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Archive for the ‘Scientia’ Category

Elon Musk, bombardare Marte con nucleare per renderlo vivibile

August 19, 2019 Leave a comment

Elon Musk, bombardare Marte

Bombardare il pianeta rosso con testate nucleari per renderlo abitabile

Elon Musk, di SpaceX e Tesla, ha ancora intenzione di lanciare bombe nucleari su Marte per trasformarlo in un pianeta vivibile per gli umani.

Bombardando i poli del pianeta rosso, sarebbe possibile far fondere l’anidride carbonica delle calotte, da cui si sprigionerebbero dei gas capaci di ispessire e riscaldare l’atmosfera e permettere così la presenza di acqua allo stato liquido. Si creerebbe quindi una sorta di effetto serra su Marte.

Una idea che in passato aveva ispirato l’associazione Explore Mars, che voleva bombardare Marte per esplorarne le Sue Profondità per dare conferma che su Marte ci possa essere stata la vita.

L’associazione No Profit, Explore Mars, aveva avviato una raccolta fondi per poter bombardare il pianeta rosso ed andare a visitare le sue profondità. La curiosità dell’uomo non conosce limiti e la voglia di sapere a volte prende il sopravvento facendo venire in mente queste ”pazzie”.

Il progetto nello specifico consiste nello sparare missili sulla crosta marziana, con all’interno strumenti progettati per esaminare le viscere e, naturalmente resistere all’impatto e trasmettere tutto sulla Terra via Radio. Non sappiamo se riusciranno a compiere questo folle gesto ma vi terremo informati a riguardo.

Fonte: Universo7P

Categories: Astro, Scientia Tags: ,

HD 26965b alias Vulcano, esiste il pianeta del signor Spock di Star Trek

September 19, 2018 Leave a comment

40 eridani a

Esiste davvero il pianeta Vulcano, del signor Spock il vulcaniano, nel cui cielo brillano tre stelle ed è proprio dove la saga di Star Trek lo aveva immaginato: ruota intorno alla stella 40 Eridani A, che è distante 16 anni luce dalla Terra. Ha una massa otto volte superiore a quella della Terra e potrebbe sostenere forme di vita, perché si trova nella zona abitabile del sistema, dove le temperature consentono la presenza dell’acqua liquida. Descritto sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, è stato scoperto dai ricercatori coordinati dall’astronomo Jian Ge, dell’università della Florida, nell’ambito del programma Dharma Planet Survey.

“Questa stella è visibile a occhio nudo. Chiunque può vederla e indicare la casa di Spock”, rileva Bo Ma, dell’università della Florida. Nella saga di Star Trek il pianeta dei Vulcaniani è stato immaginato proprio intorno alla stella 40 Eridani A, nella costellazione meridionale dell’Eridano, che è coetanea del Sole: ha infatti circa 4 miliardi di anni, e “un suo pianeta avrebbe avuto il tempo di evolvere un essere come Spock” scrisse nel 1991 l’inventore della serie, Gene Roddenberry, in una lettera alla rivista Sky and Telescope.

Nel frattempo, una scoperta del 2016 aveva cominciato a confermare l’intuizione: 40 Eridani A fa parte di un sistema di tre stelle, proprio come il sistema stellare del pianeta dei Vulcaniani. Ora, è stato scoperto che la stella più grande del sistema ha davvero un pianeta. Inizialmente indicato con la sigla HD 26965b, il pianeta non ha potuto che essere chiamato Vulcano.

Fonte: Ansa

Terzo Reich, costo insostenibile per l’atomica di Hitler

June 2, 2017 Leave a comment

atomica hitler

Nella seconda guerra mondiale gli Stati Uniti diedero inizio a un costoso progetto per lo sviluppo di armamenti atomici perché pensavano di essere in competizione con la Germania nazista. Di fatto nessuno in Germania stava lavorando a una bomba nucleare. Oggi domina l’idea che i fisici tedeschi conoscessero il principio della bomba atomica, ma che gli enormi costi della sua produzione fossero insostenibili per il Terzo Reich nel corso della guerra. Le analisi delle fonti originali dimostrano che gli storici hanno trascurato nessi fisici importanti. Sino alla fine della guerra i ricercatori tedeschi non ebbero affatto chiari alcuni principi fondamentali.

