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Mattia Sorbi, giornalista italiano dimenticato dagli accoliti di Stato

September 16, 2022 Leave a comment
epa10170216 A handout still image taken from video provided by the Russian Defence Ministry press-service shows Italian journalist Mattia Sorbi, who was injured in a mine explosion in the Kherson region, while covering the fighting from the side of the Armed Forces of Ukraine, pictured in hospital in Kherson, Ukraine, 08 September 2022. According to the Russian Defence Ministry information ‘People dressed as military servicemen of the Armed Forces of Ukraine promised to escort reporter Mattia Sorbi by taxi to the line of contact between Ukrainian and Russian troops. While driving along the road, the car with the journalist was blown up by a Ukrainian mine. The taxi driver died on the spot, and Mattia Sorbi was seriously injured. Seeing a civilian car blown up on a mine, Russian servicemen, despite fire from Ukrainian positions, pulled Mattia Sorbi out of the burning car. On the spot, Russian servicemen provided him with first aid, carried him to a safe place and ensured an emergency delivery of the seriously wounded journalist to a medical facility’. EPA/RUSSIAN DEFENCE MINISTRY PRESS SERVICE/HANDOUT HANDOUT HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

“Le fiamme della morte bruciano sulle ali della libertà mentre l’Icaro Sorbi cade sotto il fragore ardente del Sol Malato!”

Conosciamo ormai l’avventura sinistra del buon Mattia Sorbi, un fiero reporter italiano inviato speciale in Ucraina, spesso e mal volentieri relatore a favore del regime di Kiev, per raccontare spaccati di vita e di morte nella fatidica guerra del Donbass.

Si da il caso che costui, vittima ignara designata, sia rimasto intrappolato in una delle sue tante storie di vita spezzata!

Il buon Mattia, di buon mattino, si reca in territorio ostile – “gli avevan detto che fosse terra sicura” – per pianificare il suo ennesimo servizio di guerra da presentare all’Occidente! Ma nel bel mezzo del nulla, a metà del percorso stradale designato, quella che avrebbe dovuto rappresentare la scorta baliva fino a destinazione lo barcamena in periferia dicendo di proseguire in direzione del vento, verso le nubi oscure dell’incertezza, e se ne va lasciando il prode giornalista e il suo tassista sventurato in balia di una sorte avversa, in realtà già profetizzata. 

Si, perché quel sentiero dissestato era e rimane ancora un percorso minato dai soldati ucraini con svariate mine di provenienza occidentale, gli stessi che in qualche modo lo avevano condotto verso la sua dipartita.

Tutti noi conosciamo i presupposti di un tipico attentato in fervido vecchio stile Old America che evidentemente piace ancora agli occidentali … e non.

Si da proprio il caso che siano stati un manipolo di soldati russi, in realtà un distaccamento di brigata in perlustrazione, a salvar la vita al giovane militante della stampa italiana dalle fiamme ardenti del tradimento, strappando il povero Mattia, tumefatto dalle ustioni e dalle ferite della detonazione, da morte sicura. 

E si da proprio il caso che la Signora in Nero abbia scelto l’autista per fare scempio della notizia, lasciando una dose di verità scomoda in balia dell’onda mediatica, che sicuramente in questi giorni non ha fatto salti di gioia per osannare la salvezza del prode giornalista sacrificato dai poteri alti, il quale sarebbe dovuto perire in sordina per divenire egli stesso falsa notizia di propaganda negativa nei confronti dei russi. 

In barba agli stolti, la Morte ne dispensa l’atto e fa sapere al mondo che un misfatto è stato compiuto! È risaputo che la cerea Nera Mietitrice non accetti il tradimento di buon grado, specie quando la terra pullula di corpi esanimi da lei non pianificati!

Mattia Sorbi è sopravvissuto al suo attentato! I soldati russi lo hanno strappato dal flagello del fuoco che ne avrebbe insabbiato l’omicidio, ordito dallo stesso governo di Kiev e dai suoi mandatari ostili!

Ma la storia non finisce nel silenzio di un letto d’ospedale in attesa di un sentito risveglio! 

Anzi la salvezza dell’Icaro Sorbi diventa preludio dell’anti-storia, quella che nessuno ancora abbia reso nota al mondo e che mi appresto a diffondere!

Mattia Sorbi impastava cera per modellare le sue ali cerose nel sogno di concretizzare la notizia perfetta che lo avrebbe consacrato nelle alte sfere del giornalismo di guerra. Quando i fogli cerei della sua propaganda furono disciolti da una cernita blasfema, quella della sua ora decretata! 

Quel fatidico giorno del 29 agosto le sorti di Sorbi erano state già sentenziate! Lui doveva perire! E di conseguenza diventare l’ennesimo eroe di guerra sacrificato ingiustamente per dare in pasto al mondo l’ennesima notizia di scempio occidentale ed alimentare così il dissenso russo. 

In questi giorni il governo di Kiev cerca di smentire la notizia, facendo sapere che il buon prode giornalista, dissuaso dal personale militare ucraino, decise di varcare volontariamente la soglia del fato, quella linea di contatto di combattimento in luogo non specificato, senza coordinamento a discapito della sua stessa incolumità. Come sono bravi a mettere le pezze quando serve giustificare l’evidenza, senza considerare che il buon Mattia abbia asserito di persona di aver ricevuto la conferma dal famoso personale militare ucraino che il percorso era sicuro! Sta di fatto che se son pezze, sono pezze rattoppate in maniera maldestra e le suture del rattoppo sono così evidenti da evidenziare una pessima manifattura! 

