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APEX, nubi fredde nella Nebulosa della Carena

November 18, 2011 Leave a comment

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Osservazioni effettuate con il telescopio APEX nella banda submillimetrica rivelano le nubi fredde e piene di polvere da cui si formano stelle nella Nebulosa della Carena. Questa zona di formazione stellare violenta, che ospita alcune delle stelle più massicce nella nostra galassia, è l’ambito ideale in cui studiare l’interazione tra queste giovani stelle e le nubi molecolari da cui esse sono generate.
Utilizzando la camera LABOCA del telescopio APEX (Atacama Pathfinder Experiment) sulla piana di Chajnanotor nelle Ande cilene, un’equipe di astronomi guidati da Thomas Preibisch (Universitäts–Sternwarte München, Ludwig-Maximilians-Universität, Germania), in stretta collaborazione con Karl Menten e Frederic Schuller (Max-Planck-Institut für Radioastronomie, Bonn, Germania), ha ottenuto l’immagine della regione in luce submillimetrica. A queste lunghezze d’onda la maggior parte dell’emissione è dovuta al debole bagliore dei grani di polvere cosmica. L’immagine perciò mostra le nubi di polvere e gas molecolare — soprattutto idrogeno — da cui si possono formare le stelle. A -250ºC i grani di polvere sono molto freddi e la debole luminosità che da loro emana è visibile solo a lunghezze d’onda sub-millimetriche, molto più lunghe di quelle della luce visibile. La luce submillimetrica, perciò, è fondamentale per studiare come si formano le stelle e come interagiscono con la nube che le genera.
Le immagini di LABOCA su APEX sono mostrate in toni arancio e combinate con un’immagine in luce visibile ottenuta al telescopio Curtis Schmidt all’Osservatorio Interamericano a Cerro Tololo. Il risultato è questa figura a grande campo che mostra le zone di formazione stellare della nebulosa Carena in modo spettacolare. La nebulosa contiene stelle che corrispondono a una massa totale di 25 000 volte la massa del Sole, mentre la massa del gas e delle nubi di polvere equivale a 140 000 volte il Sole.
Solo una piccola parte del gas nella Nebulosa della Carena si trova in nubi sufficientemente dense per collassare e formare nuove stelle in un vicino futuro (in termini astronomici questo significa nei prossimi milioni di anni). A lungo termine, l’effetto delle stelle massicce presenti nella regione sulle nubi circostanti potrebbe accelerare la formazione di stelle.
Le stelle di grande massa vivono solo per pochi milioni di anni al massimo (una vita molto breve se confrontata con quella del Sole di dieci miliardi di anni), ma durante la loro esistenza influenzano profondamente l’ambiente in cui vivono. Da giovani, emettono forti venti e radiazioni che modellano le nubi circostanti fino a comprimerle abbastanza perchè formino nuove stelle. Alla fine della loro vita diventano molto instabili, perdono parte della materia in seguito ad alcune esplosioni e terminano con una morte violenta, un’esplosione di supernova.
Un esempio famoso di queste stelle violente è Eta Carinae, la stella di colore giallognolo che si trova appena sopra e a sinistra del centro di questa immagine. La sua massa è 100 volte quella del Sole ed è una delle stelle più luminose che si conoscano. Entro i prossimi milioni di anni Eta Carinae esploderà come supernova, seguita da altre supernove causate da stelle massicce dei dintorni.
Queste esplosioni violente si fanno strada attraverso le nubi di gas molecolare circostanti, distruggendole, ma dopo hanno viaggiato per più di dieci anni luce le onde d’urto diventano più deboli e possono comprimere le nubi appena più distanti, innescando la formazione di una nuova generazione di stelle. Le supernove possono anche produrre atomi radioattivi a vita breve che vengono incorporati nella nube durante il collasso. Ci sono forti indicazioni che tali atomi radioattivi siano andati a far parte anche della nube primordiale che ha portato alla formazione del Sole e dei pianeti, così che la Nebulosa della Carena può fornire ulteriori indizi anche sulla creazione del nostro Sistema Solare.
La Nebulosa della Carena è a circa 7500 anni luce da noi, nella costellazione che porta lo stesso nome, la Carena (Carina in latino). È una delle nebulose più brillanti del cielo poichè contiene una vasta popolazione di stelle di alta massa. La sua dimensione di circa 150 anni luce la rende molte volte più grande della nota Nebulosa di Orione. Anche se si trova a una distanza molto maggiore, la sua dimesione apparente risulta più o meno simile e perciò è una della più grandi nebulose visibili in cielo.
Il telescopio APEX, da 12 metri di diametro, è un precursore di ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array), un nuovo telescopio rivoluzionario che l’ESO, insieme ai suoi partner internazionali, sta costruendo sulla piana di Chajnator. APEX è basato su un singolo prototipo di antenna costruito per il progetto ALMA, mentre ALMA sarà costituito da una schiera di 54 antenne da 12 metri di diametro e 12 di 7 metri di diametro. ALMA avrà una risoluzione angolare molto maggiore di APEX, ma il suo campo di vista sarà molto più piccolo. I due telescopi sono perciò complementari: per esempio, APEX potrà individuare molte sorgenti da osservare in ampie zone di cielo, mentre ALMA potrà studiarle singolarmente in dettaglio.
APEX è frutto di una collaborazione tra il Max-Planck-Institute for Radio Astronomy (MPIfR), l’Onsala Space Observatory (OSO) e l’ESO. Il telescopio è gestito dall’ ESO.
ALMA, un progetto astronomico internazionale, è una partnership tra Europa, Nord America, Asia Orientale in cooperazione con la Repubblica del Cile. Le costruzione e le operazioni di ALMA sono gestite da ESO per conto dell’Europa, da NRAO (National Radio Astronomy Observatory) per conto del Nord America e da NAOJ (National Astronomical Observatory of Japan) per conto dell’Asia Orientale. JAO (Joint ALMA Observatory) fornisce una guida unificata e la gestione della costruzione, commissioning e operazione di ALMA.

