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Nanoparticelle d’oro, nuova arma efficace contro i virus

March 16, 2020 Leave a comment

nanoparticelle d'oro

Nanoparticelle d’oro contro i virus: ecco come distruggono ebola, Hiv e papilloma

Un team di ricerca internazionale guidato da italiani ha creato una nuova “arma” per distruggere i virus, basata sulle nanoparticelle d’oro. Test positivi in laboratorio su cellule umane e modelli animali.

I virus responsabili di malattie diffuse come polmonite, papilloma, herpes e AIDS possono essere aggrediti e distrutti da nanoparticelle d’oro, che mimando la superficie delle cellule umane riescono a ingannare, attirare ed eliminare questi agenti patogeni dall’organismo. Lo ha dimostrato un team di ricerca internazionale composto da studiosi dell’Università di Torino e del Politecnico Federale di Losanna (EPFL), guidato dagli italiani Francesco Stellacci e David Lembo. La speranza dei ricercatori è che questa scoperta possa gettare le basi per la creazione di una nuova famiglia di farmaci antivirali, in grado di contrastare virus responsabili di milioni di morti ogni anno.

Gli studiosi hanno determinato l’efficacia delle nanoparticelle d’oro – innocue per l’essere umano – dopo aver condotto diversi test di laboratorio su cellule e tessuti umani in vitro, infettati da varie tipologie di virus. Fra essi il papilloma, l’Hiv, l’herpes simplex, il virus respiratorio sinciziale (RSV) e quello responsabile della febbre dengue. Anche gli esperimenti condotti sui modelli murini (topi) hanno dato esito positivo: i roditori infettati con la polmonite, dopo essere stati trattati con le nanoparticelle d’oro, sono infatti completamente guariti dalla malattia.

Ma come agiscono queste microscopiche particelle del prezioso metallo? In parole semplici, le nanoparticelle d’oro riescono a camuffarsi da cellule dell’organismo umano, esibendo una struttura che imita la superficie cellulare. I virus vengono ingannati e le attaccano per avviare il processo di replicazione, ma restano prima intrappolati e successivamente distrutti, sotto l’effetto di una pressione locale. L’intero processo non provoca alcun tipo di danno alle vere cellule dell’organismo.

Si tratta di una scoperta importante non solo per l’efficacia dimostrata, ma anche perché per la prima volta si potrebbero contrastare i virus nello stesso modo in cui vengono affrontati i batteri con gli antibiotici, ovvero con farmaci ad ampio spettro e non specifici come gli antivirali attualmente disponibili. “Lo studio dimostra che esiste un modo nuovo di creare farmaci contro i virus”, ha sottolineato all’ANSA il professor Stellacci. “Il nostro obiettivo – ha aggiunto il ricercatore – è ideare una nuova strategia di contrasto alle infezioni che agisca ad ampio spettro su virus diversi, proprio come fanno gli antibiotici contro i batteri. Il passo successivo è disegnare molecole biologiche con proprietà simili alle nanoparticelle d’oro, capaci di agire come farmaci antivirali, e passare alla fase dei test clinici”. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Materials.

Fonte: Fanpage

UE Horizon 2020, stanziati fondi per utero artificiale

October 17, 2019 Leave a comment

utero artificiale

2,9 milioni di euro per uno studio su l’utero artificiale

L’utero artificiale accompagna l’immaginazione dell’uomo già dal 1924 , quando lo scienziato inglese J.B.S Haldane, predisse che entro il 2074 la maggior parte delle nascite sarebbe avvenuta al di fuori dell’utero materno.

L’idea secondo uno studio di cui ha convinto anche L’EU al punto di stanziare 2,9 milioni è quella di creare un utero artificiale in grado di ricreare le condizioni biologiche del ventre materno, partendo dal liquido amniotico fino al battito cardiaco della madre. Per dare a bambini gravemente prematuri – nati addirittura prima delle 22 settimane – una chance di sopravvivenza che oggi è pari a zero.

L’utero artificiale è comparso spesso nella narrativa e nel cinema fantascientifici e anche in romanzi distopici come Il mondo nuovo di Aldous Huxley. Negli ultimi 30 anni la tecnologia ha fatto passi avanti notevoli verso la possibilità di portare avanti la gestazione al di fuori dall’utero, una forma di parziale ectogenesi.

I ricercatori della Eindhoven University of Technology hanno già sviluppato un modello destinato a diventare un prototipo per eccellenza funzionante da utilizzare nelle cliniche.

A differenza delle incubatrici attuali, il prototipo avvolgerà il bambino nel liquido e gli fornirà ossigeno e nutrimento tramite una placenta artificiale che sarà collegata al loro cordone ombelicale.

