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Evgenia Medvedeva, pattinatrice russa in Sailor Moon al Exhibition World Team Trophy 2017

April 28, 2017 Leave a comment
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Tokyo, la pattinatrice russa diventa Sailor Moon e balla sulle note della sigla tv

Non avrebbe potuto scegliere un modo migliore per omaggiare il Giappone. Evgenia Medvedeva, una delle pattinatrici del Team Russia, a Tokyo per l’Exhibition World Team Trophy 2017 di pattinaggio artistico, ha scelto di esibirsi in una coreografia ispirata al noto anime “Sailor Moon”. Sulle note della sigla “Moonlight Densetsu”, l’atleta diciassettenne ha eseguito salti e figure interpretando il personaggio nato dalla matita di Naoko Takeuchi e diventato un cartone animato negli anni ’90. Durante la performance, ha recitato, cantato e si è trasformata, cambiandosi d’abito proprio come fa Sailor Moon nella sigla dell’anime. Appassionata di cartoni animati giapponesi, Medvedeva non è la prima volta che sul ghiaccio indossa i panni dell’eroina vestita “alla marinara”

A cura di Corinna Spirito

Fonte: Repubblica

Tokyo, cucina giapponese patrimonio Unesco

Obiettivo dare nuovamente fiducia al cibo giapponese in  seguito ai danni sostenuti per il disastro Fukushima.
Tokyo chiederà all’Unesco di catalogare la cucina giapponese quale patrimonio culturale globale, avente come obiettivo il ritorno di fiducia nei confronti del proprio cibo nel mondo in seguito al disastro di Fukushima, di cui tra pochi giorni ricorrerà il primo tragico anniversario.
A fine mese il Sol Levante presenterà la richiesta di registrare il “Washoku: cultura alimentare tradizionale del Giappone” come patrimonio dell’Umanità, secondo un annuncio dei ministeri degli Esteri e dell’Agricoltura.
“Washoku”, la cucina tradizionale giapponese, è tradizionalmente preparata con riso, pesce e verdure. Il governo nipponico ha sottolineato inoltre che esso si caratterizza per l’enorme rispetto per la natura e l’importanza centralizzata sulle maniere di presentare i piatti mentre vengono serviti e sulla qualità degli ingredienti impiegati.

Marius Creati

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Energie Alternative, discoteca produce energia dal pavimento

Dopo la strage accaduta in Giappone le nazioni iniziano a dubitare sull’ efficienza del nucleare e si pensa ad altre fonti di energia alternative; alcune sono davvero buffe ma questa è proprio interessante.
Anche se non sono una appassionato della discoteca e non ci sono mai stato ho un’idea ben precisa di quanta energia si possa consumare: luci accese tutta la notte, mixer, casse e apparecchiature varie.
Ora però una discoteca Olandese ed una di  Londra possono auto-alimentarsi attraverso il ballo.

Il Funzionamento

Il funzionamento è molto semplice, sotto il pavimento sono stati sistemati dei piezo. I piezo sono degli “apparecchi” molto particolari perchè se vengono sollecitati con dell’ energia emettono un suono mentre se vengono fatti vibrare producono energia ed è proprio sulla seconda caratteristica che si basa questa discoteca. Per chi fosse interessato a provare questa “produzione di energia” in casa è sufficiente acquistare un piezo a pochi euro ed un Arduino e poi seguire qualche semplice tutorial per farli comunicare.

Diverse Applicazioni

Fino ad ora ho parlato solo della discoteca perchè è stata la prima applicazione pratica dei piezo ma in realtà con il passare del tempo  sono state sviluppate addirittura delle mattonelle per i marciapiedi che permettono di produrre energia.
Questi marciapiedi rivoluzionari sono già in uso a Tokyo e  in Francia, in particolare a Tolosa e fra qualche giorno saranno attivi  anche a Bruxelles. Vengono prodotti circa 30W a pedone che vengono immagazzinati in una batteria e riutilizzati per illuminare buona parte della città durante la notte. Che dire, questa può essere una buona soluzione per abbattere i costi dei lampioni soprattutto nelle grandi metropoli dove milioni di persone camminano sui marciapiedi ogni giorno.

Fonte: Skimbu

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Xu Beihong, figura eccelsa dell’arte cinese

November 27, 2010 Leave a comment

Xu Beihong (cinese semplificato: 徐悲鸿; cinese tradizionale: 徐悲鸿; pinyin: XU Bēihóng) nacque a Yixing in Cina. Conosciuto soprattutto per i suoi shuimohua di cavalli e ucceli, dipinti a inchiostro cinese, e menzionato come uno dei primi artisti cinesi ad articolare il bisogno delle espressioni artistiche in modo da riflettere una nuova Cina moderna all’inizio del 20° secolo, é  considerato come uno dei primi a creare dipinti a olio monumentale con temi epici cinesi – un esibizione della sua alta competenza in una tecnica essenziale dell’arte occidentale.

Biografia

Xu iniziò a studiare le opere classiche cinesi e la calligrafia tradizionale con il padre Xu Dazhang quando aveva sei anni, mentre la pittura cinese all’età di nove anni. Nel 1915 si trasferì a Shanghai dove visse a spese del lavoro commerciale e privato. Si trasferì in seguito a Tokyo, nel 1917, per studiare arte. Quando tornò nuovamente in Cina, iniziò ad insegnare alla scuola d’arte Peking University Arts su invito del Cai Yuanpei. A partire dal 1919 egli studiò all’estero a Parigi presso l’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts, dove apprese la pittura a olio e il disegno. I suoi viaggi in giro per l’Europa occidentale permisero di osservare e imitare le tecniche dell’arte occidentale. Tornato in Cina nel 1927, per due anni (dal 1927 al 1929) ottenne un numero di posti istituzionali, tra cui l’insegnamento al National Central University (oggi Nanjing University ) presso l’ex capitale Nanjing.

