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Archive for the ‘Obituario’ Category

Muore Rutger Hauer, il replicante ribelle di ‘Blade Runner’

July 27, 2019 1 comment

Rutger-Hauer

L’attore di Blade Runner scompare a 75 anni

”Ho viste cose che voi umani non potreste immaginare. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione… e i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser… e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. E’ tempo di morire”. E’ la frase cult di ‘Blade Runner’ scritta e interpretata da Rutger Hauer, scomparso a 75 anni il 19 luglio dopo una breve malattia e la cui morte è stata confermata oggi dal suo agente ad esequie avvenute. La sua carriera ruota intorno al ruolo del replicante nel film di Ridley Scott accanto ad Harrison Ford ma sono decine i film in cui ha lavorato e numerosi i progetti che lo vedevano annunciato nel cast. Nato nel 1944 a Breukelen (Olanda), figlio di due attori, Arend e Teunke, Rutger cresce insieme alle sue tre sorelle. Inquieto, a 15 anni si imbarca su un piroscafo mercantile per un anno, seguendo le orme di suo nonno capitano di goletta. Al suo ritorno si iscrive poi a una scuola di arte drammatica, ma sentendosi piu’ poeta passa i giorni a scrivere poesie nei coffee shop di Amsterdam. Viene cosi’ espulso dalla scuola e approda nella Marina Olandese. Una breve esperienza da cui fugge cercando di convincere i suoi superiori di avere problemi di salute mentale. Viene mandato allora in un istituto psichiatrico, presso il quale Rutger resta fino a quando riesce a convincere definitivamente i suoi superiori che la Marina non ha davvero bisogno di lui. Inizia la carriera nel 1969 con la serie tv ‘Floris’, seguono alcuni film e ancora lavori per il piccolo schermo, ma e’ appunto ‘Blade Runner’ (1982) a imporlo all’attenzione del pubblico internazionale. Un altro dei suoi ruoli piu’ interessanti e’ in ‘The Hitcher – La lunga strada della paura’, film del 1985 di Robert Harmon, in cui interpreta un feroce killer. Nel 1988 vince il Golden Globe per il film tv ‘Fuga da Sobibor’ e l’anno dopo viene premiato come miglior attore al Seattle Film Festival per ‘La leggenda del Santo Bevitore’ di Ermanno Olmi, film vincitore del Leone d’Oro 1988 a Venezia. Nel 1995 le Poste olandesi stampano un francobollo che lo ritrae in uno dei suoi film piu’ famosi, ‘Fiore di carne’ di Paul Verhoeven (1973), per celebrare il centenario della nascita dell’arte cinematografica. Arrivano poi per l’attore film come ‘Hemoglobin – Creature Dell’Inferno’ (1997) ‘Il Richiamo della Foresta’ (1997), ‘Strategia Mortale’ (1998), ‘Simon Magus’ (1999), ‘Impulsi Mortali’ (2000), ‘I Banchieri di Dio – il Caso Calvi’ (2001) e ‘Confessioni di una Mente Pericolosa’ (2002) in cui alterna con disinvoltura, nonostante un fisico che lo vorrebbe relegato alla sola azione, ruoli da intellettuale, cattivo e romantico. Alto, massiccio, occhi azzurri di ghiaccio, quasi un archetipo del puro ariano, Hauer si e’ sposato due volte; dalla prima moglie ha avuto la figlia Aysha (anche lei attrice) mentre dal 1985 si lega in matrimonio con Ineke, scultrice e pittrice. Del suo lavoro diceva: ”Bravo e cattivo ragazzo, eroe o antieroe; non mi importa cio’ che interpreto, ogni ruolo ha qualcosa di magico”. Tornando alla sua propensione per la poesia, e’ vero che la famosa frase di ‘Blade Runner’ e’ stata trasformata proprio dall’attore olandese e questo su indicazione dello stesso Scott. “Era cosi’ toccante – aveva raccontato una volta – che anche quelli che stavano filmando la scena furono commossi”. Tra i suoi lavori recenti, nel 2009 e’ Federico Barbarossa in ‘Barbarossa’ di Renzo Martinelli; ne ‘Il villaggio di cartone’ di Ermanno Olmi (che l’aveva gia’ diretto ne ‘La leggenda del Santo Bevitore’) interpreta il ruolo di un massiccio sagrestano; nel documentario ‘I colori della passione’ di Lech Majewski, adattamento dell’omonimo libro del critico d’arte Michael Francis Gibson, interpreta il pittore Pieter Bruegel il Vecchio; in ‘Dracula 3D’ (2012) di Dario Argento e’ invece Van Helsing. Infine, ne ‘Il futuro’ della regista cilena Alicia Scherson veste i panni di un ex solitario divo dei Peplum divenuto cieco. Numerose le serie tv da True Blood a Channel Zero e Porters. Tra i suoi ultimi film 2047: Sights of death di Alessandro Capone e i Fratelli Sisters di Jacques Audiard.