Utero artificiale ? Si, ma si presta a essere oggetto di controversie

Come molte altre questioni legati alla riproduzione, anche l’ipotesi di utero artificiale si presta a essere oggetto di controversie per le sue implicazioni etiche. Già ora la possibilità di salvare feti molto prematuri mette in discussione, almeno secondo alcuni, i limiti legali entro cui garantire il diritto all’aborto. E l’utero artificiale renderebbe possibile interrompere la gravidanza mantenendo in vita il feto.

Il team conta di realizzare un prototipo funzionante di utero artificiale pronto per l’uso in cliniche entro cinque anni, il che significa che potrebbe essere il primo al mondo. Il finanziamento proviene dal programma UE Horizon 2020.

 

Fonte: Universo7P

Spazio e Tumori, cellule cancerogene in assenza di gravità muoiono

September 8, 2019 Leave a comment

Spazio uccide i tumori

Lo Spazio Uccide I Tumori: Le Cellule Cancerogene In Assenza Di Gravità Muoiono

Tumori: le cellule cancerogene in assenza di gravità muoiono

Lo spazio, diventa il primo nemico per i tumori grazie all’assenza di gravità che uccide il 90% delle cellule cancerogene. La scoperta, basata su un esperimento durato 24 ore in un simulatore di microgravità, ha permesso di eliminare il 90% delle cellule tumorali presenti, morte senza ricorrere ai farmaci. Ora, resta da capire come mai è quale sia la causa che ha permesso questo importante fenomeno.

Si tratta di Una grande scoperta che porta la firma di due ricercatori dell’Università di Tecnologia di Sydney, Joshua Chou e Anthony Kirollos.

I due ricercatori sdi sono accorti che le particelle, prelevate da quattro tipi di cancro, alle ovaie, al seno, al naso e ai polmoni, morivano nel giro di un giorno, senza nemmeno bisogno di ricorrere a farmaci. Rimane solo di capire il motivo che spinge queste cellule a morire cosi rapidamente. Per capire il perché, l’esperimento proseguirà sulla Stazione Spaziale Internazionale in attesa di aggiornamenti.

I due scienziati hanno già avanzato qualche prima ipotesi sulle cause del fenomeno. Ad esempio, potrebbero esserci dei problemi di comunicazione tra le cellule maligne quando si trovano in una condizione di gravità ridotta o del tutto assente. Non riescono più a muoversi e ad agire normalmente, così faticano a sopravvivere.

Al momento,per verificare che la teoria sia corretta e, soprattutto, che la formazione tumorale risulti effettivamente danneggiata dopo un viaggio nello spazio, i ricercatorilanceranno in orbita una nuova scatoletta che consegneranno al prossimo lancio agli astronauti australiani che partiranno per la prima missione spaziale del Paese.

Lo scopo sta nel tenere Le cellule in un ambiente privo di gravità per vedere se il risultato si ripete.

Fonte: Universo7P

 

Elon Musk, bombardare Marte con nucleare per renderlo vivibile

August 19, 2019 Leave a comment

Elon Musk, bombardare Marte

Bombardare il pianeta rosso con testate nucleari per renderlo abitabile

Elon Musk, di SpaceX e Tesla, ha ancora intenzione di lanciare bombe nucleari su Marte per trasformarlo in un pianeta vivibile per gli umani.

Bombardando i poli del pianeta rosso, sarebbe possibile far fondere l’anidride carbonica delle calotte, da cui si sprigionerebbero dei gas capaci di ispessire e riscaldare l’atmosfera e permettere così la presenza di acqua allo stato liquido. Si creerebbe quindi una sorta di effetto serra su Marte.

Una idea che in passato aveva ispirato l’associazione Explore Mars, che voleva bombardare Marte per esplorarne le Sue Profondità per dare conferma che su Marte ci possa essere stata la vita.

L’associazione No Profit, Explore Mars, aveva avviato una raccolta fondi per poter bombardare il pianeta rosso ed andare a visitare le sue profondità. La curiosità dell’uomo non conosce limiti e la voglia di sapere a volte prende il sopravvento facendo venire in mente queste ”pazzie”.

Il progetto nello specifico consiste nello sparare missili sulla crosta marziana, con all’interno strumenti progettati per esaminare le viscere e, naturalmente resistere all’impatto e trasmettere tutto sulla Terra via Radio. Non sappiamo se riusciranno a compiere questo folle gesto ma vi terremo informati a riguardo.

