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Hart of Dixie, anteprima esclusiva nella prima serata di Mya di Mediaset Premium

September 4, 2012 Leave a comment

La giovane Dottoressa Zoe Hart si ritrova su un pullman diretto in un posto disperso dell’Alabama, dopo che non le è stata concessa la borsa di studio per diventare un chirurgo cardiotoracico. Si ritroverà ben presto a disagio per la mancanza dei lussi presenti nella sua città natale, New York. Sul punto di lasciare la clinica che il medico, ex proprietario le aveva lasciato, scoprirà dalla sua segretaria che in realtà, questo medico era il suo vero padre.

L’appuntamento con i 22 episodi della prima stagione di Hart of Dixie è per tutti i martedì alle 21:15 a partire da stasera.

  • Zoe Hart, interpretata da Rachel Bilson: sebbene aspirasse a diventare un chirurgo cardio-toracico come suo padre, dopo quattro anni al New York Hospital non riesce ad ottenere la borsa di studio a causa della sua scarsa capacità di trattare con i pazienti. Con tutte le borse già assegnate, si vede costretta a dover esercitare come medico di famiglia per un anno, prima di poter rifare domanda per la borsa di studio. Dopo aver ricevuto l’ennesima cartolina da parte di un anziano signore, Harley Wilkes, il quale le offri un lavoro il giorno della sua laurea, decide di trasferirsi a Bluebell, in Alabama, per lavorare nello studio di Wilkes. Scopre così che Harley è morto mesi prima del suo arrivo a Bluebell.
  • George Tucker, interpretato da Scott Porter: George è un avvocato di Bluebell che dà un passaggio a Zoe fino alla cittadina dell’Alabama, attirando ben presto l’attenzione della giovane dottoressa. George ha vissuto due anni a New York e per questo si sente simile a Zoe. È fidanzato da anni con Lemon Breeland e sta per sposarla, ma non sa che, nei due anni di assenza da Bluebell, Lemon ha avuto una relazione con Lavon Hayes.
  • Lemon Breeland, interpretata da Jaime King: figlia di Brick Breeland e fidanzata di George Tucker. È una tipica ragazza del sud, dal look desueto, legatissima alle tradizioni dell’Alabama. Fin dalla sua comparsa in città detesta Zoe, soprattutto in quanto minaccia al suo fidanzamento con George. Pur avendo deciso di sposare George è ancora legata, pur non ammettendolo, a Lavon Hayes, col quale in passato ha avuto una relazione di cui nessuno è a conoscenza.
  • Lavon Hayes, interpretato da Cress Williams: sindaco di Bluebell e ex sportivo professionista. Cerca di rifarsi una vita dopo che Lemon lo ha lasciato ma per lui è molto difficile sia perché la ragazza glielo impedisce sia perché lui la ama ancora. Diventa uno dei migliori amici di Zoe.
  • Rose Hattenbarger, interpretata da McKaley Miller: segretaria di Harley Wilkes, aiuta Zoe quando la ragazza arriva in città e le rivela la verità sul suo vero padre.
  • Wade Kinsella, interpretato da Wilson Bethel: barista di Bluebell, è il dongiovanni del paese. Tutte le ragazze spasimano per lui. Simpatico, con la battuta pronta, sveglio, è interessato a Zoe. Per quanto la ragazza sia attratta da Wade, il suo cuore però è rivolto a George.
  • Brick Breeland, interpretato da Tim Matheson: medico socio per metà della clinica di Harley Wilkes. Si ritrova ora a dover dividere la clinica, che poteva essere interamente sua, con Zoe. Tipico uomo del sud tenta di mettere i bastoni fra le ruote in tutti i modi all’attività di Zoe per poter comprare la sua metà della clinica. È stato abbandonato dalla moglie 12 anni prima ed è il padre di Lemon e Magnolia.