Fonte: Ansa

 

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Muore Luciano De Crescenzo, scrittore, regista attore e conduttore televisivo italiano

July 18, 2019 Leave a comment

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Luciano De Crescenzo è morto oggi a Roma, all’età di 90 anni. Lo scrittore, regista, attore e conduttore televisivo era nato a Napoli il 18 agosto 1928. Da alcuni giorni era ricoverato in ospedale. La conferma arriva dalla casa editrice Mondadori che ha pubblicato tutti i suoi libri. Da tempo le sue condizioni di salute – lui che da anni soffriva di una malattia neurologica – non erano delle migliori. A portarlo via, le conseguenze di una polmonite. Nonostante un lieve miglioramento nella giornata di ieri, oggi la più triste delle notizie.

Domani, venerdì 19 luglio, sarà allestita nella Sala della Protomoteca in Campidoglio la camera ardente di De Crescenzo. L’apertura al pubblico è dalle 10 alle 20. È quanto fa sapere una nota del Campidoglio.

Lo scrittore, che aveva abbandonato la professione di ingegnere per la cultura, è morto al Policlinico Gemelli dove era stato ricoverato. Debuttò come scrittore nel 1977 con Così parlò Bellavista, che vendette oltre 600 mila copie. Renzo Arbore e Marisa Laurito, amici stretti dello scrittore Luciano De Crescenzo, erano con lui in ospedale – secondo quanto si apprende – accompagnandolo fino alla fine. De Crescenzo è morto oggi, intorno alle ore 16.00, presso il Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS per le conseguenze di una grave malattia.

Raccontò Napoli. ​Dietro l’aria sorniona e un personaggio minuziosamente costruito negli anni, è stato prima di tutto un umanista, che ha fatto dell’ironia e della divulgazione le sue bandiere espressive, intingendo il tutto in un umorismo sapido e colto e traducendo la filosofia greca nel buonsenso comune. Luciano De Crescenzo avrebbe compiuto 91 anni il 18 agosto.

Nato a Napoli nel 1928, quartiere San Ferdinando, zona Santa Lucia, esemplare tipico dell’intellettuale partenopeo, Luciano De Crescenzo, figlio di un fabbricante e negoziante di pellami, ha svelato negli anni e a modo suo, ogni dettaglio della sua biografia: dai genitori che si conoscono «in fotografia» grazie a una popolare sensale del tempo fino alle marachelle col compagno di scuola Carlo Pedersoli in arte Bud Spencer; dall’apprendistato nella ditta del padre ai brillanti studi in ingegneria idraulica passando per i giorni di guerra a Cassino. Con una scelta anticonformista, dopo aver fatto carriera da informatico alla Ibm, lascia il lavoro e si dedica alla scrittura usando le armi del surreale e del paradosso in «Così parlo Bellavista» (1977). Lo scopre Maurizio Costanzo che lo trasforma in opinionista nel suo programma di successo «Bontà loro». La simpatia bonaria del personaggio, la complicità con il conduttore e l’oggettivo successo delle qualità narrative di De Crescenzo portano il libro a vendere oltre 600.000 copie e l’autore a ripetere il suo «doppio» letterario in nuove storie mentre la passione per il cinema e la frequentazione della tv lo incitano a passare dietro la macchina da presa.

Avverrà proprio con «Bellavista» nel 1984 ma prima, con la complicità dell’amico Roberto Benigni e poi con la guida di Renzo Arbore, mette a fuoco le sue doti di attore e improvvisatore ne «Il Pap’Occhio» (1980) per poi ritrovare gli stessi amici tre anni dopo in «FF.SS» sempre con la regia di Arbore. Nel 1984, Luciano si mette in proprio adattando per lo schermo «Così parlò Bellavista» seguito nell’85 da «Il mistero di Bellavista». Sono commedie di buon successo ma in fondo non soddisfano la passione del divulgatore culturale che è in lui e che si sfoga invece in una lunga serie di best seller tra la narrativa, la barzelletta e la saggistica, attingendo sempre più spesso agli umori della cultura partenopea e al mito della Magna Grecia. Proverà a coniugare le sue passioni più sofisticate nel surreale «32 dicembre» del 1988 che è un trattatello a episodi sulla relatività del tempo ispirato a un’altra delle sue prove letterarie: «I dialoghi di Bellavista».

