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Archive for February 20, 2012

Arecibo, segnale alieno proveniente dalla spazio profondo

February 20, 2012 Leave a comment
Un segnale “alieno”, ritenuto interessante e degno di ulteriori accertamenti, è stato captato dal radiotelescopio di Arecibo, a Puerto Rico. Il segnale, stando a quanto riferito dagli astronomi, avrebbe avuto origine in un’area ancora non del tutto delimitata, che si trova tra la costellazione dei Pesci e quella dell’Ariete. I ricercatori, che hanno isolato per ben tre volte il segnale giunto fino al nostro pianeta, ritengono che la frequenza in questione non possa essere considerata una delle ormai conosciute interferenze naturali, e neppure un normale rumore di fondo che in passato ha portato a false illusioni.
L’Universo pullula di forme di vita intelligenti – Gli astronomi del Seti hanno mostrato grande entusiasmo ma, per ovvi motivi, cercano di restare con i piedi per terra, in attesa di ulteriori doverosi accertamenti. Dan Wertheimer, ricercatore del UC Berkeley SETI Project, ha comunque avvisato i colleghi che esiste la possibilità che non si riesca a decodificare completamente il misterioso segnale. La convinzione è comunque che nell’Universo esistano altre forme di vita intelligente, tantissime forme di vita. Gli scienziati stimano che nella nostra galassia, e nell’intero Universo esistono centinaia di miliardi di galassie, potrebbero esserci mediamente 10.000 civiltà intelligenti. Se calcolo fosse corretto significherebbe che l’Universo pullula di vita.
Il progetto Seti – Il Search for Extra-Terrestrial Intelligence, avviato nel lontano 1974, era stato bloccato per mancanza di fondi nel 2011 ma, grazie ad una serie di finanziamenti privati, nel mese di dicembre si è riusciti a riprendere i lavori. L’obiettivo è sempre lo stesso: isolare le “voci” e i “rumori” prodotti da una qualsiasi civiltà extraterrestre: una tanto evoluta da riuscire ad inviare segnali radio attraverso lo spazio. Insomma, i segnali captati per il momento non possono esser attribuiti con certezza agli alieni ma, in ogni caso, risultano esser degli ottimi “segnali di speranza”. Chissà che non si riesca finalmente a trovare una risposta alla persistente domanda: “Siamo soli nell’Universo?”.
Fonte: Tiscali
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Iran, minacce taglio esportazione oro nero in altri paesi Unione europea

February 20, 2012 Leave a comment

Stavolta e’ ufficiale: l’Iran ha interrotto la vendita del suo oro nero alle compagnie petrolifere francesi e britanniche e minaccia di fare lo stesso anche per Italia, Portogallo, Spagna, Germania e Olanda: lo ha annunciato oggi il portavoce del ministero iraniano del Petrolio, Alizera Nikzad.
“La vendita di petrolio alle compagnie britanniche e francesi è stata arrestata”, ha detto il funzionario iraniano, aggiungendo che valutera’ di intraprendere la stessa misura drastica anche contro l’Italia e altri quattro paesi dell’Unione Europea.
La decisone e’ stata presa in rappresaglia alle sanzioni imposte all’Iran dall’Occidente. Le sanzioni Ue imposte a gennaio hanno l’obiettivo di obbligare Teheran a fornire piu’ informazioni sul suo programma nucleare.
I paesi occidentali ritengono che l’Iran abbia l’intenzione di produrre armi nucleari, assunzione che Teheran nega a tutti i costi, sostenendo di produrre energia a scopi civili.
La Repubblica islamica esporta 2,2 milioni di barili di greggio al giorno, il 18% dei quali si distribuisce nei mercati europei, secondo i dati dell’Amministrazione dell’Informazione di Energia degli Stati Uniti.
Il mondo consuma circa 89 milioni di barili di greggio al giorno. Gli analisti sostengono che la settimana scorsa se l’Iran avesse sospeso l’invio di petrolliere ad alcuni paesi europei, come sembrava dai primi report, l’impatto sarebbe stato immediato, facendo schizzare al rialzo i prezzi del petrolio.
Dopo la diffusione della notizia, il Brent di Londra e’ salito ai massimi di seduta a quota $121 al barile, mentre il contratto WTI si e’ attestato in area $105, a solo l’8% di distanza dai massimi post-recessione toccati il 2 maggio 2011 (poco sotto $115).
Intanto una squadra di ispettori dell’Onu e’ arrivata oggi a Teheran per colloqui sul contoverso programma nucleare. L’Unione europea ha irritato Teheran lo scorso mese quando ha deciso di imporre un embargo sul petrolio iraniano dal primo luglio.
Da parte sua l’Iran, il quinto esportatore di greggio al mondo, ha risposto minacciando di chiudere lo Stretto di Hormuz, la maggiore via di trasporto del greggio.

