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Aleksandr Dugin… in questo frangente fa caldo nel mondo

September 21, 2022 Leave a comment

Siamo entrati nel terzo periodo della storia moderna della Russia: una guerra con l’Occidente, che è riuscita a imporci.

Questo periodo è il più difficile e decisivo, ma non potevamo impedirlo o evitarlo. 

Il prezzo era la resa.

La guerra geopolitica dell’Occidente contro la Russia è in corso, cambiano solo gli stadi: freddo o caldo. In questo momento fa caldo, non c’è posto più caldo.

L’Occidente non ammette la possibilità stessa dell’esistenza di una Russia sovrana, indipendente e autonoma.

Lo stesso vale per la Cina e per altri Paesi che prendono sul serio la propria sovranità.

Dal punto di vista dei globalisti, hanno diritto di esistere solo quegli Stati che sono d’accordo con l’ideologia del liberalismo, con la linea generale degli Stati Uniti e della NATO, con il movimento verso il governo mondiale. Tutti coloro che si oppongono devono essere sconfitti.

Si tratta di un approccio puramente razzista. 

Chiunque la pensi diversamente da noi dovrebbe essere cancellato dalla faccia della terra. Non è una novità per l’Occidente.

La novità è la sua fusione con il liberalismo, con l’agenda LGBT, con il desiderio radicale dell’Occidente moderno e delle sue élite di distruggere tutte le strutture della società tradizionale – la religione, lo Stato, la famiglia, l’etica, l’uomo stesso – fondendolo con una macchina e mettendolo sotto totale sorveglianza, sotto totale controllo. 

Benvenuti in Matrix, nel “nuovo mondo coraggioso”.

La Russia – e soprattutto la Russia sovrana – non rientra affatto in questo contesto. 

Ecco perché l’Occidente sostiene apertamente tutte le organizzazioni terroristiche ed estremiste e gli atti terroristici diretti se sono diretti contro la Russia, contro i russi, contro la stessa civiltà russa e i suoi portatori.

È già impossibile evitarlo e fin dall’inizio non è mai stato evitabile, perché questa è la logica di fondo della storia delle cose: mentre alcune potenze vogliono mantenere il mondo unipolare e la loro egemonia planetaria ad ogni costo, altre si ribellano ad esso e proclamano apertamente un ordine mondiale multipolare. 

Chi vincerà questa guerra determinerà il futuro, se esiste un futuro.

La Russia è già entrata in guerra. 

La Cina, altro potente polo sovrano, sta per entrare.

Non deve quindi sorprendere che la Russia si trovi in un cerchio di fuoco. L’escalation delle ostilità tra gli alleati russi Azerbaigian e Armenia, il conflitto tra altri alleati, Tagikistan e Kirghizistan, la promessa di alcune forze politiche in Georgia di aprire un secondo fronte contro la Russia, l’artificioso riaccendersi del conflitto transnistriano in Moldavia, le crescenti minacce alla Bielorussia e alla politica del suo leader sovrano Alexander Lukashenko e, infine, i tentativi di isolare la regione di Kaliningrad e gli attacchi diretti alle regioni russe – Crimea, oblast’ di Belgorod, Voronezh, Kursk, oblast’ di Rostov, Krasnodar Krai – sono tutti elementi della strategia dell’Anaconda occidentale, consueta per gli Stati Uniti, per strangolare la Russia.

Legittimamente, stiamo cercando una risposta e questo spiega il vero significato dell’ultimo vertice SCO. Abbiamo bisogno di alleati in un mondo multipolare. 

E abbiamo la possibilità di trovarli, ma questa volta fuori dall’Occidente.

In sostanza, siamo nella terza guerra mondiale.

Il dado è tratto e non si può tornare indietro. Chi sta dalla nostra parte viene condannato da quella parte.

Chi cerca di passare dalla parte di un nemico intenzionato a distruggerci, firma la propria condanna.

Sì, non siamo su un piano di parità. L’Occidente collettivo lotta per la sua supremazia planetaria, mentre noi lottiamo solo per essere, solo per la vita, solo per il diritto di essere ciò che siamo. Possono ritirarsi, purché abbiano un posto dove andare. Non possiamo. Siamo con le spalle al muro.

L’Occidente ci sta attaccando sul nostro stesso suolo russo.  E nessuno può contare sul perdono del nemico.

A tutti verrà ricordato tutto.

Non resta che la vittoria. 

Nel nome dei caduti. 

Nel nome dei vivi. 

In nome di coloro che devono ancora vivere e che potrebbero non avere la possibilità di nascere. 

