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Super Green Pass… annessi e connessi verso la fine della libertà

January 8, 2022 Leave a comment

Zibaldone Green Pass… annessi e connessi… verso la fine

Salve… in risposta alle provocazioni sistematiche del governo italiano, in cui per ciò che sta accadendo repentinamente non riconosco alcuna validità costituzionale, inerente il nuovo decreto legge appena instaurato in sordina da Mario Draghi & Co – in quanto esiste una coalizione di fanto(cci) politici di poco conto che si è acclusa la briga di governare uno stato senza alcuna reale legittimazione né sostegno da parte degli italiani – come una bomba radioattiva piovuta dal cielo, quasi quasi volutamente innescata in via di un imminente virtual game d’inizio secolo, vorrei sottolineare quella che potrei definire una storia controversa… alla vigilia della vigilia di capodanno mi sono imbattuto in un episodio al limite dell’incredibilità, dopo essermi recato insieme ad un amico presso il centro commerciale IKEA della mia città, in vista degli ultimi acquisti per i preparativi del cenone di fine anno. Probabilmente non tutti sanno che il salmone norvegese proposto dallo store food è uno dei migliori sulla piazza nella fattispecie qualità prezzo. Lì, all’interno dello stabile, durante il percorso prestabilito che dall’ingresso conduce verso l’area di uscita, abbiamo incontrato una sua amica, giovane dipendente dell’azienda summenzionata, la quale dopo i vari convenevoli, auguri e saluti, parlando del più e del meno ha iniziato a menzionare argomenti sullo zibaldone mediatico cha da circa un anno attanaglia le menti salubri e quelle meno sane dello stivale, il fantomatico Green Pass con sieri sperimentali spacciati per vaccini annessi e connessi verso la fine della libertà di pensiero, di parola non che di vita. Lei, miracolata con tre dosi inoculate a forza contrariamente alla sua volontà, mostrava eccessi di preoccupazione appunto per le tre dosi somministrate contro il suo volere, ma prontamente accettate solo per la facoltà di mantenere il suo stipendio. Dicevo molto preoccupata per la sua salute in quanto, raccontava, molti dei suoi amici vaccinati a due e tre dosi si sono recentemente infettati e ammalati di coronavirus nonostante la vaccinazione sottoposta, alcuni in maniera lieve mentre altri più seriamente compromessi, destando sospetti sulla veridicità e validità dei cosiddetti sieri, finora inoculati, e iniziando a sospettare che, effettivamente, questi composti chimici non siano così efficaci come vorrebbero far credere politicanti e giornalisti schierati. La giovane donna, vaccinata per dovere di quieto vivere e non per volere personale, iniziava ad avere paura degli effetti collaterali dei finti vaccini, che per quel che si sa, stanno provocando malesseri vari e molte problematiche gravi se non addirittura mortali per controindicazioni patologiche; paura dell’inefficienza dei medesimi contro il virus pandemico; paura di contagiarsi ugualmente dal coronavirus, nonostante abbia abbassato la testa e ascoltato i grandi gerenti dello stato italiano… Paura, pausa, soltanto paura… un’espressione “pathos logica” che si esprime concettualmente dallo sguardo terso di chi ne espande l’avvilimento. Ma, elemento discutibile per inverosimiglianza, chiedendomi se fossimo al momento vaccinati o meno, disse che “lei”, la giovane formica produttiva di IKEA, lei come molti altri tra amici e conoscenti, nutriva una profonda invidia per i non vaccinati, i quali con la loro forza d’animo sostengono la vera cura contro il virus, che esiste ma non viene enfatizzata, contrari alla somministrazioni dei veleni trasparenti, nutriva invidia di aver scelto di essere fermi e non sottoposti, per non dire sottomessi, e che pian piano stava iniziando a credere davvero che i No Vax abbiano effettivamente ragione su tutto… Disse che, effettivamente, li invidiava profondamente desiderando di voler essere una di loro, per sentirsi sana e non compromessa, perché dalla somministrazione dei sieri sperimentali, nonostante i diversi piccoli malesseri accusati, stava iniziando ad accusare un tormento interiore crescente inerente l’eventuale salubrità compromessa della sua stessa vita al di fuori della pandemia, e non per colpa della malattia, messa in discussione dalla vaccinazione obbligata… Ma il mio racconto non finisce qui! Continuando con la sua mancanza di fiducia sui vaccini e ormai convinta di sentirsi costretta a vaccinarsi contro la sua volontà… disse che una sua amica infermiera, prestante servizio di assistenza in ospedale, le aveva confessato che nei reparti sono ricoverati più vaccinati che non vaccinati, sia stazionari sia più gravi… rivelando inoltre “che tutto ciò che viene raccontato in televisione sui ricoverati, sui vaccini, sulle vicende perpetrate è falso” … nel senso che stanno raccontando una marea di bugie! Anche se personalmente ne ero già a conoscenza, questa rivelazione mi ha lasciato davvero senza parole… nel senso, uno va in un negozio per acquisire salmone e caviale pensando a come poter trascorrere la sua vigilia di un capodanno di “ “… diciamo sottotono… e lì non è che in quei momenti vai alla pesca di notizie clamorose… non te ne frega nulla della pandemia, dei vaccini, vaccinati e non vaccinati!!! Invece no… le notizie rivelazione si accludono proprio nei momenti meno prevedibili!La morale della mia favola… i vaccinati si vaccinano solo per mantenere uno stipendio se non ne possono farne a meno, hanno paura degli effetti collaterali dei vaccini tanto quanto degli effetti collaterali della pandemia, forse anche di più … diciamo la verità, una pandemia progettata proprio dalle stesse lobbies farmaceutiche che stanno somministrando vaccini da vendere worldwide per ingrassare gli ingranaggi finanziari dei loro proventi… a discapito di intere popolazioni mondiali… i vaccinati vorrebbero tornare indietro per non vaccinarsi, costretti da uno stato che li ha traditi nella fiducia più profonda poiché invece di curare la gente pensa a far propinare sieri; nel profondo vorrebbero essere come loro, i no vax, per andare a dormire tranquilli e non con la paura di sentirmi male in uno di questi giorni per incompatibilità organica dei vaccini al corpo; i vaccinati sono quelli che veramente iniziano a credere che il governo abbia realmente fallito nella sua fattispecie! Un governo che ha scelto il lucro e l’interesse personale all’integrità nazionale… mettendo a morte quella in cui dovrebbe riconoscersi, l’unità nazionale. Viva l’Italia con i suoi veri Italiani! #governo#greenpass#covid19#mariodraghi#raiuno#raidue#raitre#presidentedellarepubblica#palazzochigi