Già… signori e signore avete inteso bene! Mattia Sorbi è stato mandato a morire ingiustamente, la stampa italiana non lo ha difeso e nessun personaggio politico di spicco che abbia speso due parole in sostegno della sua condizione. Dove sono le parole di conforto dei grandi leader politici che avrebbero dovuto fare monologhi in difesa del giornalista italiano attentato in Ucraina, oserei dire non dai russi. Il governo tace, la stampa tace, la politica asserisce il “tacimento”. E nel marasma del silenzio tacito, qualche ora dopo dal fragore della scomoda notizia, il buon vecchio Mario Draghi, alza la cornetta del telefono per chiamare il baldanzoso presidente americano Joe Biden per fagli sapere che in Italia va tutto bene e che il governo italiano, non possiamo parlare del popolo italiano dissente, è ancora al fianco della sua governance belligerante. Sì, perché noi italiani possiamo morire sotto un fuoco amico, per mano di un alleato, e nessuno spenderà due parole in difesa di quella morte!

E quindi vorrei perorare la causa del buon giornalista, dato che in Italia quelli che contavano qualcosa hanno scelto la finzione tacita decretandone la sorte con un indegno silenzio indiscreto. Mattia Sorbi, il giornalista reporter, attentato ingiustamente per scopi iniqui, non avrebbe dovuto subire l’onta del suo sacrificio, l’ennesima cavia italiana immolata da una governance corrotta che fa scempio del nostro nazionalismo, del nostro libero arbitrio, della nostra libertà.

Editoriale di Marius Creati

Elizabeth Alexandra Mary di Windsor, muore Sua Altezza Reale la grande Regina Elisabetta II del Regno Unito

September 14, 2022 Leave a comment

La regina Elisabetta II del Regno Unito è morta giovedì pomeriggio a 96 anni, «serenamente». Lo ha annunciato Buckingham Palace, dopo che stamattina si erano diffuse le prime notizie su un aggravamento delle sue condizioni di salute, che erano state seguite da estese apprensioni. Elisabetta II, che era regina da 70 anni, era nella sua residenza estiva del Castello di Balmoral, in Scozia, ed era stata raggiunta nelle ultime ore dalla famiglia reale. Carlo, primo nella linea di successione, è ora re e assumerà il nome di Carlo III.

I dettagli sui funerali e sull’incoronazione di Carlo non sono ancora stati diffusi, e non ci sono precedenti recenti su cui basarsi, ma il Regno Unito si preparava da tempo a questo evento, per il quale aveva predisposto un complesso e minuzioso protocollo: la cosiddetta “Operazione London Bridge”.

Carlo ha diffuso un comunicato:

«La morte della mia amata madre, sua maestà la regina, è un momento di grande tristezza per me e i membri della mia famiglia. Piangiamo profondamente la dipartita di una sovrana adorata e di una madre molto amata. So che la sua perdita sarà molto sentita nel paese, nel regno e nel Commonwealth, e da tantissime persone nel mondo. In questo periodo di lutto e di cambiamento, la mia famiglia ed io saremo rincuorati e sostenuti dalla consapevolezza del rispetto e del profondo affetto di cui godeva la regina»

La prima ministra Liz Truss ha fatto un discorso di omaggio alla regina, descrivendola come «la roccia su cui è stata costruita la Gran Bretagna moderna», la cui morte è un «enorme shock» per il Paese e il mondo.

Diventata regina nel 1952, Elisabetta II è stata la sovrana più longeva del Regno Unito: aveva fatto in tempo a vedere come primo ministro Winston Churchill, e soltanto martedì aveva incontrato Truss dopo la sua recentissima nomina. In mezzo, di primi ministri ce ne sono stati quattordici. Elisabetta II era probabilmente il capo di stato più riconoscibile al mondo, e la maggior parte delle persone che vive nel Regno Unito e nei paesi del Commonwealth non ha mai conosciuto un tempo in cui non era a capo della monarchia.

Per ore, nel pomeriggio, nel Regno Unito e all’estero si era estesa l’apprensione ed erano arrivati messaggi di vicinanza. Annunci come quello arrivato giovedì erano piuttosto rari, perché intorno alla salute della regina veniva mantenuto solitamente un gran riserbo; l’arrivo di tutti i famigliari più stretti di Elisabetta II aveva poi confermato la gravità della situazione. I conduttori della BBC, che aveva trasmesso una copertura speciale, si erano vestiti di nero, come prevede il protocollo in caso di morte della regina.

La regina era nata col nome di Elizabeth Alexandra Mary della casa reale di Windsor il 21 aprile del 1926 a Londra. Suo padre era diventato re del Regno Unito con il nome Giorgio VI dieci anni dopo: gli era succeduta alla sua morte, venendo incoronata il 6 febbraio del 1952, pochi anni dopo essersi sposata con Philip Mountbatten, poi principe Filippo, morto l’anno scorso. Carlo, il loro primogenito ed erede al trono, era nato nel 1948.

