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Franco Gatti, muore uno dei quattro componenti del gruppo musicale Ricchi e Poveri

October 20, 2022 Leave a comment

Il gruppo: “Con Franco va via un pezzo della nostra vita”. Amadeus: “Mi piace ricordarlo sul palco dell’Ariston. Rividi la gioia nei suoi occhi” 

Lutto nel mondo della musica: è morto all’ospedale San Martino di Genova Franco Gatti dei Ricchi e Poveri.

Lo hanno annunciato all’ANSA i Ricchi e Poveri insieme alla famiglia: “È andato via un pezzo della nostra vita. Ciao Franco”. Franco lascia la moglie e una figlia. I funerali si terranno giovedì alle 11.30 nella chiesa di San Siro nel quartiere Nervi di Genova.

Era uno dei quattro componenti del gruppo musicale Ricchi e poveri, nato nel 1967 e ribattezzato così da Franco Califano perchè, diceva, erano “ricchi di idee, ma poveri di soldi”. Nati come un quartetto polifonico, formato da due voci maschili, ‘il baffo’ Franco Gatti e ‘il biondo’ Angelo Sotgiu, e due voci femminili, ‘la brunetta’ Angela Brambati e ‘la bionda’ Marina Occhiena, i Ricchi e Poveri persero la stessa Occhiena, che lasciò il gruppo nel 1981, e continuarono il viaggio come trio.

Dopo una carriera costellata da grandi successi internazionali come Sarà perchè ti amo, Che sarà, Se m’innamoro, La prima cosa bella, Mamma Maria e Voulez vous danser, nel 2016 fu Franco Gatti a lasciare i Ricchi e Poveri per dedicarsi di più alla sua famiglia, dopo aver perso tragicamente il figlio. “Una semplice scelta di vita”, disse, augurando ai suoi compagni ancora tanti successi. Un anno dopo il suo abbandono, Angela e Angelo decisero di tentare l’avventura in duo. La grande reunion, sul palco di Sanremo, con il rientro trionfale di Franco e di Marina fu un colpo messo a segno dal manager Danilo Mancuso e consacrato sul palco del teatro Ariston da Amadeus, nel 2020, in occasione dei 50 anni del brano ‘La prima cosa bella’ e della prima partecipazione al Festival del 1970una carrellata di hit e una divertente gag con Fiorello, un picco di ascolti di quel primo festival di Sanremo targato Amadeus. Per Franco tornare a cantare all’Ariston fu una sorta di risarcimento artistico e morale visto che proprio a Sanremo, pochi anni prima, nel 2013, era stato raggiunto dalla tragica notizia della morte improvvisa del figlio Alessio, a soli 23 anni, trovato senza vita nella sua abitazione di Nervi, a Genova. In quella circostanza Franco era stato costretto ad abbandonare Sanremo dove avrebbe dovuto esibirsi con i Ricchi e Poveri e ritirare un premio alla carriera.

Fonte: Ansa

Angela Lansbury, muore la “signora in giallo” della TV

October 12, 2022 Leave a comment

L’attrice inglese è morta nella sua casa di Los Angeles. Aveva 96 anni. Nella sua carriera ha vinto cinque Tony Award per gli spettacoli a Broadway e ha avuto dodici nomination agli Emmy per il personaggio di Jessica Fletcher

Angela Lansbury, l’attrice inglese conosciuta per la serie tv La signora in giallo ma sulle scene di Hollywood fin dalla giovinezza, e poi star dei musical a Broadway, è morta nella sua casa di Los Angeles a 96 anni. La sua morte è stata annunciata in una dichiarazione dalla sua famiglia: “I figli di Angela Lansbury sono tristi nell’annunciare che la loro madre è morta nel sonno nella sua casa a Los Angeles, a soli cinque giorni dal suo 97esimo compleanno”, si legge in un comunicato della famiglia.

Nella sua carriera Angela Lansbury ha vinto cinque Tony Award per le performance da protagonista sui palcoscenici di New York, da Mame nel 1966 a Blithe Spirit nel 2009, interpretato quando aveva 83 anni, a testimonianza anche della sua straordinaria resistenza.

Nata a Londra il 16 ottobre del 1925, era figlia dell’attrice irlandese Moyna MacGill e di Edgar Lansbury, un commerciante di legname e politico, figlio di un leader del Partito Laburista, George Lansbury. A 14 anni, allo scoppio della guerra, Angela Lansbury lasciò l’Inghilterra per gli Stati Uniti.

