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Archive for the ‘Letteratura’ Category

Aforisma di Carl Van Vechten

January 18, 2017 Leave a comment

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“Forse quello che chiamiamo istinto non é altro che una diversa forma di conoscenza”.

Aforisma di Mons. Antonino Maria Stromillo

December 13, 2016 Leave a comment

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“Il corpo è la farina… la mente il lievito… lo spirito la fermentazione…”

“Sloughi” di Gabriele D’Annunzio

November 9, 2016 Leave a comment

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“Questo illustre predatore dalla lingua e dal palato nero, con un ossatura che si intravede attraverso la pelle fine, pare somigli ad un nobile fatto d’orgoglio, di coraggio, di eleganza, abituato come è a dormire su bei tappeti ed a bere il latte puro da un vaso immacolato.”

“Il tempo del raccolto” di Francesco Paolo Del Re, SECOP Edizioni

January 24, 2016 Leave a comment

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Il racconto del tempo e delle stagioni, la vertigine del viaggio, la ricerca di un’identità, le lacerazioni del passaggio verso l’età adulta, i chiaroscuri della casa, la monumentalità di Roma, città d’elezione, e le suggestioni della Puglia, terra d’origine e riferimento imprescindibile a cui incessantemente tornare. Questo è Il tempo del raccolto.

Pugliese di nascita e trapiantato a Roma, Francesco Paolo Del Re conserva nei suoi versi l’austera fierezza degli ulivi e delle cattedrali romaniche della terra di Bari, facendola incontrare con gli echi dei passi che, nel corso dei millenni, hanno calcato le strade della Città Eterna.

Il tempo del raccolto abbraccia una selezione delle liriche composte negli ultimi quattro anni. I settantuno testi che compongono la raccolta sono organizzati in quattro sezioni dedicate alle quattro stagioni, a partire dall’autunno per finire con l’estate, con due piccole appendici a fare da sipario, in apertura e in chiusura, e un saluto finale al lettore. Ciascuna stagione viene raccontata affiancando scritti di anni diversi e inventando, in questa somma, la dimensione esistenziale di una stagione al di sopra dei calendari. Il libro è accompagnato da una prefazione di Stefano Coletta, Vice Direttore di Rai Tre. In copertina, un’opera del 2011 del pittore spagnolo Gonzalo Orquìn, Cesto con mollette.

Le stagioni dell’anno – scrive Stefano Coletta nella sua Prefazione – restano un pretesto per fissare sensazioni, percezioni, ossimori significanti e spietati. Un’eco montaliana aleggia sullo spartito compositivo di Francesco, restituendo al lettore una scansione tragica del giorno e della notte, della luce e del buio, dell’habitat metropolitano contrapposto a quello marino… Un percorso reclamante nitore, trasparenza, dove non hanno significato il dato anagrafico, storico e culturale ma a prevalere è il coraggio di guardarsi dentro e a mettersi in gioco, attraverso un ‘fuori’ da sé, valido per ogni creatura”.

Fondamentale la parola per il poeta: conoscerla, penetrarla per scavare l’intimo humus che la rende piena di senso e significato, colma di tutte le cose del mondo e di ciascuna in maniera particolare. La parola, unica cosa vera in tutto il possibile disordine. Perché tutto si faccia ordine e comprensione nella sua nominazione”, nota Angela Del Leo a conclusione del volume. “Nelle poesie di Francesco Paolo Del Re – aggiunge la De Leo – c’è sempre, alla fine, un movimento ascensionale, uno sguardo verso l’infinito: azzurra finestra della sua anima assetata di sogno e di luce, pur rimanendo ancorata alla quotidianità delle certezze quotidiane, dei gesti e degli oggetti cari, ritrovati ad ogni nuova alba, degli incontri consueti e immediati del giorno, che vince ogni indugio per farsi tramonto o sera. L’infinito, ansia di tutte le sue ambizioni; promessa mai mantenuta; sogno irrealizzato e forse irrealizzabile. Perciò così tanto desiderato”.

