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Project Trumpmore, scultura di ghiaccio in Artide

May 13, 2018 Leave a comment

trump mania

Una sfida per Trump: scultura di ghiaccio in Artide, resistera’ la sua faccia?

Il riscaldamento globale è una balla? Allora la sua faccia dovrebbe resistere per centinaia di anni…

Quattro settimane di tempo per un costo complessivo stimato in 400.000 dollari per un colosso di ghiaccio alto 35 metri dal profilo piuttosto riconoscibile potrebbe un giorno svettare sulle acque dell’Artico. Un’idea piuttosto provocatoria quella di un gruppo ambientalista finlandese, Melting Ice, che si dice pronto a intagliare il volto di Donald Trump in un iceberg nei ghiacci dell’artico.

Se il presidente USA ha ragione in fatto di clima, il suo profilo dovrebbe infatti attraversare indenne il prossimo millennio, nel caso contrario la telecamera che verrebbe installata davanti al colosso di ghiaccio potrebbe filmare il deterioramento della struttura a causa del riscaldamento climatico, evento molto piu’ probabile.

Il Project Trumpmore prende spunto dalle posizioni perseguite dalla Casa Bianca e in particolare dal desiderio di Trump di vedere un giorno il suo volto scolpito sul Monte Rushmore, accanto a quelli di George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln.

di Andrea Raggini
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Artide, spedizione imminente in cerca del dirigibile ‘Italia’

February 16, 2018 Leave a comment

dirigibile Italia

“Ad agosto partirà una spedizione per il Polo Nord, alla ricerca dei resti del dirigibile ‘Italia’, l’aerostato progettato e comandato dall’ufficiale della Regia Aeronautica Umberto Nobile, precipitato il 25 maggio del 1928 sulla superficie ghiacciata del mar Glaciale Artico”. Ad annunciarlo all’Adnkronos è Simone Orlandini, parente del comandante Umberto Nobile, anche lui esploratore artico e con la passione per il volo, ora candidato della Lega al Senato nella circoscrizione estero Europa alle prossime politiche.

”Nobile -spiega Orlandini, promotore della missione che costerà circa 2 milioni di euro, già raccolti e finanziati da 60 sponsor- non era un militare, nè un politico, non apparteneva a nessun partito, era un ingegnere, ma soprattutto un uomo libero, mosso da una grande passione per il volo e la ricerca scientifica. Grazie a lui sono state scoperte terre e confini fino ad allora sconosciuti”. ”Con questa impresa -dice-proviamo a battere 4 record per entrare nel Guinness dei Primati. Il primo: si tratta della prima spedizione artica in barca a vela. Con un veliero raggiungeremo il Polo per arrivare a 82,5 gradi di latitudine Nord. Secondo: nessuno fino ad ora ha provato a recuperare i resti del dirigibile ‘Italia’ precipitato sul ghiaccio nel 1928. Se ci riusciamo, li doneremo al museo nazionale dell’Aeronautica di Vigna di Valle, a Bracciano. Terzo: Faremo ricerche per il cambiamento climatico e l’inquinamento delle acque da microplastiche a oltre l’ottantesimo grado di latitudine. Quarto record da battere: raggiungeremo una zona ancora incontaminata e sconosciuta’‘.

Resta ancora un giallo l’incidente che funestò l’impresa: tra le ipotesi una tempesta di neve, con vento molto forte. E’ indubbio che le condizioni meteo fossero estreme, ma le circostanze della perdita di quota non sono mai state del tutto chiarite. Poco dopo la mezzanotte del 24 maggio, l’Italià portò Nobile per la seconda volta sopra il Polo. Anche stavolta, fu lanciato il tricolore, insieme alla croce benedetta da Papa Pio XI.

Ripreso il viaggio, in prossimità delle montagne delle isole Svalbard, il grande pallone, probabilmente travolto da una tempesta, si schiantò sul ‘pack’, perdendo la cabina con dieci uomini, compreso Nobile. Nonostante le avversità climatiche, il velivolo riuscì a rialzarsi, ma forse sballottato dal vento, scomparve nel ‘mare bianco’ con altri sei componenti della spedizione rimasti prigionieri dell’involucro del dirigibile. Uno di loro Arduino, gettò ai compagni rimasti sul ghiaccio viveri, la radio e una tenda. Colorata di rosso grazie all’anilina utilizzata per le rilevazioni altimetriche, divenne la leggendaria tenda rossa dove i superstiti attesero i soccorsi per sette settimane. Solo il meteorologo svedese Finn Malmgre morì.

