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“Il Flauto magico”, rappresentazione al Teatro Marruccino di Chieti – recensione di Marius Creati

December 2, 2013 Leave a comment

Il Flauto magico, rappresentazione al Teatro Marruccino di Chieti - recensione di Marius Creati

Serata di grande impatto culturale, lo sorso 22 novembre 2013, al maestoso Teatro Marruccino di Chieti, con sala gremita di appassionati e cultori della lirica, per la prima della rappresentazione dell’opera Il Flauto Magico di Wolfgang Amadeus Mozart, diretto dal Maestro Maurizio Colasanti con la regia di Enrico De Feo.
L’ouverture d’inizio serata precede l’apertura del sipario introducendo con sottigliezza parsimoniosa le prime battute di scena quando, atto primo scena prima, il principe Tamino, inseguito da un serpente che sembra non dargli tregua, scivola e cade privo di sensi. Ciò segna l’inizio di un viaggio emblematico nel cuore della favola mozartiana che, a luci smorzate, ben accarezzati dalle note sonore dell’orchestra sinfonica, inibisce la realtà plateale trasbordando lo spettatore verso i luoghi enfatici del sogno.
La soirée diventa magica sotto il fervore musicale che riecheggia nella sala; le battute del libretto scorrono con disinvoltura nel perdurare della lunga serata, devozione e bravura degli attori in scena, i quali sembrano ben immedesimati nei ruoli interpretati, per alcuni di essi con flebile stento ben ponderato in alcuni tratti, considerata probabilmente la stesura del libretto in lingua originale. Ma l’ebbrezza dell’opera freme e risalta delle emozioni dei personaggi che sorgono sul palcoscenico dal nulla scenico per godere e soffrire, gioire ed ansimare sulle paure, sulle certezze e nonché sulle ansie degli attori stessi che, senza peccare d’orgoglio, caratterizzano la scena illibati, intatti… e assolutamente incontaminati.
Secondo una personale visione dell’opera in sé, la presente rappresentazione risulta evirata nella sua caratteristica favolistica originale, nessun dettaglio scenico che possa far presentire al mondo meraviglioso nel quale s’imbatte il principe svenuto, la scena soffre incontrovertibilmente della perdita del mistero profetico esaltante, l’ambientazione sembra confusa nei tratti di una scenografia sin troppo contemporanea e scarna per far presagire a un’opera dal gusto esotico di fine settecento; inoltre l’eclettismo adottato nei costumi di scena non fanno intuire all’idea, al sogno e al barlume della favola stessa, bensì sembra esumare un grottesco componimento teatrale del nostro secolo, magari legato all’operetta dialettale. Il Flauto magico risulta essere un simbolo del fenomeno esoterico ove magia e mistero iniziatico tracciano un solco indelebile nella narrazione, che qui risulta vacillante.
Acribia… Chiedo venia per la critica summenzionata, ma sono convinto che il teatro abbia l’onere di affascinare, di entusiasmare, e allo stesso tempo di corrompere l’abitudine immedesimando completamente lo spettatore nella finzione scenica, quale confine estremo, nonché sutura estrema, tra gli anfratti della vita e lo sciabordio dell’illusione, ovviamente laddove il canovaccio ne consenta  la fattispecie, anche se posso intuire una fievole erosione della teatralità spesso sin troppo legata all’abominevole scempio dei tempi moderni.
Soave l’interpretazione della Regina della Notte, alias Giulia Della Peruta, la quale ha edulcorato la platea con l’eccelsa esibizione del secondo atto, voce incantevole sovrana della serata, mentre sublime fuoriesce l’esibizione spettacolare di Pamino, alias Felipe Oliveira, grande artefice della rappresentazione, attore di grande carisma scenico, dotato di abile dialettica e spirito teatrale, quasi un’amalgama con il suo alter ego di scena, tale da indurlo a diventare inverosimilmente reale. Vorrei bissarne la bravura caratterizzante sottolineando più volte le scene in duetto con Pamina, la cui Giulia De Blasis ha interpretato con grande fermezza empatica, e la scena finale con Papagena, nella quale Tania Buccini ha sublimato se stessa. Bravi gli attori; celeberrimo il coro di accompagnamento forte, vigoroso e altamente presente come su stesura da libretto; solenne l’interpretazione musicale de l’Orchestra dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese.
Il Teatro Marruccino di Chieti si presenta nella sua maestosa solennità, quale gioiello architettonico della città di Chieti, il quale nonostante l’esiguità delle dimensioni, seppur piccolo, sprigiona un’effervescente teatralità tale da poter essere annoverata tra i più rinomati della regione abruzzese, non che del resto d’Italia.