Francesco Paolo Del Re ha trascorso metà della sua vita in Puglia, a Bitonto (Ba) dove è nato nel 1980, e l’altra metà a Roma, dove vive e lavora per il programma “Chi l’ha visto?” di Rai Tre. Alcune sue poesie sono state pubblicate sulle riviste La Vallisa e Poeti e Poesia e nelle antologie La poesia in generale (SECOP Edizioni, 1999), L’anemone e la luna (Besa Editrice, 2001), Il segreto della tenerezza (Besa Editrice, 2002), La luna storta (WLM Edizioni, 2013), I semi di Poesia in Azione. Pace (SECOP Edizioni, 2015). Ha curato numerose mostre di arte contemporanea ed è autore di testi di critica d’arte, editi in cataloghi di mostre personali e collettive, e di due saggi di critica teatrale, pubblicati in volumi collettanei. Ha collaborato, inoltre, con le pagine culturali di diversi quotidiani e periodici (tra gli altri Liberazione, Il Fatto Quotidiano, Aut, Arte e Critica).

TITOLO: IL TEMPO DEL RACCOLTO

AUTORE: Francesco Paolo Del Re

EDITORE: SECOP Edizioni

COLLANA: I girasoli

PREFAZIONE: Stefano Coletta

POSTFAZIONE: Angela De Leo

PAGINE: 112

PREZZO: 11 euro

 

Citazione di Dino Buzzati Traverso

September 17, 2015 Leave a comment

Dino Buzzati Traverso

“Meravigliosa è la forza dei deserti d’Oriente fatti di pietre, di sabbia e di sole, dove anche l’uomo più gretto capisce la propria pochezza di fronte alla vastità del Creato e agli abissi dell’eternità, ma ancora più potente è il deserto delle città fatto di moltitudini, di strepiti, di ruote d’asfalto, di luci elettriche, e di orologi che vanno tutti insieme e pronunciano tutti nello stesso istante la medesima condanna.” – dal racconto L’umiltà.

“A Satana“, poesia di Giosuè Carducci

June 20, 2015 Leave a comment

Giosuè Carducci

A Satana

A te, de l’essere

Principio immenso,

Materia e spirito,

Ragione e senso;

.

Mentre ne’ calici

Il vin scintilla

Sì come l’anima

Ne la pupilla;

.

Mentre sorridono

La terra e il sole

E si ricambiano

D’amor parole,

.

E corre un fremito

D’imene arcano

Da’ monti e palpita

Fecondo il piano;

.

A te disfrenasi

Il verso ardito,

Te invoco, o Satana,

Re del convito.

.

Via l’aspersorio,

Prete, e il tuo metro!

No, prete, Satana

Non torna in dietro!

.

Vedi: la ruggine

Rode a Michele

Il brando mistico,

Ed il fedele

.

Spennato arcangelo

Cade nel vano.

Ghiacciato è il fulmine

A Geova in mano.

.

Meteore pallide,

Pianeti spenti,

Piovono gli angeli

Da i firmamenti.

.

Ne la materia

Che mai non dorme,

Re dei i fenomeni,

Re de le forme,

.

Sol vive Satana.

Ei tien l’impero

Nel lampo tremulo

D’un occhio nero,

.

O ver che languido

Sfugga e resista,

Od acre ed umido

Pròvochi, insista.

.

Brilla de’ grappoli

Nel lieto sangue,

Per cui la rapida

Gioia non langue,

.

Che la fuggevole

Vita ristora,

Che il dolor proroga,

Che amor ne incora.

.

Tu spiri, o Satana,

Nel verso mio,

Se dal sen rompemi

Sfidando il dio

.

De’ rei pontefici,

De’ re cruenti;

E come fulmine

Scuoti le menti.

.

