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Bernardo Bertolucci, muore l’ultimo grande maestro del Novecento

November 26, 2018 Leave a comment

Bernardo Bertolucci

Il regista aveva 77 anni. Ha attraversato la storia del cinema mondiale con capolavori come ‘Novecento’ e ‘Ultimo tango’. ‘L’ultimo imperatore’ ha vinto nove Oscar, compreso miglior regia e sceneggiatura

Se non fosse davvero esistito, il personaggio Bernardo Bertolucci – poeta, documentarista, regista, produttore, polemista, autore per eccellenza del cinema italiano, star del cinema internazionale – prima o poi, questo personaggio più grande che natura l’avrebbe inventato qualcuno, per raccontare, in maniera romanzesca ed esemplare, quello che ha attraversato il cinema nella seconda metà del secolo scorso, dallo sperimentalismo al cinema d’autore, dalla cinefilia alla grandeur, dai low budget alle megaproduzioni, dal provincialismo alla visione internazionale. Il regista di capolavori come Novecento, Ultimo tango a Parigi, Il té nel deserto, Piccolo Buddha e L’ultimo imperatore, il film da nove Oscar, è morto questa mattina alle 7 nella sua casa di Trastevere, a Roma, circondato dall’affetto della moglie Clare Peploe. Malato da tempo, costretto su una sedia a rotelle, aveva 77 anni. La camera ardente sarà allestita martedì 27 novembre, dalle ore 10 alle 19, in Campidoglio, Sala della Protomoteca. Lo comunica la famiglia, che ringrazia il Comune di Roma per la disponibilità. In data da definire seguirà una cerimonia di commemorazione aperta al pubblico, di cui verrà data comunicazione a breve.

Il figlio del poeta e la natia Parma

Bernardo Bertolucci, in queste avventure e capovolgimenti era sempre lì, da protagonista o da testimone del secolo. Così italiano e così internazionale. Così sofisticato e così nazional-popolare. Così letterario e così visuale. E non si può non restare stupefatti di fronte a una vicenda umana e a una carriera cinematografica che si sono aperte nell’Appennino di Casarola di Parma, la casa di famiglia dei Bertolucci, e hanno percorso le strade del mondo per viaggiare sempre, però, nello Zeitgeist, nello spirito del tempo, quello spirito che Bernardo, con antenne da vero artista, ha saputo identificare, interpretare, raccontare. Della favola, a tratti amara, sempre avventurosa che è stata la vita di Bernardo Bertolucci, ricordiamo l’inizio veramente da favola.

Quando il bel ragazzo ventenne, figlio di un grande poeta come Attilio Bertolucci, amico di Pier Paolo Pasolini, amato da Moravia, vicino a Elsa Morante, a Cesare Garboli, a Enzo Siciliano, a Dacia Maraini, vince a vent’anni il Premio Viareggio per la poesia con Il cerca del mistero. Da questo laboratorio culturale – in cui a tempo debito si muoveranno anche la sua bella moglie inglese Clare Peploe e il fratello più giovane di Bernardo, Giuseppe -, dalla tradizione letteraria e musicale della sua natia Parma, discendono, oltre all’amore di Bernardo Bertolucci per i testi letterari, il gusto per il melodramma, l’amore per le scene madri, l’approccio mitico e popolare, la tendenza postmoderna a costruire con materiali preesistenti – quelli che, direbbe Violeta Parra, formano il suo canto. E quindi, su una filmografia di sedici film, a realizzare ben cinque film di origine schiettamente letteraria pur restando un autore straordinariamente visivo.

L’incontro con PPP e la nascita della Nouvelle Vague italiana

È un percorso cinematografico affascinante. Bernardo lavora come assistente di Pasolini, gira documentari, affronta il primo film, La commare secca, su un’idea di PPP e con atmosfere tipicamente pasoliane. Poi un secondo, Prima della rivoluzione, nel 1964, una riscrittura a chiave di La Certosa di Parma, che diventa il suo manifesto cinematografico, annuncia il suo lato cinefilo (“Non si può vivere senza Rossellini” è la citazione imperdibile) e lo promuove autore e cantore della borghesia di fronte ai cambiamenti drastici che segnano gli anni ’60. E se inizialmente il film viene accolto con freddezza dal pubblico e dalla critica italiana (ma, a Venezia, c’è chi gli consiglia di tornare a fare il poeta), e giusto un po’ meglio dai francesi, in compenso Pauline Kael, la dea della critica americana, assieme a un gruppo di “miracolosamente talentuosi ragazzi francesi” celebra anche Bernardo Bertolucci e il suo film, “stravagantemente bello per i suoi eccessi”, dove si racconta la bellezza della vita “prima” della rivoluzione. Alberto Moravia, in una sua accesa recensione, equivocherà e parlerà di “dopo” la rivoluzione, reinterpretando il film secondo l’equivoco. Poco importa. Quello che conta è che dalla cinefilia e dalla poesia è nata una stella, a cui si affiancherà , un anno dopo, a costituire il nucleo della Nouvelle Vague italiana, Marco Bellocchio con l’eversivo I pugni in tasca.