Debutto a Hollywood

Aveva solo 18 anni quando, dopo aver ottenuto un diploma alla Feagin School of Dramatic Art di New York, ottenne il suo primo ruolo cinematografico, la temibile domestica che tormenta Ingrid Bergman nel thriller Angoscia diretto da George Cukor nel 1944, un debutto precoce che la portò a un contratto con la Mgm e a una nomination agli Oscar come migliore attrice non protagonista. Ricevette una seconda nomination nel 1946, per la sua performance in Il ritratto di Dorian Gray diretta da Albert Lewin. Un inizio vertiginoso ma, come dichiarò in un’intervista al New York Times nel 2009, non si sentiva “a suo agio nel salire quella scala: non ero tagliata per le tipiche foto da pin-up, insomma per quel genere di cose”. 

Negli anni la Mgm la sceglierà regolarmente per i ruoli di donna anziana o cattiva. Degli 11 film cui ha partecipato dopo Dorian Gray, forse il suo ruolo più notevole è stato in Lo stato dell’Unione diretto nel 1948 da Frank Capra, al fianco di Katharine Hepburn Spencer Tracy, in cui interpretava Kay Thorndyke, una cinica e spietata magnate dei giornali che cerca di far eleggere presidente il suo amante fedifrago.

Sempre ruoli da cattiva: nel 1961 sarà la madre possessiva di Elvis Presley in Blue Hawaii e l’anno successivo l’inquietante madre di Laurence Harvey in Va’ e uccidi, con la regia di John Frankenheimer, un ruolo che le valse una terza nomination agli Oscar come attrice non protagonista: aveva solo tre anni più di Harvey, ma era del tutto convincente quando pronunciava la battuta: “Devi sparare in testa alla candidata alla presidenza”. Ha quindi interpretato una donna che uccide il marito in Mi dovrai uccidere!, e una madre prepotente in Come sposare una figlia di Vincente Minnelli

A Broadway

Fece il suo debutto a Broadway nel 1957 in Hotel Paradiso che ricevette buone recensioni che la convinsero a impegnarsi di più a teatro e nel 1960 interpretò una madre single alcolizzata di un’adolescente incinta in A Taste of Honey. Nel 1964 venne scelta per interpretare un sindaco corrotto nel musical di Arthur Laurents Stephen Sondheim Anyone Can Whistle in cui, nonostante il flop di pubblico, dimostrò di poter cantare con una buona voce da soprano. Ma è con Mame, l’adattamento musicale di Jerry Herman del romanzo di Patrick Dennis Zia Mame, che la rese una vera star. Lo spettacolo aprì a New York il 24 maggio 1966 e una recensione sul Times parlò di lei, dopo anni di ruoli non centrati a Hollywood, come “un bruco felice che si trasforma in una splendida farfalla”. Fu quello il primo Tony come miglior attrice, doppiato nel 1969 per il ruolo della contessa 75enne Aurelia in Dear World, un adattamento musicale della commedia di Jean Giraudoux, La Folle de Chaillot del 1943.   

A sorpresa il successo in tv

Ma nonostante tutto il suo successo a teatro, Angela Lansbury avrebbe catturato il pubblico più numeroso della sua carriera con la tv nel 1984, quando venne scelta per il ruolo della scrittrice di gialli Jessica Fletcher nella serie Cbs Murder, She Wrote, nota in Italia con il titolo di La signora in giallo, che le è valsa 12 nomination consecutive agli Emmy ma mai una vittoria.

E sebbene non abbia mai vinto un Oscar o un Emmy, ha ricevuto un premio onorario dall’Academy of Motion Picture Arts and Sciences nel 2013 per aver creato “alcuni dei personaggi più memorabili del cinema” e per essere stata “una fonte di ispirazione per generazioni di attori”. Un anno dopo fu nominata dama dalla regina Elisabetta II.

