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Laura Biagiotti, muore la signora della moda

May 26, 2017 Leave a comment
Laura Biaggiotti
La stilista aveva 73 anni. Èra stata ricoverata mercoledì sera al S.Andrea in seguito a un arresto cardiaco. Nel 2015 aveva festeggiato 50 anni di attività: sabato i funerali. È stata definita dal «New York Times» la «regina del cashmere». Ha sfilato a Pechino e a Mosca prima degli altri brand

Nella notte, in seguito a un nuovo arresto cardiocircolatorio, la stilista Laura Biagiotti è morta dopo due giorni di agonia all’ospedale Sant’Andrea di Roma, che ne ha certificato il decesso alle 2,47 di venerdì. A differenza di quanto annunciato in un primo momento, non sarà allestita alcuna camera ardente nella sua residenza di Guidonia, metre i funerali si terranno sabato alle 11 nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, a piazza della Repubblica. Già poche ore dopo l’arrivo in ospedale i medici avevano hanno dovuto avviare le procedure per l’accertamento della morte cerebrale. La designer, 73 anni, mercoledì sera era stata colta da un malore improvviso nel suo castello alle porte di Roma e ricoverata in condizioni disperate all’ospedale Sant’Andrea.

Il comunicato

Biagiotti era stata ricoverata martedì alle 21.30: un’ambulanza l’aveva trasportata in ospedale dalla sua residenza di Guidonia, vicino a Roma, il Castello dell’ XI secolo «Marco Simone». Il Sant’Andrea, in un comunicato, aveva ricostruito quanto accaduto: «Le manovre rianimatorie, avviate già prima che la paziente giungesse in ospedale, e poi ripetute più volte al pronto soccorso, hanno consentito la ripresa dell’attività cardiaca, ma il quadro clinico e gli accertamenti effettuati attestano un grave danno cerebrale di tipo anossico – si leggeva – La signora Biagiotti è ricoverata in terapia Intensiva in condizioni gravissime e stanno per essere avviate le procedure per l’accertamento strumentale della condizione di morte cerebrale». Poi, alle 2.47 di venerdì, un nuovo arresto cardiocircolatorio e la morte. La figlia Lavinia Biagiotti Cigna ha lasciato Londra, dove si trovava per lavoro, ed è rientrata urgentemente nella Capitale.

Visse d’arte, archeologa per formazione di studi e stilista per le avventure della vita che — spiegava sorridendo — è sempre capace di sorprenderci, collezionista d’arte futurista di importanza mondiale grazie al gusto infallibile più che ai budget illimitati da hedge fund asiatico, donna coltissima che ai backstage delle sfilate e all’uscita finale in passerella preferiva la compagnia dei diecimila libri della sua biblioteca e dei suoi adorati cani, tutti trovatelli: Laura Biagiotti, scomparsa improvvisamente per un attacco cardiocircolatorio a soli 73 anni, è stata sì «la regina del cashmere» (New York Times) ma soprattutto una dei pionieri della moda italiana, romana cosmopolita che sfilò in Cina quando i marchi giganteschi della moda globalizzata di oggi non esistevano o magari erano valigerie di lusso, in Russia quando gli stilisti superstar di oggi facevano ancora gli assistenti o magari erano ancora alle scuole superiori.

Mezzo secolo di attività

La designer romana, nota anche come la «Regina del cachemire», aveva da poco festeggiato i 50 anni di attività. Intensa, ininterrotta e, per un bel tratto di strada, alla guida di un’azienda tutta al femminile, prima con la mamma Delia e poi, dopo la prematura scomparsa, nel 1996, del marito Gianni Cigna, a fianco della figlia Lavinia, dal 2005 vicepresidente del gruppo.

Gli esordi nell’atelier della madre

Era il 1965 quando Laura, che da giovanissima aveva lavorato nell’atelier della madre, creatrice delle prime divise delle hostess Alitalia, fonda una società per acquisire produzione e distribuzione di grandi firme dell’alta moda romana: Schuberth, Capucci, Litrico, Barocco. Nel 1972 esce la prima collezione «Laura Biagiotti» e dalle sartorie di via Veneto e della Dolce Vita, la stilista, non ancora trentenne, conquista le passerelle del pret-à-porter milanese insieme a Krizia, Missoni, Walter Albini . Negli anni Ottanta sarà la prima a sfilare nella Cina comunista. E meno di dieci anni dopo, nel 1995, le si aprono le porte del Teatro del Cremlino a Mosca.

