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Archive for November 16, 2011

Henry Hargreaves, cibo dell’arcobaleno

November 16, 2011 Leave a comment

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Henry Hargreaves… la prima esperienza nel campo della fotografia è stata per case di moda come Prada, Yves Saint Laurent e Jil Sander, continuando poi in questo settore per alcuni anni. Quattro anni fa ha affittato un monolocale a Williamsburg, Brooklyn e ha iniziato con riprese still life per clienti come Ralph Lauren, New York Magazine, GQ, NYLON, Boucheron, Marie Claire e via di seguito… Questo lavoro  della serie ‘Arcobaleno’ sullo stile di Lisa Edsalv é fantastico! Per maggiori informazioni http://www.henryhargreaves.com | http://www.lisaedsalv.com |

Marius Creati

Categories: Fotografia Tags:

“Alamar”, personale di Mauro D’Agati alla Galleria Camera 16 di Milano

November 16, 2011 Leave a comment

Il quartiere “operaio” di Alamar si estende ad est de L’Avana, in un area prescelta ad ospitare una città completamente nuova, pensata e costruita (dagli stessi lavoratori) attorno agli anni Settanta come città modello: il progetto della famiglia comunista del futuro. Appena dieci anni più tardi l’utopia fallì e oggi Alamar è espressione di sconfitta e degrado, scenario perfetto del conflitto tra sogno e realtà. Mauro D’Agati (Palermo 1968) ha deciso di posare il suo sguardo su questa scena poco attraente e ben lontana dall’immaginario collettivo che si ha di Cuba. La ricerca del fotografo è antropologica, orientata a individuare i frammenti di un complesso sistema sociale, culturale e religioso. I luoghi rappresentati dall’artista non sono lontani da quelli di altre periferie del mondo in cui ogni giorno le persone lottano per sopravvivere a causa della povertà estrema in cui vivono e della difficoltà di inserirsi nel sistema economico. Nessuno riesce a capire e spiegare perché Alamar smise di essere un’avanguardia degenerando nel caos. Alamar, e forse tutta Cuba stessa, non sono più il simbolo dell’ideologia socialista ma il luogo dove la precarietà e l’incertezza hanno annullato la volontà e la possibilità di cambiamento trasformandosi invece nell’abitudinario. Le fotografie di Mauro D’Agati testimoniano e raccontano un presente reale, un passato virtuale e un futuro spettrale. Tuttavia Alamar non perde la sua speciale anima forse perché ancora cristallizzata nella sua utopia, continuando a rappresentare un momento unico nella storia di Cuba. “La sua macchina fotografica è immediatamente diventata un’estensione dei suoi sensi grazie ad una spiccata sensibilità che gli consentiva di vedere, odorare, sentire, ascoltare la gente, i palazzi, i parchi e le strade, gli alberi e gli animali, gli oggetti. Da questa integrazione organica tra apparato meccanico e vita, da questa fusione tra estetica ed umanità, sono emerse queste immagini piene di sensi e colori che qui non sono utilizzati per occultare, edulcorare o abbellire la realtà, ma piuttosto per mitigare un eccesso di realismo che ci farebbe rabbrividire” (Nelson Herrera Ysla ).
ALAMAR
Mostra personale di Mauro D’Agati a cura di Carlo Madesani
Ingresso Libero – 17 novembre – 28 gennaio 2012
orari: martedì – sabato / 15.00 – 19.00
Camera16, via Pisacane 16, Milano

“Hic sunt leones. Esploratori, geografi e viaggiatori tra Ottocento e Novecento. Dal Friuli alla conoscenza dei Paesi extraeuropei”, esposizione sulla tematica del viaggio a Udine

