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Erin Moran, muore l’attrice interprete della giovane Joanie Cunningham in Happy Days

April 24, 2017 Leave a comment
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Aveva 56 anni. Il dolore di “Fonzie”: “Ora troverai la pace cercata invano”. E quello di Ron Howard: “Illuminava gli schermi tv”. Era la sorellina di Ricky Cunningham, nella versione italiana chiamata “sottiletta”.

ADDIO a Erin Moran, la Joanie di Happy Days. L’attrice resa famosa dalla popolarissima serie tv degli anni ’70 e ’80 è morta all’età di 56 anni. Il corpo è stato ritrovato nella Harrison County, in Indiana, quando in seguito a una chiamata al numero di emergenza 911 sono arrivati i soccorsi. Ancora sconosciute le cause e le circostanze del decesso, sarà disposta un’autopsia.

Moran, originaria della California, in Happy Days era la sorella più piccola di Ricky Cunningham, il miglior amico di Fonzie, interpretato da un giovanissimo Ron Howard . Su Twitter il dolore di Henry Winkler, il mitico Fonzie: “Oh Erin… ora finalmente avrai la pace che hai cercato invano su questa terra”. Anche il regista Ron Howard ha affidato a un tweet il suo messaggio di saluto: “Una notizia triste, triste. Riposa in pace Erin. Ti ricorderò sempre nel nostro show cercando di recitare sempre meglio, divertendoti e illuminando gli schermi tv”.

Erin Moran deve tutta la sua popolarità alla serie alla quale partecipò per tutti i dieci anni in cui andò in onda, dal 1974 al 1984, sempre nel ruolo della sorellina di Ricky Cunningham, che nella versione italiana della serie tv veniva chiamata “sottiletta”, personaggio che aveva cominciato ad interpretare a dodici anni. Il ruolo di “sottiletta” aveva avuto anche l’onore di uno spin-off grazie alla serie Jenny e Chachi insieme a Scott Baio, che in tv era il cugino di Fonzie di cui si innamorava. Lo spin-off raccontava della coppia di fidanzati che si trasferiva a Chicago a metà degli anni Sessanta per cercare di sfondare come duo musicale. Per il suo ruolo in Happy Days Erin Moran nel 1983 vinse il premio Young Artist Awards.

Ha partecipato anche ad altre serie tv come Una famiglia americana (1971), Tre nipoti e un maggiordomo (1966), Io e i miei tre figli (1960), Una moglie per papà(1969), Gunsmoke (1955), La famiglia Smith (1971) e F.B.I. (1965). Anche se Erin Moran, il cui debutto era avvenuto in uno spot televisivo, è stata da sempre considerata un’attrice da piccolo schermo ha recitato anche in qualche film per il cinema: con Debbie Reynolds in Uffa papà quanto rompi (1968), con Godfrey Cambridge in L’uomo caffellatte (1970) e con Wayne Newton in 80 Steps to Jonah(1969).

Negli ultimi anni ha avuto problemi economici e sofferto di dipendenze da alcol e droghe. Nel 2012 è stata sfrattata da un camping dove viveva insieme al secondo marito, Steven Fleischmann, in una roulotte della suocera.

Nella versione italiana di Happy Days Joanie era doppiata da Liliana Sorrentino mentre in Jenny e Chachi era Anna Marchesini a prestarle la voce.