Luciano De Crescenzo firmerà il suo ultimo film, e il più personale, nel 1995 con una delle amiche più care, Isabella Rossellini, e Teo Teocoli: «Croce e delizia». In compenso da allora ha trovato in Lina Wertmuller una nuova complice che per due volte lo ha convinto ad apparire nei suoi film, «Sabato, domenica e lunedì» e poi «Francesca e Nunziata». Sempre attivo sul fronte editoriale con un totale di 50 libri pubblicati, De Crescenzo ha invece drasticamente ridotto e poi annullato le sue presenze in tv fin dal 2007. L’autunno del patriarca non è dei più felici: una noiosa e persistente malattia neurologica ne ha limitato quella socialità immediatamente intima che tante soddisfazioni gli ha regalato, consacrandolo come sofisticato e popolarissimo intellettuale partenopeo, erede dei Caccioppoli, dei Croce, Rea, La Capria e di una cultura che ha le sue radici nella culla del Mediterraneo.

Fonte: Il Messaggero

Muore Andrea Camilleri, scrittore regista e drammaturgo della letteratura italiana del Novecento

July 17, 2019 Leave a comment

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LO SCRITTORE E REGISTA SICILIANO MUORE A 93 ANNI. TRA GLI AUTORI PIÙ AMATI E LETTI DELLA SCENA LETTERARIA ITALIANA CONTEMPORANEA, CAMILLERI HA DATO VITA AL COMMISSARIO MONTALBANO, PERSONAGGIO LETTERARIO DIVENTATO CELEBRE IN TUTTO IN MONDO ANCHE GRAZIE ALLA SERIE TELEVISIVA MANDATA IN ONDA DALLA RAI

È morto a Roma, all’età di 93 anni, Andrea Camilleri, scrittore, regista e drammaturgo tra i più noti, letti e amati della scena letteraria italiana del Novecento, inventore del celebre Commissario Montalbano, protagonista della serie di romanzi pubblicati da Sellerio, poi diventata un cult televisivo mandato in onda da Rai 1. Camilleri, colpito da un arresto cardiaco lo scorso 17 giugno, era stato ricoverato all’ospedale Santo Spirito della Capitale. Il 15 luglio avrebbe dovuto essere di scena alle Terme di Caracalla a Roma, con lo spettacolo Autodifesa di Caino, in cui avrebbe raccontato in prima persona la storia di Caino, e le ragioni che lo hanno spinto ad uccidere il fratello Abele. Camilleri lo scorso anno era stato già in scena nella doppia veste di autore e attore al Teatro Greco di Siracusa con Conversazione su Tiresia, una narrazione – anche in questo caso – in prima persona che ricostruisce la storia del celebre indovino tra mitologia, fonti letterarie e teatro. “Se potessi vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza a raccontare storie e alla fine del mio ‘cunto’, passare tra il pubblico con la coppola in mano”, diceva spesso Camilleri.

ANDREA CAMILLERI. LA VITA, LA SICILIA, LA LETTERATURA

Nato a Porto Empedocle (AG) nel 1925, Andrea Camilleri studia al Liceo Classico “Empedocle” di Agrigento, dove nel 1943 consegue la maturità. In quegli anni vive il dramma della guerra, e inizia a girare per la Sicilia, “una sorta di mezzo periplo della Sicilia a piedi o su camion tedeschi e italiani sotto un continuo mitragliamento per cui bisognava gettarsi a terra, sporcarsi di polvere, di sangue, di paure”, come raccontava lo stesso scrittore. Tra il 1946 e il 1947 vive a Enna, momento che si rivela cruciale per la sua formazione letteraria: in questi anni scopre gli autori Nino Savarese, Francesco Lanza e Franco Enna, e nel 1947 vince anche il Premio Firenze come poeta. Nel frattempo si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Palermo, ma non consegue la laurea. La passione per il teatro e la drammaturgia lo porta a frequentare nel 1949 l’Accademia di Arte Drammatica Silvio d’Amico, come allievo regista. Termina gli studi nel 1952, e da quel momento dirige più di cento opere, soprattutto drammi di Pirandello. È il primo in Italia a portare sulla scena Beckett con Finale di partita (Teatro dei Satiri di Roma, 1958), oltre a dirigere spettacoli di Ionesco, Adamov e T.S. Eliot. Nel frattempo continua la sua attività di scrittore di poesie e racconti: questi ultimi vengono pubblicati su riviste e quotidiani come L’Italia Socialista e L’Ora di Palermo. Nel 1957 vince un concorso alla RAI, dove dal 1958 al 1965 e dal 1968 al 1970 insegna al Centro Sperimentale di Cinematografia. Negli anni Sessanta inoltre è delegato alla produzione di diversi sceneggiati mandati in onda dall’emittente.