Gli abiti morbidi e i profumi

Figlia di Delia Soldaini Biagiotti, che aveva una bella sartoria romana, prese il business di famiglia e lo trasformò in un’impresa globale, un’azienda di donne fondata da sua madre diretta da lei e, dal 2005, in collaborazione con l’amatissima figlia Lavinia: in un mondo spesso cattivello come quello della moda di lei si sentiva dire soltanto una cosa, anzi due: che era «una signora» oppure «una gran signora». Incapace di vantarsi d’aver conosciuto l’ultimo imperatore della Cina anni prima del film di Bertolucci che trionfò all’Oscar, allergica al trionfalismo – e al vantarsi di qualcosa d’importante – anche quando la Repubblica Italiana la onorò, giustamente, con un francobollo. La moda ricorderà decenni di sfilate di abiti che la signora Biagiotti voleva morbidi come una carezza per coccolare un po’ le donne, che in un mondo così complicato ne hanno bisogno, il beauty ricorderà profumi di gran successo sempre dedicati a Roma la sua città (ma amava Milano, dove sfilava, dell’amore sincero dei romani laboriosi che riconoscono come sia una grande vetrina internazionale per il business e la città ideale per lavorare).

La passione per l’arte futurista

A Milano prestò, con la generosità di sempre, una delle cose più belle dell’Expo 2015, il grande quadro del «Genio Futurista» di Giacomo Balla, gloriosa esplosione di schegge del nostro tricolore che incantò milioni di visitatori: perché di Balla, Laura Biagiotti fu collezionista privata di riferimento, sempre disposta a mandare per il mondo opere alle mostre sul Futurismo da New York a Tokyo che ne facevano richiesta. Collezionista guidata dal gusto e, ancora una volta, dalle vicende della vita: «Una visita casuale in una galleria romana. Una piccola mostra nel 1986 – spiegò a la Lettura del Corriere della Sera – Mi piacque davvero tanto, uscimmo e mio marito mi disse comprali se ti sono piaciuti tanto. Così cominciò tutto, con una decina di pezzi minori».

Fonte: Corriere Della Sera

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Roger Moore, muore il grande attore britannico ex James Bond

May 24, 2017 Leave a comment

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L’attore britannico avrebbe compiuto 89 anni nel prossimo ottobre.
È stato 007 in 7 film. Il debutto con «Vivi e lascia morire» di Guy Hamilton del 1973

Nato a Stockwell, presso Londra, il 14 ottobre 1928, Roger Moore è stato uno dei signori del cinema inglese, erede di quella generazione, metti Stewart Granger, che sapeva tirar di spada o sparare ma con signorilità. L’ha vinto, dopo una dura lotta, il cancro, all’età di 88 anni inoltrati. Il grande pubblico lo identifica con il più longevo tra i 7 James Bond della storia di 007, la famosa spia al servizio di sua maestà: è stato, dopo la breve parentesi di Lazenby, l’erede di Sean Connery ed ha girato di fila 7 episodi, anche andando nello spazio (Moonraker), da Vivi e lascia morire di Guy Hamilton del ’73 a Bersaglio mobile di John Glen dell’85.

Ma gli inizi non sono da super eroe: fa il fattorino in uno studio di animazione, poi la comparsa, infine si iscrive ai corsi drammatici e come attore fa anche il soldato, recitando per le truppe e incontrando la seconda moglie. Si cala nella tradizione cavalleresca con Ivanhoe (alla tv), ruota intorno a Liz Taylor in L’ultima volta che vidi Parigi ed è il popolare beniamino di due serie action dai modi eleganti di allora, The saint e Attenti a quei due con Tony Curtis. Sono il lasciapassare per calarsi, con un plus valore di ironia, nei panni dell’agente segreto di Fleming, il ruolo che gli darà fama, onore e un pezzo di mitologia del cinema seriale, andata poi in pasto agli effetti speciali.