Fonte: Le Scienze

Categories: Curiosità, Scientia

Neuralink, integrazione cervello-macchina

April 1, 2017 Leave a comment

Neuralink, integrazione cervello-macchina

Si chiama Neuralink ed è il nuovo progetto con il quale Elon Musk ha intenzione di sviluppare una tecnologia in grado di effettuare connessioni dirette tra un cervello umano e un computer.

A coadiuvare Musk in questa ambiziosa avventura – che, secondo il Wall Street Journal è già in fase avanzata di sviluppo – saranno Vanessa Tolosa (ingegnere al Lawrence Livermore National Laboratory ed esperta di elettrodi flessibili), Philip Sabes (professore all’Università della California a San Francisco ed esperto dei modelli di controllo del movimento del cervello) e Timothy Gardner (professore all’Università di Boston e studioso del modo in cui cantano gli uccelli attraverso piccoli elettrodi impiantati nella corteccia cerebrale dei fringuelli). Un team di tutto rispetto per quesa startup, Neuralink, a quanto pare interamente finanziata dal numero uno di Tesla.

Quando si tratta di novità nell’ambito dell’intelligenza artificiale, Musk è un vulcano di idee: quest’ultima prevede, appunto, lo sviluppo di dispositivi da inserire direttamente nel cervello per metterlo in connessione diretta con un computer. Insomma, l’obiettivo è “fondere” l’intelligenza umana con quella artificiale. Lo scopo? Più che nobile: aiutare a trattare malattie come l’epilessia, il morbo di Parkinson o la depressione. Interfacciando il cervello direttamente con un sistema informatico sarà possibile regolare l’attività elettrica cerebrale tramite gli elettrodi.

Neuralink dovrebbe presentare (il condizionale è d’obbligo) un prototipo funzionante già nei prossimi mesi per dimostrare l’efficacia e l’affidabilità della nuova tecnologia. Qualora dovesse funzionare – e Musk ne è fortemente convinto – lo step successivo sarà quello di aumentare le prestazioni e la memoria del genere umano.

Fonte: Nibiru 2012

 

Bio-genetica, organi umani da corpi animali

January 7, 2017 Leave a comment

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I biologi stanno cercando di capire come far crescere organi umani all’interno di animali come i maiali grazie ai recenti progressi nella tecnologia delle cellule staminali. Un risultato simile farebbe diminuire drasticamente la carenza di organi da trapianto. L’idea è prendere cellule staminali umane e impiantarle all’interno di embrioni suini allestiti per far sì che l’organismo che ne risulta, chiamato chimera, si sviluppi in un animale con pancreas, reni o altri organi umani. Se gli esperimenti pilota avranno successo e i ricercatori avranno l’autorizzazione delle autorità competenti, l’obiettivo è consentire alle chimere di proseguire lo sviluppo fino al termine della gestazione (quattro mesi per i maiali), per vedere se produrranno organi umani utilizzabili.

Fonte: Le Scienze

Categories: Scientia

Australia, continente in movimento di svariati millimetri ogni anno

November 13, 2016 Leave a comment
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Un ricercatore dell’Università di Newcastle ha dimostrato che il continente australiano si sposta di svariati millimetri ogni anno, a causa dell’alterazione del centro di massa della Terra. I risultati sul Journal of Geophysical Research

Nel corso dei secoli e dei millenni la crosta terrestre ha subito continui cambiamenti, fino ad assumere la struttura attuale.

È ciò che studiamo fin dai primi anni di scuola sotto il grande capitolo di ‘tettonica delle placche’, teoria su cui oggi concordano quasi tutti i ricercatori che si occupano di scienze della Terra.

In base a questo approccio, ancora oggi continenti e oceani continuano a trasformarsi impercettibilmente. E in alcune circostanze, questi movimenti si fanno via via più importanti: come nel caso dell’Australia, che secondo un nuovo studio si sposterebbe ogni anno di diversi millimetri.

L’articolo, firmato dal geologo Shin-Chan Han dell’Università australiana di Newcastle e pubblicato sul Journal of Geophysical Research, afferma che questi movimenti dipendono da alterazioni nel centro di massa della Terra.

Si tratta di un punto collocato approssimativamente nel cuore bollente del nostro Pianeta, circa 6.000 chilometri sotto la superficie.

Con l’alternanza delle stagioni, cambia la distribuzione dell’acqua sulla crosta terrestre, in particolare per quanto riguarda le piogge e l’evaporazione dei liquidi.

