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“Anche le sculture muoiono”, mostra presso il Palazzo Strozzi di Firenze

April 29, 2015 Leave a comment

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17 aprile – 26 luglio 2015

Centro di Cultura Contemporanea Strozzina
Palazzo Strozzi, Firenze

Artisti: Francesco Arena, Nina Beier, Katinka Bock, Giorgio Andreotta Calò, Dario D’Aronco, N.Dash, Michael Dean, Oliver Laric, Mark Manders, Michael E. Smith, Fernando Sánchez Castillo, Francisco Tropa, Oscar Tuazon

A cura di Lorenzo Benedetti

Dal 17 aprile 2015 il Centro di Cultura Contemporanea Strozzina di Palazzo Strozzi propone la nuova mostra Anche le sculture muoiono (17 aprile – 26 luglio 2015), una riflessione sulla scultura contemporanea a cura di Lorenzo Benedetti, che presenta opere e nuove produzioni di tredici artisti italiani e internazionali: Francesco Arena (Italia), Nina Beier (Danimarca), Katinka Bock (Germania), Giorgio Andreotta Calò (Italia), Dario D’Aronco (Italia), N.Dash (USA), Michael Dean (Regno Unito), Oliver Laric (Austria), Mark Manders (Olanda), Michael E. Smith (USA), Fernando Sánchez Castillo (Spagna), Francisco Tropa (Portogallo),Oscar Tuazon (USA). 

Gli artisti contemporanei utilizzano nuove forme e materiali investendo su una condizione temporale più ampia, in un dialogo tra passato e futuro. Allo stesso tempo, tuttavia, la mostra riflette su come gli artisti di oggi riscoprano materiali quali il bronzo, la pietra o la ceramica, che sembravano essere relegati alla pura accademia. Questi materiali sono ripresi e utilizzati in forma concettuale per riflettere su temi come quello del monumento, del frammento, del consumo della materia o sul recupero del recente passato modernista.

L’esposizione si tiene in concomitanza con la mostra di Palazzo Strozzi Potere e pathos. Bronzi del mondo ellenistico (14 marzo-21 giugno 2015) organizzata in collaborazione con il J. Paul Getty Museum di Los Angeles e la National Gallery of Art di Washington, che illustra, attraverso l’esposizione di eccezionali esempi di sculture bronzee di grandi dimensioni, lo sviluppo dell’arte nell’Età ellenistica fra il IV e il I secolo a.C.. La presenza di queste due mostre crea a Palazzo Strozzi una straordinaria occasione di dialogo e confronto tra antico e contemporaneo. La scultura del passato ci è pervenuta soprattutto grazie alla sua capacità di sopravvivere nel tempo, in alcuni casi solo come frammento, mentre la percezione oggi di queste opere si divide tra una dimensione di durevolezza e una di effemerità e trasformazione del proprio valore e della propria connotazione originaria.

Come sottolinea il curatore Lorenzo Benedetti, la mostra del CCC Strozzina permette di andare oltre una mera contrapposizione tra passato e presente andando a individuare aspetti centrali della scultura contemporanea nella sua contrapposizione alla cultura dell’immagine consumata nell’immediatezza del presente e nella sua trasformazione di significato e valore, la “morte” di una sua condizione originaria, a confronto con il passaggio del tempo, rispondendo all’esigenza di uno sguardo verso un futuro indeterminato.

Il rapporto della scultura con il potere e con la storia si evidenzia nelle opere di Francesco Arena attraverso l’uso del concetto del monumento. La scultura come copia e dunque come trasferimento di conoscenza ad altre culture future si vede soprattutto nell’opera di Oliver Laric che utilizza le nuove tecniche 3D come reinterpretazione di immagini e simboli culturali già esistenti. L’aspetto della temporalità e della specificità dei materiali viene mostrato nelle composizioni di Mark Manders ma anche in quelle di Michael E. Smith e Oscar Tuazon. La deformazione, perdita e ritrovamento della scultura si vede spesso nelle opere di Nina Beier in quelle frammentate, reinterpretate e mutilate di Francisco Tropa. Il tempo viene descritto anche attraverso la fragilità dei materiali che sembrano condensare un’epoca molto più ampia come nelle opere di Katinka Bock e Giorgio Andreotta Calò. La tecnica della scultura ha dunque un valore di continuità sviluppando linguaggi che arrivano a tradurre forme contemporanee inserendole su una scala di ricerca che spazia dal recupero di un recente passato modernista, come nell’uso del cemento da parte di Michael Dean e di Dario D’Aronco a un riferimento a una forma più organica come nelle fotografie di N. Dash che rappresentano l’ultimo stadio di un processo temporale sulla materia. La ricerca artistica di Fernando Sánchez Castillo si concentra sul potere simbolico e politico del monumento nella cultura contemporanea.