La gran parte della sua carriera sta in questo personaggio che salva e risalva il mondo da perfidi nemici che se ne vogliono impossessare, fra cui Telly Savalas e Donald Pleasance: fra i 7 suoi Bond ce ne sono alcuni di pregio, La spia che mi amava contro lo squalo killer dai denti di acciaio, Octopussy con Kabir Bedi e L’uomo dalla pistola d’oro in cui il villain aveva tre capezzoli oltre a quello fantascientifico girato anche a Venezia in cui va sulla Luna. Tra gli altri suoi film da ricordare I 4 dell’Oca selvaggia, Ci rivedremo all’inferno, Amici e nemici, ma forse era più a suo agio nello stile brillante dei telefilm, il gangster movie per famiglie che sapeva trovare i mezzi toni e ke sfumature oltre che puntate il revolver di 007.

Fonte: Corriere Della Sera

 

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Evgenia Medvedeva, pattinatrice russa in Sailor Moon al Exhibition World Team Trophy 2017

April 28, 2017 Leave a comment
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Tokyo, la pattinatrice russa diventa Sailor Moon e balla sulle note della sigla tv

Non avrebbe potuto scegliere un modo migliore per omaggiare il Giappone. Evgenia Medvedeva, una delle pattinatrici del Team Russia, a Tokyo per l’Exhibition World Team Trophy 2017 di pattinaggio artistico, ha scelto di esibirsi in una coreografia ispirata al noto anime “Sailor Moon”. Sulle note della sigla “Moonlight Densetsu”, l’atleta diciassettenne ha eseguito salti e figure interpretando il personaggio nato dalla matita di Naoko Takeuchi e diventato un cartone animato negli anni ’90. Durante la performance, ha recitato, cantato e si è trasformata, cambiandosi d’abito proprio come fa Sailor Moon nella sigla dell’anime. Appassionata di cartoni animati giapponesi, Medvedeva non è la prima volta che sul ghiaccio indossa i panni dell’eroina vestita “alla marinara”

A cura di Corinna Spirito

Fonte: Repubblica

Elton John, concerti annullati per grave malessere

April 24, 2017 Leave a comment

Elton John

Elton John è stato colpito da un’infezione rara e potenzialmente mortale, ma si è ripreso

Sir Elton John ha deciso di cancellare diverse tappe del suo tour negli Stati Uniti in seguito ad una grave infezione batterica rara, contratta probabilmente durante il suo tour in Sudamerica.

Il cantante britannico è dovuto rimanere in ospedale fino a sabato scorso. Sebbene questa disavventura abbia un lieto fine e il cantate si senta già molto meglio, la notizia è stata resa nota ai giornali solamente ieri notte insieme alla rinuncia ad alcuni dei suoi concerti americani.

Elton John, 70 anni, ha contratto un’infezione batterica che è sfociata in un “violento malessere” sul volo di ritorno da Santiago del Cile. Giunto a Londra, è stato ricoverato in terapia intensiva per curare quella infezione batterica “di natura rara e potenzialmente mortale”. Al momento il cantante si trova a casa sua e sta molto meglio, ma i concerti sono stati ugualmente annullati per garantirgli il riposo necessario al recupero.

«Ci dispiace informarvi che, per ragioni mediche, Elton John è costretto a cancellare il suo intero programma di esibizioni previste per aprile-maggio a Las Vegas nel corso dello show Million Dollar Piano. Elton annulla anche la performance prevista per sabato 6 maggio a Bakersfield, in California». Riprenderà regolarmente i suoi show il 3 giugno 2017, con l’esibizione a Twickenham (Inghilterra).

«Mi reputo estremamente fortunato perché ho i fan più fedeli e incredibili che si possano desiderare, e mi dispiace molto di averli delusi – ha dichiarato alla stampa il cantante britannico, – sono estremamente grato anche al team medico per il loro trattamento eccellente, e perché si sono presi cura di me in maniera impeccabile».

Sul suo profilo Instagram è già cominciata la pioggia di solidarietà da parte dei suoi fan, circa 600 mila, che gli auspicano una pronta guarigione e gli chiedono di prendersi cura di se stesso in un momento così delicato.

