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Archive for February 10, 2012

“Gesti Colorati” e “Cercare”, personale di Vincenzo Calì e Lean (Andrea Leonardi) presso Mostrarti a Roma

February 10, 2012 Leave a comment

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Roma – dal 28 gennaio  al 18 febbraio 2012, Mostrarti ospita la doppia personale  “Gesti Colorati” e “Cercare”, rispettivamente di Vincenzo Calì e  Lean (Andrea Leonardi). Vincenzo Calì-Gesti colorati nasce ad Aosta nel 1960 e sin da bambino è affascinato dall’arte e dalla pittura, cui si dedica con personale stile di ricerca. Sono le scelte iconografiche e cromatiche a costituire lo spazio ideale della sua sperimentazione. Per lunghi anni la materia preferita è il colore a olio, “ora distesa a grosse pennellate in cui è facilmente ripercorribile la forza del gesto per quei non finiti e le subitanee riprese, ora raddensata in grumi turgidi di sostanza quasi ad ottenere un effetto decorativo plastico. Il lavoro è sul segno, proposto quale forza prorompente e già ritorta su se stessa, in un ritorno senza stacco sul segno appena tracciato, sulla linea che per prima ha generato e ora si raccoglie per una nuova fioritura.” (Manuela Cusino). In realtà il colore per Calì è vera materia, manifestazione di vitalità fisica. “Il disegno è sacrificato in nome delle squillanti e accese modulazioni della materia cromatica – spremuta dal tubetto e disposta in un fitto arabesco di grosse virgole o spatolata, appiattita con le dita e il palmo della mano o, ancora, stesa a rapidi tratti di pennello -, ma egli lo ricupera e lo nobilità sino al rilievo scultoreo, nel ritmico contrapporsi dei toni, nella sutùra degli audaci accostamenti”(Dionisio Da Pra). Negli ultimi anni riscopre i pastelli, ideali per integrare il colore nel gesto. L’entropia dello scarabocchio fa nascere le forme, e una serie di tratti scomposti afferma il colore. Calì ama partire dalla noiosa perfezione del disegno realizzato a regola d’arte per poi sporcarlo fino a renderlo vivo. Vira verso soggetti familiari, celebri ritratti di personaggi del passato accostati a icone del nostro tempo come gli eroi dei fumetti o gli oggetti tecnologici del nuovo millennio, per riportarli nell’olografica rappresentazione del mondo, in cui tutto è uno. Calì ha esposto in Piemonte e Valle d’Aosta, regioni nelle quali si trovano le sue opere presso collezioni private. Vive e lavora ad Aosta in Regione Borgnalle. Lean (Andrea Leonardi) – Cercare L’approdo al mondo delle arti figurative di Lean (Andrea Leonardi)  non è stato casuale. Egli, di origini siciliane, nasce casualmente a Catania, avendo la madre voluto farlo venire al mondo in casa del nonno Andrea, incisore. Immediatamente dopo, la famiglia rientrando a Roma, inizia a vivere nella capitale. Il padre, Arcangelo Leonardi (1916 – 1990), pittore,  ha esercitato con successo e concreti riconoscimenti la professione artistica. La Roma  del giovane Lean è quella della zona di Caracalla, cui si aggiunge la frequentazione di Via Margutta e degli  atelier della scuola romana. Dunque, una fanciullezza ed una adolescenza dove l’amore per il bello e la passione per l’arte sono il pane quotidiano. Nel 1968 ha fondato ed edito a Roma, con il padre, la rivista AL2 – mensile di arte, cultura e attualità, validata da importanti firme critiche e diffusa presso gli Istituti Italiani di cultura all’estero. Con la famiglia ha gestito una galleria d’arte, dedicata alle tendenze di artisti d’avanguardia ed all’arte contemporanea. Ha scritto recensioni ed articoli, pubblicati su riviste e periodici locali. Lean ha nel cuore l’amore per i colori del meridione, sebbene rivisitati con toni più vivaci, il senso grafico e la capacità di sezionare l’ambito pittorico. L’attuale  poetica dell’artista si fonda sulla costante ricerca di legami. Il modulo, che si ripete nelle opere, è la mano, vero perfetto meccanismo naturale, con i suoi movimenti, le sue pieghe, le sue manifestazioni espressive.Per l’artista le mani rappresentano l’umanità. Nello spazio pittorico compaiono anche i fili, che rappresentano proprio quegli attesi legami, il trovare altri, i rapporti consolidati o che si interrompono, le speranze, che percorrono lo spazio pittorico, e lì non si fermano,  cercando equilibri e dividendo campi cromatici. I fili sono anche il passato che  torna, ma che non deve condizionarci;  il presente, che non conta, poiché possiamo mutarlo; il futuro, che è ciò che ci attendiamo ed è l’importante.

