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Koh Tao, i decessi enigmatici dell'”isola della morte”

July 12, 2017 Leave a comment

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In Thailandia, mistero su sorte sette turisti occidentali da 2014

Sabbia dorata e acque cristalline, fondali da sogno per le immersioni, visitatori giovani e spensierati: Koh Tao avrebbe tutto per far parlare di sé solo in termini positivi. Ma la piccola isola nel Golfo di Thailandia è ora famosa per ben altro: dal 2014 sette turisti occidentali, tutti meno che trentenni, sono morti qui in circostanze misteriose. Troppi, per un paradiso tropicale. Tanto che i tabloid inglesi – cinque delle sette vittime erano britanniche – hanno soprannominato Koh Tao “death island”: l’isola della morte.

L’ultimo caso sospetto è quello della trentenne belga Elise Dallemagne, morta a fine aprile e ritrovata impiccata nella foresta con il corpo sfigurato dai varani. La polizia ha prima puntato il dito contro il guru di un ashram indiano di cui la giovane faceva parte, ma ora propende per il suicidio: un’ipotesi che la madre però esclude. Se se ne parla a due mesi di distanza, è perché il caso è stato riaperto solo dopo la tardiva rivelazione di un quotidiano locale. Il mistero e il muro di gomma delle autorità locali hanno rilanciato la nomea che da anni rincorre l’isola, 21 kmq con duemila residenti e centinaia di migliaia di turisti – in particolare backpacker – l’anno. E’ noto che potenti clan locali protetti da influenti politici vicini all’attuale giunta militare controllano l’isola, con la connivenza della polizia.

Il doppio omicidio del settembre 2014, quando gli inglesi Hannah Witheridge e David Miller furono massacrati di notte sul bagnasciuga, è l’unico delitto “ufficiale”. La “maledizione di Koh Tao” non si è però esaurita lì. Nel gennaio 2014, il corpo dell’inglese Nick Pearson fu recuperato in mare. Un anno dopo, il francese Dimitri Povse venne ritrovato impiccato, e la giovane inglese Christina Annesley morì per un mix di alcol e antibiotici. Nel 2016, il britannico Luke Miller annegò in piscina. E dallo scorso febbraio si sono perse le tracce di una turista russa.

Con oltre 32 milioni di visitatori stranieri l’anno, è normale che dei turisti muoiano nel “Paese dei sorrisi”: l’alto tasso di incidenti stradali, le scarse misure di sicurezza e l’alto uso di droghe e alcol specie da parte di giovani occidentali sono un fattore. Ma nel caso di Koh Tao, ognuna di queste morti è tuttora circondata dai sospetti di omicidio, con versioni della polizia altamente dubbie. L’annegato Pearson? Caduto dagli scogli, anche se il cadavere non aveva fratture. L’impiccato Povse? Suicidio, nonostante avesse le mani legate. I genitori della Annesley e di Miller non credono alla versione ufficiale.
Quanto alla polizia, il suo primo istinto pare sempre essere quello di dichiarare il caso risolto il prima possibile.

Tra le autorità thailandesi, da quelle provinciali ai ministeri, è evidente l’interesse primario nel proteggere la gallina d’oro del turismo, che contribuisce a oltre il 10 per cento del Pil.
Così si spiegano i tentativi di mettere a tacere le versioni non gradite: per l’uso del termine “isola della morte”, la provincia di Surat Thani – di cui Koh Tao fa parte – ha denunciato per diffamazione il quotidiano locale che ha fatto lo scoop sul caso Dallemagne. Il silenzio ha un prezzo: per il doppio delitto del 2014, al termine di indagini farsesche, sono stati condannati a morte due birmani largamente considerati capri espiatori. Ma i turisti dimenticano in fretta. E a Koh Tao, chi ha svariati segreti da nascondere è pronto ad accoglierli con un sorriso.