Fonte: Link 2 Universe

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“Refresco”, prima personale di Thomas Gillespie a Napoli

November 18, 2011 Leave a comment

Napoli – PAN | Palazzo delle Arti Napoli “Refresco”, prima personale in un museo italiano del giovane pittore inglese Thomas Gillespie, patrocinata dal Comune di Napoli. L’artista ha realizzato per l’occasione tredici grandi olii, la maggior parte dei quali su tela, prendendo spunto dal suo primo soggiorno partenopeo, ed in particolare, dalle suggestioni ricevute dalla visione degli affreschi barocchi delle chiese napoletane. Utilizzando come modelli alcune fotografie scattate nei luoghi che ha visitato, Gillespie realizza un affresco contemporaneo che racconta storie del nostro presente, autonome rispetto ad una dimensione di cronaca precisa ed al riferimento diretto alle scene religiose cui si ispirano, per collocarsi in un innaturale equilibrio tra dimensione onirica ed una narrazione distaccata dal fatto storico. Accanto a questi lavori, un secondo nucleo di inediti su carta: HARPIN BENDS, paesaggi stradali avvolti da una strana atmosfera metafisica con un’assenza di figure umane. Ciò che accomuna le due serie di lavori apparentemente distanti per i soggetti trattati è l’utilizzo sapiente di un unico colore, che per velature concretizza l’istante in cui l’immagine sta per apparire o per scomparire per sempre di fronte ai nostri occhi. Il sottotitolo scelto, vuole essere quasi un incoraggiamento a guardare meglio, in maniera diversa, alla funzione che la pittura ha avuto in ogni tempo, ed il gioco di parole “Proper Gander” ne suggerisce una delle letture possibili.

REFRESCO “Have a proper gander at that!” 05 – 27 novembre 2011; Lun.- sab. h 9.30-19.30; Dom. h 9.30 – 14.30; Chiuso martedì.