Durante il suo lungo regno ebbe a che fare con gli avvenimenti più importanti del Novecento, vide passare sedici primi ministri e nonostante diverse crisi si guadagnò una grande popolarità nel Regno Unito e all’estero, alimentata di recente dal fatto che, ultranovantenne, continuò a presenziare alle cerimonie e agli eventi più importanti, pur riducendo le apparizioni in pubblico, specialmente dopo la pandemia. Pochi mesi fa aveva festeggiato il cosiddetto Platinum Jubilee (il giubileo di platino), ovvero i 70 anni di regno.

In un messaggio di cordoglio pubblicato sul sito della presidenza del Consiglio dei ministri italiana, Mario Draghi ha definito Elisabetta II «protagonista assoluta della storia mondiale degli ultimi settant’anni» e una sovrana che «ha raccolto rispetto, affetto, simpatia ovunque nel mondo». Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha inviato al nuovo re del Regno Unito «le più sentite condoglianze della Repubblica Italiana e mie personali» e ha detto che di Elisabetta verranno ricordate «l’autorevole saggezza e l’altissimo senso di responsabilità, espresso soprattutto nella generosità di spirito con la quale la Sovrana ha consacrato la sua lunga vita al servizio dei cittadini britannici e della più ampia famiglia del Commonwealth».

Fonte: Il Post

Darya Dugina, morte inutile di una giovane politica russa

August 22, 2022 Leave a comment

Sono profondamente rattristato per la morte violenta di questa giovane donna russa, barbaramente uccisa solo per perseguire le sue ideologie. I responsabili dell’attentato dovrebbero essere condannati secondo la pena giudiziaria più severa che vige nel paese, tenendo conto dell’aggravante della situazione conflittuale tra le due nazioni. La sua morte non ha certo aiutato i suoi mandanti ad ottenere vantaggi strategici o diplomatici. Tutt’altro è l’intento! La sua morte è solo un aspetto deteriorante di una strategia strampalata e grottesca. R.I.P. Darya Dugina!

Marius Creati

Piero Angela, muore il giornalista inventore di Quark

August 16, 2022 Leave a comment

È morto Piero Angela: addio all’inventore di Quark che ha insegnato la scienza agli italiani

Era nato a Torino il 22 dicembre 1928. La serie Quark a cui ha legato il suo nome è cominciata nel 1981

Piero Angela è morto. Il giornalista e divulgatore scientifico noto per i suoi programmi sulla Rai aveva 93 anni. Ad annunciarlo con un breve post su Facebook il figlio Alberto: «Buon viaggio, papà». Era nato a Torino il 22 dicembre 1928. La serie Quark a cui ha legato il suo nome è cominciata nel 1981. È stato anche inviato e conduttore del telegiornale della Rai. Angela era anche un musicista (suonava il pianoforte) e un estimatore del jazz. La storica prima sigla di Quark è una rivisitazione dell’Aria sulla 4a Corda (dalla suite n° 3 in re maggiore) di Johann Sebastian Bach nella versione eseguita dal gruppo The Swingle Singers e pubblicata nel loro album d’esordio del 1963 Jazz Sébastien Bach. La Camera ardente sarà allestita il 16 agosto dalle 11.30 in Campidoglio, a Roma. Nelle ore successive ci sarà un funerale laico.

Innovazione e tradizione

La prima idea di Quark in Rai era innovativa. L’ispirazione veniva dai documentari della Bbc mentre l’uso dei cartoni animati di Bruno Bozzetto per spiegare i concetti era piuttosto nuova all’epoca. Dal programma-base nacquero diversi spin-off tra cui gli speciali su Economia ed Europa. Nel 1986 e nel 1987 Angela ha condotto due serate sul clima da Torino sulla Rai. Nel 1995 è nato SuperQuark mentre dal 2000 lui e il figlio Alberto sono autori di Ulisse, programma a puntate sulle scoperte storiche e scientifiche. Dal 2001 al 2006 ha diretto il mensile Quark, poi chiuso per mancanza di fondi. È stato autore di oltre trenta libri che complessivamente hanno venduto tre milioni di copie. Nel 2000 fu citato in tribunale per diffamazione da due associazioni omeopatiche sia nel civile che nel penale. L’accusa partiva da una puntata di SuperQuark dell’11 luglio 2000 in cui spiegava che la medicina omeopatica non aveva fondamento scientifico. Difeso da Giulia Bongiorno e Franco Coppi, fu assolto nel penale e vinse al civile. Il giudice gli diede ragione non riconoscendo la scientificità della disciplina.

L’addio al pubblico

Nei giorni scorsi Angela ha voluto lasciare al sito Internet del suo programma SuperQuark l’ultimo messaggio di saluto ai telespettatori

“Cari amici mi spiace non essere più con voi dopo 70 anni assieme. Ma anche la natura ha i suoi ritmi. Sono stati anni per me molto stimolanti che mi hanno portato a conoscere il mondo e la natura umana. Soprattutto ho avuto la fortuna di conoscere gente che mi ha aiutato a realizzare quello che ogni uomo vorrebbe scoprire. Grazie alla scienza e a un metodo che permette di affrontare i problemi in modo razionale ma al tempo stesso umano. Malgrado una lunga malattia sono riuscito a portare a termine tutte le mie trasmissioni e i miei progetti (persino una piccola soddisfazione: un disco di jazz al pianoforte…). Ma anche, sedici puntate dedicate alla scuola sui problemi dell’ambiente e dell’energia. 