Nel 1933 Xu organizzò una mostra di pittura moderna cinese viaggiando in Francia, Germania, Belgio, Italia e Unione Sovietica. Durante la seconda guerra mondiale si diresse nel sud-est asiatico tenendo mostre a Singapore e in India. Tutti i proventi di queste mostre erano destinate ai cinesi, i quali stavano soffrendo la povertà a causa della guerra.

In seguito alla fondazione della Repubblica Popolare Cinese, nel 1949, Xu divenne presidente della Accademia Centrale di Belle Arti (Central Academy of Fine Arts) e presidente del Chinese Artists’ Association.

Xu Beihong era un maestro di oli e di inchiostro cinese. La maggior parte delle sue opere, tuttavia, erano in stile cinese tradizionale. Nei suoi sforzi per creare una nuova forma d’arte nazionale, unì la tradizione del pennello cinese con le sue tecniche ad inchiostro con la prospettiva e i metodi di composizione occidentali. Egli operò una valida integrazione tra la pennellata solida e sfrontata con la precisa definizione della forma. Come insegnante d’arte sostenne la subordinazione della tecnica alla concezione artistica sottolineando l’importanza delle esperienze dell’artista durante la vita. Di tutti i pittori dell’epoca moderna, si può tranquillamente dire che Xu Beihong é l’unico pittore maggiormente responsabile per la direzione intrapresa nel mondo dell’arte moderna cinese. Le politiche innescate da Xu, all’inizio dell’era comunista continuano a controllare non solo la politica ufficiale del governo verso le arti, ma a dirigere la direzione generale adottata nei vari collegi artistici e nelle università di tutta la Cina.

Xu ha ricevuto il massimo sostegno da parte di collezionisti d’arte in tutta l’Asia. Tra il 1939 e il 1941, tenne mostre personali a Singapore, in India e in Malesia (Penang, Kuala Lumpur e Ipoh) per contribuire a raccogliere fondi per sostenere lo sforzo bellico a soccorso della Cina. In una mostra a beneficio della guerra nel marzo 1939, ottenne una mostra collettiva con la pittura ad inchiostro cinese con i maestri della pittura Ren Bonian (cinese semplificato: 任年伯; pinyin: Ren Bónián) e Qi Baishi (cinese semplificato: 齐白石; pinyin: Qi Baishi), ed espose in mostra 171 opere d’arte presso il Victoria Memorial Hall.

Inoltre incontrò luminari come Rabindranath Tagore e il Mahatma Gandhi durante la sua permanenza in India, ottenendo in tal modo le sue fonti di ispirazione che lo condussero alla creazione di opere iconiche come l’esteso 4.21m “Il vecchio uomo stolto che rimosse le montagne”, il dipinto in mostra presso il SAM. Opere come “Poema delle Sei Dinastie”, “Ritratto della signora Jenny” e “Posa il tuo scudiscio” sono state create anche durante il suo soggiorno nel sud-est asiatico. Il direttore del SAM Kwok Kian Chow sostenne che il nome di Xu era in cima alla lista nell’arte asiatica del realismo moderno e le sue connessioni con le varie parti dell’Asia e dell’Europa iniziarono un nuovo capitolo delle narrazioni storiche, di scambi e di influenze di estetica e di idee nell’arte.

Xu spinse costantemente i confini delle arti visive con le nuove tecniche e l’estetica prettamente internazionali nel tentativo di reinventare l’arte cinese. In realtà, la sua influenza si estese oltre la Cina nei primi anni del ventesimo secolo. Molti artisti pionieri di Singapore come Hsi Chen Wen, Lee Man Fong e Chen Chong Swee videro in lui un mentore e un meritevole alla pari, condividendo il suo sostegno per osservare da vicino la natura e iniettare il realismo nella pittura cinese.

Xu morì d’infarto nel 1953. Dopo la sua morte fu fondato il Xu Beihong Museum nella sua casa a Pechino.

Controversia

Nel 2008, due vasi in ceramica dipinta dal pittore cinese Xu Beihong furono al centro di un braccio di ferro legale, tra il promotore della mostra blockbuster dal titolo Xu Beihong In Nanyang, presso il Singapore Art Museum, e gli amici di famiglia di Xu. Nella loro dichiarazione, i discendenti dei recenti collezionisti d’arte Huang Man Shi e Huang Meng Gui, fratelli e buoni amici di Xu, diedero i vasi e alcuni dei dipinti dell’artista al signor Jack Bonn, un mercante d’arte di Hong Kong nel dicembre 2006, per essere venduti all’asta presso la casa d’aste Christie’s di Hong Kong nel maggio 2007. I vasi alti 18 centimetri furono realizzati nel 1940 e intitolati “Ballerini malese” e “Orchidee”. Questi oggetti dovevano essere restituiti ai discendenti se le aste non si fossero concluse con l’incanto. Invece, i vasi andarono in mostra presso il museo senza la previa autorizzazione dai proprietari originali. L’amministrazione del museo non era a conoscenza di eventuali implicazioni legali che circondavano i manufatti durante la preparazione della mostra Xu Beihong. Fu solo dopo la fine della mostra nel luglio 2008, che esso ricevette l’avviso del procedimento giudiziario per recuperare i vasi da Jack Bonn. Nel frattempo, il prestigioso museo ottenne la custodia  dei vasi fino alla fine del procedimento. Il 12 marzo 2009 i vasi sono stati debitamente trasferiti a Singapore presso lo studio discendente dei fratelli Huang.

Testo redatto a cura di Marius Creati

Fonte: Wikipedia.org

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