Novantadue anni. Angela Lansbury, La signora in giallo, festeggia il suo compleanno senza proclami, con lo stile riservato che da sempre la contraddistingue, lontano dagli atteggiamenti da diva. Indimenticata interprete di un film per ragazzi come Pomi d’ottone e manici di scopa, premio Oscar alla carriera nel 2014, 5 Tony Award, 6 Golden Globe, Angela Lansbury è una delle attrici più amate del pianeta e un anno fa ha smentito la voce secondo la quale avrebbe partecipato alla serie Game of Thrones. “Voglio interpretare donne reali”, ha spiegato in un’intervista, “non stereotipi. Donne che sappiano ciò che dicono, siano attive e partecipino alla società in modo consapevole e al cento per cento. Intelligenti, brillanti anche se incidentalmente hanno compiuto 80 o 90 anni. Il fatto è che nessuno scrive ruoli così, c’è un pregiudizio nei confronti degli anziani che invece spesso, nei loro ambiti, sanno fare la differenza”.

Fonte: La Repubblica

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Mattia Sorbi, giornalista italiano dimenticato dagli accoliti di Stato

September 16, 2022 Leave a comment
epa10170216 A handout still image taken from video provided by the Russian Defence Ministry press-service shows Italian journalist Mattia Sorbi, who was injured in a mine explosion in the Kherson region, while covering the fighting from the side of the Armed Forces of Ukraine, pictured in hospital in Kherson, Ukraine, 08 September 2022. According to the Russian Defence Ministry information ‘People dressed as military servicemen of the Armed Forces of Ukraine promised to escort reporter Mattia Sorbi by taxi to the line of contact between Ukrainian and Russian troops. While driving along the road, the car with the journalist was blown up by a Ukrainian mine. The taxi driver died on the spot, and Mattia Sorbi was seriously injured. Seeing a civilian car blown up on a mine, Russian servicemen, despite fire from Ukrainian positions, pulled Mattia Sorbi out of the burning car. On the spot, Russian servicemen provided him with first aid, carried him to a safe place and ensured an emergency delivery of the seriously wounded journalist to a medical facility’. EPA/RUSSIAN DEFENCE MINISTRY PRESS SERVICE/HANDOUT HANDOUT HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

“Le fiamme della morte bruciano sulle ali della libertà mentre l’Icaro Sorbi cade sotto il fragore ardente del Sol Malato!”

Conosciamo ormai l’avventura sinistra del buon Mattia Sorbi, un fiero reporter italiano inviato speciale in Ucraina, spesso e mal volentieri relatore a favore del regime di Kiev, per raccontare spaccati di vita e di morte nella fatidica guerra del Donbass.

Si da il caso che costui, vittima ignara designata, sia rimasto intrappolato in una delle sue tante storie di vita spezzata!

Il buon Mattia, di buon mattino, si reca in territorio ostile – “gli avevan detto che fosse terra sicura” – per pianificare il suo ennesimo servizio di guerra da presentare all’Occidente! Ma nel bel mezzo del nulla, a metà del percorso stradale designato, quella che avrebbe dovuto rappresentare la scorta baliva fino a destinazione lo barcamena in periferia dicendo di proseguire in direzione del vento, verso le nubi oscure dell’incertezza, e se ne va lasciando il prode giornalista e il suo tassista sventurato in balia di una sorte avversa, in realtà già profetizzata. 

Si, perché quel sentiero dissestato era e rimane ancora un percorso minato dai soldati ucraini con svariate mine di provenienza occidentale, gli stessi che in qualche modo lo avevano condotto verso la sua dipartita.

Tutti noi conosciamo i presupposti di un tipico attentato in fervido vecchio stile Old America che evidentemente piace ancora agli occidentali … e non.

Si da proprio il caso che siano stati un manipolo di soldati russi, in realtà un distaccamento di brigata in perlustrazione, a salvar la vita al giovane militante della stampa italiana dalle fiamme ardenti del tradimento, strappando il povero Mattia, tumefatto dalle ustioni e dalle ferite della detonazione, da morte sicura. 

E si da proprio il caso che la Signora in Nero abbia scelto l’autista per fare scempio della notizia, lasciando una dose di verità scomoda in balia dell’onda mediatica, che sicuramente in questi giorni non ha fatto salti di gioia per osannare la salvezza del prode giornalista sacrificato dai poteri alti, il quale sarebbe dovuto perire in sordina per divenire egli stesso falsa notizia di propaganda negativa nei confronti dei russi. 

In barba agli stolti, la Morte ne dispensa l’atto e fa sapere al mondo che un misfatto è stato compiuto! È risaputo che la cerea Nera Mietitrice non accetti il tradimento di buon grado, specie quando la terra pullula di corpi esanimi da lei non pianificati!

Mattia Sorbi è sopravvissuto al suo attentato! I soldati russi lo hanno strappato dal flagello del fuoco che ne avrebbe insabbiato l’omicidio, ordito dallo stesso governo di Kiev e dai suoi mandatari ostili!