Categories: Politick, Sententia

Cavallo di Troia, tra mito leggenda e origini

November 28, 2021 Leave a comment

Il mito del cavallo di Troia 

Il mito del Cavallo di Troia, che narra l’astuto stratagemma degli Achei per conquistare la città situata nell’attuale Turchia, presente per la prima volta nel poema omerico dell’Odissea e non nell’Iliade che si chiude con la morte di Patroclo, è sicuramente uno dei più conosciuti dell’antichità. La sua fama è giunta integra fino ai nostri giorni, tanto è vero che l’espressione “utilizzare un cavallo di Troia” è diventata, nel linguaggio comune, equivalente a compiere uno spregevole inganno.  Ma si trattò davvero di un “cavallo di legno”, o vi sono fondati elementi per ritenere che si trattasse di qualcosa di diverso. Cercheremo, in questa breve trattazione, di fare chiarezza in merito. Innanzitutto è opportuno ripercorrere i punti salienti del racconto, così come proposto dalla versione tradizionale.

L’episodio, come è noto, è descritto da Omero nell’Odissea, solo in maniera incidentale e, successivamente, ampliato e modificato nell’Eneide di Virgilio, con scopi di carattere celebrativo per sottolineare la grandezza del “princeps” Cesare Ottaviano Augusto. Enea, principe ed esule troiano, avrebbe raccontato l’episodio alla regina di Cartagine, Didone, perdutamente innamorata di lui, prima di fuggire per raggiungere le coste del Lazio, dove sarebbe divenuto il capostipite della genealogia fondatrice di Roma.  Lo stratagemma sarebbe stato ideato da Ulisse e ispirato dalla stessa dea Atena (Minerva per i Romani), allo scopo di mettere fine al lungo e sanguinoso conflitto con la città di Troia (Ilion) che, con la sua opulenza ed ampia sfera di influenza politica, ostacolava l’espansione commerciale dei Greci dell’età arcaica, al di là dell’espediente letterario del rapimento di Elena da parte di Paride. Seguendo il piano concepito da Ulisse, i Greci finsero di abbandonare la guerra e di tornare verso la loro patria, lasciando sulla spiaggia un imponente cavallo di legno, in apparenza vuoto, ma che in realtà nascondeva al proprio interno i più coraggiosi militari achei, tra cui lo stesso sovrano dell’isola di Itaca. Lo stratagemma era ben congegnato e nulla era stato lasciato al caso. Per convincere i Troiani sulla veridicità dell’evento ed accettare il dono, il giovane Sinone si finse disertore e spiegò a Priamo, il re di Troia, che il cavallo era stato lasciato per placare le reazioni iraconde della dea Atena, a causa della profanazione del suo tempio perpetrata da Ulisse. A ciò, il giovane Sinone, per rendere ancora più credibile il suo racconto, aggiunse che il dono avrebbe protetto i Greci nel ritorno verso casa e che il cavallo era stato costruito in dimensioni così considerevoli da non poter essere condotto attraverso le porte della città. A questo punto, i Troiani provocano grandi brecce nelle mura della città, per consentire al cavallo di essere introdotto all’interno, nonostante gli accorati avvertimenti del sacerdote Lacoonte, divorato immediatamente dai serpenti marini. Anche la profetessa Cassandra, che aveva su di sè la maledizione di prevedere con esattezza il futuro, ma di non essere creduta, pregò suo padre Priamo, affinchè non credesse alle parole di Sinone. Le invocazioni di Lacoonte e di Cassandra rimasero inascoltate ed il sovrano si convinse della sincerità dello spergiuro Sinone che, per rincarare la dose, riferì a Priamo che la dea Atena avrebbe perseguitato la città di Troia, se i suoi abitanti avesse distrutto il dono, voto religioso degli Achei. Con l’ingresso del cavallo tra le mura della città, fino ad allora considerata inespugnabile, i Troiani andarono in maniera inesorabile incontro alla loro rovina.