È stata un’avventura straordinaria, vissuta intensamente e resa possibile grazie alla collaborazione di un grande gruppo di autori, collaboratori, tecnici e scienziati. A mia volta, ho cercato di raccontare quello che ho imparato. Carissimi tutti, penso di aver fatto la mia parte. Cercate di fare anche voi la vostra per questo nostro difficile Paese. Un grande abbraccio”.

Fonte: Open

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Olivia Newton-John, muore la meravigliosa “Sandy” di Grease

August 11, 2022 Leave a comment

MELBOURNE, AUSTRALIA – SEPTEMBER 16: Olivia Newton-John during the annual Wellness Walk and Research Runon September 16, 2018 in Melbourne, Australia. The annual event, now in it’s sixth year, raises vital funds to support cancer research and wellness programs at the Olivia Newton-John Cancer Wellness and Research Centre in Victoria. (Photo by Scott Barbour/Getty Images)

È morta Olivia Newton-John.

Aveva 73 anni.

La dolce Sandy di Grease, la biondina timida con il golfino color del cielo sulle spalle e il nastro nei capelli che si trasforma in una pantera sexy inguainata in un total black di pelle nera e capigliatura cotonata nel film cult che l’ha resa indimenticabile accanto a John Travolta, è deceduta dopo una lunga battaglia contro il cancro. Lo ha annunciato il marito, John Easterling, su Instagram, sottolineando che la cantante e attrice si è spenta “serenamente nella suo ranch nel sud della California, circondata da familiari e amici”. “Olivia – ha scritto – è stata un simbolo di trionfi e speranza per oltre 30 anni condividendo il suo viaggio con il cancro al seno. La sua ispirazione curativa e la sua esperienza pionieristica con la fitoterapia continuano con il Fondo Olivia Newton-John Foundation, dedicato alla ricerca sulla fitoterapia e sul cancro.

Al posto dei fiori, la famiglia chiede che qualsiasi donazione sia fatta in sua memoria alla @onjfoundation”. Il suo calvario era iniziato nel 1992 con un tumore al seno, che inizialmente aveva sconfitto, diventando una fiera e battagliera sostenitrice dello screening del cancro al seno: a Melbourne, in Australia, un centro per la lotta al cancro porta il suo nome. Poi nel 2013 la doccia fredda e la recidiva, estesa anche alla spalla, che l’aveva costretta a rinviare un tour negli Stati Uniti e in Canada. “Paura? No. Mio marito mi è sempre accanto, mi sostiene e sono convinta che sconfiggerò la malattia: questo è il mio obiettivo”, aveva spiegato. Nel 2017 le era stato diagnosticato un tumore alla schiena, alla base della colonna vertebrale. Nata a Cambridge nel 1948, dopo l’infanzia e l’adolescenza in Australia, nel 1966 Olivia Newton-John si trasferì nel Regno Unito dove iniziò la carriera nella musica incidendo il suo primo singolo “Till you say be mine”. Nel 1974 si classificò al quarto posto all’Eurovision Song Contest con il brano “Long Live Love”. A darle la grande popolarità, nel 1978, fu Grease, il musical di maggior successo nella storia del cinema. Da allora ha pubblicato numerosi singoli di successo, diventati numero uno, collezionato tour a livello internazionale e diversi premi Grammy.

Nel 2017 ha girato gli Stati Uniti con l’album “Live On”, inizialmente sospeso per i dolori alla schiena causati dal tumore. “Amo cantare, è tutto ciò che so fare – aveva detto in un’intervista -. Tutto ciò che ho fatto da quando avevo 15 anni, quindi è la mia vita”. Tra i suoi più grandi successi, nel 1981 il singolo Physical seguito dall’omonimo album, vincitore di diversi dischi d’oro e di platino. Nello stesso era stata consacrata dalla stella sulla Hollywood Walk of Fame.

Fonte: Ansa

Presentazione del libro “Prigionieri del Tempo” di Tino Di Cicco, presso Dopolavoro Ferroviario a Pescara

June 20, 2022 Leave a comment


Tino Di Cicco

PRIGIONIERI DEL TEMPO

io non vorrei scrivere poesie
ma debbo esercitarmi
a capire
perché si nasce
e perché si muore

perché siamo qui
prigionieri del tempo
e tutti facciamo finta
di niente

Come sarebbero diverse le nostre vite […], se fossimo venuti al mondo in un humus dove si potesse ri/conoscere, già dalle nostre cellule più infinitesimali, che il vivere e il morire sono processi intrecciati, simultanei e coterminali, per cui sapremmo di cominciare a morire dal momento in cui nasciamo. Moriamo, insomma, mentre viviamo, ma ciò non sarebbe un dramma nella misura che la coincidenza rientra, letteralmente, nell’ordine più semplice e dato delle cose. E come sarebbe diverso, di conseguenza, il nostro rapporto col tempo, e con la grandiosità, al contempo feroce e sublime, della vita.