Ma la storia non finisce nel silenzio di un letto d’ospedale in attesa di un sentito risveglio! 

Anzi la salvezza dell’Icaro Sorbi diventa preludio dell’anti-storia, quella che nessuno ancora abbia reso nota al mondo e che mi appresto a diffondere!

Mattia Sorbi impastava cera per modellare le sue ali cerose nel sogno di concretizzare la notizia perfetta che lo avrebbe consacrato nelle alte sfere del giornalismo di guerra. Quando i fogli cerei della sua propaganda furono disciolti da una cernita blasfema, quella della sua ora decretata! 

Quel fatidico giorno del 29 agosto le sorti di Sorbi erano state già sentenziate! Lui doveva perire! E di conseguenza diventare l’ennesimo eroe di guerra sacrificato ingiustamente per dare in pasto al mondo l’ennesima notizia di scempio occidentale ed alimentare così il dissenso russo. 

In questi giorni il governo di Kiev cerca di smentire la notizia, facendo sapere che il buon prode giornalista, dissuaso dal personale militare ucraino, decise di varcare volontariamente la soglia del fato, quella linea di contatto di combattimento in luogo non specificato, senza coordinamento a discapito della sua stessa incolumità. Come sono bravi a mettere le pezze quando serve giustificare l’evidenza, senza considerare che il buon Mattia abbia asserito di persona di aver ricevuto la conferma dal famoso personale militare ucraino che il percorso era sicuro! Sta di fatto che se son pezze, sono pezze rattoppate in maniera maldestra e le suture del rattoppo sono così evidenti da evidenziare una pessima manifattura! 

Già… signori e signore avete inteso bene! Mattia Sorbi è stato mandato a morire ingiustamente, la stampa italiana non lo ha difeso e nessun personaggio politico di spicco che abbia speso due parole in sostegno della sua condizione. Dove sono le parole di conforto dei grandi leader politici che avrebbero dovuto fare monologhi in difesa del giornalista italiano attentato in Ucraina, oserei dire non dai russi. Il governo tace, la stampa tace, la politica asserisce il “tacimento”. E nel marasma del silenzio tacito, qualche ora dopo dal fragore della scomoda notizia, il buon vecchio Mario Draghi, alza la cornetta del telefono per chiamare il baldanzoso presidente americano Joe Biden per fagli sapere che in Italia va tutto bene e che il governo italiano, non possiamo parlare del popolo italiano dissente, è ancora al fianco della sua governance belligerante. Sì, perché noi italiani possiamo morire sotto un fuoco amico, per mano di un alleato, e nessuno spenderà due parole in difesa di quella morte!

E quindi vorrei perorare la causa del buon giornalista, dato che in Italia quelli che contavano qualcosa hanno scelto la finzione tacita decretandone la sorte con un indegno silenzio indiscreto. Mattia Sorbi, il giornalista reporter, attentato ingiustamente per scopi iniqui, non avrebbe dovuto subire l’onta del suo sacrificio, l’ennesima cavia italiana immolata da una governance corrotta che fa scempio del nostro nazionalismo, del nostro libero arbitrio, della nostra libertà.

Editoriale di Marius Creati

Elizabeth Alexandra Mary di Windsor, muore Sua Altezza Reale la grande Regina Elisabetta II del Regno Unito

September 14, 2022 Leave a comment

La regina Elisabetta II del Regno Unito è morta giovedì pomeriggio a 96 anni, «serenamente». Lo ha annunciato Buckingham Palace, dopo che stamattina si erano diffuse le prime notizie su un aggravamento delle sue condizioni di salute, che erano state seguite da estese apprensioni. Elisabetta II, che era regina da 70 anni, era nella sua residenza estiva del Castello di Balmoral, in Scozia, ed era stata raggiunta nelle ultime ore dalla famiglia reale. Carlo, primo nella linea di successione, è ora re e assumerà il nome di Carlo III.

I dettagli sui funerali e sull’incoronazione di Carlo non sono ancora stati diffusi, e non ci sono precedenti recenti su cui basarsi, ma il Regno Unito si preparava da tempo a questo evento, per il quale aveva predisposto un complesso e minuzioso protocollo: la cosiddetta “Operazione London Bridge”.

