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Catalogna, storia secolare dell’indipendentismo catalano

October 6, 2017 Leave a comment

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Per comprendere l’evoluzione politica di quel che sta accadendo in Catalogna è fondamentale considerare le istanze indipendentiste di questa regione come un fenomeno di lunga durata, che si è sviluppato e modellato nel corso dei secoli. Ripercorrerne le tappe fondamentali può rappresentare un utile strumento di comprensione.

Nel 711 i musulmani attraversarono lo stretto di Gibilterra, conquistando la quasi totalità della penisola iberica, unica eccezione la regione montana del Nord della Spagna dove si formarono diversi nuclei cristiani che cominciarono una fiera resistenza. Nei due secoli di “clausura” montana, si definirono alcuni grandi spazi culturali dai tratti ben definiti: basco, catalano, aragonese, galiziano e castigliano-leonese, che gradualmente diedero vita a regni e contee indipendenti. Nel caso catalano, questo processo si sviluppò e si consolidò sotto la tutela dei sovrani carolingi della Francia, che, dopo la riconquista di Barcellona, occupata dagli arabi tra il 717 e il 718, si stabilirono nei Pirenei, dando vita alla Marca hispanica. La crisi che colpì nel X secolo l’impianto politico creato da Carlomagno indusse le contee catalane a unirsi sotto la casata di Barcellona e a non rinnovare il patto di vassallaggio che legava al regno al di là dei Pirenei.

A partire dal XII secolo, in concomitanza con l’espansione meridionale dei regni cristiani della penisola, cominciarono a definirsi i limiti territoriali del principato della Catalogna, che con l’unione dinastica tra i conti di Barcellona e il re di Aragona (1137) segnarono in qualche modo la nascita di un’idea di nazione catalana. È di quest’epoca il primo riferimento ai Cathalani, che proviene da una fonte pisana, il Liber Maiolichinus.

L’unione dinastica (1469) tra il re della confederazione catalano-aragonese Ferdinando e la regina di Castiglia Isabella, avrebbe portato alla nascita del Regno di Spagna. Sin da subito la neonata monarchia si caratterizzò come una confederazione di regni che condividevano sovrano e diplomazia. Questo delicato equilibrio fu mantenuto da Carlo V d’Asburgo (1500-1558), ma venne meno con suo figlio, Filippo II (1527-1598), che, circondato da ministri castigliani, governò in senso assolutista e centralista a discapito delle leggi e degli interessi degli altri regni. Da quel momento, furono molto frequenti le tensioni tra i monarchi spagnoli e le istituzioni catalane (Generalitat de Catalunya). Il latente conflitto arrivò al suo apice nel 1640, con la ribellione popolare detta Guerra dels Segadors che portò alla nascita della Repubblica catalana (1641), sotto protezione del re di Francia Luigi XIII, e che terminò solo nel 1652 con la conquista di Barcellona.

La Guerra di successione spagnola del 1700 e la successiva pace di Utrecht del 1713 non fecero che aumentare i propositi indipendentisti della Catalogna, duramente repressi dal nuovo re Filippo V di Borbone (1683-1746), che l’11 settembre 1714 (festa nazionale catalana), dopo 13 mesi di assedio, conquistò Barcellona, scatenando una durissima repressione contro le autorità catalane. I due secoli che seguirono, caratterizzati da una calma relativa, favorirono ulteriormente il consolidarsi dell’identità catalana, che trovò un suo compimento nella nascita di un vasto movimento letterario (Aribau, Verdaguer, Maragall, Guimerà).

Si giunge così al XX secolo, quando, durante la guerra civile spagnola (1936-1939) il movimento indipendentista catalano si schierò apertamente a favore dei repubblicani e contro Franco. La vittoria di quest’ultimo portò a un prezzo altissimo da pagare per la comunità catalana. Tra il 1939 e il 1975 il governo centrale sotto le direttive del Caudillo distrusse con ferocia inaudita ogni istituzione locale, con un accanimento particolare nei confronti della cultura e della lingua. Incalcolabile poi il numero delle vittime delle sacas, le esecuzioni sommarie di massa che per anni decimarono quelle classi popolari catalane che maggiormente si erano rese protagoniste della lotta al franchismo. Alla morte del generale Franco, nel novembre 1975, le aspirazioni autonomiste tornarono a manifestarsi più liberamente. Una lunga serie di scioperi e di manifestazioni di massa portarono alla “concessione” dello statuto di autonomia del dicembre 1979, per arrivare ai nostri giorni, al 27 settembre 2015, giorno in cui si sono svolte e concluse le elezioni del Parlamento catalano, che hanno ridato vigore all’idea di una Catalogna indipendente.