November 16, 2011 Leave a comment

Udine – Dall’11 novembre 2011 al 15 aprile 2012 l’ex chiesa di San Francesco ospiterà la mostra “Hic sunt leones. Esploratori, geografi e viaggiatori tra Ottocento e Novecento. Dal Friuli alla conoscenza dei Paesi extraeuropei.”
“In passato, quando gli uomini giravano il mondo a piedi, a cavallo o per nave, il viaggio dava loro il tempo di abituarsi al cambiamento. I panorami scorrevano con lentezza, la scena del mondo si spostava di poco alla volta. Un viaggio durava settimane, mesi. L’uomo si adattava per gradi al nuovo ambiente, al nuovo paesaggio. Anche il clima mutava gradualmente, un po’ per volta. Spostandosi dalla gelida Europa al torrido equatore il viaggiatore passava per il grato tepore di Las Palmas, per la calura di El-Mahara e per la fornace di Capo Verde. Oggi di questa gradualità non resta più niente. L’aereo ci strappa bruscamente alla neve e al gelo e il giorno stesso ci scaraventa nell’abisso ardente dei tropici (Ryszard Kapuściński, 2000)”.
Il giornalista e scrittore polacco Ryszard Kapuściński con questo brano ha sintetizzato uno degli aspetti più importanti del viaggio che l’esposizione vuole mettere in evidenza: l’arricchimento sensoriale e una vera e propria assimilazione dei nuovi mondi che caratterizzavano il viaggio e l’esplorazione un tempo e che venivano proprio dalle difficoltà e dalla fatica che i viaggiatori riscontravano nel loro pellegrinare. Il percorso espositivo della mostra è articolato in tre grandi unità tematiche. La prima, introduttiva, è dedicata all’esperienza del viaggio. Il viaggio tra Ottocento e Novecento era un lungo percorso che aveva origine da un’attenta preparazione e una meticolosa organizzazione, scandita dalla verifica bibliografica e cartografica, dal reperimento di equipaggio ed equipaggiamento. Pur preliminare questa fase doveva essere intesa come parte fondante e integrante dell’esperienza conoscitiva del viaggio. In questa parte il visitatore potrà scoprire, grazie anche a proiezioni e postazioni multimediali, tutto ciò che necessitava all’esploratore, dagli strumenti, ai libri, alla cartografia. La seconda unità, intitolata “Il viaggio come conoscenza”, costituisce il nucleo centrale della mostra, perché ripercorre in senso cronologico le spedizioni condotte da friulani verso le Americhe, l’Asia e l’Africa. La sede della mostra è in questo senso evocativa, poiché essa stessa luogo di narrazione delle storie del Beato Odorico da Pordenone, primissimo esempio in Friuli di esploratore di terre lontane. Il percorso prosegue con gli altri religiosi friulani, forse meno noti del Beato Odorico, uniti da un comune destino: raccontare la Cina. Il viaggio come conoscenza continua in questa sezione, con il simbolo dell’esplorazione in Friuli: Pietro Savorgnan di Brazzà, che ha condotto tre spedizioni in Congo, una di queste realizzata insieme al fratello Giacomo e all’amico Attilio Pecile, e che per l’atteggiamento tenuto con le popolazioni africane incontrate è stato spesso indicato come esempio positivo di una fase storica tra le più controverse e rimosse del nostro passato, l’avventura coloniale. Con la nascita delle società geografiche, le spedizioni acquistano un valore sempre più scientifico, sono formate da un’équipe specializzata nei vari settori della scienza e conducono a una conoscenza geografica, etnografica e naturalistica dei territori indagati. In questa fase i nomi dei friulani che hanno contribuito a vario livello nella realizzazione delle spedizioni e nella successiva elaborazione dei dati raccolti, sono moltissimi. Ricordiamo in particolare Renato Biasutti, Lodovico di Caporiacco, Giovanni Battista De Gasperi, Ardito Desio, Egidio Feruglio, Giuseppe Gentili, Michele Gortani, Giovanni e Olinto Marinelli, Giuseppe Ricchieri, Luigi Pio Tessitori, e altri ancora. Dalle spedizioni e dalle carriere di ciascuno di loro emergono anche vicende personali, frutto spesso di un’etica e di una morale che non appartengono più alla realtà del III millennio.Alle spedizioni, alle fatiche e alle difficoltà di questi uomini dobbiamo non solo la conoscenza dell’ignoto e l’incontro con l’”altro”, ma anche un mondo di nuovi elementi che ha arricchito in modo oggi non sempre immediatamente percepibile il nostro sistema culturale: dall’arte alla letteratura, dalla musica al cinema e perché no, anche alla cucina. Tutti questi aspetti prenderanno forma nell’ultima unità della mostra, intitolata “Verso un nuovo mondo”, che vuole essere anche un’occasione di riflessione per tutti.
HIC SUNT LEONES Ex Chiesa di San Francesco, Largo ospedale Vecchio, Udine
Orario: dal martedì al venerdì: 8:30-12:30; 15:30-18:00. Sabato e domenica: 10:30-18:00; Chiuso il lunedì.

