Archive

Archive for the ‘Tecno-Logie’ Category

Internet, trappola nella rete

January 31, 2013 Leave a comment

internet_thumb

Il 1991 è una data di importanza fondamentale che ha segnato in modo irreversibile la nostra civiltà. In questo anno è nata la più grande rete mondiale che ha preso il nome di Internet e tutto quello che siamo oggi lo dobbiamo in buona parte ad essa. Quali sono i suoi pregi? E i suoi difetti? Riusciremmo a vivere senza? Come sarebbe il mondo se non fosse mai stata inventata?
La nascita
Tralasciando tutta la storia di ARPANET e di come siamo arrivati ad Internet, il punto fondamentale è che nel 1991 presso il CERN di Ginevra il ricercatore Tim Berners-Lee definì il protocollo HTTP (HyperText Transfer Protocol) sul quale si basa il nostro attuale World Wide Web. Questa tecnologia fu resa pubblica nel 1993 e da quel momento il suo successo è cresciuto e cresce ancora oggi in maniera esponenziale grazie alle sue innumerevoli funzionalità, alla sua efficienza ed alla facilità di utilizzo. Probabilmente chi non ha vissuto in modo cosciente il boom di internet negli anni 90 non può capire quanto sia importante avere uno strumento così prezioso al giorno d’oggi: abbiamo la possibilità di comunicare con tutto il mondo in un istante.
L’evoluzione
Negli anni 90 si utilizzava il web quasi con diffidenza, lo utilizzavano pochissime persone, non esisteva il motore di ricerca google, la connessione era lentissima e i computer anche. Chi sapeva “usare il computer” era considerato come se fosse un genio o un alieno e adesso per la quasi totalità della popolazione mondiale (escludendo i paesi in via di sviluppo) è uno strumento integrante la propria vita.
Ai semplici siti web, in questo ventennio, si sono aggiunti tantissimi altri servizi come ad esempio quelli per i video, per la musica, per gli eventi, i social network, i blog, i negozi virtuali e moltissimi altri che potete vedere nella rappresentazione qua sotto.
La trappola
Senza neanche rendercene conto siamo stati travolti da Internet in modo quasi irreversibile: io per prima non riesco più a farne a meno, non so stare più di un giorno senza scaricare la posta elettronica, leggere notizie online, controllare le novità sui miei social, e chattare. Perché è accaduto questo? Perché non a caso World Wide Web significa “estesa ragnatela mondiale” e tutti coloro che ci sono caduti vi sono rimasti intrappolati. Gli aspetti positivi sono tantissimi e quindi non voglio condannare Internet perché senza di essa la tecnologia non si sarebbe evoluta come lo è oggi e io non avrei potuto scrivere questo articolo né voi leggerlo, ma voglio solo far riflettere tutti sul fatto che spesso Internet ci isola gli uni dagli altri, ci fa passare meno tempo insieme, ci rende dipendenti dal nostro tablet o dal computer o dallo smartphone che sono sempre e costantemente online.
Pensate che ogni sessanta secondi nel mondo vengono registrati oltre 70 nuovi domini, caricati oltre 600 video, inviate 168 milioni di email, aperti oltre 60 nuovi blog e tante altre attività che potete vedere nella rappresentazione qua sotto.
Curiosità
Secondo questa simpatica infografica, se il mondo fosse composto da un totale di 1000 persone, solo 271 sarebbero utenti internet: la rete, infatti, è ancora una prerogativa dei paesi già sviluppati, dove è usata dal 71% della popolazione, mentre in quelli in via di sviluppo gli utenti sono solo il 21%. Gli utenti cinesi, poi, avrebbero sorpassato quelli americani nel 2007 ed ogni mese 19 milioni di persone scoprirebbero internet.
Riflessioni
Internet è una delle cose più belle e maledettamente utili che siano mai state inventate ed è il nostro futuro; per tale motivo non dobbiamo condannarlo o tirarci indietro cercando di “resistere” alla tecnologia (come qualcuno fa ancora oggi), ma dobbiamo semplicemente sfruttarlo al meglio non dimenticando mai il nostro lato umano e facendo in modo di essere sempre noi a decidere quando e come utilizzarlo senza diventarne schiavi. Non riesco ad immaginare come potrebbe essere un 2013 senza Internet, voi ci riuscite?