“Melancholia” di Lars von Trier (2011)

November 18, 2011 Leave a comment

Melancholia, un film di Lars von Trier. Con Kirsten Dunst, Charlotte Gainsbourg, Kiefer Sutherland, Charlotte Rampling, Alexander Skarsgård. Fantascienza, durata 130 min. – Danimarca, Svezia, Francia, Germania 2011. – Bim uscita venerdì 21 ottobre 2011

Justine arriva con il neomarito alla festa delle nozze che il cognato e la sorella Claire le hanno organizzato con un ritmato protocollo. Justine sorride molto ma dentro di sé prova un disagio profondo che la spingerà ad allontanarsi in più occasioni dai festeggiamenti provocando lo sconcerto di molti, marito compreso. Non si tratta però solo di un malessere esistenziale privato. Una grave minaccia incombe sulla Terra: il pianeta Melancholia si sta avvicinando e, benché il mondo scientifico inviti all’ottimismo, il rischio di collisione e di distruzione totale del globo terrestre è più che mai realistico. Tempo dopo, con Melancholia sempre più vicino, sarà Claire a invitare a casa sua la sorella.
Dopo il harakiri a tutto schermo di Antichrist Lars Von Trier decide di rinunciare ai colpi bassi nei confronti dello spettatore offrendogli, in versione apocalittica, la sua visione delle sorti dell’umanità su questa Terra. Lo fa con un prologo wagneriano (“Tristano e Isotta”) di alta e simbolica qualità estetica a cui fa seguire una bipartizione che vede protagoniste le due sorelle (prima Justine e poi Claire). Due sorelle, due donne che il ‘misogino’ per definizione del cinema europeo prende questa volta, in particolare Justine, come rappresentanti di se stesso. Di Justine condivide la sensazione viscontiana di fine di un mondo che merita di dissolversi e, al contempo, il dissacrante e sofferente distacco da tutte le convenzioni. In Claire vede il bisogno (registico) di ‘mettere ordine’, di trovare un senso, di controllare anche l’ineluttabile. Le circonda di una folla vinterberghiana (Festen) ritrovando parte degli stilemi del Dogma, nella prima parte, per poi, progressivamente, lasciarle sole con il figlio bambino della seconda e con la Natura. Una Natura che in Von Trier è sempre ‘avanti’ rispetto all’essere umano sia che avverta i segni di una catastrofe sia che ne anticipi la dissoluzione. Sulla complessità di un mondo che vorrebbe poter amare non riuscendoci, il regista danese fa intervenire il suo amore per l’Arte che si è data il compito di ‘leggere’ per noi la realtà nel profondo. Nel farlo getta un ponte (più o meno conscio non sappiamo) con un Maestro del Cinema come Andrej Tarkovskij. Come non pensare a Lo specchio dinanzi alla doppia proposizione de “Il ritorno dei cacciatori” di Pieter Brueghel il Vecchio? Ma, soprattutto, come non ricordareSacrificio, l’ultimo film del regista russo che affrontava una tematica analoga partendo da premesse differenti ma con la stessa volontà di messa in gioco di uno sguardo e una ricerca ‘alti’? Uno sguardo e una ricerca che Von Trier vuole condividere con lo spettatore, convinto com’è che “può darsi che non ci sia nessuna verità per cui provare un ardente desiderio ma che il desiderio di per sé stesso è già vero”.

Fonte: Mymovies

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“Riciclando. L’epopea dei rifiuti”, settimana europea per la riduzione dei rifiuti a Padova