Coordinate della mostra

Sede:
Centro di Cultura Contemporanea Strozzina – Fondazione Palazzo Strozzi
Palazzo Strozzi, Piazza Strozzi, 50123 Firenze

Orari:
martedì-domenica, 10.00-20.00
giovedì, 10.00-23.00
lunedì chiuso

Ingresso: (biglietto valido 30 giorni)
€ 5,00 intero
€ 4,00 ridotto convenzioni
€ 3,00 studenti e altre riduzioni

ingresso gratuito giovedì 18.00-23.00.

Speciale biglietto congiunto con la mostra Potere e pathos:
€ 12,00 intero
€ 10,50 gruppi prenotati
€ 5,00 ridotto (ragazzi dai 7 ai 18 anni, universitari e altre riduzioni)

INFO:
Tel. +39 055 2645155
info@palazzostrozzi.org

PRENOTAZIONI:
Tel. +39 055 2469600
prenotazioni@palazzostrozzi.org

Ufficio stampa:
Lavinia Rinaldi – 
Fondazione Palazzo Strozzi
Palazzo Strozzi, piazza Strozzi, 50123 Firenze
tel. +39 055 3917122 fax +39 055 2646560 l.rinaldi@palazzostrozzi.org

“Everyone Gets Lighter | All!”, opera performativa dal collettivo Kinkaleri al Cortile di Palazzo Strozzi di Firenze

November 15, 2014 Leave a comment

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All’interno del progetto Palazzo Strozzi Contemporaneo
Fondazione Palazzo Strozzi presenta 
Within the programme Palazzo Strozzi Contemporaneo
Fondazione Palazzo Strozzi presents 
Kinkaleri
EVERYONE GETS LIGHTER | ALL! 
Giovedì 20 novembre, ore 19:00 
Cortile di Palazzo Strozzi
Palazzo Strozzi, Firenze 
Un progetto del/A project of the Centro di Cultura Contemporanea Strozzina
A cura di/Curated by Alessio Bertini 
Luogo di transizione, ma anche di riflessione e di relazioni, il cortile di Palazzo Strozzi diviene un campo di contaminazione di diversi linguaggi artistici. Il collettivo Kinkaleri, interpreta questo luogo come un nuovo e originale palcoscenico per l’opera performativa Everyone Gets Lighter | All! (Cortile di Palazzo Strozzi, Firenze 20.11-30.11.2014).
Durante la performance il danzatore utilizza una serie di movimenti corporei codificati che corrispondono ognuno a una lettera dell’alfabeto. I diversi movimenti danno vita a una coreografia che diventa una forma di scrittura in cui l’espressività della parola si unisce a quella del corpo e il testo poetico si fa danza. Nei periodi che intercorrono tra le varie repliche un’installazione di luci e suoni evoca l’azione performativa invitando i visitatori che attraversano il cortile a sentirsi parte della scena e a loro volta potenziali performer in grado di adottare il linguaggio gestuale inventato da Kinkaleri. 
The courtyard of Palazzo Strozzi, a transitional space which opens itself equally to moments of reflection and interaction, has become a locus of cross-contamination between different artistic languages. The artistic collective Kinkaleri transforms the space into a new and original stage with their performance piece Everyone Gets Lighter | All!
In the performance the dancer uses a codified set of body movements, each corresponding to a letter of the alphabet. Placed in sequence, the movements become a choreographed poem, in which the expressiveness of the word merges with that of the body, and poetry becomes dance. Between performances, a sound and light installation conjures the action of the performance, involving visitors who pass through the courtyard in the piece and inviting them to consider themselves potential performers, capable of adopting the gestural language invented by Kinkaleri. 
Prima performance/First performance:
Giovedì 20 novembre, ore 19:00
Thursday 20 November, 19:00 
La performance sarà ripetuta secondo il seguente calendario:
Sabato 22 novembre, ore 17:00
Domenica 23 novembre, ore 16:00
Martedì 25 novembre, ore 14:00
Giovedì 27 novembre, ore 19:00
Sabato 29 novembre, ore 17:00
Domenica 30 novembre, ore 16:00 
Repeat performances:
Saturday 22 November, 17:00
Sunday 23 November, 16:00
Tuesday 25 November, 14:00
Thursday 27 November, 19:00
Saturday 29 November, 17:00
Sunday 30 November, 16:00
INFO: www.strozzina.org/exhibitions/palazzo-strozzi-contemporaneo/ 

“Cronaca di un amore rubato”, spettacolo di Federica Di Martino al Teatro Goldoni di Firenze

