Archive

Posts Tagged ‘Tibet’

Padiglione Tibet, mostra presso Santa Marta Congressi – Venezia

June 15, 2013 Leave a comment

padiglione tibet

Venezia – Dopo le mostre a Venezia presso Cà Zanardi nel 2011 ed a Torino nella Sala Nervi del Palazzo delle Esposizioni nei primi mesi del 2012, coordinata in collaborazione con Dossier Tibet, ISCOS e con il patrocinio del Consiglio Regionale del Piemonte, dopo i servizi giornalistici per RAI Parlamento trasmessi su RAI 1 e RAI 2, anche quest’anno Venezia, grazie a Padiglione Tibet – con il patrocinio del Comune di Venezia – Assessorato alle Politiche Giovanili Centro Pace – sarà invasa pacificamente da immagini, colori, atmosfere e suoni che misceleranno, come un prezioso intreccio, la creatività e la sensibilità degli artisti contemporanei, che hanno voluto aderire e contribuire a creare questo particolare Padiglione, con l’arte della composizione dei Mandala dei monaci tibetani (Lama Thupten e Lama Tenzing) che completeranno, con la loro sapiente, accurata e minuziosa perizia durante un rituale-performance che ne evidenzierà ancor più l’intima spiritualità ed energia, un Archivio di STRUTTURE – MANDALA realizzate in sinergia con gli artisti che ne tracceranno le “linee-guida” e con la spiritualità tibetana intrinseca nelle RUOTE DELLA PREGHIERA chiamate anche della legge: strumenti di preghiera buddista, esclusivamente tibetani, per la crescita spirituale.
Strutture cilindriche – realizzate nei laboratori di Albisola, luogo d’eccellenza della ceramica artistica – che saranno elaborate/progettate dagli artisti e realizzate in ceramica con un perno centrale che ne permetterà la rotazione e con cui i visitatori interagiranno attraverso un’esperienza sensoriale che si trasmetterà con un lieve tocco ed uno sfioramento sulla materia-segno. All’interno di ogni ruota sarà arrotolato un mantra (preghiera buddista) che verrà scritto direttamente dai monaci invitati all’evento con i caratteri tipici della loro lingua; i tibetani fanno ruotare le ruote della preghiera (come faranno anche i visitatori della mostra) per invocare un buon karma per tutti gli esseri senzienti rendendo questa pratica più di un semplice movimento rotatorio.
In un’epoca in cui dati di tutti i tipi vengono trasmessi ad iper-velocità da una parte all’altra della Terra – la convinzione che delle preghiere possano essere recitate e diffuse per invocare divinità solo con un semplice, lieve tocco, con un soffio di vento, può sembrare quasi infantile; al contrario è indice di quanto la realtà tibetana profondamente spirituale si fonda intrinsecamente con la natura stessa in un inarrestabile scambio con l’universo. Da sempre la circolarità è sinonimo di movimento, di ritmo, di flusso, un concetto presente in ogni aspetto della storia dell’Umanità e che la cultura tibetana ha sviluppato attraverso la realizzazione di strutture e costruzioni legate alla propria filosofia di vita. Per l’uomo tibetano la maggiore preoccupazione non è cosa fare durante il giorno, ma cosa essere nella propria intera esistenza. Questo grande evento artistico è dedicato ai 100 martiri tibetani (numero ormai tragicamente superato) che si sono immolati per la libertà di altri, per la verità di tutti…
Un unico tema declinato nei modi della pittura, della scultura, della performance, del video per realizzare un grande evento che sottolinei coralmente il profondo senso di spiritualità dell’ universo tibetano e creare un ponte sensibile che induca i visitatori ad una maggiore conoscenza di questo popolo che ormai si può definire, purtroppo, una minoranza etnica e che rischia di perdere il proprio patrimonio culturale e spirituale fondato su concetti di pace e non violenza … un ulteriore motivo per varcare la soglia della Chiesa di Santa Marta.
Artisti
Irene Accarini, Lucio Afeltra, Piergiorgio Baroldi, Luisa Bergamini, Carla Bertola – Alberto Vitacchio, Giorgio Biffi, Renzo Bortolussi, Nirvana Bussadori, Jorge Canale, Rosaspina B. Canosburi, Paolo Carnevale, Domenico Castaldi, Stefano Cerioli, Pino Chimenti, Giampietro Cudin – Carla Rigato, Flaminio Da Deppo, Marcello Diotallevi, Gillo Dorfles, Giglio Frigerio, Luciano G. Gerini, Carlos Gigena Seeber, Bruno Gorgone, Isa Gorini, Ursula Huber, Celeste Lazo, Franco Lippi, Oronzo Liuzzi – Roberto Scala, Beatriz Margossian, Fabrizio Martinelli – Giovanni Genshō Ponzoni, Gianni Marussi – Alessandra Finzi, Alessandro Novellino, Silvia Ovsejevich, Clara Paci, Lucia Paese, Marisa Pezzoli, Giorgio Piccaia – Matteo Piccaia, Siro Polazzetto, Benedetto Predazzi, Tiziana Priori – Simonetta Chierici, Monica Rizzi, Pietro Ronzat, Virginia Ryan, Maria Savino, Pino Secchi, Cesare – Leonardo – Lucio – Simone Serafino, Ilaria Sperotto, Francesco Stefanini, R. Steiner, Roberto Testori, Micaela Tornaghi, Silvio Vigliaturo, Andrea Vizzini, Marcela Zelikowicz.
Video arte
Marco Agostinelli, Ciriaca+Erre, Francesca Lolli, Ruggero Maggi, Marco Rizzo, Ritu Sarin & Tenzing Sonam.
Testi di
Gianluca Anselmo, Elisabetta Bacci, Boris Brollo, Lara Caccia, Claudio Cardelli, Mauro Carrera, Giorgia Cassini, Stefano Dallari, Giulia Fresca, Alexander Larrarte, Enzo Lo Scalzo, Ruggero Maggi, Mimma Pasqua, Cristina Romieri, Alberto Rovida, Massimo Scaringella, Giuliana Schiavone, Roberta Semeraro, Tiziana Tacconi, Claudio Tecchio, Trini Castelli, Piero Verni, Roberto Vidali, Emma Zanella.
PADIGLIONE TIBET
ideato e curato da Ruggero Maggi
Santa Marta Congressi – SpazioPorto – Venezia
1 giugno – 7 settembre 2013
inaugurazione 1 giugno ore 18.00
Vernice 29/30/31 maggio 2013 ore 15.00 – 20.00
con la performance/rituale di monaci tibetani che completeranno alcuni mandala.
Inaugurazione con apertura al pubblico
1 giugno 2013 ore 18.00
con la performance/rituale di monaci tibetani che completeranno alcuni mandala.
orari: martedì – domenica 10.00/18.00 – chiusura: lunedì
per informazioni e aperture straordinarie (22 giugno – 6 luglio – 7 settembre): www.padiglionetibet.comtel.: 320.9621497
modalità di visita
Data la natura molto particolare della mostra e dei mandala siamo costretti a vietare l’ingresso ai cani. Si prega di tenere i bambini in braccio o comunque lontani dalle opere.

