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“La favolosa storia del Cavaliere della Rosa”, rappresentazione al Teatro del Maggio di Firenze

November 28, 2011 Leave a comment

La favolosa storia del Cavaliere della Rosa

Storia d’amore, travestimenti, inganni, nel quadro affascinante e poliedrico della società viennese settecentesca, Rosenkavalier è un’opera che sin dal titolo promette un intreccio fantastico e fiabesco sul paesaggio elegante e sognante della Vienna settecentesca. Un omaggio al mito della società asburgica, nutrito della migliore tradizione e soprattutto della musica di Strauss, musica che trasfor- ma in modo originale gli echi del passato in un paesaggio sonoro onirico e favoloso. Un quadro di misura, decoro, armonia, eleganza, su cui prende forma e colore la vicenda della Marescialla e di Octavian, del Barone Ochs e di Sophie, dei mille personaggi che appaiono e scompaiono, in un continuo e illusorio cambiamento di scenario, sul quale incombe il passare del tempo e nel quale più evidente appare il ruolo dell’amore. “Il lavoro rappresentato è il risultato del laboratorio “all’Opera”, progetto fra i più originali nel panorama lirico nazionale e internazionale che ogni anno vede la colla- borazione dell’Assessorato all’Educazione del Comune di Firenze, la Fondazione del Maggio Musicale Fiorentino, la Fondazione Ente Cassa di Risparmio di Firenze e la Compagnia Venti Lucenti, uniti dalla volontà di promuovere fra i giovani e giovanissimi il mondo del Melodramma e, più in generale, di rinnovare il dialogo delle istitu- zioni con la città. Centinaia di giovani attori, canteranno, balleranno e daranno vita ad un racconto che coinvolgerà il pubblico e getterà una luce originale sul nostro vivere sociale attraverso gli occhi ironici, ma incantati, di un mondo lontano, ricco di fascino.
In collaborazione con Assessorato all’Educazione del Comune di Firenze, Fondazione Maggio Musicale Fiorentino e Fondazione Ente Cassa di Risparmio di Firenze – PortaleRagazzi
realizzato: Compagnia Venti Lucenti
progetto: Daniele Bacci
regia e scrittura: Manu Lalli
riduzione musicale: Claudia Gori
direttore d’orchestra: Alvaro Lozano
età: da 6 a 99 anni
data e orario: 18 e 19 Maggio 2012 ore 10.00 e ore 20:30
durata: 50’
web: www.maggiofiorentino.com

“Barbableu”, rappresentazione al Teatro del Maggio di Firenze

November 25, 2011 Leave a comment

Barbableu
tratto dal testo di Perrault
TEATRO DEL MAGGIO MUSICALE FIORENTINO
Piccolo Teatro

Quando Perrault scriveva Barbableu le favole erano particolarmente apprezzate in quanto permettevano una doppia lettura, una destinata ai bambini, per apprendere loro una morale, e l’altra rivolta agli adulti perchè la favola, piena di sottointesi, pre- sentava molti passaggi ironici, capaci comunque di far riflettere. É in questa ottica che il laboratorio teatrale del Liceo Machiavelli vuole intraprendere un lavoro collettivo al quale parteciperanno sia gli studenti, e non solo nella loro qualità di attori ma anche di coredattori della messa in scena, che il regista e l’insegnante.
La modernità della favola messa ancora in rilievo dall’opera di Bela Bertok e la sua ricchezza nei messaggi consente di realizzare uno spettacolo che si rivolge sia ad un pubblico di bambini che ad un pubblico di adolescenti: gli uni si confronteranno con una dimensione fantastica, gli altri con i temi che Perrault e Bartok affrontano e cioè quelli dell’ingenuità che non permette di riconoscere l’aspetto preoccupante e minac- cioso che spesso la realtà mostra e la solitudine alla quale l’uomo moderno è spesso condannato. Lo spettacolo si arricchirà dell’apporto creativo degli studenti del Liceo Musicale Passaglia di Lucca.
scrittura scenica: Anna Agostini in collaborazione con gli studenti che frequentano il laboratorio.
attori: laboratorio teatrale del liceo Machiavelli-Capponi di Firenze
musica: Liceo Musicale Passaglia della città di Lucca
età: 11-19 anni
data e orario: 8/ 9 marzo 2012 ore 10:00; 9 marzo 2012 ore 20:30
durata: 1 ora

