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Isil, infibulazione per donne in Iraq

July 23, 2014 Leave a comment

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Il movimento jihadista dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante, dopo aver imposto alle famiglie di concedere le loro figlie vergini ai miliziani, ha emanato un altro editto con il quale si ordina la pratica dell’infibulazione (mutilazioni genitali) per tutte le donne. L’ordine arriva direttamente dal leader al-Baghdadi. I jihadisti affermano che la pratica è stata imposta dal profeta Maometto. E’ stata ordinata anche la segregazione dei sessi nelle università. –

Fonte: RaiNews

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Ramadan, inciviltà durante le giornate del sacro digiuno

July 22, 2013 Leave a comment

ramadan

Sono le 16.30 di un giorno qualunque di questo mese sacro, quando una violenta rissa si accende nel quartiere dell’Oasisi a Casablanca. Dopo qualche minuto di insulti verbali  i due uomini, sulla trentina, passano rapidamente alle mani. Troppo rapidamente  forse. Scene come queste sono visibili a decine in queste giornate di Ramadan in tutto il paese. È quasi normale assistere a diverbi tra automobilisti sulla strada, ovunque nel mondo, nelle principali ore di punta, ma questa aggressività raggiunge l’apice durante il mese sacro. Se il Ramadan è incensato come un mese di condivisione con gli altri, le aggressioni  con armi bianche, le ingiurie e altri comportamenti non civili, sono parte del quotidiano per un importante numero di persone.  “Amo l’atmosfera del Ramadan”, spiega Adnan, uno studente di ingegneria; durante tutto l’anno, il giovane uomo di 23 anni studia in Spagna ed è durante il mese sacro che ritorna a casa. Per me, niente è più importante di partecipare allo F’tour in famiglia e le uscita ramadanesche con gli amici alla sera.  Alla sera mi diverto veramente e questo mi permette di ricaricare le batterie per poter andare avanti per tutto l’anno”, aggiunge Adnan  precisando che “non ama uscire di giorno durante il Ramadan perchè afferma che molte persone hanno due volti distinti e quindi è impossibile uscire.  “Resto chiuso in casa, perchè troppo spesso assisto a discussioni e risse nelle strade. Alcuni diventano molto volgari e non capisco come sia possibile un simile comportamento durante il Ramadan, per me non è un “tramdina”, semplicemente si tratta di stupidità”, termina laconico il giovane ingegnere. Secondo gli psicologi, una persona che è “mramdan” soffre di astinenza che lo rende irritabile e violento, creando seri problemi di gestione al suo entourage. Questo stato è dovuto alla mancanza di cibo e d’acqua, al tabacco, quindi astinenza forzata. Il ritorno alla normalità avviene semplicemente e progressivamente dopo la rottura del digiuno, lo F’tour. Esistono diverse categorie  in questi soggetti ma la più riscontrate è quella dei  fumatori, in particolare chi fuma più di dieci sigarette al giorno. Come attestano i pneumologi, la nicotina può giocare negativamente sul sistema nervoso di questi soggetti. La nicotina inoltre ha un un effetto nocivo o eccitante secondo lo stato in cui si trova il soggetto digiunante e secondo la quantità di nicotina che viene assorbita quotidianamente. Da questa astinenza esistono molteplicicasi di violenza “occasionale” che si manifestano durante il mese sacro del Ramadan. Questi soggetti utilizzano il periodo di digiuno come pretesto per scaricare i loro rancori, giocando sulla tolleranza dei loro interlocutori. Numerose sono le persone che credono che la collera sia la pura conseguenza del digiuno, quando i reali segnali della fame hanno inizio nello stomaco, accanto alla fatica o alla cattiva concentrazione. Sfortunatamente gli ospedali sono i primi testimoni di questi fenomeni. In effetti, “durante il Ramadan, i feriti affluiscono in maniera enorme, nei pronto soccorso delle città”, confida Douina, un’infermiera di 32 anni. “Ho riscontrato che molte persone cambiano durante il Ramadan, ma tutto si è decuplicato da quando lavoro in ospedale; ogni giorno devo farmi forza davanti ad un corollario di insulti e si registra un netto aumento delle vittime di aggressione con armi bianche”, dichiara la donna ad un noto quotidiano marocchino. Conclude l’intervista affermando che:  “a  volte avrei voglia di gridare o di mollare tutto ed andarmene e ad ogni Ramadan mi chiedo perchè non vado in vacanza.” Credit: Le Matin – Lamiaâ Khalloufi