Fonte: Treccani

Islam, cultura islamica e Occidente nei secoli

September 17, 2012 Leave a comment

Tra il VII° e il X° secolo  l’Occidente cristiano venne profondamente scosso dagli ultimi epigoni della conquista araba, anche se quel mondo, come abbiamo visto in seguito, venne solo marginalmente toccato dall’ondata saracena, in particolare la Spagna, l’Italia del sud (solo in parte quella del nord) e la Gallia meridionale. All’inizio l’Occidente confuse queste incursioni incessanti con le molte altre invasioni barbariche di cui era stato oggetto. Questa confusione resta ancora oggi ed è proprio da questa originaria esperienza di aggressione che la coscienza medioevale formò la sua immagine dell’Islam. Le cose cambiarono quando l’Europa cristiana, attraverso le Crociate, superò  i limiti del proprio territorio e si proiettò all’esterno. Bisogna a questo punto distinguere tra la visione dell’Islam nel mondo popolare e quella della filosofia scolastica. La prima era nutrita dalle Crociate e si svillupava a livello dell’immaginario, la seconda si nutriva del confronto islamico-cristiano in Spagna e si sviluppava a livello razionale. Nella letteratura popolare i musulmani erano visti come pagani e il Profeta Maometto era considerato un “mago corrotto“, a capo di un popolo di “infedeli“; gli eruditi invece conoscevano l’apparato dottrinale dell’Islam in quanto esisteva una traduzione del Corano a cui attingere e capire. Se l’Islam venne riconosciuto per le sue conquiste scientifiche e per le sue filosofie, venne contemporaneamente negato in quanto religione e morale. L’Occidente si dissociò  dall’apporto del pensiero arabo congiunto al  giudizio sul valore morale dell’Islam. Si formò dunque una visione intellettuale che dal XII° secolo si prolungò sino al XVIII° secolo e si potrebbe dire, per certi elementi in causa, sino all’epoca coloniale in modo praticamente identico. Questa visione si basa in primo luogo su una profonda collera contro il Profeta che spense l’evoluzione dei popoli verso il cristianesimo; il Profeta non solo abusò della credulità della folla, ma la sua vita divenne esempio di sensualità e violenza, secondo i canoni occidentali. Il suo messaggio venne considerato un messaggio umano e il Corano non sarebbe stato che un insieme deformato di leggende prese a prestito dalla Bibbia. L’Islam era considerato come un elemento perturbatore, un ultimo arrivato, senza elaborazione dottrinale e in ultima analisi semplicistico, che pretendeva di collocarsi sullo stesso piano del cristianesimo. Da qui ne deriva una visione dell’anima musulmana, che scaturisce dal comportamento del suo pseudo-profeta,  che è l’antitesi del comportamento di santità fondata sulla repressione degli istinti. L’Islam aveva, e a tutt’ora, una concenzione del Paradiso “carnale” e materiale, ammette la poligamia e veniva visto quindi come religione del sesso, della licenza, dell’istinto che prevale sulla ragione. Ci si può domandare se all’origine di questa visione (eccessivamente negativa) non ci fosse stata l’ossessione del sesso che abitava quel piccolo mondo intellettuale. Accanto alla sessualità, il secondo tema sviluppato dalla visione medievale occidentale era quello della violenza e dell’aggressione. Violenza musulmana percepita all’unanimità e proiezione sull’Islam della propria violenza. Gli autori che esprimono il loro pensiero in modo razionale fanno un confronto tra il Cristianesimo che si diffuse attraverso la conversione e il sacrificio degli Apostoli e l’Islam, che all’inizo si diffuse con la conquista armata. L’esistenza di un Islam autonomo e nello stesso tempo che si richiamasse ad una tradizione comune, apparve come una sfida al totalitarismo cristiano che non conobbe l’esperienza del pluralismo religioso della società, come invece successe con l’Islam. Questa visione così polemica non serve comunque a conoscere l’Islam, forse serve a capire la mentalità di certi ambienti intellettuali del Medio Evo, pregiudizi che si sono talmente insinuati nell’inconscio collettivo dell’Occidente che ci si chiede se mai potranno essere estirpati. Molti sono stati poi i  volti dell’Europa moderna: l’Europa del Rinascimento e della Riforma, l’Europa illuminista, l’Europa colonialista dalla seconda metà del XIX° secolo. All’interno di ogni Europa si trovavano diversi punti di vista: quello religioso, commerciale, intellettuale liberista e via dicendo. Nel XVI° e nel XVII° secolo il mondo religioso non polemizzava più con l’Islam, a volte lo ignorava, ma in ogni caso non riconobbe mai nella religione musulmana una religione “rivelata“. Rimase diffuso un sentimento di superiorità che coincise con una coscienza  di supremazia politica e di civiltà. E l’Islam ritornò alla barbarie, non venne nemmeno più considerato, come nel Medio Evo un avversario teologico. Nel mondo laico le cose andavano ‘ diversamente. Sul piano politico l’Islam venne identificato con l’Impero Ottomano e i rapporti tra queste due realtà politiche obbedirono in primis alla razionalità diplomatica. Gli intellettuali guardarono all’Oriente con uno sguardo più sereno e obiettivo; la visione popolare oscillava tra l’immagine di un Oriente splendido e meraviglioso e quella di un Oriente lascivo e crudele, caratterizzato da una religione fanatica, aggressiva, elementare. Nel XVIII° secolo, l’entusiasmo, l’ottimismo e l’universalismo dell’Europa gettarono le basi per una maggiore comprensione dell’Islam. Secondo il pensiero illuminista le diverse culture avevano e hanno uguale potenzialità. Nella seconda metà del XIV° secolo apparve però il fenomeno del colonialismo, prodotto dallo sviluppo industriale e dall’emergente classe borghese. Il mondo non europeo si trovava ad essere svalorizzato, privato di dignità e l’arsenale polemico medievale nei riguardi dell’Islam risorse. L’eurocentrismo affiorò chiaramente nei gruppi impegnati ideologicamente, sia cristiani o marxisti. Il cristiano era attirato dalla spiritualità dell’Islam, ma preferiva come interlocutore  il non credente; il marxista era sensibile solo alle dimensioni moderne dell’Islam e volle ignorare la sua cultura più profonda legata al passato. L’umanesimo cristiano coltivò la differenza, il marxista, per contro, la sola universalità riconosciuta valida, cioè il marxismo stesso. Si potrebbe dire che l’uomo più libero è quello che non condivide nessuna ideologia e meno cose si conoscono dell’Islam più si avrà la possibilità di percepirlo con obbiettività e simpatia. Il concetto dell’Islam come totalità lo ha infatti inventato l’Europa che ancora oggi fa riferimento a quel concetto, quando oramai il mondo musulmano si è politicamente differenziato e l’Islam stesso può’ essere ricondotto alla sua sola funzione religiosa.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