Fonte: Tasc

Advertisements
Categories: Tecno-Logie Tags: ,

Panasonic, nuovo approccio alla cura del paziente con il Toughbook

November 8, 2012 Leave a comment

IN REPARTO CON I TOUGHBOOK ALL’OSPEDALE DI VIMERCATE.
La Struttura
L’Ospedale di Vimercate è la struttura principale all’interno dell’Azienda Ospedaliera di Desio e Vimercate, costituitasi nel 2009 a seguito del riassetto organizzativo del sistema sanitario lombardo conseguente all’istituzione della Provincia di Monza e Brianza, e comprendente anche i quattro presidi ospedalieri di Desio, Carate, Giussano e Seregno.
L’assistenza medica in mobililità. I Toughbook Panasonic modificano l’approccio alla cura del paziente
Nel 2007, l’Ospedale di Vimercate decide di dotarsi di un’infrastruttura wireless che colleghi tutti i reparti e di cogliere una sfida importante per il futuro della struttura: impostare i servizi di cura al paziente sulla mobilità e sulla totale disponibilità del dato clinico. La scommessa è quella di informatizzare gradualmente la cartella clinica dei pazienti nell’ottica di abbandonare completamente la versione cartacea, mettendo al servizio del personale ospedaliero uno strumento che possa essere usato in completa mobilità, davanti al letto del paziente, in corridoio, in pausa pranzo.
A seguito di un processo di valutazione e selezione dei diversi dispositivi mobili disponibili sul mercato, l’azienda decide di avviare una collaborazione con Panasonic Toughbook, dotandosi di diversi modelli di portatili touch-screen.
Ad oggi, dopo esser stati progressivamente introdotti in tutti i reparti di ricovero ospedaliero, circa 300 portatili Panasonic Toughbook sono utilizzati quotidianamente dal personale clinico di Vimercate – 250 medici e 800 infermieri – diverse unità sono state introdotte con successo nella struttura di Seregno, mentre l’azienda ospedaliera si prepara ad estendere la sperimentazione anche alla struttura di Desio.
I motivi del successo 
“Dall’inizio del progetto i dispositivi Panasonic in uso sono stati gradualmente aggiornati e sostituiti con i modelli più recenti, come il Toughbook CF-C1” afferma Giovanni Delgrossi, Direttore dei  Sistemi Informativi dell’Azienda Ospedaliera di Desio e Vimercate, “ma mai in questi cinque anni abbiamo pensato di sostituirli con altri prodotti”.
Questo perché i Toughbook Panasonic rispondono perfettamente ai requisiti dell’utilizzo in ospedale: una grande autonomia (la doppia batteria intercambiabile a caldo assicura fino a 12 ore con una sola ricarica), solidità e robustezza (le macchine restano normalmente accese 24/7) e maneggevolezza. Un altro criterio che ha giocato a favore nella loro scelta è la possibilità di utilizzare portatili come il CF-C1 anche in modalità tablet convertibile con touchscreen, che ne rende più agevole e veloce l’utilizzo.
Il progetto della cartella clinica elettronica 
Il progetto che ha visto protagonisti i Panasonic Toughbook a Vimercate è quello della cartella clinica elettronica: sfruttando la connettività continua assicurata dall’infrastruttura wireless, le tradizionali cartelle cartacee sono state progressivamente sostituite da quelle elettroniche che rendono disponibili in qualunque luogo e momento ad un numero illimitato di utenti (medici ed infermieri), l’accesso a tutti i dati clinici del paziente. “Le farmaco-terapie dei pazienti, gli esami strumentali e del sangue, le immagini radiologiche, gli elettrocardiogrammi” continua Giovanni Delgrossi “tutto il mondo sanitario del paziente è disponibile in tempo reale, con enormi vantaggi sul piano dell’efficientamento delle pratiche terapeutiche”. Questo vale in particolar modo per aspetti impegnativi delle cure mediche come la somministrazione da parte dell’infermiere della corretta farmaco-terapia al paziente, un processo che prima passava attraverso l’interpretazione della grafia lasciata dal medico sulla carta.
Inoltre, con una singola cartella clinica a disposizione, i diversi utenti (consulenti, infermieri, medici) erano costretti ad attendere per poterla usare; ora ciascuno di loro può accedere simultaneamente e indipendentemente dagli altri al dato clinico, verificarlo, modificarlo se necessario, senza la necessità di recarsi dal paziente e quindi con un grande risparmio di tempo.
La possibilità di utilizzare i Toughbook di Panasonic per effettuare l’attività di prescrizione delle prestazioni che devono essere erogate al paziente, per comunicarle ai diversi laboratori e, in seguito, per consultare i referti e i risultati degli esami, garantisce la chiarezza del dato clinico, univoco e comprensibile per tutti, e la sua disponibilità in tempo reale e in modo intensivo. Entrambi questi risultati si traducono in una maggiore efficienza nell’organizzazione del lavoro: attraverso la loro sistematizzazione, le informazioni sul paziente diventano più trasparenti e sicure, permettendo una maggiore velocità di gestione del singolo caso.
“La chiave del successo di questi prodotti è la loro affidabilità: utilizziamo da 5 anni macchine che sono in funzione tutto il giorno tutti i giorni e che non danno il minimo problema. Sono molto robuste e resistono anche ai “maltrattamenti” del personale, che in corsia a causa della fretta o dell’urgenza non può certo maneggiarli con particolare cura o delicatezza. Inoltre, sono comodi e leggeri e i medici si sono ormai abituati a portarseli dietro ovunque” conclude Delgrossi.