A te, Agramainio,

Adone, Astarte,

E marmi vissero

E tele e carte,

.

Quando le ioniche

Aure serene

Beò la Venere

Anadiomene.

.

A te del Libano

Fremean le piante,

De l’alma Cipride

Risorto amante:

.

A te ferveano

Le danze e i cori,

A te i virginei

Candidi amori,

.

Tra le odorifere

Palme d’Idume,

Dove biancheggiano

Le ciprie spume.

.

Che val se barbaro

Il nazareno

Furor de l’agapi

Dal rito osceno

.

Con sacra fiaccola

I templi t’arse

E i segni argolici

A terra sparse?

.

Te accolse profugo

Tra gli dèi lari

La plebe memore

Ne i casolari.

.

Quindi un femineo

Sen palpitante

Empiendo, fervido

Nume ed amante,

.

La strega pallida

D’eterna cura

Volgi a soccorrere

L’egra natura.

.

Tu a l’occhio immobile

De l’alchimista,

Tu de l’indocile

Mago a la vista,

.

Del chiostro torpido

Oltre i cancelli,

Riveli i fulgidi

Cieli novelli.

.

A la Tebaide

Te ne le cose

Fuggendo, il monaco

Triste s’ascose.

.

O dal tuo tramite

Alma divisa,

Benigno è Satana;

Ecco Eloisa.

.

In van ti maceri

Ne l’aspro sacco:

Il verso ei mormora

Di Maro e Flacco

.

Tra la davidica

Nenia ed il pianto;

E, forme delfiche,

A te da canto,

.

Rosee ne l’orrida

Compagnia nera,

Mena Licoride,

Mena Glicera.

.

Ma d’altre imagini

D’età più bella

Talor si popola

L’insonne cella.

.

Ei, da le pagine

Di Livio, ardenti

Tribuni, consoli,

Turbe frementi

.

Sveglia; e fantastico

D’italo orgoglio

Te spinge, o monaco,

Su ‘l Campidoglio.

.

E voi, che il rabido

Rogo non strusse,

Voci fatidiche,

Wicleff ed Husse,

.

A l’aura il vigile

Grido mandate:

S’innova il secolo,

Piena è l’etate.

.

E già già tremano

Mitre e corone:

Dal chiostro brontola

La ribellione,

.

E pugna e prèdica

Sotto la stola

Di fra’ Girolamo

Savonarola.

.

Gittò la tonaca

Martin Lutero;

Gitta i tuoi vincoli,

Uman pensiero,

.

E splendi e folgora

Di fiamme cinto;

Materia, inalzati;

Satana ha vinto.

.

Un bello e orribile

Mostro si sferra,

Corre gli oceani,

Corre la terra:

.

Corusco e fumido

Come i vulcani,

I monti supera,

Divora i piani;

.

Sorvola i baratri;

Poi si nasconde

Per antri incogniti,

Per vie profonde;

.

Ed esce; e indomito

Di lido in lido

Come di turbine

Manda il suo grido,

.

Come di turbine

L’alito spande:

Ei passa, o popoli,

Satana il grande.

.

Passa benefico

Di loco in loco

Su l’infrenabile

Carro del foco.

.

Salute, o Satana,

O ribellione,

O forza vindice

De la ragione!

.

Sacri a te salgano

Gl’incensi e i voti!

Hai vinto il Geova

De i sacerdoti.

.