Fonte: Wall Street Italia

Vladimir Putin, annuncio riarmamento epocale in Russia

February 20, 2012 Leave a comment

I rapporti internazionali non potrebbero essere piu’ tesi tra Cina, Russia, Iran e Siria da una parte e Usa, Europa e Lega Araba dall’altra.
Vladimir Putin, il primo ministro russo, candidato a ridiventare presidente alle prossime elezioni nazionali, ha promesso un riarmamento senza precedenti di Mosca.
L’annuncio giunge in vista del dispiegamento di una base anti missile in Europa da parte di Stati Uniti e Nato. In un articolo scritto nel giornale ufficiale della Gazzetta Russa (Rossiïskaïa Gazeta) e interamente dedicato alla questione militare, Putin mette in primo piano la necessita’ di rispondere con i fatti prima ancora che percorrendo la via diplomatica.
“L’epoca in cui ci troviamo esige una politica determinata al rafforzamento del sistema di difesa aereo e spaziale del paese. E’ la politica di Stati Uniti e Nato in materia di difesa antimissile che ci spinge a farlo”, scrive Putin.
“Ventitre mila miliardi di rubli (590 miliardi di euro) saranno consacrati totalmente a questi obiettivi (di riarmamento) nei prossimi dieci anni”, precisa Putin, sottolineando che “non il patriottismo non e’ mai troppo in questa materia”.
“Dobbiamo imbastire una nuova armata. Moderna, in grado di essere mobilitata in qualsiasi momento”. La storia insegna che in tempi di crisi, la probabilita’ di uno scoppio di una guerra e’ piu’ alta. E in quel caso Mosca non ha alcuna intenzione di farsi trovare impreparata.
Nel frattempo e’ salita la tensione tra le due Coree, dopo che Seul ha cominciato manovre militari con l’impiego di armi da fuoco nelle vicinanze della frontiera con Pyongyang nel Mar Giallo.

Fonte: Wall Street Italia

“Adolfo Wildt. L’anima e le forme tra Michelangelo e Klimt”, mostra ai Musei San Domenico di Forlì