Categories: Salus, Tecno-Logie Tags:

Smaltimento, polverizzare i rifiuti con il plasma

November 6, 2012 Leave a comment

Lo smaltimento dei rifiuti ha da sempre rappresentato un grosso problema che la società ha dovuto e deve, sopratutto oggi, affrontare. La consapevolezza progressiva della necessità di salvaguardare l’ambiente ha fortunatamente portato alla ricerca di iniziative come la raccolta differenziata, il riciclo di materiali e interventi per ridurre i rifiuti alla fonte. Purtroppo tutti questi interventi non sono sufficienti perché i rifiuti stanno aumentando in modo esponenziale. Esistono dei modi veloci per eliminare grosse quantità di rifiuti? Si, uno di questi è la c.d. “gassificazione con torcia al plasma”. Vediamo insieme di cosa si tratta.
Come funziona
Con il termine plasma ci si riferisce ad un composto gassoso con un determinato grado di “ionizzazione” e cioè capace di avere proprietà di conducibilità elettrica. In pratica abbiamo una camera di combustione dove vengono immessi i materiali da trattare, con una scarica elettrica si genera un gas (il plasma) che raggiunge alte temperature e, proprio a causa della temperatura elevata le molecole si “rompono” con la conseguenza che i rifiuti diventano frammenti infinitesimi. La fiamma che l’occhio percepisce è, in realtà, una scarica elettrica molto potente.
Per i rifiuti si parla di “plasma termico” ovvero di un plasma prodotto a pressione simile a quella atmosferica, tramite dispositivi chiamati torce al plasma, che sono di due categorie:
ad arco trasferito: il plasma viene prodotto attraverso un arco elettrico (arcoplasma) che si estende dalla torcia alla superficie da trattare;
ad arco non trasferito: prevede un arcoplasma che si estende tra i due elettrodi che costituiscono la torcia.
In entrambe le soluzioni, già sperimentate, il processo di smaltimento è comunque quasi identico.
Vantaggi
I vantaggi dello smaltimento con plasma termico sono difficilmente ottenibili con altri metodi di smaltimento: esso infatti, permette di raggiungere temperature che superano i 10.000°C che non sono ottenibili con i mezzi tradizionali e che consentono di scomporre a livello atomico qualunque cosa.
L’efficienza di distruzione, che atomizza le molecole del rifiuto in elementi semplici come azoto, idrogeno, anidride carbonica ed altri, riduce la quantità di inquinanti prodotti nel trattamento e non si limita, come negli altri processi d smaltimento, ad un semplice trasferimento dell’inquinante.
Un altro importante vantaggio è quello che riguarda i tempi di reazione che sono brevissimi: grandi quantità di rifiuti possono essere trattate in camere di reazione piccole, con una notevole riduzione delle dimensioni dell’impianto rispetto ad inceneritori di potenza comparabile. In sintesi potremmo dire che i vantaggi sono i seguenti:
trattamento di qualsiasi tipo di rifiuto
efficienza di distruzione
volumi ridotti ed inferiori a quelli tradizionali
brevi tempi di reazione
tecnologia applicabile in loco senza costi di trasporto dei rifiuti
Svantaggi
Gli svantaggi legati all’utilizzo di tale procedura di distruzione, sono sostanzialmente legati a fattori economici ed impiantistici. In particolare, tale processo richiede l’utilizzo di molta corrente elettrica con relativi costi che potrebbero essere molto elevati ed inoltre occorre un’attenta valutazione circa la progettazione e la scelta del tipo di gas da immettere nell’ambiente; ciò comporta un elevato costo nel caso in cui vengano richiesti gas particolari come ad esempio i gas nobili.
Benefici ambientali
Una tecnologia come quella della gassificazione mediante torcia al plasma, sicuramente è più accettabile (a livello sociale) rispetto a quella dei classici inceneritori, infatti la stessa è in grado di ridurre il volume di fumi prodotti dall’impianto, garantisce emissioni a norma di legge e produce gas riutilizzabili in altro modo.
Considerato inoltre che tale tecnica permette di trattare rifiuti solidi (anche quelli contaminati o pericolosi), rifiuti liquidi (olii e gas nocivi) nonché rifiuti radioattivi, ritengo che questo metodo di smaltimento sia preferibile rispetto a molti altri, nonostante non si possa considerare la soluzione ultima al problema rifiuti.
Indubbiamente può essere una buona alternativa per lo smaltimento dei rifiuti tossici o di quelli non riciclabili, ma per ridurre l’impatto ambientale, sarebbe preferibile riuscire ad ottenere un riciclo e riutilizzo della maggior parte dei rifiuti e la produzione, alla fonte, di materiali biodegradabili.