Gli storici si sono chiesti se effettivamente la grande opera di legno si possa considerare un cavallo stilizzato oppure se avesse un’origine diversa. I primi dubbi furono avanzati già in tempi remoti, come scrive Pausania nel II secolo d.C.: “che quello realizzato fosse un marchingegno per abbattere le mura e non un cavallo, lo sa bene chiunque non voglia attribuire ai Frigi una assoluta stupidità. Tuttavia la leggenda sostiene che si tratti di un cavallo”. Recenti ipotesi ritengono che il famoso stratagemma di legno non fosse altro che un ottimo esemplare di un particolare tipo di imbarcazione e che l’equivoco millenario sul “cavallo” derivasse da un errore di traduzione del poema omerico, ripreso secoli dopo anche da Virgilio. Il termine “hippos” non indicherebbe l’intelligente quadrupede, ma una nave di fattura fenicia, abbastanza diffusa in quell’epoca nelle acque del Mar Mediterraneo.                                 Riferimenti a questo tipo di imbarcazione li ritroviamo negli scritti di Plinio il Vecchio che attribuisce l’invenzione della stessa ad un capace maestro d’ascia fenicio, chiamato appunto Hippos. A memoria di questo personaggio, le navi sarebbero state dotate di un speciale polena: la testa equina. A quelle già esposte, bisogna aggiungere un’ulteriore considerazione, sottolineando, come il leggendario Omero o il vero autore dei suoi poemi, fosse a conoscenza delle specifiche attività militaresche achee e di come fossero particolareggiate nei suoi scritti le descrizioni delle tecniche di costruzione delle imbarcazioni. E’ probabile che proprio la disinvoltura con la quale Omero nominasse l’hippos, senza specificare che si trattasse di una nave, dando per scontato che i lettori ne comprendessero il significato, abbia ingenerato l’equivoco che ha portato a credere nel vero e proprio cavallo di legno. Lo stesso Virgilio, quando nell’Eneide si occupa dell’imponente animale, fornisce nozioni su alcune tecniche di costruzione navale dell’epoca della guerra di Troia. Il poeta riferisce di come il cavallo fosse stato costruito partendo dal guscio esterno e di come le “murate”, sostantivo del gergo marinaresco per indicare le fiancate della nave, fossero formate da materiale ricavato dall’abete, mentre la costolatura interna di rovere. Si tratta di una tecnica di costruzione perfettamente corrispondente a quella che si usava per confezionare le navi dell’epoca, soprattutto in ambito fenicio. L’identificazione dello straordinario marchingegno con una nave renderebbe la vicenda più credibile, alla luce anche del fatto che le navi fenicie di questo tipo godevano di un ottimo prestigio, in quanto erano usate, in primo luogo, per trasportare materiale prezioso e di valore, nonchè per riscuotere tributi, potendo risultare ancora più appetibile agli occhi degli ingenui Troiani. Il gruppo di guerrieri greci, inoltre, avrebbe potuto nascondersi meglio nella doppia stiva di un’imbarcazione, piuttosto che nella pancia cava di un cavallo. Da non trascurare la descrizione data da Omero sulle modalità di trasporto dell’oggetto nella città di Troia: questo sarebbe avvenuto mediante “allaggio”, un noto sistema di rotolamento su rulli che anticamente si adoperava per il rimessaggio delle navi, al termine del periodo di navigazione.

Del reale significato da attribuire al “cavallo di troia” sono state date, tuttavia, anche altre interpretazioni. Alcuni esponenti della storiografia moderna hanno fatto leva sulla simbologia tradizionale del “cavallo”, oppure della stessa trasfigurata su un piano metaforico, per implicare magari un cataclisma naturale, come un devastante terremoto che avrebbe distrutto le mura della città di Troia, consentendo agli Achei di accedervi facilmente. Seguendo questo schema teorico, il cavallo starebbe ad indicare un voto a Poseidone, il dio del mare, ma anche la divinità preposta alla protezione dei cavalli ed a favorire maremoti e terremoti.  A sostegno di tale ipotesi vi sarebbero i ritrovamenti, durante gli scavi condotti nel sito dell’antica Troia, di chiari resti di un forte sisma. Nel corso dei secoli, su quel territorio, si sarebbero stratificate ben dieci città ed i segni di un’intensa attività tellurica sono stati individuati un pò ovunque. Gli stessi Achei avrebbero potuto dare una spiegazione soprannaturale all’evento, ringraziando Poseidone per aver risolto un conflitto che ormai si trascinava da anni e lasciando sulla spiaggia un segno tangibile di ringraziamento, un gigantesco cavallo, animale peraltro sacro al dio. Altri storici hanno ipotizzato che il cavallo di Troia si potesse identificare con un ariete da assedio a forma di cavallo, il cui mito si sarebbe trasformato nel corso dei processi di tradizione orale che ne avrebbero consolidato la posteriore memoria.

Sul numero effettivo degli uomini appostati nel cosiddetto “cavallo”, le fonti tradizionali sono molto discordanti. Dando credito alla “Piccola Iliade”, un poema poi andato perduto, essi erano soltanto 13, un numero abbastanza esiguo ed improbabile per impadronirsi della città, mentre per Apollodoro ve ne erano 50; Quinto Smirneo elenca il nome di ben 30 condottieri, affermando che questi erano affiancati da molti altri uomini. Nella tradizione classica fu stabilita una serie di 35 uomini, ovviamente capeggiati da Odisseo (Ulisse). L’unica certezza è che non sarà mai possibile stabilire la verità sul numero esatto dei componenti alla mitica spedizione.

In sintesi, la storia del cavallo di Troia si basa su una serie di paradossi. In primo luogo è un paradosso che gli Achei scelgano proprio quel metodo per espugnare la città, come rappresenta un paradosso il fatto che i Troiani si siano fidati così ciecamente delle affermazioni di Sinone, senza sospettare alcun inganno; è altrettanto un paradosso che i principali condottieri dell’impresa siano tre uomini di grandissimo valore, ciascuno insignito da meriti diversi: Ulisse, come mente del tranello, Epeo come artefice effettivo e Neottolemo per la sua capacità guerriera. Il racconto sintetizza in maniera magistrale il comune sentire religioso degli uomini della Grecia preclassica, con il loro indomito coraggio e con le loro superstizioni che non offuscavano, però, lo spirito pratico ed un elevato ingegno, ricorrendo anche a metodi non ortodossi.

Al di là del mito, si collocano i fatti storici, sui quali l’archeologia moderna sta facendo chiarezza, riuscendo a trovare testimonianze significative del conflitto cantato da Omero, nel territorio dell’antica Troia, risalenti al tredicesimo secolo a.C., presumibilmente il periodo a cui si riferiscono Omero e Virgilio nei loro poemi, scritti alcuni secolo dopo ed aventi come fonti una tradizione che si tramandava oralmente.

Fonte: Il Sapere

Luna, regolite e ossigeno per sostenere la vita

November 20, 2021 Leave a comment

La Luna Ha Ossigeno Per 8 Miliardi Di Persone Sufficiente Per 100.000 Anni

Lo strato superiore della superficie lunare potrebbe fornire abbastanza ossigeno per sostenere la vitadi persone per 100.000 anni. Un progetto belga sta lavorando per migliorare il processo di produzione di ossigeno per elettrolisi sulla Luna

Il regolite , che costituisce lo strato di roccia e di polvere fine di cui copre la superficie della Luna contiene una grande quantità di ossigeno. Se fosse possibile estrarlo, fornirebbe ossigeno a 8 miliardi di persone nel corso di 100.000 anni. Una startup con sede in Belgio ha sviluppato una nuova tecnologia che potrebbe ottimizzare la produzione di ossigeno per elettrolisi sul nostro satellite. Tale tecnologia Sarebbe pronta per il 2025.