Carlo ha diffuso un comunicato:

«La morte della mia amata madre, sua maestà la regina, è un momento di grande tristezza per me e i membri della mia famiglia. Piangiamo profondamente la dipartita di una sovrana adorata e di una madre molto amata. So che la sua perdita sarà molto sentita nel paese, nel regno e nel Commonwealth, e da tantissime persone nel mondo. In questo periodo di lutto e di cambiamento, la mia famiglia ed io saremo rincuorati e sostenuti dalla consapevolezza del rispetto e del profondo affetto di cui godeva la regina»

La prima ministra Liz Truss ha fatto un discorso di omaggio alla regina, descrivendola come «la roccia su cui è stata costruita la Gran Bretagna moderna», la cui morte è un «enorme shock» per il Paese e il mondo.

Diventata regina nel 1952, Elisabetta II è stata la sovrana più longeva del Regno Unito: aveva fatto in tempo a vedere come primo ministro Winston Churchill, e soltanto martedì aveva incontrato Truss dopo la sua recentissima nomina. In mezzo, di primi ministri ce ne sono stati quattordici. Elisabetta II era probabilmente il capo di stato più riconoscibile al mondo, e la maggior parte delle persone che vive nel Regno Unito e nei paesi del Commonwealth non ha mai conosciuto un tempo in cui non era a capo della monarchia.

Per ore, nel pomeriggio, nel Regno Unito e all’estero si era estesa l’apprensione ed erano arrivati messaggi di vicinanza. Annunci come quello arrivato giovedì erano piuttosto rari, perché intorno alla salute della regina veniva mantenuto solitamente un gran riserbo; l’arrivo di tutti i famigliari più stretti di Elisabetta II aveva poi confermato la gravità della situazione. I conduttori della BBC, che aveva trasmesso una copertura speciale, si erano vestiti di nero, come prevede il protocollo in caso di morte della regina.

La regina era nata col nome di Elizabeth Alexandra Mary della casa reale di Windsor il 21 aprile del 1926 a Londra. Suo padre era diventato re del Regno Unito con il nome Giorgio VI dieci anni dopo: gli era succeduta alla sua morte, venendo incoronata il 6 febbraio del 1952, pochi anni dopo essersi sposata con Philip Mountbatten, poi principe Filippo, morto l’anno scorso. Carlo, il loro primogenito ed erede al trono, era nato nel 1948.

Durante il suo lungo regno ebbe a che fare con gli avvenimenti più importanti del Novecento, vide passare sedici primi ministri e nonostante diverse crisi si guadagnò una grande popolarità nel Regno Unito e all’estero, alimentata di recente dal fatto che, ultranovantenne, continuò a presenziare alle cerimonie e agli eventi più importanti, pur riducendo le apparizioni in pubblico, specialmente dopo la pandemia. Pochi mesi fa aveva festeggiato il cosiddetto Platinum Jubilee (il giubileo di platino), ovvero i 70 anni di regno.

In un messaggio di cordoglio pubblicato sul sito della presidenza del Consiglio dei ministri italiana, Mario Draghi ha definito Elisabetta II «protagonista assoluta della storia mondiale degli ultimi settant’anni» e una sovrana che «ha raccolto rispetto, affetto, simpatia ovunque nel mondo». Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha inviato al nuovo re del Regno Unito «le più sentite condoglianze della Repubblica Italiana e mie personali» e ha detto che di Elisabetta verranno ricordate «l’autorevole saggezza e l’altissimo senso di responsabilità, espresso soprattutto nella generosità di spirito con la quale la Sovrana ha consacrato la sua lunga vita al servizio dei cittadini britannici e della più ampia famiglia del Commonwealth».

Fonte: Il Post

Darya Dugina, morte inutile di una giovane politica russa

August 22, 2022 Leave a comment

Sono profondamente rattristato per la morte violenta di questa giovane donna russa, barbaramente uccisa solo per perseguire le sue ideologie. I responsabili dell’attentato dovrebbero essere condannati secondo la pena giudiziaria più severa che vige nel paese, tenendo conto dell’aggravante della situazione conflittuale tra le due nazioni. La sua morte non ha certo aiutato i suoi mandanti ad ottenere vantaggi strategici o diplomatici. Tutt’altro è l’intento! La sua morte è solo un aspetto deteriorante di una strategia strampalata e grottesca. R.I.P. Darya Dugina!