Sarebbe proprio questo fenomeno il responsabile della leggera modifica del centro di massa del Pianeta, che causerebbe a sua volta lo spostamento del più piccolo continente della Terra.

“L’acqua migra nel corso di ogni stagione – spiega Shin-Chan Han – e questo movimento provoca una deformazione dell’Australia piuttosto considerevole e misurabile”.

La ‘deformazione’ di cui parla lo studio corrisponde a circa 1 millimetro a nord-ovest e 2-3 millimetri a sud-est durante l’estate (corrispondente al nostro inverno). Nel corso dell’inverno australiano, invece, il movimento si inverte, provocando una sorta di ‘altalena’ con il passare delle stagioni.

Questi movimenti non sono abbastanza grandi da essere percepiti dagli abitanti del paese, mentre i satelliti sono perfettamente in grado di registrarli.

Shin-Chan Han lo ha dimostrato utilizzando i dati di 14 diverse stazioni GPS sparse sul continente, che possono rivelare cambiamenti anche impercettibili della superficie terrestre a 20.000 chilometri di distanza dal nostro Pianeta.

Lo scienziato si è poi servito dei risultati del progetto Gravity Recovery and Climate Experiment (GRACE) della NASA, che hanno confermato i lenti ma inesorabili movimenti del suolo australiano.

Fonte: Asi

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NASA, addestramento primo sbarco su Marte in Antartide

November 12, 2016 Leave a comment
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In vista di un futuro primo sbarco dell’uomo su Marte, la NASA addestra gli astronauti a una vita isolata in un ambiente estremo. E sceglie l’Antartide per studiare gli effetti psicologici sull’uomo

Il lungo viaggio che porterà i primi esseri umani a calpestare la superficie rossa di Marte passa dai ghiacci dell’Antartide. Il programma della NASA “Journey to Mars” comprende anche uno specifico addestramento degli astronauti, per prepararli ad affrontare diversi mesi di completo isolamento in condizioni ambientali estreme e ostili. Per questo, la scelta è caduta sul Continente bianco.

La NASA e la National Science Foundation (NSF), che gestisce l’United States Antarctic Program, hanno firmato un accordo di collaborazione per studiare gli effetti della vita prolungata in ambiente polare. Un ambiente estremo, sferzato da forti venti, dove le temperature precipitano a decine di gradi sotto lo zero e il Sole sparisce per mesi. È la notte polare, un periodo di completo isolamento, durante il quale anche per un aereo è rischioso volare. E si rimane, quindi, bloccati per un’intera stagione.

“Significa stare mesi senza vedere il Sole, con lo stesso equipaggio e senza rifornimenti di cibo – spiega Christina Hammock Koch, astronauta NASA che ha trascorso diversi mesi in stazioni scientifiche artiche e antartiche -. L’isolamento, l’assenza di familiari e amici, la mancanza di nuovi stimoli sono tutte condizioni con le quali devi imparare a fare i conti, cercando una strategia per affrontarle”.

Condizioni analoghe a quelle con le quali si dovrà confrontare l’equipaggio della prima spedizione umana sul Pianeta Rosso. “L’Antartide è perfetto per i nostri studi – aggiunge Lisa Spence, dello Human Research Program NASA -, perché non puoi andare da nessun’altra parte all’infuori dei ghiacci. E questa condizione è molto simile ai voli spaziali. Modifica, infatti, il tuo stato mentale”. Gli esperti della NASA sono, infatti, soliti definire l’Antartide “Marte bianco”.

Nell’ambito dell’accordo tra la NASA e la NSF, uno dei primi studi sarà quello coordinato da Candice Alfano, psicologa clinica presso l’University of Houston. Partirà nel febbraio del 2017, per concludersi nell’inverno dello stesso anno. E comprenderà 110 volontari dell’U.S. Antarctic Program, che saranno ospitati nelle stazioni McMurdo e South Pole.

Lo studio della vita quotidiana dei volontari nelle due stazioni, attraverso questionari on line, monitoraggio dei cicli sonno-veglia, campioni di saliva, permetterà ai ricercatori d’individuare e comprendere meglio le principali fonti di stress.

“Questa ricerca ci permetterà di monitorare in tempo reale ogni cambiamento nella salute psicologica dei volontari. Uno degli obiettivi – conclude Lauren Leveton, del NASA Behavioral Performance team – è mettere a punto una checklist, che sarà molto utile in vista di futuri viaggi spaziali”.

Fonte: Asi

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