Di solito pensiamo alla Luna come a un luogo dove l’ossigeno scarseggia: a causa della sua sottile atmosfera di idrogeno, neon e argon, sarebbe impossibile per gli esseri umani dipendenti dall’ossigeno sopravvivere lì. Comunque, c’è molto ossigeno sulla luna, il problema è di riuscire ad estrarlo.

L’ossigeno lunare è intrappolato nelle sue rocce: i materiali presenti sulla superficie lunare sono fondamentalmente regoliti nella loro forma originale intatta, contenenti il 45% di ossigeno. 

La realtà è che l’ossigeno si trova in molti dei minerali del suolo su cui camminiamo sulla Terra: la Luna è composta principalmente dalle stesse rocce che si trovano sul nostro pianeta, quindi minerali come silice, alluminio, ossido di ferro e magnesio dominano il paesaggio lunare. Tutti questi minerali contengono ossigeno, ma è “intrappolato” al loro interno.

Per un futuro interplanetario

Secondo la NASA, se gli esseri umani hanno bisogno di respirare circa 800 grammi di ossigeno al giorno per sopravvivere, 630 chilogrammi di ossigeno potrebbero tenere in vita una persona per circa due anni. Possiamo calcolare facilmente l’importanza di sfruttare questa risorsa.

Nei prossimi decenni, l’umanità sembra determinata a realizzare il suo sogno a lungo coltivato di popolare altri pianeti e stelle. La Luna è un punto focale di molti progetti delle principali agenzie spaziali, quindi l’ossigeno sarà essenziale per il successo di queste missioni. Sembra che la Luna ci lasci in eredità un elemento vitale per la nostra vita dalle profondità delle sue rocce silenziose.

Fonte: Universo7p

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Limulus polyphemus, artropode chelicerato preistorico brutalizzato dall’uomo

November 16, 2021 Leave a comment

Il Limulo: Un Animale Che Ha Vissuto Con I Dinosauri Ed Ora Viene Brutalizzato Dall’Uomo

Pochi sanno cosa sia, pochi sanno che esiste e ancora meno sanno che questo animale ha praticamente vissuto con i dinosauri, forse anche prima di loro, si stima possa avere circa 550 milioni di anni, ed è arrivato fino a noi attraverso le ere per essere poi brutalizzato dall’uomo.

Il limulo, Limulus polyphemus conosciuto anche come granchio reale, è un artropode chelicerato, unico rappresentante del genere Limulus  diffuso prevalentemente sulla costa est del nord America, dal Maine fino al sud della Florida, e nel golfo del Messicofino alla penisola dello Yucatan annoverabile fra le vittime della moderna medicina. In realtà ha molto poco in comune con i granchi, si può dire che sia più un aracnide, corazzato e in grado di vivere sott’acqua. Un animale strano, non particolarmente affascinante, ma di sicuro curioso, assomiglia molto ad uno strano fossile e la sua particolarità è avere il sangue trasparente che a contatto con l’aria diviene blu.

Ed è proprio questo sangue così particolare che fa di lui una preda così ambita e così vulnerabile.

Nonostante l’aspetto preistorico, è un’animale a tutti gli effetti, e come tale soffre, ha paura e muore.

Un’altra sorprendente caratteristica di questo animale sono gli occhi, infatti il suo apparato visivo è costituito da due occhi laterali composti situati in cima al carapace e 5 occhi semplici sensibili alla luce, di cui due mediani, uno endoparietale e due laterali rudimentali.

Ma perché interessa così tanto alle case farmaceutiche? Perché il suo sangue, ricco di rame, reagisce ai batteri gram-negativi formando coaguli, per questo viene impiegato nel cosiddetto LAL TEST, una test utilizzato per garantire la sterilità e la apirogenicità dei farmaci. Sostanzialmente serve per vedere se un farmaco è contaminato da batteri o meno.

Fu lo scienziato statunitense Frederick B. Bang, in una ricerca scientifica pubblicata nel 1956, a mettere in evidenza questa caratteristica del sangue dei limuli e per le case farmaceutiche si profilò immediatamente un grosso risparmio economico, rispetto alla stabulazione di cavie o conigli utilizzati poi per i vari test.

Questi animali vengono prelevati dal loro habitat nel periodo della riproduzione, quando raggiungono le acque meno profonde della costa, vengono lavati, disinfettati e immobilizzati su una linea di prelievo dove gli viene infilato un ago nel dorso per accedere al loro vaso sanguigno maggiore e prelevare loro il 30% del sangue.

Molti di loro muoiono traumatizzati da queste procedure poco gentili, per usare un’eufemismo, altri muoiono quando vengono ributtati in mare per la troppa debolezza, ma nessuno se ne occupa perché li stanno solo sfruttando non li massacrano. Eppure il National Geographic afferma che su migliaia di animali catturati ne muoiano il 20%… e sono tanti.

Ci sono addirittura campagne per salvare il limulo, ma per quale motivo? Empatia? Amore per la natura? Purtroppo no, è un mero interesse, il limulo serve all’industria farmaceutica e nascono addirittura vasche per l’allevamento e la fecondazione assistita, più limuli uguale più sangue, più sangue uguale più soldi.

Fonte: Eticamente

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Ahnenerbe, spedizione nazista sull’Himalaya in cerca della razza ariana

October 5, 2021 Leave a comment

Nel 1938 cinque scienziati delle SS partirono per il Tibet credendo alla stramba leggenda di Atlantide e a una presunta migrazione dei popoli nordici

Nel 1935 il capo delle SS naziste Heinrich Himmler creò l’Ahnenerbe, un’unità che aveva il preciso scopo di propagandare e confermare scientificamente le teorie razziste del regime nazista. In particolare, gli accademici arruolati avevano il compito di scovare le tracce della civiltà superiore che aveva vissuto nella leggendaria città di Atlantide, da cui secondo i nazisti discendeva la razza ariana. Secondo una teoria molto in voga allora, Atlantide – che si sarebbe trovata in un punto imprecisato in mezzo all’Oceano Atlantico – sarebbe affondata dopo essere stata colpita da un fulmine, e in seguito alcuni suoi abitanti avrebbero trovato riparo sulle montagne dell’Himalaya.