Settembre 1863

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“Alceste: una storia d’amore ferrarese” di Eugenio Bolognesi, Maretti Editore

February 24, 2015 Leave a comment
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Si apre, con il ritrovamento di un inedito carteggio, un nuovo straordinario panorama nella storia intima, culturale e artistica del Grande Metafisico Giorgio de Chirico. La pubblicazione di un centinaio di lettere dell’artista alla fidanzata Antonia Bolognesi, conosciuta e frequentata durante il suo soggiorno nella “Ferrara delle sorprese” (1915-1918), rivelano una nuova prospettiva in cui contestualizzare questo periodo così particolare nella vita dell’artista, neo-soldato con mansioni da scritturale.
Proprio nell’anno del Centenario dell’arrivo di de Chirico a Ferrara, città le cui “splendide apparizioni di spettralità e bellezza sottile” ha ispirato nuovi temi tra cui gli Interni metafisici, i Trovatori e le Muse inquietanti, il pronipote, Eugenio Bolognesi, fornisce alla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico un nuovo e quanto mai insolito strumento di indagine. In parallelo a una così bella storia d’amore tra giovani, con progetto di matrimonio (che non si attuerà), emergono anche nuove notizie sulla situazione professionale di de Chirico nell’immediato dopoguerra, che permettono una diversa ed ulteriore conoscenza sia sul piano personale che su quello artistico e professionale: “una diversa prospettiva, quella del retroscena di un rapporto sentimentale finora completamente sconosciuto” (Paolo Picozza).
La vicenda intima della famiglia Bolognesi nella figura di Antonia (per l’artista la mitologica Alcesti – la moglie ideale) viene qui trattata da Eugenio Bolognesi con squisita sensibilità al fine proprio di lasciare la parola a Giorgio de Chirico e per far emergere il valore intrinseco delle lettere inedite. Ci troviamo di fronte ad “un’altro ‘interno’ ferrarese”, sottolinea il Presidente della Fondazione de Chirico, “quello della sua condizione personale e affettiva durante gli ultimi due anni del soggiorno in questa città, non riguardante – scopriamo ora – i soli obblighi militari, la pittura e lo studio”. E continua: “La lettura degli scritti riguardo questa importante relazione […], completa il quadro di de Chirico come uomo, dal quale risalta una profonda integrità personale, l’onestà e il forte impegno lavorativo per conquistare le condizioni necessarie per realizzare il sogno di vita condiviso con la fidanzata e la propria fiducia verso il richiamo del destino”.
Nel proprio contributo, Fabio Benzi sottolinea l’eccezionalità del ritrovamento archivistico, avendo scritto in precedenza che per un’oggettiva carenza di notizie, il 1919 “anno cruciale della formazione del classicismo dechirichiano, è rimasto fino ad oggi dimenticato e sostanzialmente eluso da trattazioni più generiche che filologiche”.
Questo straordinario “diario” fornisce quindi uno strumento d’indagine paragonabile a quello di una prospettiva che, tra disegno e destino, rivela la nobiltà d’animo dei protagonisti e le usanze formali dell’epoca che hanno quel qualcosa di eterno e di classico, di armonia e di fatalità, che coincide con tutta l’arte di de Chirico: dalla Metafisica all’allora nuova ricerca classicizzante. Si scopre ora l’identità della giovane donna ritratta nell’opera esposta nella prima mostra personale dell’artista presso Casa d’arte Bragaglia (febbraio 1919) e acquistata poi da Signorelli. De Chirico scrive da Roma ad Antonia il 5 dello stesso mese: “L’esposizione va benone; il tuo ritratto ammiratissimo; l’ho intitolato ‘Alceste’”, e il 14, giorno di S. Valentino: “‘Alceste’ è molto corteggiata e temo che me la portino via”.
Grazie ad Eugenio Bolognesi (oggi) e alla Fondazione de Chirico (sempre) la città di Ferrara non potrà non riconoscere nell’opera del suo cittadino d’adozione, il proprio ritratto di città “quanto mai metafisica”, che, come ha notato de Chirico, offre bellezze sottili che “fermano e stupiscono il passante astuto ed educato nei misteri della intelligenza”.
Editore Maretti Editore
Anno 2015
Collana Libri d’Autore
Lingua italiano
Pagine 224
Formato 17×24 cm
Legatura brossura
Prezzo € 18.00
ISBN 978-88-98855-21-6
Stato disponibile