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Archive for the ‘Narrātio’ Category

“Songül” di Serena Pea, La Grande Illusion

October 10, 2018 Leave a comment

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Songül è il racconto ispirato alla storia vera di una maestra, qui indicata con un nome di fantasia, che nel 2014, a ventidue anni, parte per il servizio civile obbligatorio nella Turchia dell’est, al confine con la Siria. Un reportage fotografico a distanza, al chilometro zero della graphic novel, dove le parole della protagonista, estratte dalle mail che lei e Serena Pea si sono scambiate durante tre anni, assumono, in un inglese scarno e semplificato, la forma telegrafica della didascalia accompagnando una favola per immagini onirica e, per contrasto, straordinariamente realistica. Le fotografie che illustrano il racconto sono state realizzate a partire dai modellini appositamente creati dallo scenografo Alberto Nonnato e grazie a Guido Scarabottolo – che, oltre ad impaginare il volume, ne firma la presentazione – sono ora un libro, il primo per l’autrice e, a inaugurare la collana “Kismet”, il primo libro fotografico per le produzioni librarie La Grande Illusion. Il progetto Songül è stato dapprima una mostra esposta nel 2017 a Padova nella collettiva In/Out Spazi d’Arte e, successivamente, in Mirabilia, Il segno della contemporaneità nelle opere di artisti under 35.

Stampato in offset, con caratteri Arial Narrow, il 15 marzo 2018 dalla Fantigrafica di Cremona su carta Fedrigoni Tatami White 150 g in una tiratura commerciale di 800 copie, il libro è stato rilegato ad album e confezionato in brossura filo refe con copertina in cartoncino Woodstock Giallo 285 g e sovracoperta in carta Fedrigoni Bodonia Avorio 145 g dalla Legatoria Venturini di Cremona.

235 x 165 mm

Serena Pea è nata a Brescia nel 1984, vive a Padova e viaggia abitualmente per lavoro tra Venezia, Londra, Roma e Milano, mentre si nutre di fotografia e di teatro. Dal 2012 collabora, dopo essersi specializzata in fotografia di scena presso l’Accademia Teatro alla Scala, con il Teatro Stabile del Veneto e altre compagnie teatrali.

Per i tipi de La Grande Illusion ha pubblicato Songül.