Elton John, Reginald Kenneth Dwight, classe 1947, è stato insignito dalla corona britannica di innumerevoli premi per il suo lavoro encomiabile nella musica. La sua carriera da musicista e compositore è ancora molto prolifica, tanto che nel febbraio 2016 ha rilasciato il suo trentaduesimo studio album, “Wonderful Crazy Night”. Sir John può contare al suo fianco il suo partner di una vita, David Furnish (54), che ha sposato nel dicembre del 2014. La coppia ha adottato due bambini, Zachary ed Elijah, rispettivamente di 6 e 4 anni.

Fonte: SuperEva

Erin Moran, muore l’attrice interprete della giovane Joanie Cunningham in Happy Days

April 24, 2017 Leave a comment
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Aveva 56 anni. Il dolore di “Fonzie”: “Ora troverai la pace cercata invano”. E quello di Ron Howard: “Illuminava gli schermi tv”. Era la sorellina di Ricky Cunningham, nella versione italiana chiamata “sottiletta”.

ADDIO a Erin Moran, la Joanie di Happy Days. L’attrice resa famosa dalla popolarissima serie tv degli anni ’70 e ’80 è morta all’età di 56 anni. Il corpo è stato ritrovato nella Harrison County, in Indiana, quando in seguito a una chiamata al numero di emergenza 911 sono arrivati i soccorsi. Ancora sconosciute le cause e le circostanze del decesso, sarà disposta un’autopsia.

Moran, originaria della California, in Happy Days era la sorella più piccola di Ricky Cunningham, il miglior amico di Fonzie, interpretato da un giovanissimo Ron Howard . Su Twitter il dolore di Henry Winkler, il mitico Fonzie: “Oh Erin… ora finalmente avrai la pace che hai cercato invano su questa terra”. Anche il regista Ron Howard ha affidato a un tweet il suo messaggio di saluto: “Una notizia triste, triste. Riposa in pace Erin. Ti ricorderò sempre nel nostro show cercando di recitare sempre meglio, divertendoti e illuminando gli schermi tv”.

Erin Moran deve tutta la sua popolarità alla serie alla quale partecipò per tutti i dieci anni in cui andò in onda, dal 1974 al 1984, sempre nel ruolo della sorellina di Ricky Cunningham, che nella versione italiana della serie tv veniva chiamata “sottiletta”, personaggio che aveva cominciato ad interpretare a dodici anni. Il ruolo di “sottiletta” aveva avuto anche l’onore di uno spin-off grazie alla serie Jenny e Chachi insieme a Scott Baio, che in tv era il cugino di Fonzie di cui si innamorava. Lo spin-off raccontava della coppia di fidanzati che si trasferiva a Chicago a metà degli anni Sessanta per cercare di sfondare come duo musicale. Per il suo ruolo in Happy Days Erin Moran nel 1983 vinse il premio Young Artist Awards.

Ha partecipato anche ad altre serie tv come Una famiglia americana (1971), Tre nipoti e un maggiordomo (1966), Io e i miei tre figli (1960), Una moglie per papà(1969), Gunsmoke (1955), La famiglia Smith (1971) e F.B.I. (1965). Anche se Erin Moran, il cui debutto era avvenuto in uno spot televisivo, è stata da sempre considerata un’attrice da piccolo schermo ha recitato anche in qualche film per il cinema: con Debbie Reynolds in Uffa papà quanto rompi (1968), con Godfrey Cambridge in L’uomo caffellatte (1970) e con Wayne Newton in 80 Steps to Jonah(1969).

Negli ultimi anni ha avuto problemi economici e sofferto di dipendenze da alcol e droghe. Nel 2012 è stata sfrattata da un camping dove viveva insieme al secondo marito, Steven Fleischmann, in una roulotte della suocera.

Nella versione italiana di Happy Days Joanie era doppiata da Liliana Sorrentino mentre in Jenny e Chachi era Anna Marchesini a prestarle la voce.