Fonte: My Amazighen

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Ramadan, osservanza dei non digiunanti

July 15, 2013 Leave a comment

ramadan

Una parte di marocchini, circa il 2% secondo una recente statistica (da prendere con le molle) non segue il quarto pilastro dell’Islam, il digiuno del Ramadan. Ovviamente vivono molto male questo fatto in quanto la paura di essere giudicati (e arrestati) è molta. “Chiunque notoriamente conosciuto per la sua appartenenza alla religione musulmana rompa ostentamente il digiuno in un luogo pubblico durante il Ramadan, senza motivi ammessi da questa religione, è punito con il carcere da uno a sei mesi”, recita l’artciolo 222 del Codice penale marocchino.  Lungi da me entrare nell’interpretazione di questa legge che torna alla ribalta nei giorni sacri del Ramadan, ma è importante capire chi non digiuna e perchè? Come può non urtare la famiglia, i colleghi o semplicemente la società? “Non digiuno da quando frequentavo l’università”, sostiene in in noto quotidiano un giornalista arabofono di 46 anni. La ragione: è credente ma non rispetta  il secondo pilastro dell’Islam, la preghiera,  quindi si chiede a che serva rispettare il digiuno del Ramadan, quarto pilastro.  “Il Ramadan è il tipico periodo dove la relazione con la religione, che io considero strettamente personale e intima, è totalmente pubblica. Non digiunare davanti agli altri, è in primis una forma di ipocrisia che, nella nostra società, circonda un mese dedicato invece alla pietà, alla solidarietà con chi soffre di malnutrizione e durante il quale si svolge una vita sottotono. Lo spettacolo che si presenta è esattamente agli antipodi di queste raccomandazioni e non desidero fare parte di questo circo”, conclude questo casablanchese decisamente contro il Ramadan. Per un giovane funzionario di Fès, il suo rifiuto di digiunare durante il Ramadan ha a che fare con la sua educazione “senza contratti religiosi”. “Mio padre non è mai stato ligio alle obbligazioni religiose. Ci ha insegnato a pregare, ad aiutare i poveri, ma gli obblighi non erano per noi fondamentali. Infine, ho conservato questa filosofia e tutto procede al meglio essendo in osmosi con Dio e con me stesso. Lui sa che non sono cattivo”, spiega il ragazzo. Se questo ragazzo è stato educato alla religione ma senza obblighi, altri invece con gli stessi pensieri, non scappano al controllo vigile ed attento dei familiari e della società e sono obbligati a nascondere il loro non-digiuno. “Ho fatto uno sforzo quando sono ritornato a El Jadida, il week-end, perchè il Ramadan è sinonimo di raggrupamento famigliare. Ma il resto della settimana, non ho nessun interesse a questo. Dove lavoro, pochi fanno il Ramadan, ma come me, moltissimi marocchini che non rispettano il digiuno, si nascondono dalle loro famiglie e dai loro vicini. Si tratta di ipocrisia del Ramadan.”  Una giovane ragazza che vive a Casablanca dichiara: “Per mangiare, molti sono obbligati a nascondersi o di rinchiudersi in casa. Durante il Ramadan io mangio a casa o nel mio luogo di lavoro se le condizioni me lo permettono”. Quest’ultima dichiara anche che non è contro l’articolo penale 222 che proibisce ai muslmani di mangiare in pubblico durante il Ramadan in quanto si tratterebbe di “ordine pubblico” e la società marocchina non è pronta a vedere gente che mangia seduta ad un bar o a un ristorante.  Stesso discorso  per un giovane impreditore malato il cui medico ha consigliato di non osservare il digiuno. “Durante il Ramadan, torno dalla nonna tre volte al giorno, per parlare, prendere un caffè e fumarmi una sigaretta. Non mangio un pasto completo per non urtare le persone che sono nella casa e che digiunano” precisa il ragazzo. Per lui non è un problema il non mangiare in pubblico e neppure sul  luogo di lavoro, ha trovato una nonna compiacente.  Al di là dell’articolo 222 del Codice penale, altre sono le cose che danno fastidio e provocano collera tra i fondamentalisti. Secondo Abbdelbari Zemzami, membro del Consiglio degli Oulemas, la più alta carica teologica dello Stato, parlando ai musulmani dal sito goud.ma, consiglia di rompere il digiuno se non si può resistere al forte calore presente nel paese. Interrogato su questa affermazioni, a dir poco pagana, Zemzami ha risposto: “la società non ha niente a che fare con questa  questione. Il digiuno è un fatto tra l’individuo e Dio quindi nessuna persona può interferire”. Parole che potranno in futuro aprire un largo spiraglio di dibattito nella società marocchina.
Negli altri paesi come è vissuto il Ramadan:
In Turchia, la laicità è provata da un governo islamista molto rigido sul rispetto dei pilastri dell’Islam. A Istambul, a differenza del Marocco, ristoranti e bar sono aperti duranti la giornata e servono i clienti che lo desiderano, turisti e non. Il mese sacro corrisponde anche ad un periodo ancora più animato del normale, durante il quale la città turistica vive a ritmi incandescenti.
In Niger, paese che dichiara una popolazione con oltre il 97% di musulmani, il Ramadan è, come in Marocco, l’occasione per tornare nel percorso dettato dalla spiritualità. Le moschee si riempiono, il digiuno è strettamente rispettato, anche se  bar e ristoranti rimangono aperti al pubblico. La sera, l’alcol cola a fiotti e alcuni si permettono qualche sigaretta durante la giornata, per togliere la fame. Stessa cosa per il Senegal.
Crédits: AuFait Maroc  

