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Manila, bambini della città del carbone

February 16, 2012 Leave a comment

Nella capitale filippina in migliaia vivono raccogliendo legno tra i rifiuti e trasformandolo in carbone. Tra di loro molti minori esposti a ogni sorta di sostanza tossica.
Ulingan, “la città del carbone” in lingua tagalog, è una comunità di abitanti delle bidonville di Manila: migliaia di persone che vivono tra sporcizia e fumi tossici raccogliendo legna e altri materiali da discariche e cantieri e poi trasformandoli in carbonella da rivendere.
Come se non bastassero i miasmi provenienti dai mucchi di rifiuti, il rudimentale metodo di produzione del carbone espone gli abitanti a esalazioni pericolose: monossido di carbonio, protossido d’azoto, fuliggine e altre sostanze chimiche liberate dalla combustione di legno trattato. Il risultato è una miriade di malattie respiratorie e patologie cardiache.
Nel mondo più di 2,7 miliardi di persone cuociono il cibo direttamente sul fuoco o su stufe tradizionali alimentate a legna, carbone vegetale o fossile, sterco o residui dell’agricoltura. Un miliardo e 400 milioni non hanno accesso all’elettricità.
Proprio per attirare l’attenzione su dati come questo, il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon ha proclamato per il 2012 l’Anno internazionale dell’Energia sostenibile per tutti. L’energia, ha detto Ban, “è il filo rosso che collega lo sviluppo economico, l’aumento dell’equità sociale e la tutela dell’ambiente”.
Il ciclo vizioso innescato dalla “povertà energetica” è tanto più evidente a Manila, dove molti bambini non vanno a scuola per aiutare la famiglia a fare il carbone, in condizioni rischiosissime: la bambina nella foto sta frugando nelle fosse dove la legna è stata bruciata per recuperare qualche chiodo da rivendere. Nelle zone i cui abitanti vivono frugando tra i rifiuti i ricercatori hanno identificato oltre 35 patologie tipiche, tra cui colera, dissenteria, malaria, malattie dermatologiche, tubercolosi e tifo.
Nei paesi in via di sviluppo la produzione di carbone vegetale su piccola scala è di solito illegale e non regolamentata. Viene praticata non solo negli slum urbani, ma anche nelle aree rurali di tutto il mondo: ad esempio, nel Parco nazionale di Virunga, nella Repubblica Democratica del Congo, sta causando un’intensa deforestazione che mette a rischio anche la popolazione di gorilla di montagna.

Jeff Smith
Fotografia di Lisa Wiltse

Fonte: National Geographic Italia

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Soliti Idioti, mondo gay offeso da performance di scarsa entità

February 16, 2012 Leave a comment

Mandelli e Biggio nei panni di Fabio e Fabio non sono piaciuti al mondo omosessuale vero. Scalfarotto: «La Lei si scusi». L’Arcigay: «Ridotti a macchiette»

