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Carlo Vanzina, muore un grande regista della commedia cinematografica italiana

July 8, 2018 Leave a comment

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Aveva 67 anni e nella sua carriera ha diretto moltissime commedie, tra cui “Eccezzziunale… veramente” e “Vacanze di Natale”, che uscì nel 1983 e inventò un genere

È morto a 67 anni il regista italiano Carlo Vanzina. Non si conoscono ancora le cause della morte, ma sembra che da qualche tempo fosse gravemente malato. Vanzina aveva cominciato a lavorare nel cinema da giovane, ed era diventato molto noto tra gli anni Ottanta e Novanta per le commedie, tra le altre, Eccezzziunale… veramente, Io no spik inglish, Sapore di mare, Vacanze di Natale. Fu molto prolifico: fece 60 film come regista, l’ultimo dei quali – Caccia al tesoro con Vincenzo Salemme e Serena Rossi – è uscito nel 2017.

Vanzina era nato il 13 marzo 1951 e, come ha scritto Repubblica, da ragazzo voleva fare il critico cinematografico. Anni dopo ha raccontato: «Da ragazzino tenevo degli album che riempivo con tutti i film che vedevo e ne vedevo tantissimi. Scrivevo le mie mini-critiche, mettevo già le stellette anche se non si usava, scrivevo tutto il cast dagli attori al direttore della fotografia. Ero un vero malato di cinema». Da ragazzo iniziò a lavorare come assistente di Mario Monicelli. «Mio padre mi portò da Monicelli, che era un suo grande amico e col quale avevano lavorato tanto insieme all’inizio mi trattò malissimo, non voleva certo che mi sentissi privilegiato in quanto figlio di». Vanzina lavorò insieme a Monicelli per i film Brancaleone alle crociate La mortadella, e in seguito collaborò con Alberto Sordi a Polvere di stelle.

Nel 1976 diresse Luna di miele in tre, il suo primo film da regista. La sceneggiatura era stata scritta dal fratello Enrico e i tre sono Renato Pozzetto, Cochi Ponzoni e Stefania Casini: Pozzetto è un cameriere di Stresa che vince una vacanza in Giamaica con una modella di riviste erotiche, di cui è grande seguace.

In seguito Vanzina diresse un musical con Alan Sorrenti e il film Arrivano i gatti, con i Gatti di Vicolo Miracoli. Lavorò poi a una sorta di versione invernale di Luna di miele in tre: Vacanze di Natale. Divenne il film che aprì la strada al genere poi diventato noto come “cinepanettoni”, una definizione che a Vanzina però non piacque mai.

Negli anni Ottanta i film più di successo di Vanzina furono quelli con Jerry Calà o Diego Abatantuono, e in certi casi con loro due insieme. Sapore di mare, uno dei suoi film più famosi, uscì nel 1983: era ambientato negli anni Sessanta e c’erano Virna Lisi, Marina Suma, Karina Huff, Alba Parietti, Isabella Ferrari e Jerry Calà. Il film non si intitolò “Sapore di sale”, perché i diritti per un film con quel titolo erano già presi.

Negli anni successivi Vanzina ha diretto anche film di altro genere: film polizieschi e produzioni straniere, per esempio La partita, ambientato nella Venezia del Diciottesimo secolo, con Matthew Modine e Faye Dunaway.

In anni più recenti Vanzina ha diretto, tra gli altri: Ex: Amici come prima!, Mai stati uniti, Sapore di te, Un’estate ai Caraibi, Il ritorno del Monnezza e Eccezzziunale veramente – Capitolo secondo… me.

Fonte: Il Post

 

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Ermanno Olmi , muore il grande regista visionario del cinema italiano

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L’autore aveva 86 anni, da alcuni giorni era ricoverato ad Asiago, in provincia di Vicenza. Il suo capolavoro rimane ‘L’albero degli zoccoli’. Una lunga carriera segnata da titoli dolenti e toccanti come ‘Il mestiere delle armi’ e ‘Torneranno i prati’

Se dovessimo sintetizzare in un solo aggettivo il grande cinema di Ermanno Olmi sceglieremmo ‘imprevedibile’. All’inizio della sua fama (erano gli anni Sessanta), per film come Il tempo si è fermato, Il posto, I fidanzati gli fu applicata l’etichetta di cantore della gente comune, delle piccole cose: definizione non immotivata e anche apprezzabile, in un panorama cinematografico omogeneo e poco permeabile, dopo la fine del neorealismo, alla rappresentazione del quotidiano.

