell’ecosistema: se l’ambiente viene stravolto, il virus si trova di fronte a ospiti nuovi”, ha detto all’ANSA la virologa Ilaria Capua, che nell’Universita’ della Florida dirige il Centro di eccellenza dedicato alla ‘One Health’, che unifica i temi della salute umana, animale e ambientale.

Risale al 2003 la mutazione del virus della Sars (Severe Acute Respiratory Syndrome), che era stato trasmesso dai pipistrelli agli zibetti e poi all’uomo.
Sei anni più tardi, nel 2009, era stata la volta del virus dell’influenza A H1N1 trasmesso dagli uccelli ai suini e da questi all’uomo: un vero e proprio collage con elementi di tre specie che ha generato il quarto virus pandemico dopo quello della Spagnola del 1918, quello dell’Asiatica del 1957 e quello della Hong Kong del 1968.
Nel 2012 era stata la volta della Mers (Middle East Respiratory Syndrome), un altro coronavirus che dai pipistrelli si era trasmesso ai cammelli e poi all’uomo.
Nel 2014 ha acquisito la capacità di trasmettersi da uomo a uomo anche il virus responsabile della febbre emorragica di Ebola e adesso è comparso il nuovo virus, indicato con la sigla 2019-nCoV che, come hanno reso le autorità sanitarie cinesi, dai pipistrelli sarebbe passato a un serbatoio animale ancora non chiaramente identificato e da lì sarebbe mutato in modo da adattarsi all’organismo umano.

Fonte: Ansa

Nanoparticelle d’oro, nuova arma efficace contro i virus

March 16, 2020 Leave a comment

nanoparticelle d'oro

Nanoparticelle d’oro contro i virus: ecco come distruggono ebola, Hiv e papilloma

Un team di ricerca internazionale guidato da italiani ha creato una nuova “arma” per distruggere i virus, basata sulle nanoparticelle d’oro. Test positivi in laboratorio su cellule umane e modelli animali.

I virus responsabili di malattie diffuse come polmonite, papilloma, herpes e AIDS possono essere aggrediti e distrutti da nanoparticelle d’oro, che mimando la superficie delle cellule umane riescono a ingannare, attirare ed eliminare questi agenti patogeni dall’organismo. Lo ha dimostrato un team di ricerca internazionale composto da studiosi dell’Università di Torino e del Politecnico Federale di Losanna (EPFL), guidato dagli italiani Francesco Stellacci e David Lembo. La speranza dei ricercatori è che questa scoperta possa gettare le basi per la creazione di una nuova famiglia di farmaci antivirali, in grado di contrastare virus responsabili di milioni di morti ogni anno.

Gli studiosi hanno determinato l’efficacia delle nanoparticelle d’oro – innocue per l’essere umano – dopo aver condotto diversi test di laboratorio su cellule e tessuti umani in vitro, infettati da varie tipologie di virus. Fra essi il papilloma, l’Hiv, l’herpes simplex, il virus respiratorio sinciziale (RSV) e quello responsabile della febbre dengue. Anche gli esperimenti condotti sui modelli murini (topi) hanno dato esito positivo: i roditori infettati con la polmonite, dopo essere stati trattati con le nanoparticelle d’oro, sono infatti completamente guariti dalla malattia.

Ma come agiscono queste microscopiche particelle del prezioso metallo? In parole semplici, le nanoparticelle d’oro riescono a camuffarsi da cellule dell’organismo umano, esibendo una struttura che imita la superficie cellulare. I virus vengono ingannati e le attaccano per avviare il processo di replicazione, ma restano prima intrappolati e successivamente distrutti, sotto l’effetto di una pressione locale. L’intero processo non provoca alcun tipo di danno alle vere cellule dell’organismo.

