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Cavallo Berbero, animale mitico o mito equino (parte 5)

June 19, 2012 Leave a comment

Il Sahel, un altro vivaio della razza
Il berbero e i suoi prossimi discendenti non si trovano esclusivamente nel gruppo delle razze nord-africane o, sotto forma ingrandita, sulle rive nord del Mediterraneo. In effetti, se gli scambi e i conflitti trans-mediterranei hanno largamente contribuito all’irradiamento del berbero, non bisogna dimenticare gli scambi trans-sahariani, non meno importanti. Stabiliscono di fatto l’ancoramento africano del berbero e spiegano la loro presenza in Mali, in Mauritania, nel Niger, tra le popolazione equine inventariate dai veterinari dell’ex Sudan francese sotto il nome di berbero del Sahel e berbero Dongolaws.   Le condizioni assai estreme della rive sud del Sahara hanno conservato nel berbero saheliano  il suo piccolo formato e le sue qualità mantenendolo puro da tutti gli incroci con le razze europee che nel XX° secolo si diffusero nel Maghreb. Questa evidenza, meriterebbe uno studio sui marcatori genetici del cavallo berbero iniziato in Marocco, tenendo in considerazione anche qualche migliaio di soggetti conservati presso le tribù soninke, mauri, haoussa, toubous; queste popolazioni rappresentano una riserva di geni per la rigenerazione del cavallo berbero e l’importazione di qualche riproduttore dal Sahel, rispettando tutte le norme sanitarie in vigore, equivarrebbe ad un viaggio verso il XVIII° secolo, alle radici del cavallo berbero.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