November 18, 2011 Leave a comment

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Martedì 22 novembre a Voltabarozzo, Padova in occasione della Settimana europea per la riduzione dei rifiuti
ARCI PADOVA ORGANIZZA IL PRIMO CAMPIONATO DI RICICLO CREATIVO.
Padova  – In occasione della Settimana europea per la riduzione dei rifiuti Arci Padova organizza originali e divertenti attività per le scuole per sensibilizzare i più giovani ai temi dell’ambiente, della raccolta differenziata dei rifiuti e del riciclo. L’iniziativa, in collaborazione e con il contributo del Comune di Padova–Assessorato all’Ambiente, Acegas-Aps, Camera di Commercio e Coop Adriatica, conclude la sesta edizione del progetto “AmbientAzioni. Modi per coltivare cambiamenti”.
A Voltabarozzo la mattina di martedì 22 novembre, dalle 9.00 alle 12.00 (piazza Santi Pietro e Paolo e presso le sale del Quartiere 4, via Piovese) si terrà il primo “Campionato di riciclo creativo”, che vede coinvolti il Consiglio di quartiere 4, la scuola secondaria di primo grado Stefanini e i negozianti: una competizione artistica in cui i ragazzi avranno come materie prime da utilizzare la loro fantasia e la “spazzatura”, ossia tutti quei materiali di scarto messi a disposizione dagli esercizi commerciali aderenti. Molte le associazioni coinvolte, tra cui la Mela di Newton, Carichi Sospesi, Fantaghirò, Teatro Invisibile, Shangri-La e la Bottega invisibile, e gli enti che hanno aderito (Confcooperative, Ascom e Confesercenti).
A ogni squadra, composta da cinque alunni affiancati da un volontario di un’associazione, sarà abbinato un esercizio commerciale del quartiere. I ragazzi avranno a disposizione due ore di tempo per recarsi al negozio, al bar, o all’edicola assegnati per ricevere un kit di oggetti “utili” (colla, forbici, scotch, spago, ecc…) e la “spazzatura” con cui dovranno costruire l’opera d’arte. Il negoziante metterà a disposizione dei partecipanti tutto ciò che può e deve essere smaltito: scatoloni, merce invenduta, pezzi danneggiati, confezioni vuote, vecchi giornali….
Al termine della gara sarà proclamata la squadra vincente in base alla creatività e all’originalità, all’utilità e alla possibilità di riuso dell’oggetto e l’attinenza con il tema della tutela del pianeta o con la vetrina dell’esercente. Le opere saranno esposte per tutta la settimana presso l’esercizio commerciale abbinato e in altre occasioni.
Coerentemente con gli obiettivi del progetto, nella pagina Facebook “Scorci di Voltabarozzo” saranno documentate tutte le fasi del campionato del riciclo creativo: Arci Padova sostiene infatti l’iniziativa “Padova per la promozione del territorio metropolitano” che vede il social network come strumento di comunicazione e di promozione delle attività nei quartieri per risparmiare carta e alberi.
Giovedì 24 novembre alle ore 10.00 ancora un appuntamento per “Ambientazioni”: in scena al Piccolo Teatro don Bosco di Padova (via Asolo 2), per 390 bambini delle scuole del territorio, lo spettacolo teatrale Riciclando. L’epopea dei rifiuti proposta dalla compagnia Manicomics, dall’agenzia di sperimentazione artistica Codici Ritmici e in coproduzione con Iren Emilia spa. È il racconto della lotta tra Caos, re dei rifiuti e dello spreco e un gruppo di giovani eroi, esperti in riciclo e riuso. Lo spettacolo, realizzato con costumi e scenografie in materiale riciclato, nasce dal testo “Enìade. L’epopea del riciclo”, scritto da ragazzi di alcune scuole di Piacenza all’interno di “Rifiutando 2009”, un percorso laboratoriale di educazione.
Per informazioni: www.arcipadova.org; Associazione Arci Padova, tel. 049-8805533, e-mail: padova@arci.it.