Fonte: My Amazighen

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Marocco, governo sotto controllo dal Fondo Monetario Internazionale

June 24, 2013 Leave a comment

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L‘economia marocchina offuscata e molte riforme devono essere approvate per frenare il cattivo andamento attuale. Il Governo è accusato di lentezza e inefficacia. Degli esperti del Fondo Monetario Internazionale dovranno analizzare queste riforme e se giudicheranno che sono insufficienti il rischio di una sospensione della « linea di precauzione » di 6,2 miliardi di dollari  diventerà un incubo. Questi esperti del FMI sono attualmente in Marocco per una “mission” quasi impossibile : fare il punto sugli sforzi presi dal Governo per attuare delle riforme strutturali, in primis la riforma della Cassa di Compensazione, il regime delle pensione, il calo degli ingressi fiscali. RIforme, che dovranno aprire la strada della ”linea di precauzione” di liquidità pari a 6,2 miliardi di dollari accordati dal FMI, linea che il governo, molto provato, avrà molte difficoltà a portare in rada. Le riforme, sempre più difficili da attuare, tra cui la cassa di compensazione dei prezzi calmierati, il cui budget equivale all’8% del PIL nel 2012. Reclamate dall’opposizione e dal FMI, questo ventaglio di riforme è oggi sporcata da un dibattito politico surrealista tra il governo Benkirane e l’opposizione. Il Governo vuole mantenere la cassa di compensazione dei prezzi con qualche trasformazione, mentre l’opposizione, tra cui l’Istiqal, vorrebbe sopprimere e accordare un aiuto diretto ai più demuniti. Nel 2012, la sovvenzione dei prezzi di prima necessità è costata al bdget dello Stato qualcosa come 54 miliardi di DH (circa 5,4 miliardi di euro), tra cui la sovvenzione dei prezzi dei cereali. La settimana scorsa, un rapporto  dell’Alto Commissariato marocchino al Piano (HCP) confermava la cattiva salute dell’economia marocchina. La caduta della crescita economica marocchina nel 2012 sta proseguendo in questo 2013 e si spiega, secondo l’HCP, dal  ribasso del valore aggiunto agricolo del 8,9% sul volume (+5,6% nel 2011), mentre il rialzo del valore aggiunto degli altri settori economici si è stabilizzato al 4,4% nel 2012, contro il 2 ,7% nel 2011. Il tasso di crescita del PIL (agricoltura esclusa) è sceso al 4,5% nel 2012 contro il 4,9% del 2011. Il capo del Governo, Abdelilah Benkirane, ha riconosciuto  “il cattivo momento” attuale dell’economia marocchina, indicando che l’anno 2011 è stato archiviato con un deficit del 6,1% del PIL contro le previsioni del Governo che stimava un 3,5%, deteriorandosi ancora nel 2012 al  7,1%. La legge finanziaria 2013 si basa su un deficit budgettario del 4,8% del PIL, un tasso di crescita del 4,5%, un inflazione a meno del 3% e un tasso di disoccupazione a meno del 10%. Per il Presidente del RNI, Salaheddine Mezouar, ex ministro delle Finanze sotto il precedente governo diretto dall’Istiqal, la legge 2013 non  “invia messaggi forti per rilanciare la crescita” . Mezouar stima che questa legge manca di innovazione e di stimoli seri per l’incoraggiare l’impiego e se questo è l’orientamento, il FMI potrà sospendere la sua linea di precauzione. Nei migliore dei casi, stima L’Economiste, è obbligatorio un piano di rilancio che si prenda carico della lentezza sull’esecuzione di certe riforme. Il FMI non crede più alle promesse del Governo Benkirane che prevede di ristabilire gli equilibri macro-economici a medio termine, aggiunge il quotidiano finanziario marocchino. E la situazione dell’economia è lontana dall’essere brillante. A fine aprile, il deficit budgettario si è attestato a 21,3 miliardi di DH, quasi  la metà della previsione (43,5 miliardi) stimata dalle legge finanziaria 2013. Tutto questo allontana ancor più le previsioni di un ritorno progressivo del deficit sotto il 3% nel 2016. Nel 2012 si è attestato al 7%. Secondo diversi economisti marocchini, tutti questi dati potranno far rivedere completamente al FMI il sostegno alle riforme in corso nel paese e tornare indietro  sulla linea di precauzione di liquidità di 6,2 miliardi di dollari. E’ dell’altra settimana la notizia che l’indice MSCI (Morgan & Stanley Country Index) ha deciso di declassare il Marocco da “Paese Emergente” a ”Paese Frontaliero” e  questo comporterà una caduta di investimenti stranieri.  Un vero incubo.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