(Dalla prefazione di Anthony Molino)

Presentazione del libro PRIGIONIERI DEL TEMPO di Tino DI Cicco a Pescara, presso Dopolavoro Ferroviario, via Vittorio Emanuele 257/A, Pescara – 23 giugno 2022 ore 18:00

Catherine Spaak, muore la famosa attrice francese

April 18, 2022 Leave a comment

Attrice, cantante e conduttrice: è scomparsa a Roma a 77 anni dopo una lunga malattia. Tra le interpretazioni più note, “Il Sorpasso”, “L’Armata Brancaleone” e “Febbre da cavallo”. In tv lanciò Forum, poi per anni fu il volto di “Harem”, primo talk al femminile

Il mondo dello spettacolo ha perso oggi una delle sue rappresentanti più note ed eclettiche. È morta a 77 anni in una clinica romana Catherine Spaak: malata da tempo, l’attrice, conduttrice, cantante, ballerina e scrittrice è stata colpita da un’emorragia cerebrale. La conferma è stata data dal ministro della Cultura Dario Franceschini: “Apprendo con dolore della scomparsa di Catherine Spaak, artista poliedrica, colta ed elegante che nel nostro Paese ha trovato una casa che l’ha accolta e amata. Mi stringo ai familiari e agli amici in questa triste giornata”.

DAL CINEMA ALLA TV 

La Spaak era nata in Francia, a Boulogne-Billancourt il 3 aprile del 1945 da una famiglia belga. Naturalizzata italiana, qui aveva ha conosciuto la fama negli anni Sessanta e Settanta. Il suo debutto nel cinema italiano ad appena 15 anni, nel film Dolci inganni di Alberto Lattuada. La consacrazione è arrivata con La voglia matta di Luciano Salce e soprattutto con Il sorpasso di Dino Risi. Da non dimenticare la sua partecipazione ad altre pellicole amatissime dagli italiani come L’armata Brancaleone di Mario Monicelli e Febbre da cavallo. Nella musica trovò il successo grazie soprattutto alla cover di Tous les garçons et les filles di Françoise Hardy e L’esercito del surf. Negli Anni 80 trovò spazio anche nel piccolo schermo: fu la prima conduttrice di Forum che guidò per le edizioni del 1985 e 1986 ma soprattutto volto di Haremche, su Raitre, fu il primo vero talk al femminile, quindi alcune partecipazioni in Un posto al sole e Un medico in famiglia e persino una breve partecipazione all’Isola dei famosi 2015 che lasciò dopo poco tempo dall’inizio.

QUATTRO MATRIMONI  

Catherine Spaak riempì le pagine di rotocalchi e settimanali anche grazie alla sua movimentata vita sentimentale. È stata infatti sposata quattro volte. La prima negli anni Sessanta con Fabrizio Capucci, incontrato sul set della pellicola La voglia matta, da cui ebbe una figlia, Sabrina. Più tardi, dal 1972 al 1979, con Johnny Dorelli, da cui ha avuto un altro figlio, Gabriele. Quindi con l’architetto Daniele Rey, dal 1993 al 2010, e tre anni più tardi con Vladimiro Tuselli, che lasciò nel 2020.

Fonte: La Gazzetta dello Sport

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Mahmood e Blanco, vincitori del Festival Sanremo 2022

February 6, 2022 Leave a comment

I favoriti della vigilia trionfano all’ultima manche. Per Mahmood è la terza volta, dopo aver vinto tra i Giovani e poi tra i Campioni nel 2019

Sono Mahmood e Blanco con Brividi i vincitori della 72esima edizione del Festival di Sanremo. Seconda Elisa con O forse sei tu, terzo Gianni Morandi con Apri tutte le porte. Per Mahmood è la terza volta, dopo la vittoria a Sanremo Giovani nel 2018 con Gioventù bruciata seguita da quella del 2019, tra i Campioni, con Soldi. Mahmood e Blanco si guadagnano anche la partecipazione all’Eurovision Song Contest in progamma a Torino dal 10 al 14 maggio. 

Elisa conquista il secondo posto a 21 anni dalla vittoria con Luce. Per Gianni Morandi invece si tratta della seconda vittoria all’Ariston dopo quella del 1987, insieme a Umberto Tozzi e Enrico Ruggeri con Si può dare di più. Ma Morandi è stato anche conduttore del Festival, nel 2011 e nel 2012. 

A Massimo Ranieri e alla sua Lettera al di là del mare (ottava nella classifica generale) va il premio della Critica “Mia Martini” assegnato dalla sala stampa. Gianni Morandi si aggiudica anche il premio “Lucio Dalla” della sala stampa radio-tv-web. Il Premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo va a Fabrizio Moro con Sei tu, infine il Premio “Giancarlo Bigazzi” per la migliore composizione musicale viene assegnato a Elisa e alla sua O forse si tu.

Fonte: La Repubblica

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Monica Vitti, muore un talento smisurato del cinema italiano

February 3, 2022 Leave a comment

Aveva 90 anni, da anni ritirata dalla vita pubblica per la malattia che l’aveva colpita. Ha lavorato con i più grandi: musa di Michelangelo Antonioni, compagna di avventure di Alberto Sordi. Autrice e regista. La notizia data dal marito Roberto Russo

È morta Monica Vitti, talento smisurato del cinema italiano. Aveva compiuto 90 anni a novembre, da anni si era ritirata dalla vita pubblica per la malattia che l’aveva colpita. Ha lavorato con i più grandi: musa di Michelangelo Antonioni, compagna di avventure di Alberto Sordi ma anche autrice e regista. La notizia è stata data dal marito Roberto Russo attraverso Walter Veltroni che su Twitter ha scritto: “Roberto Russo, il suo compagno di tutti questi anni, mi chiede di comunicare che Monica Vitti non c’è più. Lo faccio con dolore, affetto, rimpianto”.