80 pagine

brossura con sovracoperta

finito di stampare il 15 marzo 2018

ISBN 978-88-85549-01-2

21,00 €

“Alceste: una storia d’amore ferrarese” di Eugenio Bolognesi, Maretti Editore

February 24, 2015 Leave a comment
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Si apre, con il ritrovamento di un inedito carteggio, un nuovo straordinario panorama nella storia intima, culturale e artistica del Grande Metafisico Giorgio de Chirico. La pubblicazione di un centinaio di lettere dell’artista alla fidanzata Antonia Bolognesi, conosciuta e frequentata durante il suo soggiorno nella “Ferrara delle sorprese” (1915-1918), rivelano una nuova prospettiva in cui contestualizzare questo periodo così particolare nella vita dell’artista, neo-soldato con mansioni da scritturale.
Proprio nell’anno del Centenario dell’arrivo di de Chirico a Ferrara, città le cui “splendide apparizioni di spettralità e bellezza sottile” ha ispirato nuovi temi tra cui gli Interni metafisici, i Trovatori e le Muse inquietanti, il pronipote, Eugenio Bolognesi, fornisce alla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico un nuovo e quanto mai insolito strumento di indagine. In parallelo a una così bella storia d’amore tra giovani, con progetto di matrimonio (che non si attuerà), emergono anche nuove notizie sulla situazione professionale di de Chirico nell’immediato dopoguerra, che permettono una diversa ed ulteriore conoscenza sia sul piano personale che su quello artistico e professionale: “una diversa prospettiva, quella del retroscena di un rapporto sentimentale finora completamente sconosciuto” (Paolo Picozza).
La vicenda intima della famiglia Bolognesi nella figura di Antonia (per l’artista la mitologica Alcesti – la moglie ideale) viene qui trattata da Eugenio Bolognesi con squisita sensibilità al fine proprio di lasciare la parola a Giorgio de Chirico e per far emergere il valore intrinseco delle lettere inedite. Ci troviamo di fronte ad “un’altro ‘interno’ ferrarese”, sottolinea il Presidente della Fondazione de Chirico, “quello della sua condizione personale e affettiva durante gli ultimi due anni del soggiorno in questa città, non riguardante – scopriamo ora – i soli obblighi militari, la pittura e lo studio”. E continua: “La lettura degli scritti riguardo questa importante relazione […], completa il quadro di de Chirico come uomo, dal quale risalta una profonda integrità personale, l’onestà e il forte impegno lavorativo per conquistare le condizioni necessarie per realizzare il sogno di vita condiviso con la fidanzata e la propria fiducia verso il richiamo del destino”.
Nel proprio contributo, Fabio Benzi sottolinea l’eccezionalità del ritrovamento archivistico, avendo scritto in precedenza che per un’oggettiva carenza di notizie, il 1919 “anno cruciale della formazione del classicismo dechirichiano, è rimasto fino ad oggi dimenticato e sostanzialmente eluso da trattazioni più generiche che filologiche”.
Questo straordinario “diario” fornisce quindi uno strumento d’indagine paragonabile a quello di una prospettiva che, tra disegno e destino, rivela la nobiltà d’animo dei protagonisti e le usanze formali dell’epoca che hanno quel qualcosa di eterno e di classico, di armonia e di fatalità, che coincide con tutta l’arte di de Chirico: dalla Metafisica all’allora nuova ricerca classicizzante. Si scopre ora l’identità della giovane donna ritratta nell’opera esposta nella prima mostra personale dell’artista presso Casa d’arte Bragaglia (febbraio 1919) e acquistata poi da Signorelli. De Chirico scrive da Roma ad Antonia il 5 dello stesso mese: “L’esposizione va benone; il tuo ritratto ammiratissimo; l’ho intitolato ‘Alceste’”, e il 14, giorno di S. Valentino: “‘Alceste’ è molto corteggiata e temo che me la portino via”.
Grazie ad Eugenio Bolognesi (oggi) e alla Fondazione de Chirico (sempre) la città di Ferrara non potrà non riconoscere nell’opera del suo cittadino d’adozione, il proprio ritratto di città “quanto mai metafisica”, che, come ha notato de Chirico, offre bellezze sottili che “fermano e stupiscono il passante astuto ed educato nei misteri della intelligenza”.
Editore Maretti Editore
Anno 2015
Collana Libri d’Autore
Lingua italiano
Pagine 224
Formato 17×24 cm
Legatura brossura
Prezzo € 18.00
ISBN 978-88-98855-21-6
Stato disponibile

“Vivere e sentire la montagna” di Lara Tocalli

July 10, 2011 Leave a comment

Vivere e sentire la Montagna

Vivere e sentire la montagna tra le rive di un torrente o di un ruscello come tanti, uno di quelli che attraversi senza nemmeno farci caso per l’abitudine.
Se invece ti soffermi e ascolti, potrai sentire profumi, melodie, suonate d’acqua che non avevi mai udito prima. Ecco, è proprio il sentire del cuore che ti permette di vivere al meglio quello che ti trovi attorno: la montagna.
Distese di manti erbosi e boschi che ricoprono le nostre valli, evocano silenzi melodiosi nel suono mai uguale della natura che si rinnova, come si rinnovano le stagioni nel continuo mutare della vita.
E’ proprio il sentire e l’osservare senza parlare che ci permettono di vivere in pieno equilibrio con la natura.
Chiudere gli occhi nel silenzio, sentire il vento sul viso, sentire l’alito che proviene dal cielo invaderti il corpo, il cinguettio degli uccelli, il gorgoglio dell’acqua, tra i boschi il profumo del verde, la voce degli animali che popolano la natura semplice e selvaggia; poi riaprire gli occhi, osservare nella più completa tranquillità il sole che inonda il cielo e irradia della sua luce i germogli rendendo tutto più vivo, anche per un solo istante, ci fa sentire parte della natura che ci circonda.
Cosa può esserci di meglio che stare sdraiati sull’erba dei prati tra i fili d’erba a godere di queste sensazioni ? Nulla credo.
Stare in equilibrio con la semplicità della natura, creazione di Dio, è un modo unico per rinnovare di nuova energia la nostra anima.
Tutto questo sentire e udire è un po’ come osservare una farfalla sul dito ma non poterla toccare per paura di rovinarle le ali e così compromettere la sua libertà. Per questo bisogna rispettare la montagna, facendo attenzione alla sua fragilità, perché non conosciamo a fondo quanto essa ci doni sia spiritualmente che materialmente.
Così come il giorno, anche la notte ha il suo fascino: nel cielo le stelle, sui prati il canto dei grilli che ci danno la buonanotte.
All’alba: gocce di rugiada sui fiori e le foglie, freschi fili d’erba sotto i piedi nudi, il cielo azzurro, il canto degli uccelli, aprono a un giorno di nuova speranza.
Non dimentichiamoci di vivere con semplicità!