ANDREA CAMILLERI SCRITTORE. IL COMMISSARIO MONTALBANO

Risale al 1978 la pubblicazione del romanzo Il corso delle cose, da cui poi è stato tratto lo sceneggiato televisivo La mano sugli occhi. Vigata, il piccolo centro siciliano inventato da Camilleri in cui è ambientato il Commissario Montalbano (si tratta in realtà della trasposizione letteraria della nativa Porto Empedocle), appare per la prima volta nel 1980 in Un filo di fumo, romanzo edito da Garzanti. La collaborazione con Sellerio inizia negli anni Ottanta, ma è nel decennio successivo che il rapporto tra lo scrittore e l’editore si intensifica: è del 1994 La forma dell’acqua, il primo romanzo poliziesco con protagonista il Commissario Montalbano, il primo di una lunga serie, fino ad arrivare ai nostri giorni. La concessione del telefono, La mossa del cavallo, La pazienza del ragno, La luna di carta, La vampa d’agosto, Il campo del vasaio, La caccia al tesoro, il sorriso di Angelica sono solo alcuni tra i titoli più celebri delle indagini del Commissario Montalbano, interpretato nell’omonima serie televisiva dall’attore Luca Zingaretti. Scrive anche per altre case editrici, come Il colore del Sole (un racconto sulla vita di Caravaggio), Vucciria (dedicato a Guttuso) e Il cielo rubato. Il caso Renoir, romanzi pubblicati da Mondadori e Skira e dedicati ai grandi pittori; nel 2009 è la volta di La tripla vita di Michele Sparacino, edito da Rizzoli. Risale allo scorso anno invece I tacchini non ringraziano, una raccolta di racconti pubblicata da Salani dedicata agli animali, con illustrazioni realizzate dall’artista Paolo Canevari. L’ultimo romanzo scritto da Camilleri, uscito in queste settimane, è Il cuoco dell’Alcyon, attualmente al primo posto della classifica dei libri più venduti in Italia.

– Desirée Maida

Fonte: Artribute

Niki Lauda, muore una grande leggenda della Formula 1

May 22, 2019 Leave a comment

niki lauda

Addio ad una grande leggenda della Formula 1. Niki Lauda è morto, all’età di 70 anni,  lasciando un vuoto a tutti gli amanti dell’adrenalina e dei motori.

Ad annunciare la triste notizia la famiglia dell’ex pilota. La leggenda austriaca, fra i più grandi piloti di sempre, era ricoverato in una clinica in Svizzera per problemi ai reni che lo costringevano alla dialisi.

Dall’anno scorso le sue condizioni erano precipitate anche perché dal 1976 i polmoni dell’ex ferrarista risentivano sempre delle conseguenze del terribile incidente sul circuito tedesco del Nürburgring, quando la monoposto con la quale gareggiava prese fuoco e il pilota inalò molto fumo, provocando una parziale bruciatura dei polmoni. L’austriaco rimase gravemente ustionato soprattutto  sul volto, ma era tornato a gareggiare appena 42 giorni dopo l’incidente. Anni dopo ha subito due trapianti di rene.

auda, nato a Vienna il 22 febbraio del 1949 da una famiglia di banchieri che non lo sostenne nella sua passione per i motori, ha vinto i titoli mondiali del 1975, 1977 con la Ferrari e nel 1984 con la McLaren. Era anche a capo del consiglio di sorveglianza del team Mercedes e presidente non esecutivo della scuderia Mercedes AMG F1. Inoltre è il fondatore e il massimo azionista della compagnia aerea Laudamotion. Era definito il “Computer” per la sua capacità di analizzare pregi e difetti di ogni vettura che tuttavia lui guidava – gli piaceva dirlo – “con il sedere”.

Ha corso in 171 Gran Premi vincendone 25, con 24 pole position. E’ stato ingaggiato da March, BRM, Ferrari, Brabham e McLaren.  E’ considerato uno dei migliori piloti della storia.

Fonte: Positano News

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Peter Mayhew, muore l’amato Chewbecca di Star Wars

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L’attore britannico aveva 74 anni. Alto 2,21 metri, ha interpretato il peloso co-pilota di Han Solo in cinque film della saga, dal 1977 al 2015. Il ricordo degli amici e colleghi, da George Lucas “Era l’essere umano più vicino a un Wookiee”, a Mark Hamill “Era il più gentile dei giganti”

È morto, a 74 anni in Texas, Peter Mayhew, l’attore che ha indossato i panni di Chewbecca – o Chewbacca in lingua originale – in cinque film della saga di Star Wars. Chewbe (come veniva affettuosamente chiamato) era il peloso co-pilota di Han Solo, interpretato da Harrison Ford, sin dal primo film del 1977.

Lo ha reso noto la famiglia via Twitter, precisando che il decesso è avvenuto il 30 aprile e che l’attore era circondato dai suoi cari. “La famiglia di Peter Mayhew – si legge nel tweet – con profondo amore e tristezza, si rammarica di condividere la notizia che Peter è scomparso. Ci ha lasciato la sera del 30 aprile con la sua famiglia al suo fianco nella sua casa del Texas settentrionale”.

