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Green Pass, limitazione elettronica in formato digitale

É difficile trovare le parole opportune per iniziare questo breve monologo scritto… che la guerra dei vaccini fosse già in atto da molto tempo lo si avvertiva nell’aria; per alcuni il presentimento di essere assoggettati involontariamente da una forza superiore vibrava sugli strati estremi dell’epidermide. Non vorrei soffermarmi sulle capacità effimere di taluni poteri di voler creare a tutti i costi una serie di virus letali per l’essere umano. In definitiva tutti sanno che il coronavirus, specificatamente il virus che ha colpito l’umanità tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, sia in realtà un progetto occulto programmato e realizzato in gran segreto per fini tutt’altro che benefici. Non si tratta di voler infondere ideali cospirativi, non è ciò in cui credo, non si tratta di voler indire alla cospirazione, ragion per cui lascerò correre l’ideologia del vaccini legati ai virus e del giuoco strutturale ascoso alle sue spalle, ma vorrei soffermare la mia attenzione sulla promulgazione del nuovo decreto, ordito forzatamente senza esclusione di forma e di rispetto, che dal 6 agosto 2021 entrerà a far parte senza una reale utilità nel menage quotidiano di chiunque abbia modo di vivere a stretto contatto con la società. Mi riferisco ovviamente al Green Pass, questo lasciapassare digitale strategico apparentemente innocuo ideato, secondo come vogliono far credere, per facilitare la fruizione dei servizi sociali, il ritorno al benessere e la ripresa economica generale. In linea di massima si tratterebbe di presentare un insignificante certificato elettronico, o perlomeno cartaceo, almeno spero per coloro che optino per un tampone e non sappiano usare un’applicazione specifica, ovunque si vada nei luoghi prestabiliti dall’emendamento. Fin qui potrei dissertare sull’opportunità utilità, o quanto meno, di numerose applicazioni che sono divenute oggigiorno di uso comune, per le quali si spendono ore interminabili su smartphones divenuti improvvisamente i migliori amici a portata di clic, ma vorrei dissentire sulle capacità comunicative di questo servizio socialmente inopportuno, come inopportuni sono state anche le applicazioni Immuni e Io, nonché sulle reali capacità limitative che si nasconderebbero al di là del suo quadrante verde. Il green pass, o meglio “passaggio verde” la di cui verdezza risulta incomprensibile, non sarà lo strumento che ci consentirà di vivere liberi dai contagi. La sua rilevanza comunicativa ha un valore irrisorio poiché, eticamente parlando, verrà meno una fruizione libera e rilassata dei movimenti tra la gente, piuttosto sembrerà indurre la collettività verso un controllo sistematico individuale sempre più assoggettato, con il passare delle stagioni e degli anni in cui si sarà esposti alle contaminazioni da coronavirus, a restrizioni psicologiche più specifiche. In realtà la vera natura del passaggio verde non sarà un trasbordo verso salubri lidi verdeggianti circondati da benessere e ricreazioni cultuali, e quindi quella di consentire un libero movimento esenti dalla possibilità di poter vivere incontaminati, non che esenti dai contagi profusi da altri soggetti potenzialmente virali… nessun lasciapassare, presente o futuro, non permetterebbe al virus di poter attecchire, vaccinati o non vaccinati, ragion per cui la sua natura di estrema vigilante sarebbe assolutamente insignificante e ribadisco inutile… piuttosto avrà lo scopo preciso, sistematico e psicologicamente indotto di creare un vuoto ecumenico tra coloro che sceglieranno di viverne senza, un obbligo occulto e paradossalmente forzato, celato da una proforma incisa nei limiti della legalità, per fare in modo che più persone possibili possano indursi volontariamente… ovviamente trattasi di una forzatura volontaria… alla vaccinazione, di cui si conosce la vera sostanza economica, paradossalmente ancora inaffidabile e alquanto pericolosa per l’inefficienza strutturale nei tempi di ricerca, ordita da quelle strutture di cui usufruiscono un lauto guadagno. Vorrei dire che sia tutto già prestabilito! 