La grandezza di Monica Vitti si misura sulla distanza tra due battute cinematografiche: “Mi fanno male i capelli” e “Ma ‘ndo hawaii se la banana non ce l’hai”. Lei è stata capace – unica nella sua generazione – a coprire tutta la gamma di espressioni del cinema italiano. La donna borghese, nevrotica, dolente dell’incomunicabilità di Michelangelo Antonioni. La popolana, sguaiata, di un’allegria contagiosa, con Alberto Sordi. Punto di riferimento imprescindibile per tutte le attrici venute dopo di lei, Monica Vitti è stata tutto: profonda, enigmatica, sensuale, spiritosa. Intellettuale, popolare, malinconica, intelligente. Bellissima.

Negli ultimi anni, a causa di una malattia degenerativa, non è più apparsa in pubblico ma la sua eredità è rimasta fortissima nel mondo del cinema che, in occasione di anniversari e compleanni, non ha mancato di tributarle affetto con mostre fotografiche e rassegne dei suoi più di cinquanta film. Una carriera straordinaria e molti riconoscimenti: 5 David di Donatello come migliore attrice protagonista (più altri quattro riconoscimenti speciali), 3 Nastri d’Argento, 12 Globi d’oro (di cui due alla carriera) e un Ciak d’oro alla carriera, un Leone d’oro alla carriera a Venezia, un Orso d’argento alla Berlinale, una Cocha de Plata a San Sebastián, una candidatura al premio BAFTA.

Quella nuca bellissima: dal teatro al cinema

E pensare che al cinema Monica Vitti non aveva nessuna intenzione di dedicarsi. La sua passione era il teatro, scoperto ancora bambina durante la guerra (era nata a Roma il 3 novembre del 1931 con il nome di Maria Luisa Ceciarelli) quando giocava con i fratelli mettendo in scena spettacoli con i burattini per distrarli dalla realtà che li circondava.

Il debutto, ancora ragazza, con La nemica di Dario Niccodemi, poi l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica (dove si diplomò nel ’53), e una breve ma intensa attività teatrale, da Shakespeare a Molière, da Brecht a Sei storie da ridere di Luciano Mondolfo. Poi arrivò il doppiaggio e fu proprio lì, dalla cabina di regia, mentre Monica stava prestando la sua voce a Dorian Gray ne Il grido che Antonioni disse quella frase destinata a cambiare la sua carriera e la sua vita: “Ha una bella nuca, potrebbe fare del cinema”.

Antonioni e il cinema dell’incomunicabilità

L’incontro con Antonioni fece saltare tutti i progetti dell’attrice che stava per sposarsi con un fidanzato architetto. Via il fidanzato, via la carriera teatrale Vitti divenne la musa del regista e di quella pagina del suo cinema dedicata alla nevrosi della coppia, alle inquietudini della donna moderna. Uno dietro l’altro arrivarono L’avventura (1960), La notte (1961), L’eclisse (1962) e Deserto rosso (1964): quattro donne diverse ma simili, quattro variazioni sullo stesso tema, la tormentata Claudia che cerca l’amica tra le isole delle Eolie, la tentatrice Valentina che “ruba” Mastroianni a Jeanne Moreau, la misteriosa e scontenta Vittoria che si fa corteggiare senza entusiasmo dall’agente di cambio Alain Delon e la depressa e tormentata Giuliana, moglie di un imprenditore insoddisfatta della vita.

Benvenuta commedia da Monicelli a Sordi

Nella seconda metà degli anni ’60, archiviato il cinema di Antonioni e lo stesso regista da cui si era separata (ma rimasero a vivere uno sopra l’altro per anni), Monica Vitti passò al genere della commedia che aveva ben frequentato a teatro. Con Mario Monicelli (La ragazza con la pistola, 1968) potè finalmente liberare la sua vis comica, già lucidamente preannunciato dal suo maestro di Accademia Sergio Tofano. Essendo bella ed elegante fu tra le prime attrici a saper dimostrare che per far ridere sul grande schermo non bisognava essere per forza bruttine o poco desiderabili. Accanto ad Alberto Sordi (che soffre molto per lei in Amore mio aiutami) cominciò un sodalizio che li porterà al grande successo di Polvere di stelle del 1973. In mezzo ci sono le collaborazioni con i nostri più grandi registi: Ettore Scola (Dramma della gelosiaaccanto a Giannini e Mastroianni), Dino Risi (Noi donne siamo fatte così), Luciano Salce (L’anatra all’arancia), Nanni Loy, Luigi Comencini (due degli episodi di Basta che non si sappia in giro).

L’amore con Di Palma, i suoi film e un po’ di tv

Negli anni Settanta l’attrice fu diretta per tre volte dal compagno di allora, il direttore della fotografia di Antonioni, Carlo Di Palma, passato alla regia. È lei Teresa la ladra, il film di debutto di Di Palma (1973), poi verrà Qui comincia l’avventura (1975), motociclista tuta in pelle e casco integrale nel film a due con Claudia Cardinale (sorta di Thelma e Louise ante litteram) e infine la farà diventare una regina di tabarin (Mimì Bluette…fiore del mio giardino,1976). Negli anni Settanta ecco anche alcune incursioni televisive, mentre continua a frequentare il teatro, nel ’74 si misura con due stelle del piccolo schermo come Raffaella Carrà e Mina cantando con loro Bellezze al bagno nel varietà Milleluci, quattro anni dopo recitò per la televisione nella commedia Il cilindro, di Eduardo De Filippo.