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Iran, minacce taglio esportazione oro nero in altri paesi Unione europea

February 20, 2012 Leave a comment

Stavolta e’ ufficiale: l’Iran ha interrotto la vendita del suo oro nero alle compagnie petrolifere francesi e britanniche e minaccia di fare lo stesso anche per Italia, Portogallo, Spagna, Germania e Olanda: lo ha annunciato oggi il portavoce del ministero iraniano del Petrolio, Alizera Nikzad.
“La vendita di petrolio alle compagnie britanniche e francesi è stata arrestata”, ha detto il funzionario iraniano, aggiungendo che valutera’ di intraprendere la stessa misura drastica anche contro l’Italia e altri quattro paesi dell’Unione Europea.
La decisone e’ stata presa in rappresaglia alle sanzioni imposte all’Iran dall’Occidente. Le sanzioni Ue imposte a gennaio hanno l’obiettivo di obbligare Teheran a fornire piu’ informazioni sul suo programma nucleare.
I paesi occidentali ritengono che l’Iran abbia l’intenzione di produrre armi nucleari, assunzione che Teheran nega a tutti i costi, sostenendo di produrre energia a scopi civili.
La Repubblica islamica esporta 2,2 milioni di barili di greggio al giorno, il 18% dei quali si distribuisce nei mercati europei, secondo i dati dell’Amministrazione dell’Informazione di Energia degli Stati Uniti.
Il mondo consuma circa 89 milioni di barili di greggio al giorno. Gli analisti sostengono che la settimana scorsa se l’Iran avesse sospeso l’invio di petrolliere ad alcuni paesi europei, come sembrava dai primi report, l’impatto sarebbe stato immediato, facendo schizzare al rialzo i prezzi del petrolio.
Dopo la diffusione della notizia, il Brent di Londra e’ salito ai massimi di seduta a quota $121 al barile, mentre il contratto WTI si e’ attestato in area $105, a solo l’8% di distanza dai massimi post-recessione toccati il 2 maggio 2011 (poco sotto $115).
Intanto una squadra di ispettori dell’Onu e’ arrivata oggi a Teheran per colloqui sul contoverso programma nucleare. L’Unione europea ha irritato Teheran lo scorso mese quando ha deciso di imporre un embargo sul petrolio iraniano dal primo luglio.
Da parte sua l’Iran, il quinto esportatore di greggio al mondo, ha risposto minacciando di chiudere lo Stretto di Hormuz, la maggiore via di trasporto del greggio.