February 20, 2012 Leave a comment

Forlì – Adolfo Wildt, l’artista nato a Milano nel 1868 e morto nel 1931 è il protagonista indiscusso della mostra inaugurata lo scorso 28 gennaio presso il Museo San Domenico, per iniziativa della Fondazione Cassa dei Risparmi e del Comune della città. La mostra è stata curata da Fernando Mazzocca e Paola Mola, con un comitato scientifico capitanato da Antonio Paolucci. L’esposizione rappresenta il primo passo del Progetto Novecento. Percorsi – Eventi – Interpretazioni, che si articolerà durante il 2013 con l’importante mostra DUX, dedicata ad un approfondimento sull’arte italiana negli anni del consenso.
Il percorso allestito al San Domenico dal parigino Wilmotte et Associès e dallo Studio Lucchi e Biserni, è funzionale alla grande arte di Wildt, che si confronta con i maestri del passato che per lui furono fonte inesauribile di ispirazione: Fidia, Cosmè Tura, Antonello da Messina, Pisanello, Dürer, Michelangelo, Bramante, Bronzino, Bambagia, Bernini e Canova; un confronto e un’ispirazione che non guarda solo al passato ma anche agli artisti moderni: Previati, Mazzocutelli, Rodin, Klimt, De Chirico, Morandi, Casorati, Fontana, Melotti.
Wildt si mostra estraneo e indipendente al mondo della avanguardie, ma consapevole di intrecciare nelle sue opere classico e anticlassico, grande è la sua eccellenza tecnica che sfocia in un forte eclettismo, capacità queste, che furono attaccate sia dalla critica più conservatrice, che non lo vedeva allineato ai contenuti ancora fortemente legati al Simbolismo, e per le scelte formali attirate da richiami gotici ed espressionisti lontani dalla tradizione mediterranea e all’arte del regime, sia dai sostenitori del moderno che criticavano il suo costante dialogo con i grandi artisti del passato, la vocazione monumentale, la fedeltà alla figura e non ultimo la predilezione della scultura come esaltazione tecnica e del materiale da lui privilegiato, il marmo, che riusciva a lavorare con effetti strabilianti, purificandolo. Tutti questi aspetti, che ne hanno condizionato per molto tempo la fortuna, oggi ci affascinano e la mostra che si rivela unica e originale punta a togliere dall’ombra l’operato di questo genio. Il lavoro di Wildt viene così tolto da ogni fuorviante schematizzazione in modo da farcene assaporare la più pura unicità. Partendo dal nucleo delle opere conservate a Forlì, esistenti grazie al mecenatismo della famiglia Paulucci di Calboli, importante per la storia della città e non solo, e grazie alla documentazione dell’Archivio Scheiwiller (il grande editore milanese che per via familiare ereditò molte opere e materiali di Wildt), è stato possibile raccogliere una grande quantità di capolavori dell’Artista e ricostruirne così in maniera completa il percorso della sua produzione scultorea e grafica. I temi privilegiati di Wildt, come il mito e la maschera, gli permisero di dialogare anche con altri linguaggi espressivi come la musica (Wagner), come la letteratura a lui contemporanea, da D’Annunzio (che fu un suo collezionista) a Pirandello e Bontempelli; in questo modo da grande ritrattista qual’era, con i busti colossali di Mussolini, Vittorio Emanuele III, Pio XI, Margherita Sarfatti, Toscanini e molti altri, seppe creare una specie di galleria degli uomini illustri contemporanei. Wildt cerca, inoltre, nelle sue figure umane l’anima e lo fa attraverso una specie di nudità essenziale, consentendo così al pensiero di coglierne l’armonia instaurata tra linea e forma. Secondo Paola Mola, tra i curatori della mostra forlivese, l’esperienza artistica di Wildt è diretta a restituire alla scultura “una sacralità e un’eloquenza nuove”: lasciamo allora la “parola” alle opere di Adolfo Wildt.
Va sottolineato che nell’ambito del Progetto Novecento, alla mostra sono collegate altre esposizioni sul territorio: a Faenza al MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche: “La ceramica nell’età di Wildt”; a Cervia ai Magazzini del Sale: “Giuseppe Palanti. La pittura, l’urbanistica. La pubblicità da Milano a Milano Marittima”; e a Predappio nella Casa Natale di Mussolini, due mostre in successione: “Archivio del Novecento. Marisa Mori, donna e artista del ‘900, il talento e il coraggio” e “Renato Bertelli, la parentesi futurista”.
“Adolfo Wildt. L’anima e le forme tra Michelangelo e Klimt”
Musei San Domenico, piazza Guido da Montefeltro, Forlì
Dal 28 gennaio al 17 giugno 2012
Dal martedì al venerdì dalle 9.30-19.00; sabato, domenica, giorni festivi dalle 9.30-20.00; lunedì chiuso; 9 e 30 aprile apertura straordinaria
Biglietti: intero 10,00 euro, ridotto 7,00 euro
Info: 02 43353520
http://www.mostrawildt.it