Lara Tocalli

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“La sindrome di Balzac” di Aldo Putignano, Cento Autori

June 1, 2011 Leave a comment

Libro: La sindrome di Balzac
Autore: Aldo Putignano
Casa editrice: Cento Autori
Pagine: 64
Prezzo: euro 6,00

ISBN 978-88-97121-10-7

Collana Leggere Veloce XL

Cinque racconti brillanti (La sindrome di Balzac, Arriba Ribas, Il cane di Pavlov, InFaust, Che sia da monito), ironici, in cui le parole sembrano godere della loro capacità di rappresentare gli aspetti più paradossali, schizofrenici, del nostro vivere quotidiano. Una riflessione ironica sulle nevrosi, i falsi miti le irragionevoli casualità che sono alla base di eventi straordinari. Dallo sguardo iracondo di un torvo Balzac fustigatore di scrittori dalla fragile cultura alla gustosa e graffiante allegoria del mondo del calcio di Arriba Ribas, passando per la salace perfidia di InFaust, Aldo Putignano, tra le più apprezzate voci della cultura napoletana, ricorre alla parola per invitarci al confronto con le idiosincrasie del moderno, individuando nell’ironia, nella leggerezza, le possibili alternative alle più disparate crisi comico-esistenziali.

Fonte: Cento Autori

“Ruggero coniglio coraggioso”di Chiara Taormina, Fiabe Edizioni R.E.I.

May 28, 2011 Leave a comment

Libro: Ruggero coniglio coraggioso
Autore: Chiara Taormina
Editore: Casa editrice REI
Pagine: 72
Prezzo: euro 16,25

“Il mondo ha mille volti, in esso sono custoditi tanti segreti e la natura è l’artefice di veri prodigi. Quando sentirete che la luce ha abbandonato il cuore delle creature che abitano la terra, gettate cinque sassi dentro il lago ed io tornerò ad accendere un nuovo fuoco.” La ninfa Vispesia.

Chiara Taormina nasce a Palermo nel 1973. Esordisce come scrittrice nel 1997 al Concorso Nazionale di poesia “Giuseppe Villaroel”, partecipa a numerosi concorsi letterari ottenendo premi e segnalazioni, prende parte a numerose antologie di poesie ottenendo diploma e medaglia al Premio Nazionale di Poesia “G. Tomasi di Lampedusa.

Fonte: Fiabe Edizioni R.E.I.

“Amorfo” di Dieter Perdomo

Amorfo

Amorfo.
Había observado la estructura de la casa, una puerta de fantasía, y una ventana a la realidad. Indivisiblemente, no podía salir. ¿Acaso debía entrar? Afuera estaban las ratas destrozando el atolladero del honor. El caos alimentaba el orden lineal, decidió entrar al túnel de manera desordenada. Y allí estaba Ada, su cuñada, quería darle un beso antes del fin del mundo.