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La mia Jihad… campagna di sensibilizzazione musulmana e non contro la violenza

February 8, 2013 Leave a comment

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Adam non aveva che quattro anni quando morì, in seguito ad alcune complicazioni della sindrome di Hunter ; era il 2009. Non passò giorno che sua madre, la trentacinquenne Emara di Naperville nello stato dell’Illinois, non ne soffrisse in un silenzio lancinante. Nel dicembre scorso decise di condividere la sua sofferenza pubblicamente, più esattamente sui lati di un bus. Il manifesto rappresentava Angie con i suoi tre bambini tra le braccia, il più giovane dei tre teneva nelle mani una foto dello scomparso Adam. Si leggeva : ”La mia Jihad, è di andare avanti malgrado la morte di mio figlio. Quale è la vostra ? “.  La sua storia è stata illustrata con cinque manifesti affissi su 25 bus di trasporto pubblico di Chicago, il dicembre scorso, e dopo il 28 gennaio 2013 la pubblicità è stata estesa alle stazioni del metrò di Washington DC. Emara, Angie per gli amici, e la sua commovente storia personale fanno parte di una campagna che ha come traguardo quello di far entrare nei discorsi pubblici una definizione più larga e più soft del termine ”djihad“. Il termine arabo, sovente mal tradotto dalla espressione ”guerra santa” che riporta agli attacchi terroristici in nome dell’Islam deviato, è nella sua origine un sinonimo di ”sforzo“. ”Davanti alla scelta di una via facile e quella della giustizia, si tratta di scegliere quella della giustizia“, afferma Ahmed Rehab di Chicago, fondatore della campagna. ”E’ un termine positivo, termine che adotto con gioia e non evito. Sono dell’avviso che significhi lottare per un mondo migliore. Non può e non deve significare per me e per quelli che praticano la mia religione nel quotidiano, che dobbiamo prendere un arma o degli ostaggi“. Rehab, amministratore del Consiglio delle relazioni americane e islamiche a Chicago, ha avuto questa idea dopo aver conosciuto i manifesti della madre affissi sui bus di Chicago e si rese conto di quanta gente, musulmana e non, pensano che la violenza è inerente alla djihad islamica. Scandalizzato poi dagli islamisti, quegli  islamisti che pretendono di definire il termine djihad sostituendosi a 1,2 miliardi di persone sulla Terra.
Adottando una definizione più ampia del termine Rehab ha pubblicato su FB che la sua djihad consiste nel combattere la discriminazione e educare la gente. ”Quale è la vostra djihad“, si domanda.  È stato sommerso dalle risposte e la gente ha pubblicato i suoi propri combattimenti come quello diperdere peso, di riuscire al meglio nelli studi o ancora di facilitare la comunicazione tra le differenti persone nella loro comunità. Un grande sostegno a Rehab è stato dato da Emara e dalla fotoreporter di ChicagoSadf  Syed; entrambe hanno offerto il loro sostegno e in poco tempo hanno dato vita al coordinamento di un hastag su Twitter, della pagina FB, video su Youtube, rendendo partecipi un grande numero di volontari, ricercando fondi per la campagna. Qualche immagine, eloquente, le potete vedere in questo post. Rehab afferma che la campagna è stata ferocemente criticata dai due opposti; dai musulmani estremisti e da tutte quelle persone che soffrono di una paura irrazionale dell’Islam. Emara, che è coordinatrice del volontariato, ha affermato che sta lavorando per estendere il programma ad altre città, tra cui New York. Una frase riassume lo spirito di questi musulmani d’oltre oceano : ”Non abbiamo bisogno che altri ci dicano che cosa è essere musulmani“.