Fonte: Tasc

Categories: Tecno-Logie Tags:

LS3, nuovo amico delle forze armate da DARPA

November 6, 2012 Leave a comment

Mentre il mondo si stupisce delle potenzialità dei nuovi tablet e smartphone, la DARPA, agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti incaricata dello sviluppo di nuove tecnologie per uso militare, ha creato il Legged Squad Support System (in sigla LS3), ovvero l’innovazione del trasporto di rifornimenti per i militari.
Lo scopo
“La visione per LS3 è quello di combinare le capacità di un mulo da soma con l’intelligenza di un animale addestrato.”
Così lo descrivono gli scienziati della DARPA. Infatti la nuova creazione sembrerebbe effettivamente un cane, o un mulo, se preferite. Per realizzare l’intero progetto ci sono voluti ben 32 milioni di dollari. È stato progettato innanzitutto per alleggerire le truppe di terra, in modo da farle agire velocemente. In questo modo la forza complessiva dell’esercito aumenta notevolmente. Inoltre è in grado di suggerire ostacoli e strade alternative durante le battaglie.
Capacità
È in grado di percorrere fino a 32 chilometri in completa autonomia, su terreni accidentati e portando sulle sue spalle d’acciaio 181 chilogrammi di materiale, senza sbilanciarsi né cadere neanche se viene urtato. È molto stabile sulle gambe, ma se dovesse ribaltarsi per qualche ragione, può automaticamente mettersi diritto, alzarsi e andare avanti. LS3 ha anche la capacità di seguire un leader umano in un terreno boscoso. Questo gioiello della robotica riesce ad accelerare e rallentare gradualmente, passando dal passeggio, alla modalità a passo svelto fino ad arrivare alla corsa. Valuta il terreno con vari sensori e adatta la camminata. Per guidarlo i soldati utilizzano un tablet touchscreen collegato al robot senza fili. Ma LS3 riconosce e obbedisce anche a una serie di ordini base (per esempio corri, siediti, fermati) impartiti a voce. Inoltre è talmente silenzioso che si può avere una conversazione in sua prossimità senza avere bisogno di alzare il tono della voce.
Uno sguardo al futuro…
Da sempre è risaputo che le tecnologie migliori sono dapprima sviluppate in campo militare per poi passare all’uso civile dopo qualche tempo, proprio come è successo col sistema di posizionamento globale (GPS), di cui oggi quasi nessuno ne sa fare a meno. Se si prova a pensare ad un futuro non lontano, in cui macchine del genere saranno libere di circolare per le strade cittadine, ci si rende conto che queste potrebbero facilitare la vita di tutti, ma farebbero correre il rischio di un innalzamento della pigrizia con un aumento dei problemi associati ad essa. Voi che ne pensate? Credete che tecnologie del genere debbano rimanere solo in campo militare o essere condivise poi con tutti?
Se non riuscite a dare una risposta alla domanda consiglio a tutti la visione del film “Wall-e” della Disney. Guardandolo rifletterete molto su questo tema, ve lo assicuro!