Fonte: Repubblica

 

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Gianni Boncompagni, muore l’innovatore della tv italiana

April 18, 2017 Leave a comment

Gianni Boncompagni

Il conduttore radiofonico, paroliere, autore televisivo e regista aveva 84 anni. In una carriera di oltre mezzo secolo, con i suoi programmi ha cambiato la faccia del piccolo schermo

È morto a Roma Gianni Boncompagni. Aveva 84 anni. Conduttore e autore radiofonico e televisivo, regista, nel corso di una carriera lunga circa mezzo secolo è stato l’ideatore di numerosi programmi che hanno segnato la storia della televisione italiana. Tra i grandi innovatori dello spettacolo insieme a Renzo Arbore, ha dato vita a show rivoluzionari come Alto gradimento, Bandiera gialla, Pronto, Raffaella?, Domenica In, Non è la Rai, Carramba. Boncompagni era nato ad Arezzo il 13 maggio del 1932. A dare la notizia della morte sono state le figlie Claudia, Paola e Barbara: “Dopo una lunga vita fortunata, circondato dalla famiglia e dagli amici se n’è andato papà, uomo dai molti talenti e padre indimenticabile”. La camera ardente sarà allestita martedì 18 aprile a Roma, alle 12, nella sede Rai di via Asiago 10.

“A tutti i maggiori degli anni 18, a tutti i maggiori degli anni 18, questo programma è rigorosamente riservato ai giovanissimi”. Poi la sigla con la voce di Rocky Roberts. Boncompagni e Renzo Arbore aprono così Bandiera Gialla, è il 1965, la Rai è quella di Ettore Bernabei che solo quattro anni prima aveva fatto indossare i collant neri coprenti alle gemelle Kessler. Bandiera Gialla per primo, nella storia della radio italiana, porta una ventata beat, apre le porte a Patty Pravo, Lucio Battisti e alla swingin’ London, all’umorismo e alla goliardia. La liturgia radiofonica va a gambe all’aria, i giovani scoprono di essere giovani e soprattutto scoprono che c’è spazio anche per loro, per divertirsi. Un trend che la coppia svilupperà e amplificherà con Alto gradimento (1970), fucina dell’improvvisazione e del sommo cazzeggio nonsense.

“La nostra amicizia è nata quando avevamo all’incirca 25 anni – ricorda Arbore – un’amicizia non conclusa ora che eravamo più vicini agli Ottanta che ai Settanta, come diceva sempre lui con il suo straordinario spirito toscano. Per me è stata un’amicizia provvidenziale, spero lo sia stato anche per lui. Ci conoscemmo ai tempi di quando frequentavamo il corso di maestro programmatore, eravamo compagni di banco. Aveva una visione moderna della vita, un senso d’umorismo all’avanguardia. Una visione che lo ha portato a rivoluzionare la radio e la tv. Spero di essergli stato utile con il mio atteggiamento più riflessivo e romantico, ma altrettanto teso a rivoluzionare la radio e la tv”.

Nel 1977 Boncompagni debutta in tv con Discoring. Poi arriva Pronto, Raffaella?(1984), condotto da Raffaella Carrà, di cui è stato pigmalione e con la quale ha avuto una lunga relazione sentimentale. Tocca poi a Pronto, chi gioca? (1985) condotto da Enrica Bonaccorti e a tre edizioni di Domenica in. Nel 1991 il passaggio a Mediaset, con Primadonna condotto da Eva Robin’s e soprattutto Non è la Rai, il programma che ha per protagoniste decine di ragazze adolescenti, alcune destinate ad continuare la carriera nella tv e nel cinema, come Claudia Gerini, Alessia Merz, Antonella Elia, Laura Freddi, Lucia Ocone, Romina Mondello, Sabrina Impacciatore e soprattutto la “primadonna” Ambra Angiolini che diventa l’idolo dei teenager. E che oggi lo ricorda con questo messaggio: “Se n’è andato il giorno di Pasqua ….è stato un genio anche nel salutarci. Grazie da una ragazzina normale che tu hai fatto in modo che crescesse con il coraggio di essere diversa da tutto, nel bene e nel male . Sei ovunque”.

Torna alla Rai, nel 1996-97 firma due edizioni di Macao (la prima con Alba Parietti, poi esclusa), la cui seconda edizione chiude per bassi ascolti. Ugualmente sfortunata l’esperienza di Crociera. Nel 2002 il rilancio con il Chiambretti c’è di Piero Chiambretti, tra informazione e varietà, poi tra il 2007 e il 2008 dirige e conduce Bombay su La7.