L’amato Chewbecca, protagonista di Star Wars

Chewbecca è uno dei personaggi più amati della saga: l’enorme essere peloso è un misto tra un orso, un cane e un umano. Nell’universo creato da George Lucas, Chewba è un Wookiee, originario del pianeta arboreo Kashyyyk dove si parla lo Shyriiwook (lingua del popolo degli alberi).

A bordo del Millennium Falcon, Han Solo è l’unico a capire perfettamente i grugniti inarticolati del fedele compagno e copilota. Per i suoni emessi da Chewba, l’inventore degli effetti sonori della saga di Star Wars, Ben Burtt, ha messo insieme i versi di un tricheco e di un orso, ma l’espressività e i gesti di Peter Mayhew sotto l’imponente travestimento (si pensa fatto con i capelli di yak) hanno contribuito al successo del suo personaggio.

Peter Mayhew, il cuore gigante nel costume da Chewbecca

Nato a Londra nel maggio del 1944, Peter Mayhew era alto 2,21 metri, il che gli permise di sbarcare il suo primo ruolo cinematografico nel 1976 nelle riprese di Sinbad e l’occhio della tigre, in cui interpretava un minotauro. L’anno seguente, è stato scelto da Lucas per interpretare Chewbacca nel primo film di Star Wars (Episodio 4 – Una nuova speranza) e ha continuato a recitare nei panni del famoso Wookie fino a Episodio 7 – Il risveglio della Forza (2015), prima di essere sostituito a causa di problemi di salute. Rimase, tuttavia, un “consulente” per consigliare il suo successore nel ruolo di Chewbecca, il giocatore di basket finlandese Joonas Suotamo (2.09 metri). Dopo il ritiro Mayhew, che aveva perso molta mobilità, ha continuato a dedicarsi ai fan della saga e ha partecipato a molti raduni in tutto il mondo.

Amici e colleghi ricordano Peter Mayhew e il suo Chewba

Il primo Chewbecca sarà celebrato il 4 maggio in occasione dello Star Wars Day, ma sui social tra i messaggi di amici e colleghi i fan dedicano un pensiero con decine di foto scattate con Mayhew. “Era il più gentile dei giganti, un uomo alto con un cuore ancora più grande che non mancava mai di farmi sorridere, un amico leale che amavo profondamente” ha scritto Mark Hamill su Twitter. In molti riportano le parole di George Lucas: “Peter era un uomo fantastico. Era l’essere umano più vicino a un Wookiee: grande cuore e animo gentile. Ho imparato a lasciarlo sempre vincere. Era un buon amico e sono triste per la sua scomparsa”. Harrison Ford lo ricorda come “una persona gentile, con una grande dignità e un nobile carattere. Ha portato in Chewbecca questi aspetti della sua personalità, in aggiunta al suo senso dell’umorismo e alla sua grazia. Siamo stati colleghi nei film e amici nella vita per oltre 30 anni e gli volevo bene”.

La produttrice Kathleen Kennedy, che ha lavorato agli ultimi film della saga di Star Wars, da Il risveglio della forza (2015) all’ultimo in arrivo, Star Wars: The Rise of Skywalker, ha scritto: “Dal 1976, l’iconico ritratto di Peter del leale e amabile Chewbecca è stato assolutamente parte del successo del personaggio, e di tutta la saga stessa di Star Wars“. Billy Dee Williams, interprete del personaggio di Lando Calrissian, ha invece scritto sul social: “Era molto più di Chewie per me, il mio cuore è in pena, mi mancherai caro amico mio”. Joonas Soutamo, nuovo interprete di Chewbecca dal 2015, ha pubblicato un’immagine che riprende una sua lettera: “Il caldo benvenuto di Peter quando sono salito a bordo come suo sostituto nel Risveglio della Forzaha significato molto per me. È sempre stato un compito spaventoso studiare il personaggio che lui aveva aiutato a creare, ma fu reso semplice dai suoi consigli e dalla sua gentilezza. Mentre tutto l’universo di Star Wars piange per la terribile perdita i miei pensieri e le mie preghiere vanno a sua moglie Angie, alla sua famiglia e a tutti i fan sui quali ha avuto una grande influenza. State sicuri che la sua eredità continuerà a vivere e lo spirito che ha dato al personaggio quando indossò per la prima volta il costume non sarà mai dimenticato. Riposa in pace amico mio”. Il regista J.J. Abrams lo ricorda come una persona “gentile e paziente, solidale e incoraggoiante”.