Per dirla tout court l’idea del Green Pass come vigile sentinella dell’umanità sarebbe più idonea a voler esporre la negatività dei tamponati piuttosto che esplicare la positività negativa dei vaccinati… senza tralasciare il rapido aumento dei costi per i tamponi che dovrebbero essere assolutamente gratuiti, o per lo meno avere un costo assolutamente irrisorio… tutto questo risulta paradossalmente inconcepibile! 

Detto ciò non vorrei offendere nessuno in particolare, ma semplicemente esprimere in maniera diplomatica la mia visione globale di quel che accade intorno. Negli anni ho avuto modo di scorgere molti scempi, molte atrocità, molteplici forme di corruzione e sfruttamento… la tecnologia, la robotica, la bio-genetica e il progresso dell’evoluzione devasteranno in maniera positiva e negativa le vite degli uomini, ma si può scegliere di coesistere in maniera più trascendentale con l’umanità e pacifica senza dover ricorrere a stratagemmi orditi per fini obnubilati da falsi presupposti contraddittori. 

Marius Creati

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Presidente Giuseppe Conte, ossequio per l’uomo che lotta per l’incolumità del paese

lacrime Giuseppe Conte

Nel contesto in cui stiamo vivendo non esistono colori differenti, né forme distinte di credo… Siamo un’unica forza social-culturale che, nel bene o nel male, deve andare avanti anche sbagliando alcune decisioni… e guidare un paese conformato in tutte le sue sfaccettature assume un ruolo fondamentale… Il Presidente Giuseppe Conte merita un doveroso ossequio e un ringraziamento per gli sforzi che, anche lui a suo modo, cerca di perpetrare per la nostra incolumità, in un mondo in cui non possiamo ritenerci assolutamente incolumi dinanzi all’evidente pandemia. Dopotutto rimane pur sempre un uomo! Grazie Presidente Giuseppe Conte.

Christian Louboutin, games begin at the Rio Olympics 2016

August 2, 2016 Leave a comment

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In celebration of the 2016 Olympic Games in Rio, Christian Louboutin has teamed up with the French E-concept store SportyHenri.com to support the Cuban National delegation as Official Supplier of the Celebratory Outfit. For the project, chic non-performance footwear was created to be worn by the athletes at formal occasions, in particular the Closing Ceremony. The shoe designs take visual cues not only from Cuban heritage but from the athletes themselves. Serving as a strong source of inspiration and guidance, the Cuban athletes as well as several former athletes had an active part in shaping the final collection.

Joining forces with Sportyhenri.com, the recently launched E-concept store for men devoted to sport and style, Louboutin dresses the delegation of over 100 Cuban elite athletes. Henri Tai, founder of Sporty Henri, lent expertise from his former life as a professional athlete, whilst Christian Louboutin has drawn inspiration from sports for decades, “It´s that elegance and fluidity of movement of someone who is so in control of their body that fascinates me. At the Olympics, it feels like these athletes put on performance gear and simultaneously turn into these superheroes that defy gravity, that defy time, that defy all rules of physics. We designed the celebratory outfit for the moment they turn back into humans, still in that glory moment, still in their light but heading back to the real world. We really want them to continue feeling amazing in their skin while looking astonishing.”