Nei decenni successivi, però, la tavolozza di Olmi si è ampliata fino a includere i toni e i generi più differenti: dal racconto storico all’allegoria, a varie declinazioni della fiaba. In origine il regista bergamasco, classe 1931, fece le sue esperienze nel documentario, curando il servizio cinematografico della Edisonvolta per la quale realizzò decine di titoli: tra i più noti La diga sul ghiacciaio, Tre fili fino a Milano, Un metro è lungo cinque. Si tratta sì di testimonianze dell’attività della società elettrica, come negli auspici dell’azienda committente, però già piene di attenzione per gli sforzi e l’operosità della gente che vi lavora.

Degli anni Cinquanta sono anche alcuni ‘corti’ a soggetto, come Manon finestra 2 e Grigio (col testo di Pier Paolo Pasolini). Il 1959 è l’anno del primo lungometraggio, Il tempo si è fermato, destinato in origine a essere un documentario e che viene presentato alla Mostra di Venezia. Ancora a Venezia, due anni dopo, Olmi porta Il posto, delicata storia di due giovani al primo impiego in un’azienda milanese ai tempi del cosiddetto boom economico. Segue I fidanzati, ambientato nel milieu operario ma dove si affacciano già preoccupazioni per la crisi dei sentimenti.

Con E venne un uomo (1965), biografia di papa Giovanni XXIII, il regista dà spazio al proprio sentire religioso, però in forma sempre terrena ed eminentemente umana. Dopo alcuni film variamente risolti, già più tinti di metafora (Un certo giorno, Durante l’estate, La circostanza), realizza quello che resta con ogni probabilità il suo capolavoro: L’albero degli zoccoli, fiaba contadina che a Cannes vince una Palma d’Oro di straordinario significato per un film parlato in dialetto bergamasco, recitato da attori non professionisti, tutto affidato all’espressività di gesti atavici.

Circondato da una fama internazionale, Olmi si trasferisce ad Asiago, in provincia di Vicenza, e nel 1982, a Bassano del Grappa, dà vita a Ipotesi Cinema, “bottega del cinema” che collaborerà con la Rai di Paolo Valmarana e sfornerà nuovi registi. Tra questi Roberta Torre che ricorda il Maestro, grande incantatore.

Colpito da una malattia invalidante, e da conseguente depressione, il regista resta lontano dal set per un lungo periodo. Vi torna nella seconda metà degli anni Ottanta con la parabola Lunga vita alla signora! (Leone d’Argento) e con La leggenda del Santo bevitore, Leone d’Oro a Venezia, tratto dal romanzo di Joseph Roth che il critico e amico Tullio Kezich (poi suo co-sceneggiatore nel film) gli ha fatto conoscere. Per questo film Olmi si avvale di attori professionisti come Rutger Hauer e Anthony Quayle; replicherà l’esperienza cinque anni dopo, dirigendo Paolo Villaggio nel Segreto del bosco vecchio, dal romanzo di Dino Buzzati.

Dal 2000 in avanti la filmografia olmiana inanella titoli di assoluta originalità. Intanto l’eccezionale Il mestiere delle armi, opera di respiro rosselliniano sugli ultimi giorni della vita di Giovanni dalle Bande Nere; poi Cantando dietro i paraventi, fiaba pacifista in costume interpretata da Bud Spencer assieme a un cast di attori orientali. Del 2007 è la parabola cristologica Centochiodi, che Olmi dichiara essere il suo ultimo film narrativo prima di dedicarsi esclusivamente al documentario. In realtà dirigerà ancora storie di fiction, col Villaggio di cartone e col dolente, bellissimo Torneranno i prati (2014), ambientato nelle trincee dell’altopiano di Asiago durante la prima guerra mondiale.