Anni Ottanta e debutto alla regia

Dagli anni Ottanta Monica Vitti cominciò a diradare le apparizioni sul grande schermo, figurando soprattutto nei film diretti dal suo nuovo compagno, il fotografo di scena poi diventato regista Roberto Russo, (Flirt, 1983; Francesca è mia, 1986) che dopo 27 anni di fidanzamento sposò nel 2000 in Campidoglio. Di dieci anni prima il suo debutto come regista per il film Scandalo segreto da lei scritto e interpretato che le regalò un’ultima grande soddisfazione, il David di Donatello per il miglior esordio. È la storia di Margherita, la stessa Vitti, che riceve in regalo da un amico regista una telecamera molto moderna, automatica, completa di telecomando; la sua vita cambierà radicalmente e la macchina le rivelerà non solo il tradimento del marito con la sua migliore amica (Catherine Spaak) ma anche la desolazione della propria esistenza. Nella sua vita ha scritto due libri: nel ’93 Sette sottane, autobiografia che prendeva il titolo dal soprannome che aveva da bambina “sette vestiti” dal momento che, se andava di fretta, era capace di mettersi un abito addosso all’altro e poi, nel ’95, Il letto è una rosa in cui scriveva “Lo smarrimento mi stringe alla gola come un boa trasparente. Non posso dimostrare che ci sia, ma lui mi avvolge e mi striscia sul viso, promettendo orrori…”.

55 donne in una sola

In 35 anni di cinema ha realizzato 55 film. Dando l’addio a Monica Vitti possiamo dare l’arrivederci alle tante donne che ha raccontato con grazia, femminilità e coraggio. Alle donne tormentate di Antonioni, alla spia Modesty Blaise di Joseph Losey, alla siciliana sedotta e tradita che vola a Londra per vendicarsi e scopre la libertà, alla Giuliana di Natalia Ginzburg portata sullo schermo da Luciano Salce in Ti ho sposato per allegria, alla donna che inventò la mossa: Mimì Tirabusciò. E ancora alla fioraia Adelaide divisa tra il muratore Mastroianni e il pizzaiolo Giannini, alla Tosca di Gigi Magni, alla soubrette Dea Dani nella Roma occupata dai nazisti, alla Mimì Bluette di Di Palma… tantissime donne in una sola, Monica: una nessuna e centomila.

Funerali e camera ardente

Venerdì in Campidoglio la camera ardente dell’attrice scomparsa all’età di 90 anni. L’apertura al pubblico, che vorrà darle l’ultimo saluto, dalle 10 alle 18. I funerali invece si terranno sabato 5 nella Chiesa degli Artisti a piazza del Popolo alle ore 15. 

di Chiara Ugolini

Fonte: La Repubblica

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Thierry Mugler, muore lo stilista visionario della moda francese

January 24, 2022 Leave a comment

Esploratore dei diversi ambiti artistici, dalla fotografia, al teatro, aveva 73 anni. La notizia della sua scomparsa è stata annunciata sui social, con un post completamente nero. Attivo dagli anni ’70, Mugler ha vestito con i suoi abiti star come Diana Ross, Lady Gaga, George Michael e Madonna

Thierry Mugler, lo scandaloso stilista che ha dominato le passerelle europee tra la fine degli anni‘80 e l’inizio degli anni ‘90, è morto domenica. Aveva 73 anni: la sua scomparsa (“per cause naturali”) è stata diffusa in modo social, pubblicata sul profilo Instagram ufficiale del suo marchio. “#RIP – recita il testo  – Siamo devastati nell’annunciare la morte del signor Manfred Thierry Mugler domenica 23 gennaio 2022. Possa la sua anima riposare in pace”.

Thierry Mugler, lo scandaloso stilista che ha dominato le passerelle europee tra la fine degli anni‘80 e l’inizio degli anni ‘90, è morto domenica. Aveva 73 anni

Arrivati domenica sera, due dei suoi amici più cari hanno confermato la sua morte ma hanno rifiutato di essere intervistati, dicendo che erano troppo sconvolti.

Il brand

Dal 1975 ad oggi, il brand Mugler è sempre stato sinonimo di moda alternativa: il capolavoro dell’eccesso. Lo stilista è stato uno dei principali artefici di un’estetica della fine degli anni‘80, il creativo che ha coniugato sadomasochismo e haute couture.

La sua silhouette era una specie di triangolo rovesciato con spalle giganti e una vita stretta. Amava il lattice, la pelle e le curve. Le sue prime muse includevano Grace Jones e Joey Arias. Ha avuto una lunga collaborazione creativa con David Bowie e lo ha persino vestito per il suo matrimonio con Iman. La sua spiccata sensibilità lo ha portato dall’haute couture alla messa in scena di uno spettacolo di grande successo delCirque Du Soleil a Las Vegas. Molto tempo dopo essere entrata in uno stato di semi-pensionamento la sua creatività, all’inizio degli anni 2000 è arrivato il suo profumo “Angel”, diventato un enorme successo.