“Salvate Violetta!”, rappresentazione al Teatro Goldoni di Firenze

November 23, 2011 Leave a comment

Salvate Violetta!
per raccontare La Traviata di Giuseppe Verdi
progetto Musica Sì
Augusta Gori e Agnese Bizzarri
Teatro Goldoni

Il progetto Musica Sì, finanziato dalla Fondazione Carlo Marchi, in collaborazione con l’Associazione Culturale NarrArti e Maggio Formazione, promuove il teatro e la musica come strumenti educativi. La musica viene intesa come strumento per sviluppare le capacità cognitivo/relazionali attraverso l’apprendimento della sua storia, dei suoi autori e dell’ascolto. La partecipazione attiva a molteplici laboratori teatrali contribuiranno ad affinare e sviluppare la sensibilità dei bambini alla musica, al racconto e al disegno. Dopo la prima fase didattica e formativa, che per quest’anno scolastico si svolge nel Comune di Bagno a Ripoli, il percorso si conclude con la messa in scena dello spettacolo teatrale Salvate Violetta! di Marco Zannoni che avvicinerà i piccoli spettatori all’opera lirica La Traviata di Giuseppe Verdi. Il testo di Marco Zannoni, Salvate Violetta! si avvicina all’Opera La Traviata, grazie ad un congegno scenico.
Si crea un personaggio, un vero e proprio volano di raccordo con i bambini: Violetta, la domestica di Giuseppe Verdi. Violetta semplifica e concretizza tutto ciò che nell’Opera appare astratto.
1852. Verdi chiuso nel suo studio, crea le arie di quella che sarà, La Traviata. Il librettista Francesco Maria Piave a casa Verdi. I tre cantanti, la Soprano, il Tenore ed il Baritono, provano nello studio del Maestro. Verdi stesso li accompagna al pianoforte. Violetta ascolta le arie ed origlia le animate conversazioni tra il Maestro e gli interpreti. Si farà così una sua propria immagine dell’altra Violetta. Violetta Valery, quella sventurata, le è entrata nel cuore. Il suo disperato amore per Alfredo! Anche ammalata!? E si accalora e si rivolge al pubblico. Riassume, mette al corrente e racconta i nuovi sviluppi della storia mentre denuncia gli innumerevoli mali delle ingiustizie sociali. Ma ormai tutto è perduto! Il dramma si consuma sulle pagine scritte.
finanziato da: Fondazione Carlo Marchi
collaborazione con: Maggio Formazione
realizzazione: NarrArti
Augusta Gori
progetto: Marco Zannoni
testo: Aurelio Scotto
musica: Beibei Li, Leonardo Sgroi
cantanti: Augusta Gori, Marco Zannoni
attori: Barbara Maranini
assistente alla regia: Augusta Gori
età: 8-14 anni
sede: Teatro Goldoni
data e orario: 2/ 3 febbraio 2012 ore 10:00 e ore 20:30; 4 febbraio 2012 ore 16.30
durata: 60’

“Il barbiere di Siviglia”, rappresentazione al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino a Firenze