Fonte: MondoRaro

 

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“Person of Interest”, series di J.J.Abrams e Jonathan Nolan

March 2, 2012 Leave a comment

Person of Interest è la serie tv firmata J.J.Abrams e Jonathan Nolan pone al centro della propria vicenda dei temi diventati sempre più attuali e scottanti a partire dall’11 settembre di quel 2001 così lontano quanto ancora vivo e presente nella vita di tutti noi. Temi di interesse per gli americani ma, sostanzialmente, per chiunque viva nel mondo occidentale: sicurezza e controllo. E’ noto come a seguito del giorno degli attentati ci sia stata una reazione negli USA quanto nel resto del mondo per reagire ai nuovi pericoli del terrorismo internazionale. La famosa Patriot Act fu il primo immediato provvedimento USA che interveniva direttamente su quello che era l’inizio dell’era di internet così come la conosciamo oggi e, in breve, autorizzava il Governo (via le varie organizzazioni militari) a controllare qualunque cittadino americano in ogni sua più piccola attività telematica senza alcuna restrizione. Si può dire forse che fu il via a tutte le questioni e dibattiti sulla privacy che continuiamo a trascinarci dietro ancora oggi. Fatto sta che ad oggi si sono certamente moltiplicati tutti i sistemi di sorveglianza e controllo: milioni di occhi elettronici delle telecamere di sorveglianza (con relativa implementazione del riconoscimento facciale) sparse nelle città di tutto il mondo, intercettazioni telefoniche e ambientali, senza contare che le possibilità di tracciabilità di un cittadino sono pressoché totali dal momento che ormai quasi tutto quello che facciamo avviene per via elettronica: dalla registrazione dei nostri dati anagrafici alle transazioni bancarie, da come utilizziamo internet, la corrispondenza mail e così via, mentre per quanto riguarda il mondo fisico siamo localizzabili in qualunque momento, basta avere con sé un cellulare (via gps o celle).
Ok, questo è lo scenario nel quale Person of Interest si incastra e nel quale ci fa entrare. Un enorme sistema software, “the machine” in lingua originale, in grado di controllare i cittadini americani incrociando tutti i dati generati dai sistemi sopraesposti per arrivare a individuare qualunque potenziale terrorista. La trama arriva subito al dunque e non lascia troppo spazio al mistero, spiegandoci abbastanza esplicitamente anche il senso del tutto: Finch (Michael Emerson) è un miliardario con risorse pressoché illimitate che è l’uomo che ha creato “la macchina” per il Governo americano.  Ben presto si è reso conto del fatto che le potenzialità di questa macchina sono non solo individuare i terroristi ma, proprio grazie all’incrocio di tutti i dati raccolti, di poter individuare qualunque soggetto “interessante” (da qui il titolo della serie) nel senso di potenziale vittima o carnefice di un qualche crimine. Fatto sta che al Governo Americano queste persone non interessano e sono sacrificabili per il bene comune più grande, ovvero non c’è alcuna azione di prevenzione di questi crimini, la macchina viene utilizzata unicamente con lo scopo di individuare i terroristi che rappresentano la sola priorità. Finch si ricrede sulla bontà della sua opera e decide quindi di agire da sè sfruttando la sua possibilità di accesso al sistema per ottenere quelle che chiama “le liste” di queste person of interest che la macchina elabora ogni giorno, per poter intervenire a prevenire i crimini. Ovviamente non può fare tutto da solo e qui entra in gioco Reese (James Caviezel), un ex militare che ha perso tutto (ovvero la donna amata) e che dopo le prime perplessità accetta la proposta di Finch ad aiutarlo in questa sua missione. E qui comincia l’avventura dei due neo-partner che ogni puntata (almeno così sembra) dovranno risolvere un caso e salvare o fermare qualcuno.