L’elegante sensibilità punk di Alexander McQueen deve molto al lavoro di Mugler. Proprio come il look iniziale di “Bad Romance” di Lady Gaga. Mugler è anche noto per aver vestito alcuni dei più grandi nomi di Hollywood e non solo, tornando nel 2019 vestendo Kim Kardashian per il Met Gala. Il meraviglioso abito a sirena che Mugler ha disegnato per la Kardashian per il Met Gala del 2019, l’ha fatto conoscere a milioni di nuovi fan.

Il cordoglio

“Manfred, sono così onorato di averti incontrato e di lavorare nel tuo meraviglioso mondo – il saluto del suo attuale direttore creativo, Casey Cadwallader – . Hai cambiato la nostra percezione di bellezza, fiducia, rappresentazione e auto-potenziamento. La tua eredità è qualcosa che porto con me in tutto ciò che faccio. Grazie“.

La morte dello stilista francese è stata annunciata anche su Facebook dal suo agente, Jean-Baptiste Rougeot. “Siamo devastati nell’annunciare la morte del signor Manfred Thierry Mugler domenica 23 gennaio 2022”. Il post, condiviso sulla pagina ufficiale dello stilista, è stato un colpo al cuore per tutte le amanti della moda, ma non solo. Perché nella sua carriera, Mugler di successi ne ha raggiunti.

Le sue origini

Nato a Strasburgo il 21 dicembre del 1948, Mugler ha vissuto l’arte e la creatività sin da bambino. Oltre alla danza, da giovane ha subito il fascino del design d’interni. La sua vita, tuttavia, è cambiata quando si è trasferito a Parigi: nel 1970, ha iniziato a lavorare come vetrinista nella boutique Gudule. E, nel suo tempo libero, come chiunque rincorra un sogno, disegnava abiti, seguiva corsi di arte, ricercava il suo stile

La grande mostra a Parigi

“Ma la sua non era ‘una donna oggetto’, bensì un ‘soggetto donna’, che esaltava il corpo cosciente”, sottolinea Thierry-Maxime Loriot, curatore della mostra retrospettiva in corso al Muséee des Arts Décoratifs di Parigi, inaugurata a settembre con una festa, dal titolo “Thierry Mugler: Couturissime”, la prima rassegna dedicata allo stilista: raccoglie circa 150 capi realizzati tra il 1977 e il 2014. “Sono molto felice che una selezione così armoniosa del mio lavoro venga mostrata all’Arts Decoratifs, perché il mio lavoro è strettamente legato alla scultura, alla pittura e a tutte le altre arti decorative”, aveva detto lui stesso della retrospettiva.

“Sono sempre stato affascinato dall’animale più bello della terra: l’essere umano diceva un entusiasta Thierry Mugler – . Ho usato tutti gli strumenti a mia disposizione per sublimarlo: non sono un uomo che guarda al passato, a Parigi ho voluto mettere in scena le mie creazioni e immaginare una visione artistica globale, libera e reinventata. Così mi sono immerso in questa avventura creativa! Oggi si apre un capitolo molto bello per noi, questa è la città che mi ha aperto le braccia, e al Musée des Arts Décoratifs, che per me è il più bello degli scenari”.

Già presentata a Montreal, Rotterdam e Monaco – la mostra è stata inaugurata il 30 settembre dello scorso anno ad apertura della fashion week parigina. Esposte le creazioni di Mugler dal ’73, anno della prima sfilata, al 2003, quando il multiforme genio francese ha deciso di abbandonare il mondo della moda.

Le mostra “Thierry Mugler hierry Mugler: Couturissime“, inaugurata il 30 settembre 2021 al 24 resyterà a perta fino al 24 aprile al  Musée des Arts Décoratifs de Paris, 107 rue de Rivoli, 75001 Parigi

“La danza mi ha insegnato molto rispetto al linguaggio del corpo, l’importanza delle spalle, come tenere la testa, camminare e posizionare le gambe”, spiegava il designer parlando del suo modo di interpretare il movimento.

Iconico, eccentrico e indipendente

A soli 25 anni, il primo negozio, Cafè de Paris, trampolino di lancio verso quella che un anno dopo sarebbe diventata l’azienda Thierry Mugler. Alla fine degli anni ‘90, il lancio del suo profumo, “Angel“, in una bottiglia a forma di stella, diventato uno dei profumi più venduti della storia, capace di rivaleggiare persino con il leggendario “Chanel N 5“.

Eccentrico e con enorme senso di indipendenza, Mugler aveva rifiutato la proposta di Bernard Arnault di dirigere Dior, proprio come aveva rifiutato qualche anno prima di lavorare al guardaroba di un film di Francis Ford Coppola.

Body-building e chirurgia plastica

L’uso della corsetteria e il suo esagerato approccio al corpo femminile gli aveva attirato critiche, ma lui stesso nel 2019, posando per un photoshot con Interview Magazine, aveva spiegato la sua passione per il body-building, lo yoga e la chirurgia plastica. “Penso che sia importante per le persone arrivare a una completa realizzazione di se stessi: sono sempre stato affascinato dal corpo umano e ho volute rendere omaggio a cosa puo’ fare”. Iconico il tributo pubblicato sulla sua pagina Instagram: “Un visionario la cui immaginazione ha consentito alle persone in tutto il mondo di essere più audaci e sognare in grande ogni giorno”.

Fonte: Luce La Nazione

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