Fonte: Artevista

FBI, pubblicato dossier curioso su Steve Jobs

February 10, 2012 Leave a comment

L’FBI pubblica un dossier di 191 pagine su Steve Jobs: curiosità e ombre sul’ex-amministratore delegato di Apple in una doppia indagine conoscitiva.
A sorpresa, l’FBI ha pubblicato online un dossier di 191 pagine su Steve Jobs, l’ex amministratore delegato di Apple scomparso l’ottobre scorso dopo una lunga malattia. A quanto pare la polizia federale degli Stati Uniti ha indagato sul padre di concept quali i vari iPhone e iPad nel 1985, quando si temevano attacchi bomba alla sede Apple, e nel 1991, anno in cui si parlava di un suo possibile insediamento nei piani alti del governo Bush. La richiesta, contrassegnata come “urgente”, mirava nel dettaglio alla sua occupazione professionale dopo l’uscita da Cupertino e alla sua famiglia.
La lunghezza del documento non permette chiaramente al momento di scoprire tutte le informazioni raccolte dall’FBI nel corso dell’indagine, ma una prima analisi ha presto consentito di estrapolare i primi interessanti dettagli su quanto contenuto del documento. In particolare, la polizia federale metteva in dubbio l’onesta di Jobs il quale, secondo gli investigatori, manipolava continuamente la realtà a proprio uso e consumo pur di raggiungere i suoi obiettivi. L’iCEO era praticamente assiduo nel distorcere presente e passato pur di convincere il suo interlocutore, caratteristica che gli è comunque tornata estremamente utile nella sua qualità di abile “persuasore” sul mercato.
Il dossier, almeno da quanto trapelato, si concentra anche sul rapporto con la madre della prima figlia, la quale non riceveva alcun supporto da Steve Jobs nei primi tempi salvo quest’ultimo cambiare idea e approcci con il passare del tempo. Una maturazione mentale che giunse anche per quanto concerne l’abuso di droghe in età adolescenziale: l’FBI fa notare infatti come dagli anni ’80 in poi, Jobs si contraddistinse per uno stile di vita ineccepibile e salutare. Il cambiamento riflette per molti versi quanto indicato nella sua biografia, ove l’incontro con le religioni orientali è indicato come una svolta decisiva nel modo di intendere e vivere la vita del guru di Cupertino.
Le opinioni raccolte nel documento fanno riferimento a numerose interviste tenute con vari dipendenti, colleghi ed amici dell’iCEO. Variegate le opinioni, ma tendenzialmente positive: un forte impegno ed una forte dedizione al lavoro sarebbero le caratteristiche dominanti emerse e viste universalmente come il motivo primo del suo successo. Tutto ciò si accompagna a dubbi legati ai primi anni della sua carriera, anni difficili tanto per Jobs quanto per una intera generazione. La storia scritta dall’FBI è però quella scritta nella sua biografia: una crescita continua, con dubbi morali che si dipanano ed una condotta che si fa sempre più lineare. Causa e conseguenza, allo stesso tempo, di un successo indiscutibile.