Fonte: Wall Street Italia

Spagna, elezioni in mano al centrodestra

November 22, 2011 Leave a comment

Il partito Popolare di Mariano Rajoy ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti nel Congresso dei deputati di Madrid. La Spagna del dopo Zapatero è dunque ora in mano al centrodestra. Il partito Socialista di Alfredo Rubalcaba ha invece ottenuto solo il 28,7% delle preferenze ed è il peggior dato nella storia della compagine politica dalla disfatta del regime Franchista. Mentre il partito Popolare ha ottenuto 186 seggi su 350 complessivi. È una vittoria storica per il partito di Rajoy che ha ottenuto il miglior risultato mai conquistato prima d’ora. Il nuovo premier spagnolo ha dichiarato che il suo sarà un mandato molto complesso a causa dei problemi economici e lavorativi in cui attualmente versa il Paese con il 40% dei giovani disoccupati.

Carla Liberatore

Fonte: AGS Cosmo

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Spagna vs Marocco, giù le mani dall’Alhambra…

August 20, 2011 Leave a comment

Il ministro della cultura marocchina, Bensalem Himmich, è ancora una volta al centro delle polemiche. Questa volta, ha dichiarato ad un giornale nel nord del paese, che “è tempo che la Spagna restituisca al Marocco una parte degli introiti sugli incassi dei visitatori della splendida Alhambra di Granada“.  La stampa spagnola ha immediatamento rilanciato la notizia creando una spaccatura diplomatica tra i due paesi (che già non sono proprio amiconi!!). Il Governo marocchino ha dovuto, visto il clamore della notizia, produrre una smentita ufficiale mettendo, con questo gesto, in ridicolo il ministro della cultura. Penso all’Italia, con i suoi migliaia di capolavori esportati, a volte anche illegamente, nel mondo, quanti soldi incassarebbe con l’idea geniale del ministro marocchino.