Iran, sospensione delle esportazioni in Regno Unito e Francia

February 20, 2012 Leave a comment

L’Iran ha sospeso le esportazioni di petrolio a Regno Unito e Francia. Lo rende noto il ministero del Petrolio iraniano sul suo sito shana.ir. La mossa sembra conseguente alla decisione dell’Unione europea, che ha scelto di boicottare il petrolio iraniano a partire da luglio. Ai 27 Paesi dell’Unione europea è destinato il 18% delle esportazioni del petrolio dell’Iran.  “Le esportazioni di greggio a compagnie britanniche e francesi sono state bloccate”, scrive sul sito il portavoce del ministero del Petrolio, Ali Reza Nikzad-Rahbar. “Abbiamo i nostri clienti e non abbiamo problemi a vendere e a esportare il nostro petrolio ad altri clienti”, si legge ancora sul sito. La scelta di prendere di mira Regno Unito e Francia sembra essere una decisione politica mirata a punire i due Paesi per aver sostenuto sanzioni più rigide contro l’Iran per il suo programma nucleare. La scorsa settimana i media di Stato avevano annunciato che l’Iran aveva in programma di tagliare le esportazioni di petrolio a sei nazioni europee, tra cui la Francia, ma successivamente avevano rivisto la versione dicendo che Teheran aveva semplicemente fatto sapere che non avrebbe problemi a rimpiazzare i clienti europei.

Fonte: La Presse

Madonna, decollo stentato per il nuovo singolo della Regina del Pop

February 20, 2012 Leave a comment

Gimme All Your Luvin’ lontano dai primi posti delle chart.
Non è stata sufficiente una platea di oltre 114 milioni di persone per lanciare il nuovo brano di Madonna nelle prime posizioni delle chart internazionali. La Regina del pop ha presentato la sua Gimme All Your Luvin’ nell’intervallo del Superbowl, l’attesissimo incontro di football americano che assegna il titolo di campione stagionale, ma nonostante ciò le vendite del singolo stentano a decollare.
Dopo quattro anni di silenzio, Madonna era chiamata ad affrontare il mondo della musica digitale. Da questa battaglia, la signora Ciccone sembra uscire con le ossa rotta. La settimana del debutto il brano si è inserito alla 37esima posizione della classifica del Regno Unito e al 13esimo posto della Billboard americana. E’ la seconda volta in carriera che un singolo di Madonna che anticipa un album non si insedia nella top ten durante la settimana d’uscita: l’altro analogo episodio risale a 30 anni fa, in occasione di “Everybody”, il primo singolo estratto dal suo album d’esordio.
Un vero flop, del tutto inaspettato. Le scarse vendite sono solo in parte attribuibili alla trovata promozionale di Madonna che, a tutti quelli che hanno acquistato in pre-order l’album ‘MDNA’, ha regalato il singolo di lancio Gimme All Your Luvin’. Una simile debacle per la cantante 53enne si ricorda solo con il brano Revolver, piazzatosi al 130esimo posto nella chart Uk. In quella circostanza, però, la canzone in questione era già in circolazione con la raccolta Celebration, uscita tre mesi prima.