Sulle possibilità concrete di un sistema software simile, in grado di tracciare e incrociare i dati in modo da prevedere di fatto il futuro di certi eventi, vi rimando a questo articolo che avevo scritto tempo fa sul tema (e questo post invece sul riconoscimento facciale disponibile su qualunque iPhone grazie all’app KLIK). Motivo per il quale trovo che questa serie sia attualissima quanto interessante al di là della sua capacità di intrattenerci, proprio perché compie una riflessione concreta su come oggigiorno vengano raccolti e trattati tutti questi dati che, ci piaccia o meno, consapevoli o no, generiamo.
Tecnicamente molto ben fatto, un ritmo sostenuto che non lascia spazio alla noia e una interpretazione notevole, anche se bisogna ammettere che non si può più fare a meno di (intra)vedere sempre il volto di Gesù in Jim Caviezel e qualcosa di Benjamin Linus in Michael Emerson, del resto quando si interpretano ruoli così ben caratterizzati è difficile scrollarseli poi di dosso. Bellissima la sigla costruita tutta con grafiche e inquadrature chiaramente di stile da telecamera di sorveglianza, tema poi ripreso da continui intermezzi durante la puntata che ci offrono una visuale dal punto di vista della macchina. Inquadrature prese dalle telecamere di sorveglianza con grafiche che mostrano il funzionamento di tracciamento e riconoscimento del sistema (timer, numeri di camera, riquadri sui volti delle persone, frammenti audio chiaramente sintetizzati e così via) che puntano gli stessi attori protagonisti. Ci è quindi data la possibilità di entrare dentro la macchina e vedere gli eventi dal suo punto di vista ed è curioso l’effetto che fa, lo stacco dalle inquadrature normali a questo occhio neutro, freddo, meccanico nei movimenti lineari di una telecamera di sorveglianza, sembra proprio di cambiare regia che ci fa sentire la differenza tra l’essere dentro gli eventi (pur se stiamo guardando una fiction su schermo) e il guardarli freddamente dal di fuori e forse sono gli unici momenti in cui percepiamo che stiamo guardando un film, che ci sentiamo spettatori e ci vediamo per quello che siamo: un occhio esterno che segue una vicenda su di uno schermo.
Se devo fare una critica, è quella già accennata della rapidità col quale ci viene spiegato tutto fin da subito e si lascia ben poco spazio al mistero o a questioni irrisolte. Ma, di buona regola (e gli americani di regole della narrazione fiction ne sanno parecchio), come insegna Pamela Douglas nei primi tre episodi solitamente le cose restano sostanzialmente invariate per permetterci di entrare nel mondo proposto e dare tempo ai ritardatari di ambientarsi anche se han perso la prima o seconda puntata, quindi non è affatto scontato che non ci siano colpi di scena anche clamorosi nella vicenda -e lo dico dopo aver visto appunto solo i primi 3 episodi-. Io provo a buttarne lì un paio, tanto per vedere se ci azzecco: possibile che a nessuno del Governo possa cominciare a dar fastidio l’attività di Finch e Reese? Tutti questi dati raccolti, oltre che interessare solo per scovare i terroristi, non hanno nessun altro interesse per le varie agenzie militari? Insomma i complottismi riguardo le cospirazioni governative USA sono un tema piuttosto ricorrente. Infine, la prima cosa che ho pensato è stata: ok, abbiamo i due protagonisti e una macchina che tutti i giorni fornisce loro i nomi di queste “person of interest“.. stai a vedere che un giorno o l’altro la macchina fornirà proprio il nome di uno dei due protagonisti? Chissà.
Intanto, ricordate.. You are being watched.

