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Posts Tagged ‘Turchia’

Turchia, rinvenuta antica Bibbia risalente a 15 secoli addietro

February 24, 2012 Leave a comment

1500 anni portati benissimo. Durante un’operazione antiricettazione nel 2000, la polizia turca ha trovato una Bibbia finita in un deposito e riscoperta solo ora.
Scritta a mano e in ottimo stato di conservazione, contiene molte tracce del periodo a cui risale.
La Bibbia sarebbe in aramaico con alfabeto siriaco su fogli di pelle.
Il suo valore è di 17 milioni di euro. Potrebbe essere una copia del controverso Vangelo di Barnaba che, secondo i musulmani, è un vangelo originale poi soppresso.
Il Vaticano ha intanto chiesto alla Turchia il permesso di esaminare il documento.
Il Vangelo di Barnaba contraddice il racconto canonico del Nuovo Testamento, ma ha una forte similitudine con la visione islamica di Gesù.
Il Tribunale di Ankara ha inviato al Ministero del Turismo la Bibbia, che verrà esposta dopo una serie di lavori di restauro necessari nonostante le sue buone condizioni.

Fonte: Euronews

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Turchia, archeologi italiani trovano tomba dell’apostolo Filippo

February 10, 2012 Leave a comment

 

Da quasi duemila anni, una antica tradizione diceva che la tomba di San Filippo, uno dei 12 apostoli, si trovava nella città turca di Hierapolis, dove il santo fu martirizzato nell’80 d.C. Ma solo oggi, una spedizione di archeologi italiani dell’Università del Salento-Lecce ha individuato con certezza la tomba, sotto i resti di un santuario bizantino del V secolo, costruito per venerare il sepolcro.
Parlando in una conferenza stampa a Istanbul, il professor Francesco D’Andria dell’Universita’ del Salento-Lecce ha raccontato come gli scavi in corso a Hierapolis l’anno scorso abbiano portato ad individuare la tomba nel sito dove la tradizione voleva si trovasse, senza che pero’ l’archeologia avesse finora dato qualche conferma.
I risultati della campagna di scavo dell’anno scorso a Hierapolis, localita’ dell’est della Turchia, a 250 km dalla costa Egea e da Smirne, sono stati illustrati dal professore nell’ambito di una presentazione delle attivita’ di scavo italiane in Turchia organizzata dall’Ambasciatore d’Italia Gianpaolo Scarante.
”La scoperta di quest’anno e’ quella della tomba di San Filippo, uno dei 12 apostoli di Gesu’, che a Hierapolis avrebbe subito il martirio”, ha sintetizzato l’ordinario di Archeologia classica. Ricordando che ”le fonti letterarie gia’ nel 190 dopo Cristo dicono che a Hierapolis ”si mostra la tomba di San Filippo””, D’Andria ha aggiunto che ”la ricerca e l’identificazione di questa tomba e’ stato uno degli obiettivi della missione” da lui guidata.
I lavori all’inizio si erano concentrati su una chiesa gia’ nota e che si riteneva essere stata costuita sulla tomba.
”Abbiamo utilizzato anche sistemi geofisici per identificare eventuali cavita’ in questa chiesa, ma non hanno mai dato alcun risultato, finche’ abbiamo investito della ricerca una zona accanto alla chiesa ed e’ venuto fuori un elemento straordinario: una seconda chiesa che era costruita attorno ad una tomba romana del I secolo”.
”Tutta una serie di elementi ci ha permesso di identificare questa chiesa a tre navate” come quella ”costruita attorno alla tomba romana in cui la tradizione attribuisce la presenza di San Filippo”, ha affermato D’Andria, sottolineando che ”la novita’ di quest’anno” e’ ”la nuova chiesa costruita attorno alla tomba”.
La scoperta ha risolto un giallo dell’archeologia. In America, nel museo di Richmond, ha ricordato l’archeologo, si conserva ”un sigillo per il pane dei pellegrini” in cui e’ rappresentato San Filippo: ”Su un lato c’e’ la chiesa che abbiamo trovato quest’anno e sulla quale i bizantinisti di sono interrogati per tanti anni”, cercando di capire cosa rappresentasse.
Accanto alla tomba, ha riferito inoltre l’archeologo, ci sono anche vasche per immersione, a conferma che si trattava di un ”santuario di guarigione” nell’ambito di un ”grande complesso di pellegrinaggio che i Bizantini hanno costruito nel V secolo dopo Cristo intorno alla tomba di San Filippo”, in maniera ”simile a quello di Asclepio a Pergamo” . Sempre l’anno scorso e’ stato anche ”identificato” l’altare, ”costruito sopra una cripta dove erano conservate le ossa del Santo”. Anche in questo caso un parallelismo: ”come ad Efeso dove, sotto all’altare, c’e’ una camera dove erano conservate le reliquie di San Giovanni, l’altro apostolo dell’Asia”.
Gli scavi sono condotti da una missione internazionale composta, oltre che da italiani (65 sono stati gli specialisti arrivati a Hierapolis da tutta Italia), anche da tedeschi, francesi, norvegesi. Scavato in particolare dalla missione italiana a partire dagli anni ’50 e’ anche il ”martyrion”, cioe’ la chiesa costruita sul luogo dove fu martirizzato l’apostolo.
Da italiani e’ stato restaurato il teatro, ancora capace di contenere 8.000 spettatori: il progetto di restauro continua, ha detto D’Andria mostrando una ricostruzione virtuale realizzata ad uso del milione e mezzo di turisti che ogni anno visitano Hierapolis (”e stanno aumentando”).
Per incrementare il turismo sta per essere realizzato un ponte, rimovibile, per salire alla sommita’ della collina e vengono condotti restauri, ha detto ancora l’archeologo citando il ginnasio (un ”portico dorico in marmo, meraviglioso”). C’e’ stato inoltre una sorta di riconoscimento da parte della Chiesa ortodossa che, ha sottolineato il docente della Scuola di specializzazione in Archeologia dell’Universita’ del Salento, rappresenta ”un fatto importante per lo sviluppo del turismo di qualita’, del turismo religioso”.

