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Archive for November 8, 2011

“Gli occhiali d’oro” di Giuliano Montaldo (1987)

November 8, 2011 Leave a comment

Gli occhiali d’oro è un film a colori di genere drammatico della durata di 110 min. diretto da Giuliano Montaldo e interpretato da Philippe Noiret, Rupert Everett, Valeria Golino, Nicola Farron, Stefania Sandrelli, Roberto Herlitzka, Riccardo Diana, Luca Zingaretti.
Prodotto nel 1987 in Italia, Francia, Jugoslavia.

Ferrara, 1938: il regime fascista concretizza man mano le ignobili leggi razziali, e la comunità ebraica della città viene ghettizzata, vessata, umiliata. Il narratore della storia, Davide Lattes è un universitario che sembra presagire – al contrario della sua famiglia – il triste, oscuro destino verso il quale s’avvia l’Europa, egli è innamorato di Nora, ebrea come lui, ma la ragazza lo abbandonerà per farsi battezzare e sposare un gerarca fascista, pur di sfuggire ad un destino che sembra inesorabile. Allo stesso tempo, il dottor Fadigati, che Davide conosce bene, è un medico stimatissimo e benvoluto in tutta la città, però è omosessuale e per questo subirà anche lui una ghettizzazione morale che lo spingerà al suicidio.

Fonte: Movieplayer.it

Michael Jackson, verdetto omicidio involontario per Conrad Murray

November 8, 2011 Leave a comment

Il re del pop fu ucciso da una dose letale di anestetico somministratagli dal suo dottore. Lo ha stabilito la giuria nel processo sulla morte del cantante. Il verdetto parla di omicidio involontario. Il medico rischia fino a 4 anni di carcere

NEW YORK – Sì, Michael Jackson è stato ucciso dal suo medico. Un altro dottore avrebbe potuto salvarlo. E invece di piangere al suo funerale, a Los Angeles, il mondo intero avrebbe potuto applaudirlo nel superconcerto dell’attesissimo ritorno a Londra, due anni fa. Conrad Murray, il dottore, resta senza parole: neppure una battuta con il suo avvocato. Gli saltano quasi addosso per ammanettarlo dietro la schiena e rispedirlo in prigione: senza concedergli neanche la cauzione. Pericolo di fuga.

“Voglio che la gente lo dica: non ho mai visto niente di simile. Voglio che la gente dica: è il più grande entertnaier del mondo”. Così il re del pop parlò al suo dottore, affidandogli la sua vita, pregandolo di rimetterlo in pista per il suo grande ritorno, mentre quello registrava, per i posteri, la sua voce sull’iPhone. Il re del pop è morto ucciso dal propofol. Ma non è stato un incidente. Sì, è omicidio colposo e quindi non è volontario. Ma la negligenza è “criminale” e il medico venuto dai Caraibi, l’uomo che prima di conoscere Jackson era inseguito da una causa da 400 milioni di dollari per il fallimento della sua lussuosissima clinica di Las Vegas, rischia adesso 4 anni di carcere.

Ci sono voluti due anni di inchiesta, 22 giorni di processo e 10 ore di deliberazione – tutto venerdì e ieri mattina – per arrivare a una verità. Ma il verdetto di colpevolezza aveva preso forma già la settimana scorsa,  quando il medico aveva rifiutato di prendere la parola per difendersi direttamente. Murray ha preferito restare zitto. “Che cosa ha deciso?” ha chiesto il giudice Michel Pastor. Il dottore si è fermato, ha rivolto lo sguardo prima al suo difensore Ed Chernoff e poi agli altri due avvocati della difesa. Infine ha parlato: per dire che non lo avrebbe fatto. “La mia decisione è di non testimoniare…”. “E’ una decisione che prende di sua volontà?”. “Sì”, ha risposto quasi abbassando lo sguardo.

Come avrebbe potuto difendersi ancora? La sua voce, in aula, del resto era già risuonata: in quel nastro sfoderato dall’accusa. La deposizione di due ore alla polizia mai resa pubblica fino ad allora. La “confessione”. Ho cercato per ore di fare addormentare Jackson, aveva rivelato il dottore, elencando quei farmaci maledetti che avrebbero prodotto col “latte” agognato dalla popstar la miscela che l’avrebbe ucciso. Un calvario cominciato alle due del mattino con le iniezioni endovena di lorazepam, e poi ancora di midazolam. Ma alle 10 del mattino Jacko aveva cominciato a chiedergli il suo “latte”. “Diceva: fammi dormire, non mi importa di quello che accade. Gli dissi: ma le prove? E lui: non mi importa a che ora mi sveglio. Non posso farcela se non dormo”. Non si svegliò più quella mattina del 25 giugno 2009: e oggi la giuria ha deciso perché.