Fonte: Web News

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New York Times, inizio giornata newyorkese per Mario Monti

February 10, 2012 Leave a comment

Il presidente del Consiglio, Mario Monti, è arrivato alla sede del New York Times a Manhattan, dove incontrerà i vertici e le maggiori firme del giornale. Il premier era accompagnato da una trentina di persone, tra cui il ministro degli Esteri Giulio Terzi. Secondo i programmi, Monti dovrebbe poi visitare la sede di Bloomberg, quindi procedere con una serie di appuntamenti a Wall Street. Nel tardo pomeriggio americano gli incontri all’Onu con il segretario generale Ban Ki-moon e il presidente dell’assemblea generale Al Nasser.

Fonte: TMNews

Paul McCartney, difesa dalle critiche del nuovo album

February 10, 2012 Leave a comment

Il titolo del suo ultimo album, “Kisses on the Bottom” (letteralmente “Baci sul sedere”) è stato oggetto di diverse critiche anche da parte dei fan, ma Paul McCartney non sembra farci molto caso. L’ex Beatles difende il suo ultimo lavoro: “Mi ricordo – afferma il leggendario artista in un’intervista alla Bbc – che la gente ci rimase molto male quando io e miei compagni annunciammo che ci saremmo chiamati The Beatles. Tutti erano scandalizzati”. McCartney rivela di aver voluto fare una “birichinata” con la scelta del titolo dell’album: “Mi piacciono le bravate – è il suo pensiero – e fanno bene all’anima”.
Anche la casa discografica non ha reagito bene all’annuncio del nome del disco: “Mi hanno inviato un messaggio, nel quale mi chiedevano di non farlo – rivela il cantante -. Uno dei ragazzi disse addirittura che si sentiva come se avesse appena ricevuto un pugno nello stomaco”.
“Kisses on the Bottom” è composto da canzoni che McCartney ascoltava da bambino, come il singolo “My Valentine”. E’ stato registrato con il produttore Tommy LiPuma,Diana Krall e la sua band e contiene anche collaborazioni con Eric Clapton e Stevie Wonder.

Fonte: TMNews

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Marcella Bella, esclusa con un messaggio telefonico da Gianni Morandi

February 10, 2012 Leave a comment

Ci sono rimasta male, La canzone era stata apprezzata…

E’ una Marcella Bella delusa da Gianni Morandi e da Sanremo, quella che parla ai microfoni della trasmissione di Canale 5 “Verissimo”. “Ci sono rimasta male – afferma la cantante – per il mancato invito a Sanremo. Morandi aveva sentito il mio brano “L’amore che io sento” e ne era rimasto colpito. Era entusiasta”. Poi è arrivato il messaggio di esclusione da parte del conduttore. “Con un sms – continua la Bella – mi ha scritto che aveva fatto altre scelte”. L’autrice di “Montagne verdi”, però, non demorde e afferma: “Posso promuovere il mio lavoro anche senza Sanremo”.

La cantante si commuove, infine, quando parla delle condizioni di salute del fratello Gianni, colpito da un ictus. “Adesso sta meglio. – rassicura – Cammina e muove meglio il braccio. Nonostante la malattia è rimasto allegro e simpatico come prima”.