Fonte: TMNews

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Bill Ward, nessun allontanamento dai Black Sabbath

February 20, 2012 Leave a comment

Il batterista della band al centro di una disputa contrattuale. “Alla prima occasione sono pronto ad andare in Gran Bretagna, registrare con la band e prendere parte al tour”. Queste le parole di Bill Ward, batterista dei Black Sabbath, al centro nell’ultimo mese di una disputa contrattuale che lo ha allontanato dal resto del gruppo. I fan possono tirare quindi un sospiro di sollievo, Bill non ha intenzione di abbandonare i compagni: “Ozzy, Tony e Geezer sono i miei amici di tutta la vita, non sopporto sentire commenti negativi su di loro – ha dichiarato Ward alla rivista Rolling Stone -. La scorsa settimana ho inviato altre comunicazioni a chi di dovere per cercare di raggiungere il prima possibile un accordo. Sto aspettando una risposta, ma resto fiducioso perché la questione si risolva in modo positivo”.
La polemica con Ward, che ha chiesto di firmare un contratto che riconoscesse il suo reale contributo alla band, è stata la seconda scossa che ha fatto traballare i Black Sabbath. Il gruppo metal, che lo scorso ottobre ha annunciato la clamorosa reunion, ha dovuto affrontare a dicembre il dramma di Toni Iommi, al quale è stato diagnosticato un linfoma. Il chitarrista ha reagito con forza alla malattia e sembra essere sulla via della guarigione. Adesso è la situazione di Ward a preoccupare: “Andremo avanti senza di lui – hanno fatto sapere qualche giorno fa Ozzy Osbourne e compagni -, ma se vorrà la porta per lui sarà sempre aperta”. Parole che lasciavano uno spiraglio alla riappacificazione che, oggi, non sembra più così distante.

Fonte: TMNews


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Science, piante trasformate in plastica

February 20, 2012 Leave a comment

Si tratta di un nuovo processo che trasforma le piante in plastica senza utilizzare il petrolio. Il risultato è arrivato a termine di una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica ‘Science’ ed ottenuto dallo sfruttamento della tecnica che trasformerebbe le biomasse in etilene e polipropilene, componenti alla base della struttura della plastica. La ricerca è stata condotta dallo sforzo congiunto delle università di Utrecht, Terneuzen e Delft e apre le porte ad una validissima alternativa nella futura produzione della plastica. La trasformazione è resa possibile dalla nuova classificazione di alcuni catalizzatori a base di nanoparticelle di ferro che vengono separate dalle nanofibre di carbonio.

Fonte: AGS Cosmo

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Bassano del Grappa, sesso a scuola e scatta parabola della cacciata dall’Eden

February 20, 2012 Leave a comment

