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Fraternità San Pio X, appare sempre più spaccata

June 23, 2012 Leave a comment

Il vescovo Fellay deve rispondere sul testo ricevuto. Il Vaticano non ipotizza nuove discussioni. E la Fraternità appare sempre più spaccata

Nel comunicato della Sala Stampa vaticana seguito all’incontro del 13 giugno tra il cardinale William Levada e il superiore lefebvriano, il vescovo Bernard Fellay, si leggeva che quest’ultimo «ha rappresentato la situazione della Fraternità San Pio X». Anche in questo caso, le fonti vaticane invitano a soppesare bene quelle parole. Il cuore del problema, in questi giorni cruciali per il futuro del gruppo tradizionalista fondato da monsignor Lefebvre, non è rappresentato soltanto dal contenuto della dichiarazione dottrinale che il Papa chiede a Fellay di sottoscrivere. È rappresentato anche dalla complicata situazione interna alla Fraternità.
Alcuni dei sacerdoti più legati agli altri tre vescovi, Tissier de Mallerays, de Gallareta e Williamson, vanno ripetendo infatti in questi giorni che nel caso di accordo, a seguire monsignor Fellay nella piena comunione con Roma sarebbero soltanto pochi preti della Fraternità. Dunque quelle righe del comunicato vaticano sulla «situazione» interna ai lefebvriani sono particolarmente significative. Fino a questo momento si era sempre pensato che le suddivisioni interne fossero rappresentabili all’incirca così: un 25 per cento di favorevoli all’accordo, un cinquanta per cento di indecisi, un 25 per cento di contrari (tra questi gli altri tre vescovi, come è emerso chiaramente dalla lettera che hanno inviato nei mesi scorsi a Fellay prendendo le distanze da ogni possibile accordo con «Roma»).
Nessuno è però in grado di affermare che le proporzioni siano rimaste tali. Dalle dichiarazioni di esponenti lefebvriani, e degli stessi vescovi contrari all’accordo, è evidente che c’è una parte della Fraternità disposta a rientrare in comunione con Roma soltanto se il Papa decide di rinnegare di fatto il Concilio Vaticano II, attribuendo allo stesso Concilio e alla riforma liturgica post-conciliare ogni colpa per la crisi della fede che ha segnato gli ultimi decenni. È da notare poi che la nostalgia per la sofferenza per la situazione di separazione attuale, viene avvertita soprattutto da coloro che avevano conosciuto Lefebvre, che avevano vissuto da vicino le sue battaglie, e che avevano vissuto nella comunione con il Papa prima della rottura del 1988. Mentre questa sensibilità sembra albergare in misura inferiore nelle nuove generazioni di sacerdoti.
La dichiarazione dottrinale che il cardinale Levada ha messo nelle mani di Fellay il 13 giugno non lascia spazio a nuovi margini di manovra. E appare piuttosto difficile anche ipotizzare una nuova fase di discussioni, dopo che per due anni la Fraternità ha potuto discutere con i teologi della Santa Sede proprio dell’interpretazione autentica del Concilio. Benedetto XVI ha voluto esaminare attentamente il testo finale, e ha tenuto conto delle considerazioni dei cardinali e vescovi della Feria Quarta della Congregazione per la dottrina della fede: durante quella riunione, avvenuta lo scorso 15 maggio, i cardinali hanno sollevato dubbi su diverse modifiche proposte da Fellay alpreambolo dottrinale e hanno ritenuto di correggere l’interpretazione di citazioni (in particolare del Concilio Vaticano I), che consideravano inaccettabili.
Il Papa ha accolto e condiviso diverse preoccupazioni dei suoi collaboratori. Il testo sul quale è ora chiesto l’assenso in «tempi ragionevoli» al superiore della Fraternità San Pio X rappresenta dunque una proposta sulla quale non sono più possibili emendamenti di sostanza. Che fosse invece possibile una nuova fase di discussione emergeva invece dal comunicato della Fraternità pubblicato dopo l’incontro del 13 giugno, indizio del fatto che il preambolo dottrinale sottoposto a Fellay dalle autorità vaticane presentava ancora delle difficoltà per il superiore lefebvriano il quale, in un’intervista rilasciata al bollettino ufficiale della Fraternità lo scorso 7 giugno aveva affermato: «Roma non fa più di una piena accettazione del Concilio Vaticano II una condizione per la soluzione canonica».

Andrea Tornielli

Fonte: Vatican Insider – La Stampa

Gerard Condon, come possono i cristiani interpretare i sogni

June 23, 2012 Leave a comment
Esiste un modo cristiano di interpretare i sogni? E perché la teologia spirituale tace su questo argomento, che invece riscuote una grande attenzione in fenomeni come la New Age e in una quantità di pratiche religiose non istituzionali? La risposta alla prima domanda è positiva; la da’ Gerard Condon, per anni direttore spirituale del Pontificio Collegio irlandese a Roma, che ha conseguito il dottorato sull’opera di Jung alla Pontificia Università Gregoriana  ed è attualmente consigliere diocesano per l’educazione religiosa e docente di spiritualità al St. Patrick College di Thurles.
Condon ha scritto per i tipi del Edizioni Messaggero di Padova una guida cristiana per interpretare i sogni, intitolata “Il potere dei sogni”, in cui sostiene che nella vita cristiana e nella direzione spirituale faccia il suo ingresso l’interpretazione dei sogni. E avanza un’ipotesi molto interessante: “Ilmetodo junghiano dell’immaginazione attiva ha un significativo precedente nella tradizione cristiana: ricorda infatti latecnica di meditazione proposta da Sant’Ignazio di Loyola nei suoi Esercizi Spirituali”. Un accostamento certamente audace, ma molto interessante. Secondo Condon è opportuno portare il risultato della meditazione sui sogni all’attenzione del direttore spirituale: “In questo modo il processo va oltre la meditazione personale e si affrontano anche le implicazioni pubbliche e comunitarie dell’immagine onirica”. Un intervento esterno è necessario perché “un caposaldo della direzione spirituale cristiana è che nessuno è buon giudice dei propri casi”.
Ma l’interpretazione dei sogni, per capire quale possa essere il segnale che Dio ci manda, “deve essere saggiamente contenuta. L’analisi dei sogni non dovrà dominare gli incontri”. Condon cita anche la pratica dell’incubazione, che rivive nel rituale ebraico del she’eilat chalom: “In questo caso si scrive una domanda su un biglietto, lo si pone sotto il cuscino , e si decide di essere ricettivi al sogno che Dio invierà quella notte”. E’ una pratica che dal punto di vista giudaico-cristiano può apparire un tentativo umano di controllare l’ambito del divino; ma “consapevoli di queste riserve possiamo adattare a nostro uso alcuni principi dell’incubazione onirica”. Prima di addormentarsi raccogliersi in preghiera, affidando a Dio il problema. “Collocare in camera da letto un simbolo religioso rafforzerà la dimensione spirituale dell’esercizio”. Bisogna parlarne comunque al proprio direttore spirituale; e chi vuol può anche “adottare la pratica ebraica di scrivere il problema a cui cercate risposta su un foglietto e metterlo sotto il cuscino”.
Un’ultima notazione riguarda la simbologia, e la croce in particolare, che simboleggia la dolorosa interazione di opposti come bene e male, innocenza e peccato, vita e morte, paradiso e inferno. “Secondo Jung, nella sua forma quaternaria la croce in qualche modo riconcilia quelle tensioni e genera infine una rinascita o risurrezione”.
Marco Tosatti

Lino Banfi, inizio set di ‘Un medico in famiglia 8’

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Il nonno più famoso d’italia ritorna insieme alla sua numerosa famiglia. Da pochi giorni sono iniziate a Roma le riprese per l’ottava edizione di “Un medico in famiglia”, finora è la fiction più duratura della tv italiana. I nuovi episodi andranno in onda nel 2013 dove ci sarà il grande ritorno di nonno Libero interpretato da Lino Banfi, che nella precedenza edizione era assente. Un cast numerosissimo  circa 50 personaggi, non possono mancare le colonne portanti come Giulio Scarparti come capofamiglia  dott.re Lele  Martini, la figlia Margot Sikabonyi, alias Maria, e Francesca Cavallin, nella fiction Bianca, la nuova compagna di Lele, che in questa edizione avrà un ruolo principale, novità? arriverà un nuovo componente alla famiglia Martini, apparsa nei primi scatti con il pancione. Non mancheranno l’intramontabile nonna Enrica interpretata da Milena Vukotic i due fratelli Michael e Eleonora Cadeddu (Ciccio e Annuccia, fratelli nella vita reale),  l’emergente Giorgio Marchesi (il giornalista fidanzato di Maria), la coppia composta da Beatrice Fazi e il comico Gabriele Cirilli (la governante Melina e il compagno cialtrone Dante) mentre avremo  come guest star il cantante  Al Bano Carrisi che interpreterà se stesso e la bellissima Catherine Spaak nel ruolo della mamma  di Bianca.

Emilio Di Iorio

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John Milton Cage

June 23, 2012 Leave a comment

John Milton Cage (Los Angeles, 5 settembre 1912 – New York, 12 agosto 1992) è stato un compositore statunitense.
È uno dei musicisti fondamentali del Novecento. La sua opera è centrale nell’evoluzione della musica contemporanea.
Formazione
Suo padre è un inventore, tra l’altro di un sottomarino a benzina, di un sistema di proiezione televisiva, di una medicina per la tosse. Sua madre è giornalista.
Studia pianoforte da maestri privati da ragazzino. Studia la musica dell’Ottocento e si interessa alla tecnica del virtuosismo pianistico.
A 16 anni decide di voler fare lo scrittore. A 18 anni lascia il college per andare in viaggio in Europa. Ci sta per un anno e mezzo. Va a Parigi e si interessa all’architettura, alla pittura, alla poesia e alla musica. Conosce la musica di Stravinskij, di Bach e soprattutto quella di Eric Satie. Va in Germania, Spagna e Italia. Compie le prime prove di composizione. Si interessa all’unione di musica e teatro.
Nel 1931 torna in California. Nel 1933 decide di dedicarsi principalmente alla musica. Spedisce alcune sue composizioni a Henry Cowell, che gli dice di andare a studiare da un allievo di Schönberg, Adolph Weiss. Va dunque a New York, per studiare con Weiss e lì prende anche alcune lezioni da Cowell. Sul finire del 1933, con una tecnica compositiva migliorata, decide di rivolgersi a Schönberg per diventare suo allievo. Schönberg lo accetta e accetta anche di dargli lezioni gratuitamente. Studia con lui per due anni.
In questo periodo usa la tecnica seriale, sia di tipo dodecafonico, sia con delle serie da lui stabilite, ad esempio con una serie basata su 25 note.
Periodo “romantico”
Nel 1936 trova lavoro a Seattle, alla Cornish School Of The Arts, come compositore di musiche per balletto.
Nel 1939 fonda alla Cornish School un’orchestra di percussioni per cui compone First construction (in metal). In essa vengono usate largamente percussioni improprie come tazzine, cerchioni di auto, contenitori di latta. Nello stesso anno compone Imaginary landscape no. 1. È un quartetto per un piano, un piatto e due fonografi a velocità variabile. È una delle prime composizioni in cui compare la musica registrata.
Nel 1940 gli viene commissionata una musica per il balletto Bacchanale. Qui per la prima volta sperimenta la tecnica del “piano preparato”, piazzando una piastra di metallo sulle corde, così da modificare il timbro dello strumento e produrre suoni percussivi. Questa tecnica gli deriva da Cowell, che aveva composto pezzi per piano in cui bisognava suonare le corde con le dita e con barrette di metallo, e da Satie che ancora prima aveva tentato esperimenti simili.
Nei pezzi per piano preparato si inseriscono tra le corde del pianoforte svariati oggetti, di modo che l’esecutore produca suoni che non sono del tutto volontari. È uno studio sulla casualità del timbro: il compositore indica la preparazione dello strumento ma non decide completamente il risultato sonoro della sua opera. Si generano suoni che suggeriscono il suono prodotto da un’orchestra di percussioni. È una provocazione nei riguardi dell’inviolabilità degli strumenti classici. Il pianoforte, strumento romantico per eccellenza, viene violentato con oggetti di uso quotidiano, la tradizione europea sbeffeggiata.
Sul finire degli anni trenta incontra Merce Cunningham, rivoluzionario coreografo pioniere della danza post-moderna, con cui instaurerà un sodalizio aritistico e amoroso che durerà per tutta la vita.
In questo primo periodo Cage si dedica quasi esclusivamente alla musica percussiva, dettata alla ricerca di soluzioni timbriche e ritmiche originali. È un interesse che si ricollega a Varèse e a Cowell.
Questo periodo è stato definito romantico, perché è quello in cui Cage usa la musica con fini espressivi intenzionali.
Importante è il lavoro con ballerini e coreografi sulla correlazione tra musica e danza, e sulla ricerca di una relazione strutturale tra le due arti. Il lavoro a volte parte dalla coreografia e poi si aggiunge la musica, altre volte parte dalla musica. L’influenza della danza è importante per lo sviluppo di una musica intesa soprattutto in senso percussivo, e di conseguenza anche per l’invenzione del piano preparato.
Cage basa la costruzione musicale sulla struttura ritmica, sulla successione delle durate. La struttura ritmica “soggioga” l’armonia.
Esplora anche il campo dei rumori. Prova nuovi tipi di strumenti, soprattutto percussioni e conduce esperimenti con la musica elettronica.
Utilizza formule matematiche per strutturare la composizione, ad esempio i rapporti basati sulla “sezione aurea” (1:1,618).
Tra il 1946 e il 1948 scrive il suo lavoro per piano preparato più acclamato: Sonatas and interludes. Sono venti pezzi, sedici sonate e quattro interludi, in cui Cage porta ad un livello di maggiore complessità la sua tecnica basata sulle proporzioni ritmiche: la struttura di ogni pezzo è definita da una serie di numeri, e allo stesso modo anche le parti di ogni pezzo sono definite matematicamente. Il processo compositivo è basato largamente sull’improvvisazione e sull’esplorazione delle varie possibilità: Cage ha scritto di averlo composto suonando il piano, sentendo le differenze e facendo una scelta. È il pezzo per piano preparato in cui la preparazione dello strumento è più complessa: ci sono 45 note preparate attraverso l’inserimento di bulloni, pezzi di gomma, pezzi di plastica e noci.
Alea
Nella seconda metà degli anni quaranta si interessa alle culture orientali: alla musica e alla filosofia indiana, al Buddhismo Zen. Lo Zen diventa una impostazione filosofica con cui ridiscutere il concetto di musica. La musica viene considerata affermazione della vita, un modo per vivere veramente la nostra vita. Il concetto fondamentale è la mancanza di fini, di scopi, di intenzioni: bisogna meditare sul vuoto.
Nel 1947, durante la composizione di Sonatas and interludes, crea The seasons. È il suo primo pezzo per orchestra e nasce come musica per un balletto di Cunningham. Cage ricorre al’uso delle proporzioni numeriche nella costruzione della struttura compositiva. Nella concezione ciclica del pezzo si esprime il nascente legame di Cage con la cultura indiana: le armonie statiche e la anti-direzionalità vogliono suggerire l’andamento ciclico della natura.
Nel 1950 si procura il libro dell’I Ching, il libro cinese dei cambiamenti, di cui si vuole servire per fare delle scelte compositive senza l’intervento della sua volontà, in modo non intenzionale. È un metodo per organizzare il caso, per controllare l’imprevedibile. Serve a determinare secondo un sistema di combinazioni numeriche, quali note suonare, la loro durata, la loro altezza.
L’adozione di tecniche aleatorie e casuali serve:

  • per aggirare il desiderio di trovare sempre l’emozione nella musica.
  • per rimuovere tutte le tracce di identificazione personale con il materiale musicale, per eliminare l’aspetto soggettivo del processo compositivo, il collegamento fra la sensibilità del compositore ed i suoni che compone.
Indeterminismo vuol dire espellere la nozione di scelta dal processo creativo. Significa avvicinarsi all’indeterminatezza del suono naturale. La musica è natura, non è imitazione della natura. L’artista non controlla, non organizza, non domina la natura, ma la ascolta. L’uomo ha un ruolo subalterno, non è né esecutore né creatore della musica, è un liberatore del suono. C’è il rifiuto del principio composizionale della conseguenza logica, c’è il rifiuto della concezione della musica in quanto suono organizzato. Vuol dire liberarsi dalle costrizioni, rimuovere l’idea di modello.
È il crollo dell’idea europea di musica, basata sulla centralità del compositore. Cage distrugge la figura del compositore genio, di stampo romantico. È un passo che Cage può fare perché è americano e quindi non sente schiacciante il peso della tradizione colta.
Le caratteristiche della musica di Cage derivate dall’approccio alle filosofie orientali legano la sua opera alla poetica dada: l’esaltazione dell’automatismo, il disprezzo per la ragione, l’accettazione dell’assurdo, sono aspetti che accomunano lo Zen all’avanguardia dadaista.
La prima composizione in cui Cage impiega questa nuova tecnica è Music of Changes per piano solo, del 1951. Il titolo deriva dall’I Ching. L’opera consiste in quattro “books”. Il processo compositivo parte dalla costruzione di un quadrato di 64×64 celle. In ogni cella viene inserito un valore: il tipo di suono, la durata, il volume. Attraverso dei meccanismi casuali gestiti da un calcolatore avviene la scelta all’interno di queste possibilità. Gli stessi meccanismi avvengono a livello verticale per la creazione di effetti polifonici, e per la scelta dei ritmi.
In Imaginary landscape no. 4 per dodici radio, del 1951, ogni radio è controllata da due esecutori, uno sintonizza la frequenza, l’altro cambia il volume, seguendo le indicazioni della partitura. I risultati sono sempre differenti e imprevedibili. Invece di tentare di imporre il suo stile musicale all’ambiente locale, Cage lascia che sia l’ambiente locale a determinare il risultato della propria arte.
Un altro metodo di composizione casuale si basa sull’osservazione delle imperfezioni della carta su cui si scrive la musica.
L’approccio alle filosofie orientali porta Cage verso la negazione dell’io, verso la rinuncia all’espressione e alla comunicazione, verso l’abbandono del controllo umano sulla natura e sul suono. L’alea è un modo per imitare la maniera in cui la natura opera e per aprire la mente alle influenze divine, ad esempio al mondo indeterminato dei suoni non intenzionali. Cage vuole creare musica che non ha mai ascoltato.
Un’importante rivoluzione, anche nel senso classico della traduzione musicale, è costituito dal suo “Concerto per pianoforte e orchestra“, composto nel 1958 con la tecnica dell’I Ching.
Silenzio
In questo periodo visita la camera anecoica dell’università di Harvard, una stanza insonorizzata in cui poter “ascoltare il silenzio”. Cage invece riesce a sentire dei suoni, i suoni del suo corpo: il battito del cuore, il sangue in circolazione. Ciò che ne ricava è la consapevolezza dell’impossibilità del silenzio assoluto.
Il silenzio è una condizione del suono, è materia sonora: sottolinea e amplifica i suoni, li rende più vibranti, ne preannuncia l’entrata, crea suggestivi effetti di attesa e sospensione. Il silenzio è un mezzo espressivo, è pieno di potenziale significato.
Nel 1952, anche in seguito all’esperienza nella camera anecoica, compone 4’33”, per qualsiasi strumento. L’opera consiste nel non suonare lo strumento.
La sostanza esecutiva dell’opera è un’operazione teatrale più che musicale.
Il titolo dell’opera (4 minuti e 33 secondi: vale a dire 273 secondi) è forse un richiamo alla temperatura dello zero assoluto (–273,15 °C che equivale a zero °K ); Cage stesso dichiarò d’aver creato quel titolo “just for fun” – per puro divertimento – in quanto, scrivendolo con la sua macchina da scrivere, la maiuscola del numero 4 era il segno ‘ e la maiuscola del numero 3 era il segno “.
Il significato del silenzio è la rinuncia a qualsiasi intenzione. La rinuncia alla centralità dell’uomo. Il silenzio non esiste, c’è sempre il suono. Il suono del proprio corpo, i suoni dell’ambiente circostante, i rumori interni ed esterni alla sala da concerto, il mormorio del pubblico se ci si trova in un teatro, il fruscio degli alberi se si è in aperta campagna, il rumore delle auto in mezzo al traffico. Cage vuole condurre all’ascolto dell’ambiente in cui si vive, all’ascolto del mondo. È un’apertura totale nei confronti del sonoro. Una rivoluzione estetica: è la dimostrazione che ogni suono può essere musica. Io decido che ciò che ascolto è musica. È l’intenzione di ascolto che può conferire a qualsiasi cosa il valore di opera. Cage ha rivoluzionato il concetto di ascolto musicale, ha cambiato l’atteggiamento nei confronti del sonoro, ha messo in discussione i fondamenti della percezione.
Cage ha detto: « Cerco di pensare a tutta la mia musica posteriore 4’33 come a qualcosa che fondamentalmente non interrompa quel pezzo. »
La musica aleatoria crea un problema a livello critico. Come si può criticare un’opera che non è il frutto del lavoro intenzionale di un autore? Si conclude che il lavoro di Cage è un lavoro filosofico, che la sua importanza sta nelle idee, non nel risultato musicale di queste idee. Si pensa che i risultati di queste idee siano uguali l’uno all’altro dal punto di vista stilistico, come delle serie di numeri presi a caso. Ma Cage è un compositore e ha una sensibilità, uno stile musicale, che cambia con gli anni. Uno dei modelli di 4’33” è Robert Rauschenberg, il pittore amico e amante di Cage che nel 1951 produsse una serie di quadri bianchi, che cambiano a seconda delle condizioni di luce dell’ambiente di esposizione.
« Cage si pone delle domande quando decide di comporre con tecniche casuali e se il risultato, la risposta che riceve da queste domande non lo soddisfa, cambia le domande. » (James Pritchett)
Multimedialità
egli [[anni 3400|] diventa pioniere degli Happening. Sono degli incontri basati sull’unione delle arti-musica, danza, poesia, teatro, arti visive, secondo una idea antidogmatica e libertaria di arte. Gli spettatori assumono un ruolo attivo nelle performance. L’intento è di unire arte e vita, rivendicando l’intrinseca artisticità dei gesti più comuni ed elementari e promuovendo lo sconfinamento dell’atto creativo nel flusso della vita quotidiana. Al posto del concerto c’è uno spazio esecutivo concepito teatralmente e composto di mezzi misti, uno solo dei quali è la musica. Nel 1952 ha luogo Theater Piece No. 1, il primo spettacolo di questo genere. Da questi esperimenti nascerà nel 1961 il gruppo Fluxus, una rete internazionale di artisti, che svilupperà l’esperienza degli happenings.
Negli anni sessanta Cage prosegue nei suoi progetti di unione delle arti e di spettacolo totale. In Musicircus del 1967 ci sono vari gruppi di musicisti che suonano musiche diverse sovrapponendosi; la determinazione del momento in cui ogni gruppo deve cominciare la propria parte avviene tramite scelte casuali. HPSCHD del 1969 è un lavoro multimediale dalla durata di circa cinque ore in cui si uniscono: 7 clavicembali che suonano degli estratti “sorteggiati” di musiche di Cage e di autori classici, 52 cassette di suoni generati dal computer, 6400 diapositive proiettate da 64 proiettori, 40 film. Gli spettatori entrano ed escono liberamente dall’auditorium. Uno degli scopi dell’opera è quello di eliminare il centro di interesse singolo e dominante e di circondare il fruitore con una varietà di elementi.
In questi anni Cage è considerato la guida dell’avanguardia musicale, una leggenda vivente. Il suo lavoro è basato principalmente sulla commistioni di discipline, sull’aggiunta di altre arti alla musica. Si dedica alla pittura e alla scrittura. Alcuni suoi lavori si basano sull’esplorazione della parola scritta, dall’esempio del Finnegan’s Wake. Comincia a utilizzare i mesostici, dei versi in cui una frase verticale interseca il testo orizzontale. A differenza degli acrostici, la frase verticale si interseca con lettere nel mezzo del testo e non con le lettere iniziali dei versi. Questi versi possono essere destinati al canto, come nel caso di quello scritto per Demetrio Stratos.
Dagli anni settanta Cage si interessa maggiormente agli aspetti politici e sociali dell’opera d’arte. Si occupa di tematiche ambientaliste. Appare più come un filosofo sociale che come un musicista. È un rifiuto della autosufficienza dell’arte.
Freeman Etudes per violino solo, del 1980, sono un’opera quasi impossibile da eseguire per la sua complessità: rappresentano la “praticabilità dell’impossibile”, come risposta all’idea che i problemi mondiali riguardanti politica e società siano impossibili da risolvere. La serie di lavori intitolata Europeras, composta tra il 1987 e il 1990, è una decostruzione della forma operistica: i libretti, le arie e gli intrecci di varie opere del Settecento e dell’Ottocento sono assemblati con metodi aleatori, così come gli altri aspetti dello spettacolo, le scenografie, i costumi, le luci, i movimenti degli attori. Gli esecutori non sono guidati da un direttore ma da un orologio digitale.
Negli ultimi anni, tra il 1987 e il 1992, Cage compone le sue opere più astratte, intitolate semplicemente con dei numeri che rappresentano il numero degli esecutori. Seventy-Four per orchestra, del 1992, è composta per i 74 musicisti della American Composers Orchestra. La parte di ogni esecutore è composta di quattordici suoni isolati. Cage indica un lasso di tempo in cui il musicista ha la libertà di decidere quando fare iniziare il suo suono e un lasso di tempo in cui concluderlo. Poiché le due misure temporali si intersecano, il musicista può decidere di fare durare il suono un certo tempo, oppure può decidere di dare una durata nulla a quel suono. Il volume e gli effetti sugli strumenti sono lasciati alla scelta degli esecutori.
Cage e l’Italia
Nel 1958 Cage partecipò al telequiz Lascia o Raddoppia in qualità di esperto di funghi, vincendo 5 milioni di Lire. Durante lo spettacolo si esibì in un concerto chiamato “Water Walk”, sotto gli occhi sbigottiti di Mike Bongiorno e del pubblico italiano, in cui gli “strumenti” erano, tra gli altri, una vasca da bagno, un innaffiatoio, cinque radio, un pianoforte, dei cubetti di ghiaccio, una pentola a vapore ed un vaso di fiori.
Memorabile il dialogo che ci fu tra il presentatore e Cage quando questi si congedò, vittorioso:
M.B.“Bravissimo, bravo bravo bravo bravo. Bravo bravissimo, bravo Cage. Beh, il signor Cage ci ha dimostrato indubbiamente che se ne intendeva di funghi… quindi non è stato solo un personaggio che è venuto su questo palcoscenico per fare delle esibizioni strambe di musica strambissima, quindi è veramente un personaggio preparato. Lo sapevo perché mi ricordo che ci aveva detto che abitava nei boschetti nelle vicinanze di New York e che tutti i giorni andava a fare passeggiate e raccogliere funghi”.
J.C.“Un ringraziamento a… funghi, e alla Rai e a tutti genti d’Italia”.
M.B.“A tutta la gente d’Italia. Bravo signor Cage arrivederci e buon viaggio, torna in America o resta qui?”.
J.C.“Mia musica resta”.
M.B.“Ah, lei va via e la sua musica resta qui, ma era meglio il contrario: che la sua musica andasse via e lei restasse qui”-

Fonte: Wikipedia

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BUGS Festival 2012, manifestazione di creatività a Verona

June 23, 2012 Leave a comment

FESTIVAL DI CREATIVITA’: Musica, Teatro e Arte del Riciclo
Quattro giorni di concerti e dj set internazionali, mostre e spettacoli teatrali, anticipati da un workshop di re-design e arte del riciclo. Appuntamenti in città e il cuore dell’evento nella splendida cornice cinquecentesca di Corte Radisi, a San Martino Buon Albergo. Tra gli ospiti di punta di quest’anno: i concerti di DEGO Live, Aucan, Drink To Me, Tommaso Cappellato, Iori’s Eyes ed i djset di Grant “Daddy G” Marshall (Massive Attack) e Dj Deep.
Dopo il successo della prima edizione, torna anche quest’anno – dal 5 all’8 luglio – il BUGS Festival con un concentrato di musica, teatro ed arte. L’edizione di quest’anno sarà ambiziosa ed articolata: quattro giorni di eventi per soddisfare gusti e passioni diverse e sviluppare le nuove curiosità di un pubblico che già l’anno scorso si è dimostrato attento ed interessato. Il festival ospiterà la mostra delle opere di Tom Colbie, performance teatrali, i concerti di artisti di rilievo come DEGO Live, Aucan, Drink To Me, Tommaso Cappellato, Iori’s Eyes ed i djset di Grant “Daddy G” Marshall (Massive Attack) e Dj Deep. Alla proposta di spettacoli dal vivo si affiancherà quella di workshop di Redesign e Arte del Riciclo al fine di favorire l’emergere di nuovi talenti nei molteplici ambiti della produzione artistica ed ecologica. Sarà la suggestiva tenuta di Corte Radisi a fare da cornice a gran parte degli eventi dove, tra le altre cose, sarà possibile degustare cibi biologici, pizza e ottima birra prodotta a Verona.
BUGS Festival 2012 – CORTE RADISI – Via G. Cesare Abba – 37060 S. Martino Buon Albergo (VR)
BIGLIETTI
Ingresso 4 giorni: 30 €
Contributi giornalieri
Giovedì 5 luglio: 5 €
Venerdì 6 luglio: 15 €
Sabato 7 Luglio: 15 €
Domenica 8 Luglio: 10 €
L’ingresso è riservato ai soci dell’Associazione Culturale Corte Radisi, la tessera ha un costo di 5€. Il nuovo pre-tesseramento avviene tramite Uqido Number. Basta chiamare il numero e aspettare l’sms: Uqido Number 02 89354705 (servizio gratuito sia da smartphone che da dumbphone).
Guarda il teaser del festival su Youtube
http://www.youtube.com/watch?v=4Xwr6v56r8w&fb_source=message
BUGS 2012 – Il Programma
Da Lunedi 02 a Venerdi 06 Luglio: WECANREPLAY
Workshop di Redesign e Arte del Riciclo o Craftvism (CRAFT+ACTIVISM).
Design, ecologia, arte e capacità individuali si fondono spinti da una molla del tutto naturale. Un laboratorio partecipato che aderisca fluidamente alle necessità ed ai desideri dei partecipanti.
Giovedì 5 Luglio
Verona, Osteria Ai Porteghetti 
Ore 18.00: Ancher *Live
Corte Radisi
Ore 19.00: apertura
Ore 20.00: Inaugurazione della mostra “Paradox “ di Tom Colbie
Ore 21.00: “Rebirth” di Murmureteatro/Officine Tiovivo *Spettacolo teatrale
Ore 22.30 Be Forest *Live
Venerdì 6 Luglio
Verona, Carhartt Store 
Ore 18 Special Bugs Opening with surprise guest
Corte Radisi 
Ore 19.00: apertura
Bugs Bazar: mercatino
Ore 21.00: Iori’s Eyes *Live
Ore 22.15: Drink To Me *Live
Ore 23.30: Chromosonic *Dj Set
Ore 24.30: Grant ‘Daddy G’ Marshall (Massive Attack) *Dj Set
Room 2 – Black Aroma feat DjHendrix  *DjSet
Sabato 7 Luglio
Corte Radisi 
Ore 15.00: Apertura
Bugs Bazar: mercatino
Ore 15.30: Native *Dj Set
Ore 20.00: KSoul *Dj Set outdoor
Ore 20.30: Tommaso Cappellato “Astral Travel” *Live
Ore 22.00: Dego Live *Live
Ore 23.30: Twice + Volcov *Dj Set
Ore 24.30: Dj Deep *Dj Set
Room 2 – Bass Flava   *Dj Set
Domenica 8 Luglio
Corte Radisi 
Ore 15.00: apertura
Bugs Bazar: mercatino
Ore 15.00: Tiberias Towa *Dj Set
Ore 16.00: SanRocco presenta “The Even Covering Of The Field”
Ore 19.00: Above The Tree *Live
Ore 20.00: Brown Paper Bag *Live
Ore 21.30: Aucan *Live
info@bugsfestival.it
https://www.facebook.com/BugsFestival
http://www.corteradisi.com/
Bugs Festival 2012 è organizzato con la collaborazione di Tannen Records
http://www.tannenrecords.com/site/bugs-festival/
 

“Preghiera del giurista”, preghiera del Sommo Pontefice Pio XII

June 23, 2012 Leave a comment

Preghiera del giurista

Personalmente dettata dal Sommo Pontefice Pio XII

O Dio grande e onnipotente, da cui tutte le cose, come dalla loro fonte naturale, soavemente e ordinatamente emanano, accogli benignamente noi qui prostrati, che, coltivando e professando la scienza del diritto, sperimentiamo in modo speciale il bisogno del tuo aiuto per seguire sempre quella retta via, ove ad ognuno si attribuisce ciò che è suo, senza deviazioni né errori.

Illumina i nostri deboli occhi, affinché, in ogni momento e in ogni caso, sappiamo riconoscere ciò che è giusto; dà alla nostra intelligenza la penetrazione necessaria per poter scorgere in tutte le cose l’orma della tua santissima volontà e fa’ che non veniamo mai meno nell’applicarla, alle norme che debbono regolare l’attività personale degli uomini, il cammino della società e l’armonico concerto delle nazioni.

Ci assista in modo particolare la virtú della tua grazia, quando dobbiamo solennemente decidere in tuo nome ed in quello della umana società, acciocché il bene riceva il meritato premio e la malvagità il giusto castigo.

Se come giuristi vogliamo pubblicamente riconoscere in te il principio e la fonte di ogni diritto, prima e al di sopra di ogni volontà puramente umana o di ogni ordinamento sociale; come cristiani professiamo la intima relazione e dipendenza tra il diritto e la morale, tra il diritto e la religione, e come figli della Chiesa ammettiamo ed accettiamo il suo supremo magistero e la pienezza dei suoi sacri diritti.

Signore! In questo secolo tormentato, che sembra avanzare nei sentieri della storia come un cieco, che non sa ove porre il piede per sentirsi sicuro, ma che pur anela alla luce e alla vita; ricorriamo a te pieni di fiducia ed imploriamo la forza di cooperare all’equilibrio, alla tranquillità e alla pace del mondo, lavorando alla diffusione del diritto e della giustizia; in guisa che, partendo dalle norme puramente umane, sappiamo salire ed elevarci sino a te, per ridiscendere poi con piú ardente brama, che finalmente regni sulla terra la tua volontà e la tua legge, che regni tu stesso, o Signore, come trionfi e regni nel piú alto dei cieli e regnerai sempre per tutti i secoli dei secoli. Cosí sia.

Pius P.P. XII

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