Padre della tv leggera e imprevedibile, Boncompagni firma anche delle hit musicali: Ragazzo triste, portata in classifica da Patty Pravo e Il mondo, successo mondiale lanciato nel 1965 da Jimmy Fontana, nonché tutte le hit di Raffaella Carrà, da Tuca tuca a Tanti auguri e ancora A far l’amore comincia tu. “Bandiera gialla”, ricordava, ” segnò un cambiamento culturale. Abbiamo lanciato i Beatles contro i Rolling Stones, i complessi li abbiamo battezzati tutti. Approfittando della scarsa conoscenza dell’inglese mettevamo anche canzoni con doppi sensi, allora inconcepibili per la radio, tipo Got My Mojo Working di Jimmy Smith, che voleva dire ‘porto il mio cosino a lavorare'”. Ma poi, con un po’ di malinconia, aggiungeva: “Oggi non s’inventa più niente. Gli stadi si riempiono con nomi orrendi, non ci sono mica i Beatles e loro, i giovani del cavolo, cantano canzoni senza senso. Quelli degli anni Sessanta erano spaventosi ma l’Italia era molto indietro. Quando dico che per certi cantanti ci vogliono gli arresti domiciliari così non fanno danni non deve ridere. Deve darmi retta”.

Interrogato, pochi anni fa, su quale fosse lo stato della tv, aveva detto: “Oggi guardo molto Sky, Maurizio Crozza su La7, History Channel o i film. Sulla Rai solo L’eredità, forse perché mi sento molto bravo nel dare le risposte. Ma la tv in generale verrà vista sempre meno, anzi nei prossimi dieci anni scadrà. A guardarla ormai sono solo donne anziane semianalfabete, quelle che votano Berlusconi. I ragazzi non sanno neanche cosa sia. La tv di oggi è Internet, con tutto quello che comporta. Sopravviverà per lo sport, che ci sarà sempre”.

Fonte: Repubblica.it

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Kontainer, nuovo EP della band/collettivo The Grooming

February 13, 2017 Leave a comment

the-grooming-kontainerKontainer, nuovo EP dei milanesi The Grooming.
“Un container è un’attrezzatura specifica per i trasporti. Può contenere delle merci, può essere abitazione oppure, se accuratamente trattato, può diventare un rifugio d’emergenza. Il nostro kontainer è a un tempo rifugio e contenitore di idee, ci ha portato da Milano a Berlino e ritorno per produrre 5 brani che fondono melodie e armonie basate su una ricerca timbrica e sonora realizzata da elettronica e strumenti tradizionali. Alla voce, Omer Lichtenstein, in arte Felidae Trick.”
The GrOOming, la band/collettivo “dai mille volti“che in passato per ogni proprio disco ha sempre coinvolto diversi artisti del panorama nostrano (da Chiara Canzian per The Candle, brano scelto per la rotazione di MTV Italia e lanciato da La Repubblica Spettacoli, a Jack Jaselli per il brano Totally Integrated, lanciato da TgCom24) oggi punta lo sguardo verso l’estero. La collaborazione, unica dell’EP, è questa volta con Omer Lichtenstein, leader dei berlinesi Felidae Trick.
The GrOOming si reputano attenti e curiosi ascoltatori in continua ricerca di sonorità che aggiungano nuovi sentieri espressivi alla forma d’arte chiamata “musica”. Eternamente grati e rivolti al Bristol Sound (Massive Attack – Tricky – Portishead) e alle sue evoluzioni, affiancano artisti come Alt J e Woodkid e Moderat (Apparat e Modeselektor) alle loro influenze.
Ancora una volta, la parte strumentale, l’ideazione e la composizione dei brani è nelle mani dei fondatori Giacomo Vanelli (synth) e Paolo Girelli (basso), accompagnati alla batteria da Emanuele Alosi e alla chitarra da Daniele Falletta.