Questa convinzione era così radicata che tre anni dopo la creazione dell’Ahnenerbe, Himmler mandò cinque uomini in Tibet per scoprire esattamente quali tracce rimanessero degli abitanti ariani di Atlantide, e in che modo si fossero mescolati con le popolazioni locali. La spedizione, che doveva rimanere segreta, durò circa un anno e vi parteciparono tra gli altri uno zoologo con la passione per la caccia e un antropologo.

Come ha raccontato il giornalista indiano Vaibhav Purandare, autore del libro Hitler and India, Hitler odiava la popolazione indiana. Era convinto che intorno al 400 d.C. gli ariani fossero migrati da nord, dal Tibet appunto, e gli indiani si fossero mescolati a loro corrompendone la purezza. Per Hitler, questa vicenda – che peraltro non era sostenuta da nessuna prova – costituiva un vero e proprio crimine, e perciò insultava frequentemente l’India e gli indiani nei suoi scritti e nei suoi discorsi pubblici.

Nonostante questo, per l’Ahnenerbe valeva la pena andare a cercare le tracce della razza ariana da quelle parti. Nel 1938 organizzò la spedizione, a cui parteciparono cinque uomini tedeschi. Purandare scrive che tra loro se ne distinsero soprattutto due. Uno era Ernst Schaefer, zoologo di 28 anni, che era stato due volte nella zona di confine tra India, Cina e Tibet. Era un grande appassionato di caccia, anche se questa sua passione lo aveva portato a uccidere la moglie accidentalmente, scivolando mentre stava per sparare a un’anatra e sbagliando mira (il fatto avvenne circa due mesi prima che la spedizione partisse, ma Schaefer non ritenne che fosse un buon motivo per non farne parte).

L’altro era Bruno Beger, membro delle SS dal 1935 e antropologo. Il suo compito era quello di raccogliere dati anatomici delle persone che avrebbero incontrato per rilevare le «proporzioni, le origini, l’importanza e lo sviluppo della razza nordica» in Tibet. Completavano la spedizione il fisico Karl Wienert, il tassidermista Edmund Geer e il fotografo Ernst Krause, il più vecchio del gruppo.

Anche se non era ancora iniziata la Seconda guerra mondiale, i rapporti tra i paesi europei non erano propriamente distesi. In particolare il Regno Unito – che all’epoca controllava l’India – guardava con sospetto l’arrivo di questi scienziati tedeschi, temendo che fossero spie, ipotesi avanzata anche dal giornale Times of India, che scrisse più volte della spedizione.

A maggio del 1938 i cinque sbarcarono nello Sri Lanka, e poi entrarono in India attraverso l’odierna città di Chennai (allora Madras), proseguendo verso Calcutta e poi verso nordovest, nello stato indiano del Sikkim. Lungo il percorso incontrarono qualche difficoltà con i funzionari politici britannici, ma alla fine dell’anno riuscirono a raggiungere il Tibet, anche perché i britannici stavano portando avanti la politica nota come appeasement, cioè il tentativo – poi rivelatosi clamorosamente fallimentare – di mantenere un atteggiamento conciliante con la Germania nazista al fine di evitare conflitti militari. Da Londra, quindi, arrivò l’ordine diretto di non ostacolare la spedizione, nonostante le preoccupazioni.

Pochi anni prima era morto il tredicesimo Dalai Lama – la massima autorità religiosa e politica del buddismo tibetano – perciò il regno tibetano, che in quegli anni era di fatto indipendente anche se costantemente minacciato dalla Cina, era guidato da un nuovo Dalai Lama di 3 anni e da un reggente. Purandare racconta che le autorità tibetane, forse per via della transizione politica in atto, trattarono «eccezionalmente bene» i tedeschi in visita. Questi peraltro si imbatterono di frequente nella svastica, un simbolo molto usato nei paesi buddisti e induisti e diffusissimo in Tibet, con connotazioni ovviamente diverse da quelle naziste.

Nel corso della sua permanenza, per esempio, Beger ebbe rapporti molto pacifici con i tibetani, e in qualche caso svolse anche le funzioni di medico. Nel frattempo, però, misurò i crani e le caratteristiche fisiche di centinaia di persone, rilevando i calchi delle teste, dei volti, delle mani e delle orecchie, raccogliendo impronte digitali e manuali e scattando circa 2.000 fotografie. Un altro membro della spedizione girò 18.000 metri di pellicola e scattò 40.000 fotografie. Per quello che se ne sa, è improbabile che i tibetani fossero a conoscenza dello scopo di quelle misurazioni.

Nel 1939 iniziò la guerra e la spedizione dei cinque fu bruscamente interrotta. Furono fatti rimpatriare, e quando il loro aereo atterrò a Berlino li accolse Himmler in persona. Tutto il materiale raccolto venne studiato negli anni successivi, e Schaefer fece anche in tempo a pubblicare alcuni libri sulle ricerche effettuate. Tuttavia, nel 1945 la Germania si arrese e, durante l’invasione degli Alleati americani, inglesi e russi, la maggior parte del materiale che conteneva i risultati delle ricerche andò distrutto. Negli anni successivi l’oblio che subirono certi aspetti vergognosi del nazismo ha fatto sì che nessuno cercasse di ricostruire a quali conclusioni fossero arrivati i cinque scienziati nazisti.