Tutto dipende da noi.

di Aleksandr Dugin 

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Aleksandr Dugin, commemorazione per la morte della figlia Darya Dugina

August 24, 2022 Leave a comment

«Come tutti sapete, a seguito dell’attacco terroristico compiuto dal regime nazista ucraino, il 20 agosto, al ritorno dal festival Tradizione vicino a Mosca, mia figlia Daria Dugina è stata brutalmente uccisa davanti ai miei occhi da un’esplosione. Era una bella ragazza ortodossa, patriota, inviata di guerra, filosofa. I suoi discorsi e reportage sono sempre stati profondi, fondati e misurati. Non ha mai invocato la violenza e la guerra.
Era una stella nascente all’inizio del suo percorso. I nemici della Russia l’hanno uccisa vilmente, di nascosto…
Ma la nostra gente non può essere spezzata nemmeno con colpi così insopportabili. Volevano reprimere la nostra volontà con un terrore sanguinoso contro i migliori e i più vulnerabili di noi. Ma non raggiungeranno il loro obiettivo.
I nostri cuori non bramano solo la vendetta o il castigo, è troppo meschino, non da russi. Abbiamo solo bisogno della nostra Vittoria. Mia figlia ha messo la sua vita da giovane ragazza sul suo altare. Quindi vincete, per favore!
Volevamo crescerla intelligente ed eroina.
Che possa anche ora ispirare i figli della nostra patria a compiere gesta eroiche

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RUSSIA: ITALIANI AMICI DELLA RUSSIA, ‘SOLIDARIETÀ A DUGIN, DA OCCIDENTE SILENZIO

August 22, 2022 Leave a comment

RUSSIA: ITALIANI AMICI DELLA RUSSIA, ‘SOLIDARIETÀ A DUGIN, DA OCCIDENTE SILENZIO

ASSORDANTÈ = Pescara, 22 ago. (Adnkronos) – L’Associazione degli Italiani amici della Russia esprime «tutta la propria solidarietà al filosofo Alexandr Dugin per il vile attentato subito che gli ha sottratto, per sempre, l’amata figlia Darya». «Tale atto terroristico – dice il presidente dell’associazione, Lorenzo Valloreja, di Pescara – è ancor più grave di quel che sembra perché mirava all’eliminazione fisica dello stesso professore russo ritenuto uno degli ispiratori del putinismo. In altri termini, in certi ambienti, si è iniziato a pianificare non solo l’emarginazione della cultura russa ma anche l’uccisione di coloro i quali hanno idee difformi rispetto al pensiero unico globalista». «Tutto ciò – viene aggiunto – è deprecabile perché siamo nel pieno di una guerra e la comunità internazionale di tutto ha bisogno tranne che di atti terroristici che alimentino lo scontro. E altresì deplorevole il silenzio assordante da parte di tutte le Cancellerie occidentali che in altre occasioni e verso soggetti di diverso orientamento politico avrebbero certamente sollevato polveroni mediatici di dimensioni galattiche, mentre, in questo caso, sembra che le vite umane non abbiano lo stesso valore». (Ser/Adnkronos) ISSN 2465 – 1222 22-AGO-22 19:49

Verso Sud, nessun sostegno effettivo dal Libro Bianco di Mara Carfagna

Gentile Mara Carfagna, ho avuto modo di leggere causalmente la sua prefazione “Libro Bianco Verso Sud” ma nell’insieme di argomenti riscontrati al suo interno non ho trovato nulla di pertinente con la vera problematica del Sud, ossia l’aumento sistematico della disoccupazione dei territori del meridione. Sinceramente se il PNRR debba essere rivolto al Sud con le sue prerogative, posso tranquillamente asserire che quei finanziamenti non risolveranno le reali problematiche del meridione, ma alimenteranno soltanto un canale di assorbimento di quel denaro, che andrà ovunque, quindi nelle mani di non so chi, ma sicuramente non aumenterà il tenore di vita sociale, culturale, geopolitico del Sud Italia, il quale rimarrà nello stesso livello in cui si trova al momento, se non peggio! Quando edifichiamo impalcature di sostegno per il paese, cerchiamo di vedere chiaro, specialmente di focalizzare le vere problematiche del paese e non cercare di sviluppare teorie ambientaliste e digitalizzazioni stratosferiche lasciando la gente letteralmente alla fame. Cordialmente!

Marius Creati

L’arte abuso della politica mentre la Russia recede dall’EXPO-2030 

L’operazione militare in Ucraina avanza oltre misura e non sembra voler trovare un riscontro immediato che ne decreti la conclusione, gettata a capofitto in una continua escalation di morte a discapito delle migliaia di persone coinvolte, tra militari delle fazioni avverse che combattono in procinto di una guerra inarrendevole e civili inermi che soccombono di conseguenza sotto i continui scontri. 

