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Archive for the ‘Vernissages e Mostre’ Category

“Mangasia: Wonderlands of Asian Comics”, mostra sul fumetto asiatico al Palazzo delle Esposizioni di Roma

October 7, 2017 Leave a comment

MANGASIA- WONDERLANDS OF ASIAN COMICS

7 ottobre 2017 > 21 gennaio 2018

A cura di Paul Gravett
Mostra creata da The Barbican Centre

 

La mostra “Mangasia: Wonderlands of Asian Comics” presenterà la più ampia selezione di opere originali del fumetto asiatico, esposte accanto alle loro controparti commerciali, stampate per il mercato di massa.

Buona parte di esse non è mai stata mostrata fuori dal proprio paese d’origine. La mostra si concentrerà inoltre sul processo creativo che porta alla realizzazione delle storie, partendo dalle sceneggiature e passando per schizzi e layout, fino alle pagine complete.

Curata da Paul Gravett e un team di oltre venti esperti, “Mangasia: Wonderlands of Asian Comics” esplorerà l’intero reame di questo nuovo continente del fumetto asiatico, attraverso opere provenienti da Giappone, Corea del Nord, Corea del Sud, India, Cina, Taiwan, Hong Kong, Indonesia, Malesia, Filippine e Singapore, nonché dalle scene emergenti come quelle di Buthan, Cambogia, Timor Est, Mongolia e Vietnam. Percorsi tematici metteranno a confronto la varietà di folklore, Storia e sperimentazione di tutta la regione. La mostra darà spazio ai precursori dei fumetti riconducibili alla tradizione asiatica delle arti visive “narrative” e al loro impatto che supera i confini della carta stampata per vivere sotto forma di prodotti animati e live-action per cinema e televisione, musica, video game, moda e arte contemporanea.
Paul Gravett è uno scrittore, specialista, editore e curatore TV che lavora nell’industria del fumetto dal 1981. È autore di molti libri sul tema. Ha anche coordinato numerose mostre sull’arte del fumetto, è co-direttore di COMICA, the London International Comics Festival.
Immagine: Du Gu, Zao Dao, 2014, character design for “Le Vent traversant les pins”. Published by Editions Mosquito, 2015

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“I latitanti sono loro”, personale di Filippo Riniolo presso Casa Vuota di Roma

September 6, 2017 Leave a comment

FilippoRiniolo_ilatitantisonoloro

I LATITANTI SONO LORO

PERSONALE DI FILIPPO RINIOLO

A cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo

Roma, Casa Vuota (via Maia 12, int. 4A)

11 settembre – 31 ottobre 2017

Inaugurazione: lunedì 11 settembre 2017, ore 19.00

Parlare di terrorismo utilizzando i linguaggi dell’arte e della poesia. È questa la sfida che lancia la mostra “I latitanti sono loro”, la personale di Filippo Riniolo che inaugura lunedì 11 settembre 2017 alle ore 19.00 negli spazi di Casa Vuota a Roma (via Maia 12 int. 4A, in zona Quadraro). A partire dalla memoria di alcuni episodi della storia recente del Quadraro, quartiere simbolo della Resistenza capitolina, e della strada stessa in cui Casa Vuota sorge, che ha ospitato a fine anni Novanta un covo delle nuove Brigate Rosse, Filippo Riniolo invita il pubblico a una riflessione sul significato profondo della violenza e sulle sue manifestazioni più estreme, come guerra e terrorismo. Connettendo esperienze locali e scenari globali, conflitti di oggi e memorie di ieri, Riniolo attinge a un repertorio di immagini mediatiche che diventano materia prima per una rielaborazione operata su un piano non solo strettamente visivo, ma anche performativo e installativo, con un coinvolgimento diretto del pubblico. La mostra, a cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo, è visitabile su appuntamento fino al 31 ottobre, dal lunedì al venerdì.