Fonte: Noisymag

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Dexter, sesta stagione in anteprima gratuita

January 26, 2012 Leave a comment

Ebbene si, Dexter, il serial kyller più famoso della  tv è tornato, in una nuova e inquietante stagione. Prodotto da Showtime, la sesta stagione sarà trasmessa su Sky a partire da giovedì 26 gennaio su Fox Crime. La buona notizia? La possibilità di vedere il primo episodio della serie gratuitamente ed in anteprima (anche in HD 720p) sul sito della Fox. Sarà una questione commerciale e quant’altro, ma come non approfittarne?

Stefano Campagna

Fonte: Skimbu

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Alcatraz, serie televisiva diversa da ‘Lost’ secondo J.J. Abrams

January 10, 2012 Leave a comment

Alcatraz, serie televisiva fantascientifica in onda sulla rete Fox dal prossimo 16 gennaio e, in Italia, su Fox Crime dal 30 dello stesso mese, non è simile a Lost nonostante sia ambientata su un’isola misteriosa. A fare la dovuta precisazione è J.J. Abrams, regista e co-ideatore di Lost e produttore esecutivo anche della nuova serie ambientata sull’isola nella baia di San Francisco. “In teoria – ha detto Abrams ai giornalisti della Television Critics Association – ogni massa terrestre è un’isola quindi potremmo sostenere che ogni show visto è simile a Lost, ma non lo è”.
Il drama, ambientato sulla famosa isola carceraria, racconta della ricomparsa nel 2012 di trecento persone, tra prigionieri e guardie, scomparse nel nulla nel 1963. I trecento tornano senza il minimo segno d’invecchiamento e determinate a seminare una scia di crimini. Sarà l’agente della polizia locale Rebecca Madsen, interpretata da Sarah Jones, con l’aiuto del dottor Diego Soto (l’Hugo “Hurley” Reyes di Lost) a tentare, episodio dopo episodio, di venire a capo del mistero sventando anche le singole minacce.