Tra i costanti colpi di scena e le pesanti sanzioni economiche, che perlopiù colpiscono i paesi europei sempre più sfiancati dal carovita incalzante nonostante le misure eccezionali che il parlamento europeo sembra voler edificare continuamente a nostro vantaggio o meno, dipende dal punto di vista, traspare una linea sottile di demarcazione chiamata “cultura” che fa del conflitto una propaganda mediatica e nella propaganda sociale trova una riscontro belligerante, ma tra i continui riverberi dei media contro i filo-russi e le accuse incessanti di categoria, tra giornalisti inarrestabili, opinionisti apolidi, blogger imperterriti, virostar e politici polifunzionali che si avvicendano senza sosta nelle assordanti trasmissioni televisive, si innalza l’eco del ritornello virale che echeggia alle “armi all’Ucraina”, divenuto fastidievole leitmotiv indiscusso che barcamena nella melodia del nucleare mentre nella contropartita dura e irreversibile dei dissidenti partigiani della pace, maldestramente dichiarati pro putiniani, al di là della presunta malaccortezza, ne difendono la quiete.  

L’arte diventa abuso della politica, coalizzata nel suo insieme, e nella cultura trova una nuova arma propagandistica strumentalizzata contro l’immagine russa a difesa di una continuità delle azioni ostili nelle frontiera ucraina. La Russia bandita dalle manifestazioni artistiche occidentali, l’EBU-UER ne ha decretato la sospensione rappresentativa, ovviamente si prende in considerazione soltanto l’assolutismo del superfluo, l’arte sovietica diventa improvvisamente pericolosa, per alcuni esponenti politici addirittura deleteria mentre per altri un’arma a doppio taglio da usare contro la stessa civiltà russa ignara di subire il boicottaggio esistenziale della propria libertà d’espressione. 

Recentemente una dichiarazione del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa ha reso noto che Mosca ha deciso di ritirare volontariamente la propria candidatura per il diritto di ospitare l’EXPO-2030. La rispettiva notifica è stata presentata all’Ufficio Internazionale delle Esposizioni. “Siamo costretti a constatare che il movimento fieristico internazionale si è rivelato un’altra vittima della grande campagna anti-russa lanciata dall’Occidente collettivo per estromettere il nostro Paese da tutte le aree di cooperazione. In tali condizioni, purtroppo, non è possibile parlare di concorrenza leale per il diritto di ospitare esposizioni universali mondiali. È ovvio che la candidatura di Mosca per ospitare l’EXPO-2030 in competizione con gli altri quattro candidati non può contare su una valutazione equa e imparziale, per quanto possa avere innegabili vantaggi. Non c’è dubbio che la pressione sulla Russia e sui nostri partner sia un altro tentativo senza scrupoli da parte di diversi Paesi di denigrare il nostro Paese. Il mondo intero ha visto il padiglione russo all’EXPO 2020 di Dubai, unico nel suo genere, che includeva una presentazione high-tech di Mosca come città candidata per l’EXPO 2030. A qualcuno è sembrato che, invece di competere ad armi pari, fosse meglio agire spudoratamente, ricorrendo a metodi senza scrupoli.”

La cultura non dovrebbe manifestare un abuso di stato. L’idea che la Russia possa essere stata esclusa dai contesti social e culturali dell’Occidente soltanto perché poco affine al pensiero politico atlantista, per così dire, se non addirittura perché incline al conflitto contro l’Ucraina è un’azione ignobile che collide l’ideologia della civiltà, quale simbolo di pace e condivisione tra i popoli, anche e soprattutto per quelli in contrasto tra di loro. I dissidi di gabinetto tra gli Stati non hanno nulla da condividere con le emozioni dell’animo, ragion per cui penalizzare l’arte e il patrimonio dottrinale che racchiude in se, solo per un’affinità nazionale è un grave insulto alle leggi dell’uomo, nella consapevolezza che un tale misfatto venga amministrato come atto persecutorio, contro un paese che motiva argomentazioni sensate per muoversi contro un pari avversario, che con l’arte, in sé per sé, non ha nulla da spartire! 

Il compromesso della partecipazione affettiva degli artisti russi alle rappresentazioni culturali occidentali sarebbe sentito come un primo passo europeo verso una strategia di pace, cui vocifera continuamente il presidente Mario Draghi dal ritorno dal suo viaggio in America, non che spunto di riflessione che spinga verso quei termini di resa dalle armi che, malgrado tutto, continuano ad uccidere uomini donne e bambini senza compromessi di razza, odore e colore di popolo. L’arte e la cultura rappresentano simboli inviolabili della nostra coesione con il mondo. 

In sintesi l’Italia, o meglio la politica italiana al potere, dovrebbe arguire la differenza!

di Marius Creati

Vaiolo delle Scimmie, la nuova profezia pandemica

May 21, 2022 Leave a comment

Quanto abbiamo vissuto negli ultimi due anni dovrebbe spingerci a non sottovalutare le “simulazioni” di eventi catastrofici, soprattutto se gli attori sono sempre gli stessi. 

L’era delle pandemie?