Fonte: AnsaMed

“Orientalisti“, pittori amanti dei paesi arabi

November 29, 2011 2 comments

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E’ verso il 1830 che l’Italia si apri’ all’influenza e alle suggestioni diculture lontane e misteriose. Latensione e la propulsione verso l’ignoto, i soggetti storici o fantastici, le atmosfere e le narrazioni ispirate all’Oriente introdussero al singolare genere diesotismo che si impose con forza anche nella pittura, e che fu vissuto sin dall’inizio con una forte prenominanza romantico/erotica. “Orientalisti“ è il termine, di originefrancese, con cui furono denominati i pittori o gli artisti, che a partire dal secolo XVIII° si dedicarono a dipingere atmosfere e ambienti di Paesi arabi, dall’Africa del nord (Maghreb) alla Persia, ritraendo costumi e luoghi ricchi di fascino e, il più delle volte erotici. La tendenza prese piede in Francia con Eugene Delacroix  che nel 1882 partecipo’ ad una visita di Stato in Marocco riempiendo quaderni di schizzi con disegni di vita quotidiana locale. Da questi schizzi nacquerono opere come “La Morte di Sardanapalo” del 1827, al Louvre. Altro grande pittore orientalista francese, Jean-Léon Gérome, produsse una serie di quadri che ebbero un successo internazionale ed esposti nelle più importanti gallerie europee. Forse sono state le opere di questi artisti ad offfrire il modello per i numerosi pittori italiani che si cimentarono nel genere, che si sviluppo in Italia nel periodo del Romanticismo Storico con Francesco Hayez (“I profughi di Parga abbandonano la patria” del 1826, “Ruth” del 1835). Il gusto dell’Oriente si diffuse dal nord al Sud della Penisola; nel 1839 il napoletano Raffaele Carelli, della Scuola di Posillipo, inizio’ il suo percorso orientalista partendo verso i lidi di levante, cosi’ come il veneto Ippolito Caffi, negli anni ’40 del ’900, si imbarco’ per la Grecia (allora molto esotica), la Turchia e l’Egitto, dipingendo suggestivi paesaggi come il “Cairo, strada principale”, e i costumi volutamente riproposti in chiave romantica e fiabesca. Molti furono gli artisti veneziani attratti dall‘Oriente, e in particolare verso Costantinopoli, che per secoli era stata una minaccia e una calamita culturale. Alcuni si trasferirono, come Pietro Bello’, architetto e scenografo, e Fausto Zonaro, artista che sicolloca tra gli esponenti più coerenti dell’Orientalismo. Cio’ che suscitava curiosità erano ovviamente le colonizzazioni e lescoperte, gli scavi archeologici di G.B. Belzoni in Egitto e quelli diLudwing Burckhardt, uniti alle suggestioni della letteratura. Mariano Fortuny y Madrazo, pittore catalano residente in Romatra il 1858 e il 1874, lascio’ decine di quadri di soggetto arabo-andaluso, mostrando un Marocco nuovo e anti-retorico. L’orientalista del periodo più importante (non episodico) fu l’emiliano Alberto Pasinio, che lavorava per il celebre mercante Goupil, che viaggio’ per anni nei Paesi islamici ottendendo commisioni dai sovrani. Paesaggi desertici, carovane di Touareg, flora lussureggiante, costumi pittoreschi e altopiani infiniti rivivono negli spettacolari dipinti di Pasini come “Fontana Turca“, “Carovana dello Scià di Persia” o “Superando il valico nelle grandi steppe del Korassan” del 1890-95. Da ricordare poi il fiorentino Stefano Ussi, orientalista en passant, il cui dipinto “Trasporto del Mahamal alla Mecca“, commisionatogli durante una sua permanenza a Sueznel 1869 e acquistato in seguito dal Sultano Abdul Aziz per il suo Palazzo di Costantinopoli, venne esibito con grande successo all’Esposizione Universale di Vienna del 1873. Al pittore il Ministero degli Esteri italiano affido’ composizioni importanti, come “Ricevimento dell’ambasceria italiana in Marocco“, oggi alla Galleria nazionale d’Arte Moderna di Roma.Le tendenze tra Ottocento e Novecento portarono gli artisti ad unainterpretazione ambiguadell’Oriente, visto quasi sempre come luogo di evasione e di sensuali ed erotiche performances. Il rapporto dell’arte con il colonialismo, nell’Africa oramai conquistata, prosegui’ poi con temi folk o applico’ i modelli europei di stile novecentista ai Paesi vinti, assorbendone tipologie e tecniche. Questa linea pittorica non si esauri’ pero’ con la fine del secolo XVIII° e durante il novecento molto artisti proseguirono questo cammino. Artisti come Anselmo Bucci, Felice Casorati, Alberto Savinio, Melchiorre Melis, Giuseppe Biasi, Enrico Prampolini, Achille Funi e altri ancora.