Fonte: TMNews

Italia, paese alla canna del gas

February 10, 2012 Leave a comment

Tra l’emergenza energetica e la tutela del territorio

Febbraio 2012, forse è l’inverno più freddo degli ultimi 50 anni. La capitale è paralizzata dalla neve dove ficcano le polemiche. In Italia i morti per il freddo sono già quaranta. Piccoli comuni nel Centro e Sud Italia sono rimasti isolati ed al freddo. La Russia, anch’essa investita dal freddo glaciale ha aumentato le proprie forniture di gas metano, riducendo quelle nei metanodotti destinati all’Europa. L’Italia ha avuto un calo del metano ricevuto dalla Russia (principale fornitore) del 30%, e in questo clima gelido, come è capitato in altre occasioni nel nostro Paese (come il 22-23 settembre 2006 per il black out causato da alberi caduti sotto la neve sulle linee elettriche Svizzera-Italia) si è lanciato l’allarme energetico. Si è gridato l’allarme perché, come è noto, il bel paese [da anni] non è autosufficiente in campo energetico. Anziché pensare per tempo a politiche di risparmio energetico, riconversione alle energie alternative, riqualificazione del patrimonio edilizio secondo le indicazioni di “Casa Clima-Bolzano” e le esperienze in atto in Trentino Alto Adige, Germania, Austria, Francia, in Italia tra le misure annunciate per fronteggiare questa emergenza, si profila l’ombra del razionamento. Si preferisce dare precedenza alle abitazioni rispetto alle industrie che hanno sottoscritto contratti vantaggiosi per le tariffe, ma suscettibili di interruzioni delle forniture –previste dai contratti- come in questi casi. Per quanto riguarda i rigassificatori che possono accogliere il LNG (Gas Naturale Liquido) proveniente via mare dai paesi dell’Africa, è in funzione quello di Panigaglia, nel Golfo di La Spezia. Il nuovo rigassificatore di Porto Viro, posizionato in Adriatico, al largo delle coste di fronte a Rovigo, in questi giorni non è in funzione per colpa del mare grosso per le difficoltà di attracco delle navi-gasiere. Proprio oggi è stato approvata la costruzione del rigassificatore di Gioia Tauro. Verrà costruito in un’area già intaccata dalle industrie, perlomeno l’impatto sarà minore. Al momento sono dieci progetti approvati o in corso di valutazione per la costruzione di nuovi rigassificatori nel nostro Paese: si tratta comunque di impianti a rischio di incidente rilevante dovendo contenere circa 8 miliardi di metri cubi di LGN, oltre che essere obiettivi sensibili soggetti a rischio attentati di varie matrici. Molti sono favorevoli ma all’idea di avere “in casa” queste nuove industrie gli animi si raffreddano e ci si domanda se tutto questo è conveniente e per chi, visto che sono in corso di costruzioni nuove linee di gasdotti dalla Russia verso l’Europa in grado di aumentare considerevolmente la portata delle forniture di metano e bypassare paesi definiti “a rischio geopolitico” come l’Ucraina. Tra le proposte che sono circolate nel nostro Governo per tamponare l’emergenza vi è quella di riattivare le centrali ad olio combustibile, ma si tratta di impianti fortemente inquinanti tutte gestite dall’ENI. Per i prossimi giorni è previsto l’arrivo di una seconda ondata di gelo dal nord Europa. Il bisogno di energia dell’Italia si scontra con la bellezza del territorio. I rigassificatori hanno per forza un impatto sulle coste, gli stoccaggi di metano lo hanno sul territorio per una serie di pesanti criticità spesso sottovalutate: dal rischio di incidente rilevante, al rischio sismico per attività antropiche, oltre alla subsidenza, fenomeno che coinvolge tutte le costruzioni presenti sui territori perché non esiste alcun fabbricato in grado di tollerare a lungo il di sassamento provocato. Il precedente governo con gli accordi Berlusconi–Putin ha obbligato all’importazione del metano dalla Russia a costo fisso l’ENI, nonostante la domanda interna sia sensibilmente calata per colpa della crisi: dunque metano invenduto e penali pagate a caro prezzo dall’ ENI (e dai cittadini?). Ma si scopre anche che chi in Italia estrae gas e petrolio ha esenzioni ha esenzioni tributarie. Per ogni concessione dalla terraferma “entro 20 mila tonnellate di olio greggio e 25 milioni di metri cubi di gas ” niente è dovuto sotto forma di royalty. Capita così che sulle 59 società attive in Italia pagano le royalties solo ENI, Shell, Gas plus Italiana, ENI Mediterranea ed Idrocarburi. Uno scandalo visto la crisi del debito in cui si ritrova il Paese. Ci dobbiamo però chiedere se il bilancio dello Stato si deve risanare con queste “pratiche industriali”, nonostante i rischi che corre, spesso a sua insaputa, la popolazione. Il caso di Bordolano, paesino di 600 anime