Event 201, per esempio, è stata quasi profetica; parliamo della simulazione tenutasi a ottobre 2019 a New York City, tra i cui partner spiccavano gli onnipresenti World Economic Forum e la Bill & Melinda Gates Foundation. Oggetto della simulazione una pandemia virale con “nuovo coronavirus”. Nel giro di pochi mesi l’incubo è diventato realtà, con una tempistica così perfettache gli organizzatori si sono affrettati a sostenere in una nota che “gli input usati nella simulazione non sono simili a nCoV-2019”.

Il futuro pieno di possibili pandemie, è una realtà che ci prospettano a fasi alterne capi di stato e sedicenti filantropi, i quali spingono per trovare nuovi fondi per sviluppare vaccini con cui imbottire la popolazione, mentre la sanità pubblica soffre di carenze sempre più gravi. Mentre facciamo i conti con il fantasma della quarta dose di vaccino anti covid e con la preoccupazione per i casi di epatite nei bambini, arriva un’altra possibile candidata a novella pandemia: il vaiolo delle scimmie.

Il vaiolo delle scimmie

Innanzitutto, cos’è: si tratta di un rara malattia virale che si trova per lo più nei paesi tropicali dell’Africa centrale e occidentale. Negli USA il virus era apparso per la prima volta nel 2003, identificato in persone residenti negli Stati Uniti che si erano ammalate dopo essere state a contatto con cani delle praterie malati.

I sintomi sono febbre, mal di testa, dolori muscolari, mal di schiena, linfonodi gonfi, malessere generale, e spossatezza, e nel giro di alcuni giorni dall’insorgenza della febbre, il paziente sviluppa eruzione cutanea pustolosa sul viso o su altre parti del corpo. Come riporta l’ISS, In Africa il vaiolo delle scimmie è fatale in circa il 10% delle persone che contraggono la malattia, mentre la mortalità per il vaiolo umano era di circa il 30% dei casi.

Casi in crescita

In Europa il numero dei nuovi casi è in aumento costante: ne sono stati segnalati 7 in UK, di cui 3 di ritorno da un viaggio in Africa e 4 apparentemente contagiati a Londra senza collegamenti con Paesi dove il virus è endemico. Il Portogallo conferma 5 casi, di cui 20 sospetti, tutti nella regione di Lisbona e della Valle del Tago. In Spagna sono stati rilevati 8 casi sospetti. Anche in Italia sarebbe stato identificato il primo caso, in un uomo tornato dalle Canarie. Secondo quanto si apprende tutti i contagiati finora sono di sesso maschile. L’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito ha chiesto agli uomini gay e bisessuali di segnalare possibili sintomi, perché i quattro casi più recenti sono stati identificati all’interno di quei gruppi. Il virus, stando a quanto affermato dagli studiosi, potrebbe trasmettersi per via orale durante il contatto diretto o tramite contatto con i liquidi organici di una persona infetta.

E veniamo di nuovo a Bill Gates. A novembre 2021 Gates era tornato sull’argomento “pandemie” durante un importante meeting di Policy Exchange, che è il principale think tank del Regno Unito. In quell’occasione il Presidente della Bill & Melinda Gates Foundation aveva invitato i Governi del mondo a investire su ricerca e sviluppo per prepararsi a eventuali nuove pandemie e a “attacchi” compiuti proprio tramite vaiolo.

Infine, un vaccino contro il vaiolo delle scimmie esiste già, l’FDA lo ha approvato nel 2019. Come si legge sul sito dell’agenzia statunitense, il vaccino contiene una forma modificata del virus Vaccinia chiamato “Modified Vaccinia Ankara” che, si legge sul sito, “non causa malattie negli esseri umani e non è replicante, il che significa che non può riprodursi nelle cellule umane”.

Fonte: ByoBlu

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Eurovision Song Contest 2022, l’arte abuso della politica

Non metto in discussione l’operosità degli addetti ai lavori e il fervore suscitato nel realizzare una manifestazione gioiosa e al tempo stesso emozionante, come il festival Eurovision Song Contest è sempre stato nell’insieme delle sue edizioni. L’evento dir per se è impeccabile dal punto di vista artistico, ma l’idea che una nazione, intendo la Russia, possa essere stata esclusa soltanto perché poco affine al pensiero politico atlantista, per così dire, se non addirittura perché incline al conflitto contro l’Ucraina è un’azione ignobile che collide l’ideologia della cultura, quale simbolo di pace e condivisione tra i popoli, anche e soprattutto per quelli in contrasto tra di loro. I dissidi di gabinetto tra gli Stati non hanno nulla da condividere con le emozioni dell’animo, ragion per cui penalizzare un giovane artista russo solo per un’affinità nazionale è un grave insulto alle leggi dell’uomo, nella consapevolezza che un tale misfatto venga amministrato come atto persecutorio, contro un paese che motiva argomentazioni sensate per muoversi contro un pari avversario, che con l’arte non ha nulla da spartire! Il compromesso della partecipazione affettiva degli artisti russi all’Eurovision Song Contest sarebbe stato sentito come  un primo passo europeo verso una strategia di pace, cui vocifera il presidente Mario Draghi dal ritorno dal suo viaggio in America, non che spunto di riflessione che spinga verso quei termini di resa dalle armi che, malgrado tutto, continuano ad uccidere uomini donne e bambini senza compromessi di razza, odore e colore di popolo. L’arte e la cultura rappresentano simboli inviolabili della nostra coesione con il mondo. La Rai e i vari organizzatori della manifestazione avrebbero dovuto imporre maggiore imposizione dinnanzi alla richiesta di rifiuto obbligato del governo italiano contro giovani artisti russi innocenti. In sintesi l’Italia, o meglio la politica italiana al potere, avrebbe fatto la differenza!