“Il paesaggio Umbro dai primi del ’900 ad oggi”, mostra fotografica a Spoleto

November 16, 2011 Leave a comment

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Spoleto – mostra fotografica itinerante, celebra il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Il percorso espositivo, organizzato dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici dell’Umbria, sarà visitabile presso Rocca Albornoziana di Spoleto fino al 1 novembre 2011, per poi trasferirsi a Gubbio, presso Palazzo Ducale, fino al 31 dicembre 2011.
In mostra alcune significative opere di Franco Passalacqua (Terni, 1950), artista che nel corso degli ultimi anni ha rappresentato in modo molto significativo la Terra umbra. Franco Passalacqua è nato a Terni nel 1950 e vive e lavora a Perugia. Le prime mostre risalgono all’inizio degli anni novanta ed hanno dato vita ad un’intensa attività espositiva negli anni successivi, con diverse presenze a fiere internazionali, tra cui Basilea, Colonia, Miami, Bologna. Le tele di Passalacqua sono note per la fitta tessitura corpuscolare degli alberi. La natura e la presenza umana, implicita anche se negata, possono sintetizzare il senso della ricerca dell’artista che oltre alle tele ha realizzato una serie di totem metallici, laccati da vernici industriali che proiettano tridimensionalmente i motivi delle tele. Le installazioni prevedono la presenza di manna e humus, elementi organici che alludono al ciclo vitale degli alberi e creano un impatto sensoriale.
La mostra espone immagini di 90 luoghi del paesaggio umbro, ritratti attraverso 180 fotografie, di cui metà risalenti agli inizi del ‘900 e metà attuali. Attraverso il confronto diretto della fotografia “prima” e “dopo”, il visitatore può così osservare le dinamiche di trasformazione che hanno caratterizzato il territorio umbro. Nell’ambito della mostra viene proiettato un filmato con un effetto di dissolvenza fra il paesaggio di ieri e di oggi. Il tema della mostra è stato scelto nell’ambito delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, con l’obiettivo di valorizzare l’idea che il territorio nazionale è espressione di realtà e peculiarità di tutte le Regioni che lo compongono, in quanto il paesaggio porta con sé, diventandone l’elemento esclusivo, i segni dell’identità locale. Obiettivo di questo percorso è però anche quello di descrivere, partendo dall’azione di confronto fra due immagini, le dinamiche di trasformazione del territorio umbro, sottolineando anche le incongruità e le criticità di tali trasformazioni. L’iniziativa ha costituito, infatti, anche il punto di partenza di un percorso di studio e divulgazione che avrà uno specifico momento di riflessione con il convegno che si terrà alla Rocca Albornoziana di Spoleto il 29 ottobre 2011, dal titolo “Erosione di un Patrimonio: le possibilità di governare le trasformazioni del Paesaggio. Strumenti normativi: complessità, adeguatezza o necessità di implementazione”.

info:
“Il paesaggio Umbro dai primi del ’900 ad oggi”
Spoleto, Rocca Albornoziana sino al 1 novembre 2011
Gubbio, Palazzo Ducale sino al 31 dicembre 2011
ROCCA ALBORNOZIANA, SPOLETO
0743/223055
Orario di apertura
martedì / sabato 9.30 – 17.45
PALAZZO DUCALE GUBBIO
http://www.madgubbio.it
Orario di apertura
8,30-19,00 lunedì chiuso

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Daniel Libeskind

November 16, 2011 Leave a comment

Daniel Libeskind (Łódź, 12 maggio 1946) è un architetto statunitense, nato in Polonia, figlio di due sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti, tra i principali esponenti del decostruttivismo nell’architettura americana.