La performance dei Soliti Idioti sugli omosessuali, con Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio nei panni di Fabio e Fabio che vogliono sposarsi, e cantano Omosessuale, e si baciano tra loro e poi baciano Morandi, nella seconda serata del Festival di Sanremo, non è piaciuta a chi omosessuale lo è davvero e da anni difende i diritti, perlopiù negati, di quel mondo fatto di uomini che amano uomini e donne che amano donne.
Da Roma, dove è in corso alla presenza del ministro con delega alle Pari Opportunità Elsa Fornero il convegno Unar/Consiglio d’Europa Contrasto della discriminazione basata sull’orientamento sessuale e identità di genere, monta la polemica. Tuona il vicepresidente del Partito Democratico Ivan Scalfarotto: «Le cose che abbiamo visto e sentito non sono ammissibili in nessun Paese civile. Dire che i gay sono come donne senza il ciclo non offende solo gay, ma le donne, gli uomini, la vita. I Soliti Idioti parlano ai ragazzi, in un momento in cui il bullismo omofobico è una piaga, in cui gli adolescenti non ce la fanno a sostenere il peso, si suicidano. E Morandi ha peggiorato la situazione, dicendo che non ha niente contro gli omosessuali ma preferisce Belén Rodriguez. Mi aspetto che il direttore generale della Rai Lorenza Lei con la stessa sollecitudine con cui si è affrettata a scusarsi con il Vaticano per le intemperanze di Celentano, lo faccia anche con noi per questa parentesi di cattivissimo gusto, per questo spettacolo inverecondo». Non risparmia parole di sgomento e indignazione anche il presidente dell’associazione Arcigay, Paolo Patanè: «Trovo orribile che il giorno in cui il governo decide di aderire al programma europeo contro le discriminazioni nei confronti degli omosessuali, la Tv di stato, attraverso la sua tribuna più popolare, decida di dare ospitalità a una rappresentazione grottesca e becera. Il ministro Fornero ha detto che la discriminazione si combatte con l’educazione. Ecco: quale sia il messaggio educativo dei Soliti Idioti mi sfugge. La satira si fa sulle opinioni, non sulle condizioni personali, non sull’identità sessuale, non sulle minoranze. Una Tv di stato che riduce i gay come macchiette vanifica decenni di battaglie, distrugge in cinque minuti il nostro senso di lotta, che ha un’altra profondità. C’è un video, sul nostro sito, che racconta l’amore omosessuale in modo semplicissimo. E’ girato da, su e per gli adolescenti. Voglio vedere se Sanremo ha il coraggio di trasmetterla». Gianni Morandi che «non riesce nemmeno a dire Marito e Marito, ricorda quasi Berlusconi quando afferma “Io non ho niente contro ma preferisco Belen” e si preoccupa subito di mettere avanti le mani con Mazza per le polemiche», aggiunge l’Arcigay di Torino.

Fonte: Vanity Fair

Meryl Streep, premio Orso d’oro alla carriera con matrioska a Berlino

February 16, 2012 Leave a comment

L’attrice è arrivata a Berlino per ricevere l’Orso d’oro alla carriera. L’affetto dei fan.
Più che un incontro stampa, è una dichiarazione d’amore della folla di giornalisti a Meryl Streep, ammirazione e affetto in ogni domanda, regali, un mazzo di fiori da un giovane tedesco, dalla Siberia una matrioska con i volti dei suoi personaggi dipinti sulle bamboline. «Non avrei potuto avere un San Valentino migliore», dice l’attrice che scioglie la commozione con una delle sue risate musicali che illuminano ogni sua risposta. È qui per riceve l’Orso d’oro alla carriera e «per me, cresciuta nel New Jersey in un paese di 5 mila abitanti, è incredibile che un Paese fuori dall’America voglia onorarmi. Non ci si abitua ai premi, ad ogni film non si può prevedere come sarà accolto. L’Oscar? Sempre la stessa sensazione, le farfalle nello stomaco, un’eccitazione da finale di Superbowl».
Meryl Streep parla di Margaret Thatcher che «ho interpretato senza giudicarla. Negli anni 80, da liberale e di sinistra, la mia opinione su di lei, amica di Reagan, era pessima. Da attrice, come faccio con ogni personaggio, ho cercato nella sua umanità qualcosa in cui riconoscermi. La metà del film è immaginazione, abbiamo cercato di vederla oggi, di fronte a se stessa, dopo aver conquistato tanto potere e averlo perduto, che cosa conta per lei veramente a questo punto della vita. L’altra metà, la sua vita pubblica, ha riservato sorprese anche a chi credeva di conoscerla. I conservatori americani per esempio non avevano capito che la Thatcher non era antiabortista, era per la libera scelta della donna ed è documentata la sua accusa ai politici americani di usare l’aborto come arma elettorale». Thatcher femminista? «Se qualcuno gliel’avesse detto l’avrebbe preso a calci. Arrogante, autoritaria, decisionista, priva di humour, ma bisogna riconoscere che ha aperto alle donne la strada per le zone alte del potere. Prima di allora si poteva emergere in tanti mestieri, ma mai entrare nella stanza dei bottoni. Senza di lei mia figlia avrebbe trovato un mondo diverso».

Fonte: La Repubblica