Si tratta di una scoperta importante non solo per l’efficacia dimostrata, ma anche perché per la prima volta si potrebbero contrastare i virus nello stesso modo in cui vengono affrontati i batteri con gli antibiotici, ovvero con farmaci ad ampio spettro e non specifici come gli antivirali attualmente disponibili. “Lo studio dimostra che esiste un modo nuovo di creare farmaci contro i virus”, ha sottolineato all’ANSA il professor Stellacci. “Il nostro obiettivo – ha aggiunto il ricercatore – è ideare una nuova strategia di contrasto alle infezioni che agisca ad ampio spettro su virus diversi, proprio come fanno gli antibiotici contro i batteri. Il passo successivo è disegnare molecole biologiche con proprietà simili alle nanoparticelle d’oro, capaci di agire come farmaci antivirali, e passare alla fase dei test clinici”. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Materials.

Fonte: Fanpage

Femminicidio di massa denominato caccia alle streghe

January 22, 2020 Leave a comment

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Nell’opera di Boffo, la caccia alle streghe appare come un monito, una punizione esemplare alle donne che osano disobbedire alle regole di una società rigidamente gerarchizzata. Il Bloc Notes di Michele Magno

Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle (Voltaire)

In un’epoca in cui è tristemente entrato nel linguaggio corrente il neologismo “femminicidio”, vale la pena ricordare quel femminicidio di massa che fu la cosiddetta caccia alle streghe, una tragedia spaventosa che devastò il suolo europeo tra il quindicesimo e il diciottesimo secolo. Nessuno è riuscito a calcolare quante furono le vittime dell’eccidio. Molti registri e verbali sono andati persi, spesso distrutti volontariamente da inquisitori e giudici via via che la rivoluzione francese spazzava l’oscurantismo dell’Antico Regime. Sta di fatto che decine di migliaia di donne, forse centinaia di migliaia, furono incarcerate o martirizzate e uccise grazie a imputazioni grottesche.

Come ha osservato Valerio Evangelisti (di cui sono debitore per queste note), numerosi studiosi hanno provato a indagare le ragioni di questa follia sanguinaria (introduzione a “Femmina strega” di Mario Boffo, Stampa Alternativa, 2017). Ma una risposta univoca ancora non è stata data. Certamente pesò il disprezzo per il sesso femminile, ereditato dall’ebraismo e iniettato nel cristianesimo dai padri della Chiesa, da Tertulliano come da Agostino e Tommaso d’Aquino. In un edificio ecclesiastico ancora fragile, contarono anche i timori per il riaffacciarsi, dietro la proliferazione delle eresie, di un paganesimo mai completamente debellato.

Questi fattori, uniti al bisogno di esercitare un controllo politico e sociale sui fedeli, favorirono una colossale azione di propaganda contro le streghe, accusate di praticare la magia nera e l’arte del maleficio, di essere strumento di Satana e fonte delle carestie e delle epidemie che affliggevano le città e i villaggi. Nel 1468, quando Paolo II stabilì che la stregoneria era “crimen exceptum”(“delitto speciale”), il compito di sradicarla cessò di essere prerogativa dell’Inquisizione e fu esteso ai tribunali civili, dove non esisteva il divieto di versare sangue imposto a quelli religiosi.

Fu allora che in diversi paesi del Vecchio continente furono inventati i più disparati e crudeli congegni di tortura, a volte espressamente modellati sulla fisiologia del corpo femminile. Mentre gli assurdi e indimostrabili capi d’accusa restavano affidati a manuali come il “Malleus Maleficarum” (“Il martello delle malefiche”) del frate domenicano Heirich Kramer (1487) o a trattati sulla “Demonolatria” come quello del giurista cattolico Nicolas Rémy (1595).