Come sempre la maggiore colpevole di aver raccolto il frutto proibito dall’albero dell’Eden è Eva. La leggenda si ripete 2012 anni dopo la nascita di Cristo redentore, che purtroppo nonostante le buone intenzioni e l’atroce morte sulla croce seguita dalla resurrezione, ha redento e reso coscienziosa ben poca umanità. Stavolta è capitato a due ragazzini quindicenni di Bassano del Grappa in provincia di Vicenza, scoperti da un loro coetaneo dell’istituto di ragionieri, a fare sesso nel bagno dei maschi. Probabilmente sconcertato e forse anche un po’ scandalizzato dal comportamento dei due copulanti locali, si è affrettato a raccontare quanto aveva visto a tutto l’istituto con il risultato che i due ragazzini colpevoli evidentemente di piacersi e di amarsi, sono stati sospesi dal preside. La differenza della pena inflitta ai due studenti della scuola consiste nel fatto che al maschio è stato inflitto un solo giorno di sospensione mentre alla femmina, ne sono stati inflitti ben 4 di giorni di sospensione. L’istituto si è giustificato col dire che per la ragazzina c’era l’aggravante di essere stata scoperta nel bagno degli uomini. E se invece di essere una coppia eterosessuale fossero stati una coppia gay o lesbica? A quel punto sarebbero suonate le trombe dell’apocalisse? Oppure il bagno dell’istituto avrebbe sofferto una punizione divina come quella riservata a Sodoma e Gomorra? L’italietta dei benpensanti, di coloro che si scandalizzano delle misere miserie altrui e non delle proprie, è purtroppo sempre all’agguato. Che male c’è ad amarsi a 15 anni? Certo che sarebbe lecito però non consumare il proprio amore nei bagni della scuola e su questo i due ragazzi hanno certamente sbagliato e di conseguenza è giusto che vengano penalizzati ma in egual misura poiché entrambi hanno commesso il medesimo errore altrimenti ogni intenzione di paritetica civiltà fra uomini e donne sarebbe, ed in questo caso: è, ulteriormente compromessa con il risultato che la cultura machista e maschilista prenda sempre di più il sopravvento schiacciando inesorabilmente i diritti delle donne, già così poco ascoltate e valorizzate anche nella moderna ed avanzata civiltà occidentale. Di questa differenza di trattamento nella punizione inflitta ai due ragazzi nessuno si è però indignato, ci s’indigna invece quando un Celentano della situazione, dal palco di Sanremo, le canta di brutto alla stampa cattolica, rea, a suo dire, di pensare troppo alla politica e poco alla religione. Infatti della longa mano vaticana, ramificata nella politica, nella economia, nell’industria e nell’assocaizionismo in Italia, si rendono palesi tutti i risultati i quali rendono una equazione di sottrazione dei diritti e delle ricchezze dello stato derivanti dal popolo e un incremento del potere cattolico ad ogni livello della società. L’evidente risultanza è determinata da una diffusa coscienza pseudo cattolica che prevede fra le altre cose, un discrimine sostanziale fra uomini e donne. Per cui la ragazzina 15enne, è più colpevole del suo coetaneo maschietto pur avendo compiuto entrambi lo stesso ‘reato’. Equità, questo è ciò che manca: Equità sociale ed onestà intellettuale! Si potrebbe ad esempio, iniziare proprio dalle scuole in quanto è lì che si formano gli uomini e le donne del prossimo futuro.