INFORMAZIONI TECNICHE:

TITOLO DELLA MOSTRA: I LATITANTI SONO LORO

AUTORE: Filippo Riniolo

A CURA DI: Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo

LUOGO: Casa Vuota – Roma, via Maia 12, int. 4A

QUANDO: dall’11 settembre al 31 ottobre 2017

ORARI: visitabile su appuntamento

VERNISSAGE: lunedì 11 settembre 2017, ore 19.00

INFORMAZIONI: cell. 328.4615638 | email vuotacasa@gmail.com

INGRESSO GRATUITO

“Seduzione e Potere” – La donna nell’arte tra Guido Cagnacci e Tiepolo, mostra al museo di Gualdo Tadino

July 28, 2017 Leave a comment

Seduzione e Potere - Vittorio Sgarbi | Gualdo Tadino lapromenadecult-w900-h900

SEDUZIONE E POTERE
La donna nell’arte tra Guido Cagnacci e Tiepolo
A cura di Vittorio Sgarbi

Dal 30 luglio al 3 dicembre 2017
Gualdo Tadino (PG), Chiesa di San Francesco

INAUGURAZIONE: 29 luglio, ore 17.00, Teatro Talia, a Gualdo Tadino

Per partecipare alla presentazione è necessario accreditarsi (fino a esaurimento posti) e riservare il posto seduti con l’acquisto del catalogo della mostra.
La prenotazione si può effettuare direttamente presso il Museo dell’Emigrazione Pietro Conti in piazza Soprammuro, dal martedì alla domenica (10.00 – 13.00 / 15.00 – 19.00), oppure contattando la segreteria organizzativa ai numeri 075 9142445 – 347 7541791 o via mail scrivendo a info@roccaflea.com.

Il catalogo ha un costo di 25,00 euro e comprende lo speciale biglietto d’ingresso valido per tutta la durata della mostra, con il quale si può entrare ogni volta che si desidera e accedere gratuitamente alle visite guidate organizzate ogni venerdì, sabato e domenica.
In più, in omaggio con il catalogo, 10 cartoline con le opere principali della mostra.

La seduzione è storia antica tanto quanto l’uomo e, per la donna, è da sempre un potere irrinunciabile.

Con questa mostra, a cura di Vittorio Sgarbi, il Comune di Gualdo Tadino e il Polo Museale aprono le porte dell’imponente Chiesa medioevale di San Francesco, nel cuore del centro storico, per svelare un percorso irresistibile e intrigante, dove regna sovrana la donna che si mostra nel pieno del suo fascino seduttivo.

Dalla terribile Circe di Anton Maria Vassallo che seduce e distrugge, fino alla delicata ritrosia di una giovane Rebecca al pozzo di Giuseppe Antonio Pianca, la mostra offre un ventaglio attraente del potere seduttivo della donna, mostrandone le diverse sfaccettature dipinte da artisti italiani tra la fine del Cinquecento e il Settecento, da Simone Peterzano, il primo maestro di Caravaggio a Milano, passando per Lionello Spada, Gioacchino Assereto, Mattia Preti, Luca Giordano, fino ai Tiepolo.

Senza scivolare mai nell’esplicito groviglio di corpi, i dipinti esposti (che provengono da prestigiose collezioni private italiane ed estere, dalla Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi di Forlì e dalle Collezioni d’arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro) raffigurano donne che offrono di sé il lato più segreto e intimo della loro femminilità, sempre consapevoli di un potere insito nella loro stessa natura.

INFO UTILI:

La mostra è aperta tutti i giorni
10.00 – 13.00
15.00 – 19.00
Ogni venerdì, sabato e domenica, alle ore 16.00, si organizzano visite guidate senza costi aggiuntivi.

ENTI PROMOTORI:
Comune di Gualdo Tadino
Polo Museale Gualdo Tadino
con il patrocinio della Regione Umbria e della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia

BIGLIETTI:
Intero 8,00€
Ridotto A 7,00€ – universitari e over 65
Ridotto B 5,00€ – gruppi (minimo 15 persone) e bambini 7-12 anni
Ridotto Unico Musei 3,00€
Gratuito – bambini fino ai 6 anni

CONTATTI:
Telefono: +39 075 9142445
E-mail: info@roccaflea.com

“Robert Indiana”, mostra del celebre artista presso la Pinacoteca Comunale Casa Rusca, Locarno

July 18, 2017 Leave a comment
Robert Indiana
Fino al 13 agosto 2017

Riconosciuto a livello internazionale per le sue opere, Robert Indiana è il protagonista di un’ampia esposizione attualmente visitabile alla Pinacoteca Casa Rusca. Si tratta della prima personale del celebre artista statunitense in un museo svizzero.