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Frederick William Herschel

November 18, 2011 Leave a comment

Sir Frederick William Herschel (in tedesco: Friedrich Wilhelm; Hannover, 15 novembre 1738 – Slough, 25 agosto 1822) è stato un astronomo, fisico e musicista britannico di origine tedesca.
Nacque ad Hannover nel 1738 da Isaac Herschel ed Anna Ilse Moritzen. Il padre era un musicista della fanteria hannoveriana e riuscì a trasmettere a tutti i figli (di cui solo sei su dieci sopravvissero fino in età adulta), tranne che alla primogenita, la passione per la musica. All’età di quattordici anni, dopo aver ultimato gli studi presso la scuola della guarnigione, William entrò a far parte della banda del padre e, poco dopo lo scoppio della Guerra dei Sette Anni, lasciò il servizio militare per emigrare con il fratello Jacob in Inghilterra.
Qui, in pochi anni, riuscì a conquistarsi una solida reputazione come solista (oboe e violino) e insegnante di musica. Da autodidatta, iniziò lo studio dell’astronomia e, nel 1776, iniziò anche a costruire i primi telescopi (dapprima di tipo gregoriano e poi di tipo newtoniano).
Il 13 marzo del 1781, durante una rassegna dei cieli finalizzata alla scoperta di stelle doppie da usare per la misura delle parallassi stellari, scoprì accidentalmente quello che si sarebbe rivelato essere il pianeta Urano. Convinto di avere scoperto una semplice cometa, Herschel comunicò la notizia alla Bath Philosophical Society e alla Royal Society inglese in un breve saggio dal significativo titolo di “Account of a Comet“.
Nel 1782 venne nominato Astronomo del Re (una carica ideata appositamente per lui e che non va confusa con quella di Astronomo Reale, che, all’epoca, era attribuita a Nevil Maskelyne) e si trasferì da Bath a Windsor, alloggiando dapprima a Datchet e poi a Slough.
Re Giorgio III, oltre a un vitalizio di 200 sterline l’anno, gli elargì anche una somma di 2.000 sterline per la costruzione di un grande telescopio riflettore, con uno specchio primario del diametro di oltre un metro e una lunghezza focale di 40 piedi.
Con i telescopi a specchio, che egli stesso realizzò e che risultarono essere tra i più potenti dell’epoca, compì alcune notevoli scoperte:

  • nel 1787 Titania e Oberon, satelliti di Urano;
  • nel 1789 Mimante e Encelado, satelliti di Saturno.

In “On the Construction of the Heavens” (1785) riuscì a descrivere la struttura tridimensionale della Via Lattea. Frutto delle sue osservazioni della sfera celeste furono tre cataloghi contenenti la descrizione di circa 2.500 nebulose, che vennero presentate come i luoghi di nascita delle galassie.
Ad Herschel spetta infine la scoperta dei raggi infrarossi, compiuta con un ingegnoso esperimento eseguito nel 1800. Pose un termometro al mercurio nello spettro prodotto da un prisma di vetro, per misurare il calore delle differenti bande di luce colorate. Scoprì che il termometro continuava a salire anche dopo essersi mosso oltre il bordo rosso dello spettro, dove non c’era più luce visibile. Fu il primo esperimento che mostrò come il calore poteva trasmettersi grazie a una forma invisibile di energia.
Onori e riconoscimenti
Nel 1781 gli fu assegnata la Medaglia Copley.
Nel 1816 fu insignito del titolo nobiliare di baronetto per i notevoli risultati conseguiti nelle scienze.
Gli sono stati intitolati il William Herschel Telescope (WHT), un telescopio inglese situato nelle Isole Canarie e il telescopio spaziale dell’Agenzia Spaziale Europea, l’Herschel Space Observatory (HSO) lanciato il 14 maggio 2009.
Sono stati chiamati col suo nome l’asteroide 2000 Herschel e il più grande cratere su Mimas, uno dei satelliti di Saturno, (Herschel).
In un videogioco, Mass Effect, c’è un sistema solare che prende proprio il nome di Herschel.

Fonte: Wikipedia

Intervista a Gli Atlantis a cura di Stefania Ciocca

November 18, 2011 Leave a comment

Atlantide è una mitica città sorta in tempi remoti e poi scomparsa nello spazio di un giorno e di una notte, punita per aver invaso Atene. Il filosofo greco Platone parla di Atlantide nei suoi scritti, ma (come tanti altri miti) oggi non si ha la certezza se sia esistita davvero. Se, però, Atlantide fosse davvero esistita, sarebbe stata il regno ideale di un tempo remoto fatto anche di armonia e potenza.