Marius Creati

Piero Angela, muore il giornalista inventore di Quark

August 16, 2022 Leave a comment

È morto Piero Angela: addio all’inventore di Quark che ha insegnato la scienza agli italiani

Era nato a Torino il 22 dicembre 1928. La serie Quark a cui ha legato il suo nome è cominciata nel 1981

Piero Angela è morto. Il giornalista e divulgatore scientifico noto per i suoi programmi sulla Rai aveva 93 anni. Ad annunciarlo con un breve post su Facebook il figlio Alberto: «Buon viaggio, papà». Era nato a Torino il 22 dicembre 1928. La serie Quark a cui ha legato il suo nome è cominciata nel 1981. È stato anche inviato e conduttore del telegiornale della Rai. Angela era anche un musicista (suonava il pianoforte) e un estimatore del jazz. La storica prima sigla di Quark è una rivisitazione dell’Aria sulla 4a Corda (dalla suite n° 3 in re maggiore) di Johann Sebastian Bach nella versione eseguita dal gruppo The Swingle Singers e pubblicata nel loro album d’esordio del 1963 Jazz Sébastien Bach. La Camera ardente sarà allestita il 16 agosto dalle 11.30 in Campidoglio, a Roma. Nelle ore successive ci sarà un funerale laico.

Innovazione e tradizione

La prima idea di Quark in Rai era innovativa. L’ispirazione veniva dai documentari della Bbc mentre l’uso dei cartoni animati di Bruno Bozzetto per spiegare i concetti era piuttosto nuova all’epoca. Dal programma-base nacquero diversi spin-off tra cui gli speciali su Economia ed Europa. Nel 1986 e nel 1987 Angela ha condotto due serate sul clima da Torino sulla Rai. Nel 1995 è nato SuperQuark mentre dal 2000 lui e il figlio Alberto sono autori di Ulisse, programma a puntate sulle scoperte storiche e scientifiche. Dal 2001 al 2006 ha diretto il mensile Quark, poi chiuso per mancanza di fondi. È stato autore di oltre trenta libri che complessivamente hanno venduto tre milioni di copie. Nel 2000 fu citato in tribunale per diffamazione da due associazioni omeopatiche sia nel civile che nel penale. L’accusa partiva da una puntata di SuperQuark dell’11 luglio 2000 in cui spiegava che la medicina omeopatica non aveva fondamento scientifico. Difeso da Giulia Bongiorno e Franco Coppi, fu assolto nel penale e vinse al civile. Il giudice gli diede ragione non riconoscendo la scientificità della disciplina.

L’addio al pubblico

Nei giorni scorsi Angela ha voluto lasciare al sito Internet del suo programma SuperQuark l’ultimo messaggio di saluto ai telespettatori

“Cari amici mi spiace non essere più con voi dopo 70 anni assieme. Ma anche la natura ha i suoi ritmi. Sono stati anni per me molto stimolanti che mi hanno portato a conoscere il mondo e la natura umana. Soprattutto ho avuto la fortuna di conoscere gente che mi ha aiutato a realizzare quello che ogni uomo vorrebbe scoprire. Grazie alla scienza e a un metodo che permette di affrontare i problemi in modo razionale ma al tempo stesso umano. Malgrado una lunga malattia sono riuscito a portare a termine tutte le mie trasmissioni e i miei progetti (persino una piccola soddisfazione: un disco di jazz al pianoforte…). Ma anche, sedici puntate dedicate alla scuola sui problemi dell’ambiente e dell’energia. 

È stata un’avventura straordinaria, vissuta intensamente e resa possibile grazie alla collaborazione di un grande gruppo di autori, collaboratori, tecnici e scienziati. A mia volta, ho cercato di raccontare quello che ho imparato. Carissimi tutti, penso di aver fatto la mia parte. Cercate di fare anche voi la vostra per questo nostro difficile Paese. Un grande abbraccio”.

Fonte: Open

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Olivia Newton-John, muore la meravigliosa “Sandy” di Grease

August 11, 2022 Leave a comment

MELBOURNE, AUSTRALIA – SEPTEMBER 16: Olivia Newton-John during the annual Wellness Walk and Research Runon September 16, 2018 in Melbourne, Australia. The annual event, now in it’s sixth year, raises vital funds to support cancer research and wellness programs at the Olivia Newton-John Cancer Wellness and Research Centre in Victoria. (Photo by Scott Barbour/Getty Images)

È morta Olivia Newton-John.

Aveva 73 anni.