Dall’infanzia ai primi progetti

Libeskind passa l’infanzia in Polonia, dove studia e inizia a dedicarsi alla musica. Finita la scuola quindi, con i suoi genitori si trasferisce in Israele a Tel Aviv. Qui si appassiona con grandi risultati alla musica.
Nel 1960, riesce a vincere una borsa di studio messa in palio dall’ American-Israel Cultural Foundation Fellowship che gli permette il trasferimento negli Stati Uniti, nell’amata New York che sognava da bambino. Si iscrive alla facoltà di architettura della Cooper Union for the Advancement of Science and Art. La Cooper Union è un’università che fa riferimento a una grande fondazione privata, e, a differenza delle “normali” università americane, offre insegnamenti gratuiti agli studenti con minori possibilità economiche e concede molta libertà ai ragazzi, seguendo con attenzione la loro creatività. La laurea arriva nel 1970. Decide di approfondire ancora di più gli studi, grazie alla spinta di Peter Eisenman e si trasferisce a Londra per potersi specializzare, presso la Essex University, in Storia e Teoria dell’Archittetura. Dopo quest’ultimo corso di studi, ormai diventato un uomo dall’elevato spessore intellettuale e artistico, inizia ad insegnare a Londra (all’Architectural Association), negli Stati Uniti ma anche in varie università europee e in Giappone. Dal 1978 ricopre la carica di direttore del Dipartimento di Architettura alla Cranbrook Academy of Art and Design, la celebre scuola di Saarinen. Qui progetta per la prima volta un edificio inclinato che sovverte le regole geometriche in occasione di un concorso per la riqualificazione di un’area abbandonata del Potsdamer Guterbahnhof a Berlino. Nel 1985 conclude il suo lavoro e parte per Milano, dove nel 1986 fonda e dirige fino al 1989 un laboratorio didattico sperimentale no-profit, la Architecture Intermundium. Libeskind poi lascia l’Italia, e accetta l’invito della “Paul Getty Foundation” a lavorare come Senior Scholar al Center for the Arts and the Humanities a Los Angeles. Intanto progetta il City Edge di Berlino, quella che diventerà l’icona irrealizzata del Decostruttivismo, e vince il primo premio per il concorso dell’“IBA City Edge Competition”.

La “Decostructivist Architecture” e la fama mondiale

Si guadagna, grazie ai suoi progetti, un posto alla mostra del 1988 “Deconstructivist Architecture” al “Museum of Modern Art” di New York assieme ad altri 6 architetti importantissimi per il movimento dell’architettura decostruttivista. La mostra lo rende noto a un più vasto pubblico.

Vince, due anni dopo, il concorso per l’ampliamento del Museo Ebraico di Berlino, e si trasferisce nella capitale tedesca. Apre il suo nuovo studio e inaugura una straordinaria serie di progetti: il padiglione di Osaka, sempre nel 1990, il piano urbanistico di Groningen, il piano per l’Alexander Platz a Berlino. Negli anni successivi progetta altro, un complesso commerciale a Wiesbaden, un ponte abitato irrealizzato a Londra, il museo del XX secolo a Norimberga e un giardino dedicato a san Giovanni della Croce per l’ “Associazione cattolica” di Amsterdam. Si dedica anche al teatro, disegna scenografie e costumi per alcuni spettacoli e progetta un teatrino sperimentale a Brema. Dopo il progetto dell’ampliamento del Museo Ebraico di Berlino, seguono i progetti più maturi e importanti: il Felix Nussbaum Museum a Osnabrück, ampliamento al museo dedicato al pittore ebreo ucciso ad Auschwitz; la Filarmonica di Brema; la spiraliforme addizione al Victoria and Albert Museum a Londra; la comunità Ebraica e la sinagoga a Duisburg. Nel 1997, un anno prima della fine dei lavori al Museo Ebraico, gli viene dedicata una mostra personale al NAI di Rotterdam e vince anche il Berlin Cultural Prize. Con l’inaugurazione del Museo Ebraico diventa uno dei maggiori e più importanti architetti dei nostri tempi e per lui inizia un’altra grande serie di eccezionali progetti: l’Imperial War Museum North, a Trafford, in Inghilterra; lo Studio Weill, Port d’Andratx, a Mallorca; nel 2002 il progetto del Creative Media Centre ad Hong Kong e del Militärhistorisches Museum di Dresda, nel 2004 la London University Post Graduate Centre a Londra. Importantissimo progetto, nel 2004, è la riprogettazione di Ground Zero, dopo la caduta delle torri gemelle, la quale costruzione dovrebbe concludersi intorno al 2013. Libeskind ha progettato un quartiere ricco di particolari. Svetta in mezzo a tutto la Freedom Tower, il grattacielo alto 1776 piedi (numero simbolico che ricorda l’anno della dichiarazione d’indipendenza americana). Intanto, in questi ultimi anni altri numerosi progetti, come il CityLife di Milano, la riqualificazione del vecchio quartiere fieristico. Il progetto è inoltre seguito da Zaha Hadid e Arata Isozaki.