November 11, 2014 Leave a comment

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In occasione della “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” arriva sul palco del Teatro Goldoni Cronaca di un amore rubato, vibrante monologo civile che Federica Di Martino ha tratto da un racconto di Dacia Maraini, Cronaca di una violenza di gruppo, presente nella raccolta L’Amore Rubato. In scena c’è una donna sola, una “anima morta” che racconta le ferite sul corpo e nella mente riportate dopo uno stupro di gruppo. Stupro mai condannato: i colpevoli sono stati tutti assolti, malgrado i testimoni, malgrado lei abbia trovato il coraggio di denunciare i suoi aguzzini. La trama la vorremmo inventata, irreale, mai accaduta e invece i fatti ci rammentano la sua schiacciante verità e autenticità. La storia Quattro liceali hanno sequestrato una ragazzina di tredici anni dai capelli rossi e hanno abusato di lei, per ore, lasciandola stordita e sanguinante. Sulla strada provinciale la soccorre un prete che passava di lì per caso in automobile e che la porterà al pronto soccorso. Si presentano in proscenio i balordi autori dello stupro. Sono al commissariato, anche loro vittime inconsapevoli e amorfe di una società tribale, perversa, che li protegge. Note di regia “Dacia Maraini ci racconta la Cronaca di una violenza di gruppo facendo parlare tutti i protagonisti. […] Ma la bambina no… la bambina vive nella storia solo attraverso le parole degli altri. Questo mi ha colpito e mi ha spinto a desiderare di mettere in scena il racconto. Che vita può avere una ragazzina dopo aver subito uno stupro a 13 anni? Forse nessuna. Forse la sua anima si ferma in quel momento e in quel momento muore per sempre. […] Una ragazzina che ha perso quel giorno il suo posto nel mondo …
un mondo fatto di “persone per bene”, un mondo dove i colpevoli hanno voce. 
Dove i colpevoli possono vivere, liberi.” Federica Di Martino

Federica Di Martino
di  Dacia Maraini
uno spettacolo di e con  Federica Di Martino

Giovedì 20 novembre, ore 18.00 – Teatro Goldoni

Federica Di Martino e la scrittrice Dacia Maraini incontrano il pubblico alla presenza di Cristina Giachi. Ingresso libero

Info: www.teatrodellapergola.com

“La leggenda del grande inquisitore”, teatro di Umberto Orsini al Teatro della Pergola di Firenze

November 11, 2014 Leave a comment

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Umberto Orsini e la sua nuova Compagnia producono in questa stagione  La Leggenda del Grande Inquisitore da I Fratelli Karamàzov di Dostoevskij. L’incontro di Orsini con Ivan Karamazov nel 1969, con lo sceneggiato prodotto dalla Rai diretto da Sandro Bolchi e adattato da Diego Fabbri, ha da sempre lasciato nel pubblico una grande ammirazione e il desiderio di poterlo reincontrare. Oggi insieme a Leonardo Capuano, Orsini scrive una nuova drammaturgia per lo spettacolo tratto dal celebre romanzo che affida alla regia di Pietro Babina. Umberto Orsini in questa edizione è di nuovo un immaginario Ivàn Karamàzov maturo che si misura, attraverso uno specchio, con il se stesso giovane. In scena, accanto al doppio personaggio, Leonardo Capuano, un Mefistofele di eco faustiana con il quale l’Inquisitore si industria a classificare temi ossessivi quali fede, mistero, autorità, peccato e libertà. La storia Ivàn Karamàzov espone al fratello Aleksej la propria idea per un racconto allegorico ambientato in Spagna, ai tempi della Santa Inquisizione. Dopo quindici secoli dalla morte, Cristo fa ritorno sulla Terra: pur apparendo sotto mentite spoglie viene riconosciuto e incarcerato dal Grande Inquisitore. Condannato a morte, riceve nelle segrete dove è rinchiuso la visita del suo giudice, il Grande Inquisitore, che gli illustra una sconcertante visione del mondo e del rapporto con Dio. Note di regia “Credo che uno spettacolo non debba essere un tentativo di risposta, piuttosto il tentativo di condividere una domanda. […] Non si è dunque trattato di attualizzare attraverso la messa in scena un testo che viene da un’altra epoca, né si è dato per scontato che le sue parole siano ancora valide, pronunciabili. Ma si è partiti dal presupposto che lo spettacolo stesso interrogasse il testo, lo mettesse alla prova, al confronto con un “essere” mutato, trasformato. Da questo, nasce l’idea di un Ivàn che si interroga, fa i conti con i suoi contenuti e compie questa sua auto-interrogazione sul punto limite tra vita e morte, tra morte e resurrezione, che non sono la morte e la resurrezione di un uomo, ma quelle di un personaggio e del suo racconto.” Pietro Babina

Umberto Orsini
da  I fratelli Karamazov di Fedor Dostoevskij
con  Leonardo Capuano
scene  Federico Babina, Pietro Babina
costumi  Gianluca Sbicca
musiche  Alberto Fiori
soundesign  Alessandro Saviozzi
video effects  Miguel D’Errico
regia  Pietro Babina
produzione  Compagnia Orsini
Durata dello spettacolo  75 minuti atto unico
Orari da martedì a sabato: 20.45; domenica: 15.45
11 nov 2014 – 16 nov 2014

“Ubu and the truth commission”, teatro animazione di William Kentridge e Handspring Puppet Company al Teatro della Pergola di Firenze