La dolce Sandy di Grease, la biondina timida con il golfino color del cielo sulle spalle e il nastro nei capelli che si trasforma in una pantera sexy inguainata in un total black di pelle nera e capigliatura cotonata nel film cult che l’ha resa indimenticabile accanto a John Travolta, è deceduta dopo una lunga battaglia contro il cancro. Lo ha annunciato il marito, John Easterling, su Instagram, sottolineando che la cantante e attrice si è spenta “serenamente nella suo ranch nel sud della California, circondata da familiari e amici”. “Olivia – ha scritto – è stata un simbolo di trionfi e speranza per oltre 30 anni condividendo il suo viaggio con il cancro al seno. La sua ispirazione curativa e la sua esperienza pionieristica con la fitoterapia continuano con il Fondo Olivia Newton-John Foundation, dedicato alla ricerca sulla fitoterapia e sul cancro.

Al posto dei fiori, la famiglia chiede che qualsiasi donazione sia fatta in sua memoria alla @onjfoundation”. Il suo calvario era iniziato nel 1992 con un tumore al seno, che inizialmente aveva sconfitto, diventando una fiera e battagliera sostenitrice dello screening del cancro al seno: a Melbourne, in Australia, un centro per la lotta al cancro porta il suo nome. Poi nel 2013 la doccia fredda e la recidiva, estesa anche alla spalla, che l’aveva costretta a rinviare un tour negli Stati Uniti e in Canada. “Paura? No. Mio marito mi è sempre accanto, mi sostiene e sono convinta che sconfiggerò la malattia: questo è il mio obiettivo”, aveva spiegato. Nel 2017 le era stato diagnosticato un tumore alla schiena, alla base della colonna vertebrale. Nata a Cambridge nel 1948, dopo l’infanzia e l’adolescenza in Australia, nel 1966 Olivia Newton-John si trasferì nel Regno Unito dove iniziò la carriera nella musica incidendo il suo primo singolo “Till you say be mine”. Nel 1974 si classificò al quarto posto all’Eurovision Song Contest con il brano “Long Live Love”. A darle la grande popolarità, nel 1978, fu Grease, il musical di maggior successo nella storia del cinema. Da allora ha pubblicato numerosi singoli di successo, diventati numero uno, collezionato tour a livello internazionale e diversi premi Grammy.

Nel 2017 ha girato gli Stati Uniti con l’album “Live On”, inizialmente sospeso per i dolori alla schiena causati dal tumore. “Amo cantare, è tutto ciò che so fare – aveva detto in un’intervista -. Tutto ciò che ho fatto da quando avevo 15 anni, quindi è la mia vita”. Tra i suoi più grandi successi, nel 1981 il singolo Physical seguito dall’omonimo album, vincitore di diversi dischi d’oro e di platino. Nello stesso era stata consacrata dalla stella sulla Hollywood Walk of Fame.

Fonte: Ansa

Presentazione del libro “Prigionieri del Tempo” di Tino Di Cicco, presso Dopolavoro Ferroviario a Pescara

June 20, 2022 Leave a comment


Tino Di Cicco

PRIGIONIERI DEL TEMPO

io non vorrei scrivere poesie
ma debbo esercitarmi
a capire
perché si nasce
e perché si muore

perché siamo qui
prigionieri del tempo
e tutti facciamo finta
di niente

Come sarebbero diverse le nostre vite […], se fossimo venuti al mondo in un humus dove si potesse ri/conoscere, già dalle nostre cellule più infinitesimali, che il vivere e il morire sono processi intrecciati, simultanei e coterminali, per cui sapremmo di cominciare a morire dal momento in cui nasciamo. Moriamo, insomma, mentre viviamo, ma ciò non sarebbe un dramma nella misura che la coincidenza rientra, letteralmente, nell’ordine più semplice e dato delle cose. E come sarebbe diverso, di conseguenza, il nostro rapporto col tempo, e con la grandiosità, al contempo feroce e sublime, della vita.