Armonia e potenza sono proprio le parole che meglio descrive quattro atleti che si sono ispirati nel nome, nell’immaginifica estetica e nella suggestione, proprio alla “perduta” Atlantide.
Gli Atlantis sono un gruppo acrobatico formato da quattro ragazzi ucraini che si sono riuniti nel 2000 sotto il nome della famosa città sommersa e, come la loro omonima, nell’esecuzione del numero che propongono sanno davvero affascinare con potenza, equilibrio, grazia ed eleganza. Il numero in sé consiste in una serie di prove di equilibrismo, acrobazia in banchina ed anche verticalismo, ma gli Atlantis non nascondono la loro provenienza e la formazione sportiva.
Oleksiy Artemchyk, Valery Katyushyn, Sergiy Sevastyanov, Sergiy Artemchyk, tutti e quattro di Kiev, sono di età compresa tra i 27 e i 33 anni, sono abbigliati con un costume azzurro, resi uguali dal medesimo trucco e dalla stessa tinta di capelli e rappresentano esseri riemersi dalla mitica Atlantide: delle onde del mare conservano la flessuosità, e di quella che la mente umana ha immaginato potesse essere la città scomparsa conservano i colori.

S.C.: Qual è la vostra provenienza artistica?

A: Noi ci siamo formati alla scuola sportivo-acrobatica di Kiev nella quale siamo entrati tutti all’età di circa sette anni. La scuola ci ha offerto una formazione atletica e professionale tanto che, prima del circo, abbiamo avuto diverse esperienze di tipo professionistico nello sport.

S.C.: E l’incontro con il circo quando è avvenuto?

A: Nel 2000 abbiamo fatto il nostro ingresso nel circo con il nome e l’esibizione di Atlantis, ma ufficialmente il primo contratto della nostra carriera è stato nel 2001 con la vittoria di una medaglia di bronzo al Golden Circus Festival di Liana Orfei a Roma. Abbiamo continuato a lavorare in Italia anche per la televisione partecipando al programma tv Circo Massimo. Nel 2004 siamo stati invitati a Parigi al Festival du Cirque de Demain e lì abbiamo vinto l’oro, così da quel momento abbiamo avuto molte più possibilità di poterci esprimere nell’ambito del circo.

S.C.: Com’è la vostra giornata tipo?

A: Varia molto a seconda se si è sotto contratto o meno. Se siamo scritturati dedichiamo buona parte della giornata all’esercizio, alle prove e agli allenamenti per mantenere la forma fisica. Poi intervengono altri fattori che determinano la tipologia delle prove: per esempio se nel corso di una giornata ci sono uno o due show, oppure se abbiamo qualcosa da migliorare ed errori da correggere, o ancora se dobbiamo imparare a muoverci in uno spazio che ancora non si conosce bene.

S.C.: Chi ha ideato la vostra “estetica”, cioè trucco e costumi?

A: Al momento eseguiamo solo questo numero e siamo noi quattro i principali fautori delle scelte estetiche, sia per i costumi che per la modalità con cui ci presentiamo (la tinta di capelli biondo platino e il makeup li rendono identici, ndr). Del costume abbiamo un paio di versioni diverse e ci capita di avvalerci anche dell’aiuto di un’altra persona che lavora nel mondo del circo che ci dà dei suggerimenti e delle direttive utili.

S.C.: Prima della vostra presenza all’American Circus dove avete lavorato?

A: Le nostre ultime esperienze sono state una tournée estiva in Svezia e cinque stagioni passate in Germania al Circus Krone. In Germania, avendoci trascorso tanto tempo, ci siamo ambientati e ci siamo anche trovati molto bene. Abbiamo lavorato anche in show che ci hanno portati un po’ ovunque: Svizzera, Polonia, Inghilterra, Libano, Giappone…

S.C.: E l’esperienza italiana come procede?

A: E’ già la quarta volta che veniamo in Italia e ci troviamo benissimo, l’adoriamo: il paese è molto bello, è stupendo viaggiare attraverso l’Italia. Il clima è ovviamente fantastico così come lo sono le persone e il pubblico. Inizialmente ci avevano avvertito che avremmo trovato un pubblico “strano” ma a ben vedere ogni paese ha le sue peculiarità e noi troviamo che il pubblico italiano sia caloroso. In più essere qui all’American Circus è per noi motivo di grande soddisfazione: si lavora bene a contatto con gli altri artisti e la direzione è ottima, sono persone corrette, disponibili ad aiutare e supportare ogni richiesta. Siamo contenti di aver conosciuto la famiglia Togni, persone davvero buone.