La mostra fa seguito alle ampie retrospettive promosse al MoMA, al Whitney Museum di New York e in altri grandi musei americani ed europei, ultimo dei quali, in ordine di tempo, il Museo di Stato russo di San Pietroburgo, dove una personale dell’artista è stata organizzata lo scorso anno. Numerose tra le più significative opere di Indiana di quest’ultima rassegna sono presentate in questa occasione, unitamente ad altri dipinti e sculture raramente visibili.

Il percorso espositivo, che vede susseguirsi una sessantina di opere, si snoda a partire da significativi esempi di dipinti su legno della fine degli anni ’50, dove si nota la predilezione di Indiana per i motivi geometrici, scaturita soprattutto dal confronto diretto con esponenti del movimento minimalista come Ellsworth Kelly, Agnes Martin e Jack Youngerman.
Si affronta successivamente la sua evoluzione artistica dei decenni seguenti, in particolare l’importanza assunta dalle parole, dai numeri e dai segni elaborati a partire dall’osservazione del panorama americano e sempre più protagonisti assoluti delle sue opere. Infatti così dichiarava l’artista in un’intervista al New York Times: “Ci sono più segni che alberi in America. Ci sono più segni che foglie. Per questo penso a me stesso come a un pittore del paesaggio americano“.

Robert Indiana, al secolo Robert Earl Clark, nato a New Castle nel 1928, è riconosciuto come una delle voci leader della Pop Art, insieme a Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg, Tom Wesselmann e James Rosenquist. Tuttavia si distingue dai colleghi per la peculiarità della sua arte, con riferimenti alle proprie radici culturali e pittoriche, in cui fonde idea, parola e immagine. Il suo pensiero artistico è al tempo stesso visivo e verbale: consapevole del fatto che il linguaggio gioca un ruolo nel processo del pensiero e questo include la sua identificazione con qualcosa di visivo, nei suoi lavori fa emergere le immagini dalle parole e, viceversa, le parole dalle immagini.

Tra i fenomeni più straordinari dell’arte degli ultimi 50 anni, Indiana dimostra una costante vitalità e ricchezza d’ispirazione, unitamente alla capacità di avere esplorato i grandi temi dell’esistenza attraverso gli occhi della memoria, di avere espresso la propria comprensione personale delle aspirazioni e dei fallimenti associati al “sogno americano” e di essere stato un precursore nell’uso dei segni e del linguaggio ampiamente adoperato dagli artisti contemporanei.

In mostra non manca la famosissima LOVE, opera che ha segnato il culmine della fama dell’artista. Nata come cartolina natalizia del MoMA a metà degli anni ’60, è stata in breve tempo assurta a simbolo del movimento pacifista, per poi affermarsi come marchio della Hippie Generation. Oggi è un’icona mondiale assoluta dell’arte contemporanea, fra le immagini più replicate al mondo.

Pinacoteca Casa Rusca
Piazza S. Antonio
CH-6600 Locarno
Svizzera
+41 (0)91 756 31 85
servizi.culturali@locarno.ch
www.museocasarusca.ch

“Addendi”, sculture di Riccardo Monachesi al Museo della Ceramica della Tuscia

June 27, 2017 Leave a comment

ceramiche Monachesi

ADDENDI

sculture di riccardo monachesi

Una mostra promossa dalla Società Cooperativa “Girolamo Fabrizio”,

a cura di Francesco Paolo Del Re 

Viterbo, Museo della Ceramica della Tuscia

17 giugno – 10 settembre 2017

Inaugurazione: 17 giugno 2017, ore 18.30

Civita Castellana (VT), Museo della Ceramica “Casimiro Marcantoni”

23 settembre – 7 gennaio 2018

Inaugurazione: 23 settembre 2017, ore 18.30

Due sedi museali e due appuntamenti espositivi – uno a Viterbo e uno a Civita Castellana (VT) – per la nuova mostra personale di sculture di Riccardo Monachesi, organizzata nell’anno in cui ricorre il quarantennale di attività dell’artista romano. L’esposizione, a cura di Francesco Paolo Del Re, si intitola Riccardo Monachesi. Addendi ed è promossa e allestita dalla Società Cooperativa “Girolamo Fabrizio”, gestore dei servizi culturali e didattici del Museo della Ceramica della Tuscia e del Museo della Ceramica “Casimiro Marcantoni”, con il patrocinio della CNA Associazione di Viterbo e Civitavecchia, in collaborazione con la Fondazione Carivit.