all’interno del parco dell’Oglio è un tipico esempio di “Italianità”. Scoperto il metano nel suo sottosuolo negli anni 50 si è provveduto all’estrazione fino all’esaurimento nel 1990 del giacimento (che copre un’area di 15 comuni tra Brescia e Cremona). Ora è in atto il progetto della costruzione della centrale di stoccaggio. Si utilizza lo stesso giacimento pompando il metano arrivato dalla Russia tramite metanodotto. Ma se prima l’estrazione naturale era poco invasiva ed è durata 40 anni, ora il pompaggio a 240 bar per la costituzione del “giacimento strategico” nel periodo aprile-settembre e la sua estrazione per l’immissione sul “mercato” nel periodo ottobre-marzo, con due sollecitazioni ravvicinate del sottosuolo per i 40 anni di durata della concessione, avrà l’impatto di una superficie grande come quella del paese stesso con una centrale da 52 MW capace di generare corrente per 75-80.000 abitanti e con un forte impatto ambientale dovuto alla combustione del metano con fumi a 550°, è posta [al confine di un area naturale protetta come il Parco Oglio Nord ed il cui fiume Oglio e coinvolto con i Comuni della sponda cremonese e bresciana nel territorio dello stoccaggio, come il progetto di Stogit- ENI dimostra chiaramente.Il Comune di Bordolano non si è confrontato con gli abitanti dando il via ai lavori ed ha accettato e concordato con Stogit ENI e la Provincia di Cremona, compensazioni economiche per 2,8 milioni di Euro da destinare a piste ciclabili e divisi equamente fra Comune e Provincia: il tutto è stato sancito con l’accordo depositato all’Ufficio delle Entrate di Soresina il 5 maggio 2009.[L’ENI]Anche in altre località della Lombardia si stanno proponendo gli stessi impianti di stoccaggio attraverso la riattivazione di vecchi pozzi esausti in altri comuni del nord Italia. Il comune di Capriano del Colle (Bs) si è opposto compattando gli amministratori con gli abitanti. A Romanengo i cittadini si sono mobilitati ed hanno raccolto firme contro il progetto di stoccaggio previsto, tra l’altro, in una zona naturalistica di pregio (Pianalto Parco della Melotta e del Naviletto), oltre ad essere nella zona sismica accertata (ITIS 104) della Provincia di Cremona con i Comuni di Casaletto di Sopra, Ticengo e Soncino. A Bordolano l’assessore alla cultura, (colei che dovrebbe far vivere il paese rendendolo culturalmente vivace favorendo il dialogo e soprattutto la crescita tra e per gli abitanti) lavora presso l’Eni a Milano: forse per la costruzione della centrale stessa? Se fosse vero questo ci parrebbe un tipico esempio di conflitto di interessi. Il comune riceverà una “compensazione” di tre milioni. Nel progetto dei fondi destinati alla compensazione verrà costruita pista ciclabile costruita lungo il perimetro della centrale oltre all’idea di una pista di motocross (all’interno del parco dell’Oglio). A conclusione, possiamo certamente affermare che differenziare le fonti di approvvigionamento è necessario oltre che meno rischioso per il nostro futuro!Questo significa emanciparsi dalla schiavitù delle risorse fossili destinate ad esaurirsi nei prossimi decenni, dai gasdotti, che oggi trasportano in Italia dalla Russia, dall’Algeria, dalla Libia e dall’Olanda quasi tutto il gas che consuma. Le forniture di risorse energetiche fossili importate [via tubo] vincolano molto, anchesotto il rischio del ricatto, il mercato italiano: è sufficiente che un fornitore entri in crisi, oppure crei una “opportuna crisi diplomatica”,per rischiare l’emergenza e far salire il costo dell’energia e mandare in crisi l’intera economia nazionale, come si è visto anche quando si è interrotto il flusso dalla Libia. La recente crisi della Libia, sfociata nella guerra civile con la deposizione e l’uccisione del dittatore Gheddafi, è durata sei mesi: i progetti di stoccaggio che si vogliono realizzare (a Bordolano si dovrebbero stoccare 1miliardo200milioni di metricubi di metano a ciclo), coinvolgendo i nostri territori hanno una possibilità di sopravvivenza alle crisi per una sola settimana: vale davvero la candela mettere a rischio l’ambente ed il territorio?Viene da chiedersi, riuscirà l’Italia a risollevarsi anche con progetti energetici più attenti all’ambiente, alla qualità della vita, al più oculato e ragionevole consumo delle risorse fossili? Il voler bene alla propria terra ed il bisogno di energia non sono cose in contrasto. Soluzioni alternative, eco-sostenibili costringono le persone al dialogo e che dovrebbero portare alla ri-scoperta del proprio territorio. Questo di certo non è un male se l’obiettivo è la crescita della società civile. Progresso e ambiente non sono ossimori come non lo sono energia e natura.