Fonte: Wikipedia

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Marocco Legislative 2011, Islamisti in pole position

November 16, 2011 Leave a comment

Anche se il contesto marocchino è diverso da quello tunisino, l’apertura della campagna per le elezioni legislative anticipate del 25 novembre nel reame suscita l’inquietudine di una parte della classe politica. E il PJD sta sognando una vittoria come Ennadha in Tunisia. Le elezioni arrivano un mese dopo le elezioni del 23 ottobre in Tunisia, le prime libere in un paese dove tutto ebbe inizio, e prima di quelle egiziane, dove i Fratelli Musulmani hanno il vento il poppa.  La vittoria del partito islamico tunisino, Ennadha, che ha guadagnato oltre il 40% delle preferenze, dona agli islamisti moderati del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (PJD) la speranza di vincere le elezioni marocchine. Le legislative anticipate in Marocco costituiscono il proseguimento logico dell’adozione di una nuova Costituzione, votata con referendum popolare il 1° luglio scorso, dopo essere stata proposta dal re Mohamed VI, in fibrillazione per le conseguenze nel suo paese delle rivolte arabe.  Numerosi commenti di stampa danno  una forte ripresa alle urne del PJD marocchino, primo partito d’opposizione con 47 deputati, convinzione condivisa dai principali interessati. “L’esperienza  tunisina ha definito la tendenza; non ci sono molte differenze tra i marocchini e i tunisini. Inoltre, l’occidente ci sta conoscendo sempre meglio”, ha dichiarato alla Reuters il numero due del PJD, Lahcène Daodi. Con un po’ di presunzione, Daodi ha inoltre dichiarato che il PJD potrà ottenere tra i 70 e gli 80 seggi in Parlamento, sui 395 disponibili. Se queste previsioni saranno confermate, il PJD diventerà la prima forza politica del Parlamento e in questo caso seguendo la nuova Costituzione approvata, il re dovrà scegliere il nuovo primo ministro dalla rosa del partito vincente.  I favoriti hanno già annunciato che non governeranno in solitudine, preferendo dare vita ad un alleanza con le tre formazioni laiche, tra cui il partito Istiqal, nel quale milita il primo ministro attuale, Abbas al-Fassi. Il PJD si scontra in queste elezioni con una coalizione di otto partiti, raggruppati attorno al Rassemblement National des Indépendent (Raggrupamento nazionale degli indipendenti –RSI) di formazione liberale, che ha tutte le intenzioni di sbarrare la strada al partito islamico.  Come in Tunisia e in Egitto, gli islamisti marocchini stanno giocando la carta del contesto economico e sociale sfavorevole. Con un tasso di povertà al 28% nel 2010 e un tasso di disoccupazione molto elevato tra i giovani con meno di 34 anni (31,4% nel terzo trimestre 2011, secondo le statistiche ufficiali), che rappresenta anche il 57% dell’elettorato marocchino. Altro punto di forza del PJD è il sostegno che ha sempre dato alla monarchia, contrariamente ad altri partiti adepti dell’Islam politico come Giustizia e Carità, partito/confraternita  interdetto nel paese ma tollerato, che ha partecipato quest’anno a diverse manifestazioni affiancandosi al movimento dei giovani del 20 Febbraio. Il contesto regionale lascia credere che gli islamisti hanno tutti i numeri per vincere; sono più accettati oggi che qualche anno fa e dopo la Tunisia i marocchini si chiedono perchè non  nel loro paese?  Il movimento di contestazione del 20 Febbraio, che raggruppa i giovani indipendenti, radicali di sinistra e islamici fondamentalisti, ha chiesto ai suoi sostenitori il boicottaggio delle elezioni. La grande incognita resta comunque  il tasso di partecipazione in un paese dove l’astensionismo è forte. Sono 13 milioni i marocchini aventi diritto al voto  e nelle legislative del 2007 la partecipazione si attestò al 37%, dato che illustra il disincanto della popolazione per la politica.