Fonte: Il Post

Green Pass, limitazione elettronica in formato digitale

É difficile trovare le parole opportune per iniziare questo breve monologo scritto… che la guerra dei vaccini fosse già in atto da molto tempo lo si avvertiva nell’aria; per alcuni il presentimento di essere assoggettati involontariamente da una forza superiore vibrava sugli strati estremi dell’epidermide. Non vorrei soffermarmi sulle capacità effimere di taluni poteri di voler creare a tutti i costi una serie di virus letali per l’essere umano. In definitiva tutti sanno che il coronavirus, specificatamente il virus che ha colpito l’umanità tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, sia in realtà un progetto occulto programmato e realizzato in gran segreto per fini tutt’altro che benefici. Non si tratta di voler infondere ideali cospirativi, non è ciò in cui credo, non si tratta di voler indire alla cospirazione, ragion per cui lascerò correre l’ideologia del vaccini legati ai virus e del giuoco strutturale ascoso alle sue spalle, ma vorrei soffermare la mia attenzione sulla promulgazione del nuovo decreto, ordito forzatamente senza esclusione di forma e di rispetto, che dal 6 agosto 2021 entrerà a far parte senza una reale utilità nel menage quotidiano di chiunque abbia modo di vivere a stretto contatto con la società. Mi riferisco ovviamente al Green Pass, questo lasciapassare digitale strategico apparentemente innocuo ideato, secondo come vogliono far credere, per facilitare la fruizione dei servizi sociali, il ritorno al benessere e la ripresa economica generale. In linea di massima si tratterebbe di presentare un insignificante certificato elettronico, o perlomeno cartaceo, almeno spero per coloro che optino per un tampone e non sappiano usare un’applicazione specifica, ovunque si vada nei luoghi prestabiliti dall’emendamento. Fin qui potrei dissertare sull’opportunità utilità, o quanto meno, di numerose applicazioni che sono divenute oggigiorno di uso comune, per le quali si spendono ore interminabili su smartphones divenuti improvvisamente i migliori amici a portata di clic, ma vorrei dissentire sulle capacità comunicative di questo servizio socialmente inopportuno, come inopportuni sono state anche le applicazioni Immuni e Io, nonché sulle reali capacità limitative che si nasconderebbero al di là del suo quadrante verde. Il green pass, o meglio “passaggio verde” la di cui verdezza risulta incomprensibile, non sarà lo strumento che ci consentirà di vivere liberi dai contagi. La sua rilevanza comunicativa ha un valore irrisorio poiché, eticamente parlando, verrà meno una fruizione libera e rilassata dei movimenti tra la gente, piuttosto sembrerà indurre la collettività verso un controllo sistematico individuale sempre più assoggettato, con il passare delle stagioni e degli anni in cui si sarà esposti alle contaminazioni da coronavirus, a restrizioni psicologiche più specifiche. In realtà la vera natura del passaggio verde non sarà un trasbordo verso salubri lidi verdeggianti circondati da benessere e ricreazioni cultuali, e quindi quella di consentire un libero movimento esenti dalla possibilità di poter vivere incontaminati, non che esenti dai contagi profusi da altri soggetti potenzialmente virali… nessun lasciapassare, presente o futuro, non permetterebbe al virus di poter attecchire, vaccinati o non vaccinati, ragion per cui la sua natura di estrema vigilante sarebbe assolutamente insignificante e ribadisco inutile… piuttosto avrà lo scopo preciso, sistematico e psicologicamente indotto di creare un vuoto ecumenico tra coloro che sceglieranno di viverne senza, un obbligo occulto e paradossalmente forzato, celato da una proforma incisa nei limiti della legalità, per fare in modo che più persone possibili possano indursi volontariamente… ovviamente trattasi di una forzatura volontaria… alla vaccinazione, di cui si conosce la vera sostanza economica, paradossalmente ancora inaffidabile e alquanto pericolosa per l’inefficienza strutturale nei tempi di ricerca, ordita da quelle strutture di cui usufruiscono un lauto guadagno. Vorrei dire che sia tutto già prestabilito! 

Per dirla tout court l’idea del Green Pass come vigile sentinella dell’umanità sarebbe più idonea a voler esporre la negatività dei tamponati piuttosto che esplicare la positività negativa dei vaccinati… senza tralasciare il rapido aumento dei costi per i tamponi che dovrebbero essere assolutamente gratuiti, o per lo meno avere un costo assolutamente irrisorio… tutto questo risulta paradossalmente inconcepibile! 

Detto ciò non vorrei offendere nessuno in particolare, ma semplicemente esprimere in maniera diplomatica la mia visione globale di quel che accade intorno. Negli anni ho avuto modo di scorgere molti scempi, molte atrocità, molteplici forme di corruzione e sfruttamento… la tecnologia, la robotica, la bio-genetica e il progresso dell’evoluzione devasteranno in maniera positiva e negativa le vite degli uomini, ma si può scegliere di coesistere in maniera più trascendentale con l’umanità e pacifica senza dover ricorrere a stratagemmi orditi per fini obnubilati da falsi presupposti contraddittori. 

Marius Creati

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Bibliotheca Philosophica Hermetica, la casa delle teste sede de L’Ambasciata Del Libero Pensiero

April 2, 2021 Leave a comment

La casa delle Teste venne eretta come residenza per il ricco mercante e collezionista Nicolas Sohier. Il progetto venne commissionato nel 1621 al grande architetto Hendrick de Keyser il Vecchio  e venne ultimato nel 1622. E’ classificata come monumento nazionale.

Sorge sul Keizersgracht e rappresenta un notevole esempio dell’architettura rinascimentale olandese.

Il Keizersgracht (“Canale dell’Imperatore”) è – insieme al Prinsengracht e allo Herengracht – uno dei tre canali (in olandese, al singolare: gracht) principali del centro storico di Amsterdam: iniziato nel 1612intitolato all’imperatore Massimiliano d’Austria è il largo canale del centro cittadino e il più centrale dei tre canali principali.

Nel 2006, la casa fu ceduta all’uomo d’affari e collezionista d’arte Joost Ritman, che vi trasferì alcuni volumi sull’alchimia e il misticismo provenienti dalla Biblioteca Philosophica Hermetica, di cui è proprietario.