Andrea Zucchini

Fonte: AGS Cosmo

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Tumori al seno, scoperta ‘firma’ molecolare

February 10, 2012 Leave a comment

Si tratta di uno studio portato avanti da alcuni ricercatori italiani in Ohio, i quali avrebbero individuato una sorta di ‘firma’ molecolare che contraddistingue le cellule tumorali del seno. Sarebbero ben 9 i micro RNA che si distinguono nei dotti lattiferi da quelli invasivi di uno dei tumori più aggressivi per il genere umano. Questa scoperta segna un consistente passo in avanti per la prevenzione dei tumori nelle pazienti a rischio. I due studiosi italiani hanno condotto la ricerca coordinati dall’Ohio State University Comprehnsive Cancer Center, dall’Artur G. James Cancer Hospital e dal Richard J. Hospital.

Fonte: AGS Cosmo

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Marocco, meteoriti precipitati dal cielo provenienti da Marte

February 10, 2012 Leave a comment

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Dopo accurati studi ed approfondite analisi arriva la conferma dagli scienziati, quei sassi precipitati dal cielo sul suolo del Marocco nel luglio scorso vengono da Marte. Non è la prima volta che una roccia viene dal pianeta rosso a “visitare” la Terra.
Cadute inaspettatamente lo scorso luglio in terra nordafricana, il loro volo verso il basso era stato testimoniato dai numerosi turisti che, assistendo casualmente all’evento, avevano catturato il momento grazie ad un video amatoriale; le rocce sono state scoperte e raccolte sul suolo soltanto un mese fa. La International Society of Meteoritics and Planetary Science, il gruppo ufficiale di oltre 950 scienziati, ha poi confermato che si tratta di meteoriti ed ha assegnato loro il nome Tissint.
L’organizzazione, che comprende anche molti studiosi della NASA, ha appurato che i frammenti raccolti, per un peso complessivo di 6.8 chilogrammi, provengono effettivamente dal pianeta rosso; il più grande di essi supera i 900 grammi. Fino ad ora, è appena la quinta volta che i ricercatori confermano che sassi originari di Marte siano giunti «in visita» sulla Terra: con una frequenza di circa cinquant’anni, il primo evento del genere si verificò nel 1815 in Francia, nel 1865 in India, nel 1911 in Egitto e, infine, nel 1962 in Nigeria.
Le più note rocce marziane, tuttavia, sono state ritrovate in Antartide e tra queste maggiormente famosa fu sicuramente ALH 84001: oltre un chilo di peso, salita agli onori della cronaca poiché ritenuta depositaria al suo interno di forme di vita aliene, osservazione successivamente smentita da analisi più accurate. Una delle ipotesi degli astronomi è che milioni di anni fa qualcosa di grande andò a scontrarsi con il pianeta rosso, creando dei frammenti che sarebbero andati ad infrangersi in varie zone del sistema del solare e, dunque, occasionalmente anche sulla Terra. Le «nuove arrivate» sono maggiormente apprezzate dagli studiosi, a differenza di quelle cadute milioni di anni fa, poiché queste ultime risultano alterate dal prolungato contatto con gli elementi e la vita terrestre e, dunque, meno pure.
Le buone conoscenze che la scienza può vantare del pianeta rosso, grazie alle numerose sonde che da anni informano sulle caratteristiche del suolo e dell’atmosfera, hanno permesso di determinare che Tissint provenga proprio da Marte. Sul pregio di questi frammenti alcun dubbio: già in passato collezionisti privati, università, musei e scienziati della NASA si sono contesi le rarissime rocce marziane. Il valore commerciale dei sassi piovuti dal cielo in Marocco oscilla tra gli 11 000 e i 25 000 dollari ad oncia, circa dieci volte più alto di quello dell’oro; eppure sono già stati quasi tutti venduti. Ma si sa, per la ricerca scientifica si fa questo ed altro.