Il primo dei due appuntamenti inaugura sabato 17 giugno alle ore 18:30 ed è visitabile fino al 10 settembre 2017 negli spazi di Palazzo Brugiotti, prestigiosa sede del Museo della Ceramica della Tuscia, nel cuore del centro storico di Viterbo (via Cavour 67). Il secondo evento espositivo, invece, inaugura sabato 23 settembre alle ore 18:30 e resta aperto al pubblico fino al 7 gennaio 2018 nel Museo della Ceramica “Casimiro Marcantoni”, all’interno della Chiesa di San Giorgio a Civita Castellana (VT) (viale Gramsci 1).

Riccardo Monachesi. Addendi” raccoglie un’antologia delle sculture in ceramica realizzate dall’artista, con particolare attenzione alla produzione degli ultimi anni e con alcune significative incursioni nella produzione precedente, a partire dagli anni Ottanta del Novecento. A raccontare e accompagnare il percorso artistico di Riccardo Monachesi, un testo critico di Enrico Parlato.

ARTE COME PROCESSO DI CONTINUA ADDIZIONE – Una nuova personale, un nuovo addendo, a distanza di quattro anni dalla grande mostra organizzata all’interno del Museo delle Mura di Porta San Sebastiano a Roma. “Nel disegno più ampio del percorso della ricerca di un artista – scrive il curatore Francesco Paolo Del Re – ogni nuova tappa espositiva si inserisce come una tessera di mosaico, ponendosi in dialogo con il passato e il futuro della sua sperimentazione e con il contesto culturale all’interno del quale è inserito. In questo senso, la riflessione che ispira il titolo della mostra immagina il lavoro artistico come un fare processuale inserito in un universo di relazioni. Nelle due sedi di Viterbo e di Civita Castellana si presenta dunque una mostra-addendo, per valorizzare le peculiarità della scultura di Riccardo Monachesi, artista che fa dell’addizione di elementi modulari e della variazione all’interno di un principio seriale uno dei suoi punti di forza, con l’intento di trasformare il lavoro plastico in più ampie installazioni che si confrontano attivamente con lo spazio espositivo”.

SCULTURA E CERAMICA – Il lavoro di Riccardo Monachesi si incardina su due principi fondamentali: da una parte il primato della scultura, cioè l’affermazione di un modus operandi che precede la scelta del medium ceramico, dall’altra il rispetto assoluto della ceramica, che deriva da una vera e propria passione per la materia.

Monachesi scolpisce la ceramica da ben quarant’anni. La manipola. La osserva con le mani prima che con lo sguardo. Ne coltiva l’autenticità espressiva. Tenta di imbrigliarla con il giogo dei calchi lavorando sulla serialità e sulla modularità. La impreziosisce, liberandola dal manierismo attraverso l’esaltazione dell’incidente, dell’imprevisto, dell’indeterminato. Ma allo stesso tempo, in altri tipi di lavori, ne educa le potenzialità emotive ed espressive in virtù della sapiente duttilità nell’uso della tecnica del colombino, che asseconda plasticità sentimentali e traccia, come un vecchio giradischi, il solco di una melodia senza suoni.