Carla Liberatore

Fonte: AGS Cosmo

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Homeless, senza casa e invisibili

February 20, 2012 Leave a comment

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Con le temperature particolarmente basse si è tornati a parlare di una parte di popolazione altrimenti invisibile: i senza dimora. Gli interventi sono quasi sempre di tipo emergenziale e assistenziale, spesso affidandosi a volontari. Certo, è importante fornire servizi di base, ma il rischio è che portino alla cronicizzazione dello stato di homeless. Sarebbe invece necessario ricorrere a politiche di riduzione e prevenzione del fenomeno. Da valutare in modo rigoroso, così da incanalare le risorse verso gli interventi che effettivamente producono risultati positivi.
La colonnina di mercurio molto al di sotto dello zero delle scorse settimane ha riacceso i riflettori su quella parte della popolazione che più di ogni altra risente delle condizioni climatiche. Li si può chiamare senza tetto, homeless, senza fissa dimora, clochard, esclusi, barboni. Si può porre l’accento sulla mancanza di una casa nel senso fisico del termine, oppure sulla mancanza di un ambiente di vita idoneo per poter sviluppare delle relazioni affettive. Si può utilizzare lo stereotipo romantico, ma poco realistico, di un individuo che per scelta di vita abbandona ogni convenzione sociale e si pone volontariamente ai margini; oppure si può pensare a un individuo vittima del sistema sociale che ai margini viene posto. Sono molti i modi con cui vengono indicati coloro i quali vivono in strada e non hanno una dimora propria ma, al di là delle disquisizioni semantiche, si tratta di veri e propri “invisibili”.
Homeless in due città
Invisibili per i comuni cittadini. Invisibili per i politici che non li identificano come potenziali elettori, in quanto molto spesso non posseggono una legale residenza, e tendono quindi a non includerli nelle priorità della propria agenda politica e a preoccuparsene solo nei periodi in cui “l’emergenza freddo” li porta alla ribalta della cronaca. Invisibili anche per le statistiche ufficiali. Tutte rilevano infatti la numerosità degli individui che vivono in condizioni di povertà, sia assoluta sia relativa, ma non considerano coloro che non hanno una dimora fissa e vivono in una condizione di povertà estrema ed esclusione sociale. Raccogliere dati censuari o campionari su queste persone è estremamente difficile. Trattandosi di una popolazione particolare, spesso nascosta, difficile da approcciare e in continuo movimento all’interno di un dato territorio, il monitoraggio nel corso del tempo è molto complesso. A questo si deve aggiungere il fatto che, nella quasi totalità delle indagini, la base di campionamento comunemente utilizzata sono le abitazioni. Per questi motivi gli homeless vengono sistematicamente esclusi dalle statistiche ufficiali sulla povertà e sulla diseguaglianza sociale.
Nonostante le criticità, per la prima volta in Europa negli ultimi anni sono state fatte due indagini approfondite sui senza dimora, a Milano e a Torino. In entrambe le occasioni, per il suo alto livello di attendibilità, è stato utilizzato il cosiddetto S-night approach (Street/Shelter approach). Oltre 300 enumeratori nell’arco di una sola notte, in entrambe le città, hanno effettuato simultaneamente il conteggio di tutti i senza dimora sull’intero territorio cittadino e hanno per la prima volta “scattato una fotografia” di questa popolazione. A Milano gli homeless censiti il 14 gennaio 2008 sono stati 1.560 (408 in strada e 1.152 nei dormitori) mentre a Torino il 18 gennaio 2010 sono stati 765 (288 in strada e 477 nei dormitori). (1)
L’incidenza del fenomeno rispetto alla popolazione delle due città risulta essere pari allo 0,12 per cento a Milano e allo 0,084 per cento a Torino. In entrambe le città la distribuzione spaziale è omogenea all’interno del territorio urbano e solo in alcune zone centrali si segnala una maggiore concentrazione. Sulla base del censimento, la notte seguente, si è proceduto alla raccolta di circa 1.500 questionari su un campione casuale di individui.
Proviamo a utilizzare i dati raccolti per capire se emergono dei tratti distintivi della popolazione e se si riscontrano delle differenze nell’individuo tipo tra il 2008 e il 2010, anni che sono stati cruciali per la congiuntura economica negativa conseguente alla crisi.
Mentre a Milano le donne rappresentano il 10 per cento della popolazione in strada e il 16 per cento nei dormitori, a Torino la loro incidenza è maggiore (20 per cento) ma concentrata essenzialmente nei dormitori (95 per cento). La popolazione nel 2010 a Torino è mediamente più giovane (40 anni) rispetto alla popolazione di Milano nel 2008 (51 anni in strada e 43 nei dormitori). In entrambe le rilevazioni circa il 70 per cento della popolazione è costituito da immigrati.