di Marius Creati

Pace nel mondo

February 26, 2022 Leave a comment

La pace nel mondo è uno spiraglio di vita per una pacifica convivenza perenne… Siamo diversi ma uguali, siamo difficili da comprendere ma comprensivi, siamo unici ma biunivoci… siamo esseri umani, siamo amalgamati nella stessa materia primordiale… siamo la razza umana. Amiamoci nei nostri pregi e difetti… Auguro la pace nel mondo indistintamente.

Peace in the world is a glimmer of life for a peaceful perennial coexistence … We are different but the same, we are difficult to understand but understanding, we are unique but two-way … we are human beings, we are amalgamated in the same primordial matter … we are the human race. Let us love each other in our strengths and weaknesses … I wish peace in the world without distinction.

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Super Green Pass… annessi e connessi verso la fine della libertà

January 8, 2022 Leave a comment

Zibaldone Green Pass… annessi e connessi… verso la fine

Salve… in risposta alle provocazioni sistematiche del governo italiano, in cui per ciò che sta accadendo repentinamente non riconosco alcuna validità costituzionale, inerente il nuovo decreto legge appena instaurato in sordina da Mario Draghi & Co – in quanto esiste una coalizione di fanto(cci) politici di poco conto che si è acclusa la briga di governare uno stato senza alcuna reale legittimazione né sostegno da parte degli italiani – come una bomba radioattiva piovuta dal cielo, quasi quasi volutamente innescata in via di un imminente virtual game d’inizio secolo, vorrei sottolineare quella che potrei definire una storia controversa… alla vigilia della vigilia di capodanno mi sono imbattuto in un episodio al limite dell’incredibilità, dopo essermi recato insieme ad un amico presso il centro commerciale IKEA della mia città, in vista degli ultimi acquisti per i preparativi del cenone di fine anno. Probabilmente non tutti sanno che il salmone norvegese proposto dallo store food è uno dei migliori sulla piazza nella fattispecie qualità prezzo. Lì, all’interno dello stabile, durante il percorso prestabilito che dall’ingresso conduce verso l’area di uscita, abbiamo incontrato una sua amica, giovane dipendente dell’azienda summenzionata, la quale dopo i vari convenevoli, auguri e saluti, parlando del più e del meno ha iniziato a menzionare argomenti sullo zibaldone mediatico cha da circa un anno attanaglia le menti salubri e quelle meno sane dello stivale, il fantomatico Green Pass con sieri sperimentali spacciati per vaccini annessi e connessi verso la fine della libertà di pensiero, di parola non che di vita. Lei, miracolata con tre dosi inoculate a forza contrariamente alla sua volontà, mostrava eccessi di preoccupazione appunto per le tre dosi somministrate contro il suo volere, ma prontamente accettate solo per la facoltà di mantenere il suo stipendio. Dicevo molto preoccupata per la sua salute in quanto, raccontava, molti dei suoi amici vaccinati a due e tre dosi si sono recentemente infettati e ammalati di coronavirus nonostante la vaccinazione sottoposta, alcuni in maniera lieve mentre altri più seriamente compromessi, destando sospetti sulla veridicità e validità dei cosiddetti sieri, finora inoculati, e iniziando a sospettare che, effettivamente, questi composti chimici non siano così efficaci come vorrebbero far credere politicanti e giornalisti schierati. La giovane donna, vaccinata per dovere di quieto vivere e non per volere personale, iniziava ad avere paura degli effetti collaterali dei finti vaccini, che per quel che si sa, stanno provocando malesseri vari e molte problematiche gravi se non addirittura mortali per controindicazioni patologiche; paura dell’inefficienza dei medesimi contro il virus pandemico; paura di contagiarsi ugualmente dal coronavirus, nonostante abbia abbassato la testa e ascoltato i grandi gerenti dello stato italiano… Paura, pausa, soltanto paura… un’espressione “pathos logica” che si esprime concettualmente dallo sguardo terso di chi ne espande l’avvilimento. Ma, elemento discutibile per inverosimiglianza, chiedendomi se fossimo al momento vaccinati o meno, disse che “lei”, la giovane formica produttiva di