¿Un terremoto? ¿Dos maremotos? ¿O un cometa que chocaba contra la mentira? Si, atravesar el puente. Besar en el puente de atrás. Delante de el, un enjambre de ideas feas, y una abeja bonita en la colmena de un cerebro. Ebro, se ahoga en un rio de lágrimas, al verla a ella, sosteniendo una rosa, de donde saltó la mariposa a rescatarlo de morir ahogado en ilusiones.
Caen los meteoritos de verdad, y destruyen en la noche a la humanidad. Ella prueba otros besos de cerezos, e ignora los míos en el frio. Y calor hace en tu ciudad de ojos, y espejismos, ve nítidos algoritmos, bailan el y ella, entre algodones de ritmos, que lo pierden en el mistral, inseguro, entró por la puerta de realidad, y salió por la ventana de la fantasía. Si, si, arte, besar, dividido puede entrar, por delante y por detrás. Se reencuentra en el mistral, para llegar al corazón de cristal. Empañado confiado, ella corre por las venas, el antídoto para escapar, y escarpar bajando, sube la espuma, y ella se va como vino a la burbuja.
¿Si nunca hubo principio, por que alguien pensó en el final? El presente, es lo que esta al frente, un beso en la frente, luego en los labios, mariposas de cristal, se pierden con el mistral. De todos los ojos se ven cosas sucias, y de una sola mente se ven cosas limpias, sucio maniqueísmo. Sueña con ser una res valiente, y le da miedo despertar… Resucitar al borde de la muerte, inerte, paralizada se mueve, se mueve el toro furioso que lo embiste desnudo para vestir el peligro. Seguro se evapora el mar, otra mentira que si es verdad, mentira es el muro, muy duro. Suave unta el pergamino en el camino, y grita: auxilio, en el mundo de los sordos, y escribe con auxilio, las palabras: no me ayuden, en el mundo de los indiferentes. Inertes…
El orden se desnutre con el desorden circular. Sale del túnel de manera ordenada. La ira de mente atraviesa tus dientes. Con la lengua de trampolín, salta a la piscina, y emerge del rio sin fin. Cae de pecho, y toca sus dos piedras, del lecho de muerte se preocupa, y bajo una lupa se quema la vida. Se congela la vid, y se toma el vino, que en la sobriedad flota en la soledad.

Amorfo

Amorfo.
Egli aveva osservato la struttura della casa, una porta di fantasia, ed una finestra alla realtà. Indivisibile, non poteva andare. Per caso doveva entrare? Fuori stavano i ratti strappando il pantano d’onore. Il Caos alimentava l’ordine lineare, decise di entrare nella galleria in modo disordinato. E c’era Ada, la sorella, che gli ha voluto baciarlo prima della fine del mondo.

Un terremoto? Due tsunami? O di una cometa che si schiantava contro la menzogna? Sì, attraversare il ponte. Baciare sul ponte posteriore. Prima di lui, uno sciame di idee cattive, e una bella ape nell’alveare di un cervello. Ebro, annega in un fiume di lacrime, nel vederla, tenendo una rosa, da cui volò la farfalla per salvarlo dal morire affogato nelle illusioni.
Cadono i meteoriti della verità, e distruggono nella notte l’umanità. Lei cerca altri baci di ciliegio, e ignora le miniere nel freddo. E fa caldo nella città degli occhi, e miraggi, vede algoritmi nitidi, la danza e lei, dentro cotoni di ritmo, che lo persero nel maestrale, insicuro, entrò nella porta della realtà, e se ne andò fuori dalla finestra della fantasia . Sì, sì, arte, baci, diviso può entrare, da davanti e da dietro. Si rincontra nel maestrale, per raggiungere il cuore di vetro. Offuscata fiduciosa, ella corre attraverso le vene, l’antidoto per sfuggire, e la scarpata in basso, sale la schiuma, ed ella se ne va come vino in un soffio.

Se mai c’è principio, perché qualcuno ha pensato al finale? Il presente, che ci sta davanti, un bacio sulla fronte, poi sulle labbra, le farfalle di cristallo si perdono con il maestrale. Di tutti gli occhi si vedono cose sporche, e da una mente vengono le cose pulite, manicheismo sporco. Sogna di essere una cosa valente, e ha paura di svegliarsi … Resuscitare sull’orlo della morte, inerte, paralizzata si muove, si muove il toro furioso che arieti nudo per indossare il pericolo. Sicuro si evapora il mare, un’altra bugia che se è la verità, la menzogna è il muro, molto duro. Soave spalmata nella pergamena sul cammino, e grida: aiuto, nel mondo dei sordi, e scrive con sollievo, le parole: non mi aiutano, in tutto il mondo di loro indifferenti. Inerti …
L’ordine era denutrito con il disordine circolare. All’uscita dal tunnel del modo ordinato. L’ira della mente attraverso i vostri denti. Con la lingua da un trampolino, salta nella piscina, ed emerge dal fiume senza fine. Cadente di petto, e gioca le sue due pietre, il letto della morte si preoccupa, e sotto una lente d’ingrandimento brucia la vita. Si congela la vita, e si congela il vino, che nella sobrietà naviga nella solitudine.