La narrativa di genere fantastico sulla stregoneria è sterminata, e anche il cinema ha contribuito a diffondere discutibili stereotipi del fenomeno. Altri testi, invece, ne forniscono una descrizione fondata su solide basi documentarie. A parte i saggi di Jules Michelet (“La strega”, 1862) e Aldous Huxley (“I diavoli di Loudun”, 1952), in tempi più recenti proprio in Italia sono stati pubblicati tre romanzi dotati di grande attendibilità storica e dignità stilistica: “La chimera”, di Sebastiano Vassalli (1990); “Strega”, di Remo Guerrini (1991); e, appunto, il citato “Femmina strega” di Boffo, edito per la prima volta nel 2004.

Ambientati in province diverse (Novara, Imperia e Benevento), raccontano tutti e tre le vicende di giovani donne cadute nel perverso ingranaggio del sospetto e della delazione; fino a una sorte tragica in Vassalli, e a una paradossalmente benigna negli altri due autori. È però soprattutto Boffo a individuare senza mezzi termini nella repressione della femminilità il punto nevralgico della persecuzione delle “malefiche”, e a sostenerla — sulle tracce di Michelet — in una densa postfazione al suo romanzo. Nella sua opera, la caccia alle streghe appare come un monito, una punizione esemplare alle donne che osano disobbedire alle regole di una società rigidamente gerarchizzata, come il “Formicarius” (1437), il formicaio del priore del convento di Norimberga Johann Nider.

Le quasi quotidiane cronache di violenza sulle donne dei nostri giorni rendono quanto mai attuale il libro di Boffo. Nonostante gli innegabili progressi compiuti sul terreno della parità dei diritti di genere, infatti, ancora oggi la “strega” (la donna) è perseguitata quando prova a scavalcare i confini della tradizionale triade famiglia, maternità, coppia. Accanto a sopraffazioni efferate come l’omicidio, l’ustione, l’acido, il medioevo tecnologico in cui viviamo ha suscitato nuove forme di “rogo”: la diffusione via web di contumelie, commenti e giudizi che scaricano sulle donne la responsabilità di una molestia o di uno stupro subito. Non fortuitamente, un’indagine fresca di stampa dell’Istat ha certificato che, per un quarto degli italiani, per una ragione o per l’altra “se lo sono cercato”.

Il cammino, dunque, è ancora lungo prima che l’altra metà del cielo trovi il posto che le compete nella società. Ma Boffo è convinto — e chi scrive con lui — che presto o tardi questo avverrà. E “solo allora il principio maschile e quello femminile dell’universo raggiungeranno un sereno equilibrio nel più ampio senso della condizione umana”.

di Michele Magno

Fonte: Startmag

UE Horizon 2020, stanziati fondi per utero artificiale

October 17, 2019 Leave a comment

utero artificiale

2,9 milioni di euro per uno studio su l’utero artificiale

L’utero artificiale accompagna l’immaginazione dell’uomo già dal 1924 , quando lo scienziato inglese J.B.S Haldane, predisse che entro il 2074 la maggior parte delle nascite sarebbe avvenuta al di fuori dell’utero materno.

L’idea secondo uno studio di cui ha convinto anche L’EU al punto di stanziare 2,9 milioni è quella di creare un utero artificiale in grado di ricreare le condizioni biologiche del ventre materno, partendo dal liquido amniotico fino al battito cardiaco della madre. Per dare a bambini gravemente prematuri – nati addirittura prima delle 22 settimane – una chance di sopravvivenza che oggi è pari a zero.

L’utero artificiale è comparso spesso nella narrativa e nel cinema fantascientifici e anche in romanzi distopici come Il mondo nuovo di Aldous Huxley. Negli ultimi 30 anni la tecnologia ha fatto passi avanti notevoli verso la possibilità di portare avanti la gestazione al di fuori dall’utero, una forma di parziale ectogenesi.

I ricercatori della Eindhoven University of Technology hanno già sviluppato un modello destinato a diventare un prototipo per eccellenza funzionante da utilizzare nelle cliniche.

A differenza delle incubatrici attuali, il prototipo avvolgerà il bambino nel liquido e gli fornirà ossigeno e nutrimento tramite una placenta artificiale che sarà collegata al loro cordone ombelicale.

