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“L’inconfondibile tristezza della torta al limone” di Aimee Bender, Minumum Fax

L’inconfondibile tristezza della torta al limone
Aimee Bender

Meraviglioso […] Pochi scrittori riescono altrettanto bene a mescolare in maniera fluida la magia con la quotidianità – San Francisco Chronicle
Un libro di insolita bellezza […] Vi invita a scoprire cosa sanno fare gli scrittori di talento quando aprono piccoli squarci nel tessuto della realtà – The Washington Post
Alla vigilia del suo nono compleanno, la timida RoseEdelstein scopre improvvisamente di avere uno stranodono: ogni volta che mangia qualcosa, il sapore che senteè quello delle emozioni provate da chi l’ha preparato,mentre lo preparava. I dolci della pasticceria dietro casahanno un retrogusto di rabbia, il cibo della mensascolastica sa di noia e frustrazione; ma il peggio è che letorte preparate da sua madre, una donna allegra edenergica, acquistano prima un terrificante sapore diangoscia e disperazione, e poi di senso di colpa. Rose sitroverà così costretta a confrontarsi con la vita segretadella sua famiglia apparentemente normale, e con ilpassare degli anni scoprirà che anche il padre e il fratello– e forse, in fondo, ciascuno di noi – hanno donimisteriosi con cui affrontare il mondo.
Mescolando il realismo psicologico e la fiaba, la scrittura sensuale di Aimee Bender torna a regalarci una storia appassionante sulle sfide che ogni giorno ci pone il rapporto con le persone che amiamo.

Aimee Bender, californiana, è nata nel 1969. Suo padre è uno psichiatra, sua madre una ballerina e coreografa. «Due professioni», ha osservato in un’intervista, «che hanno profondamente a che fare con l’inconscio, anche se la prima ha una forma di espressione verbale, l’altra completamente non verbale»: entrambe a loro modo influenzeranno la sua scrittura. Frequenta i corsi dicreative writing dell’Università della California a Irvine, lavora per qualche tempo come insegnante in una scuola elementare, pubblica racconti su diverse riviste letterarie (fra cui la prestigiosa «Granta») e nel 1998 esce il suo primo libro, la raccolta di racconti The Girl in the Flammable Skirt (ancora inedita in Italia): sedici storie originalissime che riescono a parlare di sesso, ossessioni e deformazioni fisiche con il tono incantato della fiaba. La critica americana, accumulandola ad altre giovani scrittrici come Judy Budnitz e Julia Slavin, comincia a parlare di nuovo realismo magico. E in effetti, fra i suoi padri letterari Aimee Bender indica Calvino e García Márquez, accanto a maestri della fiaba come Hans Christian Andersen e i fratelli Grimm e a moderni classici americani come J.D. Salinger e Donald Barthelme; ma nomina anche la musica di PJ Harvey e Jane Siberry, i fumetti di Lynda Barry, i balletti di Pina Bausch e il cinema di Jane Campion…

Il successo di The Girl in the Flammable Skirt è stato confermato nel 2000 dal romanzo Un segno invisibile e mio (scelto dal «Los Angeles Times» fra i migliori libri dell’anno), in cui ritornano i temi intensi e “adulti” della malattia, della fisicità, della difficoltà di relazione presentati nei colori vivaci e stranianti della favola, con uno sguardo affascinato dalla purezza quasi crudele dei bambini e dalla misteriosa magia dei numeri.
Nel marzo 2002 ha debuttato sulle scene una pièce tratta da quattro racconti di The Girl in the Flammable Skirt(l’autrice non ne ha curato né l’adattamento né la regia, anche se il teatro è da sempre una delle sue passioni: è, fra l’altro, la materia che ha studiato nei primi anni di college, prima di dedicarsi alla letteratura e alla scrittura). Al momento Aimee Bender vive a Los Angeles, dove insegna scrittura creativa alla South California University e continua a scrivere short stories (il suo racconto incluso nell’antologia Burned Children of America è stato pubblicato nel 2001 dalla «Paris Review»).

Fonte: Minumum Fax

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