Partì una vera e propria mobilitazione da tutto il mondo per salvarli: partirono piloti, marinai ed esploratori di diversi paesi. Anche Amundsen provò a raggiungerli con un idrovolante francese, nonostante le frizioni di due anni prima con Nobile, ma perse la vita durante le ricerche. Non brillarono per iniziativa gli italiani, pare per ordine di Benito Mussolini e su input di Italo Balbo, geloso delle imprese di Nobile e sin dal primo momento contrario a un’aeronautica improntata sulla tecnica aerostatica.

Una spedizione internazionale riuscì a raggiungere i naufraghi. Nobile fu tratto in salvo per primo, il 23 giugno, anche se lui, raccontano, avesse fatto resistenza e chiesto di imbarcare i compagni feriti e questo scatenò forti polemiche e critiche. L’Italia fascista condannò il suo operato. Tant’è che Nobile, promosso dal Duce a generale del Genio aeronautico prima della missione al Polo Nord, fu costretto a dimettersi da tutte le cariche e solo alla fine della seconda guerra mondiale venne riabilitato.

Fonte: MeteoWeb

 

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OMM, triste fine del polo nord

February 18, 2013 Leave a comment

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Ritorno al Paleogene, quando il mare sommergeva gran parte delle terre ora emerse, i ghiacci erano sciolti e la temperatura media sulla terra superava gli 80°. Non è la trama di un nuovo film di Spielberg, è quello che potrebbe accadere al nostro pianeta nel prossimo secolo se non troviamo subito una soluzione al riscaldamento globale. Le foto satellitari mostrano la drammatica situazione: rispetto agli anni ’50 le calotte polari si sono dimezzate in grandezza e spessore, e questo comporterà un progressivo aumentare del livello delle acque.
I dati sono preoccupanti:
L’organizzazione metereologica mondiale (OMM) alla conferenza sul clima delle Nazioni Unite, tenutasi a Durban lo scorso dicembre, ha decretato che il 2011 è stato uno degli anni più caldi della storia, e che dal 1989 al 2011 le temperature dell’artico sono salite ogni anno, in soli vent’anni la temperatura è salita di 3° .
L’anno passato abbiamo assistito all’autunno più caldo degli ultimi 150 anni, il volume totale del ghiaccio presente nel mar glaciale artico è diminuito dell’8% rispetto all’anno precedente, e inoltre la temperatura media in tutto il mondo si è alzata notevolmente. Questo perchè riflettendo i ghiacci una gran parte della luce solare la rigettano verso lo spazio, ora invece la luce si riflette principalmente nell’acqua, la quale ne assorbe l’energia e quindi il calore.
In Siberia stiamo assistendo inesorabilmente allo scioglimento del permafrost, la crosta di terreno ghiacciato sotto i ghiacciai, dove si trovano intrappolate grandissime quantità di gas, che verranno rilasciate nell’atmosfera, aumentando a loro volta l’effetto serra e quindi il riscaldamento globale del pianeta. Infatti la causa principale del surriscaldamento terrestre e quindi dello scioglimento dei ghiacciai è l’effetto serra, bisogna riuscire a diminuire drasticamente le emissioni di gas serra o rischieremo di accelerare ancora di più questo processo.
Il futuro che ci attende
Il livello del mare si alzerà di 1cm ogni anno, portando conseguenze come inondazioni, fiumi in piena, intere città sommerse, aumento di cataclismi naturali (alluvioni, frane..). Il clima cambierà completamente, la maggior parte del pianeta sarà colpita dall’afa, e le scorte di acqua dolce scarseggeranno, provocando probabilmente vere e proprie guerre per il controllo dell’acqua.
Tutto questo succederà se continuiamo in questa direzione, ma possiamo ancora rimediare, non tutto è perduto. Ci vuole una presa di coscienza da parte di tutta l’umanità che il nostro pianeta è basato su ecosistemi fragili, e che li stiamo calpestando innestando una serie di meccanismi che porteranno anche alla nostra fine. Su questo pianeta c’è vita da 3,5 miliardi di anni, vogliamo essere proprio noi a mettere fine a tutto distruggendolo irreparabilmente?