Fonte: Ansa

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Bioenergie, sfida per il futuro

November 29, 2011 Leave a comment

La domanda mondiale di energia aumentera’, entro il 2030, di oltre il 50% rispetto al 2000 e, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, sulla base del trend attuale i combustibili fossili copriranno oltre l’80% dell’aumento della domanda di energia e provocheranno una crescita delle emissioni globali di CO2 di circa il 55% rispetto al livello attuale.
Previsione in netto contrasto con gli obiettivi assunti dalla comunita’ internazionale (da ultimo il G20 di Cannes) per la riduzione di almeno il 50% delle emissioni globali di CO2 entro il 2050.
In questo quadro le bioenergie, in particolare i biocombustibili, rappresentano – secondo gli esperti – un’ opzione gia’ disponibile in grado di assicurare sia risposte immediate sia ulteriori sviluppi tecnologici in tempi relativamente brevi.
Della possibilita’ di contrastare i cambiamenti climatici se ne e’ parlato a Roma durante il workshop internazionale organizzato da Global Bioenergy Partnership (Gbep), in collaborazione con il ministero Italiano dell’Ambiente e il Forum Das Americas, e presieduto da Corrado Clini, presidente del Gbep.
Al tavolo erano presenti i rappresentati dei Paesi dell’area Sudamericana, come Brasile e Argentina, e quelli di alcuni Paesi del continente africano, come Egitto, Ghana e Mozambico.
L’Italia, che insieme al Brasile condivide la direzione del Gbep, nata durante il G8 di Gleaneagles del 2005, ha la grande possibilità di diventare, in vista degli impegni assunti dall’ Ue per il raggiungimento entro il 2020 di una quota biocombustibili per il trasporto urbano pari al 10%, un autorevole referente..
Le bioenergie contribuiscono attualmente a circa l’ 11% dell’energia primaria e rappresentano l’80% della fonti rinnovabili impiegate a livello globale. Inoltre gli impegni assunti negli ultimi anni da molti Paesi per raggiungere nel proprio portafoglio energetico quote obbligatorie di biocombustibili tra il 2010 e il 2020 (Unione Europea, Usa, Canada, Brasile, Cina, Colombia, Malaysia, Thailandia) rendono indispensabile sviluppare nuove tecnologie per la produzione di biocarburanti di seconda e terza generazione, in grado si assicurare la compatibilità dei biocombustibili con la sicurezza alimentare e ambientale.
E’ prevedibile che, entro il 2020, saranno disponibili bioetanolo e biodiesel di “seconda generazione” derivati da biomassa cellulosica (produzioni agricole dedicate non alimentari, lolla di riso, bagassa da canna da zucchero, residui agricoli, rifiuti solidi urbani). Mentre, seppur con un orizzonte più lungo, sono promettenti le prospettive di sviluppo di biocombustibili dalla fertilizzazione con CO2 delle alghe, è emerso dal convegno Gbep.
Nell’ambito europeo l’Italia ha una grande opportunità di leadership. “Gli obblighi fissati a livello comunitario – ha detto Corrado Clini, presidente Gbep e direttore generale del ministero dell’Ambiente – sono stringenti e per rispettarli l’ Italia si troverà nella condizione di dover acquistare all’ estero il 90% dei biocombustibili per soddisfare la domanda. L’alternativa all’acquisto potrebbe essere l’investimento sui Paesi che, come l’Africa, hanno grandi prospettive sul piano produttivo. Abbiamo il know- how per sviluppare la tecnologia, lo dimostrano gli accordi di collaborazione Eni-Novamont, le ricerche e le sperimentazioni in corso sull’impiego delle alghe e, non ultimo, anche l’impegno dei privati come quelli del Gruppo Mossi&Ghisolfi che ha dato il via, nel vercellese, alla costruzione del primo impianto al mondo per la produzione di bioetanolo di seconda generazione. Occorre ‘solo’ la volontà delle istituzioni”.

Fonte: Ansa

Thailandia, eletto il primo premier donna

Yingluck Shinawatra, questo è il nome della prima donna premier thailandese. La nomina è arrivata dopo solo 11 settimane dalla sua entrata in politica. La donna 44enne, già famosa nel mondo degli affari è la sorella dell’ex premier Thaksin Shinawatran e ha ottenuto la vittoria politica senza alcuna difficoltà con la maggioranza dei voti in parlamento. Yingluck ora dovrà attendere solo la formalità della nomina ufficiale da parte del Re Bhumibol Adulyadej. La neo premier era scesa in politica in occasione delle scorse elezioni del 16 maggio presentandosi come leader del partito Puea Thai.

Carla Liberatore