Fonte: Universo7P

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HD 26965b alias Vulcano, esiste il pianeta del signor Spock di Star Trek

September 19, 2018 Leave a comment

40 eridani a

Esiste davvero il pianeta Vulcano, del signor Spock il vulcaniano, nel cui cielo brillano tre stelle ed è proprio dove la saga di Star Trek lo aveva immaginato: ruota intorno alla stella 40 Eridani A, che è distante 16 anni luce dalla Terra. Ha una massa otto volte superiore a quella della Terra e potrebbe sostenere forme di vita, perché si trova nella zona abitabile del sistema, dove le temperature consentono la presenza dell’acqua liquida. Descritto sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, è stato scoperto dai ricercatori coordinati dall’astronomo Jian Ge, dell’università della Florida, nell’ambito del programma Dharma Planet Survey.

“Questa stella è visibile a occhio nudo. Chiunque può vederla e indicare la casa di Spock”, rileva Bo Ma, dell’università della Florida. Nella saga di Star Trek il pianeta dei Vulcaniani è stato immaginato proprio intorno alla stella 40 Eridani A, nella costellazione meridionale dell’Eridano, che è coetanea del Sole: ha infatti circa 4 miliardi di anni, e “un suo pianeta avrebbe avuto il tempo di evolvere un essere come Spock” scrisse nel 1991 l’inventore della serie, Gene Roddenberry, in una lettera alla rivista Sky and Telescope.

Nel frattempo, una scoperta del 2016 aveva cominciato a confermare l’intuizione: 40 Eridani A fa parte di un sistema di tre stelle, proprio come il sistema stellare del pianeta dei Vulcaniani. Ora, è stato scoperto che la stella più grande del sistema ha davvero un pianeta. Inizialmente indicato con la sigla HD 26965b, il pianeta non ha potuto che essere chiamato Vulcano.

Fonte: Ansa

Terzo Reich, costo insostenibile per l’atomica di Hitler

June 2, 2017 Leave a comment

atomica hitler

Nella seconda guerra mondiale gli Stati Uniti diedero inizio a un costoso progetto per lo sviluppo di armamenti atomici perché pensavano di essere in competizione con la Germania nazista. Di fatto nessuno in Germania stava lavorando a una bomba nucleare. Oggi domina l’idea che i fisici tedeschi conoscessero il principio della bomba atomica, ma che gli enormi costi della sua produzione fossero insostenibili per il Terzo Reich nel corso della guerra. Le analisi delle fonti originali dimostrano che gli storici hanno trascurato nessi fisici importanti. Sino alla fine della guerra i ricercatori tedeschi non ebbero affatto chiari alcuni principi fondamentali.

Fonte: Le Scienze

Categories: Curiosità, Scientia

Neuralink, integrazione cervello-macchina

April 1, 2017 Leave a comment

Neuralink, integrazione cervello-macchina

Si chiama Neuralink ed è il nuovo progetto con il quale Elon Musk ha intenzione di sviluppare una tecnologia in grado di effettuare connessioni dirette tra un cervello umano e un computer.

A coadiuvare Musk in questa ambiziosa avventura – che, secondo il Wall Street Journal è già in fase avanzata di sviluppo – saranno Vanessa Tolosa (ingegnere al Lawrence Livermore National Laboratory ed esperta di elettrodi flessibili), Philip Sabes (professore all’Università della California a San Francisco ed esperto dei modelli di controllo del movimento del cervello) e Timothy Gardner (professore all’Università di Boston e studioso del modo in cui cantano gli uccelli attraverso piccoli elettrodi impiantati nella corteccia cerebrale dei fringuelli). Un team di tutto rispetto per quesa startup, Neuralink, a quanto pare interamente finanziata dal numero uno di Tesla.

Quando si tratta di novità nell’ambito dell’intelligenza artificiale, Musk è un vulcano di idee: quest’ultima prevede, appunto, lo sviluppo di dispositivi da inserire direttamente nel cervello per metterlo in connessione diretta con un computer. Insomma, l’obiettivo è “fondere” l’intelligenza umana con quella artificiale. Lo scopo? Più che nobile: aiutare a trattare malattie come l’epilessia, il morbo di Parkinson o la depressione. Interfacciando il cervello direttamente con un sistema informatico sarà possibile regolare l’attività elettrica cerebrale tramite gli elettrodi.

Neuralink dovrebbe presentare (il condizionale è d’obbligo) un prototipo funzionante già nei prossimi mesi per dimostrare l’efficacia e l’affidabilità della nuova tecnologia. Qualora dovesse funzionare – e Musk ne è fortemente convinto – lo step successivo sarà quello di aumentare le prestazioni e la memoria del genere umano.

Fonte: Nibiru 2012