In order to create perfect looks that express a uniquely Cuban sense of style without compromising ease, comfort or fit, custom fittings with the Olympic athletes and consultations with former Olympians  played an integral role in the creation of the athletic silhouettes. Henri Tai, former French handball player explains, “The clothes need to fit spectacular athlete bodies – they are definitely not sample size or average, neither in length of limbs, nor in proportions. It was our mission to make them look tailor-fitted and great.” To complete the athletes tailor-made ensembles, Christian Louboutin high-top trainer and loafer style Naza Star for men were fabricated in calf leather on slim fitting silhouettes, enabling  a light tread for gymnast Manrique Larduet Bicet and adding elegance to the remarkable size 51.5 foot of wrestler Mijaín López Núñez. A kitten heel sandal for female athletes, Naza Sandal, adds a touch of glamour and vivacity without foregoing the fact that for these athletes, their stage is the track, the pitch and the ring. The elegant clothing concept was brought to life within a Parisian atelier, creating sharply tailored jackets, in red for men and beige for women, which are equally suited to adorning the shoulders of delicate judoka Dayaris Mestre Alvarez or the biceps of Judo star Alex Garcia Mendoza. The athlete’s jackets contrast with interchangeable trousers, shorts or skirts and proudly carry the nation’s flag on the wearer’s breast pocket, whilst the five- pointed star is used as emblem of luck displayed upon the back of each athlete’s jacket. To see the Gala looks in action, tune into the Closing Ceremonies of the Rio Olympic Games on August 21, 2016. Discover Henri Tai’s world of chic, high-performance sportswear at SportyHenri.com.

 

Della Vedova, legalizzazione cannabis profitto per lo Stato

September 13, 2014 Leave a comment

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”Ha ancora senso lasciare che sia la criminalità organizzata a rifornire i quattro milioni e mezzo di italiani consumatori di spinelli?”. Lo scrive in un articolo pubblicato oggi su La Stampa il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, ricordando l’esempio di alcuni paesi che hanno ”recentemente legalizzato la produzione e la vendita della marijuana per uso ricreativo oltre che terapeutico” rendendo ”possibile iniziare a misurare empiricamente gli effetti di questa scelta”. ”Il caso del Colorado offre gli spunti più interessanti”, scrive Della Vedova, ricordando come ”dopo 6 mesi dalla legalizzazione della vendita al dettaglio e 18 mesi dalla decriminalizzazione i reati sono persino diminuiti”. Inoltre l’eliminazione delle pene ”per i piccoli reati connessi alla marijuana fa risparmiare alle casse dello stato americano tra i 12 e i 40 milioni di dollari all’anno, mentre il gettito fiscale della legalizzazione nei primi 6 mesi del 2014 è stato superiore ai 30 milioni di dollari. La legalizzazione della vendita della marijuana ha rappresentato una svolta importante, un business di quasi 1 miliardo di dollari interamente sottratto all’economia nera e alla criminalità”. ”Per l’Italia – prosegue Della Vedova – grande dodici volte il Centennial State, parleremmo di numeri molto maggiori. Le analisi più recenti sul mercato dei derivati della cannabis portano a una stima di oltre 7 miliardi di euro annui, che dal prossimo mese troveremo persino contabilizzata nel Pil” secondo i nuovi criteri Eurostat.
Con la legalizzazione e una tassazione analoga a quella dei tabacchi, ”pari a circa i tre quarti del prezzo di vendita”, spiega Della Vedova, ”lo stato risparmierebbe sul fronte della repressione e riscuoterebbe entrate oggi interamente assorbite dai profitti criminali”. ”Nessun giudizio positivo sul consumo di cannabis” conclude Della Vedova, che però invita a adottare rispetto a queste sostanze ”il percorso intrapreso per altri consumi nocivi – in particolare per i più giovani – come alcol e tabacco: quello dell’informazione, della dissuasione e della tassazione. La mia opinione, conclude, è che di questo non solo si possa, ma si debba discutere senza pregiudizi”.

“Della Vedova racconta le solite menzogne da 30 anni, da ex Radicale quale è. E’ evidente che parla a nome proprio” e non del governo di cui è sottosegretario “perche uno che parla così si squalifica da solo”. Così il senatore Carlo Giovanardi commenta all’Adnkronos l’intervento del sottosegretario agli Esteri, e si chiede se “ha ancora senso lasciare che sia la criminalità organizzata a rifornire i quattro milioni e mezzo di italiani consumatori di spinelli”. Giovanardi ricorda inoltre che “il Parlamento ha appena fatto una legge, di cui sono stato relatore al Senato, che ha riconfermato che lo spaccio di qualsiasi tipo di droga è reato, e che l’uso comporta sanzioni amministrative”. E aggiunge: “ricordo che non solo Paolo Borsellino girava l’Italia spiegando a tutti che la liberalizzazione della cannabis era il più grande regalo che si potesse fare alla criminalità organizzata, che avrebbe così moltiplicato i suoi affari e i suoi traffici, ma la scorsa primavera il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti si è pronunciato contro la liberalizzazione allo stesso modo del magistrato siciliano”.