Fonte: My Amazighen

 

Al Massae, pentimento salafita

February 4, 2013 Leave a comment

salafiti

400 salafiti, in prigione per fatti gravissimi legati al terrorismo, si sono accordati per inviare una lettera al ministero della Giustizia e dell’Interno, annunciando un opera di pentimento e disconoscendo le loro ideologie estreme (e criminali) perpetrate negli anni passati con gli atti terroristici. Secondo il quotidiano arabofono Al Massae, i 400 ”pentiti” comunicheranno a Mustapha Ramid, ministro della Giustizia, e a Mohand Laenser, ministro dell’interno, il loro buon proposito, “disfandosi delle loro credenze fatte di violenza ed espiazione, mettendosi a disposizione senza condizione, per aprire un dialogo con lo Stato, ed ottenere eventualmente la loro liberazione“. La stessa fonte indica che i salafiti in questione, hanno creatouna struttura all’interno della prigione chiamata ”Comitato di revisione e di riconciliazione nelle prigioni marocchine“, dichiarando di riconoscere la legittimità della monarchia e della lettura marocchina dell’Islam. La maggioranza della società civile crede senza ripensamenti che sia una mossa studiata a tavolino per poter essere liberati e continuare la loro battaglia ideologica e terrorista contro il Marocco e l’Occidente.

Fonte: My Amazighen

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Khadija Benguena, giornalista araba illustra l’umanità di Hitler

February 1, 2013 Leave a comment

Khadija Benhguena

La giornalista algerina alle dipendenze del canale del Qatar Al Jazeera, Khadija Benhguena, ha evocato, sulla sua pagina di FB, ”l’umanità di Hitler“. Questo personaggio inqualificabile ha illustrato il suo pensiero mostrando una fotografia di soldati tedeschi delle SS nell’atto della preghiera musulmana, spiegando che “Hitler permetteva loro di pregare“. Questo personaggio vergognoso ha poi aggiunto : ”I media che sono nelle mani degli ebrei, mascherano questa verità e concentrano l’attenzione su delle speculazioni legate all’Olocausto“, concludendo il suo squallido ragionamento dicendo che le vittorie dei nazisti avevano dato ai musulmani la libertà di praticare la loro religione, l’Islam. I propositi di questa donna sono stati ampiamenti condivisi, in quanto la signora è stata considerata, nel 2007, una delle 10 donne più potenti del mondo arabo, secondo il magazine americano Forbes.

Fonte: My Amazighen

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Italia, marocchini in crisi emigrano all’estero