IKEA, lei come molti altri tra amici e conoscenti, nutriva una profonda invidia per i non vaccinati, i quali con la loro forza d’animo sostengono la vera cura contro il virus, che esiste ma non viene enfatizzata, contrari alla somministrazioni dei veleni trasparenti, nutriva invidia di aver scelto di essere fermi e non sottoposti, per non dire sottomessi, e che pian piano stava iniziando a credere davvero che i No Vax abbiano effettivamente ragione su tutto… Disse che, effettivamente, li invidiava profondamente desiderando di voler essere una di loro, per sentirsi sana e non compromessa, perché dalla somministrazione dei sieri sperimentali, nonostante i diversi piccoli malesseri accusati, stava iniziando ad accusare un tormento interiore crescente inerente l’eventuale salubrità compromessa della sua stessa vita al di fuori della pandemia, e non per colpa della malattia, messa in discussione dalla vaccinazione obbligata… Ma il mio racconto non finisce qui! Continuando con la sua mancanza di fiducia sui vaccini e ormai convinta di sentirsi costretta a vaccinarsi contro la sua volontà… disse che una sua amica infermiera, prestante servizio di assistenza in ospedale, le aveva confessato che nei reparti sono ricoverati più vaccinati che non vaccinati, sia stazionari sia più gravi… rivelando inoltre “che tutto ciò che viene raccontato in televisione sui ricoverati, sui vaccini, sulle vicende perpetrate è falso” … nel senso che stanno raccontando una marea di bugie! Anche se personalmente ne ero già a conoscenza, questa rivelazione mi ha lasciato davvero senza parole… nel senso, uno va in un negozio per acquisire salmone e caviale pensando a come poter trascorrere la sua vigilia di un capodanno di “ “… diciamo sottotono… e lì non è che in quei momenti vai alla pesca di notizie clamorose… non te ne frega nulla della pandemia, dei vaccini, vaccinati e non vaccinati!!! Invece no… le notizie rivelazione si accludono proprio nei momenti meno prevedibili!La morale della mia favola… i vaccinati si vaccinano solo per mantenere uno stipendio se non ne possono farne a meno, hanno paura degli effetti collaterali dei vaccini tanto quanto degli effetti collaterali della pandemia, forse anche di più … diciamo la verità, una pandemia progettata proprio dalle stesse lobbies farmaceutiche che stanno somministrando vaccini da vendere worldwide per ingrassare gli ingranaggi finanziari dei loro proventi… a discapito di intere popolazioni mondiali… i vaccinati vorrebbero tornare indietro per non vaccinarsi, costretti da uno stato che li ha traditi nella fiducia più profonda poiché invece di curare la gente pensa a far propinare sieri; nel profondo vorrebbero essere come loro, i no vax, per andare a dormire tranquilli e non con la paura di sentirmi male in uno di questi giorni per incompatibilità organica dei vaccini al corpo; i vaccinati sono quelli che veramente iniziano a credere che il governo abbia realmente fallito nella sua fattispecie! Un governo che ha scelto il lucro e l’interesse personale all’integrità nazionale… mettendo a morte quella in cui dovrebbe riconoscersi, l’unità nazionale. Viva l’Italia con i suoi veri Italiani! #governo#greenpass#covid19#mariodraghi#raiuno#raidue#raitre#presidentedellarepubblica#palazzochigi

Categories: Politick, Sententia

Cavallo di Troia, tra mito leggenda e origini

November 28, 2021 Leave a comment

Il mito del cavallo di Troia 

Il mito del Cavallo di Troia, che narra l’astuto stratagemma degli Achei per conquistare la città situata nell’attuale Turchia, presente per la prima volta nel poema omerico dell’Odissea e non nell’Iliade che si chiude con la morte di Patroclo, è sicuramente uno dei più conosciuti dell’antichità. La sua fama è giunta integra fino ai nostri giorni, tanto è vero che l’espressione “utilizzare un cavallo di Troia” è diventata, nel linguaggio comune, equivalente a compiere uno spregevole inganno.  Ma si trattò davvero di un “cavallo di legno”, o vi sono fondati elementi per ritenere che si trattasse di qualcosa di diverso. Cercheremo, in questa breve trattazione, di fare chiarezza in merito. Innanzitutto è opportuno ripercorrere i punti salienti del racconto, così come proposto dalla versione tradizionale.