November 11, 2014 Leave a comment

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TEATRO D’ ARTISTA: WILLIAM KENTRIDGE, UBU AND THE TRUTH COMMISSION

Teatro della Pergola ● 20/22 novembre 2014

Fondazione Teatro della Pergola in collaborazione con Romaeuropa Festival 2014
UBU AND THE TRUTH COMMISSION
di William Kentridge e Handspring Puppet Company
diretto da William Kentridge
regista associato Janni Younge
scritto da Jane Taylor
pupazzi di Adrian Kohler
animazioni William Kentridge
luci Wesley France
coreografia Robyn Orlin
musiche Warrick Sony e Brendan Jury
con Dawid Minnaar, Busi Zokufa, Gabriel Marchand, Mandiseli Maseti, Mongi Mthombeni
produzione: Handspring Puppet Company
produttore associato e distribuzione mondiale Quaternaire / Sarah Ford
in coproduzione con Edinburgh International Festival, The Taipei Arts Festival and Taipei Culture Foundation, Festival de Marseille _ danse et arts multiples, Onassis Cultural Centre Athens, Cal Performances Berkeley and BOZAR Brussels.
spettacolo in inglese con sovratitoli in italiano

A quasi un anno dalla morte di Nelson Mandela arriva al Teatro della Pergola di Firenze, il capolavoro anti-apartheid di William Kentridge Ubu and the Truth Commission,riallestito per celebrare il 20° anniversario della democrazia in Sudafrica.

Torna il grande teatro internazionale a Firenze anche grazie alla stretta e intensa collaborazione con Romaeuropa Festival. Dal 20 al 22 novembre l’artista sudafricano William Kentridge presenta un riallestimento di Ubu and the Truth Commission, spettacolo del 1997 che contamina il capolavoro di Alfred Jarry Ubu re con il dramma dell’apartheid e la magia dei pupazzi ideati dalla Handspring Puppet Company. Spirito oscuro e sardonico, animazione spettacolare e inquietante, teatro di figura struggente e finemente dettagliato: questa è la quintessenza della collaborazione tra William Kentridge e la Handspring Puppet Company. Ubu and the Truth Commission unisce pupazzi, performance di attori, musica e documentari di repertorio. Lo spettacolo si basa sia sull’archivio storico delle audizioni davanti alla “Commissione per la verità e la riconciliazione” del Sudafrica (istituita nel 1996 per riconciliare realmente vittime e carnefici, oppressori e oppressi) che sulla figura di Ubu Re, il buffone licenzioso creato da Jarry. In questa produzione Pa Ubu rappresenta i numerosi strumenti di violenza dell’apartheid (poliziotti, assassini, spie e politici) per i quali la tortura, l’omicidio, il sesso e il cibo sono tutti elementi di un lordo appetito individuale. L’azione drammatica ruota attorno al racconto metaforico di un tradimento coniugale, la tragicomica interpretazione di Ma Ubu ci introduce nella devastante complessità dell’apartheid: i pupazzi della Handspring Puppet Company portano in scena le commoventi testimonianze rilasciate alla “Commissione per la verità e la riconciliazione”. L’ideazione e la regia sono di William Kentridge, mentre Busi Zokufa e Dawid Minnaar interpretano Ma e Pa Ubu. Ubu and the Truth Commission ha debuttato a Johannesburg il 26 maggio 1997 e la successiva tournée internazionale ha toccato, oltre all’Italia, la Repubblica Ceca, la Danimarca, la Francia, la Germania, i Paesi Bassi, la Norvegia, la Svezia, la Svizzera, il Regno Unito e gli Stati Uniti.

Info: www.teatrodellapergola.com

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“Servo per due (One Man, Two Guvnors)”, spettacolo di Pierfrancesco Favino al Teatro della Pergola di Firenze

November 1, 2014 Leave a comment

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Nuove repliche per lo spettacolo di maggior successo della scorsa stagione: Pierfrancesco Favino torna con Servo per due  (One Man, Two Guvnors), una riflessione “diversa” su un classico come Il servitore di due padroni di Carlo Goldoni, nella versione inglese di Richard Bean. Oltre ventuno attori, per due cast che si alternano nella tournée, vincono la  scommessa della creazione di una nuova compagnia di repertorio che realizza uno spettacolo esilarante amalgamando virtuosismi e straordinarie interpretazioni e non manca di coinvolgere direttamente anche il pubblico. Servo per due procede di battuta in battuta e colpi di scena accompagnato dall’esecuzione dal vivo di celebri brani d’epoca dell’orchestra Musica da Ripostiglio. Nella Rimini felliniana che fa da sfondo agli equilibrismi del protagonista e della sua compagnia risuonano e si fanno spettacolo Maramao, Il Pinguino innamorato, Un sassolino nella scarpa… La storia Rimini, anni Trenta: Pippo, moderno Arlecchino, ha appena perso il lavoro e si ritrova depresso, senza soldi e senza la possibilità di poter mangiare. Disperato, comincia a cercare un nuovo mestiere e dopo vari tentativi accetta di lavorare contemporaneamente alle dipendenze di due diversi padroni, trovando così non solo il modo di raddoppiare il suo salario e i suoi pasti, ma anche di passare da una sorpresa all’altra… Note di regia “Tre anni fa Richard Bean aveva pensato a un primo adattamento dal testo di Goldoni Il servitore di due padroni e noi abbiamo riadattato la storia negli anni ’30, a Rimini trasportando la tipica comicità inglese nel nostro mondo e trovando nuova linfa dall’adattamento … Pierfrancesco Favino ed io eravamo consapevoli che sarebbe stata una vera sfida coinvolgere il maggior numero di attori e attrici del nostro gruppo, ma quando il pubblico afferma con convinzione “…la cosa bella di questo spettacolo è vedere una meravigliosa collaborazione tra gli attori così rara da trovare…” ci conferma che abbiamo raggiunto lo scopo.” Paolo Sassanelli