Titolare di Leone d’Oro alla carriera e di una quantità di altri premi italiani e internazionali, Olmi è anche l’autore di alcuni libri: il più noto è Ragazzo della Bovisa, ma il titolo più bello resta L’Apocalisse è un lieto fine. Storia della mia vita e del nostro futuro (Rizzoli).

Fonte: Repubblica

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Avicii, muore uno dei dj più famosi al mondo

April 22, 2018 Leave a comment

Avicii

Era uno dei dj più famosi al mondo, noto per canzoni come «Levels» o «Wake me up» e per aver collaborato con i più grandi artisti della musica. Ma da quando era stato ricoverato per pancreatite da abuso di alcool non si esibiva più

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Marco Garofalo, muore il ballerino e coreografo di «Amici»

April 21, 2018 Leave a comment

Marco Garofalo

E’ morto Marco Garofalo, il coreografo di «Amici»

L’artista aveva realizzato più dei 700 balletti per diversi programmi televisivi. Il debutto era stato nel 1978, al fianco di Raffaella Carrà

È morto il ballerino e coreografo Marco Garofalo. L’artista è mancato nella notte del 19 aprile, a Roma. Aveva 62 anni. Il coreografo è noto al grande pubblico soprattutto per la sua partecipazione al talent show «Amici» di Maria De Filippi, a cui aveva preso parte per due edizioni consecutive dal 2009. La conduttrice lo aveva scelto come professore di danza. Dopo una pausa, era tornato nel programma di Canale 5 lo scorso febbraio, per uno stage speciale con i ballerini.

Esordio nel 1978

Garofalo si era avvicinato al mondo della danza a 21 anni, dopo un infortunio al ginocchio che aveva bloccato le sue ambizioni di calciatore. Il suo esordio in tv è stato nel 1978, nel programma «Ma che sera» con Raffaella Carrà e Alighiero Noschese. Da lì la sua carriera è stata sempre più legata alla televisione. Nel 1989 cha curato le coreografie della trasmissione «Lascia o raddoppia?» e da allora ha realizzato oltre 700 balletti per diversi programmi televisivi, tra cui «Buona domenica», «Ciao Darwin», «Re per una notte» e «L’eredità».

di Chiara Maffioletti

Fonte: Corriere Della Sera

Vittorio Taviani, muore un grande artefice del cinema italiano

April 17, 2018 Leave a comment
Vittorio Taviani
Scherzando, si potrebbe dire che di uomini come Vittorio Taviani non se ne fanno più. Ma Vittorio Taviani ieri è scomparso a Roma, a 88 anni, e probabilmente non ci sarà più una parte di cinema come lo abbiamo conosciuto finora.
Dagli anni ’60 i fratelli Paolo e Vittorio hanno raccontato l’Italia, e la sua società, collaborando con Cesare Zavattini o Gian Maria Volonté, firmando una serie di pellicole dure e rimaste nella storia di chi ha voluto guardare la realtà del nostro Paese: Un uomo da bruciare, Padre Padrone, che nel 1977 conquista la Palma d’Oro e il Premio della Critica al Festival di Cannes, e La notte di San Lorenzo (1982), la storia drammatica di un gruppo di uomini e donne che fuggono dai tedeschi nel tentativo di raggiungere una zona occupata dagli alleati, con la musica di Nicola Piovani (Gran Premio della Giuria a Cannes, David e Nastri d’Argento per la regia e la sceneggiatura)
“Ho perso un amico, una persona generosa, appassionata, affettuosa, colta – ha dichiarato Gavino Ledda, il protagonista di Padre Padrone, appunto – Con Vittorio era un piacere chiacchierare di qualsiasi argomento, dal cinema alla musica, lo ricordo sempre prodigo di consigli e incoraggiamenti. E ricordo che poco tempo dopo l’uscita del film, a Roma, ebbi una volta un malore: mi venne spontaneo chiamarlo. Lui, insieme a Paolo, si precipitò in albergo, portandosi dietro il suo medico e mi rimase vicino fino a quando non ripresi le forze. Ecco, in questo dettaglio apparentemente insignificante, ritrovo tutta l’umanità e l’altruismo di Vittorio”.
Nel 2012 insieme al fratello Paolo vince l’Orso d’Oro al Festival di Berlino con Cesare deve morire e nel 2014 Maraviglioso Boccaccio adatta cinque novelle del Decamerone alle esigenze del XXI secolo, cercando un confronto con le paure dei giovani contemporanei.
Una vita per la pellicola, la cui ultima produzione risale allo scorso anno, con Una questione privata, che ritorna sui passi dei primi film dedicati alle stragi naziste e all’incubo del Fascismo, la nemesi di un grande personaggio come Vittorio Taviani.
Fonte: Exibart
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Fabrizio Frizzi, muore il noto conduttore televisivo della Rai