In entrambe le città è minore il turn-over per chi dorme in strada, ma il fenomeno sembra relativamente più recente a Torino. A Torino in media gli individui hanno perso la casa da 4 anni (4.7 anni per gli intervistati in strada e 3.7 per i residenti nei dormitori) mentre a Milano in media gli individui che dormono in strada hanno perso la casa da 7 anni e coloro i quali dormono nei dormitori da 4 anni. La strada rappresentare la forma più estrema di homelessness cui è associata una maggiore difficoltà di reinserimento nel tessuto sociale. A Milano sembra esserci un maggior livello di cronicizzazione nel tempo della condizione di senza dimora.
Sebbene la partecipazione al mercato del lavoro sia più alta rispetto a quella che si riscontra nella popolazione generale, per effetto soprattutto della quota maggiore di individui che dichiara di cercare un lavoro, il tasso di occupazione alla data dell’intervista si attesta tra il 10 e il 15 per cento ed è minore per gli homeless che vivono in strada. In entrambe le città la maggioranza degli occupati non possiede alcun contratto di lavoro e una quota significativa ha contratti a termine. Il salario mensile di chi possiede una qualche forma di lavoro è di 395 euro a Torino e 611 euro a Milano, in entrambi i casi evidentemente insufficiente a consentire l’uscita dalla condizione di senza dimora. Emerge inoltre una correlazione negativa tra probabilità di essere occupato e in cerca di un’occupazione e il ricevere sussidi pubblici. La stessa correlazione negativa si ha quando si considerano gli aiuti monetari da parenti o amici e gli aiuti in kind (cibo, vestiti, farmaci).
L’esperienza degli Stati Uniti
Gli interventi di welfare su questa popolazione possono essere di tre tipi: 1. interventi di emergenza, volti ad alleviare/attenuare il fenomeno; 2. interventi di supporto e housing, volti a favorire l’inclusione sociale; 3. interventi di prevenzione. Le prime due azioni sono dirette alla popolazione che già vive il fenomeno, mentre la terza ha come target la popolazione “a rischio”. Gli interventi di emergenza sono tipicamente di breve periodo e temporanei, quelli di inclusione e di prevenzione sono duraturi e producono effetti di lungo periodo.
La letteratura che valuta l’efficacia di queste politiche è per lo più circoscritta agli Stati Uniti, ma suggerisce che lemisure preventive siano da preferire in un’ottica di efficienza economica. Agendo sul tasso di entrata nellahomelessness, riducono infatti il numero di senza dimora e consentono di abbassare i costi monetari e sociali. In più, si ha un’ulteriore diminuzione dei costi per via indiretta poiché la minor congestione dei servizi esistenti consente di attuare strategie migliori per accompagnare l’abbandono dalla condizione di senza dimora così da avere percorsi di uscita più rapidi. Viceversa, attuando misure di intervento ex-post si perde l’effetto indiretto derivante dalle esternalità positive prodotte dal primo canale.
Le politiche preventive, le cosiddette close the front door o entry policies, sono molteplici e includono l’assistenza agli individui vittime di sfratti, la fornitura di alloggi a canoni differenziati in base al reddito, il sostegno con percorsi mirati degli individui in alcuni snodi di vulnerabilità della vita (come la perdita del lavoro, un divorzio, la conclusione del periodo detentivo, solo per citarne alcuni). Il fatto che la homelessness abbia alla base una molteplicità di concause rende difficile la definizione del mix di interventi di prevenzione adeguati da offrire.
I piani anti-freddo
In Italia gli interventi sui senza dimora sono nella quasi totalità dei casi di tipo emergenziale e assistenziale. Le città attuano i cosiddetti “piani anti freddo” che consistono nell’incrementare l’offerta di posti letto durante i periodi dell’anno in cui il clima è più rigido e nel fornire coperte, cibo e bevande calde. La maggior parte delle istituzioni ricorre all’aiuto di volontari e del terzo settore per rispondere all’emergenza. La figura chiave del reinserimento diventano gli assistenti sociali (pochi) che studiano programmi ad personam definendo un percorso individuale.
Due aspetti accomunano queste politiche: (i) sono tutte assistenziali; (ii) non c’è evidenza empirica dell’efficacia degli interventi sul reinserimento degli homeless nella società. Certo, è importante fornire servizi di base, ma il rischio è che portino alla cronicizzazione dello stato per la maggior parte della popolazione. Poca attenzione viene invece posta a interventi che possano avere un effetto significativo medio su tutta la popolazione. Approcci innovativi per ridurre o prevenire la homelessness sono disperatamente necessari. Le politiche devono essere valutate in modo rigoroso, ad esempio con l’uso degli esperimenti randomizzati, così da incanalare le risorse verso quegli interventi che effettivamente producono risultati positivi drenandole da tutti quegli interventi inefficaci. Questo ridurrebbe notevolmente i costi affrontati ogni anno dai comuni italiani per “l’emergenza freddo”.
(1) A Milano è stato effettuato simultaneamente anche il conteggio degli individui residenti in aree dismesse, insediamenti abusivi e baraccopoli. Tale popolazione è risultata essere di 2.300 individui adulti.

Michela Braga, Lucia Corno

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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