Antonio Carbone

Fonte: Tasc

Informatica, futuro dell’istruzione

October 4, 2012 Leave a comment

This slideshow requires JavaScript.

L’istruzione, nel nostro paese, ha davvero intenzione di fare un passo in avanti? La risposta è si, e sembrano tutti intenzionati a puntare verso un futuro marchiato “cloud computing”. Si sente parlare spesso di questa tecnologia, ma cos’è in realtà? Come influirà nelle scuole? Scopriamolo assieme.
Cloud Computing: che cos’è?
Oggigiorno, si sente sempre più spesso parlare di cloud computing, ma in pochi sanno cosa indica questo termine. È opinione abbastanza diffusa che qualunque tipo di dato debba risiedere sul nostro PC, ma non è così: il cloud computing (letteralmente “nuvola informatica“) riguarda quell’insieme di tecnologie che permettono di archiviare i nostri dati in rete. Tutto questo è possibile grazie alla virtualizzazione di hardware e software. Insomma, grazie al cloud computing è possibile utilizzare applicazioni distribuite in rete, lavorare su file condivisi, archiviare dati e molto altro ancora, tutto questo grazie ad internet e alle grandi aziende che ne hanno permesso l’evoluzione.
Facciamo un esempio
Da qualunque apparecchiatura (notebook, tablet o smartphone), accedere a questa “nuvola” è veramente semplice. Facciamo un esempio: Google Drive. Senza andare nello specifico, questo nuovo servizio Google permette di condividere documenti in maniera semplice e intuitiva, inoltre è possibile anche modificarli. Tutto questo esclusivamente grazie ad internet, non c’è bisogno di alcun software alternativo installato sul nostro dispositivo (salvo un browser naturalmente). Creare un nuovo file di testo, conservarlo online o condividerlo affinché possa essere visto e/o modificato da altri è semplicissimo. Si tratta di un solo esempio, ma che comunque permettere di capire il grande passo avanti fatto dalla tecnologia e la grande potenzialità del cloud computing.
Pregi e difetti
Il cloud computing è la soluzione ideale per molteplici problemi. La scuola e, più generalmente, pubblica amministrazione, non possono che trarne beneficio adottando questo tipo di tecnologie. I pregi del cloud sono sotto gli occhi di tutti:
Semplicità: per utilizzare questi servizi non è richiesta alcuna conoscenza specifica, solo un po’ di affinità con l’utilizzo di internet. La semplicità d’utilizzo dei servizi inerenti il cloud hanno fatto sì che questa tecnologia si espandesse sempre di più e, difatti, oggigiorno sono in molti ad utilizzarla, nonostante abbia ancora molta strada da fare;
Costo: facendo sempre riferimento al servizio offerto da Google, il costo è pari a zero. Ad ogni modo, ci sono servizi più complessi, con caratteristiche tecniche più elevate, che richiedono il pagamento di un canone, ma si tratta sempre di casi rari e, ad ogni modo, utilizzare il cloud computing è alla portata di tutti;
Accessibilità: un dispositivo dotato di connessione internet e un browser. Questo è tutto ciò che serve per usufruire di questi servizi.