November 22, 2011 Leave a comment

Il barbiere di Siviglia

Atto I. Quadro primo. Su ordine del conte d’Almaviva, Fiorello ha radunato una piccola orchestrina sotto la finestra di Bartolo, dietro la quale è tenuta nascosta la bella Rosina (introduzione “Piano, pianissimo”). Il conte raggiunge il suo servitore e intona una romantica serenata, con cui spera di guadagnarsi l’attenzione e l’amore della ragazza (cavatina “Ecco, ridente in cielo”). Invano: è costretto a licenziare la sua banda, che si allontana rumorosamente dopo aver ricevuto il compenso, quando si materializza per strada un curioso personaggio. È Figaro, il barbiere di Siviglia, che canta la sua gioia di vivere e le proprie insostituibili qualità professionali (cavatina “Largo al factotum”). Il conte, che già da tempo conosce Figaro, lo mette a parte del suo impossibile amore per la ragazza che ha incontrato al Prado. Ma oggi è un giorno fortunato: Figaro può essergli utilissimo, perché già svolge un certo numero di mansioni per conto di Bartolo, il tutore di Rosina. Mentre stanno parlando, quest’ultima getta dal balcone un biglietto per l’innamorato sottostante. Malgrado il pronto intervento di Bartolo, il messaggio riesce ad arrivare al conte, che le risponde con una canzone appassionata, accompagnandosi alla chitarra: si dichiara innamorato di lei ma, perché non sia il titolo nobiliare ma solo l’affetto sincero a muovere la ragazza, si cela sotto il finto nome dello studente Lindoro, che «non può darvi, mia cara, un tesoro» (canzone “Se il mio nome saper voi bramate”). Poiché la ragazza non può rispondere dal balcone, il conte decide di andare a conoscerla personalmente proprio a casa sua, nella tana del lupo: a Figaro il compito di escogitare un piano di successo. Il barbiere, stimolato dal generoso compenso promesso, elabora una strategia originale per far incontrare i due amanti, eludendo la sorveglianza occhiuta del tutore: il conte dovrà travestirsi da soldato di un reggimento di passaggio a Siviglia, con il pretesto di un ordine di alloggio presso Bartolo; e, perché le sue mosse sembrino meno calcolate, dovrà fingere di essere ubriaco. Orgoglioso l’uno del proprio ingegno (nonché entusiasta per la promessa di «oro a bizzeffe» da parte del conte), animato dalla speranza più viva l’altro, i due si lasciano dandosi appuntamento alla bottega di Figaro (duetto “All’idea di quel metallo”).
Quadro secondo. A casa di Bartolo, Rosina ripensa lusingata all’irruzione del giovane Lindoro nella sua vita: è decisa a tutto pur di coronare il reciproco desiderio, e la paventata, probabilissima opposizione del tutore non potrà nulla per contrastarla (cavatina “Una voce poco fa”). Arriva Figaro per parlarle, ma deve nascondersi per il sopraggiungere di Bartolo, allarmato dall’iniziativa del barbiere. Intuito che si sta tramando qualcosa di poco chiaro, il tutore decide di affrettare i tempi per le nozze che ha progettato con la sua pupilla. Avvisa perciò Don Basilio della decisione, e riceve da questi ulteriori motivi di preoccupazione: è stato visto a Siviglia il conte d’Almaviva, di cui è noto l’interesse per Rosina; l’unico modo per debellare la sua insidiosa concorrenza è rovinarne la reputazione calunniandolo (aria “La calunnia è un venticello”). Rimasto solo, Figaro avverte Rosina del destino che l’aspetta: la ragazza non si dà per vinta, anzi gli chiede informazioni su quel bel giovane che ha visto dal balcone; Figaro lo spaccia per suo cugino, innamoratissimo di lei. Quando il barbiere le chiede di vincere la timidezza e inviare un biglietto a Lindoro, la finta innocente lo prende dalla tasca già bell’e pronto: «Ah, che in cattedra costei / di malizia può dettar» (duetto “Dunque io son… tu non m’inganni?”). La stesura del biglietto non è sfuggita però al sospettoso Bartolo, che ha notato l’inchiostro sul dito della ragazza, un foglio mancante e la penna temperata: le chiede invano una confessione e, infuriato perché Rosina lo considera tanto credulone, minaccia di chiuderla in camera a chiave la prossima volta che dovrà assentarsi (aria “A un dottor della mia sorte”). Poco dopo, quando la cameriera Berta va ad aprire alla porta, si trova di fronte una scena bizzarra: un soldato ubriaco che avanza con la spada sguainata (finale primo: “Ehi, di casa! Buona gente!”). Tra un’infinità di mosse febbrili d’inaudita confidenza (insulti, abbracci), il conte consegna a Bartolo l’ordine di alloggiarlo a casa sua. Arriva intanto Rosina, che il tutore vorrebbe allontanare: il finto soldato le si rivela come Lindoro e cerca di consegnarle un biglietto. Intanto Bartolo ha trovato l’esenzione dall’alloggio di militari: inutilmente, perché il conte minaccia battaglia, e ne descrive il piano con grandi movimenti, che occultano il passaggio del biglietto a Rosina. Bartolo però ha visto tutto, ma Rosina è ancora più abile, e riesce a sostituire il biglietto di Lindoro con la nota del bucato. Pianti della ragazza, insulti reciproci, una sciabola sguainata, l’arrivo di Don Basilio e infine quello di Figaro (“Alto là!”): il barbiere avvisa che la confusione è stata notata all’esterno, e molta gente è ormai radunata sulla strada; cerca così di ridurre alla ragione i contendenti, e soprattutto di richiamare alla moderazione il conte. È troppo tardi, però: le forze dell’ordine si presentano alla porta per chieder conto del baccano (“Fermi tutti. Niun si muova”). Ognuno cerca di spiegare le proprie ragioni all’ufficiale in comando, che alla fine decide di arrestare il conte. Questi però «con un gesto autorevole trattiene i soldati» e consegna all’ufficiale un foglio che rivela la sua identità, impedendo così il proprio arresto e gettando tutti – tranne Figaro – nell’incredulità più totale (“Freddo ed immobile come una statua”, “Mi par d’esser con la testa”).