Tra il ’68 e Ultimo Tango

Nel fatidico ’68 Bertolucci gira un film tipicamente sessantottino, Partner. Poi nel 1970, per la Rai, quello che all’epoca colpì tutti come un piccolo, sofisticato gioiello, Strategia del ragno, ispirato a Borges. Per darci nel 1970, ancora, quello che resta forse il suo film più compiuto, maturo, personale, Il conformista, che trasforma ed è al tempo stesso fedele al testo di Moravia. Un film che se non riuscì all’epoca a farsi amare dal pubblico italiano, di nuovo venne amato dalla Kael, che lo definì “un’esperienza sontuosa, emotivamente piena”- e che a tutt’oggi di Bertolucci resta il film più riuscito, concluso, coerente.

Ma il fenomeno internazionale B.B. esplode con Ultimo tango a Parigi, e la complessa vicenda giudiziaria/ censoria che seguì, e che rende difficile giudicare il film fuori dal suo contesto di scandalo. Uno scandalo paragonato dalla solita Kael allo shock culturale prodotto da Le sacre du printemps. E il fatto che Bernardo Bertolucci ogni tanto sia ritornato sulle sue responsabilità (o meglio sarebbe dire sulla sua irresponsabilità) nell’imporre scene e atmosfere brutali a Maria Schneider, non fa che rinnovare negli anni lo shock prodotto a suo tempo e a rendere più difficile un giudizio. Che all’epoca a taluni è sembrato semplice: intense le scene in interni, con un superbo Marlon Brando invecchiato e dolente, imbarazzanti le parti con Schneider e Leaud, appassionante (nonché discutibile) il tema della trasgressione e del sesso come unico valore.

I nove Oscar de ‘L’ultimo imperatore’

La storia delle vicende giudiziarie di Ultimo tango è un romanzo in se stesso, un po’ grottesco un po’ horror, tra condanne alla perdita dei diritti civili e roghi medievali di pellicola. Ma è la storia che ha creato la fama internazionale di B. B. e che gli consente nel 1976, sempre sensibile agli umori del tempo e ad anni di cultura di sinistra dominante, di girare Novecento, un’epica grandiosa e “hollywoodiana”, piena di grandi nomi del cinema nostro e internazionale, che racconta cinquant’anni di storia padana, a tratti potente e commovente, a tratti retorica e manieristica , sempre audace per le dimensioni e le ambizioni. Dopo la ricezione tiepida, nel 1979, di La luna, che racconta l’ambiguo e difficile rapporto , ai confini dell’incesto , di una madre e di suo figlio adolescente, dopo La tragedia di un uomo ridicolo ( 1981), una storia di avidità provinciale e rapimenti, che conquista a Tognazzi un premio a Cannes ma ha un risposta modesta dalle sale, nel 1987 Bertolucci conquista a sorpresa nove Oscar con un film veramente epocale, un trionfo di diplomazia e creatività, di gusto scenografico italiano e di abilità narrativa, L’ultimo imperatore, un grande successo a livello mondiale che apre le porte del mondo cinese e consacra Bernardo Bertolucci come un grande regista internazionale.

L’ultimo Bertolucci dal Té nel deserto a Io e te

Tornato in Italia dopo un lungo periodo a Londra, sua seconda patria, Bertolucci, conIo ballo da sola, da un racconto di Susan Minot, esalta la bellezza del Chiantishire e il piacere di vivere “dopo” la rivoluzione. Con Il té nel deserto (1990) riscopre l’opera di Paul Bowles e il mondo tragico ed elegante degli “expat”. Quindi si muove, nel 1993, verso il Nepal, per raccontare la storia di Piccolo Buddha e aprire alle culture orientali. Nel 1996, tornato a Roma, dirige tutto in interni la storia di un’ossessione amorosa, L’assedio. Mentre nel 2003 ritorna all’amato, mitico ’68 con la storia di tre ragazzi che intrecciano scoperte erotiche, politica e cinefilia in The Dreamers, un film di scoperto voyeurismo e di scoperta nostalgia che per molti versi riconduce alle atmofere di Ultimo tango. Ma la malattia che da anni lo assedia, sta avendo il sopravvento. Bertolucci non riesce a “montare” il suo Gesualdo da Venosa, un film a cui pensa da tempo. Gli restano le storie intime e private, e gira, praticamente sotto casa, un intenso incontro scontro tra fratello e sorella in Io e te ( 2012), dal romanzo di Niccolò Ammaniti. È la fine della bella favola. Ma Bernardo Bertolucci, il ragazzo poeta, il regista, la star, il premio Oscar, se ne va lasciando un segno che resta.

Fonte: Repubblica

Stan Lee, muore il leggendario fumettista Marvel

November 13, 2018 Leave a comment

Stan-Lee

Stan Lee, leggendario scrittore e fumettista della Marvel, si è spento all’età di 95 anni. A svelare la triste notizia è sua figlia, J.C. Lee, secondo cui il nostro sarebbe stato portato d’urgenza all’ospedale Cedars-Sinai di Los Angeles nel corso della mattinata, morendo poco dopo.

Figlio di immigrati ebrei, a soli 17 anni Stan divenne il più giovane editor presso la Timely Comics, azienda che poi sarebbe diventata successivamente la Marvel. La grande rivoluzione portata dall’autore in campo arrivò però all’inizio degli anni ’60, quando in risposta alla Justice League della DC, il nostro creò, assieme a Jack Kirby, i Fantastici 4, a cui seguiranno poi altri supereroi destinati a entrare nella cultura pop, e pensiamo a Spider-ManHulk, Doctor StrangeDaredevilIron ManThor e gli X-Men.

Molto amati, chiaramente, sono anche i suoi camei nei cinecomic Marvel, ormai diventati un imprescindibile appuntamento per tutti i fan dell’UCM, e basti citare ad esempio la sua partecipazione a Guardiani della Galassia Vol. 2, la quale ha dato via a numerose speculazioni secondo cui il nostro interpreti in verità Uatu l’Osservatore, personaggio creato da lui medesimo nel 1966.

Tra le tante commemorazioni nei confronti di Stan Lee, grande fumettista scomparso ieri all’età di 95 anni, non poteva certamente mancare quella della Walt Disney e della Marvel, che hanno ricordato l’autore sul sito ufficiale della Casa delle Idee.

«Oggi, la Marvel Comics e la Walt Disney si prendono una pausa per riflettere con grande tristezza sul trapasso di Stan Lee, Presidente Emerito della Marvel. Con un peso sul cuore, esprimiamo le nostre più profonde condoglianze a sua figlia e suo fratello, e onoriamo e ricordiamo il creatore, la voce e il campione della Marvel. “Stan Lee era tanto straordinario quanto i personaggi che ha creato. Un supereroe egli stesso per i fan Marvel di tutto il mondo, Stan aveva il potere d’ispirare, di intrattenere e di unire. La portata della sua immaginazione era superata solo dalle dimensioni del suo cuore”, ha detto Bob Iger, Presidente e Ceo della Walt Disney Company. […] Come redattore capo della Marvel, Stan “The Man” Lee ha reso la sua voce la voce stessa delle storie. Scrivendo praticamente ogni titolo Marvel e lavorando con altri luminari come Jack Kirby, Steve Ditko, Don Heck, Gene Colan e John Romita, Stan ha iniziato a costruire un universo di continuità interconnessa, uno in cui i fan sentivano di poter incontrare un supereroe all’angolo della strada. Una ricca collezione di personaggi è cresciuta dal suo lavoro ininterrotto, tra cui i Fantastici Quattro, Spider-Man, Thor; Iron Man, Hulk, gli X-Men e anche di più. Oggi, sarebbe quasi impossibile trovare un angolo dell’Universo Marvel non segnato dalla mano di Stan. […] La Marvel e tutta la Walt Disney Company rendono onore alla vita e alla carriera di Stan Lee offrendo la loro eterna gratitudine per i suoi impareggiabili traguardi. Ogni volta che aprirete un fumetto della Marvel, Stan sarà lì».

Qui invece le parole di Kevin Feige, presidente dei Marvel Studios: «Nessuno più di Stan Lee ha avuto un impatto maggiore sulla mia carriera e su tutto ciò che facciamo ai Marvel Studios. Stan si lascia dietro una straordinaria eredità che sopravviverà a tutti noi. I nostri pensieri vanno a sua figlia, alla sua famiglia e ai suoi milioni di fan. Grazie Stan. Excelsior!».

Fonte: Best Movie

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Gilberto Benetton, muore la mente finanziaria di Benetton Group

October 23, 2018 Leave a comment
Gilberto Benetton
AVEVA 77 ANNI Addio a Gilberto Benetton, co-fondatore del gruppo

A tre mesi dalla scomparsa del fratello Carlo, se ne va la mente finanziaria del gruppo di Ponzano Veneto, Gilberto Benetton.

Nato a Treviso nel 1941, aveva lottato a lungo con la malattia e negli ultimi mesi, dicono fonti vicino alla famiglia, era rimasto fortemente scosso dalla morte improvvisa del fratello minore, stroncato in pochi mesi da un tumore, e dalla tragedia del ponte Morandi, sul quale lui – unico della famiglia veneta nel cda di Atlantia (che controlla Autostrade per l’Italia) – aveva rotto il silenzio parlando al Corriere della Sera a 24 giorni dal crollo.