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Port Royal

June 19, 2012 Leave a comment

Port Royal è stato il principale centro di commercio marittimo della Giamaica nel XVII secolo. In quel periodo acquisì la reputazione di essere “la città più ricca e malfamata al mondo”. Era famosa per la vistosa ostentazione della ricchezza e per i costumi dissoluti, era un centro dove pirati e corsari investivano o spendevano tutti i loro averi. Durante il XVII secolo, gli Inglesi incoraggiarono, ed in alcuni casi pagarono, i bucanieri di stanza a Port Royal ad attaccare le spedizioni navali spagnole e francesi.
Il 7 giugno 1692, un terremoto distrusse Port Royal, provocando l’inabissamento di due terzi della città nel Mar dei Caraibi. Oggi la città è sommersa da anche 8 m di acqua. È considerata il più importante sito archeologico sottomarino nell’emisfero occidentale, possedendo tesori provenienti dalle razzie spagnole nel Guatemala ed essendo numerose le navi, anche pirata, che nel corso dei secoli sono affondate nella baia con il carico trasportato.
Dopo tale disastro naturale, il suo ruolo commerciale fu assunto dalla città di Kingston. Un progetto pionieristico prevede lo sfruttamento turistico della città sommersa, come meta di crociere e la realizzazione, prevista per il 2015-16, di un museo e ristorante con vista sottomarina.
Colonizzazione di Port Royal
Port Royal era situata all’estremità occidentale del tombolo che protegge la baia di Kingston. Fondata come fortificazione spagnola, divenne possesso inglese nel 1655. Nel 1659 il forte era circondato da duecento edifici tra case, negozi e magazzini.
Nel periodo compreso tra la conquista inglese dell’isola (1655) e il terremoto che distrusse la città (1692), Port Royal fu la capitale della Giamaica; dopo il 1692, Spanish Town assunse il suo ruolo, finché la sede del Governo non fu trasferita a Kingston nel 1872.
La pirateria a Port Royal
Diverse caratteristiche della città, risultarono accattivanti per gli scopi della pirateria. Port Royal era situata lungo le rotte di navigazione da e verso la Spagna ed il Panamá e questa vicinanza forniva ai pirati un facile accesso alle loro prede. La baia era sufficientemente vasta da fornire protezione ai velieri che necessitavano di manutenzione ed era una posizione ottimale da cui lanciare attacchi agli insediamenti spagnoli. Da Port Royal, Henry Morgan attaccò Panamá, Portobelo e Maracaibo. Roc Brasiliano, John Davis e Edward Mansveldt (Mansfield) utilizzarono Port Royal per le loro azioni di pirateria.
Poiché gli Inglesi mancavano di truppe sufficienti a difendere la città da Spagnoli e Francesi, i Governatori della Giamaica a volte si rivolgevano ai pirati.
Intorno al 1660, la città si era guadagnata la reputazione della Sodoma del Nuovo Mondo, dove la maggior parte dei residenti erano pirati, tagliagole o prostitute. Quando Charles Leslie scrisse la sua storia della Giamaica, incluse una descrizione dei pirati di Port Royal:
« Il vino e le donne prosciugano i loro averi ad un tale livello che […] alcuni tra loro sono costretti ad elemosinare. Sono diventati famosi per spendere due o tremila pezzi da otto in una sola notte; ed uno ne diede 500 ad una sgualdrina per vederla nuda. Era abitudine comprare una botte di vino, spostarla sulla strada ed obbligare chiunque passasse a bere »
In seguito alla nomina a governatore di Henry Morgan, Port Royal iniziò a mutare. Non c’era più la necessità che i pirati la difendessero; il commercio degli schiavi assunse una maggiore importanza, mentre i cittadini più dignitosi iniziarono a disprezzare la reputazione che aveva acquisito. Nel 1687, la Giamaica approvò una legge anti-pirateria. Da porto franco per i pirati, Port Royal divenne famosa come il luogo della loro esecuzione. Charles Vane e Calico Jack furono impiccati nel 1720 a Gallows Point. Due anni dopo, quarantuno pirati furono uccisi in un solo mese.Port Royal crebbe fino a diventare una delle due città più grandi e il porto economicamente più importante delle colonie inglesi. All’apice del suo successo, in città era presente un’osteria ogni dieci abitanti. Nel luglio del 1661, furono rilasciate quaranta licenze per aprire una taverna. Durante il ventennio che terminò nel 1692, vissero in città circa 6500 persone. Furono censiti in città quattro orafi, quarantaquattro tavernieri ed una varietà di artigiani e mercanti che vivevano in duecento edifici stipati in 51 acri (206.000 m²). Duecentotredici navi sostarono nel porto nel 1688. Alla abituale forma di baratto di beni in cambio di servizi, in città si preferiva fare ricorso a monete.
Il terremoto del 1692 e le sue conseguenze
Il 7 giugno 1692 un terremoto devastante colpì Port Royal e lo spuntone sabbioso su cui la città era costruita sprofondò nella Baia di Kingston. Il livello freatico era generalmente soltanto 2 metri al di sotto della superficie. Il terremoto generò tre onde anomale che erosero progressivamente il tombolo e, in poco tempo, la maggior parte della città si trovò permanentemente sotto il livello del mare, sebbene ancora sufficientemente intatta da permettere ai moderni archeologi l’individuazione di siti ben conservati. Il terremoto e lo tsunami che lo seguì uccisero complessivamente tra le mille e le tremila persone, più della metà della popolazione. Si stima che le malattie che si diffusero in modo incontrollato nei mesi seguenti, portarono alla morte altre duemila persone.
Quando la notizia si diffuse, affiancata, nella mente dei contemporanei, alla reputazione di città peccaminosa, in molti credettero che la distruzione di Port Royal per opera del terremoto fosse un “punizione di Dio”.
Furono compiuti alcuni tentativi di ricostruzione, iniziando da quanto non era stato sommerso, ma incontrarono altri disastri. Un primo tentativo fu nuovamente distrutto nel 1703 da un incendio. Le successive ricostruzioni furono intralciate da diversi uragani nella prima meta del XVIII secolo, e presto Kingston eclissò Port Royal in importanza.
Una nuova Città di Port Royal fu costruita vicino alla vecchia Port Royal e divenne il principale comando delle forze navali britanniche nel Mar dei Caraibi.
Storia recente
Il 14 gennaio 1907 un nuovo e definitivo terremoto ha colpito Port Royal, ne ha distrutto la maggior parte ed ha causato lo sprofondamento in mare di un’altra porzione del tombolo su cui sorgeva la città, sommergendone ulteriori porzioni.
Oggi l’area è un’ombra dell’antica grandezza, con una popolazione di meno di duemila abitanti e poca o nulla influenza commerciale o politica. L’area, comunque meta di turismo, è in stato di abbandono. Il governo della Giamaica ne ha recentemente stabilito il recupero.
Port Royal nella cultura contemporanea
Port Royal, come altre località che si affacciano sul Mar dei Caraibi (Cartagena, Portobelo, l’isola di Tortuga), è ancora associata nell’immaginario collettivo alla Pirateria del XVII secolo e spesso compare in produzioni cinematografiche e televisive di genere.
Numerose scene della trilogia cinematografica Pirati dei Caraibi sono ambientate nella città di Port Royal ai tempi del suo splendore economico.

Fonte: Wikipedia

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Festival Nazionale delle Arti Popolari, inizio della 47esima edizione a Marrakech

June 19, 2012 Leave a comment

Al via la 47esima edizione del Festival Nazionale delle Arti Popolari
La più antica tra le feste del Marocco si terrà dal 20 al 24 giugno a Marrakech 
Milano, 21 giugno 2012 – Ha preso il via ieri, 20 giugno, la 47esima edizione del Festival Nazionale delle Arti Popolari che animerà Marrakech fino a domenica 24 giugno. La manifestazione, che si svolge presso il Palais Badii di Marrakech, fin dalla sua prima edizione nel 1960 ha assunto il ruolo di vero e proprio ambasciatore della cultura tradizionale del Marocco. Promotrice incontestabile della cultura e del turismo nazionale, durante i 4 giorni del festival la Città Rossa si trasforma in una superba vetrina del patrimonio marocchino.
Oltre al prestigioso Palais Badii, cuore pulsante della manifestazione, faranno da scenario ai balli e alle musiche popolari anche i sontuosi Giardini di Ghabat Chabab, all’interno dei quali è stato allestito il “Villaggio del Festival”. Numerosi workshop musicali, animazioni culturali, mostre, educational a tema (cinema, teatro, arti plastiche e serigrafia) animeranno il villaggio FNAP.
Per la sua 47esima edizione, il festival ha cercato di coniugare tradizione popolare e arte contemporanea, fungendo così da trait d’union tra le differenti correnti artistiche marocchine, aprendosi a un pubblico sempre più giovane. Concerti, spettacoli, esposizioni, atelier ed esibizioni faranno vibrare la città al ritmo della creazione e della tradizione marocchina.
Per maggiori informazioni: http://www.marrakechfestival.com

Emporio Armani, esposizione ‘Icons from Woodstock’ di Elliott Landy a Firenze

June 19, 2012 Leave a comment

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Emporio Armani presenta ‘Icons from Woodstock’ di Elliott Landy
Emporio Armani, in collaborazione con Magnum Photos, espone dal 19 al 23 giugno nell’Emporio Armani di Firenze una selezione esclusiva del fotografo e artista americano Elliot Landy. ‘Icons from Woodstock’ è il ritorno a uno dei periodi più entusiasmanti dell’era moderna e un’occasione per rivivere un’epoca che ha segnato un grande momento nella storia della musica e della cultura pop americane.
Dal 1967 al 1969, Elliott Landy ha fotografato nei backstage, sul palco o nelle loro case, artisti che all’epoca erano stelle nascenti ma che sarebbero diventate le leggende del rock: Bob Dylan, Janis Joplin, Jimi Hendrix, Jim Morrison, Frank Zappa, Joan Baez, Eric Clapton,Van Morrison e molti altri. Nel 1969 è stato il fotografo ufficiale del Festival di Woodstock.
I ritratti di grandi artisti sono realizzati grazie a un procedimento speciale a infrarossi inventato dalla CIA e sono caratterizzati da un forte contrasto di colori saturi e vivissimi, e da immagini che appaiono inaspettatamente quasi sospese.
Le foto di Landy sono state pubblicate in tutto il mondo e sono diventate le copertine di numerosi album, tra cui ricordiamo Nashville Skyline di Bob Dylan, e di numerosi magazine, tra cui Rolling Stone, Life e The Saturday Evening Post.

  • John Lee Hooker, Aero su pellicola a infrarossi a colori, New York City, 1968
  • USA. New York City. 1969. Ornette COLEMAN & suo figlio, Aero su pellicola a infrarossi, Central Park
  • Janis Joplin, Anderson Theater, New York City, 1968

Roma, sesto caso di violenza omofoba in sole due settimane

La vittima della sesta violenza omofoba, avvenuta a Roma nelle ultime due settimane, è Guido Allegrezza, noto attivista LGBT della capitale è anche uno degli organizzatori della ‘Settimana Arcobaleno’, manifestazione che intende battersi per l’appunto contro ogni forma di violenza e discriminazione. Guido è stato aggredito da un gruppo di 5 balordi che lo hanno preso a calci e pugni ed infine, non soddisfatti, lo hanno colpito in testa con una pietra. Era dunque evidente l’intento di far male il più possibile fino ad uccidere la vittima in questione. L’attivista romano è riuscito comunque a chiamare la Polizia che ora sta indagando per individuare e perseguire penalmente gli autori dell’aggressione. Secondo la testimonianza di Allegrezza, i 5 balordi sembra fossero romani e di età compresa fra i 25 e i 30 anni e oltre ad averlo aggredito, hanno anche provato a sottrargli il portafoglio ed il telefono cellulare. I responsabili del Coordinamento Arcobaleno, formato dalle associazioni: Arcigay Roma, Arcilesbica Roma, Azione Trans, DìGayProject, Gay Center e Gay Lib; hanno invocato a gran voce, per l’ennesima volta che vi siano pene esemplari per questo tipo di reati e che venga finalmente varata anche in Italia una legge contro l’omofobia. L’augurio di tutta la società civile italiana è quello che anche il nostro Paese diventi uno Stato culla della civiltà e non di becere affermazioni omofobe e di cruente aggressioni in tal senso. Nemmeno i morti per omofobia sono bastati per varare una legge a riguardo, ci si deve dunque aspettare che la prossima vittima sia figlio o parente stretto di qualche eminente onorevole o ministro, oppure si può iniziare a contare sul senso civico dei nostri governanti?

Carla Liberatore

Fonte: AGS Cosmo

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Fuori Porta, rappresentazione del cibo nell’arte Dazebao‎

June 19, 2012 Leave a comment

Per non dimenticare la tradizione…
22 – 27 giugno 2012; Via Margutta – Roma
Cibo e Arte da sempre hanno costituito un binomio di successo interscambiando le proprie parti nei più svariati modi in contesti ed epoche diverse attraverso rappresentazioni creative che hanno accompagnato il piacere della gola alla passione per la cultura e per l’estetica artistica. Secondo tali principi l’Associazione Internazionale Via Margutta, da sempre impegnata attivamente nel recupero della tradizione e del ruolo artistico-culturale dell’area attraverso una serie di iniziative culturali di eccellenza, ha concepito una settimana dedicata al tema La rappresentazione del cibo nell’arte che si svilupperà  dal 22 al 27 giugno secondo letture e performance differenti.
Il progetto vede la partecipazione di tutti i negozi di Via Margutta che allestiranno le proprie vetrine ispirandosi liberamente al tema, ciascuna nel rispetto della propria specificità. Un colpo d’occhio d’insieme suggestivo nella via dell’Arte e degli Artisti per eccellenza che purtroppo ha visto nel corso del tempo diminuire molti luoghi storici.
Ideata e curata dalla dr.ssa Nicoletta De Menna per l’Associazione Internazionale Via Margutta, la rassegna si prefigge dunque di rinverdire la tradizione ormai svanita in uso all’epoca delle botteghe artigiane che affollavano questa via e quelle limitrofe, quando – complici gli orti che si estendevano alle pendici del Pincio – gli artigiani, gli apprendisti e le loro famiglie interrompevano il proprio lavoro per condividere il pasto.
Con questa semplice ma simbolica iniziativa, l’Associazione desidera condividere con un pubblico vasto e interessato l’esperienza di rivivere gli spazi della Città secondo la propria originaria vocazione, finalizzando anno dopo anno il ricavato di questo appuntamento a sostenere un progetto a favore di fasce e/o gruppi di persone in difficoltà o con particolari disagi.
Per l’anno 2012 il ricavato della manifestazione Fuori Porta, in Via Margutta sarà destinato a favore dell’Associazione Cri.Ro. di Cristina e Francesca Soligo, che si prefigge di raccogliere fondi dedicati alla costruzione di strutture destinate all’accoglienza dei bambini trapiantati e delle loro famiglie nella difficile fase post operatoria. L’Associazione Cri.Ro., con sede in Via Margutta, è stata selezionata per la partecipazione attiva e la vicinanza emotiva dell’intera Via con questo progetto e con la sofferenza di tanti piccoli eroici pazienti, veri angeli, e delle loro famiglie.
IL CALENDARIO
Venerdì 22 giugno
• Ore 12.00 – Inaugurazione della mostra tematica. L’esposizione rimarrà nelle vetrine fino a domenica 1 luglio.
Sabato 23 giugno
• Ore 10.00 – 13.00 – Allestimento di alcuni banchi con i prodotti nell’ambito della campagna “mercato amico” lungo di Via Margutta, in collaborazione con Confederazione Nazionale Coldiretti. Si tratta di prodotti regionali di alta qualità offerti direttamente dai produttori. Un appuntamento significativo sia per la saldatura fra passato e presente, sia per il ruolo attivo che la presenza di prodotti freschissimi, legati al territorio, a km 0, potrà avere sia sulla utenza del centro che sui turisti.
Martedì 26 giugno
• Ore 19.00 – Dibattito culturale sui vari aspetti della rappresentazione del cibo nell’arte presso il cortile al n.51/A di Via Margutta. Un salotto letterario nel fresco di uno dei più bei cortili di Roma nel quale il cibo si gusta e si dibatte tra Arte, Filosofia, e Scienze. Alla discussione, in forma di agorà, parteciperanno protagonisti del mondo dell’arte intesa come pittura, scultura ma anche cinema, arte della cucina, critici, medici nutrizionisti e tanti altri ancora. Serata ad inviti su prenotazione.
Mercoledì 27 giugno
• Dalle 20.30 – Cena di beneficenza (costo 30 Euro).  Lungo tutta la strada sarà possibile assaporare cibo fresco preparato dagli chef dei sei ristoranti di via Margutta con la supervisione di Rossano Boscolo, per bere eccellente vino, per appagare gli occhi con opere d’arte che testimoniano l’importanza della convivialità nella nostra tradizione attraverso i secoli. La serata è organizzata con la collaborazione della Confederazione Nazionale Coldiretti, dell’Accademia Etoile di Rossano Boscolo, di tutti i Ristoranti e Alberghi presenti in Via Margutta.
http://www.associazioneviamargutta.it
Associazione Internazionale Via Margutta
Via Margutta, 58 00187 Roma
Tel. e Fax. 06/3207981 cell.339.7118052
laura.pepe@fastwebnet.it

“Corpo e Materia”, personale di Roberto Dapoto per il White 2012 di Milano

June 19, 2012 Leave a comment

Anche questa edizione di White, dal 23 al 25 giugno, si ripropone sotto il segno della creatività, tra moda, arte e design.
Con mostre e progetti di giovani talenti, il salone di via Tortona, non solo lancia nuove tendenze nel mondo della moda, ma anche nel mondo dell’arte attraverso nuovi linguaggi visivi.
Una sorta di non finito pittorico che tramuta i soggetti in forme da completare con lo sguardo, perlustrare con la fantasia e ricomporre attraverso ispirazioni personali.
“Corpo e Materia”, così si intitola la mostra delle opere di Roberto Dapoto, artista di Piacenza che a White espone per la prima volta. Nella realizzazione delle sue opere l’artista si serve di materiali come pvc opaco per il supporto e di una resina, chiamata flutting, utilizzata generalmente come protettivo per il legno nel restauro.
Roberto Dapoto arriva al profondo dell’esperienza personale, cercando di trasportare il pubblico di White in un viaggio interiore attraverso forme, caos e colori.

Dott Reed, evento sulla terrazza del The Gray Hotel di Milano per il WHITE Music 2012

June 19, 2012 Leave a comment

WHITE non è solo moda ma un mondo di stile che si mescola costantemente con diverse realtà artistiche.
Ad arricchire le serate post salone, l’evento sulla terrazza del The Gray Hotel di Milano, sabato 23 giugno alle ore 19.00, organizzato da WHITE Music in collaborazione con Bit Sugar Agency.
A riscaldare l’atmosfera sarà la musica di Dott Reed, giovane cantante poliedrica della Tasmania, che si è fatta conoscere ed amare con Honestly il pezzo che l’ha portata alle luci della ribalta nel mercato discografico, insieme alla giovane Wasabi Records.
Samantha Dorothy, nome d’arte Dott Reed, è un mix di sensazioni che danno vita ad stile unico plasmato nel tempo da una passione per la musica anni 20 e 30. Oggi è un artista originale, dalla notorietà in forte ascesa.
Sabato 23 giugno dalle ore 19 White insieme a Bit Sugar Agency e Dott Reed accoglieranno gli ospiti per un cocktail nella terrazza del Gray Hotel di Milano.

Bruce Springsteen, libro svela segreti sul suo rapporto con l’Italia

Finalmente in italia nelle librerie “All the way home” (“Tutte le strade portano a casa”), il primo studio approfondito sul particolare rapporto (derivato anche dalle origini della mamma Adele) che lega Bruce Springsteen al nostro Paese. Dagli archivi di uno studioso Daniele Benvenuti ha svelato  il suo rapporto con il nostro paese, infatti è in uscita con il “Wrecking Ball World Tour” partito  il 18 Marzo da Atlanta sarà presente in italia solo per tre date (Milano 7 giugno, Firenze 10 giugno e Trieste 11 giugno) ne ha fatta di strada in Italia circa 40 concerti , partendo dallo storico 21 giugno 1985. In queste pagine di questo libro sono presenti scalette, cronache, curiosità che fanno da base ad un lavoro, in realtà, molto più complesso e articolato: analisi socio-antropologiche di stampo accademico e studi di settore con il supporto di quotati professionisti (la voce, il cantato, tecnica e stile alla chitarra e all’armonica, atleticità e teatralità, psicologia e visione politica), con oltre 250 foto inedite e prefazioni di Willie Nile, Graziano Romani e Alessandro Besentini. Ma anche testimonianze dei nostri connazionali  che hanno  diviso il microfono on stage, un Springsteen visto dal palco e non solo anche appassionati con le loro manie, un opera unica nel suo genere.

Emilio Di Iorio

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