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Oro alimentare, percorsi di storia


STORIA DELL’ORO ALIMENTARE
Impreziosire la tavola decorando piatti e pietanze con oro ed argento alimentare: una tradizione antica che oggi torna ad essere apprezzata e ricercata.
Gli antichi egizi lo usavano perché credevano rendesse immortali, gli indiani d’America erano soliti aggiungere oro ai loro piatti nella speranza che permettesse all’uomo di sollevarsi in aria, per i popoli dell’estremo oriente da secoli è un cibo votivo.
Fu però in Europa ed in particolar modo nell’Italia rinascimentale che l’oro fece l’apparizione su tavole e banchetti come elemento decorativo, in grado di impreziosire e dare lustro a cibi e bevande.
Firenze, Padova, Venezia videro nel XV secolo la diffusione dell’oro e dell’argento alimentare per come oggi lo conosciamo : non qualcosa di sacro o magico ma un “ingrediente” per illuminare le tavole di tutto il mondo.
L’antico Egitto
L’oro alimentare in Estremo Oriente
L’oro come alimento, non nell’accezione moderna del termine ma come cibo in grado di suscitare il favore degli dei risale al II millennio a.C., all’epoca dei faraoni. Nell’antico Egitto l’oro, in ogni ambito della vita, era associato alle divinità : l’oro era il colore della pelle degli dei negli affreschi, d’oro erano ornate tombe e sarcofaghi dei faraoni. L’oro veniva quindi mangiato perché era un cibo sacro che permetteva secondo gli egiziani di ingraziarsi gli dei.
Ma gli egiziani non erano l’unico popolo che considerava l’oro un cibo votivo. Anche se non è possibile avere un riscontro cronologico esatto si ritiene che fin dai tempi più antichi anche presso le civiltà orientali fosse usanza comune unire cibo ed oro per attirare verso di sé l’attenzione della divinità. La certezza che questa non sia solo una leggenda ma una pratica reale e diffusa ci viene data da Marco Polo e dal suo manoscritto più conosciuto, Il Milione, scritto durante il suo viaggio in estremo oriente intorno al 1300 d.C.
Un’eccezione rispetto alla pratica dell’utilizzo dell’oro come ingrediente alimentare per scopi sacri era rappresentata dal Giappone e dalla sua civiltà. Già nei tempi antichi infatti essi utilizzavano l’oro alimentare nell’accezione in cui lo intendiamo noi oggi, ossia per la decorazione di cibi e bevande : bottiglie di sakè con all’interno fiocchi d’oro e piatti speciali ricoperti di foglia d’oro sono due esempi di questa usanza oggi quanto mai attuale.
L’oro alimentare nel nuovo continente
I banchetti europei nel XV secolo
La scoperta dell’America nel 1492 d.C. portò anche alla scoperta dell’utilizzo dell’oro come “alimento” ed ancora una volta il suo utilizzo aveva motivazioni “ultraterrene”. Non era però una motivazione sacra bensì magica: i nativi americani erano convinti che l’oro permettesse all’uomo di lievitare in aria.
Fu probabilmente in seguito a questa scoperta che l’oro alimentare fece la sua apparizione anche in Europa. Qui perse però tutti i suoi significati sacri o magici e divenne un elemento per decorare ed impreziosire tavole e portate. Già nel XVI secolo i nobili di tutta Europa arricchivano le loro tavole decorando i loro piatti con la foglia d’oro; a Venezia, nel 1561, in occasione di una festa in onore del principe di Bisignano il pane e le ostriche furono servite ricoperti d’oro; ancor prima Galeazzo Visconti, nel 1386, in occasione delle nozze della figlia Violante, deliziò i suoi ospiti offrendo loro storioni, carpe, anatre, quaglie, pernici ricoperte da una sottilissima foglia d’oro.
L’uso dell’oro in cucina era talmente diffuso che, nella Padova cinquecentesca, il consiglio cittadino decise di limitarne l’utilizzo, stabilendo che nei pranzi nuziali non si potessero servire più di due portate condite con il più prezioso dei metalli.
Nella Firenze dei Medici erano imbanditi i più grandi banchetti dell’epoca. Fra i rivestimenti sfarzosi e i gioielli utilizzati per arricchire tavole e posate, l’oro aveva sempre una posizione di primo piano, rivestendo ed illuminando gran parte delle portate.
L’oro e la medicina
Non solo in Italia però l’oro alimentare arricchiva i banchetti delle caste nobiliari; alla corte di Elisabetta I infatti arance, melograni, datteri, fichi e persino gli acini d’uva erano ricoperti da polvere d’oro.
Anche se la scoperta che l’oro avesse proprietà terapeutiche avvenne qualche secolo dopo, già nel XV secolo gli alchimisti preparavano medicinali utilizzando l’oro alimentare, considerandolo un toccasana per ogni malattia. Nel secolo seguente si diffuse in Europa, ed in particolar modo in Italia, la pratica di mangiare a fine pasto un confetto ricoperto di foglia d’oro, che avrebbe dovuto mettere a riparo da ogni tipo di malattia cardiaca. Nello stesso periodo a Milano, gli speziali aggiungevano dell’oro ai medicinali, con lo scopo di addolcirne il sapore.

Fonte: Giusto Manetti Battiloro

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