Pierfrancesco Favino
di  Richard Bean
Liberamente tratto da  Il Servitore di due padroni di Carlo Goldoni
Tradotto e adattato da  Pierfrancesco Favino, Paolo Sassanelli, Marit Nissen, Simonetta Solder
Con gli attori del gruppo Danny Rose  Bruno Armando, Gianluca Bazzoli, Ugo Dighero, Anna Ferzetti, Giampiero Judica, Marit Nissen, Diego Ribon, Eleonora Russo, Fabrizia Sacchi, Luciano Scarpa, Pietro Ragusa, Roberto Zibetti
Elaborazioni musicali a cura di  Orchestra Musica da Ripostiglio
Musicisti  Luca Pirozzi, Luca Giacomelli, Raffaele Toninelli, Emanuele Pellegrini
Scene  Luigi Ferrigno
Costumi  Alessandro Lai
Luci  Cesare Accetta
Coreografie  Fabrizio Angelini
Regia  Pierfrancesco Favino, Paolo Sassanelli
Produzione  Gli Ipocriti / Associazione R.E.P. la Compagnia di Repertorio con la partecipazione della Fondazione Teatro della Pergola
Durata dello spettacolo  2 ore e 45 minuti con intervallo
Orari da martedì a sabato: 20.45; domenica: 15.45

4 nov 2014 – 9 nov 2014

Info: www.teatrodellapergola.com

“Sei personaggi in cerca d’autore”, spettacolo di Gabriele Lavia al Teatro della Pergola di Firenze

October 11, 2014 Leave a comment

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PRIMA NAZIONALE

Nel 1948, dopo che il secondo conflitto mondiale aveva danneggiato il palcoscenico, la Pergola fu inaugurata nuovamente con i Sei personaggi in cerca d’autore. La regia era di Orazio Costa, con Tino Buazzelli nel ruolo del Padre e Rossella Falk in quello della Figliastra. Con un gesto dal forte significato simbolico, Gabriele Lavia, allievo di Costa, sceglie i Sei personaggi per la sua prima regia interamente prodotta dalla Fondazione Teatro della Pergola e per il suo debutto da consulente artistico del massimo teatro fiorentino.

La storia
Sul palcoscenico vuoto un macchinista inchioda assi per la scenografia del Giuoco delle parti di Luigi Pirandello. Viene interrotto dal Direttore di scena: stanno per giungere il Capocomico e la compagnia. Iniziano le prove, e il capocomico litiga un po’ col Primo Attore, un po’ col suggeritore. D’improvviso in sala entra l’usciere seguito da sei personaggi. Alla domanda del capocomico “Chi sono lorsignori, che cosa vogliono? rispondono: siamo qua in cerca d’un autore.

Note di regia
“Sei personaggi in cerca d’autore è probabilmente il testo di teatro più importante di tutti i tempi. Esso interroga il fondamento stesso del teatro: la contraddizione e la discordanza tra l’attore e il personaggio e l’impossibilità a fare dei due una sola unità. Ma dice Eraclito: “Da ciò che è più discorde, lo splendido accordo.”
Gabriele Lavia

Scarica la Locandina 

Leggi il foglio di sala

Leggi le Note di regia e l’intervista a Gabriele Lavia

Gabriele Lavia
di  Luigi Pirandello
con  Massimiliano Aceti, Ludovica Apollonj Ghetti, Alessandro Baldinotti, Daniele Biagini, Rosy Bonfiglio, Maria Laura Caselli, Michele Demaria, Giulia Gallone, Giovanna Guida, Lucia Lavia, Andrea Macaluso, Luca Mascolo, Mario Pietramala, Marta Pizzigallo, Matteo Ramundo, Malvina Ruggiano, Alessio Sardelli, Carlo Sciaccaluga, Anna Scola.
scene  Alessandro Camera
costumi  Andrea Viotti
musiche  Giordano Corapi
regia  Gabriele Lavia
produzione  Fondazione Teatro della Pergola
Orari da lunedì a sabato: 20.45; domenica:15:45; mercoledì 29 riposo