Marius Creati

“Il Flauto magico”, opera magica di Wolfgang Amadeus Mozart al Teatro Marruccino di Chieti

November 22, 2013 Leave a comment

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Presentazione
Il Flauto magico, l’opera magica di Mozart di Alberto Mammarella
Magia e mistero, tragedia e comicità, meraviglioso e triviale, bontà e cattiveria, tutto regolato da effetti speciali e poco rispetto per la verosimiglianza. Questa è la Zauberopera (l’opera magica), il modello scelto da Mozart per la sua ultima creazione teatrale e il genere musicale più amato e seguito dal pubblico tedesco del tempo. Il Flauto magico è senza dubbio una Zauberopera, e più specificamente un Singspiel, un genere operistico che includeva accanto al canto anche i dialoghi parlati. Il libretto del Flauto magico fu confezionato per Mozart dall’amico massone Emanuel Schikaneder che attinse a piene mani dalla Raccolta di fiabe e di spiriti di Cristoph Martin Wieland come da diversi singspiel, drammi eroici e romanzi, tutti recitati o letti in prima persona. Schikaneder era, infatti, attore ed impresario e gestiva il Theater auf der Wieden di Vienna, il teatro che vide la prima del Flauto magico il 30 settembre del 1790. Nel Flauto magico il ribaltamento delle situazioni è l’elemento unificante di un cannovaccio basato su elementi fiabeschi a cui, però, Mozart e Schikaneder imprimono una direzionalità morale improntata sulla fratellanza e la solidarietà, cardini saldi della massoneria. Sin dalla prima rappresentazione, il Flauto magico stregò ed affascinò il pubblico viennese ed ancor oggi questa magia si ripete di rappresentazione in rappresentazione. Mozart, sulla scia dell’entusiasmo delle prime repliche, scrisse alla moglie Costanza «Sala sempre piena. Il duetto “Mann und Weib”, il “Glockenspiel” del primo atto sono stati bissati come al solito. E così pure al secondo atto il trio dei paggi. Ma quel che mi fa più piacere è il consenso silenzioso! Si vede come l’opera sale sempre più nella stima generale». Non a caso, un po’ di tempo dopo, Einstein lo definì «un lavoro che incanta un fanciullo, commuove l’uomo più indurito ed entusiasma il saggio». Provare per credere!
LA TRAMA
ATTO I
In un ambiente egiziano immaginario selvaggio e roccioso, il principe Tamino, inseguito da un enorme serpente, esausto cade a terra svenuto. Tre dame di compagnia della Regina della notte uccidono il serpente e gli salvano la vita. Allontanatesi entra l’uccellatore Papageno che, vedendo il serpente morto, si vanta di averlo ucciso. Per questo viene punito dalle dame che gli chiudono la bocca con un lucchetto. Le tre donne mostrano a Tamino la foto di Pamina, figlia della regina della notte rapita dal perfido Sarastro. Alla vista dell’immagine il principe si innamora della fanciulla e promette alla regina della notte di liberarla. Intanto Papageno è liberato dal lucchetto ma è costretto ad accompagnare il principe Tamino nella sua impresa. I due ricevono quindi un flauto magico e dei campanelli per difendersi in caso di necessità e sono guidati verso il castello da tre geni. Nel castello, intanto, Pamina tenta di fuggire ma è fermata dal moro Monostatos. Papageno, che nel frattempo si era introdotto nel castello, riconoscendo Pamina, le spiega che presto un principe la libererà. Tamino è condotto dai geni davanti al Tempio di Iside dove tenta di entrare ma solo una delle porte è aperta. Qui è avvicinato da un sacerdote da cui apprende che è vittima di un intrigo femminile e che è stato ingannato su Sarastro. Poco dopo arriva Sarastro. Pamina, gettatasi ai suoi piedi, ammette la tentata fuga e riceve il suo perdono. Intanto Pamino è catturato da Monostatos che lo conduce da Sarastro ma, invece di riconoscenza, viene condannato a settentasette frustate.
ATTO II
Nel bosco, Sarastro chiede ai sacerdoti di ammettere Tamino al Tempio. Potrà farlo, però, solo dopo un percorso di iniziazione. Intanto il principe apprende che Sarastro ha rapito Pamina solo per separarla dalla madre. La Regina della notte vuole infatti seminare malcontento tra la popolazione e distruggere il Tempio di Iside. Nel pronao del Tempio i due sono sottoposti alla prima prova: mantenere il silenzio. Nonostante molte tentazioni la prova è superata. Poco dopo Monostatos, che è a guardia di Pamina, tenta di baciare la giovane ma è sorpreso dalla Regina della notte che lo caccia. Questa dà alla figlia un pugnale per uccidere Sarastro. Il moro, avendo assistito di nascosto alla scena, minaccia la giovane ma è fermato da Sarastro. È tempo, però della seconda prova: anche questa superata non senza difficoltà. Grazie ai loro strumenti magici Tamino e Pagageno riescono a superare barriere di fuoco e di acqua e finalmente possono entrare nel Tempio. Nel frattempo, La regina della notte, alleatasi con Monostatos, e le sue tra dame tentano di entrare nel Tempio ma tuoni e lampi le fanno precipitare negli abissi. Nel Tempio del Sole sorge l’alba e Sarastro, in trono, accoglie Tamino e Pamina celebrando la vittoria della luce sulle tenebre e il trionfo della bellezza e della sapienza.

Teatro Marrucino
Via Cesare de Lollis, n. 1
66100 Chieti