Un antico palazzo nel cuore di Amsterdam ospita “L’Ambasciata del libero pensiero”, con i suoi 25mila testi ermetici e gnostici. Che ora vengono digitalizzati grazie al suo frequentatore più celebre: l’autore del ” Codice da Vinci”

È Dan Brown uno dei più assidui frequentatori della Bibliotheca Philosophica Hermetica, ribattezzata “Ambasciata del libero pensiero” da quando, due anni fa, i suoi venticinquemila volumi sono stati trasferiti nel seicentesco Palazzo delle Teste del Keizersgracht, uno dei canali più eleganti di Amsterdam.Grato per avervi forse scoperto un’oscura setta satanica o qualche formula esoterica da inserire nei suoi romanzi, l’autore di Inferno e del Codice da Vinci ha donato alla biblioteca 300mila euro, subito impiegati per digitalizzare la sua straordinaria collezione di testi ermetici, mistici, cabalistici, rosacrociani, massonici, gnostici e alchemici. «Grazie a quei soldi sono già online quasi cinquemila opere e trecento manoscritti, tutti pubblicati prima del Novecento», mi spiega la direttrice Esther Ritman, una gigantessa bionda con gli occhi azzurro ghiaccio e il sorriso gentile. «Conserviamo soprattutto trattati di filosofia ermetica, che sono anche la parte predominante del nostro programma di acquisizioni».

L’ufficio della Ritman è al primo piano di questo palazzo ultimato nel 1622, dieci anni dopo che ad Amsterdam si cominciarono a scavare i canali.

Salvo poche modifiche è rimasto uguale ad allora, con pavimenti di legno lucidato, porte in noce e ampi camini in ogni stanza. È qui che la direttrice mostra a Repubblica alcune gemme della sua collezione, cominciando con un’opera del XVII secolo nella cui epigrafe si rende omaggio alla famiglia dei ricchi e illuminati mercanti De Geer, primi proprietari del palazzo.

Oltre a importare spezie e sete dalle Indie Orientali, i De Geer ospitavano artisti e letterati, offrivano rifugio a chi era perseguitato e custodivano in casa oltre cinquemila libri, che per l’epoca era una cifra da primato. «Un po’ come mio padre Joost, brillante uomo d’affari e insieme appassionato di spiritualismo, che colleziona testi ermetici dall’età di 23 anni, e cioè da quando mia nonna gli regalò Aurora del filosofo e teologo tedesco Jacob Böhme, uno dei principali esponenti del misticismo cristiano moderno.

Nel 1984, mio padre decise di aprire al pubblico la sua biblioteca privata per condividere con il resto del mondo i tesori di saggezza che vi aveva accumulato.

L’Ambasciata del libero pensiero è frutto della sua passione per chi si è dedicato alla ricerca del significato dell’esistenza, in particolare per chi considera l’uomo un miracolo, “una vera meraviglia, alla quale si deve onore e venerazione” come scrissero gli ermetici, perché specchio sia della natura sia della sfera divina».

La collezione del Palazzo delle Teste è anche un tributo ad Amsterdam, che secondo la Ritman è la capitale mondiale dell’ermetismo assieme a Firenze e Venezia, città dove ha recentemente partecipato all’allestimento di due mostre: una su Giordano Bruno, l’altra su un personaggio leggendario di età preclassica, Ermete Trismegisto, ritenuto l’autore del Corpus hermeticum.

Ora, nella sua biblioteca sono conservate anche molte opere sulla libertà d’opinione, pubblicate proprio nella prima città d’Olanda. «Già, perché se il Seicento è stato in Europa un secolo funestato dalle guerre di religione, ad Amsterdam si stampavano i libri messi all’indice altrove, ognuno poteva credere in ciò che voleva e i governanti dell’epoca già cercavano di accontentare il filosofo Baruch Spinoza quando chiedeva loro di garantire la libertà ai cittadini senza mai opprimerli», dice ancora Esther Ritman. «È del resto lo stesso Spinoza che nel suoTrattato teologico- politico del 1670 asserisce che i miracoli non sono segnali divini bensì fenomeni naturali, perché uno come lui che voleva liberare il popolo dalla superstizione tollerava soltanto la religione del raziocinio».

Grazie ai tesori della biblioteca che si affaccia sull’esclusivo Keizersgracht è stata anche creata la cattedra di Ermetica all’Università di Amsterdam, con studenti e professori che possono gratuitamente consultare tutte le opere in catalogo. Ma questa raccolta di libri antichi è importante anche per un altro motivo. Infatti, sostiene la direttrice, se siamo abituati a credere che la filosofia occidentale dipenda solo da alcuni grandi pensatori quali Platone, Cartesio o Kant, non va dimenticato che il pensiero moderno s’è forgiato anche grazie all’influenza della corrente ermetica, immaginata quasi duemila anni fa da pensatori sconosciuti.

«All’inizio del Rinascimento, questa filosofia riapparve. E fu anch’essa strettamente legata al processo di modernizzazione della società occidentale, con la riscoperta di opere dell’antichità e trovando divenute così fonte l’ispirazione per un progetto di rinnovamento culturale. Nel 1471, l’umanista Marsilio Ficino tradusse dal greco la summa dell’ermetica di Trismegisto e la consegnò nelle mani di Cosimo de’ Medici. Ebbene, quel testo divenne una sorta di bestseller dei suoi tempi influenzando radicalmente tutto il secolo successivo», aggiunge la direttrice.

A lungo gli storici hanno trattato l’ermetica come una curiosità di poca importanza. Così come l’astrologia e la magia, essa non combaciava con la loro immagine del Rinascimento, fondamento del mondo razionale e moderno, sebbene lo stesso Isaac Newton scrivesse più di alchimia che di qualsiasi altro argomento.Dice ancora la Ritman: «Negli ultimi decenni s’è finalmente capito l’errore. E sappiamo oggi che il pensiero ermetico costituisce un elemento essenziale nell’evoluzione del nostro pensiero, poiché indissolubilmente legato alla modernità della cultura occidentale».

L’Ambasciata del libero pensiero contiene anche un museo di tele e sculture che raffigurano temi sacri e filosofici, allestito in un palazzo che è un luogo incantato.