Fonte: My Amazighen

Invasione araba nel Piemonte medioevale

August 5, 2011 Leave a comment

Sono piemontese, cuneese DOC per la precisione, è questo post è partito da una semplice parola in dialetto piemontese che mi ha portato a ricercare radici arabe nel mio Piemonte e nel cuneese in particolare: Ramadan. Mia madre,  da piccolino, quando ero particolarmente ilare e sciocco mi ammoniva con un “piantla li’ d’fe l’ramadan“…smettila di fare il Ramadan. La storia ci dice che i due potenti Stati arabi di Africa e Spagna, seppur ostacolati nella loro espansione dagli eserciti di Carlo Magno e dalle navi di Bisanzio, non rinunciarono mai all’ambizioso progetto di estendere il loro dominio anche in buona parte dell’Europa. Nel golfo francese di S.Tropez, allora Fraxinetum Sarracenorum, i saraceni avevano costituito un punto di base alle loro scorribande. Era l’anno 889 quando un imbarcazione di pirati arabi si fermò furtivamente in una baia vicino all’attuale golfo di S.Tropez e dopo aver invaso un vicino villaggio e visionato i dintorni compresero l’importanza stategica di quei luoghi. Ci restarono sino al 975, anno della distruzione di Frassinetto (molti rimasero nei nostri paesi e si mescolarono con la popolazione locale aggiungendo ad essa quei caratteri ereditari che ancora oggi sono visibili sui volti di tanti piemontesi, come i capelli ricci e gli occhi neri).  Si spinsero poi a Oneglia, Albenga, Genova e, penetrando nell’entroterra giunsero in Val Tanaro, sino a Mondovì, Borgo S.Dalmazzo ( antica Pedona), Acqui e Tortona, trucidando gli abitanti e distruggendo chiese e abbazie. Nel 904, per la precisione il 24 maggio, lungo il torrente Pogliola, presso Mondovi’, uccisero non prima di averlo spellato vivo, il vescoso di Asti, Eilulfo (diventerà in seguito S.Bernolfo) che marciava contro di loro. Nel 906 invasero la valle del Tanaro e la valle Pesio, stabilendosi tra la popolazione e per 70 anni  non ebbero nessuna difficoltà a gestire il loro dominio. Un loro vantaggio fu quello di arrivare dalla Liguria, scavalcando montagne e incontrando gente poca avvezza a tecniche difensive di guerra. In millenni di civiltà mai nessuno, neanche i Romani, affrontarono con tanta prepotenza ed enormi carneficine queste popolazioni. Tutto questo creò uno spostamento di genti dalla piana verso l’alta montagna che, perdurando la minaccia, costituì la prima vera base di nuclei abitati in aggiunta alle grange benedettine di Villarchiosso (Villare clausum), Valdinferno, Porenca, Perzietta e altre. Per proteggere poi questa vie di penetrazione in Piemonte, nella seconda e più numerosa calata del 935, in una realtà storica feudale e in balia dei signorotti, gli arabi si insediarono in alcuni punti strategici erigendo torri e fortificazioni. Per ammirare questa fenomenali tecniche di costruzione basta visitare i resti del castello di Frabosa (CN) oppure la stupenda torre posta su di un precipizio in alta val Tanaro (CN), ai Barchi presso Eca Nasagò. Il nome stesso della frazione Eca Nasago’  trae origine da due parole arabe che significano “feroce” e “luogo di battaglia“, per indicare probabilmente qualche terribile scontro avvenuto in zona. Si conosce anche il nome del loro condottiero, Sagittus, famoso per la sua infallibilità nel tiro con l’arco. Dalla torre dei Barchi detta dei Saraceni, partivano ogni giorno per il saccheggio dei paesi vicini, assalivano castelli, distruggevano chiese, incenerivano le biblioteche e i codici miniati dei conventi, riducevano allo squallore totale tutti gli edifici che incontravano sul loro cammino infernale. Massacravano gli uomini e rapivano fanciulle e bimbi che poi avviavano sui lontani mercati di schiavi in Oriente. Tornavano dalle loro scorribande a notte fonda e come covo si impadronirono delle case vicine alla torre chiamate ”Zitta di Barchi“. Proprio qui, narra la storia, che un giovane valligiano al quale i saraceni avevano stuprato e rapito la fidanzata, promise ai suoi compaesani la liberazione incondizionata senza ovviamente essere creduto, considerando la ferocia dei saraceni. Il giovane studiò le usanze del gruppo invasore e si rese conto che la guardia della torre era avvertita del ritorno dei suoi compagni da un tipico fischio ripetuto tre volte. Quando lo udiva, il saraceno nella torre apriva il portoncino che si affacciava verso il precipizio del fiume Tanaro e porgeva la mano ai compagni senza che potesse però scorgerli, data la forma della torre. Una sera, con il cuore in gola, il giovane fischiò tre volte e decise di vendicarsi. Si pose tra i denti il coltello e allungò la mano; con un balzo entrò nella torre., afferrò il saraceno per il collo e lo uccise. Poi sentì il fischio di avviso, quello vero. Ad uno ad uno porse loro la mano, ma anzichè tirarli a se nella torre, con uno sforzo enorme, li faceva roteare verso il vuoto, lasciandoli quindi cadere nel precipizio e nelle acque scure del fiume Tanaro. Il rumore di un forte temporale che si scatenò all’improvviso, nascose le urla di dolore e di morte dei saraceni. Poi, arrampicandosi  sulla torre, bruciò tutte le loro cose mentre gridava al villaggio la liberazione avvenuta. Tutti gli abitanti lo festeggiarono e lo portano in trionfo e fu aggiunto al suo cognome di famiglia un soprannome significativo: “Tornatore” cioè “reduce dalla torre” Ancora oggi nella borgata alcune famiglie storiche si chiamano Zitta-Tornatore. Ma se nelle nostre vallate gli arabi si limitarono a distruggere e uccidere, edificando punti d’appoggio, nelle regioni che ebbero vita tranquilla come in Sicilia o in paesi come la Spagna, essi portarono una nuova ventata di civiltà. Basti pensare a come riuscirono ad unire il loro immenso dominio, che si estendeva dall’India alla Spagna, sotto una sola religione e sotto una sola lingua che ancora oggi è una delle più diffuse del mondo. Furono attivi e geniali in ogni campo e molti prodotti agricoli furono introdotti da loro: gli agrumi, il riso, la canna da zucchero, il carrubo, le melanzane e anche il cotone e la coltivazione del baco da seta. Poi verso il 1200, dopo aver conosciuto un periodo di massimo splendore (come tutte le più importanti civiltà passate) iniziò la loro decadenza. In pochi anni gli Abbassidi vennero definitivamente travolti dai Mongoli, sostituiti poi dai Turchi, che tramite i loro sultani ripeterono gli appelli di Maometto alla guerra santa. Ma la superiorità europea era evidente e terminò così la grande epopea araba in Europa e pochi ruderi sparsi sui monti delle mie valli parlano di un epoca lontana che è stata molto importante per tutti noi, ma che pochi conoscono. Vi segnalo che nella provincia di Cuneo vivono alcune tradizioni risalenti appunto a quel periodo, come il Moro di Mondovi’ e il Festival dei Saraceni di Pamparato. La più importante rimane a Sampeyre dove ogni 5 anni viene rivissuta la cacciata dei saraceni dalla vallata e viene chiamata “la Baja“. La prossima durante il Carnevale del 2012.