Albero di Natale, simbolo cosmico

December 16, 2011 Leave a comment

Questa volta la facciamo facile, facile… Non è un mistero per nessuno che l’albero rappresenti un simbolo e non è un’idea di un qualche assessore all’urbanistica. Gli alberi, infatti, fortunatamente sono comparsi su questo pianeta molto prima degli assessori. E, anche se ci stiamo impegnando a distruggerli, finiranno molto dopo…
L’Albero è da considerarsi una sorta di “cattedrale” delle culture animiste più antiche e il suo culto è tuttora piuttosto diffuso. Presente in tutte le religioni arcaiche, è l‘albero cosmico della mitologia germanica (e la tradizione del nostro abete natalizio prende piede proprio dai germani), ma anche l’albero indiano dei Veda, l’albero della Vita persiano e biblico, e così via…
D’altronde, si tratta di un elemento che si presta: rappresenta la vita, dà alimento e rifugio, purifica l’aria che respiriamo, collega terra e cielo, ha a che fare con tutti e quattro gli elementi, affonda solide radici nella Terra Madre e si eleva, con una struttura piramidale, verso le gerarchie celesti (e le conifere si prestano perfettamente a tale lettura).
Chi ha viaggiato nell’India del Nord, in Asia Centrale, in Cina, in Tibet, in Siberia e in diversi Paesi africani, avrà sicuramente notato che alcuni alberi – in genere i più antichi o maestosi – sono oggetto di culto: vengono legati sottili fili intorno al tronco per accendervi incensi e infilarvi ghirlande di fiori; alla base dell’albero vengono deposti fiori, cibo, lumi accesi. Una tradizione ancor viva un po’ in tutto il mondo.
Su una tavoletta babilonese molto antica (1850 a.C.) è raffigurato un albero stilizzato, ai cui rami sono appese delle losanghe che raffigurano gli astri mentre, alla sommità, è raffigurato il Sole, che domina. Si tratta certamente del più antico albero di Natale finora rinvenuto (ricordiamo che a Babilonia il Dio Sole Samash era festeggiato il 25 dicembre). Si sa comunque che i babilonesi usavano anche decorare l’albero appendendovi diverse varietà di frutti.
Celti, Sassoni, Normanni portavano alberi in casa per tener lontani gli spiriti cattivi, gli Egiziani vi portavano le palme e i Romani gli abeti. Come segno di venerazione verso gli alberi consacrati, gli antichi erano soliti appendere mele e altri frutti come offerte alle divinità. La tradizione era estesa in tutto il nord Europa: per ringraziare la terra della sua generosità, e in segno di buon auspicio per i successivi raccolti, i contadini appendevano sugli alberi i frutti dei loro raccolti. Gli antichi Germani appendevano anche pietre ai rami delle querce, per far tornare gli spiriti fuggiti con la caduta delle foglie. Successivamente, gli alberi si arricchirono di frutti colorati, ghirlande, e candeline.
La prima ripresa di questa antica usanza viene documentata a Strasburgo, in Germania, nel 1539, ma pare che fino all’Ottocento sia rimasto un semplice fenomeno locale. In questo secolo, fabbricanti germanici e svizzeri cominciarono a produrre ninnoli di vetro soffiato, gli americani successivamente aggiunsero l’idea delle lampadine. Poi, nel 1840, la duchessa di Orléans, imitando l’ambasciatore asburgico, fece addobbare un enorme albero nel giardino delle Tuilleries a Parigi, e la moda dilagò così tra tutte le corti europee.

Fonte: Adea Edizioni