24 ott 2014 – 2 nov 2014

Info: www.teatrodellapergola.com

BASE / Progetti per l’arte, progetto di Piero Golia per Firenze

June 15, 2013 Leave a comment

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Firenze –  BASE / Progetti per l’arte, lunedì 3 giugno 2013, dalle ore 19.00 , inaugura  un progetto di Piero Golia appositamente ideato per  Firenze, che avrà una sua origine concettuale e processuale nel “talk”  che l’artista realizzerà lo stesso  giorno dell’inaugurazione. Questo progetto, come afferma l’artista stesso, nascedall’esigenza di provocare un istante di sospensione la cui forma è mutata nel tempo. “Realizzare questa mostra è un’opportunità che ho da molto tempo. Proprio durante questo periodo di gestazione, che possiamo quantificare intorno ai sette anni, è avvenuta un’evoluzione sottile, ma importante nel mio lavoro. Infatti, mi sono distaccato dall’immagine eclatante e malinconicamente polemica in sé per indagare le svariate possibilità di stimolare differenti dimensioni “narrative”… Per la mostra di Firenze voglio mettere in evidenza la necessità di confrontarmi con il pubblico, di avere un dialogo diretto con esso, che in quell’occasione può andare oltre alla semplice conoscenza del mio nome e interrogarsi in maniera più profonda sul perché di alcune mie recenti scelte. Quel momento di eliminazione di gerarchie e mediazioni ulteriori tra l’arte e la vita è nato pensando allo spirito di BASE che è stata fondata per dare maggiore importanza al dibattito culturale rispetto alle semplici informazioni di superficie con cui, a volte, le persone si muovono nel sistema dell’arte. Per questo la mostra ruota attorno alla potenzialità  delle persone presenti di voler cogliere un messaggio, puntando più alla sua poetica che non al meccanismo tra significato e significante su cui si basa la società mediatica… E’ un progetto sulla possibile o impossibile coreografia della realtà” . Piero Golia (1974, Napoli; vive e lavora a Los Angeles) è stato uno dei protagonisti del rinnovamento delle pratiche performative e dell’oggetto “scultoreo” avvenuto alla fine degli anni Novanta. Partendo da questa attitudine gli è stato possibile sollevare un dibattito concreto sul motivo dell’attenzione sempre crescente per le pratiche concettuali tipiche degli anni settanta sia in ambito artistico che in quello sociale. La particolarità delle sue opere consiste nella possibilità di definirle sempre come delle “azioni”, le quali si collocano tra una dimensione eroica, la loro inutilità edonistica e il rendere evidente la necessità di ri-attivare una nuova coscienza del ruolo  dell’arte all’interno della società di cui fa parte anche l’artista. Tra i gesti che hanno scandalizzato sia gli addetti ai lavori che il  normale pubblico da rotocalco è da ricordare la  sua traversata a remi in canoa del 2001 dall’Italia all’Albania per poter partecipare alla Prima Biennale di Tirana realizzata da Flash Art. Partecipazione realizzata da immigrato clandestino. Sempre del 2001 è l’opera  “Tattoo” che consisteva nell’aver convinto una ragazza a farsi tatuare sulla sua schiena il ritratto dell’artista sorridente con la scritta: “Piero è il mio idolo”. Invece, del 2003 è la facciata storica di un palazzo di Amsterdam esposta come un quadro nell’orizzontalità della  parete del white cube di una galleria di Parigi, mentre del 2005 è la panchina da arredamento da parco di una antica villa inglobata (rialzandola   da terra e rendendola inservibile) in un cubo di colore rosso luccicante. Questa sua vena surrealista ma spiazzante, che ha sempre portato a far implodere il concetto di serietà e i limiti tra personale e pubblico, ha acquistato  delle valenze differenti lungo il suo recente percorso indagando maggiormente una condizione intimista e riflessiva. Tra le mostre personali recenti, oltre alla sua partecipazione nel 2010  al premio Italia al Museo Maxxi a Roma e nel  2013 al Padiglione Italia per la 55 edizione della Biennale di Venezia, ricordiamo: “Concrete   cakes and constellation paintings”, Gagosian Gallery, Los Angeles, 2011; “Double Tumble or the awesome twins”, Stedeljik Museum, Amsterdam, 2011; Time Machine, Bortolami-Dayan Gallery, New York, 2008; Knives, Galleria Fonti, Napoli, 2007.
Sede espositiva:  Base / Progetti Per L’arte / Via San Niccolò 18r / 50123 FirenzeInaugurazione:  Lunedì 3 giugno 2013, dalle ore 19.00; Durata: 3 giugno | 10 settembre 2013; Giorni e orari: mar-sab; 18:00-20:20; Info: +39 055 2207281 / Www.Baseitaly.Org
 

“La Primavera del Rinascimento. La scultura e le arti a Firenze 1400-1460”, mostra memorabile al Palazzo Strozzi a Firenze