Dove ci sono aspetti positivi, non mancano quelli negativi e, purtroppo, anche in questo caso ci sono alcuni difetti che è necessario riportare:
Sicurezza: la pirateria informatica, nel caso il dispositivo che utilizzate è dotato di connessione wireless, è sempre in agguato. Questo può succedere specialmente se utilizzare il cloud computing per memorizzare informazioni personali, password e altri dati di questo genere.
Privacy: non è raro che, in alcuni casi, i gestori delle tecnologie di cui usufruite possano violare la privacy e accedere ai vostri dati per compiere ricerche di mercato o quant’altro. Naturalmente, questo è possibile grazie al contratto che voi stessi accettate prima di registrarvi ad un qualunque sito o servizio web;
Continuità: in caso di momentaneo malfunzionamento del server o, più generalmente, qualunque problema informatico capiti, è possibile che i servizi che utilizzate siano momentaneamente inaccessibili.
Utilizzarlo o no?
Utilizzare o meno il cloud computing spetta solo a voi. I rischi che si corrono, in confronto ai grandi vantaggi che questa tecnologia offre, sono comunque minimi e, in ogni caso, essa risulta essere estremamente vantaggiosa in diversi casi. Pensate, ad esempio, all’utilizzo di questi servizi nella pubblica amministrazione. La condivisione dei dati in maniera così semplice, il poter tenere sotto controllo il lavoro di ogni studente in tempo reale senza grosse complicazioni, potrebbe portare ad un utilizzo dei computer nelle scuole più efficacie ed efficiente. Il basso costo è la ciliegina sulla torta. Tutto questo, naturalmente, è stato già pensato e più spesso si è parlato di utilizzare il cloud computing nelle scuole. La domanda che tutti si pongono è: l’innovazione digitale nella pubblica amministrazione è possibile?
Il Cloud Computing nelle scuole
L’utilizzo del cloud computing nelle scuole sembra essere una realtà sempre più vicina. In realtà, grazie all’innovazione tecnologia il cloud è stato già adottato in alcune università, tuttavia l’idea alla base di tutto è di rendere questa tecnologia una realtà nella maggior parte delle nostre scuole e non solamente nelle università. Dopotutto, il cloud computing viene visto da molti come la terza rivoluzione nella nostra era tecnologia, dopo il PC e internet. Qual è il problema, dunque, se il cloud non è stato ancora ampiamente utilizzato?
In molti casi è, purtroppo, la mentalità e la scarsa conoscenza. Poca voglia di innovazione e ruoli male attribuiti hanno portato a questo. Prendendo come esempio le sale di informatica di un qualunque istituto superiore, non è difficile trovare responsabili con scarse conoscenze tecnologiche. Ad ogni modo, è un’idea sempre più forte quella di voler far prendere all’informatica un ruolo principale nelle nostre scuole ma, tuttavia, per i motivi sopracitati questa innovazione continua a procedere lentamente. Nonostante tutto questo, i media riportano che il futuro dell’istruzione sarà marchiato cloud computing? Ma quando avverrà questa rivoluzione nell’ambiente scolastico? Non ci resta che aspettare e sperare.