Definito come una persona schiva, riservata, pragmatica, come lo sono spesso gli imprenditori veneti, e con un tenore di vita al di sotto delle proprie possibilità, Gilberto Benetton nel 1965, insieme ai fratelli Luciano (che ha da poco ripreso le redini dell’azienda), Giuliana e Carlo, aveva dato avvio all’attività di Benetton Group, ma è stato lui successivamente il regista della diversificazione del business di famiglia portata avanti negli ultimi 20 anni nei settori delle infrastrutture, della ristorazione, dell’immobiliare e della finanza.

Insieme al suo braccio destro, il fidato Gianni Mion, ha posto le basi per la creazione di una holding di partecipazioni molto articolata, Edizioni (di cui Gilberto era vicepresidente), che conta oggi circa 100mila addetti, divisi tra Autogrill, Aeroporti di Roma, Cellnex (attiva nel settore delle torri per le telecomunicazioni) e la stessa Benetton.

Un impero che si è espanso nel tempo, fino all’acquisizione tramite Atlantia – completata recentemente – della spagnola Abertis, con il fine di dare vita al più grande gruppo delle infrastrutture in Europa.

Con l’idea di dover un giorno passare il testimone, per gestire la cassaforte di famiglia negli ultimi anni Gilberto Benetton si è attorniato di alcuni manager, nominando Marco Patuano ad amministratore delegato e Fabio Cerchiai a presidente di Edizione e da mesi aveva diradato la sua presenza nei consigli di amministrazione.

«La sua lucida percezione del mondo e la sua capacità di cogliere e prevedere le evoluzioni economiche e sociali – dichiarano in una nota ufficiale Cerchiai e Patuano – hanno stimolato e indirizzato le più importanti scelte strategiche di Edizione. Non mancherà soltanto il grande imprenditore, ma resterà il vuoto di una persona con rare doti umane e con una innata capacità di restare ancorato alla concretezza della vita guardando lontano. Il suo stile riservato e rigoroso e il suo equilibrio resteranno sempre impressi nella nostra vita personale e professionale».

Cavaliere del Lavoro dal 2002, Cavaliere dell’Ordine della Legion d’Onore dal 2011, Stella d’oro al Merito Sportivo dal 2013, Gilberto Benetton secondo Forbes era il 12esimo uomo più ricco d’Italia (2 miliardi di dollari) e il 736esimo al mondo.

Dal 2012 ha fatto parte dell’Italia Basket Hall of Fame in qualità di benemerito, in virtù della sua esperienza nel mondo cestistico con la Benetton Pallacanestro Treviso.

Fonte: Fashion Magazine

Lindsay Kemp, muore il ballerino coreografo delle grandi star

August 26, 2018 Leave a comment

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Ha dato vita a una delle correnti più fantasiose del teatro-danza europeo. Diresse lo Ziggy Stardust show di David Bowie

E’ morto a Livorno nella notte il coreografo, attore, ballerino, mimo e regista britannico Lindsay Kemp. Aveva 80 anni. Precursore di un genere di danza ricco di contenuti e ispirazione, al limite dell’acrobatico e forte di effetti spettacolari, Kemp è stato l’artefice di una delle correnti più fantasiose del teatro-danza europeo. Ha reinventato l’arte del mimo e ha influenzato molte compagnie soprattutto a partire dalla seconda metà degli anni settanta.

Gli ultimi anni – Lindasay Kemp viveva a Livorno da molti anni: nella città toscana dirigeva un corso di danza al Teatro Goldoni. Negli ultimi mesi stava lavorando a un progetto di teatro sociale che avrebbe dovuto allestire a Como il prossimo settembre.Oltre alla coreografia rivoluzionò profondamente l’arte del mimo: celebre la sua interpretazione della maschera Pierrot.

Attivo dagli anni Sessanta, ha lavorato anche al cinema, in tv e nell’ambito dell’opera, soprattutto in Italia. Kemp compare anche in alcuni video del Duca Bianco, David Bowie, e della cantante Kate Bush e in alcuni film, come The Wicker man e Velvet Goldmine.

Una vita un po’ sopra le righe – Kemp è nato a Cheshire il 3 maggio del 1938 e cresciuto nel nord dell’Inghilterra. Si fece credere pazzo pur di ottenere l’esenzione dal servizio militare e inseguire il suo sogno di diventare un artista.

Padre e maestro di una danza onirica quasi acrobatica che ha influenzato il Cirque nouveau. Fu amico di Federico Fellini, di Mick Jagger, di Peter Gabriel, e di David Bowie per cui diresse lo Ziggy Stardust show. Dopo gli studi al Bradford College of Arts, si trasferì a Londra per frequentare la scuola del Ballet Rambert e perfezionarsi poi con Sigurd Leeder, Charles Wiedman, Marcel Marceau.