May 11, 2013 Leave a comment

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La mostra
La Primavera del Rinascimento. La scultura e le arti a Firenze 1400-1460 Palazzo Strozzi, 23 marzo-18 agosto 2013
Musée du Louvre, 26 settembre 2013-6 gennaio 2014
Organizzata da: Fondazione Palazzo Strozzi e Musée du Louvre
A cura di: Beatrice Paolozzi Strozzi, Marc Bormand
La mostra si propone di illustrare, in sezioni tematiche, la genesi di quello che ancora oggi si definisce il “miracolo” del Rinascimento a Firenze, soprattutto attraverso capolavori di scultura: l’arte che per prima se ne è fatta interprete.
L’esposizione si apre con una suggestiva panoramica attorno alla riscoperta dell’Antico, attraverso esempi illustri della “rinascita” fra Due e Trecento, con opere di Nicola e Giovanni Pisano, Arnolfo, Giotto, Tino di Camaino e dei loro successori, che assimilano anche la ricchezza espressiva del Gotico, in particolare di origine francese (Sezione 1: L’eredità dei padri). L’“età nuova” si apre assieme al nuovo secolo: con i due rilievi del Sacrificio di Isacco di Lorenzo Ghiberti e Filippo Brunelleschi per la Porta del Battistero (dal Bargello), e con il modello della Cupola brunelleschiana (dal Museo di Santa Maria del Fiore), che riassumono al più alto vertice espressivo il momento fondante del primo Rinascimento (Sezione 2: Firenze 1401. L’alba del Rinascimento). In quegli anni, i successi politici della Repubblica fiorentina, la sua potenza economica e la pace sociale diffondono attraverso gli scritti di grandi umanisti il mito di Firenze come erede della repubblica romana e come modello per gli altri stati italiani.
La scultura pubblica monumentale, attraverso i capolavori di Donatello, Ghiberti, Nanni di Banco, Michelozzo realizzati per i grandi cantieri della città – la Cattedrale, il Campanile, Orsanmichele – è la prima e più alta testimonianza della creazione di un nuovo stile, di questa trasformazione in atto e dell’esaltazione di Firenze e della sua civiltà. (Sezione 3: La romanitas civile e cristiana). La scultura, e in particolare la statuaria, eserciterà perciò una profonda influenza sulla pittura dei massimi artisti del tempo come Masaccio, Paolo Uccello, Andrea del Castagno, Filippo Lippi (Sezione 6: “Pittura scolpita“).
L’esposizione illustra inoltre altri temi significativi dell’antichità classica che, attraverso la scultura specialmente donatelliana, vennero assimilati e trasformati nel nuovo linguaggio rinascimentale, a testimonianza del clima spirituale e intellettuale della città, oltre che del suo fervore creativo (Sezione 4: “Spiritelli” fra sacro e profano; Sezione 5: La rinascita dei condottieri). Le ricerche di uno spazio “razionale” e l’invenzione della prospettiva brunelleschiana, trovano proprio nella scultura le loro formulazioni più avanzate – in particolare, nei bassorilievi donatelliani, come la predella del San Giorgio, dal Bargello, e il Banchetto di Erode dal Museo di Lille – con un seguito che tocca la metà del secolo in opere di Desiderio da Settignano o di Agostino di Duccio, a confronto con la pittura, anche antica (Sezione 7: La storia “in prospettiva”).
Fin dagli anni Venti del Quattrocento, i nuovi canoni della scultura, messi a punto dai grandi maestri e illustrati da alcuni capolavori – come le donatelliane Madonna Pazzi, dal Bode Museum di Berlino, la Madonna in terracotta policroma del Louvre e la Madonna Chellini, dal Victoria and Albert; la ghibertiana Madonna Kress, dalla National Gallery di Washington, o la Madonna già attribuita al Brunelleschi e qui a Nanni di Banco, dal Museo Diocesano di Fiesole – si moltiplicano attraverso una produzione sconfinata di rilievi (in marmo, stucco, terracotta policroma e invetriata, ovvero “robbiana”), destinati alla devozione privata, consentendo una capillare diffusione del gusto per la bellezza “nuova” in ogni strato sociale (Sezione 8: La diffusione della bellezza). Allo stesso tempo, Firenze vede concentrarsi la committenza artistica più prestigiosa, quasi sempre pubblica, nei luoghi di solidarietà e di preghiera (chiese, confraternite, ospedali), dove è ancora la scultura a tenere un ruolo di primo piano (Sezione 9: Bellezza e carità).
Attorno al simbolo assoluto della città, rappresentato dal modello ligneo della Cupola di Santa Maria del Fiore, si presenta dunque una rassegna di tipologie e di tematiche scultoree determinanti anche per l’evoluzione delle altre arti figurative, a diretto confronto con i precedenti classici: dalle tombe degli umanisti, alle desunzioni dai sarcofagi, alla rinascita del monumento equestre e del ritratto scolpito. Attorno a quest’ultimo, che vede la sua genesi verso la metà del secolo nei busti marmorei di Mino da Fiesole, Desiderio da Settignano, Antonio Rosellino, si prefigura il passaggio dallafiorentina libertas, rappresentata dalla committenza pubblica a un mecenatismo privato, che porta già il segno dell’egemonia medicea (Sezione 10: Dalla città al palazzo. I nuovi mecenati). In questa prospettiva, la mostra – che si apre con l’evocazione della cupola brunelleschiana – si chiude con quella della più illustre dimora privata del Rinascimento, attraverso il Modello ligneo di Palazzo Strozzi.
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Informazioni
Tel. +39 055 2645155
Orari mostra
Tutti i giorni 9.00-20.00
Giovedì 9.00-23.00
Accesso in mostra consentito fino a un’ora prima dell’orario di chiusura.
Biglietti
intero euro 12.50
ridotto euro 8.50, 8.00
gruppi scuole e università euro 4.00