Tracklist
01_ Alpha Dog ; 02_Paris (Eternal Life); 03_No Fly Zone; 04_Kontainer; 05_B.R.O.

CREDITI
Stefania Loschi – artwork
Chiara Mirelli – pics
Giovanni D’Avanzo: lyrics B.R.O.
Mix – Noise Factory
Master – Giovanni Ferliga (Aucan)
Omer Lichtenstein – vocals on all tracks
Mattia Boschi – cello on B.R.O.

Fonte: Mondoraro

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Insight, nuova alchimia musicale di Lino Cannavacciuolo

February 13, 2017 Leave a comment
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Lino Cannavacciuolo è un Musicista eclettico e travolgente, dalla tecnica personalissima, in grado di accostare alla sua estrazione classica, e alle sue indiscusse doti compositive, una sperimentazione dei suoni sempre raffinata e discreta, frutto di una continua ricerca di nuovi linguaggi musicali e di contaminazioni. La sua musica è un’esplosione di suoni e colori del Mediterraneo che passano attraverso vibranti virtuosismi, note ipnotiche e potenti, e una presenza scenica capace di travolgere il pubblico lasciandolo senza fiato fin dalle prime note.

Lino Cannavacciuolo è l’unico artista al mondo ad aver pubblicato un album per la prestigiosa collana Buddha Bar e, grazie anche alla sua storica collaborazione con Peppe Barra, è diventato uno degli autori di brani “iconici” che hanno raggiunto questo status in disparati ambienti musicali. Arrangiatore, produttore e compositore di numerose Colonne Sonore per il Cinema e la TV.
Ha iniziato la sua carriera al fianco di Roberto De Simone e collaborato con i più grandi artisti contemporanei come Pino Daniele, Claudio Baglioni, Adriano Celentano e Edoardo Bennato, ma anche con Tony Levin, Tullio De Piscopo, Gigi De Rienzo, James Senese, Eugenio Bennato, Alfio Antico, Solis String Quartet, Antonio Infantino, Daniele Sepe, Don Moye, Joe Amoruso, Enzo Avitabile, Fratelli Mancuso, Lina Sastri, Toni Esposito, Alan Wurzburger, John Giblin, Jenny Sorrenti, Gabin Debir, Patrizio Trampetti, Dennis Bovell.
LA BAND CHE HA SUONATO IN “INSIGHT” 
Gilda Buttà al pianoforte; Federica Vignoni al Violino I; Massimiliano Canneto al Violino II; Riccardo Savinelli alla Viola; Giuseppe Scaglione al Cello; Salvio Vassallo Electronics music. 

TRACKLIST
01 Beat – 02 Vision – 03 Regrets – 04 Light – 05 Mystorm – 06 Insight – 07 Deep blue sea – 08 The search – 09 Relationships 
Fonte: Mondoraro

 

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Aquaman, Nicole Kidman nuova regina di Atlantide?

February 8, 2017 Leave a comment

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A pochi mesi dall’inizio delle riprese del film su AquamanJames Wan si appresta a definire gli ultimi dettagli del cast che vedono in prima linea Nicole Kidman e Yahya Abdul Mateen II.

Dopo aver confermato l’affascinante Jason Momoa nel ruolo di Arthur Curry, il regista pare sia molto interessato a portare sul set anche l’incantevole attrice australiana, la quale potrebbe interpretare Atlanna, la madre di Orin/Arthur Curry/Aquaman.

Per quanto riguarda Yahya Abdul Mateen II, conosciuto per la serie The Get Down, sembrerebbe sia in trattativa per il ruolo di Black Manta, uno dei più grandi rivali del supereroe. Inoltre è ancora da definire se l’antagonista principale sarà Black Manta oppure il temibile Orm/Ocean Master, interpretato da Patrick Wilson. 

Il film raggiungerà le sale italiane il 27 luglio 2018. Attualmente gli unici nomi confermati sono: Jason Momoa e Amber Heard che sarà Mera.