L’episodio, come è noto, è descritto da Omero nell’Odissea, solo in maniera incidentale e, successivamente, ampliato e modificato nell’Eneide di Virgilio, con scopi di carattere celebrativo per sottolineare la grandezza del “princeps” Cesare Ottaviano Augusto. Enea, principe ed esule troiano, avrebbe raccontato l’episodio alla regina di Cartagine, Didone, perdutamente innamorata di lui, prima di fuggire per raggiungere le coste del Lazio, dove sarebbe divenuto il capostipite della genealogia fondatrice di Roma.  Lo stratagemma sarebbe stato ideato da Ulisse e ispirato dalla stessa dea Atena (Minerva per i Romani), allo scopo di mettere fine al lungo e sanguinoso conflitto con la città di Troia (Ilion) che, con la sua opulenza ed ampia sfera di influenza politica, ostacolava l’espansione commerciale dei Greci dell’età arcaica, al di là dell’espediente letterario del rapimento di Elena da parte di Paride. Seguendo il piano concepito da Ulisse, i Greci finsero di abbandonare la guerra e di tornare verso la loro patria, lasciando sulla spiaggia un imponente cavallo di legno, in apparenza vuoto, ma che in realtà nascondeva al proprio interno i più coraggiosi militari achei, tra cui lo stesso sovrano dell’isola di Itaca. Lo stratagemma era ben congegnato e nulla era stato lasciato al caso. Per convincere i Troiani sulla veridicità dell’evento ed accettare il dono, il giovane Sinone si finse disertore e spiegò a Priamo, il re di Troia, che il cavallo era stato lasciato per placare le reazioni iraconde della dea Atena, a causa della profanazione del suo tempio perpetrata da Ulisse. A ciò, il giovane Sinone, per rendere ancora più credibile il suo racconto, aggiunse che il dono avrebbe protetto i Greci nel ritorno verso casa e che il cavallo era stato costruito in dimensioni così considerevoli da non poter essere condotto attraverso le porte della città. A questo punto, i Troiani provocano grandi brecce nelle mura della città, per consentire al cavallo di essere introdotto all’interno, nonostante gli accorati avvertimenti del sacerdote Lacoonte, divorato immediatamente dai serpenti marini. Anche la profetessa Cassandra, che aveva su di sè la maledizione di prevedere con esattezza il futuro, ma di non essere creduta, pregò suo padre Priamo, affinchè non credesse alle parole di Sinone. Le invocazioni di Lacoonte e di Cassandra rimasero inascoltate ed il sovrano si convinse della sincerità dello spergiuro Sinone che, per rincarare la dose, riferì a Priamo che la dea Atena avrebbe perseguitato la città di Troia, se i suoi abitanti avesse distrutto il dono, voto religioso degli Achei. Con l’ingresso del cavallo tra le mura della città, fino ad allora considerata inespugnabile, i Troiani andarono in maniera inesorabile incontro alla loro rovina.

Gli storici si sono chiesti se effettivamente la grande opera di legno si possa considerare un cavallo stilizzato oppure se avesse un’origine diversa. I primi dubbi furono avanzati già in tempi remoti, come scrive Pausania nel II secolo d.C.: “che quello realizzato fosse un marchingegno per abbattere le mura e non un cavallo, lo sa bene chiunque non voglia attribuire ai Frigi una assoluta stupidità. Tuttavia la leggenda sostiene che si tratti di un cavallo”. Recenti ipotesi ritengono che il famoso stratagemma di legno non fosse altro che un ottimo esemplare di un particolare tipo di imbarcazione e che l’equivoco millenario sul “cavallo” derivasse da un errore di traduzione del poema omerico, ripreso secoli dopo anche da Virgilio. Il termine “hippos” non indicherebbe l’intelligente quadrupede, ma una nave di fattura fenicia, abbastanza diffusa in quell’epoca nelle acque del Mar Mediterraneo.                                 Riferimenti a questo tipo di imbarcazione li ritroviamo negli scritti di Plinio il Vecchio che attribuisce l’invenzione della stessa ad un capace maestro d’ascia fenicio, chiamato appunto Hippos. A memoria di questo personaggio, le navi sarebbero state dotate di un speciale polena: la testa equina. A quelle già esposte, bisogna aggiungere un’ulteriore considerazione, sottolineando, come il leggendario Omero o il vero autore dei suoi poemi, fosse a conoscenza delle specifiche attività militaresche achee e di come fossero particolareggiate nei suoi scritti le descrizioni delle tecniche di costruzione delle imbarcazioni. E’ probabile che proprio la disinvoltura con la quale Omero nominasse l’hippos, senza specificare che si trattasse di una nave, dando per scontato che i lettori ne comprendessero il significato, abbia ingenerato l’equivoco che ha portato a credere nel vero e proprio cavallo di legno. Lo stesso Virgilio, quando nell’Eneide si occupa dell’imponente animale, fornisce nozioni su alcune tecniche di costruzione navale dell’epoca della guerra di Troia. Il poeta riferisce di come il cavallo fosse stato costruito partendo dal guscio esterno e di come le “murate”, sostantivo del gergo marinaresco per indicare le fiancate della nave, fossero formate da materiale ricavato dall’abete, mentre la costolatura interna di rovere. Si tratta di una tecnica di costruzione perfettamente corrispondente a quella che si usava per confezionare le navi dell’epoca, soprattutto in ambito fenicio. L’identificazione dello straordinario marchingegno con una nave renderebbe la vicenda più credibile, alla luce anche del fatto che le navi fenicie di questo tipo godevano di un ottimo prestigio, in quanto erano usate, in primo luogo, per trasportare materiale prezioso e di valore, nonchè per riscuotere tributi, potendo risultare ancora più appetibile agli occhi degli ingenui Troiani. Il gruppo di guerrieri greci, inoltre, avrebbe potuto nascondersi meglio nella doppia stiva di un’imbarcazione, piuttosto che nella pancia cava di un cavallo. Da non trascurare la descrizione data da Omero sulle modalità di trasporto dell’oggetto nella città di Troia: questo sarebbe avvenuto mediante “allaggio”, un noto sistema di rotolamento su rulli che anticamente si adoperava per il rimessaggio delle navi, al termine del periodo di navigazione.