“Sulle questioni etiche c’e’ confusione all’interno della maggioranza e del governo. Sconcerta l’intervista di Della Vedova per il quale lo Stato dovrebbe trarre profitto dalla legalizzazione della marijuana. Essendo Della Vedova, ahinoi, anche sottosegretario, mi chiedo se la sua posizione sia da ritenersi quella del governo. Dopo la vergognosa sentenza che ha concesso l’adozione a una coppia gay, sembra che anche su altri fronti l’esercito del male stia avanzando. Cose ne pensa Renzi? Sulle questioni etiche bisogna avere posizioni decise. Non si possono confondere generici diritti, sui quali anche Berlusconi e’ stato chiaro, con tentativi di legittimare le adozioni gay, andando contro principi giuridici e di diritto naturale. Su queste questioni daremo filo da torcere in Parlamento”. Lo dichiara il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri (Fi).

“Della Vedova non dice cose campate in aria, esprime una corrente di pensiero rispettabilissima, che pone un problema vero. Io però sono contro la legalizzazione, convinto che si debba continuare a contrastare, possibilmente in modo più efficace, i traffici di marijuana, così come di cocaina e altre sostanze, che sono un business della criminalità organizzata”. E che “si debba farlo intensificando le indagini su chi li finanzia e non solo chi lucra a valle, penso alle società che ne stanno dietro a livello internazionale”. Così il Procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, commenta all’Adnkronos l’intervento del sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova. “Secondo me legalizzare è un errore – prosegue Roberti – perchè anche la marijuana è una droga e deve esser combattuta come tale dallo Stato, perchè arricchisce ampiamente i clan della criminalità organizzata”. Dunque – ribadisce – “dobbiamo puntare l’attenzione e intensificare le indagini su chi finanzia i traffici di droga e non arrenderci alla legalizzazione”. “Io sono deputato al contrasto ma – conclude Roberti – se il legislatore facesse una scelta diversa sarebbe una scelta politica che rispetterei”.

Fonte Aduc

Nibiru Planet, primo parco tecnologico con appoggio finanziario di UBI Banca

June 4, 2014 Leave a comment

++ BANCHE: CROLLANO IN PIAZZA AFFARI, UBI -10%

Investe con Micromegas, inaugurazione a Brescia il 21 marzo 2015

La data dell’inaugurazione è già fissata per il 21 marzo 2015: con il primo giorno di primavera del prossimo anno aprirà i battenti, negli spazi dell’ex Fiera di Brescia, Nibiru Planet, il primo parco tecnologico in Italia dedicato a bambini e ragazzi. Azionisti, attraverso una newco, saranno Micromegas Comunicazione (70%) e Ubi Banca (30%). L’iniziativa richiederà 10 milioni di investimenti in tre anni. 
Fonte: Ansa

 

Bananas against Racism, una banana contro il razzismo da Mhamilton Arts

Bananas against Racism

Bananas against Racism
Bananas against Racism, una banana contro il razzismo da Mhamilton Arts

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Battistella, prosecco assieme ai bambini siriani con Unicef