Tante sono le domande che possono sorgere se si pensa al mito di Atlantide ma una risposta è davvero suggestiva, ed è riportata proprio sul sito web degli Atlantis: Atlantide è un’isola che si trova nascosta in qualche angolo del cuore umano, un luogo dove ancora si sogna un posto migliore e fatto di speranza.

Traduzione dal russo di Sasha Galkin

a cura di Stefania Ciocca

Fonte: Il Circo

“Blood Diamond” di Edward Zwick (2007)

November 18, 2011 Leave a comment

Blood Diamond – Diamanti di sangue (Blood Diamond) è un film a colori di genere avventura, drammatico, thriller della durata di 138 min. diretto da Edward Zwick e interpretato da Leonardo DiCaprio,Djimon Hounsou, Jennifer Connelly, Kagiso Kuypers, Arnold Vosloo, Antony Coleman, Benu Mabhena, Anointing Lukola, David Harewood, Basil Wallace. Prodotto nel 2006 in USA e distribuito in Italia da Warner Bros il giorno 26 gennaio 2007.

Sierra Leone, 1999. Durante la guerra civile, un mercenario sudafricano, un pescatore africano e una giornalista statunitense uniscono le forze per recuperare un raro e preziosissimo diamante.

Fonte: Movieplayer.it

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Cristina D’Avena & Gem Boy Show, inizio nuovo tour dal prossimo 19 Novembre

November 18, 2011 Leave a comment

PARTE DA MILANO IL NUOVO TOUR  IL 19 NOVEMBRE ALL’ALCATRAZ
Li abbiamo definiti il diavolo e l’acqua Santa, due elementi apparentemente opposti, ebbene si, sono tornati più pazzi di prima, Cristina D’Avena & Gem Boy Show!
Dopo una lunga stagione di grandi successi, ricca di sold out e tantissime date in tutta Italia, dove migliaia di ragazzi e adulti si sono scatenati intonando le sigle originali dei cartoni animati più famose di ieri e di oggi, hanno fatto una piccola pausa ma solo per preparare un nuovissimo tour strepitoso.
L’Obiettivo? Far scatenare ancora migliaia di persone di tutta Italia con uno show tutto nuovo. Nuovo look, nuova scaletta, nuove gag ma il fortunatissimo cast non cambia: Cristina, la regina delle sigle amata da tutti e l’irriverente band bolognese dei Gem Boy, impegnata anche quest’anno nel cast del programma “Colorado” su Italia1. I Gem Boy sono Carlo Sagradini (voce), il gigante buono Max Vicinelli (tastiere), il ruspante J.J. Muscolo (chitarra), l’eclettico Andrea Taravelli (basso), il bello Matteo Monti (batteria) e l’immancabile factotum Sdrushi (fonico).
Il tour invernale partirà dall’Alcatraz di Milano il 19 novembre e toccherà le principali città italiane.
Queste le prime date confermate: 19/11 MILANO – Alcatraz, 25/11 FIRENZE – Viper Theatre, 10/12 RAVENNA – Kojak, 17/12 ROMA – Atlantico Live, 05/01 BOLOGNA – Estragon, 14/01 MODUGNO (BA) – New Demodè.
Prevendite: www.greenticket.it – Infoline: 3924966944