Fonte: My Amazighen

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Mediterraneo, primo test sistema anti tsunami

Sarà sottoposto ad un test nel mar Mediterraneo, lo stesso sistema di allarme e mitigazione per gli tsunami che attualmente viene utilizzato nell’Atlantico Nord orientale. Scopo del test è quello di poter garantire una efficace informazione fra tutti quei centri regionali e nazionali dove ci sono i punti più focali in cui possono verificarsi gli tsunami. Si tratta di una vera e propria esercitazione in cui parteciperanno 31 Paesi di tutto il mondo che si coordineranno con il sistema di telecomunicazioni globali dell’Osservatorio di Istanbul e dell’istituto di ricerca sui terremoti – il Koeri – in Turchia. Il lavoro di monitoraggio e coordinamento nella trasmissione dei dati su eventuali maremoti è derivato dalla osservazione che hanno effettuato gli studiosi relativa agli eventi storici che hanno coinvolto in tal senso sia la zona del Nord-Est Atlantico e sia la parte meridionale del mar Mediterraneo. Infatti fra i dati storici ci sono lo tsunami avvenuto nel 1755 nella faglia occidentale Azzorre-Gibilterra che distrusse Lisbona e il maremoto del 1908 che causò 85mila vittime a Messina in Italia. Ma fra gli altri dati a disposizione c’è anche quello relativo ad una sequenza di piccoli e fino ad ora innocui tsunami che si sono verificati al largo delle coste dell’Algeria dal 2003 fino ad oggi.

Carla Liberatore

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Turchia, prima centrale ibrida nel 2015

Sarà il primo esempio al mondo di centrale elettrica ibrida. L’annuncio è stato dato dalla General Electric la quale si propone di creare in Turchia entro il 2015, la prima centrale per la produzione di energia che unirà la tecnologia del gas con delle turbine eoliche e una torre solare a concentrazione ed avrà una potenza di 530 megawatt. La centrale, stando alle comunicazioni dell’azienda propositrice, sarà anche competitiva economicamente e non richiederà alcun sussidio da parte dello stato. Nel comunicato emanato dalla General Electric si legge: “Accoppiare una turbina a gas con un generatore eolico può abbattere i costi di quest’ultimo, perché i due sistemi possono condividere una parte dei sistemi di controllo e delle connessioni alla rete elettrica, e inoltre il gas può compensare le variazioni del vento la torre solare concentra l’energia e produce vapore che può essere inserito nel ciclo della turbina a gas per aumentarne la potenza”.

Carla Liberatore

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