Atto II. Bartolo, scoperto che nessuno al reggimento conosce il soldato importuno, sospetta si sia trattato di una spia del conte d’Almaviva; ha appena iniziato a ragionare sull’accaduto quando riceve un’altra visita, da parte del sedicente Don Alonso, maestro di musica sostituto di Don Basilio (duetto “Pace e gioia il ciel vi dia”). Il petulante personaggio non convince però, et pour cause , il dottore: è infatti ancora il conte, con un altro travestimento suggeritogli da Figaro. Per guadagnarsi la fiducia del tutore – e convincerlo della propria importanza per i suoi piani nuziali – il conte è costretto a mostrargli il biglietto che Rosina ha scritto a Lindoro. All’arrivo della ragazza inizia a darle lezione di canto; questa, che l’ha riconosciuto all’istante, si esibisce nel rondò «dell’ Inutil precauzione », inframmezzandolo di dolci parole d’amore per il suo Lindoro (“Contro un cor che accende amore”). A questa incomprensibile musica moderna Bartolo contrappone un’aria della sua gioventù (arietta “Quando mi sei vicina”), interrotta dall’arrivo di Figaro. Il barbiere cerca dapprima di distrarre Bartolo, imponendogli di rasarlo, quindi gli ruba la chiave della finestra che dà sulla strada. Sul più bello arriva però Don Basilio, cui la notizia della propria malattia giunge come un fulmine a ciel sereno. Con un gioco frenetico di messaggi passati di soppiatto, il conte convince Bartolo a non parlare a Don Basilio del biglietto mostratogli, mentre una borsa di denaro è sufficiente a persuadere l’intrigante maestro di musica a darsi veramente malato e lasciare la scena. Ripresa la rasatura di Bartolo, i due amanti prendono a discorrere finalmente senza impedimenti: ma il sospettoso tutore riesce ugualmente, nonostante la copertura di Figaro, a cogliere i due mentre progettano l’evasione di Rosina, rovinando così anche questo nuovo piano del barbiere (quintetto “Don Basilio!”). Rimasta sola, Berta, la vecchia cameriera, riflette sulla confusione destata dall’amore, questo «male universale» che non lascia insensibile neppure lei (aria “Il vecchietto cerca moglie”). Bartolo intanto, scoperto che Don Basilio non sa nulla dell’impostore Don Alonso, mostra a Rosina il biglietto che la ragazza ha mandato a Lindoro, insinuando che il suo amato non sia che un intermediario del conte d’Almaviva, inviato a sondare il cuore della ragazza. Rosina, furibonda per l’inganno, decide per vendetta di sposare il tutore. Dal temporale che segue emergono, fradici per la pioggia e avvolti nei loro mantelli, Figaro e il conte, entrati dalla finestra per rapire Rosina. Di fronte alla furia della ragazza, il conte rivela la propria identità: esplode finalmente la gioia dei due amanti, e Figaro gode del successo dei propri piani. Mentre la fuga viene ritardata da continue dichiarazioni d’amore, il barbiere nota allarmato due figure che stanno entrando in casa e invita gli amanti a fuggire quanto prima (terzetto “Ah! qual colpo inaspettato!”). La scala per la fuga è stata però rimossa, e i tre vengono sorpresi da Don Basilio e da un notaio, chiamati da Bartolo per celebrare il suo matrimonio. Poco male: con il regalo di un anello e sotto la minaccia di una pistola, Don Basilio viene convinto a testimoniare per una diversa coppia di sposi, Rosina e il conte. Quando Bartolo giunge, accompagnato da un magistrato e dai soldati, per far arrestare gli intrusi, non può che arrendersi al fatto compiuto; duramente apostrofato dal conte (scena e aria “Il conte! Che mai sento!”, “Cessa di più resistere”, spesso omessa), deve ammettere la stoltezza ultima di aver tolto la scala per impedire la fuga dei complici, ottenendo così l’effetto contrario di spingerli alle nozze: proprio «un’inutil precauzione»! Tutti si uniscono a celebrare il trionfo di questo amore contrastato.

