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Yohji Yamamoto, worries and wisdom of the master

October 9, 2015 Leave a comment
yohji yamamoto
After his Paris collection at the weekend, we spoke to the master about a career and life lived without regrets, and why his brand will die with him.

You have said that fashion had nothing to do with trends, what do you mean by that?
I never followed the rules of fashion. I always found short cuts, and paths that I created especially for myself. I wanted to oppose the system of trends and propose something new. When everyone says that something is beautiful, I don’t like it.

Do you feel like an artist?
I don’t know. I’ve always been very careful with the word “art”. What is art? Something that can pierce your heart and change your life? It is a precious word, it is dangerous to use it inappropriately. If fashion was art, it would not be in fashion.

Has fashion never been an art?
No, never. It is always clothes.

Do you think the fashion world has changed a lot since you started?
Yes, fast fashion ruined everything. People waste clothing. They buy and buy, sometimes without even wearing it, and ultimately end up swinging it in the trash. It is pollution. Even some products that are used to make the clothes are toxic. There is already so much unnecessary waste in the world. How many planes are flying in the sky right now? The earth is becoming warmer. She is angry. We should really think about how to better manage our industry. I am not an environmentalist, but for some time I have felt very strongly that the earth is angry. We need everyone to calm down. Do not rush. It’s tiring — those people who always want more. Money is a boring thing, don’t you think? Something that is meant to bring comfort is making people uncomfortable.

Are you aware of having influenced a generation of designers?
The new generation does not have time to breathe. They should stop watching their screens. They think about the world through their computers, but they do not know. For me there is no fight. I never found someone at my level. I have no rival. In any case, not yet.

Do you ever plan to stop one day?
I can not imagine myself retired. It must be so boring. I also think it’s hard to imagine my brand without me. I think Yohji Yamamoto will die with Yohji Yamamoto.

Are you nostalgic?
Yes, a little bit. There is something romantic in the past. It stimulates me intellectually. But I do not rest on my laurels. I want to innovate, every season. That rhythm, that momentum, that’s what keeps me going. I’m never satisfied, never happy with my work. This pursuit of “always better”, that’s my engine, which is something more than nostalgia. I am pessimistic; my mother was a widow, I grew up in poverty. At the age of five I realised that the world was unfair. I always had fire in my belly. It’s hard, but that weight forced me to never fall into mediocrity.

What can we do to avoid mediocrity?
When I started in Tokyo, everyone criticised me, “Why does he creates these dirty outfits?” Rather than resign myself, I decided to take a risk, moving to Paris, this beautiful city, and opening a small store in the hope that people out there would appreciate my dirty clothes.

Well it worked, you’ve had a lot of success!
I have always been wary of success, it attracts a lot of violence. People are envious and jealous. And then when we taste it, we’re just constantly chasing. For me, success is the reward for work well done. Americans have other ideas of success (laughs).

What do you want?
I have become an encyclopaedia, when it comes to clothing. I can answer any question. But it’s starting to annoy me. Sometimes I want to move on. I have started to write and paint. I am a phoenix. I want to make films too.

What kind of movies?
Half fiction, half documentary. Or maybe porn.

Text Tess Lochanski – Photography Charlie Engman

Fonte: i-D

Yohji Yamamoto a Londra, retrospettiva londinese dedicata al talento del radical fashion

Il tocco audace di Yohji Yamamoto raggiunge la favolosa città di Londra, dove si apre, presso il Victoria and Albert Museum, la grande retrospettiva dedicata a uno dei geni più talentosi del radical fashion.

E’ la sua prima volta nella città della monarchia britannica, fulcro del galateo prettamente anglosassone; la mostra ne esplora il suo lavoro idiosincratico e innovativo. “Il tessuto é tutto'”, afferma in una dichiarazione il celebre artista, stilista e designer giapponese. Yohji Yamamoto ama seguire tutte le fasi del lavorazione del materiale, ama studiare i modelli e portare a termine l’intera collezione. Questo profondo interesse nel settore del tessile si pone al centro del suo approccio cono il mondo del design. Questa retrospettiva viene vissuta attraverso una serie di installazioni specifiche per tutto il V&A (Victoria and Albert Museum) e non solo, includendo l’abbigliamento maschile per la prima volta, creando un effetto antitetico tra il classicismo degli ambienti e le ardite sperimentazioni, le quali già molti anni prima, circa trent’anni fa, crearono stupore e ammirazione  al suo debutto parigino infrangendo gli schemi prefissati del prêt-à-porter e dell’alta moda francese.

Yamamoto diventa un fashion designer di fama internazionale nei primi anni Ottanta, contestando i tradizionali concetti della moda mentre disegna abiti che sembrano di grandi dimensioni, spesso incompiuti, giocando con le idee di ogni genere o tessuti mai adoperati nell’abbigliamento, come il feltro o il neoprene, realizzando modelli concettuali dal taglio insolito, pur conservando un dote di grande conoscenza della storia della moda e un effervescente senso dell’umorismo. Il suo lavoro è caratterizzato dall’uso frequente e sapiente del nero, un colore che egli descrive come ‘modesto e arrogante allo tempo stesso’, ma alla fine non mancano esplosioni di colore evidenziati come raggi di luce nella penombra… e quindi é possibile essere catturati da una lunga veste dal taglio ad anfora di color giallo forte corredato da un grande cappello a tesa extra-large ton sur ton, da una vistosa mise zelantemente plissettata di un color rosso cremisi accentuata da esuberanti sculture tessili sul décolleté o da una deliziosa robe jupon di color bianco latte con strascico a mantello e tiara in maglia sul capo a forma di grande corona.

Lo spazio espositivo ospita nella sala principale oltre sessanta creazioni e un tempestivo intervento multi-media nel quale si rivela il suo ampio lavoro creativo. Ottanta manichini indossano i preziosi abiti senza alcun ordine cronologico, né didascalie o annotazioni, in modo assolutamente informale, tra di essi sono messi in risalto le collezioni maschili, e lasciati lì per essere ammirati come abiti scultura di un’arte intramontabile, desiderati nella fluida consistenza avvolgente dei favolosi drappeggi, esaminati con la stessa peculiare attenzione di come li studierebbe il grande maestro nipponico.

Abiti, creazioni sartoriali senza tempo, realizzati per essere indossati per anni e per sempre, senza alcuna restrizione voluta dalle tendenze di mercato o dai cambiamenti di stile.

Nella grande retrospettiva non possono mancare, accanto ai manichini adibiti dal creatore della “moda post-atomica”, schizzi, disegni, bozzetti, fotografie e video esaltanti l’immenso percorso artistico intrapreso durante la sua strabiliante esperienza, anche menzionando le jam-session con grandi artisti di varia estrazione, suggellanti il grande successo imprenditoriale corredato da ampie collaborazioni con grandi gruppi del settore.

Ma dalla sala si può attingere anche agli altri spazi dell’imponente museo, scivolando via verso altri saloni dove trovano dimora indumenti più consistenti, tra i quali cappotti dalle varie tonalità,  fantasiosi tailleur e sontuosi abiti da sera, amalgamati con cura fra le preziose ceramiche, gli antichi arazzi e i prestigiosi strumenti musicali ospitati al suo interno.

Durante l’inaugurazione il celebre Yohji Yamamoto ringrazia la madre ultranovantenne presente in sala, sua meritevole fonte d’ispirazione, oltre alle figure di Christian Dior e di Cristobal Balenciaga.

Nell’ambito della retrospettiva, il lavoro di Yohji Yamamoto si allunga ulteriormente in tutta Londra con impianti satellitari presso i siti Wapping Project.

a cura di Marius Creati

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