Fonte: Repubblica

 

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Gianni Boncompagni, muore l’innovatore della tv italiana

April 18, 2017 Leave a comment

Gianni Boncompagni

Il conduttore radiofonico, paroliere, autore televisivo e regista aveva 84 anni. In una carriera di oltre mezzo secolo, con i suoi programmi ha cambiato la faccia del piccolo schermo

È morto a Roma Gianni Boncompagni. Aveva 84 anni. Conduttore e autore radiofonico e televisivo, regista, nel corso di una carriera lunga circa mezzo secolo è stato l’ideatore di numerosi programmi che hanno segnato la storia della televisione italiana. Tra i grandi innovatori dello spettacolo insieme a Renzo Arbore, ha dato vita a show rivoluzionari come Alto gradimento, Bandiera gialla, Pronto, Raffaella?, Domenica In, Non è la Rai, Carramba. Boncompagni era nato ad Arezzo il 13 maggio del 1932. A dare la notizia della morte sono state le figlie Claudia, Paola e Barbara: “Dopo una lunga vita fortunata, circondato dalla famiglia e dagli amici se n’è andato papà, uomo dai molti talenti e padre indimenticabile”. La camera ardente sarà allestita martedì 18 aprile a Roma, alle 12, nella sede Rai di via Asiago 10.

“A tutti i maggiori degli anni 18, a tutti i maggiori degli anni 18, questo programma è rigorosamente riservato ai giovanissimi”. Poi la sigla con la voce di Rocky Roberts. Boncompagni e Renzo Arbore aprono così Bandiera Gialla, è il 1965, la Rai è quella di Ettore Bernabei che solo quattro anni prima aveva fatto indossare i collant neri coprenti alle gemelle Kessler. Bandiera Gialla per primo, nella storia della radio italiana, porta una ventata beat, apre le porte a Patty Pravo, Lucio Battisti e alla swingin’ London, all’umorismo e alla goliardia. La liturgia radiofonica va a gambe all’aria, i giovani scoprono di essere giovani e soprattutto scoprono che c’è spazio anche per loro, per divertirsi. Un trend che la coppia svilupperà e amplificherà con Alto gradimento (1970), fucina dell’improvvisazione e del sommo cazzeggio nonsense.

“La nostra amicizia è nata quando avevamo all’incirca 25 anni – ricorda Arbore – un’amicizia non conclusa ora che eravamo più vicini agli Ottanta che ai Settanta, come diceva sempre lui con il suo straordinario spirito toscano. Per me è stata un’amicizia provvidenziale, spero lo sia stato anche per lui. Ci conoscemmo ai tempi di quando frequentavamo il corso di maestro programmatore, eravamo compagni di banco. Aveva una visione moderna della vita, un senso d’umorismo all’avanguardia. Una visione che lo ha portato a rivoluzionare la radio e la tv. Spero di essergli stato utile con il mio atteggiamento più riflessivo e romantico, ma altrettanto teso a rivoluzionare la radio e la tv”.

Nel 1977 Boncompagni debutta in tv con Discoring. Poi arriva Pronto, Raffaella?(1984), condotto da Raffaella Carrà, di cui è stato pigmalione e con la quale ha avuto una lunga relazione sentimentale. Tocca poi a Pronto, chi gioca? (1985) condotto da Enrica Bonaccorti e a tre edizioni di Domenica in. Nel 1991 il passaggio a Mediaset, con Primadonna condotto da Eva Robin’s e soprattutto Non è la Rai, il programma che ha per protagoniste decine di ragazze adolescenti, alcune destinate ad continuare la carriera nella tv e nel cinema, come Claudia Gerini, Alessia Merz, Antonella Elia, Laura Freddi, Lucia Ocone, Romina Mondello, Sabrina Impacciatore e soprattutto la “primadonna” Ambra Angiolini che diventa l’idolo dei teenager. E che oggi lo ricorda con questo messaggio: “Se n’è andato il giorno di Pasqua ….è stato un genio anche nel salutarci. Grazie da una ragazzina normale che tu hai fatto in modo che crescesse con il coraggio di essere diversa da tutto, nel bene e nel male . Sei ovunque”.

Torna alla Rai, nel 1996-97 firma due edizioni di Macao (la prima con Alba Parietti, poi esclusa), la cui seconda edizione chiude per bassi ascolti. Ugualmente sfortunata l’esperienza di Crociera. Nel 2002 il rilancio con il Chiambretti c’è di Piero Chiambretti, tra informazione e varietà, poi tra il 2007 e il 2008 dirige e conduce Bombay su La7.