Ed Chernoff ha tentato fino all’ultimo di salvare il dottore. “Perché un crimine possa essere provato, l’accusa deve essere capace di dimostrare che il dottor Murray ha davvero ucciso Michael Jackson: e invece vogliono incolpare il dottor Murray per le azioni compiute da Michael Jackson”. La difesa ha tentato di giocare la carta della moderazione: “Non abbiamo mai sostenuto che il dottore non abbia fatto degli errori”, ma quegli errori non erano appunto un crimine. “Se volete condannare Dr Murray, non fatelo pensando a Michael Jackson. Questo non è un reality show. Questa è la realtà”. Ma che cosa poteva fare l’avvocato contro quel procuratore che a ogni piè sospinto tirava fuori le foto dei figli di Jacko? “La prova in questo caso è evidente: il dottor Murray ha agito con negligenza crimininale, il dottor Murray ha causato la morte di Michael Jackson, il dottor Murray ha lasciato Prince, Paris e Blanket senza un padre”.

Non c’erano neppure alla lettura della sentenza, i piccoli Jackson. Dicono che sia stata la nonna, Katherine, adesso in aula col marito Joe e i figli Germania e LaToya, a volere risparmiare agli eredi di “Michael Joseph Jackson”, come dice il giudice che legge la sentenza, almeno quest’ultimo show.

Angelo Aquaro

Fonte: La Repubblica

“Al dì di Pentecoste” di Miljenko Jergović, Zandonai Editore

November 8, 2011 Leave a comment
Miljenko Jergović
AL DÌ DI PENTECOSTE
Srda pjeva, u sumrak, na Duhove
Traduzione di Ljiljana Avirović
ISBN: 978-88-95538-49-5

Quando un uomo diventa vecchio e la vita gli è già passata sopra, pensa Lazar, allora scompare in lui ogni forma di rabbia. Ora non sarebbe più disposto a picchiare, bensì si lascerebbe cadere, leggero e silente come la pioggia, come il sonno o la morte, sul bel corpo di Srda Kapurova.
In un appartamento sfitto di Zagabria viene scoperto il cadavere di una giovanissima zingara, vittima di un efferato omicidio. La polizia brancola nel buio: nessuno si presenta a riconoscere la salma, nessuno chiede notizie di lei e il suo nome non compare in alcun registro anagrafico. Si sa solo che è stata vista per l’ultima volta a un semaforo, il giorno di Pentecoste, mentre chiedeva l’elemosina danzando e cantando. La matassa si dipana pian piano attraverso cinque testimonianze che, ciascuna a suo modo, costituiscono esemplarmente ciò che rimane dell’identità jugoslava andata in frantumi con le guerre degli anni novanta: un’umanità preda del risentimento, attratta da miti posticci e dal cinismo di vecchi e nuovi malfattori. Da una pittoresca galleria di personaggi goffi e spaesati, fatalmente inclini alla malinconia e condannati a essere per sempre stranieri in patria, emerge un affresco cangiante e monumentale della Jugoslavia lungo tutto il Novecento, un crocevia di storie che sembrano scavare un gigantesco baratro. Storie intrise di magia e di epos, e forgiate dallo stile rapsodico, dalla vena dissacrante e dall’irresistibile comicità di un maestro della narrazione qual è Jergović, «uno che dissotterra e strappa con le unghie all’oblio interi pezzi di vita» (Paolo Rumiz).

Miljenko Jergović (1966), nato a Sarajevo e croato di adozione, è uno degli scrittori più talentuosi e brillanti della ex Jugoslavia. Romanziere, poeta, giornalista, sceneggiatore, ha ricevuto numerosi riconoscimenti sia in patria sia all’estero. In Italia, dopo il fortunato esordio con Le Marlboro di Sarajevo (1995), si è aggiudicato, tra gli altri, il Grinzane Cavour (2003) e recentemente il Premio Tomizza (2011). Tra i suoi ultimi romanzi tradotti in italiano ricordiamo Inšallah Madona, inšallah(Scheiwiller, 2006) e Freelander (Zandonai, 2009).

“L’amante di Goebbels” di Anna Kanakis, Marsilio Editore

November 8, 2011 Leave a comment

Anna Kanakis
L’amante di Goebbels
pp. 160 , 1° ed.
Euro 16.00
2011
isbn: 978-88-317-1002-2
L’amante di Goebbels è il racconto della malattia d’amore di Lida Baarova, una giovane attrice cecoslovacca che nel 1936 s’innamora di Joseph Goebbels, il ministro della Propaganda del Nazionalsocialismo e ne diventa l’amante. L’uomo sarà presto padrone e ossessione per lei («Joseph, tu mi abiti dentro ormai»), bisogno fisico di essere posseduta, occasione di una catarsi. Nella Germania dell’ascesa del Reich e nei salotti del potere, Lida Baarova si muove a tentoni, inadeguata, rifiutata da un ambiente elitario e benpensante. E come una falena dalle lunghe ali delicate, attirata da una luce abbagliante, precipiterà nell’abisso. DopoSei così mia quando dormi, Anna Kanakis, con la sua penna delicata e sferzante al tempo stesso, torna a raccontare l’amore assoluto, vissuto nel segreto e nella sofferenza, in un romanzo toccante, che si muove in un vorticoso contraltare di emozioni, tra l’ardore galoppante della passione e il dolore di una solitudine senza possibile soluzione.

Fonte: Marsilio Editore

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