October 16, 2013 Leave a comment

INVITO UNICEF - PRO SIRIA VENEZIA 19 OTTOBRE 2012

BATTISTELLA VINI E UNICEF ASSIEME PER I BAMBINI SIRIANI
MIRCO BATTISTELLA: I BAMBINI SIRIANI HANNO BISOGNO DI TE. ORA! NON RESTARE INDIFFERENTE
”Sono oltre 2 milioni le persone in fuga dalla Siria. Circa 1 milione sono bimbi, inermi protagonisti di una catastrofe umanitaria che segnera’ per sempre la loro vita. Oltre 1 milione di profughi hanno oltrepassato la frontiera con il Libano e hanno bisogno di aiuto immediato. Abbiamo deciso di appoggiare questa iniziativa di raccolta fondi marchiata Unicef poiche’ siamo certi che anche il nostro piccolo contributo sia fondamentale.
Anzi, sia necessario. Non restiamo indifferenti: migliaia di bambini siriani hanno bisogno anche di te, ora!
Aiutaci!”
Con queste parole, in una nota pubblicata su http://www.vinibattistella.com il produttore 28enne veneto Mirco Battistella commenta la partecipazione dell’omonima casa vinicola della Marca al prossimo evento a Dorsoduro organizzato dal Comitato provinciale UNICEF di Venezia. L’evento si terra’ sabato 19 ottobre, dalle ore 10.00 alle ore 18.00, presso il Cantiere Tramontin (Dorsoduro 1542 – Venezia) a un anno dalla prematura scomparsa di Elio Miotto, Presidente del Comitato.
Lo storico Cantiere Tramontin aprirà le sue porte ai tanti volontari Unicef e ai simpatizzanti che vorranno ricordare Elio e nello stesso tempo conoscere, grazie alla disponibilità del proprietario del Cantiere stesso, Roberto, tutte le fasi di costruzione del simbolo di Venezia: la gondola. Durante tutta la giornata si potra’ degustare, gratuitamente, i vini a marchio Battistella: ‘Battistella, il Prosecco’, un Prosecco extra dry Millesimato DOP 2012, e VITAE Rosso delle Venezie IGP, offerti dall’azienda trevigiana Battistella. All’evento sara’ possibile acquistare sia il ‘Prosecco’ che il ‘VITAE’ firmati Battistella, il ricavato verra’ donato al Comitato provinciale UNICEF di Venezia.
”Non possiamo proporre Battistella come un modello di azienda responsabile. Non facciamo tutto quello che un’azienda responsabile potrebbe fare, nessuno lo fa: noi facciamo il meglio che possiamo, senza rimpianti e senza rimorsi. Aiutaci anche tu a sensibilizzare i tuoi conoscenti! Invitali al Cantiere Tramontin di Venezia sabato, piu’ siamo a salvare la vita di quei bimbi, meglio e’ ” afferma Mirco Battistella, responsabile dell’omonima cantina.
A due anni e mezzo dall’inizio della crisi, il bilancio della guerra che insanguina la Siria ha assunto dimensioni spaventose: sono almeno 100 mila le vittime tra i civili secondo le stime ONU, tra questi 7 mila sono bambini.
Un terzo di loro aveva meno di 10 anni. I fondi raccolti durante la giornata del 19 agosto a Venezia saranno interamente destinati ad aiutare le bambine e i bambini della Siria, come avrebbe voluto Elio.

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“Ibisco, un fiore per l’Africa”, progetto a favore delle donne e dei bambini del Senegal promosso da Erbolario

Ibisco, un fiore per l’Africa, progetto a favore delle donne e dei bambini del Senegal promosso da Erbolario