IL BARBIERE DI SIVIGLIA
Opera buffa in due atti
Musica
Gioachino Rossini
Libretto
Cesare Sterbini
Direttore
Antonio Pirolli
Regia
Josè Carlos Plaza
Scene e costumi
Sigfrido Martin-Begué
Luci
Guido Levi
——–
Il Conte d’Almaviva
Antonino Siragusa
Don Bartolo
Bruno de Simone
Marco Filippo Romano
(1, 6.12)
Rosina
Laura Polverelli
Marina Comparato (1, 6.12)
Figaro
Vito Priante
Borja Quiza (1, 6.12)
Don Basilio
Nicola Ulivieri
Roberto Tagliavini (1, 6.12)
Fiorello
Gianluca Margheri
Berta
Laura Cherici

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Allestimento Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Spettacoli:
Martedì 29 novembre 2011, ore 20:30
Giovedì 1 dicembre, ore 20:30
Domenica 4 dicembre, ore 15:30
Martedì 6 dicembre, ore 20:30

Fonte: Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

“La bohème”, rappresentazione al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino a Firenze

November 21, 2011 Leave a comment

La bohème

Quadro I. In una misera soffitta. Quattro giovani amici – il poeta Rodolfo, il pittore Marcello, il musicista Schaunard ed il filosofo Colline – conducono una gaia vita di bohème. I soldi mancano quasi sempre, spesso si digiuna, ma la gioventù e la spensieratezza aiutano a superare molti ostacoli. La vigilia di Natale vede Rodolfo e Marcello che, infreddoliti ed impossibilitati a lavorare per il gelo che ha invaso la soffitta, sono costretti a bruciare nel caminetto il grosso manoscritto di un dramma di Rodolfo. Rientra Colline, desolato perché ha trovato chiuso il Monte dei Pegni; ma Schaunard, invece, arriva tutto esultante portando del denaro, frutto di un’insolita sua prestazione musicale. I quattro amici decidono di festeggiare la vigilia di Natale con una cena al Quartiere Latino, quando giunge, non gradito, il padrone di casa Benoh a reclamare la pigione dell’ultimo trimestre. Costretto a bere dai turbolenti inquilini, il vecchio si lascia andare ad imprudenti confidenze sulle sue infedeltà coniugali e viene perciò cacciato con alte grida di riprovazione dagli improvvisati moralisti. Marcello, Colline e Schaunard escono; Rodolfo deve attardarsi per finire un articolo di giornale. Mentre il poeta sta scrivendo, fa la sua apparizione Mimì, una dolce e bella grisette che abita in una soffitta dello stesso casamento. Le si è spenta la candela, chiede aiuto a Rodolfo: ma, appena entrata, si sente male e le cadono di mano il candeliere e la chiave di casa. Rodolfo è colpito dal pallore e dalla bellezza della fanciulla. l’aiuta a rimettersi ma, trovata nel buio la chiave, si guarda bene dal restituirla a Mimì: chiamato a gran voce dagli amici impazienti di far baldoria, convince la ragazza ad unirsi a loro. Mimì dolcemente cede. Già innamorati, i due giovani si baciano, poi a braccetto, si avviano giù per la scala.

Quadro II. Al Quartiere Latino. Colline ha comprato un vecchio, sdrucito pastrano; anche Schaunard fa acquisti, mentre Rodolfo e Mimì si aggirano fra la folla, felici del loro amore. Il solo Marcello è triste e pensieroso: la bella Musetta, infatti, lo ha abbandonato da qualche tempo per correre dietro a nuovi amori. Rodolfo compra una cuffietta rosa a Mimì e presenta la ragazza agli amici; tutti insieme si siedono ad un tavolo del Caffè Momus ed ordinano una ricca cena. Appare ad un tratto sulla piazza Musetta, elegantemente vestita: le vien dietro Alcindoro, un vecchio pomposo e ridicolo che è il suo amante attuale. Scorto Marcello, la ragazza si siede al tavolo vicino a quello degli amici e dal suo posto lancia frasi maliziose e occhiate eloquenti. Marcello finisce per cedere, una volta ancora, al fascino di Musetta, la quale civetta con lui dopo aver allontanato con un pretesto Alcindoro. Passa la banda militare seguita da una gran folla; i due amici si allontanano unendosi alla baraonda generale. Quando Alcindoro torna al suo tavolino, non trova più Musetta ma, in cambio, i due conti da pagare, e cade sopra una sedia allibito.