Il regista degli Ultimi Jedi, Rian Johnson, ha scritto: “Creare un personaggio amato con calore umano e comicità è il testamento dello spirito di ogni attore. Per farlo sotto mezza tonnellata di peli di yak ci vuole una vera leggenda”. L’attore Alan Tudyk, che ha interpretato il droide K-2SO in Rogue One: A Star Wars Story, ha aggiunto: “Peter Mayhew ha creato uno dei più grandi personaggi dei film di tutti i tempi. Chewbecca era divertente, coraggioso e premuroso. È riuscito a fare tutto ciò senza l’utilizzo della parola, solo versi e lamenti che un fan su cento sa fare molto bene solo quando è ubriaco”.

Fonte: Repubblica

Mark Hollis, muore il celebre leader dei Talk Talk

February 25, 2019 Leave a comment

Talk Talk Singer Mark Hollis London 1990

Negli anni 80 la band divenne celebre con successi come “Such A Shame” e “Itʼs My Life”

Addio a Mark Hollis, leader dei Talk Talk. La band inglese divenne celebre a metà degli anni 80 con successi come “Such A Shame” e “It’s My Life”. Hollis, che aveva 64 anni, si era ritirato dal mondo dalla musica da oltre un ventennio. La notizia della sua morte è stata confermata ufficialmente in un post da Paul Webb, che dei Talk Talk fu il bassista. “Era un genio – ha scritto – E’ stato un onore essere in una band con lui”.

Tra i gruppi degli anni 80 i Talk Talk sono stati esponenti dell’ala più matura, capaci di coniugare una scrittura raffinata e complessa al grande successo commerciale. In poco meno di 10 anni di carriera e cinque album hanno attraversato diversi generi musicali passando dal synth-pop al jazz sperimentale e alla musica ambient. Il tutto reso unico proprio dalla voce di Hollis, dal timbro particolarissimo e riconoscibile tra mille, che racchiudeva tutta la malinconia e il romanticismo peculiari delle cose migliori di quegli anni.

Dopo il debutto con “The Party’s Over” (1982), capolavoro nel solco della new wave, con il suono forgiato dal produttore Colin Thurston (già con i primi Duran Duran, Human League e ingegnere del suono del Bowie berlinese), la grande popolarità arrivò con il secondo e il terzo lavoro, “It’s My Life” (1984) e “The Colour Of Spring” (1986). A trascinare il primo furono soprattutto la title track (negli anni 2000 riportata alla popolarità dalla cover dei No Doubt) e “Such A Shame”, ma anche pezzi divenuti comunque celebri come “Renee” e “Dum Dum Girl”. “The Colour Of Spring” invece fu il loro album più venduto, sulla scia del singolo “Life’s What You Make It“.

Il vero boom durò un paio di anni. Ma se “meteora” (commerciale, non certo artistica) furono, i Talk Talk lo furono per scelta personale. Dopo il grande successo la musica della band virò infatti su lidi sempre più sperimentali e sofisticati, tra il progressive e il jazz, con composizioni sempre più lunghe e strumentali meno adatte al grande pubblico. Ma “Spirit Of Eden” e “The Laughing Stock“, a dispetto degli scarsi esiti commerciali furono lavori complessi che aprirono la via al post-rock diventando fonte di ispirazione per numerosi artisti degli anni successivi. Una volta sciolta la band Hollis pubblicò solo un lavoro da solista, nel 1998, per poi ritirarsi a vita privata. Lasciando però un’eredità quasi unica nel suo genere.

La notizia è stata confermata da un post di tributo del bassista della band, Paul Webb: “Sono molto scioccato e rattristato nell’apprendere la notizia della marte di Mark Hollis. Musicalmente era un genio ed è stato un onore e un privilegio essere stato in una band con lui” ha scritto, aggiungendo che che erano “molti anni” che non lo vedeva. Ma come molti musicisti della nostra generazione, sono stato profondamente influenzato dalle sue pionieristiche idee musicali”.

Fonte: TGcom24

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Karl Lagerfeld, muore la polvere magica delle maisons Chanel e Fendi

February 19, 2019 Leave a comment

Karl Lagerfeld

Si è spento a 85 anni il leggendario stilista, fotografo, illustratore, artista, designer, icona pop e fashion superstar, e si può affermare con totale sicurezza che il mondo della moda non sarà più lo stesso. Ad assicurare la successione, per ora, Virginie Viard, suo braccio destro da 30 anni. Claudia Schiffer: “Karl era la mia polvere magica, mi ha trasformato da una timida ragazza tedesca in una supermodella”

“Se volete essere politically correct siatelo pure, ma per favore non provate a coinvolgere gli altri nella vostra discussione, perché sarebbe la fine di tutto. Volete essere noiosi? Basta essere politically correct”. Questo, in estrema sintesi, il Lagerfeld-pensiero: ironico, assolutamente non allineato, controtendenza e soprattutto personale. Se c’è una cosa che Karl Lagerfeld non ha mai cercato di fare è stato cercare di accattivarsi le simpatie del pubblico: lui è sempre andato avanti per la sua strada, a prescindere da successi (molti) e polemiche (altrettante). Karl Lagerfeld, leggendario stilista, fotografo, illustratore, artista, designer, icona pop e superstar della moda si è spento all’età (forse) di 85 anni, visto come ha sempre giocato sul suo anno di nascita, e si può affermare con totale sicurezza che il mondo della moda non sarà davvero più lo stesso.