E’ un progetto a favore delle donne e dei bambini del Senegal quello promosso da Erbolario, azienda lodigiana leader nel settore della fitocosmetica e da Green CrossIbisco, un fiore per l’Africa, creato in collaborazione con la ong Green Cross Italia, è nata da Daniela Villa, co-fondatrice insieme al marito Franco Bergamaschi de L’Erbolario e direttore tecnico dell’azienda, per sostenere le azioni di Green Cross in Africa. L’azienda, infatti, è da tempi non sospetti un’impresa al femminile per il 70% e da sempre ritiene il ruolo delle donne all’interno della famiglia e della società estremamente importante. “Con un team tutto al femminile – dalle ricercatrici alle esperte di marketing e comunicazione – abbiamo creato un progetto che aiuta le donne più deboli a dare futuro a se stesse e ai loro figli. Un progetto che parla di fiori, di donne, di bambini, di ecosostenibilità, di …Africa” ha dichiarato Daniela Villa. Ed è proprio attraverso l’Ibisco, fiore inedito per l’Erbolario, che si vuole dare un futuro alle donne del Senegal e ai loro bambini. Per questa ragione il progetto ha avuto inizio l’8 marzo scorso, data della festa delle donne. Il progetto prevede di sostenere i programmi di Green Cross nel villaggio di Gouriki Samba Diom (dal nome dei suoi fondatori, nel XVI secolo) situato nella regione di Matam. Una zona lungo il fiume Senegal, lontana circa 750 chilometri da Dakar e raggiungibile attraverso una pista percorribile solo con un fuoristrada. Un viaggio lungo almeno otto ore. L’Erbolario collaborerà alla realizzazione del progetto che prevede la bonifica di terreni incolti posti nei pressi del villaggio di Gouriki Samba Diom che consentirà , per l’appunto, la coltivazione delle piantgioni di fiori di Ibisco . L’area di intervento si estende per circa 40 ettari, è particolarmente arida, ma potenzialmente molto fertile, vista la vicinanza con il fiume. In concomitanza di questo progetto, Erbolario lancia anche una linea profumata dedicata al fiore dell’Ibisco: un fiore per l’Africa. La gamma si compone di tre prodotti – profumo, bagnoschiuma e crema per il corpo -.

Fonte: VM-Mag

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Etimos Foundation, ricostruire il futuro attraverso il microcredito

December 13, 2012 Leave a comment

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RICOSTRUIRE IL FUTURO ATTRAVERSO IL MICROCREDITO 
GRAZIE AI 5 MILIONI DI EURO DI RENZO ROSSO, ETIMOS FOUNDATION E MXIT-MICROCREDITO PER L’ITALIA OPERATIVI A SOSTEGNO DELLE POPOLAZIONI COLPITE DAL TERREMOTO DELLO SCORSO MAGGIO.
È pienamente operativo il progetto di microcredito di Etimos Foundation, cui Renzo Rosso, patron della Diesel e presidente della holding OTB (Only The Brave), ha affidato 5 milioni di euro del proprio patrimonio personale per sostenere la popolazione colpita dal terremoto dello scorso maggio in Emilia, Lombardia e Veneto.
Il progetto prevede la concessione di piccoli prestiti, senza nessuna richiesta di garanzie personali o patrimoniali, sia a famiglie e singoli (massimo 10mila euro), sia a micro e piccole imprese, cooperative, associazioni e imprese sociali (massimo 50mila euro), a condizione che abbiano residenza o sede nei comuni danneggiati e siano soggetti esclusi dall’accesso al credito. A gestire l’operatività è MxIT-Microcredito per l’Italia, impresa sociale – promossa da Etimos Foundation – specializzata in microfinanza e riconosciuta da Banca d’Italia come intermediario finanziario.
Il progetto valorizza gli attori economici e sociali del territorio, con i quali in questi mesi è stato avviato un intenso dialogo: in particolare enti pubblici, istituti di credito e associazioni di categoria, ma anche realtà del non profit attive nell’ambito del disagio sociale. Proprio grazie a queste sinergie è stato possibile attivare i primi sportelli d’ascolto: in Emilia a Mirandola (punto informativo con funzione di coordinamento), Modena e Carpi, e nel mantovano a Quingentole. Per conoscere lo sportello più vicino e fissare un appuntamento è sufficiente chiamare lo 0535/23732, scrivere all’indirizzo mail info@mxit.it oppure accedere al portale www.mxit.it. Operatori e volontari sono a disposizione per fornire tutte le informazioni utili e offrire una consulenza tecnica completa durante l’intero iter di accesso al credito: dalla predisposizione della documentazione iniziale alla relazione con le banche, fino all’erogazione e alla restituzione del finanziamento.
In Emilia, Lombardia e Veneto, Etimos Foundation e MxIT stanno mettendo a frutto l’esperienza del progetto di microcredito nell’Abruzzo post terremoto, dove in neppure due anni sono stati erogati più di 450 finanziamenti a famiglie, piccole imprese e cooperative, per un importo complessivo di 10 milioni di euro (il 90% dei quali a sostegno della microimpresa, con un’attenzione particolare al segmento delle start-up).
Secondo questo modello di intervento, le risorse messe a disposizione da Renzo Rosso sono servite a creare il fondo di garanzia, gestito da MxIT, che permette la concessione di prestiti a medio termine (da 36 a 60 mesi). L’erogazione avviene attraverso le banche aderenti al progetto, che utilizzano fondi propri e non richiedono garanzie ulteriori oltre a quelle già offerte da MxIT in una misura che varia dal 75 all’85% dell’importo complessivo di ciascun finanziamento. Le condizioni applicate sono uniformi da parte di tutti gli istituti di credito, che si impegnano ad assicurare anche un effetto leva in grado di moltiplicare il plafond complessivo disponibile.
«Il modello è particolarmente adatto al contesto emiliano, dove la rilevanza dei danni all’impresa e la volontà di ripartire sono apparsi da subito un elemento centrale della ricostruzione post-terremoto» spiega Marco Santori, presidente di Etimos Foundation, che precisa: «Il microcredito valorizza l’incontro di responsabilità, di diritti e di doveri, perché consente al beneficiario di “ricevere restituendo”, con uno spirito lontano da logiche assistenzialistiche e opportunistiche».