Utero artificiale ? Si, ma si presta a essere oggetto di controversie

Come molte altre questioni legati alla riproduzione, anche l’ipotesi di utero artificiale si presta a essere oggetto di controversie per le sue implicazioni etiche. Già ora la possibilità di salvare feti molto prematuri mette in discussione, almeno secondo alcuni, i limiti legali entro cui garantire il diritto all’aborto. E l’utero artificiale renderebbe possibile interrompere la gravidanza mantenendo in vita il feto.

Il team conta di realizzare un prototipo funzionante di utero artificiale pronto per l’uso in cliniche entro cinque anni, il che significa che potrebbe essere il primo al mondo. Il finanziamento proviene dal programma UE Horizon 2020.

 

Fonte: Universo7P

Antarctic Sabbatical, 5 Volontari Per Una Missione In Antartide

October 1, 2019 Leave a comment

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Per questa Missione in Antartide Non sono richieste qualifiche formali, ma piuttosto uno spirito d’avventura

Antarctic Sabbatical, un’opportunità senza precedenti per 5 appassionati di volare nel continente più remoto della Terra e unirsi, nel mese di dicembre, alla scienziata Kirstie Jones-Williams in una missione di ricerca scientifica unica nel suo genere.

I 5 scienziati volontari raccoglieranno campioni di neve e studieranno il grado di penetrazione delle microplastiche nel suolo dell’Antartide. L’obiettivo dell’Antarctic Sabbatical è quello di accrescere la consapevolezza dell’impatto dell’uomo sul clima in uno degli ecosistemi meno conosciuti e più isolati al mondo. Comprendendo l’impatto dell’inquinamento da plastica generato in altre parti del mondo, gli scienziati volontari saranno in grado di condividere dati approfonditi su come la comunità globale può contribuire a proteggere l’Antartide e l’intero pianeta.

“La maggior parte delle persone pensa all’Antartide come a un continente incontaminato e isolato, ma recenti prove dimostrano che anche le località più remote sono colpite dall’inquinamento da plastica.

Questa spedizione ci aiuterà a comprendere i percorsi delle microplastiche verso regioni remote come questa e giunge in un momento critico per evidenziare la nostra responsabilità di proteggere l’ambiente naturale in cui viviamo”, ha dichiarato la scienziata. “Sarà un duro lavoro, che richiederà rigore scientifico durante le inclementi condizioni invernali. Siamo alla ricerca di individui appassionati, con un forte senso di cittadinanza globale, entusiasti di far parte del team e di tornare a casa per condividere le nostre scoperte con il mondo.”

La spedizione degli scienziati volontari durerà un mese e prevederà:

Corso immersivo a Punta Arenas, in Cile, durante il quale i volontari verranno preparati alla missione con lezioni di glaciologia e campionatura sul campo, nonché laboratori ed esercitazioni pratiche con l’attrezzatura.

Volo per l’Antartide, dove avrà inizio la missione scientifica, con atterraggio su una pista di ghiaccio blu formatasi naturalmente.

Raccolta di campioni di neve e studio delle microfibre estranee per determinare il percorso compiuto nel pianeta dai rifiuti e dall’inquinamento.

Visita del Polo Sud, dove con pochi passi è possibile andare da una parte all’altra del globo.

Possibilità di esplorare la bellezza di siti antartici (come Drake Icefall, Charles Peak Windscoop e Elephant’s Head) e scoprire la geografia del continente.

Ritorno in Cile, dove i volontari continueranno a studiare le loro scoperte e collaboreranno con Ocean Conservancy per diventare ambasciatori per la protezione degli oceani. In questo ruolo, forniranno informazioni su come la community di Airbnb e tutti gli altri individui possono contribuire a ridurre al minimo la propria impronta ecologica relativa alla plastica e supportare così la missione di Ocean Conservancy.

Fonte: Universo7P