“Un’idea di bellezza”, collettiva sulla tematica della bellezza al Palazzo Strozzi di Firenze

May 10, 2013 Leave a comment

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UN’IDEA DI BELLEZZA
Vanessa Beecroft, Chiara Camoni, Andreas Gefeller, Alicja Kwade,
Jean-Luc Mylayne, Isabel Rocamora, Anri Sala e Wilhelm Sasnal
29 marzo-28 luglio 2013
Anteprima stampa: mercoledì 27 marzo 2013
Inaugurazione: giovedì 28 marzo 2013
Un’idea di bellezza, che inaugura giovedì 28 marzo al Centro di Cultura Contemporanea Strozzina di Palazzo Strozzi a Firenze, propone un percorso di ricerca tra le opere di otto artisti contemporanei di provenienza internazionale – Vanessa Beecroft, Chiara Camoni, Andreas Gefeller, Alicja Kwade, Jean Luc Mylayne, Isabel Rocamora, Anri Sala, Wilhelm Sasnal – per ripensare oggi l’esperienza della bellezza da diversi punti di vista: quello di ciascuno degli artisti, che entra in dialogo con la sensibilità dei visitatori attualizzando domande di carattere universale.
Abbiamo bisogno della bellezza? Costituisce ancora un valore, un obiettivo o uno strumento per gli artisti contemporanei? La mostra crea una riflessione in chiave contemporanea su uno dei temi dominanti di tutta la storia dell’arte, affrontando non solo la necessità della bellezza, ma anche la funzione, il valore e la finalità.
Il mondo attuale è erede di un processo storico e filosofico che ha reso problematico il rapporto tra arte e bellezza, intesa come sinonimo convenzionale di armonia o come espressione di una visione del mondo inadatta ad esprimere la complessità e le contraddizioni della modernità. Parallelamente, nel suo utilizzo quotidiano, la parola “bellezza” è sempre più banalizzata e svilita, utilizzata come sinonimo di apprezzamento (mi piace / non mi piace) o come segno di un atteggiamento edonistico e superficiale caratteristico della tendenza all’estrema estetizzazione che viviamo.
Riscoprire un’idea di bellezza oggi significa impostare un’esperienza diversa della realtà, alla ricerca di un valore, di un momento spirituale o di un approfondimento di un’intuizione intellettuale. La bellezza sorge così dalla capacità di ripensare al nostro modo consueto di vederla, coglierla e riconoscerla anche in un oggetto, in un momento o in un gesto della vita quotidiana.
Questa mostra propone un percorso in cui il pubblico si trova a confronto con opere che sollecitano la partecipazione fisica ed emotiva. Gli artisti in mostra esaltano il tema della soggettività dello sguardo, producendo e provocando nei visitatori risposte individuali che possono diventare strumento per nuove connessioni con gli altri e con il mondo. Da un lato si confrontano e reinventano tecniche o generi tradizionali dell’arte come il tema del paesaggio e della figura umana, dall’altro si pongono come in ascolto della natura catturando momenti e frammenti oppure riflettono sul potere della bellezza nella sua dimensione sociale o nella capacità di trasformazione che ha su ciascuno di noi.
Accompagna la mostra un catalogo bilingue (italiano/inglese) pubblicato da Mandragora.
Un’idea di bellezza si tiene in contemporanea con la mostra La Primavera del RinascimentoFirenze 1400-1460 (Palazzo Strozzi, Firenze, 23 marzo-18 agosto 2013 ). Curata da Beatrice Paolozzi Strozzi, direttore del Museo Nazionale del Bargello, e da Marc Bormand, Conservateur en chef al Dipartimento di Scultura del Museo del Louvre, la mostra illustrerà la genesi di quello che ancora oggi si definisce il “miracolo” del Rinascimento, attraverso 140 capolavori di alcuni dei più grandi maestri della prima metà del Quattrocento a Firenze.
Con il supporto di:
Comune di Firenze, Provincia di Firenze, Camera di Commercio di Firenze, Associazione Partners Palazzo Strozzi – Regione Toscana – Unicoop Firenze, Ataf.
Con il patrocinio di:
Istituto Polacco di Roma
Informazioni: T. 055 2645155 / news@strozzina.org