March 27, 2018 Leave a comment

Fabrizio Frizzi

L’annuncio della famiglia del conduttore. Era stato ricoverato in ospedale al Sant’Andrea per un’emorragia cerebrale

Fabrizio Frizzi è morto. A dare l’annuncio è la famiglia del conduttore in una nota. «Grazie Fabrizio per tutto l’amore che ci hai donato». Così la moglie Carlotta, il fratello Fabio ed i familiari. Frizzi, 60 anni, si è spento nella notte all’ospedale Sant’Andrea di Roma, in seguito ad una emorragia cerebrale.

La camera ardente e i funerali

La camera ardente sarà allestita domani, martedì 27 marzo, nella sede Rai di Viale Mazzini 14 dalle ore 10 alle ore 18. I funerali si terranno invece mercoledì 28 marzo alle ore 12 nella Chiesa degli Artisti a Piazza del Popolo. «Stiamo lavorando per organizzare. Comunque grazie a tutti», ha detto il fratello di Fabrizio, Fabio, lasciando l’ospedale Sant’Andrea.

La malattia

Il 23 ottobre scorso Fabrizio Frizzi era stato colto da un malore, una ischemia, durante la registrazione di una puntata del programma «L’Eredità». Venne ricoverato al Policlinico Umberto I di Roma dove fu dimesso alcuni giorni dopo. Il conduttore tornò in tv a dicembre, sempre alla guida del programma di RaiUno. «L’Eredità è una gioia, fa bene anche al fisico – scherzò con Vincenzo Mollica annunciando il suo ritorno sugli schermi – L’adrenalina sento che mi aiuta a stare meglio». Lo scorso 5 febbraio aveva compiuto 60 anni. Parlando della malattia disse: «Non è ancora finita. Se guarirò, racconterò tutto nei dettagli, perché diventerò testimone della ricerca. Ora è la ricerca che mi sta aiutando».

Il cordoglio della Rai

«Con Fabrizio se ne va un pezzo di noi, della nostra storia, del nostro quotidiano»: questo il commento della Rai in una nota. «Non scompare solo un grande artista e uomo di spettacolo, con Fabrizio se ne va un caro amico, una persona che ci ha insegnato l’amore per il lavoro e per l’essere squadra, sempre attento e rispettoso verso il pubblico . Se ne va l’uomo dei sorrisi e degli abbracci per tutti. L’interprete straordinario del coraggio e della voglia di vivere. È impossibile in questo momento esprimere tutto quello che la scomparsa di Fabrizio suscita in ognuno di noi. Così la Rai tutta, con la presidente Monica Maggioni e il direttore generale Mario Orfeo, può solo stringersi attorno a Carlotta e alla sua famiglia in questo momento di immenso dolore».

Fabrizio e Carlotta

Fabrizio Frizzi nel 2014 aveva sposato Carlotta Mantovan, dopo dodici anni di fidanzamento, nel 2013 la nascita della loro bambina Stella. I due hanno 25 anni di differenza. «Con Fabrizio è stato amore al primo sguardo, un amore travolgente» aveva raccontato proprio lei, poche settimane fa, in tv. I due si erano conosciuti quando lei aveva solo 17 anni, e partecipava come concorrente a «Miss Italia», trasmissione che lui ha condotto per diversi anni.