LE OPERE IN MOSTRA – Il cuore della mostra è costituito da alcune nuove sculture, come per esempio la serie “TerraeMota”, quasi completamente inedita. “Ho iniziato a lavorare a questo progetto nel 2015 durante una residenza in Cile, su invito dell’Istituto Italiano di Cultura di Santiago del Cile. Nel corso del mio soggiorno cileno si è verificato un terribile terremoto e, a partire dall’osservazione della devastazione prodotta da questo cataclisma, ho iniziato a riflettere sul tema della casa franata e squassata. Un lavoro che ho deciso di proseguire anche al mio ritorno in Italia: i terribili terremoti dell’Umbria e delle Marche del 2016 mi hanno infatti convinto della necessità di riflettere con gli strumenti della mia arte sul tema della fragilità della costruzione umana”. Accanto a queste sculture di impegno civile, tra le opere recenti si annoverano anche lavori di respiro più intimo e privato, come “Persino le briciole”, una grande installazione a parete del 2015 che scandisce accenti e pause del verso di una poesia. Ma non è tutto. In un ideale abbraccio che supera il tempo, dagli archivi dell’artista riemergono poi alcuni lavori degli anni Ottanta, come la serie “Tangram” del 1985, composta di sette pezzi, le “Lune” del 1988 e le variazioni sul tema del circolo, oltre ad alcuni grandi vasi del decennio successivo: queste opere, preziose testimonianze di un percorso di ricerca tenace, coerente e di grande rigore formale, vengono esposte al pubblico per la prima volta dopo moltissimo tempo, per raccontare otto lustri di impegno di Riccardo Monachesi al servizio della scultura. Dentro la forma e oltre la materia.

“Imperfetta Bellezza”, personale di Pasquale Marinelli presso ART G.A.P. Gallery di Roma

May 23, 2017 Leave a comment
IMPERFETTA BELLEZZA
PASQUALE MARINELLI
a cura di Valentina Spinoso
ART G.A.P. Gallery
Via di San Francesco a Ripa 105/A
Roma
19/05/2017 – 28/05/2017
ATTRAVERSO IL MEDIUM DELLA FOTOGRAFIA IN COMUNIONE CON L’OGGETTO LIBRO, L’ARTISTA CI PROPONE UNA RIFLESSIONE A TUTTO TONDO SUL CONCETTO DEI CONFINI DELLA PERFEZIONE ARTICOLATA SU TRE LIVELLI: L’IMPERFEZIONE DELL’OGGETTO ANALOGICO, ORMAI DIVENUTO OBSOLETO; L’IMPERFEZIONE DEL PAESAGGIO ITALIANO; L’IMPERFEZIONE DEL CORPO UMANO.
IN UNA LOGICA DI ASSOLUTISMO MASSMEDIALE, IL CONCETTO DELLA BELLEZZA VIENE SEGMENTATO ATTRAVERSO L’ATTENZIONE AL DETTAGLIO, SMANTELLANDO, IN MODO IRONICO E DIRETTO, I CANONI SOCIALMENTE RICONOSCIUTI, MUOVENDOSI COSÌ DA UNA DIMENSIONE UNIVERSALE A UNA DI CARATTERE PERSONALE, INDIVIDUALE E INTIMO.

“Higher Learning e The NY Scene”, mostra fotografica di Patti Smith al Palazzo del Governatore di Parma

April 18, 2017 Leave a comment

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Inaugurate sabato 8 aprile, al Palazzo del Governatore, le due mostre di opere fotografiche con cui Parma apre il suo tributo a Patti Smith.
Fino al 16 luglio, 120 scatti di Patti Smith e 150 immagini d’autore sulla New York degli anni Settanta e Ottanta

Saranno aperte al pubblico fino al 16 luglio, al Palazzo del Governatore di Parma, Higher Learning e The NY Scene – arte, cultura e nuove avanguardie anni ’70-’80, le due grandi mostre di opere fotografiche con cui Parma dà avvio al suo omaggio di primavera all’icona del rock Patti Smith. 

naugurate al Palazzo del Governatore le due mostre di opere fotografiche con cui Parma apre il suo tributo a Patti Smith.
Fino al 16 luglio, 120 scatti di Patti Smith e 150 immagini d’autore sulla New York degli anni Settanta e Otta

Nella cornice del Palazzo del Governatore, Higher Learning, la mostra di opere fotografiche dell’icona del rock Patti Smith, offre ai visitatori circa 120 opere scattate in bianco e nero durante i viaggi dell’artista per il mondo. Il titolo è lo stesso di una canzone presente nell’album Land, uscito nel 2002. La mostra, organizzata da Università di Parma e Comune di Parma, è stata pensata appositamente in occasione del conferimento della laurea ad honorem che l’Ateneo assegnerà a Patti Smith. L’iniziativa si inserisce infatti all’interno del grande tributo che l’Università di Parma e la città dedicheranno, la prossima primavera, all’artista americana. Il 3 maggio Patti Smith riceverà la laurea magistrale ad honorem in Lettere classiche e moderne dall’Università e il 4 terrà un concerto sul palco del Teatro Regio. Venerdì 5 maggio l’artista sarà alla mostra per presentare di persona i suoi lavori.