Fonte: Fanpage

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Turchia, archeologi italiani trovano tomba dell’apostolo Filippo

February 10, 2012 Leave a comment

 

Da quasi duemila anni, una antica tradizione diceva che la tomba di San Filippo, uno dei 12 apostoli, si trovava nella città turca di Hierapolis, dove il santo fu martirizzato nell’80 d.C. Ma solo oggi, una spedizione di archeologi italiani dell’Università del Salento-Lecce ha individuato con certezza la tomba, sotto i resti di un santuario bizantino del V secolo, costruito per venerare il sepolcro.
Parlando in una conferenza stampa a Istanbul, il professor Francesco D’Andria dell’Universita’ del Salento-Lecce ha raccontato come gli scavi in corso a Hierapolis l’anno scorso abbiano portato ad individuare la tomba nel sito dove la tradizione voleva si trovasse, senza che pero’ l’archeologia avesse finora dato qualche conferma.
I risultati della campagna di scavo dell’anno scorso a Hierapolis, localita’ dell’est della Turchia, a 250 km dalla costa Egea e da Smirne, sono stati illustrati dal professore nell’ambito di una presentazione delle attivita’ di scavo italiane in Turchia organizzata dall’Ambasciatore d’Italia Gianpaolo Scarante.
”La scoperta di quest’anno e’ quella della tomba di San Filippo, uno dei 12 apostoli di Gesu’, che a Hierapolis avrebbe subito il martirio”, ha sintetizzato l’ordinario di Archeologia classica. Ricordando che ”le fonti letterarie gia’ nel 190 dopo Cristo dicono che a Hierapolis ”si mostra la tomba di San Filippo””, D’Andria ha aggiunto che ”la ricerca e l’identificazione di questa tomba e’ stato uno degli obiettivi della missione” da lui guidata.
I lavori all’inizio si erano concentrati su una chiesa gia’ nota e che si riteneva essere stata costuita sulla tomba.
”Abbiamo utilizzato anche sistemi geofisici per identificare eventuali cavita’ in questa chiesa, ma non hanno mai dato alcun risultato, finche’ abbiamo investito della ricerca una zona accanto alla chiesa ed e’ venuto fuori un elemento straordinario: una seconda chiesa che era costruita attorno ad una tomba romana del I secolo”.
”Tutta una serie di elementi ci ha permesso di identificare questa chiesa a tre navate” come quella ”costruita attorno alla tomba romana in cui la tradizione attribuisce la presenza di San Filippo”, ha affermato D’Andria, sottolineando che ”la novita’ di quest’anno” e’ ”la nuova chiesa costruita attorno alla tomba”.
La scoperta ha risolto un giallo dell’archeologia. In America, nel museo di Richmond, ha ricordato l’archeologo, si conserva ”un sigillo per il pane dei pellegrini” in cui e’ rappresentato San Filippo: ”Su un lato c’e’ la chiesa che abbiamo trovato quest’anno e sulla quale i bizantinisti di sono interrogati per tanti anni”, cercando di capire cosa rappresentasse.
Accanto alla tomba, ha riferito inoltre l’archeologo, ci sono anche vasche per immersione, a conferma che si trattava di un ”santuario di guarigione” nell’ambito di un ”grande complesso di pellegrinaggio che i Bizantini hanno costruito nel V secolo dopo Cristo intorno alla tomba di San Filippo”, in maniera ”simile a quello di Asclepio a Pergamo” . Sempre l’anno scorso e’ stato anche ”identificato” l’altare, ”costruito sopra una cripta dove erano conservate le ossa del Santo”. Anche in questo caso un parallelismo: ”come ad Efeso dove, sotto all’altare, c’e’ una camera dove erano conservate le reliquie di San Giovanni, l’altro apostolo dell’Asia”.
Gli scavi sono condotti da una missione internazionale composta, oltre che da italiani (65 sono stati gli specialisti arrivati a Hierapolis da tutta Italia), anche da tedeschi, francesi, norvegesi. Scavato in particolare dalla missione italiana a partire dagli anni ’50 e’ anche il ”martyrion”, cioe’ la chiesa costruita sul luogo dove fu martirizzato l’apostolo.
Da italiani e’ stato restaurato il teatro, ancora capace di contenere 8.000 spettatori: il progetto di restauro continua, ha detto D’Andria mostrando una ricostruzione virtuale realizzata ad uso del milione e mezzo di turisti che ogni anno visitano Hierapolis (”e stanno aumentando”).
Per incrementare il turismo sta per essere realizzato un ponte, rimovibile, per salire alla sommita’ della collina e vengono condotti restauri, ha detto ancora l’archeologo citando il ginnasio (un ”portico dorico in marmo, meraviglioso”). C’e’ stato inoltre una sorta di riconoscimento da parte della Chiesa ortodossa che, ha sottolineato il docente della Scuola di specializzazione in Archeologia dell’Universita’ del Salento, rappresenta ”un fatto importante per lo sviluppo del turismo di qualita’, del turismo religioso”.