Fonte: Zon

George Michael, muore una grande icona della musica pop inglese

December 26, 2016 1 comment
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Aveva 53 anni. La polizia: “Non ci sono circostanze sospette” legate alla scomparsa dell’artista. La sua lunghissima carriera: 100 milioni di dischi in 40 anni

David Bowie, Prince, Leonard Cohen, Paul Kantner, Keith Emerson e Greg Lake, e solo un giorno fa Rick Parfit degli Status Quo: un 2016 di lutti nel mondo della musica e dello spettacolo. E, nel giorno di Natale, anche George Michael è scomparso.  “Pacificamente”, come dicono i familiari, nella sua casa in Inghilterra. I soccorsi, arrivati nel pomeriggio nella sua abitazione, nell’Oxfordshire, non hanno potuto che constatarne la morte. La polizia precisa che “non ci sono circostanze sospette” legate al decesso dell’artista.

Michael era arrivato al successo con i Wham, diventando dei personaggi più popolari del pop degli anni Ottanta, conquistando legioni di fan adolescenti e riportando nelle canzoni, nel pieno dell’esplosione post punk, la melodia. Musica da fotoromanzo rosa, quella degli Wham che, mentre l’Inghilterra si colorava delle tinte della new wave, tra dark, elettronica e “new romantics”, scelse assieme ad Andrew Ridgley di percorrere, e con incredibile successo, un’altra strada, quella del pop leggerissimo e vacuo, da consumare in fretta e dimenticare. Salvo poi mettere a segno due brani almeno, “Careless Whisper” e “Last Christmas” che, piaccia o no sono entrati a far parte del repertorio dei classici di ogni piano bar del pianeta e vengono sistematicamente suonati ad ogni festa, quando si vogliono ricordare gli anni Ottanta, quelli dei Duran Duran e degli Spandau Ballet, che con lui condividevano il podio del pop britannico dell’epoca. Ma l’era delle canzoni rosa durò il tempo del successo dei Wham: quando il duo ebbe raggiunto il massimo del successo possibile Michael andò altrove e volò decisamente più in alto, al punto, addirittura, di potersi permettere di non cantare più i brani dei Wham in concerto, tanto per cancellare con un colpo di spugna una stagione musicale con la quale non voleva più avere nessun grado di parentela.

Del resto l’inizio della sua avventura solista, nel 1986, è assolutamente clamoroso: un duetto con Aretha Franklin, la leggendaria soul singer americana, un passaporto non solo per le parti alte della classifica americana ma soprattutto per il continente della “grande musica”. Scelta che non avvenne per caso, Michael voleva lasciarsi alle spalle il passato e “rinascere” musicalmente, voleva riscotruirsi una verginità musicale e dimostrare che era in grado di fare molto di più e molto di meglio.

Così, negli anni seguenti, la qualità delle sue canzoni e dei suoi concerti crebbe in maniera esponenziale, e il suo album del 1990, “Listen without prejudice vol.1”, chiedeva con il titolo l’attenzione che Michael meritava davvero. Prendeva forma con quel disco la sua straordinaria miscela di pop, sesso, simpatia, sfrontatezza, talento, spettacolarità, soul music, abilità, che lo portò in pochi anni ad essere la pop star che ambiva e meritava di essere.

Amava le luci del palcoscenico e, soprattutto in concerto, sapeva come portare il pubblico dalla sua parte, ma aveva anche un discreto impegno sociale, già dai tempi dei Wham, quando aveva messo per contratto che nulla dei soldi che guadagnava doveva essere investito in società che facevano affari con il Sudafrica razzista. E vanno ricordate le innumerevoli prese di posizione contro la politica di Margareth Tatcher ma anche contro quella di Tony Blair sull’Iraq, le molte battaglie in difesa dei diritti dei gay (anche se alcuni suoi colleghi omosessuali lo hanno spesso accusato di essere stato troppo “morbido” sulla materia), e anche la partecipazione al Live Aid e al Mandela Day.