Baudo: «Nel Paradiso degli artisti un posto per lui»

«Con Fabrizio si scacciava la tristezza, gli piaceva stare insieme agli altri, sempre allegramente quasi come se presagisse che un giorno avrebbe dovuto soffrire tanto – ha detto Pippo Baudo – Mi auguro che nel Paradiso degli artisti ci sia un posto speciale per lui e che gli angeli lo abbraccino per tutto il bene che ha fatto. Non mi ha mai deluso. Aveva questa sua capacita’: di essere assolutamente lo stesso, sempre, in ogni occasione». «Sono devastata – commenta Laura Pausini in radio – Carlotta e Stella, vi mando un bacio molto grande» ha detto poi rivolgendosi alla moglie e alla figlia del conduttore.

di Paolo Foschi e Annalisa Grandi

Fonte: Corriere Della Sera

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Stephen Hawking, muore il celebre cosmologo degli ultimi decenni

March 15, 2018 Leave a comment

Stephen Hawking

L’astrofisico di fama mondiale si è spento all’età di 76 anni nella sua abitazione.

Il mondo della scienza è a lutto. É morto Stephen Hawking, uno dei cosmologi più celebri degli ultimi decenni per le sue teorie sui buchi neri e l’origine dell’universo, e uno dei ricercatori che più hanno fatto discutere per le affermazioni al confine tra cosmologia e religione, come quella secondo cui si può spiegare la nascita dell’universo senza l’intervento di Dio. E proprio sulla sua lapide – ha detto all’ANSA Remo Ruffini, direttore del Centro Internazionale per la Rete di Astrofisica Relativistica (IcraNet) e presidente del Centro Internazionale di Astrofisica Relativistica (Icra) – avrebbe voluto la formula di massa, ossia la formula matematica che misura l’energia emessa dai buchi neri al momento della loro nascita, una sorta di vagito di quei giganti cosmici. Era accaduto, ha proseguito Riffini che che ha collaborato a lungo con Hawking e che ha elaborato con lui e con il matematico Roy Kerr quella formula, anche “dopo un seminario che avevo tenuto a Cambridge ed ero stato invitato a cena a casa di Hawking insieme a Kerr”.

A quel desiderio di Hawking, Ruffini e Kerr avevano risposto, scherzando, che quella formula apparteneva a tutti e tre. Ruffini ricorda inoltre i complimenti che lui e Kerr fecero a Hawking per la sua casa, ai quali Hawking rispose che l’aveva costruita lui, una battuta che dimostra la grande ironia e leggerezza con cui ha sempre affrontato la vita. “Con la sua ironia e la sua serenità – ha detto ancora l’astrofisico italiano – Hawking per me è stato un esempio di vita unico e sorprendente”. Uno dei ricordi più vivi è “il sorriso che aveva negli occhi e il grande affetto tra noi, che ha permeato la mia vita in tutti questi anni”.

La sua vita in un film

Hawking morto a 130 anni dalla nascita di Einstein
Un’altra curiosità che riguarda il più celebre degli astrofisici contemporanei è che è morto esattamente a 130 anni dalla nascita di Albert Einstein. Il padre della teoria della relatività era infatti nato il 14 marzo 1879. Non è la prima coincidenza del genere nella vita di Hawking, che era nato a Oxford l’8 gennaio 1942: una data che, come egli stesso teneva moltissimo a precisare, segnava 300 anni esatti dalla morte di un altro gigante dell’astronomia, Galileo Galilei, che si era spento ad Arcetri l’8 gennaio 1642.

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Se ne è andato all’età di 76 anni, dopo avere sfidato fin dall’adolescenza la forma di atrofia muscolare progressiva che progressivamente lo aveva costretto alla paralisi. Una sedia a rotelle progettata su misura e un computer con sintetizzatore vocale sono i mezzi che gli hanno permesso di comunicare con il mondo. Lo scienziato vrebbe voluto sulla sua lapide la formula di massa, ossia la formula matematica che misura l’energia emessa dai buchi neri al momento della loro nascita, una sorta di vagito di quei giganti cosmici, secondo quanto riferisce all’ANSA Remo Ruffini, direttore del Centro Internazionale per la Rete di Astrofisica Relativistica (IcraNet) e presidente del Centro Internazionale di Astrofisica Relativistica (Icra), che ha collaborato a lungo con Hawking e che ha elaborato con lui e con il matematico Roy Kerr quella formula.

Con la stessa determinazione ha sfidato la fisica del suo tempo e ha dato alla cosmologia un’impronta decisiva: grazie a lui i buchi neri hanno smesso di essere un’ipotesi fantasiosa e una delle sue convinzioni più ferme vedeva nella colonizzazione dello spazio la speranza di sopravvivenza dell’umanità.