Higher Learning è un’evoluzione di Eighteen Stations, presentata a New York ed esposta recentemente a Stoccolma. Il progetto originale è stato realizzato in collaborazione con la Robert Miller Gallery di New York e il Kulturhuset Stadsteatern di Stoccolma.

Nata nel 1946, Patti Smith, nota al grande pubblico per essere una delle cantanti più importanti della storia del rock, è un’artista poliedrica: fotografa, pittrice, scultrice, scrittrice, poeta e performer che ha lasciato, e continua a lasciare, un segno indelebile nel panorama culturale americano e internazionale attraverso una carriera che dura da più di quarant’anni. Durante le sue prime esplorazioni nel campo delle arti visive ha lavorato a stretto contatto con Robert Mapplethorpe, uno dei più grandi fotografi e ritrattisti tra gli anni Sessanta e Ottanta del secolo scorso. I due artisti si sono incontrati per la prima volta a New York City nel 1967 e sono rimasti amici fino alla morte di Mapplethorpe nel 1989.

Dopo più di dieci anni dalla sua ultima mostra di opere fotografiche in Italia, con Higher Learning Patti Smith torna a esporre con un’esibizione che ruota intorno al mondo del libro M Train, uscito nel 2015. Nel volume l’artista, come ha scritto la prestigiosa rivista “Rolling Stone”, “affronta un percorso attraverso i ricordi più cari, viaggia tra vita vissuta e universo onirico, suo fedele compagno di sempre”. Smith descrive quella che è, a tutti gli effetti, una sua autobiografia, “una tabella di marcia per la mia vita”, raccontando dai caffè alle abitazioni in cui ha lavorato in giro per il mondo. Riflettendo sui temi e sulle sensibilità del libro, Higher Learning è una sorta di meditazione sull’atto della creazione artistica e sul passare del tempo. Le fotografie illustrative che accompagnano le pagine del libro si soffermano, insieme con gli scritti, sul potenziale che l’arte e la letteratura possono offrire alla speranza e alla consolazione. Le foto ritraggono i letti, le statue, gli strumenti artistici e le lapidi, che sono appartenuti a personaggi che hanno contribuito a formare e sviluppare la cultura dell’umanità, creando una sorta di diario visivo. Le stampelle di Frida Kahlo, il letto di Gabriele D’Annunzio, l’accappatoio di Johnny Depp, l’appartamento di Carlo Mollino, il bastone di Virginia Woolf, le tombe di Pier Paolo Pasolini e Jean Genet e la sedia di Roberto Bolaño resuscitano la loro anima attraverso le immagini dei loro beni o dei loro luoghi di riposo. A Parma, l’unica tappa italiana, l’artista esporrà anche alcuni scatti non presenti nella mostra di New York e Stoccolma.

“Da giovane – spiega Patti Smith sognavo di frequentare una grande università. È un onore ricevere la Laurea honoris causa dall’Università di Parma, una delle più antiche e prestigiose Università d’Europa.

Ho sempre creduto nell’importanza dell’istruzione, e ottenere un riconoscimento da parte di questa eminente istituzione di istruzione superiore è sia motivo di imbarazzo che di stimolo.

Il senso della mostra è un omaggio a un altro genere di istruzione. L’università della vita, dei viaggi, dei libri, artisti, poeti e insegnanti.

Le immagini sono rappresentazioni visive del pellegrinaggio e della gratitudine, e un continuo amore e rispetto per le nostre voci culturali, per le loro grandi opere e per l’umiltà dei loro strumenti. Un pennello, una macchina da scrivere e i letti in cui hanno sognato. I luoghi della loro pace eterna”.

Smith utilizza una macchina fotografica vintage Land 250 Polaroid, prodotta alla fine degli anni ’60 con un telemetro Zeiss Ikon. La fotocamera si serve di una speciale pellicola che produce una stampa a sviluppo istantaneo. Le fotografie Polaroid di Patti Smith sono stampate su gelatina d’argento in edizioni limitate da dieci. Nell’epoca degli scatti digitali e della manipolazione delle immagini, le sue opere combattono per l’uso della fotografia nella sua forma più classica, come strumento per documentare e fissare per sempre un istante, un momento ritrovato.