Del reale significato da attribuire al “cavallo di troia” sono state date, tuttavia, anche altre interpretazioni. Alcuni esponenti della storiografia moderna hanno fatto leva sulla simbologia tradizionale del “cavallo”, oppure della stessa trasfigurata su un piano metaforico, per implicare magari un cataclisma naturale, come un devastante terremoto che avrebbe distrutto le mura della città di Troia, consentendo agli Achei di accedervi facilmente. Seguendo questo schema teorico, il cavallo starebbe ad indicare un voto a Poseidone, il dio del mare, ma anche la divinità preposta alla protezione dei cavalli ed a favorire maremoti e terremoti.  A sostegno di tale ipotesi vi sarebbero i ritrovamenti, durante gli scavi condotti nel sito dell’antica Troia, di chiari resti di un forte sisma. Nel corso dei secoli, su quel territorio, si sarebbero stratificate ben dieci città ed i segni di un’intensa attività tellurica sono stati individuati un pò ovunque. Gli stessi Achei avrebbero potuto dare una spiegazione soprannaturale all’evento, ringraziando Poseidone per aver risolto un conflitto che ormai si trascinava da anni e lasciando sulla spiaggia un segno tangibile di ringraziamento, un gigantesco cavallo, animale peraltro sacro al dio. Altri storici hanno ipotizzato che il cavallo di Troia si potesse identificare con un ariete da assedio a forma di cavallo, il cui mito si sarebbe trasformato nel corso dei processi di tradizione orale che ne avrebbero consolidato la posteriore memoria.

Sul numero effettivo degli uomini appostati nel cosiddetto “cavallo”, le fonti tradizionali sono molto discordanti. Dando credito alla “Piccola Iliade”, un poema poi andato perduto, essi erano soltanto 13, un numero abbastanza esiguo ed improbabile per impadronirsi della città, mentre per Apollodoro ve ne erano 50; Quinto Smirneo elenca il nome di ben 30 condottieri, affermando che questi erano affiancati da molti altri uomini. Nella tradizione classica fu stabilita una serie di 35 uomini, ovviamente capeggiati da Odisseo (Ulisse). L’unica certezza è che non sarà mai possibile stabilire la verità sul numero esatto dei componenti alla mitica spedizione.

In sintesi, la storia del cavallo di Troia si basa su una serie di paradossi. In primo luogo è un paradosso che gli Achei scelgano proprio quel metodo per espugnare la città, come rappresenta un paradosso il fatto che i Troiani si siano fidati così ciecamente delle affermazioni di Sinone, senza sospettare alcun inganno; è altrettanto un paradosso che i principali condottieri dell’impresa siano tre uomini di grandissimo valore, ciascuno insignito da meriti diversi: Ulisse, come mente del tranello, Epeo come artefice effettivo e Neottolemo per la sua capacità guerriera. Il racconto sintetizza in maniera magistrale il comune sentire religioso degli uomini della Grecia preclassica, con il loro indomito coraggio e con le loro superstizioni che non offuscavano, però, lo spirito pratico ed un elevato ingegno, ricorrendo anche a metodi non ortodossi.

Al di là del mito, si collocano i fatti storici, sui quali l’archeologia moderna sta facendo chiarezza, riuscendo a trovare testimonianze significative del conflitto cantato da Omero, nel territorio dell’antica Troia, risalenti al tredicesimo secolo a.C., presumibilmente il periodo a cui si riferiscono Omero e Virgilio nei loro poemi, scritti alcuni secolo dopo ed aventi come fonti una tradizione che si tramandava oralmente.

Fonte: Il Sapere