Fonte: My Amazighen

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Papua Nuova Guinea, corsa alla terra… a rischio foreste e popoli indigeni

November 16, 2011 Leave a comment

La Papua Nuova Guinea è uno dei pochi posti al mondo dove i popoli indigeni hanno il pieno diritto di proprietà sulle loro terre ancestrali, mentre appena il tre per cento di terreni è controllato dal governo o da imprese private. La proprietà consuetudinaria è una delle ragioni che fanno della Papua Nuova Guinea una delle poche aree al mondo in cui le foreste pluviali sono ancora in larga parte intatte. Gli indigeni hanno stretti legami spirituali per la loro terra e con la foresta e hanno il diritto al consenso, previo, libero e informato, prima che venga intrapresa qualsiasi attività commerciale nei loro territori.
La recente assegnazione di quasi il 20 per cento delle foreste del paese a progetti agricoli rappresenta quindi una minaccia per le foreste della Papua Nuova Guinea.
La nave di Greenpeace Esperanza harecentemente  aiutato i clan tribali della remota provincia di Pomio a battersi in difesa delle loro foreste.
L’equipaggio di Greenpeace ha dipinto sulla fiancata di una nave carica di legname la scritta “fermate il furto di terra”. Il legname, rubato agli indigeni, era destinato all’esportazione in Cina. L’attività è stata accolta con ostilità da parte della compagnia del legno, ma non da parte delle  comunità locali che chiedono la fine dei contratti di cessione delle foreste per progetti agricoli, i SABL. L’introduzione di questi contratti minaccia di distruggere oltre 5 milioni di ettari di foreste, e con essa, le case e i mezzi di sussistenza di centinaia di comunità tradizionali.
La maggior parte dei SABLs assicura alle imprese 99 anni di controllo sulle terre sottratte ai legittimi proprietari.
“La nostra terra ci viene rubata e le nostre foreste vengono distrutte senza che nessuno ci abbia chiesto il permesso. I contratti di locazione SABL devono essere fermati o la mia gente perderà i suoi mezzi di sussistenza per 99 anni – e le nostre foreste saranno perdute per sempre “, ha detto Paul Palosualrea, un proprietario terriero che porta le proteste di oggi per Pomio.
All’inizio di ottobre, la famigerata compagnia del legno malese Rimbunan Hijau, ha pagato polizia per raggiungere in aereo i villaggi di Pomio e ridurre al silenzio le popolazioni che protestavano. Gli indigeni sono stati picchiati a bastonate e cinghiate, e dei ragazzi sono stati rinchiusi in un container di metallo (cosa che al sole dei tropici può costare la vita).
Come molti contratti di locazione SABL, anche quello di Pomio è stato ottenuto con la frode e molte delle firme in calce al contratto sono di bambini, uno dei quali risulta avere tre anni.
Una coalizione di proprietari tradizionali, clan indigeni, associazioni non governative, e gruppi della società civile si batte per l’abolizione dei  SABL e per la protezione delle foreste della Papua Nuova Guinea e dei diritti dei proprietari tradizionali.
“Le compagnie del legname promettono strade e servizi sanitari –  ha detto Sam Moko, di Greenpeace –  ma in realtà tutto quello che hanno da offrire offrono sono fiumi sporchi e le foreste distrutte. Il nuovo governo della Papua Nuova Guinea deve proteggere i diritti della sua gente e non i profitti delle grandi compagnie. Questo massiccio furto di terre deve finire una volta per tutte.”

Fonte: Salva le Foreste