Filippo Cassera

Fonte: Tasc

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Greenpeace, richiesta creazione parco nell’Artico

Al Rio+20 i negoziatori sono incapaci di produrre documenti incisivi e mentre l’unica preoccupazione presa in considerazione è quella di evitare un fallimento formale, le associazioni ambientaliste,non che una parte del mondo imprenditoriale, hanno intenti ben più propositivi.
Infatti Greepeace ha volutamente mobilitato ambientalisti, attori, famosi imprenditori e rock-stars per lanciare il progetto ambito di un grande parco nell’Artide, un’area protetta per far si che vengano bloccate le trivellazioni e la pesca eccessiva.
Alla campagna di adesione si sono uniti già Paul McCartney, Penelope Cruz, Robert Redford, la “boy band” One Direction, Sir Richard Branson, il regista Pedro Almodovar, il leader dei Radiohead Thom Yorke, Emily Blunt, Baaba Maal, Lucy Lawless, Javier Bardem, la star di Boolywood Dev Patel e molti altri, tra cui 9 vincitori di Oscar e 10 vincitori di Golden Globe.
Greenpeace ha stillato un elenco con i nomi di coloro che hanno aderito all’iniziativa, celebrità in primis nella lista, sperando di raggiungere la quota di 1 milione, la quale verrà inserita in una capsula e adagiata sul fondale del mare artico.
Paul Mc Cartney afferma: “L’artico è una delle regioni più belle e incontaminate del pianeta, ma è sotto attacco. Alcuni paesi e alcune aziende vogliono aprirlo alle trivellazioni per la ricerca di idrocarburi e alla pesca industriale e fare all’artico quello che hanno fatto al resto del nostro fragile pianeta. Mi pare una pazzia andare alla fine del mondo per strappare gli ultimi barili di petrolio quando la scienza ci dice che dobbiamo uscire dai combustibili fossili per dare ai nostri figli un futuro. Un giorno, da qualche parte, dovremo ribellarci a tutto questo. E io dico che il momento è adesso e il posto è l’Artico”.

Marius Creati

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Polo Nord, isola per la prima volta nella storia

April 7, 2012 Leave a comment

Il Polo Nord e’ diventato un “isola” per la prima volta nella storia.
Il Polo Nord si sta sciogliendo e sta assumendo l’aspetto di un’isola per la prima volta nella storia umana.Le Sorprendenti immagini satellitari scattate tre giorni fa mostrano che lo scioglimento dei ghiacci ha aperto i passaggi leggendari nel Nord-Ovest e Nord-Est dell ‘artico- che permetteranno di navigare attorno alla calotta polare artica.
L’apertura dei passaggi era molto attesa dalle compagnie di navigazione che speravano di tagliare migliaia di miglia per i loro percorsi nautici..
Ma per gli scienziati il cambiamento climatico è l’ennesimo segno del riscaldamento globale che sta affliggendo il  pianeta.
Mark Serreze, uno specialista di ghiaccio marino, ha descritto le immagini come un ‘evento storico’ – ma ha avvertito che la calotta glaciale artica è entrata in una ‘spirale di morte’.
Le immagini, prodotte dalla Nasa, mostrano per la prima volta dopo almeno 125.000 anni che i due oceani Atlantico e Pacifico collegati tra loro a nord.
l Professore Serreze, degli Stati Uniti, finanziato dal governo nazionale del Neve Ice Data Center, ha detto un giornale Domenica: ‘I passaggi sono aperti. Si tratta di un evento storico.
Le compagnie di navigazione sono pronte a sfruttare le nuove rotte. Il gruppo Beluga, con sede a Brema, in Germania, prevede di inviare la prima nave attraverso il passaggio di Nord-Est il prossimo anno,con il taglio di 4.000 miglia nautiche nel viaggio dalla Germania al Giappone.
Se il ghiaccio continua a sciogliersi al ritmo attuale sarà presto possibile navigare attraverso il Polo Nord.
Molti scienziati ritengono che la massa di ghiaccio che forma un cerchio irregolare attorno al Polo Nord potrebbe scomparire del tutto entro l’estate del 2030.
Quattro settimane fa, alcuni turisti sono stati evacuati da Baffin Island Auyuittuq National Park nel nord del Canada a causa di inondazioni causate dallo scioglimento dei ghiacci.
Il nome del parco significa ‘terra che non si scioglie’.

