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Sudafrica, uso del fuoco risale al Paleolitico inferiore

Sudafrica, i resti in una caverna spostano indietro il limite di 300 mila anni confermando un salto epocale a ritroso per i nostri antenati, i quali iniziarono a utilizzare il fuoco circa 1 milione di anni fa, durante il periodo del Paleolitico inferiore, appunto 300 mila anni prima di quanto é stato finora ipotizzato. Una ricerca pubblicata dalla rivista Pnas realtivi a studi effettuati sui resti rinvenuti nella caverna di Wonderwerk, un luogo già noto per altre testimonianze straordinarie, al limite del deserto del Kalahari in Sudafrica, per opera di un gruppo di ricercatori dell’Università di Toronto e dell’Università ebraica di Gerusalemme che vanta la partecipazione  dell’archeologo italiano Francesco Berna, il quale presta servizi di collaborazione presso la Boston University negli Stati Uniti. La scoperta é stata confermata dai ritrovamento di resti microscopici di legno bruciato rinvenuti nella caverna summenzionata insieme a frammenti di ossa carbonizzate e alcuni strumenti in pietra. Dalle analisi effettuate sui reperti é riscontrato che i materiali siano stati bruciati all’interno dell’alcova cavernosa e si esclude che siano stati trasportati da agenti esterni come il vento o l’acqua. Il fuoco, acceso e alimentato con elementi presenti in natura come erbe, ramoscelli e foglie, potrebbe essere stato usato per cuocere il cibo, probabilmente carne, secondo le considerazioni emerse dai ritrovamenti dei resti delle ossa animale. Trattasi quindi di una prima prova inconfutabile di combustione rinvenuta in un contesto archeologico effettivo, riscontrando la piena coerenza con l’ipotesi che gli antenati dell’uomo, a partire dall’Homo erectus, potrebbero avere adottato una dieta alimentare basata su cibi cotti.

Marius Creati

Sudafrica, panico all’obitorio

Il fatto è accaduto nella città di Libode nella provincia di Estern Cape in Sudafrica, quando due addetti dell’obitorio cittadino hanno aperto la cella frigorifera perché sentivano gridare un uomo che tutto era fuorché morto. Dapprima gli addetti si sono impauriti alquanto ed in preda al panico sono fuggiti pensando si trattasse di un fantasma, quando poi invece la razionalità ha finalmente avuto il sopravvento, sono rientrati nei locali aprendo la cella frigorifera in cui l’uomo rinchiuso dentro gridava ancora a gran voce in preda alla disperazione. Non sono chiari i motivi per cui l’uomo si trovava in quel luogo, nonostante fosse vivo e vegeto, ma di certo non sarebbe stato più così se avesse trascorso ancora altro tempo all’interno della cella frigorifera dell’obitorio.

Carla Liberatore

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