Donato Braico

Fonte: Tasc

Categories: Tecno-Logie Tags:

Catalytic Clothing, abiti del futuro

September 24, 2012 Leave a comment

Qualche mese fa, all’annuale Festival della Scienza tenutosi ad Edimburgo, sono stati presentati abiti molto particolari chiamati “Catalytic Clothing” e cioé degli abiti che incredibilmente sono in grado di purificare l’aria circostante chi li indossa, attraverso una semplice reazione chimica! Come è possibile tutto ciò? Semplice, basta aggiungere uno speciale ammorbidente al normale detersivo ed il gioco è fatto!
Come funzionano i Catalytic Clothing
Premesso che un catalizzatore è una sostanza che interviene in una reazione chimica aumentandone la velocità ma rimanendo inalterata al termine della stessa, questi abiti hanno i tessuti ricoperti di nano-particelle di biossido di titanio, una polvere cristallina incolore tendente al bianco e funzionano, appunto, da foto- catalizzatori: in presenza di luce ed ossigeno accelerano le reazioni chimiche che permettono la scomposizione degli agenti inquinanti presenti nell’atmosfera e li trasformano in altri agenti non nocivi, che svaniscono con la pioggia. In altre parole, questi abiti purificano l’aria, infatti, secondo i suoi creatori, un metro quadrato di tessuto catalitico indossato regolarmente sarebbe in grado di scindere e trasformare 0,5 grammi di ossidi di azoto al giorno.
Le particelle del catalizzatore sono, infatti, minuscole palline che misurano meno di 10 nanometri di diametro (1 nanometro = 1 miliardesimo di metro) e proprio per il fatto che sono così piccole, riescono ad attaccarsi sulla superficie del tessuto in modo permanente.
Questo video spiega chiaramente il funzionamento degli abiti catalitici
Gli ideatori dei Catalytic Clothing
Helen Storey lavora nel campo della moda dal 1981 e fin dall’inizio, ha sempre messo in discussione i tradizionali concetti di glamour associati all’immagine delle donne e già nel 1991 vinse il premio come più innovativa designer dell’anno. La Storey è attualmente professoressa ordinaria di Scienza della Moda presso il College of Fashion a Londra.
In una recente intervista, ha dichiarato “Attraverso il mio lavoro cerco di condividere e coinvolgere il pubblico, Catalytic Clothing è un esperimento di collaborazione tra moda e scienza, è un concetto radicalmente nuovo quello di purificare l’aria che si respira attraverso la superficie dei nostri vestiti”.
Tony J Ryan è Direttore del Dipartimento di Chimica e del Centro Polimeri presso l’Università di Sheffield dove è stato in precedenza Professore di Chimica Fisica. Ha collaborato con Helen Storey fin dall’inizio della carriera della stilista e la sua ricerca riguarda appunto la sintesi, la struttura, la lavorazione e le proprietà dei polimeri. Ryan ha dichiarato che “Questo esperimento tra moda e scienza è un tentativo di purificare l’aria che respiriamo attraverso i jeans trattati con particelle nanometriche di biossido di titanio. Solo nel Regno Unito, infatti, lo smog uccide 29.000 persone all’anno e l’asma è un problema crescente soprattutto tra i giovani che vivono nelle grandi città con alti livelli di NOx e di altre sostanze inquinanti presenti”.
La Storey e il Professor Ryan cercano di coinvolgere il pubblico sulle tematiche ambientali attraverso l’arte e la moda. “La moda è un comunicatore straordinario”, sostiene Storey; “In un primo momento, pensavano tutti che fossimo stupidi. Ma dopo che i primi test hanno dimostrato l’efficacia del sistema Catalytic Clothing le cose sono cambiate. Abbiamo poi scoperto nel fare esperimenti che i jeans denim sono la superficie più efficace tra tutti i tessuti, e sono anche il pezzo più democratico di abbigliamento in tutto il mondo. Oggigiorno ci sono sul pianeta più jeans denim che persone”.
Conclusioni
Negli ultimi anni si è sviluppata e sta crescendo sempre di più la sensibilità verso tutto ciò che si definisce “ecosostenibile”, a partire dagli ultimi accorgimenti in materia di packaging dei prodotti, nuovi motori che inquinano sempre meno, attenzione per le energie rinnovabili e così via; nonostante siamo (purtroppo) ancora lontani dal poterci definire un popolo eco-solidale. Personalmente, ritengo che le invenzioni ecologiche, in ogni campo, siano di importanza fondamentale e penso che, in futuro, se almeno la metà di queste diventasse di utilizzo comune, potremmo davvero migliorare la salute del nostro pianeta.
Pensare che quello che indossiamo potrebbe cambiare il modo in cui viviamo, è una cosa bellissima e soprattutto, l’aspetto che più colpisce degli abiti catalitici è l’altruismo del concetto stesso; i benefici, infatti non arrivano direttamente a chi li utilizza, ma a tutti coloro che si trovano vicini.

Fonte: Tasc

Categories: Tecno-Logie Tags:

Ingegneria sociale, viaggio tra hacker e creatività

September 24, 2012 Leave a comment

L’ingegneria sociale è una delle tecniche più utilizzate, al giorno d’oggi, da hacker e forze dell’ordine. Il termine, che deriva dall’inglese, indica tutte quelle attività mirate allo studio sociale di un qualunque essere umano. Lo scopo? Rubare informazioni utili. Vediamo, insieme, di cosa si tratta e come possiamo difenderci.
Ingegneria sociale: come funziona
“La mia password è sicura, nessuno la verrà mai a sapere” è una frase tipica al giorno d’oggi. Non parliamo solo dell’utente medio, ma anche dei tanti dipendenti che lavorano per grandi società. La verità è soltanto una: non esistono password sicure. Non importa quanto questa possa essere lunga, alfanumerica o meno, difatti il punto debole è proprio l’essere umano. A partire dai nostri dati fino ad arrivare ad informazioni segrete di grandi multinazionali, il punto debole della sicurezza siamo noi stessi e l’ingegneria sociale, una delle più potenti e pericolose tecniche hacker esistenti, si basa su questo.
Creatività, la pietra miliare di ogni attacco è questa. Certo, ci vuole credibilità ed esperienza, ma la creatività è senza dubbio alla base di tutto. Non solo hacker, ma anche le forze dell’ordine si basano sull’ingegneria sociale per appropriarsi di informazioni che, il più delle volte, non sarebbero accessibili per vie “diplomatiche”. Si inizia con il recuperare informazioni sulla vittima, un primo contatto può avvenire anche per posta elettronica, dopodiché si può passare al confronto telefonico, il più difficile. Giunti a questo punto, infatti, è assolutamente necessario avere esperienze a livello sociale, nessun timore, sicurezza di sé stessi e, sopratutto, tutte le conoscenze inerenti al personaggio che interpretiamo. Esempio: se volessimo appropriarci dei dati anagrafici di un soggetto X, è possibile chiamare la compagnia telefonica utilizzata da quest’ultimo interpretando un ruolo che ci permetta di avere accesso ai dati. Conquistare la fiducia dell’interlocutore non è facile, ma una volta fatta avremo letteralmente le porte spalancate.
Naturalmente, tutte queste informazioni potranno esservi utili esclusivamente ad uno scopo: difendersi. Per quanto improbabile possa essere un attacco di questo genere, è sempre meglio essere informati su quello che può accadere, specialmente se il nostro lavoro è in una grande società. Per capire meglio come funziona l’ingegneria sociale, proviamo a simulare un attacco.
Un semplice attacco
Un’improvvisa chiamata, durante un tranquillo pomeriggio, ci costringe ad alzarci dalla nostra comoda poltrona per alzare la cornetta. Dall’altra parte del filo telefonico c’è un certo Massimo, dipendente di un’agenzia aerea, che ci chiede quando passeremo a prendere i biglietti per Roma prenotati a nostro nome. A questo punto, se noi non avessimo mai prenotato un viaggio per Roma, come reagiremmo? Il nostro interlocutore, che sembra una persona affidabile, sorride dall’altra parte del telefono e dopo avergli detto più volte che non siamo noi ad aver prenotato questo viaggio, lui ci chiede il codice fiscale per fare un controllo sulla prenotazione. Ecco fatto, dal controllo risulta che non siamo noi, chiudiamo la chiamata e ci dimentichiamo di Massimo che, a questo punto, ha ottenuto il nostro codice fiscale.
Si tratta di un semplice esempio, certo, ma che comunque rende l’idea delle potenzialità dell’ingegneria sociale. Così come il codice fiscale, Massimo avrebbe potuto chiederci qualcos’altro e, più in generale, l’attacco potrebbe essere così sofisticato da non far nascere in noi il minimo sospetto. Se, ad esempio, grazie ad una chiamata precedente, lui avesse già in mano i nostri dati sostenendo che sono quelli dichiarati da noi durante la prenotazione? Insomma, le frontiere dell’ingegneria sociale sono molto ampie. Ci sono inganni così sofisticati che prevedono, per ottenere qualcosa, numerose chiamate prima di arrivare all’attacco decisivo e, in alcuni casi, per guadagnare la fiducia, si richiama più spesso alla medesima persona per diversi giorni. Ecco perché, sul lavoro e non solo, è necessario difendersi. Come fare?
L’arte dell’inganno: come difendersi
Kevin Mitnick è senza dubbio l’esponente maggiore dell’ingegneria sociale. Le sue imprese sono epiche, ed è oggi ritenuto da molti uno dei più grandi hacker di tutti i tempi. Le sue malefatte non sono passate impunite (ha scontato diversi anni di carcere), ma ha anche lasciato un grosso contributo alla sicurezza informatica: l’arte dell’inganno, un libro scritto di suo pugno che mostra tutti i vari metodi da lui utilizzati per arrivare ad informazioni segrete. Lo scopo principale del libro è quello di istruire la gente a difendersi, ma si tratta anche di un’interessante lettura che può ampliare il nostro “bagaglio culturale”. Alla ricerca di un metodo valido per difendersi, questo libro rappresenta la soluzione migliore. Inoltre, esso è disponibile ad un prezzo molto contenuto presso Amazon.
Oggigiorno, la sicurezza sembra non bastare mai, le società trovano nuovi e sempre più sofisticati metodi per proteggere le loro informazioni ma, in ogni caso, è sempre meglio diffidare. Naturalmente, nel nostro Paese, l’ingegneria sociale è poco utilizzata (probabilmente per niente), ma in realtà più “ampie” essa continua ad essere sfruttata. Che sia per semplice conoscenza personale o per lavoro, sapere come difendersi potrà sempre tornare utile.

Donato Braico

Fonte: Tasc

Categories: Tecno-Logie Tags: