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Zosimo di Panopoli

June 16, 2012 Leave a comment

Zosimo (in latino: Zosimusfl. fine III secolo – inizio IV secolo; Panopoli, … – …) è stato un alchimista egiziano.
Zosimo era di lingua greca e di nascita egizia. La sua città di origine è discussa: le intitolazioni nei manoscritti lo registrano sia come originario di Tebe che di Panopoli (Akhmin) nella Tebaide, mentre Suida lo dice proveniente da Alessandria. La variabilità è forse dovuta ai spostamenti compiuti da Zosimo in vita. Non è nota con certezza neppur l’epoca in cui visse: il fatto che egli citi Porfirio e cheSinesio alluda indirettamente a lui consente di collocarlo fra la fine del III secolo e l’inizio del IV secolo.
Egli fu il primo autore che abbia scritto opere alchemiche in modo sistematico e firmando la propria creazione. Secondo quel che scrive Suida, Zosimo fu autore di un’opera intitolata Chemeutikà, dedicata alla sorella Teosebia; tale scritto era ripartito in 28 libri, ciascuno dei quali era individuato da una lettera dell’alfabeto (le 24 lettere dell’alfabeto greco e 4 lettere dell’alfabeto copto). Tale opera non è giunta per intero, ma la tradizione manoscritta (non solo greca, ma anche siriaca) ha tramandato vari scritti che dovevano esserne in origine delle porzioni. Quanto a Teosebia, non è detto che fosse sorella di Zosimo in senso proprio, giacché il termine può aver valore simbolico e mistico: nelle opere Zosimo si rivolge talora a lei come a una discepola fedele, tal altra volta come a una discepola “eretica” da riavvicinare al genuino magistero alchemico. Una traduzione araba dell’opera, realizzata da Mu’ayyad al-Din Abu Isma‘il al-Husayn ibn Ali al-Tughra’i, è stata scoperta nel 1995, ma tale versione non è affatto completa e soprattutto non è letterale.
Secondo Suida, fu anche autore di una Vita di Platone, mentre sono rimasti tredici frammenti delle sue Memorie autentiche.
Nella sua riflessione giunsero a maturazione impulsi provenienti dal neoplatonismo, dal Cristianesimo, dallo gnosticismo e dall’ermetismo. Il processo di trasformazione dei metalli (per lo più da metalli vili a metalli preziosi, oro e argento) è simbolico di un percorso di purificazione e di iniziazione.
I futuri successi della chimica ellenistica dipesero dai perfezionamenti apportati nella soffiatura del vetro necessaria per la fabbricazione di alambicchi.

Fonte: Wikipedia

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Zosimo di Panopoli, electrum e lo specchio di Alessandro il Macedone

June 15, 2012 Leave a comment

La storia antica tramanda che Alessandro il Macedone fu inventore dell’electrum in questo modo: «La folgore si abbatteva senza posa sulla terra e devastava ogni anno i frutti della terra e la stirpe degli umani, a tal punto che soltanto pochi sopravvivevano. «Quando ne venne a conoscenza, Alessandro, preso dal dolore, inventò questa lega, composta d’oro e d’argento, che fu detta electrum, cioè “intreccio”, proprio perché è una mescolanza di questi due metalli lucenti. «Se qualcuno in quei tempi si fosse trovato esposto ai colpi della folgore, avrebbe preparato con i metalli lucenti un electrum lucente e in virtù di esso non sarebbe stato colpito dalla calamità, come non ne fu colpito Alessandro. «Fu allora che Alessandro fece coniare delle specie di monete istoriate, composte d’oro e d’argento, e le fece diffondere nelle terre sulle quali si abbatteva la folgore. Le fece lavorare con l’erpice e le abbandonò a se stesse. La folgore non vi si abbattè più.
L’ELECTRUM E LO SPECCHIO
«Alessandro teneva nella sua reggia uno specchio che, a suo dire, proteggeva da tutti i mali. E non mentiva, perché non toccherà mai a nessun altro di trovarsi di fronte a sventure e contese pari a quelle che dovette affrontare lui. «I re che gli succedettero, a lui inferiori, lo credettero, ed entrarono in possesso di questo specchio, che essi custodivano nelle loro case come un talismano. Quando un uomo vi si guarda, questo specchio lo induce a investigare se stesso e a purificarsi dalla testa fino alla punta delle unghie. «Lo specchio fu poi custodito dai sacerdoti nel tempio detto “delle Sette Porte”. [ … ] «Lo specchio non era predisposto allo scopo di riflettervisi materialmente: appena lo si lasciava, si perdeva istantaneamente memoria della propria immagine. Che cos’era realmente questo specchio? Ascolta. «Lo specchio rappresenta lo Spirito- divino. Quando l’anima vi si riflette vede le proprie impurità e le allontana. Cancella le sue macchie e riposa irreprensibile. Quando si è purificata, imita e prende come modello il Sacro Spirito. Diventa essa stessa Spirito. Entra in possesso della quiete e incessantemente si riconduce allo stato superiore in cui si conosce il dio e dal dio si è conosciuti. Allora, divenuta senza macchia, si libera dagli impedimenti suoi propri e dai legami che ha in comune con il corpo e si innalza verso Colui che può tutto. Che cosa esprime infatti la parola dei filosofi? “Conosci te stesso.” Allude in tal modo allo specchio spirituale e noetico. «Che cos’è dunque questo specchio se non lo Spirito divino e sorgivo? A meno che non si dica che è il ‘Principio dei Princlpi, il Figlio del dio, il Lógos, Colui i cui pensieri e sentimenti promanano dal Sacro Spirito. «Tale, o donna, l’interpretazione dello specchio.
«Quando un uomo vi si guarda e si coglie in esso, distoglie lo sguardo da tutto ciò che porta nome di dio o di demone. Congiungendosi con il Sacro Spirito, diviene uomo compiuto. Vede il dio che è dentro di sé attraverso il Sacro Spirito. «Questo specchio è posto al di sopra delle Sette Porte, nel lato occidentale, in modo che colui che vi si rispecchia vede l’Oriente, là dove brilla la luce noetica che è al di sopra del velo. Esso è collocato anche nel lato che guarda a sud, al di sopra di questo mondo visibile, al di sopra delle Dodici Case e delle Pleiadi, che sono il mondo dei Tredici. Al di sopra di essi esiste quest’Occhio dei sensi invisibili, quest’Occhio dello Spirito, che dimora là e in tutti i luoghi. Là si contempla questo Spirito perfetto che ha ogni cosa in suo potere nel momento presente e fino alla morte. «Abbiamo esposto tutto ciò che precede perché qui ci ha condotti la trattazione dello specchio di electrum, lo Specchio dello Spirito.»

“Zosimo di Panopoli – Visioni e risvegli” di Angelo Tonelli, BUR Rizzoli

June 15, 2012 Leave a comment

Visioni e risvegli
Un universo di immagini affascinanti e suggestive, che rivelano profonde tracce di esperienze autenticamente vissute.
Carl Gustav Jung
Personaggi misteriosi, mostri crudeli, sacrifici rituali e “riti terribili” popolano questo testo complesso e affascinante che con la violenza delle sue visioni ha sedotto lo stesso Jung, a cui si deve il merito di averlo sottratto a un oblio millenario.
Scritto agli inizi del IV secolo, Visioni e risvegli raccoglie quattro brevi trattati di alchimia, il più famoso dei quali, Sulla virtù, descrive con toni onirici e fantasiosi i diversi gradi di un rito di iniziazione.
Dell’antica storia di questi testi, ricchi di aneliti mistici ed echi religiosi, parla nell’introduzione Angelo Tonelli, che analizza anche i legami tra l’alchimia greca e la psicologia dell’inconscio di Jung.
Un ampio apparato di note e le introduzioni alle diverse sezioni illuminano i passi più difficili e ne spiegano i reciproci rapporti.
ANGELO TONELLI, poeta, filologo e scrittore, ha curato per la BUR l’edizione degli Oracoli caldaici. Ha tradotto, tra gli altri, Eraclito, Empedocle e tutte le tragedie di Eschilo e di Sofocle.
Zosimo di Panopoli
Su Zosimo le notizie sono scarse: alto funzionario dell’impero romano d’Oriente, visse tra il V e il VI secolo ma ignoti restano luogo e data di nascita e morte.
Autore: ZOSIMO DI PANOPOLI
Titolo: VISIONI E RISVEGLI
Editore: RIZZOLI
Collana: BUR CLASSICI GRECI E LATINI
Pagine: 224
Prezzo: 9,00 EURO
Anno prima edizione: 2004
ISBN: 17000390

Fonte: BUR Rizzoli