Quest’imponente edificio con sei teste romane che ne ornano la facciata fu costruito secondo i criteri armonici del Rinascimento olandese. E anche secondo i canoni estetici di una certa “saggezza mercantile”, tipica della città che da quattrocento anni esalta la tolleranza.

La direttrice Esther Ritman: “Con il nostro patrimonio vogliamo tenere alta la bandiera della tolleranza e dell’incrocio tra saperi, nello spirito che fu di Spinoza”

Fonte: Nel Delirio Non Ero Mai Sola

Presidente Giuseppe Conte, ossequio per l’uomo che lotta per l’incolumità del paese

lacrime Giuseppe Conte

Nel contesto in cui stiamo vivendo non esistono colori differenti, né forme distinte di credo… Siamo un’unica forza social-culturale che, nel bene o nel male, deve andare avanti anche sbagliando alcune decisioni… e guidare un paese conformato in tutte le sue sfaccettature assume un ruolo fondamentale… Il Presidente Giuseppe Conte merita un doveroso ossequio e un ringraziamento per gli sforzi che, anche lui a suo modo, cerca di perpetrare per la nostra incolumità, in un mondo in cui non possiamo ritenerci assolutamente incolumi dinanzi all’evidente pandemia. Dopotutto rimane pur sempre un uomo! Grazie Presidente Giuseppe Conte.

MES, fondi accessibili non accessibili contro COVID-19

MES

Signori miei voi pensate davvero che il MES possa risolvere il problema del finanziamento economico dell’Italia e di tutti i paesi europei coinvolti nel COVID-19 mediante emissione di un fondi monetari facilmente – “si fa per dire” – accessibili… la cui somma implicita, può far semplicemente sognare l’ideale di una ripresa economica. Credo che accettare la proposta infine possa incorrere nel rischio di far collassare l’intera stabilità nazionale, già seriamente compromessa dalla profonda crisi strutturale che stiamo affrontando al momento, senza considerare i vari elementi di crisi già pre-esistenti, a cui seguirà una seconda che dovremo ancora affrontare nell’imminente prossimo futuro, subito dopo aver superato questa tragica pandemia. Mi limito nel dire che un’Italia attuale, già fortemente compromessa da situazioni di stallo che perdurano da troppi anni senza rimedi effettivi di crescita e di cambiamento radicale per il paese, oggi fortemente compromessa da disagi strutturali causa coronavirus che, da quel che evince, perdurerà non poco tempo nei territori delle singole regioni – e qui sottolineo il disagio sanitario, il disagio economico imprenditoriale, il disagio demografico a cui stiamo assistendo, giorno dopo giorno, che sicuramente avrà una ripercussione negativa sul reddito pro capite degli Italiani, specie di medio/basso ceto, il che vuol significare la prospettiva di un serio impoverimento, non che disagio, per molte famiglie, “e chi vuole intendere, intenda” – la nostra Nazione, non sia in grado di affrontare un impegno gravoso come quello proposto dal MES sotto forma di trattato salva stato/i, nonostante la cifra e la condizione possano sembrare allettanti, poiché una volta presi i fondi destinati e giustamente spesi qui e là… e magari da qualche altra parte come sovente in uno stato di potere abilmente corrotto… potrebbe non essere in grado di pareggiare i conti, salvo dover incombere in eventuali compromessi, una situazione paradossale che potrebbe indurre il paese al tracollo. Sinceramente in questo primo ventennio di “Unione Europea”, non ho mai assistito a manovre realmente solidali tra stati membri, quanto piuttosto una miriade di espedienti mirati, progettati al fine di generare forme di prevaricazione tra stati di potere, il cui gioco effimero scaturisce la tacita sottomissione. Credo che per essere definita unita una confederazione di stati debba operare all’unisono in qualunque circostanza, come in una grande famiglia, ma non credo che l’Europa sia arrivata ancora a siffatto livello di coesa condivisione. Questa é la mia mera opinione.

Marius Creati

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Virus contro l’uomo, salto di specie in soli 16 anni

March 16, 2020 Leave a comment

Coronavirus

Ilaria Capua, tre i coronavirus simili a quello diffuso in Cina

Sono 5, in 16 anni, i virus che hanno fatto il ‘salto di specie’, ossia che dagli animali che li ospitavano sono diventati capaci di trasmettersi da uomo a uomo.

Di questi, 3 appartengono alla famiglia dei coronavirus, la stessa cui appartiene il virus 2019-nCoV che ha cominciato a diffondersi dalla città cinese di Whuan.

   “Tre coronavirus in meno di 20 anni un forte campanello di allarme. Sono fenomeni legati anche a cambiamenti dell’ecosistema: se l’ambiente viene stravolto, il virus si trova di fronte a ospiti nuovi”, ha detto all’ANSA la virologa Ilaria Capua, che nell’Universita’ della Florida dirige il Centro di eccellenza dedicato alla ‘One Health’, che unifica i temi della salute umana, animale e ambientale.

Risale al 2003 la mutazione del virus della Sars (Severe Acute Respiratory Syndrome), che era stato trasmesso dai pipistrelli agli zibetti e poi all’uomo.
Sei anni più tardi, nel 2009, era stata la volta del virus dell’influenza A H1N1 trasmesso dagli uccelli ai suini e da questi all’uomo: un vero e proprio collage con elementi di tre specie che ha generato il quarto virus pandemico dopo quello della Spagnola del 1918, quello dell’Asiatica del 1957 e quello della Hong Kong del 1968.
Nel 2012 era stata la volta della Mers (Middle East Respiratory Syndrome), un altro coronavirus che dai pipistrelli si era trasmesso ai cammelli e poi all’uomo.
Nel 2014 ha acquisito la capacità di trasmettersi da uomo a uomo anche il virus responsabile della febbre emorragica di Ebola e adesso è comparso il nuovo virus, indicato con la sigla 2019-nCoV che, come hanno reso le autorità sanitarie cinesi, dai pipistrelli sarebbe passato a un serbatoio animale ancora non chiaramente identificato e da lì sarebbe mutato in modo da adattarsi all’organismo umano.

Fonte: Ansa