February 1, 2013 Leave a comment

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La crisi economica che attanaglia l’Europa e l’Italia è sotto gli occhi di tutti. I marocchini che abitano nel nostro paese appartengono alle categorie più fragili della popolazione. Davanti alla disoccupazione molti di loro decidono di partire per la Francia o il Belgio, altri ancora raggiungono le loro famiglie in Marocco. L’Italia sta conoscendo una ondata migratoria di nuova generazione, potremmo dire al contrario. Queste considerazioni, numeri alla mano, sono state approfondite da Bichri Hamis, presidente di una associazione marocchina in Italia, l’Organizzazione Marocchina per lo Sviluppo, la Solidarietà e i Diritti in Italia (OMSSDI). ”I marocchini d’Italia lavorano molto per le piccole aziende  che dipendono dalle grandi società. Quando queste grandi società entrano in crisi anche l’indotto ne soffre ed è obbligato a licenziare. Molti altri lavorano nel settore alberghiero, prevalentemente in piccole strutture famigliari, ed in caso di sofferenza economica sono i primi a dover lasciare il lavoro“, ha dichiarato Hamid Bachri. . ”I marocchini che hanno ottenuto la nazionalità italiana dopo almeno 10 anni di soggiorno, o per via di un matrimonio, in quanto il diritto del suolo (ius soli) non esiste in Italia, partono verso la Francia o il Belgio dove il più delle volte hanno degli agganci parentali o amicali“, racconta ancora Hamid. Molti, come nei primi tempi della’loro migrazione lasciano le loro famiglie in Italia e si trasferiscono in altri paesi del nord Europa per trovare lavoro. Per tutti quei marocchini che non hanno nazionalità e sono in situazioni sia di regolarità che no, il cammino è inverso. Molti padri di famiglia che sono disoccupati decidono di tresferire le loro famiglie, donne e bambini, in Marocco, perchè la situazione economica è diventata insostenibile e questa decisione non è senza conseguenze per la famiglia; al ritorno nel loro paese trovano una situazione molto simile se non peggiore. Anche se il costo della vità è inferiore all’Italia i costi diventano doppi perchè bisogna comunque pagare un affitto anche in Italia e assicurare un minimo di entrate alla famiglia e, per un padre di famiglia, la situazione è terribilmente sfiancante. Poi ancora il problema della scuola per i bambini ; molti di loro, nati in Italia, non parlano l’arabo e devono integrarsi in un sistema scolare, quello marocchino, totalmente differente, dove i programmi non sono gli stessi. In Italia, dal 15 settembre al 15 ottobre 2012, una legge ha autorizzato le imprese che assumono lavoratori stranieri in situazioni di irregolarità a chiedere la loro regolarizzazione. Per i lavoratori è bastato fornire un contratto di lavoro e il passaporto ma alcuni Consolati, come quello di Bologna, ha concesso loro i passaporti in cambio di una carta di soggiorno italiana. Ridicolo, il  serpente che si morde la coda. Avere un passaporto per un marocchino, come per tutti, è un diritto inalienabile che non ha nulla a che fare con la situazione attuale in Italia. Questa decisione è stata motivata dal fatto che consegnare un così enorme numero di passaporti, biometrici, in poco tempo,  avrebbe generato molto, troppo, lavoro per gli impiegati dei consolati. A Bologna, il consolato moldavo in quel periodo apriva la struttura alle 8.30 chiudendo alle 19.30, il Consolato marocchino ha continuato a chiudere all‘una del pomeriggio. Risultato : soltanto 9.573 richieste di regolizzazione sono state depositate dai marocchini, un numero decisamente inferiore al numero dei lavoratori clandestini marocchini in Italia.

Fonte: My Amazighen

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Marocco, rivolta della cannabis nel Rif

January 30, 2013 Leave a comment

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I produttori di cannabis a Ketama, nella regione di Al Hoceïma, si sono sollevati contro una decisone delle autorità che proibiscono la produzione di cannabis per il 2013. I manifestanti hanno bloccato la strada costiera traAl Hoceïma e Tetouan domenica scorsa, distruggendo la sede della provincia di Bni Jmile. Le proteste, condotte secondo delle fonti dadisoccupati e da marocchini residenti in Spagna tornati a vivere in Marocco, sono finiti con degli scontri tra i manifestanti e la gendarmeria reale . Le autorità di Al Hoceïma affermano che queste manifestazioni sono animate da scopi  elettorali. Questa ipotesi è considerata reale daNouredine Mediane, deputato dell’Istiqal (partito riformatore) e feroce difensore della legalizzazione della cannabis in Marocco. Mediane critica il divieto imposto agli agricoltori in questo periodo di crisi economica, quando la produzione di cannabis è l’unica attività nelle regioni di Targuist, Ketama e Bni Boufrah. Nel Rif (zona altamente sconsigliata per i turisti), i baroni della droga risolvono i problemi della popolazione con i Makhzen (autorità governative) garantendo la produzione della cannabis, ma in questo caso di devono fare i conti con un comandante della gendarmeria che minaccia quotidianamente i loro interessi, finanziando campagne elettorali e obbligando i coltivatori a votare per i loro candidati. La situazione è ad punto tale che i piccoli agricoltori finiranno per credere che questa gente difende i suoi interessi personali  e non i loro.  In Marocco, primo paese al mondo per la produzione di Kif, l’Istiqal chiede da sempre la regolamentazione e la legalizzazione della coltivazione di cannabis. Nel nord del paese una barzelletta locale dice che ”la terra nel Rif è talmente sotto effetto della cannabis che se si piantano delle patate crescono zucchine”.