Fonte: Oubliettemagazine

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“La sua musica” di Fabio Orefice

La sua musica è in ascesa, tuoni di carne e misericordia fondono l’acciaio del mio cuore avverso per farne ali malleabili contro i cieli di piombo
La sua musica accoglie parole incompiute e versi in cammino per tenere tra le mani la mia volontà e propositi che sbocciano nella primavera di estasi da tacere ai più
La sua musica è una verità sbattuta in faccia che fa del walzer un tango e rende gladiatori gli amanti perché tra lacrime di vetro e sgomenti senza replica si ritrovino come cigni ammaccati su lenzuola liquide per annegare l’uno nell’altro
La sua musica disprezza i pronomi che demarcano e fa dei due Uno e di Uno Entrambi, due note suonate sulla stessa riga, la stessa chiave a dettarne il tono
La sua musica vede oltre i campi del futuro e rende il presente un eterno passato da succhiare amaro come un limone caduto da lasciare poi alle spalle quando la ferita prende a bruciare, Ché il fuoco arde l’istante ma offusca ogni prospettiva
La sua musica è un hip hop da sorseggiare con ghiaccio, da lasciar scivolare lento In da Club come una seduzione latina, come uno sguardo nero che scivola sulla pista e ti chiede di più, ti sfida al gioco, e lasciandoti a bruciare si traveste di zucchero e psichedelia invitandoti in un Candy Shop a far scempio d’ogni carezza come all’assedio di un harem
La sua musica fa di gambe tonanti e fianchi che arpeggiano note di ghiaccio e fa di me un maestro di piano e fa di noi un lungo viaggio verso New York, a scoprire che il frutto della redenzione e del sapore è tra quelle gambe, come in un Getsemani di sentori confusi di sale e pesca, dove non saprai mai se sarai dannato o redento, salvato o tentato
La sua musica batte forte come una English Summer Rain, grida forte di stanze buie e cicatrici mascherate d’amianto come l’urlo primordiale Inside All The People, per far di noi due satellite d’amore, Satellite of Love, e farmi tendere la mano cercando di Lei, Angie, A-Angie…
La sua musica grida con la discrezione del Sound Of Silence, nient’altro che la scomoda verità, e cosa farai ora, ora che hai sbattuto la faccia nel fango? Cosa, se non alzarti in piedi per lei? Per dirle Wish you were here?
La sua musica è un arrangiamento minuzioso, un dettaglio sapiente che sbroglia la perfezione e porta con sé solo attenzione, con discrezione, come in un luogo rarefatto, dove distanze e impegni e promesse e affanni nulla di tutto questo conta, come se ci fosse Life On Mars
La sua musica è una mano a carte scoperte, ti fa posare a terra gli assi senza rendertene conto, fa scala per farti salire in alto, ma se affanni non chiede di meglio che raccoglierti e far ossigeno delle sue labbra per te, far nuvole dei suoi seni d’alabastro per lasciarti volare come un angelo imperfetto, e tu sei preso in una caccia d’anima e sangue, senza resa, senza armi, senza vincitori, senza sconfitta, perché All Is Full Of Love
La sua musica fa eco alla mia, dolce come i Beatles, sfrontata come gli Stones, tenera come un ricordo d’infanzia al sapore di Beach Boys, delicata da tener segreta a cuori senza orecchie come i Queen, sfacciata e brillante per nasconder furie e tormenti d’anima come gli U2, spumeggiante come Michael Jackson, ardente come Lauryn Hill, poetica come Totò, viscerale come i Pearl Jam, vulnerabile e acuta come John Lennon
La sua musica passa come il vento della Grazia attraverso i miei frutteti per restituirli alla primavera dopo inverni innevati di silenzi e sussurrarmi tra violini Tonight Tonight!
La sua musica è un tifo a squarcia gola per me, la sua musica mette insieme note stonate per darle ogni notte alle mie gote perché un sorriso schiuso renda loro ali per sopravvivere alla notte, è la resa è vittoria un Disarm
La sua musica è un pretesto sempre buono per lasciar tutto e correre in un deserto carico di sussulti
La sua musica è la mia Lullaby, è il nostro punto e a capo
La sua musica è serena, la sua musica sono Io

– Contatto Fabio Orefice:
http://www.eyesofthefuture.it/

Fonte: Oubliettemagazine

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