Casa Bianca, protesta per bacio campagna Benetton

November 18, 2011 Leave a comment

La campagna pubblicitaria di Benetton che ritrae il presidente Usa Barack Obama che bacia due leader mondiali sulla bocca ha suscitato la reazione critica della Casa Bianca.
“La Casa Bianca mantiene da tempo una politica di disapprovazione per l’uso del nome e dell’immagine del presidente per scopi commerciali”, ha detto il portavoce della Casa Bianca Eric Schultz.
La campagna “Unhate” della marca di abbigliamento trevigiana raffigura diversi leader mondiali mentre si baciano, tra i quali proprio Obama mentre bacia il presidente cinese Hu Jintao e il venezuelano Hugo Chavez, uno dei presidenti più critici con Washington.
La Casa Bianca custodisce gelosamente l’immagine di Obama e già si oppose lo scorso anno quando un’azienda di abbigliamento trasformò una sua foto, che lo ritraeva con uno dei suoi giubbotti invernali duranta un viaggio in Cina, in un cartellone pubblicitario che si affacciava su Times Square a New York. La pubblicità fu successivamente rimossa.
Schultz non ha chiarito, però, se la Casa Bianca abbia o meno intenzione di contattare direttamente Benetton per esprimere le proprie riserve.
Nella campagna sono raffigurati, sempre nella stessa posa, anche la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy, così come Papa Benedetto XVI mentre bacia un imam.
Benetton ha ritirato la pubblicità con il Pontefice dopo la protesta di ieri del Vaticano, che ha intrapreso vie legali per fermare la diffusione dell’immagine.

Fonte: Reuters Italia

Parigi, sangue (quasi) artificiale

November 18, 2011 Leave a comment

Come una normale trasfusione, con la differenza che il donatore e il ricevente in questo caso sono la stessa persona, e che i globuli rossi necessari a trasportare l’ossigeno sono “nati” e “cresciuti” in un laboratorio. Un gruppo di ricercatori guidati da Luc Douay della Université Pierre et Marie Curie di Parigi è infatti riuscito per la prima volta a trasferire con successo eritrociti prodotti da colture cellulari nel sistema circolatorio di un volontario. La ricerca, pubblicata su Blood, potrebbe permettere in futuro di aumentare la disponibilità di sangue per le trasfusioni, garantendo allo stesso tempo un minor rischio di infezioni.
Quello del “sangue artificiale” è un traguardo che in molti cercano di raggiungere, utilizzando sia singole molecole – sostanze cioè che mimino le funzioni dell’emoglobina, finora con limitato successo per via di problemi legati alla tossicità e all’efficacia – sia ricorrendo a cellule prodotte in vitro. Nel 2008, per esempio, il team guidato da Robert Lanza della Advanced Cell Technology (Usa) era riuscito a produrre su vasta scala eritrociti a partire da cellule staminali embrionali. Lo stesso gruppo di ricercatori è poi riuscito a creare globuli rossi da una popolazione di cellule staminali indotte, ottenute da un campione di pelle. In entrambi i casi, però, i ricercatori non erano mai arrivati a testarne l’efficacia in vivo, nell’organismo umano.
Ci sono invece riusciti i ricercatori francesi. Per farlo hanno prelevato un campione di midollo osseo da un volontario, ne hanno estratto le cellule staminali ematopoietiche e le hanno quindi coltivate in laboratorio fino a farle differenziare in globuli rossi maturi (utilizzando una specifica combinazione di fattori di crescita). A questo punto hanno reintrodotto le cellule nel circolo sanguigno del donatore (dieci miliardi di eritrociti marcati, pari a circa 2 millilitri di sangue). I ricercatori hanno osservato che la sopravvivenza dei globuli rossi artificiali è pari a quella delle cellule normali, con percentuali di sopravvivenza dal 41 al 63 per cento a 26 giorni dalla trasfusione. Inoltre gli eritrociti cresciuti in laboratorio sono in grado di trasportare efficacemente l’ossigeno e non hanno dato origine a cellule di tipo tumorale.
Il prossimo passo dei ricercatori sarà quello di cercare di aumentare e ottimizzare la produzione di eritrociti in laboratorio. Come ha infatti spiegato Douay, per produrre la quantità di cellule necessaria a una normale trasfusione (200 volte superiore a quella usata per l’esperimento) ci vorrebbero attualmente 400 litri di colture cellulari, un numero troppo alto da poter essere implementato su vasta scala.

Annalisa Bonfranceschi

Fonte: Galileo