Nel 1991 e nel 1992 ci sono le sue esibizioni più leggendarie, quella allo stadio di Wembley con Elton John e quella al tributo per Freddy Mercury, quando canta in maniera magistrale “Somebody to love”.

Poi, dal 1992 al 1996, un lungo periodo di silenzio, dovuto ad una estenuante battaglia legale con la sua casa discografica, quindi nel ‘96 un nuovo, eccellente, album, “Older”, dove nelle canzoni oltre al pop e al soul c’era anche la verità della sua vita, delle sue paure e delle sue fierezze. Gli anni seguenti sono segnati da altri successi, dai duetti con Withney Houston, Stevie Wonder e molti altri, ma anche dal clamoroso arresto del 1998 a Los Angeles, quando un poliziotto in borghese lo arrestò in un bagno pubblico per atti osceni e l’artista, subito dopo rilasciato, ammise apertamente di essere gay.

Nel 1999 pubblica un bellissimo album di cover “Songs from the last century” e poi un ultimo album di brani originali nel 2004, “Patience”. Nell’ultimo decennio diversi singoli, molti concerti, ancora altri arresti (nel 2006 e nel 2010, per alcol e cannabis), poi due anni fa un ambiziosissimo progetto live, diventato un disco, “Symphonica”, tra interpretazione di classici e brani nuovi. Michael era andato “fuori moda”, un po’ per motivi artistici, un po’ per scelta, “il pop è roba da giovani, non una gara di resistenza” amava dire.

“Un semplice parrucchiere con velleità canore”, lo definì Mick Jagger, in un periodo in cui Michael spopolava e gli Stones annaspavano tra droga e rumore. Di certo Mick Jagger è ancora tra noi con tutto il peso della sua leggenda, mentre Michael faticava da molti anni a tornare ai fasti di un tempo. Ma George Michael (al secolo Georgios Kyriacos Panayotou) è stato una star di epiche proporzioni fino alla fine degli anni Novanta, ha aperto la strada ad un’intera generazione di nuovi cantanti pop in Inghilterra e, una colpa forse più che un merito, a tutte le boy band venute dopo di lui. Michael, dopo i Wham, era riuscito a mettere insieme intrattenimento e qualità, per merito di una vocalità potente ma allo stesso tempo raffinata, con la quale poteva permettersi di cantare al fianco di chiunque senza mai sfigurare.

Fonte: La Repubblica

 

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Franca Sozzani, muore la signora della moda italiana

December 23, 2016 Leave a comment

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Si è spenta a Milano Franca Sozzani. Era nata nel 1950, aveva 66 anni. Era malata da oltre un anno. Originaria di Mantova, ha dedicato la sua vita all’edizione italiana di «Vogue». Dopo la laurea in lettere e filosofia all’Università Cattolica di Milano, aveva iniziato a lavorare per «Vogue Bambini», poi nel 1988 assunse la direzione di «Vogue», una carica mantenuta fino alla sua morte.

«Ma qualche volta, per favore, give me a break». Chiudeva così sette anni fa uno dei suoi blog più letti. «Felice di piacervi e non», il titolo. «Non si può sempre piacere a tutti e soprattutto non si deve». Ancora una volta è lei, Franca Sozzani, la più brava a raccontarsi. Testo, titolo e foto. Non ha mai nascosto a nessuno che era nata per questo, per andare avanti. «Il successo ce lo si guadagna, oserei dire ce lo si inventa. Niente arriva per caso anche se la fortuna di cadere al posto giusto, nel momento giusto, con la persona giusta agevola parecchio. Ma la sorte, si sa, è alterna. Non è proprio la base su cui costruire il proprio successo. Il talento, il tuo, è la vera forza».