“Karl era la mia polvere magica, mi ha trasformato da una timida ragazza tedesca in una supermodella. Mi ha insegnato la moda, lo stile e come sopravvivere nel mondo della moda». Così con un post su Instagram Claudia Schiffer ricorda lo stilista suo connazionale. «Quello che Andy Warhol era per l’arte lui lo era per la moda. È insostituibile. È l’unica persona che poteva rendere il bianco e nero pieno di colore. Gli sarò eternamente grata», aggiunge Schiffer.

Definito un uomo rinascimentale, capace di avere mille interessi e mille capacità diverse, un genio, un punk (la definizione è di Riccardo Tisci, che in un’intervista a D La Repubblica del 2013 lo portò a esempio della moda meno “allineata”), soprannominato Kaiser Karl per l’imponenza della sua figura nel panorama stilistico, rappresenta una figura unica, di quelle che gli americani definiscono “larger than life”, che valica i limiti del suo lavoro.

Una cosa va detta subito di Lagerfeld: le cose andavano fatte a modo suo, a prescindere dal resto. È accaduto così persino per la sua data di nascita e la sua famiglia: Karl Otto Lagerfed nasce ad Amburgo il 10 settembre 1933 da Christian, imprenditore nel campo dei prodotti caseari, ed Elizabeth Bahlmann, che all’epoca dell’incontro con il futuro marito lavorava come commessa in un negozio di Berlino. E qui, le cose si complicano: lui sostiene le origini nobiliari della famiglia, spiegando che la madre era conosciuta come “Elizabeth di Germania” e che il padre era Otto Ludwig Lagerfeldt, di una nobile casata svizzera, e di essere nato nel ’38, per poi parlare del ’35. Un programma televisivo tedesco, intervistando un suo compagno di scuola, conferma il ’33 come anno corretto, lui nicchia fino alla fine ma poco importa, lui può.

Quel che è certo è che a 14 anni va a Parigi a studiare arte e disegno, perché il talento è evidente. Parla diverse lingue, si fa subito notare, nel 1954 vince il neonato Woolmark Prize, antesignano dei premi di moda tanto in voga oggi: a dargli la vittoria il bozzetto di un cappotto, mentre l’altro talento emergente con cui si deve spartire il titolo, Yves Saint Laurent, ha creato un abito da sera.

Dopo il trofeo va a fare l’assistente da Pierre Balmain, all’epoca l’epitome dello chic parigino, poi per 5 anni disegna la haute couture di Jean Patou. Al suo debutto alcune giornaliste abbandonano la sala indignate per gli spacchi e gli scolli degli abiti: le critiche non sono particolarmente positive, ma per Lagerfeld la cosa conta poco, e continua a scorciare gli orli sino e a strutturare le forme in maniera nuova, inusitata. La verità è che la couture da sola gli sta stretta, perché è al contemporaneo, alla realtà e al progresso che tende naturalmente. L’arrivo da Chloé nel 1963 (fino al ’78, per poi tornare alla guida del brand tra il ’92 e il ’97) è dunque l’ideale per lui, perché può dar vita alla sua visione. Le sue donne sono eteree, bohémienne, sexy e a tratti persino camp, ma di sicuro sono vere e vestite per la realtà che le corconda. Nel ’65 inizia il suo sodalizio da Fendi, dove firma un contratto a vita (lo stesso accordo che sottoscriverà anni dopo da Chanel). Con le sorelle Fendi diventa uno di famiglia, le sarte degli atelier romani lo conoscono e lo adorano. E infatti oggi Silvia Venturini Fendi, Direttore Creativo di Fendi lo ricorda così: “Sono profondamente addolorata perché oggi abbiamo perso un uomo unico e un designer senza uguali, che ha dato così tanto a Fendi e a me stessa. Ero solo una bambina quando ho visto Karl per la prima volta. Il nostro rapporto era molto speciale, fondato su un profondo e genuino affetto. Tra noi c’era un grande apprezzamento reciproco ed un rispetto infinito. Karl Lagerfeld è stato il mio mentore e punto di riferimento. Bastava uno sguardo per comprendersi l’un l’altro. Per me e per Fendi, il genio creativo di Karl Lagerfeld è stato e sarà sempre la luce guida che ha plasmato il DNA della Maison. Mi mancherà moltissimo e porterò sempre con me i ricordi dei giorni passati insieme”.