(Dalla prefazione di Anthony Molino)

Presentazione del libro PRIGIONIERI DEL TEMPO di Tino DI Cicco a Pescara, presso Dopolavoro Ferroviario, via Vittorio Emanuele 257/A, Pescara – 23 giugno 2022 ore 18:00

Catherine Spaak, muore la famosa attrice francese

April 18, 2022 Leave a comment

Attrice, cantante e conduttrice: è scomparsa a Roma a 77 anni dopo una lunga malattia. Tra le interpretazioni più note, “Il Sorpasso”, “L’Armata Brancaleone” e “Febbre da cavallo”. In tv lanciò Forum, poi per anni fu il volto di “Harem”, primo talk al femminile

Il mondo dello spettacolo ha perso oggi una delle sue rappresentanti più note ed eclettiche. È morta a 77 anni in una clinica romana Catherine Spaak: malata da tempo, l’attrice, conduttrice, cantante, ballerina e scrittrice è stata colpita da un’emorragia cerebrale. La conferma è stata data dal ministro della Cultura Dario Franceschini: “Apprendo con dolore della scomparsa di Catherine Spaak, artista poliedrica, colta ed elegante che nel nostro Paese ha trovato una casa che l’ha accolta e amata. Mi stringo ai familiari e agli amici in questa triste giornata”.

DAL CINEMA ALLA TV 

La Spaak era nata in Francia, a Boulogne-Billancourt il 3 aprile del 1945 da una famiglia belga. Naturalizzata italiana, qui aveva ha conosciuto la fama negli anni Sessanta e Settanta. Il suo debutto nel cinema italiano ad appena 15 anni, nel film Dolci inganni di Alberto Lattuada. La consacrazione è arrivata con La voglia matta di Luciano Salce e soprattutto con Il sorpasso di Dino Risi. Da non dimenticare la sua partecipazione ad altre pellicole amatissime dagli italiani come L’armata Brancaleone di Mario Monicelli e Febbre da cavallo. Nella musica trovò il successo grazie soprattutto alla cover di Tous les garçons et les filles di Françoise Hardy e L’esercito del surf. Negli Anni 80 trovò spazio anche nel piccolo schermo: fu la prima conduttrice di Forum che guidò per le edizioni del 1985 e 1986 ma soprattutto volto di Haremche, su Raitre, fu il primo vero talk al femminile, quindi alcune partecipazioni in Un posto al sole e Un medico in famiglia e persino una breve partecipazione all’Isola dei famosi 2015 che lasciò dopo poco tempo dall’inizio.

QUATTRO MATRIMONI  

Catherine Spaak riempì le pagine di rotocalchi e settimanali anche grazie alla sua movimentata vita sentimentale. È stata infatti sposata quattro volte. La prima negli anni Sessanta con Fabrizio Capucci, incontrato sul set della pellicola La voglia matta, da cui ebbe una figlia, Sabrina. Più tardi, dal 1972 al 1979, con Johnny Dorelli, da cui ha avuto un altro figlio, Gabriele. Quindi con l’architetto Daniele Rey, dal 1993 al 2010, e tre anni più tardi con Vladimiro Tuselli, che lasciò nel 2020.

Fonte: La Gazzetta dello Sport

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Mahmood e Blanco, vincitori del Festival Sanremo 2022

February 6, 2022 Leave a comment

I favoriti della vigilia trionfano all’ultima manche. Per Mahmood è la terza volta, dopo aver vinto tra i Giovani e poi tra i Campioni nel 2019

Sono Mahmood e Blanco con Brividi i vincitori della 72esima edizione del Festival di Sanremo. Seconda Elisa con O forse sei tu, terzo Gianni Morandi con Apri tutte le porte. Per Mahmood è la terza volta, dopo la vittoria a Sanremo Giovani nel 2018 con Gioventù bruciata seguita da quella del 2019, tra i Campioni, con Soldi. Mahmood e Blanco si guadagnano anche la partecipazione all’Eurovision Song Contest in progamma a Torino dal 10 al 14 maggio. 

Elisa conquista il secondo posto a 21 anni dalla vittoria con Luce. Per Gianni Morandi invece si tratta della seconda vittoria all’Ariston dopo quella del 1987, insieme a Umberto Tozzi e Enrico Ruggeri con Si può dare di più. Ma Morandi è stato anche conduttore del Festival, nel 2011 e nel 2012. 

A Massimo Ranieri e alla sua Lettera al di là del mare (ottava nella classifica generale) va il premio della Critica “Mia Martini” assegnato dalla sala stampa. Gianni Morandi si aggiudica anche il premio “Lucio Dalla” della sala stampa radio-tv-web. Il Premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo va a Fabrizio Moro con Sei tu, infine il Premio “Giancarlo Bigazzi” per la migliore composizione musicale viene assegnato a Elisa e alla sua O forse si tu.

Fonte: La Repubblica

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