Quadro III. La Barriera d’Enfer. In un cabaret vicino, lavora Marcello, ivi alloggiato insieme con Musetta, che dà lezioni di canto agli ospiti. E’ l’alba: gli spazzini si recano al lavoro, passano carrettieri e lattivendole. Mimì, pallida e sofferente, ha un colloquio con Marcello: la vita con Rodolfo è diventata impossibile, le liti e le incomprensioni sono all’ordine del giorno e la fanciulla non sa più che fare. Nascosta dietro agli alberi, Mimì assiste al colloquio tra Rodolfo – appena sopraggiunto – e Marcello: il poeta accusa Mimì di leggerezza e infedeltà ma poi – dietro insistenza di Marcello – confessa la vera ragione del suo modo d’agire. Mimì è gravemente ammalata e la vita nella fredda ed umida soffitta finirebbe per abbreviarle l’esistenza: è necessaria quindi una separazione. Mimì, dal suo nascondiglio, si lascia sfuggire un singhiozzo, e Rodolfo la scopre. Un appassionato colloquio s’intreccia tra i due amanti, che ricordano con struggente nostalgia tutte le gioie del periodo trascorso insieme. Alle tristi e dolorose parole di Mimì e di Rodolfo si uniscono, ad un certo punto, le frasi pungenti e velenose di Musetta e Marcello: il pittore ha scoperto l’amica mentre civettava con un avventore e le fa una violenta scenata di gelosia, alla quale la ragazza reagisce infuriata. Anch’essi si lasceranno: la vita in comune è diventata un inferno. Mentre Mimì e Rodolfo si avviano verso i loro ultimi giorni di felicità, Musetta continua a lanciare atroci insulti contro Marcello, che rientra nel cabaret furibondo.

Quadro IV. Nella soffitta. Rodolfo e Marcello, da qualche tempo lontani da Mimì e Musetta, ostentano indifferenza e perfetta felicità, ma in realtà pensano e continuamente rimpiangono le amiche perdute. Giungono Colline e Schaunard che recano una magra cena: pane e un’aringa. Simulando un gaio e ricco festino, i quattro buontemponi inscenano una buffa pantomima, ballando e cantando con umoristico brio. Ma l’animata scena è interrotta dall’arrivo improvviso di Musetta, che accompagna Mimì sofferente e semisvenuta. La ragazza è infatti gravissima: sentendo prossima la fine ha voluto rivedere il suo Rodolfo e, per strada, ha incontrato Musetta che da tempo la cercava. Rodolfo adagia Mimì sul letto e gli amici si prodigano per recarle qualche conforto: Musetta venderà i suoi orecchini, Colline impegnerà il suo vecchio pastrano. Rimasta sola con Rodolfo Mimì rievoca i dolci momenti del loro amore e si stringe ancora, con infinita passione, all’unico uomo che ha veramente amato.
Rientrati gli amici, Mimì prende con gioia dalle mani di Musetta un manicotto che ella crede dono di Rodolfo e si assopisce quietamente. Musetta prega per la salvezza dell’amica; Rodolfo continua ad illudersi finché il contegno degli astanti gli rivela che Mimì si è spenta. Piangendo, si getta allora sul corpo della fanciulla invocandola disperatamente.

LA BOHÈME
Scene liriche in quattro quadri
Musica
Giacomo Puccini
Libretto
Giuseppe Giacosa
Luigi Illica
Direttore
Carlo Montanaro
Regia
Mario Pontiggia
Scene
Francesco Zito
——–
Rodolfo
Aquiles Machado
Lorenzo Decaro (30.11, 3.12)
Schaunard
Simone Del Savio
Mimì
Carmela Remigio
Yolanda Auyanet (30.11, 3.12)
Marcello
Stefano Antonucci
Devid Cecconi (30.11, 3.12)
Colline
Marco Vinco
Enrico Iori (30.11, 3.12)
Benoît / Alcindoro
Andrea Cortese
Musetta
Alessandra Marianelli
Rocio Ignacio (30.11, 3.12)

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Allestimento Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Spettacoli:
Venerdì 25 novembre 2011, ore 20:30
Domenica 27 novembre, ore 15:30
Mercoledì 30 novembre, ore 20:30
Venerdì 2 dicembre, ore 20:30
Sabato 3 dicembre, ore 20:30

Fonte: Teatro del Maggio Musicale Fiorentino