Fonte: Terra Real Time

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Artico, nuovo esperimento italiano sui segreti del Big Bang

January 27, 2012 Leave a comment

Un pallone stratosferico seguirà le tracce dell’universo primitivo.
Parte dall’Artico un esperimento italiano a caccia dei segreti del Big Bang, l’esplosione dalla quale è nato l’universo. Per la prima volta sono stati lanciati con successo, nella notte artica, palloni stratosferici destinati a sperimentare strumenti che rilevano “l’impronta” dell’universo primordiale nelle tracce delle prime radiazioni emesse.
Il progetto, nato dalla cooperazione tra università di Roma La Sapienza di Roma e Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), rappresenta un passo importante per la missione Large Scale Polarization Explorer (Lspe), progettata dall’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) per studiare la nascita dell’Universo. “Siamo riusciti per la prima volta a far funzionare le nostre strumentazioni nelle difficili condizioni della notte artica”, ha spiegato all’ANSA Paolo De Bernardis, docente di astrofisica alla Sapienza e tra i massimi esperti nello studio della radiazione fossile che conserva le tracce della nascita dell’Universo.
“Con temperature al di sotto degli 80 gradi sotto zero e assenza di pannelli fotovoltaici in grado di fornire energia, risulta molto difficile far funzionare gli strumenti”, ha proseguito De Bernardis. L’esperimento condotto nelle Isole Svalbard, nel circolo polare artico, è un passo importante per i prossimi passi di Lspe per la realizzazione di un’immagine ad altissima definizione del fondo cosmico, un ‘impronta’ dei primi attimi dell’evoluzione dell’universo, pochi istanti dopo il Big Bang.
Il pallone stratosferico è stato lanciato dalla basa dalla base “Dirigibile Italia” del Cnr, che si trova nelle isola Svalbard, a Ny-Alesund: una struttura “inaugurata nel 1997 e aperta tutto l’anno, con una superficie di 330 metri quadrati tra laboratori, uffici e alloggi e in grado di ospitare fino a 7 persone”, ha spiegato Enrico Brugnoli, direttore del Dipartimento terra e ambiente del Cnr.
L’utilizzo di palloni stratosferici è una tecnica che permette di realizzare esperimenti scientifici nello spazio vicino (a 40 chilometri di quota) in modo relativamente economico; in particolare i voli nella notte artica sono potenzialmente importanti per gli esperimenti che richiedono bassissime temperature ed assenza di illuminazione solare per lunghi periodi, come quelli di astrofisica, cosmologia, geofisica e fisica dell’atmosfera.

Fonte: Ansa

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Alaska, foche moribonde per presunte radiazioni nucleari

December 29, 2011 Leave a comment

Gli scienziati in Alaska stanno indagando sulla moria di foche sigillo che sta colpendo la regione, secondo alcuni contaminate dalle radiazioni nucleari provenienti dallo stabilimento giapponese di Fukushima. I biologi in un primo momento avevano pensato che le foche fossero affette da un virus, che non sono riusciti finora ad identificare dopo numerosi test. Le foche presentano i seguenti sintomi: lesioni sanguinanti sulle pinne posteriori, la pelle irritata intorno al naso e gli occhi, e perdita di capelli a chiazze sulle pellicce degli animali ‘. John Kelley, professore emerito presso l’Istituto di Scienze Marine presso l’Università di Fairbanks in Alaska ha detto: “Abbiamo recentemente ricevuto campioni di tessuto di animali malati catturati vicino a St Lawrence Island con una richiesta di esaminare il materiale per la radioattività. C’è preoccupazione espressa da alcuni membri delle comunità locali che ci possa essere qualche relazione con il disastro nucleare di Fukushima. “I risultati del test non saranno disponibili per diverse settimane. Non dimentichiamo che secondo un articolo pubblicato su una famosa rivista medica statunitense ci sarebbe stato un incremento della mortalita infantile nelle settimane seguenti in disastro giapponese che ha sprigionato una nube radioattiva che ha investito la costa occidentale degli Stati Uniti appena 6 giorni dopo Fukushima.

Fonte: Terra Real Time

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