Nel 1962 formò la sua prima compagnia: la The Lindsay Kemp Dance Mime Company. Ma furono gli anni ’70 a consacrarlo come mostro sacro dello spettacolo, la sua collezione di successi lo portò in ogni angolo del mondo. Di questi anni è Flowers: “Lo produssi con 500 sterline ricevute in eredità da una zia e da lì per 25 anni ho girato tutto il mondo, sempre attaccato per oscenità“, raccontava a Milano nel suo discorso di ringraziamento per il riconoscimento dell’Accademia di Belle Arti di Brera che gli conferiva un diploma honoris causa.

Iconiche le sue personali interpretazioni di Sogno di una notte di mezza estate e di Salomè. Sempre degli anni ’70 la sua Big Parade (omaggio al cinema muto), e l’Alice tratta da Lewis Carroll. Nel 1975 creò il balletto The Parades Gone By per il Ballet Rambert, e nel 1977 per la stessa compagnia Cruel Garden ispirato a Garcia Lorca.

Fonte: TGcom24

Aretha Louise Franklin, muore la grande regina del soul

August 17, 2018 Leave a comment

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Aretha Franklin, come sta? La famiglia tranquillizza sulle sue condizioni che però restano gravi. Annunciato per novembre un concerto tributo in suo onore a New York.

Continua il lutto nel mondo della musica: Aretha Frenklin è morta ieri, all’età di 76 anni, e i messaggi di cordoglio continuano ad arrivare da tutto il mondo. Tanti i volti noti, dello spettacolo ma soprattutto della musica, ad aver espresso il proprio dolore per la morte della regina del soul. Tra questi c’è anche la cantante Adele, che su Instagram ha postato una foto di Aretha Franklin, dedicandole delle bellissime parole. Eccole: “Non riesco a ricordare un giorno della mia vita senza la voce e la musica di Aretha Franklin che mi riempiono il cuore di tanta gioia e tristezza. Assolutamente affranta che se ne sia andata, che donna. Grazie per tutto, le melodie e i movimenti”. Un addio sentito, un dolore molto forte anche per la cantante inglese. (Aggiornamento di Anna Montesano)

IL RITIRO DALLE SCENE

La diagnosi di tumore era arrivata nel 2010. Nel 2017, Aretha Franklin aveva annunciato il ritiro dalle scene. Fu lei stessa a precisare che avrebbe continuato a incidere. La sua voce era “una risorsa naturale”, un dono, e lei non poteva che farlo fruttare. È proprio lo scorso anno che le sue condizioni sono peggiorate, costringendola a cancellare una serie di concerti e ad annunciare il suo addio alle scene. La sua voce commosse persino Barack Obama: “Ci ha dato un’idea del divino ogni volta che cantava”, commenta oggi l’ex Potus, “Aretha Franklin ha definito l’America”. L’ultima esibizione della Regina del Soul risale allo scorso novembre a New York. Fu Elton John a invitarla, in occasione del gala della fondazione per la lotta all’Aids. L’ultimo concerto assolo, invece, è datato giugno 2017. “Pregate per me”, implorò Aretha in quell’occasione. [agg. di Rossella Pastore]

IL MESSAGGIO DEI ROLLING STONES

Si moltiplicano i messaggi di cordoglio delle più grandi star della musica per la morte di Aretha Franklin. “E’ così triste sentire questa notizia su Aretha. Era una così grande fonte di ispirazione, e dovunque tu fossi lei ti ha sempre portato in chiesa” è il messaggio di cordoglio dei Rolling Stones sul loro profilo ufficiale Twitter, con la band che ha manifestato grande dolore per la scomparsa di un vero punto di riferimento musicale. In diverse interviste in passato Mick Jagger e Keith Richards hanno espresso la loro ammirazione per una figura come la Franklin, che ha rappresentato un punto di contatto non indifferente tra la scena soul e la scena rock negli anni Sessanta e Settanta. (agg. di Fabio Belli)

LA PRIMA DONNA NELLA ROCK AND ROLL HALL OF FAME

La regina del Soul, Aretha Franklin, oggi è morta all’età di 76 anni a Detroit in Michigan. Le condizioni di salute della cantante, vincitrice di 18 Grammy Awards e prima donna ad essere entrata della Rock and Roll Hall of Fame, hanno iniziato a vacillare nel 2010 quando le era stato diagnosticato un cancro. La malattia non era mai stata resa nota, ma lo scorso anno aveva deciso di ritirarsi dalle scene, il suo ultimo concerto risale a giugno del 2017 durante il quale aveva chiesto al suo pubblico di tenerla viva nelle preghiere. Su Twitter sono centinaia i post dedicati alla cantante e in tanti la ricordano nel film dei Blues Brothers del 1980 dove cantò la celebre Think. Tra questi anche Rudy Zerbi che scrive: “in questo momento mi piace pensarti accanto a John a cantare Think…”. (Agg. Camilla Catalano)