Fonte: AnsaMed

Marte, antico oceano scomparso emerso dai dati Mars Express

February 10, 2012 Leave a comment

L’antico oceano che copriva Marte ‘riemerge’ dai dati inviati dalla sonda europea Mars Express. Il radar Marsis a bordo della sonda dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) ha individuato il fondale dell’antico oceano marziano, sepolto nel sottosuolo ad una profondità compresa fra 60 e 80 metri. Si tratta della maggiore evidenza, sottolineano gli esperti, che sul pianeta rosso in passato vi era una vasta distesa di acqua liquida.
Nato dalla collaborazione fra Agenzia Spaziale Italiana (Asi), universita’ di Roma La Sapienza e Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa, e costruito da Thales Alenia Space, sono stati individuati nel sottosuolo i sedimenti lasciati dell’antico fondale oceanico nei confini gia’ precedentemente rilevati, ossia le antiche rive plasmate dalle onde. A scoprirli e’ stato un gruppo coordinato da Jeremie Mouginot, che lavora in Francia, nell’Istituto di Planetologia e Astrobiologia di Grenoble (Ipag) e negli Stati Uniti, nell’universita’ della California a Irvine.
”Il radar Marsis penetra nei primi 60-80 metri del sottosuolo del pianeta”, ha osservato uno degli autori Wlodek Kofman, dell’Ipag. ”In tutto questo spessore – ha aggiunto – noi vediamo evidenze di materiali sedimentari e ghiaccio”. Analizzando i dati inviati dal radar Marsis i ricercatori hanno scoperto che nel sottosuolo delle pianure del Nord marziano vi sono materiali a bassa densita’. ”Interpretiamo questi dati come depositi sedimentari, forse ricchi di ghiaccio, ed e’ una forte prova che in quell’area una volta vi era un oceano”, ha osservato Mouginot.
L’esistenza di un oceano nel passato di Marte si sospettava da quando nell’emisfero Nord del pianeta erano state individuate anche delle strutture che ricordano una linea costiera. L’antico oceano, secondo i ricercatori, sarebbe stato solo temporaneo, ”durato solo un milione di anni o meno”, ha stimato Mouginot. Secondo gli esperti l’acqua essersi anche ghiacciata e conservata nel sottosuolo, oppure potrebbe essere evaporata gradualmente nell’atmosfera.

Fonte: Ansa

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