Padre della tv leggera e imprevedibile, Boncompagni firma anche delle hit musicali: Ragazzo triste, portata in classifica da Patty Pravo e Il mondo, successo mondiale lanciato nel 1965 da Jimmy Fontana, nonché tutte le hit di Raffaella Carrà, da Tuca tuca a Tanti auguri e ancora A far l’amore comincia tu. “Bandiera gialla”, ricordava, ” segnò un cambiamento culturale. Abbiamo lanciato i Beatles contro i Rolling Stones, i complessi li abbiamo battezzati tutti. Approfittando della scarsa conoscenza dell’inglese mettevamo anche canzoni con doppi sensi, allora inconcepibili per la radio, tipo Got My Mojo Working di Jimmy Smith, che voleva dire ‘porto il mio cosino a lavorare'”. Ma poi, con un po’ di malinconia, aggiungeva: “Oggi non s’inventa più niente. Gli stadi si riempiono con nomi orrendi, non ci sono mica i Beatles e loro, i giovani del cavolo, cantano canzoni senza senso. Quelli degli anni Sessanta erano spaventosi ma l’Italia era molto indietro. Quando dico che per certi cantanti ci vogliono gli arresti domiciliari così non fanno danni non deve ridere. Deve darmi retta”.

Interrogato, pochi anni fa, su quale fosse lo stato della tv, aveva detto: “Oggi guardo molto Sky, Maurizio Crozza su La7, History Channel o i film. Sulla Rai solo L’eredità, forse perché mi sento molto bravo nel dare le risposte. Ma la tv in generale verrà vista sempre meno, anzi nei prossimi dieci anni scadrà. A guardarla ormai sono solo donne anziane semianalfabete, quelle che votano Berlusconi. I ragazzi non sanno neanche cosa sia. La tv di oggi è Internet, con tutto quello che comporta. Sopravviverà per lo sport, che ci sarà sempre”.

Fonte: Repubblica.it

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Kontainer, nuovo EP della band/collettivo The Grooming

February 13, 2017 Leave a comment

the-grooming-kontainerKontainer, nuovo EP dei milanesi The Grooming.
“Un container è un’attrezzatura specifica per i trasporti. Può contenere delle merci, può essere abitazione oppure, se accuratamente trattato, può diventare un rifugio d’emergenza. Il nostro kontainer è a un tempo rifugio e contenitore di idee, ci ha portato da Milano a Berlino e ritorno per produrre 5 brani che fondono melodie e armonie basate su una ricerca timbrica e sonora realizzata da elettronica e strumenti tradizionali. Alla voce, Omer Lichtenstein, in arte Felidae Trick.”
The GrOOming, la band/collettivo “dai mille volti“che in passato per ogni proprio disco ha sempre coinvolto diversi artisti del panorama nostrano (da Chiara Canzian per The Candle, brano scelto per la rotazione di MTV Italia e lanciato da La Repubblica Spettacoli, a Jack Jaselli per il brano Totally Integrated, lanciato da TgCom24) oggi punta lo sguardo verso l’estero. La collaborazione, unica dell’EP, è questa volta con Omer Lichtenstein, leader dei berlinesi Felidae Trick.
The GrOOming si reputano attenti e curiosi ascoltatori in continua ricerca di sonorità che aggiungano nuovi sentieri espressivi alla forma d’arte chiamata “musica”. Eternamente grati e rivolti al Bristol Sound (Massive Attack – Tricky – Portishead) e alle sue evoluzioni, affiancano artisti come Alt J e Woodkid e Moderat (Apparat e Modeselektor) alle loro influenze.
Ancora una volta, la parte strumentale, l’ideazione e la composizione dei brani è nelle mani dei fondatori Giacomo Vanelli (synth) e Paolo Girelli (basso), accompagnati alla batteria da Emanuele Alosi e alla chitarra da Daniele Falletta.

Tracklist
01_ Alpha Dog ; 02_Paris (Eternal Life); 03_No Fly Zone; 04_Kontainer; 05_B.R.O.

CREDITI
Stefania Loschi – artwork
Chiara Mirelli – pics
Giovanni D’Avanzo: lyrics B.R.O.
Mix – Noise Factory
Master – Giovanni Ferliga (Aucan)
Omer Lichtenstein – vocals on all tracks
Mattia Boschi – cello on B.R.O.

Fonte: Mondoraro

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