LO SCONFORTO DELLA FAMIGLIA

“È con profonda tristezza che annunciamo la morte di Aretha Louise Franklin, la regina del soul. In uno dei momenti più bui delle nostre vite, non riusciamo a trovare parole appropriate per esprimere il dolore del nostro cuore”. Recita così il comunicato diffuso da Gwendolyn Quinn, amico e agente di Aretha Franklin che si unisce all’immenso dolore della famiglia. “Abbiamo perso la nostra matriarca, la nostra roccia. L’amore che aveva per i suoi figli, nipoti e cugini non aveva confini”. I familiari si dicono “toccati dall’incredibile amore e sostegno” manifestato dai fan della Franklin. Le condizioni della cantante sono rapidamente peggiorate a seguito della diagnosi di un cancro al pancreas. Questa la causa ufficiale del decesso, confermata dall’oncologo dott. Phillips del Karmanos Cancer Institute di Detroit. La scomparsa, si legge nel comunicato, risale alle 15.50 ora italiana. [agg. di Rossella Pastore]

L’ULTIMA ESIBIZIONE

Il mondo della musica è in lutto per la morte di Aretha Franklin. La Regina del Soul si è spenta a 76 anni, dopo mesi e mesi di lotta contro il cancro. Da tempo, ormai, aveva lasciato le scene. Era il 2010 quando le è stato diagnosticato un cancro al pancreas; l’anno successivo comunica di essere perfettamente guarita, rifiutandosi sempre di fornire dettagli. Tuttavia le sue condizioni peggiorano e la costringono a cancellare una serie di concerti nel 2017. Sempre nel 2017 aveva annunciato il suo ritiro dalle scene, sottolineando che avrebbe continuato ad incidere musica. La sua ultima esibizione risale a novembre a New York al gala della fondazione di Elton John per la lotta all’Aids. Il suo ultimo concerto, invece, risale al giugno 2017: salutò il pubblico dicendo “per favore tenetemi presente nelle vostre preghiere”. (Aggiornamento di Anna Montesano)

ADDIO AD ARETHA FRANKLIN

È un giorno davvero molto triste per il mondo della musica. Stando a quanto rivela proprio negli ultimi minuti TMZ, Aretha Franklin è deceduta a casa nella sua nativa Detroit all’età di 76 anni dopo aver combattuto una lunga battaglia con il cancro. La grandissima voce soul ha lasciato il segno come icona musicale dopo aver vinto un totale di 18 Grammy Awards per tutta la sua attività, ed essere stata scelta come prima musicista femminile ad essere inserita nella Rock and Roll Hall of Fame nel 1987. La regina del soul era una delle più celebri personalità della cultura popolare del Novecento, una di quelle talmente famose da essere chiamate soltanto per nome. Proprio lo scorso anno, a causa della malattia, è stata costretta ad annunciare il ritiro dalle scene e e all’inizio di quest’anno aveva dovuto cancellare alcuni concerti – tra cui uno a Newark per il suo 76esimo compleanno – su suggerimento dei medici. (Aggiornamento di Anna Montesano)

LA DEDICA DI BEYONCÈ

Aretha Franklin sta lottando tra la vita e la morte. La regina del soul internazionale è gravemente malata e sarebbe assistita dai familiari presso la sua casa di Detroit, visitata dagli amici più cari tra cui anche Stevie Wonder. Così come ha avuto modo di confidare la sua addetta stampa Gwendolyn Quinn: “Aretha Franklin è la matriarca della famiglia Franklin dalla scomparsa di tutti i suoi fratelli. È gravemente malata e circondata dai famigliari che apprezzano il grande amore e sostegno che hanno ricevuto”. La notizia è incominciata a circolare qualche giorno fa ma poi, con il passare delle ore la famiglia aveva diffuso qualche tiepida speranza sulle ultime condizioni di salute. Nel 2010 le era stato diagnosticato un cancro e per questo motivo, aveva perso circa 40 chili di peso. Tantissime le star che le hanno dedicato un pensiero tra cui: Mariah Carey, Bill Clinton e Missy Elliott. Beyoncé e Jay Z le hanno dedicato anche il concerto di Detroit dello scorso 13 agosto, esibendosi tra le note di “Respect”: “Ti amiamo. Grazie per aver cambiato tutte le nostre vite con la tua musica meravigliosa”. (Aggiornamento di Valentina Gambino)