Dopo l’arrivo a Fendi, Lagerfeld lavora instancabilmente su sempre più progetti: nel 1974 fonda anche il brand che porta il suo nome, e che a fortune alterne prosegue ancora oggi (nel 2005 lo ha rilevato Hilfiger, lasciandogli però il controllo artistico).

Nel 1983 le cose cambiano, ancora una volta. A dieci anni dalla morte di Coco gli viene chiesto di prendere in mano la maison Chanel e renderla di nuovo “di moda”. I suoi amici lo scongiurano di non farlo, di non rovinarsi la vita in quel mausoleo polveroso e superato, ma per lui è una sfida da vincere: e la vince, eccome. Con un notevole senso degli affari punta sui simboli della maison, manipolandoli e svecchiandoli sino a renderli pop. Spiega di sapere bene che Coco odierebbe quello che sta facendo, ma che il suo compito è proprio evitare di ripetere ciò che è stato già fatto, ma di proiettarsi nel futuro. Con lui Chanel torna a essere uno dei punto di riferimento dello stile, uno status symbol, qualcosa da esibire tanto per le gran dame quanto per le star e le it-girl della nuova generazione. Intanto, nel 1989, scompare il suo compagno storico, Jacques de Bascher, dandy di ultima generazione e carismatica figura del panorama notturno parigino. È l’unico legame che Lagerfeld, sempre molto discreto, abbia mai ammesso.

Assieme alla grandezza del marchio anche la fama di Lagerfeld cresce di pari passo: da fotografo realizza le campagne stampa di Fendi e Chanel, segue una serie di progetti “collaterali”, dall’editoria di moda (ultimo in ordine di tempo il numero di dicembre di Vogue Paris) al design di arredi, passando per la Steidl, casa editrice in cui detiene una partecipazione, al Calendario Pirelli, fino (persino) ai gadget e ai gelati. La sua casa di Parigi, con la spettacolare biblioteca, zeppa di volumi, è spesso adibita a suo studio fotografico: quello che conta per Lagerfeld è non fermarsi mai, continuare a fare e a scoprire cose nuove. È un onnivoro culturale, a chi gli chiede se sia mai pienamente soddisfatto dopo una sfilata risponde di essere come “una ninfomane che non raggiunge mai l’orgasmo”. Nel 2001 lui, appassionato di junk food e di Coca Cola, perde 42 chili in meno di un anno: la sua dieta diventerà anche un libro, e a chi gli chiede perché lo ha fatto, spiega che voleva potersi vestire con i completi di Hedi Slimane, da molti indicato come suo naturale successore, non solo spirituale.

Quando si tratta di dare il suo parere, non si tira mai indietro, e i risultati spesso sono piuttosto controversi: per spiegare le ragioni della magrezza delle sue modelle afferma che a nessuno piace osservare delle donne giunoniche, descrive Adele un po’ troppo grassa (salvo poi scusarsi precipitosamente con lei), indica nei pantaloni delle tute il segno del cedimento finale, ammette di vestirsi come se fosse un personaggio in maschera per proteggersi dagli estranei, di odiare le conversazioni “intellettuali” perché l’unico parere che gli interessa è il suo, stigmatizza chi protesta contro le pellicce definendo l’argomento infantile per  una società in cui si mangia carne e ci si veste di pelle.

Non ha nemmeno paura di essere “popolare”: è a lui che H&M affida la prima collezione creata da un grande designer nel 2004. Le code fuori dagli store per accaparrarsi un pezzo sono lunghissime, ma lo stilista ha da ridire: troppo bassi i quantitativi prodotti, secondo lui, per una linea il cui scopo è quello di portare la grande moda di lusso alla massa (si irrita anche per il fatto che i suoi modelli, pensati per persone magre, siano stati prodotti anche in taglia 48 da donna, ma pazienza). Nello stesso periodo però, un documentario del 2005, “Signé Chanel”, racconta il rapporto di stima profonda e affetto che c’è tra lui e le sarte dell’atelier parigino, mentre la sua passione negli ultimi anni è Choupette, una bellissima gatta birmana donatagli dal suo protetto, Baptiste Giabiconi, alla quale lui riserva due cameriere 24 ore su 24 e che ritrae spessissimo nei suoi editoriali. E che oggi eredita di che fare la vita di una regina. A questo punto resta da capire chi prenderà il suo posto. Se ne è andata un’icona, amata e discussa: e quello è un vuoto che non si colmerà facilmente. Nel frattempo Virginie Viard, braccio destro di Karl Lagerfeld da oltre 30 anni garantirà la continuità del marchio, fino all’annuncio di un nuovo designer.

Fonte: D. Repubblica