Fonte: TMNews

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Electric City, serie animata di Tom Hanks debutta su Yahoo

January 10, 2012 Leave a comment

Uscirà questa primavera e sarà ambientata nel futuro.
L’era delle prime visioni al cinema e in televisione inizia a lasciare il posto ai debutti su Internet. “Electric City”, la nuova serie animata ideata, scritta e prodotta da Tom Hanks, sarà lanciata la prossima primavera direttamente su Yahoo. Per il gigante del web che da tempo sta lavorando per rafforzare la sua offerta di intrattenimento, tra reality show, programmi di notizie e attualità, si tratta della prima serie originale e inedita.
Il progetto, che Hanks ha realizzato e prodotto in collaborazione con Playtone e la società di comunicazione Indiana Reliance Entertainment, verrà presentato martedì a Las Vegas, in occasione del Consumer Electronics Show, una manifestazione dedicata all’elettronica di consumo.
L’attore americano ha lavorato alla sua idea per anni, valutando anche l’ipotesi di utilizzare delle marionette per l’animazione. “Electric City” è composta da 20 episodi, ognuno dei quali dura 3-4 minuti. Sarà ambientata in un futuro post apocalittico, in una cittadina dall’atmosfera tranquilla, e affronterà tematiche sociali attuali, tra cui la questione delle risorse energetiche e la libertà di informazione. Secondo quanto pubblicato dal New York Times, l’immagine di Hanks del futuro è ottimistica: la società “non è degenerata in stile orwelliano, ma l’esatto opposto”.
La serie, distribuita online e fruibile anche con tablet, come Ipad e Kindle, sarà disponibile in diverse lingue. Oltre che impegnarsi come produttore, Hanks presterà anche la sua voce per la versione in inglese.

Fonte: TMNews

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Downton Abbey, anticipazioni della seconda stagione

January 9, 2012 Leave a comment

Downton Abbey. Cosa succederà nella seconda stagione? Downton Abbey si è conclusa da pochi giorni con l’ultima puntata, ma sul web continua la ricerca di nuove anticipazioni sulla seconda stagione della serie british trasmessa in prima tv su Rete 4. Quale destino per la famiglia Grantham, a chi andrà l’eredita di Downton? La Prima guerra mondiale no n lascerà indenne la famiglia Grantahm. Mary e Matthew si riappacificheranno? Prima di lasciarvi alcuni sviluppi della trama della prossima stagione, ecco una breve sintesi dell’ultima puntata. Sibyl Crawley è del tutto intenzionata a fare della propaganda politica in favore del diritto al voto delle donne. La sua famiglia però si mostra decisamente contraria a questa iniziativa, in particolar modo suo padre e sua nonna, Lord Robert Grantham e la contessa Violet. Durante le elezioni a Sybil accade un incidente, che per fortuna non ha gravi conseguenze per la ragazza. A causa di tutto ciò potrebbe essere licenziato il suo autista, da tempo innamorato di lei, dal momento che Sir Robert è davvero furioso con entrambi. Mary, che nella scorsa puntata aveva ricevuto una proposta di matrimonio da Matthew, decide di rifiutare. Lo sfortunato consiglio arriva dalla zia Rosamund, che sottolinea in particolar modo il problema della gravidanza di Cora. Intanto la situazione tra Edith e Mary è del tutto irrecuperabile. Tra le due infatti è guerra aperta, dal momento che Edith ha messo in giro una voce inerente la morte di Kemal Pamuk diplomatico turco che ha perso la vita durante una notte d’amore con sua sorella. Ai piani bassi però la situazione non va meglio: la cuoca, Mrs Patmore deve fare i conti con seri problemi di vista, che le causano non pochi guai con lo svolgimento del lavoro in cucina. Thomas invece continua a maltrattare e tormentare il timido e giovanissimo William, in difesa del quale si schiera poi Bates. Proprio questi si ritrova a dover fronteggiare una dura e difficile situazione. Per proteggere sua moglie, donna calcolatrice e senza scrupoli, colpevole di un furto, Bates si è preso la colpa e viene per questo arrestato. Anna, dopo aver parlato con la moglie di Bates,  viene a conoscenza di tutta la verità. Vera, la moglie del valletto, dopo il furto si è data alla fuga, lasciando nei guai suoi marito. Intanto Bates, parlando con Moseley, confessa d’essere profondamente innamorato di Anna. Tra Mary e Matthew invece il rapporto inizia a incrinarsi bruscamente, dal momento che il ragazzo non riesce davvero a farsi una ragione del rifiuto ricevuto alla sua proposta di matrimonio, soprattutto perché tra i due sembrava essersi instaurato un certo rapporto d’intimità. Intanto Sarah O’Brien, cameriera di Lady Cora, crede che la  signora stia cercando una nuova cameriera e sia  del tutto intenzionata a licenziarla così decide di mettere in atto una vendetta. Cora, dal canto suo, sta realmente cercando una nuova domestica, ma non per lei, bensì per sua suocera. Il piano della O’Brien però è ormai in atto e, inconsapevole dell’innocenza di Cora, lascia cadere in terra una saponetta, proprio mentre la donna sta facendo il bagno. Il risultato è atroce, dal momento che Cora, uscita dalla vasca, scivola e cade rovinosamente a terra, perdendo il bambino. Intanto si sta avvicinando l’inevitabile primo conflitto mondiale. E’ il 1914 e, data l’imminente entrata nel conflitto del suo paese, Thomas decide di arruolarsi, partendo per il fronte e abbandonando così Downton. Tutti o quasi sono davvero entusiasti della notizia dell’uomo. Lord Grantham decide di organizzare una festa per allietare tutta la famiglia, in tensione a causa proprio della tragedia familiare e della complessa situazione politica che da tempo si respira. Improvvisamente però arriva un telegramma: Sir Robert annuncia a tutti che l’Inghilterra è ufficialmente in guerra. Intanto Mary cambia idea sulla proposta ricevuta da Matthew,  la ragazza che confessa all’uomo di volerlo sposare. Matthew però è decisamente ferito e deluso dal suo comportamento, decide così di andar via da Downton Abbey, lasciando tutti.
La prima Guerra Mondiale è in una fase decuisiva per l’Ingilterra, schierata contro la Germania. Anche Lord Granthsm viene chiamato alle armi. Sibyl intanto cerca di farsi insegnare alcuni ridumenti base di cucina da Mrs Patmore e Daisy per poter fare l’infermiera in ospedale. Continua la rivalità tra Edith e Mary, che torna a Downton. La ragazza è felice perchè anche Matthew sta per tornare, ma per la ragazza sarà una doccia fredda. Matthew porta con sè la fidanzata, la futura Lady Grantham. intanto “downstairs” Mr Bates chiede ad Anna di sposarlo, ma l’uomo dovrà rinunciare ai suoi progetti, perchè riappare Vera, la moglie dei valletto, che lo ricatta. Se non tornerà con lei rovinerà la reputanzioni di Mary Crawley dicendo che è a conoscenza del fatto che Pamuk è morto menre era a letto con lei. Bates lascia Anna. Prima che parta per il fronte, Mary corre da Matthew. Avrà il coraggio di confessargli il suo amore?