LE CONDIZIONI DI SALUTE

Le condizioni di salute di Aretha Franklin, regina incontrastata della musica soul, continuano a destare grande preoccupazione, soprattutto dopo le notizie trapelate nei giorni scorsi dalla stampa americana e secondo le quali la grande artista sarebbe “gravemente malata”. Aretha sarebbe assistita nella sua città natale, Detroit, circondata dal calore dei suoi cari e dei tanti amici e colleghi che proprio in questi giorni hanno manifestato tutta la loro grande vicinanza. Stando alle parole della sua addetta stampa, Gwendolyn Quinn, le sue condizioni sono preoccupanti ma nonostante ciò starebbe ricevendo tutte le cure e l’affetto possibile: “Aretha Franklin è la matriarca della famiglia Franklin dalla scomparsa di tutti i suoi fratelli. È gravemente malata e circondata dai famigliari che apprezzano il grande amore e sostegno che hanno ricevuto”. Mentre fino a qualche giorno fa la cantante era stata data “in punto di morte”, secondo gli ultimi aggiornamenti relativi alle dichiarazioni degli stessi familiari sembrano emergere buone speranze. Lo stesso nipote ha rassicurato smentendo la voce di “morte imminente”. Non è un caso se già da ora si parla di un concerto tributo autorizzato dall’artista 76enne e che si terrà il prossimo novembre, in occasione dei suoi 60 anni di carriera.

ARETHA FRANKLIN, CONCERTO TRIBUTO IN SUO ONORE

E’ stato programmato per il prossimo 14 novembre a New York, il concerto tributo in onore di Aretha Franklin. Come riporta Fanpage.it, la notizia è stata data dal sito Showbiz 411, lo stesso che nei giorni scorsi ha svelato le gravi condizioni di salute della grande leggenda della musica internazionale. In realtà, pare che l’idea sia stata ampliamente studiata già nei mesi scorsi, precisamente a giugno, quando la proposta alla Franklin sarebbe stata avanzata da Clive Davis di Sony Music. Il concerto in programma fra tre mesi si intitolerà “Clive Davis Presents: A Tribute to Aretha Franklin” e andrà in scena al Madison Square Garden di New York. Nel corso dell’importante manifestazione è già stata confermata la presenza di nomi celebri tra cui quello di Jennifer Hudson che dovrebbe indossare i panni della cantante in una pellicola autobiografica. Ancora ignoti gli altri protagonisti dell’evento che andranno a comporre il grande cast, ma dalle prime notizie pare che si tratterà di una maratona di tre ore durante la quale saranno interpretati i brani più celebri dell’artista del Michigan, da “Respect” a “Think”, “I Say a Little Prayer” e “Natural Woman”.

Fonte: Il Sussidiario.net

Zombie Boy, muore il modello e body artist Rick Genest

August 4, 2018 Leave a comment

Rick Genest Zombie Boy

Rick Genest, il modello e artista di Montreal, noto anche come Zombie Boy, è morto, secondo come hanno riferito le fonti della polizia a Radio-Canada. Genest aveva 32 anni.

É arrivato all’attenzione del pubblico dopo aver tatuato il suo corpo dalla testa ai piedi, comprese le immagini di un teschio e di un cervello sulla testa. Detiene un Guinness World Record per la maggior parte dei tatuaggi di insetti (176) e un altro per la maggior parte dei tatuaggi di ossa umane (139).

La sua body art ha attratto stilisti di moda e ha sfilato in passerelle di alta gamma a Parigi e Berlino. Nel 2011, è apparso nel video musicale di Lady Gaga per la canzone Born This Way.

Fonti della polizia hanno riferito a Radio-Canada che Genest è morto nel quartiere Plateau-Mont Royal di Montreal verso le 17:00. di mercoledì. Inoltre hanno dichiarato che la polizia sta classificando la sua morte come un suicidio.

L’ufficio del coroner di Quebec afferma che sta ancora indagando sulla causa della morte. L’organizzazione paramedica di Montreal, Urgences-santé, ha detto che non ha potuto commentare le circostanze della sua morte, ma ha asserito che era stata collegata ad una caduta.

Il manager di Genest, Karim Leduc, ha dichiarato in un’intervista con Homerun Friday della CBC di Montreal che crede che la polizia sia stata troppo veloce nella classificazione della morte.

“Le circostanze sono piuttosto misteriose e i pezzi del puzzle non si incastrano perfettamente”, ha detto Leduc. Crede che la morte di Genest sia stata un incidente.

Lady Gaga ha twittato giovedì sera che la notizia è “oltre devastante”.
“Il suicidio dell’amico Rick Genest, Zombie Boy è oltre ogni limite: dobbiamo lavorare di più per cambiare la cultura, portare la salute mentale in primo piano e cancellare lo stigma di cui non possiamo parlare. Se stai soffrendo, chiama oggi un amico o una famiglia. Dobbiamo salvarci l’un l’altro. “

Dalle strade, alla fama mondiale – Genest è nato nel quartiere di Montreal di La Salle, cresciuto nel sobborgo fuori dall’isola di Châteauguay e ha trascorso parte della sua vita vivendo per le strade. Ha ottenuto il suo primo tatuaggio a 16 anni e se ne è andato a casa l’anno successivo.