Ha lottato sino all’ultimo

Così diceva. Poi con la bacchetta magica dell’ironia, sottile e intelligente, e con l’abito dell’eleganza, innata e personale era sempre un po’ più avanti di tutti. Franca Sozzani se ne è andata. Avrebbe compito 67 anni il 20 gennaio. Era ammalata da tempo, ma pochissimi sapevano. Una malattia incurabile, una di quelle per cui si era impegnata a combattere a suon di charity e serate: dal 2013 era presidente della Fondazione Ieo, Istituto Europeo di Oncologia. Sino all’ultimo ha combattuto contro il suo male e quello di altri. Alle sfilate in autunno era arrivata. No, non era a tutte, come spesso faceva. Un po’ affaticata. I lunghi capelli biondi più corti. Null’altro. Sempre disponibile a fare quattro chiacchere con chiunque. A rispondere alle domande. A dare il suo parere. E va detto perché non è così che si comportano tutte.

«Miranda non esiste»

«Dimenticate per favore Il Diavolo veste Prada. Miranda non esiste! Prepotenza, Capricci? Non ce ne sarebbe neanche il tempo. E poi, non vedo chi li sopporterebbe o chi mi sopporterebbe». Con questo la “direttora” non era una che le mandava a dire. Con il sorriso e l’ironia di cui sopra faceva sempre capire il suo punto di vista. Ai “suoi” ma anche a stilisti, fotografi, imprenditori. Lei è stata la moda in Italia, dal 1988, da quando è diventata direttore di VogueItalia rivoluzionando, sovvertendo, stupendo, contestando un sistema intero.

A 25 anni la passione per la moda

Nata a Mantova, un destino borghese che sembrava già scritto: matrimonio, famiglia, vacanze, frivolezze. Dopo il diploma al liceo classico “Virgilio” nella sua città, si laurea a Milano, alla Cattolica, in lettere e filosofia. Si sposa e dopo tre mesi di separa. A 25 anni quella grande passione per la moda, quella curiosità di capire e quelle idee, tante, tantissime. «Sì che sono una vincente! Non perché sia presuntuosa, ma perché tutte le mie idee hanno avuto successo». Erano gli anni Settanta ed entra a Vogue Bambino: «Ho deciso che volevo lavorare e fare la stylist e ho preso subito tutto sul serio. Oliviero Toscani racconta sempre che ero “una deficiente puntaspilli vestita Saint Laurent”», ironizza. Nel 1980 è già a dirigere un femminile vero Lei e nel 1983 le affidano anche la versione maschile Per lui. Nell’88 arriva a Vogue Italia e per la sua audacia più di una volta il direttore di Condé Nast International Jonathan Newhouse minaccia di licenziarla perché le sue «impertinenze», cioè foto e messaggi, sono troppo forti agli occhi di troppi pubblicitari perbenisti. Che dire del numero (luglio 2008) tutto con servizi con protagoniste solo modelle di colore e con articoli contro il razzismo? O quello contro la chirurgia estetica? O per le donne curvy? O contro le violenze domestiche? E tutto questo sul palcoscenico di un teatro di sete e lustrini. Da una parte le denunce sociali (nel 2014 è stata nominata anche ambasciatrice Onu per il programma alimentare). Dall’altra l’intuito per i talenti: da Gianni Versace a Giorgio Armani da Bruce Weber a Peter Lindbergh a Steven Meisel. E la consapevolezza che i giovani vanno aiutati, per esempio con i premi e i concorsi (Who’s Next). Dal 2006 è anche direttore di Vogue Uomo e dal 2015 è responsabile di tutti i periodici Vogue (Bambino e Sposa). In settembre a Venezia, durante la mostra del Cinema, è uscito il film documentario sulla vita di Franca Sozzani. La regia è del figlio, Francesco Carozzini, nato nel 1982, «Chaos and creation»: «La fama quella vera, deriva dalle capacità vere, dall’avere fatto cose vere. Questa è la vera fama».

Fonte: Corriere Della Sera

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