Fonte: Il Sussidiario.net

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Downton Abbey, seconda strabiliante stagione negli Stati Uniti

January 5, 2012 Leave a comment
Dopo il successo in UK, parte negli Stati Uniti l’otto gennaio prossimo, su PBS Masterpiece, la seconda stagione di uno sceneggiato televisivo squisitamente inglese, prodotto da Britain’s Television per ITV 1, che, con la sua prima tornata nel 2010, ha ottenuto un fenomenale successo in tutto il mondo e conquistato l’Emmy Award. Si tratta di Downton Abbey, un classico period drama in tre segmenti, che si svolge nell’epoca edoardiana, tra i primi anni del XX secolo e lo scoppio della prima guerra mondiale, evento che stravolgerà totalmente la scena, per concludersi nel 1920. E se gli episodi del primo ciclo sono ispirati da un registro letterario alla Throllope, quelli della seconda scivolano romanticamente nella soap.
Downton Abbey è un perfetto appassionante mixdi vita aristocratica, tra splendori e il tramonto annunciato di una civiltà antica, paternalismo, segreti, intrighi di potere e per il possesso di una superba proprietà avita, le regole implacabili della tradizione dinastica, amore e sesso, cacce alla volpe, rituali tè pomeridiani, sprezzatura e manierismo, snobismo, coscienza di casta, ipocrisia, dolore e nuove idee. Sentimenti, interessi e programmi che si intrecciano all’esistenza parallela della servitù, che tra luci e ombre si svolge ai piani bassi della residenza patrizia dalla turrita mole neo-tudor che dà il nome alla serie.
Downton Abbey è una di quelle magnifiche ricostruzioni che solo gli anglosassoni riescono a montare con profonda verosimiglianza, lieve attitude ironica, scarna e delicata poesia, cesello di dettagli e ortodossia cronachistica. Ora il serial, girato in una sorta di luce chiara, concisa e geometrica, con un forte senso di realtà e di essenziale partecipazione intimistica, ben lontano da ogni enfasi storicistica o esagerazione teatrale, da ogni opulenta estetica alla James Ivory, approda sul piccolo schermo italiano la domenica sera, su Rete 4, con le puntate che tracciano la sua programmazione iniziale.
Il demiurgo dell’affermazione globale di Downton Abbey, altri non è che lo scrittore, attore, regista, soggettista teatrale e cinematografico britannico Julian Fellowes, che l’ ha creata. Genio multiforme e esponente del partito conservatore, autore, tra l’altro, di due best sellers quali il mitico Snob, nel 2004, sofisticata e ironica esercitazione letteraria sulle nuances sociali e sui tic dell’upper class UK e del plot agrodolce e malinconico di Un Passato Imperfetto, nel 2009. Poliedrico ed eccentrico, Fellowes, che è stato creato dalla Camera dei Lord Barone di West Stafford, è sposato dal 1990 con Emma Joy Kitchener, bisnipote del primo Earl Kitchener, ha recitato nei ruoli di Kilwillie nella fortunata serie tv The Monarch of the Glen e come secondo Duca di Richmond nella stupenda rievocazione settecentesca di Aristocrats.
Ha addirittura vinto un Academy Award, grazie allo screenplay diGosford Park, film da cui evidentemente provengono molte ispirazioni e suggestioni dispiegate in Downton Abbey. “Abbiamo girato ogni cosa- afferma Julian Fellowes- in una maniera veloce, con l’incalzante ritmo di una soap. Il segreto della riuscita sta tutto nella decisiva caratterizzazione psicologica, estetica, morale dei ruoli. “L’ambientazione favolosa in cui si dipana la storia, è quella di un’autentica nobile dimora di campagna, Highclere Castle, non lontano da Newbury, a ovest di Londra, con il debito vastissimo parco, gli annessi agricoli e venatori e l’interminabile enfilade di sale e saloni, dei sontuosi interni che miscelano varie epoche, preziosi dipinti, sculture e arredi di origine e matrice stilistica differente.
La vicenda ruota tutta intorno alla discussa successione di Lord Robert Crawley, Earl of Grantham- un magistrale Hugh Bonneville-, gentiluomo di stampo antico, che ha consacrato l’intera esistenza alla conservazione e sopravvivenza del patrimonio familiare. Sempre seguito dal suo yellow labrador retriever, ex- combattente nella guerra boera, figura impeccabile e molto umana, elegantissimo in frac come negli outfit di Harry’s tweed, peraltro da copiare, assolutamente.
I personaggi dello sceneggiato sono tanti, complessi, molto delineati. C’è l’ambizioso e viscido aspirante valletto Thomas-un fenomenale Rob James-Collier-, capace di tutto per impadronirsi, costi quello che costi, di un posto al sole, Lady Mary- Michelle Dockery- la ribelle e ostinata figlia maggiore dei Crawley, le sue sorelle Edith e Sybil, rispettivamente Laura Carmichael e Jessica Brown Findlay, il fedele butler Carson- Jim Carter- e Mrs. Hughes- è Phyllis Logan-, la governante dal pugno di ferro e dal cuore tenero. Commuove il valletto personale ed ex attendente di Lord Grantham, John Bates- Brendan Coyle-, che stoico soffre di una brutta ferita bellica alla gamba.
Buoni e cattivi, desideri e vendette, volontà di potenza e riscatto sociale, sensualità, cupidigia, affetto, onore, amicizia e risentimento si sovrappongono. I colpi di scena si succedono incessanti, la trama si complica, si ingarbuglia con sorprese e svolte clamorose, ti attanaglia implacabile. Un’appassionante, pirotecnica e stilizzata comedie humaine. Spiega infatti il regista della serie, James Strong: “Qui non ci sono grandi star, vi è un insieme. Downton è focalizzato sull’essere umano, sul gioco delle relazioni e su come noi tutti lottiamo per trovare il nostro posto nel mondo. È una specie di salto in un universo distante, perduto, ma al contempo è un qualcosa di così vicino a noi…”.
Sull’onda del successo planetario dello sceneggiato, Jessica Fellowes, nipote di Julian, ha realizzato un volume che in maniera più che eloquente si intitola The World of Downton Abbey.

Cesare Cunaccia

Fonte: Vogue.it