Circa il 90% del suo corpo è stato infine tatuato, e la maggior parte è del tatuatore di Montreal Frank Lewis, secondo il Guinness Book of World Records.

Muore Sergio Marchionne, ex amministratore delegato di Fiat Chrysler Automobiles

July 25, 2018 Leave a comment

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E’ morto questa mattina a Zurigo l’ex amministratore delegato di Fiat Chrysler Automobiles, Sergio Marchionne.

Aveva pianificato tutto, una pausa di pochi giorni per poi tornare immediatamente al lavoro. Marchionne, 66 anni compiuti a giugno, è mancato all’ospedale universitario di Zurigo dove era stato ricoverato il 27 giugno per un intervento alla spalla destra. John Elkann, il presidente della holding Exor e della stessa Fca, ha affidato a poche righe il suo pensiero: “E’ accaduto, purtroppo, quello che temevamo. Sergio, l’uomo e l’amico, se n’è andato. Penso che il miglior modo per onorare la sua memoria sia far tesoro dell’esempio che ci ha lasciato, coltivare quei valori di umanità, responsabilità e apertura mentale di cui è sempre stato il più convinto promotore. Io e la mia famiglia gli saremo per sempre riconoscenti per quello che ha fatto e siamo vicini a Manuela e ai figli Alessio e Tyler. Rinnovo l’invito a rispettare la privacy della famiglia di Sergio”.

L’ultima uscita pubblica del manager era stata due giorni prima del ricovero, a Roma, alla consegna di una Jeep all’Arma dei carabinieri. Era già affaticato, chi lo ha visto quel giorno ricorda che parlava con difficoltà. Ma per lui, figlio di carabiniere, quell’appuntamento era irrinunciabile. È stato il suo ultimo saluto, per molti aspetti simbolico, la chiusura del cerchio di un’esperienza umana e professionale.

Il 27 giugno, Marchionne era stato ricoverato per un intervento alla spalla. Nella fase successiva all’operazione ha avuto complicanze che si sono progressivamente aggravate. Ha subito un primo arresto cardiaco ed è stato dunque trasferito al reparto di terapia intensiva dell’ospedale. Qui, ha avuto un secondo arresto cardiaco e le sue condizioni sono precipitate. Marchionne non era tenuto in vita con delle macchine e non ha mai avuto una patologia tumorale. Venerdì scorso, Elkann ha constatato che “Marchionne non potrà tornare a fare l’amministratore delegato”.

Era arrivato a Fca nel 2003, come consigliere di amministrazione. Avrebbe assunto la carica di ad l’anno successivo. “Perdiamo due milioni di euro al giorno, la situazione non è semplice”, aveva constatato. La rinascita di Fca dopo la rottura del patto con Gm e la restituzione dei debiti alle banche, è stato il suo primo successo. L’azienda è solida ma il vento della crisi mondiale mette di nuovo tutto in difficoltà. Nel 2009 Marchionne cerca la salvezza nel salvataggio di Chrysler e nella fusione di Fiat con la casa americana. Con Fca nasce un colosso da 4,5 milioni di auto all’anno, il settimo costruttore mondiale. Nel 2010 lo scontro con la Cgil. Marchionne chiede la rinuncia allo sciopero, come aveva ottenuto in America. I sindacati si dividono. Il piano Fabbrica italia, travolto dalla crisi globale, non viene realizzato. Nel 2014 Marchionne fissa un nuovo obiettivo: entro fine 2018 azzeramento dei debiti e della cassa integrazione. Il primo viene centrato, la cassa riguarda ancora il 7 per cento dei dipendenti. Era il 27, quattro anni fa. Negli ultimi anni Marchionne tenta un nuovo accordo con Gm per creare il primo produttore mondiale e risparmiare sugli investimenti. Da Washington arriva un “no”. Nel 2017 annuncia la sua uscita di escena da Fca. Dopo aprile 2019 sarebbe rimasto presidente di Ferrari.

Negli ultimi giorni Marchionne è stato assistito dai due figli, Alessio Giacomo e Johnatan Tyler, e dalla compagna Manuela. Già sabato i consigli di amministrazione del gruppo hanno nominato i successori. In quel giorno, quando si è capito che le sue condizioni di salute erano ormai disperate, è stato sostituito negli incarichi da Mike Manley. che oggi debutta davanti ai mercati come nuovo amministratore delegato, presentando i risultati semestrali del gruppo Fca. Gli ultimi raggiunti sotto la guida di Marchionne.

Fonte: Repubblica