Alcune parole in dialetto piemontese derivanti dall’arabo:
Aticioc – Carciofo – in arabo Ardashuk
Burnia – Vaso – in arabo Brnja
Coma – Mucchio – in arabo Koma
Cussa – Zucca – in arabo Kusa
Marghè – Pastore – in arabo Margah

Credits: Sergio Piazzo – I saraceni in valle Ellero – Ed.ARS – Ricerca iniziata nel 1986 e tuttora aperta presso la Facoltà Orientale dell’Università di Torino / A.Sattia – I saraceni nelle Alpi – Ed.Studi Storici – 1987 / G.Patrucco – I saraceni nelle Alpi Orientali – Bollettino Storico Bibliografico Subalpino – 1908.

Fonte: My Amazighen

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Terremoto in Spagna, ancora vittime dell’incertezza

Terremoto in Spagna, sono 8 le vittime del sisma – (cataniavera.it). Terremoto in Spagna, sono 8 le vittime del sisma – Il bilancio ufficiale delle due scosse di terremoto che hanno colpito oggi la regione di Murcia, in Spagna è di 8 vittime. Il governo regionale della Murcia ha lo ha annunciato in serata. Due persone però sarebbero ferite in modo molto grave; a riferirlo alcune fonti regionali, che sottolineano il clima di confusione che regna nella città. Le due scosse di terremoto sono avvenute nel pomeriggio, alle 17.05 e alle 18,47: la prima di 4,5 di magnitudo e la seconda di 5,3 gradi, secondo il sito dell’Istituto di geofisica degli Stati Uniti (Usgs). L’epicentro è stato localizzato nel paese di Lorca, dove la scossa ha provocato crolli in molte case e la distruzione di edifici e automobili. Quattro secondi la durata della scossa piu’ forte, registrata verso le 19, scossa che hanno messo in ginocchio Lorca, cittadina della Murcia, nel sudest della Spagna. La protezione civile ha avvertito i 90mila abitanti di Lorca di non tornare in casa, di allontanarsi dagli edifici e di restare all’esterno. Il premier Josè Luis Zapatero ha subito ordinato l’intervento dell’esercito in aiuto della popolazione di Lorca e ha inviato l’Unità Militare delle Emergenze (Ume). Sulla base delle informazioni finora disponibili non risulta che ci siano italiani fra le vittime del terremoto… ‘Il terremoto in Spagna non è stato di per sè molto forte, ma è stato superficiale. Alla profondità di 14 chilometri”: spiega dalla sala sismica dell’ Ingv il sismologo Alberto Michelini. Gli esperti dell’Istituto Geografico Nazionale (Ing) di Madrid hanno spiegato: “il sisma, che ha provocato alcune frane che hanno interrotto la circolazione in alcune strade della provincia, è stato avvertito anche a Madrid, dove non ha causato alcun danno. Il sud-est della Spagna e in particolare la zona della regione di Murcia, è una zona sismica in cui si verificano “abitualmente” delle scosse di terremoto, ma non dell’ampiezza delle due avvenute questo pomeriggio.”

Fonte: CataniaVera

“Fonti dell’Istituto Geografico Nazionale (Ign) hanno avvertito che la scossa potrebbe essere stata “di preavviso” e che la terra potrebbe tremare di nuovo, forse con maggiore intensità”.

“Il terremoto di questo pomeriggio, secondo fonti dell’Ign, è il più forte verificatosi nella Spagna sudorientale da almeno 500 anni”…

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