Nato a Oxford l’8 gennaio 1942 (esattamente 300 anni dopo la morte di Galileo Galilei, come ha sempre tenuto a precisare) Hawking ha sempre descritto se stesso come un bambino disordinato e svogliato, tanto che ha imparato a leggere solo all’età di 8 anni. Le cose hanno preso una piega diversa quando gli à stata diagnosticata la malattia. In quel momento “ogni cosa è cambiata: quando hai di fronte l’eventualità di una morte precoce, realizzi tutte le cose che vorresti fare e che la vita deve essere vissuta a pieno”, diceva.

L’ironia di Hawking e la partita a poker con i fisici

L’universo aveva da sempre esercitato su di lui un enorme fascino e nel 1963 questa passione lo aveva portato all’università di Cambridge. Gli anni tra il 1965 e il 1975 sono stati scientificamente tra i più produttivi della sua vita: è allora che ha scritto il suo libro più famoso: “Dal Big Bang ai buchi neri, breve storia del tempo“. Sempre a Cambridge, dal 1976 al 30 settembre 2009 ha occupato la cattedra che era stata di Isaac Newton.

Le sue ricerche sui buchi neri hanno permesso di confermare la teoria del Big Bang, l’esplosione dalla quale è nato l’universo. Dagli anni ’70 ha cominciato a lavorare sulla possibilità di integrare le due grandi teorie della fisica contemporanea: la teoria della relatività di Einstein e la meccanica quantistica. Le sognava riunite nella “teoria del tutto”, che nel 2014 ha ispirato il film di James Marsh dedicato a Hawking.

Una delle teorie più recenti che il fisico e cosmologo britannico aveva formulato con il fisico Thomas Hertog, del Cern di Ginevra, prevede che l’universo non abbia avuto un inizio e una storia unici, ma una moltitudine di inizi e di storie diversi. La maggior parte di questi mondi alternativi sarebbe però scomparsa molto precocemente dopo il Big Bang, lasciando spazio all’universo che conosciamo.

D’Amico (Inaf), le ricerche hanno gettato una nuova luce sull’universo –  “Quello che mi ha sempre colpito di più è la caratteristica formidabile di lui come uomo, la dimostrazione vivente che il pensiero trascende la materia”. Così commenta per l’Ansa Nichi D’Amico, il presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), nel giorno della scomparsa di Stephen Hawking.  “È diventato uno dei principali studiosi di cosmologia del mondo, nonostante le sue difficili condizioni fisiche”, aggiunge D’Amico. Uno dei suoi contributi scientifici più importanti è stato senza dubbio il grande lavoro sui buchi neri e sulla radiazione che prende il suo nome, la radiazione di Hawking, che lo ha reso celebre. “Le sue indagini e le sue eccezionali doti intellettuali ci hanno permesso di gettare una nuova luce sull’universo“, dichiara il presidente dell’Inaf. “È anche grazie a lui e alla sua incessante attività di divulgazione al pubblico se oggi concetti come ‘buco nero’ o ‘spaziotempo‘ ci sono più familiari”. D’Amico aggiunge che un altro aspetto interessante è che spesso nei lavori di Stephen Hawking si affronta il tema di un creatore o di un atto creativo per l’origine dell’universo. Hawking si è sempre dichiarato agnostico e ha sempre sostenuto che non è necessario un creatore per spiegare la nascita del cosmo, “ma si poneva ugualmente il problema, e questo – conclude – è interessante”.

Theresa May rende omaggio a una mente straordinaria “Il professor Stephen Hawking è stata una mente brillante e straordinaria, uno dei grandi scienziati della sua generazione”. Theresa May, primo ministro britannico, ricorda con questa parole via Twitter il celebre astrofisico di Cambridge, gloria dell’accademia del Regno Unito, scomparso a 76 anni. “Il suo coraggio, il suo senso  dell’umorismo e la determinazione di ottenere il massimo dalla vita sono stati – prosegue May – un’ispirazione. La sua eredità non sarà dimenticata”.

Fonte: Ansa

 

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