Fonte: My Amazighen

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Egyptair, barzelletta mini-tournée dei estremisti islamici marocchini

January 29, 2013 Leave a comment

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Un paio di settmane fa, una delegazione di deputati marocchini del PJD, partito islamista al governo, condotti dal deputato di Oujda, Abdelaziz Aftati, si sono recati in una mini-tournée attraverso il Medio Oriente, visitando la città di Gaza in mano ad Hamas e al Cairo in visita ai Fratelli Musulmani. Rientrando in Marocco, i deputati marocchini sono saliti su di un volo della Egyptair con scalo a Casablanca. A bordo, sono esplosi dalla collera, quando è stato diffuso nei mini schermi un film americano,Spyderman, che conteneva alcune scene di baci tra l’eroe e l’eroina del film. La reazione dei deputati islamisti marocchini, da scandalo è diventa barzelletta su tutti i media e nelle sedi politiche egiziane.  Sullo stesso volo erano presenti degli alti commissari dello Stato egiziano, un magistrato della corte egiziana e un numero importante di ricercatori universitari e uomini di governo del Cairo. Davanti a questo gotha politico-giuridico-universitario, i deputati islamisti marocchini hanno riflesso uno stato dell’arte molto inquietante del Marocco oggi, giocando ai pirati del’aria,spaventando e destabilizzando i passeggeri. Ciliegina sulla torta la presenza sul volo dell’attivista per i Diritti Umani egiziano Saad EdineIbrahim. Del Marocco, questo militante laico ha sempre avuto la migliore delle opinioni, avendo subito sotto il regime di Moubarak la persecuzione e l’esilio, commettando nelle vari televisioni l’esperienza politica marocchina molto positiva, citando la legge sulla famiglia, il rispetto degli ebrei e ancora la trasformazione in democrazia del reame marocchino. La scena che gli si è presentata davanti agli occhi, ha dato modo a Ibrahim di riflettere e scrivereun articolo che racconta  i fatti assolutamenti choccanti. Il titolo è ”Il bacio che ha rischiato di procurare 100 morti, a causa di estremisti marocchini pubblicato sul quotidiano egiziano Tahir News e che inizia con la scena del bacio tra Spyderman e la sua amata. Dalla scena del primo bacio, raccontano i fatti,  il deputato Abdelaziz Aftati lascia il suo posto e si avvicina ad uno steward, intimandogli di fermare immediatamente il film; lo steward cerca di sdrammatizzare la situazione offrendo al deputato una mascherina per gli occhi invitandolo a riposarsi dicendogli : ”Signore, ci sono oltre 100 passeggeri sull’aereo e vogliono vedere il film“. A questa risposta il deputato islamista marocchino inizia ad urlare creando un alterco con il personale di bordo e con gli altri passeggeri. Ibrahim racconta che tra loro erano presenti tre donne velate, mogli di tre dei marocchini presenti, che hanno cercato di calmare i mariti e gli altri deputati, invano.  A quel punto il comandante è intervenuto con un messaggio vocale rivolto ai marocchini che richiedeva la calma sull’aereo e, in caso contrario, l’atterraggio ad Algeri per presentarli alla polizia algerina come fautori di sommossa. Messaggio passato inascoltato dai deputati marocchini che hanno continuato la loro ridicola bagarre. Dopo circa 10 mn il comandante si è ripresentato annunciando chele autorità algerine avevano accettato di far atterrare il loro aereo all’aereoporto di Algeri (annuncio clamorosamente falso). L’annuncio del pilota, racconta Ibrahim, ha avuto l’effetto bizzarro di creare un alterco violento tra gli stessi deputati marocchini, anche fisico, incolpandosi a vicenda, mettendo in scena uno spettacolo pietoso davanti agli altri passeggeri. Entrano in scena, ancora una volta, le tre mogli velate, che avvicinandosi alla cabina di pilotaggio chiedono scusa al comandante trasmettendo anche le loro scuse ai passeggeri, pregandolo di fare rotta verso Casablanca, evitando l’Algeria perchè, secondo loro, le autorità algerine avrebbero maltrattato i deputati essendo marocchini. Le tre signore raggiungono lo scopo e il film prosegue sino alla fine, incorniciato da uno scroscio di applausi dei passeggeri egiziani nella scena finale che si conclude con un lungo bacio tra i due protagonisti.

Fonte: My Amazighen

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