All’interno della mostra sarà allestita anche la Patti Smith Library, contenente un centinaio di opere letterarie e cinematografiche che hanno ispirato e guidato il lavoro dell’artista nel corso della sua vita. I libri e i DVD saranno a disposizione del pubblico, che potrà consultarli sul posto. Alcune opere saranno anche in vendita nel bookshop.

La mostra Higher Learning è resa possibile grazie al supporto di BDC, Bertinelli Cibus&Fun, Conad Centro Nord, Fondazione Monte Parma, Fondazione Cariparma, Banca Mediolanum.

MOSTRA THE NY SCENE – ARTE, CULTURA E NUOVE AVANGUARDIE ANNI ’70-’80

Insieme a Higher Learning è stata inaugurata sempre a Palazzo del Governatore un’altra mostra di opere fotografiche, The NY Scene – arte, cultura e nuove avanguardie anni ’70-’80, prodotta da Photology in collaborazione con il Comune di Parma e “dedicata – come ha ricordato l’Assessore alla Cultura del Comune di Parma Laura Maria Ferraris – alla scena newyorkese proprio di quegli anni che tanto hanno inciso sulla creatività e su una cultura poi diventata globale e sulla stessa esperienza di Patti Smith”.

Durante tutti gli anni ’70 New York diventa la capitale mondiale dell’arte contemporanea e la grande affermazione commerciale della Pop Art fa sì che la cultura delle avanguardie cresca nei salotti borghesi della città. La mostra vuole ricordarci quei momenti che New York ha vissuto tra sesso, arte, droga, cultura pop e avanguardie letterarie.

I fotoartisti in mostra sono stati scelti tra tanti che hanno operato in quegli anni in una New York fatta a immagine fotografica. Gli scatti e i video su grandi personaggi pop, cittadini comuni e luoghi creativi e alla moda rappresentano frammenti di memoria di un genere di esperienza che grandi fotografi e artisti come Galella, Ginsberg, Goldin, Gorgoni, Makos, Mapplethorpe e Warhol hanno voluto o saputo affrontare con coraggio e abnegazione.

Alcuni di questi erano profondamente legati a Patti Smith, che ha vegliato Ginsberg sul letto di morte e ha vissuto gli anni più formativi della sua giovinezza assieme a Mapplethorpe.

Negli anni ’70 la fotografia artistica attraversa cambiamenti radicali. La nascita della performance e delle installazioni, nonché dei vari tipi di landart e bodyart, rende la documentazione fotografica indispensabile. La grande rivoluzione che questi artisti hanno saputo cogliere nella “Big Apple” di quegli anni è il primo sintomo di un mondo in cambiamento, quello della “cultura totale”, dello “snobismo di massa”, di una società senza più “middle class”. È la nuova America edonista di Ronald Reagan quella che sta per nascere, una società che in pochi anni corrisponderà al “sistema mercato”.

New York è l’avamposto di questa nuova cultura, in un continuo slittamento downtown – uptown dove la borghesia si innamora della cultura delle avanguardie e le avanguardie vivono grazie ai finanziamenti dei salotti borghesi. Si crea un sistema culturale trasversale fatto di nuove esperienze di una e dell’altra parte: come le visioni poetiche e letterarie della Beat Generation entrano nella musica pop, così la nuova disinibita cultura gay pervade l’arte delle gallerie più rinomate della città.

È l’interesse per la quotidianità che genera arte, poesia, letteratura e addirittura cinema in quella New York caposaldo della nuova cultura americana. Ed è interessante osservare che, con modalità diverse, fu proprio il Neorealismo italiano ad essere antesignano di questo sistema culturale trasversale che ha regalato al mondo intero uno dei più acclamati periodi artistico – culturali del Novecento. Il cambiamento che New York ha prodotto tra il 1970 e 1980 è quanto di più radicale avvenuto nella società occidentale di fine secolo.

Le mostre Higher Learning e The NY Scene – arte, cultura e nuove avanguardie anni ’70-’80 chiuderanno il 16 luglio.