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Italia, straniero gay diritto di rifugiato in Italia

October 22, 2012 Leave a comment

Lo ha deciso la Cassazione che, con l’ordinanza 15981 del 20 settembre 2012, ha accolto il ricorso contro la decisone della Corte d’appello di Trieste che ha ritenuto irrilevante, al fine del riconoscimento della protezione, che l’ordinamento giuridico del Senegal ritenesse l’omosessualità un reato «perché non è possibile inferire la situazione individuale di perseguitato da quella generale di un paese». Secondo la Suprema Corte il clandestino senegalese gay, scappato dal paese perchè l’omosessualità è ritenuta un reato, ha diritto allo stato di rifugiato politico o la concessione della protezione sussidiaria o il permesso di soggiorno, per non comprometterne la libertà personale, in base alla carta dei diritti dell’Unione Europea. Nonostante la Corte di merito avesse deciso diversamente, la sesta sezione civile ha ribaltato categoricamente il giudizio, ritenendo invece legittima tale richiesta.
Gli ermellini hanno evidenziato come la repressione penale dell’omosessualità comporta necessariamente l’impedimento a tutti i cittadini omosessuali di vivere liberamente la propria vita sessuale e affettiva, integrando la privazione di un diritto fondamentale. Nella stessa decisione, i giudici di piazza Cavour hanno precisato che “laddove si è chiarito che per persecuzione deve intendersi una forma di lotta radicale contro una minoranza che può anche essere attuata sul piano giuridico e specificamente con la semplice previsione del comportamento che si intende contrastare come reato punibile con la reclusione. Per questo le persone di orientamento omosessuale sono costrette a violare la legge penale del Senegal e a esporsi a gravi sanzioni per poter vivere liberamente la propria sessualità: ciò costituisce una grave ingerenza nella vita privata dei cittadini senegalesi omosessuali che compromette grandemente la loro libertà personale”.
Pertanto, la Suprema corte ha rimandato bacchettandola alla Corte d’appello di Trieste, gli atti al fine di acquisire le prove necessarie per verificare o meno la condizione di omosessualità del ricorrente. Inoltre ha ordinato di accertare quale sia, la situazione sociale del paese, per ciò che concerne l’omofobia e i gravi atti discriminatori e persecutori contro gli omosessuali denunciati dai mezzi di informazione e da siti istituzionali e di organizzazioni non governative, avendo i giudici di merito ignorato completamente la situazione sociale del paese. Tutto ciò «nel rispetto del criterio direttivo della legislazione comunitaria e italiana in materia di istruzione ed esame delle domande di protezione internazionale».
Per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, i giudici della Suprema Corte hanno dimostrando grande sensibilità’ nell’applicazione delle norme.
Giovanni D’Agata

Fonte: MondoRaro

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